Under the Dome – l’involuzione degli Stati Uniti verso un Quarto Reich

Entry

I comandanti militari federali hanno provvisoriamente l’autorità, in situazioni di emergenza straordinarie in cui il presidente non possa concedere una sua autorizzazione e le autorità localmente competenti non siano in grado di tenere la situazione sotto controllo, di attuare le operazioni necessarie a sedare inattesi disordini su vasta scala

Riforma delle leggi federali (US Code) post-attacco di Boston nella Nuova Repubblica di Weimar (USA)

http://www.longislandpress.com/2013/05/14/u-s-military-power-grab-goes-into-effect/

La via scelta dagli Stati Uniti era contrassegnata a chiare lettere da pochi, trasparenti principi guida della loro condotta nella politica mondiale. Primo: nessun popolo di questa terra, in quanto popolo, può essere giudicato un nemico perché l’umanità tutta condivide un bisogno comune di pace, di fratellanza e di giustizia. Secondo: la sicurezza e il benessere di qualsiasi nazione non possono essere acquisiti permanentemente nell’isolamento, ma solo attraverso una reale cooperazione con le altre nazioni. Terzo: il diritto di ogni nazione ad un governo e ad un sistema economico di sua scelta è inalienabile. Quarto: qualsiasi tentativo di una nazione di imporre ad altre nazioni la sua forma di governo è indifendibile. E quinto: la speranza di una nazione in una pace duratura non può essere solidamente basata sulla corsa agli armamenti ma su rapporti giusti e su intese oneste con tutte le altre nazioni.
D.D. Eisenhower, presidente degli Stati Uniti, 1953

Io dico che la nostra democrazia del Nuovo Mondo, per quanti successi abbia avuto nel sollevare le masse dalla loro degradazione, nello sviluppo materialistico, nella produzione e in certa molto ingannevole e superficiale intellettualità popolare, è oggi come oggi un fallimento quasi completo nei suoi aspetti sociali e in tutti i risultati più grandi, quelli religiosi, morali, letterari e estetici. Invano marciamo a passi mai visti verso un impero tanto colossale da oscurare quelli dell’antichità, l’impero di Alessandro e le più audaci conquiste di Roma. Invano ci siamo annessi il Texas, la California, l’Alaska, e ci spingiamo a Nord verso il Canada, a Sud verso Cuba. È come se fossimo in qualche modo dotati di un corpo vasto e sempre meglio equipaggiato, ma cui fosse rimasto solo un poco, o niente affatto anima.

Walt Whitman, Prospettive democratiche, 1871

Lincoln riteneva, con ogni fibra del suo essere, che questo luogo, l’America, potesse offrire un sogno a tutta l’umanità, un sogno diverso da ogni altro negli annali della storia. Più generoso, più compassionevole, più inclusivo…L’idea di famiglia, l’idea che, se non ci si aiuta l’un l’altro, alcuni non ce la faranno. È la famosa immagine della persona che ascende lungo la scala sociale, raggiunge il suo sogno e poi si volta per aiutare il prossimo a salire, non per ritrarre la scala. Quale altro popolo ha mai rivendicato una qualità di carattere che non risiede in un modo di parlare, vestire, ballare, pregare, ma in un’idea? Quali altri popoli della terra hanno sempre rifiutato di ancorare le definizioni della loro identità a qualcosa che non fosse quell’idea?

Mario Cuomo

Non possiamo continuare a fare affidamento solo sull’esercito al fine di raggiungere gli obiettivi di sicurezza nazionale che abbiamo designato. Abbiamo bisogno di forze dell’ordine per la sicurezza interna che siano altrettanto potenti, forti e ben finanziate.

B.H. Obama, in un tripudio di applausi

Ecco il risultato dei suoi sforzi, in piena crisi, mentre taglia miliardi di dollari di investimenti pubblici, gettando le basi per una catastrofe socioeconomico-finanziaria (le finanze di USA e UK fanno sembrare quelle greche un paragone di virtuosità): 12mila proiettili per ogni singolo poliziotto statunitense, centinaia di migliaia di proiettili perforanti (banditi dalla Convenzione Internazionale dell’Aja del 1899), migliaia di droni, 2700 blindati usati nella guerriglia urbana in Iraq, armi automatiche generalmente in dotazione alla NATO.

Le forze di polizia statunitensi sono pronte a respingere un’invasione. Un’invasione dall’interno.

DRONI

1101130211_600

Immaginate città in cui piccoli aerei senza pilota volano silenziosi ad alta quota, impossibili da individuare ad occhio nudo, equipaggiati con video e fotocamere ad alta definizione e capaci anche di penetrare muri grazie a tecnologia ad infrarossi. Sono i droni, simili a quelli usati in Afghanistan o in Yemen da Obama. Vi sembra fantascienza o l’ultimo film di James Bond? Non fatevi ingannare. Sta già succedendo in alcune città americane ed è solo questione di tempo prima che avvenga in tutto il paese e, chissà, anche in Europa”.

http://www.linkiesta.it/droni-polizia#ixzz2SJ5SmhJf

Droni per uccidere persone in zone non interessate dai combattimenti e puramente per un presunto “comportamento sospetto

http://articles.washingtonpost.com/2012-04-18/world/35453346_1_signature-strikes-drone-strike-drone-program

considerare tutti i maschi in età da combattimento in area di guerra (mezzo Afghanistan e tutto il nord del Pachistan) come “nemici combattenti” eliminabili

http://www.nytimes.com/2012/05/29/world/obamas-leadership-in-war-on-al-qaeda.html?pagewanted=all&_r=0

massacrando gli invitati a cerimonie nuziali e funebri e, successivamente, chi partecipa alle operazioni di soccorso

http://www.thebureauinvestigates.com/2012/02/04/obama-terror-drones-cia-tactics-in-pakistan-include-targeting-rescuers-and-funerals/

MUNIZIONI

Anaheim

I funzionari del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) hanno ripetutamente negato di aver intrapreso operazioni di stoccaggio di munizioni, ma Associated Press sostiene che l’agenzia programma l’acquisto di oltre 1,6 miliardi di munizioni nel corso dei prossimi quattro o cinque anni, e ha già acquistato 360.000 proiettili perforanti e 1,5 miliardi di munizioni nel 2012.

DHS sostiene che lo faccia per risparmiare, ma gli esperti hanno sottolineato che i proiettili a carica cava costano quasi il doppio e si espandono al momento dell’impatto. Ciò ha spinto alcuni a chiedersi quale uso ne vogliano fare [sparare ai cittadini armati? NdT].

L’acquisto di 1,6 miliardi di munizioni fornirebbe al DHS i mezzi per combattere l’equivalente di una guerra in Iraq lunga 24 anni [le forze dell’ordine statunitensi hanno stabilito che ogni poliziotto deve avere 6 volte più munizioni di quelle che il Pentagono assegna ad ogni soldato americano NdT]. Membri del Congresso affermano che DHS si è ripetutamente rifiutato di spiegare le ragioni di un tale massiccio acquisto di munizioni.

http://rt.com/usa/dhs-ammo-investigation-napolitano-645/

 

BLINDATI

2011-04-05-ice-training-using-armored-vehicles

Perché diavolo la DHS sta acquistando più di un miliardo di proiettili oltre a migliaia di veicoli corazzati anti-mine?

http://www.forbes.com/sites/larrybell/2013/03/10/why-the-heck-is-dhs-buying-more-than-a-billion-bullets-plus-thousands-of-guns-and-mine-resistant-armored-vehicles/

OMICIDI MIRATI DI LEADER DELLE PROTESTE

segway-anti-terror_684090n

Le forze di polizia e gli agenti del dipartimento per la sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) hanno collaborato e, verosimilmente, continuano a collaborare con i servizi di sicurezza delle banche per sorvegliare, arrestare e neutralizzare quei cittadini americani “colpevoli” di protestare pacificamente contro il sistema (Occupy Wall Street). Le strategie preparate congiuntamente contemplavano (contemplano?) anche l’uccisione da parte di cecchini di alcuni leader del movimento di protesta, in quanto classificati come “minaccia terroristica”. Poiché precedenti richieste di accesso a queste informazioni erano state rifiutate, il sospetto è che questa improvvisa generosità sia motivata da ragioni di deterrenza: nessun leader di un movimento di protesta si sentirà più al sicuro (Naomi Wolf, The Guardian, 29 dicembre 2012).

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/dec/29/fbi-coordinated-crackdown-occupy

OMICIDI MIRATI CON USO DI DRONI

CBP-drones

Se un “alto funzionario” (anonimo) decide che un cittadino americano rappresenta una “minaccia” (generica, a sua discrezione) per gli Stati Uniti, una minaccia “imminente” e ha intrapreso “azioni ostili agli Stati Uniti” e se un “alto funzionario” (può anche essere lo stesso di cui sopra) pensa che potrebbe essere più problematico o rischioso cercare di catturarlo (e quando non lo è?) allora in questo caso diventa legale ucciderlo preventivamente, senza un processo e senza alcun vaglio delle prove incriminanti.

Non c’è nulla in questa rivendicazione del potere esecutivo che possa impedire ad Obama o ad un futuro presidente di determinare che migliaia di cittadini sono “nemici pubblici” da eliminare.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/07/se-obama-ti-uccide-sicuramente-te-lo-meritavi/

 

CITTADINI: DENUNCIATE I NEMICI DELLO STATO!

1_clip_image002_0001

Un milione di dollari per un programma di “interventi preventivi” che dovrebbe incoraggiare i cittadini a denunciare (anonimamente) i loro vicini, amici o familiari se temono che potrebbero nuocere a se stessi o agli altri.

http://living.msn.com/life-inspired/the-daily-dose-blog-post?post=d1d60b26-0f4c-4e8a-bc93-e686ea953fd9#scpshrtu

 

STATO DI POLIZIA

perquisizioni-corporali-400x324

Naomi Wolf (Guardian, 5 aprile 2012): La frase più terrificante di tutte è l’uso da parte del giudice Kennedy del termine “detenuti” per i cittadini statunitensi “agli arresti”…Dieci anni di associazione semantica hanno dato a “detenuto” il significato di sinonimo di chi, in America, è stato spogliato dei suoi diritti – in particolare in prigione. È stato a lungo nell’uso corrente in America, abituandoci a collegarlo alla condizione in cui a qualche remoto musulmano a caso può essere tolto qualsiasi diritto dallo stato americano. Ora il termine – con la sua associazione al concetto di “coloro ai quali si può fare di tutto” – viene reimpiegato sistematicamente all’indirizzo di … qualunque cittadino americano DOC. […]. Ora ci sono 1.271 agenzie governative e 1.931 società private che lavorano su programmi relativi alla lotta al terrorismo, alla sicurezza nazionale ed all’intelligence in circa 10mila sedi negli Stati Uniti. Ci sono 854.000 persone munite di nulla osta per motivi di sicurezza e ci sono 33 complessi edilizi dedicati all’attività di intelligence ai massimi livelli di segretezza che sono stati costruiti o sono in costruzione.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/08/sulluso-delle-umiliazioni-sessuali-per-controllare-la-popolazione-statunitense-e-non-solo-quella/

tsacheckpoint_460x276

032910CounterTerrorism-gnm.jpg
La vera notizia è come è bastato un decennio per addomesticare i cittadini americani e far loro accettare detenzione permanente, tortura, esecuzione sommaria di cittadini americani, in patria o all’estero, una massiccia presenza di paramilitari nelle loro strade e nelle loro case.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/22/stati-uniti-di-polizia-la-fase-finale-della-guerra-al-terrore-e-cominciata/

 

CAMPI DI LAVORO PER CIVILI INTERNATI

US_incarceration_timeline-clean-fixed-timescale.svg

Queste disposizioni regolano l’istituzione e la gestione da parte dell’esercito di programmi di lavoro per detenuti civili e campi di prigionia per civili in installazioni dell’esercito

http://armypubs.army.mil/epubs/pdf/r210_35.pdf

http://www.apd.army.mil/jw2/xmldemo/r210_35/main.asp

 campi-di-concentramento-congresso-stati-uniti

“In allegato potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili”

Sinceramente vostro

Bill Hefner

Membro del Congresso

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/10/amerika/

ROBOT KILLER

tumblr_m2zlrjlUCR1rsykj4o1_400

Rapporto delle Nazioni Unite condanna l’introduzione di armi sviluppate da USA, UK, Israele, Giappone e Corea del Sud che non hanno più bisogno della supervisione umana e possono uccidere e determinare chi rappresenta una minaccia per la loro esistenza, ossia dei veri e propri terminator con intelligenze artificiali che, accedendo alle banche dati e ad internet, possono intraprendere programmi di omicidi indipendenti dalla volontà umana (Skynet).

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2318713/U-N-report-warns-killer-robots-power-destroy-human-life.html

IL GRANDE FRATELLO

Ci sono certamente modi in cui chi investiga per la sicurezza nazionale può scoprire esattamente ciò che è stato detto in una conversazione [telefonica]… Benvenuti in America. Tutto [ciò che diciamo] viene registrato mentre parliamo, che lo sappiamo o meno, che ci piaccia o meno.

Tim Clemente, ex agente FBI della divisione antiterrorismo

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/may/04/telephone-calls-recorded-fbi-boston

Wired - NSA Utah Data Center

“È davvero una situazione in cui questo strumento potrebbe essere reimpiegato istantaneamente ed essere disponibile per i fini di uno stato totalitario abbastanza rapidamente”, spiega Bill Binney, 40 anni di onorata carriera alla National Security Agency

http://it.wikipedia.org/wiki/National_Security_Agency

“La possibilità di farlo è in fase di realizzazione. Ora è solo questione di vedere se la persona sbagliata arriva alla presidenza, o se alcune persone creano una loro rete interna al governo e accelerano questo processo”.

http://www.foxnews.com/tech/2013/04/12/nsa-data-center-front-and-center-in-debate-over-liberty-security-and-privacy/

Nello Utah la National Security Agency sta costruendo un enorme punto di calcolo e gestione dei dati che setaccerà la Rete, dalle mail alle ricerche Google, e le telefonate. La sorveglianza capillare potrebbe partire nel 2013.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/utah-2013-dal-grande-fratello-allimmenso-fratello/

 

GUERRA CIVILE?

militia_01

Una maggioranza di stati americani non ratificherà mai un emendamento costituzionale che limiti il secondo emendamento. Inoltre, la maggior parte delle disposizioni sul diritto di possedere armi non è federale, dipende dalle scelte dei singoli stati. Anche se venisse a mancare il secondo emendamento, questi stati elaborerebbero i loro specifici emendamenti. Il che significa che si rischia un’altra guerra di secessione (la prima per il possesso degli schiavi, la seconda per il possesso di armi semiautomatiche).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/15/quel-che-zucconi-bloomberg-e-michael-moore-non-vi-hanno-spiegato-sulla-questione-delle-armi-negli-stati-uniti/

 

RIVOLUZIONE?

SecondAmericanRevolution2
A tutti quelli che vorrebbero proibire le armi dico solo che se gli ebrei europei avesse avuto il diritto di portare armi prima dell’Olocausto i nazisti e i loro collaboratori avrebbero avuto un bel daffare nell’attuare la “Soluzione Finale”. (Questo tipo di situazione era precisamente il motivo per l’introduzione del 2° emendamento – serviva ad eliminare il monopolio di Stato sulla violenza, armando la popolazione). Questo è il problema fondamentale che riguarda il controllo delle armi in America. Senza un’arma da fuoco si è in balia del linciaggio, la vostra sicurezza dipende dalla buona volontà degli altri cittadini. Se improvvisamente questi se la prendono con te perché sei ebreo, musulmano, nero, gay, o qualsiasi altra cosa, allora tanti saluti. Per questo esiste un’associazione ebraica in favore del secondo emendamento come baluardo contro l’antisemitismo e per la stessa ragione il movimento delle Pantere Nere (Black Panther) lottò strenuamente contro il divieto di portare armi. Un’arma da fuoco dà alle minoranze una serie di diritti che non potrebbero altrimenti essere protetti, in particolare la garanzia di protezione dalla tirannia” (Anonimo)

Se consideriamo l’incapacità dimostrata dall’esercito americano di sconfiggere ribelli muniti di armi leggere in diversi paesi asiatici, non è chiaro come l’amministrazione Obama possa pensare di far applicare una legge che vieta le armi d’assalto senza far piombare la nazione nel caos per diversi anni, con migliaia di morti. Quanti soldati americani diserteranno e si schiereranno con i loro concittadini?

Sarà interessante osservare l’arrampicata sugli specchi di chi proverà a dimostrare le “evidenti” differenze tra le azioni di Gheddafi/Assad/Netanyahu e quelle del Nobel per la Pace B.H. Obama.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/23/ora-sono-diventato-la-morte-il-distruttore-dei-mondi-100-1000-waco/

Tuttavia, come abbiamo visto, cittadini e miliziani anti-federali non avrebbero alcuna chance senza un’ingerenza “umanitaria” di potenze straniere. Le immagini di Boston sono emblematiche: 9mila paramilitari con mezzi blindati, elicotteri, intelligence, diritto di detenzione senza processo a tempo indeterminato (habeas corpus sospeso discrezionalmente in base a NDAA 2012 e 2013) e il possibile appoggio delle forze armate. Gli Stati Uniti sono già un enorme campo di concentramento e la finestra per sfuggire si sta chiudendo. Il Senato ha bloccato ogni possibilità di controllare la vendita delle armi, nonostante il 90% della popolazione sia strenuamente favorevole ad invertire la tendenza alla militarizzazione della propria società.

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/07/ndaa-torneranno-i-campi-di-concentramento-in-america/

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/17/lo-slittamento-giuridico-verso-la-dittatura-usa-2001-2012/#axzz2F7yjqNLC

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

TERZA GUERRA MONDIALE

Qualora il governo di Israele fosse costretto ad intraprendere un’azione militare di legittima auto-difesa contro il programma di armamento nucleare iraniano, il governo degli Stati Uniti affiancherà Israele, fornendo, nel rispetto della legge americana e delle responsabilità costituzionali del Congresso ad autorizzare l’uso della forza militare, supporto diplomatico militare ed economico al governo di Israele nella difesa del suo territorio, del suo popolo e della sua esistenza.
Risoluzione 65 del Senato americano

third-world-war

[in realtà l'uso di testate nucleari sarebbe limitatissimo, per evidenti ragioni]

Israele ha confermato di aver bombardato in Siria nelle prime di venerdì un carico di missili presumibilmente diretto in Libano ai miliziani Hezbollah, alleati del regime di Bashar al-Assad.

http://www.lastampa.it/2013/05/04/esteri/i-media-usa-bombe-di-israele-in-siria-LzgsY1HE0jcnAm4fKqM6BN/pagina.html

“L’Iran sta continuando con il suo programma nucleare. Deve ancora attraversare la linea rossa che ho presentato alle Nazioni Unite, ma si sta avvicinando in modo sistematico”, ha detto Netanyahu. “Non gli si deve permettere di varcarla

http://www.reuters.com/article/2013/04/29/us-iran-nuclear-israel-idUSBRE93S0IQ20130429

Reichstag o Golfo del Tonchino? Tutti e due! (un ripassino sul futuro dell’Occidente)

police-state-swat-when-did-this-become-this

Tsarnaev incriminato per uso di armi distruzione di massa [pentole a pressione esplosive! Attenti quando cuocete i cavolfiori: potrebbe esserci un drone sopra caosa vostra]

Adnkronos

La cellula terroristica, secondo le fonti della polizia, “era supportata da Al Qaeda in Iran, ma non ci sono prove di un coinvolgimento di Teheran”. Obiettivo, un convoglio in partenza dal territorio canadese e diretto negli Stati Uniti

Repubblica 22 aprile 2013

[CASUALMENTE, proprio quando il primo ministro neocon canadese Harper cercava di accelerare la promulgazione di una contestatissima nuova legge anti-terrorismo che elimina il fondamentale diritto di rimanere in silenzio per non auto-incriminarsi]

Alti funzionari del governo hanno distorto i fatti e ingannato l’opinione pubblica americana circa gli eventi che hanno portato al pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam.

Quei complottisti picchiatelli dell’Istituto Navale degli Stati Uniti, Accademia Navale di Annapolis

http://www.usni.org/magazines/navalhistory/2008-02/truth-about-tonkin

Pensate alle conseguenze di un altro massiccio attacco (terroristico) negli Stati Uniti – magari la detonazione di una bomba radiologica o sporca, oppure di una mini bomba atomica o un attacco chimico in una metropolitana. Uno qualunque di questi eventi provocherebbe morte, devastazione e panico su una scala tale che al confronto l’11 settembre apparirebbe come un timido preludio. Dopo un attacco del genere, una cappa di lutto, melanconia, rabbia e paura resterebbe sospesa sulle nostre vite per una generazione. Questo tipo di attacco è potenzialmente possibile. Le istruzioni per costruire queste armi finali si trovano su internet ed il materiale necessario per costruirle lo si può ottenere pagando il giusto prezzo. Le democrazie hanno bisogno del libero mercato per sopravvivere, ma un libero mercato in tutto e per tutto – uranio arricchito, ricino, antrace – comporterà la morte della democrazia. L’armageddon è diventato un affare privato e se non riusciamo a bloccare questi mercati, la fine del mondo sarà messa in vendita. L’11 settembre con tutto il suo orrore, rimane un attacco convenzionale. Abbiamo le migliori ragioni per avere paura del fuoco, la prossima volta. Una democrazia può consentire ai suoi governanti un errore fatale – che è quel che molti osservatori considerano sia stato l’11 settembre – ma gli Americani non perdoneranno un altro errore. Una serie di attacchi su vasta scala strapperebbe la trama della fiducia che ci lega a chi ci governa e distruggerebbe quella che abbiamo l’uno nell’altro. Una volta che le aree devastate fossero state isolate ed i corpi sepolti, potremmo trovarci, rapidamente, a vivere in uno stato di polizia in costante allerta, con frontiere sigillate, continue identificazioni e campi di detenzione permanente per dissidenti e stranieri. I nostri diritti costituzionali potrebbero sparire dalle nostre corti, la tortura potrebbe ricomparire nei nostri interrogatori. Il peggio è che il governo non dovrebbe imporre una tirannia su una popolazione intimidita. La domanderemmo per la nostra sicurezza. E se le istituzioni della nostra democrazia fossero incapaci di proteggerci dai nostri nemici, potremmo andare anche oltre e farci giustizia da soli. Abbiamo una tradizione di linciaggi in questa nazione e quando la paura e la paranoia ci saranno entrati nelle ossa, potremmo finire per ripetere i peggiori episodi del nostro passato, uccidendo i nostri vicini, i nostri amici.

Michael Ignatieff, New York Times Magazine, il 2 maggio 2004

Il massacro di Boston è la terza atrocità di massa in meno di 12 mesi (Colorado e Newtown sono state le prime due). Non sembrano esserci precedenti per una serie del genere, neppure negli Stati Uniti. Il cinico/scettico/pensatore non-ovino potrebbe avere il sospetto che ci si trovi di fronte ad un qualche tipo di condizionamento, sul modello della storicamente documentata “strategia della tensione”. Lo schieramento di quasi 10mila agenti paramilitari in un’area metropolitana (sebbene il sospetto si trovasse a oltre 10 km di distanza dal centro di Boston), in uno stato di legge marziale di fatto, è sicuramente senza precedenti.

Il caso più recente: un diciannovenne – se è veramente il colpevole – fa esplodere delle bombe in un luogo pubblico intensamente videosorvegliato, manda un tweet in cui dice a tutti di mettersi al sicuro, poi va in giro per la città, la sera va a una festa e gli amici lo vedono rilassato; non si procura soldi, non si preoccupa di avere una macchina pronta per la fuga,  non pensa minimamente al suicidio e non comunica alcun messaggio politico di alcun genere in nessuna forma. È incosciente di ciò che ha fatto.

Uno psicopatico non si comporterebbe così. Un fanatico non si comporterebbe così.

Lo schema è pressoché identico in tutti e tre gli episodi: tutti incensurati, non esiste una storia pregressa di violenza, non c’è indottrinamento ideologico che spinga alla violenza (persino nel caso di Tamerlan, non è provato che gli account fossero i suoi – ce ne sono tanti a suo nome, ma ad ogni modo il fratellino era un giovane amato da tutti che assisteva volontariamente i disabili), sono ragazzi di successo, molto stimati da amici ed insegnanti, sono impegnati nel volontariato, non hanno mostrato di aver accumulato risentimento verso la società o qualcuno in particolare. Il più “problematico” – Adam Lanza – era geniale, timido e introverso, ma non era infelice e né i genitori, né i parenti, né gli amici, né gli insegnanti avevano mai pensato che avesse bisogno di psicoterapia, anche perché non aveva mai creato alcun inconveniente.

Poi, ad un tratto, senza alcuna spiegazione, questi tre ragazzi si sono trasformati in zombie assassini con eccellenti capacità operative.

Questo è piuttosto il comportamento di qualcuno la cui mente è stata sdoppiata (personalità multiple) in un Dr. Jekyll ed in un Mr. Hyde con tecniche sviluppate a partire dalle pratiche e sperimentazioni illegali effettuate dalla CIA (dagli anni Cinquanta in poi) e documentate dalla stampa americana:

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/06/15/AR2005061502685.html

http://www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,2008962_2008964_2008992,00.html

http://www.examiner.com/article/secret-mind-control-program-project-mkultra

È probabilmente significativo che Dzhokar Tsarnaev fosse inquieto perché recentemente aveva avuto ben tre incubi in cui vedeva la popolazione americana “zombificarsi”, quasi che il suo inconscio lo stesse mettendo in guardia.

La programmazione sta funzionando a meraviglia: la popolazione è terrorizzata ed accoglie a braccia aperte, festante, la deriva autoritaria. Qualche altro eccidio e non resterà nessuno disposto ad opporsi a misure eccezionali:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/22/stati-uniti-di-polizia-la-fase-finale-della-guerra-al-terrore-e-cominciata/

Intanto l’FBI continuerà a collaborare con tutti i potenziali terroristi, come fa almeno dal primo attentato al World Trade Center, nel 1993 – ufficialmente per sventare i complotti ma, occasionalmente, se l’opinione pubblica necessita di una spintarella:

http://www.nytimes.com/2012/04/29/opinion/sunday/terrorist-plots-helped-along-by-the-fbi.html?pagewanted=all&_r=3&

http://www.nytimes.com/1993/10/31/nyregion/bomb-informer-s-tapes-give-rare-glimpse-of-fbi-dealings.html?pagewanted=all&src=pm

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Tutti si aspettano che questo attentato darà il via ad una nuova ondata di misure di “sicurezza” (= liberticide).

Già ora la Bill of Rights (incluso il fondamentale habeas corpus) è interpretabile, non vale per cittadini americani all’estero e Obama ha solamente assicurato che la garantirà sul suolo americano (a sua discrezione). Non sappiamo se sia questa la sua intenzione e non sappiamo se chi verrà dopo di lui sarà così “auto-disciplinato”. Sappiamo che il ministro della Giustizia americano (Attorney General) rivendica con nonchalance il diritto di assassinare cittadini americani con i droni sul suolo americano (!!!)

http://www.huffingtonpost.com/2013/03/05/us-drone-strike_n_2813857.html

È antiamericano affermare che una tale rivendicazione è offensiva e preoccupante e rimanda la memoria all’arbitrio sulla vita e la morte dei cittadini caratteristico delle dittature anticomuniste e comuniste?

È antiamericano indignarsi (e preoccuparsi) alla notizia che tutte le comunicazioni saranno monitorate ed archiviate (Operazione Vento Stellare)

http://en.wikipedia.org/wiki/Stellar_Wind_%28code_name%29

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/utah-2013-dal-grande-fratello-allimmenso-fratello/

ed alla notizia che si applica la legge marziale a Boston e la gente festeggia nelle strade, senza capire le sue implicazioni?

La constatazione che l’America sta diventato uno stato di polizia orwelliano può essere rassicurante solo per gli stolti e gli ignoranti. Chiunque abbia anche solo un minimo senso della storia non può che sentirsi inquieto e minacciato, specialmente se vive in quella che è, a tutti gli effetti, una colonia degli Stati Uniti:

http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/21/news/usa_11_miliardi_per_adeguare_le_atomiche_agli_f-35-57197605/?ref=HREC1-6

Molti sanno qual è la destinazione finale di tutto questo, ma troppi non hanno il coraggio di dire quello che pensano, purtroppo.

campi-di-concentramento-congresso-stati-uniti

Allegate potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili,

Cordiali saluti,

Sinceramente vostro

BILL HEFNER

Membro del Congresso

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/10/amerika/

DISOCCUPAZIONE IN AMERICA

La disoccupazione americana è molto più elevata delle statistiche ufficiali. Prova ne sia il fatto che la popolazione aumenta (+ 10 milioni tra il 2009 ed il 2013) mentre il numero di occupati resta pressoché invariato (147 milioni nel 2007 – 142 milioni nel 2009 – 142 milioni nel 2012 – 143 milioni nel 2013 e moltissimi sono precari ma vengono conteggiati come occupati):

http://www.bls.gov/home.htm

Il dato dei disoccupati e dei sotto-occupati si aggira verosimilmente intorno al 22%:

http://www.nypost.com/p/news/business/how_nation_true_jobless_rate_is_N4E6MjtfhnMcCi537pucaJ

http://www.shadowstats.com/alternate_data/unemployment-charts

http://www.usnews.com/opinion/mzuckerman/articles/2013/02/01/mort-zuckerman-how-we-can-end-our-modern-day-depression

il prossimo anno, grazie ai terribili tagli concordati con i repubblicani (75mila miliardi di dollari sottratti all’economia ed ai consumatori), le cose peggioreranno ulteriormente, i sussidi si esauriranno e ci saranno indubbiamente le prime rivolte. Ora sappiamo che aspetto avranno le città americane in cui i primi “scalmanati” protesteranno violentemente contro il disastro socio-economico causato dalle oligarchie finanziarie e da politici fin troppo accondiscendenti. Gli indignati nonviolenti del movimento Occupy Wall Street hanno già subito innumerevoli vessazioni. Ma questo è nulla rispetto a quel che attende i giovani americani (ed europei?) se sceglieranno la strada della violenza e non della politica attiva e del coinvolgimento dell’intera popolazione in proteste pacifiche e scioperi nazionali (insubordinazione di massa). 

gardenplot

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/garden-plot-e-rex-84-le-origini-del.html

POLITICA ESTERA

La strategia del “taglio netto” deve contemporaneamente “rendere sicuro il confine settentrionale” di Israele e “indirizzarsi ad una strategia classica di equilibrio di potenza”, ovviamente a vantaggio del Paese: per fare questo, Israele deve essere pronta non solo a colpire le infrastrutture siriane in Libano, ma affermare il concetto che il territorio siriano non è inviolabile e, ove le azioni dirette in Libano non bastino, “colpire obiettivi selezionati nella Siria stessa”. Per quanto riguarda il perseguimento di un equilibrio fondato sulla potenza, il documento ipotizza la creazione di un “asse naturale” strategico fra Turchia, Israele, Giordania e Iraq centrale, che ridisegni la mappa del Medio Oriente a scapito della Siria. Per fare ciò, fra le varie cose da fare, si legge che sarà utile “distogliere l’attenzione della Siria usando elementi dell’opposizione libanese per destabilizzare il controllo siriano del Libano”.

http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=173&tema=Divulgazione

«La Siria sfida Israele sul suolo libanese. Un approccio efficace, con cui gli americani potrebbero simpatizzare, prevede che Israele acquisisca l’iniziativa strategica lungo i suoi confini settentrionali impegnando Hezbollah, Siria e Iran»

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/24/il-principe-delle-tenebre-spiega-gaza-e-solo-laperitivo/

Quel che Israele fa nel Medio Oriente, gli Stati Uniti+NATO lo stanno facendo su scala mondiale. L’unico problema è che gli obiettivi della piccola potenza non coincidono più con quelli della grande potenza e le divergenze tra bulli difficilmente si risolvono a vantaggio del bullo più piccolo.

 

POLITICI AMERICANI CHE NON CREDONO PIÙ ALLA VERSIONE UFFICIALE DELL’11 SETTEMBRE

Sono i presidenti della Commissione 911, un ex capo dell’antiterrorismo statunitense, il consigliere-capo della commissione 911, il presidente dell’inchiesta ufficiale del Congresso sull’11 settembre, nonché una pletora di agenti, non solo dell’FBI, citati da Richard Clarke.

Richard Clarke, l’ex zar dell’antiterrorismo americano, ha ammesso che i terroristi dell’11 settembre sono stati aiutati da elementi deviati del governo americano e da alcune figure dell’establishment saudita e ha fatto i nomi:

http://www.youtube.com/watch?v=bl6w1YaZdf8&lr=1

Qui una sintesi dell’evidenza raccolta dalle inchieste del Congresso americano che rafforzano la versione dei fatti di Clarke (sono tutti atti ufficiali riportati dalla stampa)

http://www.historycommons.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&investigations:_a_detailed_look=911CongressionalInquiry

Il senatore Bob Graham pretende che si riapra l’inchiesta per stabilire il livello di complicità saudita e del governo americano:

http://www.huffingtonpost.com/bob-graham/911-saudi-arabia_b_1868863.html

Membri della Commissione sull’11-9 hanno notato che, “ il sospetto di cattivo comportamento [del Pentagono] divenne così profondo tra i 10 membri della Commissione che, in un incontro segreto alla fine del suo mandato nell’estate 2004, si discusse se riferire della questione al Dipartimento di Giustizia per un’indagine criminale” [17]. Il senatore Mark Dayton ha affermato che gli ufficiali del NORAD “ hanno mentito al popolo americano, hanno mentito al Congresso e hanno mentito alla vostra Commissione sull’11-9 in modo da creare una falsa impressione di competenza, comunicazione e protezione del popolo americano” [18].

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4139

Per chi ha veramente voglia di informarsi:

http://www.amazon.com/Intelligence-Matters-Arabia-Failure-Americas/dp/0700616268

http://www.amazon.com/Disconnecting-Dots-How-Allowed-Happen/dp/0984185852

tank468_65f3d69552

New Orleans

LA TRAGICA FINE DEGLI INTELLETTUALI PROGRESSISTI

Quando il capitalismo entra nella sua fase degenerativa (neoliberista), comincia a cannibalizzare (letteralmente) la popolazione intraprendendo iniziative militari sempre più spericolate e sconsiderate. Il budget viene affondato da un eccesso di spese militari, sprechi clientelari (incluso l’acquisto di titoli privi di valore per salvare banche zombie) e da entrate in continuo calo, a causa di un’economia che opera molto al di sotto del suo potenziale. Per allineare i bilanci, i governi tagliano il welfare invece di cercare di recuperare i soldi sottratti all’economia dal sistema finanziario (Tobin Tax + abolizione dei paradisi fiscali, anche con la forza se necessario). Si innesca un circolo vizioso che comporta un vero e proprio omicidio di massa (suicidi, malnutrizione, incidenti dovuti a stress ed indebolimento, aumento del tasso di violenza). Queste sono politiche economiche smaccatamente fasciste e sono il preludio al fascismo vero e proprio, che non tarderà a manifestarsi in tutta la sua virulenza. Manca solo un incendio del Reichstag. Arriverà. Come i socialdemocratici tedeschi dell’epoca di Weimar, i progressisti americani stanno adottando misure repressive che torneranno molto utili al prossimo governo autoritario, democraticamente eletto. Non ci sarà da sorprendersi se molti intellettuali progressisti che hanno celebrato le due amministrazioni Obama faranno una brutta fine, come spesso accade agli utili idioti (es. socialdemocratici dopo l’avvento di Hitler).

theClassroom1

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/12/heliofant-i-pet-goat-ii-il-nostro-futuro/

Se Obama ti uccide, sicuramente te lo meritavi

obama-mussolini

La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Giovanni 3, 19

Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.

Isaia 41, 29

Obama si autorizza ad uccidere cittadini americani dopo averli classificati come terroristi e senza dover rispondere a nessuno delle sue decisioni. Un’esecuzione preventiva legalizzata. Tenuto conto del fatto che centinaia di prigionieri a Guantanamo sono stati liberati, molto ma molto tardivamente, dopo che era stata riconosciuta la loro innocenza, è così difficile immaginare che il boia robotico volante (drone) ucciderà decine, forse centinaia di innocenti (danni collaterali)? Ancora una volta: chi è il terrorista? chi è lo stato-canaglia?

Neppure la premiata ditta Bush-Cheney aveva osato tanto. Invece non ha troppe remore Israele, quando fa saltare in aria gli ingegneri iraniani e le loro famiglie.
Obama ricorre alle stesse infami argomentazioni dell’amministrazione Bush sul diritto del presidente di far incarcerare (e torturare) senza alcun processo chiunque sia accusato di complicità in piani terroristici:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/05/obama-kill-list-doj-memo

Naomi Wolf si chiede in che senso gli agenti/militari statunitensi coinvolti in operazioni clandestine di “omicidi mirati” tutelati da disposizioni segrete e finanziati da budget segreti, siano diversi dagli squadroni della morte dei regimi militari:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/03/jsoc-obama-secret-assassins

Finalmente qualche politico comincia a chiedere ragione delle scelte di Obama (11 senatori scrivono al presidente domandando di vedere il memorandum che giustifica il conferimento di questi poteri straordinari di vita e di morte, annullando l’habeas corpus):

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/senators-demand-secret-memos-on-targeted-killing/2013/02/04/be3d1652-6f16-11e2-8b8d-e0b59a1b8e2a_story.html?hpid=z3

Se un “alto funzionario” (anonimo) decide che un cittadino americano rappresenta una “minaccia” (generica, a sua discrezione) per gli Stati Uniti, una minaccia “imminente” e ha intrapreso “azioni ostili agli Stati Uniti” e se un “alto funzionario” (può anche essere lo stesso di cui sopra) pensa che potrebbe essere più problematico o rischioso cercare di catturarlo (e quando non lo è?) allora in questo caso diventa legale ucciderlo preventivamente, senza un processo e senza alcun vaglio delle prove incriminanti.

Non c’è nulla in questa rivendicazione del potere esecutivo che possa impedire ad Obama o ad un futuro presidente di determinare che migliaia di cittadini sono “nemici pubblici” da eliminare. Ma ci penserà già Obama, che non ha mantenuto una singola promessa riguardo alla discontinuità rispetto a Bush: Guantanamo, le torture, le prigioni segrete, le uccisioni mirate, la sorveglianza di massa, la guerra alle gole profonde – tutto è rimasto immutato.

http://www.linkiesta.it/nessun-presidente-ha-usato-l-omicidio-segreto-quanto-obama

http://www.osservatorioiraq.it/guantanamo-e-le-promesse-tradite-di-obama

http://www.slate.com/articles/news_and_politics/propublica/2012/07/extraordinary_rendition_proxy_detention_and_gitmo_during_the_obama_administration.html

http://www.thenation.com/article/161936/cias-secret-sites-somalia

http://tntnews.altervista.org/quasi-tutti-i-cittadini-americani-sotto-sorveglianza-governativa-ex-nsa-analisti/

http://www.washingtonsblog.com/2012/04/obama-has-prosecuted-more-whistleblowers-than-all-other-presidents-combined.html

L’unica differenza è che quel che Bush faceva alla luce del sole, Obama cerca di farlo di nascosto.

Quale sarà la reazione dell’opinione pubblica statunitense alla notizia della prima uccisione di un cittadino americano sul suolo americano? Aprirà gli occhi finalmente sul quel che sta succedendo? Prima sarà la volta di un mitomane implicato in qualche complotto ordito dall’FBI per arrestare preventivamente degli estremisti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Poi toccherà a qualche corriere della droga accusato di far parte di una rete terroristica latinoamericana legata all’Iran

http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il.html

A quel punto la lista potrà includere chiunque, dai clandestini che uccidono guardie di frontiera, alla gang afroamericana che si è appropriata di un lanciarazzi, alle milizie di nazionalisti bianchi che si rifiutano di farsi requisire le armi automatiche, a chiunque si opponga al volere della presidenza degli Stati Uniti; chiunque, insomma, SOSPETTATO (non è previsto alcun giusto processo) di essere “attivamente impegnato nella pianificazione di operazioni finalizzate all’uccisione di cittadini americani”, incluso il sedicenne ucciso (assieme ad un suo amico sempre minorenne) perché figlio di un cittadino americano – al-Awlaki – sospettato di far parte di Al-Qaeda per aver caricato dei video jihadisti su youtube.

Essere in qualche modo associabili a Anonymous o Wikileaks rientrerà nella categoria “forza associata” (ostile agli Stati Uniti)? La pubblicazione su youtube di video a sostegno di proteste contro il governo federale diventerà “supporto materiale”? Marce e dimostrazioni saranno  considerate “minacce di violenza imminente”? In caso di guerriglia urbana come quella del 2011 nelle città inglesi sarà lecito sparare sulla folla? Interi quartieri potrebbero essere messi a ferro e fuoco come deterrente?

Pare sia questa la terrificante svolta che hanno preso gli eventi. Bush si limitava a catturare, deportare e torturare. Obama uccide, risolvendo il problema alla radice. Il quinto emendamento sul giusto processo è ora carta straccia. Un gruppo di giornalisti osserva che se fosse stato Bush a farlo, una violenta polemica l’avrebbe bloccato, mentre Obama ottiene il via libera su tutto:

http://www.mediaite.com/tv/scarborough-tears-into-drone-program-if-george-bush-had-done-this-it-would-have-been-stopped/

Ora sappiamo che la vaghezza delle formulazioni delle leggi sulla sicurezza nazionale controfirmate da Obama era chiaramente intenzionale e che la sua promessa di interpretarle restrittivamente era una menzogna. L’idea era quella di tastare il terreno, di vedere fin dove si potevano spingere nello smantellamento dello stato di diritto prima di incontrare delle serie resistenze. E l’evidenza dei fatti indica che, per il momento, non vi è alcun decreto presidenziale o decisione dell’esecutivo che non sarà accettata, pur controvoglia, purché sia Obama il Buono a farlo.  Se Obama ti uccide, è sicuramente perché hai fatto qualcosa di male. Da morto, ti sarà difficile dimostrare la tua innocenza, ma Obama sa quello che fa (è un Nobel per la Pace!). Obama è un uomo buono e sexy e siamo tutti innamorati di lui e non possiamo sbagliarci quando diciamo che certe cose lui non le farebbe mai (il nostro amore è sempre ben indirizzato):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

Grazie ad Obama, ogni presidente americano potrà legalmente uccidere tutti coloro che riterrà siano nemici, in qualsiasi momento, in qualunque modo e ovunque – dato che il campo di battaglia nell’infinita Guerra al Terrore è il pianeta terra.

D’altra parte “gli Stati Uniti sono la più straordinaria forza di pace e di progresso che il mondo abbia mai conosciuto” (Hillary Clinton, 23 gennaio 2013)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/02/lamerica-e-il-bene/

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
e io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Martin Niemöller

 

Che gente era quella? Di che cosa parlavano? Da quale autorità dipendevano? Eppure K. viveva in uno stato di diritto, dappertutto regnava la pace, tutte le leggi erano in vigore, chi osava aggredirlo in casa sua? Era sempre propenso a prendere ogni cosa con disinvoltura, a credere al peggio solo quando il peggio era arrivato, a non farsi preoccupazioni per il futuro, neanche quando si presentava minaccioso. Ma ora questo non gli sembrava giusto, si poteva considerare il tutto uno scherzo, uno scherzo pesante, montato dai colleghi della banca per motivi a lui sconosciuti.

http://www.rodoni.ch/KAFKA/processo.html

**********
48% di Americani contrari, 24% a favore: non si sono bevuti completamente il cervello. C’è speranza anche per gli Stati Uniti.

Commento ironico (ma molto azzeccato) del periodico satirico “the Onion”

“A seguito della pubblicazione di una nota confidenziale del dipartimento di giustizia che delinea la giustificazione legale dell’amministrazione Obama per l’uccisione di cittadini degli Stati Uniti, un nuovo sondaggio del Pew Research Center ha rivelato che la maggioranza degli americani è divisa sul diritto del governo di ucciderli ovunque, in qualsiasi momento e senza un giusto processo. “Da una parte, e questo l’ho capito – è importante che il governo sia in grado di uccidere me e tutti i miei amici o familiari ogni volta che la cosa torni utile per ragioni di sicurezza nazionale. Ma, d’altra parte, sarebbe anche bello rimanere in vita e avere, diciamo, una prova, un processo e cose del genere“, ha detto visibilmente in conflitto, la trentanovenne Rebecca Sawyer che, come milioni di altri americani, è indecisa sul fatto che agli agenti segreti federali sia consentito individuarla e assassinarla ovunque sul suolo americano. “Non mi dispiacerebbe se i funzionari federali facessero saltare in aria altri cittadini, affermando che è per la mia sicurezza. È solo che quando si tratta di me, credo che preferirei non essere abbattuta dai miei rappresentanti eletti con accuse che non devono essere confermate da una qualsiasi autorità che debba rispondere delle sue decisioni. Questa è una scelta difficile”. Mentre la maggior parte degli americani ha espresso sentimenti contrastanti per quanto riguarda la nota, il sondaggio ha anche rilevato che il 28 per cento dei cittadini è inequivocabilmente a favore dell’essere cancellato dalla faccia della terra, in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, in un massiccio attacco aereo“.

Ethical aspects of genetic engineering and biotechnology

ETHICAL ASPECTS OF GENETIC ENGINEERING AND BIOTECHNOLOGY

Stefano Fait 

A breeder of people should possess a supermanly foresight. But it is precisely those persons who are ethically and spiritually superior that are conscious of their weaknesses, and would not volunteer for such a tribunal, much the same as earlier on it was certainly not the best people who pressed for the office of Grand Inquisitor
Oscar Hertwig, German cell biologist, 1849 – 1922.

What is the ape to man? A laughing-stock, a thing of shame. And just the same shall man be to the Superman: a laughing-stock, a thing of shame.

F. Nietzsche, Zarathustra’s Prologue, 3

 

Abstract

In assessing the ethical implications of genomics and biotechnology, it is important to acknowledge that science, technology, and bioethics do not exist in a vacuum and are not socially, politically and ethically neutral. Certain technologies have a greater social impact, may require the State to intervene in the private sphere, and may be differentially accessible to users. Also, science and technology can change our relationship with other people and with our environment. Hence the importance of ethnographic, historical, and cross-cultural studies for the analysis of today’s thorniest bioethical controversies.

This chapter discusses some of the most contentious issues surrounding the use of genetic technology in human procreation and gene patenting, including eugenics, genetic consumerism, animal-human hybrids (chimeras), the commodification of life, disability and genetic testing.

Introduction

Even a casual observer would not fail to notice the pervasiveness of bioethics in contemporary society. How did bioethics come to take on such significance in Western societies? This is a rather puzzling phenomenon given that, in a pluralist society, philosophy cannot deliver incontrovertible moral verdicts and the philosophers’ views are no more binding than those of the man in the street (Maclean, 1993). As logician Charles S. Peirce noted long ago, absolute certainty, absolute exactitude and absolute universality cannot be attained by reasoning and, in a world in which human reason and knowledge are socially, culturally, and historically embedded, it would be misguided to expect bioethicists to provide objective and rigorously codified precepts and indications. Their speculations can only tell us what they believe is right and fair, and their logical demonstrations must be first evaluated against the empirical evidence. Accordingly, this paper only provides one among many possible interpretations of the ethical issues involved in genetic technology, one that is rooted in a specific tradition (Continental/Mediterranean Europe), period of time (early twenty-first century), and discipline (political anthropology).

Following an account of the history of the trans-national movement known as eugenics in the opening section, the chapter then proceeds to examine the future of eugenics as a consumer purchase (designer babies) and the limits of parental decision-making, epitomised by the upbringing of Francis Galton, the founder of modern eugenics. The third section, entitled “Human nature and speciation,” provides a brief outline of some of the issues arising from the Human Genome Project and also covers the debate, which is still in its infancy, on the possible redefinition of personhood and human nature that might be required by future applications of genetic engineering. Questions concerning the commodification of body parts are discussed in the third section. In the fourth section, entitled “Disabilities and genetic testing” I draw the reader’s attention to the impact that biotechnologies are likely to have on the life of people with non-standard bodies and minds. In the concluding remarks I engage with libertarian bioethics, seek to identify some of its most glaring shortcomings and urge bioethicists in general to pay greater attention to social, cultural and political factors in their ethical deliberations.

A brief history of eugenics

The term “eugenics” was coined in 1883 by Sir Francis Galton (1822–1911), after the Greek εύγενής, meaning “wellborn”. The logo of the Third International Congress of Eugenics, held in New York in 1932, defined eugenics as “the self direction of human evolution.” Negative eugenics was concerned with the elimination of inheritable diseases and malformations and involved prenuptial certificates, birth control, selective abortion, sterilization, castration, immigration restriction and, in Nazi-occupied Europe, involuntary “euthanasia.” Positive eugenics would instead encourage the propagation of desirable characteristics via tax incentives for “fit parents”, assortative mating and, in the years to come, cloning and germline engineering.

A combination of Eternal Recurrence – human beings as expressions of an immortal germplasm – and natural teleology of history – biology as destiny – stamped the arguments of early eugenicists and genealogy researchers, who linked folk hereditarian beliefs about the transmission of patrimonial and biological inheritance and the religious notion of the inheritability of sins. They fostered notions of evolutionary throwbacks and of populations as bundles of lineages, and arbitrarily equated genealogical perpetuation with social distinction. When these deterministic explanations of human behaviour were finally challenged, eugenics did not lose its appeal. Mainline eugenics gave way to ‘reform eugenics’, family planning and population control, characterized by a greater emphasis on environmental factors, birth control, the rational management of human resources, and the repudiation of an overtly racist language. This tactic made eugenics far more palatable and effective: if the impact of nurture was so important, then children should be raised in healthy home environments. In order to redress nature’s essential randomness and synchronize biological and socioeconomic processes, irresponsible citizens unable to meet the challenges of modern society would be forced, blackmailed, or cajoled into accepting sterilization or castration. Consequently, by the early 1930s, sterilisation programmes were in full swing. Following the moral panic generated by the Great Depression, few families were prepared to put up with the social protection of what was perceived to be a disproportionate number of dependent people (Paul, 1995).

Some argued that, under exceptional circumstances, basic rights could be withheld and that social services should only be granted to those whose social usefulness and biological capability were certain. The theoretical foundation of constitutional rights were undermined by prominent legal scholars in North America and Northern Europe, who argued that the state was the source of a morality more in line with the demands of modernity, and therefore was not necessarily bound by constitutional principles and norms. Radically realist and functionalist jurists submitted that personal rights were not inalienable, for they really were culturally and historically relative legal fictions or superstitions, their existence being, to a large extent, contingent on the majority’s willingness to uphold them, that is, on considerations of general welfare and public utility. Enlightened governments, like good shepherds, would foster virtues and restrict personal rights for the sake of communal rights and civic responsibility (Alschuler, 2001; Bouquet & Voilley, 2000).

This led to the paradoxical result that involuntary sterilizations and confinements were almost exclusively carried out in the most advanced and progressive democracies, the only exception being Nazi Germany. The following states or provinces adopted laws permitting the eugenic sterilisations of their citizens: Tasmania (1920), the Swiss canton of Vaud (1928), Alberta (1928 and 1933), Denmark (1929 and 1935), the Mexican state of Veracruz (1932), British Columbia (1933), Sweden (1934 and 1941), Norway (1934), Finland (1935), Estonia (1937), Latvia (1937), Iceland (1938), Japan (1940), and thirty-one American states. In 1936, the ‘Lebensborn e. V.’ (‘Spring of Life, registered association’) was launched by the Nazis, which involved the selective breeding of ‘racially superior’ children and the kidnapping of ‘racially valuable’ children across occupied Europe.

By 1914, in the United States, marriage restriction laws targeting “feeble-minded” citizens had been enacted in more than half the states and, by 1917, 15 states had passed sterilization laws. But “only” a few thousand sterilizations had been actually performed, mainly because nearly half of such laws had been struck down on the ground that they violated due process, freedom from cruel and unusual punishment, and the equal protection clause. A second wave of eugenics laws followed the Immigration Restriction Act (1924) and Virginia’s Act to Preserve Racial Integrity (1924). In 1924, Virginia also passed a law authorizing the involuntary sterilization of alleged mental defectives. This law was upheld, 8-1 by the Supreme Court, in Buck v. Bell 274 U.S. 200 (1927). As a result of this decision, taken in a country that prided itself on its commitment to individual freedom but favoured scientifically unverifiable notions of social progress over clear constitutional principles, nearly half the U.S. states passed eugenics laws authorizing compulsory and non-voluntary sterilization.

The ostensibly progressive civic religion of eugenics was seen by many as essentially fair and morally unassailable. Various representatives of the judicial branch became self-appointed guardians of the public morality and urged state governments to intrude in people’s private lives “for their own good”. Wayward citizens, namely those who could not be converted to an acceptable lifestyle, and whose behaviour remained unpredictable, were liable to being sterilized or institutionalized. This kind of society, at once ready to embrace an abstract notion of humankind and reluctant to put up with certain categories of human beings, was so insecure, apprehensive, and self-doubting, that it was willing to carry out self-mutilation in order to become risk-free, while refusing to consider the motives of the offenders and “miscreants.”

In the United States, as in Sweden or Alberta, this Machiavellian interpretation of public law made ethics the handmaid of politics: rights could only be granted by law, and social utility overruled the “untenable notion” of human rights. Virtues, rather than rights, were the defining attribute of citizenship. Instead of protecting the citizens, law legitimized the persecution of certain categories of people, purportedly unable to enjoy freedom and to pursue happiness, by gradually stripping them of their rights and legal protections. Such policies were described as politically necessary and ethically indisputable. In a tragic reversal of roles, according to the dominant “discourse of truth,” those who violated the physical integrity of other citizens were fulfilling a constitutionally sanctioned civic duty, while the victims of involuntary sterilization and confinement were a social threat and, as such, subject to legally mandated sterilization or confinement “for the good of society” (Colla, 2000; Morone, 2003).

Eugenicists were persuaded that what stood in the way of the modernizing process was the result of ignorance, parochialism, and backwardness. Those who questioned their ostensibly sophisticated and rational arguments were labelled as uncooperative or reactionary. In a burst of self-serving enthusiasm, they regarded themselves as modern, progressive and boldly experimentalist. This made resistance to ethical self-scrutiny particularly strong, because the project of a rationalist utopia was inextricably bound up with social systems that many believed were a model of humanitarian and enlightened administration, the embodiment of intrinsic benevolence and farsightedness, and therefore eminently fair and morally unassailable. Explicit coercion was often unnecessary, as thousands of people genuinely believed, or were led to believe, that eugenics measures were desirable, and they had themselves or their family-members sterilized or confined. This should remind us that informed consent is not just a signature on a form but a two-way process involving information exchange, education and counselling.

Most North American and Scandinavian laws were only repealed in the late 1960s and 1970s, even though the Supreme Court ruling in Skinner v. Oklahoma 316 U.S. 535 (1942) defined procreation “one of the basic civil rights of man” and sterilization an invasion of fundamental interests which, according to Justice William O. Douglas, “in evil or reckless hands,” could have genocidal consequences. As late as the 1980s, 44 percent of the American public was still in favour of compulsory sterilization for “habitual criminals and the hopelessly insane” (Singer et al. 1998). By contrast, in those same years, law-makers in Holland, Britain, in Latin American and Latin Rim countries[1] objected to selective breeding, involuntary sterilization, the assault on the notion of free will, the spurious conflation of modernization and liberation, and the linear extension of natural laws into the social sphere.[2] Eugenics, genetic fatalism, and the marriage between bureaucratic rationality and scientism did not resonate with every Western repertoire of values and symbols (Baud, 2001). This finding is of signal importance for the analysis of current trends in bioethics, social policy and biotech regulation.

Eugenics as a consumer choice

Western societies are today on the verge of a eugenics revival in the form of reprogenetics, germline engineering, and cloning, a trend which is indirectly reinforced by courts’ recognition of wrongful birth and wrongful life claims, by the commodification of healthcare, by the diffusion of testing for genetic predispositions, and by the rhetoric of genetic responsibility, involving new forms of discrimination and exclusion. Medical, cosmetic, and enhancing technologies are being pursued to meet our needs, such as the self-imposed obligation to be fit, active, self-sufficient and responsible citizens, and an almost universal desire to control our own lives and possibly improve them.

What measure of genetic and personality enhancement are we going to tolerate? In this section I explore continuities and discontinuities between past and future eugenics.

Opponents of genetic engineering of the human germline and human cloning point out that a society in which parents can avail themselves of preimplantation genetic diagnosis (PGD) tests has no use for them. If embryos are affected by serious genetic disorders, they can be discarded and only the healthy ones will be implanted in the womb. Therefore, critics argue, the advocates of germline engineering and cloning do not have therapy in mind, or the noble goal of redressing genetic injustice, but species enhancement. Promoters of human genetic enhancement counter that it would be more sensible and economical to try and eradicate genetic conditions instead of treating them each generation. Their detractors respond that “simple”, single-gene disorders are very rare, and that most severe genetic conditions are complex, involving a combination of genetic and non-genetic factors. The risk of unanticipated inheritable negative consequences that the reconfiguration of human biology entails is simply unacceptable, even if germline manipulation could be made reversible, because the more complex the trait that is changed, the less simple it will be to undo the change.

I will not object to these procedures on philosophical or religious grounds, nor will I dwell on the inevitable widening of the ontological and social gap between the rich and the poor that they are likely to cause, including the prospect of a future caste of uninsurable and unemployable. These arguments have already been addressed “ad nauseam.” A different case against designer babies and the medicalization of childhood can be made, which draws on the life of Francis Galton himself, the father of modern eugenics.

Galton (1822-1911), half-cousin of Charles Darwin, was destined to a life of fame and academic prestige, to fulfil his father ambitions (Sweeney, 2001). Persuaded that heredity was destiny, and given the outstanding pedigree of the Galton-Darwin-Wedgwood family-stock, his parents decided that he would be taught how to realize his full potential and become the genius he was meant to be. As a result, in the family diaries Francis is only mentioned for his educational achievements and intellectual exploits. Such were the forces at work in the shaping of the character of the proponent of the theory of hereditary genius: destiny was implanted like a programme into Francis, who would grow into a man “suffering considerable angst as a result of seldom achieving the heights of intellectual acclaim to which his parents had encouraged him to aspire and for which he had worked assiduously hard.” (Fancher, 1983).

At the age of four, he was already saving pennies for his university honours and four years later he was encouraged to study French, Latin and Greek. But when he confronted the highly selective environment of Cambridge, he crumbled under the pressure of harsh competition and constant mental strain: dozens of exceptionally-gifted students made it exceedingly hard for him to excel and a sudden and severe nervous breakdown ensued (Sweeney, 2001). Little by little, Galton drifted away from his family and devoted himself to those fields of knowledge in which he felt he could stand out. He tried his hand at poetry, soon to realise that he had no literary talent, then he turned his attention to mechanics and devised a number of contrivances that were never patented or manufactured. Even his statistical calculation of the relative efficiency of sailing came to naught when the steam engine was invented (Forrest, ibid.). This series of failures brought him to a second and more severe mental breakdown in 1866.

It’s easy to see where his unhappiness and frustration came from: not from state coercion, but from parental despotism (Forrest, 1974). Authorizing the creation of designer babies may have dire consequences, because embryo selection carried out for the sake of ‘quality control’ in reproduction is far more restrictive of a child’s freedom and places much more pressure on the offspring. Intuitively, one would expect that it would be more difficult for these children to develop into autonomous beings and to be free to choose not to fulfil the wishes and aspirations of their parents, irreversibly inscribed into their DNA, at least at a symbolical level. Even assuming that most of us would justifiably reject the fallacy of “Genes ‘r’ Us” determinism, “made-to-order” children would be hard put to do the same. As American sociologist W.I. Thomas once said, “if men define situations as real, they are real in their consequences.”

What would the consequences be, in terms of their development as nominally independent and responsible moral agents, if the alterations were of a non-medical nature? Would they take pride in their achievements in the same way as ordinary people do, even if their talents are inherited? Why, in a meritocratic society, should they feel they owe anything to the less fortunate? What could be their response to personal failure: would they assume that they are entitled to the best of everything? Finally, and more importantly, those parents so preoccupied with the uncertainties of life that they would rather have their children genetically engineered, how are they going to deal with the unavoidable challenges of parenting and the realization that control can never be complete? Are we going to rear children who cannot face life’s challenges without the help of chemical and genetic enhancers of mood, memory, cognition, sex life and athletic performances? If the goal posts are constantly being pushed forward, how are we going to avoid that what was once regarded as unnecessary should become imperative?

Victoria University ethicist Nicholas Agar (Agar, 1998) has argued that if a 6-year-old Mozart had mixed with children of his own age instead of performing in the courts of Europe, today we would not be enjoying The Marriage of Figaro or Don Giovanni. But we could counter that perhaps Wolfi might have preferred to play with his peers and live a longer and less tormented life instead of complying with the requests of his authoritarian and manipulative father. Even a strictly utilitarian perspective should not contemplate a scenario in which kids are sacrificed for the greater good and in the parents’ pursuit of reflected fame and status, to the point of transforming them into biological artefacts designed by others.

Even though past government-sponsored coercive eugenics programmes have been discredited, the mere defence of reproductive freedom is not sufficient in itself to protect citizens from abuses and harm. Unfortunately, the history of libertarianism is replete with examples of citizens claiming liberties for themselves while demanding restrictions for other “less deserving” citizens. Also, there is no such thing as a government stubbornly refusing to cater to the demands of powerful lobbies.

Apart from the fact that, under more strained socio-economic circumstances, democratic states may at some point be forced to recommend compulsory screening for certain genetic conditions, we might also want to consider the historical evidence pointing to a growing presence of the State in the family sphere in Western democracies, motivated by the imperative to better protect the children’s rights (Cavina, 2007). In point of fact, a proposal has been made in Texas, to the effect that the state should embark on mass presymptomatic diagnosis of Attention Deficit Hyperactivity Disorder in schoolchildren, followed by widespread prescription of psychoactive drugs (Rose, 2005). This should be a sufficient warning that the so-called consumerist eugenics will not be a democratic panacea: treating shyness and liveliness as biochemical imbalance, and medicalizing our children to make them well-behaved and cooperative, as though they were faulty devices – regardless of the unforeseeable long-term side-effects of taking drugs at such an early age – is, for all intents and purposes, an experiment in social engineering on an unprecedented scale, and one which can only disempower parents and children and suppresses human diversity.

In sum, the language of autonomy, empowerment, choice, and rights ought not to obscure the fact that: a. it is a rather apposite way for medical professionals and the State to be released from their responsibilities vis-à-vis patients and citizens; b. the randomness of sexual fertilization is, alas, the closest thing to freedom (Sandel, 2007) in societies where choices are constrained by legal restrictions, social and gender-related expectations, obligations and imperatives, as well as by prejudices, ignorance, practical impediments, and huge economic and social disparities, which translate into a dramatic differential distribution of power and authority.

A society where individuals are expected to responsibly monitor their health and lifestyle and to act on the available knowledge – “free choice under pressure” is a fitting definition of life in advanced democracies – will look on those who do not fulfil that obligation as reckless and uncaring. This is also what we gather from Nancy Smithers, 36, an American lawyer, and from her first-hand experience of how the line between care and desire is becoming blurred and how the range of human variability that is deemed socially acceptable is being inexorably narrowed: “I was hoping I’d never have to make this choice, to become responsible for choosing the kind of baby I’d get, the kind of baby we’d accept. But everyone – my doctor, my parents, my friends – everyone urged me to come for genetic counselling and have amniocentesis. Now, I guess I’m having a modern baby. And they all told me I’d feel more in control. But in some ways, I feel less in control. Oh, it’s still my baby, but only if it’s good enough to be our baby, if you see what I mean.” (Rapp, 1988: p. 152).

Human nature and speciation

While Sophocles thought that “there are many wonderful things, and nothing is more wonderful than man,” Nietzsche famously portrayed man as das noch nicht festgestellte Tier , “the animal which is yet undefined.”

The Human Genome Project, an international collaboration to code the information contained in the human genome through DNA-sequencing and store the resulting information in databases, was heralded as the means whereby we would attain a more precise definition of human nature. The first working draft of a human genome sequence was published in 2001, but it is important to stress that the genome sequenced by the publicly funded Human Genome Project does not represent the genetic make-up of the human species. Based on blood and sperm samples submitted by several anonymous donors, it really is a statistical artefact, the abstraction of a non-existent species-being standing for all of us, individually and collectively, without being us.

Therefore, genomes are benchmarks against which individual genotypes can be examined and described. This is because the genome is not a fixed essence that we all share in common. Each one of us possesses a unique combination of nucleotides and genes coding for proteins (genotype) and even the same genes shared by identical twins express different phenotypes under different environmental circumstances. In other words, we are at once very similar and very different from one another. Suffice it to say that while we differ from each other by 0.1 percent, humans are reportedly 98 percent genetically identical to chimpanzees, proving that such seemingly slight discrepancies have far-reaching consequences, when combined with environmental factors. In human beings, variation is the norm and, strictly speaking, by “human genome” we should refer to the sum of all genotypes in the human species, a goal that is currently beyond our reach.

One of the outcomes of the Human Genome Project has been the recognition that genetic determinism is incompatible with the evidence provided by the preliminary analysis of the base pair sequence of the “human genome.” From a strictly deterministic point of view, defined by the single-gene single-biological function paradigm, our 30,000 genes, approximately twice the number of genes of a fruit fly and far fewer than most geneticists expected, are simply not enough to make us the way we are.

We have not found the “secret of life” and are not anywhere near to being able to explain human nature, let alone control it. However, the finding that the human genome is a dynamic landscape has important ramifications. Assuming that the “genome” is, to some extent, malleable and adaptable without apparent adverse effects, those who still assume that a common genome plays an important part in the definition of human nature (and human rights) will be inclined to regard human nature as infinitely malleable and its characterization as too fluid to serve any meaningful legal, scientific, ethical, and political purpose. They might raise the question that if the social order reflects a society’s conception of human nature, and there is no fixed human nature, then who is to decide what is just and moral, and on what grounds?

Traditionally, personhood has only been attributed to human beings: then, what would a valid criterion for species differentiation be if we are going to grant personhood to great apes and to create human chimeras, cyborgs, or a new posthuman species/race? The problem really comes down to what makes us human: if patients in permanent vegetative states and severely mentally impaired persons are human, then some commentators would argue that it would be fair to grant human chimeras the same status. In other words, we need to clarify the defining criterion that we use to self-identify as humans: what we can do, what we are, or something else?

In 1974, Joseph Fletcher, Episcopal minister, academician, and one of the founders of bioethics, published a controversial treatise in which he argued that certain “retarded children” should not be viewed as persons, that procreation was a privilege, not a right, and that devising ways to obtain chimeras and cyborgs to be put in the service of humankind would be a morally legitimate enterprise (Fletcher, 1974). In much the same way, in the early Seventies, a Rand Corporation panel agreed that genetic engineering would also be used to create parahumans, namely humanlike animals, or chimeras: these beings would be more efficient than robots, and would be trained to perform low-grade domestic and industrial work or else provide a supply of transplantable organs (Rorvick, 1971).

Given the relative genetic proximity of chimpanzees and human beings, and the fact that the evolutionary split between the two species may have occurred fairly recently, it is conceivable that the first human hybridization would generate a humanzee, that is, a cross between a human and chimpanzee. But there remains the problem of the unpredictable consequences of interspecies transplantations at the embryonic stage, when bodies and brains are highly malleable and every new insertion of non-human stem cells is likely to cause random alterations in the development of the organism and, as a result, in the identity of the individual. Nobody can really anticipate the dynamic interactions of animal mitochondrial DNA and the nuclear DNA of a human embryo. It may even be the case that a chimera might look like a member of one species and behave like the members of the other species.

Supposing that the procedure is successfully and safely applied and repeated, we should then broach various topics related to artificial hominization, and discuss the moral and legal status of these beings. If law only recognizes people (including juridical persons) and property, to which category will they belong? Will they be patentable, that is, could they be owned by a company? Will researchers need their informed consent prior to their inclusion in a medical study? Is personhood coterminous with humanity? Are we going to establish a juridical and moral continuum from inanimate things, to animals, semi-human beings (e.g. chimeras, replicant-like androids), and fully autonomous persons?

The idea of a seamless gradient is reminiscent of the medieval notion of the Scala Naturae, or Great Chain of Beings, a linear hierarchy for the zoological classification of living beings which generated the visual metaphor behind the theory of evolution. Yet this model is not without its problems, for it was also employed to establish a pecking order of social worth and, simultaneously, thwart the extension of civil rights to certain categories of “diminished” human beings like women, workers, children, minorities, etc. (Groce & Marks, 2001). Modern advanced democracies will be compelled to blur the boundaries along the abovementioned continuum and make it as inclusive as possible. But this can only mean that many human chimeras and artificial intelligences with highly developed cognitive skills and self-consciousness will be allowed to become our moral equals and, as such, enjoy the attendant legal protection. Ideally, the “borderlines of status” of “artificial human beings” will be removed, with no detriment to senile, foetuses, and the vegetative: human rights will no longer be the monopoly of Homo Sapiens.

 

The commodification of life

“Does it uplift or degrade the unique human persona to treat human tissue as a fungible article of commerce?” was Justice Arabian’s rhetorical question in his concurring opinion in Moore v. Regents (1990).

For centuries, millions of people were enslaved on the ground that certain human beings could be assimilated to Aristotle’s “natural slaves.” Chattel slavery, that is the extension of market relations to the human person as a marketable property and human commodity (res commerciabilis) or legal tender, outside the domain of mutual obligations, was officially abolished only in the nineteenth century.

In the United States, the Thirteenth Amendment, prohibiting slavery and involuntary servitude, was ratified in 1865: it meant that no human being could be owned by another human being and, by extension, that people’s genotype cannot be patented. But isolated genes and partial gene sequences from human tissue samples can be patented for research purposes, provided that the applicant can “prove” that a “natural” object has been transformed into an “invention.” Ironically, mathematical formula are not patentable, because they are assumed to be already out there, like laws of nature or natural phenomena, whereas genes, which are verifiably part of nature, can be patented when they are discovered, regardless of the fact that the assignees may have failed to demonstrate a use for their discoveries.

As a result of the 5 to 4 U.S. Supreme Court ruling in Diamond v. Chakrabarty, 447 U.S. 303 (1980), which determined that “anything under the sun made by man” is patentable, today more than 6000 human genes from all around the world are covered by U.S. patents (Lovgren, 2005), on the ground that the mere isolation and purification of genes from their natural state, by now a routine operation, allows an applicant to be issued a patent. This sentence and the Senate’s refusal to ratify the UN Convention on Biological Diversity (CBD),[3] which had been designed to protect the interests of indigenous peoples, have paved the way to “bioprospecting” (gene hunting), also known as “biopiracy,” of pharmaceutical companies in the developing world, so that U.S. private firms and public agencies are granted exclusive rights to decide who can use those cell lines that are profitable for pharma-business, and how much they will have to pay to do so. There are a number of remarkable analogies that can be drawn between today’s biopiracy and the nineteenth century westward expansion of the United States, when Native Americans were thought to be an inferior race incapable of fulfilling the moral mission of harnessing natural resources. The Doctrine of Discovery meant that the land inhabited by the indigenous peoples was terra nullius (no man’s land). The aboriginal occupants had no legal title to the land because they had no fixed residence and did not till the soil according to European standards. They could only exercise a right of occupancy, under the American “protection and pupilage.” White people had “discovered” the land – and nowadays the genes – and therefore they owned it.

In a multibillion dollar market, enormous economic interests are involved in the search for “biovalue” (Waldby, 2002) and ethical considerations are not binding rules and are not always high on governments’ agendas. In the United States, where individual autonomy is oftentimes equated with the privilege of disposing of one’s body as one sees fit, there is a trend to extend market relations to DNA and body parts. Thousands of patents have been granted, mostly to private companies, on human genes whose function is still unknown. This process of parcelization allows companies to gradually take control of the human genome in the form of immortalized cell lines, and put a price on them, without violating the constitutional principle of the non-patentability of human beings.

Today, advances in biotechnology raise new questions about the treatment of individuals and their bodies, which can now be seen – a vestige of Cartesian dualism? – as collections of separable, interchangeable, and commercially transferable parts.

Bioscientists will, unwittingly or intentionally, play an increasingly important role in this process by introducing technologies that will facilitate the exchange of body parts and DNA – now endowed with a social life of their own –, in commercial transactions, and by selecting (PGD) or cloning donor babies, namely babies who can supply compatible tissues to treat sicksiblings.

This will raise a host of new questions such as: who is the owner of someone’s separated human tissue? If people are the owners of their cell-lines, should not they be entitled to share in the profits from scientific findings and commercialization? Are patent claims for intellectual property of DNA from indigenous peoples morally and legally justifiable? In general, who can demand a share of the profit from the commercial exploitation of human DNA?

Most jurists and legislators of Continental Europe, where the intellectual establishment is generally opposed to the idea of the market as a civilizing and liberating force, will presumably continue to favour social cohesiveness, altruism, and an ethics of the good life (eudaimonia) (Gracia, 1995). The primacy of autonomy will most likely be underplayed for the sake of social justice and equality (Braun, 2000). Reasoning that it would be unrealistic to expect societies to be able protect all citizens, especially the destitute and disenfranchised, from coercion and exploitation, it is to be expected that most will refuse in principle to regard the human body as a repository of economic value, a marketable property and a source of spare parts.

They will stress that Western civilization, from habeas corpus to the abolition of slavery as commerce of “human commodities”, and to the emancipation of women, has developed in opposition to the objectification of the human body and to the idea that anything can be converted into a commodity and into an object of contractual relationships: the argument that human body was a res extra commercium[4] was at the heart of the abolitionist movement, for there is no person without a body, and a subject cannot be the object of commercial transactions. Some will further argue in favour of the Kantian normative position, whereby one should always treat human beings as ends in themselves, that is, as having intrinsic value or worth (non-use goods), and therefore as the source of our valuation process, and not as the means to satisfy our values (use goods). They will point out that bodies, babies, and life are gifts, and money is no substitute for them (Crignon-De Oliveira & Nikmov, 2004), mostly because allowing market forces to define a scale to measure the value of all things would be degrading to our sense of personhood and to our values (Gold 1996).

Accordingly, Article 18 of the European Human Rights and Biomedicine Convention, signed in Oviedo in 1997, forbids the “creation of human embryos for research purposes”, while article 21 states that “organs and tissues proper, including blood, should not be bought or sold or give rise to financial gain for the person from who they have been removed or for a third party, whether an individual or a corporate entity such as, for example, a hospital.” Its proponents were preoccupied, among other things, that relaxing the restrictions on ownership of human body parts would lead to the proverbial slippery slope with companies legally owning potential human beings (or chimeras) from embryo to birth. In Europe, people cannot make their bodies a source of financial gain.[5] While excised body parts, like hairs or placentas, are usually treated as res nullius, that is, free to be owned by the first taker, like an abandoned property, European civil codes prohibit the removal of a body part when it causes permanent impairments, unless it is done within a formalized system of transplant donations.

The principle of market-inalienability has gradually replaced the former principle of absolute inalienability. It is now argued that people do own and control their bodies (and tissues) but have no right to sell them, for they cannot exist without them and their rights as human beings and as consumers cannot trump the right of society to attempt to stave off the process of commodification of human life.

Negotiating the economic value of bodies and body parts is therefore out of question, as it used to be before 1900, when insurance companies reassured their clients that “the term life insurance is a misnomer . . . it implies a value put on human life. But that is not our province. We recognize that life is intrinsically sacred and immeasurable, that it stands socially, morally and religiously above all possible evaluation” (Zelizer, 1978).

Disabilities and genetic testing

In most societies, and especially those with a greying population, people with disabilities constitute the single largest minority group. Depending on how disability is defined, there are currently between 3 to 5 million Canadians, 50 million Americans, and 40 million Western Europeans with disabilities. In half the cases it is a severe impairment. Disability is therefore a fact of life, and the boundary between ability and disability is permeable. It is reasonable to assume that, at some point during one’s life, everybody is going to have to deal personally with a disability or to look after a disabled person, and that it is therefore in everyone’s interest that societies should strive to accommodate disabled people, instead of viewing them as “damaged goods” (Asch, 2001). This is all the more important now that biotechnologies are poised to make the boundary between “abled” and disabled even more porous: the notion of disability will be presumably extended to more individuals (e.g. alcoholism, obesity, predispositions to chronic diseases, etc.).

How is this going to affect the social model of disability and the issue of status recognition? Are further adjustments to accommodate the needs of “asymptomatic ill”, that is, people with an “abnormal” genetic constitution necessary? Is it possible that that is going to magnify the problem in unpredictable ways (viz. proliferation of identity groups)?

In everyday life, there remains an enduring tendency to view human beings as worthwhile not for who they are but for what they do and to confuse facts and values, is and ought. The status of physically and cognitively impaired persons – that is, people with non-standard bodies and minds – best illustrates one of the most glaring antinomies of advanced democracies: they classify their citizens by making up new social categories, labels, and group identities, and they attempt to maximise their potential in order to better include them but, in doing so, they cause the already marginalised to become even more vulnerable and less visible, and they also affect the common perception of what is normal, and therefore acceptable and appropriate, that is, normative (Hoedemaekers & Ten Have, 1999).

Nevertheless, the boundary between “normal variation” and “genetic disease” is in part a social construction, because the notions of “normalcy” and “deviance” are historically and culturally relative. What is more, the consequences of physical impairments can be mitigated by the provision of personal and technical support. It follows that this classificatory exercise is completely out of place (Lewontin 2001). No one, not even the State, can arbitrate normality (Rapp, 2000) and, it should be added, it is not at all clear that disability is a kind of harm that is qualitatively different from other socially constructed “harms”, such as poverty or race (Shakespeare 1999).

Historically, there is no such thing as a linear transition from discrimination to acceptance, as far as people judged to be abnormal and pathological are concerned. Instead, economic, social and political determinants (ideologies, cultural trends, and societal arrangements) have changed the experience of disability along an erratic course (O’Brien, 1999). Their dependence on an artificial environment has been a constant reminder of human imperfections and frailty, and of medical and scientific powerlessness. Furthermore, economic setbacks have often resulted in growing concerns over the financial burden of social spending on people with disabilities. In the Twenties, when the German economy was in a state of collapse after WWI but prior to Hitler’s rise to power, it was revealed that a majority of parents with handicapped children would consent to their “euthanasia” if the medical authorities decided on this course of action (Burleigh, 2002). They sincerely believed that, under those circumstances, it would be best for their children.

Unfortunately, too much insistence on the values of autonomy and self-sufficiency, coupled with cost-benefit considerations on how people might best contribute to production and bolster the economy, are likely to devalue people who are not self-sufficient. If detected abnormalities cannot be treated, prenatal diagnosis and subsequent selective pregnancy termination could still be regarded by many as a quick fix to an intractable social problem, namely society’s unfair treatment of the disabled. The mixed message that society is sending to people with disabilities is that they are mistakes that will hopefully be redressed by technological progress; yet they are still welcome. The two goals of trying to eradicate disability while steering society towards a more embracing and supportive attitude to diversity may well prove incompatible.

We must also consider that prenatal genetic testing and, in the future, fetal therapy, that is, the medical treatment of babies in the womb, will not guarantee a “normal” baby. Even the systematic screening of foetuses cannot prevent all “defective children” from being born. This raises the issue of how they will be treated in a society which tends to value competence and intelligence more than anything else, that is to say, one where they would be “better-not-born” (Baroff, 2000). We are already witnessing the clash between constitutional equality and the inequality of bodies (Davis, 2002). It is a situation in which women’s rights are pitted against the civil rights of people with disabilities and of unborn children, while individual rights, values, and interests are played against those of the larger society.

Today, prenatal screenings are largely performed by midwives and obstetricians. In some countries, these techniques have already reduced the prevalence of spina bifida and Down syndrome by 30 percent or more, and the incidence of neural tube defects, Tay Sachs, and beta thalassemia (Cooley’s Anemia) by 90 percent (Asch et al., 2003). Genetic testing, which can analyse thousands of mutations, is instead usually carried out by genetic counsellors and clinical geneticists.

We might want to speculate about the range of possible short-term and long-term effects of the application of new technologies in the field of genetic medicine, albeit they cannot be predicted with certainty. Following the adoption of gene diagnostics (when there is an indication that someone might be affected by a genetic condition) and genetic testing in carrier screening (when no such indication is present), a new class of citizens could arise, which will include people who have been diagnosed as ‘asymptomatic ill’, that is at a higher risk of contracting certain illnesses. Passing specific legislation to prevent discrimination against them would paradoxically make them seem more different from other people than they really are. It has been suggested (Macintyre, 1997) that discrimination in insurance, employment, and healthcare provision – to contain the costs of healthcare benefits – could be the logical consequence of a double-bind whereby you will be treated differently whether you agree that you and your children should be genetically tested, and test positive, or you refuse, for in such case it will be assumed that you might be concealing some inheritable condition. The bottom line seems to be that an epistemological shift has taken place, so that whenever human life does not conform to increasingly high standards of health and quality, it is likely to be deemed a grievous miscalculation.

Human dignity, a notion that law cannot define unequivocally, lies at the foundation of the human rights doctrine, but it is also indissolubly bound up with the concept of quality of life, which is relative. Because of this, quality and equality are pitted against each other and developments in biotechnology could undermine the constitutional principle of equality of all human lives, which is the glue that holds society together. Finally, because prenatal screening is an expensive procedure, it is even possible that, in countries without universal healthcare, more and more people with disabilities will be born into poverty (Asch et al., 2003).

Conclusion

Studying the ethical implications of the new biomedical technologies involves much more than simply assuming that totally rational agents, altogether free from social and cultural strictures and contingencies, and from their physicality, would arrive at the same conclusions, following a single, completely reliable deductive mode of reasoning or, alternatively, starting from some unverifiable articles of faith. A reality made of moral flexibility, discrimination, inequality, differential power relations and access to healthcare cannot be wished away for the sake of conceptual clarity and simplicity. Yet, historical, political and social issues – including the discussion of the common good, the unfairness of healthcare in the United States and elsewhere, and the sheer nonsense of applying the ethical standards of affluent societies in developing countries –, are seldom the object of critical investigation on the part of mainstream bioethicists. These “secular moral experts” understandably prefer to rely on hard logic rather than on the disputable evidence, multiple constraints, relative values, nagging contradictions, and subjective feelings of everyday reality. But that untidy reality, with its attending uncertainty, is the only one there is, at least for most of us, and this is why there can be no univocal, logically necessary solution to our moral quandaries. Condemning the tendency of ordinary people to cling on to their beliefs as a matter of course seems unwarranted. On various important ethical issues people trust their own judgment because they see that their views are widely shared and because they have strong reasons to believe that such a consensus is not going to vanish into thin air any time soon. Indeed, most of us generally subscribe to those moral precepts that have stood the test of time.[6] It is our appreciation of the practical insights and moral expertise of those who came before us which, for instance, lead many to maintain that human dignity is important even though it is hard to define. Unfortunately, the haste with which common sense is waved aside as an inconsequential distraction, together with a rather strong measure of technological determinism, can only reinforce the impression that bioethics has the justificatory function of bringing the public around to the way of thinking of the most enlightened and glamorous elite and, by extension, of the bio-pharmaceutical industry. The fact of the matter is that a thin bioethics confronting the market and powerful professional and corporate interests is bound to be either crushed or to lend itself to the endorsement of an ideology of unbridled competition and rampant consumerism. Bioethicists would therefore be well advised to pay heed to the words of Jean-Baptiste Henri Lacordaire, who once said that “between the weak and the strong, it is freedom which oppresses and the law which sets free.”[7]

Bibliography

Agar, N. (1998). Liberal eugenics. Public Affairs Quarterly, 12(2), 137-155.

Alschuler, A.W. (2001). Law without Values: The Life, Work, and Legacy of Justice Holmes. Chicago and London: University of Chicago Press.

Asch, A. (2001). Disability, bioethics and human rights. In Albrecht, G .L. (et al.) (eds.), Handbook of disability studies (pp. 297-326). Thousand Oaks, etc.: Sage Publications.

Asch, A. et al. (2003). Respecting persons with disabilities and preventing disability: is there a conflict? In S. S. Herr et al. (Eds.), The human rights of persons with intellectual disabilities (pp. 319-346). Oxford: Oxford University Press.

Bachelard-Jobard, C. (2001). L’éugenisme, la science et le droit. Paris: Presses Universitaires de France.

Baroff, G. S. (2000). Eugenics, “Baby Doe”, and Peter Singer: toward a more “perfect” society. Mental Retardation, 38(11), 73-77.

Bouquet, B., Voilley, P. (Eds.). (2000). Droit et littérature dans le contexte suédois. Paris: Flies, 2000.

Braun, K. (2000). Menschenwürde und Biomedizin. Zum philosophischen Diskurs der Bioethik. Frankfurt/New York: Campus.

Burleigh M. (2002). Death and deliverance: ‘euthanasia’ in Germany, c. 1900-1945. Cambridge: Cambridge University Press.

Cavina, M. (2007). Il padre spodestato. L’autorità paterna dall’antichità a oggi. Roma-Bari: Laterza.

Colla, P. S. (2000). Per la nazione e per la razza. Cittadini ed esclusi nel “modello svedese”. Roma: Carocci.

Crignon-De Oliveira, C. Nikodimov, M. G. (2004). A qui appartient le corps humain? Médecine, politique et droit. Paris: Les Belles Lettres.

Davis, L. J. (2002). Bending over backwards. Disability, dismodernism & other difficult positions. New York & London: New York University Press.

Fancher, R. (1983). Biographical Origins of Francis Galton’s Psychology. Isis, 74, 227–33

Fletcher, J. (1974). The Ethics of Genetic Control: Ending Reproductive Roulette. New York: Anchor Books.

Forrest D.W. 1974. Francis Galton. The life and work of a Victorian genius. London: Paul Elek

Gold, E.R. (1996). Body Parts: Property Rights and the Ownership of Human Biological Materials. Washington, D.C.: Georgetown University Press.

Gracia Guillén, D. (1995). Medical ethics: history of Europe ­ Southern Europe. In T. W. Reich (ed.), Encyclopedia of Bioethics (pp. 1556-1563), Vol. 3, New York: Simon and Schuster Macmillan.

Groce, N.E. & Marks, J. (2001). The Great Ape Project and disability rights: ominous undercurrents of eugenics in action. American Anthropologist, 102(4): 818-822.

Hoedemaekers, R. & Ten Have, H. (1999). The concept of abnormality in medical genetics. Theoretical Medicine and Bioethics, 20(6), 537–561.

Lewontin, R. C. 2001. It ain’t necessarily so, New York. New York review book.

Lovgren, S. (2005, One-fifth of human genes have been patented, study reveals, National Geographic News, October 13. Retrieved May 5, 2007

http://news.nationalgeographic.com/news/2005/10/1013_051013_gene_patent.html

Macintyre S. (1997). Social and psychological issues associated with the new genetics. Philosophical Transactions: Biological Sciences, 352(1357), 1095-1101.

Maclean, A. (1993). The elimination of morality. Reflections on utilitarianism and bioethics. London & New York: Routledge.

Morone, J. A. (2003). Hellfire nation. The politics of sin in American history. New Haven and London: Yale University Press.

O’Brien, G. V. (1999). Protecting the social body: use of the organism metaphor in fighting the “menace of the feeble-minded”. Mental Retardation, 37(3): 188–200.

Paul, D. (1995). Controlling human heredity: 1865 to the present. Atlantic Highlands, N.J.: Humanities Press.

Rapp, R. (1988). Chromosomes and Communication: the discourse of genetic counselling. Medical Anthropology Quarterly, 2(2), 143-157.

Rapp, R. (2000). Testing women, testing the fetus. The social impact of amniocentesis in America. New York and London: Routledge.

Rorvik, D. M. (1971). Brave New Baby. Promise and peril of the biological revolution. Garden City, New York: DoubleDay & Co.

Rose, N. (2005). Will biomedicine transform society? The political, economic, social and personal impact of medical advances in the twenty first century. Clifford Barclay Lecture. Retrieved May 24, 2007, http://www.lse.ac.uk/collections/LSEPublicLecturesAndEvents/pdf/20050202-WillBiomedicine-NikRose.pdf

Sandel, M. J. (2007). The case against perfection. Ethics in the age of genetic engineering. Cambridge, Mass.: The Belknap Press of Harvard University Press.

Shakespeare, T.  (1999). “Losing the plot? Medical and activist discourses of the contemporary genetics and disability. In Conrad, P. & Gabe, J. (Eds) Sociological perspectives on the new genetics (pp. 171-190). Oxford: Blackwell Publishers.

Singer E. et al. (1998). Trends: genetic testing, engineering, and therapy: awareness and attitudes, Public Opinion Quarterly, 52(4), 633-664.

Sweeney G. (2001).“Fighting for the good cause” reflections on Francis Galton’s legacy to American hereditarian psychology. Independence Square, PA: American Philosophical Society.

Waldby, C. (2002). Stem cells, tissue cultures and the production of biovalue. Health, 6(3), 305-323.

Zelizer V. A. (1978). Human Values and the Market: The Case of Life Insurance and Death in 19th-Century America The American Journal of Sociology, 84(3), pp. 591-610.

Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD) – is a mental condition affecting children and adults and is typified by inattention, hyperactivity, and impulsivity. Hundreds of scientists and medical professionals in both North America and Europe claim that there is no clear evidence to support the existence of ADHD and contend that most cases fall within the normal range of variation in human behaviour.

Base pair – a structure made of two complementary nucleotides (strands of DNA molecules) joined by weak hydrogen bonding. The base pairs are adenine (A) with thymine (T) and guanine (G) with cytosine (C) for DNA and adenine with uracil and guanine with cytosine for RNA. This is where genetic information is stored. It is estimated that the human genotype contains around 3 billion base pairs which, together, give DNA its double helix shape.

Chimera – Legendary creature with a lion head and chest, the belly and a second head of a goat, and with a serpent for a tail. In biology and genetics, a distinction is drawn between mosaics, that is, those plants and animals that contain different sets of genetically-distinct cells (e.g. humans with mismatched eyes, but also serious genetic conditions such as Turner’s syndrome) deriving from a single zygote, and chimeras, whose cell populations originated from more than one zygote. Animal chimeras are routinely experimentally produced, whereas the creation of part-human, part-animal hybrids (parahumans) is currently unfeasible and illegal.

Germline engineering – The genetic modification of individuals whose alterations will be passed on to their progeny. It involves altering genes in eggs, sperm, or early embryos, by insertion (e.g. of artificial chromosomes), gene deletion or gene transposition.

Germplasm – hereditary material (chromosomes and DNA) of living organisms. Sometimes it is also the name given to a species’ “genome”, namely the entire repertoire of that species’ genotypes.

Human cloning – If it were legal, reproductive cloning would be used to create children who are genetically identical to a cell donor. At present, it would be a very expensive procedure with a staggering rate of failures (about 90%). Therapeutic cloning refers to the creation of identical embryos and tissues in order to harvest stem cells for research and transplantation purposes. There are two main cloning techniques: (a) by embryo splitting (also known as artificial twinning, because it occurs naturally with identical twins): an embryo is split into individual cells or groups of cells that are then artificially prompted to grow as individual embryos; (b) by somatic cell nuclear transfer (SCNT), which is done by transferring genetic material from the nucleus of an adult cell into an enucleated egg, that is an ovum whose genetic material has been taken away. This is the technique used to generate Dolly the sheep.

Hyperparenting – A form of child-rearing in which parents become too involved in the management of their children’s lives.

In vitro fertilization (IVF) – An assisted reproductive procedure in which a woman’s ova (eggs) are removed and fertilized with a man’s sperm in a laboratory dish (the Petri dish). Each IVF cycle is very expensive and has a success rate of no more than 30 percent. It is estimated that there may currently be about half a million IVF babies worldwide.

Mitochondrial DNA (mtDNA) – The portion of the maternally inherited cell DNA which is contained in the mitochondria, tiny organelles that generate energy for the cell by converting carbohydrates into energy.

Preimplantation genetic diagnosis (PGD) – Cells taken from embryos created through in vitro fertilization (IVF) are examined in a Petri dish. Embryos carrying harmful and lethal mutations are discarded and only “healthy” ones are subsequently implanted in her mother’s uterus.

Reprogenetics – The combination of reproductive medicine and biology and genetic technologies. Embryonic stem cell research, the alteration of select genes, as in germ line therapy and in the genetic manipulation of early embryos, cosmetic gene insertion, human embryo cloning, and embryonic pre-implantation genetic diagnosis (PDG and IVF) are reprogenetic techniques.


[1] Spain, Portugal, Italy, and France.

[2] In those countries, most scientists and social analysts correctly understood that Charles Darwin had historicized nature without closing the gap between nature, human history and society. Elsewhere, Social Darwinists, who held that the Darwinian revolution had paved the way to the naturalization of history, found a more receptive audience.

[3] In 2007, the United States, Andorra, Brunei, Iraq, and Somalia were the only countries that had not ratified this treaty

[4] Meaning “beyond commercial appropriation.”

[5] This position finds expression in the principe de non patrimonialité du corps humain of the French civil code, in the principio di gratuità (principle of gratuitousness) of the Italian civil code, and in the Article 3 of the European Charter of Fundamental Rights. As an aside, Article 25 of the Civil Code of Québec, states that: “the alienation by a person of a part or product of his body shall be gratuitous; it may not be repeated if it involves a risk to his health.”

[6] In the words of Spanish bioethicist Diego Gracia Guillén: “la historia es tambien el gran tribunal de la moralidad,” that is, as it were, “ethics is the daughter of time.”

[7] « Entre le fort et le faible, c’est la liberté qui opprime et la loi qui affranchit. »

FuturAbles

Non subire il futuro, ma crealo, immaginandolo

tsiprastn

appuntamenti, notizie e opinioni dalla piazza virtuale dei comitati Trentini a supporto della lista "l'Altra Europa con Tsipras" per le elezioni europee di maggio 2014

PICCOLA ERA GLACIALE

PiccolaeraglacialeWordPress.com

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Notes from North Britain

Confessions of a Justified Unionist

Civiltà Scomparse

Tra realtà e immaginazione

Trentino 33

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033”

PoetaMatusèl's Poetry Pages

* POESIA LIRICA, D'AMORE E DELLA NATURA * LOVE, LYRIC AND NATURE POETRY *

Donata Borgonovo Re

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

giapponeapiedi

idea di viaggio prevalentemente a piedi nel Giappone tradizionale

Dionidream

Sei sveglio?

The Next Grand Minimum

To examine the social and economic impacts of the next Grand Solar Minimum - See About

Imbuteria's Blog

Just another site

quel che resta del mondo

psiche, 'nuda vita' e questione migrante

SupremeBoundlessWay

For the Sake of All Beings

~ gabriella giudici

blog trasferito su gabriellagiudici.it

Notecellulari

Il Blog di Maria Serena Peterlin

10sigarette

Carpe Diem

Cineddoche 2.0

Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate (A.Hitchcock)

Club UNESCO di Trento

2013 Anno Internazionale della Quinoa - Anno Internazionale della Cooperazione Idrica

The Passionate Attachment

America's unrequited love for Israel

GilGuySparks

The guy was nothing but a pain in the ass

Insorgenze

Non lasciare che la scintilla venga del tutto spenta dalle legge - Paul Klee -

L'impero cadente

come crolla l'impero degli angli, dei sassoni e dei loro lacchè con rovina e strepito

"Because every dark cloud has a silver IODIDE lining..."

Sentieri Interrotti / Holzwege

Il blog di Gabriele Di Luca

Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 129 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: