Se i sindaci governassero il mondo – 15 obiezioni alla distopia globalista di Benjamin R. Barber

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Ciò che noi, educatori delle nuove leve del Führer, vogliamo, è una moderna statualità articolata secondo il modello delle città-stato elleniche. Bisogna pensare a queste democrazie strutturate aristocraticamente, con la loro larga base economica di iloti, come ai maggiori risultati culturali dell’antichità. Il cinque-dieci per cento della popolazione, i migliori accuratamente selezionati, devono comandare, il resto deve lavorare e obbedire. Soltanto così sarà possibile raggiungere quelle alte mete che proponiamo a noi stessi e al popolo tedesco (Kaminski, 1998, p. 138).

Lo storico tedesco Eugen Kogon, sopravvissuto ai campi di concentramento per diventare uno dei padri della Repubblica Federale Tedesca, riferisce di un colloquio che ebbe nel 1937 con un ufficiale delle SS, che gli descrisse il futuro che avevano in mente i nazisti.

Il futuro è per i più piccoli: la posizione geopolitica non avrà più un grande peso, proprio grazie alle nuove tecnologie di comunicazione. Del resto l’Italia è nota in tutto il mondo per aver avuto delle città molto “potenti” come Genova o Venezia. Credo che i “piccoli” potranno farsi avanti se avranno volontà di farlo, delle strategie adatte, un gruppo dirigente che sappia creare entusiasmo su degli obiettivi precisi

Jacques Attali, già consigliere di François Mitterrand e uno degli intellettuali europei più ascoltati e citati

http://www.ladige.it/articoli/2010/04/23/attali-mondo-vince-chi-sa-cambiare

Venezia era Venezia, Genova era Genova, Firenze era Firenze: le repubbliche marinare e i comuni avevano una loro personalità. Ogni parte dell’ Italia era unica. Con il risultato che le città-Stato erano in competizione tra loro e questo era il motore della crescita, dell’ innovazione, del potere… Uso l’esempio del Sud Tirolo (l’Alto Adige, ndr). Quando ogni regione si auto-organizza, le cose riprendono a funzionare, come lì. Quando si dà uno stop alle interferenze e alle imposizioni di Roma, intesa come centro dello Stato, l’innovazione e la crescita lievitano, scompare la paura dello Stato. E la competitività ne guadagna enormemente. Questo, credo, è quello che l’Italia dovrebbe imparare dalla sua storia… Il primo passo necessario, probabilmente, sarebbe la separazione tra il Nord e il Sud. Per togliere paura ad ambedue le entità. Poi si dovrebbe andare verso regioni autonome, che si governano da sole. Dopo un po’ si potrebbe introdurre qualcosa che dia un feeling simbolico di identità italiana, ma niente di più. Come in alcuni Paesi è la monarchia… Io penso che, come entità politica, l’Europa sia finita. Credo nell’Europa culturale, nel senso dei valori dell’Occidente. Ma per il resto penso si debbano avere indipendenza, specializzazione, capacità di affrontare i propri problemi. E ognuno con la propria moneta.

Marcia Christoff Kurapovna, teorica neoliberista, collaboratrice del Wall Street Journal

http://archiviostorico.corriere.it/2012/luglio/14/Ispiratevi_alle_citta_del_Rinascimento_co_8_120714018.shtml

L’esimio sociologo neocon Benjamin Barber immagina un mondo senza stati-nazione, sostituiti da città-stato che amministrano le loro aree di pertinenza.

Secondo lui le città sono pragmatiche e non ideologiche e i sindaci sono più amati dei presidenti, le città sono meno sottoposte alla pressione lobbistica e le amministrazioni riescono a mantenere più promesse. Già si relazionano tra loro con unioni internazionali, come la Nuova Lega Anseatica o la Fondazione delle Megacittà.

Barber sostiene che la governance globale non ha bisogno di un grande edificio con governanti unitari. Può essere volontaria, informale, bottom-up. Raccomanda la costituzione di un parlamento mondiale delle città, perché gli Stati nazionali non possono governare a livello globale, mentre le città lo possono fare. Un pianeta governato dalle città rappresenterebbe un nuovo paradigma di governance globale, di glocalismo democratico e non imposizione dall’alto, di orizzontalismo invece di gerarchia, di interdipendenza pragmatica in luogo delle ideologie superate di indipendenza nazionale.

E’ un progetto che ha un futuro: la stampa angloamericana mainstream sta dando ampio spazio a chi suggerisce che città come Tokyo, New York, Londra, Chicago, Montreal, ecc. [es. cercate "London city-state" e "Montreal city-state"], seguano l’esempio di Singapore e, in parte, Honk Kong, dandosi uno statuto di città-stato.
Barber, nei prossimi anni, diventerà una star a livelli dell’Al Gore di inizio secolo, se l’agenda anarcocapitalista (fase finale del neoliberismo) procederà spedita:
http://it.wikipedia.org/wiki/Anarco-capitalismo

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Si possono muovere numerose obiezioni a questo “nuovo ordine mondiale”:

1. Innanzitutto i sindaci di norma vengono eletti perché assecondano le esigenze (e i capricci) locali e si ripromettono di risolvere i problemi locali, prima di tutto e quasi esclusivamente. Difficile che un sindaco venga eletto perché promette di risolvere i problemi del mondo assieme ad altri sindaci.

2. A un sindaco, anche il sindaco di una megalopoli, manca una prospettiva non solo globale, ma anche semplicemente nazionale, e non ha senso che siano autorizzati a parlare a nome di milioni di persone che non abitano nella città o nei paraggi (e se i paraggi fossero davvero estesi, che differenza ci sarebbe rispetto agli stati-nazione e capi di stato attuali?).

3. Capita che i sindaci/giunte emanino disposizioni che entrano in conflitto con le legislazioni nazionali, se non addirittura con le costituzioni. Chi tutelerebbe il rispetto dei principi fondamentali? Con quale forza impositiva?

4. Circa il 50% della popolazione mondiale non vive in un contesto urbano. Di che tutele potrebbe godere?

5. E se questa popolazione non urbanizzata, che produce il 95% del cibo e delle risorse di cui necessitano le città, decidesse di scioperare per difendere la propria autonomia, che succederebbe?

6. L’esempio cinese (o di Singapore) non promette bene: i sindaci onnipotenti delle megalopoli non sembrano interessati a coordinarsi per il bene della Cina. Sembrano più intenzionati a trasformare le loro città in feudi personali e gli amministratori locali in cortigiani. Un caso non troppo dissimile è quello di Tokyo, che molti giapponesi considerano un’entità ipertrofica con un’eccessiva influenza sulla gestione del paese. Per non parlare della bancarottata Detroit.

7. Le città-stato del passato non erano certo il paragone della virtù e della concordia, né in Grecia, né in Italia o in Germania. La ‘culla della democrazia’ era in realtà un nido di serpi infido di città in perenne conflitto tra loro per centinaia di anni fino a che furono conquistate da un impero. L’Italia è un esempio classico di come un mosaico di piccoli staterelli è rimasto per secoli alla mercé delle grandi potenze e delle grandi banche. Se le città erano murate una ragione c’era.

8. Senza entità nazionali e federali chi amministra i parchi nazionali, la viabilità transcontinentale, i soccorsi ed aiuti di emergenza, la difesa, la lotta alla criminalità transnazionale? Chi salverà le istituzioni finanziarie troppo grandi per essere lasciate fallire? La tua città o la mia?

9. Oggi, nella maggior parte dei paesi democratici, il governo raccoglie le tasse dai cittadini e le distribuisce ai governi locali. Ci si sforza di contrastare le disparità dovute alle rendite di posizione che nascono dalla concentrazione di ricchezze e di competenze in certi luoghi strategici. Tuttavia, se i governi dovessero scomparire, i divari tra aree urbane e rurali crescerebbero stabilmente e le periferie finirebbero alle dirette dipendenze delle grandi città in grado di far valere la loro volontà con la forza e il ricatto.

10. Inoltre l’attenzione concentrata sulle questioni locale non farebbe che sviluppare il campanilismo e la competizione più sfrenata che ora i governi centrali riescono a gestire a beneficio di un’intera nazione.

11. Per quel che riguarda l’idea che i sindaci siano in grado di cooperare meglio dei leader nazionali, non è difficile capire perché ciò avvenga. Lo possono fare perché tutte le questioni più scottanti, controverse e potenzialmente esplosive vengono gestite a livello nazionale, e così i sindaci possono occuparsi di tutto quel che resta, come i bambini possono giocare assieme mentre i genitori si prendono cura dei problemi reali. Riusciamo ad immaginare una conferenza di sindaci che cercano di decidere riguardo a questioni complesse come il diritto delle donne all’aborto, la guerra alla criminalità organizzata, il welfare, ecc.?

12. La creazione di migliaia di città-stato sarebbe un regalo a quella porzione avida e priva di scrupoli delle élites. Essa prenderebbe il controllo di tutto le esistenti strutture di potere sfruttandole per i propri fini egoistici. La storia italiana, quella tedesca e quella giapponese ce lo insegnano.

13. I candidati a sindaco/governatore sarebbero molto probabilmente ricchi e non capirebbero le condizioni di vita dei distretti più poveri.

14. Infine, mi rifiuto di vivere in un mondo governato da politici post-ideologici, se questo significa che giustizia sociale, uguaglianza e fratellanza saranno incasellate nelle categorie “ideologia”, “populismo”, “radicalismo”. Abbiamo bisogno di più democrazia, non della fantasia di un mondo fiabesco, in cui tutti i sindaci non sono corrotti o vittime della sindrome del salvatore che ha sempre ragione perché è dalla parte del vero, del bene e del giusto.

Post-ideologico, al giorno d’oggi, è diventato sinonimo di neo-liberismo, la dottrina che promuove l’abolizione di quelle norme che tutelano i deboli dall’arbitrio dei forti in nome della “meritocrazia”: come se un bambino allevato “parsimoniosamente” non subisse contraccolpi a livello cognitivo e psicologico,  veri e propri handicap di cui non ha alcuna colpa e come se un bambino allevato in una famiglia benestante non avesse le migliori opportunità di sfruttare una posizione di rendita e di privilegio pregressa.

15. Il progetto di Barber ricorda troppo da vicino lo scenario denominato “renew-abad” nell’analisi futurologica intitolata “Megacities on the Move” di Forum for the Future e che prevede la riemersione delle “città-stato”, un massiccio uso delle energie rinnovabili; uso delle risorse strettamente regolamentato; “benevole” autocrazie sul modello cinese; il divario tra ricchi e poveri diminuito a livello sociale, ma aumentato a livello globale; iniziativa privata fortemente regolamentata dal potere centrale: “I governi impongono regole più severe e utilizzano tecnologie sempre più sofisticate per monitorare i cittadini e far rispettare la legge. Spesso decretano il distretto in cui uno dovrà risiedere, le modalità di spostamento, il livello di consumi energetici consentito. Il tasso di criminalità è calato drasticamente, il traffico è più fluido, ma le rappresentanze della società civile denunciano la morte della democrazia. Le città-stato controllano vasti territori come al tempo dell’Europa medievale”.

I centri urbani funzionerebbero come città-stato neo-feudali che sfruttano e tengono a bada le masse sottomesse e divise in clan neotribali in perenne conflitto – la filantropia al posto dei diritti sociali, la “sicurezza” al posto dei diritti civili, il populismo al posto della democrazia, il vassallaggio al posto del contratto sociale, il precariato al posto dei diritti dei lavoratori. No, grazie!

Chi potrebbe volere una cosa del genere?
Avete presente i semi terminator e zombie della Monsanto? Avete presente le sperimentazioni statunitensi per creare soldati-macchina privi di empatia che saranno poi usati contro la popolazione civile?
http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/i-cyloni-sono-gia-tra-noi.html
http://www.independent.co.uk/news/science/super-soldiers-the-quest-for-the-ultimate-human-killing-machine-6263279.html
Avete presente le revisioni dei conti greci della Goldman Sachs? Avete presente il riciclaggio dei soldi del narcotraffico e della vendita di armi della HSBC? Avete presente le conseguenze letali delle politiche europee in Grecia?
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/09/islanda-grecia-egitto-italia-cavie-sovrane/
Avete presente le liste della morte di Obama? Avete presente Deepwater Horizon e Tepco? Avete presente l’Halliburton? Avete presente la guerra delle case farmaceutiche contro i paesi del Terzo Mondo? Avete presente il lobbismo delle multinazionali contro gli interessi e la salute della popolazione? Avete presente la Black Rock, la più grande società di investimento nel mondo, che gestisce un giro d’affari superiore al PIL della Germania? Avete presente il Washington Consensus? Avete presente l’11 settembre? Avete presente la misantropia di certi leader dell’ecologismo?
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/08/09/quando-lumanita-odia-se-stessa-la-misantropia-serrista/
Pensate seriamente che questo esercizio psicopatico di un potere spropositato sia capace di e disposto a disciplinare la sua avidità ed egoismo?

1-reports-per-year2-700x4602145 avvistamenti ufficializzati nel 2012 – 2250 all’inizio di ottobre 2013

http://www.amsmeteors.org/fireball_event/2013/


L’umanità può essere indotta ad accettare tutto questo?

Ecco la risposta di Jacques Attali (parti in rosso): meteoriti/impatti cosmici
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/26/jacques-attali-domani-chi-governera-il-mondo-2012-estratti/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/23/spedizioni-cosmiche-consegna-rapida-e-sicura-in-tutto-il-mondo/

photo7http://sciencefictionruminations.wordpress.com/2011/12/05/adventures-in-science-fiction-cover-art-the-domed-cities-of-the-future/

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Il celebre scrittore di fantascienza William Gibson, incuriosito dalla possibilità che Singapore incarnasse l’avanguardia di quel mondo futuro che lui descriveva nei suoi romanzi, dopo aver visitato la città-stato, l’ha definita “Disneyland con la pena di morte” e ha ipotizzato che, se la IBM avesse potuto crearsi un suo staterello, le corrispondenze con la tecnocrazia capitalista di Singapore sarebbero state ragguardevoli. Un microcosmo fatto di conformismo, automatizzazione, sorveglianza capillare, carenza di creatività e di senso dell’umorismo, efficientismo, soppressione di tutto ciò che è considerato vecchio, censura, divieto di vendita di certi libri (inclusi, a quel tempo, i suoi!), programmi TV che insegnano ai vari gruppi etnici come essere stereotipicamente “se stessi”, locali gay clandestini, omologazione della moda e delle vetrine, ecc. Gibson conclude mestamente che, se gli architetti della società di Singapore dimostreranno di avere ragione – cioè che è così che una società dovrebbe essere amministrata – sarà una sconfitta per l’umanità, perché sarà la prova che essa può prosperare a dispetto della repressione della libera espressione delle personalità e dell’eterogeneità della natura umana.

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post-3990-1246826145Astana

Più inquietante ancora è l’allucinante “città-utopia” di Astana, capitale dell’odierno Khazakhstan, soprannominata la “base spaziale della steppa” e fortemente voluta dal dittatore Nursultan Nazarbaev, strenuo alleato della NATO, che ne magnifica l’architettura futuristica e sincretistica, gli appelli umanitaria al dialogo tra le fedi e le nazioni, alla pace, alla prosperità ed al progresso, ecc. Ma non c’è unità nella diversità ad Astana, non ci sono concordia, dignità, libertà, uguaglianza e fratellanza. È solo il sogno auto-celebrativo – realizzato con l’aiuto dei proventi petroliferi di un tiranno che si crede illuminato. È anche l’incubo di qualunque persona assennata. Non sembra essere una residenza popolarissima: doveva raggiungere il milione di abitanti nel 2012, ma è rimasta bloccata sotto la soglia degli 800mila e, di questo passo, al milione ci arriverà, forse, dopo il 2030. Tuttavia, nel 2010, Astana è stata scelta come sede di una conferenza diplomatica sui diritti umani dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa.

Quello di Nazarbaev e delle città-stato tecnocratiche è un dispotismo che ha un futuro, perché non è orwelliano, non è sguaiato. È piuttosto molto paternalistico e retoricamente benevolo, un po’ come quello preconizzato da Tocqueville ne “La Democrazia in America” (1840):

Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima… Al di sopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti. È assoluto, minuzioso, metodico, previdente, e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua. Lavora volentieri alla felicità dei cittadini ma vuole esserne l’unico agente, l’unico arbitro. Provvede alla loro sicurezza, ai loro bisogni, facilita i loro piaceri, dirige gli affari, le industrie, regola le successioni, divide le eredità: non toglierebbe forse loro anche la forza di vivere e di pensare?

Lo spirito di questo possibile futuro è stato colto con una prodigiosa ed inquietante capacità precognitiva da Fëdor Dostoevskij nella Leggenda del Grande Inquisitore:

Il grande inquisitore si presenta come liberatore degli uomini dal peso della libertà. Sembra quasi una contraddizione: liberare dalla libertà. Ma è proprio questo ch’egli vuole fare: sollevare gli esseri umani da quella che sostiene essere la maledizione che il Cristo è venuto a portare agli uomini. Alla stragrande maggioranza di essi, dice il vegliardo al Cristo prigioniero che lo ascolta in silenzio, non si addice la vertigine della libertà, ma la servitù dello spirito… Il grande inquisitore e il Cristo sono fratelli e al tempo stesso nemici mortali. Cristo promuove la vita, l’inquisitore la soffoca…L’inquisitore sostiene le sue posizioni dal punto di vista della «ragion del volgo»: si presenta come amico e non come nemico del popolo. Egli, che ha detto di sì a tutte le tentazioni del demonio nel deserto, non vuole affatto costringere con la forza gli esseri umani ad obbedire; vuole piuttosto impadronirsi dell’animo. È l’anima umana che gli interessa. Il potere non compare come violenza, ma nella sua versione seduttiva, fino al punto di dispensare l’illusione di una vita oltre la morte. Noi, gli eletti – dice l’inquisitore – sappiamo bene che non è così, ma poiché sappiamo illudere gli uomini, essi moriranno felici (Gustavo Zagrebelsky, intervista, Il Sussidiario, 23 gennaio 2012)

E, non meno lucidamente, da Aldous Huxley in “Brave New World” e da David Mitchell in un romanzo trasposto sul grande schermo dai fratelli Wachowski (cf. “L’Atlante delle Nuvole”) che tratteggia una città-stato plutocratica, iperconsumista, castale ed ecologicamente compromessa chiamata Nea So Copros, retta da un’oligarchia, l’“Unanimità”, che si presenta unita ma in realtà è divisa da lobby, tribalismi e lotte di potere, ed è soprattutto condannata:

Nea So Copros si sta avvelenando da sola. Il terreno è inquinato, i fiumi sono privi di vita, l’aria è tossica, le scorte di cibo sono piene di geni canaglia. Gli strati inferiori non ce la fanno più a comprare le droghe indispensabili per affrontare queste privazioni. Le fasce di melanoma e malaria avanzano verso nord a una velocità di quaranta chilometri all’anno. Le Zone di Produzione dell’Africa e dell‘Indonesia che alimentano la domanda delle Zone di Consumo sono per il sessanta per cento inabitabili. La legittimità della plutocrazia, il benessere, sta scomparendo; le Leggi per l’Arricchimento promulgate dalla Juche sono semplici cerotti a fronte di emorragie e amputazioni. L’unica via d’uscita rimasta è la strategia tanto apprezzata da tutti gli ideologi della bancarotta: la negazione.

Al tempo della rivoluzione francese, Louis-Sebastien pubblicò una visione utopica, intitolata “L’anno 2440”, che doveva prefigurare l’esito finale dell’ingegneria sociale di un certo filone illuminista tecnocratico applicata alla rivoluzione. A distanza di qualche secolo Parigi sarebbe diventata una città puritana che avrebbe bandito caffè, the e tabacco. Sarebbe stata la capitale di una società imperialista che aveva occidentalizzato il mondo, che censurava la letteratura non allineata e inquisiva i dissidenti per convertirli. Una società patriarcale, fatta funzionare come un orologio, in cui non esistevano ozio e tempo libero, ma tutti dovevano rendersi utili in ogni momento. La separazione tra pubblico e privato era svanita e i doveri civici avevano eclissato le libertà civili. I critici hanno paragonato la Parigi di Mercier a una città di morti viventi, una necropoli. Dobbiamo contrastare ogni spinta in quella direzione con tutte le nostre forze.

Unione Nordamericana contro Unione Europea (analisi di Attali e Paye)

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Per il Senato americano il Nord America è già HOMELAND
- I canadesi non sembrano averla presa troppo bene

http://ca.news.yahoo.com/blogs/canada-politics/canada-mexico-united-states-identified-homeland-during-senate-192128693.html

https://twitter.com/stefanofait

L’altra sera, al cinema, mi lagnavo del fatto che ultimamente ogni blockbuster (anche co-produzioni o produzioni messicane) ambientato in Messico ritrae solo i suoi problemi con la mala e il narcotraffico: un Messico violento, selvaggio, barbaro, da civilizzare.

Mi ero chiesto se non fosse pura propaganda: si massaggia l’opinione pubblica di entrambi i paesi per giustificare future misure d’emergenza, rese necessarie dallo scacco subito in Siria, da quello che si profila in Egitto, dalla sorprendente “resilienza” della Cina e dalla non entusiastica partecipazione di alcuni paesi europei alla zona di libero scambio transatlantico così fieramente promossa, tra gli altri, da Zbigniew Brzezinski (e da Emma Bonino, ça va sans dire)

http://gilguysparks.wordpress.com/2013/05/17/una-nato-economica-no-grazie/

Quel giorno stesso Jacques Attali, ex consigliere particolare di Mitterrand, scriveva questo testo sul suo blog, rispondendo involontariamente alle mie inquietudini:

“Un nuovo discorso ideologico e geopolitico sta per fare la sua comparsa nei circoli dirigenziali economici, politici e militari americani. Di fronte alla crescita del potere cinese, con la Cina che presto sarà, inevitabilmente, la più grande economia del mondo in termini di produzione, si comincia a sentire una nuova narrazione a Washington: la potenza leader del mondo per almeno i prossimi due decenni non sarà la Cina, ma l’unione formata da Stati Uniti, Canada e Messico.

http://www.cfr.org/content/publications/attachments/NorthAmerica_TF_final.pdf

Questo insieme, sostengono, deve essere considerato come un’unica nazione: l’integrazione economica, che ha avuto inizio con l’introduzione del NAFTA, è ormai a buon punto. I tre paesi hanno la stessa ideologia, lo stesso interesse per la difesa e una stretta collaborazione su tutti i fronti, economico, culturale e militare. Il Messico è diventata un paese moderno in cui è rispettato il principio di legalità, così come negli altri due paesi. Il Messico e il Canada si stanno americanizzando ad alta velocità e l’integrazione economica e culturale è notevole.

Questo scenario non è improbabile. Quest’unione è già ora la prima potenza al mondo e lo sarà a lungo: una popolazione totale di 470 milioni, che salirà a 540 milioni nel 2030. Un PIL totale di 19mila miliardi di euro, che saranno almeno 25mila entro il 2018. In entrambi i casi, molto superiore a quello della Cina.

Gli Stati Uniti, che si vedono naturalmente come leader della coalizione, potrebbero ritardare così, come l’impero romano, il momento del loro declino. L’intera strategia americana si concentrerà quindi sul successo di questa integrazione economica, completandola con quella politica, sfruttando all’uopo i mass media. E quest’integrazione può essere più facile da conseguire rispetto a quella europea: i nord-americani sono divisi in tre nazioni, con una potenza dominante che può provare a dettare il suo volere.

Ciò avrebbe delle importanti conseguenze geopolitiche. La dominazione del Nord America sul Sud America e sull’Europa, che non tiene conto, per esempio, delle conseguenze di una tale unione sui negoziati commerciali avviati con i soli Stati Uniti [il trattato transatlantico di libero scambio, appunto, NdT].

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/07/31/euroslavia-no-allo-smantellamento-dellunione-europea/

Tuttavia, molti ostacoli si frappongono. In primo luogo, perché le differenze di tenore di vita tra gli Stati Uniti e il Messico sono enormi: il PIL del Messico è più basso di quello del Canada, con una popolazione quattro volte superiore. Le dinamiche della popolazione sono anch’esse molto diverse: l’età mediana era di 38 anni negli Stati Uniti e in Canada e di 26 in Messico e, nel 2030, sarà di 40 anni negli Stati Uniti e 33 anni in Messico. Inoltre, gran parte dell’integrazione economica di questi paesi è criminale: due terzi della marijuana consumata negli Stati Uniti sono importati dal Messico. Il 95% della cocaina che entra nel territorio degli Stati Uniti proviene dal Messico. Nel complesso, si stima che la droga negli Stati Uniti generi 30 miliardi di dollari l’anno di profitti per i cartelli messicani, alimentando una vera e propria economia sommersa che rappresenta più del 3% del PIL del Messico. Con conseguenze mortali estreme: quasi 100.000 persone morte o disperse negli ultimi sei anni. Questo sarà senza dubbio il pretesto per mettere in comune considerevoli mezzi militari.

Inoltre, messicani e canadesi sono molto interessati a conservare la propria indipendenza, fin dalla nascita delle loro nazioni, e non hanno alcun motivo per rimetterla in discussione. Né francofoni né ispanici accetteranno il predominio della lingua inglese. E sono ben lungi dall’accettare la dollarizzazione delle loro economie.

A meno che, per una piroetta della storia, gli Stati Uniti non divengano messicani. Nel 2050, gli Stati Uniti dovrebbero essere il primo paese di lingua spagnola del mondo, con un 30% di popolazione ispanica (132 milioni di persone contro i 52 milioni (17% della popolazione) di oggi) e quindi rappresenterebbero i due terzi della popolazione del NAFTA. Questa alleanza potrebbe quindi essere in ultima analisi, per gli Stati Uniti di oggi, un affare sciagurato. Come è avvenuto per molti imperi prima di loro.

Noi abbiamo oggi una gara tra due alleanze che cercano di integrarsi politicamente. Tocca a noi farlo prima e non abbandonare le comunità francofone del Nordamerica, più importanti che mai”.

http://www.attali.com/actualite/blog/geopolitique/la-nouvelle-surpuissance-americaine

NOTA BENE: io sono molto favorevole all’unione federata/confederata dei popoli, perché voglio più collaborazione e meno conflitti, più concordia e meno violenza.
Un governo mondiale, però, non avrebbe alcuna chance di durare molto a lungo e avrebbe come unico risultato quello di frantumare gli stati e sostituirli con una congerie di signorie per nulla democratiche (es. Singapore, Serenissima, Vaticano, ecc.) e certamente turbo-capitaliste.
Meglio le Nazioni Unite.
W l’unità nella diversità.

*****
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Analisi di Jean-Claude Paye, sociologo e politologo belga (cf. articoli apparsi su Le Monde, Le Monde Diplomatique, Réseau Voltaire)

La “crisi dell’euro” non esiste. È una guerra economica degli Stati Uniti contro l’Unione Europea (non solo contro l’eurozona), con la complicità delle agenzie di rating, dei “mercati” (= banche d’affari rifornite di liquidità da usare per attacchi speculativi proprio dai quantitative easing della FED, ossia l’iniezione di nuova valuta nel mercato), del FMI, di Londra, di Berlino e della Bundesbank+BCE (Francoforte). L’obiettivo è duplice: riprendersi i capitali in fuga sottraendoli ai cittadini europei per salvare l’economia americana

http://www.rischiocalcolato.it/2013/04/una-veloce-occhiata-al-debito-pubblico-e-al-deficit-americano-oltre-il-107-anzi-oltre-il-125.html

far capire alla Cina che abbandonare il dollaro per l’euro non era una buona idea

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-08-09/cina-preoccupa-riserve-214824.shtml?uuid=AaGpy9uD

e ottenere il controllo dell’economia europea in vista dell’accordo di libero scambio transatlantico, con tutte le sue immani conseguenze (ulteriori tagli salariali, tagli al welfare, privatizzazioni)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-16/libero-scambio-transatlantico-rischio-082526.shtml?uuid=AbDeuQ5H

Questa strategia prevede lo smantellamento dell’Unione Europea e la sua sostituzione con un’Unione Atlantica costruita sull’accordo di libero scambio – gli euroscettici che si bevono tutte le cazzate del Telegraph, dell’Economist, del Financial Times, del Wall Street Journal, ecc. sono l’inconsapevole quinta colonna dell’imperialismo anglo-americano (e tedesco).

Dopo l’unificazione tedesca l’Unione Europea è stata modellata per venire incontro alle esigenze tedesche e favorirla puntando sulla sua competitività, senza che ci fosse un governo europeo che usasse dei trasferimenti importanti per controbilanciare questi oggettivi benefici. La “crisi dell’euro” l’ha ulteriormente avvantaggiata. L’intransigenza di Angela Merkel, accusata da più parti di mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’eurozona, si capisce solo nell’ottica di chi si appresta a cambiare cavallo (mercato transatlantico) e può sfiancare quello che sta cavalcando. Stesso discorso per Marchionne e per il suo trasferimento della FIAT negli Stati Uniti

http://www.ilmondo.it/economia/2013-02-19/fiat-elkann-molto-importante-accordo-ue-usa-libero-scambio_202420.shtml

Chi è contro l’euro (certamente non io) deve pertanto cominciare a passare dalle parole ai fatti, altrimenti il progettino di cui sopra potrebbe fallire

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/07/31/euroslavia-no-allo-smantellamento-dellunione-europea/

Mancano solo 9 mesi alle elezioni europee del 2014 e, nei vari sondaggi, inclusi quelli dei quotidiani euroscettici inglesi, gli eurofobi continuano a faticare a superare la soglia del 30% nei paesi PIIGS.

- movimenti/partiti anti-euro: un pregiudicato (Berlusconi), nostalgici di Vichy (Le Pen), La Destra, Forza Nuova, nostalgici della DDR (die Linke, che prende voti soprattutto nella Germania Orientale), ultrareazionari turbo-capitalisti (Alternativa per la Germania: “i lavoratori tedeschi hanno troppi diritti”, “il welfare è uno spreco”), Alba Dorata, UKIP (il partito dichiaratamente schierato a favore della finanza londinese), Veri Finlandesi, destra austriaca post-haideriana, Fidesz, Jobbik, Sinn Féin, Lega Ticinese, Vlaams Belang.
– chance che queste formazioni politiche mobilitino una maggioranza di elettori europei: zero

Gli indignati, che non avevano proposte concrete e universalmente condivise, non hanno combinato nulla, ma almeno si sono fatti vedere.
Voi, che avete un obiettivo preciso, nitido, attualissimo e godete del totale appoggio dei media anglosassoni e anche della stampa conservatrice tedesca, non siete andati al di là della tiepida proposta grillina di un referendum sull’euro, di cui non se ne è fatto nulla.

Allora? Quand’è che riuscite a mettere la questione al centro del dibattito pubblico?

Ritornello atlantideo (2013-2015) – i protocolli di un savio fautore della Pax Americana

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Questo non è un parto della mia fantasia. Sono le analisi di un membro dell’élite statunitense che preferisce mantenere l’anonimato ma non riesce a trattenersi dall’esporre le sue opinioni in un forum internazionale online (classico ganassa).
Per comodità possiamo chiamarlo Mustafà Mond. La sua visione del mondo rivela la tensione hybristica che condurrà alla rovina l’impero americano (così lo definisce lui stesso). È la mentalità di un bullo e sapete cosa succede ai bulli? Le sue vittime, alla fine, si coalizzano contro di lui e gli insegnano come si sta al mondo.

Sarà verosimilmente la Siria a scatenare l’inferno, perché l’esercito sta battendo i ribelli, e questo è chiaro già da aprile (però non ai media italiani):

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/they-may-be-fighting-for-syria-not-assad-they-may-also-be-winning-robert-fisk-reports-from-inside-syria-8590636.html

http://articles.washingtonpost.com/2013-05-11/world/39297570_1_urban-warfare-government-forces-rebels

http://www.theatlantic.com/international/archive/2013/05/why-assad-is-winning/276229/

http://www.usatoday.com/story/news/2013/05/23/syria-rebel-city/2351423/

http://www.tribunodelpopolo.it/servizi-segreti-tedeschi-damasco-sta-vincendo-ribelli-alle-corde/

È l’ennesima sconfitta americana e con buona pace del nostro Mustafà Mond, i bulli non si possono permettere di perdere l’aura di invincibilità.

23 nazioni europee e, in un diverso voto, 71 nazioni ONU, hanno preso le distanze dalla NATO. Le stesse Nazioni Unite, al di là della facciata, mostrano una notevole indipendenza di giudizio e d’azione:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/28/siamo-tutti-rossobruni-nazioni-unite-unione-europea-brasile-e-india-tutti-alleati-di-assad/

Il Nobel per la Pace non può permettersi di perdere la Siria, è in gioco la credibilità della NATO/Nuova Atlantide.
Andranno fino in fondo e ci ritroveremo in guerra.

Per un utile confronto, segnalo le posizioni pubbliche dello stratega Zbigniew Brzezinski sugli stessi temi:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/10/brzezinski-atlantide-e-la-supernova/

MORALITÀ E CINISMO

Non è tortura finché un tribunale americano non decide che lo è.

Per quanto riguarda l’influenza morale, è un concetto privo di senso nella geopolitica. Di che influenza morale possiamo parlare quando usavamo l’Agente Arancio, o demolivamo il Vietnam del Nord con i B-52, orchestravamo colpi di stato in America Latina, dividevamo la popolazione negli anni ’60 e costringevamo un presidente a dimettersi, facevamo a pezzi la Jugoslavia per conto dei nostri alleati tedeschi negli anni Novanta? Quando abbiamo promesso alla Russia che non avremmo esteso la NATO verso est e poi abbiamo fatto l’esatto contrario?

La geopolitica è fatta di strategia ed interesse egoistico. Non importa se ci piace o no o come la gente ci percepisce. Con il passare del tempo gli Stati Uniti continueranno ad agire per perseguire i propri interessi in tutto il mondo e l’odio non potrà che aumentare. È necessario che gli americani crescano e smettano di coltivare questa idea che sia imperativo che gli altri popoli ci amino.

ARABI

La maggior parte delle masse medio-orientali non è allo stesso livello evolutivo di quelle occidentali o di gran parte del mondo. L’unica cosa che l’Occidente e il resto del mondo possono fare fino a quando esse non evolveranno è utilizzare gli scismi interni al mondo arabo per proteggere i propri interessi … oppure schiacciarli con una guerra totale per poi ricostruire tutto, come in occasione della seconda guerra mondiale (ma non è un’opzione fattibile né è morale). Sarebbe bello se potessimo isolarli con dei muri ed ignorarli, ma le forniture di petrolio sono di vitale importanza per l’Europa e l’Asia (solo il 10% delle forniture statunitensi viene dal Medio Oriente ed è un dato in calo).

Carthago delenda est: è applicabile al Medio Oriente.

PAX AMERICANA

Gli europei si sono combattuti per secoli fino a quando gli Stati Uniti hanno pacificato il continente. Le nazioni asiatiche dell’Estremo Oriente sono state anch’esse in lotta per secoli, fino a quando gli Stati Uniti hanno portato stabilità. Gli americani si sono uccisi a vicenda nella più sanguinosa guerra civile della storia dell’umanità. E così via. Alla fine, matureranno ed avranno la loro illuminazione. Speriamo.

Dopo un eventuale ritiro dei legionari (sic!) americani, gli europei ricomincerebbero ad ammazzarsi. I cinesi non si fiderebbero mai dei giapponesi e viceversa. Si riaccenderebbe la corsa agli armamenti. Piccole nazioni come Paesi Bassi, Filippine, Singapore, ecc. sarebbero inghiottite dai loro vicini più potenti o diventerebbero delle marionette [mentre adesso cosa sono? NdT].

GLI OBIETTIVI GEOPOLITICI

Ci sono un sacco di minacce che terranno occupata l’Alleanza Americana (sic!).

Sovvertire delle aspiranti potenze egemoni regionali è una priorità strategica per gli Stati Uniti. Il contenimento della Cina è stato accelerato, come potete aver constato da voi stessi se avete prestato attenzione alle iniziative degli Stati Uniti nel Pacifico nel corso degli ultimi due anni. Poi ci sono i russi e la loro Unione Eurasiatica e l’influenza iraniana, un altro punto critico che sarà affrontato attraverso l’alleanza tra Turchia ed Arabia Saudita.

Qualunque nuovo presidente continuerà a gestire il mondo nel segno della dottrina della Pax Americana: (1) controllo degli oceani e protezione delle linee commerciali, che dà agli Stati Uniti il controllo del sistema del commercio internazionale e assicura che tutte le principali economie mondiali traggano vantaggio dal collaborare con gli Stati Uniti; (2) il sovvertimento di tutte le possibili potenze egemoni regionali che possono presentare una sfida per il sistema statunitense (nel prossimo decennio: Cina, Russia, Iran).

A meno che il popolo americano non decida di accettare un drammatico declino del suo tenore di vita e ricchezza, tutti i presidenti continueranno a gestire l’impero secondo gli interessi geopolitici di cui sopra, dal momento che è nel migliore interesse degli Stati Uniti il mantenimento della loro egemonia globale. Gli standard di vita e ricchezza di Europa, Giappone, Corea del Sud, Australia, Cina, India, Russia, ecc. scenderebbero drammaticamente se il sistema statunitense dovesse andare in pezzi e la competizione senza quartiere dovesse prevalere.

Tutte queste sciocchezze senza senso sul mondo multipolare lasciano il tempo che trovano. Il futuro appartiene agli Stati Uniti e ad alcuni blocchi regionali.

Siamo in grado di rimuovere qualsiasi nazione dal sistema del commercio internazionale (vedi Cuba, Iran, Corea del Nord, ecc.). Questa è la sorgente della potenza americana sul resto del mondo. Europa, Cina, Giappone, India, Brasile, Corea del Sud, ecc. beneficiano di questo sistema.

Il diritto internazionale esiste solo perché gli Stati Uniti sono disposti ad applicarlo. Se decidessimo di modificarlo a nostro vantaggio, lo faremmo.

Gli Stati Uniti continueranno con il multilateralismo finché gli interessi americani possono essere assicurati in questa maniera; diversamente, non si sentiranno vincolati da istituzioni che avevano un significato in un’altra epoca.

Abbiamo guadagnato questo diritto con il sangue e il denaro che abbiamo speso per costruire la Pax Americana. Gli attacchi dei droni vanno a vantaggio dei non-barbari di oggi. Non c’è motivo per cui gli Stati Uniti dovrebbero tornare allo status quo degli anni 90, quando un paio di missili erano l’unica risposta alla minaccia terroristica. Gli USA puniscono chiunque si metta sulla loro strada e quella dei loro alleati. Nessuno è in grado di sfidare l’egemonia globale americana.

Quale nazione ha oltre 700 basi in tutto il mondo e delle forze navali più potenti della somma delle marine del resto del mondo? Che nazione impiega i droni come giudice, giuria e boia contro i nostri nemici? Quale nazione ha la valuta di riserva mondiale assieme al controllo del sistema monetario internazionale? Che nazione ha un’economia più grande della somma della seconda e terza economia mondiale? Che nazione ha a malapena il 5% della popolazione mondiale ma consuma il 25% delle risorse del mondo? Quale nazione è accusata di imperialismo culturale? Che nazione ha pacificato Europa dopo secoli di incapacità di essere in grado di farlo da soli, portato stabilità nell’Estremo Oriente e garantisce risorse per le economie mondiali?

Come nel caso dell’impero romano e britannico, molti americani respingono l’idea di impero e non la riconoscono. Però è un dato di fatto. Molti inseguono infantilmente il desiderio di essere amati dal resto del mondo. Roma non era amata.

Questo sarà lo status quo per la maggior parte di questo secolo, per cui sarà meglio che vi abituiate.

Tra Russia e Stati Uniti la Cina sceglierà gli USA e l’India non si alleerà mai con Pachistan e Cina contro gli Stati Uniti. Non c’è un nuovo ordine mondiale alternativo a questo, che è agli albori. Il resto è retorica.

Quella che potrebbe essere un’esperienza traumatica per i popoli dell’Iraq, Panama, Serbia, Pakistan, Somalia, Grenada, ecc. non è altro che un evento transitorio per il popolo americano. Noi non subiamo le conseguenze dei nostri interventi in tutto il mondo e questo provoca ancora maggior risentimento. Non diversamente dagli inglesi e dai romani al tempo dell’impero e da qualunque grande potenza nel corso della storia umana.

Gli Stati Uniti hanno appreso dall’Impero Britannico: divide et impera, intervenendo solo quando l’equilibrio di potere in una regione è diventato svantaggioso, prevenendo ogni coalizione regionale / blocco che possa sfidare l’egemonia americana [Europa confederata, ma tanto gli euroscettici questo non lo vogliono capire: gli basta aver trovato un capro espiatorio NdT].

FINANZA AMERICANA

Il tetto del debito non ha alcuna importanza. Gli Stati Uniti non potranno mai volontariamente fare default. Il tetto del debito è solo una reliquia procedurale. Così funziona l’attuale sistema monetario. Gli Stati Uniti rimarranno la superpotenza economica, per l’abbondanza di risorse e perché sono ancora uno dei maggiori esportatori del mondo. Il mercato interno è di gran lunga il più ricco del mondo. Inoltre la Cina è una tigre di carta poiché non esercita alcuna influenza sugli Stati Uniti ed è zavorrata da 800 milioni di persone che vivono con un dollaro al giorno.

IRAN

Se l’Iran chiude lo Stretto di Hormuz anche solo per un secondo, ciò sarà usato come pretesto (sic!) per distruggere le sue forze armate e infrastrutture attraverso continui e massicci attacchi aerei.

La guerra con l’Iran non è affatto imminente. È solo diplomazia e manipolazione dell’opinione pubblica internazionale. Le uniche operazioni contro l’Iran in Iran saranno clandestine, per una miriade di ragioni. L’obiettivo è abbattere Assad, alleato dell’Iran. Un importante vantaggio per l’Arabia Saudita e la Turchia.

Roma se l’è cavata piuttosto bene dopo aver spazzato via Cartagine dalla carta geografica. Lo stesso è successo agli Stati Uniti dopo aver aiutato a distruggere l’impero tedesco, quello giapponese e quello sovietico. Mi aspetto che la Repubblica Islamica subirà la stessa sorte se l’Iran continuerà ad operare aggressivamente contro gli interessi americani nella regione.

SIRIA

Il regime siriano, alleato dell’Iran, dev’essere rimosso con qualsiasi mezzo necessario, dato che questo metterà i bastoni tra le ruote delle strategie egemoniche iraniane nella regione.

L’opzione militare in Siria è complicata, con conseguenze impreviste per i partner alleati americani nella regione (Israele, Turchia, Arabia Saudita). La Siria non è la Libia. Gli iraniani sono già in Siria e renderanno la vita difficile a qualsiasi intervento militare (vedi Iraq) e potrebbero portare ad un’escalation della guerra. L’isolamento internazionale e un golpe, approfittando della guerra civile, è la migliore opportunità per azzoppare l’egemonia iraniana senza un intervento militare diretto. Alcuni regimi ci mettono un po’ a cadere [N.B. lo scriveva due anni fa, ora persino Al Jazeera e Washington Post ammettono che Assad sta avendo la meglio, NdT].

Gli Stati Uniti possono pubblicamente asserire di prendere le distanze dai ribelli, mentre li aiutano attraverso Turchia, Arabia Saudita e Qatar. È una buona occasione per sconfiggere l’Iran e volgere al peggio le sue sorti nei territori palestinesi e in Libano.

Speriamo che il regime tirannico di Assad venga deposto entro un paio di anni [lo scriveva nell’agosto del 2012].

I russi non faranno nulla per la Siria quando la situazione si farà delicata [agosto 2012 / smentito nel maggio 2013: russi direttamente impegnati con una flotta, armi antinavali ed antiaeree – è così che si arriva alla propria Stalingrado, senza rendersene conto].

Gli Stati Uniti possono agire a propria discrezione perché Russia e Cina non sono abbastanza potenti per sfidarli su una questione come la Siria. La scelta di non intervenire militarmente dipende dal fatto che non è l’opzione migliore. Finché c’è caos, a Washington va bene così.

Come ho già detto nel novembre del 2011, la pressione e l’isolamento continueranno per tutto il 2012 e il 2013. Ci vorrà del tempo per rovesciare un regime come quello di Assad senza intervento militare. Se i siriani sono così stupidi da coinvolgere la Turchia, allora gli Stati Uniti avranno il pretesto per  passare dall’intervento clandestino a quello alla luce del sole [Lo scriveva nell’ottobre del 2012, NdT].

Chiunque emergerà sarà preferibile rispetto ad Assad e dipenderà dai regimi sunniti della regione. Sarà un regime debole che governerà su un paese destabilizzato. Gli Stati Uniti saranno in grado di esercitare la loro influenza con un governo islamista sunnita attraverso i classici incentivi finanziari (Banca Mondiale, FMI, ecc.). Questo non era possibile con Assad.

RUSSIA E CINA IN SIRIA

I cinesi e i russi sono degli utili idioti. L’inazione pubblica da parte delle potenze mondiali per fermare la violenza può essere facilmente imputata a loro mentre in privato la destabilizzazione permanente del regime di Assad sta procedendo a pieno ritmo.

I russi e cinesi stanno giocando a dama, mentre l’Alleanza Americana sta giocando a scacchi. Pubblicamente, l’Alleanza continuerà a lamentarsi che il loro veto impedisce di fare qualunque cosa, mentre segretamente lavorerà con sauditi e turchi per continuare il processo di destabilizzazione della Siria e limitare l’influenza iraniana.

La Siria guardava dall’altra parte mentre gli insorti affluivano in Iraq. Ora stiamo restituendole il favore.

DOLLARO CONTRO EURO

Il mondo non ha alcuna intenzione di smettere di usare il dollaro come valuta di riserva mondiale. Quello era un miraggio degli eurocrati privi di una prospettiva finanziaria. Gli investitori e la comunità finanziaria mondiale capiscono che l’Europa ha raggiunto l’apice della sua crescita e avrà maggiori problemi a causa del suo profilo demografico. Inoltre gli europei non hanno alcun potere politico o militare per sostenere la loro valuta né sono capaci di parlare con un’unica voce. L’élite politica ha fallito e ha perso la fiducia della comunità mondiale.

“L’Europa” è formata da 27 (o 17) economie diverse e relativamente piccole, con solo un paio in grado di avere un impatto significativo sul mondo. Gli Stati Uniti sono il paese più sviluppato del mondo con un profilo demografico positivo. Gli Stati Uniti hanno un impero militare, finanziario e politico che non ha paralleli sulla scena mondiale.
Vedremo chi ha ragione:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/30/dollaro-contro-euro-e-come-carta-contro-forbice/

OBAMA

La gente che si aspetta che Obama si distingua da Bush deve capire la forza dei vincoli di politica interna ed estera. I presidenti americani sono deboli sul fronte interno e sono costretti ad essere realisti nella sfera internazionale: guerra di droni, graduale disimpegno dall’Afghanistan, contenimento ed accerchiamento di Iran, Russia e Cina, mantenere delle relazioni cordiali con il Brasile, l’unica nazione che potrebbe essere una potenza egemone a livello di emisferico, in futuro.

In politica estera, Obama ha continuato la dottrina della Pax Americana e l’ha resa ancora più potente e unilaterale, pur creando una parvenza di multilateralismo (!!!). Ha elegantemente tenuto conto del fatto che la questione israelo-palestinese era intrattabile e non era importante per gli interessi strategici americani. Sta mettendo i cinesi sulla difensiva. Sta ricalibrando e riequilibrando la politica estera americana dalla priorità al terrorismo e mondo islamico verso un’assunzione di responsabilità più eterogenea (Cina, Europa centrale, Medio Oriente, ecc.). Ha contribuito a sviluppare l’impero appena nato dopo un decennio in cui non si era compresa la potenza raggiunta (’90), seguito da un decennio di enfasi su un unico tema (il terrorismo). Sulla politica estera, non si può che encomiarlo.

DRONI

La CIA è responsabile di una gestione pasticciata dei detenuti della guerra al terrore. Almeno abbiamo adottato misure correttive. Droni, omicidi mirati e una morte rapida. Molto più pulito e molto meno chiassoso.

Potremmo sempre tornare a bombardare a tappeto le città: gli attacchi di droni sono un segno della misericordia americana nei confronti dei selvaggi (uncivilized) [cf. John il Selvaggio vs Mustafà Mond (A. Huxley, Brave New World), NdT]

 

GUERRE UMANITARIE

L’invasione dell’Iraq serviva più che altro a far rigare dritti i sauditi dopo che ci avevano chiesto di lasciare il loro paese in seguito all’11 settembre, ad inviare un messaggio all’Iran e alla Siria, ed era un messaggio rivolto a tutto il mondo, in risposta alla percepita debolezza americana negli ambienti geopolitici degli ultimi due decenni (Beirut, Somalia, innumerevoli attacchi terroristici contro gli interessi statunitensi e alleati durante gli anni 90, e così via).

L’Arabia Saudita si stava smarcando, il Pakistan esitava. L’Afghanistan non era bastato a dimostrare la nostra risolutezza.

Alla fine il messaggio ha avuto successo. L’Arabia Saudita è saldamente nell’alleanza e non ci sarà un riavvicinamento tra sunniti e sciiti. Inoltre, fino a quando il mondo islamico sarà in fiamme e frammentato, l’interesse strategico di prevenire l’emergenza di una potenza regionale che sfidi gli Stati Uniti resta intatto. Entro qualche decennio l’impero dovrà fare di una nazione un nuovo esempio. Qualcuno s’indignerà, ma va fatto.

Il fallimento dell’occupazione è stato un grande errore strategico, ma si possono perdere delle piccole guerre se non si perde quella grande. Gli inglesi hanno perso le colonie americane, ma il loro impero ha raggiunto l’apogeo solo un secolo dopo. Finché il petrolio fluisce del Medio Oriente, i nostri interessi sono al sicuro.

AMERICA LATINA

Gli Stati Uniti non hanno alcun un interesse strategico in America Latina a meno che non intervenga una forza esterna in grado di interferire nel nostro emisfero. Non vi è alcuna Unione Sovietica di cui preoccuparsi. Chavez, Morales, ALBA e gli altri pagliacci sarebbero già svaniti se ce ne curassimo davvero.

L’unica vera potenza in formazione è il Brasile, ma hanno ancora una lunga strada da percorrere prima di poter rivaleggiare con la potenza americana.

SECONDA GUERRA CIVILE AMERICANA?

L’esercito degli Stati Uniti non sarebbe in grado di controllare il popolo americano! Questa è un’idea assurda. Guardate quanto è stato difficile lottare contro le insurrezioni in Iraq o Vietnam. Gli USA sono vastissimi ed hanno una popolazione di 320 milioni di abitanti. Nessuna rivolta sarebbe controllabile. Inoltre l’esercito statunitense è composta da americani e distruggere o opprimere il proprio paese non sarebbe tollerato a lungo.

IL SEGRETO DEL SUCCESSO DI UNA CIVILTÀ

Noi siamo il mondo civile, noi facciamo la storia, al momento.

L’”Occidente” è arrivato a dominare il pianeta grazie alla geografia e le cose non cambieranno tanto presto. L’Europa ha la pianura nord-europea, fiumi navigabili che permettono al capitale di fluire liberamente, ecc. Questo ha permesso all’Europa settentrionale di svilupparsi più velocemente e costruire flotte per espandere le loro economie in tutto il mondo.

Gli Stati Uniti hanno il fiume Mississippi che collega il Midwest ai bacini commerciali del Golfo del Messico, Pacifico e Atlantico ed altri canali che arrivano alle coste. Sono stati benedetti da una delle geografie più ideali del mondo per costruire una società. Chiunque controlli le suddette zone è destinato ad essere una potenza mondiale. Una volta che gli Stati Uniti catturarono New Orleans e controllarono il fiume Mississippi, era inevitabile che gli Stati Uniti si sarebbero trasformati in una potenza mondiale. C’è una ragione per cui l’Europa del Nord è più ricca di quella del sud, ed è la geografia.

Cina e India sono sfavorite dalla loro geografia e non saranno mai in grado di costruire società ricche come gli Stati Uniti o l’Europa. Non c’è abbastanza terra coltivabile in Cina e le precipitazioni sono troppo scarse. L’India è messa anche peggio in una regione che predispone alla sovrappopolazione ed alla mancanza di centralizzazione.

UNIONE EUROPEA

Qualcuno potrebbe dire (e io non sarei d’accordo) che è l’Europa che sta ricominciando a somigliare alla Germania nazista. L’Europa comincia a regionalizzarsi. Avete leggi che prendono di mira i musulmani con il pretesto della laicità, nei Paesi Bassi, Francia, Italia. Dalla Svizzera, al Regno Unito, alla Francia, all’Italia, ecc. ci sono partiti eletti sulla base di programmi estremisti che farebbero sembrare moderato il Tea Party [dubito, NdT]. Deportate i Rom, trasformate gli “indesiderabili” in capri espiatori. Avete flash mob neonazisti in aumento in Germania. L’unica cosa che vi salva è che questo non è un mondo multipolare e ci sono centinaia di migliaia di legionari americani in Europa e intorno all’Europa che assicurano che l’Europa resti circoscritta ed impotente (!!!). [siamo vassalli, le loro sono truppe di occupazione, NdT]

Chi se ne frega di quello che gli europei o pakistani pensano del nostro presidente? È irrilevante e non ha alcuna incidenza sulla geopolitica. Dovrebbero essere molto più preoccupati di quello che pensiamo noi di loro (se lo facciamo).

CRISI DELL’EUROZONA

Le banche di investimento americane avevano scommesso che il mercato immobiliare non sarebbe mai crollato tutto d’un colpo. Si sono ritrovate insolventi a causa del crollo immobiliare. Possiamo parlare di derivati, CDS, modello di cartolarizzazione imperfetta, la mancanza di una regolamentazione efficace, le ripercussioni a lungo termine delle scelte della Fed dopo la recessione del 2001, l’abbassamento degli standard di prestito e molti altri fattori; tuttavia, nulla  di tutto questo assolve l’Europa per le proprie decisioni.

Sì, gli Stati Uniti sono stati il catalizzatore primario della crisi finanziaria del 2008 (così come della crescita economica che l’ha preceduta), ma allo stesso tempo gli Stati Uniti hanno salvato il sistema finanziario mondiale nel 2008 per impedire una catastrofe maggiore. Nel frattempo gli europei hanno esitato ad intervenire fin dall’inizio della crisi del debito sovrano, anche se era preventivabile. L’élite europea avrebbe potuto evitare un sacco di dolore all’Europa se avesse agito all’inizio del 2010.

Inoltre, gli Stati Uniti non hanno creato il corrotto stato greco [il regime dei colonnelli l’hanno sponsorizzato loro, fino a metà degli anni Settanta, NdT]. Non sono stati gli USA a costringere le banche europee a prestare denaro all’edilizia spagnola o irlandese, o per speculare sulle valute dell’Europa orientale, a sviluppare una relazione incestuosa con lo Stato [come se tutte queste cose non fossero accadute anche negli USA! NdT], ecc.

Gli Stati Uniti non hanno creato un’eurozona difettosa, che è il vero problema. L’Unione Europea non ha futuro. Solo l’Unione Sovietica la teneva unita. Nei prossimi anni si regionalizzerà, frantumandosi [Non sembra considerare la possibilità che possa unirsi contro gli Stati Uniti, una volta che le attuali classi dirigenti corrotte ed incapaci saranno rimosse, NdT]

GOLFO PERSICO

Il Qatar fa parte della alleanza sunnita che gli Stati Uniti hanno costruito per riequilibrare la potenza iraniana dopo il crollo del precedente contrappeso (Iraq). La Turchia dovrà sostituire l’Iraq, ma ci vorrà del tempo.

DEMOCRAZIA E GIUSTIZIA SOCIALE

La nostra è una Repubblica Costituzionale. La democrazia era vista con sospetto dai padri fondatori e oggi si capisce che avevano ragione. La democrazia odierna è poco più che la tirannia della folla e le elezioni si rivolgono unicamente al denominatore comune più popolare, non certamente alla classe colta e professionale, che ne prende le distanze per il degrado delle discussioni e l’utilizzo di slogan semplicistici e di luoghi comuni [non posso che dargli ragione, ma il compito dell’élite dovrebbe essere quella di educare la popolazione, non quella di accentuarne e sfruttarne l’inebetimento per promuovere i propri interessi egoistici a discapito di quelli collettivi, NdT].

Le sole persone che non riescono a vivere il sogno americano sono quelle che non ce l’hanno messa tutta, che hanno preferito il divertimento all’impegno e ora danno la colpa agli altri.

MESSICO

Se il Messico perde il controllo della guerra al narcotraffico estenderemo l’uso dei droni in Messico e se il governo protesta ci annetteremo la Baja California (!).

 

RUSSIA

Gli Stati Uniti possono creare problemi in Russia attraverso le ONG e cose del genere

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/12/la-spontaneita-dellopposizione-russa-a-putin/

e gli Stati Uniti hanno sparato un altro colpo di avvertimento utilizzando le Pussy Riot come scusa per stigmatizzare pubblicamente la Russia,

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/31/vagine-in-rivolta-i-nuovi-idoli-dei-media-occidentali/

avvertendo che possiamo causare disordini civili (come abbiamo fatto altrove). È un continuo botta e risposta. La Russia minaccia gli Stati Uniti di chiudere il corridoio nord

http://aurorasito.wordpress.com/2012/04/03/il-corridoio-nord-sud-le-prospettive-del-commercio-multilaterale-in-eurasia/

dopo che gli Stati Uniti hanno approvato una BMD riveduta

http://www.geopolitica.info/nord_america/ballistic_missile_defence.htm

che è a sua volta una risposta all’invasione della Georgia [veramente era la Georgia, partner di USA e Israele, l’aggressore, NdT] dopo le “rivoluzioni” in Ucraina [rivoluzioni colorate, dottrina Brzezinski

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-arabe-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/]

e l’espansione della NATO verso est, ecc.

ISRAELE

La difesa degli interessi dei palestinesi è priva di valore strategico e danneggerebbe i nostri rapporti con un leale ed utile alleato.

Israele ha cercato di ottenere l’assenso delle ultime due amministrazioni alla partecipazione nell’attacco all’Iran, ma con scarso successo, perché a noi vanno bene le cose come stanno.

L’attacco all’Iran è stato pianificato per anni. Ma Israele vuole far credere che è sul punto di attaccare l’Iran, senza mai poterlo fare perché gli Stati Uniti glielo impediscono. Sa che un attacco fallimentare sarebbe estremamente controproducente. Quanto più si parla di un attacco pubblicamente, meno possibilità ci sono che Israele passi all’offensiva.

L’Iran vuol far credere che è sul punto di sviluppare armi atomiche. Gli Stati Uniti vogliono far credere che trattengono Israele, mentre stanno utilizzando il pretesto del programma atomico per imporre sanzioni e indebolire la potenza iraniana nella regione. Questo balletto va avanti ormai da anni.

Sono stati gli Stati Uniti / Turchia / Arabia Saudita a guidare la destabilizzazione della Siria. Israele era inizialmente contrario e preferiva Assad, perché lo conosceva ed aveva delle relazioni di collaborazione con lui. Tuttavia, con il ritiro dall’Iraq e l’Iraq diventato un alleato dell’Iran, gli Stati Uniti avevano bisogno di fare qualcosa per contenere l’Iran nel Levante e la Siria rappresentava un’opportunità strategica. Israele ha accettato suo malgrado, perché non aveva altra scelta e non gli dispiace nuocere all’Iran, anche se un governo sunnita potrebbe andare al potere a Damasco.

L’ossessione per Israele è insensata. Non controlla gli Stati Uniti, altrimenti Bush non avrebbe detto di no quando Israele voleva attaccare il programma nucleare iraniano. Si tratta di un piccolo paese con una proiezione di potenza limitata il cui principale interesse strategico è avere una frontiera stabile [Cazzate! Vuole annettersi la Palestina e sarà questo a fregare la Pax Americana, oltre all’avidità incontrollabile della finanza anglo-americana, NdT]. È una delle numerose nazioni che compongono l’Alleanza Americana.

Gli Stati Uniti e Israele hanno interessi comuni relativi al contenimento della potenza iraniana.

INFORMAZIONE E MEDIA

Usiamo i social media per creare disordini sociali se la cosa si allinea con i nostri interessi. Usiamo i mezzi di comunicazione per inviare messaggi politici ed influenzare l’opinione pubblica. La stragrande maggioranza degli articoli sul NY Times, WSJ, Guardian, Telegraph, ecc non rientrano in questa politica ma, di tanto in tanto, “fonti anonime” aiutano ad inoltrare certi messaggi geopolitici.

REGNO UNITO

Noi sovvenzioniamo il vostro sistema sanitario finanziando l’economia britannica. Se decidessimo di tagliar fuori la vostra piccola isola dalle risorse del Medio Oriente e l’accesso al bacino commerciale dell’Atlantico settentrionale, il Regno Unito dovrebbe costruire una marina abbastanza forte da proteggere le proprie linee commerciali e basi militari, sottraendo risorse al welfare. Siamo in grado di trasformare la Gran Bretagna in una Cuba, Iran, Corea del Nord, con un semplice ordine presidenziale e togliere agli inglesi o a chiunque altro l’accesso all’economia globale. Ma il Regno Unito non è la nostra “puttana”. Le nostre richieste non sono irragionevoli. Blair scelse liberamente di partecipare all’invasione irachena. Ogni popolo deve assumersi le sue responsabilità, senza scaricarle sempre sugli americani.

https://twitter.com/stefanofait

Quello che possono tecnicamente fare, se li lasciamo fare

dia_murals

Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.

Isaia 41, 29

“Alvin Toeffler ne ha parlato in riferimento a certi scienziati che nei loro laboratori cercano di creare alcuni tipi di agenti patogeni che colpirebbero solo certi gruppi etnici in modo da poter eliminare determinate etnie e razze; e altri che stanno progettando una sorta di ingegneria, un tipo di insetti capaci di distruggere selettivamente certe colture. Altri sono impegnati anche nel ramo dell’ecoterrorismo e possono alterare il clima, provocare terremoti ed eruzioni vulcaniche a distanza attraverso l’uso di onde elettromagnetiche”.

William S. Cohen, Segretario della Difesa, conferenza sul terrorismo e sulle armi di distruzione di massa, Georgia Center, Mahler Auditorium, University of Georgia, 28 aprile 1997

http://www.defense.gov/transcripts/transcript.aspx?transcriptid=674

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Tra molte generazioni, le nostre macchine saranno guidate da un’energia ricavabile in qualsiasi punto dell’universo. Questa idea non è una novità…la troviamo nel piacevole mito di Anteo, che ricava energia dalla terra; la troviamo nelle speculazioni di uno dei nostri favolosi matematici… l’energia si trova in tutto lo spazio… Questa energia è statica o cinetica? se è statica, le nostre sono vane speranze; se è cinetica – e sappiamo per certo che è così – allora si tratta solo di sapere quando l’uomo riuscirà ad attaccare le proprie macchine agli ingranaggi della natura.

Nikola Tesla, discorso all’Istituto Americano degli Ingegneri Elettrici, 1891

[cf. John Ratzlaff, “Tesla Said”, 1984].

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http://toscanincina.blogautore.repubblica.it/2013/01/25/dragone-e-serpente/

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In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento ad un’Autorità mondiale diviene l’unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo e con i bisogni della specie umana. Non va, però, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze [Il Vaticano: «Liberismo causa della crisi, serve un governo mondiale»]

http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_24/vaticano-documento-crisi-liberismo_ddda6984-fe28-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml

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Proposta 3, abolizione del contante, suggerita dall'”elettore” Antonio Cibotti.
Chi è Antonio Cibotti?

30 anni, sposato, ingegnere gestionale, ha vissuto in Inghilterra e lavorato per rinomate società nel campo del business advisory e dell’ investment e private banking. Attualmente lavora nel marketing di un’importante gruppo industriale faentino ed è segretario di Italia Futura Romagna

http://www.italiafutura.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/author.htm&auth=684

“Anche se Montezemolo continua a sostenere che la classe dirigente va creata con il merito e l’etica, Bucci nella sua sfida con Italia Futura ha deciso di coinvolgere anche la famiglia, portando con sè anche il fratello Stefano e il cognato Antonio Cibotti. Quest’ultimo è il segretario di Italia Futura Romagna, mentre Stefano Bucci è il vicepresidente”.
http://www.linkiesta.it/italia-futura-bologna-coop-massoneria

Sulle implicazioni dell’abolizione del contante e di altre proposte:
http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/labolizione-del-contante.html

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/20/milena-gabanelli-chiede-labolizione-del-contante/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/23/arriva-anche-il-codice-a-barre-umano-perche-non-ce-limite-allindecenza/

* il denaro digitale è una finzione.

* il denaro non ancorato al sistema aureo è una finzione.

* il valore dell’oro è una pura convenzione.

Sono atti di fede. Si parla infatti di “moneta fiduciaria”. Ora, è realistico attendersi che la gente, ormai ampiamente sfiduciata, accetti di buon grado l’abolizione del contante?

Il contante è una finzione consolidata, la sua soppressione in una fase storica di giustificata paranoia nei confronti di chi lo vorrebbe abolire difficilmente porterà pace e prosperità, io penso.

Un governo mondiale per porre fine alle guerre?

http://it.wikipedia.org/wiki/Equilibrium_%28film%29


C’è un
a piccola, semplice domanda che vorrei rivolgere a tutti coloro che vorrebbero trasformare la pace salutare ed umana che speriamo di avere in Europa in una pace di ferro imposta da un internazionalismo militarizzato. Vorrei, in particolare, porre questa domanda a chi si dichiara, come faccio io, liberale. Se questa persona nega che la guerra possa essere giusta, negherebbe anche che la rivolta possa essere giusta? Supponiamo infatti che nasca uno Stato Mondiale, che bandiere e frontiere non siano più riconosciute; supponiamo scompaiano tutte le uniformi, salvo quelle del sacro poliziotto cosmopolita. Il mio interlocutore riterrebbe di poter negare ad una parte dello Stato Mondiale il diritto di ribellarsi contro la sua restante parte, se si considera tiranneggiato, come i Francesi si rivoltarono nel diciottesimo secolo? Se proibisce la ribellione, nega il principio basilare del liberalismo. Se invece la consente, consentirebbe anche la guerra, semplicemente una guerra priva dei canti, delle musiche e degli emblemi che le conferiscono una certa poeticità e distinzione. Lo Stato Mondiale sarebbe autorizzato a sparare ai suoi prigionieri di guerra: questa sarebbe quasi l’unica differenza.

G. K. Chesterton, Illustrated London News, May 29, 1915.

Non vedo come si possa letteralmente porre fine alla Guerra a meno che non siamo in grado di porre fine alla Volontà. Gli ortaggi sono di norma pacifisti, ma diventare un ortaggio non è un prezzo che sono disposto, o addirittura in grado, di pagare.

G. K. Chesterton, Illustrated London News, October 28, 1916.

Un’Europa con un esecutivo molto forte che si relaziona con piccole realtà regionali potrebbe determinare la morte degli Stati (il che in astratto potrebbe anche essere un bene) e aprire la via all’affermazione di un governo non propriamente e comunque non sostanzialmente democratico.

Luciano Monti, “Il mito d’Europa”, 2000

Jacques Attali, economista, politologo, ex consigliere speciale di Mitterrand ed uno dei più influenti intellettuali europei, ha elaborato nel dettaglio il progetto di un vero e proprio nuovo ordine mondiale federale, sul modello europeo, che si faccia carico degli interessi e dei problemi planetari e faccia rispettare i diritti dei cittadini del mondo (Attali, 2012). Secondo Attali, quest’evoluzione della civiltà umana è inevitabile, perché stiamo procedendo in direzione di un gigantesco caos economico, politico e soprattutto ambientale e ciò costringerà gli esseri umani a prendere coscienza del loro destino comune e della necessità di dotarsi di un unico codice di leggi e di una gestione (“governance”) globale dei problemi globali. Questa governance mondiale nascerà dalla fusione di G20, Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, FMI e Banca Mondiale, sotto l’egida dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Come spiega Attali, se esiste la volontà politica di farlo, “un simile trattato sta in due righe. Può essere adottato in una giornata” (op. cit. p. 22). Successivamente, tutte le leggi e trattati internazionali saranno raccolti in un unico Codice mondiale che prevarrà sulle costituzioni nazionali e sarà introdotta una moneta unica mondiale, sul modello del Bancor proposto da J. M. Keynes. Tra le nuove istituzioni immaginate da Attali ci sono un sistema di giustizia globale, una forza di polizia globale, un’autorità delegata al disarmo ed una delegata al controllo della sicurezza del nucleare civile, un’Assemblea mondiale che vigili sugli interessi di ogni cittadini, un Senato delle nazioni che garantisca quelli dei singoli Stati e infine quella che Attali chiama una “Camera della pazienza”, che tutelerà quelli delle generazioni future e degli altri esseri viventi, incaricata, tra le altre cose, anche di “immaginare nuovi modi di bere, di nutrirsi, di respirare, di vivere sott’acqua o a temperature estreme, di colonizzare l’universo o di “sopravvivere”, trasformandosi geneticamente per diventare capaci di affrontare condizioni radicalmente diverse” (p. 308).

Attali conclude che questo sarà “un governo totalitario o democratico, a seconda di come si instaurerà”. La considero una valutazione ottimistica. La storia ci insegna che il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe in misura assoluta. Le scienze politiche e sociali ci insegnano che il decentramento del potere è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per tenere a bada i peggiori vizi umani. Tenuto conto della natura umana, della relativa facilità con la quale mentitori incalliti privi di scrupoli e di coscienza (sociopatici, narcisisti, schizoidi, ecc.) riescono a farsi strada verso i piani alti della politica, del preoccupante livello di partigianeria e della scarsa sensibilità democratica dimostrata da numerosi statisti di ieri e di oggi, è difficile immaginare che questo nuovo ordine mondiale si possa dimostrare benevolo.

Anche con un governo mondiale permarrebbero delle sensibili diversità di vedute tra le genti e la polizia globale dovrebbe essere pesantemente armata ed intervenire in ogni angolo del globo, in applicazione del discutibile principio della responsabilità di proteggere, che troppo spesso è stato fatto equivalere al diritto di interferire e colonizzare. Un governo del genere tenderebbe a considerarsi quasi sacralmente legittimato, e quindi interpreterebbe il suo ruolo come quello di chi, essendo dalla parte del giusto, deve rimediare ai torti, ossia rettificare l’atteggiamento di chi la pensa in modo diverso. La sua costituzionalità sarebbe solo una cortina fumogena per nascondere un dispotismo burocratico nudo e crudo, iperpaternalistico, votato a rendere il mondo il più omogeneo possibile – nella lingua, nelle credenze, negli usi e costumi – per agevolare l’unificazione dei popoli, garantire la pace e migliorare l’efficienza della gestione planetaria. In ogni caso, in assenza di una comunità organica mondiale, il governo mondiale sarebbe una costruzione artificiale priva di alcuna autorità. Partire dalla costituzione sarebbe come costruire una casa partendo dal tetto.
Nel mondo esiste una comunità di reciproca dipendenza, ma non di reciproca fiducia e rispetto: un governo unitario non potrebbe applicare la legge efficacemente se la comunità nel suo complesso non si sentisse tenuta a rispettarla e non potrebbe integrare la comunità per decreto. In una democrazia l’autorità non risiede nel governo, ma nella comunità che lo accetta come legittimo e conforme alla sua idea di giustizia. Un governo globale non potrebbe mai fabbricare dal nulla uno spirito di comunità e quindi, alla lunga, fallirebbe. Incrementerebbe il caos e l’anarchia nel tentativo di esercitare la propria autorità in un mondo diviso, pieno di disparità, socialmente diversificato, multiculturale e, in breve, plurale, senza un obiettivo comune ed un’identità condivisa. Un tale governo sarebbe o totalmente inefficiente e perciò irrilevante, oppure dispotico, di un dispotismo senza precedenti.

Faremmo bene ad applicare il principio di precauzione e a non perdere mai di vista il fatto che, proprio perché l’umanità è tendenzialmente egoista e bramosa di potere, bisogna temere il peggio da essa e fare in modo che questo peggio non trovi modo di esprimersi. L’unificazione dell’umanità in macro-entità statali federative non risolverebbe, da sola, i nostri problemi, perché se fosse l’utile a stabilire cosa sia giusto e sbagliato, non si potrebbe evitare che, un giorno, in altre circostanze, si decidesse che sarebbe nell’interesse del genere umano amputarne una sua parte (es. Israele, o gli Stati Uniti, o la Corea del Nord). Per questa ragione, il decentramento del potere è il miglior strumento per scongiurare un avvenire terribile. Umanità certamente unita, ma nel più pieno rispetto dei principi di libertà, uguaglianza e fratellanza, altrimenti la ribellione sarà un dovere ineludibile (cf. Spartaco).

Tutto questo nulla toglie all’innegabile bellezza e poesia della visione di Attali. Non posso infatti non condividere questo suo lodevole auspicio (op. cit. pp. 304-305):

Ogni essere umano deve disporre di una “cittadinanza mondiale”. Nessuno deve più essere “apolide”. Ciascuno deve sentirsi a casa propria sulla terra. Chiunque deve avere il diritto di lasciare il proprio paese d’origine e di essere accolto, almeno temporaneamente, in qualsiasi altro luogo. Ogni essere umano deve avere diritto a un insieme di beni universali: l’aria, l’acqua, i prodotti alimentari, la casa, le cure, l’istruzione, il lavoro, il credito, la cultura, l’informazione, un reddito equo per il suo lavoro, la protezione in caso di malattia o di invalidità; l’eterogeneità del modo di vivere, la vita privata, la trasparenza, la giustizia, il diritto di emigrare e quello di non farlo; la libertà di coscienza, di religione, d’espressione, di associazione; la fraternità, il rispetto dell’altro, la tolleranza, la curiosità, l’altruismo, il piacere di dare piacere, la felicità nel rendere gli altri felici, la molteplicità delle culture e delle concezioni di benessere“.

Contesto i modi e i tempi, non certo gli scopi (quelli ufficiali – le vere finalità di alcuni, e forse anche di Attali, sono verosimilmente altre), che sono lodevolissimi. È quella la nostra destinazione, l’unica degna di un’umanità possibile. Ma accelerare i tempi sfruttando delle crisi chiaramente pianificate a tavolino per estorcere alla popolazione un consenso che altrimenti non si sentirebbe di dare significa camminare sul filo del rasoio o nascondere dei fini malevoli.

Jacques Attali, “Domani chi governerà il mondo?” (2012) – estratti

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Jacques Attali, domani chi governerà il mondo? Roma: Fazi, 2012

10: per fare questo servirà un governo mondiale, che dovrà assumere una forma molto simile ai sistemi federali di oggi; l’Unione Europea ne rappresenta senz’altro il miglior laboratorio. Lasciando ai governi delle nazioni il compito di assicurare il rispetto dei diritti specifici di ciascun popolo e la protezione di ogni cultura, questa amministrazione si farà carico degli interessi generali del pianeta e verificherà che ogni nazione rispetti i diritti dei cittadini dell’umanità. La sua nascita sarà il risultato di un processo caratterizzato da un gigantesco caos economico, monetario, militare, ambientale, demografico, etico, politico; o, invece, meno probabilmente, avverrà semplicemente al posto di questo caos…sarà un governo totalitario o democratico, a seconda di come si instaurerà.

19-20: bisognerà senza dubbio attendere che catastrofi di ordine finanziario, ecologico, demografico, sanitario, politico, etico, culturale, come quella del Giappone nel marzo 2011, facciano capire agli uomini che i loro destini sono comuni. Essi prenderanno allora coscienza delle minacce sistemiche che hanno di fronte. Realizzeranno che il mercato non può funzionare correttamente senza uno Stato di diritto mondiale, che lo Stato di diritto non può essere applicato senza uno Stato, e che uno Stato, anche se mondiale, non può durare se non è realmente democratico.

20: come evitare che questa struttura sia la semplice ratificazione della nuova onnipotenza di qualcuno, nazioni o imprese, che tenta di imporre a tutti gli altri una nuova forma di totalitarismo, nel momento in cui gli ultimi popoli sottomessi si liberano.

22: sarà dotato di un parlamento, di partiti, di un’amministrazione, di giudici, di forze di polizia, di una banca centrale, di una moneta, di un sistema di welfare, di un’autorità delegata al disarmo e di un’altra delegata al controllo della sicurezza del nucleare civile, e di un insieme di contropoteri.

22: piano più modesto e pragmatico: per evitare il disastro, basterebbero alcune riforme, quali la fusione del G20 con il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, ponendo sotto la sua autorità tutte le organizzazioni di competenza mondiale, come il FMI e la Banca Mondiale, e sottoponendo l’insieme al controllo dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un simile trattato sta in due righe. Può essere adottato in una giornata. Alcuni lo vivranno come un’opprimente dittatura globale. È verosimile che, se votasse oggi, gran parte dell’umanità vi si opporrebbe, mentre voterebbe senza dubbio un testo generale che affermi l’unità e la solidarietà della specie umana, o che arrivi persino a reclamare la costituzione degli stati generali del mondo. È dunque da qui che bisognerà cominciare.

284: ASTEROIDI: il pianeta è stato in passato colpito da asteroidi e lo sarà di nuovo in futuro. Anche qui, non si vede come i governi e le istituzioni internazionali attuali potrebbero far fronte a tale minaccia, alla quale nessuno si sta preparando seriamente.

289: In risposta ai rischi sistemici mondiali, si vedrà in particolare crescere un’ideologia ecologica planetaria che raccomanda la riduzione della produzione per diminuire il consumo di energia e attenuare i rischi d’inquinamento, imponendo restrizioni in tutti i settori in nome della frugalità e dei vantaggi a lungo termine. Dall’altra parte, un’ideologia religiose – o più d’una – tenterà anch’essa di imporre regole conformi alle esigenze di un aldilà dove risiederà, secondo quanto sostiene, l’unica speranza di salvezza. Queste due ideologia fondamentaliste, ecologica e religiosa, convergeranno: l’una e l’altra affermeranno che il destino degli uomini è già scritto e che il vero padrone del mondo – la Natura o Dio – è altrove. L’una e l’altra, alla ricerca della purezza, denunceranno l’Occidente. L’una e l’altra sosterranno di pensare alla felicità degli uomini in termini di prospettiva. Potrebbe anche emergere un giorno un’ideologia che metta insieme le due dottrine: un fondamentalismo allo stesso tempo religioso ed ecologico. Un ossimoro, come lo fu il nazionalsocialismo. Già ha fatto la sua comparsa in Brasile, dove si sta sviluppando un fondamentalismo evangelico eminentemente interessato alla tutela dell’ambiente. Inoltre, nel 2002, Osama Bin Laden, nella sua “Lettera all’America”, accusò gli Stati Uniti di distruggere la natura più di qualsiasi altra nazione, con l’emissione di gas a effetto serra e la produzione di rifiuti industriali. Nel gennaio del 2010, sosteneva che “tutte le nazioni occidentali” sono colpevoli del cambiamento climatico. Nell’ottobre dello stesso anno, ribadiva che le vittime del cambiamento climatico sono più numerose di quelle delle guerre.

292: tale governo non sostituirà quelli nazionali. Questi veglieranno, quando saranno in grado di farlo, sui diritti specifici, sull’identità culturale di ogni popolo. Il governo del mondo si occuperà degli interessi generali del pianeta, che possono anche divergere da quelli di ogni singola nazione; verificherà che ogni Stato rispetti i diritti di ciascun cittadino e vigilerà per impedire il propagarsi di rischi sistemici mondiali. Permetterà di evitare sia il potere di uno solo sia l’anarchia di tutti.

293: catastrofi ecologiche e crisi economica, l’accrescimento del potere di un’economia criminale, l’incombere della caduta di un meteorite, la virulenza di un movimento terroristico potrebbero, alla fine, spingere i governi democratici del mondo a unire le loro forze.

304-305: BENI COMUNI E CITTADINANZA MONDIALE: ogni essere umano deve disporre di una “cittadinanza mondiale”. Nessuno deve più essere “apolide”. Ciascuno deve sentirsi a casa propria sulla terra. Chiunque deve avere il diritto di lasciare il proprio paese d’origine e di essere accolto, almeno temporaneamente, in qualsiasi altro luogo. Ogni essere umano deve avere diritto a un insieme di beni universali: l’aria, l’acqua, i prodotti alimentari, la casa, le cure, l’istruzione, il lavoro, il credito, la cultura, l’informazione, un reddito equo per il suo lavoro, la protezione in caso di malattia o di invalidità; l’eterogeneità del modo di vivere, la vita privata, la trasparenza, la giustizia, il diritto di emigrare e quello di non farlo; la libertà di coscienza, di religiose, d’espressione, di associazione; la fraternità, il rispetto dell’altro, la tolleranza, la curiosità, l’altruismo, il piacere di dare piacere, la felicità nel rendere gli altri felici, la molteplicità delle culture e delle concezioni di benessere.

305: tutte le leggi mondiali e tutti i trattati internazionali esistenti saranno raccolti in un Codice mondiale che avrà un valore giuridico superiore a quello delle costituzioni nazionali.

307: un’Assemblea mondiale, con l’incarico di rappresentare gli interessi di ogni cittadino; un Senato delle nazioni, con il compito di rappresentare l’interesse dei singoli Stati; una “Camera della pazienza” impegnata a rappresentare le generazioni future e il resto del regno dei viventi.

308: la Camera della pazienza dovrà riflettere in particolare su progetti di amplissimo respiro, come sviluppare l’altruismo e la gratuità, contrastare il cambiamento climatico di origine antropica, immaginare nuovi modi di bere, di nutrirsi, di respirare, di vivere sott’acqua o a temperature estreme, di colonizzare l’universo o di “sopravvivere”, trasformandosi geneticamente per diventare capaci di affrontare condizioni radicalmente diverse.

310: METEORITI: sarà anche messa in campo una forza di difesa e di prevenzione per difendere la terra dalla caduta di meteoriti

312: una moneta unica mondiale, sul modello del Bancor proposto da J.M. Keynes

322-323: una federazione può anche crollare quando il collante della paura smette di tenere uniti i popoli…la prima battaglia deve avere come obiettivo una presa di coscienza dell’umanità sul perché della sua esistenza e sui pericoli che gravano su di essa…deve fare in modo che ognuno prenda coscienza della sua appartenenza a una precisa specie vivente e della necessità di proteggerla.

324: questa presa di coscienza verrà dall’azione di quelli che si interessano al futuro del mondo e che ho chiamato altrove “ipernomadi”: militanti di associazioni, giornalisti, filosofi, storici, funzionari internazionali, diplomatici, attivisti di movimenti internazionalisti, mecenati, protagonisti dell’economia internazionale, dell’economia virtuale e dei social network, creativi in qualsiasi campo, ecc.

326: METEORITI: telescopi ottici sono in grado di individuare il più piccolo meteorite da uno a sei mesi prima dell’eventuale impatto, precisando il luogo con alcune settimane d’anticipo. È possibile attivare un’organizzazione mondiale efficiente: un sistema di osservazione efficace dovrebbe seguire 500mila asteroidi e conoscere le loro orbite almeno quindici anni prima della loro eventuale caduta. Per arrivare a questi risultati, basterebbe coordinare i due sistemi esistenti di sorveglianza automatizzata di questi corpi celesti: il Sentry, creato dalla NASA, e il suo equivalente italiano, il NEODyS. Insieme contano un numero considerevole di telescopi al suolo e nello spazio, che analizzano le orbite e i probabili punti d’impatto.

332: METEORITI: infine, per ridurre la minaccia di impatto di meteoriti, l’azione più efficace dovrebbe essere quella di mettere insieme i quindici paesi che hanno realmente i mezzi scientifici, umani e tecnici utili. Una volta individuato l’eventuale impatto, questo gruppo dovrà valutare il livello di rischio sistemico mondiale sulla Scala di Torino. Se il rischio sarà considerato grave, bisognerà organizzare due missioni: una per osservare la struttura dell’oggetto, l’altra, se necessario, per deviarlo; se il meteorite raggiungerà più di quattrocento metri di diametro, sarà necessaria un’esplosione nucleare. Bisognerà reagire molto prima di disporre di un’analisi affidabile sulla probabilità che raggiunga il nostro pianeta. Converrà agire nel momento in cui ci sia più di una possibilità su dieci che l’impatto avvenga, creando un cratere di più di quaranta metri di diametro. Bisognerà prendere in media una decisione di questo genere ogni dieci anni. Tale processo decisionale esige una notevole preparazione. L’Association of Space Explorers e l’International Panel on Asteroid Threat Mitigation stimano che bisogna mettere a punto entro dieci anni una rete di sorveglianza, di meccanismi decisionali e di mezzi d’azione di questo tipo.

335: Il FMI diventerebbe l’equivalente del Ministero delle Finanze del mondo…La Banca Mondiale diventerebbe il finanziatore dei beni pubblici mondiali e il principale attore della crescita globale.

CHI SI OCCUPA DELL’ORDINE MONDIALE? 336: una NATO allargata. Attali la chiama Alleanza per la Democrazia: “Questa Alleanza rivendicherà il proprio dovere d’ingerenza nelle dittature, dotandosi di mezzi per aiutare le popolazioni sottomesse a instaurare governi democratici nei rispettivi paesi…Fino a quando tutte le nazioni non saranno democrazie, l’Alleanza per la democrazia potrà trovarsi in concorrenza, o anche in contrasto, con il Governo del mondo. Se, un giorno, il mondo sarà costituito solo da sistemi di governo democratici, l’Alleanza diventerà il braccio armato del Governo planetario a avrà il ruolo di proteggerli”

Scozzesi, baschi, catalani e sudtirolesi alle prese con il Nuovo Ordine Europeo

a cura di Stefano Fait

 

 

La seconda grande lezione della guerra del Kosovo è che non ci sono più scontri ineluttabili di culture, etnie e civiltà, se non nelle interpretazioni dei loro fautori. Le motivazioni e i comportamenti reali dei protagonisti di questi scontri sono molto distanti da quelli attribuiti loro dalla politica, dalla diplomazia e dal circuito dell’informazione internazionali. Il Kosovo non è una provincia di odi etnici secolari e di fanatismo religioso. E il resto dei Balcani non è diverso.

Pino Arlacchi, prefazione a “La Torre dei Crani. Kosovo 2000-2004”, di Antonio Evangelista

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5597

Anche se la maggior parte delle persone continua a credere che la facciata della realtà sia tutta la realtà, le cose stanno diversamente:

http://fanuessays.blogspot.com/2012/01/ferruccio-pinotti-sui-poteri-occulti.html

Pensiamo solo alla candidatura della Clinton alla direzione della Banca Mondiale:

http://www.reuters.com/article/2011/06/09/us-obama-clinton-worldbank-idUSTRE7586P720110609

Cosa ci dice sull’equanimità, indipendenza e democraticità delle istituzioni globali, quelle che decidono delle sorti di popoli e nazioni?  Cos’è la Banca Mondiale, un istituto finanziario o un’appendice politica globale dell’impero anglo-americano?

E cosa ci dice la spietatezza con la quale sono stati trattati milioni di Greci, come se fossero collettivamente colpevoli, o la virulenza della germanofobia che si diffonde attraverso il continente?

Il bullismo delle istituzioni europee è ormai sfrenato. Ora se la prendono con la Spagna perché il nuovo governo conservatore di Mariano Rajoy ha ritardato l’implementazione delle misure di austerità a dopo le imminenti elezioni regionali perché, comprensibilmente, non è entusiasta all’idea di danneggiare i candidati del suo partito. Le sanzioni contro la Spagna sono assai probabili e potranno ammontare ad una quota pari a fino allo 0,1% del suo PIL:

http://www.euronews.net/business-newswires/1386450-eu-to-punish-spain-for-deficits-inaction/

Non è ancora chiaro se l’obiettivo sia quello di far vedere chi comanda o, il che è più probabile nel caso della Grecia, arrivare alla sua espulsione facendo ricadere la colpa interamente su di essa – strategia dell’agnello sacrificale. In Giappone i media spiegano ai cittadini giapponesi che se non accetteranno l’austerità finiranno come gli Italiani, in Italia ci spiegano che se non accetteremo l’austerità faremo la figura dei Greci. Ai Greci hanno spiegato che se non avessero accettato un severissimo regime di austerità sarebbero finiti male. Onestamente non vedo come possano finire peggio di così, salvo un’eventuale occupazione da parte di un esercito invasore o l’instaurazione di una dittatura militare.

Difficile che l’Unione Europea voglia fare a meno della Spagna, che è un boccone molto grosso. Dunque l’intento degli eurocrati potrebbe essere quello di intimidire gli Spagnoli. È l’ultima fase della strategia iniziata con un flusso di capitali in eccedenza (nazionali e bancari) diretto verso i PI(I)GS che garantisse il loro ingresso in Europa per poi poterli spennare, con la complicità dei politici locali, e simultaneamente spennare i contribuenti delle nazioni ricche:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/16/basta-prendersela-coi-tedeschi-siamo-tutti-sulla-stessa-barca/

Ora, scatenata la crisi, banche ed istituzioni europee sono legittimate a maramaldeggiare ed interferire con gli affari interni dei vari paesi nel mirino, facendosi passare per le vittime che pretendono a buon diritto dei risarcimenti, quando invece sono degli usurai/pusher che sapevano molto bene fin dall’inizio che stavano facendo cadere in trappola le loro prede. Questa conclusione non ha un puro valore teorico: la correttezza di questo ragionamento comporta che siamo di fronte a persone (sociopatici? psicopatici? schizoidi? narcisisti?) che si sono macchiate di vari crimini contro l’umanità per via della loro sconfinata avidità e carenza di coscienza/empatia. Ci sono dunque evidenti implicazioni giuridiche e morali di cui i futuri partigiani/resistenti/rivoluzionari e storiografi dovranno tener in conto. A ciò si dovrebbero aggiungere i capi di imputazione che si sono guadagnati nei rapporti con i paesi in via di sviluppo e che i cittadini delle nazioni “evolute” hanno convenientemente trascurato (qualche miliardo di umani in surplus).

Ad ogni buon conto, sebbene l’attuale configurazione istituzionale dell’Unione Europea sia ben lontana da quella statunitense, Bruxelles si comporta già come Washington, un atteggiamento che fino a pochi anni fa sarebbe stato giudicato intollerabile. La paura della crisi ha ammansito gli Europei. Per ora, solo i Greci hanno cominciato a dire no. È auspicabile che non siano gli unici, che non siano lasciati da soli. Se ho imparato a conoscerli bene, non penso che gli Spagnoli si asterranno dalla lotta. Così, mentre la sfera egemonica anglo-americana (e non solo) spinge centripetamente nella direzione di un governo mondiale, parallelamente prendono forma forze centrifughe che sono istantaneamente demonizzate, bollate come “etnopopulismi reazionari” anche quando hanno un carattere autenticamente progressista, democratico ed umanista/umanitario nel senso più vero del termine.

Come non tutto il separatismo sudtirolese è xenofobico e regressivo, così i movimenti catalani, baschi, galiziani, scozzesi, corsi e sudtirolesi/altoatesini per l’autodeterminazione non possono essere tutti, o nella loro interezza, designati come anti-moderni ed anti-europeisti. Quel che è certo è che non si lasceranno sottomettere facilmente. Non ho idea di quali potranno essere le conseguenze, ad esempio in Alto Adige, ma ho l’impressione che le perduranti conflittualità tra maggioranze e minoranze saranno sfruttate nel nome del divide et impera ed occorrerà fare di tutto per evitarlo, apprendendo le lezioni della storia:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/si-puo-evitare-una-terza-guerra-civile.html

Sia come sia, la Scozia ambisce a tentare la strada della devoluzione integrale, se possibile tra il 2014 ed il 2016:

http://www.guardian.co.uk/uk/scotland

I politici inglese sono estremamente preoccupati riguardo a questo sviluppo non perché temano la secessione (non ci sarà, gli Scozzesi preferiscono una piena devoluzione alla problematica creazione di uno stato nazionale) ma perché sanno che il partito nazionalista scozzese (Scottish National Party) è progressista ed anti-neoliberista, ossia è la bestia nera delle politiche in voga nell’eurozona e che sono invece guardate come il fumo negli occhi nei paesi nordici, dall’Islanda alla Finlandia. Addirittura il leader dei nazionalisti scozzesi, Alex Salmond, ha dichiarato di voler servire da esempio per tutte le forze progressiste del Regno Unito e oltre. Insomma, Salmond vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale tutti quegli argomenti che le oligarchie autoritarie dell’eurozona e della City di Londra cercano di mantenere lontano dai riflettori. Odiano il pluralismo, specialmente nei media. Odiano l’idea che qualcuno possa decidere di proporre sul serio – e non nella certezza che non si farà mai (cf. Merkel e Sarkozy) – l’introduzione di forme di tassazione delle transazioni finanziarie, o di contrastare l’evasione fiscale delle élite e le iniziative militari del Regno Unito e della NATO in giro per il mondo. Un esempio del genere sarebbe devastante per il loro monopolio della percezione pubblica della realtà. Nascerebbe un’autentica alternativa, non si potrebbe più dire che esiste un unico modo di affrontare la crisi e lasciarsela alle spalle. Il neoliberismo troverebbe un avversario in grado di sconfiggerlo, in Scozia, in Galles, nell’Irlanda del Nord, nella stessa Inghilterra e in Irlanda, qualcuno che sventoli la bandiera della giustizia sociale e dell’autodeterminazioni degli individui.

La Scozia potrebbe ambire anche all’indipendenza visto che produce più ricchezza della media britannica e invia a Londra più imposte dei trasferimenti statali che riceve in cambio, si emanciperebbe da politiche che favoriscono invariabilmente Londra ed il Sud-Est e che aggravano le disparità sociali, privatizzando le risose e servizi pubblici, non dovrebbe partecipare a guerre alle quali si oppone, si denuclearizzerebbe, si potrebbe opporre al continuo afflusso di scorie nucleari sul suo territorio, potrebbe diventare energeticamente autonoma, grazie allo sfruttamento delle rinnovabili, del petrolio e del carbone, avrebbe un seggio all’ONU e nell’Unione Europea. Le esportazioni di whisky scozzese rappresentano il 25% delle esportazioni alimentari britanniche. La Scozia potrebbe aspirare a raggiungere i paesi nordici in termini di sviluppo umano e qualità della vita.

La Catalogna vorrebbe l’autodeterminazione per il 2014, a trecento anni dalla perdita della sua indipendenza. Ci sono ostacoli ma si insiste, prendendo a modello la Scozia:

http://www.europapress.es/catalunya/noticia-carod-defiende-referendum-independencia-2014-si-era-viable-20120112111211.html

I separatisti sudtirolesi si ispirano ai separatisti catalani:

http://www.gruene.bz.it/index.php?option=com_content&view=article&id=287:lautodeterminazione-lalto-adige-non-e-la-catalogna-selbstbestimmungsuedtirol-ist-nicht-katalonien-&catid=35:landtag-consiglio-provinciale&Itemid=64&lang=it

http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/04/12/news/klotz-l-esempio-della-catalogna-3930391

Qui un sommario confronto tra le due esperienze:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/separatismo-sudtirolese-separatismo.html

La situazione altoatesina è particolarmente delicata:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/quel-che-i-politici-altoatesini-non.html

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/auspici-per-il-2012ed-il-2013ed-il-2014.html

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/giustizia-e-riconciliazione-in-alto.html

http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/alex-langer-twin-peaks.html

In inglese:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/gemutlich-segregation-multiculturalism.html

L’inevitabile, grave recessione infiammerà gli animi. Lo si intuisce esaminando le tendenze di voto per il partito nazionalista scozzese:

1929 3,000
1931 21,000
1935 30,000
1945 27,000
1951 7,000
1955 12,000
1959 21,000
1964 64,000 – 1963: scoperti giacimenti petroliferi nel Mare del Nord
1966 128,000
1970 307,000 – 1969-1970: scoperta di due enormi giacimenti petroliferi al largo della costa scozzese

1974 633.000 – [la prima di due elezioni]
1974 839,000 – 1973-1974: crisi petrolifera, crisi economica, austerità

1979 504,000
1983 497,000
1987 416,000
1992 629,000 – sfarinamento dell’Unione Sovietica in varie repubbliche indipendenti e Guerra del Golfo

1997 621,000 – Hong Kong torna alla Cina
2001 464,000
2005 412,000
2010 491,000 – crisi economica

Così proprio l’arma che doveva servire a sottomettere i popoli potrebbe ritorcersi contro gli aguzzini. Tutto dipende da come la gente impiegherà Internet, se per informarsi e poi rifiutarsi di cooperare, o per prendere per buone le versioni ufficiali delle autorità e servirle. Per il momento non sembra probabile che l’Internet possa essere soppressa a breve e in misura significativa. Dunque c’è la speranza che sempre più gente si renda conto, tra le altre cose, che altri paesi, prima della Grecia, hanno fatto default senza finire all’inferno, anzi – es. Russia, Brasile, Argentina, Ecuador, Messico – e si renda conto che non c’è alcuna ragione di credere che solo i Greci siano stati condotti al massacro dai propri politici.

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