Il GCSR (Global Climate Status Report) per l’anno 2013 fornisce una valutazione dello stato del clima e di previsione per il futuro della Terra. È destinata ai politici che decideranno il prossimo futuro, uomini d’affari, educatori e al pubblico che ha bisogno di una breve panoramica sul clima della Terra, per comprenderne rapidamente gli aspetti più importanti del cambiamento climatico in corso.
Data di pubblicazione: 18 febbraio 2013.
Paragrafo 1. La valutazione generale.
A) Metodologia:
Per sviluppare il GCSR, il SSRC (Space and Scienze Research Corporation), utilizza una serie standardizzata di monitoraggio dei parametri di misurazione del clima, ottenuti dai dati forniti da più agenzie scientifiche governative internazionali degli Stati Uniti e dalla gran parte dei dati, prodotta da satelliti in orbita, che dalla metà degli anni 70 hanno fornito misurazioni estremamente accurate, delle caratteristiche della climatologia, basati su dati critici usati per la valutazione del clima sulla Terra. Da questi dati ed analisi dei trend, viene eseguita con dati di riepilogo, grafici, diagrammi e report, che vengono poi sviluppati dalla SSRC, con l’assistenza di propri ricercatori di supporto.
Il GCSR affronta cinque grandi categorie del clima:
(1) Temperature atmosferiche globali.
(2) Le temperature oceaniche globali.
(3) Le temperature polari, glaciali e il punto di ghiaccio marino.
(4) Livello dei mari e velocità del cambiamento.
(5) Stato di attività solare.
Sintesi.
La Terra ha terminato l’era del riscaldamento globale, causato principalmente dal Sole, ed è entrata in un processo di rapida transizione, verso un nuovo periodo dal clima freddo. Questo prossimo cambiamento climatico, potrebbe durare per almeno i prossimi 40 anni. L’estensione e la profondità del freddo prodotto in questa nuova era climatica è stimata essere la peggiore da oltre 200 anni a questa parte. Come tale, sarà probabilmente un periodo storico ed altamente distruttivo a livello globale, sia in termini di danni alle colture, sia in termini di sofferenza umana.
Sulla base dei precedenti periodi del clima freddo di questo tipo, il risultato più probabile per questo prossimo cambiamento climatico, saranno sconvolgimenti sociali, politici ed economici in tutto il mondo, con sostanziale perdita di vite umane.
“L’ibernazione solare o punto di minimo più basso” delle macchie solari è prevista per il 2031. Ciò corrisponde all’anno nel quale si prevede che la temperatura, sia la più bassa durante questo periodo freddo.
Il clima sulla Terra è attualmente in un periodo di inversione dinamica tra passato (iniziato circa 200 anni fa, con tendenza al riscaldamento globale, che ha avuto inizio nel 1840) ed il nuovo trend del clima freddo. In questo periodo di transizione, si prevede avvengano significativi cambiamenti anche repentini tra caldo e freddo!
Quando il clima freddo avrà preso il sopravvento nella maggior parte delle regioni, si preannuncerà un rapido calo delle temperature globali. Questo avverrà nei prossimi 10/15 anni, con apice del freddo tra il 2020 ed il 2030.
Oltre agli effetti negativi causati dalle temperature globali, molto al di sotto delle attuali, questa quiescenza solare sarà importante, perché coinciderà con alcune delle eruzioni vulcaniche più catastrofiche ed i maggiori terremoti distruttivi mai registrati. Le eruzioni vulcaniche possono far notevolmente diminuire le temperature globali, molto più rapidamente di quanto si pensi, andando ad accentuare la già consistente riduzione della produzione di energia solare. Non si prevede una prossima fase di riscaldamento almeno fino al 2045, con successivo inizio del riscaldamento globale stimato nel corso degli anni 2070-2090. Tuttavia, sarà un riscaldamento moderato, rispetto all’apice del riscaldamento del recente passato durante tutto l’intervallo compreso tra il 1990 e il 2010.
La lunga storia geologica del pianeta Terra, tornando indietro di milioni di anni, ci dimostra come esso sia normalmente un pianeta dal clima freddo, dove lo spessore del ghiaccio glaciale ha uno strato superiore al km e che ricopre gran parte dell’emisfero nord, con le regioni del sud emisfero temperate per decine di migliaia di anni.
Tra le ben note lunghe glaciazioni, della durata di circa 120.000 anni, il clima sperimenta di solito periodi più caldi, della durata di poche migliaia di anni. Ora si prevede, per i prossimi 100/1000 anni, che la Terra continuerà la discesa della temperatura già avviata, portandosi fuori dall’attuale periodo interglaciale di 11.000 anni, dove il vecchio Olocene, periodo caldo, verrà sostituito con l’inizio di una prossima era glaciale.
L’analisi dei dati raccolti dal carotaggio dell’Antartide e della Groenlandia hanno dimostrato che l’arrivo della prossima era glaciale, può avvenire molto velocemente, sostituendo il periodo dell’Olocene caldo interglaciale. L’arrivo di questa glaciazione potrebbe arrivare entro un solo secolo. Questo perché sono stati trovati notevoli differenze di temperatura globale nell’arco di pochi decenni.
Inoltre da studi approfonditi, i naturali cambiamenti climatici, quando si verificano, possono avvenire molto rapidamente.
Diamo il benvenuto alle prove a sostegno della nostra teoria preferita e ignoriamo o manifestiamo dubbi sulle prove che la contraddicono. Tutti noi ci comportiamo continuamente così. Non è, come spesso assumiamo, un problema che affligge solo i nostri avversari. Io lo faccio, noi lo facciamo, ci vuole uno sforzo sovrumano per non farlo.
Matt Ridley
L’aumento dell’anidride carbonica è conseguenza, non causa, del riscaldamento globale e l’anidride carbonica continua ad aumentare anche quando le temperature rimangono stabili (ergo: uomo c’entra davvero poco)
Per la serie: fatti, non pugnette modellistiche TOTALMENTE fuori bersaglio – “Il 2013 sarà uno degli anni piu’ freddi“: è quanto avverte il meteorologo col. Paolo Ernani, spiegando che “è in atto un’inversione di tendenza della temperatura mondiale e questo sarà probabilmente un anno relativamente freddo anche per noi. Recenti nostri studi – riferisce – fanno pensare che qualcosa di rilevante si stia già manifestando. Per esempio, nel calcolare sulla penisola italiana la temperatura media annua fra il 1997 e il 2012 e la sua relativa linea di tendenza abbiamo notato che quest’ultima tende a scendere“. La temperatura media sull’Italia “ha smesso di salire dalla fine del secolo scorso e da allora, anno dopo anno e in maniera quasi impercettibile, sta scendendo. E’ in atto un’inversione di tendenza che sarà palpabile anche nello scorrere di questo anno. Con il passar del tempo, farà sempre più freddo“.
Perché? “Gli ultimi tre cicli solari, con lunghezza temporale media di 11 anni, si stanno affievolendo: il sole sta perdendo potenza e di conseguenza anche la temperatura della Terra tornerebbe di nuovo a scendere“. Si darebbe così “il via all’inversione di tendenza cui seguirebbe una instabilità planetaria associata non solo a fenomeni iniziali estremi quali forti piogge alternate a periodi poco piovosi, freddo intenso seguito da periodi di caldo, tempeste violente; ma porterebbe la temperatura verso valori via via sempre più bassi, fino a generare decennio dopo decennio un’altra piccola era glaciale, tra il 2035 e il 2045“. Se tutto ciò si avverasse, “si potrebbero ripetere su gran parte dell’Europa temperature abbastanza fredde ed espansione dei ghiacciai di diversi gradi di latitudine più a sud, nell’emisfero nord, rispetto alle posizioni attuali”. http://www.meteoweb.eu/2013/06/meteo-esperto-shock-fara-sempre-piu-freddo-stiamo-andando-verso-una-nuova-era-glaciale/207695/
Circa 14 mila annifa le temperature sono salite bruscamente ed è cominciato il periodo caldo di Allerød… Il tasso di riscaldamento è stato molto intenso (~ 4,5°C) e si è verificato in meno di un secolo. Negli ultimi 150 anni le temperature sono cresciute di 0,8°C. Senza contare che brusche variazioni di temperatura sono avvenute anche in assenza di aumento della CO2.
Però ci preoccupiamo del nostro impatto???????
Dobbiamo diventare più disciplinati e rispettosi della natura per ragioni più serie, non per questa scemenza del riscaldamento globale causato dalle attività umane.
Nel 2017 saranno 20 anni che le temperature planetarie sono rimaste stabili. E’ anzi assai verosimile che, avvicinandosi l’inizio del minimo solare (2018-2020), saremo in pieno raffreddamento globale, se non repentina glaciazione.
Dalla Royal Society, che ospita sempre più di frequente scienziati scettici(forse perché sono loro a moltiplicarsi?), alla NASA a svariati militanti serristi, anche prestigiosi, sono molti quelli che hanno avuto il coraggio e la lucidità di cambiare la loro posizione ed accettare che nulla di quello che era stato previsto si è verificato (dall’innalzamento degli oceani, al livello delle precipitazioni, all’andamento delle temperature globali, all’estensione dei ghiacci/ghiacciai, ecc.) e che ci devono essere cause naturali non ancora chiare che spiegano come mai i modelli hanno fallito così catastroficamente, pur essendo, di norma, matematicamente corretti.
Il ghiaccio artico si è riformato rapidamente ed abbondantemente lo scorso inverno, ma è “giovane” e quindi quest’estate subirà un altro massacro, forse battendo il record del 2012. Tuttavia la tendenza degli ultimi due inverni è nettamente ed incrementalmente espansiva e verosimilmente continuerà (“inesplicabilmente”) anche il prossimo inverno.
Ora la cosa più importante da fare è non credere alla nuova scemenza che è sicuramente in arrivo: il raffreddamento globale è causato dall’uomo. Ci hanno già provato negli anni Settanta e ci riproveranno:
Ma il fatto è che gli scienziati non sono autorizzati a dire che i loro modelli spiegano tutto e il contrario di tutto a seconda di come gli gira – sono i loro modelli che si devono adattare alla realtà, non la realtà ai modelli.
Se i conti non tornano erano le premesse ad essere sbagliate. La scienza non si fa leggendo la realtà in modo tale da confermare le premesse, ignorando i dati che le contraddicono. Una teoria non può essere così flessibile da metamorfizzarsi per spiegare a posteriori qualsiasi risultato. Sarebbe pseudoscienza, come quella denunciata dal twitter di Gavin Schmidt.
NON FATEVI FREGARE DAL PROSSIMO MANTRA: “il raffreddamento globale è causato dall’uomo”
COSE DA TENERE A MENTE:
1. Dal 1997 le temperature mondiali sono stabili;
2. Le emissioni umane sono in costante aumento;
3. In passato (anche negli ultimi duemila anni) ci sono stati sbalzi di temperatura a livello globale molto più bruschi di quelli degli ultimi 100-150 anni;
4. La climatologia è una disciplina immatura: è meglio fidarsi di climatologi con un background in geologia, fisica o ingegneria;
5. Se un climatologo della NASA diventa uno scettico e usa pubblicamente il termine bullshit (puttanate), è un fatto degno di nota;
Murry Salby, climatologo alla Macquarie University (Sydney) vi spiega in 12 punti quel che è essenziale capire:
Non fatevi infinocchiare. Siamo in un’epoca decadente e tutte le fasi di declino sono caratterizzate dalla mistificazione (austerità, guerre umanitarie, riscaldamento globale causato dall’uomo, privatizzazioni nell’interesse pubblico, ecc.).
Se credete fermamente in una menzogna, non è solo la vostra integrità morale a degradarsi, ma anche quella psicocognitiva: la realtà stessa nella quale siete immersi si corrompe. La sfida del nostro tempo è quella di individuare della migliori approssimazioni al vero.
G. Schmidt – NASA Goddard Institute for Space Studies (GISS)
The person who stands up and says, “This is stupid”, either is asked to behave, or worse, is greeted with a cheerful “Yes, we know! Isn’t it terrific!?”
Frank Zappa
Lo scopo della vita non è quello di stare dalla parte della maggioranza, ma di fuggire nel trovarsi tra le file dei pazzi.
Aforisma attribuito a Marco Aurelio
L’Unione Europea ha speso oltre 200 miliardi di euro per ridurre le emissioni di CO2. Nel frattempo le emissioni sono cresciute e il riscaldamento globale si è comunque interrotto. Soldi sprecati che avrebbero potuto aiutare milioni di europei in questi tempi drammatici o almeno servire a sostituire i veri inquinanti.
Premessa: prego chi legge e specialmente chi blogga di prendersi la briga di consultare anche i post precedenti archiviati nella categoria “cambiamento climatico”, per evitare di pubblicare critiche superficiali ed emotive (puerili?) che si ritorceranno contro di loro negli anni a venire (i miei post resteranno qui, i loro saranno forse convenientemente e tempestivamente cancellati?).
Preciso che la mia posizione, almeno dal 2010-2011, pressoché coincide con quella di molti esperti (molti dei quali sono accademici), come ad esempio quel 29% di meterologi americani che, a fine 2011, ritenevano che l’attribuzione del cambiamento climatico alle attività umane non fosse scientifica http://www.ametsoc.org/boardpges/cwce/docs/BEC/CICCC/2012-02-AMS-Member-Survey-Preliminary-Findings.pdf
Cook survey included 10 of my 122 eligible papers. 5/10 were rated incorrectly. 4/5 were rated as endorse rather than neutral. Richard Tol, University of Sussex
Entro qualche anno il consenso scientifico accoglierà la tesi che: il riscaldamento globale è un fatto ma le attività umane incidono marginalmente e questa non è la strada giusta per realizzare uno sviluppo sostenibile – la causa principale è l’interazione tra Terra (vulcanismo sottomarino e non solo) e Sole (minimi e massimi solari, RAGGI COSMICI) – è fisicamente impossibile che le profondità oceaniche al di sotto dei 700 metri si riscaldino di più di quelle tra i 300 e i 700 metri, se i colpevoli siamo noi. Il calore non scende e non sprofonda. Semmai sale: http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/vulcani-sottomarini-e-riscaldamento-globale/
Per fortuna ci sono i geologi che, per professione, danno valore alla storia del mondo e ad una prospettiva più ampia, ciclica, naturale e SCIENTIFICA
Stelvio, 24 maggio 2013
Il Pacifico si sta raffreddando, non riscaldando, con buona pace di Al Gore. L’Atlantico, a breve (2-3 anni al massimo), seguirà l’esempio del fratello maggiore.
Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen
“Dove si bruciano libri, prima o poi si bruciano anche persone”
Heinrich Heine, 1820
1 – Per i ricercatori, una volta che un paradigma diventa popolare e dominante, opporvisi è suicida per le proprie prospettiva di carriera.
2 – Se il clima è presentato come un qualcosa che può essere influenzato, affluiranno generosi finanziamenti pubblici per la ricerca e l’attivismo. In caso contrario, non c’è trippa per gatti. La scienza contemporanea è fatta anche di pubbliche relazioni e marketing: lo scienziato deve vendere bene la sua merce e il peer reviewing è troppo spesso mediocre, forse volutamente sciatto.
3 – È bello sapere che il tuo lavoro contribuisce a salvare il mondo.
4 – Gli ambientalisti vedono il controllo delle emissioni di anidride carbonica come una via per arrivare a controllare altri inquinanti.
5 – I neo-luddisti vedono il controllo delle emissioni di anidride carbonica come una via per smantellare le economie industriali e realizzare la loro beneamata e letale “decrescita felice”.
6 – Banche d’affari come Goldman Sachs o JP Morgan Chase vedono nel mercato delle emissioni di CO2 l’opportunità di generare una nuova bolla finanziaria di un bene inesistente (crediti di anidride carbonica), con la quale giustificare enormi profitti e giga-bonus per i loro dirigenti.
7 – Ci sono persone che hanno bisogno di una fede e l’hanno trovata nel salvazionismo climatico.
8 – La climatologia, non diversamente dalla sociologia, opera sulla base di statistiche, modelli ed ipotesi non falsificabili, se non a distanza di decenni.
9 – Ego: è difficile ammettere con se stessi, con gli altri e con i propri avversari dialettici che per anni abbiamo difeso una tesi errata. Meglio aderire ad una visione selettiva della realtà. Intanto è arrivata l’ammissione che “il riscaldamento globale si è preso una pausa” e non è cosa da poco. Vedremo negli anni a venire se ci saranno altre gentili concessioni agli avversari.
10 – Corruzione: ci sono persone che sono disposte a tutto per denaro e questa truffa è una miniera d’oro
Gli esperti del servizio meteorologico nazionale britannico prevedono che il grande gelo che attanaglia il Regno Unito potrebbe durare fin quasi alla fine di aprile. Le temperature difficilmente recupereranno le medie del periodo prima della seconda metà del mese. http://www.guardian.co.uk/uk/2013/mar/27/uk-freeze-april-forecasters
Ho illustrato gli indicatori di un’incombente glaciazione
Ma quali sarebbero le sue più probabili conseguenze? Ce lo spiega un rapporto – “An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security” – curato da Peter Schwartz e Doug Randall e pubblicato dal Pentagono nell’ottobre del 2003, che prende in esame l’eventualità di una glaciazione meno grave di quella del Dryas Recente (gli iceberg arrivavano in Portogallo)
ossia un evento del tipo verificatosi 8200 anni fa, che fu preceduto da un forte riscaldamento globale e durò circa un secolo.
Il rapporto è il risultato di una serie di interviste di scienziati, di analisi e di nuovi riscontri.
In sintesi. Il riscaldamento globale causa il rallentamento della Corrente del Golfo, il rafforzamento della ventosità, climi più secchi laddove erano più umidi e vice versa, con pesanti effetti sulla produzione agricola, la stabilità sociale e la pace.
Nello scenario considerato il riscaldamento globale raggiunge il suo picco (fortissimo scioglimento dei ghiacci artici nel periodo estivo) intorno al 2010 (è successo nel 2012 e succederà nel 2013). L’effetto più grave è che la Corrente del Golfo non riesce più a portare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale mentre le accentuate precipitazioni nel Nord Atlantico aggiungono altra acqua fredda e dolce.
L’impatto è rapido ma si sviluppa nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020.
Le temperature precipitano di diversi gradi in Europe e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale. Siccità in Europa e Nord America. Tempeste di neve diventano più frequenti. Venti più forti.
Siccità prolungata in Cina ed Europa. Altre aree secche diventano umide.
Il raffreddamento dell’area del Nord Atlantico diventa sempre più intenso ed imprevedibile. La neve si accumula e quindi il fresco si prolunga anche in estate. La circolazione atmosferica ne risulta alterata. Dopo il 2015 (per noi sarebbe il 2017, tenuto conto della discrepanza tra scenario e realtà) il freddo comincia a farsi sentire nell’Europa meridionale ed in Nord America. Correnti fredde soffiano attraverso il continente europeo danneggiando l’agricoltura. La siccità ed il vento producono tempeste di sabbia/polvere.
Intorno al 2020 il clima europeo rassomiglia quello siberiano.
L’Europa sarà la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico.
Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di caldo, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.
Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.
correlazioni tra attività solare e cambiamento climatico
Bloccati per ben 13 ore in Ungheria dal maltempo, precisamente da una tempesta di neve. E’accaduto a 150 turisti italiani, a bordo di tre pullman partiti da Castelnuovo Garfagnana e dalla Lucchesia per una gita tra Slovenia ed Ungheria.
“Circa un anno fa avevamo dato spazio alla teorie di un astrofisico di nazionalità russa, Habibullo Ismailovich Abdussamatov, che ha sostenuto il possibile inizio di una nuova piccola era glaciale a partire dal 2014 (leggere qui l’approfondimento). Sulla stessa lunghezza d’onda anche altri due ricercatori russi, Vladimir Bashkin e Rauf Galiulin: anche per loro starebbe per iniziare una fase più fredda per il nostro Pianeta, correlata con i diversi cicli di attività solare, prevista sempre più bassa.
Viene così aspramente contestata la tesi prevalente della Comunità Scientifica per la quale i cambiamenti climatici degli ultimi 150 anni siano imputabili principalmente all’azione dell’uomo, con conseguente riscaldamento antropico sotto forma di alterazione dell’effetto serra. Secondo la tesi dei due scienziati, la diminuzione termica globale sarebbe imminente ma piuttosto lenta in una prima fase, ben più attiva dopo qualche decennio”.
Guardate il ciclo 24 di attività solare (il nostro): dovrebbe essere al massimo. Quando entrerà nel suo minimo ciclico (verosimilmente a partire dal 2019) non sarà l’effetto serra a doverci preoccupare. Già adesso l’emissione di raggi UV è molto più bassa, quasi dimezzata, di quel che ci si dovrebbe attendere in una fase come quella corrente. Gli strati superiori dell’atmosfera sono diventati più freddi e le correnti a getto imprevedibili (perciò si passa dal gran caldo al gran freddo nel giro di magari una settimana). Dal prossimo inverno è prevedibile che il raffreddamento comincerà a farsi marcato, anche se ci potranno essere estati torride e siccità, in Europa, come in altre parti del mondo.
Poi, se il minimo sarà molto profondo, gli inverni (meteorologici) potrebbero durare dall’inizio di novembre fino a fine marzo e la neve a certe latitudini ed altezze non arriverà a sciogliersi, si accumulerà e produrrà un effetto albedo.
Bisognerebbe occuparsi seriamente della resa agricola e delle riserve di cibo, ma non pare sia la priorità dei nostri governanti, al momento. Pare invece che il programma atomico iraniano ed il feticismo austerista debbano continuare a dominare i prossimi mesi.
In rosso più ghiaccio del normale, in blu meno ghiaccio della media
SPAGNA
42 le province spagnole in stato di allerta a causa di neve e pioggia. Nelle Asturie, 13 strade sono tuttora chiuse, così come hanno abbassato le saracinesche esercizi pubblici e commerciali. La strada A-67 della Cantabria, tra Madrid e Santander, è rimasta bloccata per diverse ore a causa dell’improvvisa bufera di neve. Panico tra decina di automobilisti, ma per fortuna senza alcuna conseguenza.
L’emergenza maltempo sta assediando senza tregua da ormai oltre 24 ore il nord della Francia. Oltre 68.000 case in Bretagna e Bassa Normandia…sono rimaste prive d’energia elettrica. A causa della neve inoltre migliaia di persone sono rimaste bloccate tra la notte e la mattinata all’interno delle loro auto. In Bassa Normandia sono caduti in media tra i 50 e i 60 cm di neve, accompagnati da venti sostenuti. Un traghetto con oltre 500 persone bordo si è dovuto fermare a Cherbourg. Nessuna autostrada risulta per ora percorribile su tutta la parte nord-occidentale della Francia. A Lille, la circolazione dei treni ad alta velocità in arrivo e partenza è stata bloccata per ragioni di sicurezza, per consentire la pulizia dei binari. Bloccata anche la circolazione fra la Francia e il Belgio, dove i treni Tgv Thalys sulla percorrenza Parigi-Bruxelles sono fermi a causa delle forti perturbazioni. Sono peraltro bloccati anche i treni Tgv in partenza o in arrivo a Lille. Voli limitati negli aeroporti parigini di Roissy e Orly Ma permane ancora lo stato di allerta arancione in 26 dipartimenti nel nord e nordovest del Paese.
Nel Land del Schleswig-Holstein, il più settentrionale della Germania, numerose scuole sono ancora chiuse. Ora il peggioramento si sta propagando verso la parte centrale del paese, dove tra oggi e domani sono attese fortissime nevicate, localmente in forma di blizzard.
La possente ondata di gelo proveniente dalla Russia ha raggiunto il Regno Unito causando, oltre al tracollo termico, dei veri e propri blizzard. I disagi maggiori sono stati registrati nel sud dell’Inghilterra: lungo la strada A23 che collega le città di Crawley e Brighton, nel Sussex, a causa del manto stradale gelato si sono verificati alcuni incidenti con conseguente interruzione della normale circolazione.
In poco tempo si è formata una coda di 24 km e alcune decine di persone sono state costrette a trascorrere la notte all’interno delle proprie automobili. Fortunatamente non si sono verificate situazioni d’emergenza e stamane la situazione è tornata alla normalità.
Un attacco invernale possente, che sta paralizzando mezza Europa…anche il Belgio è stato spazzato da gelidi venti, furiosi, accompagnati da tempeste di neve…si sono formati ingorghi per una lunghezza totale di 1670 km, demolendo il precedente record dello scorso 3 febbraio quando furono bloccati dalla neve un totale di 1285 km. Per la sicurezza dei passeggeri sono state sospese le corse dei treni veloci che collegano Bruxelles con Londra e Parigi. Sospesi anche i collegamenti per Amsterdam e Colonia. Secondo i meteorologi belgi sono caduti mediamente 20 cm di neve e per la prima volta dal 1925 – nel mese di marzo – la temperatura media del paese non ha superato lo zero nell’arco dell’intera giornata.
Temperature ancora in picchiata sulla gran parte dell’Europa Centro-Settentrionale, con picchi ancora sotto i 30 gradi sottozero nelle regioni interne norvegesi…Bufere di neve stanno interessando anche l’estremo sud dell’Inghilterra fin sulle coste del Canale della Manica: brevi apparizioni di neve con fiocchi hanno interessato nuovamente Londra, dove la temperatura è scesa fino a 2 gradi sottozero. A proposito di temperature, grande gelo in Scozia con temperature fino a -12°C anche a bassa quota.
Si confermano i -35°C nelle zone interne centrali norvegesi, ma questa mattina spiccano anche i valori rigidi a latitudini più basse, nelle maggiori capitali. Ad Helsinki il termometro è sceso fino a -20°C, mentre su Oslo la colonnina di mercurio si è fermata a -17°C. Nella mappa sotto le temperature minime odierne su tutta l’Europa, con picchi sotto i -20°C anche sulle nazioni baltiche.
Violenti blizzard hanno letteralmente paralizzato il settore ovest dell’Ucraina. Nella città di Leopoli, in poco meno di 48 ore, è caduta una quantità di neve che supera addirittura la media mensile. Neve e gelo che hanno causato il caos: fermi i mezzi pubblici e chiuso l’aeroporto. Nell’intera regione sono state danneggiate numerose linee elettriche e 60 centri abitati risultano ancora isolati.
Le intense bufere di neve hanno bloccato alcuni tratti dell’autostrada che collega Kiev al confine occidentale. Le situazioni più gravi sono state registrate nelle zone di confine con la Polonia, la Bielorussia, l’Ungheria e la Slovacchia. Lungo le strade si sono formate code per centinaia di chilometri. I soccorritori del Servizio Nazionale sono accorsi per aiutare gli automobilisti intrappolati nelle loro auto, organizzando dei punti di ristoro dove venivano servite pasti e bevande calde.
Maggio 1978: Leonard Nimoy (Spock) avverte che molti climatologi ritengono che il mondo si stia avviando verso una glaciazione.
Uno dei climatologi consultati era Stephen Schneider, poi divenuto consulente di Al Gore. Gli domandarono cosa si poteva fare per scongiurare la glaciazione e lui rispose che sarebbe stato sconsiderato usare l’energia atomica per rendere meno compatte le calotte polari: “Possiamo fare queste cose? Sì. Ma faranno migliorare le cose? Non ne sono sicuro. Non possiamo prevedere con certezza cosa sta succedendo al nostro futuro climatico. Come possiamo intervenire se siamo così ignoranti? Si potrebbero sciogliere le calotte polari e cosa succederebbe alle città costiere? La cura potrebbe essere peggiore del male. Sarebbe meglio o peggio del rischio di un’era glaciale?”
Col passare degli anni pare abbia perso questo suo equilibrio e rigore, per diventare un iper-interventista, allo scopo inverso (bloccare il riscaldamento globale).
150 anni di sensazionalismo sul riscaldamento globale e raffreddamento globale al New York Times (dal 5 gennaio 1855) http://newsbusters.org/node/11640
********** DAGLI ARCHIVI DELLA STAMPA
Grazie a Maurizio Morabito
22 giugno 1976 (n.145, p.14): “Entro cento anni avremo una era glaciale”
19 ottobre 1976 (n.229, p.21): “Fra pochi anni inverni freddissimi – In Siberia spariranno i cereali?”
14 febbraio 1977 (n.29, p.3): “E’ giunta l’era glaciale”
3 gennaio 1978 (n.1, p.3): “Si torna all’era glaciale?”
14 aprile 1978 – (n.85, p.15): “Aiuto, arriva l’era glaciale”
27 aprile 1978 (n.95, p.9): “Siamo alla soglia dell’era glaciale?”
4 gennaio 1979 (n.3, p.4): “Sta per cominciare un’era glaciale – secondo meteorologi giapponesi”
19 febbraio 1979 (n.48, p.3): “Cambia il nostro clima – Il mondo va verso una nuova era glaciale?”
21 aprile 1982 (n.25, p. 3): “Questo freddo di aprile farà scendere i ghiacciai?”
30 gennaio 1985 (n.155, p. 2): “Dietro l’angolo c’è un’era glaciale?”
40 anni fa i media diffondevano l’idea che, per colpa dell’inquinamento, stavamo per entrare in una glaciazione. La soluzione, ieri come oggi, era una sola: DECRESCITA+TECNOCRAZIA.
I climatologi tropicalisti/serristi si affannano a cercare di spiegare gli inverni più freddi e nevosi degli ultimi anni dando la colpa al costante riscaldamento globale, invece di ammettere che le temperature si sono oramai stabilizzate e che, se l’attuale massimo solare è così debole, figuriamoci cosa succederà al clima terrestre con il minimo solare che, verosimilmente, sarà davvero minimo.
Quel che non possono spiegare è:
1. perché gli inverni erano freddi e nevosi, o anche più freddi e più nevosi, negli anni Sessanta e Settanta, quando gli esperti prevedevano una glaciazione e i ghiacci artici si espandevano;
2. perché gli inverni sono diventati più miti negli anni novanta ed all’inizio del secolo, con temperature globali in crescita e ghiacci artici in contrazione;
3. perché i precedenti modelli che prevedevano inverni più miti si sono dimostrati sbagliati;
In sintesi: le estati calde confermano il riscaldamento globale, gli inverni freddi confermano il riscaldamento globale, il clima piovoso conferma il riscaldamento globale, il clima secco conferma il riscaldamento globale, l’assenza di riscaldamento globale conferma il riscaldamento globale. Ogni anomalia di qualunque tipo non può che confermare il riscaldamento globale, in un modo o nell’altro. Non esiste un evento meteorologico che non sia prova del fatto che il riscaldamento continua ed è colpa dell’uomo. Perciò, stando ai modelli serristi, possiamo dire con una ragionevole certezza che le prossime estati ed i prossimi inverni saranno più caldi, più freddi o identiche alle passate estati ed inverni.
Attendiamo l’immancabile incriminazione delle attività umane per il raffreddamento globale, per una svariata serie di ragioni tutte rigorosamente scientificissime.
Perché il comitato consultivo federale abbia ragione occorre che si verifichino due condizioni:
1. costante aumento dell’anidride carbonica
2. costante aumento delle temperature:
Come si vede:
Per RSS il riscaldamento globale non è stato significativo per più di 23 anni.
Per UAH non è stato significativo per oltre 19 anni.
Per Hadcrut3 non è stato significativo per oltre 19 anni.
Per Hadcrut4 non è stato significativo per oltre 18 anni.
Per GISS non è stato significativo per più di 17 anni.
IL SINDACO DI LONDRA: ”il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso“.
qui il relativo studio sull’accresciuta frequenza e natura del fenomeno, che precisa come si tratti dell’opposto di quel che i “tropicalisti”/”serristi” si attendevano (cf. inverni sempre più miti – invece la seconda parte dell’inverno è sempre più rigida e nevosa in Eurasia e Nord America): http://web.mit.edu/jlcohen/www/papers/Cohenetal2009.pdf
Record assoluto di formazione di ghiaccio nell’Artico. Quando arriverà l’estate e si scioglierà a velocità ed in quantità senza precedenti (come nel 2012) ci saranno conseguenze nefaste.
Questo scioglimento [dei ghiacci artici] fa sì che una enorme mole d’acqua fredda e dolce si riversi nel nord Atlantico, andando a disturbare il flusso della corrente del Golfo. Infatti una modifica significativa della salinità dell’acqua e della temperatura potrebbe far saltare il meccanismo della corrente raffreddandola molto prima che raggiunga le coste europee e costringendola a fare ritorno in dietro addirittura a disperderla e annullarla. In tutti e due i casi l’Europa si troverebbe alle prese con un terribile e repentino cambiamento climatico. Un ritorno dei ghiacci interesserebbe tutta la Scandinavia, l’Islanda e parte della Gran Bretagna, l’Oceano sopra il 60° parallelo si trasformerebbe in una immensa distesa si ghiaccio. In conseguenza di ciò aumenterebbe tantissimo l’albedo totale e il fronte polare si abbasserebbe notevolmente, generando un raffreddamento sensibilissimo su tutta l’Europa, Italia inclusa. E’ lecito ricordare che questa teoria, inizialmente snobbata dalla comunità scientifica, sta negli ultimi mesi acquistando sempre più seguito. Ne sono prova gli ormai innumerevoli articoli che si trovano sull’argomento sia su giornali che su internet per gli interventi preoccupati di eminenti studiosi e climatologi di fama mondiale.
Ecco cosa diceva riguardo all’Europa uno scenario di un rapporto commissionato dal Pentagono in cui diversi climatologi immaginavano cosa sarebbe potuto succedere in conseguenza del cambiamento climatico: sarà “la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico, le temperature medie annuali scenderanno di 6 gradi Fahrenheit (un po’ più di 3 gradi centigradi) in meno di un decennio, con trasformazioni più drammatiche lungo la costa nord-occidentale. Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita ancora da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. ridotte precipitazioni provocheranno la perdita di terreni coltivabili, il che diventerà un problema per tutta l’Europa contribuendo alla mancanza di scorte di cibo. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di temperature più miti, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove”.
Questa è la ricostruzione di quel che potrebbe accadere a causa dello scioglimento troppo rapido dei ghiacci artici (in questi anni, nell’Artico, nevica sempre di più, ma la neve si scioglie sempre più in fretta):
Il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani del nord con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale:
Art Bell e Whitley Streiber, gli autori del libro “The coming global superstorm”, da cui è tratto il film sopracitato, descrivono quel che dovrebbe accadere perché si possa dire che lo scenario di una glaciazione improvvisa si sta effettivamente verificando:
“Diciamo che vivete a Dallas, o Madrid, o Roma. Il primo indizio che la supertempesta sta prendendo forma potrebbe essere delle previsioni del tempo secondo cui una serie di fronti freddi si muovono verso sud dal Mar Artico, uno dopo l’altro. Questo potrebbe accadere in qualsiasi momento dell’anno.
Potrebbe capitare di sentire che luoghi più settentrionali – Toronto, Stoccolma, Pechino – sono stati colpiti da condizioni meteo estremamente dure – piovosità straordinaria in estate, bufere di neve senza precedenti in inverno. Fenomeni che si protraggono per una settimana o più, intensificandosi.
Attraverso le pianure del nord del mondo – le pianure nordamericane, le steppe dell’Asia centrale – si comincerebbero a registrare raffiche di vento che possono superare le 100 miglia all’ora (c. 160 km/h).
Luoghi come Edmonton e Semipalatinsk, poi Minneapolis e Mosca, cesserebbero di comunicare con il mondo esterno. Alaska e Siberia settentrionale sarebbero mute già da molto prima.
Dall’Europa, all’Asia, all’America, intere popolazioni cercherebbero disperatamente di spostarsi verso sud.
Poiché le stesse alterazioni che modificano le correnti del Nord Atlantico influirebbero anche sul movimento delle correnti nel sud del mondo, l’Australia e la Nuova Zelanda sarebbero anch’esse colpite. Lì, l’estate si convertirebbe in inverno, o un inverno normale diventerebbe estremamente freddo. Maremoti devasterebbero le coste meridionali del continente. Tifoni improvvisi investirebbero le Filippine, il Giappone e le isole del Pacifico.
[Se tutto ciò si verificasse], quanto più a nord ci si trova, tanto più estreme saranno le condizioni.
Giorno dopo giorno, le tempeste continueranno, diventando più complesse ed organizzate, più grandi, assumendo forme mai osservate prima.
In tutto l’emisfero settentrionale avranno luogo spostamenti massicci di popolazione. Il caos regnerà e molte, molte persone periranno a causa della supertempesta.
Quando la supertempesta si sarà esaurita, diventerà subito evidente che è stata una catastrofe di proporzioni mozzafiato.
Si salveranno solo Portogallo, Italia meridionale e il sud della Spagna. L’intero Midwest americano si troverà sotto una lastra di ghiaccio che si estende attraverso la Siberia e il nord Europa. Questo ghiaccio rifletterà una grande quantità di luce solare e calore verso lo spazio.
Se la tempesta – come pare possa essere accaduto l’ultima volta – colpirà in estate, il ghiaccio probabilmente si scioglierà.
È possibile che questo sia proprio quel che è successo l’ultima volta e, come vedremo, è stato registrato nei miti di tutto il mondo.
Se la tempesta avrà luogo in autunno o in inverno, allora il ghiaccio potrebbe teoricamente compattarsi così tanto nei mesi successivi e riflettere così tanto calore e luce che l’estate successiva semplicemente non sarà abbastanza calda da farlo sciogliere. L’inverno che seguirà sarà il più freddo della storia.
L’effetto finale e ironico del riscaldamento globale diventerebbe subito chiaro ai superstiti: l’inizio di una nuova era glaciale”.
È possibile che il problema non fosse il calendario maya ma la maledizione (azteca) di Montezumolo.
Monti, Marchionne e Montezemolo a Melfi: 4M per un futuro governo di M.
Io comunque la seconda repubblica non l’ho vista (non mi è sembrata troppo diversa dalla prima) e la “terza” mette addosso una certa inquietudine.
MontIzumolo come Romolo Augustolo, ultimo sovrano dell’impero di cui andiamo così fieri, quello in cui ci si massacrava negli stadi, dove si sfruttavano gli schiavi (stranieri), si civilizzavano i popoli primitivi inviando legioni dall’altra parte del mondo, il cristianesimo serviva da collante sociale, si erigevano muri per tener fuori i barbari, gli oligarchi corrompevano i senatori, le tasse erano alle stelle, i separatismi fiorivano, la resa agricola diminuiva, la crisi economica pauperizzava la popolazione, ecc.
Insomma quel vecchio mondo lì, così TOTALMENTE diverso dal nostro.
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Quella che è la fine del mondo per alcuni, è un mondo nuovo per quelli che lo realizzano.
Massimo Gramellini (Stampa, 16 dicembre 2012): “Mi piace pensare che i Maya non avessero del tutto torto. Che il 21.12.12 non finirà il mondo, ma un altro comincerà a prendere forma. Anch’io avrò la possibilità di farne parte, se smetterò di fidarmi ciecamente dei sensi, che intercettano solo una piccola fetta di realtà, e imparerò a rinvigorire il muscolo rattrappito dell’intuizione: «La voce degli dei» come la chiamava Jung, l’unica parte immutabile e immortale di me stesso. Per chi non ha, o non ha più, un lavoro o un affetto, la fine del mondo è già arrivata e questi sembreranno discorsi astratti, brodini caldi per anime intirizzite. Ma non è così. La crisi psicologica e poi – solo poi – economica in cui versiamo è anzitutto una crisi del modello materialista che ha dominato il Novecento. Se non torniamo a chiederci chi siamo, e non solo cosa abbiamo, finiremo per non avere più nulla. Qualunque profezia non va presa alla lettera: è l’indicatore di un cambiamento spirituale. Da qualche settimana ho coinvolto i lettori domenicali di «Cuori allo Specchio» nei preparativi del viaggio. Ho chiesto di regalarmi i ricordi più belli della loro vita e in cambio ho offerto parole da mettere in valigia, tratte dai libri che mi hanno temprato il cuore. Per ultimo ho tenuto il più importante: il Simposio di Platone. Buon viaggio”.
E’ infantile, autolesionistico e vano attendere che qualche evento/intervento esterno sistemi le cose al posto nostro. Gli adulti prendono l’iniziativa ed agiscono (l’essere umano o è riformatore, o non è). La sommatoria delle loro riforme interiori ed esterne è il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, in quanto il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di padroneggiare nio stessi, non certo sperare che arrivi qualcuno a guidarci. Dovrebbe essere anche quello di discernere le alternative reali e realistiche che possono veramente costituire un ponte verso il futuro, separandole dalle fantasie seducenti ma irrealizzabili.
Tutti formuliamo delle credenze basate sulle esperienze passate. Il problema è che, quando le scambiamo per fatti, non ci servono più come propellente per spingerci avanti, per farci evolvere, ma diventano ostacoli che ci impediscono di diventare qualcosa di più grande di quel che possiamo immaginare oggi. Questa è la principale ragione per cui il mito della rivoluzione cosmica collegata al calendario maya è, a tutti gli effetti, un mito contro-rivoluzionario, reazionario, iperconservatore, disumano:
Altri seguiranno finché il dogma dell’austerità neoliberista e dell’economia centrata sulle esportazioni continuerà a prevalere.
I neoliberisti [una fazione extra-politica, dei veri e propri corsari, nemici comuni di destra e sinistra, dei moderati come dei radicali], così ostili al gigantismo statale, sono quasi sempre riusciti a far crescere lo stato nei seguenti settori:
- difesa;
- forze dell’ordine;
- apparato tecno-burocratico.
Guarda caso proprio quei settori che servono ai pochi per difendere i propri immeritati privilegi dai molti.
Ma stavolta hanno fatto il passo più lungo della gamba e i loro modelli matematici non ossono garantire il loro successo. Le variabili sono incalcolabili.
Grillo, rivelando il suo disprezzo per il profilo morale ed intellettuale del suo elettorato, sostiene di aver scongiurato l’avvento di un eventuale nuovo Duce. Quel che ha più verosimilmente ottenuto – come Syriza in Grecia – è il differimento della rivolta sociale. Anche una buona prova elettorale del Quarto Polo dovrebbe allontanare la prospettiva di una rivoluzione in Italia. È una buona cosa: come continuo a ripetere, la rivoluzione (come la violenza in generale) dovrebbe essere l’extrema ratio di un popolo disperato ed oppresso, senza alcuna prospettiva di riscatto. È un male minore, ma pur sempre un male. Meglio la politica come dev’essere fatta (es. Roosevelt, i Kennedy, De Gaulle, Kreisky, Tsipras)
Ciò detto, nel 2013, il mondo (ed in particolare gli Stati Uniti), dovrà affrontare una crisi di proporzioni colossali dovuta a due fattori principali (ai quali si aggiunge l’eventuale Terza Guerra Mondiale, con epicentro in Siria e nei Territori Occupati).
La prima questione è quella del controllo delle armi negli USA, le cui implicazioni sembrano essere state colte solo da una minoranza di persone:
Il secondo fattore è dovuto agli effetti del cambiamento climatico. Il meteo è completamente instabile ed imprevedibile. Le riserve mondiali di grano hanno raggiunto una soglia critica. L’inevitabile aumento dei prezzi dei generi alimentari potrà causare catastrofi e disordini (fonte: analisti delle Nazioni Unite)
La scarsità alimentare è una bomba ad orologeria che potrebbe mettere una nazione contro l’altra. Mentre le Nazioni Unite e Oxfam mettono in guardia contro i pericoli a venire, l’analista Lester Brown afferma che il tempo per risolvere il problema si sta esaurendo.
La trasmissione dei cambiamenti di prezzo lungo la filiera alimentare, dalla produzione primaria alla vendita al dettaglio, richiede parecchi mesi e la maggior parte degli effetti della siccità [statunitense] dovrebbe farsi sentire nel 2013.
Gli accordi sul libero mercato hanno indebolito gli stati e le rispettive popolazioni mentre hanno rafforzato massicciamente le multinazionali dell’industria e della finanza. Questa crisi non è temporanea: la disoccupazione non scenderà più, perché il lavoro è stato esportato (delocalizzazione), così come i capitali. Continuare a restringere i diritti civili per placare il dio Mammona non farà tornare i posti di lavoro e gli investimenti. Finché non avremo ristabilito delle regole serie e sminuzzato i potentati economico-finanziari (BlackRock gestisce un patrimonio pari al PIL tedesco!) non avremo un futuro.
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L’attività solare, che dovrebbe essere al suo massimo ciclico, è invece miserabile.
È assai probabile che il picco solare sia stato raggiunto circa un anno fa. Da qui in poi non c’è modo di sapere quanto “flebile” (sempre in senso relativo) diventerà la nostra stella. Un’anomalia che non è difficile associare all’insorgere di fasi glaciali. Gli effetti si possono constatare in prima persona:
Gli unici risultati che potrebbero ottenere sarebbero a livello locale. L’effetto globale è completamente imprevedibile. I modelli matematici disponibili hanno dimostrato di essere largamente fallaci (es. riscaldamento dell’atmosfera, demografia, crescita economica, ecc.). Non si può controllare quel che si è compreso solo parzialmente. Tutto ciò che otterranno sarà rendere il meteo ancora più variabile e acuire gli estremi climatici, che sono già abbastanza irruenti. Sconvolgeranno i cicli del clima globale, che è una forza irresistibile che si fa un baffo delle nostre megalomanie antropocentriche. Insomma, lo faranno incazzare e ci morderà. Tra parentesi, se dovessimo creare dei danni irreparabili, chi li pagherà e chi vi porrà rimedio e come? Bill Gates e Al Gore?
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Se l’Occidente vuole far leva sulla crisi finanziaria per imporre un nuovo ordine monetario alle sue condizioni, con i BRICS in posizione subordinata, ha bisogno di una guerra.
L’escalation in Medio Oriente prosegue, a piccoli passi, perché l’opinione pubblica internazionale è contraria ad un coinvolgimento militare della NATO in Siria:
Hanno continuato a manipolare e sacrificare le proprie pedine, incluse le proprie popolazioni: la strategia globalista occidentale non ha più alcuna chance di prevalere. Saranno altre potenze a dettare le condizioni.
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Israele: non c’è molto da dire. Non accetterà mai la creazione di uno stato palestinese. Subirà le conseguenze delle decisioni del suo governo.
L’ufficio meteorologico britannico ha appena annunciate che il Regno Unito ha registrato il suo più freddo autunno degli ultimi diciannove anni. Se le cose non cambiano il 2012 sarà il secondo anno più freddo dal 1996.
è degno di nota il fatto che un noto “tropicalista” (David Viner) annunciava tra il 2000 ed il 2006 che gli inglesi non sarebbero più dovuti andare nel Mediterraneo per fare le ferie perché il Mediterraneo sarebbe arrivato da loro. Avvertiva anche che “le nevicate sono ormai un ricordo del passato“.
“Dopo le abbondanti precipitazioni e le alluvioni che hanno colpito il nostro paese e dopo l’arrivo delle gelate che hanno accompagnato le ultime due notti, questa mattina le temperature si sono rialzate un pochino, per effetto del cambio dei venti e dell’aumento della copertura nuvolosa. Precipitazioni sparse sono già attive al nord e tra Toscana e Umbria. In giornata un po’ tutta la penisola verrà coinvolta comprese le isole, seguita da forti venti e da un nuovo sensibile calo termico. La Dama bianca sarà protagonista dei prossimi giorni in particolar modo sull’Appennino dove cadrà a quote basse e dall’inizio della settimana prossima le regioni adriatiche la vedranno fin sulle coste. L’inverno meteorologico è cominciato davvero nel migliore dei modi sia in Italia che nei paesi europei, dove la morsa del freddo e della neve hanno fatto rimanere basiti anche i più accaniti sostenitori del global cooling, mentre i sostenitori del “GW” latitano nel silenzio.
Una cosa è certa, il freddo proseguirà ad attanagliare l’Europa e il nostro paese per almeno un paio di settimane a causa di un vortice polare davvero inconsistente e spompato; si è scompattato in due lobi e il ramo euro-asiatico sta facendo il suo lavoro.
L’innevamento formidabile nel compartimento Siberiano ha permesso il consolidamento del grande anticiclone termico (Orso) e una situazione siffatta non può far altro che inibire il mite flusso atlantico. L’espansione dell’”ORSO”, in anticipo sul calendario, fa presupporre un inverno davvero eccezionale sul compartimento europeo, mentre sul nostro paese dovremo come sempre visionare di volta in volta l’evoluzione meteo-climatica. In ogni caso ottime le premesse e l’innevamento delle nostre montagne ormai fungerà da base per le prossime nevicate. Stiano tranquilli gli operatori montani e tutti coloro che amano gli sport invernali.
Tornando a parlare della configurazione barica nel compartimento europeo, vorrei rendervi partecipi del continuo tentativo dell’anticiclone delle Azzorre a risalire verso nord e non potrebbe fare altrimenti vista l’inibizione del flusso atlantico e il rinvigorimento del vortice canadese. Insomma tutti punti a favore per vedere il nostro paese alle prese con più ondate di freddo artico accompagnato da veloci perturbazioni.
Durante la settimana saranno ben tre gli impulsi artici in arrivo sul nostro paese e tra domenica e lunedì aria ancora più fredda giungerà sul nostro paese trasportata da venti continentali e, probabilmente, le adriatiche riusciranno a vedere la neve fin sulla costa”.
Mi piacerebbe che la gente se le ricordasse queste cose ed apprezzasse la tenacia con la quale i “glacialisti” hanno continuato a tener botta nonostante le contumelie, le irrisioni e le pressioni a conformarsi al “consenso”. Mi piacerebbe anche che quelli che saltano sul carro dei vincitori venissero trattati come meritano.
Sondaggio condotto tra i membri dell’Associazione Meteorologica Americana, 22 febbraio 2012 – George Mason University e Yale University
Ritieni che il riscaldamento globale che si è verificato nel corso degli ultimi 150 anni sia stato causato:
In gran parte dalle attività umane: 59%
In misura sostanzialmente uguale da attività umane ed eventi naturali: 11%
In gran parte da eventi naturali: 6%
Non credo che noi (scienziati) abbiamo già accumulato una quantità sufficiente di dati per determinare la misura della causazione umana o naturale, anche solo nelle generiche categorie sopra-elencate: 23%
Open Letter to the Secretary-General of the United Nations
H.E. Ban Ki-Moon, Secretary-General, United Nations
First Avenue and East 44th Street, New York, New York, U.S.A.
November 29, 2012
Mr. Secretary-General:
[...]
La relazione sullo “Stato del Clima nel 2008″ del NOAA ha affermato che 15 anni o più senza un riscaldamento statisticamente significativo indicherebbero una discrepanza tra osservazione e previsione. Sedici anni senza riscaldamento hanno quindi ormai dimostrato che i modelli sono sbagliati, sulla base dei criteri adottati dai loro stessi creatori.
[...]
Habibullo I. Abdussamatov, Dr. Sci., mathematician and astrophysicist, Head of the Selenometria project on the Russian segment of the ISS, Head of Space Research of the Sun Sector at the Pulkovo Observatory of the Russian Academy of Sciences, St. Petersburg, Russia
Syun-Ichi Akasofu, PhD, Professor of Physics, Emeritus and Founding Director, International Arctic Research Center of the University of Alaska, Fairbanks, Alaska, U.S.A.
Bjarne Andresen, Dr. Scient., physicist, published and presents on the impossibility of a “global temperature”, Professor, Niels Bohr Institute (physics (thermodynamics) and chemistry), University of Copenhagen, Copenhagen, Denmark
J. Scott Armstrong, PhD, Professor of Marketing, The Wharton School, University of Pennsylvania, Founder of the International Journal of Forecasting, focus on analyzing climate forecasts, Philadelphia, Pennsylvania, U.S.A.
Timothy F. Ball, PhD, environmental consultant and former climatology professor, University of Winnipeg, Winnipeg, Manitoba, Canada
James R. Barrante, Ph.D. (chemistry, Harvard University), Emeritus Professor of Physical Chemistry, Southern Connecticut State University, focus on studying the greenhouse gas behavior of CO2, Cheshire, Connecticut, U.S.A.
Colin Barton, B.Sc., PhD (Earth Science, Birmingham, U.K.), FInstEng Aus Principal research scientist (ret.), Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO), Melbourne, Victoria, Australia
Joe Bastardi, BSc, (Meteorology, Pennsylvania State), meteorologist, State College, Pennsylvania, U.S.A.
Franco Battaglia, PhD (Chemical Physics), Professor of Physics and Environmental Chemistry, University of Modena, Italy
Richard Becherer, BS (Physics, Boston College), MS (Physics, University of Illinois), PhD (Optics, University of Rochester), former Member of the Technical Staff – MIT Lincoln Laboratory, former Adjunct Professor – University of Connecticut, Areas of Specialization: optical radiation physics, coauthor – standard reference book Optical Radiation Measurements: Radiometry, Millis, MA, U.S.A.
Ian Bock, BSc, PhD, DSc, Biological sciences (retired), Ringkobing, Denmark
Ahmed Boucenna, PhD, Professor of Physics (strong climate focus), Physics Department, Faculty of Science, Ferhat Abbas University, Setif, Algéria
Antonio Brambati, PhD, Emeritus Professor (sedimentology), Department of Geological, Environmental and Marine Sciences (DiSGAM), University of Trieste (specialization: climate change as determined by Antarctic marine sediments), Trieste, Italy
Stephen C. Brown, PhD (Environmental Science, State University of New York), District Agriculture Agent, Assistant Professor, University of Alaska Fairbanks, Ground Penetrating Radar Glacier research, Palmer, Alaska, U.S.A.
Mark Lawrence Campbell, PhD (chemical physics; gas-phase kinetic research involving greenhouse gases (nitrous oxide, carbon dioxide)), Professor, United States Naval Academy, Annapolis, Maryland, U.S.A.
Rudy Candler, PhD (Soil Chemistry, University of Alaska Fairbanks (UAF)), former agricultural laboratory manager, School of Agriculture and Land Resources Management, UAF, co-authored papers regarding humic substances and potential CO2 production in the Arctic due to decomposition, Union, Oregon, U.S.A.
Alan Carlin, B.S. (California Institute of Technology), PhD (economics, Massachusetts Institute of Technology), retired senior analyst and manager, U.S. Environmental Protection Agency, Washington, DC, former Chairman of the Angeles Chapter of the Sierra Club (recipient of the Chapter’s Weldon Heald award for conservation work), U.S.A.
Dan Carruthers, M.Sc., Arctic Animal Behavioural Ecologist, wildlife biology consultant specializing in animal ecology in Arctic and Subarctic regions, Turner Valley, Alberta, Canada
Robert M. Carter, PhD, Professor, Marine Geophysical Laboratory, James Cook University, Townsville, Australia
Uberto Crescenti, PhD, Full Professor of Applied Geology, Università G. d’Annunzio, Past President Società Geologica taliana, Chieti, Italy
Arthur Chadwick, PhD (Molecular Biology), Research Professor of Geology, Department of Biology and Geology, Southwestern Adventist University, Climate Specialties: dendrochronology (determination of past climate states by tree ring analysis), palynology (same but using pollen as a climate proxy), paleobotany and botany; Keene, Texas, U.S.A.
George V. Chilingar, PhD, Professor, Department of Civil and Environmental Engineering of Engineering (CO2/temp. focused research), University of Southern California, Los Angeles, California, U.S.A.
Ian D. Clark, PhD, Professor (isotope hydrogeology and paleoclimatology), Dept. of Earth Sciences, University of Ottawa, Ottawa, Ontario, Canada
Cornelia Codreanova, Diploma in Geography, Researcher (Areas of Specialization: formation of glacial lakes) at Liberec University, Czech Republic, Zwenkau, Germany
Michael Coffman, PhD (Ecosystems Analysis and Climate Influences, University of Idaho), CEO of Sovereignty International, President of Environmental Perspectives, Inc., Bangor, Maine, U.S.A.
Piers Corbyn, ARCS, MSc (Physics, Imperial College London)), FRAS, FRMetS, astrophysicist (Queen Mary College, London), consultant, founder WeatherAction long range weather and climate forecasters, American Thinker Climate Forecaster of The Year 2010, London, United Kingdom
Richard S. Courtney, PhD, energy and environmental consultant, IPCC expert reviewer, Falmouth, Cornwall, United Kingdom
Roger W. Cohen, B.S., M.S., PhD Physics, MIT and Rutgers University, Fellow, American Physical Society, initiated and managed for more than twenty years the only industrial basic research program in climate, Washington Crossing, Pennsylvania, U.S.A.
Susan Crockford, PhD (Zoology/Evolutionary Biology/Archaeozoology), Adjunct Professor (Anthropology/Faculty of Graduate Studies), University of Victoria, Victoria, British Colombia, Canada
Walter Cunningham, B.S., M.S. (Physics – Institute of Geophysics And Planetary Sciences, UCLA), AMP – Harvard Graduate School of Business, Colonel (retired) U.S. Marine Corps, Apollo 7 Astronaut., Fellow – AAS, AIAA; Member AGU, Houston, Texas, U.S.A.
Joseph D’Aleo, BS, MS (Meteorology, University of Wisconsin), Doctoral Studies (NYU), CMM, AMS Fellow, Executive Director – ICECAP (International Climate and Environmental Change Assessment Project), College Professor Climatology/Meteorology, First Director of Meteorology The Weather Channel, Hudson, New Hampshire, U.S.A.
David Deming, PhD (Geophysics), Professor of Arts and Sciences, University of Oklahoma, Norman, Oklahoma, U.S.A.
James E. Dent; B.Sc., FCIWEM, C.Met, FRMetS, C.Env., Independent Consultant (hydrology & meteorology), Member of WMO OPACHE Group on Flood Warning, Hadleigh, Suffolk, England, United Kingdom
Willem de Lange, MSc (Hons), DPhil (Computer and Earth Sciences), Senior Lecturer in Earth and Ocean Sciences, The University of Waikato, Hamilton, New Zealand
Silvia Duhau, Ph.D. (physics), Solar Terrestrial Physics, Buenos Aires University, Buenos Aires, Argentina
Geoff Duffy, DEng (Dr of Engineering), PhD (Chemical Engineering), BSc, ASTCDip. (first chemical engineer to be a Fellow of the Royal Society in NZ), FIChemE, wide experience in radiant heat transfer and drying, chemical equilibria, etc. Has reviewed, analysed, and written brief reports and papers on climate change, Auckland, New Zealand
Don J. Easterbrook, PhD, Emeritus Professor of Geology, Western Washington, University, Bellingham, Washington, U.S.A.
Ole Henrik Ellestad, former Research Director, applied chemistry SINTEF, Professor in physical chemistry, University of Oslo, Managing director Norsk Regnesentral and Director for Science and Technology, Norwegian Research Council, widely published in infrared spectroscopy, Oslo, Norway
Per Engene, MSc, Biologist, Co-author – The Climate, Science and Politics (2009), Bø i Telemark, Norway
Gordon Fulks, B.S., M.S., PhD (Physics, University of Chicago), cosmic radiation, solar wind, electromagnetic and geophysical phenomena, Portland, Oregon, U.S.A.
Katya Georgieva, MSc (meteorology), PhD (solar-terrestrial climate physics), Professor, Space Research and Technologies Institute, Bulgarian Academy of Sciences, Sofia, Bulgaria
Lee C. Gerhard, PhD, Senior Scientist Emeritus, University of Kansas, past director and state geologist, Kansas Geological Survey, U.S.A.
Ivar Giaever PhD, Nobel Laureate in Physics 1973, professor emeritus at the Rensselaer Polytechnic Institute, a professor-at-large at the University of Oslo, Applied BioPhysics, Troy, New York, U.S.A.
Albrecht Glatzle, PhD, ScAgr, Agro-Biologist and Gerente ejecutivo, Tropical pasture research and land use management, Director científico de INTTAS, Loma Plata, Paraguay
Fred Goldberg, PhD, Adj Professor, Royal Institute of Technology (Mech, Eng.), Secretary General KTH International Climate Seminar 2006 and Climate analyst (NIPCC), Lidingö, Sweden
Laurence I. Gould, PhD, Professor of Physics, University of Hartford, Past Chair (2004), New England Section of the American Physical Society, West Hartford, Connecticut, U.S.A.
Vincent Gray, PhD, New Zealand Climate Coalition, expert reviewer for the IPCC, author of The Greenhouse Delusion: A Critique of Climate Change 2001, Wellington, New Zealand
William M. Gray, PhD, Professor Emeritus, Dept. of Atmospheric Science, Colorado State University, Head of the Tropical Meteorology Project, Fort Collins, Colorado, U.S.A.
Charles B. Hammons, PhD (Applied Mathematics), climate-related specialties: applied mathematics, modeling & simulation, software & systems engineering, Associate Professor, Graduate School of Management, University of Dallas; Assistant Professor, North Texas State University (Dr. Hammons found many serious flaws during a detailed study of the software, associated control files plus related email traffic of the Climate Research Unit temperature and other records and “adjustments” carried out in support of IPCC conclusions), Coyle, OK, U.S.A.
William Happer, PhD, Professor, Department of Physics, Princeton University, Princeton, NJ, U.S.A.
Hermann Harde, PhD, Professur f. Lasertechnik & Werkstoffkunde (specialized in molecular spectroscopy, development of gas sensors and CO2-climate sensitivity), Helmut-Schmidt-Universität, Universität der Bundeswehr Fakultät für Elektrotechnik, Hamburg, Germany
Howard Hayden, PhD, Emeritus Professor (Physics), University of Connecticut, The Energy Advocate, Pueblo West, Colorado, U.S.A.
Ross Hays, Meteorologist, atmospheric scientist, NASA Columbia Scientific Balloon Facility (currently working at McMurdo Station, Antarctica), Palestine, Texas, U.S.A.
Martin Hovland, M.Sc. (meteorology, University of Bergen), PhD (Dr Philos, University of Tromsø), FGS, Emeritus Professor, Geophysics, Centre for Geobiology, University of Bergen, member of the expert panel: Environmental Protection and Safety Panel (EPSP) for the Ocean Drilling Program (ODP) and the Integrated ODP, Stavanger, Norway
Ole Humlum, PhD, Professor of Physical Geography, Department of Physical Geography, Institute of Geosciences, University of Oslo, Oslo, Norway
Craig D. Idso, PhD, Chairman of the Board of Directors of the Center for the Study of Carbon Dioxide and Global Change, Tempe, Arizona, U.S.A.
Sherwood B. Idso, PhD, President, Center for the Study of Carbon Dioxide and Global Change, Tempe, Arizona, U.S.A.
Larry Irons, BS (Geology), MS (Geology), Sr. Geophysicist at Fairfield Nodal (specialization: paleoclimate), Lakewood, Colorado, U.S.A.
Terri Jackson, MSc (plasma physics), MPhil (energy economics), Director, Independent Climate Research Group, Northern Ireland and London (Founder of the energy/climate group at the Institute of Physics, London), United Kingdom
Albert F. Jacobs, Geol.Drs., P. Geol., Calgary, Alberta, Canada
Hans Jelbring, PhD Climatology, Stockholm University, MSc Electronic engineering, Royal Institute of Technology, BSc Meteorology, Stockholm University, Sweden
Bill Kappel, B.S. (Physical Science-Geology), B.S. (Meteorology), Storm Analysis, Climatology, Operation Forecasting, Vice President/Senior Meteorologist, Applied Weather Associates, LLC, University of Colorado, Colorado Springs, U.S.A.
Olavi Kärner, Ph.D., Extraordinary Research Associate; Dept. of Atmospheric Physics, Tartu Observatory, Toravere, Estonia
Leonid F. Khilyuk, PhD, Science Secretary, Russian Academy of Natural Sciences, Professor of Engineering (CO2/temp. focused research), University of Southern California, Los Angeles, California, U.S.A.
William Kininmonth MSc, MAdmin, former head of Australia’s National Climate Centre and a consultant to the World Meteorological organization’s Commission for Climatology, Kew, Victoria, Australia
Gerhard Kramm, Dr. rer. nat. (Theoretical Meteorology), Research Associate Professor, Geophysical Institute, Associate Faculty, College of Natural Science and Mathematics, University of Alaska Fairbanks, (climate specialties: Atmospheric energetics, physics of the atmospheric boundary layer, physical climatology – see interesting paper by Kramm et al), Fairbanks, Alaska, U.S.A.
Leif Kullman, PhD (Physical geography, plant ecology, landscape ecology), Professor, Physical geography, Department of Ecology and Environmental science, Umeå University, Areas of Specialization: Paleoclimate (Holocene to the present), glaciology, vegetation history, impact of modern climate on the living landscape, Umeå, Sweden
Rune Berg-Edland Larsen, PhD (Geology, Geochemistry), Professor, Dep. Geology and Geoengineering, Norwegian University of Science and Technology (NTNU), Trondheim, Norway
C. (Kees) le Pair, PhD (Physics Leiden, Low Temperature Physics), former director of the Netherlands Research Organization FOM (fundamental physics) and subsequently founder and director of The Netherlands Technology Foundation STW. Served the Dutch Government many years as member of its General Energy Council and of the National Defense Research Council. Royal Academy of Arts and Sciences Honorary Medal and honorary doctorate in all technical sciences of the Delft University of technology, Nieuwegein, The Netherlands
Douglas Leahey, PhD, meteorologist and air-quality consultant, past President – Friends of Science, Calgary, Alberta, Canada
Jay Lehr, B.Eng. (Princeton), PhD (environmental science and ground water hydrology), Science Director, The Heartland Institute, Chicago, Illinois, U.S.A.
Bryan Leyland, M.Sc., FIEE, FIMechE, FIPENZ, MRSNZ, consulting engineer (power), Energy Issues Advisor – International Climate Science Coalition, Auckland, New Zealand
Edward Liebsch, B.A. (Earth Science, St. Cloud State University); M.S. (Meteorology, The Pennsylvania State University), former Associate Scientist, Oak Ridge National Laboratory; former Adjunct Professor of Meteorology, St. Cloud State University, Environmental Consultant/Air Quality Scientist (Areas of Specialization: micrometeorology, greenhouse gas emissions), Maple Grove, Minnesota, U.S.A.
William Lindqvist, PhD (Applied Geology), Independent Geologic Consultant, Areas of Specialization: Climate Variation in the recent geologic past, Tiburon, California, U.S.A.
Horst-Joachim Lüdecke, Prof. Dr. , PhD (Physics), retired from university of appl. sciences HTW, Saarbrücken (Germany), atmospheric temperature research, speaker of the European Institute for Climate and Energy (EIKE), Heidelberg, Germany
Anthony R. Lupo, Ph.D., Professor of Atmospheric Science, Department of Soil, Environmental, and Atmospheric Science, University of Missouri, Columbia, Missouri, U.S.A.
Oliver Manuel, BS, MS, PhD, Post-Doc (Space Physics), Associate - Climate & Solar Science Institute, Emeritus Professor, College of Arts & Sciences University of Missouri-Rolla, previously Research Scientist (US Geological Survey) and NASA Principal Investigator for Apollo, Cape Girardeau, Missouri, U.S.A.
Francis Massen, professeur-docteur en physique (PhD equivalent, Universities of Nancy (France) and Liège (Belgium), Manager of the Meteorological Station of the Lycée Classique de Diekirch, specialising in the measurement of solar radiation and atmospheric gases. Collaborator to the WOUDC (World Ozone and UV Radiation Data Center), Diekirch, Luxembourg
Henri Masson, Prof. dr. ir., Emeritus Professor University of Antwerp (Energy & Environment Technology Management), Visiting professor Maastricht School of Management, specialist in dynamical (chaotic) complex system analysis, Antwerp, Belgium.
Ferenc Mark Miskolczi, PhD, atmospheric physicist, formerly of NASA’s Langley Research Center, Hampton, Virginia, U.S.A.
Viscount Monckton of Brenchley, Expert reviewer, IPCC Fifth Assessment Report, Quantification of Climate Sensitivity, Carie, Rannoch, Scotland
Nils-Axel Mörner, PhD (Sea Level Changes and Climate), Emeritus Professor of Paleogeophysics & Geodynamics, Stockholm University, Stockholm, Sweden
John Nicol, PhD (Physics, James Cook University), Chairman – Australian climate Science Coalition, Brisbane, Australia
Ingemar Nordin, PhD, professor in philosophy of science (including a focus on “Climate research, philosophical and sociological aspects of a politicised research area”), Linköpings University, Sweden.
David Nowell, M.Sc., Fellow of the Royal Meteorological Society, former chairman of the NATO Meteorological Group, Ottawa, Ontario, Canada
Cliff Ollier, D.Sc., Professor Emeritus (School of Earth and Environment – see his Copenhagen Climate Challenge sea level article here), Research Fellow, University of Western Australia, Nedlands, W.A., Australia
Oleg M. Pokrovsky, BS, MS, PhD (mathematics and atmospheric physics – St. Petersburg State University, 1970), Dr. in Phys. and Math Sciences (1985), Professor in Geophysics (1995), principal scientist, Main Geophysical Observatory (RosHydroMet), Note: Dr. Pokrovsky analyzed long climates and concludes that anthropogenic CO2 impact is not the main contributor in climate change,St. Petersburg, Russia.
Daniel Joseph Pounder, BS (Meteorology, University of Oklahoma), MS (Atmospheric Sciences, University of Illinois, Urbana-Champaign); Meteorological/Oceanographic Data Analyst for the National Data Buoy Center, formerly Meteorologist, WILL AM/FM/TV, Urbana, U.S.A.
Brian Pratt, PhD, Professor of Geology (Sedimentology), University of Saskatchewan (see Professor Pratt’s article for a summary of his views), Saskatoon, Saskatchewan, Canada
Harry N.A. Priem, PhD, Professore-emeritus isotope-geophysics and planetary geology, Utrecht University, past director ZWO/NOW Institute of Isotope Geophysical Research, Past-President Royal Netherlands Society of Geology and Mining, Amsterdam, The Netherlands
Oleg Raspopov, Doctor of Science and Honored Scientist of the Russian Federation, Professor – Geophysics, Senior Scientist, St. Petersburg Filial (Branch) of N.V.Pushkov Institute of Terrestrial Magnetism, Ionosphere and Radiowaves Propagation of RAS (climate specialty: climate in the past, particularly the influence of solar variability), Editor-in-Chief of journal “Geomagnetism and Aeronomy” (published by Russian Academy of Sciences), St. Petersburg, Russia
Curt G. Rose, BA, MA (University of Western Ontario), MA, PhD (Clark University), Professor Emeritus, Department of Environmental Studies and Geography, Bishop’s University, Sherbrooke, Quebec, Canada
S. Jeevananda Reddy, M.Sc. (Geophysics), Post Graduate Diploma (Applied Statistics, Andhra University), PhD (Agricultural Meteorology, Australian University, Canberra), Formerly Chief Technical Advisor—United Nations World Meteorological Organization (WMO) & Expert-Food and Agriculture Organization (UN), Convener - Forum for a Sustainable Environment, author of 500 scientific articles and several books – here is one: “Climate Change – Myths & Realities“, Hyderabad, India
Arthur Rorsch, PhD, Emeritus Professor, Molecular Genetics, Leiden University, former member of the board of management of the Netherlands Organization Applied Research TNO, Leiden, The Netherlands
Rob Scagel, MSc (forest microclimate specialist), Principal Consultant – Pacific Phytometric Consultants, Surrey, British Columbia, Canada
Chris Schoneveld, MSc (Structural Geology), PhD (Geology), retired exploration geologist and geophysicist, Australia and France
Tom V. Segalstad, PhD (Geology/Geochemistry), Associate Professor of Resource and Environmental Geology, University of Oslo, former IPCC expert reviewer, former Head of the Geological Museum, and former head of the Natural History Museum and Botanical Garden (UO), Oslo, Norway
John Shade, BS (Physics), MS (Atmospheric Physics), MS (Applied Statistics), Industrial Statistics Consultant, GDP, Dunfermline, Scotland, United Kingdom
Thomas P. Sheahen, B.S., PhD (Physics, Massachusetts Institute of Technology), specialist in renewable energy, research and publication (applied optics) in modeling and measurement of absorption of infrared radiation by atmospheric CO2, National Renewable Energy Laboratory (2005-2009); Argonne National Laboratory (1988-1992); Bell Telephone labs (1966-73), National Bureau of Standards (1975-83), Oakland, Maryland, U.S.A.
S. Fred Singer, PhD, Professor Emeritus (Environmental Sciences), University of Virginia, former director, U.S. Weather Satellite Service, Science and Environmental Policy Project, Charlottesville, Virginia, U.S.A.
Frans W. Sluijter, Prof. dr ir, Emeritus Professor of theoretical physics, Technical University Eindhoven, Chairman—Skepsis Foundation, former vice-president of the International Union of Pure and Applied Physics, former President of the Division on Plasma Physics of the European Physical Society and former bureau member of the Scientific Committee on Sun-Terrestrial Physics, Euvelwegen, the Netherlands
Jan-Erik Solheim, MSc (Astrophysics), Professor, Institute of Physics, University of Tromsø, Norway (1971-2002), Professor (emeritus), Institute of Theoretical Astrophysics, University of Oslo, Norway (1965-1970, 2002- present), climate specialties: sun and periodic climate variations, scientific paper by Professor Solheim “Solen varsler et kaldere tiår“, Baerum, Norway
H. Leighton Steward, Master of Science (Geology), Areas of Specialization: paleoclimates and empirical evidence that indicates CO2 is not a significant driver of climate change, Chairman, PlantsNeedCO2.org and CO2IsGreen.org, Chairman of the Institute for the Study of Earth and Man (geology, archeology & anthropology) at SMU in Dallas, Texas, Boerne, TX, U.S.A.
Arlin B. Super, PhD (Meteorology – University of Wisconsin at Madison), former Professor of Meteorology at Montana State University, retired Research Meteorologist, U.S. Bureau of Reclamation, Saint Cloud, Minnesota, U.S.A.
Edward (Ted) R. Swart, D.Sc. (physical chemistry, University of Pretoria), M.Sc. and Ph.D. (math/computer science, University of Witwatersrand). Formerly Director of the Gulbenkian Centre, Dean of the Faculty of Science, Professor and Head of the Department of Computer Science, University of Rhodesia and past President of the Rhodesia Scientific Association. Set up the first radiocarbon dating laboratory in Africa. Most recently, Professor in the Department of Combinatorics and Optimization at the University of Waterloo and Chair of Computing and Information Science and Acting Dean at the University of Guelph, Ontario, Canada, now retired in Kelowna British Columbia, Canada
George H. Taylor, B.A. (Mathematics, U.C. Santa Barbara), M.S. (Meteorology, University of Utah), Certified Consulting Meteorologist, Applied Climate Services, LLC, Former State Climatologist (Oregon), President, American Association of State Climatologists (1998-2000), Corvallis, Oregon, U.S.A.
J. E. Tilsley, P.Eng., BA Geol, Acadia University, 53 years of climate and paleoclimate studies related to development of economic mineral deposits, Aurora, Ontario, Canada
Göran Tullberg, Civilingenjör i Kemi (equivalent to Masters of Chemical Engineering), Co-author – The Climate, Science and Politics (2009) (see here for a review), formerly instructor of Organic Chemistry (specialization in “Climate chemistry”), Environmental Control and Environmental Protection Engineering at University in Växjö; Falsterbo, Sweden
Brian Gregory Valentine, PhD, Adjunct professor of engineering (aero and fluid dynamics specialization) at the University of Maryland, Technical manager at US Department of Energy, for large-scale modeling of atmospheric pollution, Technical referee for the US Department of Energy’s Office of Science programs in climate and atmospheric modeling conducted at American Universities and National Labs, Washington, DC, U.S.A.
Bas van Geel, PhD, paleo-climatologist, Institute for Biodiversity and Ecosystem Dynamics, Research Group Paleoecology and Landscape Ecology, Faculty of Science, Universiteit van Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands
Gerrit J. van der Lingen, PhD (Utrecht University), geologist and paleoclimatologist, climate change consultant, Geoscience Research and Investigations, Nelson, New Zealand
A.J. (Tom) van Loon, PhD, Professor of Geology (Quaternary Geologyspecialism: Glacial Geology), Adam Mickiewicz University, former President of the European Association of Science Editors Poznan, Poland
Fritz Vahrenholt, B.S. (chemistry), PhD (chemistry), Prof. Dr., Professor of Chemistry, University of Hamburg, Former Senator for environmental affairs of the State of Hamburg, former CEO of REpower Systems AG (wind turbines), Author of the book Die kalte Sonne: warum die Klimakatastrophe nicht stattfindet (The Cold Sun: Why the Climate Crisis Isn’t Happening”, Hamburg, Germany
Michael G. Vershovsky, Ph.D. in meteorology (macrometeorology, long-term forecasts, climatology), Senior Researcher, Russian State Hydrometeorological University, works with, as he writes, “Atmospheric Centers of Action (cyclones and anticyclones, such as Icelandic depression, the South Pacific subtropical anticyclone, etc.). Changes in key parameters of these centers strongly indicate that the global temperature is influenced by these natural factors (not exclusively but nevertheless)”, St. Petersburg, Russia
Gösta Walin, PhD and Docent (theoretical Physics, University of Stockholm), Professor Emeritus in oceanografi, Earth Science Center, Göteborg University, Göteborg, Sweden
Carl Otto Weiss, Direktor und Professor at Physikalisch-Technische Bundesanstalt, Visiting Professor at University of Copenhagen, Tokyo Institute of Technology, Coauthor of ”Multiperiodic Climate Dynamics: Spectral Analysis of…“, Braunschweig, Germany
Forese-Carlo Wezel, PhD, Emeritus Professor of Stratigraphy (global and Mediterranean geology, mass biotic extinctions and paleoclimatology), University of Urbino, Urbino, Italy
Boris Winterhalter, PhD, senior marine researcher (retired), Geological Survey of Finland, former professor in marine geology, University of Helsinki, Helsinki, Finland
David E. Wojick, PhD, PE, energy and environmental consultant, Technical Advisory Board member – Climate Science Coalition of America, Star Tannery, Virginia, U.S.A.
George T. Wolff, Ph.D., Principal Atmospheric Scientist, Air Improvement Resource, Inc., Novi, Michigan, U.S.A.
Bob Zybach, PhD (Environmental Sciences, Oregon State University), climate-related carbon sequestration research, MAIS, B.S., Director, Environmental Sciences Institute Peer review Institute, Cottage Grove, Oregon, U.S.A.
Milap Chand Sharma, PhD, Associate Professor of Glacial Geomorphology, Centre fort the Study of Regional Development, Jawaharlal Nehru University, New Delhi, India
Valentin A. Dergachev, PhD, Professor and Head of the Cosmic Ray Laboratory at Ioffe Physical-Technical Institute of Russian Academy of Sciences, St. Petersburg, Russia
Vijay Kumar Raina, Ex-Deputy Director General, Geological Survey of India, Ex-Chairman Project Advisory and Monitoring Committee on Himalayan glacier, DST, Govt. of India and currently Member Expert Committee on Climate Change Programme, Dept. of Science & Technology, Govt. of India, author of 2010 MoEF Discussion Paper, “Himalayan Glaciers – State-of-Art Review of Glacial Studies, Glacial Retreat and Climate Change”, the first comprehensive study on the region. Winner of the Indian Antarctica Award, Chandigarh, India
Scott Chesner, B.S. (Meteorology, Penn State University), KETK Chief Meteorologist, KETK TV, previously Meteorologist with Accu Weather, Tyler, Texas, U.S.A
Richard A. Keen, PhD (climatology, University of Colorado), Emeritus Instructor of Atmospheric Science, University of Colorado; former President, Boulder-Denver branch of the American Meteorological Society; Expert Reviewer, IPCC AR5; author of reports and books on the regional weather and climate of Alaska, the Arctic, and North America; NWS co-op observer, Coal Creek Canyon, Golden, Colorado, U.S.A.
Nell’ottobre del 2011 la Corrente del Golfo ha deviato verso nord rispetto al suo normale percorso, generando temperature oceaniche maggiori del normale lungo le coste del New England: è quanto risulta da uno studio del Woods Hole Oceanographic Institution.
Gli scienziati non hanno ancora saputo (voluto?) dare una spiegazione ma hanno dichiarato che è un evento epocale con conseguenze estremamente significative:
Una possibile spiegazione è che la crescente potenza della corrente del Labrador abbia deviato la corrente del Golfo e questo potrebbe produrre effetti anche catastrofici nel Nord Europa, già da quest’inverno.
Riporto l’interpretazione di Bernardo Mattiucci:
“La Corrente del Golfo sta rallentando da parecchi anni e dal 2010 circa è praticamente ferma. Nel senso che la sua “forza” non le consente di attraversare l’Atlantico in diagonale come faceva fino a qualche anno fa… (direzione Nord-Est) e così ripiega “naturalmente” verso Nord.
Per capire meglio… bisogna considerare il fatto che la CDG non viene “spinta” verso l’artico dal calore presente nella zona equatoriale… ma viene “attratta” dal freddo delle acque artiche del polo nord… zona a nord dell’Europa dove fino ad una decina di anni fa si contavano 5 “camini”, ovvero delle zone entro le quali l’acqua salata della Corrente del Golfo si inabissava. Nel 2006 circa se ne contava uno solo…
Tornando al periodo attuale… la deviazione verso Nord-Ovest (canale del Labrador) della CDG provoca il riscaldamento del Canada (dove si è avuta pochissima neve nello scorso anno) e della Groenlandia (dove a luglio in 2 settimane si e’ sciolto il 95% della neve precipitata durante l’inverno), ma al contempo provoca il raffreddamento dell’Europa (dove si hanno inverni sempre più freddi dal 2007 in poi).
Nel medio-lungo termine il raffreddamento continuerà… ma sarebbe più logico parlare di meridianizzazione delle correnti… ovvero salite di aria calda durante le estati (sempre più brevi) e discese artiche durante l’inverno (sempre più lunghi).
NEL FRATTEMPO: Incremento dell’estensione del 43,8% dei ghiacci artici, rispetto al minimo. 31 giorni dopo il minimo, questo è il più veloce ricongelamento dal 1979.
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Un amico FB si domanda: “Che la Groenlandia torni ad essere un territorio dalla temperatura mite e dal suolo verde?”
Mia considerazione: è vero che questo processo favorisce lo scioglimento dei ghiacci artici (infatti quest’estate c’è stato il minimo, anche se le temperature artiche erano stazionarie, un dettaglio che i giornali non comunicano), però non credo che sarà sufficiente. Una parte di quel calore, se ho inteso bene, si trasformerà verosimilmente in correnti a getto (jet stream) dirette a sud, che porteranno un mucchio di neve sull’Europa. È questo, sostanzialmente, il meccanismo che potrebbe provocare – secondo alcuni l’ha già fatto quest’anno – la crescita dei ghiacciai in Scandinavia e, in un secondo momento, nelle Alpi.
E quindi più probabile che sia il Sahara a rinverdirsi, nel corso di diversi secoli o millenni. A quel punto sarà l’Africa a ricevere ondate di immigrati. Speriamo che siano più tolleranti con i profughi climatici di quanto lo siamo stati noi con le vittime del capitalismo finanziario globalizzato.
“Il mondo ha smesso di riscaldarsi quasi 16 anni fa, secondo i nuovi dati rilasciati la scorsa settimana.
I dati, che hanno innescato un dibattito tra gli scienziati del clima, rivelano che a partire dall’inizio del 1997 fino ad agosto 2012, non vi è stato alcun visibile aumento nelle temperature globali aggregate.
Ciò significa che il ‘plateau’ o ‘intervallo’ nel riscaldamento globale dura ormai da un lasso di tempo che coincide con quello del periodo precedente, quando le temperature si innalzarono, dal 1980 al 1996. Prima di allora, le temperature si erano mantenute stabili o in diminuzione per circa 40 anni.
I nuovi dati, raccolti da oltre 3.000 punti di misurazione terrestri e marini, sono stati pubblicati online senza alcun clamore mediatico [il che la dice lunga sul dilettantismo e faziosità del giornalismo controllato da pochi grandi gruppi editoriali globali NOTA MIA].
Ciò è in netto contrasto rispetto alla pubblicazione dei dati precedenti, sei mesi fa, che arrivavano solo fino alla fine del 2010 – un anno molto caldo.
Interrompere la documentazione delle misurazioni in quell’anno significava mostrare una leggera tendenza al riscaldamento dal 1997, ma il 2011 e i primi otto mesi del 2012 sono stati molto più freschi, e quindi questa tendenza è stata cancellata.
[…].
La regolare raccolta di dati climatici sulla temperatura globale si chiama Hadcrut 4 e viene eseguita e pubblicata congiuntamente dall’Hadley Centre dell’Ufficio Meteorologico britannico e dalla Climatic Research Unit del professor Jones, all’Università di East Anglia.
[…].
Cerchiamo di essere chiari. Sì: il riscaldamento globale è reale, e almeno una sua parte è stata causata dall’anidride carbonica emessa dai combustibili fossili. Ma le prove cominciano a suggerire che può accadere molto più lentamente di quanto sostenuto dai catastrofisti – una conclusione con implicazioni politiche enormi”.
NOTA BENE: in realtà l’inversione di tendenza a partire dal 2011 è quella che avevano previsto in tanti e che ho documentato io nel vecchio e nuovo blog ed è in linea con quel che ci si aspetterebbe se fosse in arrivo una glaciazione (piccola o grande è impossibile dirlo).
Anche la massa dei ghiacci che formano la calotta antartica sta aumentando e proprio per le ragioni addotte (riscaldamento globale = evaporazione = maggiori precipitazioni nevose):
Questo però Luca Mercalli non ve lo dirà nel corso delle sue attività di divulgazione e sensibilizzazione perché, comprensibilmente, a nessuno piace ammettere di aver puntato sul cavallo perdente.
Mi rendo conto che se i media vi bombardano con lo scioglimento record dei ghiacci artici il fatto che dobbiate mettere la trapuntina in estate per poter dormire perché al mattino fa un freddo cane non vi scomoda i neuroni, ma la questione, lo ripeto è semplice:
riscaldamento = evaporazione = maggiori precipitazioni nevose = albedo = glaciazione.
E’ quel che sta accadendo nell’Antartide, che si sta espandendo ad una velocità impressionante ed è una massa di ghiaccio infinitamente maggiore di quella artica (oltre il 90% dei ghiacci mondiali). E’ quel che è successo in Scandinavia ed Alaska quest’ultimo inverno e primavera. Chiedete alle pecore cosa sta succedendo in Islanda.
Lo scioglimento dei ghiacci artici servirà a bloccare la Corrente del Golfo con conseguenze catastrofiche per il Nord Europa, che deve solo pregare che non ci si aggiunga pure un’altra eruzione islandese. Mi rendo anche conto che sia difficile abbandonare le proprie convinzioni dopo aver predicato il verbo dei tropicalisti per tanti anni, magari ai propri studenti. Ma se l’ho fatto io, che ero uno dei difensori del dogma e sono riuscito a liberarmi dalla sicumera per mettermi umilmente a studiare le ragioni degli scettici e dei critici, dovrebbero poterlo fare tutti. C’è voluto un amico ingegnere ad aprirmi la mente. C’è speranza per tutti.
Vi conviene schierarvi con i glacialisti finché siete ancora in tempo. Se lo farete tra un paio di mesi non guadagnerete nessun credito di carisma, seduzione, credibilità, autorevolezza ;opppppppp
Meteo Islanda, bufere di neve con accumuli fino a 3 metri! 13 mila pecore rimaste sepolte.
È arrivata la neve in Islanda, con intense bufere che hanno imperversato in particolare sui settori più settentrionali. L’evento in questo periodo non è affatto raro, ma lo è probabilmente l’accumulo che al suolo localmente ha raggiunto i 3 metri. Le conseguenze sono state devastanti, soprattutto per gli allevamenti; circa 13 mila pecore sono rimaste prese alla sprovvista dalle bufere di neve, rimanendo sepolte dal manto nevoso. Gli allevatori, aiutati da centinaia di volontari, sono riusciti a salvare centinaia di pecore, mentre molte sono quelle che non hanno resistito al gelo o attaccate dalle volpi. Nei centri abitati oltre al problema della viabilità c’è anche quello elettrico, con centinaia di persone rimaste senza elettricità; fonti locali parlano del peggior black-out degli ultimi 17 anni, per un danno complessivo che ammonta a circa 2 milioni di euro.
La neve in questa regione ad inizio settembre non è così inusuale mauna nevicata di due-tre metri mentre le pecore sono ancora nei pascoli, al contrario è un evento straordinario. Gli allevatori sono stremati delle continue ricerche negli sterminati pascoli innevati, nella speranza di trovare gli animali intrappolati.
[…]
Il danno subito dalle linee elettriche è il peggiore in 17 anni afferma il gestore nazionale del servizio. I soccorritori sono stati impegnati anche nel soccorrere dei turisti nel ghiacciaio di Langjökull, che dopo aver ignorato i segnali di chiusura della strada sono rimasti bloccati, e questo è il quinto caso in quattro giorni di viaggiatori sprovveduti.
L’anno scorso, Stoccolma ha avuto 28 giorni di clima estivo, giorni con una temperatura minima di 25 gradi. Quest’anno, solo sei giorni hanno soddisfatto il requisito – 4 giorni nel mese di luglio e due nel mese di agosto. Alla luce di analoghe condizioni nelle isole britanniche, che hanno esperito la peggior primavera e peggiore estate da decenni, è lecito ipotizzare che si sia raggiunto il punto di non ritorno, per le dinamiche esposte qui (evaporazione = maggiore piovosità, che in inverno si trasforma in maggiore nevosità. L’effetto albedo fa il resto).
In altre parole il riscaldamento globale ha già cominciato ad innescare un “rimbalzo glaciale” E NON C’E’ NULLA CHE POSSIAMO FARE. O meglio, qualcuno ha già preso provvedimenti, ma senza fare troppa pubblicità alla cosa.
Lo stesso Al Gore lo andava dicendo qualche hanno fa, quando spacciava copie del film “L’alba del giorno dopo” durante le sue presentazioni.
La CO2 prodotta dall’uomo c’entra poco o nulla con queste trasformazioni epocali (fine dell’interglaciale). E’ tempo di finirla con il nostro antropocentrismo, la principale causa delle nostre sventure (non siamo il centro dell’universo, non siamo protagonisti di tutto, nel bene e nel male):
Progressivamente, il nord eurasiatico scivolerà verso la glaciazione, come sta già succededendo in Antartide (93% del ghiaccio mondiale: 867000 mila kmq sopra la media, stessa estensione del 2010, seconda maggiore estensione di sempre dopo il 2007). Lo scioglimento record dei ghiacci artici di quest’estate e della prossima estate darà il colpo di grazia alla Corrente del Golfo. L’evaporazione si trasformerà in neve durante i prossimi inverni.
La mia previsione, fatta a fine 2011, era che il processo in corso sarebbe stato evidente a tutti nell’inverno 2013-2014.
Ma già l’inverno 2012-2013 sarà verosimilmente più terribile di quello scorso, con correnti artiche che imperversano fino al Sud Italia ed alla Grecia ed altissimi tassi di mortalità. A quel punto la retorica del rigore fiscale e l’ethos neopuritano e neoliberista imposto dalla troika perderanno qualunque credibilità.
“L’Istituto provinciale di statistica ASTAT informa che al 31.03.2012 risiedevano in provincia di Bolzano 512.446 persone, 696 in più rispetto al trimestre precedente. A fronte di un saldo migratorio positivo di 589 unità si registra un saldo naturale tendenzialmente in diminuzione. Il numero dei decessi, rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente, è aumentato del 20,0%. Il tasso di natalità si attesta su 10,4 nati vivi per 1.000 abitanti, il tasso di mortalità sull’9,6‰”.
Come si evince dai dati inseriti nel documento, la curva è rimasta pressoché stabile tra il 2006 ed il 2011, per poi subire un’impennata clamorosa (+20% di mortalità è, normalmente, associabile ad una catastrofe naturale).
Alla richiesta di delucidazioni, l’ASTAT ha risposto come segue:
“In Provincia di Bolzano nel 1. trimestre 2012 (gennaio-marzo)sono stati registrati 1.216 decessi, ca. 200 (+20%) in più in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fatto può avere cause multiple. Una è da ricercarsi sicuramente nell’invecchiamento costante della nostra società. Attualmente circa il 5% della popolazione (26.500 persone) ha 80 anni o più. Numerosi decessi, soprattutto quelli che si registrano durante i mesi invernali, riguardano proprio questa fascia di età.
L’ASTAT raccoglie l’andamento demografico ed analizza le cause di morte. Uno studio longitudinale vertente su questo argomento è attualmente in fase di elaborazione. I dati verranno interpretati in un contesto annuale ed anche storico, ma non si terrà conto delle variazioni stagionali”.
Sebbene molte persone si rifiutino di accettare l’idea che il riscaldamento globale possa causare una glaciazione, nonostante fosse uno scenario reputato come realistico da uno studio commissionato dal Pentagono un decennio fa, e confondano la drastica alterazione del comportamento dei venti d’alta quota con il riscaldamento globale stesso (che ormai sta tirando gli ultimi e al massimo ha in serbo qualche colpo di coda), la mortalità record registrata in tutta Europa lo scorso inverno potrebbe essere solo l’avvisaglia di quel che succederà i prossimi inverni. Chi continua a credere che saranno miti, nonostante siano stati sempre più rigidi e, nel Nord Europa, sempre più umidi (ossia nevosi: cf. effetto albedo), andrà incontro a sgradevoli sorprese.
“I primi astrofisici che portarono una prova tangibile della possibilità di un prossimo raffreddamento climatico planetario furono Livingston e Penn intorno al 2005 con il loro famoso lavoro “Sunspots may vanish by 2015”.
In esso si notava che le macchie solari osservate in uno studio esteso dal 1990 al 2005 stavano diventando sempre più “calde”, tendendo totalmente a sparire seguendo una funzione lineare a pendenza discendente.
Un fenomeno di scomparsa delle macchie solari ben noto durante il Minimo di Maunder, che provocò tra le più gravi carestie in Europa, per la mancata maturazione delle coltivazioni.
Lo studio molto coraggioso nel pieno del Riscaldamento Globale sollevò enormi polemiche nel mondo scientifico, ma negli anni successivi trovò sempre più conferme ed ora rappresenta un punto di riferimento della fisica solare.
Ma negli anni successivi al 2005, furono molti gli scienziati che, da discipline diverse dalla fisica solare, puntarono il dito sulla possibilità di una nuova Piccola Era Glaciale incombente.
Tra questi va ricordato Víctor Manuel Velasco Herrera che è un ricercatore accademico molto conosciuto dell’Istituto di Geofisica dell’Università Autonoma Nazionale del Messico (UNAM).
Egli già alla fine del 2007 dopo aver effettuato profondi studi sul Perito Moreno, uno tra i più stabili ghiacciai del mondo e dalle cospicue dimensione (200 chilometri quadrati), posto sulle Ande tra Argentina e Cile, suggerì, in base ai dati di avanzamento e crescita del ghiacciaio, la fine del periodo di Riscaldamento Globale.
Disse, inoltre, che il mondo stava vivendo una fase di transizione in cui l’attività solare stava diminuendo notevolmente, tale da avviare entro pochi anni una nuova Piccola Era Glaciale della durata di 60-80 anni, come durante il Minimo di Maunder (1635-1715), ma che poteva subentrare anche in 30-40 anni in base ai dati statistici desunti dal ghiacciaio.
Successivamente Herrera corresse il tiro, in base al manifesto minimo solare ed ai nuovi dati elaborati nel suo studio, fissò nel 2010 l’inizio della nuova era glaciale.
Velasco Herrera ha da sempre studiato i periodi glaciali ed interglaciali che la Terra ha sperimentato in relazione alla variabilità solare, formulando la sua teoria, che quantifica in circa cinque anni il verificarsi del danno climatico conseguente alla diminuzione dell’attività solare. Infatti, a causa della ridotta attività solare, la temperatura media globale scenderà, secondo i suoi studi, da 0.2 gradi fino ad 1,0 gradi centigradi in 5 anni e questo causerà una notevole mutazione delle condizioni climatiche in tutto il mondo. In particolare ha sottolineato il conseguente violento impatto sull’agricoltura del nostro pianeta, sottoposta a seconda della localizzazione geografica, sia a fenomeni di siccità che a fenomeni di eccessiva piovosità, mettendo in crisi l’attuale equilibrio produttivo globale.
Per il Messico, il suo paese, l’eventualità sarebbe stata di varie inondazioni, come è sempre successo storicamente in quelle regioni durante le varie piccole ere glaciali che hanno congelato l’Europa.
Molto interessante la sua teoria, per nulla campata in aria, del verificarsi di gravi pandemie nella popolazione mondiale durante i minimi solari.
In realtà direi che non è azzardata l’ipotesi di una correlazione tra pandemie, ossia epidemie di malattie contagiose che interessino contemporaneamente più aree geografiche, e minimo solare.
Il minimo solare causa un abbassamento generale delle temperature, ma anche aumento delle precipitazioni e del clima umido, favorendo la maggior esposizione delle persone a perfrigerazioni e malattie respiratorie. Ricordo che, dopo i tumori e le malattie circolatorie, la terza causa di morte nei paesi occidentali sono le malattie respiratorie.
Il clima gioca un ruolo fondamentale nello svilupparsi di alcune virosi respiratorie perché riescono a sopravvivere nell’uomo solo con un clima freddo e non resistono al clima caldo e secco.
Di recente si sono cominciate a sentire anche delle voci dall’Europa su questo tema che appaiono altrettanto inquietanti.
Tra questa la voce del celebre fisico accademico croato Vladimir Paar.
Il prof. Paar rappresenta un’istituzione nell’Accademia Croata delle Scienze e delle Arti di Zagabria. Ha un attivo di circa 600 pubblicazioni scientifiche e dispone di una vasta equipe di scienziati alle sue spalle, che lui dirige.
Paar avvisa anche lui che la prossima Era Glaciale potrebbe iniziare entro cinque anni, ma ne traccia un quadro ancora più drammatico. Egli descrive un’Europa nella morsa dei ghiacci in cui “il blocco sarà così completo che la gente sarà in grado di andare a piedi dall’Inghilterra all’Irlanda o nel Mare del Nord dalla Scozia al Nord Europa”.
Vladimir Paar ha impiegato decenni analizzando le ere glaciali precedenti in Europa e che cosa le ha determinate ed esprime l’opinione che “La maggior parte dell’Europa finirà sotto il ghiaccio, tra cui Germania, Polonia, Francia, Austria, Slovacchia e una parte della Slovenia”.
La domanda che i viene subito in mente è: cosa accadrà alla gente dei paesi dell’Europa Centrale che si ritroverà sotto questo ghiaccio?
Il professore croato ha una risposta pronta “Possono migrare a sud o restare, ma con un enorme incremento dei consumi energetici”, ha avvertito.
“Questo potrebbe succedere in 5, 10, 50 o 100 anni, o anche più tardi. Non possiamo prevederlo con esattezza, ma arriverà” ed ha aggiunto “Quello che voglio dire è che il riscaldamento globale è un fenomeno naturale. Circa 130.000 anni fa, la temperatura della terra è stata la stessa di ora, il livello di CO2 era quasi la stessa e il livello del mare era quattro metri più alto”.
Helios (Sole, Apollo) + Ierofante: Nei misteri di Eleusi (del dio Apollo), il sacerdote più elevato…mostra oggetti sacri (τὰ ἱερά) nei momenti culminanti dei riti iniziatici e pronuncia certe formule sacre.
Sotto, il disegno di un padrone che tiene al guinzaglio il suo cane (guardiano del lager? Potentati?).
Burattinaio con mano squamata. Anello con la S (Satana? Serpente/Snake? Simbolo del dollaro? Altro?)
Marionetta Bush con cappello d’asino intrattiene il pubblico su un pavimento a scacchiera massonica. Bush cerca di dire: “Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me” (= “la prima volta che mi freghi è colpa tua, la seconda è mia, perché significa che sono davvero stupido”. Sulla lavagna casa in fiamme, squalo, il termine “evoluzione” che dev’essere ancora completato (evoluzione umana incompleta). Sotto la lavagna un dragone cinese ed un cervello spaccato in due emisferi (indicazione che senza il corpo calloso, con un cervello riunificato, le cose andrebbero meglio?). Bush si trasforma nel brillante, simpatico, colto Obama che presto però si mette a ridacchiare mefistofelicamente.
Bambina innocente (Alice nel paese delle meraviglie) con mela del peccato in mano. Si chiama Lily (giglio, fiore che rappresenta la dignità, la nobilità di spirito) Unica sveglia tra tante statue imprigionate. Coniglio bianco sullo sfondo. Cerchio la protegge (?). Sul retro c’è la porta di uscita, ma è alle loro spalle e nessuno la vede. Si accorge dell’inganno, lascia cadere la mela, corsa della mela interrotta da uno stivale (di Obama?) che calpesta un dollaro. Si spacca in due, sboccia un fiori di loto (simbolo della presa di coscienza). Obama ha i sudori freddi. Fuori, bandiera americana strappata e graffito che forse rimanda al Salmo 23 “Il Signore è il mio pastore”. Montagne di neve ed iceberg all’esterno (glaciazione? O inverno in stile Narnia?). Caduta delle Torri Gemelle. Osama Bin Laden con etichetta identificativa della CIA.
Pozzi petroliferi in piena attività, petrolio in abbondanza (boom petrolifero?)
Vortice a spirale nel cielo.
Statua della Libertà (nel sito di Heliofant è identificata come Signora della Servitù) sorge su una Stella di Davide (riferimento alla lobby sionista a Washington?). La sua fiaccola precipita a terra. Uovo orfico (simbolo di potenziale creativo, vitale, spirituale). Barca funeraria egizia, trasporta invece il Cristo (Osiride, Apollo, ecc.), in uno stato di sospensione animica (“in sonno”).
Draco (questo è il suo nome), il Grande Fratello, ne avverte la presenza. Si dimena, ma continua a monitorare e manipolare il cervello dell’umanità terrorizzandola con le notizie sui crolli di borsa e nuove guerre nel mondo (il colore giallo è il colore della fase di trasformazione alchemica verso la “coscientizzazione”). Nel cielo sfrecciano gli stealth che bombardano l’Islam. La Pietà, ma al posto di Gesù vi è un’umanità islamica massacrata. Corvi trasformati in farfalle dal Cristo. Bimbo soldato africano: gli regalano un mitra. Il lavoratore latinoamericano sprofonda nella melma assieme alla sua falce ed al suo martello. Il taoismo non impedisce che i carri armati cinesi schiaccino le proteste pacifiche (simbolo della tigre, una tigre che non vorrebbe farsi domare – cf. Aslan, “non è un leone mansueto” – “not a tame lion”. Affarista morto dentro e fuori (lobby neoliberista di Shanghai?) l’avverte di restarsene tranquilla e spegne la sua luce di rivolta.
Il Fuoco della Verità (così è chiamato il Cristo sul sito di Heliofant), si avvicina, il terzo occhio spalancato è SOTTO la piramide; la propaganda si fa martellante, intollerabile, urlata. La barca egizia attraversa delle porte dimensionali o qualcosa del genere. La danza di Shiva. I pesci del Cristo. Un fallo di ghiaccio a rappresentare i campanili delle chiese cristiane (anticristiani). La Prostituta nell’albergo a ore a forma di fallo (la Chiesa? Il simbolo dell’umiliazione mascolina/fallica della femminilità?) patisce l’avvento del Cristo. L’esercito di terracotta dei manager si polverizza. I media/Grande Fratello fuggono, l’umanità si rialza. La danza sufi del derviscio e la danza degli dèi mesoamericani (vedi sotto) si aggiungono a quella di Shiva (forse indicazioni dell’autentica religiosità?). Risveglio del Cristo: apre gli occhi tra i fiori di loto. Crollo della Chiesa. La barca procede verso l’Alba, asteroidi e bolidi vari attraversano il cielo, un meteorite colpisce e distrugge la piramide di Cheope.
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SIGNIFICATI DEI PROTAGONISTI DELL’ANIMAZIONE (dal sito di Heliofant)
Cristo/Fuoco della Verità: “Siete voi!!! Quanto diventate consapevoli della vostra filiazione con il Divino e della fratellanza tra gli uomini!!!”
Bush/Obama: “il burattino della destra e della sinistra ed altri livelli di privazione dei diritti civili. Vi distrae mentre Draco tesse la sua tela” [destra e sinistra sono polarizzazioni arbitrarie che dividono e distraggono].
Lily (la ragazzina innocente): “un’improvvisa presa di coscienza: questa mela non è mia, appartiene a qualcun altro”.
Sun Sue (la manifestante): “si oppone coraggiosamente a quelli che vorrebbero schiavizzarla”.
Aali (il bambino della Pietà che poi diventa derviscio): “il cuore vorticoso dell’Islam si risveglia nell’unico Dio vero! È libero e non necessita di controllo”
Juan Pepito (il lavoratore latinoamericano socialista): “Dopo anni di sfruttamento economico e degrado ambientale, Juan “Pepito” si sente sprofondare” [pepito nel virgolettato a simboleggiare la pepita d’oro: ogni individuo è prezioso?].
Il Bambino Blu (dio mesoamericano): “custode della fiamma”.
La Signora Q (vecchia prostituta): il suo tallone d’Achille è il sesso (repressione, indulgenza edonistica) e la vergogna che prova.
Ludovic (il bambino manipolato): dal latino “ludo” (gioco) e “ovum/ovis” (uovo). L’uovo è simbolo di potenziale genetico e spirituale, ma “ovis” è anche pecora in latino. In realtà Ludovico viene dal germanico e significa “combattente illustre”
Il Mago: “La mano invisibile e lo spirito di follia che cerca di acquistare sempre più controllo con l’inganno, le bugie, i veleni, i falsi attentati terroristici, le guerre, i giganteschi apparati burocratici e legali, per estrarre l’energia degli abitanti della Terra. Egli teme la luce del giorno, come teme la vita stessa, ed opera nell’ombra. Il suo più grande potere è il suo controllo della zecca, ossia del denaro”.
“I sommozzatori dell’università di St. Andrews avrebbero scoperto alcuni degli eccezionali resti della terra perduta di Doggerland, o anche Atlantide britannica. Una porzione di territorio che secondo il Daily Mail, sarebbe stata distrutta quasi 8300 anni fa da uno tsunami devastante, parte di un processo più ampio che arrivò a sommergere completamente una striscia di terra che, secondo le più recenti ricerche, collegava la Scozia alla Danimarca e definita anche come “il vero cuore” di quella che ora è l’Europa così come la conosciamo. Doggerland sarebbe stata abitata da decine di migliaia di individui. Un’intera civiltà annientata dall’innalzarsi del livello del mare che coprì le terre costiere di minor altitudine, attraverso un lento processo durato oltre 13.000 anni, culminato, secondo alcuni studiosi, nello tsunami di Storegga.
Secondo il geofisico Richard Bates, del dipartimento di Scienze della Terra dell’università di St. Andrews, “è solo dopo aver lavorato fianco a fianco con le compagnie petrolifere negli ultimi anni che siamo stati in grado di ricreare una sorta di mappa di come poteva essere realmente Doggerland”, grazie anche a diversi modelli geoficisi forniti dalle stesse compagnie, combinati con dati ottenuti da evidenze dirette. I sommozzatori della St. Andrews infatti hanno fatto l’eccezionale scoperta durante una collaborazione scientifica con alcune aziende petrolifere operanti nel Mare del Nord. Più in generale al progetto collaborano anche altre università: quella di Birmingham (Inghilterra), di Dundee e Aberdeen (Scozia) e di Trinity St. David (Galles). I ricercatori ora si sono detti in grado di inferire ipotesi plausibili su come fossero la flora e la fauna, oltre che la vita umana, su una terra che era molto più vasta di molte nazioni europee contemporanee“.