Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?

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Da: Homo Sapiens Hibernus

I sedimenti oceanici e lacustri provenienti dalla California, dal Venezuela e dall’Antartide hanno confermato che questi cambiamenti climatici improvvisi hanno influenzato non solo la Groenlandia, ma il mondo intero. Nel corso degli ultimi 110 mila anni, ci sono stati almeno 20 di tali cambiamenti climatici improvvisi. Il solo periodo di clima stabile nel corso degli ultimi 110 mila anni – è stato l’Olocene, gli 11.000 anni di clima moderno. Lo stato “normale” del clima per la Terra è quello di una serie di balzi improvvisi ed estremi – come un interruttore della luce che si accende e si spegne…L’evidenza empirica mostra che il brusco cambiamento climatico improvviso non è solo possibile – è una condizione naturale. L’attuale clima caldo e stabile è una rara anomalia.

Jeffrey Master, co-fondatore di The Weather Underground

Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi.

William Patterson

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

 

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

ghiacci artici

ghiacci artici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini totali

ghiacci marini totali

Per gli anni a venire, è importante tenere sempre bene a mente che l’ortodossia climatologica aveva stabilito che il riscaldamento globale avrebbe rinviato il termine dell’interglaciale a data da destinarsi.

Nessuno si permetta di sostenere che un po’ tutti sospettavano che il riscaldamento globale avrebbe causato una glaciazione.

Tra il 1993 e il 2014 il “consenso” era che una glaciazione sarebbe stata incompatibile con il livello di concentrazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (Papers on anthropogenic global warming and next glaciation).

Nessuna futura falsificazione potrà riscrivere il passato. Anche se ci hanno provato più volte, con la precedente Civiltà Glaciale (Homo Sapiens Hibernus non è una novità).

Gli interglaciali – fasi relativamente temperate all’interno di un’era glaciale, come la nostra – terminano con un riscaldamento globale, specialmente a livello oceanico. Questo riscaldamento prosegue anche dopo l’inizio della fase espansiva dei ghiacciai, in quanto una glaciazione necessita di un forte divario tra le temperature artiche e quelle tropicali, una situazione che favorisce un deciso incremento della nevosità nell’emisfero boreale, quello interessato dalle glaciazioni. Senza una massa critica di vapore acqueo caldo che va a cozzare contro la massa di aria fredda in discesa dall’Artico mancherebbe la materia prima per una glaciazione.

Wallace S. Broecker, The End of the Present Interglacial: How and When?, Quaternary Science Reviews, 1998, Vol. 17, pp. 689-694

Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009), Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International 207, 137-144

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transitionNature Geoscience, 1 September 2013

La sequenza dovrebbe essere questa: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni in aree normalmente secche > aumento della nevosità > effetto albedo + vulcanismo intensificato nei minimi solari / impatti cosmici > glaciazione (piccola o grande).

Con l’ingresso nel Dryas Recente (glaciazione) l’innevamento raddoppiò nel giro di 3 anni (Ice-core evidence of abrupt climate changes).

Quanto tempo impiega il clima a passare da una fase all’altra?

Non molto. Le transizioni tra interglaciali e glaciazioni e vice versa si verificano bruscamente. Le stime variano, ma si parla di variazioni di molti gradi centigradi (da 3 a 15) nel giro di meno di un anno (Era glaciale in pochi mesi; Mini ice age took hold of Europe in months); un anno (Ice Cores show abrupt climate changes); da 1 a 3 anni (Did You Say “Fast”?), da due anni a pochi decenni:

Adams J., Maslin, M. & Thomas, E. Sudden climate transitions during the Quaternary, Progress in Physical Geography, 23: 1 – 36, 1999.

Alley Richard B. Abrupt Climate Change – Inevitable Surprises, Committee on Abrupt Climate Change, National Research Council of the National Academy of Sciences, 2002.

Berger, Jean-François, Jean Guilaine, The 8200calBP abrupt environmental change and the Neolithic transition: A Mediterranean perspective, Quaternary International, 200, 1-2, 2009.

Boettger Tatjana et al., Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International, 207, 137-144, 2009.

Cox John D., Climate Crash: Abrupt Climate Change and What it Means for our Future, John Henry Press, 2005.

Overpeck Jonathan T. e Julia E. Cole, Abrupt Change in Earth’s Climate System, Annual Review of Environment and Resources, Vol. 31: 1-31, 2006.

Patterson, William, Big freeze plunged Europe into ice age in months. ScienceDaily, 30 novembre 2009.

Petaev MI, Huang S, Jacobsen SB, Zindler A., Large Pt anomaly in the Greenland ice core points to a cataclysm at the onset of Younger Dryas. Proc Natl. Acad. Sci. vol. 110 no. 32, 2013.

Petit J.R., et al., Climate and Atmospheric History of the Past 420,000 years from the Vostok Ice Core, Antarctica, Nature, 399, pp.429-436, 1999.

Rahmstorf Stefan, Timing of abrupt climate change: A precise clock, Geophys. Res. Lett. 30 (10): 1510, 2003.

Rampino Michael R., Mass extinctions of life and catastrophic flood basalt volcanism, Proc. Natl.Acad. Sci. USA. 107(15), 2010.

Peter Schwartz, Doug Randall, An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security, October 2003.

Steffensen J.P. et al, High-Resolution Greenland Ice Core Data Show Abrupt Climate Change Happens in Few Years, Science, Vol. 321 no. 5889 pp. 680-684, 2008.

Stocker Thomas and Marchal Olivier, Abrupt climate change in the computer: is it real? PNAS, vol. 97, no. 4. February 15, pp. 1362–1365, 2000.

Taylor, K. C. et al., The Holocene-Younger Dryas Transition Recorded at Summit, Greenland, Science, 278, 825-827, 1997.

Treble, P. C., et al., 2007, High resolution secondary ionisation Mass Spectrometry (SIMS) δ18O analyses of Hulu Cave speleothem at the time of Heinrich Event 1, Chemical Geology, 238, 197-212.

 

L’ultimo interglaciale è terminato quando la Corrente del Golfo non ha più raggiunto l’Atlantico settentrionale e ha cominciato a piegare verso il Golfo di Biscaglia. Con il collasso della Corrente del Golfo (115mila anni fa) la tundra artica scende fino al 52 parallelo, in Renania (Colonia, Düsseldorf, Dortmund e Essen). Le foreste di conifere arrivano a Lione. La deviazione dell’acqua calda della Corrente del Golfo verso il Golfo di Biscaglia mitiga la Francia atlantica.

Ulrich C. Müller, George J. Kukla, North Atlantic Current and European environments during the declining stage of the last interglacial, 2004

 

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più alte per formare lo strato di ghiaccio necessario ad avviare la glaciazione. Le catene montuose di Scandinavia, Scozia e del Labrador hanno il potenziale di sviluppare ghiacciai sufficienti ad innescare una glaciazione se il sole estivo non riuscisse a sciogliere la neve invernale. L’effetto albedo, raffreddando queste regioni, causerebbe un’ulteriore espansione dei ghiacci, e così via. Questo modello esplicativo della nascita delle glaciazioni si chiama “snow blitz”.

Un tale processo è già in corso in Scozia (“Glacier-like hazards found on Ben Nevis”, BBC, 21 agosto 2014).

 

A proposito dell’incredibile rapidità dell’ingresso e uscita da una fase glaciale, rimando a “Plasma, Solar Outbursts, and the End of the Last Ice Age” di Robert M. Schoch (Università di Boston)

Orsi, rifugi e la glaciazione

BvEbpRtCYAAYzCCRifugio XII Apostoli, m. 2487: ferragosto come luglio > nevica

 10389249_10154532484960455_5670800535842340219_nPasso Gavia, m. 2621

Abbiamo costruito dei modelli [climatici] e ora ci sono delle robuste contraddizioni. I dati di osservazione ci parlano di un raffreddamento globale. I modelli ci dicono che dovrebbe essere un riscaldamento.

Zhengyu Liu, professore del Centro di UW-Madison per la Climatic Research, agosto 2014

Il moderno Grande Massimo [di attività solare, NdT], che si è verificato durante i cicli solari 19-23, cioè, tra il 1950 e il 2009, è stato un evento raro o addirittura unico, per ampiezza e durata, nel corso degli ultimi tre millenni.

Usoskin et al., “Evidence for distinct modes of solar activity”, Astronomy & Astrophysics, febbraio 2014

Svensmark non è solo. Ad esempio, gli scienziati russi dell’Osservatorio di Pulkovo sono convinti il mondo è in un periodo di raffreddamento che durerà per 200-250 anni. Il rispettato fisico solare norvegese Pal Brekke avverte che le temperature potrebbero effettivamente declinare per i prossimi 50 anni. Uno dei principali climatologi britannici Mike Lockwood, della Reading University, ha individuato 24 occasioni negli ultimi 10.000 anni in cui l’attività solare era in declino come lo è ora, ma in nessuna di queste il calo è stato così veloce. Sostiene che un ritorno ad un Minimo di Dalton (1790-1830), che comprendeva “l’anno senza estate”, è “probabile”. Nel loro libro “The Sun Neglected”, Sebastian Luning e Fritz Varenholt pensano che le temperature potrebbero subire due decimi di grado Celsius di raffreddamento entro il 2030 a causa del previsto sole anemico…È interessante immaginare come l’Occidente potrebbe gestire le sfide geopolitiche ed umanitarie causate da brevi stagioni di crescita in un clima più freddo e probabile scarsità di cibo. L’abbondanza favorisce la pace. Tuttavia, uno scenario in cui le nazioni sono disperatamente in competizione per l’energia e il cibo disponibili comporterà minacce imprevedibili, un test di gran lunga più severo di ogni altra cosa che abbiamo visto nella storia recente.

Maurice Newman, consulente economico del primo ministro australiano, agosto 2014

L’estate inglese è, di fatto, terminata.

Qualcuno si è domandato cosa succederebbe se questo tipo di meteo imperversasse d’inverno sulle Alpi? (accadrà)
Metri e metri e metri e metri…e metri di neve.
http://www.meteorivieraligure.it/inverno-2014-neve-record-sulle-alpi-un-respiro-per-nostri-ghiacciai/

E se l’estate successiva fosse come questa del 2014 e non riuscisse a scioglierli?? (accadrà)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/07/29/il-sesto-inverno/

10525380_10202753870752219_7314565379879705114_nRifugio Alimonta (Brenta) dopo solo un’ora di nevicata

Orso aggredisce uomo di Pinzolo. Portato all’ospedale di Tione

Stiamo attendendo, fatalmente e fatalisticamente, la catastrofe.
L’uomo, impregnato di tracotanza (hybris), ha deciso cosa debba essere meglio per certi orsi. Li ha trapiantati in una zona fortemente antropizzata, a totale vocazione turistica, per soddisfare le sue ambizioni e smanie estetiche. “Andate e moltiplicatevi” ha detto l’uomo-Geova. Questi orsi si sono moltiplicati e, ora che il clima è sempre più avverso, i nodi vengono al pettine.
Qualunque persone sensata lo doveva sapere e infatti i ragionevoli, tra noi, lo temevano da tempo.
I nemici degli orsi sono in agguato, attendono il primo incidente grave. Quest’incidente mortale arriverà e i “trentini brava gente” dissotterreranno l’ascia di guerra. Saranno gli orsi ad avere la peggio: burattini/giocattoli/accessori fin dal primo istante dell’operazione Life Ursus.
Ma chi sono stati i veri nemici degli orsi? Magari proprio quelli che li hanno trattati come nani da giardino da disporre a proprio piacimento sui “nostri” monti e nei “nostri” boschi?

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_fatal_bear_attacks_in_North_America

Il massimo numero di attacchi [di lupi] furono registrati negli anni Novanta del Seicento: proprio il decennio durante il quale lo scrittore francese Charles Perrault scrisse la fiaba di Cappuccetto Rosso (Le petit chaperon rouge).

Stéphane Frioux, “Storia del lupo. Un libro di Jean-Marc Moriceau”

http://www.issm.cnr.it/demetrapdf/boll_20_2009/Pagine%20da%20demetra_imp%2020_frioux.pdf

Nel periodo compreso tra il 1645 e il 1715, proprio nell’intervallo centrale della piccola era glaciale, le macchie solari rilevate furono insolitamente poche, con alcuni anni senza la rilevazione di alcuna macchia

http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale

I ricercatori Matt Penn e William Livingston del National Solar Observatory prevedono che il ciclo solare 25 sarà caratterizzato da un’assenza totale di macchie solari; “se il sole in realtà sta entrando in una fase sconosciuta del ciclo solare, allora dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per comprendere i collegamenti tra attività solare e clima“, osserva Lika Guhathakurta della NASA.

http://www.meteoweb.eu/2014/05/lattuale-ciclo-solare-i-bassi-dal-1755-quali-conseguenze-clima/284511/

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ghiacci marini 290.000 km quadrati più estesi della media da quando si eseguono le misurazioni

ghiacci artici molto più spessi che nel 2013 (anno di forte ripresa rispetto al 2012)

ghiacci artici molto più spessi che nel 2013 (anno di forte ripresa rispetto al 2012)

10448230_10202102284312538_888840596806472238_ntemperature globali stabili (in leggero calo rispetto al 2002)

Alle condizioni meteo estreme tipiche di ogni transizione climatica già si imputa l’intensificarsi degli attacchi letali di orsi russi (Bear attacks leave at least three people dead in Siberia and far-east Russia, Guardian, 1 agosto 2014).

In una vasta regione siberiana, la Sacha-Jacuzia, un superbranco di lupi da 400 esemplari ha tenuto sotto assedio la cittadina di Verkhoyansk, con i residenti costretti a pattugliare le strade in attesa dei soccorsi governativi. Un fenomeno assolutamente inedito (in genere un branco è formato da 6-20 lupi al massimo) riconducibile alla scarsità di cibo di una serie di inverni particolarmente rigidi (Wolf attacks lead to state of emergency in Russia’s Siberia region, Telegraph, 6 gennaio 2013).

Situazione analoga a Haines, in Alaska: una lupa disperata e affamata ha attaccato una giovane donna e i suoi quattro cani, divorandone uno, a marzo del 2014, in pieno giorno (Wolf kills, eats dog after battle with owner in daylight attack near Haines, Alaska Dispatch News, 17 marzo 2014).

Nei quartieri residenziali di Vancouver gli orsi, in cerca di cibo, cercano di forzare le porte delle auto, se sentono che c’è del cibo avanzato (Bear Attacks Car In West Vancouver: Police, Huffington Post, 14 giugno 2013). Alcuni orsi (neri) cercano perfino di accedere ai freezer collocati nei garage (Mother bear attacks B.C. man in Vancouver suburb, CBC News, 8 agosto 2011) ed entrano in casa se avvertono odore di cibo (North Vancouver woman recovering after getting attacked by a bear in her own home, Global News, 23 luglio 2014). Neppure lo spray anti-orsi riesce a fermare un grizzly (B.C. hikers narrowly escape grizzly bear attack, CTV News Vancouver, 5 luglio 2013), anche se una suoneria con Justin Bieber può essere efficace, in Russia (Justin Bieber saves man from bear attack, New York Post, 5 agosto 2014). Pure i Megadeth possono tornare utili (Heavy metal saves Norwegian boy from wolves, RiaNovosti, 20 gennaio 2011).

La fame spinge i puma a vedere negli esseri umani delle prede: succede a Tofino, sull’Isola di Vancouver, Couple in B.C. cougar mauling open up about being stalked and attacked – and fighting back, The Globe & Mail, 29 ottobre 2013). Sull’Isola di Vancouver gli orsi attaccano anche i campeggiatori dormienti aggredendoli nelle loro tende (Two hurt in bear attack, Westerly News, 22 luglio 2010).

http://www.futurables.com/2014/08/23/lalba-del-pianeta-degli-orsi-e-limpero-dei-lupi-fobie-ingenuita-fanatismi-diritti-e-un-po-di-buon-senso/

Ora sulle Alpi ci sono linci, orsi, lupi e sciacalli…e uomini.
E’ in arrivo una glaciazione che ci coglierà impreparati.
http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-ci-serve-un-centro-studi-sullimpatto-del-mutamento-climatico-in-trentino-alto-adige/

Lotta per la sopravvivenza…

27 miliardi di dollari spesi per studiare le emissioni di CO2!
0 dollari (finora) per studiare le possibili misure di adattamento ad una glaciazione.

Cassandra, l’inascoltata: “È frequente l’attribuzione dell’appellativo “Cassandra” alle persone che, pur annunciando eventi sfavorevoli giustamente previsti, non vengono credute, e viene detta “sindrome di Cassandra” la condizione di chi formula ipotesi pessimistiche ed è convinto di non poter fare nulla per evitare che si realizzino”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Cassandra_%28mitologia%29

Staremo a vedere chi avrà ragione.

fig1-1024x399immagine tratta da http://www.attivitasolare.com/glaciazione-wurm/

Il sesto inverno

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Il vortice dell’uragano sta risucchiando aria estremamente fredda dalla troposfera esterna…

“Ma l’aria non dovrebbe riscaldarsi prima di raggiungere il suolo?”

“Dovrebbe. Ma non è così. L’aria sta scendendo troppo rapidamente”.

“Si tratta di un episodio isolato?”

“Temo di no”.

“Abbiamo individuato due supercelle in aggiunta a quello sopra Scozia”.

“Una nel nord del Canada ….. ed un’altra sulla Siberia”.

“E sappiamo i loro percorsi previsti?”

“Sì. Le nostre stime precedenti di sei a otto settimane non ci sono andate neppure vicino. Questa tempesta sta per cambiare il volto del nostro pianeta”.

“L’aria sarà così fredda, che ti può far assiderare in pochi secondi”

“Quando sarà finita, ghiaccio e neve copriranno l’intero emisfero settentrionale. Il ghiaccio e la neve riflettono la luce del sole. L’atmosfera della Terra si riassesterà ad una temperatura media vicina a quella dell’ultima era glaciale.

“Ebbene, cosa possiamo fare?”

“Spostarsi quanto più a sud sia possibile”.

copione de “L’Alba del giorno dopo

http://www.script-o-rama.com/movie_scripts/d/day-after-tomorrow-script-transcript.html

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

Quando l’atmosfera si raffredda, la corrente a getto diventa più irregolare, oscilla a zig-zag, prima a nord poi a sud, e diventa molto debole e sensibili ai disturbi causati dalla temperatura del mare e dalla presenza di neve e ghiaccio sulla terra e sul mare le recenti avverse condizioni meteorologiche nel Nord America e altrove sono una conseguenza di questo andamento debole e più irregolare delle correnti atmosferiche… Un flusso dominante da nord-ovest a sud-est si stabilisce su tutto il territorio degli Stati Uniti ad est delle Montagne Rocciose, favorendo il flusso verso sud della corrente a getto e il raffreddamento di un vasto tratto di oceano a sud di Terranova.

John Gribbin e Douglas Orgill, “The Sixth Winter”, 1979

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [Questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

Nel 1974 il Dr. George Kukla del Lamont-Doherty Geological Observatory misurò un raddoppio della copertura nevosa artica durante gli anni 1968-1972. Notò che la copertura media della neve era aumentata di quattro milioni di chilometri quadrati durante l’inverno del 1971. Stimò che sette inverni consecutivi di analoga severità sarebbero bastati per far raggiungere ai ghiacci artici l’estensione dell’ultima era glaciale (con analogo effetto albedo)

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Sappiamo che un rimbalzo glaciale si manifesta nel giro di pochi mesi – forse settimane – una volta che saltano certi meccanismi di riequilibrio e il sistema raggiunge un punto di non ritorno, oltrepassato il quale deve trovare un diverso assetto in un contesto caotico.

Lo comprova lo studio forse più meticoloso mai eseguito in questo campo, effettuato sui depositi di fanghiglia del lago irlandese Lough Monreagh. Spiega il geologo William Patterson: “Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi

thedayafterÈ il ben noto scenario descritto nel film catastrofista “L’Alba del giorno dopo” (2004), a sua volta tratto dal romanzo “The Coming Global Superstorm” di Art Bell and Whitley Strieber (1999). Va detto che il film – molto amato da Al Gore che lo distribuiva gratuitamente ai suoi eventi – e il libro sono di scuola serrista, ossia incolpano l’uomo del cambiamento climatico che innesca la glaciazione.

421_3Prima dell’uscita del suddetto film un rapporto commissionato dal Pentagono illustrava scenari analoghi (sempre di matrice serrista).

Nello scenario considerato il riscaldamento globale raggiunge il suo picco (fortissimo scioglimento dei ghiacci artici nel periodo estivo) intorno al 2010 (è successo nel 2012). L’effetto più grave è che la Corrente del Golfo non riesce più a portare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale mentre le accentuate precipitazioni nel Nord Atlantico aggiungono altra acqua fredda e dolce.

L’impatto è rapido ma si sviluppa nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020.

Le temperature precipitano di diversi gradi in Europa e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale. Siccità in Europa e Nord America. Tempeste di neve diventano più frequenti. Venti più forti.

Siccità prolungata in Cina ed Europa. Altre aree secche diventano umide.

Il raffreddamento dell’area del Nord Atlantico diventa sempre più intenso ed imprevedibile. La neve si accumula e quindi il fresco si prolunga anche in estate. La circolazione atmosferica ne risulta alterata. Dopo il 2015 (per noi sarebbe il 2017, tenuto conto della discrepanza tra scenario e realtà) il freddo comincia a farsi sentire nell’Europa meridionale ed in Nord America. Correnti fredde soffiano attraverso il continente europeo danneggiando l’agricoltura. La siccità ed il vento producono tempeste di sabbia/polvere.

Intorno al 2020 il clima europeo rassomiglia quello siberiano.

L’Europa sarà la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico.

Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa meridionale dovrà arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di tepore, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.

Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.1910113_755613024501903_9165003354908083397_n

 

Qualche anno prima, nel 1979, quando ormai era in ascesa la propaganda del catastrofismo serrista, uno scienziato e divulgatore dalle credenziali impeccabili, John Gribbin (dottorato in astrofisica a Cambridge, affiliato al dipartimento di astronomia dell’Università del Sussex, pluripremiato divulgatore scientifico per Nature e New Scientist, e per numerose testate giornalistiche, tra cui The Times e The Indipendent), pubblicava “The Sixth Winter” (Il sesto inverno), un romanzo-saggio glacialista estremamente istruttivo, che ricapitolava quelle che erano state le argomentazioni di moltissimi climatologi dell’epoca, i quali ammonivano che la fine dell’interglaciale era prossima.

A distanza di 35 anni il testo ha acquistato un sinistro carattere ammonitorio.

Sembra descrivere quel che sta accadendo in questi mesi.

A pagina 21 e 22 vengono riproposte le tesi del suo articolo “The Climatic Threat”, pubblicato da Analog Annual nel marzo del 1976: Temperature in moderato calo, ghiacci polari che avanzano, ma soprattutto condizioni meteorologiche estreme che perdurano per mesi nell’emisfero settentrionale a causa del raffreddamento del Nord Atlantico e correnti a getto che hanno perso forza e zigzagano. Questo fenomeno causa forti innevamenti che non arrivano a sciogliersi completamente nelle successive estati. Nel romanzo si annuncia che al 6 anno consecutivo di ripetizione di questo evento si arriverebbe al PUNTO DI NON RITORNO (in corsivo nel testo, per enfatizzarlo), con la fine dell’interglaciale e l’incedere di una nuova era glaciale:

Should such a pattern of jet stream zigzag and “blocking high” conditions recur over five or six reasonably closely-spaced winters, with summer sunshine insufficient to melt all the snow from each preceding winter, this may quite rapidly build snow cover over the north-eastern part of North America beyond THE POINT OF NO RETURN. Snow cover may similarly build over northern USSR possibly triggering an Ice Age.

John Gribbin, “The Sixth Winter”, 1979, p. 23

 Alcuni dei passaggi chiave del libro che potrebbero aiutarci ad affrontare ciò che ci attende:

  • 20000 anni fa la linea dei ghiacci passava da Seattle a Baltimora, poco a nord di Washington. Linea Bristol-Londra-Berlino-Varsavia;
  • La cartina all’inizio del libro però mostra una diversa linea: arriverebbe a lambire Vancouver, Philadelphia, Londra, Colonia, Breslavia, Kiev. Tutto ciò che sta a nord di questa linea sarebbe perso per sempre, sminuzzato e smaltito dai ghiacciai, mentre la Russia asiatica sarebbe libera dai ghiacci, come pure gran parte dell’Alaska;
  • Un decennio per sprofondare in una glaciazione (effetto albedo) e poi qualche secolo per arrivare al miglio di spessore di ghiaccio (125 anni per un’era glaciale a pieno titolo);
  • Impossibile sfamare tutti senza una rivoluzione tecnologica;
  • Le nuove condizioni climatiche risvegliano nei lupi una memoria ancestrale: si riorganizzano in grossi branchi di centinaia di esemplari (normalmente sono meno di una decina e non più di 20 quando è molto freddo). Sono aggressivi, disposti a mangiare carcasse e avanzi (AGGIORNAMENTO: sta già succedendo – un superbranco da 400 esemplari in Russia);
  • Quando il clima si raffredda le correnti a getto (jet stream) diventano instabili, le correnti atmosferiche cominciano a oscillare verso sud e verso nord cambiando il clima. A un certo punto queste stesse correnti non cambiano solo direzione orizzontalmente. Possono anche scendere a terra improvvisamente.
  • Compaiono dei tornado di ghiaccio che causano decine di migliaia di morti e fanno precipitare le temperature a -75 gradi C ai loro margini, a ottobre. Sono magneticamente attirati dall’acqua, dai fiumi. Il tornado scava un cratere al momento dell’atterraggio ma poi, quando si stabilizza e inizia a muoversi, lo fa in superficie. Si muove alla ricerca di calore, di meno freddo. Per questo mammuth congelati istantaneamente. Per questo l’acqua e le città sono più a rischio.
  • Il vortice polare non si ritira in primavera ed estate e il clima che sarebbe normale in Alaska diventa normale in Canada e negli USA;
  • Siccità nel Sahara ma anche in India, carestie in India per assenza di piogge monsoniche. Sempre in India, temperature come a Manchester;
  • Centinaia di migliaia di sfollati senza casa. Baite in legno meglio delle tende. Fiumi cambiano il loro corso e inondano le aree circostanti;
  • Un mese in meno di estate;
  • Oleodotti e gasdotti bloccati;
  • Più iceberg (tabulari) nel Mare del Nord, come se fosse l’Antartico; speronano e abbattono le piattaforme petrolifere;
  • Tonnellate di neve in Alaska, non si sa dove mettere quella rimossa con gli spartineve. Anchorage da evacuare;
  • Porti nordici bloccati dal ghiaccio. Impensabile far arrivare il petrolio del Mare del Nord a nord di Harwich: troppo ghiaccio. Meglio Bristol e le coste occidentali, più protette;
  • Sempre procedere con due mezzi in condizioni invernali, casomai un veicolo si rompesse;
  • Il Sahara comincia a rinverdirsi da nord, mentre a sud si espande;
  • Neve cade per due settimane senza posa attraverso tutto l’emisfero settentrionale;
  • Carri armati usati come trattori per estrarre i veicoli dalla neve;
  • Newcastle tagliata fuori dal resto del paese per 5 giorni (2000 morti);
  • grandi opportunità per chi è interdisciplinare e poliglotta, perché i politici hanno bisogno di prendere delle decisioni e non sanno di chi fidarsi (ehehehe);
  • Nessuno si immaginava che gli eventi potessero raggiungere un punto di non ritorno nel giro di poche settimane. Ci si aspettava che ci mettessero almeno 2-3 anni. Ma la morte in massa dei mammuth lungo la costa settentrionale della Siberia 40mila anni fa era un monito;
  • Animali reagiscono istintivamente alle trasformazioni. Hanno avvertito il cambiamento ma gli esperti che li monitoravano non hanno capito la ragione del loro comportamento. Occasioni sprecate.
  • Probabile uno scenario Wurm/Wisconsin (80mila anni fa), quello della glaciazione terminata 12000 anni fa.
  • Il sud della Francia (ergo:  Toscana e Liguria) avrà un clima scozzese o scandinavo.
  • Africa mantiene il suo equilibrio ecologico e demografico perché deserto si espande a sud ma contrae a nord;
  • Ci si aiuta perché non siamo ratti, lupi o formiche, ma esseri umani. Sorprendente reazione: più cooperazione che legge della giungla (anche perché chi viene ostracizzato muore).
  • La democrazia non è condannata e non serve farsi prendere dal panico. Serve sviluppo tecnologico e cooperazione planetaria. La glaciazione non se ne andrà velocemente per via dell’effetto albedo. Non cambierà nulla per almeno 3mila anni, nella più ottimistica delle ipotesi. Solo una combinazione di allineamenti planetari, irraggiamento solare e attività solare crea gli interglaciali. Durerà più probabilmente per 40mila anni;
  • Interruzione del chinook/föhn che permette al grano di crescere nelle pianure dell’Alberta e del Saskatchewan e si fa sentire fino in Colorado (problemi anche nelle Alpi);
  • Chicago evacuata ma è stato un errore: 200mila morti per colpa dei blizzard (meglio restare chiusi in casa se si hanno risorse). Ad Amburgo 18mila morti per la stessa ragione.
  • Si impara dagli errori. New York non viene evacuata in un colpo solo, nonostante 5 settimane di neve quasi ininterrotta. A Glasgow e Oslo si impara dagli errori altrui: ma 3mila morti a settimana per la fame e il freddo. Profughi dell’Oregon e dello stato del Washington vanno verso Vancouver, profughi canadesi vanno verso gli USA: caos. A Winnipeg si decide di far restare la gente fino a primavera.
  • Non tutto un unico blocco di ghiaccio, per anni e forse secoli ci saranno enclavi prive di ghiaccio (es. Stoccolma);
  • Gli animali migrano stagionalmente: unica chance è nomadismo per almeno una parte della popolazione per diversi anni, finché il ghiaccio non si consolida. Nordici vengono a sud e poi tornano a nord per l’estate. In questo modo più produzione agricola e meno bocche da sfamare;
  • Australia inaridita;
  • Bering torna ad essere un ponte di terra perché il livello degli oceani si abbassa rapidamente, nel giro di un anno (acqua intrappolata nei ghiacci non raggiunge il mare);
  • L’Europa abolisce le frontiere. In tutto il mondo si parla di cooperazione. Profughi climatici in Baviera (inzuppata ma non ghiacciata), in Provenza e nel Sud Italia. Anche Nuovo Messico umido.
  • Grave errore aver ciarlato senza costrutto dopo il primo inverno selvaggio. Il secondo ha trovato il mondo impreparato e il terzo è stato anche peggio (albedo);
  • Intensa attività vulcanica: peso del ghiaccio sulla crosta terrestre fa aumentare attività vulcanica, più polveri nell’aria, meno irraggiamento;
  • Dopo il secondo inverno finiscono i tornado di ghiaccio: fenomeno transitorio, legato al passaggio all’era glaciale;
  • Danimarca e Birmingham al confine dei ghiacci, come British Columbia e Australia (Nuova Zelanda persa);
  • Continuo declino dell’attività solare. Anche se attività solare tornasse a salire, la glaciazione resterà. La condizione naturale del pianeta è quella glaciale. Altri 100mila anni prima che parametri orbitali permettano di uscire dalla glaciazione: facile piombare in una glaciazione, difficile uscirne (anche se l’uscita è comunque rapida);
  • Russi capaci di far funzionare industrie in Siberia, sui ghiacci;
  • Brasile paese perfetto: non cambia praticamente nulla. Civiltà umana diventa tropicale. Africa sub-sahariana nuovo fulcro. Da civiltà interglaciale a civiltà glaciale;
  • Scienziati devono diventare politici e vice versa;
  • Senza l’epoca interglaciale l’evoluzione umana sarebbe stata diversa. Si sarebbero probabilmente sviluppate facoltà telepatiche/extra-sensoriali necessarie alla sopravvivenza, magari anche capacità di comunicare con gli animali. L’Umanità deve adattarsi e diventare Homo sapiens hibernus.

 

“Non può piovere per sempre…o forse sì” – scienza del Diluvio

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Abbiamo tutti sentito parlare delle narrazioni bibliche del Diluvio, quelle sumeriche, quelle indiane, cinesi e dei nativi americani.

Esiste un corpus di tradizioni diffuso globalmente che ha registrato la memoria di un Diluvio.

Cosa può essere accaduto, da un punto di vista scientifico?

Ecco un’ipotesi.

MUTAMENTI DELL’ATTIVITÀ SOLARE

Quando il Sole ha molte macchie vuol dire che il campo magnetico è forte nell’eliosfera e ne favorisce l’estensione, favorendone l’azione di schermatura e di conseguenza l’intensità dei raggi cosmici galattici che raggiungono la Terra sarà ridotta. Quando non ci sono macchie, la schermatura dell’eliosfera è debole e molti raggi cosmici raggiungono la Terra.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

Il ciclo solare 24 sta per iniziare la sua fase di declino, dopo un inatteso secondo picco di attività più grande del primo.

I ricercatori Matt Penn e William Livingston del National Solar Observatory prevedono che il ciclo solare 25 sarà caratterizzato da un’assenza totale di macchie solari. E il ciclo 26 potrebbe non essere da meno.

IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE SI STA INDEBOLENDO

La magnetosfera terrestre (il nostro scudo magnetico che ci protegge dai raggi cosmici, dal vento solare) si sta indebolendo dal diciassettesimo secolo. Ha perso un 10% della sua intensità dal diciannovesimo secolo ma ora c’è stata un’ulteriore perdita del 5% nel giro di soli 10 anni. Il fenomeno è quindi in fortissima accelerazione.

PIÙ ACQUA CHE PIOVE DAL CIELO?

In questi ultimi anni di ridotta attività solare l’aumento dei raggi cosmici che giungono a terra ha sempre provocato l’aumento della condensazione delle nubi in seguito alla ionizzazione del pulviscolo atmosferico. Infatti, la ionizzazione del pulviscolo atmosferico è accentuata dai raggi cosmici perché favoriscono l’accumulo di particelle umide attorno al pulviscolo stesso. Questo porta ad una maggior formazione di nubi, soprattutto nella bassa atmosfera. Questo fenomeno ha sempre contribuito alla diminuzione delle temperature medie, in quanto la condensazione nuvolosa limita la penetrazione dei raggi solari al suolo. Attualmente questo comportamento del clima ha fatto sì che i fenomeni meteorologici  si sono localizzati in zone più limitate e soprattutto hanno assunto un’intensità rara a vedersi normalmente.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

Se il problema fosse solo questo…

Malauguratamente è possibile che vi sia un ulteriore effetto, molto più massiccio.

I raggi cosmici sono composti di idrogeno, deuterio, elio, litio, ecc. Quando lo scudo si indebolisce, più idrogeno arriva nella ionosfera terrestre: “Quella fascia dell’atmosfera nella quale le radiazioni del Sole, e in misura molto minore i raggi cosmici provenienti dallo spazio, provocano la ionizzazione dei gas componenti” (wikipedia).

La NASA (missione Themis) ha scoperto che la Terra si “difende” dalle esuberanze solari anche con una seconda strategia, ammassando materiale preso dalla plasmasfera (la parte di magnetosfera più prossima alla Terra) e creando una specie di muro di contenimento (l’immagine è quella degli inquilini di una casa che spostano un mobile dietro una porta per impedire l’ingresso a dei malintenzionati).

Ecco cosa succede: “Durante le tempeste geomagnetiche, le particelle cariche bombardano la Terra alle alte latitudini. Le correnti elettriche che ne risultano riscaldano l’alta atmosfera, pompando quantità crescenti di protoni e ioni ossigeno nella magnetosfera

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012821X14001629

Cosa succede nella ionosfera, un ambiente particolarmente adatto ai processi di combinazione elettrochimica?

L’ossigeno pompato dal basso si combina con l’idrogeno in arrivo generando vapore acqueo e i raggi cosmici stessi si incaricano di farla condensare in nubi (raffreddando nel contempo il clima terrestre con l’effetto albedo) e precipitare al suolo.

RICAPITOLANDO: minore attività solare > più raggi cosmici arrivano sulla Terra > più acqua/più nubi (nubi nottilucenti da minimo solare) > maggiori precipitazioni > anche nevose a certe altitudini e latitudini per via del potere riflettente delle nubi > cresce l’albedo terrestre (potere riflettente dei raggi solari) per l’espansione delle superfici che restano innevate ghiacciate con l’arrivo della bella stagione (es. poderose nevicate alpine degli ultimi inverni, record di crescita dei ghiacci antartici e ripresa di quelli artici).

NOTA BENE

Una prima differenza rispetto all’ultimo Grande Minimo Solare è che allora la magnetosfera era decisamente più solida.

Una seconda differenza è legata al comportamento del Polo Nord magnetico.

IL POLO NORD MAGNETICO HA PRESO VELOCITÀ

Anche il polo nord magnetico ha subito un’accelerazione nei suoi spostamenti.

È stato annunciato dalla NASA nel 2003.

“Attualmente il polo nord magnetico sembra viaggiare con sempre più speditezza dal nord del Canada, dove a lungo è rimasto, verso oriente, ossia verso la Siberia, alla velocità di circa 40-60 km all’anno”.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

come se si preparasse ad un’inversione del campo magnetico del nostro pianeta, che può avvenire anche nel giro di soli 5 anni.

IL DILUVIO?

Una ricerca di alcuni tra i massimi geoscienziati e astrofisici cinesi in collaborazione con i loro colleghi tedeschi dell’Istituto Max Plank per la ricerca solare mostra che durante inversioni magnetiche la magnetosfera della Terra si indebolisce drasticamente e le particelle solari attirano sempre più ossigeno al di fuori della nostra atmosfera, con un ipotetico rischio di estinzioni di massa

La faccenda dell’estinzione di massa è abbastanza improbabile. Anche se la frequenza delle inversioni passasse da 750mila anni a 200mila anni, come si ipotizza sia accaduto in passato, non cambierebbe poi molto. L’umanità riesce a vivere e lavorare anche a 3000 metri di altezza, con un terzo di ossigeno in meno.

Il punto importante è un altro.

Se le inversioni magnetiche amplificano a dismisura i processi sopra descritti, allora quel famoso passaggio biblico (Genesi 7:11-12) diventa più plausibile:

Nell’anno seicentesimo della vita di Noè nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno del mese, in quel giorno, tutte le Fonti del grande abisso scoppiarono e le cateratte del cielo si aprirono. E piovve sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

È forse questo uno dei fattori che, interagendo con altri, interrompe i periodi interglaciali e ricaccia il pianeta in uno stadio pienamente glaciale in modo così repentino?

FONTI:

Aarhus University. ‘Scientists at Aarhus University (AU) and the National Space Institute (DTU Space) Show that Particles from Space Create Cloud Cover.’ Science and Technology – 23 July 2014.

Website: http://scitech.au.dk/en/current-affairs/news/show/artikel/scientists-at-aarhus-university-au-and-the-national-space-institute-dtu-space-show-that-particle/

Bentley, Molly. ‘Earth loses its magnetism.’ BBC News – 31 December 2003.

Website: http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/3359555.stm

Choudhuri, Arnab Rai. ‘The irregularities of the sunspot cycle and their theoretical modelling.’ arXiv.org: Solar and Stellar Astrophysics – 12 December 2013. http://arxiv.org/abs/1312.3408

European Space Agency. ‘The Force That Protects Our Planet.’ ESA – Space for Europe.

Website.

Fox, Karen. ‘NASA’s Themis Discovers New Process that Protects Earth from Space Weather.’ NASA Goddard – 06 March 2014.

Website: http://www.nasa.gov/content/goddard/themis-discovers-new-process-that-protects-earth-from-space-weather/#.Ux7VC-ddVHt

Harrison, R. Giles & Stephenson, David B. ‘Empirical evidence for a nonlinear effect of galactic cosmic rays on clouds.’ Proceedings of the Royal Society A – 29 November 2005. Website:

http://earthshine.dmi.dk/tellux/HarrisonStephensonGCRClouds.pdf

Klotz, Irene. ‘Compass Direction, True North Parting Ways.’ Discovery News – 04 March 2011.

Website: http://news.discovery.com/earth/weather-extreme-events/earth-magnetic-field-north-110304.htm

NASA. ‘Earth’s Inconstant Magnetic Field.’ NASA Science News – 29 December 2003.

Website: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2003/29dec_magneticfield/

Palazzo Someda (osservatorio astronomico), “Raggi cosmici e attività solare”

Website: http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

Phillips, Tony. ‘Giant Breach in Earth’s Magnetic Field Discovered.’ NASA Science News – 16 December 2008.

Website: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/16dec_giantbreach/

Phillips, Tony. ‘Solar Variability and Terrestrial Climate.’ NASA Science News – 08 January 2013.

Website: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/08jan_sunclimate/

Roach, John. ‘Earth’s Magnetic Field Is Fading.’ National Geographic News – 09 September 2004.

Website: http://news.nationalgeographic.com/news/2004/09/0909_040909_earthmagfield.html

Roach, John. ‘Magnetic Field Weakening in Stages, Old Ships’ Logs Suggest.’ National Geographic News – 11 May 2006.

http://news.nationalgeographic.com/news/2006/05/magnetic-field-1.html

ScienceDaily. ‘Cosmic Ray Decreases Affect Atmospheric Aerosols and Clouds.’ Source: Technical University of Denmark (DTU) – 06 October 2009.

Website: http://www.sciencedaily.com/releases/2009/08/090801095810.htm

Snow-Kropla, E.J. et al. ‘Cosmic rays, aerosol formation and cloud-condensation nuclei: sensitivities to model uncertainties.’ Atmospheric Chemistry and Physics Discussions - 24 January 2011. Website: http://www.atmos-chem-phys-discuss.net/11/2697/2011/acpd-11-2697-2011.pdf

Svensmark, Henrik. ‘Cosmic meddling with the clouds by seven-day magic.’ DTU Space: National Space Institute News – 03 August 2009.

Website: http://www.space.dtu.dk/english/News/2009/08/Cosmic_meddling

Wei, Yong et al. ‘Oxygen escape from the Earth during geomagnetic reversals: Implications to mass extinctions.’ Elsevier: Earth and Planetary Science Letters – Vol. 394; 15 May 2014. ScienceDirect

Website: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012821X14001629

Antartico già in glaciazione (giugno-luglio 2014)

…la scoperta che ha fatto è ancora più sorprendente: sul massiccio del Mont Minè Glacier, situato sulle Alpi Pennine nel Cantone di Valais, in Svizzera, proprio sul bordo del ghiacciaio, sono stati trovati dei tronchi di alberi enormi, che sono tutti morti nel giro di un solo anno. Questo testimonia come, se il riscaldamento procede per gradi, i raffreddamenti possono arrivare all’improvviso, nel giro di tempo brevissimo, a sconvolgere il clima Alpino in modo significativo.
http://freddofili.it/08/07/2014/gli-studi-del-dott-schluchter-ed-i-ritrovamenti-di-alberi-sulle-alpi-ad-altezze-elevate/

temperature antartiche (NOAA)

temperature antartiche (NOAA)

seaice_anomaly_antarctic-450x365seaice_recent_antarctic-1il ghiaccio antartico in più rispetto alla media equivale alla superficie della Groenlandia, o dell’Europa occidentale

ghiacci artici non hanno fretta di sciogliersi

ghiacci artici non hanno fretta di sciogliersi

estensione dei ghiacci marini da quando si misurano

estensione dei ghiacci marini da quando si misurano

Nel frattempo, globalmente, questo secolo registra temperature piatte…

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05-lug-14-ncep_cfsr_t2m_anom_062014Giugno 2014 è stato praticamente identico a quello dello scorso anno, dal punto di vista termico (+0,001°C di differenza!), e si pone solamente al 14° posto nella classifica dei mesi di Giugno più caldi dal 1979 ad oggi.

Cosa sta succedendo?
http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-ci-serve-un-centro-studi-sullimpatto-del-mutamento-climatico-in-trentino-alto-adige/

Temperature, innevamento, ghiacci marini ad inizio estate 2014

Il ciclo solare 24 ricalca i cicli 12 e 16?

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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Se così fosse, l’attività solare dovrebbe cominciare a decrescere e, se avessero ragione gli scettici di AGW (= non le emissioni di CO2 ma il sole è il fattore determinante del mutamento climatico), la pausa nel riscaldamento globale dovrebbe terminare, con un abbassamento delle temperature.
Se il prossimo ciclo (25: dovrebbe avere il suo picco tra il 2022 e il 2025) fosse debolissimo, come prevedono i più eminenti astrofisici, allora il raffreddamento globale diventerebbe un problema serio e potrebbe anche decretare la fine dell’interglaciale.

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La crisi ucraina e il mutamento climatico – un possibile nesso?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Brutte notizie. Arriva la conferma che la Corrente del Golfo è in fase di rallentamento. Questo significa che aumenta il rischio di un nuovo stadiale come lo Younger Dryas cioè di un cambiamento improvviso del clima verso una glaciazione millenaria del nord Europa e di parte dell’emisfero nord

Vincenzo Ferrara, la Stampa, 25 febbraio 2014

Il “Granaio d’Europa” (Ucraina) ha salvato l’Europa occidentale da una carestia durante il raffreddamento che ha colpito il continente in occasione del Minimo solare di Dalton e in questi anni stiamo assistendo al più forte calo di attività solare degli ultimi 10mila anni

Può darsi che la Cina abbia saputo valutare accuratamente le prospettive di produzione agricola in tali frangenti se ha deciso di investire così massicciamente, per un periodo di 50 anni, in terreni agricoli ucraini nella regione orientale (russofona) di Dniepropetrovsk per una superficie pari a quella del Belgio

Non è da escludere che sia questo il vero pomo della discordia, in questa disputa tra Est e Ovest.  Ma questo significa anche che Russia e Cina non molleranno l’osso, perché è una questione di vera e propria sopravvivenza. Chi controlla l’Ucraina si assicura la stabilità interna.
Un discorso analogo potrebbe essere fatto per il Medio Oriente e Nord Africa che, in caso di mutamento climatico verso il freddo, tornerebbero a essere un Eden.

La butto lì come ipotesi di lavoro che potrebbe in parte spiegare certe altrimenti poco comprensibili stravaganze nei rapporti tra potenze.

Sicuramente c’è di mezzo la questione dei nodi finanziari che stanno venendo al pettine – il sistema finanziario anglo-americano ha raggiunto la data di scadenza e necessita di una guerra su vasta scala per tentare di cavarsela, come nel 1914, con un pretesto che l’opinione pubblica occidentale possa prendere sul serio.

Cinesi e russi, dal canto loro, devono riuscire a far cadere il castello di carte per far crollare il fronte interno occidentale nei primi mesi della guerra più telefonata della storia (non serviva consultare degli astrologi per capirlo, bastava osservare razionalmente l’escalation degli ultimi anni e imparare dalla storia).

Preciso che non c’è NULLA di buono in tutto questo: il crollo dei mercati azionari comporterà la distruzione dei risparmi e della previdenza sociale di centinaia di milioni di persone. E non c’è alcuna garanzia che il dopo sia migliore del presente, a meno che non prenda forma un movimento di riforma pragmatico e nonviolento (ma capace di difendersi con ogni mezzo) che cambi le cose senza azzerare tutto puerilmente perché “tanto è tutto marcio e corrotto”.

Detto questo, forse c’è anche dell’altro…questo altro, che la paleoclimatologia ci insegna svilupparsi in pochi anni (da 3 a 20-30 per il primo scivolone), non secoli o millenni.

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N. B. Se le cose stessero così consiglierei minore acrimonia nei confronti del mondo arabo. Non è piacevole trovarsi improvvisamente dalla parte dei supplicanti, dopo aver fatto i bulli.  Vedete voi.

L’aquila non perse mai tanto tempo come quando si lasciò insegnare dal corvo.

Nobody, “Dead Man”

Temperature globali di febbraio, ghiacciai alpini in ripresa, innevamenti record

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Sembra di essere tornati indietro di quarant’anni. Ricordo che ci capitò di restare isolati per un paio di settimane, ma non è mai accaduto di essere completamente bloccati per oltre un mese. E non è ancora finita…Ogni volta che nevicava abbiamo sperato che sarebbe stata l’ultima. E così per ogni valanga. E ci siamo ritrovati a marzo.
Aurelio Soraruf, “Passo Fedaia, ecco la terra di nessuno. Dieci persone isolate da 34 giorni, ecco come vivono”, Trentino, 5 marzo 2014

Il 6 marzo 2014 a San Martino di Castrozza (m 1470) e alle Viote del Monte Bondone (1490) c’erano ancora rispettivamente 196 e 192 cm di neve, al Tonale (m 1875) 250 cm, a Pradalago (a 2000 metri sopra Madonna di Campiglio) i cm di neve erano 343.
http://www.meteotrentino.it/dati-meteo/stazioni/dygraph/graph/elenco-staz-neve.aspx?ID=235

Situazione analoga in Scozia, Tibet e Nord America.

I ghiacciai alpini stanno invertendo la tendenza a ritirarsi per via degli inverni sempre più nevosi (come avevo previsto nel 2011)

http://www.ledauphine.com/environnement/2014/03/01/un-repit-pour-le-retrait-des-glaciers-des-alpes

Le 10 “spiegazioni” addotte dagli esperti serristi per spiegare come mai, pur con un costante aumento delle emissioni di anidride carbonica, il riscaldamento globale si sia arrestato. Il fatto che non ci sia alcuna unanimità sulla definizione delle cause di questo evento imprevisto (12-17 anni di interruzione della crescita delle temperature a seconda dei sistemi di rivelazione) dovrebbe far riflettere chi crede che “la scienza si è pronunciata una volta per tutte” sul cambiamento climatico. La natura se ne infischia di quel che l’uomo crede di aver capito una volta per tutte.

clip_image004_thumb27-feb-14-spoererAd ogni calo di attività solare corrisponde un calo delle temperature ed ogni massimo è accompagnato da un riscaldamento globale (l’ultimo è stato il più possente degli ultimi 8mila anni). Con il passare del tempo i minimi sono diventati sempre più profondi. Il prossimo potrebbe essere quello che ci spinge oltre il punto di equilibrio, facendoci precipitare in un’era glaciale
http://www.attivitasolare.com/gli-inverni-del-quattrocento-ed-il-minimo-di-spoerer/

Il punto di vista degli astrofisici sul mutamento climatico – Web Caffè Bookique mercoledì 19 febbraio

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Oltre i luoghi comuni e le scorciatoie mentali, verso una comprensione più realistica del futuro del nostro pianeta – e verso un mondo in cui menti e cuori sciolgano il ghiaccio (dentro e fuori)

“La cultura scioglie il ghiaccio dei cuori e delle menti”.
Mercoledì 19 febbraio 2014 ore 20.45.
Si parlerà di clima nei suoi possibili sviluppi e di un progetto per costruire strumenti musicali a basso costo e inviarli ai bambini di Cuba e del Burundi.
Interverranno: Rocco Scolozzi, ricercatore esperto di ingegneria ambientale; Stefano Fait, antropologo e direttore di FuturAbles; Marco Rosi, boss di Bookique Trento; Lorenzo Frizzera, musicista e promotore dell’Associazione Spagnolli-Bazzoni Onlus; Conduce: Roberto Maestri, counselor etno-filosofico.
https://www.facebook.com/events/1423370171238884/

Se innumerevoli fisici e astrofisici contestano l’ipotesi AGW significa che “la Scienza NON si è pronunciata” circa il cambiamento climatico
http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1401/1401.8235.pdf

BhJaDIKIMAA4tnUFig1http://www.gfdl.noaa.gov/pix/user_images/tk/Fig1.gif

Riscaldamento globale 1925 > 1944 (basse emissioni di CO2) e 1978 > 1998 (forti emissioni) – riscaldamento complessivo: 0,4 gradi C in un secolo

dec-feb_snow_extmaggiore copertura nevosa dell’emisfero settentrionale dal 1978

EnglandFig5aFonte: http://skepticalscience.com (sito ultraortodosso)

attività geomagneticaattività solare dal 1700calore in profondità oceano atlantico

campi magnetici polariclima e civiltàclima più freddo ed instabileCO2, metano, insolazione, temperature glaciazione solo nell'emisfero nordglobal sea ice area a fine 2013global_sea_ice_extent_zoomed_2014_day_32_1981-2010Iceage_northIceage_southirraggiamento solare dal 1600spessore del ghiaccio temperature atlantico meridionaletemperature atlantico settentrionaletemperature e CO2temperature e macchie solaritemperature oceaniche 1temperature oceaniche 2temperature oceaniche ai tropiciNew-Climate-Model-Graphic

- i venti venusiani hanno subito un’accelerazione (+25% in un decennio):

http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Venus_Express/The_fast_winds_of_Venus_are_getting_faster

- le rotazioni di Venere e Saturno (-1%) hanno invece subito un rallentamento:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/spazio/2012/02/15/news/la_frenata_di_venere-853454/

http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Venus_Express/Could_Venus_be_shifting_gear

http://www.newscientist.com/article/dn9100-saturns-rotation-puts-astronomers-in-a-spin.html#.Uv80_M6ogXQ

- Giove si è ritrovato con un ulteriore occhio rosso, Red Junior, un’altra macchia rossa più piccola di quella gigantesca che rappresenta la più vasta tempesta del Sistema Solare. Potrebbe ritornare:

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/02mar_redjr/

- in cambio ha perso una delle sue striature:

http://www.corriere.it/scienze/10_maggio_13/giove-perde-una-striscia_0dafed26-5e86-11df-91f2-00144f02aabe.shtml

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2010/20may_loststripe/

- La supertempesta di Saturno che si formava con estrema regolarità ogni 30 anni, in connessione con il suo periodo di rivoluzione (il tempo che ci mette a fare un giro completo intorno al Sole) è arrivata in anticipo di 10 anni è 500 volte più grande e si trova nell’emisfero “sbagliato” (di solito si formano in quello meridionale)

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/19may_saturnstorm/

http://www.universetoday.com/87269/the-sights-and-sounds-of-saturns-super-storm/

- riscaldamento globale su Marte (incredibilmente intenso rispetto al nostro), Giove, Saturno, Plutone (in allontanamento dal Sole lungo la sua orbita) e sulla più grande luna di Nettuno, Tritone

http://news.nationalgeographic.com/news/2007/02/070228-mars-warming.html

http://daily.wired.it/news/scienza/2012/10/26/super-tempesta-saturno-85247.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale

- il polo nord magnetico terrestre sta spostandosi ad una velocità di 64 km all’anno, mentre all’inizio del secolo la sua velocità era di 14 km all’anno

http://generalaviationnews.com/2011/02/24/how-the-shift-in-magnetic-north-affects-your-flying/

- il campo geomagnetico si è indebolito del 15% dal 1831: http://www.scientificamerican.com/article/mission-to-map-earths-magnetic/

- Nel 2008 è stata individuata una gigantesca falla nello “scudo” geomagnetico terrestre:

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/16dec_giantbreach/

È possibile sia arrivato il momento dell’inversione del magnetismo terrestre (succede in media ogni 450mila anni e l’ultimo si è verificato 780mila anni fa (Ne abbiamo avuto uno temporaneo 41mila anni fa, durante l’ultima era glaciale, quando il campo magnetico terrestre si è ridotto del 95%). 41anni è anche la periodicità delle alterazioni dell’obliquità terrestre (inclinazione dell’asse). In ogni caso è probabile che un campo magnetico terrestre indebolito incrementi la copertura nuvolosa della troposfera, con effetti raffreddanti)

- Il più debole ciclo solare degli ultimi 200 anni (David Hathaway, direttore del dipartimento di fisica solare Marshall Space Flight Center NASA, ad Huntsville, Alabama):

http://online.wsj.com/news/articles/SB10001424052702304672404579183940409194498

Ci sono molte meno macchie solari e queste sono meno attive. I cicli più deboli sono più lunghi. Se un ciclo solare dura di più, la Terra sarà più fredda. La relazione è nell’ordine di -0,7ºC per ogni anno in eccesso prima che prenda il via il ciclo successivo. Il ciclo solare 24 (il più debole degli ultimi 100 anni, appunto) è iniziato nel 2008 e dovrebbe terminare entro il 2019. C’è da capire se ci sarà un ciclo successivo o se il Sole andrà in ibernazione per uno o più cicli: “Se estrapoliamo questa tendenza per il futuro, le macchie solari potrebbero sparire completamente intorno al 2015” (Matt Penn, National Solar Observatory (NSO), a Tucson, Arizona

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2009/03sep_sunspots/

“L’attuale periodo di massima attività del Sole è molto ritardato e molto debole, il che ci porta a ipotizzare che il ciclo delle macchie solari potrebbe essere in fase di spegnimento o ingresso in una fase di ibernazione”- Craig DeForest della American Astronomical Society (Irish Times, 12 luglio 2013)

- il più rapido declino dell’attività solare degli ultimi 10mila anni: http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-25743806

http://www.youtube.com/watch?v=gIhBEF94YlM

- una contrazione dell’atmosfera terrestre senza precedenti nei 43 anni di raccolta dati: http://news.discovery.com/earth/earth-atmosphere-shrinking.htm

- un Grande Minimo Solare previsto intorno al 2030-2040 e che potrebbe durare fino a fine secolo:

http://www.forbes.com/sites/brucedorminey/2014/01/20/sun-flatlining-into-grand-minimum-says-solar-physicist/

- Il tasso di rallentamento del Grande Nastro Trasportatore Oceanico (Corrente del Golfo) tra 2004 e 2012 è stato del 7% annuo e comunque quasi certamente superiore al 2,5% annuo (University of Southampton e di Miami)

http://www.ocean-sci.net/10/29/2014/os-10-29-2014.html

- l’Oscillazione Pacifica Decadale (PDO) entrata nella sua fase di raffreddamento nel 2008 (durerà fino al 2030-2038)

http://adsabs.harvard.edu/abs/2008AGUFMGC21A0725E

- l’Oscillazione Atlantica Multidecadale (AMO) in fase fredda a partire dal 2020 o giù di lì (durerà fino al 2050)

http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_AMO

Questo mutamento climatico, che sarà brusco (avete tra i 3 e i 20 anni di tempo per prepararvi), avrà conseguenze catastrofiche per agricoltori, anziani e malati, abitanti del Nord Europa e Nord America, residenti sopra gli 800 metri d’altezza nelle Alpi, aviazione, infrastrutture e trasporti, commercio globale, turismo, consumi energetici, inflazione.
Anche chi vive nei pressi di un vulcano attivo non dovrebbe stare troppo tranquillo (grandi minimi solari > aumento del vulcanismo).

Anticipare correttamente i cambiamenti in atto consente di mitigarne le ripercussioni e può generare profitti.
L’impatto per le varie categorie e aree geografiche può essere valutato sulla base dei dati paleoclimatici e per mezzo di scenari probabilistici che tengano conto della realtà empirica, non di modelli matematici fallaci.
Queste valutazioni (dossier/report a cura di FuturAbles) non sono e non saranno gratuite:

La curva delle temperature è piatta dal settembre 2001, stando ai dati GIIS (Goddard Institute for Space Studies – NASA);

È piatta dal giugno 1997 per Hadcrut3 (Climatic Research Unit – University of East Anglia);

È piatta dal dicembre del 2000 per Hadcrut 4 e Hadsst3;

È piatta dal gennaio 2005 per UAH (University of Alabama Huntsville);

È piatta dal settembre 1996 per RSS (Remote Sensing Systems, Inc. – rilevazioni satellitari);

L’inatteso (?) arresto del riscaldamento globale sta davvero provocando parecchi grattacapi. Arrivano praticamente ogni giorno suggerimenti sulle origini dello strano comportamento di un clima che non segue più le indicazioni del mainstream scientifico: Aerosol vulcanici in eccesso, dinamiche dell’ENSO, calore rintanato nelle profondità oceaniche, raffreddamento degli oceani, scarsa attività solare, misurazioni della temperatura sbagliate in area artica…Qualche giorno fa ne è arrivata un’altra, l’aumento dell’intensità degli alisei.

http://www.climatemonitor.it/?p=35034

La tendenza nel corso degli ultimi 10 o 15 anni si è ridotta rispetto a prima

Gavin Schmidt, climatologo al Goddard Institute for Space Studies della NASA, gennaio 2014

 

L’andamento delle temperature superficiali globali è stato quasi piatto dalla fine del 1990 nonostante i continui aumenti dell’effetto serra della combinazione di gas dell’atmosfera

Susan Solomon (NOAA), in Solomon, S., et al. (2010) Contributions of Stratospheric Water Vapor to Decadal Changes in the Rate of Global Warming. Science, vol. 327, 1219-1223.

La temperatura globale media è rimasta piatta per un decennio

James Hansen, in Hansen, J. et al., (2013) “Global Temperature Update Through 2012”

http://www.columbia.edu/…/20130115_Temperature2012.pdf
N.B. Nel giugno 1988, James Hansen, climatologo del Goddard Institute for Space Studies, informava il Congresso degli Stati Uniti che l’aumento delle temperature poteva raggiungere i 6 gradi entro la fine del ventunesimo secolo

BBC: Lei è d’accordo che, stando ai dati della temperatura globale utilizzati dall’IPCC, i tassi di riscaldamento globale dei periodi 1860-1880, 1910-1940 e 1975-1998 sono identici?

Phil Jones: i dati per il periodo 1860 – 1880 sono più incerti, a causa della copertura incompleta, rispetto ai periodi successivi del 20° secolo. Il periodo 1860-1880 è anche un intervallo di soli 21 anni. Per quanto riguarda i due periodi 1910-1940 e 1975-1998 i tassi di riscaldamento non sono significativamente differenti, da un punto di vista statistico. Ho incluso anche l’andamento nel periodo 1975-2009, che è molto simile al periodo 1975-1998. Quindi, in risposta alla sua domanda, i tassi di riscaldamento per tutti e 4 i periodi sono simili e statisticamente non significativamente diversi gli uni dagli altri

http://news.bbc.co.uk/2/hi/8511670.stm [poiché la gran parte delle emissioni umane è concentrata nel dopoguerra (un terzo negli ultimi 17 anni), è arduo capire come l’anidride carbonica prodotta dall’uomo possa essere l’unica, o anche solo la principale, causa del riscaldamento globale]

La comunità scientifica se la prenderebbe con me senza mezzi termini se dicessi che il mondo si è raffreddato dal 1998. OK, è successo, ma sono passati solo 7 anni e non è statisticamente significativo

Phil Jones, Climate Research Unit (University of East Anglia), email, 5 luglio 2009

L’assenza di una tendenza al rialzo deve proseguire per 15 anni prima che ci si debba preoccupare

Phil Jones, Climate Research Unit (University of East Anglia), email, 7 maggio 2009

Alcuni lo chiamano un rallentamento, alcuni lo chiamano uno iato, alcuni lo chiamano una pausa. La temperatura media della superficie globale non è aumentata significativamente negli ultimi 10-15 anni.

Rowan Sutton, Direttore della ricerca climatologica alla University of Reading, Independent, 22 luglio 2013

Se le cose continuano così, per non più di cinque anni, dovremo riconoscere che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nei nostri modelli climatici. Una pausa di 20 anni nel riscaldamento globale non si verifica in un singolo scenario previsionale. Ma già oggi ci è molto difficile conciliare le tendenze reali delle temperature con le nostre aspettative.

Hans von Storch, climatologo consulente dell’IPCC, Spiegel, 20 giugno 2013

Secondo il professor Lockwood l’ultima parte del 20° secolo è stata un periodo in cui il sole è rimasto insolitamente attivo e un cosiddetto ‘grande massimo’ si è verificato intorno al 1985. Da allora, il sole è diventato sempre più tranquillo…Il professor Lockwood ritiene che l’attività solare stia diminuendo più rapidamente che in una qualunque delle 24 precedenti occasioni, negli ultimi 10.000 anni, in cui si è trovato nelle stesse condizioni. Sulla base delle sue scoperte ha elevato il rischio di un nuovo minimo di Maunder da meno del 10% di solo pochi anni fa, al 25-30%. E una ripetizione del minimo solare di Dalton, che si è verificato nei primi anni del 1800, è ora probabile. A suo parere stiamo già cominciando a vedere un cambiamento nel nostro clima – gli inverni freddi ed estati miserevoli degli ultimi anni – e che nei prossimi decenni ci potrebbe essere una discesa in un nuovo minimo di Maunder. Vale la pena sottolineare che non è che ogni inverno sarebbe rigido, né ogni estate da dimenticare. Ma inverni rigidi ed estati instabili diventerebbero più frequenti Paul Hudson, BBC, 28 ottobre 2013

GISP2 TemperatureSince10700 BP with CO2 from EPICA DomeChttp://en.wikipedia.org/wiki/Greenland_Ice_Sheet_Project

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, giugno 2012

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, Nobel per la fisica – The American Scholar, estate 2010

Per sette ottavi della storia del nostro pianeta, non sappiamo praticamente niente di niente relativamente al clima. Lungo un arco di quasi 5 miliardi di anni, abbiamo ottenuto misurazioni strumentali del clima per 150 anni o giù di lì e dati storici per circa 1.000 anni. Il resto sono dati indiretti, dagli anelli degli alberi ai carotaggi artici, ecc. L’anidride carbonica prodotta dall’attività umana copre un lasso di tempo così breve e gioca un ruolo così minuscolo nel clima della Terra da essere quasi trascurabile.

Charles Wax, già presidente dell’American Association of State Climatologists, 2010

Il clima ha una sua variabilità intrinseca che è dovuta a molti fattori come le eruzioni vulcaniche, l’attività solare, ecc. Il vero punto fondamentale da tenere a mente è che senza un modello che tenga conto di tutte le cause possibili il risultato sarà sempre vago e aleatorio. La ragione è che noi non abbiamo a disposizione un sistema chiuso. Anche se il contributo del Sole fosse ben prefissato, anche se la sua radiazione fosse assolutamente costante, anche se non ci fosse alcuna variazione nei gas capaci di assorbirla, gli oceani continuerebbero a comunicare con l’esterno in modo erratico, influendo pesantemente sulla temperatura esterna.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 1990

Le temperature medie sono aumentate solo di circa 0,6 gradi dall’inizio dell’era industriale e il cambiamento non è stato uniforme – il riscaldamento si è verificato principalmente nel corso dei periodi 1919-1940 e 1976-1998, con un raffreddamento intermedio. I ricercatori non sono stati in grado di spiegare questa discrepanza.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 2009

Da scienziata, resto scettica. Ho deciso di non pronunciarmi finché non avrò un contributo positivo da dare.

Joanne Simpson (1923-2010), scienziata dell’atmosfera, prima donna a ricevere un dottorato in meteorologia, ricercatrice della NASA, definita “tra i più preminenti gli scienziati degli ultimi 100 anni”

Siamo ipoteticamente più minacciati dal freddo che dal riscaldamento globale.

Yuri Izrael, vice presidente russo del IPCC fino al 2008

Senza dubbio, sono necessari molti più progressi per quanto riguarda la nostra attuale comprensione del clima e le nostre capacità di creare di modellizzarlo…E solo allora dovremmo fare affidamento su quei modelli per informare le politiche. Fino a quel momento, la variabilità del clima rimane controversa e incerta

Oliver W. Frauenfeld, climatologo (University of Texas) co-autore del rapporto IPCC del 2007

Si tratta di una menzogna sfacciata propinata dai media l’idea che ci sia solo una frangia di scienziati che non si beve il riscaldamento globale antropogenico

Stanley B. Goldenberg, scienziato atmosferico, NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)

In qualche modo sono stato bollato come una persona orribile sbucata fuori da qualche girone dell’inferno. Non c’è proprio alcuna tolleranza in questo momento.

Robert Balling, climatologo all’Arizona State University, ex IPCC

Per la maggior parte della vita negli oceani, riscaldamento significa crescita più rapida, fabbisogno energetico ridotto per conservare la temperatura, mortalità invernali inferiori e più ampie gamme di distribuzione. Nessuno sa se la Terra continuerà a riscaldarsi oppure, dopo aver raggiunto un picco nel 1998, sia all’inizio di un ciclo di raffreddamento che durerà diversi decenni o più

John T. Everett, ex IPCC, ex NOAA, consulente del Congresso americano per gli oceani e la vita marina

Rassegno le dimissioni perché ho constatato che quella parte dell’IPCC che fa riferimento alle mie competenze si è politicizzata

Christopher W. Landsea, ex IPCC, scienziato atmosferico, NOAA

Quando la gente verrà a sapere la verità, si sentirà ingannata dalla scienza e dagli scienziati

Kiminori Itoh, ex IPCC, fisico e chimico alla Yokohama National University

Diffidate dei sensitivi del riscaldamento globale che ci avvertono di cambiamenti di clima senza precedenti. Nella maggior parte dei casi, sono senza precedenti solo a causa della scarsa longevità della maggior parte degli scienziati.

Robert E. Davis, ex IPCC, climatologo all’Università della Virginia, già presidente della Association of American Geographers

Presumere che il [riscaldamento globale] sia un problema significa dare per scontato che lo stato odierno del clima della Terra sia quello ottimale, il clima migliore che potremmo avere o abbiamo mai avuto e che dobbiamo adottare misure per assicurarci che non cambi. Vorrei domandare a chi deve essere accordato il privilegio di decidere che questo particolare clima è il migliore per tutti gli altri esseri umani. Penso che sia una posizione piuttosto arrogante.

Michael Griffin, direttore della NASA ed ex capo del Dipartimento spaziale al Laboratorio di Fisica Applicata della Johns Hopkins University

A seconda del periodo geologico terrestre che uno sceglie, il clima sarà in fase di riscaldamento o di raffreddamento. Scegliere se la terra si sta riscaldando o raffreddando è semplicemente una questione di decidere quale intervallo si prende in considerazione

Lee C. Gerhard, ex IPCC, direttore della Kansas, Geological Society, docente emerito della University of Kansas

Mi sono dimesso dalla posizione di climatologo dello stato della Virginia perché mi è stato detto che non potevo parlare in pubblico di questioni relative alla mia area di competenza, il riscaldamento globale, in qualità di climatologo di stato…Era impossibile conservare la mia libertà accademica con questo tipo di restrizioni della libertà d’espressione

Patrick J. Michaels, climatologo alla University of Virginia

Siamo già entrati in una fase di raffreddamento che credo continuerà almeno per i prossimi 15 anni. Non vi è alcun dubbio che il riscaldamento degli anni 1980 e 1990 si è arrestato.

Anastasios Tsonis, climatologo, University of Wisconsin, settembre 2013

Come molti altri, ero personalmente certo che la CO2 fosse responsabile del riscaldamento globale. Ma dopo aver esaminato attentamente le prove, mi sono reso conto che le cose sono molto più complicate della storia che ci hanno rifilato molti climatologi o di quelle rigurgitate dai media… L’attività solare può spiegare gran parte del riscaldamento globale del ventesimo secolo

Nir Shaviv, astrofisico e climatologo, Hebrew University of Jerusalem, 2007

Si dovrebbe spostare l’attenzione della ricerca sul clima dall’anidride carbonica alla natura e alle variazioni naturali, legate all’attività solare e ad altre cause naturali. È più probabile che sia lì che troveremo la causa principale per il presente (e futuro) cambiamento climatico.

Ole Humlum, geoscienziato, University of Oslo, 2012

Dopo una disperata ricerca bibliografica durata quattro anni e che ha coinvolto ben 30 laureati in ingegneria e scienze, dobbiamo ancora incontrare un articolo scientifico che dimostri un nesso causale quantitativo tra l’aumento di anidride carbonica e quello della temperatura globale.

Michael J. Economides, chimico e ingegnere biomolecolare, University of Houston, 2009

Il caldo dei nostri giorni non è significativamente maggiore rispetto al periodo caldo medievale o a quello romano. Perciò com’è che pensiamo di sapere che il caldo di oggi è causato dall’uomo, mentre quello degli ultimi due periodi caldi non poteva essere stato causato dai nostri antenati?

Roy W. Spencer, ex climatologo della NASA e responsabile del Global Hydrology and Climate Center of the National Space Science and Technology Center ad Huntsville, Alabama Luglio 2013

Speriamo che il riscaldamento globale prodotto dall’uomo verrà riconosciuto per la bufala che è

Dirck T. Hartmann, fisico, NASA Apollo Space Program

Il Sole sembra essere il principale fattore nel cambiamento climatico globale

Eigil Friis-Christensen, fisico, direttore del Danish National Space Centre, affiliato alla NASA e all’Agenzia Spaziale Europea

L’anidride carbonica non è responsabile del riscaldamento del clima globale negli ultimi 150 anni. Per oltre il 90 per cento il mutamento dipende da cambiamenti nel rapporto Terra-Sole collegate alle fluttuazioni climatiche. Esaminando la storia del clima del nostro pianeta, è chiaro – e piuttosto rassicurante per quanto riguarda le possibili conseguenze del riscaldamento globale previste dall’IPCC – che ora (più precisamente negli ultimi due, tre milioni di anni) ci troviamo in un periodo di clima molto freddo. Qualsiasi riscaldamento ci darebbe solo il miglior clima a lungo termine degli ultimi 560 milioni anni…Vari studi indicano che le fasi più calde sono generalmente migliori

Klaus P. Heiss, matematico, Princeton University, NASA

Una delle affermazioni più spaventose sul riscaldamento globale che si sente dire in giro, nelle stanze dei bottoni, è che “la scienza ha parlato”. Beh, forse alcuni scienziati lo hanno fatto, ma la presunzione di infallibilità divina è un po’ ardua da digerire

Garth W. Paltridge, scienziato atmosferico e docente emerito all’University of Tasmania

Una cosa è imporre misure drastiche e dure sanzioni economiche quando un problema ambientale è netto e drammatico, ma è sciocco farlo quando il problema è in gran parte ipotetico e non suffragato da osservazioni. Al momento non abbiamo alcuna prova convincente o osservazioni di cambiamenti climatici significativi che chiami in causa qualcosa di diverso da fattori naturali

Frederick Seitz, fisico ed ex presidente della National Academy of Sciences

È molto più facile per uno scienziato sedersi in un edificio climatizzato ed eseguire modelli al computer che indossare abiti invernali e misurare cosa stia realmente accadendo là fuori, nelle paludi e tra le nuvole. Ecco perché gli esperti dei modelli climatici finiscono per credere ai propri modelli

Freeman Dyson, professore emerito di Fisica alla Princeton University

Il vento solare diventa più intenso quando il Sole è attivo. E spazza via dal sistema solare i raggi cosmici come una scopa, con un impatto decisivo sulla formazione di nubi, che raffreddano sia l’atmosfera sia l’intero pianeta

Lev Zeleny, direttore dell’Istituto di Ricerca Spaziale presso l’Accademia Russa delle Scienze

Purtroppo, la scienza climatica è diventata una scienza politica.

Robert Austin, fisico a Princeton

Non c’è più nessun riscaldamento globale

Vincent Courtillot, geofisico, direttore dell’Institut de physique du globe di Paris, luglio 2013

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

Forget warming—beware the new Ice Age,” Canada.com

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