E se avessero ragione loro? – Daverio e Giannino (un omaggio)

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Jacob Needleman su finanza, ingenuità di massa e sul necessario cambiamento

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Molte persone si rifiutano di credere che questa sia la crisi sistemica finale. Allevati nella fede dell’auto-correggibilità del nostro modello socio-economico, non possono che credere che possa essere ri-indirizzato nella direzione giusta  e che debbano esistere dei tecnici che sanno quel che va fatto. Alcuni politici e presunti esperti cercano in ogni modo di alimentare quest’illusione, mascherando il vecchio da nuovo (“tutto deve cambiare, affinché nulla realmente cambi”) e rivestendo ciò che è spoglio e macilento con vesti sgargianti (ma il re è nudo!) > Pietro Ichino e il programma di Matteo Renzi (fiscal compact, dismissioni del patrimonio pubblico, flessibilità, costi per gli investitori stranieri ridotti al minimo e tutto l’arsenale neoliberista di Oscar Giannino):
http://www.pietroichino.it/?p=23077

Altri, traditi nella loro fede o nostalgici di un comunismo anarchico à la Tolstoj, sono diventati iconoclasti e si augurano che la civiltà contemporanea sia presto ridotta in macerie e si torni a coltivare l’orto e far pascolare le pecore, per il bene di tutti (!!!). Da un eccesso all’altro: sempre nella logica della dismisura (hybris).
Queste persone si rifiutano di capire che socialismo e capitalismo hanno fallito perché esistono circoli e reti di uomini e donne potenti, motivati da sfrenato egoismo e privi di empatia, che usano qualunque mezzo per cercare di soddisfare una bramosia inesauribile, un vero e proprio buco nero interiore.
Finché queste persone determineranno il destino del mondo, nessun modello socio-economico potrà avere successo, perché sarà invariabilmente non solo insostenibile, ma autodistruttivo in una misura che lascerebbe senza fiato il più somaro degli analfabeti economici. Ora siamo arrivati al punto in cui i nodi vengono al pettine. Servono buone idee, ma soprattutto servono persone degne e lungimiranti negli ambiti chiave. Altrimenti la prossima generazione dovrà affrontare catastrofi peggiori di questa.

Un’intervista a Jacob Needleman realizzata da un consulente finanziario con la mente aperta.

“Ho chiesto al professor Needleman se sarebbe disposto a condividere alcuni dei suoi pensieri con il pubblico di Financial Advisor.

Anthony: Lei sostiene che il denaro è un insegnante severo, ma un ottimo insegnante. Cosa dovremmo imparare in questo momento?

Needleman: I soldi toccano ogni aspetto della vita, cosicché quando qualcosa di drammatico accade al nostro denaro, qualcosa di drammatico sta accadendo anche alle nostre vite. Noi ci chiediamo: “Che cosa è veramente la ricchezza, rispetto all’essere ricchi?” “Che cosa è veramente importante per la nostra vita?” Vedo dei parallelismi tra il terremoto di San Francisco di qualche anno fa e la rovina economica dei nostri giorni. [Nel terremoto], la natura ci ha ricordato chi eravamo – e per un po’ tutti si comportavano rispettosamente, al cospetto della fragilità della vita.

Lo “shock finanziario” ci mette di fronte a noi stessi, chi siamo, a che cosa aspiriamo nelle nostre vite e da cosa ci nascondiamo. Ci ha anche ricordato quanto siamo ingenui.

Anthony: ingenui?

Needleman: la credulità impregna le vite umane. Mi vengono in mente alcuni dei vecchi proverbi di mio padre, ad esempio, “Non ci sono pasti gratuiti”.  Penso che molti di noi in realtà credevano che qualcuno si stesse prendendo cura di noi, che c’erano delle autorità di regolamentazione del sistema che vegliavano su di noi, che il capitalismo possedeva controlli automatici e contrappesi, e che c’era un nerbo morale che teneva insieme il sistema, ma di questa convinzione sono rimaste solo le macerie. Siamo stati noi stessi ad ingannarci. Mio padre era solito dire, “Non possiamo essere ingannati se non inganniamo noi stessi”.

Anthony: Il capitalismo ha mostrato alcuni gravi difetti negli ultimi due anni. Quali insegnamenti dovremmo apprendere da questa vicenda?

Needleman: I Padri Fondatori avevano una chiara percezione dei difetti umani. Avevano capito che, se lasciati a se stessi, le persone si uccidono a vicenda. Si poteva costruire un sistema in cui la gente avrebbe avuto interesse a non farlo? In un sistema capitalistico, le persone sarebbero state avide di denaro e non si sarebbero dedicate a distruggere la vita delle persone. Questa era l’idea.

Richiedeva un senso di integrità morale: essere buoni ripagava, valeva la pena essere cittadini probi, era meglio essere rispettosi piuttosto che non esserlo. Tutto questo è scivolato via. Ora abbiamo bisogno di credere nella gente. Abbiamo bisogno di incontrare le persone, valutarle e lavorare con coloro che hanno integrità. Nessun sistema può rendere le persone oneste. Possiamo ancora trovare persone oneste e intelligenti che possono cambiare questo sistema nella direzione giusta. Ci sono persone sufficientemente intelligenti da non essersi lasciate sedurre dal sistema.

Una persona non è felice perché ha un’illimitata riserva di eroina. Potrebbe essere “felice”, ma non la si definirebbe felice. Allo stesso modo, il denaro era la droga con cui abbiamo preso le decisioni. Probabilmente avrete sentito la vecchia barzelletta che tutto ciò che i soldi non possono comprare, lo possono comprare un sacco di soldi.

Ciò di cui abbiamo bisogno è, allo stesso tempo, un salutare scetticismo ed un autentico idealismo spirituale.

Anthony: nei suoi scritti ho visto che cita l’autore medievale Maimonide, che ha detto che tutti i mali umani scaturiscono dal nostro volere ciò che non ci serve. È così che siamo precipitati così in basso in questo caos economico?

Needleman: Tutta la struttura finanziaria del nostro paese si basa sul volere ciò che non ci serve. L’avvento della cultura del consumo – il riconfezionamento, il ridimensionamento, l’usa-e-getta, le agenzie pubblicitarie, ecc – ci definiscono come consumatori e produciamo più di quello di cui abbiamo bisogno. Il paese si fonda su desideri crescenti, non sulla soddisfazione di bisogni.

Anthony: occorre distinguere tra bisogni e capricci?

Needleman: Viviamo spesso al di sopra dei nostri bisogni e questo va bene fino a un certo punto. Ma abbiamo oltrepassato una soglia, negli ultimi dieci o 15 anni, e ci siamo lasciati convincere che qualcosa di nuovo, qualcosa di più, qualcosa di eccitante, alla fine ci renderà felici. Le case diventavano sempre più grandi e tutti dovevano possedere una casa.

Anthony: È giusto dire che siamo una cultura che si valuta in funzione del denaro? E, se è così, che cosa succede in tempi di recessione alla nostra autostima collettiva?

Needleman: Qualcosa accade, ma la tendenza complessiva in America è quella di un aumento dell’autostima. Ci sono tragedie, ma l’ottimismo cresce: rimbocchiamoci le maniche e ce la faremo. Dobbiamo chiederci che cosa sia la democrazia e che ruolo debba svolgere. Abbiamo una responsabilità. Abbiamo la responsabilità di cambiare le cose adesso. La democrazia è per le persone che pensano, non per quelle passive. Abbiamo bisogno di ascoltare il prossimo e di pensare insieme”.

http://www.fa-mag.com/news/integrity-lost-4360.html

Per un voto, Martin perse la cappa

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L’insensatezza di queste elezioni

In passato Blackrock [controlla «ai dati di dicembre, 3.792 miliardi di dollari. Dieci volte più, circa, del valore dell'intera Borsa italiana. Se poi si includono le somme per le quali quegli emissari si limitano a offrire la loro consulenza, fanno 17 mila miliardi di dollari» Corriere della Sera] si è distinta per operazioni non proprio gentili nei confronti dell’Italia. Sono stati loro a cedere, il 28 gennaio scorso, con un tempismo perfetto, il misterioso pacchetto del 2,3% di Saipem, poche ore prima che il titolo crollasse del 34%. Sono stati ancora loro a far crollare il titolo di Unicredit con una comunicazione mirata durante l’aumento di capitale a inizio 2012. E sono ancora loro che adesso si stanno precipitando in Italia per decidere le ultime mosse prima del risultato elettorale. Un risultato che, se fino a qualche settimana fa sembrava più scontato, potrebbe dare esiti inattesi e soprattutto portare a una situazione di totale instabilità. [NON SONO REATI, QUESTI, NON ANDREBBERO ARRESTATI?]

http://www.huffingtonpost.it/2013/02/20/gli-uomini-di-blackrock-a-caccia-di-sondaggi_n_2722109.html?utm_hp_ref=italy20.02.2013

Appare così inevitabile una coalizione Bersani-Monti, magari allargata ad altri partiti minori. In ogni caso questo non porterebbe a un governo forte. Come insegna la storia italiana, più ampia é la coalizione, più debole é la sua efficaciapresto potrebbero essere in vista nuove elezioni.

Analisi di Mediobanca

Dal 1994 in poi si erano confrontate due coalizioni acchiappatutto; adesso i principali contendenti sono almeno quattro (Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti). E oltretutto ciascuno s’alleva in seno la vipera che gli morderà il capezzolo. Quanto ci metterà Casini (che ha strappato a Monti una dozzina di posti utili al Senato) a costituire un gruppo autonomo? Quanto reggerà l’asse tra Vendola e Bersani, tra Maroni e Berlusconi? E Grillo, saprà tenere unita la sua truppa in Parlamento? Insomma, troppi galli nel pollaio. E troppi sottogalli disegnati con la carta carbone: c’è una differenza fra i partiti di Vendola e di Ingroia, di La Russa e Storace? Sennonché non sono solo loro, ad avere la zucca confusa. Siamo confusi pure noi. Il vecchio ci fa venire l’orticaria, le novità suonano poco credibili (Monti) o incredibili (Grillo). È il rantolo della seconda Repubblica, che ci ha donato in sorte 15 anni di stagnazione, cinque di recessione. Sicché, alla fine della giostra, il fallimento dei due poli di lotta e di governo ha sbriciolato il bipolarismo.

Michele Ainis (uno dei più lucidi commentatori delle vicende politiche italiane, a parer mio)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tanto-tra-un-anno-si-rivota/2200483

 

Separatismi padano-tirolesi, demagogia senza sbocchi costruttivi, delega di ogni sovranità alle autorità internazionali, crisi sempre più profonda dell’economia senza alcuna prospettiva di rilancio finché la Merkel dice nein agli investimenti europei e il dogma dell’austerità continua a mietere vittime. L’Italia è a rischio (serio) di destabilizzazione. È la fase più delicata della sua storia repubblicana. La Grecia è messa molto peggio ma sta resistendo. Possiamo e dobbiamo farlo anche noi. Fino a quando? Circa un anno:

Francia

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-22/crisi-francese-allontana-ripresa-063902.shtml?uuid=Abbil3WH

Germania

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/02/chi-di-austerity-ferisce-di-austerity.html

Stati Uniti

http://www.repubblica.it/economia/2013/01/16/news/banca_mondiale-50643831/

Stati Uniti e Cina

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/21/news/borsa_21_febbraio-53084568/

Non siamo più soli. Il neoliberismo sta azzannando anche i “potenti” e i “virtuosi”.

 

MOVIMENTO 5 STELLE

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“In parlamento pronti alla rivoluzione”

 “Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra”.

“Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato”.

Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”

“Siamo i pasdaran anti casta”

“Siamo i marziani a cinque stelle”

“So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell’informazione, di specialisti della macchina della merda all’attacco del M5S. Lo so benissimo. Sono l’ultima barriera della Casta prima dell’urna. Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno”.

“Come si comporterà concretamente? Cercherà anzitutto di non “contaminarsi”, tendendo a far gruppo come capitava alla prima Lega. La distinzione tra “noi” e “loro” è decisiva per il M5s: nel momento esatto in cui rischia di somigliare agli “altri”, la sua forza decade. Il mandato di milioni di elettori è chiaro: si vota M5s perché faccia pulizia, perché “mandi tutti a casa”; perché si concretizzi come virus benefico nel sistema infetto della politica”.

“i parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di ‘onorevole’ e optare per il termine ‘cittadina’ o ‘cittadino’”;

“Un po’ Don Chisciotte e un po’ Savonarola”

“È il mito dell’”uno conta uno”, della mamma casalinga che potrebbe divenire ministro dell’Economia: della “semplicità” da contrapporre alla “complessità”.

“la milizia inter-nauta dei marziani grillini continuerà a cortocircuitare la politica. Sperando di generare, attraverso choc sistematici, un effetto in qualche modo salvifico”.

“Il loro tempo è finito. Ci riprenderemo i nostri soldi”

“Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento”.

“Voi dovete punire non solo i traditori, ma anche gli indifferenti; dovete punire chiunque sia apatico nella Repubblica e non faccia nulla per essa; giacché, dopo che il popolo ha manifestato la sua volontà, tutto ciò che si oppone ad essa si pone fuori del popolo sovrano, e tutto ciò che è fuori del popolo sovrano è nemico”.

Saint-Just, 10 ottobre 1793

Nessuno ha capito (neanche i grillini: chiedete e ve ne renderete conto) come i due sessantenni rivoluzionari Grillo e il guru capellone Casaleggio intendano rilanciare l’economia. Sono ben altri i loro interessi:

http://www.lastampa.it/2012/05/26/italia/politica/grillo-e-l-ombra-di-casaleggioil-guru-con-il-mito-di-re-artu-HTkcdZOw3zpCfJ13VuQXYL/pagina.html

Sono in guerra:

http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/siamo-in-guerra.php

Il MoVimento è contrario a qualunque infrastruttura strategica, è favorevole ad ulteriori tagli alla spesa pubblica, non si è espresso sugli eurobond (“mai finché sarò in vita” – Angela Merkel, giugno 2012), né sulla Tobin Tax. Non si sa neppure come intenda finanziare il reddito di cittadinanza (misura che condivido). Leggete le interviste ai candidati penta-stelle: sanno bene che le riforme che propongono costano e che a quei costi devono aggiungere l’abolizione dell’IMU, però rispondono che bisogna tagliare i costi della politica e dell’amministrazione pubblica e porre fine alle pensioni d’oro.

Ci saranno 100 parlamentari che non hanno la più pallida idea di quale sia la linea del movimento su tutte le questioni cruciali del presente e del futuro – si vedrà – o che voteranno indiscriminatamente contro le grandi opere (quelle che hanno salvato l’America dalla Depressione).

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http://www.polisblog.it/post/51397/elezioni-2013-beppe-grillo-e-i-20-punti-per-uscire-dal-buio

Proposte su come rilanciare l’economia e combattere il precariato? Nulla. Posizione del MoVimento sull’Unione Europea e l’eurozona? Vedremo. Democrazia interna? Grillo urla, dissidenti espulsi (specie se emiliani, che hanno una mortalità altissima). Democrazia esterna? Il popolo deve decidere con la democrazia diretta. Le banche? Si vedrà. Competenza degli eletti? Meglio dilettanti che professionisti della politica (= tempi lunghissimi in Parlamento).

Camaleonticamente, il M5S vuole essere qualunque cosa per chiunque, senza scontentare nessuno (un po’ come Obama).

Il vuoto con la fuffa vittimista intorno. Niente di pericoloso. Davvero. È la riedizione digitale del Fronte dell’Uomo Qualunque del commediografo e giornalista Guglielmo Giannini (Grillo è comico e giornalista), che si sciolse spontaneamente quando si avvicinò la prospettiva di dover governare e tutte le sue contraddizioni emersero virulentemente:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_dell%27Uomo_Qualunque

PD+ MONTI

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L’entità del crollo del Pil italiano è chiaramente il risultato delle politiche di austerità di Mario Monti, imposte su un’economia già in recessione quando entrò in carica

Wolfgang Munchau, Financial Times, 18 febbraio 2013

È la scelta più gradita all’establishment. L’Hindenburg italiano, Giorgio Napolitano (“il mio comunista preferito”, Henry Kissinger), non potrebbe desiderare di meglio.

L’austerità del nuovo Heinrich Brüning italiano con l’appoggio, come nella Germania di Weimar, dei “socialdemocratici”. L’altra volta non è finita troppo bene. Ha vinto un demagogo sfruttando il rancore popolare nei confronti degli affamatori. Il suo trionfo è costato la vita a quasi il 10% della popolazione tedesca. Ma qui siamo in Italia: ci sono cialtroni assortiti, un comico ed un Buffon che dichiara di essere “un sostenitore accanito di Monti”, per via di “valutazioni personali d’istinto”. Il giacobinismo neopuritano grillista non ha certo l’intransigenza e la radicalità dei rottamatori salvifici del passato.

Il PD, spostandosi sempre più al centro e continuando a perdere voti (ed iscritti) ad ogni tornata elettorale, sta riuscendo nella fantastica impresa di non vincere delle elezioni che aveva già in tasca. A porta vuota, Bersani spara in tribuna.

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La fraudolenta teologia economica anglo-tedesca accolta da Bersani e Monti:
1. Mantenere il tenore di vita dei cittadini tedeschi nel loro complesso in sostanziale e costante declino (i redditi medi reali sono scesi del 4,5% tra il 2000 ed il 2010, mentre l’economia è cresciuta);
2. Far crollare quello delle fasce povere (redditi reali per il 20% più povero in diminuzione del 16% tra il 2000 ed il 2010);
3. Far aumentare la disuguaglianza (record tedesco tra il 1990 ed il 2010, con un aumento di ben 4 punti nel coefficiente di Gini);
4. Avere un boom di precariato (mini-jobs) che offre pochi diritti, nessuna sicurezza e nessun potere contrattuale;
5. Avere un boom del numero di lavoratori la cui sopravvivenza, a causa dei loro bassi redditi, dipende dal welfare finanziato dai contribuenti;
6. Ridurre sensibilmente i consumi interni attraverso queste misure;
7. Aumentare le esportazioni attraverso le suddette misure (costo del lavoro in caduta in conseguenza del fatto i salari non hanno tenuto il passo con la produttività o l’inflazione);
8. Avere una moneta il cui valore non riflette la forza competitiva del paese (dal momento che è svalutata come risultato della depressione economica degli altri membri dell’unione);
9. Insistere sul dimagrimento dello stato, i tagli ai servizi pubblici ed al welfare, la privatizzazione e ‘liberalizzazione’ del mercato del lavoro in altri stati membri. Insistere su tutto questo a prescindere dalle circostanze in cui si trova ad operare il governo sotto pressione (che sia la Grecia in deficit disastroso o l’Irlanda che aveva un bilancio in attivo fino al collasso bancario: pari sono);
10. Cercate di bandire per sempre qualunque politica economica che non sia neoliberista, indipendentemente dalla volontà popolare o degli stessi governi e parlamenti, insistendo sulla verifica ed approvazione dei bilanci da parte delle autorità europee e sull’austerità,a prescindere dalle conseguenze per le popolazioni (es. disoccupazione giovanile sopra il 50%);

PDL+LEGA NORD

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/03/berlusconi-e-le-tasse/

http://www.aldogiannuli.it/2013/02/il-nodo-lombardo/

SEL+RIVOLUZIONE CIVILE

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In tutta Europa, e anche negli Stati Uniti per certi versi, la gente protesta contro le politiche di austerità, tenta di organizzarsi dal basso per rompere la gabbia dei sacrifici. In Italia, dove pure abbiamo una certa tradizione quanto a movimenti sociali, tantissime delle persone che potrebbero mobilitarsi si limitano ad aspettare il giorno delle elezioni, per poter sostituire quelli della “Casta” con altri eletti, che peraltro non si sa come vengano scelti e messi in lista. Come se questo davvero potesse cambiare la situazione.

Anche a questa contraddizione è legata l’urgenza di scrivere questo libro, che si rivolge a tutti quelli che orientano la loro rabbia verso obiettivi sbagliati e alla ricerca di soluzioni inesistenti. Grillo non è la risposta giusta perché risponde ad una domanda erronea in partenza. Grillo non risponde alla domanda “Come facciamo a costruire altre relazioni di potere e di produzione?”. Oppure, non si chiede: “Come si fa a ottenere una più equa distribuzione della ricchezza?”. La domanda alla quale risponde Grillo è “Come si fa ad andare nei palazzi del potere al posto di quelli là?”.

Giuliano Santoro (intervista)

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10421&cpage=1#comment-17232

Il primo supererà la soglia del 10% grazie al PD, il secondo supererà quella del 4%. Prima o poi formeranno un Syriza italiano, dato che i loro programmi sono pressoché indistinguibili. C’è bisogno di più sinistra contro il pensiero unico globale che ci vuole sempre più simili a Singapore

http://bultrini.blogautore.repubblica.it/category/singapore/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/25/singapore-isola-senza-crisi-dei-pionieri-del.html

FARE PER FERMARE IL DECLINO

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/21/giannino-e-morto-viva-giannino/

Giannino è morto, viva Giannino!

OSCAR

È da noi stessi, non dagli altri, che dobbiamo prima di tutto esigere onestà, zelo e intrepidezza. Queste virtù, quando le possediamo, cessano rapidamente di sembrare piacevoli, se ci aspettiamo troppo dagli altri.

Li Zhi

Giannino ha sbagliato, ma quelli che lo accusano dall’alto dei loro titoli accademici ne sanno meno di lui. Dio ci guardi dai masterofili!

Alfonso Gianni

1. Oscar Giannino non ha un master, non ha le due lauree in economia e giurisprudenza, e ha mentito sistematicamente per 5 anni – 2. ecco 3 diversi video (2008, 2012, 2013) in cui racconta aneddoti sul finto master a Chicago. ecco le conferenze in cui veniva presentato con i titoli inesistenti – 3. negli ultimi giorni, davanti alla verità, un mare di balle: “mai detto di aver fatto il master”. “era un corso d’inglese”. “no, un tutor privato”. “mai guadagnato, neanche privatamente, coi titoli finti”. “sul cv ha sbagliato uno stagista” – 4. nell’Italia dei corrotti, che vuoi che sia? No. per un candidato premier che ha fatto campagna su merito, trasparenza, ed eccellenza accademica, è molto grave – 5. oggi si presenta dimissionario davanti alla direzione del suo partito, che deve decidere cosa fare. Se non lo cacciano, promette di lasciare il seggio in caso di elezione –

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-giannino-nessuno-e-centomila-oscar-non-ha-un-master-non-ha-le-due-51207.htm

I casi sono due: 1. Giannino è un geniale autodidatta che, pur senza alcuna preparazione universitaria, è riuscito a darsi una notevolissima competenza economica; pertanto, l’apprezzamento di cui godeva era pienamente meritato; 2.  Giannino è solo un abile orecchiante, ignaro di ogni teoria economica e che non sa neppure dove si mette l’h nel nome di Schumpeter. E’ solo un truffatore di talento che ha infinocchiato tutti, ma, al di là dell’abile uso del birignao degli economisti non c’è niente.

Aldo Giannuli

Politicamente, tutto mi divide da Giannino. Mi uniscono a lui la comune umanità, il mio apprezzamento per il suo volontariato e per l’impegno che ci mette nelle cose (e, ora, per la scelta di dimettersi).
Le sue proposte economiche, come quelle dei liberisti dei tempi della Depressione, porterebbero altra disoccupazione, più recessione, più miseria, la dismissione del patrimonio di tutti gli italiani, più potere ai mercati ed alla troika, forse persino sbocchi autoritari, come reazione o come naturale sviluppo di certe tendenze, oppure sanguinose rivolte popolari. Gli anni Trenta lo dimostrano in maniera lampante e dobbiamo solo ringraziare Roosevelt di aver fermato questi “esperti”. Speriamo nell’avvento di un nuovo Roosevelt europeo.

Giannino ha fallito, in malo modo, evitabilmente, ed è stato forse vittima del suo successo: si è montato la testa pur restando insicuro (a chi non succede?) e allo stesso tempo i suoi voti facevano gola alle varie destre (e anche a Renzi, vista la stima reciproca?).

Luigi Zingales l’ha probabilmente pugnalato alla schiena, visto che ormai da mesi Giannino millantava un titolo di studio inesistente e lui non si è disturbato a denunciare la cosa. Giannino era la faccia pulita di un’ideologia folle e distruttiva (neoliberismo) che non si accontenta dei danni causati da Monti – “L’entità del crollo del Pil italiano è chiaramente il risultato delle politiche di austerità di Mario Monti, imposte su un’economia già in recessione quando entrò in carica” (Wolfgang Munchau, Financial Times, 18 febbraio 2013) – e Giannino lo critica(va) per non aver osato di più (!!!).
Svanito lui, sono pochi quelli che nutrono simpatia per i mastini Zingales e Boldrin. Quel movimento è finito. Oscar Giannino potrà ancora riscattarsi, oppure potrà comportarsi servilmente verso chi l’ha voluto escludere dalle elezioni. Vedremo che tipo di uomo è. Gli auguro un pieno riscatto, pur nella mia completa avversione alle sue convinzioni in materia di economia e società.

*****

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Sin dall’inizio si trattava dell’operazione di quattro o cinque furbastri arrivisti ed opportunisti, alla ricerca di facili affermazioni, che erano riusciti ad infinocchiare un po’ di gente per bene (ancorchè neo liberista) che ci ha creduto.

Aldo Giannuli
http://www.aldogiannuli.it/2013/02/questa-volta-sono-solidale-con-giannino/#more-2623

Scrive Giovanni Zibordi:

“Luigi Zingales lascia Fermare il Declino con un post nel quale spiega come Oscar Giannino ha millantato un master in economia fasullo (1) e ha rifiutato di dare spiegazioni quando qualcuno se ne è accorto.

(“…I fatti sono i seguenti. Quattro giorni fa, per caso, ho scoperto che Oscar Giannino ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un Master alla mia università anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’Istituto Bruno Leoni ora prontamente rimossa (2) riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false. Questo è un fatto grave, soprattutto per un partito che predica la meritocrazia, la trasparenza, e l’onestà. Ciononostante, il fatto per me ancora più grave è come questo brutto episodio è stato gestito. In una organizzazione che predica meritocrazia, trasparenza, ed onestà, la prima reazione avrebbe dovuta essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio…”)

Questa non è una sciocchezza. Oscar Giannino ha ammaliato decine di migliaia di professionisti, manager, imprenditori, professori, tecnici, diciamo una bella fetta di “borghesia” italiana come si diceva una volta, insomma degli italiani con istruzione e esperienza di lavoro e professionale sopra la media (con tutto il rispetto per chi per varie ragioni, spesso dovute solo alla nascita, è nella o sotto la media). Se tu vai sul blog di Grillo, noti tanta gente ottima e di buone intenzioni, ma mediamente ignorante e non è una colpa, probabilmente lavorano in occupazioni come tante ce ne sono al mondo che non richiedono una gran istruzione e non hanno grandi responsabilità. Se vai sul sito di Giannino noti che sono tutti professionisti, professori e manager e il livello della discussione è più elevato. Il che non implica che arrivino a conclusioni giuste, anzi la cosa stupefacente è vedere tutta questa gente (e parliamo di migliaia di persone) seguire “Oscar” con entusiasmo in un partito che ha una ricetta economica distruttiva e masochista. (3)

Ho scritto tutte le volte che ne ho avuto tempo o detto a conoscenti entusiasti di Giannino, che il loro Oscar, pur essendo informatissimo sulle notizie economiche non capiva niente di economia, tanto è vero che se controllavi era più oltranzista di Monti nel voler sacrificare l’Italia ai “mercati finanziari”. Ma ho potuto notare che tra conoscenti o altri “blogger” economici o consulenti finanziari Giannino diventava sempre più popolare, con la sua ricetta assurda che si traduceva alla fine in tagli e dismissioni. Questo successo veniva dal fatto che Oscar aveva acquisito lo status dell’esperto di economia, del politico che vuole l’efficienza e la concorrenza perché conosce l’economia, circondato da professori di economia americani. In realtà come si ora appurato non ha mai studiato economia in vita sua, né in Italia dove ha studiato legge e meno che meno in America

Avevo controllato e ho visto apparire nella biografia di Giannino un “master a Chicago” preso “in un anno” non molto tempo fa (cosa che Giannino ha ripetuto a Repubblica in video ) (4) e mi è venuto da ridere perchè conosco gente che ha passato il master di economia di Chicago sputando sangue per due anni pur essendo fresca di laurea e nel pieno delle forze. Un quasi cinquantenne giornalista, che invece di studiare da giovane ha lavorato come portavoce di LaMalfa aveva probabilità ZERO di aver preso il Master in un anno (e anche di esservi ammesso passando il SAT…). Tuttavvia ho pensato che non era così stupido da inventarsi un master finto, che forse aveva ottenuto qualche titolo accademico a Chicago in un anno magari in scienze politiche… Che “Oscar” abbia avuto invece la faccia tosta di dichiarare sul suo sito e in TV di avere un “master a Chicago” in economia tutto inventato (5) superava la mia immaginazione

Giannino, sotto la sua apparenza di paladino della meritocrazia, è di fatto un cavallo di Troia di Monti, dell’austerità e della grande finanza globale. E’ un bene che sia smascherato ora perlomeno nella sua ipocrisia nell’inventarsi “meriti” accademici.

Un fatto è che Giannino è uno molto ambizioso personalmente e gli stava stretto fare il giornalista. Come Grillo/Casaleggio si sono creati un grande spazio con lo sparare a zero dal di fuori su tutta la politica sfruttando il grande talento di Grillo, Giannino su una scala più modesta come voti ma con maggiori potenziale in realtà, si è creato uno spazio come alfiere del liberismo meritocratico, produttivista, “pro-mercato” “stufo di Berlusconi e della politica” (ma amico in realtà di quasi tutti)

I voti di “Fare” nel suo caso contano poco, come noto voleva aggregare Renzi da una parte, Monti e Montezemolo dall’altra e rottamare Berlusconi. Giannino è stimato da Draghi, da Monti da Crosetto… lo ha detto tante volte, vuole spaccare sia il centro-destra che il centro-sinistra e creare qualcosa “nel mezzo”, ma non la DC, qualcosa di moderno, liberista, stile Blair, con un occhio a Chicago, uno a New York e uno a Berlino, qualcosa che guadagni la “fiducia dei mercati”.

Anche se Giannino prende pochi voti, ha un carta in più che è l’”uomo dei mercati”, più giovane, moderno ed efficace di Monti: propone di fatto alla fine l’austerità che vogliono da Londra, New York e Berlino per l’Italia, critica persino Monti nel non firmare tutti i “patti di stabilità” subito e anzi è il più spinto nel voler svendere a tutti i costi Eni, Enel, Finmeccanica, Saipem… quindi a logica dovrebbe essere ben visto dalla Troika e da New York e Londra. Quando parla non fa che tessere le lodi di Draghi, ripetere che ha grande stima di Monti che è ricambiata e lo stesso per Renzi…

Giannino avrebbe una posizione che sta nel mezzo, tra sinistra e destra, che in Italia è sempre la migliore, è più moderno e pulito di Berlusconi, è il vero liberista, ma in realtà è quasi peggio di Monti nel voler svendere l’Italia alla finanza e volerla inchiodare a pagare tutti i debiti. Nello spettro politico “normale” è un moderato liberista, ma se lo misuri rispetto alla sudditanza alla finanza e alla Troika è un estremista.

Questa posizione gli da delle chances personali (non per il suo partito), perchè può essere quello che sostituisce Monti alla fine, visto che per governare l’Italia devi essere ligio alla finanza e alla Troika, Berlusconi invece è palesemente inviso alla finanza e alla Troika come tutti sanno e Bersani non è l’ideale perchè ha dietro una base di potere indipendente dalla finanza e dalla Troika, cioè la Lega Coop, Unipol, MontePaschi e la CGIL. Quindi non puoi fidarti del tutto, l’ideale è gente come Monti, maggiordomi che non hanno nessuna base di potere.

A differenza di Grillo che si è messo fuori e non da il minimo affidamento alla Troika e alla finanza Giannino uno che è dentro i giochi o perlomeno cerca chiaramente di entrare nei giochi di Montezemolo, di Draghi, della Troika e dei “mercati finanziari” e di essere affidabile per tutti questi”.

Giovanni Zibordi

FONTE: http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=5541&reply_id=123512699#123512699

Per Toutatis, il cielo ci cade in testa! Che si fa? (alcune opzioni)

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E tu non provi nessun turbamento,

quando l’intero equilibrio del mondo

vacilla come una cosa malferma?

Cicerone, ne ho viste di tempeste,

coi venti scatenati, furibondi,

da sradicar le più nodose querce;

e l’oceano gonfiarsi incollerito,

e schiumare di rabbia verso il cielo

fino a lambir le minacciose nubi;

ma mai, fino a stanotte, fino ad ora,

mi son trovato in mezzo a una bufera

grondante fuoco e fiamme come questa.

O gli dèi sono in lotta tra di loro,

oppure il mondo, troppo presuntuoso

verso gli dèi, li esaspera a tal punto

da scatenar quaggiù la distruzione.

Shakespeare, Giulio Cesare

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti. Gli uomini verranno meno dalla paura e dall’attesa delle cose che si abbatteranno sul mondo, perché le potenze dei cieli saranno scrollate.
Luca 21, 25-26

La creazione tutta geme ed è come in doglie di parto in attesa del Figlio di Dio

Romani, VIII, 22

Per l’astrofisica Margherita Hack, “è rarissimo che frammenti di meteorite cadano sulla Terra provocando feriti. Quello che è successo in Russia”, ha osservato la Hack, “è un fenomeno davvero molto strano. In genere i meteoriti sono attratti dalla forza di gravità della Terra ma raramente riescono a superare indenni il contatto con l’atmosfera”, ha spiegato l’astrofisica toscana. “Per non bruciare significa che i frammenti erano molto grossi; in caso contrario avremmo visto soltanto una scia luminosa, quella che tutti chiamano stella cadente”, ha aggiunto.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/15/news/russia_meteoriti_sciame_urali-52681067/

Meteoriti del peso di diverse tonnellate che causano danni a centinaia di edifici ed oltre un migliaio di feriti.

A giudicare dalla sua morfologia, l’area di Chelyabinsk non sembra essere nuova ad impatti anche più catastrofici:

761054CaptureGooglemapChelyabinsk

Anche la costa orientale degli Stati Uniti (le due Caroline) presenta segni di impatto:

Carolina bays Hoke and Scotland County NC

E’ già successo e succederà nuovamente.
Chi vola frequentemente è maggiormente a rischio:
http://blogs.discovermagazine.com/cosmicvariance/2009/06/04/did-a-meteor-bring-down-air-france-447/#.USPgJGeqLCF

http://www.nytimes.com/1996/09/19/opinion/l-in-twa-800-crash-don-t-discount-meteor-386081.html

Nello stesso giorno è accaduto anche a Cuba, in un evento separato:
http://www.meteoweb.eu/2013/02/piogge-di-meteoriti-lesperto-a-cuba-e-in-russia-due-fenomeni-diversi-e-non-collegati-tra-loro/186075/

E qui potete prendere atto del moltiplicarsi (di mese in mese!) degli avvistamenti di bolidi celesti (fireballs), solamente negli Stati Uniti:
2005 463
2006 517
2007 587
2008 726
2009 694
2010 951
2011 1628
2012 2219
2013 321 [fino al 15 febbraio]

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http://www.amsmeteors.org/fireballs/fireball-report/

Senza dimenticare che, dal 2009, le informazioni satellitari americane sulle esplosioni nelle parti alte dell’atmosfera (non visibili da terra) sono classificate.
Uno si potrebbe anche domandare come mai. Lo hanno fatto scienziati ed astrofili e non hanno trovato alcuna ragione valida e molte ragioni per osteggiare questa decisione:

http://www.space.com/6829-military-hush-incoming-space-rocks-classified.html

**********
Contemporaneamente, la Terra è stata sfiorata (27mila km) dall’asteroide 2012 DA14: “Il passaggio è avvenuto…all’interno della fascia di satelliti in orbita geostazionaria, che si trova a 35.800 chilometri dalla Terra. A rendere speciale questo oggetto è il fatto che il suo avvicinamento è il più vicino approccio alla Terra mai previsto per un oggetto così grande. Resterà nel sistema Terra-Luna circa 33 ore e lo lascerà il 16 febbraio, alle 13 ora italiana. Sarà un arrivederci perché sono previsti altri avvicinamenti alla Terra, per esempio nel 2026“.
http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2013/02/15/Segui-diretta-passaggio-asteroide-2012-DA14_8254696.html

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Magari per diversi mesi tutto tornerà tranquillo e la gente si concentrerà su altri problemi più immediati.

In seguito, però, gli impatti diventeranno frequenti e letali, come su Giove:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/20/giove-le-sta-prendendo-di-santa-ragione-glenn-orton-scienziato-nasa/

Tra qualche tempo vi tornerà in mente questo post, al quale non avevate dato troppo peso, e tornerete a leggerlo.

A quel punto sempre più gente comincerà a sospettare che la ragione ultima sia questa:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/02/nemesi-la-stella-della-morte-chiarimenti-ed-aggiornamenti/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/category/nemesinemesis/

e che sia anche la causa precipua del cambiamento climatico

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/fuochino-fuoco-ghiaccio-cause-e-conseguenze-di-una-glaciazione/

e di altri strani fenomeni geomagnetici, tettonici e “crostali”:

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/voi-sonerete-le-vostre-trombe-del.html

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/30/sono-rimasto-a-bocca-aperta-thorne-lay-geoscienziato-uc-santa-cruz/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/16/apriti-terra-e-le-assicurazioni-non-vogliono-piu-pagare/

Che fare dunque?

Ci sono varie opzioni

1. Farsi prendere dal panico

2. Costruire un bunker

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3. Togliersi dei sassolini dalle scarpe

4. Diventare un perverso antisociale e tormentare a morte il prossimo con video letali

5. “Unisciti alla Fanteria dello Spazio e salva la Galassia dagli Aracnidi! Il servizio militare ti garantisce di diventare un Cittadino. Vuoi saperne di più?” – “L’unico insetto buono è un insetto morto!”

6. Trasferirsi a New York, la città più sicura del mondo

*********

E certo, ora che l’intelligenza umana è costantemente collegata in una rete perenne dove le informazioni generano una dimensione inaspettata, tornano legittime due letture diverse del caso: una laica, a tutti nota, e una mistica, intuita visivamente da Grünewald, nella quale una pellicola sta per avvolgere il cosmo ormai definitivamente interconnesso grazie all’evoluzione del pensiero umano che s’incontra con il permanere del divino per il completamento dei tempi.

Philippe Daverio, “Il Cristo cosmico di Grünewald”, Avvenire 7 dicembre 2011

In alternativa, visto che il mondo non finirà e quindi ci tocca la responsabilità di cambiarlo, avrei dei suggerimenti:

- diventare meno materialisti, acquisitivi, possessivi, egoisti, tracotanti, ipocriti, sleali, opachi: dobbiamo tutti morire, prima o poi, e la nostra morte non è la fine del mondo; perché non usare le nostre esistenze a beneficio del prossimo e della nostra comunità. Il quartiere fortificato, la modella e la ricchezza hanno forse aiutato Pistorius a vivere meglio?

- porre fine alle divisioni e gerarchie fra noi, fra i popoli, in seno all’umanità: tutti per uno, uno per tutti / uniti nella diversità (cf. coro polifonico). Facile essere autarchici e sprezzanti quando le cose vanno bene. Ma solo una Comunità può essere un’ancora di salvezza quando i tempi sono grami e denaro e potere nulla possono – questo significa anche aiutare i nostri FRATELLI tedeschi a capire che le loro classi dirigenti, facendo leva sui loro miti etnici, li hanno ingannati per ben 3 volte nel giro di un secolo, ingolfandoli in 3 guerre europee che hanno portato a 3 disastrose sconfitte (l’ultima è imminente); significa anche aiutare i nostri FRATELLI ebrei, traditi dai sionisti, che erano e sono spinti da avidità, superbia, vari miti etnici e amor proprio (quello narcisista e presuntuoso), non certo dall’amore della Terra Santa;

- smettere di restare a guardare, isolarsi, separarsi quanto più possibile dal resto del mondo, quasi fossimo in attesa che alieni, angeli, la divina provvidenza o un salvatore terreno risolvano miracolosamente e paternalisticamente i nostri problemi. Occorre darsi da fare, con buona volontà e retto intendimento. Gli idealismi senza pragmatismo conducono alla rovina: ogni visione deve essere radicata nella realtà (come i centauri, figli del cielo stellato ma anche della terra, guardiamo in alto ma con i piedi ben piantati al suolo). Nella terza parte del seguente post trovate un’ottima spiegazione di cosa sia la democrazia partecipata:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/12/donata-borgonovo-re-i-suoi-critici-la-democrazia-partecipata/

- comprendere che se anche l’origine e la destinazione sono le stesse per tutti – e in questo senso siamo tutti uguali – i modi e i tempi di maturazione sono differenti: uno scimpanzé non è un uomo in potenza; la democrazia non si esporta; per governare bene la cosa pubblica non basta essere “rappresentanti della società civile”; vox populi NON è vox Dei; persino una società anarchica ha bisogno di guida;

- capire che il mondo non è diviso in appezzamenti e le sue risorse non appartengono a qualcuno e non agli altri. La diversità umana non giustifica l’esistenza di un sistema economico che fa piovere sempre sul bagnato e prosciuga ciò che può cadere sull’asciutto. Questo significa che, con buona pace dei neoliberisti à la Giannino, serviranno istituzioni mondiali che garantiscano una redistribuzione equa ed efficiente dei Beni Comuni del pianeta, in funzione delle esigenze di ciascun paese e della sua popolazione [sì, sto parlando di SOCIALISMO...brrrrrrrrrrrr];

- concludere che, con una tale riorganizzazione sociale e rimodulazione del pensiero e delle interazioni umane, il disarmo progressivo concordato è l’unica via per evitare un ordine mondiale autoritario, che è certamente nei piani di una parte dell’élite mondiale (quella meno empatica e più materialista) e che va contrastato in ogni modo, inclusa la forza (in barba  a Gandhi, che raccomandava ad indiani ed ebrei di non opporre resistenza rispettivamente a giapponesi e nazisti, pur di non tradire il suo integralismo disumano):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/un-governo-mondiale-per-porre-fine-alle-guerre/

Possiamo essere liberi, eguali e fratelli solo contemporaneamente. Se manca la volontà di essere anche solo una di queste cose, non saremo neppure le altre due.

**********

SCENARIO STOICO (stile Spock) gli scienziati fanno il loro dovere (i politici li incoraggiano e li sovvenzionano, i media seguono con serietà le ricerche e i loro esiti) e scoprono che: vi è una ciclicità di certi eventi distruttivi (con varie ipotesi sulla sua natura), stiamo entrando in una fase distruttiva, NON è la fine del mondo, ci saranno devastazioni ma i politici stanno già coordinando gli sforzi per soccorrere e per ricostruire, bisogna aiutarsi a vicenda e cogliere l’opportunità per costruire un mondo migliore;

SCENARIO HOLLYWOOD: gli scienziati, inebetiti dal “senso comune” e dal disinteresse o addirittura dalla malafede dei politici e dei media, si limitano a constatare e “spiegare” gli eventi, ne minimizzano la portata, finché la frequenza ed intensità diventa stupefacente, la gente, impreparata, va nel panico, si convince che sia la fine del mondo, perde qualunque fiducia nelle istituzioni, anarchia/caos, ognun per sé finché non intervengono i pastori/salvatori di turno;

A chi la novità?! A noi!

Novità

È terminato il tempo delle favole. Noi l’unica novità

Pierluigi Bersani, 13 febbraio 2013

La vera novità di queste elezioni siamo noi

Federico Mollicone, “Fratelli d’Italia – Centrodestra nazionale”, 30 gennaio 2013

Noi siamo l’unica vera novità nella politica degli ultimi anni

Matteo Renzi, 17 novembre 2012

Vendola è la vera novità per cambiare dopo Monti

Comitato veronese per SEL, 11 novembre 2012

Noi siamo la vera novità della politica riformista

Pierferdinando Casini, 19 gennaio 2013

Noi siamo la svolta vera

Oscar Giannino, 12 febbraio 2013

Giannino vuole l’intesa con Grillo: “Io e lui siamo la vera novità

Oscar Giannino, 12 febbraio 2013

La vera novità politica siamo noi

Orazio Licandro, Rivoluzione Civile, 23 gennaio 2013

Fli è l’unica vera novità

Gianfranco Fini, 3 febbraio 2013

Monti l’unica vera novità di queste elezioni

Gianfranco Fini, 1 febbraio 2013

Incontro Fini-Casini-Rutelli: “Noi siamo la vera novità”

20 febbraio 2012

Siamo l’unica vera novità politica

Giovanni Lonfernini, Movimento dei Democratici di Centro, 23 ottobre 2008

L’Udc è l’unica vera novità della politica italiana

Gianpiero D’Alia, UDC, 18 dicembre 2010

Prossima mossa neoliberista: chi non paga abbastanza tasse perde il diritto di voto (George Monbiot sul Guardian)

Ogni volta che sul Fatto Quotidiano o su qualunque altro quotidiano o rivista leggerete un articolo di supporto agli studi dell’Istituto Bruno Leoni – che è un covo di neoliberisti assatanati ed orgogliosi di esserlo – ricordatevi della seguente analisi di George Monbiot, uno dei giornalisti britannici più quotati ed uno dei pochi che si può ancora permettere di criticare l’establishment.

“Sovvertire significa rovesciare dal basso. Abbiamo bisogno di una nuova parola, che significhi rovesciare dall’alto. La principale minaccia per lo Stato democratico e le sue funzioni non è il governo della masse o un’insurrezione di sinistra, ma è costituita dai più ricchi e dalle multinazionali sotto il loro controllo.
Queste forze hanno affinato la loro strategia di assalto alla gestione democratica della società. Non c’è più bisogno – come invece facevano Sir James Goldsmith, John Aspinall, Lord Lucan e altri negli anni Settanta – di discutere la possibilità di lanciare un colpo di stato militare contro il governo britannico: i plutocrati hanno altri mezzi di sovvertirlo.

Nel corso degli ultimi anni ho cercato di capire meglio in che modo le esigenze delle grandi imprese e dei più ricchi vengano implementate nelle politiche statali, e sono arrivato a capire il ruolo centrale dei think tank neoliberisti in questo processo. Questi sono gruppi che pretendono di difendere il libero mercato, ma le cui proposte spesso appaiono come raccomandazioni per un più ampio potere delle imprese.

David Frum, ex membro di uno di questi think tank – l’American Enterprise Institute – sostiene che “funzionano sempre più come agenzie di pubbliche relazioni”. Ma in questo caso, non sappiamo chi siano i clienti. Come il lobbista Jeff Judson ribadisce entusiasticamente, sono “virtualmente immuni da qualsiasi punizione … l’identità dei finanziatori dei think tank è protetta dall’anonimato”. Un consulente che ha lavorato per i miliardari fratelli Koch [i responsabili della creazione del movimento Tea Party, quello di Oscar Giannino] sostiene che vedono il finanziamento dei think tank “come un modo per ottenere quello che vogliono senza sporcarsi le mani”.

Questo mi era già chiaro, ma negli ultimi giorni ho imparato molto di più. In Think Tank: la storia dell’Adam Smith Institute [Think Tank: the story of the Adam Smith Institute], il fondatore dell’Istituto, Madsen Pirie, fornisce una guida, involontaria ma inestimabile, su come opera realmente  il potere in Gran Bretagna.

Poco dopo la sua fondazione (nel 1977), l’istituto si avvicinò a “tutte le principali aziende”. Circa 20 di loro risposero con l’invio di assegni. Il suo sostenitore più entusiasta fu James Goldsmith, uno degli aspiranti golpisti, una degli speculatori più spietati del suo tempo. Prima di fare una delle sue donazioni, scrive Pirie, “ascoltò con attenzione la descrizione del nostro progetto, i suoi occhi brillavano per la sua audacia e la sua scala. Poi ci fece consegnare dalla sua segretaria un assegno di 12mila sterline [sterline degli anni Settanta!]”.

Fin dall’inizio, giornalisti veterani del Telegraph, Times e Daily Mail offrirono volontariamente i loro servigi. Ogni sabato, in una vineria chiamata “the Cork and Bottle”, i ricercatori di Margaret Thatcher e gli editorialisti e giornalisti del Times e Telegraph incontravano il personale dell’Adam Smith Institute e dell’Institute of Economic Affairs. Durante il pranzo, “pianificavano la strategia per la settimana successiva”. Queste riunioni “coordinavano le nostre attività per massimizzare la nostra efficacia collettiva”. I giornalisti poi si incaricavano di tradurre in editoriali le proposte dell’istituto mentre i ricercatori s’incollavano ai ministri ombra.

Molto presto, riferisce Pirie, il Mail iniziò a pubblicare articoli di sostegno volta che l’Adam Smith Institute pubblicava qualcosa. L’allora direttore del giornale, David English, curava in prima persona la loro stesura ed aiutava l’istituto a migliorare le sue argomentazioni.

[…]

Pirie si prende, tutto o in parte (e fornisce un mucchio di prove a sostegno) il merito della privatizzazione delle ferrovie e di altre industrie, dell’appalto di servizi pubblici a società private, dell’imposta procapite (indipendente dal reddito e quindi favorevole ai ricchi), della vendita di case popolari, delle liberalizzazioni nel campo dell’istruzione e della sanità, della creazione di penitenziari privati e, successivamente, delle politiche fiscali dell’attuale governo Cameron [neoliberista].

Pirie, restando anonimo, scrisse anche il manifesto dell’ala neoliberista del governo Thatcher, “No Turning Back”.

[…]

Successivamente Monbiot stabilisce un parallelo con il think tank neoliberista “Free Enterprise Group”, che ha raccolto il testimone.

“Ancora una volta la stampa ha risposto alla chiamata. Il Telegraph ha commissionato una serie di articoli che promuovono lo stesso desolante programma a base di meno tasse per i ricchi, meno assistenza ai poveri e meno regolamentazione delle attività delle imprese. Un altro articolo sullo stesso giornale, pubblicato una quindicina di giorni fa dal responsabile delle questioni finanziarie dell’istituto Ian Cowie, propone che non sia prevista alcun rappresentanza per chi non paga le tasse. In pratica chi non paga abbastanza tasse sul reddito perderebbe il diritto al voto.

Considero queste persone come gli avanguardisti della destra, mobilitati per sfasciare prima e assumere il controllo poi di un sistema politico che è stato concepito per appartenere a tutti noi. Come sovversivi marxisti, parlano spesso di rompere le cose, di “distruzione creativa”, di spezzare le catene e togliere il guinzaglio. Ma pare che stiano più che altro tentando di liberare i ricchi dai vincoli della democrazia. E al momento stanno vincendo.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/oct/01/rightwing-insurrection-usurps-democracy

Qui un’altra traduzione in italiano, con il testo completo:

http://znetitaly.altervista.org/art/7947

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Sul potere e le “profezie” dei think tank

http://www.informarexresistere.fr/2012/10/12/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/#axzz29HXJDac0

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/15/il-futuro-visto-da-un-think-tank-della-rockefeller-foundation/

Entra Renzi, esce Berlusconi – il cambio della guardia e la minaccia autoritaria

Aperitivo su Renzi e i poteri forti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/15/matteo-renzi-giovane-rampante-plastico-pericoloso/

Renzi il neoliberista

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/17/sto-con-marchionne-si-al-nucleare-si-al-tav-io-i-referendum-per-lacqua-non-li-voto-matteo-renzi/

Renzi beniamino della destra

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/26/la-destra-chiede-ai-suoi-di-votare-renzi-alle-primarie-del-pd/

 

MATTEO RENZI E I POTERI FORTI INTERNAZIONALI

“Il sindaco non parte da zero, come dimostra anche la genesi dell’incontro americano, nato dai contatti fra Giuliano da Empoli, l’architetto del programma elettorale renziano, e Matt Browne, già direttore del Policy Network — think tank fondato da Tony Blair, Gerhard Schroeder, Goran Persson e Giuliano Amato — che oggi è nel Center for American Progress, il pensatoio fondato da John Podesta. Ma il sindaco fra i suoi rapporti politici in America, oltre ai Dem tipo Kerry Kennedy, può contare anche su relazioni trasversali, grazie anche alla vicinanza di Marco Carrai, che cura la raccolta fondi di Renzi, a Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute”.

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/6-settembre-2012/quella-rete-americana-asse-clinton-blair-2111718004332.shtml

Chi è Michael Ledeen?

Il miglior programma in assoluto di educazione alla democrazia si chiama “Esercito degli Stati Uniti”.

Michael Ledeen, American Enterprise Institute for Public Policy Research (AEI)

La stabilità è una missione indegna per l’America, ed anche un concetto fuorviante. Non vogliamo la stabilità in Iran, Iraq, Siria, Libano, e perfino nell’Arabia Saudita, vogliamo che le cose cambino. Il vero problema non è se, ma come destabilizzare.

Michael Ledeen, Wall Street Journal, 4 settembre 2002

La potenza formidabile di una società libera dedicata ad una sola missione è qualcosa che [i nostri nemici] non riescono a immaginare … La nostra vittoria inaspettatamente rapida in Afghanistan è il preludio di una guerra molto più vasta, che con tutta probabilità trasformerà il Medio Oriente per una generazione almeno, e ridefinirà la politica di molti paesi più vecchi in tutto il mondo.

Michael Ledeen, «The War against the Terror Masters» New York: St. Martin’s Press, 2002.

Daniele Capezzone, il segretario radicale, è andato a Washington, il 9 marzo scorso, all’American Enterprise Institute, a parlare di “globalizzazione della democrazia”, invitato da Michael Ledeen, definito da Radio Radicale “uno dei maggiori esponenti del pensiero neocon. Peccato che Ledeen è un nome che ricorre nelle memorie di Francesco Pazienza e negli atti della Commissione P2, oltre che nella relazione di minoranza della stessa, quella stesa da Massimo Teodori, ai tempi radicale anch’egli un uomo dei servizi segreti, che l’ammiraglio Fulvio Martini, capo dell’intelligence tricolore, bollò come “persona sgradita” in Italia.

[…].

E’ l’onorevole Giovine a realizzare la migliore sintesi sul personaggio: “Pensiamo al ruolo di Michael Ledeen, che entrava e usciva dal Viminale in quei giorni [quelli del sequestro Moro, ndr]. Michael Ledeen non è uno qualsiasi, ma è forse il più esperto, non teorico ma pratico, della disinformazione americana. Michael Ledeen peraltro è anche un intellettuale apprezzato: è lui per esempio l’autore dell’intervista a De Felice sul fascismo. All’epoca del caso Moro era uno dei più abili giocatori di poker a Roma. E’ l’uomo che ha congegnato il cosiddetto “Billygate”, cioè che ha incastrato il fratello del presidente Carter con una operazione in Libia di altissima scuola fra i cosiddetti “dirty tricks”. [...] Pazienza è un ragazzo di bottega rispetto a Michael Ledeen, e io ho citato solo una delle sue imprese. E poi chi troviamo all’altro capo del telefono quando Craxi parla col presidente Reagan la notte di Sigonella? Michael Ledeen, che traduce per Reagan. Ho citato solo due episodi: Ledeen è un uomo di punta di tutto l’ambiente che grava intorno al generale Alexander Haig, personaggio cruciale dell’ambiente nixoniano, uomo poi caduto sull’affare Iran-Contras, il cui ruolo è centrale. [...] Ledeen, ripeto, ha contatti con il giro di Alexander Haig, che è un giro particolare, di una massoneria particolare e di Servizi di un certo tipo, come del resto è noto alle cronache. Michael Ledeen è uomo che il ministro Cossiga fa entrare direttamente nella vicenda Moro: non mi interessano i rabdomanti e la corte dei miracoli, ma che, all’interno di questi vi sono anche gli uomini forti. Michael Ledeen è un uomo forte in questo tipo di azione. E’ mai stato chiesto il suo ruolo? E’ mai stato chiesto a Cossiga perché si è rivolto a Michael Ledeen? Perché lo ha mandato, con quale scopo? Scusatemi questa valutazione politica, ma altri come lui possono essere stati coinvolti da Cossiga, di cui neanche sappiamo i nomi” [Atti della commissione stragi, 38/1998].

Ledeen appare anche nelle motivazioni della sentenza su Ustica. Vale la pena di riportare il passo in questione, è un ulteriore bel ritratto: “Veniva anche trasmesso un carteggio concernente Mike Ledeen, relativo alla richiesta di pagamento di onorario per 30.000 dollari da lui avanzata al nostro Governo. L’onorario richiesto risaliva ad un incarico ricevuto nel 1978 dall’allora Ministro dell’Interno prima che questi lasciasse il dicastero, pertanto prima o durante il sequestro dell’onorevole Aldo Moro. L’incarico era relativo ad uno studio sul “terrorismo”. Sul punto non possono non richiamarsi le affermazioni del prefetto D’Amato rese alla Commissione P2, in cui riferendosi a Ledeen precisa che “era stato addirittura collaboratore dei Servizi italiani, perché aveva tenuto, insieme a due ex elementi della CIA, dei corsi dopo il caso Moro” (v. audizione Federico Umberto D’Amato, Commissione P2, 29.10.82

http://www.carmillaonline.com/archives/2004/05/000789print.html

Tutta la documentazione disponibile relativa alle operazioni dei servizi segreti italiani, americani ed israeliani che hanno coinvolto Ledeen  – 11 settembre 2001, fantomatiche armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein, Iran-Contra, Stategia della Tensione, attentato a Giovanni Paolo II e molto altro – la potete trovare qui:

http://www.historycommons.org/entity.jsp?entity=michael_ledeen

“Una presentazione di Ledeen che cerca di diversificare a tutti i costi il fascismo dal nazismo facendo perdere di vista i temi del volume”

http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1[idrecensione]=2500

Qual è la natura della contiguità tra Matteo Renzi e Michael Ledeen, ultraconservatore, ultrasionista, islamofobo da sempre in favore della destabilizzazione del Medio Oriente?

Perché un politico che aspira a guidare il maggior partito di “sinistra” in Italia ed un eventuale governo dovrebbe essere associato ad un neocon guerrafondaio con il suo passato a dir poco ambiguo tra terrorismo e servizi segreti?

MATTEO RENZI E I POTERI FORTI NOSTRANI

Anche se Renzi negli anni si è sempre più laicizzato, è sempre Carrai a tessere relazioni con il mondo cattolico, in modo trasversale alle congregazioni delle fede e quindi mantenendo buoni rapporti sia con Comunione e Liberazione che con l´Opus Dei.

Il manager toscano vanta conoscenze importanti non solo tra le élite italiane. È sempre lui ad aver messo in contatto Renzi con l’ex primo ministro britannico laburista Tony Blair e con Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute.

[…]

Il giornalista del Corriere Fiorentino David Allegranti, nel suo libro “Matteo Renzi. Il rottamatore del Pd” (Editore Vallecchi 2011), lo ha definito il “Gianni Letta” del primo cittadino di Firenze. E quindi forse, come per Berlusconi, se non ci fosse Carrai, non ci sarebbe Renzi. Anche se quasi nessuno lo sa.

http://www.formiche.net/dettaglio.asp?id=31213&id_sezione=

“…in questa fase pre-elettorale e pre-discesa in campo sono soprattutto gli ultimi due – De Siervo e Da Empoli – ad avere avuto un ruolo importante nella formazione della squadra, del programma e dell’organizzazione della campagna del sindaco di Firenze.

Luigi De Siervo, 43 anni, fiorentino, figlio dell’ex presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo, ex consulente a Firenze dello studio dell’avvocato David Mills [“Consulente della Fininvest per la finanza estera inglese, è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza in favore di Silvio Berlusconi nei processi Arces (tangenti alla Guardia di Finanza) e Al Iberian – fonte: wikipedia].

De Siervo, tra le altre cose…è stato scelto ancora una volta dal sindaco per allestire i contenuti e gli elementi scenici del suo primo e itinerante Big Bang nazionale

Accanto a De Siervo, poi, sul lato dei contenuti, la persona da tenere bene a mente si chiama Giuliano Da Empoli. Da Empoli – 39 anni, scrittore, saggista e figlio di Antonio Da Empoli, ex consigliere economico di Bettino Craxi – nel 2009 è stato scelto da Renzi come assessore alla Cultura del Comune di Firenze e dopo due anni e mezzo di esperienza in giunta su richiesta del sindaco ha cambiato più o meno mestiere e si è messo alla guida di quel piccolo think tank che dallo scorso ottobre elabora e rielabora a getto continuo i contenuti del programma del sindaco.

I contributors di Renzi (ce ne sono di curiosi e interessanti, non solo Pietro Ichino e Alessandro Baricco, ma, per dire, anche Oscar Farinetti, inventore di Eataly, e David Serra, numero uno del Hedge Fund italiano più famoso d’Europa, Algebris)…Luigi Zingales (economista neoliberista firmatario insieme con Oscar Giannino anche del documento “Fermare il declino”)

Di Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza ed ex coordinatore dei lettiani del nord e centro Italia, invece si sa che è il responsabile della macchina organizzativa di Renzi mentre si sa meno che è proprio lui la persona che più degli altri in questa fase è stata incaricata di lanciare messaggi positivi ai montiani di tutto il mondo (lunedì mattina, per dire, intervistato a “Omnibus”, Reggi ha ripetuto che in un governo Renzi ci potrebbe stare perfettamente un Mario Monti ministro dell’Economia).

 …il costituzionalista Francesco Clementi, classe 1975, professore di Diritto pubblico comparato alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Perugia… il giurista che materialmente ha scritto una parte importante del programma del Rottamatore: quella legata alla riforma istituzionale di cui Renzi si farà promotore durante la campagna elettorale. Una riforma che punta a rafforzare l’esecutivo proponendo, in nome della “trasparenza e della responsabilità”, un sistema di governo neoparlamentare sul modello del sindaco d’Italia, sul modello delle democrazie anglosassoni e in particolare sul “modello Léon Blum”. Blum, forse qualcuno lo ricorderà, fu lo storico presidente del Consiglio che negli anni Trenta diede il “la” alla riforma della Terza Repubblica francese e che nel 1936 mise nero su bianco nel pamphlet “La Réforme gouvernementale” (tradotto in Italia proprio da Clementi) le linee guida di quella che sarebbe diventata la futura rivoluzione presidenziale francese. “Il presidente del Consiglio – scrive Blum in questo pamphlet di cui il sindaco di Firenze ha letto alcuni estratti – deve essere come un monarca, un monarca a cui furono tracciate in precedenza le linee della sua azione: un monarca temporaneo e permanentemente revocabile, che possiede nonostante ciò, durante il tempo nel quale la fiducia del Parlamento gli dà vita, la totalità del potere esecutivo, unendo e incarnando in sé tutte le forze vive della nazione”.

Cosimo Pacciani, dirigente della Royal Bank of Scotland (la banca dei Rothschild , NdR);

http://www.ilfoglio.it/soloqui/14879

Il non-programma politico di Matteo Renzi

Renzi stesso non lo ha definito un programma, introducendo le 26 pagine che dovrebbero rappresentare il suo manifesto politico, ma che di politico hanno ben poco. A leggere questo documento non si scorge affatto quella novità e quella freschezza, che Renzi sembrava promettere con il suo giovane viso. A leggerlo bene, questo documento porta una serie di formule liberiste che di nuovo hanno ben poco, accanto a qualche slogan e molta ideologia.

[…]

La sua continuità programmatica e politica con il governo Monti poi è impressionante: maggiore integrazione europea (ergo maggiore cessione di sovranità nazionale); dismissione del patrimonio pubblico; riduzione del 20-25% degli investimenti e dei trasferimenti alle imprese; obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche per erogare mutui agli studenti; accelerazione sulle liberalizzazioni; priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere; attrazione degli investimenti stranieri (Renzi lo sa che sono comunque un debito?); politiche del lavoro incentrate sulla flexsecurity (la precarizzazione del lavoro vista da sinistra); nessun ritocco alla riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero; incentivi alle fonti rinnovabili elettriche; riduzione del numero delle forze di polizia. Infine Renzi si dice completamente a favore del Fiscal Compact, dell’integrazione della vigilanza bancaria europea presso la BCE e dell’aumento di fondi al neo-costituito ESM.

[Su Fiscal Compact e ESM: http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/francia-una-nazione-con-la-spina-dorsale/]

http://www.movisol.org/12news193.htm 

Cene, viaggi, fiori, pasticcini La Corte dei Conti indaga su Renzi. Sotto esame i rimborsi del periodo 2005-2009, quando il sindaco di Firenze guidava la Provincia. Gli esborsi riguardano anche 70mila euro per attività di rappresentanza negli Stati Uniti e spese al ristorante per 17mila euro… Nel lungo elenco di ricevute e spese che gli inquirenti stanno verificando ci sono anche le fatture di fioristi, servizi catering, biglietti aerei e società vicine all’attuale sindaco. A cominciare dalla Florence Multimedia che riceve complessivamente 4,5 milioni di euro dall’ente.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/renzi-e-spese-allegre-mentre-era-presidente-della-provincia/359496/

Verdure mutate, cisti tiroidee e le rassicurazioni di Oscar Giannino (Fukushima)

carota (carta, forbice, pietra) e daikon (rapa bianca) [dal Sankei Shimbun, uno dei 5 maggiori quotidiani giapponesi]

“Proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l`impatto di eventi terribilmente fuori scala… Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza: ma come si vede sono soldi ben spesi.”

Oscar Giannino, “Nucleare sicuro. È la prova del nove”, da “IL MESSAGGERO” di sabato 12 marzo 2011

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=57358426

Selon les résultats d’avril 2012, 13 380 enfants, soit 31,1 % des enfants testés, ont un kyste thyroïdien, ce qui confirme les résultats de janvier 2012. Même si les kystes liquidiens ne signifient pas qu’il y ait une chance immédiate de cancer de la thyroïde, quelque chose d’anormal se passe dans la glande thyroïde de ces enfants.

http://fukushima.over-blog.fr/article-problemes-de-thyroide-a-fukushima-une-population-cobaye-109484789.html

Di oltre 38.000 bambini esaminati dalla Prefettura di Fukushima in Giappone, il36% mostra crescite anomale - cisti o noduli – alla tiroide un anno dopo il disastro nucleare di Fukushima.

Tratto da: Il 36% dei bambini di Fukushima hanno crescite anomale da esposizione a radiazioni | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/07/21/il-36-dei-bambini-di-fukushima-hanno-crescite-anomale-da-esposizione-a-radiazioni/#ixzz24w7ttPj2

Il programma politico di Oscar Giannino – alcune obiezioni (tra le tante)

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La libertà prevale, e tra le massime espressioni della libertà vi è appunto quella dell’organizzazione della proprietà, al fine di ridurne i gravami a cominciare da quelli fiscali…Ohimè nell’Italia di oggi l’invidia fiscale da tributi esosi si estende ormai da sinistra a destra. Il che rende ancor più necessaria la difesa dell’offshore, vero presidio di libertà che sconfiggerà sempre- non illudetevi, cari statalisti – la lega degli Stati ad alto prelievo e bassa crescita.

http://www.chicago-blog.it/2010/10/20/viva-loffshore-abbasso-le-tasse/

La dittatura di Pinochet coincise con una forte ripresa sul piano economico dovuta alle politiche liberiste dei cosiddetti Chicago Boys (giovani economisti cileni specializzati alla corte di Milton Friedman)…Questi uomini giovani e talentuosi, non appena compiute le riforme necessarie per restituire dignità economica e quindi civica al Cile, lasciarono i loro incarichi per impegnarsi a ridare al Paese ciò che a quel punto mancava: la libertà politica.

http://www.chicago-blog.it/2012/06/22/lambiguita-della-liberta-politica-lesempio-del-cile-di-michele-silenzi/comment-page-1/

OHHHHHHHHHH Finalmente qualcuno che parla onestamente: chi si maschera dietro la parola “libertà” intende dire molto semplicemente che lui deve essere libero di sottoporre gli altri alla propria volontà. Che deve essere LUI a decidere per tutti perché è “uomo giovane e talentuoso”.

Questo è il VOSTRO concetto di libertà.

Ecco, signori, allora vi invito, come si discuteva in un altro thread: cambiate parola.

Non usate più “libertà”.

Questa magica parola lasciatela a chi crede che “quello che io penso sia utile è di avere il governo il più vicino possibile a me e lo stato, se proprio non se ne può fare a meno, il più lontano possibile dai coglioni.” (F. De André)

Per inciso: nonostante apprezzi finalmente l’onestà, dopo la pubblicazione di questo articolo avete perso un voto, posto che ve ne possa in qualche modo interessare qualcosa.

Marco Tizzi, lettore di Chicago Blog (diretto da Oscar Giannino)

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Manifesto del movimento di Oscar Giannino

Il problema è quello di evitare che il potere si concentri in mani pubbliche (marxisti e neo-marxisti) o in mani private (Oscar Giannino e i neoliberisti). Il potere non deve essere mai concentrato, dev’essere sempre diffuso. Le concentrazioni di potere sono letali per l’umanità e per l’ecosistema.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/26/oscar-giannino-ce-o-ci-fa/

Un altro problema è che gli estremi(smi) si confondono. Oscar Giannino è il testimonial italiano del Tea Party, un movimento di protesta che è stato dirottato verso sbocchi autoritari, a riprova del fatto che il sistema farà di tutto per mettere i libertari/anarchici di destra contro quelli di sinistra (divide et impera) e che la libertà assoluta di alcuni coincide con la tirannia assoluta subita dagli altri:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

Fermare il “delirio”. Analisi di un manifesto liberista

Posted by keynesblog on 8 agosto 2012

“Fermare il declino” è il titolo del manifesto di quello che si candida ad essere un nuovo partito liberale-liberista-libertarian, promosso da alcuni liberisti noti al grande pubblico come Oscar Giannino e Michele Boldrin. Al manifesto hanno aderito anche diversi esponenti del partito di Fini e della fondazione di Luca Cordero di Montezemolo.

Analizzeremo qui, punto per punto, le proposte avanzate nel documento.

1) Ridurre l’ammontare del debito pubblico: è possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.

E’ stato già fatto negli ultimi 20 anni. Dopo la cessione a Fiat dell’Alfa Romeo (anni 80), nel decennio seguente l’Italia ha realizzato un’enorme dismissione di partecipazioni statali, tra cui:

  1. Alimentari: Sme, Gs, Autogrill, Cirio Bertolli De Rica, Pavesi
  2. Siderurgia, alluminio, vetro: Italsider, Acciarieri di Terni, Dalmine, Acciaierie e Ferriere di Piombino, Csc, Alumix, Cementir, Siv
  3. Chimica: Montefibre, Enichem Augusta, Inca International, Alcantara
  4. Meccanica ed elettromeccanica: Nuovo Pignone, Italimpianti, Elsag Bailey Process Automation, Savio Macchine Tessili, Esaote Biomedica, VitroselEnia, Dea, Alenia Marconi Communication
  5. Costruzioni: Società Italiana per Condotte d’Acqua
  6. TLC: Telecom Italia
  7. Editoria e pubblicità: Seat Pagine Gialle, Editrice Il Giorno, Nuova Same
  8. Banche e assicurazioni: BNL, INA, IMI, ecc.
  9. Trasporti: Società Autostrade

Negli anni 2000, inoltre, il governo ha messo sul mercato ingenti quantità di immobili di proprietà dello stato.

Questo non ha fatto “scendere rapidamente” il debito pubblico, visto anche che molte di queste società sono state vendute a prezzi bassi a causa della crisi degli inizi degli anni ’90.

Il risultato netto di queste privatizzazioni è che oggi le imprese italiane che hanno una qualche rilevanza internazionale sono solo le due principali aziende ancora controllate dallo stato: Eni ed Enel. L’esatto opposto di quello che i promotori dell’appello sostengono riguardo la presunta efficienza del privato e la irriformabile inefficienza del pubblico.

2) Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell’arco di 5 anni. La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.

Al di là degli ammiccamenti populisti (“i costi della casta politico-burocratica”; chissà perché non i costi della casta degli economisti che sbagliano le previsioni) il punto centrale è “Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione”. Ma la nostra spesa sanitaria non è affatto eccessiva, anzi è sotto la media OCSE. Addirittura è minore della sola spesa pubblica pro-capite negli Stati Uniti, assicurando però una copertura maggiore, ed è inferiore a quella di paesi come il Regno Unito, il Canada, la Francia, la Germania.

Spesa sanitaria procapite (pubblica e privata); fonte OCSE 2007, elaborazione Sole24Ore

Gli estensori dell’appello forse dovrebbero essere più chiari: quanti infermieri e medici occorre licenziare? Quanti insegnanti perderanno il loro posto di lavoro? E che dire della spesa per gli altissimi interessi che paghiamo sul debito pubblico? Perché non se ne fa alcun cenno?

Riguardo i sussidi alle imprese, rimandiamo a quanto già detto in un precedente articolo.

3) Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d’impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l’evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.

Tutti vogliamo meno tasse. Il problema è fare in modo che il maggiore reddito disponibile non finisca in risparmio. Per ora quel che succede è che lo Stato preleva dalle tasche degli italiani troppo e lo destina in quantità sempre crescenti a pagare gli interessi ai rentier (sia italiani che stranieri) detentori di titoli di stato. Forse sarebbe il caso di analizzare come risolvere questo problema, dopodiché abbassare le tasse sarà facile senza compromettere i servizi.

4) Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d’ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti.

La concorrenza nei trasporti ferroviari c’è da alcuni mesi: il risultato è che le tariffe standard sono sostanzialmente le stesse tra operatore pubblico e privato, mentre le FS, pressate dalla concorrenza, sono indotte a ridurre i servizi meno remunerativi (treni notte, trasporto locale).

L’energia è già liberalizzata. Per la verità, se si guarda questo grafico, si nota come le tariffe di mercati liberalizzati da più tempo siano cresciute più delle nostre e soprattutto più di quelle francesi, dove la liberalizzazione è molto indietro e il principale operatore è una società controllata dallo stato (ma è largamente indipendente dal petrolio).

Variazioni dei prezzi dell’elettricità nei principali paesi europei
(percentuali sull’anno precedente) – Autority energia ed Eurostat

Quanto alle privatizzazioni, di cui si è già detto, aggiungiamo che questo è senz’altro il momento meno indicato a causa della svalutazione delle nostre imprese, che già sta favorendo importanti acquisizioni estere.

5) Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato. Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.

Dal 2003 l’Italia ha diminuito le protezioni dai licenziamenti (cioè ha aumentato la flessibilità) più di ogni altro paese OCSE. Il risultato è che l’occupazione non è aumentata, l’incertezza è diventata la condizione standard del lavoratore, i figli guadagnano meno dei padri. Ovviamente non si è proceduto ad alcuna compensazione in termini di welfare: difficile sostenere contemporaneamente che occorre diminuire la spesa pubblica mentre si propongono misure che la farebbero aumentare a dismisura. A meno che tali costi non siano a carico di imprese e lavoratori, ovvero si trasformino in un aumento dei contributi (quindi dell’imposizione). Ma non si era detto al punto 3) di diminuire la tassazione su lavoro e imprese?

Da questo punto in poi procederemo più velocemente perché si tratta di ovvietà o di ripetizioni dei punti precedenti.

6) Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d’interesse.

Nulla da dire.

7) Far funzionare la giustizia. Riformare il codice di procedura e la carriera dei magistrati, con netta distinzione dei percorsi e avanzamento basato sulla performance; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola anzianità. Introdurre e sviluppare forme di specializzazione che siano in grado di far crescere l’efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Difendere l’indipendenza di tutta la magistratura, sia inquirente che giudicante. Assicurare la terzietà dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi. Assicurare la certezza della pena da scontare in un sistema carcerario umanizzato.

Un sistema carcerario umanizzato richiede più spesa, ma non possiamo farla perché il punto 2) dice che dobbiamo ridurla. Stranamente però, il manifesto “liberale” non dice nulla circa la depenalizzazione dei reati “fascistissimi” che non sono percepiti più come tali: consumo di droghe, violazioni del copyright, ingiuria, ecc. Questo farebbe risparmiare tempo e denaro e farebbe funzionare più speditamente la giustizia, molto più che la “netta distinzione dei percorsi”.

8) Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.

“Eliminare il dualismo occupazionale” richiederebbe dare ai giovani le stesse garanzie dei padri. Ma questo è l’opposto di quanto affermato in precedenza. L’alternativa è fare il contrario, ovvero togliere garanzie ai lavoratori a tempo indeterminato, come si è iniziato a fare con la riforma dell’art.18. Ma come questo aiuterebbe i giovani è difficile immaginarlo. Riguardo gli “strumenti di assicurazione contro la disoccupazione” si è già detto.

“Facilitare la creazione di nuove imprese”: è stato già fatto. Ora si può aprire un’impresa con un solo euro. Trovare un cliente che si fidi di una società senza capitali è altro discorso. Peraltro il problema del nostro paese è l’esatto opposto: ci sono troppe aziende e troppo piccole per realizzare quelle necessarie economie di scala che permettano l’aumento della produttività.

9) Ridare alla scuola e all’università il ruolo, perso da tempo, di volani dell’emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo. Va abolito il valore legale del titolo di studio.

Ma come, non si era detto al punto 2) che bisogna intervenire anche sull’istruzione per ridurre le spese? Riguardo all’abolizione del valore legale del titolo di studio, gli unici che se ne avvantaggerebbero sono le scuole e le università private, come accade negli Stati Uniti.

10) Introdurre il vero federalismo con l’attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l’obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa “questione meridionale” va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell’ultimo mezzo secolo.

Il federalismo porta ad aumentare l’inefficienza moltiplicando i centri di spesa e di decisione. Non a caso infatti nella spending review si è puntato molto sugli acquisti centralizzati. Si guardi alle Regioni che già oggi sono più autonome, come la Val d’Aosta e la Sicilia: non esattamente un modello in termini di efficienza. Certo, il manifesto parla di “pareggio di bilancio”, ma dare alle Regioni una più ampia autonomia in termini di entrate significa una cosa semplice: più tasse. Darla in termini di spesa significa più spesa, magari in prebende agli amici degli amici, come ci ricordano sempre gli stessi firmatari del manifesto. Il pareggio di bilancio si fa anche tassando al 100% i redditi privati e spendendo il 100% degli introiti: gli estensori dell’appello vogliono una repubblica federale socialista?

La strada è semmai opposta, a partire dall’abolizione delle province (tutte).

In conclusione, il manifesto “Fermare il declino” potrebbe tradursi in “accelerare la caduta” o “ripetere gli stessi errori”. I suoi estensori appaiono in definitiva animati da una sorta di visione “delirante” della crisi, in quanto staccata dalla realtà dei fatti e spesso autocontraddittoria. Ma, al di là della buona fede di costoro, il ridimensionamento del settore pubblico ha ben altri e più smaliziati sponsor.

Il gioco di parole “Fermare il declino”/”Fermare il delirio” è del nostro lettore Paolo Maiellaro

http://keynesblog.com/2012/08/08/fermare-il-delirio-analisi-di-un-manifesto-liberista/

Il Corriere della Sera pubblica un inno alla jugoslavizzazione dell’Italia: perché?

Premesso che sono categoricamente ostile al patriottismo ed al nazionalismo per una lunga serie di ragioni che ho sviscerato qui

http://www.raetia.com/index.php?id=1518

e che sono decisamente favorevole agli autonomismi per un’altra serie di ragioni esposte qui:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/08/barbara-spinelli-si-sbaglia-di-grosso-riguardo-agli-stati-uniti-deuropa/

e più in genere nella categoria “autonomia” sullo stesso blog; ciò non mi impedisce di vedere il bluff del Corriere della Sera.

Mi riferisco a questa intervista a Marcia Christoff Kurapovna (studiosa indipendente sloveno-americana, residente a Vienna) in cui la suddetta evoca un futuro di staterelli italiani regionali, alla mercé dei grandi poteri globali/oligarchie finanziarie, sul modello dell’Alto Adige/Sudtirolo (!!!!) o della Padania (!!!!):

“…uso l’esempio del Sud Tirolo (l’Alto Adige, ndr). Quando ogni regione si auto-organizza, le cose riprendono a funzionare, come lì. Quando si dà uno stop alle interferenze e alle imposizioni di Roma, intesa come centro dello Stato, l’ innovazione e la crescita lievitano, scompare la paura dello Stato. E la competitività ne guadagna enormemente. Questo, credo, è quello che l’ Italia dovrebbe imparare dalla sua storia”.
“Cosa pensa della Lega Nord? «Confesso che inizialmente l’ho vista con simpatia. Quando è cresciuta mi pare che si sia invece persa, che non abbia più avuto spinta innovativa». Ma lei dunque immagina un’Italia delle regioni, dei comuni? «Come esito finale sì, delle regioni. Il primo passo necessario, probabilmente, sarebbe la separazione tra il Nord e il Sud. Per togliere paura ad ambedue le entità. Poi si dovrebbe andare verso regioni autonome, che si governano da sole. Dopo un po’ si potrebbe introdurre qualcosa che dia un feeling simbolico di identità italiana, ma niente di più. Come in alcuni Paesi è la monarchia».

http://archiviostorico.corriere.it/2012/luglio/14/Ispiratevi_alle_citta_del_Rinascimento_co_8_120714018.shtml

l’intervista è scadente e quindi potrebbe apparire come una boutade. Non lo è. All’origine di questa singolare scelta editoriale c’è quest’analisi della suddetta ricercatrice:

http://online.wsj.com/article/SB10001424052702303919504577522641691745740.html

La quale scrive per il Wall Street Journal, l’International Herald Tribune e l’Economist. Spazio che si è conquistata sul campo, avendo difeso paradisi fiscali come il Liechtenstein (cf. i paradisi fiscali sono il meccanismo che consente ai ricchi di fregarsene delle regole degli stati e della giustizia sociale):

http://courses.wcupa.edu/rbove/eco343/040compecon/Europe%20West/Austria/040421leichtens.txt

ed essendo una convinta neoliberista, ammiratrice di Ljubo Sirc, filosofo ed economista sloveno aderente alla Scuola Austriaca.

La Scuola Austriaca è quella di Ludwig von Mises e Friedrich vonHayek.

Scrive un ammiratore di Mises: “Molti lettori potrebbero essere sorpresi di apprendere che Mises e l’Istituto furono in grado di restare a galla negli anni immediatamente successivi al suo arrivo negli Stati Uniti unicamente grazie alle generose sovvenzioni della Fondazione Rockefeller. In effetti, per i primi anni di Mises negli Stati Uniti, prima della sua nomina a docente a tempo determinato in visita presso la Graduate School of Business Administration alla NewYork University (NYU) nel 1945, era quasi totalmente dipendente da borse di ricerca annuali della Rockefeller Foundation”.

http://www.independent.org/publications/tir/article.asp?a=692

Qui ho illustrato i legami tra i grandi poteri finanziari e i contemporanei paladini della scuola austriaca (es. Tea Party e Oscar Giannino – ma anche Ostellino, Giavazzi, ecc. del Corriere del Sera, o Alberto Bisin e Alessandro De Nicola della Repubblica-l’Espresso):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/25/il-criptofascismo-dei-liberalizzatori-e-dei-privatizzatori/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/08/oscar-giannino-e-la-svolta-neoliberista-di-repubblica/

Come se tutto questo non bastasse, la Kurapovna è anche certa che Draza Mihajlovic e i Cetnici (!!!)

http://pasudest.blogspot.it/2012/03/i-balcani-e-il-passato-che-non-passa.html

fossero i guardiani dei valori occidentali in Jugoslavia:

http://www.amazon.com/Shadows-Mountain-Resistance-Rivalries-Yugoslavia/dp/0470084561/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1263785138&sr=8-1

(e George W. Bush, guarda caso, lo ha insignito di un’onorificenza postuma)

La sua difesa d’ufficio è stata così efficace da guadagnarsi un posto di rilievo nel sito che glorifica le “imprese” di Mihajlovic:

http://www.generalmihailovich.com/2010/02/shadows-on-mountain-allies-resistance.html

Abbiamo dunque una nazionalista/revanscista serba che, per qualche ragione, afferma che la Serbia ha tutte le ragioni di esistere come stato nazionale (per la sua presunta ma inesistente omogeneità etnica?), mentre non si sogna di difendere la ragione di esistere della Jugoslavia e cerca di delegittimare il diritto di esistere della Grecia e dell’Italia, due nazioni che stanno subendo l’attacco dei neoliberisti che le governano (Monti è dichiaratamente ed orgogliosamente neoliberista), con le loro privatizzazioni forsennate del patrimonio pubblico / beni comuni, e che speculano contro di esse (cf. spread e agenzie di rating).

Questo fenomeno va letto nel quadro del progetto di un’Europa a due velocità (a geometria variabile – cf. Luigi Zingales, Angela Merkel) che consenta all’area economica tedesca di non rinunciare alle aree produttive dei paesi del Mediterraneo, senza però accollarsi il fardello di quelle “più arretrate” ( = meno inclini a vivere per lavorare).

Un progetto, questo, che piaceva molto agli economisti tedeschi degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso e che si è realizzato tra l’8 settembre 1943 ed il 29 agosto 1944 (liberazione di Parigi). Un progetto fortemente voluto dagli etnofederalisti nazistoidi bavaresi.

Dunque, attenzione! Questo progetto è l’antitesi del processo di unificazione europea voluto da Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman.

Il criptofascismo dei “liberalizzatori” e dei privatizzatori

 

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. [...] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. [...] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Una dittatura può essere un sistema necessario per un periodo transitorio. [...] Personalmente preferisco un dittatore liberale ad un governo democratico non liberale. La mia impressione personale – e questo vale per il Sud America – è che in Cile, per esempio, si assisterà ad una transizione da un governo dittatoriale ad un governo liberale”.

Friedrich von Hayek, nume tutelare dei neoliberisti, intervistato daRenée Sallas per El Mercurio”, il 12 aprile 1981. Pinochet rimase al potere fino all’11 marzo 1990 e continuò a ricoprire l’incarico di comandante in capo delle Forze armate cilene fino al 1998.

Hayek fu nominato presidente onorario del “Centro de Estudios Públicos”, think tank liberista fortemente voluto da Augusto Pinochet, dittatore cileno giunto al potere grazie al sostegno della CIA.

La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas e i suoi F-15. E il pugno invisibile che mantiene il mondo sicuro permettendo alle tecnologie della Silicon Valley di prosperare si chiama US Army, Air Force, Navy e Marine Corps“.

Thomas L. Friedman, A Manifesto for the Fast World“. New York Times. March 28, 1999.

*****

Ha sempre immaginato se stesso un libertario, che a mio modo di vedere significa “Voglio la libertà di arricchirmi e tu puoi avere quella di morire di fame”. È facile credere che nessuno dovrebbe dipendere dalla società finché non ti accorgi di avere bisogno di tale aiuto.
Isaac Asimov, “I. Asimov”, p. 308

L’uomo è veramente libero quando può fare tutto ciò che gli piace. È una concezione naturalistica, nella misura in cui l’azione umana segue o ubbidisce ai propri occasionali istinti o appetiti; ma, per avere la possibilità di soddisfare i propri desideri e quindi di essere libero, l’uomo non deve trovare ostacoli e, se li trova, deve avere anche la forza (e il potere) di costringere e subordinare gli altri uomini. È una libertà che presuppone, dunque, la disuguaglianza. Dato che la libertà coincide con il potere, chi ha più potere è maggiormente libero: paradossalmente l’uomo veramente libero è il despota.

Nicola Matteucci sul credo liberista/neoliberista [da: Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e GianfrancoPasquino, Dizionario di politica, Roma: l’Espresso, 2006. p. 362]

Correttamente inteso, il libertarismo assomiglia ad una visione che il liberalismo nacque per contrastare, ossia la dottrina del potere politico privato che sta alla base feudalesimo. Come il feudalesimo, il libertarismo concepisce il potere politico legittimo come fondato su una rete di contratti privati. Esso respinge l’idea, essenziale al liberalismo, che il potere politico sia un potere pubblico che va esercitato imparzialmente per il bene comune…Dato il ruolo cruciale della libertà assoluta di stipulare accordi contrattuali che devono essere pubblicamente riconosciuti e resi effettivi, ne consegue che tutte le libertà possono essere alienate, come qualsiasi bene economico. Di conseguenza, non c’è posto in un regime libertario per l’inalienabilità, l’idea che alcuni diritti sono così essenziali per mantenere la dignità e l’indipendenza delle persone che uno non può rinunciarvi consensualmente.

Samuel Freeman, “Illiberal Libertarians: Why Libertarianism Is Not a Liberal View”, Philosophy and Public Affairs, Vol. 30, No. 2. (Spring, 2001), pp. 105-151)

 

Quel che Hayek non vede, o non vuole ammettere, è che un ritorno alla “libera” concorrenza significa, per la grande maggioranza delle persone, una tirannia probabilmente peggiore, perché più irresponsabile di quella dello Stato…Il professor Hayek nega che il libero capitalismo conduca necessariamente al monopolio, ma in pratica è lì che ha portato.

George Orwell, recensione a “The Road to Serfdom” di F.A. Hayek (1944).

 

La libertà dei lupi comporta la morte delle pecore.

Isaiah Berlin

Gli anarco-capitalisti sono contro lo Stato semplicemente perché sono prima di tutto capitalisti. La loro critica dello Stato è basata su un’interpretazione della libertà nel senso del diritto inviolabile alla proprietà privata. Non sono interessati alle conseguenze sociali del capitalismo per i deboli, i senza potere e gli ignoranti…L’anarco-capitalismo è solo un far west in cui solo i ricchi e gli scaltri trarrebbero beneficio. È fatto su misura per chi non si preoccupa del danno al prossimo o all’ambiente che lascia dietro di sé.

Peter Marshall, “Demanding the Impossible: A History of Anarchism”

[NOTA BENE: la cosa ridicola dei libertari è la loro superba ed egotistica pretesa di essere più scaltri, forti ed abili degli altri e quindi la convinzione che una società del genere li avvantaggerebbe, NdR]

La ricerca di una superiore giustificazione morale per l’egoismo.

James K. Galbraith sul liberismo

I poveri sono contrari all’idea di essere governati male, i ricchi sono contrari all’idea di essere governati.

G. K. Chesterton

L’alternativa allo stato (la coercizione privata e non regolamentata) dà risultati ben peggiori, come mostra piuttosto chiaramente la storia degli stati privatamente controllati (monarchie, dittature, dispotismi) e delle “leggi” private come la schiavitù, le mafie, i signori della guerra, ecc. Abbiamo costruito un governo che è di proprietà congiunta di tutti, perché la proprietà privata incentiva eccessivamente lo scopo di lucro per mezzo dell’altrui coercizione.

Mike Huben

I mercati funzionano comprando e vendendo, trattano le cose come merci e, se non glielo impediamo, anche le persone. Fino a quando non sono stati imposti dei controlli, l’esito delle operazioni di mercato è stato la schiavitù, la servitù della gleba o bambini che trascinavano i vagoncini delle miniere. È stato il “libero” mercato che ha cacciato i neri attraverso le foreste africane e li ha messi all’asta a Charleston.

George Walford, “Friedman or Free Men?”

*****

Come li possiamo chiamare se non fascio-libertari?

Vogliono avere la libertà totale per se stessi ma anche il potere di negare la libertà di scelta a coloro che non farebbero le loro stesse scelte (e che quindi, con il loro rifiuto, ostacolerebbero i loro piani). Il loro vero motto è “io sono libero di fare qualsiasi cosa che ritengo giusta e voi siete liberi di fare qualsiasi cosa che ritengo giusta“.

La società fascio-libertaria è psicopatica:

* L’organizzazione è tipicamente piramidale, per molti versi neo-feudale, secondo la tradizionale logica della Rangordnung, che stabilisce una differenza morale ed ontologica tra persone sulla base della forza e della mancanza di scrupoli; adatta ai conformisti ed arrivisti;

* si neutralizzano gli “intollerabili formalismi” e le “vergognose garanzie” della democrazia;

* il più forte deve poter stabilire le regole del gioco, il più debole può solo adeguarsi, allontanarsi o perire;

* la sua evoluzione finale sarebbe un sistema totalitario in cui si è schiavi verso l’alto e tiranni verso il basso, laddove la sovranità in una direzione deve compensare la mancanza di libertà nell’altra;

* la psicologia del fascio-libertario è quella di una persona aggressiva, predatoria, sempre al limite delle proprie capacità e magari oltre, che desidera possedere più di quanto gli spetta, che vede il potere come un’opportunità di trasgressione e prevaricazione, che rifiuta il limite e la proporzione (l’euthymia di Democrito) in virtù dell’ethos virilista che incornicia tutto questo. I fascio-libertari sono dominatori, amano il potere in quanto tale, bramano il controllo degli altri. Sono spietati, intimidiscono, sono vendicativi. Cinici verso chi aiuta il prossimo, preferiscono essere temuti piuttosto che amati. Sono dmonati dalla brama di prendere e possedere invece che dare e condividere, di sfruttare invece che di accordarsi;

* il sistema sociale a cui aspirano è fondato sullo sfruttamento, sul consumo smodato e sul controllo di chi sta sotto e chi sta sotto tende a sognare di prendere il potere al posto del padrone, non di mitigare, trasformare o abolire il sistema;

* il fascio-libertarismo è la concretizzazione della filosofia nietzscheana, incapsulata in questo aforisma (259), tratto da “Al di là del bene e del male”: “Lo ‘sfruttamento’ non compete a una società guasta oppure imperfetta e primitiva: esso concerne l’essenza del vivente, in quanto fondamentale funzione organica, è una conseguenza di quella caratteristica volontà di potenza, che è appunto la volontà della vita”;

* i fascio-libertari sono tendenzialmente immaturi, petulanti, mancano di autodisciplina, grondano di narcisismo;

* il loro attaccamento agli eroi riflette la tendenza a deificare i genitori per placare le ansie rispetto ad un mondo percepito come ostile e fuori controllo.

GAME OVER – consigli su come salvare ciò che c’è di più prezioso

Quando il diavolo vuole servirsi della nostra mancanza di carattere, la chiama tolleranza, quando invece vuole stroncare il nostro primo sforzo verso la tolleranza, la chiama mancanza di carattere….Facile essere gentili anche con il nemico, per mancanza di carattere…La tua posizione non ti dà mai il diritto di comandare. Solo il dovere di vivere in modo tale da permettere agli altri di seguire il tuo ordine senza esserne umiliati…Spesso la massima serietà si esprime solo con parole allegre, divertenti, distaccate; puoi aspettartelo da chi, nonostante sia profondamente coinvolto in tutto ciò che è umano, non ha nulla da conquistare e nulla da difendere.

Dag Hammarskjöld, mistico, segretario delle Nazioni Unite tra il 1953 ed il 1961 (quando fu ucciso da un complotto britannico nel Congo), premio Nobel per la Pace (postumo)

Questo è il mio consiglio e non è detto che sia il miglior consiglio. Lasciate perdere Giannino, Barnard & co.

Non sovrainvestite in oro, argento, franchi svizzeri e specialmente dollari. Questa, come potrete constatare leggendo oltre, non è una di quelle cose del tipo “ha da passa’ ‘a nuttata”.

La prima cosa da fare è saldare i debiti e non indebitarsi. Fate in modo che ciò che possedete sia interamente VOSTRO. Vestiti caldi (per la glaciazione), case ben isolate, tetto sistemato, cucina in ordine. Abbandonate gli investimenti sui mercati e convertiteli in contante (finché non lo aboliranno) con cui pagare i debiti. Chi è venuto prima di noi sapeva bene che l’indebitamento è una forma di asservimento. “Wes Brot ich eß, des Lied ich sing” = “Canto la canzone preferita di chi mi dà il pane” [obbedisco a chi mi paga affitto e vitto]. Emancipatevi il prima possibile. La casa è il vostro investimento principale, la seconda cosa più importante che avete dopo il sapiente impiego dell’intelletto. Le case sono anche il boccone più goloso per le banche e per chi le tassa (quindi tenete da parte i soldi anche per l’IMU). Poi, una volta saldati i debiti e messo da parte i soldi per l’IMU per diversi anni, se avete ancora risparmi (riccastri bastardi ;o) puntate sul fatto che l’Italia onorerà i suoi debiti con gli investitori se vuole evitare una rivoluzione (quindi obbligazioni).

Ma il miglior investimento in assoluto che potete fare è la conoscenza, intesa sia nell’accezione di “sapere”, sia in quella di “rete di persone conosciute”. Quel che servirà in futuro sono idee nuove per un mondo nuovo, da inventarsi, e tanta solidarietà, spirito di collaborazione, affidabilità, senso di responsabilità, compassione, consapevolezza del fatto che siamo esseri interdipendenti e non monadi egoiste come vorrebbero farci credere psicopatici e neoliberisti.

Fate attenzione a quel che vi succede attorno, a quel che dicono le persone, a quel che fate, alle reazioni che producete. Leggete letteratura “alta”, ascoltate musica “alta”, guardate film “alti”, cercate relazioni umane non superficiali, circondatevi di persone non superficiali, vivete abbondantemente e profondamente, mettete sempre a confronto tante fonti, non fidatevi di un’unica fonte e di un’unica versione dei fatti, non seguite nessun pastore/guru, non fidatevi di chi fa calare dall’alto le soluzioni a tutti i vostri problemi (moneta unica, chip sottocutaneo, Stati Uniti d’Europa, governo mondiale, ecc.) fate gruppo, fate comunità, ricordatevi sempre che siamo tutti sulla stessa barca, non siate mansueti/remissivi ma neppure tracotanti, non fate agli altri quel che non vorreste fosse fatto a voi, fate agli altri solo quello che questi desiderano sia fatto loro.

COSA STA SUCCEDENDO E COSA SUCCEDERÀ

#1 Circolano voci autorevoli che i principali istituti finanziari stanno cancellando le vacanze dei dipendenti in attesa di una grave crisi finanziaria prevista per quest’estate.

#2 La Banca dei Regolamenti Internazionali avverte che i prestiti globali si stanno contraendo ad una velocità pari a quella del 2008 (inizio della crisi).

#3 Record di disoccupazione dell’eurozona (Spagna al 25%).

#4 Governo portoghese costretto  asalvare alter tre grandi banche.

#5 Molti titoli bancari americani sono stati colpiti molto duramente. Ad esempio, il valore di Morgan Stanley è diminuito del 40 per cento negli ultimi quattro mesi.

#6 spread in crescita per Spagna e Italia.

#7 investitori in fuga anche dai titoli di stato americani.

#8 ordinativi negli USA in calo 3 volte negli ultimi 4 mesi. Disoccupazione nuovamente in salita.

#9 Crescita di Brasile, India e Cina in visibile rallentamento.

#10 Borsa giapponese ai minimi da 28 anni.

#11 Borse di Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda e Cipro scese di oltre il 50% negli ultimi 5 anni.

#12 Effetto domino in Grecia nelle forniture di energia: privati, enti pubblici e privatizzati non possono pagarle, Russia non intende continuare a fornire gas gratis. Economia Grecia congelata.

#13 273 miliardi di mutui insolvibili in Spagna.

#14 Deficit californiano fuori controllo  (il PIL californiano equivale grosso modo a quello italiano ed è di gran lunga il maggiore degli USA).

#15 Cipro costretta a chiedere un bail out.

#16 Svizzera invasa dai capitali bancari in fuga dall’eurozona.

#17 presidente della Banca Mondiale avverte che è assai probabile che l’estate del 2012 sarà come quella del 2008.

Raoul Pal, operatore finanziario, già co-gestore di uno dei più grandi fondi di investimento speculativo (hedge fund) del mondo, dopo essere stato analista di Goldman Sachs, spiega cosa succederà all’economia mondiale nei prossimi mesi (e comunque entro la fine del 2013). Si potrebbe pensare che sia un manipolatore pagato per seminare il panico, ma è stato attaccato da quelli che in teoria dovrebbero avere interesse a sfruttare l’emotività dei piccoli investitori e delle masse in genere. Quindi è possibile che stia dicendo le cose come stanno. Per ora i fatti gli danno ragione:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/24/il-mercato-dei-derivati-ovvero-la-catastrofe-che-incombe-sulleconomia-globale/

Chi vivrà vedrà.

“Non sappiamo esattamente cosa sta per arrivare, ma tutti possiamo unire i punti che ci separano dal collasso della prima grande banca

[ma perché non dovrebbe essere statunitense? Butto lì dei nomi: Bank of America o JP Morgan]

Da lì si possono collegare i punti che conducono dal fallimento della superbanca a quello dell’intero sistema bancario europeo, e poi al fallimento degli stessi governi. Il sistema non ha quasi più a disposizione alcun freno per bloccare tutto questo e quasi nessuno si rende conto della gravità della situazione.
Il problema non è il debito pubblico ma quei $700 trilioni di derivati, ossia il 1200% del PIL globale, che poggiano su fondamenta molto, molto fragili. Dopo la crisi dell’Unione Europea c’è solo un passo per una crisi del Regno Unito di grandezza equivalente. E poi qualcuno può pensare che Giappone e Cina non sarebbero i prossimi o che gli Stati Uniti ne uscirebbero indenni? Questa è la fine del sistema bancario a riserva frazionaria e del denaro creato dal nulla [Lo schema Ponzi e Wall Street]

Sarà come un grande RESET.

Qui tutti i grafici che vi servono per capire come siamo messi e come saremo messi (ma potete contare sul fatto che orchestreranno un bel conflitto globale per rilanciare l’economia):

http://www.businessinsider.com/raoul-pal-the-end-game-2012-6#-1

Anarchismo di destra, anarchismo di sinistra – due ideologie magnifiche e terribili

Giannino

Il nostro spettacolo è finito. Questi nostri attori,

come ti avevo detto, erano tutti spiriti

e si sono dissolti nell’aria, nell’aria sottile.

E, come l’edificio senza fondamenta di questa visione,

le torri ricoperte dalle nubi, i palazzi sontuosi,

i templi solenni, questo stesso vasto globo, sì,

e quello che contiene, tutto si dissolverà.

Come la scena priva di sostanza ora svanita

tutto svanirà senza lasciare traccia.

Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni;

e la nostra piccola vita è circondata da un sonno.

Prospero, “La Tempesta” (William Shakespeare ci insegna che le nostre battaglie sono lo sfondo di qualcos’altro)

Grosso modo, l’umanità si colloca variamente lungo un asse che collega due estremità che in natura molto probabilmente non esistono, almeno non su questo pianeta. Ad una estremità si trova il debitore radicale, quello che si sente in debito con il mondo e deve continuare a farsi gli affari degli altri per meglio aiutarli. All’altra estremità si trova il creditore radicale, ossia quello che si sente in credito con il mondo e vede nel prossimo uno strumento per il proprio tornaconto.

L’anarchismo di sinistra è l’ideologia di riferimento del debitore radicale, l’uomo che “i bambini, i bambini, pensate ai bambini!”.

L’anarchismo di destra è l’ideologia di riferimento del creditore radicale, l’uomo che “non deve chiedere mai”, perché tutto gli spetta.

L’anarchico di sinistra è facilmente manipolabile facendo leva sul suo eterno senso di colpa e sul suo narcisismo. L’anarchico di destra si manovra sfruttando l’odio e la paura.

Se militanti, entrambi sono a rischio di diventare perdenti radicali: “Convinto della propria superiorità e animato da cieco vittimismo, [il perdente radicale] chiede a gran voce rispetto per sé senza riconoscerlo agli altri. Riservando solo alla propria minoranza di eletti la salvezza da un mondo che condanna alla morte”

http://books.google.it/books/about/Il_perdente_radicale.html?id=j3qr2y3BjTUC&redir_esc=y

[A proposito di nichilismo: “The End”, dei Doors, è la sigla del programma di Oscar Giannino, in onda sulla radio del Sole 24 Ore, il giornale di proprietà di Confindustria, ossia dell’establishment].

Entrambi, se militanti, sono tendenzialmente totalitari. Infatti non possono che ricercare una rivoluzione dell’esistente. Non possono tollerare gli esseri umani come sono, né le istituzioni democratiche, quel giusto mezzo che media tra gli estremi, che fa incontrare gli opposti: “L’ego umano fatica a mantenere assieme gli opposti contrastanti (riconciliazione degli opposti, coincidentia oppositorum, interdipendenza dei contrari: Baldur e Loki, Osiride e Set, Apollo e Dioniso, Pesci e Gemelli), perché questa coesistenza lo rende insicuro, incerto; la percepisce come caotica. Per questo tende a polarizzarsi: o bianco o nero, o sionismo o antisemitismo, sebbene non ci sia luce senza oscurità, verità senza errore, bianco senza nero. Ci risulta difficile credere che Dio possa contenere tutti gli opposti, trascendere ed armonizzare le dualità, anche se per definizione lo fa (cf. Paracleto)”.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/10/lantisemitismo-lanti-sionismo-e-la-mentalita-apocalittica/

L’anarchismo di sinistra, per poter essere realizzato, come aveva ben capito Marx, necessita di una dittatura che riformi la natura umana ed elimini o soggioghi gli irriformabili.

L’anarchismo di destra, per poter essere realizzato, come aveva ben capito Hitler, necessita di una dittatura che protegga gli eletti ed elimini o soggioghi gli impuri.

Per questo entrambe le dottrine devono restare nell’ambito teorico e non entrare mai in quello pratico.

Tea Party – il totalitarismo anarchico alla conquista degli Stati Uniti

Tre anni fa, il Tea Party era un gruppo di qualche centinaio di pensionati diabetici incazzati coi neri e i gay perché li facevano sentire vecchi. Ora hanno 62 seggi al Congresso.
Bill Maher (comico)

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. [...] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. [...] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Il popolo italiano, gridiamolo a tutta voce, non si sentì mai, come sotto il regime fascista, più libero e franco…gli italiani non si sentirono mai più di ora liberi innanzi al dovere, liberi innanzi al destino, liberi innanzi alla morte.

Giuseppe Maggiore

Io sono liberale nel senso economico del termine…Il termine americano “liberale” significa qualcuno che pensa che si dovrebbe permettere a tutti di svilupparsi a proprio piacimento e fare quel che gli pare

Lee Kuan Yew, ex despota di Singapore, confonde liberalismo e libertarismo/neoliberismo/anarchismo di destra

Anche il Guardian dice quello che molti di noi pensano da lungo tempo. I repubblicani neoliberisti stanno deliberatamente sabotando l’economia per ricavarne dei vantaggi personali ed elettorali. Da quando hanno la maggioranza al congresso hanno impedito ogni misura che portasse alla crescita ed imposto austerità, austerità, austerità, tanto che l’economia americana è sul punto di affondare nuovamente, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

Esaminiamo meglio la questione.

* La carriera giornalistica di Mussolini che lo proiettò verso il potere è stata finanziata dall’Ansaldo che, grazie all’intervento italiano nella Grande Guerra, diventò un gigante industriale.

* Oscar Giannino è l’importatore in Italia del movimento statunitense del Tea Party. Tea Party Italia è referente ufficiale italiano per

http://www.teapartypatriots.org/

* Il Tea Party americano è finanziato generosamente dai multimiliardari fratelli Koch (i ricchi sono sempre molto felici di finanziare un movimento anti-stato: senza stato possono fare più agevolmente i propri comodi)

http://it.wikipedia.org/wiki/David_H._Koch

* Tra i candidati alla presidenza degli USA targati Tea Party figurano Ron Paul, Sarah Palin e Michele Bachmann.

Sarah Palin è già notoria: una fondamentalista cristiana, omofoba, amante delle armi automatiche e credente nella necessità dell’Armageddon per il ritorno del Cristo (NB l’Armageddon prevede lo sterminio degli Ebrei non convertiti: lei si dice sionista perché senza un Israele aggressivo non ci può essere l’Armageddon, ovvero il Secondo Olocausto).

Michele Bachmann è un clone di Sarah Palin:

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201108/110811faggioli.pdf

Christian Rocca (un libertario di destra) ha già detto molto di quel che andava detto riguardo a Ron Paul:

http://www.camilloblog.it/archivio/2011/12/29/ron-paul-non-e-un-libertario/

* Un altro beniamino dei Tea Party Patriots è il governatore del Wisconsin, il repubblicano Scott Walker, l’Attila del sindacato e del pubblico impiego e il Babbo Natale delle grandi imprese, sostenuto nella sua riconferma da 30 milioni di dollari di sponsorizzazioni repubblicane:

http://www.repubblica.it/esteri/2012/06/06/news/sindacati_tradiscono_obama-36678874/

“Appena eletto governatore nel 2010, Walker aveva affrontato il rapporto dipendenti pubblici sul disavanzo dello stato con decisione: aveva chiesto l’eliminazione del negoziato collettivo del contratto di lavoro, il licenziamento di circa 12.000 dipendenti dello stato del Wisconsin, aveva eliminato i diritti sindacali, autorizzando il licenziamento immediato di chiunque scioperasse, e un taglio di stipendio per 340.000 lavoratori statali”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-06/vittoria-walker-wisconsin-pesante-120334.shtml?uuid=Ab6Uw6nF

Come si vede, nessun cittadino di sinistra dovrebbe avere a che spartire con questo movimento, in Italia o altrove.

* Ma c’è un ulteriore livello da esplorare. Il maggiore benefattore di Ron Paul è Peter Thiel, guarda caso un altro miliardario libertario che vuole costruire città-stato neofeudali in acque internazionali, dove le leggi degli stati non possono essere applicate (e quindi tutto è lecito, se hai i soldi):

http://www.liberazione.it/news-file/Benvenuti-a-Seasteading–la-citt–del-sole-del-capitalismo.htm

Orbene, questo Peter Thiel è anche un pezzo grosso del Bilderberg, un’organizzazione di potenti non nota per la sua passione democratica (eufemismo!):

http://www.bilderbergmeetings.org/governance.html

http://www.politico.com/news/stories/0512/76518_Page2.html

Il paladino delle libertà, sponsorizzato da un nemico della democrazia.

Come volevasi dimostrare.

L’ANELITO TOTALITARIO DELL’ANARCHISMO DI DESTRA: APPROFONDIMENTI

In linea generale, la differenza tra anarchismo di destra (libertarismo/neoliberismo) e liberalismo consiste nell’avversione del primo nei confronti dell’intervento governativo nell’economia e nel favore con il quale invece accoglie la difesa dei rapporti gerarchici in natura e nella società.

Il liberalismo democratico invece approva l’intervento statale nell’economia al fine di consentire ad un crescente numero di cittadini di porre in essere i propri progetti di vita, nella prospettiva della loro emancipazione – per quel che è lecito attendersi – dall’assistenza delle istituzioni, mentre condanna le intrusioni non richieste nella sfera privata. Questo dualismo era già evidente nel periodo tra le due guerre, quando la destra autoritaria promuoveva programmi di governo conservatori a livello culturale e liberisti a livello economico-fiscale (Soucy, 1995; Bobbio, 2008). Così, scrivendo sul Popolo d’Italia, nel 1921, Benito Mussolini, ormai burattino degli interessi industriali, asseriva che “lo stato deve esercitare tutti i controlli possibili immaginabili, ma deve rinunciare ad ogni forma di gestione economica. Non è affar suo. Anche i servizi cosiddetti pubblici devono essere sottratti al monopolio statale” (cf. Sternhell, 2008, p. 315).

 

FRIEDERICH NIETZSCHE

Il filosofo tedesco Friederich Nietzsche (1844-1900) fu tra coloro i quali scelsero di raccogliere la sfida della modernità e di perseguirne la logica fino alle conclusioni più sgradevoli. Egli si pose l’obiettivo di determinare quali approcci filosofici e sistemi morali sarebbero stati più o meno vantaggiosi per il prosperare della vita. Si badi bene, della “vita”, non dell’”umanità” nel suo complesso. Nietzsche, come Schopenhauer, era fondamentalmente un misantropo e come tale la sua antropologia non poteva che essere negativa. Lui stesso dichiarò in diverse occasioni che ben più importante dell’amore per il prossimo era l’amore per ciò che è remoto e futuro e che in lui l’amore per le cose e le idee eccedeva quello per l’essere umano. Nietzsche è famoso per la sua perorazione della causa del Superuomo. La visione superomistica era la sua risposta all’incedere del nichilismo nella modernità scettica, cinica e disillusa. La moralità del Superuomo era quella idealistica e sprezzante del signore e padrone ed andava contrapposta alla moralità utilitaristica dello “schiavo”, l’uomo debole e codardo destinato a rimanere succube del signore una volta che questi avesse preso coscienza della sua condizione di superiorità. La moralità dello schiavo – che per Nietzsche si identificava con quella cristiana, socialista e liberal-democratica – giudicava malvagio tutto ciò che era nell’interesse del Signore che, invece, avrebbe dovuto adottare se stesso ed il suo volere come supremo parametro etico, pronto a sacrificare gli altri nel perseguimento dei propri interessi, senza sentirsi in alcun modo in colpa. L’umanitarismo, la pazienza e la tolleranza, virtù predicate dallo schiavo come strategie di sopravvivenza ed espressione del risentimento del debole nei confronti del forte, erano solo d’intralcio alla superiore volontà dell’Uomo Padrone. Quelle della moralità dello schiavo erano dunque virtù negative, piuttosto che positive come quelle che informavano l’azione del Superuomo, ed il movimento liberal-democratico era solo un’altra forma di decadenza dell’organizzazione politica che sminuiva, svalutava e rendeva mediocre l’umanità. Questo Superuomo non era una figura chiaramente definita. Nietzsche sembrava volerne preparare l’avvento. Lui stesso affermava di scrivere per una specie d’uomo che doveva ancora nascere. In breve il Superuomo fu il parto delle fantasie di una classe privilegiata che si sentiva minacciata dalla concessione del suffragio universale e sognava un sistema istituzionale che ricreasse almeno in parte il sistema di rapporti semi-feudali pre-esistente. Una società mascolina e militante che rigenerasse e ringiovanisse l’umanità attraverso una cultura più autentica e vitale. Il risultato finale sarebbe stato, sempre secondo Nietzsche, che come la scimmia per l’uomo è oggetto di scherno o di doloroso imbarazzo, così l’uomo sarebbe stato trattato dal Superuomo, perché ogni miglioramento del tipo “uomo” è sempre stato e sempre sarà il prodotto di una società e di una mentalità aristocratica, che crede in un scala gerarchica lungo la quale i vari tipi umani sono ordinati per valore decrescente [il libertario di destra, narcisisticamente, non può immaginare che un giorno si troverà in fondo alla scala: lui/lei è speciale per definizione].

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/24/morbido-e-bello-perche-amo-il-femminino-e-detesto-nietzsche-pur-ammirandolo/#axzz1xCovAXps

 

BENITO MUSSOLINI

L’egocentrico Benito Mussolini si lasciò conquistare dal fascino del Superuomo, al punto da credere di rappresentarne l’incarnazione terrena, pioniere e messaggero di un’umanità futura, palingeneticamente rigenerata e superiore. Mentre “la società borghese ha creato l’uomo macchina, l’uomo funzionario, l’uomo orologiaio, l’uomo regola. Io sogno l’uomo eccezione” (Gentile, 1996: p. 65). Mussolini definisce il Superuomo un “inno alla vita – alla vita vissuta con tutte le energie in una tensione continua verso qualche cosa di più alto, di più fino, di più tentatore” (Gentile, 1996: p. 35). Tuttavia il libertarismo mussoliniano, come quello futurista, non poteva che tradursi nell’autoritarismo più sfrenato, perché le libere decisioni dell’individuo eccezionale dovevano per definizione essere vincolanti per tutti gli altri, anche quelli che non sapevano cogliere la presunta sagacia e lucidità del Duce. L’intolleranza più feroce nei confronti degli oppositori è infatti il tratto caratterizzante del libertarismo di destra che usa l’appello alla libertà per giustificare il diritto del forte di intimidire il debole, l’incerto, o l’avversario (vis = ius). Per questo il motto di questa dottrina dovrebbe essere: “Sono libero di fare quel che ritengo giusto e vantaggioso, e voi siete liberi di fare quel che ritengo giusto e vantaggioso”.

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/21/la-sindrome-dellanticristo/#axzz1xCovAXps

L’IDEOLOGIA DELLA FRONTIERA

La società libertaria trovò la sua piena realizzazione in California durante la corsa all’oro, quando centinaia di migliaia di cercatori d’oro e commercianti provenienti da tutto il mondo si riversarono in California, la nuova Terra Promessa. Molti di loro erano uomini che avevano lasciato le mogli a casa e che quindi costruirono una società completamente diversa dalle altre. Quasi interamente maschile (97 per cento di uomini), la violenza ed il sopruso erano parte della quotidianità, specialmente nei confronti delle minoranze etnico-razziali. Circa 4000 su alcune decine di migliaia di cercatori d’oro furono uccisi violentemente. L’ideologia della frontiera americana privilegia la libertà (irresponsabile, se non verso il proprio tornaconto), l’individualismo, l’autarchia, l’autogoverno, la violenza “legittima”, l’anti-intellettualismo, il vigilantismo, il paternalismo, una religiosità emozionale ed un’etica familista.

Libertà dalle gerarchie ecclesiastiche tradizionali, libertà dalla regolamentazione del mercato e libertà dal governo centrale e dalle indicazioni e prescrizioni degli esperti. L’invocazione della volontà popolare altro non è che una netta presa di posizione contro le élite del sapere, la democrazia liberale e, più in generale, la necessità di esaminare le questioni più spinose da molteplici punti di vista, tenendo aperti diversi percorsi esplicativi e rifuggendo dalle conclusioni affrettate. È una libertà populista, la libertà di poter agire come se la realtà fosse assai meno complessa di quel che appare o di quel che altri vorrebbero far credere. È la libertà che gode la gente comune di ritenersi immune dalle “balorde astrusità” della torre d’avorio e di poter attingere senza intermediari e senza soverchie difficoltà alla sorgente del buon senso e quindi della verità. È la libertà, infine, di poter credere che il troppo pensare e l’eccessivo sapere sviino la mente e lo spirito, facendoli deviare dal retto pensare e dal retto sentire – ritenuti frutto di una rivelazione che resiste alle interpretazioni razionali – e spingendo le persone verso l’infelicità e la cronica insubordinazione che, così si sostiene, sempre s’associano alla perenne incertezza del relativismo etico.

Fu in questo contesto che emerse la figura, profondamente misogina, asociale e reazionaria, del giustiziere solitario redentore che, dotato di straordinaria integrità morale, lealtà, coraggio, valore, determinazione e chiarezza d’intenti, tralascia le strade diplomatiche ed assume temporaneamente un potere assoluto di vita e di morte per rimettere a posto le cose in una piccola comunità minacciata dai malvagi, che saranno alla fine puniti. In questa tradizione narrativa un “vigilantismo” unilaterale e senza regole si trasforma nella più pura espressione della tutela della legge e dell’ordine in assenza di un governo democraticamente eletto. Il virile maschio bianco libertario, novello eroe omerico che si cura più dei compagni d’arme, della gloria, degli dèi e della propria gente che delle leggi umane, diviene l’incarnazione della sua legge e della sua giustizia e, laddove lo stato c’è, come nel contesto urbano, le sue azioni si contrappongono in modo stridente alle disposizioni ufficiali.

Il manicheismo della sua visione del mondo è sconfinato: solo lui ha ben chiaro in mente cosa impedisca alla società di evolvere naturalmente nella direzione da lui auspicata, solo lui e pochi altri sono realmente in grado di gestire la libertà personale e quindi si meritano di esercitarla. In fondo quel che l’eroe libertario cerca è un universo nel quale agire come un demiurgo. Il suo desiderio infantile è quello di sostituire la sua autorità a quella di un governo che ne limita le ambizioni. Per questo molto spesso l’eroe solitario si sente particolarmente a suo agio nel ruolo di tiranno.

Ayn Rand è un distillato dell’ideologia della frontiera

AYN RAND, LA PSICOPATIA E IL MOVIMENTO TEA PARTY ITALIA

Ayn Rand è il Marx dei neoliberisti/libertari/anarchici di destra. I suoi testi sono le sacre scritture del Tea Party, inclusa la sua filiale italiana (es. il manifesto del Tea Party italiano è corredato da una citazione di Ayn Rand).

Ron Paul ha chiamato suo figlio Rand Paul come tributo ad Ayn Rand.

Rand e Ron Paul

Diamo un’occhiata alle sue teorie, riunite nella filosofia oggettivista.

Può essere a buon diritto definita la peggiore filosofia partorita nel dopoguerra. L’egoismo, si sostiene, è un bene, l’altruismo un male, l’empatia e la compassione sono irrazionali e distruttive. I poveri meritano di morire, i ricchi meritano di esercitare una potenza senza limiti. È già stata testata ed ha fallito clamorosamente e catastroficamente. Eppure la dottrina di Ayn Rand, morta 30 anni fa, non è mai stato più popolare ed influente.

Rand era russa, di famiglia benestante emigrata negli Stati Uniti. Attraverso i suoi romanzi (come “La rivolta di Atlante”) e la sua saggistica (come “La virtù dell’egoismo”), ha illustrato una filosofia chiamata oggettivismo. Questa sostiene che l’unica morale è il puro interesse personale. Non dobbiamo nulla a nessuno, neppure ai membri delle nostre famiglie. Descrive i poveri e i deboli come “rifiuti” e “parassiti” e critica aspramente chiunque cerchi di aiutarli. Oltre polizia, tribunali e forze armate, non ci dovrebbe essere alcun altro ruolo per il governo: nessuna sicurezza sociale, né salute pubblica o istruzione pubblica, infrastrutture pubbliche o trasporti pubblici, nessuna regolamentazione, nessuna imposta sul reddito.

“La rivolta di Atlante”, pubblicato nel 1957, raffigura gli Stati Uniti come paralizzati dall’interventismo governativo, in cui eroici milionari lottano contro un popolo di parassiti. I milionari, che lei ritrae come Atlante che regge il mondo su di sé, scioperano, con il risultato che la nazione crolla. Si salva solo grazie all’avidità ed all’egoismo sconfinato, per mano di uno degli eroici plutocrati, John Galt.

I poveri muoiono come mosche a causa dei programmi di governo e della loro pigrizia ed irresponsabilità. Coloro che cercano di aiutarli sono gasati. In un passo famoso, Rand sostiene che tutti i passeggeri di un treno uccisi da fumi avvelenati meritavano la loro sorte. Uno, per esempio, era una maestra che aveva insegnato ai bambini a fare squadra, una era una madre sposata con un funzionario pubblico che si era presa cura dei suoi figli, uno era una casalinga “che credeva di avere il diritto di eleggere politici di cui sapeva nulla”.

Quella di Rand è la filosofia degli psicopatici, una fantasia misantropica di crudeltà, vendetta ed avidità. Eppure, come Gary Weiss mostra nel suo nuovo libro, “Ayn Rand Nation”, è diventata per la nuova destra ciò che Karl Marx una volta era a sinistra: un semidio a capo di un culto millenaristico. Quasi un terzo degli americani, secondo un recente sondaggio, ha letto “La rivolta di Atlante”, che ora vende centinaia di migliaia di copie ogni anno.

Ignorando l’ateismo evangelico di Rand, il movimento Tea Party l’ha adottata. Nessun loro raduno è completo senza cartelli con le scritte “Chi è John Galt?” e “Rand aveva ragione”.

Rand, afferma Weiss, fornisce quell’ideologia unificante che ha fornito un bersaglio ad una rabbia ed infelicità che non ce l’avevano. La filosofa è energicamente promossa dalle emittenti Glenn Beck, Rush Limbaugh e Rick Santelli. È lo spirito guida dei repubblicani al Congresso.

[…].

Non è difficile capire perché Rand piaccia ai miliardari. Offre loro qualcosa che è fondamentale per ogni movimento politico di successo: un senso di vittimismo. Dice loro che sono vampirizzati dai poveri ingrati ed oppressi da governi invadenti.

E invece più difficile capire che cosa ci guadagnino i militanti ordinari del Tea Party, che avrebbero molto da perdere se lo stato si ritraesse. Ma tale è il grado di disinformazione che satura questo movimento e così diffusa, negli Stati Uniti, è la sindrome di Willy Loman (il divario tra realtà e aspettative) che milioni, allegramente, si offrono volontari per fungere da zerbini ai miliardari. Mi chiedo quanti avrebbero continuato a venerare Ayn Rand se avessero saputo che, in età più avanzata, si iscrisse ai programmi di sanità e previdenza pubblica. Si era scagliata furiosamente contro entrambe, in quanto rappresentavano tutto quello che disprezzava dello stato invadente, ma il suo sistema di credenze non poteva competere con la realtà del’invecchiamento e della salute cagionevole.

[…].

Impregnata della sua filosofia, la nuova destra su entrambi i lati dell’Atlantico continua a chiedere il rimpicciolimento dello Stato, anche se i resti del naufragio di quella politica ci circondano. I poveri sprofondano, gli ultra-ricchi prosperano. Ayn Rand approverebbe”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/05/new-right-ayn-rand-marx

Ne consegue che l’anarchismo di destra è un concentrato di tutti i vizi umani, che però esalta come magnifiche virtù (cf. Bernard de Mandeville, “La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù”):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-vera-banalita-del-male-ovvero-perche-le-cose-non-stanno-andando-come-dovrebbero/

Non c’è altro da dire. I rest my case.

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