Bergoglio, Don Abbondio, Obama e la sindrome messianica

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Torturatori e massacratori argentini (non genocidi) con la coccarda papale durante il processo a loro carico, in una serie di processi definita “la Norimberga argentina” ed iniziata pochi giorni prima della nomina di Francesco.

http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130316/manip2pg/01/manip2pz/337431/

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.

Matteo 7, 15 [se uno crede in Gesù ha il dovere di essere scettico, nella speranza di essere smentito – spero di essere smentito e che Francesco mi/ci sorprenda positivamente]

Qui è anche l’invidia del diavolo, col quale il peccato è entrato nel mondo, che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio: l’uomo e la donna hanno il compito di crescere, moltiplicarsi e dominare (!) la terra

Jorge M. Bergoglio sul matrimonio omosessuale (papa Francesco è manicheo? Gnostico? La creazione è malvagia?)

http://www.diarioregistrado.com/politica/71745-el-pensamiento-conservador-de-bergoglio.html

L’aborto non è mai una soluzione

http://www.lanacion.com.ar/1507155-bergoglio-considera-lamentable-reglamentar-abortos-no-punibles-en-la-ciudad

Non ci posso credere. Sono così sconvolta e arrabbiata che non so cosa fare. Ha ottenuto quello che voleva. Vedo Orlando nella sala da pranzo qualche anno fa, dicendo “vuole diventare papa”. È “la persona giusta per mettere il tappo al marciume. È un esperto nel tappare”.

Graciela Yorio, sorella del sacerdote Orlando Yorio, vittima delle persecuzioni della dittatura

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215796-2013-03-14.html

La sua biografia è quella di un populista conservatore, così come Pio XII e Giovanni Paolo II. Inflessibile nelle questioni dottrinali, ma con un’apertura al mondo e in particolare verso le masse espropriate…ci saranno persone che saranno conquistate dalla prospettiva dell’auspicato rinnovamento della Chiesa. Nei tre decenni trascorsi a capo dell’Arcidiocesi di Buenos Aires, ha fatto questo e altro ancora. Ma al tempo stesso ha cercato di unificare l’opposizione contro il primo governo che in molti anni abbia adottato una politica a favore di questi stessi settori [i meno abbienti, le masse espatriate, NdT], e ha accusato l’esecutivo di aver creato un’atmosfera tesa e conflittuale proprio con quei potentati che lui stesso fustigava.

Horacio Verbitsky [giornalista, politologo, scrittore, membro del direttivo della sezione americana di Human Rights Watch. dopo il golpe militare del 1976 entra a far parte di un’agenzia clandestina che diffonde le prime informazioni sui campi di concentramento della dittatura, e con i suoi scritti ha più volte denunciato le atrocità commesse dagli uomini che hanno governato il paese durante il regime militare e i silenzi di chi li ha coperti negli anni successivi. Collaboratore di “El País”, “New York Times” e “Wall Street Journal”, insegna alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano fondata da Gabriel García Márquez].

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215796-2013-03-14.html

Alcune cose che mi hanno colpito del discorso di “investitura”:

- “Vengo dalla fine del mondo. Pregate per me”. Una formula, quella sulla “fine del mondo”, che ha dominato i lanci d’agenzia e le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Da quando in qua Buenos Aires è la fine del mondo rispetto a Roma? In tempi di ansie apocalittiche, non si poteva scegliere una diversa fraseologia?

- Papa Francesco non ha mai menzionato Gesù il Cristo. Non è strano per il suo vicario? Meglio non evocarlo?

- E perché tutta quell’enfasi sulla curia romana e sul suo ruolo di vescovo di Roma? È una rinuncia alla visione di un’umanità globale?

Scrive Vittorio Messori (Corriere della Sera, 4 marzo 2013):

“C’è pure il fatto che le teologie politiche dei decenni scorsi, predicate da preti e frati divenuti attivisti ideologici, hanno allontanato dal cattolicesimo quelle folle, desiderose di una religiosità viva, colorata, cantata, danzata. Ed è proprio in questa chiave che il pentecostalismo, interpreta il cristianesimo e attira fiumane di transfughi dal cattolicesimo. Dunque, i padri del Conclave probabilmente avrebbero valutato l’urgenza di un intervento, secondo un programma proposto e gestito da Roma stessa, insediandovi come Papa uno di quel Continente”.

Quanto livore riservato ai teologi della liberazione da parte dei recenti papi e di alcuni vaticanisti: è così che recepiscono i precetti di Gesù? Hanno massacrato, torturato, oppresso qualcuno, questi “attivisti ideologici”? E se per caso Gesù approvasse la loro pratica della fede e disapprovasse quella vaticana? Messori è proprio sicuro di essere dalla parte del Cristo?

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“L’uomo del popolo”, “il papa della povertà”, “Il Papa che porta il Vangelo ai poveri”. “L’ascesa di un Cristo semplice”. “Il gesuita amico dei poveri”. “Un uomo di governo e di misericordia”. Ci spiegano i media. “In patria è considerato poco meno che un santo“, scriveva nel 2005 il “sempre obiettivissimo” Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in un panegirico che neanche Capezzone…
Ma l’apice lo si raggiunge qui: “la scelta del nome è già un programma”, ripetono i fedeli.
Ma cosa vuol dire questa frase? Lo vogliamo fare santo subito? Nobel per la Pace preventivo come ad Obama, sulla fiducia?
Berlusconi, Obama, Monti, Renzi, ecc.: è una civiltà matura quella che ha bisogno di un nuovo salvatore ad ogni cambio di stagione? (e per fortuna che non ci sono più le mezze stagioni).

Alessandro Esposito, “Bergoglio, non facciamone un santo” (l’Espresso):

“Nella biografia del nuovo pontefice vi sono zone d’ombra: esse non vanno taciute, vanno rilevate; non vi è accusa né polemica in questo, vi è corretta informazione, quella che mi è sembrata mancare nei commenti dai toni eccessivamente entusiastici di stimati intellettuali cattolici che tutto han fatto, fuorché informarci. Nel complesso, mi pare che una parte ancora troppo consistente del cattolicesimo, anche di base, sia ancora affetta da quella sorta di «sindrome messianica» in virtù della quale il compito di trasformare la chiesa sia da demandare all’azione di un pontefice illuminato: condizione, come si direbbe nei teoremi matematici, necessaria ma non sufficiente. Se la chiesa, così com’è, non va (e su questo mi è parso di capire, dagli stessi commenti, che i dubbi siano pochi) è la base che ha la responsabilità di cambiarla: finché il cambiamento continua ad essere atteso dall’alto, non si infrange quella mentalità che fa del cattolicesimo un sistema fondato sull’obbedienza acritica anche a ciò che non si condivide.

[…]

Il problema è che il cattolicesimo si rifiuta di dialogare, non dico con l’Illuminismo, ma persino con fenomeni precedenti quali l’Umanesimo e la Riforma: l’impostazione di fondo del magistero cattolico e, quel che è peggio, di buona parte della base obbediente, in merito alle questioni eticamente sensibili e alla libertà di coscienza è fondamentalmente pre-moderna e di fronte alla modernità e alle istanze critiche della Riforma e dell’Umanesimo la chiesa romana ha sempre assunto un atteggiamento di condanna, senza mai mostrare un’apertura al confronto. L’aspetto letteralmente avvilente di tutto ciò è che la cosa sembra non turbare affatto alcuni cattolici, che sperano ancora che a questa ritrosia assoluta al confronto si possa sopperire mediante slanci caritatevoli: pazienza, poi, se dalla carità vengono estromesse le persone omoaffettive o le innumerevoli ragazze madri che rispondono abortendo all’unico autentico crimine della violenza subita.

Un’ultima perplessità: accanto ai gesti di umiltà compiuti da Bergoglio e giustamente sottolineati da un plotone di firme meravigliate e accondiscendenti, vengono inspiegabilmente taciuti aspetti che sembrano non turbare nessuno: personalmente, invece, trovo incredibile che, nell’anno 2013 dell’era volgare, ancora si abbia il coraggio di celebrare un rito medievale (ennesima riprova di una Riforma storicamente, culturalmente e teologicamente ignorata) qual è quello dell’indulgenza plenaria. Eppure, in mezzo alle lodi sperticate, nemmeno un fugace commento su questa prassi che, una volta ancora, fa letteralmente a pugni con la modernità: ma tant’è

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/14/alessandro-esposito-bergoglio-non-facciamone-un-santo/

Io, da laico e socialista democratico, repubblicano e libertario, credo in una chiesa diversa e in credenti adulti. Non mi sento un alieno rispetto a molti credenti. Sono un credente anch’io, in fondo. I papi buoni ci sono stati e ci saranno. È sbagliato dare per perso il Vaticano. La Chiesa di Roma non può avere un’unica scelta tra immobilismo ed estinzione. Mi rifiuto di crederlo. Ci può essere spazio per un percorso comune. Io non credo nella separazione tra le persone, credo nell’unità delle diversità, ma il nuovo pontefice non sembra essere dello stesso avviso. Continuerò ad attendere che il clima cambi.

BERGOGLIO DURANTE LA DITTATURA

Il silenzio di fronte al male è esso stesso un male. Non parlare è parlare. Non agire è agire.

Dietrich Bonhoeffer

Non ebbe parole di condanna pubblica che del resto non sarebbero state possibili se non a prezzo della vita, e tenne a freno i confratelli che reclamavano il passaggio all’opposizione attiva

Aldo Cazzullo, sul papabile Jorge M. Bergoglio, Corriere della Sera, 16 aprile 2005

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L’anno del golpe (1976) Bergoglio ha 40 anni. E’ diventato superiore provinciale giovanissimo, nel 1973 (un record: aveva le idee e amicizie giuste?), il gesuita di rango più elevato nell’Argentina della dittatura.

Non stiamo parlando del retroterra culturale del portiere della nazionale di calcio, ma di un uomo che si presume sia la guida spirituale di un miliardo di credenti e che, ufficialmente, fa le veci di Gesù il Cristo in attesa del suo ritorno: «Pasci le mie pecore… Pasci il mio gregge» (un particolare che pare sfuggire ai più – mi rifiuto di credere che Gesù abbia usato termini come pecore e gregge, dato che non ha mai trattato gli apostoli/discepoli come pecore o come un gregge).

Nel periodo della dittatura (1976-1983) Bergoglio preferì restare in Argentina, servendo una Chiesa apertamente schierata con la dittatura, e prendendo posizione contro i perseguitati. Un comportamento che i primi cristiani avrebbero visto con orrore e per nulla in linea con le aspettative di Gesù il Cristo.

Nel 1979 partecipò al Consiglio Episcopale Latinoamericano e si scagliò contro i teologi della liberazione, tra le principali vittime della dittatura argentina.

Nel dopoguerra, sentito come testimone, si rifiutò di ammettere che era a conoscenza della vicenda dei bambini sottratti a genitori dissidenti e dati in adozione a famiglie allineate agli obiettivi del regime. Difficile credere che da Superiore provinciale non ne avesse mai sentito parlare, dato che la Chiesa era coinvolta in questo traffico di bambini rapiti.

Secondo Robert Cox, giornalista britannico del Buenos Aires Herald “Verbitsky non riesce a vedere quanto sia stato difficile operare in quelle circostanze”. Cox, che si è trasferito in North Carolina dopo le minacce di morte contro la sua famiglia nel 1979, suggerisce che Bergoglio avrebbe potuto fare di più. “Non credo che li abbia traditi”, ha detto, “ma non li ha protetti e non ha protestato”. Adolfo Perez Esquivel, che ha vinto il Nobel per la pace nel 1980 per aver documentare le atrocità della giunta militare, la pensa come Cox. “Forse non ha avuto il coraggio di altri sacerdoti, ma non ha mai collaborato con la dittatura“, ha detto alla Associated Press.

http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-argentina-military-era

Mi preoccupa che così tanta gente creda che in una dittatura sia meglio starsene buoni e zitti per poter salvare delle persone. La Chiesa non ha avuto problemi a denunciare i dittatori comunisti mentre Giovanni Paolo II abbracciava e pregava con il mostro Augusto Pinochet. Persino nel Terzo Reich ci sono stati uomini e donne di chiesa che, fedeli alla vocazione cristiana ed all’esempio di Gesù il Cristo, hanno denunciato l’iniquità incoraggiando quei cristiani che volevano resistere.

Raúl Silva Henríquez, arcivescovo di Santiago del Cile durante la dittatura di Pinochet, non ha esitato a condannare l’operato del dittatore e difendere i diritti dei propri concittadini. Questo è un agire cristiano, questa è la stoffa del vicario di Cristo.

Perché un pavido, nel migliore dei casi un don Abbondio, dovrebbe essere degno del pontificato? Io questo proprio non lo capisco.

BERGOGLIO DOPO LA DITTATURA

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Come ha dimostrato la sua ascesa nei ranghi ecclesiastici, Bergoglio è un politico molto astuto, che usa la concisione e lo spazio per mettere a frutto la sua notevole influenza sul governo e la legislatura. “Partecipa attivamente alla politica argentina, ma a modo suo, con un profilo molto basso. Più politici passano per il suo ufficio di quanti l’opposizione o il governo sono disposti ad ammettere”, spiega Washington Uranga, professore di scienze sociali presso l’Università di Buenos Aires. “La gente va in cerca di copertura mediatica, per chiedergli di usare la sua influenza. In altri casi, è lui ad invitarli a venire, ma è sempre nel suo territorio. Sempre nel suo ufficio”.

Quando Bergoglio di tanto in tanto parla in pubblico, tende a farlo per allusioni piuttosto che riferimenti diretti al passato più oscuro dell’Argentina. Quando i processi furono riaperti nel 2006, suggerì che non era una buona idea ritirar fuori i problemi del passato, anche se questo è stato visto come un commento sull’aumento del numero di processi.

Siamo felici di rifiutare la rabbia e un conflitto senza fine, perché non crediamo nel caos e disordine … dannati siano coloro che sono vendicativi e astiosi”, ha dichiarato in un sermone pubblico.

http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-argentina-military-era

Jorge Mario Bergoglio è stata un tenace oppositore di ogni legge sulla parità dei generi (donne e omosessuali) e anche di una legge sull’aborto che lo rendeva non punibile, senza legalizzarlo.

http://it.peacereporter.net/articolo/8087/In+attesa+della+svolta

È a favore di una situazione come quella dell’Italia prima della legge 194 del 1978 e del referendum del 1981: la donna stuprata deve portare a termine la gravidanza, senza se e senza ma. Gli scandali della pedofilia non hanno sollecitato una vera e propria condanna da parte sua. I curati pedofili sono restati al loro posto, mentre invece chi ha espresso posizioni favorevoli ai matrimoni gay, come padre Nicolás Alessio, è stato rimosso:

“Si aspettava un simile castigo?

Era nel calcolo delle possibilità, ma non così rapidamente né con tanta durezza. Mi hanno condannato ed espulso per pensare in modo diverso. Consideri che questa stessa Chiesa non ha neanche ammonito sacerdoti pedofili come il Vescovo Edgardo Gabriel Storni, che vive comodamente qui, a La Falda, nelle sierras di Córdoba, o Julio César Grassi, entrambi con condanne giudiziarie per abuso di minorenni. Non ci sono state sanzioni neanche per Christian von Wernich, condannato per reati di lesa umanità. C’è l’impressione, allora, che questa Chiesa tolleri torturatori e violentatori nelle sue fila, ma non chi pensa in modo diverso e osa dirlo in pubblico.

http://www.clarin.com/sociedad/Echaron-Iglesia-cura-apoyo-matrimonio_0_439756086.html

intervista tradotta in italiano qui:

http://rottasudovest.blogspot.it/2011/03/la-chiesa-espelle-il-prete-argentino.html

BERGOGLIO, LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE, IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA

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http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/bartolome-de-las-casas-introduzione.html

Riprendiamo il filo del discorso con Alessandro Esposito (“Bergoglio, non facciamone un santo”)

“La rassegna stampa dei principali quotidiani di oggi pullula di articoli improntati all’ottimismo a commento della recente proclamazione del cardinal Jorge Mario Bergoglio a pontefice della chiesa cattolica romana. Sebbene non manchino elementi in virtù dei quali è lecito sentirsi confortati da questa scelta, il senso critico che dovrebbe caratterizzare gli organi di informazione tende talvolta a latitare: basti pensare, prima che anche questo ricordo oggi ancora vivo cada nell’oblio, al tono ossequioso che ha caratterizzato la quasi totalità delle trasmissioni radiofoniche e televisive che si sono occupate di seguire l’evento in oggetto.

Sebbene il novello pontefice abbia suscitato nei più un’istintiva e motivata simpatia per la modalità semplice con cui ha deciso di presentarsi alla sua prima uscita in pubblico, dalla stampa c’è comunque da attendersi una lettura in filigrana dell’evento che, per essere adeguatamente interpretato, richiede la ricostruzione, sia pure per sommi capi, dell’iter ecclesiale di Franceso I, non certo scevro di nodi critici e persino di aspetti controversi. Entrato a far parte della Compagnia di Gesù nel 1957, all’età di ventun anni, frequentò il seminario bonarense di Villa Devoto, dall’impronta teologica fortemente tomista, completando poi i propri studi presso il seminario gesuita di Santiago del Cile.

Ordinato sacerdote nel 1969, fu eletto provinciale della Compagnia di Gesù, carica che occupò dal 1973 al 1979. Questo, come è noto, fu il periodo in cui, a seguito del golpe militare del 24 marzo del 1976, si instaurò in Argentina una delle più sanguinose dittature militari dell’America Latina: e proprio per ciò che attiene ai rapporti con il generale Videla e la sua junta militar emergono gli aspetti controversi del pastorato di Bergoglio.

Due testi pubblicati in Argentina chiamano in causa l’attuale pontefice in ordine al suo silenzio relativo ai crimini della dittatura circa i quali egli era al corrente[1] e lo scrittore e giornalista Horacio Verbitsky, editorialista del quotidiano argentino Pagina 12, ha intervistato cinque testimoni che considerano l’allora provinciale dei Gesuiti non estraneo alla vicenda del sequestro e della tortura di due sacerdoti appartenenti al suo ordine, Orlando Yorio e Francisco Jalics, esponenti della teologia della liberazione, impegnati in un lavoro di educazione popolare nella villa miseria di Bajo Flores, nella periferia sud della città di Buenos Aires[2].

Quel che è certo è che i sospetti su un suo coinvolgimento in questi fatti incresciosi non impedirono la sua nomina a vescovo ausiliario prima (1997) e poi ad arcivescovo (1998) della diocesi di Buenos Aires, né la sua investitura cardinalizia da parte di Karol Wojtyla, notoriamente ossessionato dallo spettro del comunismo e della teologia della liberazione latinoamericana, nel 2001.

Con Wojtyla, difatti, Bergoglio ha condiviso la recisa opposizione alla teologia della liberazione, schierandosi contro questa rilettura del Concilio Vaticano II operata da una parte dei vescovi riunitisi a Puebla, nel 1979, in occasione dell’incontro del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano).

In effetti il nuovo pontefice, sotto il profilo etico e dogmatico, non lascia intravedere alcuna possibilità per il rinnovamento in seno al cattolicesimo romano e può essere considerato in tutto e per tutto un fedele prosecutore del conservatorismo osservato in merito nell’arco dei due ultimi pontificati (sotto i quali, non va dimenticato, è avvenuta la quasi totalità delle nomine cardinalizie che compongono l’attuale conclave): basti, a tale proposito, dare una rapida scorsa ai commenti di Bergoglio relativi a tematiche quali l’aborto e l’eutanasia, che riprendono, radicalizzandole, le tesi elencate nel documento approvato dai vescovi latinoamericani e ratificato da papa Benedetto XVI nel corso della «V Conferenza Generale dell’episcopato dell’America Latina e dei Caraibi» tenutasi ad Aparecida, Brasile, dal 13 al 31 maggio del 2007[3]. Ancora più eloquenti le dichiarazioni rilasciate dal primo papa gesuita della storia in seguito alla decisione presa dal governo argentino il 9 luglio del 2010 di riconoscere il matrimonio di persone dello stesso sesso, da lui definito, senza mezzi termini, una «mossa del diavolo» contro cui mobilitare una a suo avviso ineccepibile e improcrastinabile «guerra di Dio»[4].

Ecco perché, forse, prima di fare del cardinal Bergoglio una sorta di novello Francesco d’Assisi, sarebbe opportuno ricostruirne un profilo che cerchi, senza accuse né mistificazioni, di attenersi ai fatti che connotano la sua biografia.    

Alessandro Esposito – pastore valdese

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/14/alessandro-esposito-bergoglio-non-facciamone-un-santo/

Bergoglio non è automaticamente progressista solo perché ha scelto il nome “Francesco”

Parla il cinico che è in me: dopo la mancata elezione si è rifatto una verginità, pubblicando una biografia in cui si difende dalle accuse e cominciando ad andare in giro sugli autobus, a baciare i piedi dei bambini malati (ce n’era bisogno? È vera umiltà quella teatralizzata?), anche per riconquistare il terreno perduto nei confronti dei teologi della liberazione e degli evangelici, moltiplicare i proclami sulla giustizia sociale e gli attacchi populistici al governo argentino di sinistra ed altre cose che si fanno in campagna elettorale (quanti politici baciano o accarezzano i bambini dopo essere stati eletti?).

Il giornale per cui Verbitsky scrive ogni settimana, Página 12, è stato uno dei pochi ad azzeccare la scelta del Conclave. Secondo lo scrittore, Bergoglio aveva messo in atto un’operazione già dal 2010 per “ripulire” le ombre del suo passato. L’articolo aveva come titolo, appunto, “Operación Conclave” e nella nota il giornalista criticava seriamente le azioni dell’allora cardinale e la pubblicazione del libro “El Jesuita” (Il gesuita) con i giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin…Verbitsky aveva previsto nel 2010 che il prossimo Papa sarebbe stato del sud del mondo, con una particolare dedizione per i poveri. Aveva come riferimento le dichiarazioni a Der Spiegel del presidente dell’Associazione tedesca dei giovani cattolici, Dirk Tänzler: il prossimo Papa sicuramente lavora in Sudamerica o in un’altra regione colpita dalla povertà e avrà una visione diversa del mondo.

http://www.formiche.net/2013/03/14/horacio-verbitsky-incubo-papa-francesco/

Francesco dovrebbe essere il vicario di Cristo in terra e la passività di fronte ad una dittatura, l’omofobia e la misoginia non erano propriamente al centro dell’insegnamento di Gesù.

Non ha nulla a che vedere neppure con il Concilio Vaticano II che doveva porre fine alla tendenza a considerare tutto ciò che era fuori dalla Chiesa come farina del diavolo (credo gnostico/manicheo), accettando invece che l’intera creazione, in quanto opera di Dio, non può essere condannata come sbagliata.

Per un confronto:

“Un atto della più alta importanza compiuto dalle Nazioni Unite, è la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata in Assemblea generale il 10 dicembre 1948. Nel preambolo della stessa dichiarazione si proclama come un ideale da perseguirsi da tutti i popoli e da tutte le nazioni l’effettivo riconoscimento e rispetto di quei diritti e delle rispettive libertà” (da Pacem in Terris).

Questo è progressismo (si applica anche alle donne, anche a quelle lesbiche). Di fare populismo sono capaci tutti.
Francesco non è il papa del Concilio Vaticano III auspicato da Carlo Maria Martini. Resta da vedere se sarà l’ultimo papa, il papa “della fine del mondo”.

Abbiamo esaurito le scorte di papi?

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Solo il Signore può licenziare da Papa.
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È come se Benedetto XVI avesse cercato di emancipare il papato e la Chiesa cattolica dall’ipoteca di una specie di Seconda Repubblica vaticana; e ne fosse rimasto, invece, vittima…. si parla del contenuto «sconvolgente» del rapporto segreto che tre cardinali anziani hanno consegnato nei mesi scorsi a proposito di Vatileaks … Si fa notare che da oltre otto mesi lo Ior, l’Istituto per le opere di religione considerato «la banca del Papa», è senza presidente dopo la sfiducia a Ettore Gotti Tedeschi… E continuano a spuntare «buchi» di bilancio a carico di istituti cattolici, dopo la presunta truffa milionaria a danno dei Salesiani: un episodio imbarazzante per il quale il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inutilmente cercato la solidarietà e la comprensione della magistratura italiana….Bertone ha chiesto di incontrare per una decina di minuti il capo dello Stato Giorgio Napolitano prima della festa in ambasciata di oggi pomeriggio.

Massimo Franco, Corriere della Sera, 12 febbraio 2013

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1S5CDG

A indicare la data fatidica del 2012 è stato il gesuita René Thibautg nel libro “La misterieuse prophétie des Papes”, del 1951. Thibautg cita un professore di Oxford, Sanders, che già nel 1571 aveva fissato al 2012 la distruzione di Romae il giudizio finale. Sanders a sua volta fa riferimento all’ ultima delle 112 profezie del monaco irlandese Malachia relativa all’ ultimo papa, che sarà eletto dopo Benedetto XVI come Pietro II. Stavolta però i conti non tornano: non solo perché Ratzinger gode ottima salute, ma anche perché la profezia di Malachia dovrebbe avverarsi nel 2026, l’ anno indicato pure da Michel Nostradamus per l’ avvento dell’ Anticristo e la distruzione di Roma. È quindi probabile che certi profeti da quia tre anni saranno smentiti; accanto alle loro, però, hanno preso consistenza altre profezie. La Vergine a La Salette nel 1846 annuncia ai pastorelli Massimino e Melaina: «Roma sparirà e il fuoco cadrà dal cielo». Nel 1886, il sensitivo Blanchard racconta la distruzione di San Pietro; don Bosco nel 1870 profetizza a Pio IX quattro sventure di Roma: «Nella prima saranno percosse le terre e gli abitanti (forse la caduta di Roma papale). Nella seconda la strage e lo sterminio sarà sulle tue mura (forse la Seconda guerra mondiale). La terza volta al comando del Santo Padre subentrerà il regno del terrore, dello spavento, della desolazione. La quarta volta il tuo sangue e quello dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alla legge di Dio». E anche suor Imelda nel 1872 vede in un futuro imprecisato Roma «coperta di macerie».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/22/nostradamus-malachia-tanti-profeti-della-distruzione-di.html

L’elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice monaco eremita, completamente privo di esperienza di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, può forse essere spiegato dal proposito attendista di tacitare l’opinione pubblica e le monarchie più potenti d’Europa, vista l’impossibilità di eleggere un porporato su cui tutti fossero d’accordo…il monaco, forse anche intimorito dalla potenza della carica, inizialmente oppose un netto rifiuto che, successivamente, si trasformò in un’accettazione alquanto riluttante, avanzata certamente soltanto per dovere d’obbedienzaIl 28 aprile 2009 Benedetto XVI, visitando la basilica duramente colpita dal terremoto di qualche giorno prima, pose sull’urna (una teca di cristallo) di Celestino V il suo pallio pontificio in ricordo della visita.

http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Celestino_V

Un papa che non informa neppure le persone a lui più vicine delle sue intenzioni e si dimette nella più banale e perciò imprevedibile delle occasioni, che cosa ci dice sulla situazione in Vaticano?

Come bisogna leggere questa notizia se non come un’evasione?

Non voleva essere papa e sa benissimo cosa sta per succedere. Lo scandalo finanziario che sta per colpire il Vaticano (e che coinvolgerà anche molti risparmiatori) sarà epico e darà la stura a molti altri scandali. Il prossimo papa regnerà sulle rovine metaforiche del potere pontificio. Ci saranno omicidi e suicidi eccellenti, la lotta di potere esploderà ancora più virulenta.
Non c’è nulla di originale o sconvolgente in questa tesi. In pochi minuti di ricerche in rete lo arriva a capire chiunque. Il processo è inevitabile e si tratta solo di aspettare.

È arrivato il momento in cui il Vaticano imploderà sotto il peso di tre scandali:

1. riciclaggio del denaro sporco e mafierie varie;

2. omicidi/suicidi eccellenti;

3. pedofilia.

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Cadono 2 fulmini (!!!) sulla cupola di San Pietro proprio il giorno delle dimissioni. Un presagio?

RICICLAGGIO E REATI FINANZIARI ASSORTITI

“Prima la fuga di documenti di monsignor Caiola che consentirono a Nuzzi di scrivere il suo libro e che ha rivelato la prosecuzione dello Ior parallelo, che si credeva finito già anni prima. Poi a raffica gli scandali Fiorani, Anemone, Roveraro e riciclaggi vari. Poi l’inchiesta della Procura romana sui movimenti dello Ior presso la Jp Morgan e le pressioni della finanza mondiale perché lo Ior regolarizzasse la sua posizione giuridica (formalmente esso non è una banca e non è soggetto ai controlli internazionali del sistema bancario).

Conseguentemente, Benedetto XVI, dopo aver imposto Gotti Tedeschi (uomo dell’Opus Dei) a capo dello Ior (sino a quel punto più vicino all’ala massonica del “sacro collegio”), decise,  a fine 2010, di aderire alla convenzione monetaria Ue, accettando l’applicazione delle norme antiriciclaggio. Quel che non servì ad evitare nuovi scandali su sospetti movimenti di capitali. A proposito: nella stranissima vicenda dei falsi titoli di Stato americani, che girano dal 2009, il nome dello Ior spunta in 6 casi su 11. Forse solo un caso.

Poi continuò implacabile la fuga di documenti per tutto il 2011-12 dietro la quale non era difficile intravedere lo scontro fra gli uomini dell’Opus e quelli della “Loggia” vaticana. Al punto che, nel maggio dell’anno scorso, Gotti Tedeschi rassegnava le dimissioni, dando il via ad un aperto scontro in seno alla commissione cardinalizia presieduta dal cardinal Bertone, segretario di Stato. Da allora lo Ior non ha un presidente effettivo.

Il prossimo 23 febbraio occorrerà riformare la commissione cardinalizia, con l’uscita dei cardinali Attilio Nicora e Laois Tauran (grande amico di Gotti Tedeschi) entrambi assai polemici con Bertone. In queste stesse settimane il nome dello Ior è tornato all’onore (si fa per dire: onore!) delle cronache per l’acquisizione di Anton Veneta da parte del Monte dei Paschi di Siena e tutto fa pensare che altro verrà fuori, nonostante la scontata smentita vaticana”.

http://www.aldogiannuli.it/2013/02/dimissioni-papa/

“La Consob americana e tedesca alle costole, per speculazioni con mutui, tassi d’interesse e derivati. La Bundespolizei negli uffici, per sospetto di frodi fiscali e riciclaggio. Infine, un buco gigante di quasi 3 miliardi di dollari (2,2 miliardi di euro) in perdite appurate, solo nell’ultimo trimestre del 2012.

Se le rivelazioni alla Sec (l’autorità di controllo sulle società del governo americano) di tre dipendenti silurati si dimostrassero vere, potrebbe essere la punta dell’iceberg di un rosso abissale mascherato negli anni, pari a oltre 12 miliardi di dollari.

La Deutsche Bank, il maggiore gruppo bancario dell’Unione europea, resta un monolite della finanza in Germania. Ma è sempre meno difendibile e intoccabile, anche dagli inquirenti di Berlino. E non solo per il maxi-derivato Santorini da 1,5 miliardi di euro, disegnato su misura nel 2008 per il Monte dei Paschi di Siena, così da coprire – speculandoci sopra – i bond in pancia all’istituto toscano.

[…]

A Roma, Bankitalia vigila anche su un sospetto flusso di riciclaggio in Vaticano, attraverso pagamenti elettronici su bancomat e conti del gruppo tedesco. In Germania, incalzato da Bruxelles e dall’Eba (l’Autorità bancaria di vigilanza), il governo studia come risanare il sistema bancario. Spesso infarcito – come la storia di Deutsche Bank dimostra – di titoli tossici e conti truccati, attraverso una mole di «operazioni collaterali».

Citando tutte le inchieste, lo Spiegel ha chiamato questo castello di carta (e di miliardi volatilizzati) «il lato oscuro della Deutsche Bank». Che la misura, anche per la prima banca d’Europa, sia colma?”

http://www.lettera43.it/economia/finanza/la-voragine-nei-conti-di-deutsche-bank_4367582062.htm

Mussolini paga il Vaticano per il riconoscimento ufficiale del regime da parte della Chiesa (1929), la Chiesa investe bene quei soldi, anche offshore, e ora il capitale iniziale si è moltiplicato fino a raggiungere la soglia del mezzo miliardo di sterline ed un notevole impero immobiliare paneuropeo
http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/21/vatican-secret-property-empire-mussolini

OMICIDI/SUICIDI ECCELLENTI

“…Il “fumo di Satana” di cui parlava Paolo VI sembra diventato invadente. Anche quando ci fu lo scandalo dei preti pedofili una diplomazia nota per la sua esperienza si lasciò andare a dichiarazioni discordanti e scomposte. Altrettanto sconcertanti i documenti che escono oggi. Lettere anonime contro il primo ministro Bertone, il trasferimento-allontanamento di un prelato che aveva denunciato scandali e ruberie, la diceria di un attentato al Papa. Padre Lombardi, portavoce, si ostina a dire che quest’ultima è solo una sciocchezza. Credo anch’io che lo sia. Il punto però non è nella credibilità della voce ma nel fatto in sé che la voce circoli, e che esca dalle “sacre mura”. Lì è il segno dello sconquasso. Una volta non era così. Quando si seppellì in una veneranda basilica il gangster De Pedis nessuno seppe, e ancora oggi nessuno sa, perché. Quando si consumò (4 maggio 1998) il triplice omicidio del comandante delle guardie svizzere, di sua moglie e del povero caporale Cédric Tornay, la versione data a caldo, chiaramente falsa, non ebbe smentita tanto che ancora oggi è la sola versione ufficiale di un crimine rimasto irrisolto e impunito. Quando si hanno precedenti di tale gravità non ci si può stupire se, degradandosi ulteriormente il tono generale, succeda quello che sta accadendo in questi giorni”.

Corrado Augias, la Repubblica, 17 febbraio 2012

Occhi puntati su gesuiti ed Opus Dei e Cl.

PEDOFILIA

Charles J. Scicluna era il funzionario della Santa Sede che perseguiva i preti pedofili. E lo ha fatto – a differenza di altri – con determinazione, denunciando anche la cultura del silenzio italiana. Ieri è stato rimosso, senza spiegazioni, e spedito a Malta come funzionario di basso rango. Una mossa che sconcerta.

http://www.linkiesta.it/preti-pedofili#ixzz2KbCWTNhj

http://www.linkiesta.it/blogs/papale-papale/come-ti-normalizzo-un-pontificato

http://www.lettera43.it/cronaca/pedofilia-in-vaticano-404-nuove-denunce_4367562684.htm

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Pedofilia-Vaticano-600-denunce-anno/05-02-2013/1-A_004749341.shtml

“Nel 1990, Savile ricevette un Ordine Cavalleresco dell’Impero Britannico (OBE) dalla regina Elisabetta II in persona, anche se già correva voce che avesse abusato della sua posizione di star in due programmi popolari della BBC, “Top of the pops” e “La vita secondo Jim”, per aver molestato sessualmente delle ragazzine minorenni. Il suo impegno in opere di carità per gli orfani e gli adolescenti mentalmente disturbati lo ha portato ad una relazione stretta con il principe Carlo, non estraneo a sua volta a scandali sessuali. Lo stesso anno del premio dell’Ordine Cavalleresco Savile ricevette anche un Ordine papale, l’Ordine Pontificio Equestre di san Gregorio il Grande, da papa Giovanni Paolo II. Furono messi sotto pressione sia Buckingham Palace che il Vaticano affinché i premi fossero postumamente tolti, ma entrambe le istituzioni rifiutarono di farlo e continuano a mantenere comunque i premi, scaduti con la morte di Savile”.

Wayne Madsen

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/20/barbablu-vive/

**********

12.02.13: Steve Bell on the Pope's resignation

Questi scandali saranno seguiti da rivelazioni sulla reale natura del “cristianesimo” predicato dal Vaticano (un culto anticristiano di natura mitraica)

http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_e_Mitraismo

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/27/gesu-il-grande-inquisitore-economia-esoterica/

Succederà tutto entro due anni al massimo, con una rapidità che prenderà tutti di sorpresa, anche quelli che già sospettavano.

Vatileaks era solo un piccolo assaggio.

Si dimette il 28 febbraio, anniversario dell’abolizione della democrazia in Germania, con la Verordnung des Reichspräsidenten zum Schutz von Volk und Staat (1933)

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Teologi in favore della violazione della prima direttiva di Star Trek

 

 

Timeo Danaos et dona ferentes

Eneide (Libro II, 49)

La prima direttiva di Star Trek:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/05/nessuno-ha-il-diritto-di-comportarsi-come-se-fosse-dio/

 

«Gli alieni? Sono nostri fratelli»

Intervista con il gesuita americano Guy Consolmagno, teologo e astrofisico di fama mondiale, ricercatore scientifico alla “Specola Vaticana”
23/11/2011

http://www.aostaoggi.it/2011/novembre/23novembre/news24737.htm

“La prospettiva che nelle spazio ci siano altre forme di vita intelligenti, diventa sempre più una possibile fantastica realtà. In tutto il mondo fervono ricerche scientifiche sull’argomento. I maggiori studiosi della materia, pur ammettendo che ancora non si hanno prove significative, affermano che sono sempre più numerosi gli indizi favorevoli a una simile ipotesi. E anche la Chiesa, che nel corso dei secoli è sempre stata molto prudente sull’argomento, recentemente, attraverso studiosi cattolici di altissimo rilievo, ha espresso opinioni di grande apertura e addirittura di entusiasmo. «L’idea che nello spazio ci siano altre forme di vita intelligente non è assolutamente in contrasto con pensiero tradizionale cristiano», dice il professor Guy Consolmagno, religioso gesuita, teologo e astrofisico di fama mondiale. «Per noi credenti, lo studio dell’universo è una meravigliosa avventura che ci riempie di stupore di fronte a ciò che Dio ha creato. Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra. L’universo potrebbe benissimo contenere altri mondi con esseri creati dal suo stesso amore».

Guy Consolmagno fa parte dell’équipe degli scienziati della Specola Vaticana, uno degli osservatori astronomici più antichi del mondo. Voluta da Papa Gregorio XIII nella seconda metà del secolo XVI, la Specola Vaticana, che ora si trova a Castelgandolfo, ha continuato, lungo il corso dei secoli, a dare il proprio contributo alla ricerca astronomica, con scienziati di primissimo piano. Nel 1981, fu arricchita da un secondo centro di ricerca, il “Vatican Observatory Research Group” (VORG), a Tucson, in Arizona, sul Monte Graham, a circa 3000 mila metri, dove è in funzione un telescopio con specchio da quasi due metri di diametro, che costituisce il prototipo delle ottiche astronomiche di nuova tecnologia.

Dal 1978 al 2006, la Specola Vaticana è stata diretta dal gesuita padre George Coyne, americano di Baltimora, classe 1933, quattro lauree, docente universitario. Ora è diretta dal gesuita argentino padre José Luis Funes, 48 anni, allievo di padre Coyne, una laurea in teologa e una in astrofisica, molto noto nella comunità scientifica per avere compiuto, quando era ancora giovanissimo, straordinarie ricerche su un certo tipo di galassie. Guy Consolmagno è un ricercatore di punta del gruppo degli scienziati della Specola Vaticana. Nato a Detroit nel 1952, ha un curriculum scientifico eccezionale. Laureatosi giovanissimo al famoso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, una delle più importanti università di ricerca del mondo, ha conseguito poi titoli in varie altre università, diventando uno dei massimi esperti della complessa e vasta “scienza planetaria”, che comprende numerose specializzazioni. Inoltre, lo studio dell’Universo è stato per Consolmagno fonte di grande arricchimento spirituale al punto che, nel 1989, a 37 anni, ha deciso di abbandonare una brillantissima carriera scientifica mondana per diventare religioso gesuita. Ma anche da religioso ha continuato le sue ricerche. Ed è autore di numerosi libri di grande successo, ed è il più autorevole studioso al mondo dei significati scientifici dei meteoriti in rapporto alla vita nello spazio. Lo abbiamo incontrato nella sede della Specola Vaticana, a Castelgandolfo. Ci ha fatto da guida nei laboratori di ricerca, nella biblioteca dove sono conservati oltre 22 mila volumi tra cui seconde edizioni originali di Copernico, Keplero e Newton, e, con estrema gentilezza e disponibilità, ha risposto alle nostre domande.

La Specola Vaticana è un osservatorio astronomico tra i più prestigiosi: la Chiesa è dunque molto interessata allo studio delle stelle?

«Lo è da sempre. Basti pensare che l’astronomia era una delle quattro materie che formavano il “Quadrivium”, cioè il percorso di formazione nelle università medievali, fondate proprio dalla Chiesa. Secondo gli insegnamenti della nostra Fede, noi sappiamo che Dio ha creato l’universo per amore e che ama la sua creazione al punto da aver mandato il suo Figlio Unigenito a diventarne parte. Sant’Atanasio, nel IV secolo, ha detto che l’Incarnazione di Gesù ha reso “sacro” l’universo intero. Quindi, studiarlo è come pregare. Ed è anche un ottimo modo per conoscere meglio Dio, per comprendere, se così si può dire, il suo “stile”».

Nello studio delle stelle è contemplata anche l’ipotesi della possibile esistenza di altre vite intelligenti in mondi a noi sconosciuti. La Chiesa cosa ne pensa?
«La Chiesa, in questo campo, si affida alla scienza, alle ricerche scientifiche, ma è anche molto impegnata in queste ricerche. Nel novembre 2009, attraverso la Pontificia Accademia delle Scienze e in collaborazione con la Specola Vaticana, la Chiesa ha realizzato in Vaticano una iniziativa scientifica che nessuno si aspettava: un Convegno internazionale di astronomi, biologi, geologi e religiosi, che hanno discusso una serie di temi riguardanti l’esistenza di possibili civiltà intelligenti di origine extraterrestre. Erano scienziati provenienti da tutto il mondo, appartenenti a diverse religioni e alcuni anche atei. Studiosi interessati all’argomento che hanno voluto confrontarsi tra di loro e soprattutto con il pensiero della Chiesa. Il cardinale Giovanni Lajolo, portando il saluto del Papa ai convegnisti, ha detto tra l’altro: “Nella ricerca nessuna verità può farci temere perché le scienze, proprio mentre aprono l’uomo a nuova conoscenza, contribuiscono a realizzare l’uomo come uomo”, indicando quale sia la linea di condotta della Chiesa anche su questo tema, e cioè “apertura assoluta alla verità” ».

E a quali conclusioni siete giunti?

«Noi, oggi, sappiamo che l’universo è costituito da miliardi di galassie, ognuna delle quali ha miliardi di stelle, con miliardi di satelliti. È possibile, quindi, che esistano nell’universo numerosissimi pianeti simili alla Terra, dove sia possibile la vita. Un giorno, padre Coyne in un’intervista disse: “L’universo è tanto grande che sarebbe una follia dire che noi siamo un’eccezione”».

Lei è uno dei più accreditati esperti dello studio dei meteoriti, cioè “pezzetti” di corpi celesti che cadono sulla terra. Dallo studio di questi “reperti” è possibile avere indizi riguardanti la vita nello spazio?

[…].
La Chiesa ci insegna che l’uomo è figlio di Dio. Se gli alieni esistessero davvero, dovremmo considerali nostri fratelli?

«Siamo tutti creature di Dio. Qualsiasi essere in grado di “consapevolezza” di sé e dell’esistenza degli altri, e che è libero di scegliere di amare gli altri o di rifiutarli, secondo san Tommaso d’Aquino avrebbe i tratti dell’animo umano, cioè fatto “a immagine e somiglianza di Dio”. Quindi, se gli extraterrestri avessero queste caratteristiche di “intelligenza” e di “libero arbitrio”, non solo sarebbero nostri fratelli ma condividerebbero con noi la stessa “immagine e somiglianza”».

Secondo gli insegnamenti della Fede Cristiana, Adamo, capo dell’umanità, ad un certo momento ha rotto i rapporti di amicizia con Dio ed è stato cacciato dal Paradiso terrestre, trasmettendo ai suoi discendenti le conseguenze di quel suo peccato. Poi venne Gesù, il Figlio di Dio, che si è incarnato e con la sua passione e morte in croce ha riscattato l’umanità riconciliandola di nuovo con Dio. In che modo i possibili extraterrestri potrebbero entrare nell’opera redentrice di Cristo?

«Per ora non sappiamo niente riguardo la natura e la storia dei possibili abitatori di mondi sconosciuti nello spazio. Una cosa è certa: il centro della fede è che Gesù è il Figlio di Dio, fatto uomo, e che per mezzo di lui e in vista di lui tutto è stato creato. Quindi, ogni realtà creata, ogni realtà intelligente e libera che si trovi nell’universo ha sempre un riferimento fondamentale e radicale con la creazione da parte di Dio e con l’evento di salvezza che si realizza in Cristo».

Sono moltissimi i teologi che si aspettano un contatto con “cristiani” extraterrestri ed organizzano conferenze sul tema:

http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_14/extraterrestri_accattoli_50d193da-2179-11dd-b258-00144f486ba6.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/08/teologi_accordo_Gli_alieni_potrebbero_co_0_9707083954.shtml

http://www.iltempo.it/2011/05/22/1259406-vaticano_piacciono_extraterrestri.shtml?refresh_ce

http://www.giornalettismo.com/archives/101280/vaticano-cerca-fratelli-extraterrestri/

http://www.huffingtonpost.com/2011/10/10/theologian-says-religious_n_998508.html

http://www.space.com/10670-extraterrestrial-life-religious-beliefs.html

convinti che Gesù non si possa essere manifestato solo sulla Terra, essendo universale:

http://www.ibtimes.com/articles/104581/20110125/et-extraterrestrial-life-intelligence-religion-society-royal-society-jesus-incarnation.htm

Oltre a Consolmagno e Funes:

http://www.wired.com/science/space/news/2008/06/alien_religion?currentPage=all

un altro teologo che esplora queste ipotesi è Steven J. Dick, che si definisce “cosmo-teologo”. Dick sostiene che, evolutivamente parlando, poiché l’universo è antico e l’umanità è giovane, quest’ultima deve accettare l’idea che si trova con ogni probabilità vicina al fondo o, nella migliore delle ipotesi, a mezza strada della grande catena di esseri intelligenti dell’universo. È un panteista e crede in un dio naturale, ossia materiale, non trascendente. Per lui tutto ciò che esiste è la materia e l’insieme della materia è Dio e questo è il modo in cui scienza e religione si conciliano.

Dick suggerisce che un’intelligenza extraterrestre avanzata potrebbe possedere molte di quelle stesse caratteristiche ora attribuite al Dio soprannaturale delle tradizioni giudaico-cristiana ed islamica e potrebbe persinointervenire nella storia umana”.

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