Trentino 2013-2033: assaggi di una visione che mancava

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L’Autonomia, con i suoi valori e principi, è l’identità stessa del Trentino. Ciò deve includere il senso di responsabilità verso sé e verso gli altri: le altre regioni e la Nazione italiana, così come le regioni e le nazioni che compongono l’Unione Europea. Solo questo riconoscimento di un legame di condivisione e solidarietà reciproca può tradursi nell’appartenenza a un’identità più ampia, fatta di relazioni sociali, economiche, culturali. Frutto di storia, valori e principi comuni che possono costituire elemento fondante di una vera Cittadinanza europea.

Trentino 33

 

Il Trentino si colloca nel suo insieme sotto la media nazionale in quanto ad apertura verso il resto del mondo ma, soprattutto, privilegia gli sbocchi tradizionali, privi di rischio. Nell’ordine si collocano infatti la Germania seguita dall’Austria (ovviamente), dagli Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Paesi Bassi. La Cina si colloca solo dopo questa lunga serie di paesi “non a rischio” e non vi è traccia significativa di presenza trentina negli altri BRICS o nei paesi emergenti, ben più difficili da comprendere e affrontare.

Trentino 33

 

Va data priorità alla formazione e specializzazione degli immigrati (sia lavoratori che studenti), che in Trentino hanno trovato uno degli ambienti più attrattivi, tanto da collocare la Provincia al primo posto in Italia per quanto riguarda gli aspetti di “internazionalizzazione sociale”; oltre a combinarsi con l’obiettivo della solidarietà il loro collegamento con i paesi d’origine può dare vita a quel fenomeno di “portage” tipico degli emigrati.

Trentino 33

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Cloud Atlas – le cose cambiano

Il gruppo «Trentino 33» ha presentato al Grand Hotel Trento, sabato 11 maggio, il suo programma di riforme istituzionali.

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033” – 20 punti d’interesse mio personale (c’è molto altro e lo trovate qui):

  1. rigorose priorità di contenuto e di costi.
  2. nuovo patto con il governo sui rapporti finanziari stato-province, fondato sulla piena assunzione di responsabilità delle entrate e delle spese di tutte le istituzioni operanti sul territorio nonché di partecipazione alla perequazione e agli obiettivi generali di finanza pubblica nazionale.
  3. la complessità degli organismi di governo ai diversi livelli e la macchinosità burocratica bloccano lo sviluppo economico e sociale.
  4. mettere al centro i comuni (istituzioni di rilievo costituzionale)
  5. accrescere la nostra capacità competitiva sia economica che istituzionale
  6. definire una politica di alleanze con i territori per aumentare il nostro potere negoziale interno e internazionale.
  7. un nuovo gruppo dirigente, per affrontare le nuove sfide.
  8. no fortino, no rifugiarsi in un atteggiamento autarchico.
  9. rifondazione dell’Autonomia nell’ottica di lungo periodo: programma ventennale. Serie scelte strategiche e riforme strutturali.
  10. due concetti guida: competitività (individualità) e solidarietà (comunità): una solidarietà rivolta sia all’interno che all’esterno dei nostri confini.
  11. programmazione strategica per il recupero e la promozione delle vocazioni del territorio;
  12. la banda larga;
  13. la formazione, l’educazione e la ricerca.
  14. creare in Trentino la burocrazia più efficiente ed efficace d’Europa per attirare investitori.
  15. inglese (e il tedesco) e l’uso di strumenti informatici a partire dalla scuola materna.
  16. la formazione deve essere permanente: aggiornamento continuo.
  17. tecnologie ambientali, il risparmio energetico, la domotica: intervenire sull’imponente stock di strutture edilizie, da riqualificare;
  18. incrementare l’agricoltura biologica in tutte le produzioni agricole, dalla vitivinicoltura alla frutticoltura.
  19. il mondo cooperativo come infrastruttura di servizio e supporto allo sviluppo e come rete d’inclusione.
  20. anche per la cooperazione la dimensione internazionale deve diventare obiettivo strategico attraverso il varo di alleanze con i sistemi cooperativi di altri territori al fine di ottenere una sempre maggiore penetrazione nei mercati esteri.

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Mie riflessioni in margine alla presentazione ufficiale del progetto (sabato 11, Grand Hotel Trento), probabile viatico per una candidatura a guidare la Provincia di Trento (e non solo).

PASSAGGI CHE SOTTOSCRIVO

  1. rassegnarsi al declino è sciocco, è un vicolo cieco;
  2. involuzione delle democrazia occidentali incapaci di darsi una visione di lungo periodo: ogni comunità ha bisogno di sognare per non implodere – i piccoli interessi, piccoli progetti, piccole idee non portano da nessuna parte;
  3. manca la capacità, la lucidità, la volontà di aggregare i cittadini in uno sforzo corale, un’unità d’intenti (De Gaulle parlava di rassemblement – Kennedy esortava a non chiedersi cosa il paese potesse fare per noi, ma piuttosto cosa noi potessimo fare per il paese/comunità);
  4. sembra che l’attuale classe politica si perda in querelle e abbia smarrito la via: dove va il Trentino? Come sarà il Trentino del futuro? A ottobre si vota e i potenziali candidati a governare la provincia traccheggiano;
  5. serve una svolta strutturale che permetta al Trentino di fare di più con meno, ma la politica e la società sembrano assopite;
  6. la burocrazia va snellita e abbiamo tutto quel che serve per diventare un modello per l’Europa;
  7. l’Europa è in crisi, anche quella per mancanza di una visione: il Trentino farà la sua parte;
  8. il mondo futuro sarà unito e multipolare (unità nella diversità);
  9. la strategia del fortino di fronte ai cambiamenti è suicida ed immorale (individualismo, egoismo, isolamento menefreghista);
  10. l’unica alternativa realistica è l’apertura, la partecipazione alle vicende globali e la competizione a viso aperto;
  11. per farcela occorre fare sistema e raggiungere una massa critica che il Trentino da solo non ha: il partenariato con l’Alto Adige è essenziale;
  12. la missione del Trentino è quella di diventare un grande snodo per la ricerca, la cooperazione e il turismo;
  13. occorre valorizzare le risorse e competenze del territorio, perché se non si produce ricchezza, sarà impossibile ridistribuirla e sarebbe un tradimento della vocazione solidaristica trentina;
  14. lo sviluppo dev’essere sostenibile e la rincorsa continua tra produzione e consumo è un circolo vizioso e insostenibile;
  15. il ciclo dei rifiuti va chiuso: è immorale lasciare in eredità ai posteri montagne di rifiuti;
  16. le infrastrutture sono fondamentali e migliorano la qualità della vita ma est modus in rebus;
  17. piccolo non è bello in un mondo di giganti;
  18. la regione come struttura leggera di raccordo per rapporti tra province e con l’esterno;
  19. ci siamo fissati troppo sul mondo germanico ed abbiamo perso di vista il resto del pianeta: non possiamo essere solo un raccordo tra Italia e Germania;
  20. l’autonomia ben gestita ha un senso e un futuro solo se i suoi benefici sono condivisi con i vicini: mettersi in rete, partenariato anche con Veneto e Lombardia;
  21. dobbiamo essere trentini, italiani ed europei come lo erano Battisti e Degasperi: basta incrostazioni ideologiche trentiniste (miti etnici);

o si cambia o resta un vuoto e i vuoti vengono presto riempiti da qualcos’altro (non necessariamente positivo);fretta

CRITICA MOSSA AL PROGETTO
Trentino 33 è un progetto ambizioso e molto bello, ma i problemi sono già drammatici ora e non c’è più tempo. Ci saremo ancora nel 2033?
Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria Trento, riferendosi alla gravissima crisi delle imprese.

Perfettamente comprensibile.
Meno comprensibile è l’elogio che Vescovi e Giorgio Tonini hanno riservato alla Germania.

Il primo grande problema è che siamo nei guai e non c’è verso di uscirne precisamente perché il governo tedesco si oppone al processo di integrazione europea ed agli eurobond, l’unico possibile strumento per alimentare una ripresa quantomeno dignitosa
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/05/am-deutschen-wesen-soll-die-welt-genesen.html
con un’ottusa ostinazione che sta dividendo l’Europa invece di unirla
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/kein-wettbewerb-bitte.html
portando alla rovina la stessa Germania:
E se la Germania fosse il paese con le diseguaglianze più grandi di tutta l’Europa occidentale? Dopo la pubblicazione dei dati BCE sui patrimoni privati europei, continua il dibattito sulla ricchezza e la povertà in Germania. Dal blog jjahnke.net con dati BCE, OCSE, Destatis.de, Ministero Federale del Lavoro”:
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/povera-germania.html

Nella competizione globale, la Germania ha saggiamente puntato sulla qualità, perché non è possibile competere con i costi e quindi i prezzi dei paesi emergenti. Ma è altrettanto insensato provare a deprimere i salari occidentali per diventare competitivi, compromettendo il mercato interno, come ha appunto fatto il governo tedesco, che ha stabilito arbitrariamente che quella neoliberista (social-darwinista) è la formula universale e necessaria e che chi non la pensa così è un peccatore indegno di condividere i frutti della virtuosità della Grande Germania.
La stoltezza, tracotanza e meschinità dell’attuale classe dirigente tedesca ha dei disastrosi precedenti. E’ un archetipico furor teutonicus che, almeno dai tempi di Bismarck, costringe l’Europa a subire la buriana, finché la nazione “eletta” ridiscende tra i mortali e si rende conto di non potercela fare senza gli altri popoli; non prima di aver preso l’immancabile smusata che placa la sua hybris. Questa volta è possibile che i tedeschi imparino la lezione e comincino seriamente a diffidare di chi solletica i loro narcisismi tribali, li costringe ad immensi sacrifici, per poi portarli alla rovina.

Per qualche oscura ragione (ignoranza? superficialità? invidia? complesso d’inferiorità?) il modello tedesco è popolare in certi ambienti politici locali e nazionali (la mente vacilla! – cf. Bristow).

Il secondo grande problema è l’assenza di una comprensione più ampia della natura di questa crisi, che non è come quella del 1973 (austerità che ha portato al trionfo il neoliberismo sulla socialdemocrazia) o del 1929-1938 (interrotta dalla seconda guerra mondiale).
Questa è una crisi strutturale-epocale. È la Crisi. La morte di un’epoca, di una civiltà. Nulla sarà più come prima:

Preoccupazioni sulla reale entità ed integrità delle riserve auree, bolle speculative, sistemi bancari moribondi tenuti in vita con la contabilità creativa e a spese dei contribuenti, guerre valutarie, instabilità mediorientale, cambiamento climatico inarrestabile, politiche internazionali aggressive, austerità fine a se stessa, tassi di disoccupazione ingestibili, collasso della credibilità delle forze politiche tradizionali, progressiva sostituzione della forza lavoro umana con quella robotica (supermercati, biblioteche, call center, caselli, industria, mezzi di trasporto, ecc.), disuguaglianze alle stelle e completa indisponibilità dei governi ad intervenire in maniera drastica in favore della giustizia sociale, ascesa dei BRICS, derive autoritarie in tutte le democrazie occidentali, tribalismi nazionalistici e localistici, populismi, ecc.

Queste sono solo alcune delle sfide del presente e dell’immediato futuro. E’ importante capire che le oligarchie globali hanno perso o stanno perdendo il controllo della situazione. Non sanno che pesci pigliare. I continui contrasti, le innumerevole contraddizioni sono un sintomo della confusione in cui annaspano e della estrema gravità della crisi. Nessuno ha ormai la più vaga idea di quali siano le dimensioni della nuova bolla speculativa, né quando esploderà. L’unica certezza è che le circostanze sono analoghe a quelle di Fukushima: la prossima grossa scossa sarebbe fatale.
Graficamente
La Deutsche Bank, la banca più esposta del mondo in prodotti derivati, è insalvabile.
A destra il livello della sua esposizione (€ 55.605.039.000.000 di euro), a sinistra il PIL tedesco

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Berlino ha inventato la bisca perfetta: se vince la sua banca, perdono i clienti; se la sua banca perde, pagano i paesi europei, in particolare quelli del Sud Europa e le loro famiglie. Adusbef e Federconsumatori chiedono al nuovo governo un particolare impegno a livello internazionale perché, con normative specifiche e severe, a potentati finanziari e bancari siano impedite politiche industriali tanto azzardate da mettere per la seconda volta a rischio le economie dei paesi occidentali e  le finanze delle loro famiglie“.
Adusbef e Federconsumatori  Roma, 30-4-2013
http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8766&T=P

crollo del potere d’acquisto del dollaro

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Nella storia non si è probabilmente mai verificata una dissociazione così colossale tra mercati (alle stelle) ed economia reale (nelle stalle). 

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In seguito all’affermarsi, nella seconda metà degli anni Settanta, del paradigma neoliberista, si sono verificate crisi globali nel 1982, 1987, 1993, 2001, 2008, 2012 (in corso). Ogni volta la brutalità della caduta rispecchia la repentinità dell’ascesa. Di bolla in bolla, siamo passati dalla bolla immobiliare giapponese del 1997 alla bolla della new economy del 2001, quella dei mutui subprime del 2007 e quella immobiliare spagnola del 2008. Decine di migliaia di dollari vaporizzati in pochi mesi, dopo essere stati creati in pochi anni. Milioni di disoccupati che non saranno più riassorbiti dal mercato del lavoro, a causa della delocalizzazione e dell’automazione, che rende obsoleti i lavoratori umani anche nei paesi in via di sviluppo.

Questa crisi è più disastrosa delle altre perché in precedenza non esisteva un tale grado di interdipendenza e soprattutto di istantaneità nelle pratiche finanziarie. Alcune aree del pianeta erano semi-autarchiche. È una crisi che determinerà il fato dell’umanità e genererà ancora molta sofferenza. È una crisi causata dal fallimento di un modello di sviluppo caratterizzato dall’avidità insaziabile ed aggravata dal trasferimento del potere economico verso l’Asia e dalla crisi strutturale dell’eurozona.

È la fine delle illusioni yuppies: progresso, prosperità, pace e felicità non sopravvivono alla crescita delle disparità economiche e delle brame speculative.
È il crepuscolo della volontà di potenza dei conquistadores dei mercati, della credenza messianica in un destino manifesto, nella violazione impunita di ogni limite di buon senso e nell’autoregolazione dei mercati, la “mano invisibile” di una novella Provvidenza che premia i giusti predestinandoli calvinisticamente al successo e punisce i reprobi, condannandoli alla rovina.

Possiamo rispondere a questa sfida solo con maggiore coesione, visione, forza di volontà e capacità d’azione. La prima cosa da capire è che non possiamo accettare il sacrificio di una generazione che è la prima vittima della recessione. La seconda cosa da capire è che non ci sono rimedi miracolosi. Saremo il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. E questo è quanto.

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Il progetto di Trentino 33 va nella direzione giusta e lo sottoscriverei anche subito.
Se non osa di più è perché non ci si può aspettare che costruisca qualcosa di nuovo su un terreno sabbioso: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande” (Matteo 7, 27).

Prima di tutto il resto, dobbiamo tirar fuori la testa dalla sabbia: il mondo come l’abbiamo conosciuto sta tirando le cuoia. Sayonara e good riddance!

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Jacob Needleman su finanza, ingenuità di massa e sul necessario cambiamento

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Molte persone si rifiutano di credere che questa sia la crisi sistemica finale. Allevati nella fede dell’auto-correggibilità del nostro modello socio-economico, non possono che credere che possa essere ri-indirizzato nella direzione giusta  e che debbano esistere dei tecnici che sanno quel che va fatto. Alcuni politici e presunti esperti cercano in ogni modo di alimentare quest’illusione, mascherando il vecchio da nuovo (“tutto deve cambiare, affinché nulla realmente cambi”) e rivestendo ciò che è spoglio e macilento con vesti sgargianti (ma il re è nudo!) > Pietro Ichino e il programma di Matteo Renzi (fiscal compact, dismissioni del patrimonio pubblico, flessibilità, costi per gli investitori stranieri ridotti al minimo e tutto l’arsenale neoliberista di Oscar Giannino):
http://www.pietroichino.it/?p=23077

Altri, traditi nella loro fede o nostalgici di un comunismo anarchico à la Tolstoj, sono diventati iconoclasti e si augurano che la civiltà contemporanea sia presto ridotta in macerie e si torni a coltivare l’orto e far pascolare le pecore, per il bene di tutti (!!!). Da un eccesso all’altro: sempre nella logica della dismisura (hybris).
Queste persone si rifiutano di capire che socialismo e capitalismo hanno fallito perché esistono circoli e reti di uomini e donne potenti, motivati da sfrenato egoismo e privi di empatia, che usano qualunque mezzo per cercare di soddisfare una bramosia inesauribile, un vero e proprio buco nero interiore.
Finché queste persone determineranno il destino del mondo, nessun modello socio-economico potrà avere successo, perché sarà invariabilmente non solo insostenibile, ma autodistruttivo in una misura che lascerebbe senza fiato il più somaro degli analfabeti economici. Ora siamo arrivati al punto in cui i nodi vengono al pettine. Servono buone idee, ma soprattutto servono persone degne e lungimiranti negli ambiti chiave. Altrimenti la prossima generazione dovrà affrontare catastrofi peggiori di questa.

Un’intervista a Jacob Needleman realizzata da un consulente finanziario con la mente aperta.

“Ho chiesto al professor Needleman se sarebbe disposto a condividere alcuni dei suoi pensieri con il pubblico di Financial Advisor.

Anthony: Lei sostiene che il denaro è un insegnante severo, ma un ottimo insegnante. Cosa dovremmo imparare in questo momento?

Needleman: I soldi toccano ogni aspetto della vita, cosicché quando qualcosa di drammatico accade al nostro denaro, qualcosa di drammatico sta accadendo anche alle nostre vite. Noi ci chiediamo: “Che cosa è veramente la ricchezza, rispetto all’essere ricchi?” “Che cosa è veramente importante per la nostra vita?” Vedo dei parallelismi tra il terremoto di San Francisco di qualche anno fa e la rovina economica dei nostri giorni. [Nel terremoto], la natura ci ha ricordato chi eravamo – e per un po’ tutti si comportavano rispettosamente, al cospetto della fragilità della vita.

Lo “shock finanziario” ci mette di fronte a noi stessi, chi siamo, a che cosa aspiriamo nelle nostre vite e da cosa ci nascondiamo. Ci ha anche ricordato quanto siamo ingenui.

Anthony: ingenui?

Needleman: la credulità impregna le vite umane. Mi vengono in mente alcuni dei vecchi proverbi di mio padre, ad esempio, “Non ci sono pasti gratuiti”.  Penso che molti di noi in realtà credevano che qualcuno si stesse prendendo cura di noi, che c’erano delle autorità di regolamentazione del sistema che vegliavano su di noi, che il capitalismo possedeva controlli automatici e contrappesi, e che c’era un nerbo morale che teneva insieme il sistema, ma di questa convinzione sono rimaste solo le macerie. Siamo stati noi stessi ad ingannarci. Mio padre era solito dire, “Non possiamo essere ingannati se non inganniamo noi stessi”.

Anthony: Il capitalismo ha mostrato alcuni gravi difetti negli ultimi due anni. Quali insegnamenti dovremmo apprendere da questa vicenda?

Needleman: I Padri Fondatori avevano una chiara percezione dei difetti umani. Avevano capito che, se lasciati a se stessi, le persone si uccidono a vicenda. Si poteva costruire un sistema in cui la gente avrebbe avuto interesse a non farlo? In un sistema capitalistico, le persone sarebbero state avide di denaro e non si sarebbero dedicate a distruggere la vita delle persone. Questa era l’idea.

Richiedeva un senso di integrità morale: essere buoni ripagava, valeva la pena essere cittadini probi, era meglio essere rispettosi piuttosto che non esserlo. Tutto questo è scivolato via. Ora abbiamo bisogno di credere nella gente. Abbiamo bisogno di incontrare le persone, valutarle e lavorare con coloro che hanno integrità. Nessun sistema può rendere le persone oneste. Possiamo ancora trovare persone oneste e intelligenti che possono cambiare questo sistema nella direzione giusta. Ci sono persone sufficientemente intelligenti da non essersi lasciate sedurre dal sistema.

Una persona non è felice perché ha un’illimitata riserva di eroina. Potrebbe essere “felice”, ma non la si definirebbe felice. Allo stesso modo, il denaro era la droga con cui abbiamo preso le decisioni. Probabilmente avrete sentito la vecchia barzelletta che tutto ciò che i soldi non possono comprare, lo possono comprare un sacco di soldi.

Ciò di cui abbiamo bisogno è, allo stesso tempo, un salutare scetticismo ed un autentico idealismo spirituale.

Anthony: nei suoi scritti ho visto che cita l’autore medievale Maimonide, che ha detto che tutti i mali umani scaturiscono dal nostro volere ciò che non ci serve. È così che siamo precipitati così in basso in questo caos economico?

Needleman: Tutta la struttura finanziaria del nostro paese si basa sul volere ciò che non ci serve. L’avvento della cultura del consumo – il riconfezionamento, il ridimensionamento, l’usa-e-getta, le agenzie pubblicitarie, ecc – ci definiscono come consumatori e produciamo più di quello di cui abbiamo bisogno. Il paese si fonda su desideri crescenti, non sulla soddisfazione di bisogni.

Anthony: occorre distinguere tra bisogni e capricci?

Needleman: Viviamo spesso al di sopra dei nostri bisogni e questo va bene fino a un certo punto. Ma abbiamo oltrepassato una soglia, negli ultimi dieci o 15 anni, e ci siamo lasciati convincere che qualcosa di nuovo, qualcosa di più, qualcosa di eccitante, alla fine ci renderà felici. Le case diventavano sempre più grandi e tutti dovevano possedere una casa.

Anthony: È giusto dire che siamo una cultura che si valuta in funzione del denaro? E, se è così, che cosa succede in tempi di recessione alla nostra autostima collettiva?

Needleman: Qualcosa accade, ma la tendenza complessiva in America è quella di un aumento dell’autostima. Ci sono tragedie, ma l’ottimismo cresce: rimbocchiamoci le maniche e ce la faremo. Dobbiamo chiederci che cosa sia la democrazia e che ruolo debba svolgere. Abbiamo una responsabilità. Abbiamo la responsabilità di cambiare le cose adesso. La democrazia è per le persone che pensano, non per quelle passive. Abbiamo bisogno di ascoltare il prossimo e di pensare insieme”.

http://www.fa-mag.com/news/integrity-lost-4360.html

Antonio “Pancho Villa” Ingroia, guida noi peones alla riscossa! ¡Viva la Revolución!

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Se si potesse cominciare a costruire anche mentre si sta bruciando. Se si potesse coltivare mentre si distrugge…La nostra causa era la terra, non un’idea; la terra coltivata per sfamare le nostre famiglie; libertà e non parole; un uomo sereno seduto al tramonto sulla soglia di casa; pace, non sogni; tempo di quiete e di bontà. Una domanda mi tormenta: nasce una cosa buona da una cattiva azione? Può nascere la pace da tanti delitti? Può infine tanta violenza generare della bontà? Può un uomo con idee sorte nell’ira e nell’odio, può costui condurre alla pace? Può governare in pace? Io non lo so…

Pablo Torres Burgos – “Viva Zapata!”

Questa terra è nostra, ma voi dovete proteggerla, non sarà vostra a lungo se non la difendete, se necessario con la vostra vita e con la vita dei vostri figli. Non sottovalutate i vostri nemici, essi torneranno. E se la vostra casa è bruciata, ricostruitela; se il vostro grano è distrutto, seminate di nuovo; se i figli muoiono, crescetene altri; se vi cacciano dalla valle, andate a vivere sulla montagna, ma vivete.

Siete sempre in cerca di capi: uomini forti, senza colpe, non ne esistono: esistono soltanto uomini come voi. Loro cambiano, disertano, muoiono. Non c’è nessun capo tranne voi e un popolo forte è la sola forza che duri…Un uomo forte fa un popolo debole. A un popolo forte non serve un uomo forte.

Emiliano Zapata – “Viva Zapata!”

Al tempo di Zapata (inizio del secolo scorso) il Messico era governato da tecnocrati, banchieri, finanzieri, economisti e ufficiali dell’esercito, chiamati “cientificos” (tecnici), che credevano nel capitalismo liberista e nel positivismo, nel pareggio di bilancio, nella stabilità monetaria ed erano filo-americani, privatizzavano le terre comuni, sottraevano risorse alle comunità indie per darle in usufrutto a società straniere [giuro, non mi sto inventando niente, la storia si ripete e non è troppo farsesca: andate a controllare]. Quasi la metà del Messico era nelle mani di tremila famiglie e un quinto del paese (una superficie pari a quella del Giappone) apparteneva a 17 persone. Gli USA possedevano i tre quarti dei giacimenti minerari e più della metà dei campi petroliferi. La Standard Oil di Rockefeller e Doheny ricavava 50mila barili di petrolio al giorno, esentasse, tranne una imposta di bollo insignificante. Inflazione, compressione dei salari, disoccupazione, crisi finanziaria a Wall Street nel 1907, poi una carestia. Così scoppiò la rivoluzione.
Tempo di ¡Revolución civil y sin violencia!

Adelante Comandante!!!

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No, non hai capito, aspetta che te la rispiego: allora, la nonviolenza…

Abbiamo esaurito le scorte di papi?

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Solo il Signore può licenziare da Papa.
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È come se Benedetto XVI avesse cercato di emancipare il papato e la Chiesa cattolica dall’ipoteca di una specie di Seconda Repubblica vaticana; e ne fosse rimasto, invece, vittima…. si parla del contenuto «sconvolgente» del rapporto segreto che tre cardinali anziani hanno consegnato nei mesi scorsi a proposito di Vatileaks … Si fa notare che da oltre otto mesi lo Ior, l’Istituto per le opere di religione considerato «la banca del Papa», è senza presidente dopo la sfiducia a Ettore Gotti Tedeschi… E continuano a spuntare «buchi» di bilancio a carico di istituti cattolici, dopo la presunta truffa milionaria a danno dei Salesiani: un episodio imbarazzante per il quale il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inutilmente cercato la solidarietà e la comprensione della magistratura italiana….Bertone ha chiesto di incontrare per una decina di minuti il capo dello Stato Giorgio Napolitano prima della festa in ambasciata di oggi pomeriggio.

Massimo Franco, Corriere della Sera, 12 febbraio 2013

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1S5CDG

A indicare la data fatidica del 2012 è stato il gesuita René Thibautg nel libro “La misterieuse prophétie des Papes”, del 1951. Thibautg cita un professore di Oxford, Sanders, che già nel 1571 aveva fissato al 2012 la distruzione di Romae il giudizio finale. Sanders a sua volta fa riferimento all’ ultima delle 112 profezie del monaco irlandese Malachia relativa all’ ultimo papa, che sarà eletto dopo Benedetto XVI come Pietro II. Stavolta però i conti non tornano: non solo perché Ratzinger gode ottima salute, ma anche perché la profezia di Malachia dovrebbe avverarsi nel 2026, l’ anno indicato pure da Michel Nostradamus per l’ avvento dell’ Anticristo e la distruzione di Roma. È quindi probabile che certi profeti da quia tre anni saranno smentiti; accanto alle loro, però, hanno preso consistenza altre profezie. La Vergine a La Salette nel 1846 annuncia ai pastorelli Massimino e Melaina: «Roma sparirà e il fuoco cadrà dal cielo». Nel 1886, il sensitivo Blanchard racconta la distruzione di San Pietro; don Bosco nel 1870 profetizza a Pio IX quattro sventure di Roma: «Nella prima saranno percosse le terre e gli abitanti (forse la caduta di Roma papale). Nella seconda la strage e lo sterminio sarà sulle tue mura (forse la Seconda guerra mondiale). La terza volta al comando del Santo Padre subentrerà il regno del terrore, dello spavento, della desolazione. La quarta volta il tuo sangue e quello dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alla legge di Dio». E anche suor Imelda nel 1872 vede in un futuro imprecisato Roma «coperta di macerie».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/22/nostradamus-malachia-tanti-profeti-della-distruzione-di.html

L’elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice monaco eremita, completamente privo di esperienza di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, può forse essere spiegato dal proposito attendista di tacitare l’opinione pubblica e le monarchie più potenti d’Europa, vista l’impossibilità di eleggere un porporato su cui tutti fossero d’accordo…il monaco, forse anche intimorito dalla potenza della carica, inizialmente oppose un netto rifiuto che, successivamente, si trasformò in un’accettazione alquanto riluttante, avanzata certamente soltanto per dovere d’obbedienzaIl 28 aprile 2009 Benedetto XVI, visitando la basilica duramente colpita dal terremoto di qualche giorno prima, pose sull’urna (una teca di cristallo) di Celestino V il suo pallio pontificio in ricordo della visita.

http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Celestino_V

Un papa che non informa neppure le persone a lui più vicine delle sue intenzioni e si dimette nella più banale e perciò imprevedibile delle occasioni, che cosa ci dice sulla situazione in Vaticano?

Come bisogna leggere questa notizia se non come un’evasione?

Non voleva essere papa e sa benissimo cosa sta per succedere. Lo scandalo finanziario che sta per colpire il Vaticano (e che coinvolgerà anche molti risparmiatori) sarà epico e darà la stura a molti altri scandali. Il prossimo papa regnerà sulle rovine metaforiche del potere pontificio. Ci saranno omicidi e suicidi eccellenti, la lotta di potere esploderà ancora più virulenta.
Non c’è nulla di originale o sconvolgente in questa tesi. In pochi minuti di ricerche in rete lo arriva a capire chiunque. Il processo è inevitabile e si tratta solo di aspettare.

È arrivato il momento in cui il Vaticano imploderà sotto il peso di tre scandali:

1. riciclaggio del denaro sporco e mafierie varie;

2. omicidi/suicidi eccellenti;

3. pedofilia.

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Cadono 2 fulmini (!!!) sulla cupola di San Pietro proprio il giorno delle dimissioni. Un presagio?

RICICLAGGIO E REATI FINANZIARI ASSORTITI

“Prima la fuga di documenti di monsignor Caiola che consentirono a Nuzzi di scrivere il suo libro e che ha rivelato la prosecuzione dello Ior parallelo, che si credeva finito già anni prima. Poi a raffica gli scandali Fiorani, Anemone, Roveraro e riciclaggi vari. Poi l’inchiesta della Procura romana sui movimenti dello Ior presso la Jp Morgan e le pressioni della finanza mondiale perché lo Ior regolarizzasse la sua posizione giuridica (formalmente esso non è una banca e non è soggetto ai controlli internazionali del sistema bancario).

Conseguentemente, Benedetto XVI, dopo aver imposto Gotti Tedeschi (uomo dell’Opus Dei) a capo dello Ior (sino a quel punto più vicino all’ala massonica del “sacro collegio”), decise,  a fine 2010, di aderire alla convenzione monetaria Ue, accettando l’applicazione delle norme antiriciclaggio. Quel che non servì ad evitare nuovi scandali su sospetti movimenti di capitali. A proposito: nella stranissima vicenda dei falsi titoli di Stato americani, che girano dal 2009, il nome dello Ior spunta in 6 casi su 11. Forse solo un caso.

Poi continuò implacabile la fuga di documenti per tutto il 2011-12 dietro la quale non era difficile intravedere lo scontro fra gli uomini dell’Opus e quelli della “Loggia” vaticana. Al punto che, nel maggio dell’anno scorso, Gotti Tedeschi rassegnava le dimissioni, dando il via ad un aperto scontro in seno alla commissione cardinalizia presieduta dal cardinal Bertone, segretario di Stato. Da allora lo Ior non ha un presidente effettivo.

Il prossimo 23 febbraio occorrerà riformare la commissione cardinalizia, con l’uscita dei cardinali Attilio Nicora e Laois Tauran (grande amico di Gotti Tedeschi) entrambi assai polemici con Bertone. In queste stesse settimane il nome dello Ior è tornato all’onore (si fa per dire: onore!) delle cronache per l’acquisizione di Anton Veneta da parte del Monte dei Paschi di Siena e tutto fa pensare che altro verrà fuori, nonostante la scontata smentita vaticana”.

http://www.aldogiannuli.it/2013/02/dimissioni-papa/

“La Consob americana e tedesca alle costole, per speculazioni con mutui, tassi d’interesse e derivati. La Bundespolizei negli uffici, per sospetto di frodi fiscali e riciclaggio. Infine, un buco gigante di quasi 3 miliardi di dollari (2,2 miliardi di euro) in perdite appurate, solo nell’ultimo trimestre del 2012.

Se le rivelazioni alla Sec (l’autorità di controllo sulle società del governo americano) di tre dipendenti silurati si dimostrassero vere, potrebbe essere la punta dell’iceberg di un rosso abissale mascherato negli anni, pari a oltre 12 miliardi di dollari.

La Deutsche Bank, il maggiore gruppo bancario dell’Unione europea, resta un monolite della finanza in Germania. Ma è sempre meno difendibile e intoccabile, anche dagli inquirenti di Berlino. E non solo per il maxi-derivato Santorini da 1,5 miliardi di euro, disegnato su misura nel 2008 per il Monte dei Paschi di Siena, così da coprire – speculandoci sopra – i bond in pancia all’istituto toscano.

[…]

A Roma, Bankitalia vigila anche su un sospetto flusso di riciclaggio in Vaticano, attraverso pagamenti elettronici su bancomat e conti del gruppo tedesco. In Germania, incalzato da Bruxelles e dall’Eba (l’Autorità bancaria di vigilanza), il governo studia come risanare il sistema bancario. Spesso infarcito – come la storia di Deutsche Bank dimostra – di titoli tossici e conti truccati, attraverso una mole di «operazioni collaterali».

Citando tutte le inchieste, lo Spiegel ha chiamato questo castello di carta (e di miliardi volatilizzati) «il lato oscuro della Deutsche Bank». Che la misura, anche per la prima banca d’Europa, sia colma?”

http://www.lettera43.it/economia/finanza/la-voragine-nei-conti-di-deutsche-bank_4367582062.htm

Mussolini paga il Vaticano per il riconoscimento ufficiale del regime da parte della Chiesa (1929), la Chiesa investe bene quei soldi, anche offshore, e ora il capitale iniziale si è moltiplicato fino a raggiungere la soglia del mezzo miliardo di sterline ed un notevole impero immobiliare paneuropeo
http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/21/vatican-secret-property-empire-mussolini

OMICIDI/SUICIDI ECCELLENTI

“…Il “fumo di Satana” di cui parlava Paolo VI sembra diventato invadente. Anche quando ci fu lo scandalo dei preti pedofili una diplomazia nota per la sua esperienza si lasciò andare a dichiarazioni discordanti e scomposte. Altrettanto sconcertanti i documenti che escono oggi. Lettere anonime contro il primo ministro Bertone, il trasferimento-allontanamento di un prelato che aveva denunciato scandali e ruberie, la diceria di un attentato al Papa. Padre Lombardi, portavoce, si ostina a dire che quest’ultima è solo una sciocchezza. Credo anch’io che lo sia. Il punto però non è nella credibilità della voce ma nel fatto in sé che la voce circoli, e che esca dalle “sacre mura”. Lì è il segno dello sconquasso. Una volta non era così. Quando si seppellì in una veneranda basilica il gangster De Pedis nessuno seppe, e ancora oggi nessuno sa, perché. Quando si consumò (4 maggio 1998) il triplice omicidio del comandante delle guardie svizzere, di sua moglie e del povero caporale Cédric Tornay, la versione data a caldo, chiaramente falsa, non ebbe smentita tanto che ancora oggi è la sola versione ufficiale di un crimine rimasto irrisolto e impunito. Quando si hanno precedenti di tale gravità non ci si può stupire se, degradandosi ulteriormente il tono generale, succeda quello che sta accadendo in questi giorni”.

Corrado Augias, la Repubblica, 17 febbraio 2012

Occhi puntati su gesuiti ed Opus Dei e Cl.

PEDOFILIA

Charles J. Scicluna era il funzionario della Santa Sede che perseguiva i preti pedofili. E lo ha fatto – a differenza di altri – con determinazione, denunciando anche la cultura del silenzio italiana. Ieri è stato rimosso, senza spiegazioni, e spedito a Malta come funzionario di basso rango. Una mossa che sconcerta.

http://www.linkiesta.it/preti-pedofili#ixzz2KbCWTNhj

http://www.linkiesta.it/blogs/papale-papale/come-ti-normalizzo-un-pontificato

http://www.lettera43.it/cronaca/pedofilia-in-vaticano-404-nuove-denunce_4367562684.htm

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Pedofilia-Vaticano-600-denunce-anno/05-02-2013/1-A_004749341.shtml

“Nel 1990, Savile ricevette un Ordine Cavalleresco dell’Impero Britannico (OBE) dalla regina Elisabetta II in persona, anche se già correva voce che avesse abusato della sua posizione di star in due programmi popolari della BBC, “Top of the pops” e “La vita secondo Jim”, per aver molestato sessualmente delle ragazzine minorenni. Il suo impegno in opere di carità per gli orfani e gli adolescenti mentalmente disturbati lo ha portato ad una relazione stretta con il principe Carlo, non estraneo a sua volta a scandali sessuali. Lo stesso anno del premio dell’Ordine Cavalleresco Savile ricevette anche un Ordine papale, l’Ordine Pontificio Equestre di san Gregorio il Grande, da papa Giovanni Paolo II. Furono messi sotto pressione sia Buckingham Palace che il Vaticano affinché i premi fossero postumamente tolti, ma entrambe le istituzioni rifiutarono di farlo e continuano a mantenere comunque i premi, scaduti con la morte di Savile”.

Wayne Madsen

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/20/barbablu-vive/

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12.02.13: Steve Bell on the Pope's resignation

Questi scandali saranno seguiti da rivelazioni sulla reale natura del “cristianesimo” predicato dal Vaticano (un culto anticristiano di natura mitraica)

http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_e_Mitraismo

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/27/gesu-il-grande-inquisitore-economia-esoterica/

Succederà tutto entro due anni al massimo, con una rapidità che prenderà tutti di sorpresa, anche quelli che già sospettavano.

Vatileaks era solo un piccolo assaggio.

Si dimette il 28 febbraio, anniversario dell’abolizione della democrazia in Germania, con la Verordnung des Reichspräsidenten zum Schutz von Volk und Staat (1933)

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Berlusconi e l’attacco all’eurozona

LaNazione-20110721

http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=21-07-2011&pdfIndex=53

Chiunque sia in grado di vedere la foresta e non solo un gruppetto di alberi dovrebbe aver capito, a questo punto, che è nell’interesse della classe dirigente americana (serva di Wall Street), inglese (serva della City) e tedesca (serva di Francoforte) distruggere l’eurozona. Questa è anche la ragione per cui i media angloamericani e tedeschi sono così benevoli verso ogni tipo di separatismo o progetto di uscita dall’eurozona, mentre la grande industria – quelle poche volte che riesce a farsi sentire, è contraria.
L’obiettivo delle oligarchie finanziarie è quello di gettare fango sull’euro e, se possibile, provocare la rottura di un’unione valutaria che interferisce con il flusso di denaro dalla Russia e dall’Estremo Oriente (e dalle petromonarchie) verso le tre principali capitali finanziarie mondiali, dove quell’immensa quantità di capitali sarà riciclata, tenendo in vita le banche insolventi ed il resto dell’apparato parassitario che chiamiamo alta finanza (che di “alto” non ha nulla), anche a costo di distruggere l’industria dei tre suddetti paesi (si veda lo scontro tra banchieri ed industriali tedeschi).

Berlusconi, non diversamente da Monti, lavora per dei poteri a tutti gli effetti nemici dei cittadini e degli stati occidentali, nemici del genere umano. Questo, a casa mia, si chiama alto tradimento.

Ecco cosa succede a restare soli contro tutti, come l’Argentina (come succederebbe all’Italia se uscisse dall’eurozona). Sono potenze incredibili quelle che ci troviamo a fronteggiare, per questo occorre una massa critica che nemmeno Italia e Spagna assieme hanno:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11197

Per approfondire la questione dell’uscita dall’eurozona senza confondere i propri desideri con la realtà:

http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/05/24/la-crisi-europea-atene-lo-spettro-della-dracma-tonino-perna-il-manifesto/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/12/la-situazione-e-irta-di-difficolta-e-noi-dobbiamo-essere-allaltezza-della-situazione-risposta-a-mauro-poggi/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/04/uscita-dalleurozona-rivoluzione-e-guerra-civile/

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“Perché non si dice con forza che solo andando verso un’Europa diversa, le pulsioni demagogiche di Berlusconi possono essere combattute? Un arroccamento verso un pro-europeismo acritico e passivo, quale v’è da temere emergerà nel centro-sinistra, sarebbe la peggior risposta al Cavaliere. E auspicabile, infine, che i compagni della lista arancione si attrezzino mobilitando le competenze disponibili – in primis degli economisti critici che si sono più spesi durante questa crisi - per dare una immagine di competenza e concretezza a fronte della problematica europea. Solo così da loro potrebbe venire un pungolo efficace alla “sinistra di governo” per uscire dall’europeismo dell’austerità, oltre che una risposta popolare all’altezza delle sfide”.
http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8990/

Presidenti americani schiettamente complottisti

I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).

Molte persone non tengono in nessun conto l’ovvia constatazione che il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe assolutamente. Queste persone vivono serenamente, godendo del tacito appoggio della massa (e dei media), spinta a farlo dai naturali meccanismi di difesa della psiche: nessuno vuole scoprire che la sua esistenza è precaria; che esercita solo un minimo controllo su di essa; che la realtà rischia di essere davvero così inquietante come in certi momenti ci troviamo a sospettare; che esistono forze economiche, politiche che lo considerano una cifra, una pedina; che la sua noncuranza, la sua beata innocenza rappresentano i migliori alleati di queste forze.

Tre presidenti americani – F.D. Roosevelt, D.D. Eisenhower e J.F. Kennedy – hanno dimostrato di non essere così sprovveduti. Nel 1936, Franklin D.  Roosevelt, nel suo discorso di accettazione della ricandidatura (Philadelphia, 27 giugno 1936) avvertiva i suoi concittadini che il superamento del feudalesimo e l’abolizione della schiavitù non aveva esaurito la necessità di combattere per la libertà e contro i potentati:

Perché da questa civiltà moderna gli aristocratici dell’economia hanno ricavato per sé nuove dinastie. Nuovi regni sono stati edificati sulla concentrazione del controllo dei beni materiali. Attraverso nuovi utilizzi di aziende, banche e titoli, nuovi macchinari industriali ed agricoli, nuovi usi del lavoro e dei capitali – il tutto inimmaginabile per i nostri avi – l’intera struttura della vita moderna è stata posta al servizio di questa nuova sovranità.

Non c’era posto in mezzo a questa regalità per le nostre molte migliaia di piccoli imprenditori e commercianti che hanno cercato di fare un uso degno e dignitoso del sistema americano di iniziativa e profitto. Non erano più liberi di quanto lo fossero operai e contadini. Anche i ricchi onesti e di vedute progressiste, consapevoli di quanto il loro successo fosse dovuto ad una miriade di fattori, non avrebbero mai potuto sapere dove inserirsi in questo schema dinastico.

È stato naturale e forse umano che i principi privilegiati di queste nuove dinastie economiche, assetati di potere, allungassero le mani per il controllo del governo stesso. Hanno creato un nuovo dispotismo e lo hanno avvolto nelle vesti delle beneplaciti giuridici. Al servizio di questo sistema, nuovi mercenari hanno cercato di irreggimentare la popolazione, il loro lavoro, le loro proprietà. E come risultato l’uomo comune si trova ancora una volta ad affrontare gli stessi problemi dei Minute Man (patrioti che dovevano essere pronti a combattere gli inglesi nel giro di un minuto, NdT).

Le ore di lavoro, i salari ricevuti, le condizioni di lavoro, tutto questo era passato al di là del controllo delle persone e veniva imposto da questa nuova dittatura industriale. I risparmi della famiglia media, il capitale del piccolo uomo d’affari, gli investimenti messi da parte per la vecchiaia – insomma il denaro altrui – sono stati lo strumento che la nuova regalità economica ha impiegato per trincerarsi.

Coloro che lavoravano la terra non raccoglievano più i frutti che spettavano loro di diritto. I loro modici guadagni erano decretati da uomini che vivevano in città lontane.

In tutta la nazione, le opportunità erano limitate dai monopoli. L’iniziativa personale è stata schiacciata dagli ingranaggi di questa grande macchina. Lo spazio per la libera intrapresa era sempre più ristretto. L’impresa privata, infatti, è diventata troppo privata. È diventata un’impresa privilegiata, non libera.

Un venerando giudice inglese una volta ha detto: “Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”. La libertà richiede la possibilità di farsi una vita decente in accordo con gli standard del proprio tempo, una vita che dia all’uomo non solo quanto basta per vivere, ma qualcosa per cui vivere.

Per troppi di noi l’uguaglianza politica che avevamo conquistato era priva di significato di fronte alla disuguaglianza economica. Un piccolo gruppo aveva concentrato nelle proprie mani il controllo pressoché completo sulle proprietà altrui, il denaro altri, il lavoro altrui, le altrui vite. Per troppi di noi la vita non era più libera, la libertà non era più reale, gli uomini non potevano più perseguire la ricerca della felicità.

Dwight D. Eisenhower, nel suo discorso di addio alla nazione, il 17 gennaio 1961, più allarmato ancora:

Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.

Infine John F. Kennedy, in un discorso tenuto all’hotel Waldorf-Astoria di New York, il 27 aprile 1961, poco più di due anni prima del suo assassinio:

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

Poi i due Kennedy sono stati uccisi e le cose sono cambiate. Ora c’è più cautela.

Consideriamo tre dichiarazioni pubbliche risalenti al 2008, in piena campagna elettorale per le presidenziali americane che hanno portato alla vittoria Obama.

La prima è di Joe Biden, candidato alla vice-presidenza: “non passeranno sei mesi prima che il mondo metta alla prova Barack Obama come fece con John Kennedy (riferimento alla crisi dei missili di Cuba, NdR)… Ricordate quel che vi ho detto ora, se anche non ricorderete nessun’altra delle cose che ho detto. Badate, stiamo per avere una crisi internazionale, una crisi provocata (generated), per mettere alla prova la stoffa di quest’uomo…vi assicuro che succederà…e non sarà chiaro fin da subito che abbiamo ragione (20 ottobre, 2008).

La seconda è di Colin Powell, segretario di stato nella prima amministrazione Bush (20 ottobre, 2008): “I problemi resteranno sul tavolo e ci sarà una crisi, una crisi che arriverà il 21, 22 gennaio, la cui natura non ci è ancora chiara. Quindi penso che quello che il Presidente dovrà fare è iniziare a utilizzare il potere presidenziale e la forza della sua personalità per convincere il popolo americano e convincere il mondo che l’America è solida, che l’America andrà avanti, che risolveremo i nostri problemi economici e che rispetteremo i nostri obblighi con le altre nazioni”.

La terza arriva in serata, è di Madeleine Albright, segretaria di stato nella seconda amministrazione Clinton, alla quale si domanda di commentare quanto detto da Biden: “beh, penso sia una constatazione dei fatti, francamente…”.

Qui i videoclip che documentano queste dichiarazioni:

http://www.staticbrain.com/archive/prophecies-of-impending-disaster-powell-biden-albright/

Alcuni giorni dopo Zbigniew Brzezinski, uno dei pezzi grossi della politica internazionale americana, conferma questa linea: “Penso che quello che sta succedendo in questo momento – che non è altro che una crisi globale della leadership americana, niente di meno che questo – penso che il presidente eletto, chiunque sarà – e ho le mie preferenze [Obama, NdT] – dovrà iniziare subito ad inviare segnali, e dovrà prepararsi ad affrontare alcuni problemi imminenti

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0811/02/fzgps.01.html

Psicopatia, portami via – La gente ce l’ha sotto il naso, ma non la vuole vedere

Romney nega spudoratamente davanti a milioni di Americani di aver detto o scritto cose che ha detto e scritto (il che è facilmente documentabile). Obama, interdetto, perde il confronto (lui, le molte volte che mente, non lo fa con così tanta disinvoltura, non con quel godimento).
Cameron presenta i conservatori inglesi (quelli che hanno tolto l’assistenza ai disabili relegandoli in casa) come “il partito della compassione”.
Serve davvero altro per capire che queste persone sono psicopatiche?
Se vedete una persona di colore, riuscite a chiamarlo “nero” anche se è politicamente scorretto accennare al colore della pelle?
Se uno è un imbecille non si può definirlo tale perché non sta bene e allora non lo è più?

Perché molti trovano così difficile accettare l’idea che una considerevole parte dell’umanità è diversa, è priva di empatia e coscienza e non ci può fare niente?
Un nero è nero, non è bianco. E uno psicopatico è quello che è, non ha scelto lui di essere così. Mentre il nero non è meno innocuo in quanto nero, lo psicopatico si comporta come la sua natura gli detta di comportarsi ed è nocivo per tutti gli altri, inclusi gli altri psicopatici (circa il 3-6% dell’umanità).

“Nel libro di Claude Steiner “l’alfabeto delle emozioni” ci vengono presentate due categorie di persone destinate ad esercitare “potere” nel mondo: gli psicopatici e gli empatici .

Gli psicopatici sono emotivamente “freddi”, non hanno contatto emotivo, sono bloccati nel “sentire”, agiscono senza freni. Possono mentire, rubare, estorcere, manipolare, senza sensi di colpa. Giocano con l’altro, lo usano, lo seducono, lo commuovono in funzione del potere, del possesso, del successo. Per gli psicopatici l’altro è solo un voto, un corpo, una cosa e non una persona. Raccontano verità diverse, giocano con le parole in funzione dell’interlocutore che ascolta. Ciò che è stato detto ieri oggi viene smentito. Tutto è strumentale e strumentalizzato. Hanno una grande capacità di intuire che cosa le persone vogliono sentire, lo dicono senza crederci, ma lo fanno sorridendo. Intuiscono se c’è un prezzo per il quale l’interlocutore è disposto a vendersi . Inventano nemici e traditori su cui indirizzare l’aggressività e le responsabilità degli insuccessi. Nella loro storia personale il cuore non è stato considerato e lo hanno dimenticato. Hanno un grande buco nell’anima, sono insaziabili e tutto ciò che conquistano, strappano, costruiscono, possiedono non placa il loro “vuoto”.

Gli empatici sono attenti ai sentimenti altrui. Cercano di cooperare con gli altri, di ottenere il meglio da sé e dalle persone. Si sentono impegnati a costruire percorsi e relazioni leali, autentiche, emozionalmente oneste. Il politico empatico ascolta il dolore e si è dato un metro con cui misurare i comportamenti: il rispetto del cittadino e dell’avversario. L’empatico è capace di forza e di tenerezza. Sa che il potere è importante e lo considera un prestito. È consapevole che la vita è fragile, che la storia è tragica e cerca di non barare né con l’una né con l’altra. Il politico empatico insegue sogni, ma è libero nel suo procedere. Sa che ogni essere umano ha una dignità sacra e si impegna a non calpestarla. Conosce gli idoli del suo cuore e sente che ha bisogno di guarigione interiore.

Laddove il politico psicopatico distrugge l’empatico costruisce, laddove il politico psicopatico calpesta l’empatico consola e progetta speranze.

Chiaramente l’empatia e la psicopatia sono due estremi. Nessuno è totalmente empatico o psicopatico, ma riconoscere i comportamenti prevalenti in noi e negli altri è un primo passo per capire e cambiare.

Capire quanti psicopatici nel panorama politico italiano detengono posti di potere è una necessità per custodire il futuro. Sono tanti, troppi coloro che avendo problemi in sospeso con la vita sono stati arruolati come classe dirigente dai vari partiti. E sono tanti, troppi i politici psicopatici a cui abbiamo consegnato il nostro consenso”.

http://www.insiemeragusa.it/node/396

Fenomenologia della psicopatia

Indossano sempre delle maschere (metaforiche): in pubblico vanno incontro alle aspettative altrui, per mimetizzarsi meglio (sanno di essere diversi dagli altri). Lo facciamo tutti, ma loro hanno come unico obiettivo la manipolazione del prossimo per realizzare i propri scopi.

Feriscono gli altri ma cercano costantemente di suscitare pietà o sensi di colpa, sentimenti che li avvantaggiano nelle loro manipolazioni.

Non sanno cos’è la coscienza e l’empatia ma la vedono negli altri e si convincono che sia un handicap. Terraformano la società in modo da allinearla alla loro percezione di come debbano andare le cose (vizi diventano virtù, virtù diventano vizi o patologie)

Sono guidati dalla necessità di dominare gli altri in un modo o nell’altro e di accumulare, ingoiare, spinti da un appetito inestinguibile.

Hanno unicamente e sempiternamente i propri interessi in mente.

Sono seduttori nati perché, almeno inizialmente, si conformano perfettamente alle aspettative degli altri. Sono dei camaleonti in forma umana.

Credono di essere più importanti di quello che realmente sono (e si sforzano di convincere gli altri di esserlo). In genere si prendono dannatamente sul serio.

Per difendere la loro credibilità e status gonfiato a dismisura mentono metodicamente.

Se non possono manipolare direttamente qualcuno seminano zizzania, mettono gli uni contro gli altri, diffondendo malelingue e calunnie.

Le loro emozioni (salvo il risentimento, la delusione, la rabbia, la bramosia) sono false e non sono bravi a calibrarle, perché sono privi di empatia, sono come dei principianti assoluti. Esagerano (“lacrime di coccodrillo”) oppure si mostrano singolarmente freddi. Sono spesso fuori luogo.

Non hanno assolutamente alcun riguardo per i sentimenti degli altri e li accusano di reagire sproporzionatamente alle loro azioni.

Sono completamente irresponsabili, privi di rimorsi e scrupoli, non si assumono mai alcuna responsabilità. Se rimpiangono qualcosa, è per non averla ottenuta.

Se chiedono scusa è solo perché la situazione lo richiede per poter continuare a manipolare il prossimo.

Sono amorali e promiscui, incapaci di essere fedeli, vogliono sempre prendere e se danno un po’ e perché sanno di potere ottenere molto di più.

Vivere in mezzo a persone dotate di coscienza è per loro estenuante. Per questo si prendono delle vacanze di completa depravazione. Vogliono sentirsi sporchi, impuri, corrotti, per ripulirsi dei “buoni sentimenti” che sono costretti a subire quotidianamente e che li fanno sentire a disagio. Droghe, prostituzione, pedofilia, abusi e torture possono essere degli ottimi sfoghi.

La loro prospettiva è fissata sul breve termine. Non sono lungimiranti e questo è il loro Tallone d’Achille: vedono la realtà come desiderano vederla, non come è. Prima o poi fanno un passo più lungo della gamba e crollano rovinosamente. È solo una questione di tempo.

Si annoiano facilmente, sono drogati di eccitazione e quindi impulsivi. Il che li rende ancora più vulnerabili all’autolesionismo (es. DSK).

Se non succede prima è perché, di norma, sono molto intelligenti ed abili nella mimesi. Quelli non sufficientemente acuti commettono errori grossolani e finiscono in galera. Gli altri arrivano al potere sfruttando la benevolenza, compassione, altruismo, spirito di sacrificio, devozione, dedizione, ingenuità, idealismo e credulità (imbecillità) dei “normali”. Fregare il prossimo facendo leva sulle sue virtù (che per loro sono debolezze) li fa godere, letteralmente.

Può capitare che fissino gli altri intensamente, come un predatore che mira alla sua preda.

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/golpe-psicopatico.html

Entra Renzi, esce Berlusconi – il cambio della guardia e la minaccia autoritaria

Aperitivo su Renzi e i poteri forti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/15/matteo-renzi-giovane-rampante-plastico-pericoloso/

Renzi il neoliberista

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/17/sto-con-marchionne-si-al-nucleare-si-al-tav-io-i-referendum-per-lacqua-non-li-voto-matteo-renzi/

Renzi beniamino della destra

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/26/la-destra-chiede-ai-suoi-di-votare-renzi-alle-primarie-del-pd/

 

MATTEO RENZI E I POTERI FORTI INTERNAZIONALI

“Il sindaco non parte da zero, come dimostra anche la genesi dell’incontro americano, nato dai contatti fra Giuliano da Empoli, l’architetto del programma elettorale renziano, e Matt Browne, già direttore del Policy Network — think tank fondato da Tony Blair, Gerhard Schroeder, Goran Persson e Giuliano Amato — che oggi è nel Center for American Progress, il pensatoio fondato da John Podesta. Ma il sindaco fra i suoi rapporti politici in America, oltre ai Dem tipo Kerry Kennedy, può contare anche su relazioni trasversali, grazie anche alla vicinanza di Marco Carrai, che cura la raccolta fondi di Renzi, a Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute”.

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/6-settembre-2012/quella-rete-americana-asse-clinton-blair-2111718004332.shtml

Chi è Michael Ledeen?

Il miglior programma in assoluto di educazione alla democrazia si chiama “Esercito degli Stati Uniti”.

Michael Ledeen, American Enterprise Institute for Public Policy Research (AEI)

La stabilità è una missione indegna per l’America, ed anche un concetto fuorviante. Non vogliamo la stabilità in Iran, Iraq, Siria, Libano, e perfino nell’Arabia Saudita, vogliamo che le cose cambino. Il vero problema non è se, ma come destabilizzare.

Michael Ledeen, Wall Street Journal, 4 settembre 2002

La potenza formidabile di una società libera dedicata ad una sola missione è qualcosa che [i nostri nemici] non riescono a immaginare … La nostra vittoria inaspettatamente rapida in Afghanistan è il preludio di una guerra molto più vasta, che con tutta probabilità trasformerà il Medio Oriente per una generazione almeno, e ridefinirà la politica di molti paesi più vecchi in tutto il mondo.

Michael Ledeen, «The War against the Terror Masters» New York: St. Martin’s Press, 2002.

Daniele Capezzone, il segretario radicale, è andato a Washington, il 9 marzo scorso, all’American Enterprise Institute, a parlare di “globalizzazione della democrazia”, invitato da Michael Ledeen, definito da Radio Radicale “uno dei maggiori esponenti del pensiero neocon. Peccato che Ledeen è un nome che ricorre nelle memorie di Francesco Pazienza e negli atti della Commissione P2, oltre che nella relazione di minoranza della stessa, quella stesa da Massimo Teodori, ai tempi radicale anch’egli un uomo dei servizi segreti, che l’ammiraglio Fulvio Martini, capo dell’intelligence tricolore, bollò come “persona sgradita” in Italia.

[…].

E’ l’onorevole Giovine a realizzare la migliore sintesi sul personaggio: “Pensiamo al ruolo di Michael Ledeen, che entrava e usciva dal Viminale in quei giorni [quelli del sequestro Moro, ndr]. Michael Ledeen non è uno qualsiasi, ma è forse il più esperto, non teorico ma pratico, della disinformazione americana. Michael Ledeen peraltro è anche un intellettuale apprezzato: è lui per esempio l’autore dell’intervista a De Felice sul fascismo. All’epoca del caso Moro era uno dei più abili giocatori di poker a Roma. E’ l’uomo che ha congegnato il cosiddetto “Billygate”, cioè che ha incastrato il fratello del presidente Carter con una operazione in Libia di altissima scuola fra i cosiddetti “dirty tricks”. [...] Pazienza è un ragazzo di bottega rispetto a Michael Ledeen, e io ho citato solo una delle sue imprese. E poi chi troviamo all’altro capo del telefono quando Craxi parla col presidente Reagan la notte di Sigonella? Michael Ledeen, che traduce per Reagan. Ho citato solo due episodi: Ledeen è un uomo di punta di tutto l’ambiente che grava intorno al generale Alexander Haig, personaggio cruciale dell’ambiente nixoniano, uomo poi caduto sull’affare Iran-Contras, il cui ruolo è centrale. [...] Ledeen, ripeto, ha contatti con il giro di Alexander Haig, che è un giro particolare, di una massoneria particolare e di Servizi di un certo tipo, come del resto è noto alle cronache. Michael Ledeen è uomo che il ministro Cossiga fa entrare direttamente nella vicenda Moro: non mi interessano i rabdomanti e la corte dei miracoli, ma che, all’interno di questi vi sono anche gli uomini forti. Michael Ledeen è un uomo forte in questo tipo di azione. E’ mai stato chiesto il suo ruolo? E’ mai stato chiesto a Cossiga perché si è rivolto a Michael Ledeen? Perché lo ha mandato, con quale scopo? Scusatemi questa valutazione politica, ma altri come lui possono essere stati coinvolti da Cossiga, di cui neanche sappiamo i nomi” [Atti della commissione stragi, 38/1998].

Ledeen appare anche nelle motivazioni della sentenza su Ustica. Vale la pena di riportare il passo in questione, è un ulteriore bel ritratto: “Veniva anche trasmesso un carteggio concernente Mike Ledeen, relativo alla richiesta di pagamento di onorario per 30.000 dollari da lui avanzata al nostro Governo. L’onorario richiesto risaliva ad un incarico ricevuto nel 1978 dall’allora Ministro dell’Interno prima che questi lasciasse il dicastero, pertanto prima o durante il sequestro dell’onorevole Aldo Moro. L’incarico era relativo ad uno studio sul “terrorismo”. Sul punto non possono non richiamarsi le affermazioni del prefetto D’Amato rese alla Commissione P2, in cui riferendosi a Ledeen precisa che “era stato addirittura collaboratore dei Servizi italiani, perché aveva tenuto, insieme a due ex elementi della CIA, dei corsi dopo il caso Moro” (v. audizione Federico Umberto D’Amato, Commissione P2, 29.10.82

http://www.carmillaonline.com/archives/2004/05/000789print.html

Tutta la documentazione disponibile relativa alle operazioni dei servizi segreti italiani, americani ed israeliani che hanno coinvolto Ledeen  – 11 settembre 2001, fantomatiche armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein, Iran-Contra, Stategia della Tensione, attentato a Giovanni Paolo II e molto altro – la potete trovare qui:

http://www.historycommons.org/entity.jsp?entity=michael_ledeen

“Una presentazione di Ledeen che cerca di diversificare a tutti i costi il fascismo dal nazismo facendo perdere di vista i temi del volume”

http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1[idrecensione]=2500

Qual è la natura della contiguità tra Matteo Renzi e Michael Ledeen, ultraconservatore, ultrasionista, islamofobo da sempre in favore della destabilizzazione del Medio Oriente?

Perché un politico che aspira a guidare il maggior partito di “sinistra” in Italia ed un eventuale governo dovrebbe essere associato ad un neocon guerrafondaio con il suo passato a dir poco ambiguo tra terrorismo e servizi segreti?

MATTEO RENZI E I POTERI FORTI NOSTRANI

Anche se Renzi negli anni si è sempre più laicizzato, è sempre Carrai a tessere relazioni con il mondo cattolico, in modo trasversale alle congregazioni delle fede e quindi mantenendo buoni rapporti sia con Comunione e Liberazione che con l´Opus Dei.

Il manager toscano vanta conoscenze importanti non solo tra le élite italiane. È sempre lui ad aver messo in contatto Renzi con l’ex primo ministro britannico laburista Tony Blair e con Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute.

[…]

Il giornalista del Corriere Fiorentino David Allegranti, nel suo libro “Matteo Renzi. Il rottamatore del Pd” (Editore Vallecchi 2011), lo ha definito il “Gianni Letta” del primo cittadino di Firenze. E quindi forse, come per Berlusconi, se non ci fosse Carrai, non ci sarebbe Renzi. Anche se quasi nessuno lo sa.

http://www.formiche.net/dettaglio.asp?id=31213&id_sezione=

“…in questa fase pre-elettorale e pre-discesa in campo sono soprattutto gli ultimi due – De Siervo e Da Empoli – ad avere avuto un ruolo importante nella formazione della squadra, del programma e dell’organizzazione della campagna del sindaco di Firenze.

Luigi De Siervo, 43 anni, fiorentino, figlio dell’ex presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo, ex consulente a Firenze dello studio dell’avvocato David Mills [“Consulente della Fininvest per la finanza estera inglese, è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza in favore di Silvio Berlusconi nei processi Arces (tangenti alla Guardia di Finanza) e Al Iberian – fonte: wikipedia].

De Siervo, tra le altre cose…è stato scelto ancora una volta dal sindaco per allestire i contenuti e gli elementi scenici del suo primo e itinerante Big Bang nazionale

Accanto a De Siervo, poi, sul lato dei contenuti, la persona da tenere bene a mente si chiama Giuliano Da Empoli. Da Empoli – 39 anni, scrittore, saggista e figlio di Antonio Da Empoli, ex consigliere economico di Bettino Craxi – nel 2009 è stato scelto da Renzi come assessore alla Cultura del Comune di Firenze e dopo due anni e mezzo di esperienza in giunta su richiesta del sindaco ha cambiato più o meno mestiere e si è messo alla guida di quel piccolo think tank che dallo scorso ottobre elabora e rielabora a getto continuo i contenuti del programma del sindaco.

I contributors di Renzi (ce ne sono di curiosi e interessanti, non solo Pietro Ichino e Alessandro Baricco, ma, per dire, anche Oscar Farinetti, inventore di Eataly, e David Serra, numero uno del Hedge Fund italiano più famoso d’Europa, Algebris)…Luigi Zingales (economista neoliberista firmatario insieme con Oscar Giannino anche del documento “Fermare il declino”)

Di Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza ed ex coordinatore dei lettiani del nord e centro Italia, invece si sa che è il responsabile della macchina organizzativa di Renzi mentre si sa meno che è proprio lui la persona che più degli altri in questa fase è stata incaricata di lanciare messaggi positivi ai montiani di tutto il mondo (lunedì mattina, per dire, intervistato a “Omnibus”, Reggi ha ripetuto che in un governo Renzi ci potrebbe stare perfettamente un Mario Monti ministro dell’Economia).

 …il costituzionalista Francesco Clementi, classe 1975, professore di Diritto pubblico comparato alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Perugia… il giurista che materialmente ha scritto una parte importante del programma del Rottamatore: quella legata alla riforma istituzionale di cui Renzi si farà promotore durante la campagna elettorale. Una riforma che punta a rafforzare l’esecutivo proponendo, in nome della “trasparenza e della responsabilità”, un sistema di governo neoparlamentare sul modello del sindaco d’Italia, sul modello delle democrazie anglosassoni e in particolare sul “modello Léon Blum”. Blum, forse qualcuno lo ricorderà, fu lo storico presidente del Consiglio che negli anni Trenta diede il “la” alla riforma della Terza Repubblica francese e che nel 1936 mise nero su bianco nel pamphlet “La Réforme gouvernementale” (tradotto in Italia proprio da Clementi) le linee guida di quella che sarebbe diventata la futura rivoluzione presidenziale francese. “Il presidente del Consiglio – scrive Blum in questo pamphlet di cui il sindaco di Firenze ha letto alcuni estratti – deve essere come un monarca, un monarca a cui furono tracciate in precedenza le linee della sua azione: un monarca temporaneo e permanentemente revocabile, che possiede nonostante ciò, durante il tempo nel quale la fiducia del Parlamento gli dà vita, la totalità del potere esecutivo, unendo e incarnando in sé tutte le forze vive della nazione”.

Cosimo Pacciani, dirigente della Royal Bank of Scotland (la banca dei Rothschild , NdR);

http://www.ilfoglio.it/soloqui/14879

Il non-programma politico di Matteo Renzi

Renzi stesso non lo ha definito un programma, introducendo le 26 pagine che dovrebbero rappresentare il suo manifesto politico, ma che di politico hanno ben poco. A leggere questo documento non si scorge affatto quella novità e quella freschezza, che Renzi sembrava promettere con il suo giovane viso. A leggerlo bene, questo documento porta una serie di formule liberiste che di nuovo hanno ben poco, accanto a qualche slogan e molta ideologia.

[…]

La sua continuità programmatica e politica con il governo Monti poi è impressionante: maggiore integrazione europea (ergo maggiore cessione di sovranità nazionale); dismissione del patrimonio pubblico; riduzione del 20-25% degli investimenti e dei trasferimenti alle imprese; obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche per erogare mutui agli studenti; accelerazione sulle liberalizzazioni; priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere; attrazione degli investimenti stranieri (Renzi lo sa che sono comunque un debito?); politiche del lavoro incentrate sulla flexsecurity (la precarizzazione del lavoro vista da sinistra); nessun ritocco alla riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero; incentivi alle fonti rinnovabili elettriche; riduzione del numero delle forze di polizia. Infine Renzi si dice completamente a favore del Fiscal Compact, dell’integrazione della vigilanza bancaria europea presso la BCE e dell’aumento di fondi al neo-costituito ESM.

[Su Fiscal Compact e ESM: http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/francia-una-nazione-con-la-spina-dorsale/]

http://www.movisol.org/12news193.htm 

Cene, viaggi, fiori, pasticcini La Corte dei Conti indaga su Renzi. Sotto esame i rimborsi del periodo 2005-2009, quando il sindaco di Firenze guidava la Provincia. Gli esborsi riguardano anche 70mila euro per attività di rappresentanza negli Stati Uniti e spese al ristorante per 17mila euro… Nel lungo elenco di ricevute e spese che gli inquirenti stanno verificando ci sono anche le fatture di fioristi, servizi catering, biglietti aerei e società vicine all’attuale sindaco. A cominciare dalla Florence Multimedia che riceve complessivamente 4,5 milioni di euro dall’ente.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/renzi-e-spese-allegre-mentre-era-presidente-della-provincia/359496/

Quelli che: “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”

DI ALBERTO BAGNAI

ilfattoquotidiano.it

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro del luogocomunismo.

Sapete quelli che “abbiamovissutoaldisopradeinostrimezzi”? Le grandi frasi che non dicono nulla (direbbe Flaiano), ma dicono molto su chi le pronuncia (aggiungo sommessamente io). Sono quelli che dalle colonne dell’informazione di regime ci accusano di avere “nostalgia della lira” ( Gramellini, caro, lo so che i capelli non li ho persi per colpa dell’euro, grazie, il problema è un altro, e te lo spiegherei se tu non pensassi di saperne più di un premio Nobel, o anche di uno studente del primo anno. Sai, fai un po’ tenerezza anche tu…).

Il paradosso è che loro, quelli che “guardano avanti”, in realtà esprimono una patetica, perdente nostalgia per i sani principi patriarcali che reggevano l’Italia contadina. Carissimi: purtroppo siamo in una moderna economia capitalistica e finanziaria! E la finanza, caso mai non lo aveste capito (non è mai troppo tardi) serve proprio a vivere al di sopra dei propri mezzi, che non è necessariamente una cattiva idea, perché in economia esiste una cosa che si chiama “tempo”: il debito è un modo per raccordare il presente al futuro (questa è la forza del capitalismo) e non è detto che sia un modo sbagliato. Dipende da cosa si fa coi soldi che si prendono in prestito.

Per fortuna Alesina e Giavazzi ci danno un assist inaspettato nella lotta contro le orde luogocomuniste. Eh già! Perché nel disegnare un’ampia sintesi dell’accaduto, i funamboli dell’austerità espansiva, presi da un irreprimibile accesso di sincerità, cosa ci dicono? “Le banche, dopo aver concesso mutui con grande leggerezza, senza chiedersi se il debitore sarebbe stato in grado di sostenere le rate, subiscono perdite ingenti e devono ricapitalizzarsi… se interviene lo Stato, il debito pubblico esplode”.

Ma va là! Allora se tante imprese e tante famiglie hanno contratto mutui insostenibili la colpa non è tutta e solo loro? Allora è come dico io ( litigando, da un anno a questa parte, sul mio blog, con i vostri accesi ammiratori): in un’economia capitalistica il creditore deve essere accorto, deve valutare i progetti da finanziare! Quando il raccordo fra presente e futuro si inceppa, la responsabilità è anche e soprattutto di chi ha dato, non solo di chi ha preso. Grazie, colleghi.

Vogliamo fare un passettino in più? Vogliamo chiederci perché le banche paiono così “leggere” al vento della globalizzazione (quali colombe dal disio chiamate)? Voi, pudichi e ritrosi, la domanda non la fate, ma la risposta ve la do lo stesso, e gratis: le banche hanno prestato incautamente perché avevano la tronfia e spudorata certezza che al momento opportuno sarebbero state tirate fuori dai guai dai governi, i quali avrebbero fatto carne di porco dei loro cittadini pur di salvare le riverite terga dei banchieri. Cosa che sta puntualmente accadendo ad opera dei tanti garzoni di bottega inviati a riscuotere i sospesi, i quali, sapendo che l’euro sta per saltare, strozzano i cittadini per rimborsare i propri mandanti in moneta “buona”, prima dell’inevitabile svalutazione. E i cittadini accettano (per ora) di essere strozzati anche perché tanti lungimiranti e progressisti informatori ripetono loro:

avetevissutoaldisopradeivostrimezzi. Penitenziagite!

Come ogni ideologia, anche il luogocomunismo è finalizzato a controllare le masse, e fallirà. E dopo, cari Solone e Licurgo, per risolvere i problemi di moral hazard della finanza ci sarà bisogno non di meno, ma di più Stato: di spezzare le reni non alla Grecia (vergogna!), ma alla finanza, dividendo le banche sia funzionalmente sia dimensionalmente (il ring fencing del quale si parla in paesi più liberi del nostro) e limitando i movimenti internazionali di capitali. Perché tanto da qui non si scappa: negli ultimi trent’anni, tutti i paesi andati a gambe per aria erano stati prima sommersi da un diluvio di capitali esteri. I soldi che le banche prestavano “con grande leggerezza” venivano da fuori.

Ve lo spiegano questo Reinhart e Rogoff? Perché eventualmente c’è un amico mio che potrebbe spiegarvelo. Le crisi finanziarie non sono catastrofi naturali: forse non ci crederete, ma le crisi avvengono perché qualcuno ci guadagna (sì, lo so: l’esempio non è buono: purtroppo in Italia c’è chi ci guadagna anche dai terremoti: ma almeno ancora non può provocarli…). Sempre a proposito di letture consigliate, lo studio di Reinhart e Rogoff sui rapporti fra debito pubblico e crescita non servirebbe a nulla nemmeno se fosse stampato sulla carta igienica. Ma per fortuna chi fa ricerca seria su questi temi in Europa c’è: Panizza e Presbitero è una lettura consigliata per voi.

E a tutti consiglio Oltre l’austerità.

Alberto Bagnai

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/26/quelli-che-abbiamo-vissuto-al-di-sopra-dei-nostri-mezzi/307141/

26.07.2012

COMMENTI DI LETTORI:

  • Certo che in Spagna sono stati fatti investimenti improduttivi. Ma li si sono fatti perché le banche del Nord, con quello che i giuristi chiamano “dolo eventuale”, hanno scelto deliberatamente il rischio di collocare la loro liquidità in eccesso in un paese che in tutta evidenza, almeno dal 2004, si capiva che non sarebbe stato in grado di restituire tutti i soldi che prendeva. Colpa degli spagnoli? Cioè, secondo voi una famiglia, che è solo une delle migliaia di clienti di una banca, deve avere quelle nozioni di macroeconomia che in tutta evidenza, come questo post dimostra, nemmeno i “padri” della nostra “patria” “europea” posseggono? E invece le banche, che sono poche, che hanno potere di mercato, che hanno il dovere istituzionale di monitorare i progetti di investimento, e che dispongono di uffici studi, loro no, non sapevano che gioco stavano giocando? Vedete, non è una storia nuova, è una storia vecchia, anzi, vecchissima. L’acqua del ruscello scorre sempre a valle. Ricordate?
  • in economia esiste una cosa che si chiama “tempo”: il debito è un modo per raccordare il presente al futuro (questa è la forza del capitalismo) Questa affermazione mi fa venire in mente che esiste un tempo ciclico, circolare, che è presente in tutte le culture “primitive” ed un tempo lineare. La freccia del tempo lineare fu incoccata dai mercanti prima ed industriali dopo, che pretesero di traghettarci da un passato barbaro e ostile (a loro) ad un futuro radioso e felice (per loro, per noi si lavora e basta). Si può raccordare presente, passato e futuro solo attraverso il tempo circolare (i cicli delle stagioni ad es), mai attraverso il tempo lineare. Questo è l’errore epistemologico madornale che l’homo oeconomicus attuale pretende ma non può ottenere. O accetta che esiste una prevedibilità temporale che prima o dopo fa ritornare tutto all’inizio (azzerando di fatto i processi innescati, grande mandala sociotemporale) oppure accetta che il tempo sia sempre diverso (e sempre migliore per default culturale). La scelta dell’homo oeconomicus è evidente: vuole convincerci e convincersi che stiamo vivendo tempi lineari pretendendo di raccordare presente e futuro. Non può funzionare, se non per quei brevi tratti temporali dove gli elementi circolari si confondono con quelli lineari.
  • Nel 1992-93 ho lavorato negli USA e, per necessità, ho aperto un piccolo cc in una banca di Los Angeles, con un deposito iniziale di 2mila $. Per prima cosa, alla vista di quei soldi, l’impiegata ha fatto tanto d’occhi, come dire “che gran risparmiatore!”, poi mi ha informato che siccome avevo depositato più di 300 $, partecipavo all’estrazione settimanale in cui il vincitore si vedeva moltiplicato x3 il deposito e, in più, gli veniva appioppata una carta di credito speciale superultradeluxevip con la quale poteva acquistare praticamente tutto a comode rate di 50$ al mese. Nella mia permanenza negli USA, la maggior parte della posta che ho ricevuto erano carte di credito. tante, ma tante che ci ho fatto un libro! Laggiù la vita stessa era basata sul’indebitarsi. La parola SAVE (risparmia) era sinonimo di BUY (compra). Nessuno era senza debiti. Anzi, essere senza debiti, spendere senza carta di credito, era considerato un comportamento un po’ strambo e antisociale. Quindi, se ti indebiti per pagare il conto del ristorante, figurati per pagare una casa! Quindi, di chi è la colpa?

 

Una generazione di Italiani condannati alla miseria, con l’avallo dei “progressisti” (articolo della Repubblica)

 

Luciano Gallino, “Sulla crisi pesano i debiti delle banche”, la Repubblica, 30 luglio 2012, p. (1) 18

Il 20 luglio la Camera ha approvato il “Patto fiscale”, trattato Ue che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del Pil in vent` anni. Comporterà per l`Italia una riduzione del debito di una cinquantina di miliardi l`anno, dal 2013 al 2032.

Una cifra mostruosa che lascia aperte due sole possibilità: o il patto non viene rispettato, o condanna il Paese a una generazione di povertà.

Approvando senza un minimo di discussione il testo la maggioranza parlamentare ha però fatto anche di peggio. Ha impresso il sigillo della massima istituzione della democrazia a una interpretazione del tutto errata della crisi iniziata nel 2007. Quella della vulgata che vede le sue cause nell`eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale. In realtà le cause della crisi sono da ricercarsi nel sistema finanziario, cosa di cui nessuno dubitava sino agli inizi del 2010. Da quel momento in poi ha avuto inizio l`operazione che un analista tedesco ha definito il più grande successo di relazioni pubbliche ["propaganda", NdR] di tutti i tempi: la crisi nata dalle banche è stata mascherata da crisi del debito pubblico.

In sintesi la crisi è nata dal fatto che le banche Ue (come si continuano a chiamare, benché molte siano conglomerati finanziari formati da centinaia di società, tra le quali vi sono anche delle banche) sono gravate da una montagna di debiti e di crediti, di cui nessuno riesce a stabilire l`esatto ammontare né il rischio di insolvenza. Ciò avviene perché al pari delle consorelle Usa esse hanno creato, con l`aiuto dei governi e della legislazione, una gigantesca “finanza ombra”, un sistema finanziario parallelo i cui attivi e passivi non sono registrati in bilancio, per cui nessuno riesce a capire dove esattamente siano collocati né a misurarne il valore.

La finanza ombra è formata da varie entità che operano come banche senza esserlo. Molti sono fondi: monetari, speculativi, di investimento, immobiliari. Il maggior pilastro di essa sono però le società di scopo create dalle banche stesse, chiamate Veicoli di investimento strutturato (acronimo Siv) o Veicoli per scopi speciali (Spv) e simili. Il nome di veicoli è quanto mai appropriato, perché essi servono anzitutto a trasportare fuori bilancio i crediti concessi da una banca, in modo che essa possa immediatamente concederne altri per ricavarne un utile. Infatti, quando una banca concede un prestito, deve versare una quota a titolo di riserva alla banca centrale (la Bce per i paesi Ue). Accade però che se continua a concedere prestiti, ad un certo punto le mancano i capitali da versare come riserva. Ecco allora la grande trovata: i crediti vengono trasformati in un titolo commerciale, venduti in tale forma a un Siv creato dalla stessa banca, e tolti dal bilancio. Con ciò la banca può ricominciare a concedere prestiti, oltre a incassare subito l`ammontare dei prestiti concessi, invece di aspettare anni come avviene ad esempio con un mutuo. Mediante tale dispositivo, riprodotto in centinaia di esemplari dalle maggiori banche Usa e Ue, spesso collocati in paradisi fiscali, esse hanno concesso a famiglie, imprese ed enti finanziari trilioni di dollari e di euro che le loro riserve, o il loro capitale proprio, non avrebbero mai permesso loro di concedere. Creando così rischi gravi per l`intero sistema finanziario.

I Siv o Spv presentano infatti vari inconvenienti. Anzitutto, mentre gestiscono decine di miliardi, comprando crediti dalle banche e rivendendoli in forma strutturata a investitori istituzionali, hanno una consistenza economica ed organizzativa irrisoria. Come notavano già nel 2006 due economisti americani, G. B. Gorton e N. S. Souleles, «i Spv sono essenzialmente società robot che non hanno dipendenti, non prendono decisioni economiche di rilievo, né hanno una collocazione fisica». Uno dei casi esemplari citati nella letteratura sulla finanza ombra è il Rhineland Funding, un Spv creato dalla banca tedesca IKB, che nel 2007 aveva un capitale proprio di 500 (cinquecento) dollari e gestiva un portafoglio di crediti cartolarizzati di 13 miliardi di euro. L`esilità strutturale dei Siv o Spv comporta che la separazione categorica tra responsabilità della banca sponsor, che dovrebbe essere totale, sia in realtà insostenibile. A ciò si aggiunge il problema della disparità dei periodi di scadenza dei titoli comprati dalla banca sponsor e di quelli emessi dal veicolo per finanziare l`acquisto. Se i primi, per dire, hanno una scadenza media di 5 anni, ed i secondi una di 60 giorni, il veicolo interessato deve infallibilmente rinnovare i prestiti contratti, cioè i titoli emessi, per trenta volte di seguito. In gran numero di casi, dal 2007 in poi, tale acrobazia non è riuscita, ed i debiti di miliardi dei Siv sono risaliti con estrema rapidità alle banche sponsor.

La finanza ombra è stata una delle cause determinanti della crisi finanziaria esplosa nel 2007. In Usa essa è discussa e studiata fin dall`estate di quell`anno. Nella Ue sembrano essersi svegliati pochi mesi fa. Un rapporto del Financial Stability Board dell`ottobre 2011 stimava la sua consistenza nel 2010 in 60 trilioni di dollari, di cui circa 25 in Usa e altrettanti in cinque paesi europei: Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna. La cifra si suppone corrisponda alla metà di tutti gli attivi dell`eurozona. Il rapporto, arditamente, raccomandava di mappare i differenti tipi di intermediari finanziari che non sono banche. Un green paper della Commissione europea del marzo 2012 precisa che si stanno esaminando regole di consolidamento delle entità della finanza ombra in modo da assoggettarle alle regole dell`accordo interbancario Basilea 3 (portare in bilancio i capitali delle banche che ora non vi figurano). A metà giugno il ministro italiano dell`Economia – cioè Mario Monti – commentava il green paper: «E’ importante condurre una riflessione sugli effetti generali dei vari tipi di regolazione attraverso settori e mercati e delle loro potenziali conseguenze inattese».

Sono passati cinque anni dallo scoppio della crisi. Nella sua genesi le banche europee hanno avuto un ruolo di primissimo piano a causa delle acrobazie finanziarie in cui si sono impegnate, emulando e in certi casi superando quelle americane. Ogni tanto qualche acrobata cade rovinosamente a terra; tra gli ultimi, come noto, vi sono state grandi banche spagnole. Frattanto in pochi mesi i governi europei hanno tagliato pensioni, salari, fondi per l`istruzione e la sanità, personale della PA, adducendo a motivo l`inaridimento dei bilanci pubblici. Che è reale, ma è dovuto principalmente ai 4 trilioni di euro spesi o impegnati nella Ue al fine di salvare gli enti finanziari: parola di José Manuel Barroso. Per contro, in tema di riforma del sistema finanziario essi si limitano a raccomandare, esaminare e riflettere. Tra l`errore della diagnosi, i rimedi peggiori del male e l`inanità della politica, l`uscita dalla crisi rimane lontana.

Il celebre economista Nouriel Roubini paventa un 2013 con banchieri impiccati ai lampioni e guerra mondiale in corso

Le mie previsioni non sembrano più così ardite.

«Una tempesta perfetta», con tanto di «banchieri impiccati per le strade». Se a parlare così fosse un minoritario militante extraparlamentare, quasi tutti alzerebbero le spalle sorridendo. Se a dirlo è «Mr. Doom», forse l’unico economista di statura globale che abbia capito per tempo cosa stava accadendo nel 2007, all’epoca dell’esplosione di una bollicina insignificante come i mutui subprime statunitensi, allora è tutta un’altra faccenda.

L’analisi di Nouriel Roubini è impietosa e senza vie d’uscita visibili. E certo non piacerà né a Monti né a Merkel. Ma centra il problema dei problemi.

«Nulla è cambiato dalla crisi finanziaria. Gli incentivi per le banche (la liquidità a piene mani garantita dalle banche centrali, ndr) permettono loro di agire in modo truffaldino, di fare cose illegali e immorali; l’unico modo per evitarlo è rompere questo grande supermercato finanziario».

Altro che codici di autoregolamentazione, istituti che debbono «riscrivere le regole»… Roubini ritiene che solo delle «sanzioni penali» avrebbero potuto fermare la folle ricostruzione del meccanismo che aveva prodotto la crisi del 2007. «Se alcune persone finiscono in carcere, forse sarà una lezione». Rabbioso, ma probabilmente inefficace e sgradito ai governanti. L’alternativa, avverte Roubini, è che «qualcuno verrà impiccato per le strade» ["If some people end up in jail, maybe that will teach a lesson to somebody - or somebody will hang in the streets"].

Il fatto è che ci ritroviamo al punto di partenza, nella stessa situazione del giorno prima del fallimento di Lehmann Brothers. E quindi «il 2013 sarà peggio del 2008» perché «oggi siamo a corto di contromisure». Di fatto: «nel 2008 si potevano tagliare i tassi di interesse», che oggi sono a zero quasi dappertutto. Allora e finora si poteva «immettere liquidità»; ma oggi «sta diventando sempre meno efficace perché il problema è di solvibilità, non di liquidità». I debitori non pagano, quindi la circolazione si ferma e il denaro resta in cassaforte. Infine gli stati non possono più salvare nessuno, perché «hanno disavanzi bilancio già troppo grandi» per colpa dei salvataggi di qualche anno fa. Diventa dunque impossibile tornare a «salvare le banche»; i governi sono «prossimi a essere insolventi», come la Grecia e, forse, la Spagna.

L’unica mossa di una certa efficacia per procrastinare l’esplosione globale sarebbe a disposizione della Bce, che dovrebbe fare «una monetizzazione non sterilizzata in quantità illimitata». Ma non è nel suo statuto, quindi le è vietato («costituzionalmente illegale»). Naturalmente Nouriel è un economista attento anche all’economia reale. Quindi aggiunge un elemento fin qui ignorato dagli opinionisti alla Giavazzi: «infine c’è il pericolo di una possibile guerra tra Israele, Stati uniti e Iran, che raddoppierebbe il prezzo del petrolio in una notte».

Bingo. Difficile sintetizzare meglio le molte ragioni per cui un sistema economico fondato sull’«avidità» individuale a scapito del benessere collettivo è «obbligato» ad esplodere «a grande velocità». Quando? Roubini è ottimista: «il fondo Efsf-Esm deve essere almeno quadruplicato; in caso contrario si avrà una crisi più grande non tra sei mesi, ma nelle prossime due settimane». Buone vacanze…

Francesco Piccioni

Fonte: www.ilmanifesto.it

10.07.2012

Heliofant (“I, pet goat II”): il nostro futuro?

Il titolo viene da qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/09/quella-capretta-11-ritorno-nella-scuola.html

Produzione Heliofant (Québec).

Helios (Sole, Apollo) + Ierofante: Nei misteri di Eleusi (del dio Apollo), il sacerdote più elevato…mostra oggetti sacri (τὰ ἱερά) nei momenti culminanti dei riti iniziatici e pronuncia certe formule sacre.

http://www.treccani.it/enciclopedia/ierofante/

*****

MIA DESCRIZIONE (SEGNALATE PURE QUEL CHE NON HO VISTO OPPURE HO CONFUSO)

Capretta di Bush in un campo di internamento, con tanto di codice a barre stampato sulla fronte ed il 666 satanico

Sotto, il disegno di un padrone che tiene al guinzaglio il suo cane (guardiano del lager? Potentati?).

Burattinaio con mano squamata. Anello con la S (Satana? Serpente/Snake? Simbolo del dollaro? Altro?)

Marionetta Bush con cappello d’asino intrattiene il pubblico su un pavimento a scacchiera massonica. Bush cerca di dire: “Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me” (= “la prima volta che mi freghi è colpa tua, la seconda è mia, perché significa che sono davvero stupido”. Sulla lavagna casa in fiamme, squalo, il termine “evoluzione” che dev’essere ancora completato (evoluzione umana incompleta). Sotto la lavagna un dragone cinese ed un cervello spaccato in due emisferi (indicazione che senza il corpo calloso, con un cervello riunificato, le cose andrebbero meglio?). Bush si trasforma nel brillante, simpatico, colto Obama che presto però si mette a ridacchiare mefistofelicamente.

Bambina innocente (Alice nel paese delle meraviglie) con mela del peccato in mano. Si chiama Lily (giglio, fiore che rappresenta la dignità, la nobilità di spirito) Unica sveglia tra tante statue imprigionate. Coniglio bianco sullo sfondo. Cerchio la protegge (?). Sul retro c’è la porta di uscita, ma è alle loro spalle e nessuno la vede. Si accorge dell’inganno, lascia cadere la mela, corsa della mela interrotta da uno stivale (di Obama?) che calpesta un dollaro. Si spacca in due, sboccia un fiori di loto (simbolo della presa di coscienza). Obama ha i sudori freddi. Fuori, bandiera americana strappata e graffito che forse rimanda al Salmo 23 “Il Signore è il mio pastore”. Montagne di neve ed iceberg all’esterno (glaciazione? O inverno in stile Narnia?). Caduta delle Torri Gemelle. Osama Bin Laden con etichetta identificativa della CIA.

Pozzi petroliferi in piena attività, petrolio in abbondanza (boom petrolifero?)

Vortice a spirale nel cielo.
Statua della Libertà (nel sito di Heliofant è identificata come Signora della Servitù) sorge su una Stella di Davide (riferimento alla lobby sionista a Washington?). La sua fiaccola precipita a terra. Uovo orfico (simbolo di potenziale creativo, vitale, spirituale). Barca funeraria egizia, trasporta invece il Cristo (Osiride, Apollo, ecc.), in uno stato di sospensione animica (“in sonno”).

Draco (questo è il suo nome), il Grande Fratello, ne avverte la presenza. Si dimena, ma continua a monitorare e manipolare il cervello dell’umanità terrorizzandola con le notizie sui crolli di borsa e nuove guerre nel mondo (il colore giallo è il colore della fase di trasformazione alchemica verso la “coscientizzazione”). Nel cielo sfrecciano gli stealth che bombardano l’Islam. La Pietà, ma al posto di Gesù vi è un’umanità islamica massacrata. Corvi trasformati in farfalle dal Cristo. Bimbo soldato africano: gli regalano un mitra. Il lavoratore latinoamericano sprofonda nella melma assieme alla sua falce ed al suo martello. Il taoismo non impedisce che i carri armati cinesi schiaccino le proteste pacifiche (simbolo della tigre, una tigre che non vorrebbe farsi domare – cf. Aslan, non è un leone mansueto” – “not a tame lion”. Affarista morto dentro e fuori (lobby neoliberista di Shanghai?) l’avverte di restarsene tranquilla e spegne la sua luce di rivolta.
Il Fuoco della Verità (così è chiamato il Cristo sul sito di Heliofant), si avvicina, il terzo occhio spalancato è SOTTO la piramide; la propaganda si fa martellante, intollerabile, urlata. La barca egizia attraversa delle porte dimensionali o qualcosa del genere. La danza di Shiva. I pesci del Cristo. Un fallo di ghiaccio a rappresentare i campanili delle chiese cristiane (anticristiani). La Prostituta nell’albergo a ore a forma di fallo (la Chiesa? Il simbolo dell’umiliazione mascolina/fallica della femminilità?) patisce l’avvento del Cristo. L’esercito di terracotta dei manager si polverizza. I media/Grande Fratello fuggono, l’umanità si rialza. La danza sufi del derviscio e la danza degli dèi mesoamericani (vedi sotto) si aggiungono a quella di Shiva (forse indicazioni dell’autentica religiosità?). Risveglio del Cristo: apre gli occhi tra i fiori di loto. Crollo della Chiesa.  La barca procede verso l’Alba, asteroidi e bolidi vari attraversano il cielo, un meteorite colpisce e distrugge la piramide di Cheope.

*****

theClassroom1

SIGNIFICATI DEI PROTAGONISTI DELL’ANIMAZIONE (dal sito di Heliofant)

Cristo/Fuoco della Verità: “Siete voi!!! Quanto diventate consapevoli della vostra filiazione con il Divino e della fratellanza tra gli uomini!!!”

Bush/Obama: “il burattino della destra e della sinistra ed altri livelli di privazione dei diritti civili. Vi distrae mentre Draco tesse la sua tela” [destra e sinistra sono polarizzazioni arbitrarie che dividono e distraggono].

Lily (la ragazzina innocente): “un’improvvisa presa di coscienza: questa mela non è mia, appartiene a qualcun altro”.

Sun Sue (la manifestante): “si oppone coraggiosamente a quelli che vorrebbero schiavizzarla”.

Aali (il bambino della Pietà che poi diventa derviscio): “il cuore vorticoso dell’Islam si risveglia nell’unico Dio vero! È libero e non necessita di controllo”

Juan Pepito (il lavoratore latinoamericano socialista): “Dopo anni di sfruttamento economico e degrado ambientale, Juan “Pepito” si sente sprofondare” [pepito nel virgolettato a simboleggiare la pepita d’oro: ogni individuo è prezioso?].

Il Bambino Blu (dio mesoamericano): “custode della fiamma”.

La Signora Q (vecchia prostituta): il suo tallone d’Achille è il sesso (repressione, indulgenza edonistica) e la vergogna che prova.

Ludovic (il bambino manipolato): dal latino “ludo” (gioco) e “ovum/ovis” (uovo). L’uovo è simbolo di potenziale genetico e spirituale, ma “ovis” è anche pecora in latino. In realtà Ludovico viene dal germanico e significa “combattente illustre”

Il Mago: “La mano invisibile e lo spirito di follia che cerca di acquistare sempre più controllo con l’inganno, le bugie, i veleni, i falsi attentati terroristici, le guerre, i giganteschi apparati burocratici e legali, per estrarre l’energia degli abitanti della Terra. Egli teme la luce del giorno, come teme la vita stessa, ed opera nell’ombra. Il suo più grande potere è il suo controllo della zecca, ossia del denaro”.

Sono padroni del mondo eppure soffrono (poverini!)

In due decenni come psicologo ho incontrato forse una mezza dozzina di persone nelle quali non ho potuto rilevare almeno qualcosa di positivo, anche se solo un barlume. Gli psicopatici sono una tipologia molto rara, ma seducono tutti gli altri. Sono sicuro che i lettori hanno familiarità con gli studi di psicologia che, ponendo a confronto i tratti di personalità della popolazione carceraria con i manager di successo, hanno riscontrato notevoli somiglianze”

Sono narcisisti, egocentrici, manipolatori.

La ricerca è stata replicata in almeno 12 diverse popolazioni e i risultati coincidono: “Criminali e amministratori delegati sono molto simili.

Ci stiamo muovendo leggermente oltre il mio campo di competenza, ma una domanda che spesso mi faccio è: chi sono i proprietari di queste grandi banche e società che hanno capito che se vogliono fare un sacco di soldi ciò di cui necessitano è uno psicopatico che trasformi l’intera organizzazione in una spietata macchina per fare soldi e distruggere anime? È abbastanza scaltro, no? Trovare un psicopatico che lo faccia al posto tuo, intendo.

“Nella psicologia adolescenziale c’è un fenomeno ben noto relativo all’autolesionismo collettivo. Si mettono 50 ragazzi in una stessa comunità e poi tutto d’un tratto e apparentemente dal nulla tutti insieme iniziano ad auto-mutilarsi (sfregiarsi). Come un’onda. È naturale per gli osservatori esterni ritenere che ci dev’essere qualcosa di molto di sbagliato in questo posto. Tuttavia, la ricerca e l’esperienza dimostrano che tutto quello che dovete fare è trovare la persona che ha iniziato, isolarla dal gruppo ed ecco, l’onda si blocca e tutto il resto torna alla normalità.

“Gli individui hanno un’influenza molto forte sui gruppi, e questo ti costringe a riflettere sulle banche e società finanziarie: se fossero come questi giovani inseriti nella comunità e bastasse individuare l’interruttore, una persona, per trasformare tutto il gruppo?

[…].

“I miei clienti lavorano prevalentemente nella finanza, sono di età compresa tra i 32 e i 47. Sono la crema della crema, quelli sempre alla testa del branco. Tutto ad un tratto e con loro grande stupore, si trovano ad essere superati da persone meno dotate: sono le dinamiche organizzative e non sanno come giocarsela.
“Le imprese sono piramidi, e un sacco di persone di talento che vanno verso i quaranta vengono estromesse. Si tratta di un tipico collo di bottiglia e i miei clienti vengono per imparare a cavarsela.

“Per loro manca poco alla crisi di mezza età. Hanno più o meno scoperto chi sono, possono intravedere i limiti del loro potenziale, e questo causa disincanto, disillusione. ‘Non diventerò il prossimo Richard Branson’, si rendono conto. “Allo stesso tempo, vedono che al di là di tutte le buone intenzioni, il mondo è un posto difficile e bisogna essere duri per sopravvivere e avere successo. Questa è l’età in cui si vede che la gente diventa improvvisamente seria. Hanno perso la loro innocenza.

“I miei clienti vengono da tutto il mondo e sono venuti a Londra per combattere. Questo è il top dei top e il combattimento può essere spietato. I miei clienti sono quelli un po’ più creativi, non sono appendini e zerbini.

[…].

“Circa un quarto dei miei clienti lavora per delle imprese non finanziare. C’è differenza? Sono tutti incredibilmente duri e tutti dicono la loro motivazione è il denaro. Ma quando scavi in quello che motiva le persone nel mondo aziendale, emergono altre ragioni. Con chi lavora nella finanza è davvero il denaro al centro dei loro pensieri.

La finanza è un mondo amorale che sconfina nell’immorale. Prendi la tassa sulle transazioni finanziarie. L’idea è che c’è povertà terribile, quindi cerchiamo di imporre una tassa minuscola e utilizzarla per alleviarla. Ma quando suggerisco ai miei clienti che potrebbe essere un bene, rischio di essere linciato. Niente da fare, dicono. Vogliono pagare meno imposte possibili, e questo è tutto.

[…].

“È quasi una perversione…Si presentano al mondo esterno come eleganti, eruditi e sofisticati, come superuomini, ma sono proprio come voi e me, con esigenze e paure simili. Non dobbiamo farci fregare dalla pantomima.

Quel che mi ha scioccato di più è vedere come tanti brillanti, arroganti, giovani super-talenti vengono sfruttati, dissanguati, bruciati e poi gettati via da società e banche. Agli albori del capitalismo la regola era quella di sfruttare i meno dotati, i minatori, gli operai, ecc. Oggi si tratta di approfittare del talento. Usa e getta. Soprattutto in questi tempi di crisi. La paura imperversa, puoi essere licenziato in qualunque momento, cinque minuti e sei fuori. Vengono a prenderti all’università, ti fanno un mucchio di promesse, ma pochissimi arrivano nel direttivo.

“Una delle cause principali di stress è la noia. Queste persone possono passare ore e ore senza nulla da fare. Un’altra causa di stress è quando il livello di controllo sulla propria vita è molto elevato…tanti capi che ti dicono di fare la stessa cosa in modo diverso. La gente dà fuori di testa.

“Per gli psicologi come me il mondo della finanza è molto interessante, anche se solo in termini puramente clinici. Sei un amministratore delegato e ti paghi un salario di 8 milioni di sterline. Ora, guardate il tipo di organizzazione che è necessario mettere in piedi per ricavare un tale profitto…è quasi criminale.

“la cosa si fa ancora più interessante quando la vostra azienda non è riuscita a centrare gli obiettivi ma alla fine dell’anno vi pagate ancora 8 milioni di sterline. Qualcuno protesta ma voi replicate: ‘È nel mio contratto’. Ora fate un passo indietro: com’è possibile che quegli 8 milioni sono diventati così importante per voi che non si può nemmeno capire perché non sia possibile guadagnarli? A quanto pare il bisogno di questo denaro è così forte da impedirvi di rendervi conto della rabbia che generate.

“Questi amministratori delegati e direttori generali di banche con i loro milioni…meritano la nostra pietà. In realtà sono le vittime delle loro stesse menti contorte, che li porteranno alla rovina. Che tu sia un pedofilo o perverso o maniaco del controllo o psicopatico, prima o poi una mente distorta si ritorce contro se stessa.

“Per molti anni ho lavorato con i pedofili. È semplicemente sorprendente quanto scaltre ed abili sono queste persone. Lo stesso vale per i tossicodipendenti da droghe pesanti. Il loro cervello sembra aver assunto una vita propria ed essersi sviluppato in qualcosa di estremamente astuto, interamente dedicato a soddisfare le proprie esigenze. Per questi cervelli, mentire ed ingannare è diventato accettabile, normale.

“Quando li curavamo, o tentavamo di farlo, la chiave è stata quella di far loro capire che hanno creato vittime, che la gente ha sofferto per causa loro [questa strategia non funziona con gli psicopatici, NdT]

Una cosa che mi ha colpito di questo gruppo di pazienti – li chiamavamo “clienti” – è stato il modo in cui sembravano trarre un piacere immenso dal circuire le persone e farla franca. Allo stesso tempo, però, sembravano avere un bisogno profondo di farsi scoprire [forse per questo escono blockbuster che rivelano certe verità “sconvenienti”? NdT].

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/joris-luyendijk-banking-blog/2012/jun/18/executive-coach-finance-amoral-world

Quattro luoghi comuni su Euro ed Europa smontati dagli economisti eterodossi

Ribloggato da Keynes blog:

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I quattro eurofalsi da Left Avvenimenti

Cesaratto, Brancaccio, Stirati, Gnesutta: quattro economisti italiani smontano i quattro più importanti “luoghi comuni” che riempiono le pagine dei giornali, nei giorni che precedono il vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, nel quale si deciderà il futuro dell’Europa. Tesi economiche ripetute come un mantra, eppure false sul piano teorico ed empirico. Quattro economisti “critici” ci spiegano perché le tesi fondamentali dell’economia neoliberista non sono la soluzione, ma il problema.

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una dura battaglia contro le menzogne e le fantasie

Le cause. Molti responsabili politici insistono sul fatto che la crisi è stata causata dalla gestione irresponsabile del debito pubblico. Con pochissime eccezioni – come la Grecia - questo è falso. Invece, le condizioni per la crisi sono state create da un eccessivo indebitamento del settore privato e dai prestiti, incluse le banche sovra-indebitate. Il crollo della bolla ha portato a massicce cadute della produzione e quindi del gettito fiscale. Così i disavanzi pubblici di grandi dimensioni che vediamo oggi sono una conseguenza della crisi, non la sua causa.

La natura della crisi. Quando le bolle immobiliari su entrambi i lati dell'Atlantico sono scoppiate, molte parti del settore privato hanno tagliato la spesa nel tentativo di ripagare i debiti contratti nel passato. Questa è stata una risposta razionale da parte degli individui, ma - proprio come la risposta simile dei debitori nel 1930 - si è dimostrata collettivamente autolesionista, perché la spesa di una persona è il reddito di un'altra persona. Il risultato del crollo della spesa è stato una depressione economica che ha peggiorato il debito pubblico.

La risposta appropriata. In un momento in cui il settore privato è impegnato in uno sforzo collettivo per spendere meno, la politica pubblica dovrebbe agire come una forza di stabilizzazione, nel tentativo di sostenere la spesa. Per lo meno non dovremmo peggiorare le cose tramite grandi tagli della spesa pubblica o grandi aumenti delle aliquote fiscali sulle persone comuni. Purtroppo, questo è esattamente ciò che molti governi stanno facendo.

Il grande errore. Dopo aver risposto bene nella prima e acuta fase della crisi economica, la saggezza politica convenzionale ha preso una strada sbagliata, concentrandosi sui deficit pubblici, che sono principalmente il risultato di una crisi indotta dal crollo delle entrate, e sostenendo che il settore pubblico dovrebbe cercare di ridurre i suoi debiti in tandem con il settore privato. Come risultato, invece di giocare un ruolo di stabilizzazione, la politica fiscale ha finito per rafforzare gli effetti frenanti dei tagli alla spesa del settore privato.

http://keynesblog.com/2012/06/28/lausterita-e-smentita-dai-fatti-il-manifesto-di-krugman-per-il-buon-senso-in-economia/

Il FMI sapeva fin dal 2010 che l’austerità avrebbe distrutto l’economia e la società europea

PREMESSA: Non ci sono alibi per i 450mila bambini greci malnutriti (UNICEF), né per la distruzione di migliaia di piccole e medie imprese italiane espulse dal mercato a causa del crollo dei consumi dovuto ad un’austerità immotivata stando al parere degli stessi analisi dell’FMI. Ci sarà clemenza, perché tutti possono sbagliare in buona fede e rifiutarsi di osservare le cose come stanno, ma non ci sono alibi. Ognuno si dovrà assumere le sue responsabilità al cospetto della propria coscienza e chiedersi se ha davvero fatto tutto quel che poteva fare, se è stato un giusto o un operatore di iniquità.

Già da due anni il Fondo Monetario Internazionale (Christine Lagarde) sa che l’austerità è la strategia più sbagliata che si possa immaginare per risolvere la crisi. La prova che non sono inetti ma che stanno deliberatamente distruggendo le vite di milioni di persone si trova in uno studio realizzato dallo stesso FMI nel 2010.

Michael Kumhof & Romain Rancière, “Inequality, Leverage and Crises”, International Monetary Fund, Working Paper 268 (2010)

http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2010/wp10268.pdf

L’austerità non potrà mai funzionare perché si basa sulla premessa che la stagnazione economica attuale è la conseguenza del debito pubblico mentre questo studio dimostra che la causa del crollo finanziario del 2007 e della susseguente recessione è la colossale disparità di reddito, non l’eccesso di spesa pubblica o di indebitamento.

Le ragioni di questa disparità individuate dai due economisti dell’FMI sono: indebolimento dei sindacati, disgregazione del sistema della contrattazione collettiva, flessibilità del mercato del lavoro, delocalizzazione, riduzione della spesa sociale, privatizzazioni, globalizzazione, sgravi fiscali per i più ricchi, esplosione nella remunerazione dei dirigenti, tassazione dei guadagni derivanti da investimenti finanziari inferiore a quella del reddito generato dal lavoro.

[Economisti dell'FMI più marxisti di Paolo Ferrero? O forse Ferrero ha ragione e gli editorialisti dei maggiori quotidiani non sanno quello che dicono?]

Il risultato è stato questo:

http://www.informarexresistere.fr/2012/04/01/il-99-contro-l%E2%80%991-non-e-populismo-spicciolo-eccone-la-prova/#axzz1wjYeBq00

Gli autori sottolineano che l’altro periodo nella storia degli Stati Uniti in cui si è verificata una situazione del genere è stato quello precedente la Grande Depressione.

Le montagne di denaro accumulate dal 10% più ricco degli americani, allora come a partire dagli anni Ottanta, non sono stati investite per aumentare la capacità produttiva dell’economia, ma in attività di acquisizione, speculazione immobiliare e, catastroficamente, in prestiti concessi al 90% il cui reddito è diminuito. Così la restante parte della popolazione si è indebitata sempre di più, anche grazie alle invenzioni di Wall Street, che hanno permesso di introdurre nuovi strumenti di indebitamento come i mutui sub-prime e le garanzie collaterali (collateralized debt obligations, CDO). [Per non parlare delle frodi su scala industriale]. Così, dal 1983 al 2007 l’indebitamento per i mutui sulle abitazioni è aumentato di oltre il 200% negli Stati Uniti, con un incremento che non si vedeva dalla Grande Depressione. Ma il massiccio trasferimento di denaro e beni dal basso verso l’alto non ha affrontato il problema essenziale: la mancanza di crescita del reddito per la maggior parte dei lavoratori. Così la disparità tra diminuzione dei salari e incremento del debito privato ha portato il sistema al collasso nel 2008, falciando le bellezza di 9mila miliardi dollari dall’economia degli Stati Uniti.

Nel Regno Unito, stagnazione dei salari, deregolamentazione del governo Thatcher del settore dei servizi finanziari nel 1980 e crescita della disuguaglianza hanno portato ad una simile esplosione del debito privato. Per mantenere il loro potere d’acquisto, i salariati si sono rivolti al credito, contando sul rapido aumento di valore delle proprietà. Ma, come negli Stati Uniti, l’inflazione dei prezzi delle abitazioni alimentata dal crescente debito privato si è rivelato insostenibile ed il castello di carte è crollato. Entro il 2015 si prevede che l’indebitamento delle famiglie inglesi salirà del 36%, fino all’astronomica cifra di 2mila miliardi di sterline.

Quale soluzione proponeva lo studio del FMI per ridurre l’indebitamento, saldare i debiti e stabilizzare l’economia? L’esatto opposto dell’austerità, ossia l’aumento dei redditi bassi e medi. Un’idea già testata con successo negli Stati Uniti del 1930: si chiamava New Deal (F.D. Roosevelt) e realizzò l’aumento dei redditi e l’occupazione di milioni di persone.

Solo un elettorato ignorante, ebete e fanaticamente anticomplottista, dei politici corrotti e conniventi ed un’élite genuinamente psicopatica potrebbero continuare a sostenere la ricetta dei salassi del rigore neoliberista a dispetto dei fatti e delle raccomandazioni dei loro stessi esperti.

Un’altra Europa – Rodotà rammenta alcune cosette agli Europeisti militanti

“Scopriamo così un´altra Europa, assai diversa dalla prepotente Europa economica e dall´evanescente Europa politica. È quella dei diritti, troppo spesso negletta e ricacciata nell´ombra. Un´Europa fastidiosa per chi vuole ridurre tutto alla dimensione del mercato e che, invece, dovrebbe essere valorizzata in questo momento di rigurgiti antieuropeisti, mostrando ai cittadini come proprio sul terreno dei diritti l´Unione europea offra loro un “valore aggiunto”, dunque un volto assai diverso da quello, sgradito, che la identifica con la continua imposizione di sacrifici.
Questa è, o dovrebbe essere, una via obbligata. Dal 2010, infatti, la Carta ha lo stesso valore giuridico dei trattati, ed è quindi vincolante per gli Stati membri. Bisogna ricordare perché si volle questa Carta. Il Consiglio europeo di Colonia, nel giugno del 1999, lo disse chiaramente: «La tutela dei diritti fondamentali costituisce un principio fondatore dell´Unione europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità. Allo stato attuale dello sviluppo dell´Unione, è necessario elaborare una Carta di tali diritti al fine di sancirne in modo visibile l´importanza capitale e la portata per i cittadini dell´Unione». Sono parole impegnative. All´integrazione economica e monetaria si affiancava, come passaggio ineludibile, l´integrazione attraverso i diritti. Fino a che questa non fosse stata pienamente realizzata, al già mille volte rilevato deficit di democrazia dell´Unione europea si sarebbe accompagnato addirittura un deficit di legittimità. Si avvertiva così che la costruzione europea non avrebbe potuto trovare né nuovo slancio, né compimento, né avrebbe potuto far nascere un suo “popolo” fino a quando l´Europa dei diritti non avesse colmato i molti vuoti aperti da quella dei mercati.
Negli ultimi tempi questo doppio deficit si è ulteriormente aggravato. L´approvazione del “fiscal compact”, con la forte crescita dei poteri della Commissione europea e della Corte di Giustizia, rende ancor più evidente il ruolo marginale dell´unica istituzione europea democraticamente legittimata – il Parlamento. Oggi si levano molte voci per trasformare la crisi in opportunità, riprendendo il tema della costruzione europea attraverso una revisione del Trattato di Lisbona. In questa nuova agenda costituzionale europea dovrebbe avere il primo posto proprio il rafforzamento del Parlamento, proiettato così in una dimensione dove potrebbe finalmente esercitare una funzione di controllo degli altri poteri e un ruolo significativo anche per il riconoscimento e la garanzia dei diritti.
Non è vero, infatti, che l´orizzonte europeo sia solo quello del mercato e della concorrenza. Lo dimostra proprio la struttura della Carta dei diritti. Nel Preambolo si afferma che l´Unione “pone la persona al centro della sua azione”. La Carta si apre affermando che “la dignità umana è inviolabile”. I principi fondativi, che danno il titolo ai suoi capitoli, sono quelli di dignità, libertà, eguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia, considerati come “valori indivisibili”. Lo sviluppo, al quale la Carta si riferisce, è solo quello “sostenibile”, sì che da questo principio scaturisce un limite all´esercizio dello stesso diritto di proprietà. In particolare, la Carta, considerando “indivisibili” i diritti, rende illegittima ogni operazione riduttiva dei diritti sociali, che li subordini ad un esclusivo interesse superiore dell´economia. E oggi vale la pena di ricordare le norme dove si afferma che il lavoratore ha il diritto “alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato”, “a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose”, alla protezione “in caso di perdita del posto di lavoro”. Più in generale, e con parole assai significative, si sottolinea la necessità di “garantire un´esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti”. Un riferimento, questo, che apre la via all´istituzione di un reddito di cittadinanza, e ribadisce il legame stretto tra le diverse politiche e il pieno rispetto della dignità delle persone.
Tutte queste indicazioni sono “giuridicamente vincolanti”, ma sembrano scomparse dalla discussione pubblica. Si apre così una questione che non è tanto giuridica, quanto politica al più alto grado. Il riduzionismo economico non sta solo mettendo l´Unione europea contro diritti fondamentali delle persone, ma contro se stessa, contro i principi che dovrebbero fondarla e darle un futuro democratico, legittimato dall´adesione dei cittadini. Da qui dovrebbe muovere un nuovo cammino costituzionale. Se l´Europa deve essere “ridemocratizzata”, come sostiene Jurgen Habermas, non basta un ulteriore trasferimento di sovranità finalizzato alla realizzazione di un governo economico comune, perché un´Unione europea dimezzata, svuotata di diritti, inevitabilmente assumerebbe la forma di una “democrazia senza popolo”. Da qui dovrebbero ripartire la discussione pubblica, e una diversa elaborazione delle politiche europee.
Conosciamo le difficoltà. L´emergenza economica vuole chiudere ogni varco. Dalla Corte di Giustizia non sempre vengono segnali rassicuranti. Lo stesso Parlamento europeo ha mostrato inadeguatezze sul terreno dei diritti, come dimostrano le tardive e modeste reazioni alla deriva autoritaria dell´Ungheria. Ma l´esito delle elezioni francesi, e non solo, ci dice che un´altra stagione politica può aprirsi, nella quale proprio la lotta per i diritti torna ad essere fondamentale. Di essa oggi abbiamo massimamente bisogno, perché da qui passa l´azione dei cittadini, protagonisti indispensabili di un possibile tempo nuovo”.

“LA NUOVA STAGIONE DEI DIRITTI” di STEFANO RODOTÀ da La Repubblica del 12 maggio 2012

Primi fuochi della rivoluzione del 2012

Il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia e’ piu’ ampio di quello che le statistiche dicono. E’ a rischio la tenuta sociale del Paese
Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico, 11 maggio 2012

E se non c’è ancora l’assalto ai forni o l’incendio dei municipi, sono almeno 270 i “fuochi” di rivolta contro Equitalia.
Francesco Merlo, La Repubblica, 12 maggio 2012

Lo spirito di resistenza al governo è così prezioso in certe occasioni che mi auguro sia sempre mantenuto vivo. Spesso lo si eserciterà in modo sbagliato, tuttavia meglio esercitato così che non esercitato affatto.
Thomas Jefferson, lettera ad Abigail Adams, 1787

Sono sempre le tasse a scatenare le rivoluzioni, fin dai tempi dei despoti sumeri e greci. La Rivoluzione non è la risposta giusta, ma quasi certamente sarà la risposta inevitabile delle persone che vogliono resistere ad un sistema che ha attribuito allo stato sociale (ai diritti civili) le colpe di quel vero e proprio gioco d’azzardo e gioco al massacro che è la finanza speculativa globale dei nostri giorni.

“Si alza la tensione contro Equitalia. Aggressioni, assalti e intimidazioni sono, ormai, all’ordine del giorno. Da Milano a Roma si moltiplicano i blitz contro il Fisco.

Scontri alla sede di Equitalia a Napoli
Scontri alla sede di Equitalia a Napoli

Soltanto oggi tre i casi di cronaca: a Napoli decine di manifestanti hanno attaccato la sede di corso Meridionale innescando violenti scontro con la polizia; nel capoluogo lombardo un imprenditore ha preso a pugni e calci due finanziari di Equitalia; nella Capitale invece è stato spedito un busta contenente polvere pirica nella sede di via Grezar. Giovedì prossimo il presidente del Consiglio Mario Monti incontrerà i vertici di Agenzia delle Entrate e di Equitalia.

Sassaiola e scontri nella sede di Napoli

Monta la protesta contro il Fisco. Questa mattina, a Napoli, una nuova manifestazione contro il luogo simbolo della pressione fiscale e delle tasse: Equitalia. I manifestanti hanno preso d’assalto la sede di corso Meridionale incendiando numerosi cassonetti che erano stati utilizzati per sbarrare la strada. Contro gli uffici di Equitalia sono stati lanciati secchi di vernice rossa mentre i manifestanti cercavano di entrare nella sede partenopea. Immediata la reazione degli agenti in tenuta antisommossa che sono intervenuto spintonando e allontanando i manifestanti.

Scontri alla sede di Equitalia a Napoli

A quel punto si sono sentite due esplosioni, forse petardi o bombe carta. Mentre le forze dell’ordine cercavano di aprire un varco al traffico veicolare formando un cordone a circa 50 metri dall’ingresso, è iniziato un lancio di pietre contro di loro e un nuovo tentativo di incursione negli uffici. Così c’è stata una carica: tra i manifestanti c’è un giovane ferito alla testa da una manganellata.

Picchiati due ispettori a Milano

A Melegnano, nella provincia di Milano, due ispettori di Equitalia sono stati aggrediti da Giuseppe Neletti, 50enne nato a Gela titolare di una impresa. I due funzionari sono stati presi a calci e pugni nella sede legale di un’impresa edile in via Turati 5 a Melegnano. I due avevano un appuntamento con l’imprenditore che li ha aggrediti nello studio del commercialista. Subito dopo l’aggressione i due sono andati al pronto soccorso per essere medicati.

Busta con polvere pirica a Roma

Una busta con all’interno della polvere pirica è stata recapitata questa mattina alla sede di Equitalia di via Giuseppe Grezar 14. Secondo quanto si è appreso dagli investigatori, la busta recapitata alla sede Equitalia non poteva esplodere: il plico non presenta, infatti, alcun tipo di innesco. L’allarme è scattato intorno alle 11.30 quando tra la corrispondenza è stata notata la busta da lettera sospetta. La busta, che è stata recapitata alla sede Equitalia di via Giuseppe Grezar, è stata sequestrata e verrà sottoposta ad accertamenti per risalire alla provenienza”.

http://www.ilgiornale.it/cronache/a_napoli_manifestazione_contro_equitaliatra_lanci_pietre_e_cariche_polizia/manifestazione-fisco-scontri-napoli-protesta-equitalia/11-05-2012/articolo-id=587362-page=0-comments=1

Napolitano è al di sopra di ogni critica? (siamo ancora una democrazia?)

Napolitano è stato un militante e propagandista fascista durante il fascismo, difensore dell’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956, atlantista al tempo della strategia della tensione, europeista ai tempi dell’eurocrazia e neoliberista (cioè darwinista sociale) a sostegno di Monti.

La democrazia non pare volerlo toccare neppure con una perticaSarebbe interessante capire se la sua personalità autoritaria (forte coi deboli, debole coi forti) sia legata all’educazione ricevuta o sia connaturata al personaggio. Degni di nota i paralleli con Angela Merkel.

Aldo Giannuli è del parere che in una democrazia nessuno può essere immune da critiche. Questa è la sua lista:

a-nei quasi due anni del governo Prodi, Napolitano ha controfirmato senza battere ciglio leggi come la Legge 3 agosto 2007, n. 124 di riforma dei servizi segreti che fanno a cazzotti con gli art 3, 101, 104 e 112 della Costituzione (tanto per fare un esempio)

b-nel primo anno di governo Berlusconi ha controfirmato, con altrettanta letizia d’animo, riforme sulla giustizia su cui ci sarebbe stato molto da ridire, ma, più ancora, ha consentito provvedimenti in materia di federalismo in aperto contrasto con l’art. 5 della Costituzione

c-dalla fine del 2009, la sua prassi è andata via via invadendo campi non di sua pertinenza: ad esempio, per circa un anno la politica estera è stata di fatto curata direttamente dal Quirinale (anche se, bisogna ammettere, ciò trovava una sua parziale giustificazione nell’impresentabilità del Presidente del Consiglio che poteva fare viaggi di stato solo in Russia dal suo amico Putin)

d-fra gli sconfinamenti di campo del Presidente sono da segnalare anche interventi che definiremmo di “indirizzo storico culturale” (come le ripetute e non richieste esternazioni in materia di strategia della tensione e simili, subito raccolte da giornalisti  compiacenti delle maggiori testate nazionali)

e-una certa tendenza a “dettare” l’agenda del Parlamento e del Governo, che va molto oltre il diritto di inviare messaggi alle Camere sancito dall’Art. 87. Peraltro, il dovere del Presidente di essere imparziale non riguarda solo l’equidistanza fra le forze politiche, ma anche quella fra le forze sociali e questo è stato uno dei punti più carenti della Presidenza Napolitano: in tutta la vicenda della riforma del mercato del lavoro i suoi interventi sono stati costantemente schierati con il Governo (ed, in parte con la Confindustria) e contro il sindacato. Vice versa, colpisce il suo assoluto silenzio in materia di riforma della Finanza (anzi ricordiamo l’assoluta tranquillità con la quale il Presidente accettò l’inclusione dei reati finanziari nella discutibile amnistia del 2006)

f-Anche alcune sue “scelte silenziose” meritano un commento. Ad esempio il caso della grazia a Sofri: concessa dal suo predecessore, venne bloccata dall’allora Guardasigilli Castelli, per cui ne derivò un conflitto fra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, risolto a favore della tesi presidenziale. La grazia tuttavia non diveniva esecutiva, perché nel frattempo Ciampi era giunto a scadenza. Un minimo di cortesia istituzionale avrebbe voluto che il nuovo Presidente desse esecuzione alla volontà del suo predecessore, assumendo l’atto della grazia non come una decisione personale ma come un atto di ufficio, tanto più che la questione era stata posta come conflitto fra poteri dello Stato, quindi trattata come atto dell’istituzione in quanto tale. Invece, non solo la grazia non era concessa, ma sulla questione calava un pesante silenzio. Di fatto, quella mancata conferma diventava un giudizio politico di merito che allineava Napolitano a Castelli, contro il suo predecessore. La conferma implicita verrà dal discorso del Presidente in occasione dell’”incontro delle due vedove” (Pinelli e Calabresi) il 9 maggio 2009.

g-Sempre in materia di atti non compiuti, ci sembra il caso di sollevare una questione totalmente ignorata: la Costituzione stabilisce l’obbligo di copertura delle spese per ogni legge non prevista dal bilancio (art 81). E’ noto, che questo è stato risolto per oltre trenta anni con il disavanzo finanziato dall’emissione di titoli di debito pubblico. E questo è accaduto anche durante gli ultimi governi di Prodi e Berlusconi. Anche se la soluzione adottata non contraddiceva la lettera della Costituzione,  sarebbe stato più che opportuno, doveroso, un richiamo del Presidente al rispetto della ratio costituzionale, cercando di contrastare l’aumento del debito. Ma né Napolitano né i suoi predecessori hanno ritenuto di farlo, magari  rinviando alle Camere qualche legge di spesa. Oggi si invoca un infausto (e poco credibile) vincolo di pareggio in Costituzione, ma non sarebbe stato costituzionalmente più corretto un intervento presidenziale mentre il debito si gonfiava  come una mongolfiera?

h-Ma dove la condotta presidenziale rende costituzionalmente più perplessi è la crisi del novembre scorso. Certamente c’era una situazione di emergenza determinata dalla tempesta sui titoli di Stato, c’era un Presidente del Consiglio che non aveva la sensibilità di farsi da parte ed il ricorso immediato alle elezioni, in quel contesto, appariva finanziariamente troppo rischioso. Tutto vero. Tuttavia, se un governo di transizione, espresso dal Presidente e mandato al voto in Parlamento, era la soluzione quasi obbligata, questo non significa che  ne dovesse scaturire una formula di governo di lunga durata (18 mesi) ed addirittura proposta anche dopo le prossime elezioni. Tanto più che noi abbiamo un sistema elettorale maggioritario, che è già uno strappo costituzionale in sé. Se poi le  due ( o tre) principali forze politiche si alleano, praticamente sparisce l’opposizione e la forma di governo del paese diventa un’altra cosa rispetto a quella prevista dalla Costituzione. Per di più, questo governo “tecnico” (che più politico non si può) non è affatto neutrale nel conflitto sociale, sta apertamente dalla parte della finanza e vara riforme che vanno molto al di là della singola emergenza che ne ha determinato la nascita, in campi come la giustizia, l’università, i beni comuni. Di fatto, questo governo sta cercando di attuare un nuovo modello sociale polarmente opposto a quello descritto nella prima parte della Costituzione e, per di più, senza mai aver ricevuto una investitura popolare. Se non è un colpo di Stato ci siamo molto vicini.

i-Anche dal punto di vista formale la prassi Presidenziale è stata molto “sciolta”: le consultazioni avviate prima ancora delle dimissioni del governo in carica, la nomina sul capo di Monti a Senatore a vita, con efficacia in 24 ore, con l’effetto di rafforzare la sua eventuale maggioranza in Senato (dove era possibile prevedere maggiori difficoltà, se il Pdl non avesse accettato di votare la fiducia), il governo che chiede ed ottiene la fiducia prima ancora di essersi completato con la nomina dei sottosegretari, ecc ecc: neanche in una bocciofila di quartiere si sarebbe statutariamente così allegri. Mi direte che si tratta di rilievi formali: certo, ma una democrazia parlamentare (o comunque liberale) è fondata su procedure formali da rispettare.

j-Infine, poco consono al dovere di imparzialità ci è sembrato il suo intervento diretto contro il movimento 5 stelle che avrà certamente i suoi aspetti criticabili, ma non spetta al Capo dello Stato occuparsene.

Perché una maggioranza di persone nel mondo non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre?

Milena Gabanelli chiede l’abolizione del contante

Sempre più di frequente si levano voci che domandano l’abolizione del contante e l’uso esclusivo di carte di credito/debito per una tale varietà di ragioni e con una tale urgenza (se fosse una questione così emergenziale ci dovrebbe essere una ragione prevalente e sostanziale) da sollevare il dubbio che questa sia un’operazione che potrà solo arrecare danni al cittadino comune e benefici alle solite oligarchie. Non può esistere alcun dissenso quando ti possono  bloccare il credito.

In un altro post ho presentato quelle obiezioni che a mio parere sono più persuasive delle altre (assieme alle ragioni addotte su Slate, una rivista americana).

Recentemente Milena Gabanelli (Report, assieme a Sefania Rimini), dopo aver omaggiato Monti, si è schierata con chi vorrebbe che fosse utilizzato solo il denaro elettronico.
Le reazioni non si sono fatte attendere:

“A volte le illusioni ritornano. Questa volta ci ha pensato Milena Gabanelli che ha riproposto l’abolizione del contante come soluzione a tutti i mali che ci affliggono. Secondo questa curiosa teoria se tutto si pagasse con carta di credito potremmo avere addirittura 150 miliardi in più di gettito fiscale, per poter lastricare d’oro le strade. È un sogno parallelo a quello della Tobin tax, la famosa tassa sulle transazioni finanziare.

In realtà il mondo è differente da quello dei sogni dove basta vietare e tassare per ottenere schiere di angioletti. Vediamo perché.

Prima di arrivare alla soluzione estrema dell’abolizione delle banconote cominciamo con l’esaminare il senso delle limitazioni all’uso del contante: nessun malaffare «che si rispetti» viene gestito con carta di credito o assegno. È da gonzi pensare che lo spacciatore paghi la droga col bancomat o il ricettatore faccia un bonifico con casuale «incasso refurtiva», allo stesso modo chi incassava somme in nero continuerà a farlo che il limite sia a 10mila euro o a mille. Le soglie di tracciabilità sono andate su e giù come la marea a seconda del livello di demagogia fiscale dei governi ma nulla è cambiato nella propensione all’evasione. Mettere vincoli addizionali ottiene il semplice risultato di aggravare pastoie e commissioni per l’onesto, lasciando del tutto indifferente il disonesto che continua esattamente a comportarsi come prima. Illusione massima poi è quella di supporre che se, con una magìa, domani tutti pagassero con la carta, si incasserebbero i famosi 150 miliardi. Per capire quanto grossolano sia l’errore basti pensare che il valore totale delle banconote presenti in Italia è solo 100 miliardi ( e già qui casca la Gabanelli) ma la nostra pressione fiscale è calcolata sul Pil: aggiungendo ulteriori introiti fiscali pari al 10% del prodotto interno lordo si otterrebbe un dato incompatibile con qualsiasi attività economica di larga scala.

[…].

Torniamo al contante: ai sostenitori di idee radicali come questa o la Tobin Tax sfugge che la condizione necessaria per raggiungere lo scopo finale è che lo stesso divieto sia recepito globalmente, altrimenti molto semplicemente le transazioni si sposterebbero in un’altra valuta o in un altro Paese. È concepibile pensare che tutto il mondo, dalla Cina agli Usa, ripudi contemporaneamente il contante per fare una cortesia a noi? [secondo alcuni è esattamente quel che accadrà, perché ce lo imporranno, NdR].

Se la risposta è no è inutile anche soltanto distrarci dai problemi veri per dedicarci a queste fantasie, senza contare che il malaffare è esistito ben prima dell’invenzione del denaro e basterebbe scambiarsi oro o beni di qualsiasi altro tipo per aggirare le limitazioni. Ogni restrizione unilaterale avrebbe come unico effetto la fuga di capitali: il monitoraggio da stato di polizia dei conti correnti, concesso all’Agenzia delle entrate è un unicum in Europa e infatti, grazie al parallelo inasprimento delle tasse, il trasferimento del denaro all’estero sta raggiungendo livelli record e le conseguenze della fuga saranno ben superiori agli introiti fiscali delle ispezioni.

[…]

Claudio Borghi (Twitter:@borghi_claudio)

http://www.ilgiornale.it/interni/la_gabanellivuole_toglierci_soldi/contanti-milena_gabanelli/16-04-2012/articolo-id=583296-page=0-comments=1

“Il governo afferma che si tratti di una soluzione utile alla lotta dell’evasione fiscale, in quanto tutte le transazioni vengono registrate e si può meglio controllare tutti i pagamenti che avvengono tra clienti, fornitori, consumatori.

FALSO per la seguente ragione: il grosso dell’evasione fiscale (cosiddetti 40 miliardi di sommerso di cui parla l’A.B.I.) non riguarda le piccole-medie imprese che hanno un giro di affari modesto, bensì le grandi corporations, proprio quelle S.p.A. che nascondono al fisco milioni e milioni di euro, attraverso transazioni segrete in qualche conto bancario o hedge fund con sede nei paradisi fiscali. Il vero evasore non è il fruttivendolo sotto casa, ma i manager che risiedono nei CdA delle multinazionali e gli speculatori finanziari che spostano gli utili all’estero in posti come Panama, Cayman, Jersey, etc.

[…].

Di questo passo si arriverà all’eliminazione totale del denaro contante e andremo in giro acquistando beniservizi solo con carte di credito e su di esse ogni movimentazione dovrà essere certificata.

La moneta elettronica, che adesso spacciano come soluzione all’evasione fiscale, se attuata al 100% non sarà altro che l’ennesima vittoria dell’oligarchia bancaria sui cittadini”.

http://salvatoretamburro.blogspot.it/2011/11/perche-vogliono-imporci-la-moneta.html

“Segno dei tempi la trasmissione di “Report”, del 15 aprile? Speriamo di no e continuiamo a credere che Milena Gabanelli non sia ancora omologabile ai tanti giornalisti RAI oramai proni al “pensiero unico” di Monti e dei partiti che lo appoggiano. Ma guardiamola da vicino questa puntata di “Report”.
Saltiamo a piè pari sull’”INTERVISTA” A MONTI (E SULL’INCREDIBILE RINGRAZIAMENTO A LUI RIVOLTO) CHE QUASI CI FA RIMPIANGERE EMILIO FEDE e arriviamo alla sostanza della trasmissione.

Dunque, il debito pubblico per “Report” sarebbe da addebitare all’evasione fiscale commessa da idraulici, tassisti, parrucchieri, salumieri… Neanche una parola sulle imprese che, sempre più spesso, grazie ad una vergognosa legislazione comunitaria, pur operando in Italia, localizzano le loro direzioni nei “paradisi fiscali” o su manager plurimiliardari, come De Benedetti o Marchionne, che “evadono le tasse” pigliandosi la cittadinanza svizzera. Neanche una parola sulla progressiva diminuzione della tassazione ad aziende e imprese (le aliquote marginali dell’imposta sui redditi più alti sono passate il Italia dal 72% del 1981 al 43% del 2010, le imposte sui redditi delle società dal 31,9% al 23,2%; nel 2007, il Governo Prodi con il “cuneo fiscale” regala in detrazioni fiscali, ad aziende, banche ed assicurazioni 18 miliardi di euro, ogni anno). Neanche una parola sul progressivo smantellamento degli Ispettorati del Lavoro, principale causa di evasione in Italia, al quale “Report” contrappone l’edificante storia di un imprenditore della ristorazione che, scovato con i dipendenti non in regola, a causa di non meglio precisati “disguidi burocratici”, non trova niente di meglio da fare che licenziarli tutti.
No, per “Report” l’evasione fiscale e il debito pubblico si risolve abolendo il contante e sostituendolo con le carte di credito e transazioni finanziarie (tra l’altro, una strada intrapresa da Tremonti che aveva già ridotto le soglie dei pagamenti cash prima a 12.500 euro e poi a 5.000) e obbligando dipendenti e pensionati ad aprire un conto corrente.

Peccato che nulla venga detto da “Report” sull’uso sempre più diffuso e “spensierato” di carte di credito (che è diventata la principale causa di indebitamento per i privati in tutti i paesi capitalisti, anche per i tassi da usura imposti dalle banche a chi va “in rosso”) o sul controllo orwelliano dei consumatori determinato dalle carte di credito.

Nulla di tutto questo: solo qualche frase sull’arricchimento delle banche che arrivano a pretendere il 3 per cento sulle transazioni tramite carta di credito (senza parlare dei costi per il POS) e la presentazione come Vangelo di uno sbalorditivo “studio” di un istituto, (guarda un po’ facente capo all’A.B.I.) che assicura che l’uso delle carte di credito risulta essere per i consumatori più economico e conveniente del contante”.

Francesco Santoianni

http://www.contropiano.org/it/cultura/item/8170-“report”-inciampa-su-debito-pubblico-ed-evasione-fiscale

1-Se stampare denaro costa, un’operazione tramite POS o carta di credito invece è fonte di guadagno per le banche e finanziarie. Pensate a quante transazioni vengono effettuate in un giorno e avete la dimensione del problema.

2-Le indagini di mercato costano, analizzare in automatico le spese degli italiani invece costa molto meno e offre maggiori garanzie. Inutile, ad esempio, continuare lo sviluppo del prodotto X ver.02 quando il prodotto X ver.01 non è stato apprezzato.

Inoltre, come già sottolineato da un altro utente, con le carte di credito non c’è rischio della fine della Northern Rock, con file immense che pretendono la consegna di quanto depositato. Ovvero impossibile disattivare la riserva frazionaria se non ci sono più contanti. E la riserva frazionaria è la vera chiave di lettura del sistema bancario attuale. Tallone d’Achille se esiste la moneta, ma scandaloso metodo per permettere qualsiasi speculazione se ci sono solo carte di credito.

Infine: il Grande Fratello ci spia, e siamo sempre più sottoposti a controlli su tutto quello che facciamo. A che ora abbiamo preso l’autostrada e dove siamo andati (telepass o viacard); a che ora siamo andati nel supermercato e cosa abbiamo acquistato; cosa abbiamo acquistato online; com’è l’andamento delle nostre spese, mese per mese e così via.

Tonguessy

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10169

L’abolizione del contante non sarà mai imposta per decreto. Semplicemente, i consumatori verranno progressivamente addestrati all’uso della moneta elettronica rendendola più semplice da usare. Non più tante carte di credito, assegni, giroconti e RID con annesse scartoffie ma UN SOLO oggetto (il telefonino) atto ad eseguire ogni tipo di transazione, dai 0,79 centesimi di una app dell’Apple Store in su. In Giappone questa cosa si sta già rapidamente diffondendo, tanto da aver alterato nella mente dei consumatori il concetto stesso di “spesa”. Il popolino non avrà più il problema di avere o non avere soldi, ma solamente di avere o non avere credito. Questo consegnerà alla classe finanziario-proprietaria globale la disponibilità immediata, in ogni istante, dell’intera ricchezza del mondo. Dire che l’abolizione del contante eliminerà l’evasione fiscale è solo una fesseria, oltre che una balla.

Jor-El

www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10169

“Vi scrivo perché sono INORRIDITO dal servizio che avete mandato in onda ieri sera. INORRIDITO. In nome di una legittima lotta all’evasione avete proposto infatti un sistema che a suo confronto il romanzo “1984″ di George Orwell è “La casa nella prateria” ! Ma stiamo scherzando ?!!!?!?
innanzitutto… il vostro programma dovrebbe fare inchieste, trovare dati, ascoltare opinioni (ed è per quello che l’ho apprezzato in tutti questi anni)  e non darne di proprie, facendo a tutti gli effetti politica con i soldi dei contribuenti.
Dopodiché… ma davvero volete “immaginare” un sistema in cui lo Stato (lo stesso stato che dà centinaia di migliaia di euro ai partiti senza chiederne contabilità, che non sa se gli esodati sono 65.000 o 350.000, che non sa calcolare se i politici nostri prendono meno o più della media europea, che non sa comunicare quante auto blu abbiamo, etc etc…).. questo stato… conosca tutto dei suoi cittadini !??!?!
Che sappia quale giornale compro (Libero o  L’Unità)
Che sappia che squadra tifo
Che medicine compro
Dove vado in vacanza
Se ho l’amante
Se guardo film porno
Se investo nel fondo finanziario A o quello B
etc etc…
Ma siamo impazziti ?!?!
Non voglio neanche pensare poi a situazioni sul modello Argentina… qualora i soldi in banca venissero completamente bloccati dal governo. Una cosa del genere con i contanti non sarebbe possibile“.
Marcello Mazzilli

A me pare che questo scenario si faccia sempre più realistico, per le generazioni a venire.

ALCUNE CONTESTAZIONI DA PARTE DI UN FINANZIERE (CHE RINGRAZIO) PER QUEL CHE RIGUARDA IL SUO AMBITO DI COMPETENZA:

< Ti faccio solo alcuni esempi:

“Illusione massima poi è quella di supporre che se, con una magìa, domani tutti pagassero con la carta, si incasserebbero i famosi 150 miliardi. Per capire quanto grossolano sia l’errore basti pensare che il valore totale delle banconote presenti in Italia è solo 100 miliardi ( e già qui casca la Gabanelli)”

100 mld è un valore di stock, non di flusso. Immagina di avere 100 euro in contanti, vai al ristorante, mangi, paghi con i tuoi 100 euro, il ristoratore non ti fa la ricevuta. Il giorno dopo il ristoratore con i suoi bei 100 euro incassati in nero paga il tecnico della caldaia che non gli fa la ricevuta. Il giorno dopo il tecnico con i suoi bei 100 euro incassati in nero va dal falegname…. ecc. ecc.

Oppure: “il grosso dell’evasione fiscale (cosiddetti 40 miliardi di sommerso di cui parla l’A.B.I.) non riguarda le piccole-medie imprese che hanno un giro di affari modesto, bensì le grandi corporations, proprio quelle S.p.A. che nascondono al fisco milioni e milioni di euro, attraverso transazioni segrete in qualche conto bancario o hedge fund con sede nei paradisi fiscali”

E’ falso. A parte il fatto che le grandi imprese in Italia sono pochissime (3.000 su quasi 9 milioni di partite iva), queste evadono poco, semmai eludono e certo non “attraverso transazioni segrete”, bensì semplicemente sfruttando buchi della legislazione fiscale o interpretando la normativa a loro favore. Per legge i cd. “grandi contribuenti” sono controllati dall’Agenzia delle Entrate o dalla G.di F. ogni anno (tutoraggio fiscale: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/documentazione/attivita+di+controllo/grandi+contribuenti#tutoraggio), mentre gli autonomi e le imprese medio-piccole, a causa del loro numero elevatissimo, possono anche non subire mai un controllo.
Sostenere che la tracciabilità non è utile nella lotta all’evasione è improponibile. Fidati. Altrimenti fai conto che non abbia detto nulla >.

La domanda da porsi è: ne vale la pena? Il gioco vale la candela?
Come spiega un amico FB: “Il controllo del denaro è un’ ulteriore controllo, grazie al quale possono sapere molte altre cose su di noi, ma soprattutto offre loro il potere di vita o di morte sul cittadino. Infatti se il denaro è tutto elettronico, significa che chi ha in mano il nostro conto ha in mano la nostra vita, se scelgono di bloccarci il conto siamo fottuti. Finchè ci sono in giro le banconote possiamo sempre fare la spesa o pagarci un avvocato che ci difenda, mentre se esiste solo il denaro elettronico siamo completamente nelle loro mani. Schiavi al 100%…
Vogliamo davvero vivere in una gabbia sociale così efficiente, trasparente e tracciabile, mentre i soliti ignoti dell’1%/0,1% continueranno a sfuggire ad ogni controllo?

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