Fratelli coltelli, parenti serpenti, la rana e lo scorpione e le altre fiabe del Pd trentino

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Il banco decisivo sarà, per il Trentino, quello delle elezioni del prossimo autunno dove dalla capacità o meno di affrontare i problemi concreti del governo della comunità, quelli così efficacemente elencati dal «gruppo dei trentatre» e richiamati da Raffaelli nel suo intervento sull’Adige

Vincenzo Calì

Un’altra chiave ce la dà Donata Borgonovo Re che si candida a governare il Trentino perché “spinta dagli amici e tirata dai parenti”…Più illuminante ancora è la chiave che ci offre Vincenzo Calì che propone alla Borgonovo Re di fare una lista dichiaratamente di opposizione: esattamente il compito del primo partito del Trentino. Altro che sparigliare! Sospettavamo di una certa subalternità nella sinistra, ma una definizione così compiuta e definitiva entrerà nei libri di testo…C’è un ribaltamento ingiusto: i protagonisti veri, i militanti che cercano di fare il partito tutti i giorni sul lavoro e nel proprio ambiente; i dirigenti (magari scelti con voto) che lavorano sottotraccia per dare strumenti e aiutare la crescita collettiva; le persone senza voce né ascolto che lavorano o no, ma sperano di avere un futuro e sono in apprensione…questi non si vedono o sono accusati di non aver fatto il socialismo. I protagonisti vocianti, quegli sugli scudi – propri e degli altri – quelli che sanno come fare: loro sono il nuovo che rompe la stagnazione della palude. E’ un mondo ribaltato, il Novecento è rottamato: allora erano i “congiurati” che lavoravano nell’ombra”.

Giorgio Rigotti, Santa Massenza

http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2792#sthash.lDygvO7q.AQHUErv6.dpuf

Il giocattolo si è rotto e qualcuno l’ha presa male.

Tanto è tragicomica la situazione nel PD trentino che tutti sentono di essere le vittime, i giusti, i migliori, gli integri, i lucidi, le formiche, la sostanza, gli umili, i silenti, i responsabili, i traditi, ecc. E tutti ci danno giù con sciabola: “O con noi o contro di noi”, “o lui o me”, “via tutti”, “via voi, invece”, ecc.

Mancano poche settimane al voto e gli animi si stanno infiammando invece di placarsi.

Donata Borgonovo Re, che pure aveva avuto un atteggiamento distensivo e aveva suggerito a Zeni di essere più diplomatico, di tener conto dei rapporti di forza e dell’opportunità di lavorare assieme e convincere altri della bontà delle loro idee, si è beccata la scudisciata di Giorgio Rigotti, pubblicata sul blog di Michele Nardelli.

Non mi è francamente chiaro perché tutte le parti in causa continuino a professarsi amici. Se un amico mi trattasse come si trattano tra di loro penserei: “Dio mi guardi dagli amici, che ai nemici ci penso io”.

Verminaio, nido di serpi o sbandamento morale e cognitivo passeggero?

Se il Pd vuole perdere altri consensi deve assolutamente continuare così, dando il peggio di sé e tirando fuori il peggio da tutti o quasi: insulti, ripicche, insinuazioni, gelosie, meschinità, ostracizzazioni, pugnalate alle spalle, esternazioni incaute, ecc.

Tanto poi si può sempre dare la colpa alla stampa locale (lo fa anche Berlusconi e la cosa sembra aver funzionato a lungo).

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E allora?

Qualcosa si sta muovendo, la sconfitta ha ridato slancio a chi vuole il cambiamento all’interno del centrosinistra trentino.

Dopo le elezioni arriverà la fase costituente provinciale e regionale (riforma dello statuto).
http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2791

Ci saranno state le elezioni tedesche, che stanno congelando le attività europee ed internazionali. Ci saranno le conseguenze della crisi egiziana, che potrebbero essere colossali: Suez, Israele, petrolio.

http://www.politicaresponsabile.it/temi/78/dopo-morsi.html

Insomma, il Pd locale non potrà continuare a procrastinare. Ci saranno delle scelte importanti da fare che andranno al di là delle sorti personali e che richiederanno di mettere assieme le buone idee e le buone pratiche di tutti, indipendentemente dal loro orientamento e peso politico.

A quel punto il Pd dovrà decidere se pensa di avere qualcosa da imparare da Borgonovo Re e da Zeni - e non continuiamo a chiamarlo ex studente di DBR: sono passati degli anni - oppure se sono corpi estranei, presenze ingombranti.

È la scelta tra evoluzione e involuzione.

Purtroppo se si continua così, con uno scontro sempre più feroce, l’automatica chiusura a riccio dei duellanti rischia di far pendere la bilancia dalla parte dell’involuzione prima ancora che sia stata valutata adeguatamente la posta in gioco, che è enorme.

È enorme, ma manca la capacità di pensare l’avvenire, nell’ordine dei 20-30 anni futuri, quasi che le proposte di Trentino 33 fossero delle provocazioni e non un’opportunità di dibattito. Se ne è discusso sui giornali, i politici ne hanno approfittato per farsi vedere, poi è calato il sipario. Sayonara Mario Raffaelli. È stato tutto molto bello e interessante, tante buone cose, adesso però qui abbiamo da fare. E se magari eviti di muovere critiche sui quotidiani locali è meglio.

Questa è l’impressione che uno ricava leggendo la stampa locale, navigando la rete, nei forum, sui blog dei politici.

Ma nelle visioni a corto raggio, nella mancanza d’ambizione, nel traccheggiamento, tutto è fragile e precario e non c’è alcuna speranza di unire gli sforzi della cittadinanza, infonderle speranza, curare il cinismo, il fatalismo, l’accidia, spronarla a fare meglio.

Non vorrei che il declino del Pd trentino portasse con sé il declino del Trentino.

Il partito che si disse trasparente, e un bel giorno svanì

 

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https://twitter.com/stefanofait

…Dunque la paura del cambiamento, qualunque sorpresa, qualunque incognita possa riservarci il futuro, è per la sinistra un indugio mortale. Ogni pigrizia conservatrice, dentro la sinistra e dentro le sue parole, parla prima di tutto di quella paura. Compresa la paura di sbilanciarsi, di dire cose azzardate, di sembrare stravaganti o ingenui o imprecisi. La paura dell’errore intellettuale. Ma per dire qualcosa di sinistra sarà obbligatorio, di qui in poi, ricominciare a rischiare. Chi si ferma è perduto. E chi tace acconsente.

Michele Serra

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Se poi si calcolano i soli voti validi, centrosinistra e centrodestra rappresentano meno di 20 milioni di “aventi diritto”, cioè poco più del 40% degli italiani. Le coalizioni guidate da Pd e Pdl hanno perso in cinque anni qualcosa come 12 milioni di elettori, per effetto dell’emorragia che ha colpito soprattutto i due principali partiti: il Pd, che ne ha smarriti quasi 3 milioni e mezzo, con una flessione del proprio “capitale elettorale” vicina al 30%, e soprattutto il Pdl, la cui euforia si spiega solo con il precedente terrore della scomparsa, e che in queste elezioni ha perso quasi 6 milioni e mezzo di voti.
Marco Revelli sulla vocazione minoritaria dei partiti di maggioranza relativa

„Una lettera drammatica. Il frutto di un lungo travaglio: la conclusione di un percorso politico diventato negli ultimi anni sempre più accidentato”. Così Sardinia Post racconta le dimissioni di Valentina Sanna, presidente dell’assemblea regionale (il ‘parlamentino’ del Pd sardo), che ha annunciato al segretario Silvio Lai la decisione di lasciare il Partito democratico da dirigente e anche da militante.“ “Lascio questo Pd”, scrive Sanna al segretario regionale “perché, pur con il rispetto verso le tante persone che ho cercato di rappresentare con dignità e onestà e verso le quali resta immutata la vicinanza, la stima e la disponibilità a un lavoro comune, non mi riconosco affatto in chi lo governa realmente a livello nazionale e regionale“.

http://www.today.it/rassegna/valentina-sanna-dimissioni-pd.html

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La strategia elettorale del PD trentino:

- blocca le candidature di Borgonovo Re e Zeni alle primarie interne del PD perché sono “divisive” (= non coalizionali, ossia non sufficientemente centriste) e perché il loro appeal è urbano mentre bisogna prendere voti anche nelle valli;

- seleziona un candidato coalizionale, Olivi, che rappresenta la continuità e può prendere voti anche nelle valli;

- presentati alle primarie di coalizione del centrosinistra e scopri che Olivi perde nelle valli, e nelle città non riesce a recuperare perché l’affluenza è imbarazzante: 705 voti a Pergine, 3807 a Trento, 1261 a Rovereto, 557 ad Arco, 265 a Riva del Garda: questa è la misura della Waterloo del Pd trentino, incapace di mobilitare perfino il suo zoccolo duro;

- prenditela con il sindaco di Rovereto, che era in ferie programmate da prima che si stabilisse la data delle primarie, anche se a Trento, dove il sindaco ha fatto campagna elettorale per Olivi, l’astensione è stata in proporzione anche maggiore;

- prenditela con quei candidati che volevano discontinuità: «Ora saranno contenti i girotondini delle primarie interne! non capitatemi a tiro perché potrei far male!»;

- lamentati di doverti presentare alle elezioni provinciali con un leader in cui ti riconosci, anche se era “coalizionale”: “Rossi entra nel cortile. In pochissimi tra i democratici gli stringono la mano, «ci mancherebbe altro», sono le parole smozzicate tra delusione e rabbia”;

- ripudia le primarie perché è colpa loro se i cittadini non approvano i candidati prescelti (anzi, è colpa degli elettori se non vogliono scegliere la continuità);

Alcuni esponenti del PD trentino contrari alla continuità credono che il partito possa essere riformato. Io sono molto più pessimista. Quel che avverto è la assoluta convinzione che quella imboccata sia la strada giusta, o comunque l’unica percorribile, e che se non viene premiata dall’elettorato è perché i cittadini non possiedono abbastanza informazioni per capirlo. Se sapessero quello che sanno i dirigenti del PD, apprezzerebbero certe scelte scomode ma realistiche.
Posso dirlo con cognizione di causa, avendo seguito il dibattito interno: il PD trentino è un partito molto più cinico ed elitario di quel che si potrebbe credere e di quel che vorrebbe credere. Per questo non può essere realmente democratico. Ogni sconfitta elettorale lo allontana dall’elettorato, lo spinge a rinchiudersi sempre più nella sua fortezza di “progressismo realista”, dietro il paravento del “non ci sono alternative” e del “destra e sinistra sono concetti superati”. E’ stato infettato dal cinismo e dall’hybris e non è più chiaro se potrà mai ammettere che, in fondo, non rispetta gli elettori che hanno smesso di votarlo e in parte li disprezza, o comunque attende solo che capiscano i loro errori e ritornino sui loro passi.
E’ un circolo vizioso che lo sta spingendo a fondo e che, lungi dal contrastare le tendenze paternalistiche della Provincia Autonoma di Trento, incentiva una modalità di intendere le relazioni tra governanti e cittadini che favorisce i leviatani tecnocratici (e misantropici), che sanno meglio delle persone comuni cosa sia meglio per loro.

tze-tze-blog-grillobest practice da tenere a mente anche a livello partitico

“Il Partito democratico si fonda precisamente su due equivoci culturali, quelli che lo rendono ab origine una forza politica del tutto inservibile per qualsivoglia riforma (e tutt’al più utile per alcune controriforme): la pretesa di essere al tempo stesso liberisti e socialdemocratici, da un lato; e quella di essere laici e filoconfessionali, dall’altro. Questo determina l’impasse, poi l’immobilità, via via fino al rigor mortis.

[...]

Il governo del non-fare, che in questo momento occupa la plancia del Titanic facendo finta di pilotare, ha in organico una ministra la cui designazione può significare una cosa sola: ius soli. Ma lo ius soli non potrà mai essere finché si ha la necessità di abbozzare con gli alleati di governo e di normalizzare certi avversari impresentabili. Di stare cioè tutti insieme appassionatamente sul transatlantico.

Così come non si potrà mai avere una legge decente sulla fecondazione eterologa, né i matrimoni gay ormai approvati in tutto il mondo occidentale, né l’attuazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza (attualmente disattesa grazie alla presenza dell’80 per cento di obiettori di coscienza negli ospedali italiani), né la riduzione dei finanziamenti alle scuole private paritarie confessionali in favore del rifinanziamento della scuola pubblica… se si deve tenere buona la propria componente confessionalista cattolica.

I sedicenti democratici non possono scegliere tra gli operai e Marchionne, tra lo stato laico e la chiesa, tra la libertà e la discriminazione, perché hanno deciso che tutto si può tenere assieme, che il conflitto può essere negato, e di questa negazione hanno fatto la propria ragione sociale. Ma è una ragione sociale fallata, che infatti ha prodotto una débâcle clamorosa. Un partito che era nato con tre obiettivi: sconfiggere Berlusconi, diventare maggioritario, fare le riforme, è riuscito a mancarli tutti. Date le premesse, le cose non sarebbero potute andare diversamente.

http://www.internazionale.it/opinioni/wu-ming/2013/07/15/il-partito-del-non-senso/

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Un profetico Piergiorgio Cattani: “cronologia di un disastro” (maggio 2013)

In questo modo, con tutta probabilità, il Partito Democratico non avrà il candidato presidente. Ma questo è un particolare completamente insignificante, perché ormai il giudizio politico è irrevocabile: il PD è sempre gregario, in quanto strutturalmente incapace di assumere autentiche responsabilità di governo e meno che mai di imprimere alcuna svolta. Anzi, non ci pensa nemmeno: per la nomenclatura sono gli organigrammi (dettaglio secondario per i cittadini) ad essere il faro di ogni pensiero, di ogni azione.

Gli elettori hanno dimostrato, vedi i recentissimi risultati elettorali, nel resto dell’Italia come a Pergine, di essere sia apertissimi al nuovo, sia in parte significativa ancora attaccati al partito, cosa che però non è detto si ripeta in ottobre. Il fallimento cronico della sinistra è infatti ora conclamato e non si intravedono possibilità di cambiamento in tempi brevi“.

http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13898

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Un profetico Piergiorgio Cattani (giugno 2013)

Gli autonomisti hanno già vinto. Aumenteranno di certo i loro voti, magari avranno il candidato presidente. La loro però è una vittoria politica e culturale di lungo periodo“.

A Donata Borgonovo Re conviene vincere o perdere le primarie, se ci saranno?

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DBR è su Facebook

Le scelte del partito a livello nazionale e le conseguenze delle decisioni del governo Letta, sotto ricatto da parte di Berlusconi e impossibilitato a recuperare i soldi che servirebbero a rilanciare l’economia (la Merkel non mollerà mai prima delle elezioni tedesche di settembre), non potranno non riflettersi sul voto locale e sul futuro del PD trentino.

E’ saggio essere alla guida della Provincia di Trento in una fase di disfacimento del vecchio sistema, in cui le dirigenze nazionali e locali saranno, a torto o a ragione, considerate dall’opinione pubblica un ostacolo al cambiamento (un tappo), l’autonomia sarà svuotata di ogni reale sostanza e le crisi internazionali raggiungeranno il punto di rottura?

ITALIA

Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl, annuncia ai microfoni di Rainews24 che, se l’Imu non sarà tolta e se il suo partito non dovesse ottenere la presidenza della convenzione per le riforme, il Pdl toglierà la fiducia al governo Letta. E sulla scelta dei sottosegretari aggiunge: ne lasceremo pochi agli altri.

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L’Ocse rivede di nuovo al ribasso le stime sul Pil per il 2013, prevedendo una contrazione dell’1,5%, contro il -1% previsto nell’outlook del novembre scorso… Il rapporto deficit/Pil dell’Italia salirà al 3,3% quest’anno, ben al di sopra delle stime del governo, e al 3,8% il prossimo, quando il debito raggiungerà il 134,2% del Pil (ANSA).

Nonostante l’iniezione dell’ultimo giorno del mese, praticata a suon di kilometri zero immatricolate in capo alle Case e ai Concessionari, il mese di aprile si è chiuso con un altro risultato negativo. Ma il dato nudo e crudo non rende giustizia alla sua drammaticità. Se verrà confermato questo trend l’anno potrebbe chiudersi attorno a 1.100.000 unità. Il che significherebbe 900.000 pezzi in meno rispetto alla soglia minima di sopravvivenza della filiera indicata dai maggiori analisti intorno ai 2.000.000 di pezzi”, esordisce Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto
http://www.repubblica.it/motori/auto/sezioni/attualita/2013/05/02/news/mercato_italia_ad_aprile_qualche_speranza-57903966/?ref=HREC1-3

Matteo Renzi si è salvato per il rotto della cuffia. Enrico Letta non sarà altrettanto fortunato. L’ambizione lo ha tradito.

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Barbara Spinelli [la Repubblica del 01/05/2013]

Il patto Pd-Pdl, e l’eventuale elevazione di Berlusconi a Padre Costituente o senatore a vita (in sostanza: a futuro capo di Stato) non sono necessità, ma scelte discrezionali. Per questo abbiamo evocato la post-verità di Bush jr: l’offensiva in Iraq fu presentata come guerra di necessità, quando era di scelta. L’Europa acefala ne uscì a pezzi, la Nato si rivelò arnese di Washington. Speriamo che Bonino ne prenda atto: europeismo e atlantismo non sono più la stessa cosa.

Napolitano ci ha ammoniti severamente, il 24 aprile: «Confido che tutti cooperino – e quando dico tutti mi riferisco anche in particolare ai mezzi di informazione – a favorire il massimo di distensione piuttosto che il rinfocolare vecchie tensioni». Mi permetto di difendere non solo il diritto, ma l’utilità del rinfocolamento. Che altro opporre alla riaccesa torcia del berlusconismo, se non la fiamma della critica, del No. La democrazia è compromessa, l’etica della responsabilità abusata, quando dall’agenda Pd scompare, grazie ai 101 traditori di Prodi, ogni accenno al conflitto di interessi e al dominio berlusconiano sulle tv.

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Il Pd è un partito impotente. Una delle ragioni non dette della mancata scelta di andare alle urne nel novembre 2011 è che esso non avrebbe retto alla prova per le proprie divisioni interne e sarebbe esploso, come un aereo in volo. Nessuno si è accorto, in questi ultimi anni, del silenzio fragoroso dei dirigenti di questo partito su episodi anche gravi della vita nazionale? La ragione è semplice: se qualcuno prende posizione si scatena la canea delle contrapposizioni. Ed è il caos. Ciò che è accaduto con l’elezione del capo dello Stato è l’ultimo suggello. Nel frattempo, questo partito fa mancare al paese una reale opposizione, una forza di sinistra, un rappresentanza degli interessi popolari sempre più colpiti dalle politiche recessive, esattamente ciò che sarebbe più vitalmente necessario per trovare uno sbocco alla crisi. La quale nasce, com’è noto, dalla iniqua distribuzione delle ricchezze. E’ Grillo che ha supplito a questa assenza clamorosa. E allora? Non sappiamo se la collera popolare ci darà il tempo. Forse Barca potrebbe tentare una vasta ricognizione nelle periferie del Pd per verificare se, almeno qui, il partito è ancora vivo e se può essere utilizzato, almeno in parte. Perché il suo gruppo dirigente, in quanto dirigente, è morto da un pezzo.

Piero Bevilacqua, il Manifesto, 30 aprile 2012

http://temi.repubblica.it/micromega-online/sul-partito-delle-idee-di-barca/

STATI UNITI

I funzionari del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) hanno ripetutamente negato di aver intrapreso operazioni di stoccaggio di munizioni, ma Associated Press sostiene che l’agenzia programma l’acquisto di oltre 1,6 miliardi di munizioni nel corso dei prossimi quattro o cinque anni, e ha già acquistato 360.000 proiettili a punta cava e 1,5 miliardi di munizioni nel 2012.

DHS sostiene che lo faccia per risparmiare, ma gli esperti hanno sottolineato che i proiettili a punta cava costano quasi il doppio ed esplodono al momento dell’impatto per procurare il massimo danno. Ciò ha spinto alcuni a chiedersi quale uso ne vogliano fare [sparare ai cittadini armati? NdR].

L’acquisto di 1,6 miliardi di munizioni fornirebbe al DHS i mezzi per combattere l’equivalente di una guerra in Iraq lunga 24 anni [evidentemente sanno che i cittadini americani sono un osso più duro dei vietcong: altrimenti perché le forze dell’ordine statunitensi avrebbero stabilito che ogni poliziotto deve avere 6 volte più munizioni di quelle che il Pentagono assegna ad ogni soldato americano?]. I membri del Congresso affermano che DHS si è ripetutamente rifiutato di spiegare le ragioni di un tale massiccio acquisto di munizioni.

http://rt.com/usa/dhs-ammo-investigation-napolitano-645/

Un bambino americano di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 anni con un fucile calibro 22 progettato specificatamente per bambini che gli era stato regalato lo scorso anno e con cui sparava abitualmente.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/05/01/USA-BIMBO-5-ANNI-UCCIDE-FUCILE-bambini-SORELLINA-2-ANNI_8640070.html

POSSIBILE SPIEGAZIONE DELL’INCETTA DI MUNIZIONI: Una maggioranza di stati americani non ratificherà mai un emendamento costituzionale che limiti il secondo emendamento. Inoltre, la maggior parte delle disposizioni sul diritto di possedere armi non è federale, dipende dalle scelte dei singoli stati. Anche se venisse a mancare il secondo emendamento, questi stati elaborerebbero i loro specifici emendamenti. Il che significa che si rischia un’altra guerra di secessione (la prima per il possesso degli schiavi, la seconda per il possesso di armi semiautomatiche).

La verità è che, senza l’uso della forza, recuperare le armi è impossibile.

Ci sono centinaia di migliaia (milioni?) di americani che difenderanno anche con la vita ogni tentativo di violare quello che considerano un diritto inalienabile, indipendentemente da quanto ragionevoli siano le norme di legge che si intendono approvare ed attuare. Molti di questi cittadini sono ex-militari o comunque persone molto ben addestrate a sparare. Hanno già ucciso e lo rifaranno. Sarebbe (sarà?) un bagno di sangue terribile, molto più grave di quello si desidera evitare. Stiamo parlando di assalti a stazioni di polizia, famiglie trincerate in case o interi quartieri e paesi barricati, attentati con esplosivi.

Sappiamo di cosa sono capaci le milizie patriottiche americane:

http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Oklahoma_City

Nessun governo federale statunitense potrà mai controllare la circolazione di armi semiautomatiche senza scontrarsi con questi miliziani e con quegli stati a maggioranza repubblicana che continueranno a tutelare il “diritto” dei loro cittadini a detenere le armi che vogliono.

Il che significa legge marziale e cittadinanza terrorizzata da continui scontri aperti tra governativi ed antigovernativi e quindi disposta a rinunciare a una gran parte dei suoi diritti civili in nome della sicurezza e della Guerra al Terrore interno. Saranno i cittadini americani ad esigere la fine della democrazia in America.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/15/quel-che-zucconi-bloomberg-e-michael-moore-non-vi-hanno-spiegato-sulla-questione-delle-armi-negli-stati-uniti/

*****

John W. Whitehead, giurista, Rutherford Institute:

Per quelli che, come me, hanno studiato l’emergere degli stati di polizia, la vista di una città posta sotto legge marziale, i suoi cittadini agli arresti domiciliari, elicotteri militareschi dotati di telecamere termiche che ronzano per i cieli, carri armati e veicoli blindati per le strade, cecchini appollaiati sui tetti, mentre migliaia di poliziotti vestiti di nero sciamavano per le strade e le squadre speciali in uniforme paramilitare effettuavano perquisizioni casa per casa alla ricerca di due giovani e apparentemente improbabile sospetti – evoca in noi un crescente disagio. Intendiamoci, questi non sono più i segni premonitori di un crescente stato di polizia. Lo stato di polizia è già qui.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/01/sei-un-terrorista-si-tu/

GERMANIA

I dati pubblicati dalla BCE sui redditi e i patrimoni nell’Eurozona documentano chiaramente il fallimento della politica sociale tedesca e una diseguaglianza sociale molto più pronunciata rispetto a tutti gli altri paesi dell’Eurozona [leggi: la Germania non può permettersi un’eventuale recessione].

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/povera-germania.html#comment-form

GRECIA

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/30/i-bambini-greci-stanno-letteralmente-morendo-di-fame-new-york-times-18-aprile-2013/

MEDIO ORIENTE

Sappiamo che le armi chimiche in Siria sono state usate, ma non sappiamo ancora quando, da chi e dove

Obama

Ergo

1. Se un’inchiesta “indipendente” dimostrerà che sia stato Assad, la NATO entrerà in guerra contro il governo siriano e l’esercito regolare;

2. Se sono stati i ribelli, Obama dovrà schierarsi al fianco di Assad;

La frase di Obama non ha alcun senso: o è un imbecille, o è un mentitore che non sa più che pesci pigliare. In entrambi i casi siamo nei guai.

FINANZA INTERNAZIONALE

Truffa mondiale sull’oro? L’authority Usa che regola i mercati delle materie prime apre un’indagine sull’andamento delle quotazioni di oro e argento alla Borsa di Londra. Nuovo maxiscandalo in vista.

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2013/03/15/speculazioni-sulloro-aperta-unindagine/

Euro e dollaro non ispirano fiducia. L’Unione monetaria europea è una costruzione malandata, incline a barcamenarsi di crisi in crisi senza il supporto di un dipartimento del Tesoro comune. Quanto al dollaro, è seduto su una piramide di debiti.

Ned Taylor-Leyland, della Cheviot Asset Management, sostiene che la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra non restituiranno mai l’oro ai proprietari stranieri, in quanto questo oro non esiste più.

Altri affermano che più precisamente Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno venduto le riserve d’oro, le proprie e quelle estere, ma le hanno date in prestito o impegnate come garanzia. Di fatto dunque non le possiedono.

[…]

Il co-direttore generale di Pimco Bill Gross dichiara : “Ogni mese la Federal Reserve acquista obbligazioni del Tesoro e crediti ipotecari per 85 miliardi di dollari. In realtà, non ha di che garantirli, niente oltre alla fiducia.”

[…]

54 trilioni di dollari (1 trilione = 1’000 milioni) di credito nel sistema finanziario degli Stati Uniti basati unicamente sulla fiducia verso una banca centrale, che nei suoi forzieri non ha di che garantire né la fiducia né tutti questi soldi.

Lingotti in tungsteno laccato d’oro sono stati trovati un po’ ovunque e un esperto germanico conferma l’esistenza di falsi lingotti d’oro segnati con il marchio ufficiale degli Stati Uniti.

La Federal Reserve ha respinto una richiesta del governo di Berlino di ispezionare le proprie riserve in oro depositate nei forzieri di New York.
Ovvio che i tedeschi abbiano perso fiducia nell’affidabilità della Fed e vogliano avere il proprio oro a casa, sotto controllo.

http://www.ticinolive.ch/2013/02/17/il-vero-motivo-per-cui-la-germania-ritira-il-suo-oro-dai-forzieri-della-federal-reserve/

CLIMATOLOGIA

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Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen
“Dove si bruciano i libri, prima o poi si bruciano anche le persone”
Heinrich Heine, 1820

fanatismo = violenza
Climatologi al San Jose State University Meteorology Department bruciano un testo “eretico” (e pubblicano la foto sulla homepage del dipartimento!!! Intolleranti e idioti)

I carbonari, i rinnegati, gli inciuciatori

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Stracci e strattonate con Bersani e i big del Pd. Sorrisi e strette di mano con Silvio Berlusconi. Verrà anche il giorno in cui Matteo Renzi e il Cavaliere si incontreranno con tutti i crismi in una sede istituzionale e alla luce del sole. Per ora siamo ancora nella fase «carbonara» dove ogni incontro più o meno annunciato prevede depistaggio della stampa e totale silenzio sui contenuti. Però i due si cercano. E ieri sera si sono trovati. Anzi, ritrovati. Il tutto per la gioia di chi nel Pd, ma non solo, da sempre sostiene che, tessere di partito e storie personali a parte, il sindaco di Firenze e il leader del Pdl hanno molto in comune

http://www.corriere.it/politica/13_aprile_16/faccia-faccia-cavaliere-rottamatore-alberti_d2f51046-a656-11e2-bce2-5ecd696f115c.shtml

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Il Pd sta vivendo una condizione di default psicofisico e queste lotte interne lo dimostrano. Renzi in particolare emerge pur essendo il nulla al cubo, è insidioso perché è una merce che può essere rifilata a chiunque. Gestisce molto bene la sua comunicazione e il suo profilo e si adatta a tutte le situazioni e a confronto Maria De Filippi è un gigante del pensiero.

Parola di Maurizio Gasparri (!!!)

http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_politica/04/16/Gasparri-Renzi-nulla-cubo_8559467.html

Quel che i grillini non vogliono capire: Il “caso” vuole che siano rimasti proprio i 3 caballeros

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Ora, molti chiedono: “perché non Rodotà?”. E si incazzano anche con me, che Rodotà l’ho pure votato. Tre volte. La risposta la trovate qui sotto: Rodotà non ha i voti, in quell’aula. Se il Pd non ha votato Prodi, è un po’ difficile immaginare che voti Rodotà. Perché c’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Spero sia chiaro a tutti. Ed è questo il vero problema.

Giuseppe Civati

Nei ‘desiderata’ del Cavaliere, si racconta, resisterebbero ora i due ‘soliti noti’ e cioe’ Giuliano Amato e Massimo D’Alema

Il Fatto Quotidiano del 20/04/2013.

Renzi ha liquidato anche Prodi. 

Ferruccio De Bortoli, tweet

Il sospetto è affiorato quando il sindaco di Firenze con un tempismo giudicato eccessivo ha definito morta la candidatura di Prodi. A impallinare l’ex premier, secondo questa ipotesi, sarebbe stata una saldatura tra il fronte dalemiano e renziano (il colloquio tra i due a Palazzo Vecchio fa da sfondo a questa ricostruzione). Far cadere la candidatura del Professore avrebbe avuto lo scopo di riaprire un dialogo con il Pdl. Sul nome stesso di D’Alema o su quello di Amato. E proprio D’Alema, che nei giorni scorsi ha incontrato il sindaco a Palazzo vecchio a Firenze, aveva detto di Renzi: “E’ intelligente e è una risorsa per il futuro”, aggiungendo una critica esplicita al fatto fosse stato escluso dal novero dei grandi elettori.

E qui torna quello che Renzi scrive nel suo post su Facebook: “Il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato ‘nuovo’. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato”. D’Alema o Amato, appunto. Non certo candidati nuovi. Ma esperti, competenti e di caratura internazionale.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/renzi-lancia-figura-esperta-e-di-caratura-internazionale-e-profilo-di-amato/569455/

Ma chi sono i franchi tiratori? Nei crocicchi dei democratici a Montecitorio si parla di un cocktail di malcontento. Che vede in prima fila i dalemiani, certo. Perché Max, si sa, Prodi non lo può vedere. Almeno quanto non può vedere Veltroni. Ma anche gli ex popolari avevano più di un motivo di scontento nei confronti di Bersani. Per come ha fatto uscire di scena troppo presto Franco Marini. Ma qualcuno punta il dito anche sui renziani. Nonostante il sindaco di Firenze avesse appoggiato il nome del Professore, l’epitaffio di Renzi – “la candidatura di Prodi non c’è più” – arrivato a urna ancora calda (ore 19.20) è sembrato assolutamente intempestivo. Facendo entrare il rottamatore, che controlla una cinquantina di grandi elettori, nel novero dei possibili cecchini. “Prima di parlare bisognava aspettare che lo facesse Prodi. O Bersani”, sussurra qualche deputato democratico.

http://www.blogo.it/news/politica/redazione/21197/franchi-tiratori-renzi-dalema-ed-ex-popolari-nella-lista-dei-sospettati/

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27 FEBBRAIO 2013

Il sindaco di Firenze e i big del partito, già contro il segretario, guardano al Pdl e a un governo di larghe intese. E il rottamatore diserta il vertice post-sconfitta

Si dice che il pesce puzza dalla testa. E se il pesce è il Partito democratico uscito stordito dal risultato elettorale di lunedì, a puzzare è in primis il suo segretario Pier Luigi Bersani. Il suo intervento di ieri alle 17, dopo un’intera giornata da desaparecido, non è piaciuto all’ala renziana del partito e ai leader storici del partito. L’impressione è che Bersani sia già di troppo e che una buona fetta del partito lo veda già come un perdente, come un ostacolo allo svolgimento di proficue trattative per la formazione del governo.

All’ipotesi di un’apertura ai grillini si oppongono  big come Massimo D’Alema, per il quale aprire ai 5 stelle significherebbe produrre “conseguenze gravi per il lavoro, i risparmi e la vita degli italiani”. E come Veltroni, per il quale ora la starada migliore è quella di “aspettare” Giorgio Napolitano e i suoi tentativi di sbloccare una situazione intricata. E’ convinzione di Paolo Gentiloni e Giorgio Tonini che non si debba sbattere la porta in faccia al Pdl, anche in vista di un governo dalle larghe intese  a guida di personaggi come Giuliano Amato.

Insomma: a parte i fedelissimi di osservanza bersaniana come Stefano Fassina e Matteo Orfini, per i quali “è impensabile fare un governo senza Grillo”, una parte considerevole del Pd guarda già a Matteo Renzi come condottiero di questa nuova fase politica. Il sindaco di Firenze, in queste ore, ha fatto pesare la sua assenza tanto in fase di commenti dinnanzi all’opinione pubblica, quanto alla riunione serale dei big: “Io non partecipo ai caminetti, a queste robe qui”. Tradotto: Bersani ha voluto la bicicletta (con le primarie, ndr)? Ora pedali. Lo sguardo è già al piano B: un governo tecnico di Pd e Pdl con un programma limitato, istituzionale e di salute economica, magari guidato proprio da Renzi. Il quale avrebbe commentato il discorso di ieri di Bersani con le seguenti parole: “Siamo alla follia”. Più chiaro di così…

http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1192824/Renzi–D-Alema-e-Veltroni–gelano-il–grillino–Bersani—-Una-follia-aprire-ai-5-stelle-.html

E QUINDI?

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Ricapitoliamo: gli stessi parlamentari del Pd che ieri avevano votato Prodi per governare senza Berlusconi oggi voteranno Napolitano per governare insieme a Berlusconi. Rimpiangeremo Bersani, oh se lo rimpiangeremo…

Redazione del Manifesto

Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità.

Giorgio Napolitano, classe 1925

< Hindenburg rimase in carica fino alla sua morte, avvenuta il 2 agosto 1934 nella sua casa di Neudeck (Prussia Orientale), due mesi prima del suo ottantasettesimo compleanno. Il 30 gennaio 1933 aveva nominato Hitler alla carica di Cancelliere del Reich. Il giorno prima della sua morte, Hitler volò a Neudeck per rendergli visita. Hindenburg, vecchio e confuso, pensò di essere dinnanzi al Kaiser e lo chiamò «Sua Maestà» >

da wikipedia

Il fatto è che gli elettori del PD hanno sbagliato a votare alle primarie. Se avessero fatto vincere Renzi non sarebbe stato necessario perdere tutto questo tempo. Insipienti! Ma che stress dover sempre mettere una pezza agli errori dell’elettorato! Non se ne può proprio più.

Ci troveremo presto sul groppone un altro governo “tecnico”, magari a guida Renzi e con il sostegno di Monti, Berlusconi e teodem. Bersani non può più impedirlo, il M5S guadagnerà altri voti senza doversi responsabilizzare e dovremo aspettare diversi anni prima che una sinistra riorganizzata possa ambire a governare il paese.
Salvo rivolte/catastrofi assortite.
Serve un po’ di luce perché quaggiù è molto buio, per il momento.

L’America e il Bene

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NOTA ESPLICATIVA: Per capire questo post è necessario fare un passo oltre il consueto parallelo tra il “Dio è con noi” dell’eccezionalismo americano e il “Gott mit uns” nazista.

Quel che voglio far risaltare è l’uso della stessa formula ripetuta come un mantra, da repubblicani e democratici, nel corso di molti anni. Finché uno non constata la sua ricorsività non può veramente capire che non è il risultato di superbia o superficialità: è un lavaggio del cervello scientemente implementato ai danni degli Americani e del mondo, anche da quei politici che generalmente i non-statunitensi considerano “buoni”.

Invito quindi ad essere un po’ più indulgenti nei confronti dei cittadini americani, che non possono essere ritenuti completamente responsabili di quel che fa la loro nazione (lo stesso vale per Israele): sono ancora più schiavi di noi perché sono ancor meno consapevoli di esserlo.

Ciò non toglie che la minaccia sia reale. In ultima analisi è assai probabile che esista un complotto ordito ai danni di centinaia di milioni di Americani e che si protrae da diverse generazioni per spingerli a tradire la Costituzione senza rendersene conto, trasformando una repubblica in un impero che, in prospettiva, se i cittadini americani non si daranno una svegliata, potrebbe non essere sufficientemente dissimile dal Terzo Reich e farà la stessa fine (assieme ad Israele).

Quest’altro post inquadra meglio il complotto, citando gli ultimi presidenti che hanno tentato di salvare l’America (leggere per credere, l’ignoranza non è una scusante):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/

E questo credo dimostri ogni ragionevole dubbio che Barack H. Obama è un uomo pericoloso e che gli obamiani avranno molte, ma davvero molte questioni in sospeso da dibattere con la propria coscienza nei prossimi mesi ed anni (il candore non garantisce l’immunità dai rimorsi e dal senso di vergogna):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

*****

Gli Stati Uniti sono la più straordinaria forza di pace e di progresso che il mondo abbia mai conosciuto.

Hillary Clinton, 23 gennaio 2013

http://www.businessinsider.com/hillary-clinton-benghazi-testimony-2013-1

L’America è sempre stata una delle più grandi forze del bene che il mondo abbia mai conosciuto.

Mitt Romney, candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, 24 settembre 2012

http://blogs.wsj.com/washwire/2012/09/25/text-of-romneys-address-to-clinton-global-initiative/

Agiremo nella convinzione che gli Stati Uniti siano ancora la più grande forza di pace e libertà che questo mondo abbia mai conosciuto.

Paul Ryan, candidato repubblicano alla vice-presidenza, 28 agosto 2012

http://www.npr.org/2012/08/29/160282031/transcript-rep-paul-ryans-convention-speech

Gli Stati Uniti sono… la più grande forza del bene che si sia mai vista su questo pianeta

Michelle Bachmann, candidata repubblica alla presidenza degli Stati Uniti, 4 gennaio 2012

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/1201/04/se.06.html

Il governo federale degli Stati Uniti è la più grande forza del bene nella storia umana. Punto.

Paul Begala, giornalista già consulente di Bill Clinton, 12 settembre 2011

http://www.thedailybeast.com/newsweek/2011/09/11/paul-begala-why-now-is-the-time-to-defend-big-government.html

L’America è la più grande forza terrena del bene che il mondo abbia mai conosciuto.

Sarah Palin, già candidata repubblicana alla vicepresidenza, 30 giugno 2010

http://www.politicususa.com/palin-obama-america.html

Credo che siamo la più grande forza del bene nella storia del mondo

Robert Gates, già direttore della CIA, segretario di Stato nella prima amministrazione Obama, Time Magazine, 3 febbraio 2010

http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1960261,00.html

L’America è la più grande forza del bene nella storia del mondo

John  McCain, secondo dibattito presidenziale, 7 ottobre 2008

http://www.cbsnews.com/2100-503283_162-4508405.html

L’imperialismo degli Stati Uniti è stata la più grande forza del bene nel mondo per tutto il secolo scorso.

Editoriale del Council on Foreign Relations, 13 maggio 2003

http://www.cfr.org/iraq/us-imperialism-force-good/p5959

i legami di questo think tank neocon con multinazionali, banche d’affari e politici americani (es. i Clinton, che in teoria dovrebbero essere avversari dei neocon) http://en.wikipedia.org/wiki/File:CFR-Interlocks-2004.jpg

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/16/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/

La nostra nazione è la più grande forza del bene nella storia

George W. Bush, 14 giugno 2002

http://georgewbush-whitehouse.archives.gov/news/releases/2002/06/20020614-1.html

Gli Stati Uniti sono una nazione indispensabile perché abbiamo dimostrato di essere la più grande forza del bene nella storia umana.

John  McCain, senatore repubblicano, 1999

http://www.huffingtonpost.com/jacob-heilbrunn/john-mccain-neocon_b_82530.html

Gli Stati Uniti d’America sono stati la più grande forza del bene nel ventesimo secolo

Daniel Pipes, celebre intellettuale neoconservatore e sionista, 1999

http://www.danielpipes.org/977/zionism-islamism-and-jewish-politics-in-america

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La parola greca hybris esprime meglio di qualunque altra la natura di questo atteggiamento. Per i greci indicava l’arroganza dell’eccesso, l’orgogliosa tracotanza, la sconfinata presunzione dell’uomo che cerca di acquistare gli attributi di Dio. Certamente gli Stati Uniti vivono sempre più in un regime di hybris e in pochi si rendono conto che con questo atteggiamento si stanno guadagnando un’ostilità crescente da parte del resto del mondo e in particolare da parte delle vittime della loro arroganza. […] Raggiungeremo un senso del limite quando riusciremo a percepire questa ricerca dell’eccesso, della crescita illimitata, del dominio sulle alterità come un tentativo di rimozione della propria mortalità.

Marco Deriu, “Dizionario critico delle nuove guerre”, 2005

Bersani e gli F-35

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Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. Alla luce della crisi, questa è una spesa che va rivista. Le nostre priorità non sono i caccia ma il lavoro.

Pier Luigi Bersani, intervista al Tg2

Le immagini parodistiche, per quanto divertenti e sollazzanti, sono ingannevoli. Il senso del suo discorso è: compreremo meno F-35, ma li compreremo. Lo ha capito anche Alenia Aermacchi, che si oppone al “ridimensionamento del programma”, non alla sua soppressione. Come reagirà l’opinione pubblica quando scoprirà che Bersani non ha mai rifiutato l’acquisto?

“Una cosa è certa. L’11 dicembre 2012 il Pd non s’è opposto alla Riforma della Difesa voluta ostinatamente dal ministro Di Paola, acquisto degli F-35 incluso. La Camera ha definitivamente approvato la legge con 294 sì, 53 astenuti e solo 25 no. Il Pd si è espresso a favore. Tra le poche voci apertamente dissenzienti, quella del deputato Andrea Sarubbi: «Si liberano soldi per l’acquisto dei cacciabombardieri e di altri 70 programmi d’armamento, in un momento in cui si chiedono alle famiglie sacrifici. Tra le guerre ad alta densità inseguite dall’ammiraglio Di Paola e gli interventi di polizia internazionale iscritti nella carta dell’Onu c’è una gran differenza. Per questi motivi, annuncio il mio voto di astensione, in dissenso dal mio gruppo parlamentare»”.
http://www.famigliacristiana.it/volontariato/organizzazioni/articolo/f-35-bersani-meglio-tardi-che-mai.aspx

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“Berlusconi ha chiesto una verifica ai collaboratori. E forse oggi non firmerebbe quell’accordo: “Sono sempre stato contrario all’F35 e alle portaerei”.

Bersani dice che occorre rivedere la spesa per i caccia F35, ora la priorità è il lavoro. Ma comunque non possiamo rinunciare ai caccia: forse, e dico forse, ne compreremo di meno.

Monti scarica le colpe sui governi precedenti. Da D’Alema a Berlusconi. E in ogni caso, sul progetto F35, non si torna indietro. Ci sono gli accordi.
Grillo e Ingroia, infine, sono contrari sia all’accordo che alla spesa: in Parlamento voteranno contro.

[...].

L’F-35 è il peggior aereo che abbiamo mai costruito”. La sentenza lapidaria è di uno che di aerei da combattimento se ne intende: Pierre Sprey, il padre dell’americano F-16, uno dei jet più riusciti e usati. Sprey è stato intervistato da Riccardo Iacona e la sua testimonianza sarà trasmessa questa sera su Rai3 nel programma Presadiretta dedicato agli F-35, i jet che l’Italia vorrebbe comprare dalla Lockheed Martin spendendo la bellezza di 13 miliardi di euro e mettendo in conto di spenderne più del doppio e forse il triplo nell’arco di un ventennio, dal momento che quei jet sono dei succhia soldi per la manutenzione e la gestione. Assieme al progettista Sprey sono stati sentiti da Iacona altri personaggi autorevoli: Walter Pincus, giornalista del Washington Post, premio Pulitzer per gli articoli scritti sui temi della difesa e il primo ad indagare negli Usa sull’affare del cacciabombardiere F-35. E Winslow Wheeler, consigliere per la sicurezza di senatori americani sia democratici sia re-pubblicani, compreso John Mc-Cain, pilota in Vietnam e nel 2008 candidato alla presidenza contro Barack Obama. Dalle tre testimonianze emerge un giudizio unanime e duro: quell’aereo è un affarone per chi vende, cioè la Lockheed. Ma è un bidone per chi compra, Stati Uniti e Italia compresa, perché è nato storto e sta procedendo di male in peggio. Se l’Italia lo acquistasse farebbe un errore grave.

LE VALUTAZIONI raccolte da Iacona sono così crude da sorprendere lo stesso giornalista che con Il Fatto confronta l’approccio aperto e senza reticenze alla questione F-35 negli Stati Uniti con quello italiano. Qui domina l’autoreferenzialità dei vertici militari, la scarsità di informazioni alla stampa e la debolezza della politica, succube della logica distorta del fatto compiuto. Il capo del governo, Mario Monti, mentre tagliava a destra e manca non ha mosso un muscolo di fronte alla spesa stratosferica per gli F-35; il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice che bisogna rivedere il programma, ma “solo un po’” e Silvio Berlusconi, dopo aver spalancato le porte agli F-35, fiutato il vento ora rivela che “in cuor suo” era contrario (ieri Monti ha ricordato che l’Italia ha aderito al programma con il governo D’Alema e poi con Berlusconi).
Le interviste dei tre esperti americani affiancano il dossier ufficiale e altrettanto clamoroso del Dipartimento della Difesa (Pentagono).
Anche i tecnici del governo Usa hanno elencato i difetti del cacciabombardiere, a cominciare dal rischio che possa esplodere in volo se colpito da un fulmine, circostanza per niente remota per un aereo. Tempo fa il senatore McCain aveva definito l’F-35 “uno scandalo e una tragedia”, ora il suo consigliere accusa: “L’F-35 ha problemi tecnici che non si possono risolvere perché è un progetto sbagliato. Questo aereo non è buono per nessuna delle sue funzioni. In compenso costa una fortuna”. All’inizio la Lockheed aveva detto sarebbe costato solo 45 milioni di dollari ciascuno e siamo già a 200 milioni di dollari. “Se l’Italia lo comprasse adesso, la versione più semplice vi costerebbe questa cifra, quella a decollo verticale 20 o 30 milioni in più. E quando li avrete comprati non avrete finito di spendere perché questi aerei hanno un costo operativo pazzesco”. Secondo Wheeler la tecnica della Lockheed per piazzare gli F-35 è semplice e astuta: “Ha cominciato a produrre gli aerei prima di terminare i test… ti prendono all’amo prima ancora di dirti cosa stai comprando”.
IL GIORNALISTA Pincus si pone retoricamente la domanda: “A cosa serve l’F-35, cosa ce ne facciamo? ”. E la risposta è: “Non c’è nessuno, Cina, Russia, nessun paese che possieda un’arma minimamente comparabile con questo aereo, che ci possa minacciare”. Quindi non è indispensabile acquistarlo e se non lo è per gli Usa figuriamoci per l’Italia. Alla domanda quanto costa, anche Pincus non può fare a meno di arrendersi all’indeterminatezza che circola in tutto il mondo: “400 miliardi di dollari in 20 anni per 2000 esemplari, ma è una previsione ottimistica. Quanto costerà ogni F-35 non lo sa nessuno”. Il progettista Sprey spiega in dettaglio come nella versione per portaerei il gancio per l’atterraggio sia disegnato male e passi sopra il cavo di acciaio per la frenata o rischi di tranciarlo. Sarcastica la considerazione: “Stiamo parlando di uno degli aerei più sofisticati al mondo e non riusciamo a disegnare bene un gancio? ”. Secondo Sprey l’F-35 “balla molto per la pessima aerodinamica” e inoltre “ha restrizioni sulla velocità perché altrimenti si brucia la coda” e poi “l’impianto elettrico è pericoloso” e dal momento che “il carburante sta tutto intorno al motore… e in guerra è importante evitare che l’aereo possa esplodere solo perché da terra ti colpiscono con un kalashnikov… questo è l’aereo più infiammabile che abbiamo mai costruito”. Infine il “software è un disastro” e se “il visore del casco non funziona non puoi controllare l’aereo, perché non ci sono sistemi di navigazione nel cockpit”.”
Fatto Quotidiano

http://triskel182.wordpress.com/2013/02/04/presadiretta-del-03022013-spese-militari-la-puntata/#more-41422

Il Pentagono e la Marina degli Stati Uniti hanno bloccato le missioni degli F-35, dopo un incidente al sistema di scarico che si è verificato durante un volo di addestramento a Eglin Air Force Base in Florida. L’incidente è avvenuto pochi giorni dopo la pubblicazione di un rapporto del Pentagono che elenca una serie di vecchi problemi a cui non è stato ancora possibile porre rimedio e di nuovi problemi che non erano stati previsti (alcuni strutturali) e sottolinea come il programma da 396 miliardi dollari sia ancora ben lontano dal produrre risultati soddisfacenti.

Il Pentagono pensava di acquistare quasi 2500 velivoli, ma limiti di budget ridurranno questo numero. [Dunque il Pentagono fa lo stesso discorso di Bersani: li compreremo ugualmente, pur comprandone meno]

http://news.yahoo.com/pentagon-grounds-marine-corps-version-f-35-fighter-200530351–finance.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/caccia-f35-puo-esplodere-se-colpito-da-fulmine-e-pentagono-blocca-voli/476180/

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Rimangono ancora problemi per il casco del pilota, per lo sviluppo di software, integrazione delle armi e serbatoio del carburante. E proprio i problemi al serbatoio lo renderebbero a rischio di esplodere, qualora venisse colpito da un fulmine. Inoltre, sempre secondo lo stesso rapporto, i tentativi di alleggerirlo “hanno reso il velivolo più vulnerabile del 25 per cento”.

http://www.analisidifesa.it/2013/01/il-fulmine-ha-paura-dei-fulmini/

L’F-35…è stato «catturato» da un team di hacker della Marina militare degli Stati Uniti, dopo che il Pentagono aveva cominciato a sospettare che il “gioiello” della Lockheed Martin fosse vulnerabile alle incursioni informatiche.

http://www.lettera43.it/economia/macro/f-35-hackerati-dalla-marina-usa_4367573201.htm

Inoltre, ci sono anche dei dubbi sul fatto che l’avanzata elettronica dell’aereo sia oggetto di spionaggio. La britannica Bae, infatti, a marzo 2012 è stata attaccata da hacker cinesi che hanno rubato informazioni sulla progettazione dell’aereo, causando la riprogettazione di alcune componenti elettroniche.

http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1078417/f-35-che-cose-laereo-piu-costoso-di-sempre.shtml

Il costo di ogni singolo velivolo “nudo” (cioè esclusi ricambi ed armamenti)  è valutato oggi 88 milioni di dollari contro i 65 previsti inizialmente ma nuovi rincari sono in arrivo considerati i ritardi del programma e i tagli agli ordinativi annuali anche da parte del Pentagono che stanno facendo lievitare ulteriormente i costi. Secondo le tabelle di previsione del Pentagono i jet della versione A costeranno infatti 90 milioni di dollari ma solo nel 2017 mentre quelli prodotti nei prossimi tre anni avranno un costo progressivamente in calo da 127 a 95 milioni di dollari.  Abissale inoltre la differenza tra i costi di manutenzione della flotta di F-35 annunciati dal governo (8,9 miliardi)  e rilevati da KPMG (15,2) che ha valutato costi operativi  in 19 miliardi contro i 9 stimati dal ministero della Difesa.  […]. Il Programma F-35, ribattezzato “l’aereo da un trilione di dollari” dal Wall Street Journal, prevede 2.443 velivoli per Usaf, Marines e Us Navy e almeno altri 700 per gli alleati ma i tagli al Pentagono e soprattutto il ripensamento del Canada potrebbero influire sul futuro del velivolo determinando un ”effetto domino” su altri Paesi che hanno mostrato perplessità nei confronti dell’F-35, soprattutto sul fronte dei costi in crescita costante, come Australia e Olanda mentre la Gran Bretagna prende tempo e ha annunciato che non effettuerà ordini fino al 2015.

http://www.analisidifesa.it/2012/12/il-canada-rinuncia-ai-cacciabombardieri-f-35/

Il Canada rinuncia agli F-35

A Israele li regalano. Arabia Saudita, Canada, Australia e Paesi Bassi li rifiutano. Il Regno Unito Prende tempo.

http://www.investireoggi.it/finanza/f35-un-progetto-fallimentare-e-pieno-di-problemi/

Al progetto di sviluppo hanno collaborato anche gli Australiani ed ecco cosa hanno concluso a febbraio 2012 (commissione parlamentare):
“There has been a lot of effort in pulling together this great collaborative goodwill and industry network. The only trouble is that we are building the wrong aircraft” (stiamo costruendo l’aereo sbagliato).

La simulazione australiana conferma il terribile scenario della RAND Corporation di qualche anno fa. Contro gli aerei cinesi, solo 30 F35 tornerebbero alla base, su 240 inviati. Ecco un significativo scambio di battute in commissione:

Mr O’DOWD: Do I get this right: Russia and China have already got a better aircraft than the F35? (Russi e Cinesi hanno già aerei migliori dei nostri?)

Mr Goon : Yes. (sì)

Mr O’DOWD: We have got 14 F35s on order, have we? (abbiamo ordinato 14 F35?)

Mr Goon : Two. (2)

Mr O’DOWD: Two, 12 or 14, whatever it is. Where do we go from here? I hear what you are saying, but do we stop, progress or change our path? (che si fa? andiamo avanti o torniamo indietro?)

Mr Goon : I see there are great opportunities for Australia—I honestly do. I see sitting down with our American colleagues and together saying, ‘Hey, we have got a problem!” (c’è una grande opportunità: sederci al tavolo con i colleghi americani ed ammettere che abbiamo un problema)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/11/f35-la-prova-che-noi-siamo-una-colonia-e-arabia-saudita-canada-ed-australia-no/

La patetica inconsistenza della candidatura Monti

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La volontà c’è, ora Monti deve trovare i voti. Sta pensando a un discorso in Parlamento per vedere poi chi aderisce, partiti e parlamentari. Intanto conferma per il 21 dicembre la conferenza stampa di fine anno per un bilancio del suo primo governo.

Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2012.

Da qualche settimana girano voci che attribuiscono alla coalizione di centro a sostegno di Mario Monti, o anche solo alla lista unica del Senato ispirata al premier, un consenso del 20%. E’ una bufala. Nessuno degli istituti di sondaggi che stanno regolarmente monitorando le intenzioni di voto degli italiani, infatti, ha finora messo nero su bianco una cifra così elevata per i reduci del terzo polo e il simbolo del Professore.
http://www.giornalettismo.com/archives/685325/sondaggi-la-bufala-di-monti-al-20/

Una lista unica di centro – che comprenderebbe Casini, Fini, Montezemolo – guidata da Monti raggiungerebbe il 15,4 percento. Senza il Professore, invece, le liste di centro avrebbero 6 punti percentuali in meno, attestandosi al 9,4 percento.

http://www.huffingtonpost.it/2012/12/21/elezioni-2013-sondaggio-swg_n_2344075.html

Ad appoggiare un nuovo mandato per il Professore è l’11 percento degli intervistati. Nel dettaglio, a gradire questa ipotesi sono soprattutto gli elettori di centro (28%), appena il 6 percento di quelli di centrodestra e il 5 percento di centrosinistra. Monti al Quirinale piace invece al 13 percento degli italiani.
http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20121214-elezioni-swg-un-italiano-su-10-vuole-monti-nuovamente-premier

Secondo l’ultimo sondaggio Spincon.it, realizzato con metodo CAWI su un campione di 1.420 interviste, il 74,4% dei cittadini italiani esprime un giudizio “molto negativo” (47,3%) o “negativo” (27,1%) sulla possibilità che il premier torni a guidare il governo dopo la tornata elettorale. Il 19,1%, invece, esprime un giudizio “molto positivo” (4,6%) o “positivo” (14,5%).

La prospettiva di un Monti-bis è accolta favorevolmente solo dal 22,3% degli elettori del centrosinistra: il 5,2% esprime un giudizio “molto positivo”; il 17,1% ne esprime uno “positivo”. Anche sottraendo all’insieme degli elettori del centrosinistra chi, nel 2009, ha votato per l’Italia dei Valori, il 71% continua a giudicare in modo “molto negativo” (33,8%) o “negativo” (37,2%) l’ipotesi di un Monti-bis.

A variare, insomma, è l’intensità del giudizio (più negativo per gli elettori di centrodestra), ma non la sostanza: la maggioranza degli italiani non vede con favore l’ipotesi di un ritorno di Mario Monti alla guida del governo.

http://www.notapolitica.it/2012/12/14/mancia_14-12.aspx

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Secondo un’analisi effettuata da Ipsos su sondaggi condotti tra il 14 novembre e il 10 dicembre 2012, più di due italiani ogni dieci (22%) sono oggi convinti che Mario Monti sarebbe il miglior Presidente del Consiglio anche dopo le prossime elezioni politiche.

Fra i supporter del “Professore” troviamo in misura maggiore della media uomini, elettori con oltre 55 anni, laureati e diplomati, imprenditori, liberi professionisti e dirigenti, pensionati, residenti nelle regioni del nord-ovest, residenti in comuni di dimensioni medio piccole (10-30mila abitanti), cattolici praticanti assidui, elettori che si collocano al centro o al centro sinistra, elettori del Partito Democratico o dei numerosi partiti della galassia “centrista”.

http://www.linkiesta.it/monti-bis-sondaggio-ipsos#ixzz2F77MlZR1

Qualcosa di sinistra – note per un redattore di discorsi politici di sinistra

Ovvero tutte le cose che il PD trentino e quello italiano hanno rinunciato a dire.

NEOLIBERISMO

Stiamo subendo le conseguenze del collasso del sistema finanziario globale, causato da decenni di politiche neoliberiste all’insegna dello slogan “stato piccolo – mercato grande”. Slogan fenomenalmente stupido ed ipocrita.

Stupido perché nessuno vorrebbe vivere in una società in cui concentrazioni inaudite di poteri privati non trovano ostacoli e i servizi essenziali sono nelle mani di persone che aderiscono unicamente al criterio del profitto.

Ipocrita perché non appena il mercato ha cominciato a divorare se stesso e le banche d’affari hanno rischiato di capottare, sono subito ricorse agli aiuti di stato, ossia hanno chiesto soldi a quegli stessi cittadini che avevano rovinato con la loro irresponsabilità ed avidità. I finanzieri, che hanno fruito del maggior programma di assistenza sociale della storia (come minimo 550 miliardi di euro, secondo la Banca d’Inghilterra, una cifra in costante crescita), ora danno la colpa ai cittadini e li definiscono “parassiti del welfare” ed allo stato, che accusano di non essersi sufficientemente ristretto. Quando chiedono che lo Stato si astenga dall’intervenire, intendono dire che non deve azzardarsi a ridistribuire il benessere dai ricchi ai poveri. Giustizia sociale, per loro, è quando i ricchi diventano sempre più ricchi (salvo ricevere aiuti pubblici quando sono nei guai) ed i poveri sempre più poveri. I ricchi non sono mai parassiti, i poveri lo sono sempre. Sozialschmarotzer (parassiti sociali) li chiamano nei paesi di lingua tedesca, un termine il cui radicamento nelle persecuzioni anti-giudaiche dei nazisti non sembra aver interferito con la sua diffusione.

È come se un piromane riuscisse a convincere le persone che i veri responsabili degli incendi sono i pompieri perché, guarda caso, ogni volta che c’è un incendio loro sono nei paraggi e gli stessi cittadini, perché si ostinano a voler cucinare e riscaldarsi. Il colpo da maestro è però quello del piromane che convince la gente di essere la persona giusta per difendere i boschi.

Per sopramercato, i banchieri hanno fatto in modo che i termini della restituzione dei crediti fossero così feroci, da rendere pressoché sicuro il fallimento dei paesi debitori, senza che le banche dovessero pagare dazio per aver sbagliato i loro investimenti, come succederebbe a una qualunque impresa privata, nello spietato universo morale da squali che loro stessi encomiano (come se avessero una qualche speciale immunità che garantisce solo vantaggi ed esenta da ogni svantaggio).

Il fiscal compact inserito nella costituzione ha di fatto reso illegali le politiche social-democratiche imponendo il pensiero unico neoliberista. Che siano stati solo gli economisti e non i politici di sinistra a notarlo testimonia dello sconsolante stato della sinistra europea (con l’importante eccezione della Francia).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/25/il-criptofascismo-dei-liberalizzatori-e-dei-privatizzatori/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/21/prima-e-toccato-ai-neri-poi-agli-altri-colorati-presto-tocchera-a-molti-bianchi-e-il-neoliberismo-bellezza/

SARRAZIN

Intanto un’élite di circa 100 milioni di privilegiati (Giannuli 2012) sta prendendo le distanze dal resto dell’umanità, alla deriva in un oceano di miseria, disoccupazione, caos, estremismo ideologico e fanatismo religioso. Non contenti, seminano zizzania. Come l’ex banchiere della Bundesbank, Thilo Sarrazin, ideologo di riferimento dei Freiheitlichen sudtirolesi, autore di un manifesto del nuovo razzismo che pare sia il saggio più venduto in Germania dai tempi del Mein Kampf. Le sue tesi sono a dir poco aberranti ma in linea con ipotesi “scientifiche” in voga il secolo scorso, quando genetica ed antropologia erano discipline agli albori e quindi maggiormente soggette a strumentalizzazioni razziste: gli ebrei sono una razza separata dalle altre, con dei geni distinti che li rendono speciali; turchi e musulmani in generale sono mediamente meno intelligenti dei tedeschi ed il loro corredo genetico diluisce ed impoverisce quello dei tedeschi”, “sono anche in larga misura incompatibili con la civiltà germanica” e “hanno troppi figli rispetto ai tedeschi, che dovrebbero sentire il dovere patriottico di riprodursi per tener testa a questo assalto”. I nazisti, un tempo, rivolgevano agli ebrei le stesse accuse che Sarrazin riserva a turchi e musulmani. Al di là di qualche generica protesta da parte di Angela Merkel e pochi altri – che peraltro non hanno fatto mancare la rituale condanna del multiculturalismo –, è mancato quel soprassalto delle coscienze che ci sarebbe stato in altri paesi, ma soprattutto in una società in cui, in teoria, si sarebbe dovuta sviluppare una particolare sensibilità ed immunizzazione nei confronti di certi toni ed argomentazioni, dati i precedenti. Addirittura, secondo vari sondaggi, una porzione che oscilla tra il 10 ed il 20% degli elettori tedeschi sarebbe disposta a votarlo se si presentasse alle prossime elezioni. È desolante che la libertà d’espressione sia impiegata dai populisti per rendere accettabile e persino rispettabile l’odio ed il disprezzo per il prossimo, senza che una nazione senta il bisogno di fare un esame di coscienza, intossicata com’è dall’eccitazione per la transitoria crescita in controtendenza.

Sarrazin, che è ancora membro del partito socialdemocratico tedesco, ossia un esponente del centrosinistra (!), ha poi rincarato la dose con un secondo saggio in cui, sorvolando sulle responsabilità (irresponsabilità e manipolazioni) delle banche tedesche (è stato un banchiere, in fondo) e delle politiche economiche tedesche ostili a tutti gli altri paesi europei (è un economista tedesco, in fondo), assegna tutta la colpa della crisi a Irlandesi e Mediterranei (gli stessi popoli che, guarda caso, erano considerati razzialmente inferiori quando raggiungevano le coste degli Stati Uniti) ed auspica che siano lasciati fuori da un futuro progetto di integrazione in senso federale (ossia abbandonati alla mercé degli avvoltoi finanziari). Anche questo secondo saggio, com’era facile prevedere, ha incontrato i favori dei separatisti sudtirolesi che, come i loro colleghi bavaresi, sono sempre lieti di poter alludere ad una qualche superiorità congenita del proprio Volk, pur non potendo adoperare pubblicamente il vocabolo “razza”.

L’ISLAMOFOBIA È L’ANTISEMITISMO DEL VENTUNESIMO SECOLO: Thilo Sarrazin ne è l’epitome: i musulmani sono dei parassiti, vivono in Germania ma sono un corpo estraneo, non creano o producono alcunché di valore ma solo degenerazione, non sono leali alla Germania ma a forze esterne ed ostili che vogliono controllare la nazione e l’Europa. Qualche decennio fa questi stessi discorsi si potevano ascoltare nelle birrerie bavaresi ed austriache, con gli ebrei al posto dei musulmani

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/17/la-democrazia-diretta-non-ha-mai-ucciso-nessuno-finora/

INTEGRALISMO CRISTIANO

È più facile che una gomena passi per la cruna dell’ago che un ricco entri nel regno di Dio.

Marco 10, 25

L’integralismo cristiano rappresenta l’esatta antitesi del messaggio di Gesù il Cristo. Ogni singolo principio trova la sua negazione: assenza di compassione, comprensione, altruismo e tolleranza (Giovanni 11, 33-3; Giovanni 4:5-30; Luca 15:21-32; Giovanni 8:3-11; Matteo 5:42; Giovanni 13, 34), venerazione del potere e della ricchezza (Matteo 4, 4; Luca 9: 24-25), razzismo, xenofobia e particolarismo (Luca 10, 29-37), ritualismo (Luca 14, 5), superbia (Matteo 6:2-4), venalitàm egoismo ed avidità (Marco 11, 15-19), disprezzo per i poveri e gli umili (Marco 10: 45), falsificazione della realtà (Tommaso, 5; Luca 4, 1-13), feticismo della vita biologica a scapito di quella spirituale (Giovanni 18, 36; Matteo 10, 28; Matteo 20: 25-28), ecc. I fondamentalisti hanno sviluppato una teologia politica che rende legittimamente cristiano tutto ciò che Gesù aveva rigettato resistendo alle tentazioni di Satana. Gesù rifiuta perché sa che le varie profferte sono fuorvianti e corrompenti, dietro un’apparenza di stuzzicante appetibilità. Compiere qualunque azione sollecitata da Satana equivale a rendersi suo complice e servo. Le opzioni proposte sono inevitabili solo perché Satana vuol far credere e vuol credere lui stesso che lo siano. Non è certo Satana a dover stabilire quali siano le opzioni disponibili.

Satana è un controrivoluzionario: gli piacciono le gerarchie feudali, ma vuole essere lui il capo. Gesù predica l’uguaglianza, ossia l’abolizione di tutte le gerarchie. Satana parla di libertà, ma le sue azioni sono all’insegna della dominazione, della gloria, della fama personale. Non riconosce gli altri come suoi pari. Non è neppure più un mentitore patologico, è una menzogna ambulante, così innamorato di sé stesso da aver rinunciato ad interessarsi a Dio, da desiderare di esistere per conto suo, da credere di non essere mai stato creato. L’orgoglio, l’invidia, il risentimento, l’odio, la furia, la gelosia sono le sbarre della sua prigione infernale. Si sente vittima pur essendo la causa dei suoi mali e questo vittimismo perpetuo lo imprigiona e lo corrompe progressivamente. Non è davvero possibile avere un dialogo con lui, perché il suo intelletto è gravemente compromesso, è virtualmente reso autistico dalla sua assoluta preferenza per se stesso. Satana non è strutturalmente in grado di capire le argomentazioni di Gesù e quest’ultimo non è minimamente interessato alle profferte di Satana, che considera ben poca cosa rispetto a ciò che già possiede.

Questi sono indubbiamente anche gli attributi del fondamentalismo cristiano. Il singolare destino di Gesù è stato quello di dedicare la sua esistenza alla lotta contro l’idolatria, la guerra e la tirannia per poi essere trasformato in un idolo, in un pretesto per combattere guerre sante ed in un oggetto di culto teocratico.

Si è mai vista una tale perversa inversione di valori nella storia umana? Si proclamano cristiani pur affermando che il Discorso della Montagna va inteso in senso contrario: beati gli arroganti, i materialisti, i ricchi, i potenti, gli aggressori, i violenti, gli iniqui, gli spietati, i perversi, i guerrafondai, i persecutori, i mentitori. Tutto questo è possibile, nelle loro teste perché, pur essendo privilegiati, si sentono vittime e il risentimento controlla i loro pensieri ed azioni (come accadeva a Nietzsche, che proiettava la sua ombra interiore sugli altri). Sono paranoidi e si sentono circondati da nemici (poveri, immigrati, musulmani, ecc.) che vogliono la loro “roba”, costantemente sotto pressione – demografica, economica, sociale, culturale, razziale, ecc. Così, ai loro occhi, essere cristiano è sinonimo di essere bianco, prospero (o che si percepisce come tale), in lotta con il mondo inferiore e degradato. Se incontrassero Gesù o Martin Luther King li denigrerebbero, perché sono estremamente puntigliosi nel fare l’esatto contrario di quel che sta scritto nei vangeli. Della Bibba, è l’Antico Testamento che li trova in sintonia: la distruzione dei nemici, la punizione degli abomini, la proibizione di certi comportamenti umani, ecc. Sulle parole di Gesù diventano relativisti: condivisione, identificazione con i meno abbienti e i marginali, accettazione della diversità altrui, non fare agli altri quel che non vorresti che fosse fatto a te, e così via, sono precetti che li lasciano perplessi, che preferiscono contestualizzare. Sono loro a selezionare ciò su cui vogliono essere integralisti.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuoreha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi (Luca 1, 51-53)

Nessun accenno a messe in proprio onore, alla concentrazione di potere e di ricchezza, all’uso dei media e dei partiti per il proprio tornaconto, all’assidua frequentazione degli ottimati, a progetti di instaurazione di istituzioni post-democratiche nella Mitteleuropa. Nulla di tutto questo. Al contrario, Paolo chiarisce che è proprio la brama di denaro e potere ad essere la radice di ogni sorta di male. Quanto credibile può essere, domando retoricamente, una persona che si dice cristiana, sebbene contraddica quotidianamente e senza remore l’insegnamento di Gesù proprio sui principi che per lui erano essenziali?

Per un utile confronto, consiglio l’ottimo “Il santo Reich: le concezioni naziste del cristianesimo” di Richard Steigmann-Gall (Milano: Boroli, 2005).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/13/lo-scontro-di-civilta-ce-lavete-nel-cervello-e-sono-le-teste-che-vanno-cambiate-prima-di-tutto/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/03/se-romney-vince-siamo-tutti-nel-guano/

FREIHEITLICHEN (separatisti sudtirolesi) e LEGHISTI: è incomprensibile come qualcosa non possa essere considerato troppo pericoloso od estremo solo perché non può essere paragonato al nazismo. Si può disseminare odio, violenza verbale e psicologica, indottrinare i ragazzini, minacciare il prossimo, minare alle fondamenta la democrazia, ma sarebbe politicamente scorretto e passibile di denuncia definirli razzisti, bigotti, fanatici, estremisti, meschini, ecc.

La destra radicale etno-nazionalista è necessariamente perdente, essendo eternamente minoritaria. Quando le sue idee vincono i suoi leader muoiono (es. Strasser e Röhm nella Notte dei Lunghi Coltelli), perché sono solo dei burattini usa-e-getta impiegati dall’establishment quando questi sente il bisogno di “rimettere le cose a posto”. Questa sarà la sorte dei Freiheitlichen e della Lega Nord.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/20/ulli-mair-e-le-pecore-nere-dellindipendentismo-sudtirolese/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/23/la-geopolitica-dei-miti-etnici-la-morte-delleurozona-e-lavvento-dellimpero/

UNIONE EUROPEA: L’economista Vladimiro Giacché, in “Titanic-Europa: la crisi che non ci hanno raccontato”, ha riepilogato il quadro desolante di questi mesi, per quanto riguarda il comportamento delle autorità europee (2012, p. 157): Chi avrebbe detto che proprio quell’Europa che pretende di insegnare la democrazia a tutto il mondo, e talvolta di esportarla con i bombardieri, avrebbe impedito a un governo di organizzare un referendum popolare sulle misure di austerity da assumere come è avvenuto in Grecia? Chi avrebbe mai considerato normale che l’esito delle elezioni in Portogallo fosse ritenuto irrilevante, perché comunque il programma da seguire era già stato scritto a Bruxelles e a Francoforte? E che dire dell’Italia, dove si è ritenuto un atto di alta responsabilità nazionale impedire che si andasse alle elezioni anticipate dopo il catastrofico fallimento di un governo, oltretutto ormai privo di maggioranza parlamentare? In questi anni in Europa è successo letteralmente di tutto. La guida di fatto dell’unione Europea assegnata a Francia e Germania senza che questo sia previsto da nessun Trattato. Una Banca Centrale Europea che non può fare il prestatore di ultima istanza perché i Trattati le legano le mani, ma che in compenso manda lettere minatorie a governi di Paesi sovrani, dettando il proprio programma di governo (per giunta sbagliato). Parlamenti ricattati e costretti a votare l’inserimento in Costituzione di norme assurde e controproducenti come il vincolo del pareggio di bilancio. Tutto ciò mentre l’Europa degli accordi intergovernativi si adopera per modificare (in peggio) i Trattati esistenti facendo accuratamente in modo che nessun popolo europeo possa esprimersi con il voto su di essi.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/12/il-nobel-per-la-pace-allue-burla-atroce-o-celebrazione-della-superbia-eurocentrica/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/18/breve-lista-dei-crimini-commessi-contro-il-popolo-greco-dai-premi-nobel-per-la-pace/

LA QUESTIONE TEDESCA: La Germania ha potuto beneficiare di due grandi condoni debitori (anni Venti e 1953) e salvataggi (bail out), a spese degli Americani (Piano Dawes, Piano Young e Piano Marshall), di politiche congegnate in modo da creare un surplus commerciale ai danni degli altri paesi membri dell’Unione, di decisioni della Banca Centrale Europea che immancabilmente recepiscono le sue direttive, come ad esempio il fissare tassi di interesse che favoriscono la sua economia rispetto alle altre, di salvataggi delle sue banche pagati con le tasse di altri paesi colpiti dalle bolle speculative create da quelle stesse banche, di interpretazioni o rivisitazioni delle norme dell’unione che assicurano la sua egemonia continentale. Come reagirebbero i tedeschi se qualcun altro si comportasse allo stesso modo, a loro detrimento? Quale sarà il prezzo che dovranno pagare in termini di danno di immagine quando le prossime generazioni potranno apprendere cosa è realmente successo (e non cosa si è fatto credere alla gente)?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/31/perche-la-cina-prevarra-e-la-germania-crollera-rovinosamente/

ISRAELE: trovo rivoltante il risorgere di motivi antisemiti neppure troppo velati (banchieri ebrei responsabili della crisi, complotti sionisti, ecc.). Ciò non toglie che una lobby sionista a Washington e nei media americani esiste, è influente e purtroppo non fa i migliori interessi di Israele, dato che si astiene scrupolosamente dal criticare le decisioni dei vari governi israeliani. Né si può negare che Israele abbia subito una radicale metamorfosi, dalla Scandinavia giudea delle premesse al Texas giudeo della realtà contemporaneità: una potenza nucleare paranoica, razzista, violenza, integralista, segregazionista ed imperialista che marcia a spasso spedito verso un futuro estremamente cupo, se non addirittura verso la sua distruzione. È stupefacente che non ci si interroghi sulla ragione per cui la destra cristiana antisemita sia la più filo sionista e non se ne traggano le necessarie ed estremamente allarmanti conclusioni.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/10/lantisemitismo-lanti-sionismo-e-la-mentalita-apocalittica/

F35: la prova che noi siamo una colonia e Arabia Saudita, Canada ed Australia no

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Ormai tutti sanno che l’F-35 è inferiore ai suoi concorrenti russi (e forse perfino ai cinesi) nel duello aereo, che non assicura la superiorità nemmeno per i prossimi cinque anni, non fa niente di più di un vecchio aereo nelle operazioni militari in corso, sarà già vecchio per quelle del prevedibile futuro e costa una barca di quattrini…Questi aerei non servono alle esigenze operative, semmai le creano, e che poi servano veramente è solo un caso o una conseguenza. Abbiamo già avuto un precedente di questo genere con la Lockheed e i C.130. La commessa serviva a far intascare soldi a pochi avventurieri e far fare carriera a qualche politico e alla sua cordata di militari. Se non avessimo avuto i C.130, saremmo stati a piedi in tutte le missioni internazionali mendicando e facendo l’autostop. Con l’F-35 sta succedendo la stessa cosa, solo che questa volta la riuscita è in dubbio prima ancora dell’uscita. Ma lui, il caccia, il suo mestiere l’ha già fatto. A meraviglia. Prima ancora di farsi vedere. Dal 1996 a oggi, lobbisti e vertici politici e militari in Italia e nella Nato si sono perfettamente integrati giurando fedeltà all’F-35. Dotarsi dell’F-35B, la versione a decollo corto, ha giustificato l’allestimento della portaerei Cavour e viceversa. Se ora la versione B non viene costruita, saremo gli unici al mondo ad avere due portaerei senza aerei. Comprare gli F-35 ha permesso alla Nato e ai nostri strateghi di creare “falsi futuri” e inventarsi le minacce. Inoltre, spendere tanto denaro in tempo di crisi per gli aerei ha fornito la certezza che la crisi non esiste, oppure che i nostri governanti se ne fregano. In ogni caso sono certezze che di questi tempi valgono un patrimonio. E cosa si vuole di più da un onesto aereo? Di questo passo qualcuno pretenderà che voli“.
Generale Fabio Mini, la Repubblica, 22 gennaio 2013

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“A guardar bene oltre il fumo della propaganda, Bersani non vuole tagliare le spese militari. Vuole solo tagliare le spese per gli F-35. Attenzione alle parole “tagliare le spese per gli F-35”. Bersani non ha detto che non vuole comprare gli F-35 ma solo che ne vuole comprare di meno. Magari non 90 ma 70 o 50 o 30. Qual è il numero giusto per Bersani? Qualcuno glielo chieda per favore.

1. l’Italia ha già speso 2,7 miliardi di dollari per comprare questi cacciabombardieri con il pieno consenso del Partito Democratico;

2. il 28 marzo 2012 il Partito Democratico si è rifiutato di approvare una mozione presentata dall’On.Savino Pezzotta che proponeva la cancellazione del programma F-35;

3. il Ministero della difesa ha già ordinato nel 2012 tre F-35 impegnando altri 270 milioni con il pieno consenso del Partito Democratico;

4. l’accordo Italia-Usa per l’acquisto degli F-35 porta la firma di Lorenzo Forceri del Partito Democratico (2007);

5. l’anno scorso il governo Monti ha aumentato la spesa militare italiana di altri 1.300 milioni di europortando la spesa militare italiana dal 18 al 28% con il pieno consenso del Partito Democratico;

6. l’anno scorso il Partito Democratico ha sostenuto e approvato una legge che:

assegna alle Forze Armate più di 230 miliardi per i prossimi 12 anni senza aumentare di un solo grado la nostra sicurezza;

aumenta di fatto la spesa pubblica;

taglia il personale per comperare i cacciabombardieri F35 e altre armi;

trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerre ad alta intensità incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione;

costringerà i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale a pagare il conto dell’intervento dei militari;

non prevede alcuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi né una vera riqualificazione della spesa militare”.

http://www.lavorincorsoasinistra.it/wordpress/?p=5642

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Il Canada rinuncia agli F-35

A Israele li regalano. Arabia Saudita, Canada ed Australia li rifiutano.

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“Secondo il Sunday Telegraph, che ne ha rivelato l’esistenza, l’avveniristico e costosissimo caccia-bombardiere Usa di ultima generazione, l’F-35 Jsf Lockheed Martin, potrebbe esplodere se venisse colpito non solo da fuoco nemico, ma anche da un fulmine. La causa di questa vulnerabilità sarebbe legata al serbatoio del carburante. I tecnici della Difesa, scrive il Telegraph, avrebbero scoperto che nella continua ricerca di soluzioni per alleggerire il jet i progettisti e le aziende costruttrici hanno ridottoanche lo spessore dell’involucro del serbatoio, rendendolo così più vulnerabile, rispetto ai jet di vecchia generazione, sia al fuoco nemico che ai fulmini“.
Repubblica, 21 gennaio 2013

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C’è chi può scegliere cosa comprare e chi no.

“Restano praticamente inalterate le spese previste per gli acquisti militari (compreso il capitolo da 12 miliardi per i contestati F35) mentre sul taglio del personale va in scena una sorta di deroga alla regola generale del 10% che è stata imposta agli altri comparti dello Stato ma che di fatto risparmia i militari: per loro il taglio sarà della metà, forse meno”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/spending-review-alla-difesa-tagli-solo-alle-missioni-allestero-restano-f35/289679/

“Il recente contratto “monstre” da circa 30 miliardi di dollari firmato dall’aeronautica saudita per 84 F-15SA, induce ad interessanti riflessioni. In questi tempi in cui, nel bene e nel male, l’F-35 è sotto i riflettori, un contratto così importante per valore economico e strategico assegnato ad un caccia in servizio dal 1974, merita un approfondimento a tutto campo sul settore dei cacciabombardieri supersonici.

Da decenni, i vari aeroplani da combattimento si collocano per convenzione in diverse generazioni. Attualmente siamo giunti alla quinta, cui appartengono gli americani F-22 e F-35, e, in teoria, il russo T-50 ed il cinese J-20, ovviamente con diverse peculiarità, ma con la matrice comune della bassa immagine radar, l’arcinota “stealthness”. Per molti analisti ed addetti ai lavori, pare che tutte le altre caratteristiche siano totalmente insignificanti o nettamente secondarie, ma evidentemente qualche generale e consulente della Royal Saudi Air Force e di molte altre forze aeree non la pensa così.
Gli 84 F-15SA ordinati dalla monarchia feudale più ricca e potente del mondo, sono tra i caccia più efficaci e sperimentati del pianeta. Dotati di una suite avionica e sensoristica di primordine, potranno in futuro incorporare anche alcune caratteristiche della recente versione semi-stealth F-15SE “Silent Eagle”, con cui Boeing spera di contrastare il Lightining II (l’F35, NdR).

Per meglio comprendere le differenze e le peculiarità di due caccia così diversi, giova rammentare la genesi dei due progetti. L’Eagle nacque a fine anni ’60 dal requisito F-X, con cui l’USAF richiedeva un air superiority fighter ad altissime prestazioni, in grado di spazzare dal cielo ogni rivale presente e futuro, mentre il requisito del JSF (Joint Strike Fighter – caccia bombardiere interforze) risale ai primi anni ’90 ed identificava un caccia relativamente leggero, con vocazione primaria d’attacco al suolo e caratteristiche stealth.

Estremizzando, l’F-15 è il campione delle missioni aria-aria, mentre l’F-35 assomiglia molto ad un F-117 più evoluto e supersonico, con vocazione primaria aria-superficie e solo secondariamente aria-aria.

Il vero successore dell’Eagle (F-15) avrebbe dovuto essere l’F-22 Raptor, definito con toni roboanti “air dominance fighter”, ma in realtà per gravi problemi tecnici e finanziari, il super caccia Lockheed ha già terminato la sua produzione, mentre quella dell’Eagle proseguirà per almeno altri 10 anni.

Nelle intenzioni dell’USAF, l’F-22 e l’F-35 avrebbero dovuto ricreare l’azzeccato “hi-low mix” F-15/F-16, ma con l’improvviso arresto della produzione a neanche 200 esemplari del costosissimo Raptor, l’F-35 ha dovuto improvvisamente assumere il ruolo di caccia di punta dell’industria statunitense.

Senza addentrarsi nei meandri della radaristica più spinta, secondo i cui esponenti nessun F-35 riuscirebbe ad eludere i radar 3D o di scoperta ed attacco dell’ultima generazione (e forse anche alcuni della penultima), non fosse altro perché nei 20 anni di sviluppo dell’F-35 sono state realizzate decine di radar con caratteristiche mirate proprio a scoprire i bersagli stealth, la grande valenza della bassa osservabilità radar appare se non un mito, quanto meno una caratteristica troppo enfatizzata.

Forse troppi dimenticano che un aeroplano deve soprattutto volare bene e volare sempre, intendendo  in ogni condizione meteo e per tutta la sua vita operativa, come ben sa una forza aerea come quella israeliana che ha fatto della combat readiness il suo credo operativo ed il cardine del suo successo. Inoltre, appena un caccia incomincia a manovrare, la sua immagine radar, per quanto piccola, si altera bruscamente ed altrettanto accade montando gli inevitabili piloni esterni, pena un armamento ed una persistenza di combattimento risibili.

Fin qui si potrebbe obiettare che al di là della stealthness comunque l’F-35 ha in sé una valenza estremamente innovativa, rappresentata dagli inediti sensori, in particolare il nuovo radar AESA Northrop Grumman AN/APG-81, il FLIR/EO di nuova generazione e la suite di autoprotezione, ma questo non basta.

Al di là degli slogan commerciali, un aereo da combattimento, indipendentemente dalla sua generazione, deve appunto combattere con efficienza ed efficacia. Questo spiega l’affermazione dell’F-15 in una gara così importante, in cui il cliente saudita ha privilegiato l’affidabilità e la combat readiness di un aeroplano supercollaudato, qualità inequivocabilmente dimostrate dall’Eagle in circa 40 anni di operazioni, sia in missioni di caccia ed intercettazione, sia di strike ed attacco.

Per giunta, quando il gioco si fa duro ed è necessario utilizzare armi quali le bombe “bunker buster”  GBU-28 da oltre 2.200 kg, l’Eagle rimane l’unica opzione possibile.

Da notare che gli F-15SA (al cui standard saranno poi trasformati anche i 72 F-15S già in servizio, nell’ambito del medesimo contratto), adottano molti componenti equivalenti a quelli montati dal Lightning II, tra cui il radar AESA Raytheon AN/APG-63(V)3 (già sperimentato su alcuni F-15C USAF dispiegati in Alaska e sugli F-15SG di Singapore) e la suite di autoprotezione BAE Systems (North America, la ex Loral) DEWS, praticamente identica a quella dell’F-35.

Finora il rivoluzionario Lightning II ha dimostrato soprattutto uno sviluppo quanto mai problematico ed un innalzamento dei costi che ha dell’incredibile, mentre l’Eagle nelle varie versioni si è distinto in combattimento per una notevole efficacia ed un’altrettanto evidente versatilità. Probabilmente molte altre aeronautiche militari dimostreranno il pragmatismo e la sagacia della forza aerea saudita“.

http://www.cesi-italia.org/dettaglio.php?id_news=833

N.B. RINGRAZIO LEONARDO GIOVANNELLI PER IL SUO FONDAMENTALE CONTRIBUTO.

Al progetto di sviluppo hanno collaborato anche gli Australiani ed ecco cosa hanno concluso a febbraio 2012 (commissione parlamentare):
“There has been a lot of effort in pulling together this great collaborative goodwill and industry network. The only trouble is that we are building the wrong aircraft“.
La simulazione australiana conferma il terribile scenario della RAND Corporation di qualche anno fa. Contro gli aerei cinesi, solo 30 F35 tornerebbero alla base, su 240 inviati.Ecco un significativo scambio di battute in commissione:
Mr O’DOWD: Do I get this right: Russia and China have already got a better aircraft than the F35? (Russi e Cinesi hanno già aerei migliori dei nostri?)
Mr Goon : Yes. ()
Mr O’DOWD: We have got 14 F35s on order, have we? (abbiamo ordinato 14 F35?)
Mr Goon : Two. (2)
Mr O’DOWD: Two, 12 or 14, whatever it is. Where do we go from here? I hear what you are saying, but do we stop, progress or change our path? (che si fa? andiamo avanti o torniamo indietro?)
Mr Goon : I see there are great opportunities for Australia—I honestly do. I see sitting down with our American colleagues and together saying, ‘Hey, we have got a problem!” (c’è una grande opportunità: sederci al tavolo con i colleghi americani ed ammettere che abbiamo un problema)
*****
“Il progetto JFS si è però rivelato ben presto fallimentare. I ritardi ed i costi del programma si sono rivelati più alti del previsto e continuano ad aumentare giorno dopo giorno.

Sembra di essere di fronte ai nostri lavori pubblici: il costo medio ad aereo è aumentato dell’81%, passando da 62 milioni di dollari a 112,4 calcolando ricerca, sviluppo e produzione.

Ancor peggio per i costi di produzione del singolo aereo, aumentati dell’85% passando da 50 a 92,3 milioni. E la fase iniziale, quella finanziata con il miliardo dell’Italia, è passata dai 20 miliardi previsti ai 40 miliardi effettivi.

L’aumento è stato tale da sforare la legge Nunn McCurdy, che impone una riapprovazione politica dei programmi militari nel caso il loro costo superi del 25% quello previsto all’origine (ma gli USA sono ormai in ballo e la riapprovazione è data per certa).

Gli USA dovrebbero comprare ben 2.443 esemplari di F35, per un esborso che, al momento, si stima di 323 miliardi di dollari, ma come detto è un costo che continua ad aumentare.

L’Italia invece aveva dichiarato nel 2007 di volerne comprare 131, per una spesa stimata all’epoca in 7 miliardi di euro, ma che oggi, con i prezzi che sono lievitati, ha raggiunto la cifra di 15 miliardi di euro. Ma anche questa folle cifra sembra destinata ad aumentare.

Fallimento per fallimento: un aereo che fa “venire i sudori freddi”

Sede della Rand Corporation

L’F35 sembra essere un fallimento su tutto il fronte. La RAND Corporation, società di analisi strategiche che collabora col Dipartimento della Difesa USA, ha apertamente criticato l’F-35, che, secondo le proprie simulazioni non sarebbe in grado di competere con il cacciabombardiere russo Su-35 in un combattimento aereo, non essendo veloce nel virare, salire di quota e accelerare.

Vien da chiedersi “ma cosa sa fare allora?”.

Critiche simili da Pierre Sprey, il progettista dell’F-16, per il quale l’F35 è pesante e poco reattivo.

Ancora più pesante ci è andato il maggiore Richard Koch dell’United States Air Force (USAF), a capo dell’ufficio di superiorità aerea del “USAF Air Combat Command”, che

Tutti i problemi che il progetto ha vissuto, hanno fatto subire al velivolo anche critiche sulla sua autonomia di volo.

ha dichiarato di “svegliarsi la notte con i sudori freddi al pensiero che l’F-35 avrà solo due armi per la superiorità aerea”.

Altre critiche sono state sulla scarsa autonomia di volo, e soprattutto sui costi del progetto.

Quella che doveva essere una idea geniale, ovvero creare un unico aereo per 3 ruoli operativi, si è rivelata una vera catastrofe economica, tanto che la stessa Marina americana ha stimato che i costi di manutenzione degli F35 saranno del 30-40% superiori a quelli dei caccia attualmente in uso.

L’Italia viene colpita da questo ultimo dato: la manutenzione degli F35 che intende comprare sarà infatti più costosa, e nulla ci garantisce che tali costi non siano ancora superiori.

Evidentemente anche gli USA hanno le loro Salerno-Reggio Calabria, ma noi di un altro progetto fallimentare non ne sentivamo il bisogno.

L’intero programma rischia di essere “terminato”

Oltre ad un aumento enorme dei costi, gli F35 si stanno dimostrando pieni di problemi, tanto che il loro vero debutto è ormai slittato al 2018, ovvero con 7 anni di ritardo rispetto al previsto.

In un importante report redatto da Frank Kendall, del Pentagono, sono usciti fuori ben 13 gravi problemi, uno dei quali addirittura è connesso alla “invisibilità” dell’aereo ai radar, che invece pare non sia così invisibile come promesso dalla azienda costruttrice Lockheed Martin.

Ed ogni giorno si scoprono nuovi problemi, ed è necessario cambiare qualcosa: il totale dei cambiamenti richiesti sinora sull’aereo ha raggiunto una cifra vertiginosa: 725.

Ed ogni cambiamento richiede altri soldi. Un pozzo senza fondo, tanto che il Pentagono stesso, sta riducendo il numero degli aerei che sta acquistando.

A Gennaio, dunque poche settimane fa, il segretario della difesa Usa Robert Gates ha sentenziato: se Lockheed non risolverà i problemi sulla versione a decollo verticale entro due anni, cancelleremo l’acquisto.

E i membri del Congresso USA cominciano a non poterne davvero più, tanto che un Repubblicano come John McCain (contese ad Obama la presidenza 4 anni fa), ha dichiarato che se le cose non miglioreranno alla svelta, tutte le opzioni dovranno essere messe sul tavolo.

E tutte le opzioni significa cancellare il programma, perdere quello che si è speso, ma almeno non continuare a buttare i soldi in un progetto fallimentare.

http://www.investireoggi.it/finanza/f35-un-progetto-fallimentare-e-pieno-di-problemi/

Commento di un lettore: “l’attenersi a un contratto è cosa buona, l’associazione allo sviluppo di qualcosa di non buono con impegno all’acquisto invece puzza di commessa mafiosa o chiamatela come volete, pur di spillare quattrini ai rispettivi governi. Diciamo che le “recensioni” sull’F-35 non sembrano ottimali, anzi, e a giudicare dal profilo che se ne può tracciare sembra quasi un affare sporco per spillare soldi pubblici”.

INFATTI: Nel 1976 l’azienda Lockheed (oggi Lockheed Martin) ammette di aver pagato tangenti a politici e militari stranieri per vendere a stati esteri i propri aerei. In Olanda è coinvolta la stessa monarchia, mentre in Germania, Giappone, e Italia i corrotti dalla Lockheed sono le strutture preposte alle valutazioni tecnico-militari dei Ministeri della Difesa, i Ministri della Difesa, e in Italia e Giappone anche i Primi Ministri. In Italia nel 1978 il Presidente della Repubblica viene travolto dallo scandalo Lockheed e si dimette.
http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Lockheed

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