Candidati trentini, dite la verità agli elettori: il loro mondo sta per cambiare e non possiamo tirare a campare

Twitter [non in italiano]

Verso un mondo nuovo su Facebook [in italiano]

Web Caffè Bookique [in italiano]

Esiste una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e la stiamo vincendo

Warren Buffett, miliardario

la-veritacc80
1391831_1406626189569701_913737109_n

I nostri candidati parlano di sacrifici e di cambiamento nella continuità, ma questa è un’impossibilità. Non prendiamoci in giro.
Non ci può essere alcuna continuità, perché chi dirige il sistema economico globale è passato ad un’altra fase, che noi subiremo, che sarà dolorosissima e che, proprio per questo, genererà una reazione, un risveglio e, ci auguriamo, degli anticorpi.

http://www.newstatesman.com/politics/2013/10/russell-brand-on-revolution

I nostri candidati possono tirare a campare, oppure possono preparare, senza esporsi troppo, ciò che verrà dopo. Quel che verrà dopo sarà comunque radicalmente diverso da ciò che c’è adesso.
Dunque, in questa fase, “stabilità”, “unità”, “continuità”, “coesione” sono termini vuoti o ingannevoli e chi li usa deve capire che daranno il tono alla loro reputazione di domani.

Mi permetto di ricapitolare gli eventi di questi anni, affinché i lettori/elettori possano capire cosa ci attende e affinché gli eletti si rendano conto che saranno in prima linea ed è meglio che si preparino.

“Quella dei derivati «è una bolla che mette a rischio l’economia mondiale». Lo ha detto il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, intervenendo ad un convegno al Vicariato. «I derivati hanno prodotto un debito potenzialmente immenso, pari a dieci volte il Pil mondiale e di entità tale che nessuno sarebbe più in grado di pagare anche a causa di pratiche che sono diventate azzardo morale», ha detto criticando il comportamento degli operatori: «il profitto a breve termine non può essere l’unico obiettivo»”.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-01-31/vegas-consob-rischio-bolla-215748.shtml

In questa fase, invece di creare ricchezza il settore finanziario, come un tumore in un corpo sano (cleptocrazia, circa il 3-5% della popolazione mondiale), si limita a creare credito, usandolo per spingere in alto i prezzi degli immobili e far aumentare il costo della vita, e di conseguenza anche il fardello del debito privato e pubblico (le persone e gli stati si indebitano sempre più per ottenere gli stessi beni di un tempo), stroncando qualunque prospettiva di crescita reale, tangibile:

http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/constructionandproperty/10301510/Barclays-chief-warns-of-housing-bubble.html

http://www.theguardian.com/business/2013/sep/11/record-number-estate-agents-housing-bubble

http://www.bloomberg.com/news/2013-09-15/no-confidence-in-china-markets-inflates-housing-bubble.html

http://www.teleborsa.it/News/2013/06/11/nel-regno-unito-si-torna-a-parlare-di-bolla-immobiliare-644.html

http://keynesblog.com/2013/04/10/la-prossima-bolla-immobiliare-made-in-uk/

http://www.nytimes.com/2013/09/29/business/housing-market-is-heating-up-if-not-yet-bubbling.html

http://finance.townhall.com/columnists/politicalcalculations/2013/10/06/is-the-second-us-housing-bubble-beginning-to-peak-n1717919/page/full

Per gli aggiornamenti: Jesse Colombo, “uno dei dieci esperti che hanno previsto il collasso finanziario” (London Times)

http://www.thebubblebubble.com/home/about/

NOTA BENE: la Provincia di Trento (come quella di Bolzano), con i suoi contributi per gli alloggi delle giovani coppie, non fa altro che gonfiare una bolla immobiliare locale che fa molto comodo agli speculatori che così si liberano di titoli tossici. Renderà insostenibile la vita in città, in assenza di un corrispondente e utopico rialzo dei salari e di una costante crescita dell’occupazione
Per capire questo meccanismo, minuto 12

Così cittadini e nazioni lavorano per pagare i debiti, non per acquistare beni e servizi che producono impiego. la vera riserva valutaria mondiale non è certo il dollaro, ma il debito. Le banche e le nazioni si stanno scambiando debiti (= schiavi per debiti) e il debito è prodotto dalle banche e con esso le crisi del debito, che servono a sminuzzare la sovranità delle nazioni e dei cittadini e fare man bassa dei beni comuni, Le banche centrali non stanno lavorando per i governi e i cittadini. Sono le nazioni che lavorano per le banche centrali (inclusa la Germania di Angela Merkel o gli Stati Uniti di Obama, o il Giappone di Abe).

Il risultato è che, invece di pagare le tasse al governo, stiamo pagando un pizzo alle banche.
Dev’essere chiaro che nessun paese è in grado di ripagare i suoi debiti: l’attuale sistema richiede che le economie crescano del 3% per riassorbire la disoccupazione e il debito. In altre parole, il Pil dovrebbe raddoppiare ogni 17 anni. Nessuno può crederlo possibile, non finché la crescita sarà a base di bolle destinate ad esplodere. In cambio, senza crescita, l’esito finale sarà il trasferimento del debito dal pubblico al privato, la fine del welfare e l’avvento di uno stato corporativo-tecnocratico-poliziesco di oligarchie monopolistiche (es. Cina, Singapore, oppure Nea So Copros, in “Cloud Atlas”). Un nuovo ordine che può sussistere solamente finché la classe media non sarà ridotta alla sussistenza.

Tutto questo potrebbe essere scongiurato se i politici riconducessero il settore bancario nei suoi binari, quelli del servizio alla comunità

http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2013/03/17/three-essential-measures-to-make-banks-safe-again/

proprio come intendono fare Syriza in Grecia e il partito ecologista inglese
http://www.positivemoney.org/2013/09/green-party-passed-a-motion-to-place-money-creation-into-public-hands-and-end-fractional-reserve-banking/

Purtroppo i nostri rappresentanti politici tacciono e acconsentono (o collaborano):

Constatiamo il declino della politica, fino alla pantomima dei suoi riti: personaggi inconsistenti, che talora si presentano come “tecnici”, rivelandosi così esecutori di volontà altrui; “posti” come posta d’una lotta che, usurpando la parola, continua a chiamarsi politica; nessun progetto dotato d’autonomia; parole d’ordine tanto astratte quanto imperiose: lo chiedono “i mercati”, la “Europa”, lo “sviluppo”, la “concorrenza”. Questo degrado, che si manifesta macroscopicamente come immobilismo e consociativismo, è la conseguenza di quello che è oggi il vero “nucleo del potere”. Per poter essere contrastato con i mezzi della democrazia, deve essere innanzitutto compreso, senza fermarsi solo a deplorarne le conseguenze, scambiandole con le cause…Il nostro compito, nel piccolissimo che è alla nostra portata, è di questa natura. Il che significa innanzitutto rifiutare il ruolo di consulenti che con tanta abbondanza questo sistema di sterilizzazione della politica offre a chi ci sta. Sarebbe già una bella rivoluzione.

Gustavo Zagrebelsky, Repubblica, 6 luglio 2013

Monti lo annunciò, il 16 ottobre 2011 sul Corriere, un mese prima di divenire Premier: “Siamo già oggetto di “protettorato”: tedesco-francese e della Banca centrale europea”. Il protettorato ha assunto fattezze più civili, ma protettorato resta. Inutile continuare a dire che siamo sull’orlo del commissariamento. Ci siamo dentro, come Atene, Lisbona, Dublino, Madrid. A forza di fissare l’abisso, l’abisso guarda dentro di noi e ci inghiotte. Se le cose non stessero così, non ci allarmeremmo: “Chi sarà capace di parlare con Draghi, dopo Monti e Letta?” In altre parole: chi amministrerà, conscio di non essere che un reggente?…Ne consegue l’impotenza crescente delle costituzioni nazionali, quasi ovunque in Europa. Il popolo di cittadini non può far valere bisogni e paure, quando è amministrato (non governato) da oligarchie che pretendono regalità che non hanno più. Quando un rapporto della JP Morgan (28 maggio ’13) definisce infide le costituzioni nate dalla Resistenza, caratterizzate come sono “da esecutivi deboli verso i parlamenti; dai diritti dei lavoratori; dall’eccessiva licenza di protestare contro modifiche sgradite dello status quo”.

Barbara Spinelli, Repubblica, 2 ottobre 2013

Viviamo in un mondo in cui gli architetti della crisi finanziaria vanno regolarmente a cena alla Casa Bianca

Glenn Greenwald, the Guardian, 23 gennaio 2013

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/jan/23/untouchables-wall-street-prosecutions-obama

Negli Stati Uniti, le forze di polizia e gli agenti del dipartimento per la sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) hanno collaborato e, verosimilmente, continuano a collaborare con i servizi di sicurezza delle banche per sorvegliare, arrestare e neutralizzare quei cittadini americani “colpevoli” di protestare pacificamente contro il sistema (Occupy Wall Street). Le strategie preparate congiuntamente contemplavano (contemplano?) anche l’uccisione da parte di cecchini di alcuni leader del movimento di protesta, in quanto classificati come “minaccia terroristica”. Poiché precedenti richieste di accesso a queste informazioni erano state rifiutate, il sospetto è che questa improvvisa generosità sia motivata da ragioni di deterrenza: nessun leader di un movimento di protesta si sentirà più al sicuro

Naomi Wolf, The Guardian, 29 dicembre 2012

http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/dec/29/fbi-coordinated-crackdown-occupy

Paul Krugman (Nobel per l’Economia): Come si spiega questa opposizione a qualunque tentativo di mitigare il disastro economico? Mi vengono in mente una serie di cause, ma Kuttner ha un ottimo argomento: tutto questo ha un senso se si comprende che la destra difende gli interessi di chi possiede rendite, dei creditori con i loro pacchetti di obbligazioni, prestiti, contanti, diversamente da chi effettivamente cerca di guadagnarsi da vivere producendo cose. La deflazione è un inferno per i lavoratori e gli imprenditori, ma è il paradiso per i creditori.

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/06/the-rentier-regime/

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/07/who-are-the-rentiers/?_r=0

Funziona così: sono uno speculatore, mi guadagno da vivere a spese degli altri. So di godere di una completa impunità e possiedo un mucchio di soldi da investire (non mi basta mai: perché accontentarsi di un milione di dollari/euro se posso averne 2?). Corrompo i politici e faccio in modo che una potente lobby faccia affondare l’economia del mio paese così, grazie al deprezzamento e al contemporaneo apprezzamento del potere d’acquisto del mio denaro e del mio oro, faccio incetta di terreni, imprese, immobili.

Ero uscito dal mercato quando era ai massimi e ora, da buon insider, mi ci butto quando è ai minimi e faccio il pieno.

Unico problema: come reagirà la gente? Devo essere circondato da guardie armate (facile, quando ci sono così tanti disoccupati da comprare) e accertarmi che le forze di polizia difendano gli interessi della mia casta, non quelli della collettività.

Un enorme potere, senza paragoni è concentrato nelle mani di un gruppo di persone, perfettamente coordinato e con la tendenza a perpetuare se stesso. Diversamente dal potere nelle aziende, non è controllato dagli azionisti; diversamente dal potere del governo, non è sottoposto al controllo popolare; diversamente dal potere nelle chiese, non è controllato da alcun canone consolidato di valori.

Conclusioni di un’indagine conoscitiva sulle fondazioni statunitensi effettuata da un comitato del Congresso americano nel 1952

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/16/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/

Perché da questa civiltà moderna gli aristocratici dell’economia hanno ricavato per sé nuove dinastie. Nuovi regni sono stati edificati sulla concentrazione del controllo dei beni materiali. Attraverso nuovi utilizzi di aziende, banche e titoli, nuovi macchinari industriali ed agricoli, nuovi usi del lavoro e dei capitali – il tutto inimmaginabile per i nostri avi – l’intera struttura della vita moderna è stata posta al servizio di questa nuova sovranità.

Non c’era posto in mezzo a questa regalità per le nostre molte migliaia di piccoli imprenditori e commercianti che hanno cercato di fare un uso degno e dignitoso del sistema americano di iniziativa e profitto. Non erano più liberi di quanto lo fossero operai e contadini. Anche i ricchi onesti e di vedute progressiste, consapevoli di quanto il loro successo fosse dovuto ad una miriade di fattori, non avrebbero mai potuto sapere dove inserirsi in questo schema dinastico.

È stato naturale e forse umano che i principi privilegiati di queste nuove dinastie economiche, assetati di potere, allungassero le mani per il controllo del governo stesso. Hanno creato un nuovo dispotismo e lo hanno avvolto nelle vesti delle beneplaciti giuridici. Al servizio di questo sistema, nuovi mercenari hanno cercato di irreggimentare la popolazione, il loro lavoro, le loro proprietà. E come risultato l’uomo comune si trova ancora una volta ad affrontare gli stessi problemi dei Minute Man (patrioti che dovevano essere pronti a combattere gli inglesi nel giro di un minuto, NdT).

Le ore di lavoro, i salari ricevuti, le condizioni di lavoro, tutto questo era passato al di là del controllo delle persone e veniva imposto da questa nuova dittatura industriale. I risparmi della famiglia media, il capitale del piccolo uomo d’affari, gli investimenti messi da parte per la vecchiaia – insomma il denaro altrui – sono stati lo strumento che la nuova regalità economica ha impiegato per trincerarsi.

Coloro che lavoravano la terra non raccoglievano più i frutti che spettavano loro di diritto. I loro modici guadagni erano decretati da uomini che vivevano in città lontane.

In tutta la nazione, le opportunità erano limitate dai monopoli. L’iniziativa personale è stata schiacciata dagli ingranaggi di questa grande macchina. Lo spazio per la libera intrapresa era sempre più ristretto. L’impresa privata, infatti, è diventata troppo privata. È diventata un’impresa privilegiata, non libera.

Un venerando giudice inglese una volta ha detto: “Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”. La libertà richiede la possibilità di farsi una vita decente in accordo con gli standard del proprio tempo, una vita che dia all’uomo non solo quanto basta per vivere, ma qualcosa per cui vivere.

Per troppi di noi l’uguaglianza politica che avevamo conquistato era priva di significato di fronte alla disuguaglianza economica. Un piccolo gruppo aveva concentrato nelle proprie mani il controllo pressoché completo sulle proprietà altrui, il denaro altri, il lavoro altrui, le altrui vite. Per troppi di noi la vita non era più libera, la libertà non era più reale, gli uomini non potevano più perseguire la ricerca della felicità.

Franklin D.  Roosevelt, nel suo discorso di accettazione della ricandidatura (Philadelphia, 27 giugno 1936)

Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.

Dwight D. Eisenhower, nel suo discorso di addio alla nazione, il 17 gennaio 1961

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

John F. Kennedy, Waldorf-Astoria di New York, 27 aprile 1961

I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).

Sebbene i manifestanti sciamino per le strade di Atene, opponendosi alle misure draconiane imposte dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, i leader greci si piegano, accettano i “salvataggi”. È evidente che i salvataggi nella nostra crisi americana hanno beneficiato solo la corporaziocrazia, con gli amministratori delegati che si conferiscono bonus veramente scandalosi. Questo metodo di indebitamento contrario all’interesse dei cittadini non fa altro che aumentare il potere delle banche centrali, del FMI, degli amministratori delegati aziendali. Nei miei libri scrivo di come economia e politica mondiale oggi siano controllati da poche persone: la Corporaziocrazia. Ciò è chiaramente dimostrato dal fatto che ogni volta che ci si accorda per una “ristrutturazione del debito” o per un “condono del debito”, i termini dell’accordo includono  sono colpiti privatizzazioni di parti dell’economia che in precedenza erano considerate pubbliche. Servizi significativi, persino del settore militare, sono venduti alle multinazionali. Coloro che chiedono governi più piccoli sono, consapevolmente o no, complici di un nuovo genere di imperialismo aziendale… Quello a cui assistiamo è il fallimento dell’economia globale. Non credo che la depressione o recessione siano temporanei. Riflettono un problema strutturale che abbiamo in tutto il mondo con l’attuale forma di capitalismo, il capitalismo predatorio. Penso che sia una forma virale e mutante di capitalismo che ha realmente prese piede nel 1970 e che, come espresso dal famoso economista Milton Friedman, si basa su un unico presupposto, un unico obiettivo, quello di massimizzare i profitti, senza tener conto dei costi sociali e ambientali. Le grandi aziende di tutto il mondo, le multinazionali, assumono lobbisti ben pagati per assicurarsi che le leggi siano scritte in modo tale da sostenere l’obiettivo di massimizzare i profitti indipendentemente dai costi sociali e ambientali. Sono stati in grado di controllare i politici e le leggi che promulgano, legalmente, e hanno raggiunto questo obiettivo attraverso il finanziamento delle campagne elettorali. Le persone che gestiscono le società che io chiamo corporaziocrazia controllano i media. Hanno usato il loro enorme potere per creare un sistema economico globale che è instabile, ingiusto e folle. Si tratta di un sistema del tutto inefficiente in quanto non funziona per nessuno tranne che per i molto ricchi, nel qual caso il sistema funziona perfettamente. Anche in tempi di recessione, a causa del potere che essi esercitano, tutte i membri della corporaziocrazia sono in grado di salvarsi dai loro passi falsi.… la nuova forma di imperialismo è il debito, ed è realizzato attraverso la finanza. La forza militare è il piano B, una soluzione di ripiego, ma lo strumento più utilizzato è l’imperialismo economico l’economia….Questa è forse la rivoluzione più importante nella storia dell’umanità. Siamo in un momento che è paragonabile o più importante della rivoluzione agricola e la rivoluzione industriale e la rivoluzione tecnologica. Questa è una rivoluzione nella coscienza globale, non solo un cambiamento che è necessario per il sistema economico. La gente di tutto il mondo, così come la natura, si trova ad affrontare le stesse crisi. Stiamo cominciando a vedere come ci relazioniamo con tutto il resto e che ruolo importante noi umani giochiamo nel proteggere questo pianeta. Quindi si tratta di destarsi. Ci stiamo tutti rendendo conto dell’incredibile potenziale che hanno gli esseri umani.

John Perkins

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/09/islanda-grecia-egitto-italia-cavie-sovrane/

 

Nel famoso libro L’élite del potere, del 1956, C. Wright Mills sostiene che negli Stati Uniti la politica è dominata da una ristretta e potente élite formata dalle persone che presiedono le maggiori organizzazioni: la burocrazia pubblica, le grandi corporations e le forze armate. Il capitalismo avanzato esige che si prendano decisioni fortemente coordinate e di ampia portata, quindi i dirigenti delle grandi organizzazioni sono costantemente in contatto e spesso assumono in modo informale decisioni di rilievo politico e sociale. Come hanno confermato anche recenti e accurate ricerche, questa élite del potere è composta da persone con un’estrazione sociale molto simile: sono nati in America da genitori americani, provengono da aree urbane, sono in prevalenza protestanti, hanno frequentato gli stessi college, provengono in maggioranza dagli stati dell’Est, si conoscono personalmente e hanno atteggiamenti, valori e interessi molto simili. Con i loro rapporti costituiscono un “direttorio intrecciato” che coordina iniziative e attività. Direttamente sotto questa élite, che opera in modo informale e invisibile, esiste un livello intermedio di gestione del potere, costituito dal settore legislativo, dai gruppi d’interesse e di pressione e dagli opinion leader locali. A un terzo e più basso livello si colloca la massa dei cittadini non organizzati”.

http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/sociologia/Lo-Stato-e-il-sistema-politico/Il-controllo-del-potere/Le-teorie-delle—lite-.html

Trentino 2013-2033: assaggi di una visione che mancava

308661_658013140891441_1595869131_n

L’Autonomia, con i suoi valori e principi, è l’identità stessa del Trentino. Ciò deve includere il senso di responsabilità verso sé e verso gli altri: le altre regioni e la Nazione italiana, così come le regioni e le nazioni che compongono l’Unione Europea. Solo questo riconoscimento di un legame di condivisione e solidarietà reciproca può tradursi nell’appartenenza a un’identità più ampia, fatta di relazioni sociali, economiche, culturali. Frutto di storia, valori e principi comuni che possono costituire elemento fondante di una vera Cittadinanza europea.

Trentino 33

 

Il Trentino si colloca nel suo insieme sotto la media nazionale in quanto ad apertura verso il resto del mondo ma, soprattutto, privilegia gli sbocchi tradizionali, privi di rischio. Nell’ordine si collocano infatti la Germania seguita dall’Austria (ovviamente), dagli Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Paesi Bassi. La Cina si colloca solo dopo questa lunga serie di paesi “non a rischio” e non vi è traccia significativa di presenza trentina negli altri BRICS o nei paesi emergenti, ben più difficili da comprendere e affrontare.

Trentino 33

 

Va data priorità alla formazione e specializzazione degli immigrati (sia lavoratori che studenti), che in Trentino hanno trovato uno degli ambienti più attrattivi, tanto da collocare la Provincia al primo posto in Italia per quanto riguarda gli aspetti di “internazionalizzazione sociale”; oltre a combinarsi con l’obiettivo della solidarietà il loro collegamento con i paesi d’origine può dare vita a quel fenomeno di “portage” tipico degli emigrati.

Trentino 33

 ACjCpLx

Cloud Atlas – le cose cambiano

Il gruppo «Trentino 33» ha presentato al Grand Hotel Trento, sabato 11 maggio, il suo programma di riforme istituzionali.

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033” – 20 punti d’interesse mio personale (c’è molto altro e lo trovate qui):

  1. rigorose priorità di contenuto e di costi.
  2. nuovo patto con il governo sui rapporti finanziari stato-province, fondato sulla piena assunzione di responsabilità delle entrate e delle spese di tutte le istituzioni operanti sul territorio nonché di partecipazione alla perequazione e agli obiettivi generali di finanza pubblica nazionale.
  3. la complessità degli organismi di governo ai diversi livelli e la macchinosità burocratica bloccano lo sviluppo economico e sociale.
  4. mettere al centro i comuni (istituzioni di rilievo costituzionale)
  5. accrescere la nostra capacità competitiva sia economica che istituzionale
  6. definire una politica di alleanze con i territori per aumentare il nostro potere negoziale interno e internazionale.
  7. un nuovo gruppo dirigente, per affrontare le nuove sfide.
  8. no fortino, no rifugiarsi in un atteggiamento autarchico.
  9. rifondazione dell’Autonomia nell’ottica di lungo periodo: programma ventennale. Serie scelte strategiche e riforme strutturali.
  10. due concetti guida: competitività (individualità) e solidarietà (comunità): una solidarietà rivolta sia all’interno che all’esterno dei nostri confini.
  11. programmazione strategica per il recupero e la promozione delle vocazioni del territorio;
  12. la banda larga;
  13. la formazione, l’educazione e la ricerca.
  14. creare in Trentino la burocrazia più efficiente ed efficace d’Europa per attirare investitori.
  15. inglese (e il tedesco) e l’uso di strumenti informatici a partire dalla scuola materna.
  16. la formazione deve essere permanente: aggiornamento continuo.
  17. tecnologie ambientali, il risparmio energetico, la domotica: intervenire sull’imponente stock di strutture edilizie, da riqualificare;
  18. incrementare l’agricoltura biologica in tutte le produzioni agricole, dalla vitivinicoltura alla frutticoltura.
  19. il mondo cooperativo come infrastruttura di servizio e supporto allo sviluppo e come rete d’inclusione.
  20. anche per la cooperazione la dimensione internazionale deve diventare obiettivo strategico attraverso il varo di alleanze con i sistemi cooperativi di altri territori al fine di ottenere una sempre maggiore penetrazione nei mercati esteri.

 Marques-Baloi-Mozambique-s-Minister-in-Trentino_graph_popup

Mie riflessioni in margine alla presentazione ufficiale del progetto (sabato 11, Grand Hotel Trento), probabile viatico per una candidatura a guidare la Provincia di Trento (e non solo).

PASSAGGI CHE SOTTOSCRIVO

  1. rassegnarsi al declino è sciocco, è un vicolo cieco;
  2. involuzione delle democrazia occidentali incapaci di darsi una visione di lungo periodo: ogni comunità ha bisogno di sognare per non implodere – i piccoli interessi, piccoli progetti, piccole idee non portano da nessuna parte;
  3. manca la capacità, la lucidità, la volontà di aggregare i cittadini in uno sforzo corale, un’unità d’intenti (De Gaulle parlava di rassemblement – Kennedy esortava a non chiedersi cosa il paese potesse fare per noi, ma piuttosto cosa noi potessimo fare per il paese/comunità);
  4. sembra che l’attuale classe politica si perda in querelle e abbia smarrito la via: dove va il Trentino? Come sarà il Trentino del futuro? A ottobre si vota e i potenziali candidati a governare la provincia traccheggiano;
  5. serve una svolta strutturale che permetta al Trentino di fare di più con meno, ma la politica e la società sembrano assopite;
  6. la burocrazia va snellita e abbiamo tutto quel che serve per diventare un modello per l’Europa;
  7. l’Europa è in crisi, anche quella per mancanza di una visione: il Trentino farà la sua parte;
  8. il mondo futuro sarà unito e multipolare (unità nella diversità);
  9. la strategia del fortino di fronte ai cambiamenti è suicida ed immorale (individualismo, egoismo, isolamento menefreghista);
  10. l’unica alternativa realistica è l’apertura, la partecipazione alle vicende globali e la competizione a viso aperto;
  11. per farcela occorre fare sistema e raggiungere una massa critica che il Trentino da solo non ha: il partenariato con l’Alto Adige è essenziale;
  12. la missione del Trentino è quella di diventare un grande snodo per la ricerca, la cooperazione e il turismo;
  13. occorre valorizzare le risorse e competenze del territorio, perché se non si produce ricchezza, sarà impossibile ridistribuirla e sarebbe un tradimento della vocazione solidaristica trentina;
  14. lo sviluppo dev’essere sostenibile e la rincorsa continua tra produzione e consumo è un circolo vizioso e insostenibile;
  15. il ciclo dei rifiuti va chiuso: è immorale lasciare in eredità ai posteri montagne di rifiuti;
  16. le infrastrutture sono fondamentali e migliorano la qualità della vita ma est modus in rebus;
  17. piccolo non è bello in un mondo di giganti;
  18. la regione come struttura leggera di raccordo per rapporti tra province e con l’esterno;
  19. ci siamo fissati troppo sul mondo germanico ed abbiamo perso di vista il resto del pianeta: non possiamo essere solo un raccordo tra Italia e Germania;
  20. l’autonomia ben gestita ha un senso e un futuro solo se i suoi benefici sono condivisi con i vicini: mettersi in rete, partenariato anche con Veneto e Lombardia;
  21. dobbiamo essere trentini, italiani ed europei come lo erano Battisti e Degasperi: basta incrostazioni ideologiche trentiniste (miti etnici);

o si cambia o resta un vuoto e i vuoti vengono presto riempiti da qualcos’altro (non necessariamente positivo);fretta

CRITICA MOSSA AL PROGETTO
Trentino 33 è un progetto ambizioso e molto bello, ma i problemi sono già drammatici ora e non c’è più tempo. Ci saremo ancora nel 2033?
Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria Trento, riferendosi alla gravissima crisi delle imprese.

Perfettamente comprensibile.
Meno comprensibile è l’elogio che Vescovi e Giorgio Tonini hanno riservato alla Germania.

Il primo grande problema è che siamo nei guai e non c’è verso di uscirne precisamente perché il governo tedesco si oppone al processo di integrazione europea ed agli eurobond, l’unico possibile strumento per alimentare una ripresa quantomeno dignitosa
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/05/am-deutschen-wesen-soll-die-welt-genesen.html
con un’ottusa ostinazione che sta dividendo l’Europa invece di unirla
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/kein-wettbewerb-bitte.html
portando alla rovina la stessa Germania:
E se la Germania fosse il paese con le diseguaglianze più grandi di tutta l’Europa occidentale? Dopo la pubblicazione dei dati BCE sui patrimoni privati europei, continua il dibattito sulla ricchezza e la povertà in Germania. Dal blog jjahnke.net con dati BCE, OCSE, Destatis.de, Ministero Federale del Lavoro”:
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/povera-germania.html

Nella competizione globale, la Germania ha saggiamente puntato sulla qualità, perché non è possibile competere con i costi e quindi i prezzi dei paesi emergenti. Ma è altrettanto insensato provare a deprimere i salari occidentali per diventare competitivi, compromettendo il mercato interno, come ha appunto fatto il governo tedesco, che ha stabilito arbitrariamente che quella neoliberista (social-darwinista) è la formula universale e necessaria e che chi non la pensa così è un peccatore indegno di condividere i frutti della virtuosità della Grande Germania.
La stoltezza, tracotanza e meschinità dell’attuale classe dirigente tedesca ha dei disastrosi precedenti. E’ un archetipico furor teutonicus che, almeno dai tempi di Bismarck, costringe l’Europa a subire la buriana, finché la nazione “eletta” ridiscende tra i mortali e si rende conto di non potercela fare senza gli altri popoli; non prima di aver preso l’immancabile smusata che placa la sua hybris. Questa volta è possibile che i tedeschi imparino la lezione e comincino seriamente a diffidare di chi solletica i loro narcisismi tribali, li costringe ad immensi sacrifici, per poi portarli alla rovina.

Per qualche oscura ragione (ignoranza? superficialità? invidia? complesso d’inferiorità?) il modello tedesco è popolare in certi ambienti politici locali e nazionali (la mente vacilla! – cf. Bristow).

Il secondo grande problema è l’assenza di una comprensione più ampia della natura di questa crisi, che non è come quella del 1973 (austerità che ha portato al trionfo il neoliberismo sulla socialdemocrazia) o del 1929-1938 (interrotta dalla seconda guerra mondiale).
Questa è una crisi strutturale-epocale. È la Crisi. La morte di un’epoca, di una civiltà. Nulla sarà più come prima:

Preoccupazioni sulla reale entità ed integrità delle riserve auree, bolle speculative, sistemi bancari moribondi tenuti in vita con la contabilità creativa e a spese dei contribuenti, guerre valutarie, instabilità mediorientale, cambiamento climatico inarrestabile, politiche internazionali aggressive, austerità fine a se stessa, tassi di disoccupazione ingestibili, collasso della credibilità delle forze politiche tradizionali, progressiva sostituzione della forza lavoro umana con quella robotica (supermercati, biblioteche, call center, caselli, industria, mezzi di trasporto, ecc.), disuguaglianze alle stelle e completa indisponibilità dei governi ad intervenire in maniera drastica in favore della giustizia sociale, ascesa dei BRICS, derive autoritarie in tutte le democrazie occidentali, tribalismi nazionalistici e localistici, populismi, ecc.

Queste sono solo alcune delle sfide del presente e dell’immediato futuro. E’ importante capire che le oligarchie globali hanno perso o stanno perdendo il controllo della situazione. Non sanno che pesci pigliare. I continui contrasti, le innumerevole contraddizioni sono un sintomo della confusione in cui annaspano e della estrema gravità della crisi. Nessuno ha ormai la più vaga idea di quali siano le dimensioni della nuova bolla speculativa, né quando esploderà. L’unica certezza è che le circostanze sono analoghe a quelle di Fukushima: la prossima grossa scossa sarebbe fatale.
Graficamente
La Deutsche Bank, la banca più esposta del mondo in prodotti derivati, è insalvabile.
A destra il livello della sua esposizione (€ 55.605.039.000.000 di euro), a sinistra il PIL tedesco

German GDP vs DB Derivatives_1

Berlino ha inventato la bisca perfetta: se vince la sua banca, perdono i clienti; se la sua banca perde, pagano i paesi europei, in particolare quelli del Sud Europa e le loro famiglie. Adusbef e Federconsumatori chiedono al nuovo governo un particolare impegno a livello internazionale perché, con normative specifiche e severe, a potentati finanziari e bancari siano impedite politiche industriali tanto azzardate da mettere per la seconda volta a rischio le economie dei paesi occidentali e  le finanze delle loro famiglie“.
Adusbef e Federconsumatori  Roma, 30-4-2013
http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8766&T=P

crollo del potere d’acquisto del dollaro

20130510_USD
Nella storia non si è probabilmente mai verificata una dissociazione così colossale tra mercati (alle stelle) ed economia reale (nelle stalle). 

**********

In seguito all’affermarsi, nella seconda metà degli anni Settanta, del paradigma neoliberista, si sono verificate crisi globali nel 1982, 1987, 1993, 2001, 2008, 2012 (in corso). Ogni volta la brutalità della caduta rispecchia la repentinità dell’ascesa. Di bolla in bolla, siamo passati dalla bolla immobiliare giapponese del 1997 alla bolla della new economy del 2001, quella dei mutui subprime del 2007 e quella immobiliare spagnola del 2008. Decine di migliaia di dollari vaporizzati in pochi mesi, dopo essere stati creati in pochi anni. Milioni di disoccupati che non saranno più riassorbiti dal mercato del lavoro, a causa della delocalizzazione e dell’automazione, che rende obsoleti i lavoratori umani anche nei paesi in via di sviluppo.

Questa crisi è più disastrosa delle altre perché in precedenza non esisteva un tale grado di interdipendenza e soprattutto di istantaneità nelle pratiche finanziarie. Alcune aree del pianeta erano semi-autarchiche. È una crisi che determinerà il fato dell’umanità e genererà ancora molta sofferenza. È una crisi causata dal fallimento di un modello di sviluppo caratterizzato dall’avidità insaziabile ed aggravata dal trasferimento del potere economico verso l’Asia e dalla crisi strutturale dell’eurozona.

È la fine delle illusioni yuppies: progresso, prosperità, pace e felicità non sopravvivono alla crescita delle disparità economiche e delle brame speculative.
È il crepuscolo della volontà di potenza dei conquistadores dei mercati, della credenza messianica in un destino manifesto, nella violazione impunita di ogni limite di buon senso e nell’autoregolazione dei mercati, la “mano invisibile” di una novella Provvidenza che premia i giusti predestinandoli calvinisticamente al successo e punisce i reprobi, condannandoli alla rovina.

Possiamo rispondere a questa sfida solo con maggiore coesione, visione, forza di volontà e capacità d’azione. La prima cosa da capire è che non possiamo accettare il sacrificio di una generazione che è la prima vittima della recessione. La seconda cosa da capire è che non ci sono rimedi miracolosi. Saremo il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. E questo è quanto.

Unidentified-Unfortunate-House
Il progetto di Trentino 33 va nella direzione giusta e lo sottoscriverei anche subito.
Se non osa di più è perché non ci si può aspettare che costruisca qualcosa di nuovo su un terreno sabbioso: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande” (Matteo 7, 27).

Prima di tutto il resto, dobbiamo tirar fuori la testa dalla sabbia: il mondo come l’abbiamo conosciuto sta tirando le cuoia. Sayonara e good riddance!

altan merda non sabbia_jpg

Noi siamo i giovani, i giovani più giovani

Matteo-Renzi-ad-Amici-12-e1364665219864

Renzi-Fonzie

Resto a fare il sindaco. Me ne andrei solo per fare il premier

Matteo Renzi, 31 marzo 2013

Il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito;

oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti

Matteo Renzi, 4 aprile 2013

Basta dare un’occhiata ai nomi e alla “caratura” economica dei personaggi che hanno versato a Renzi il proprio generoso ma, beninteso, privato obolo. Tra i finanziatori, almeno tra quelli che hanno autorizzato la pubblicazione del proprio nome, ve ne sono diversi che fanno capire bene chi si fila l’enfant prodige della politica italiana.

http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=2449

“La politica che non sa correre”, “il mondo ci chiede di correre a velocità doppia”, “il tempo è scaduto”, “la clessidra è agli sgoccioli”, “bloccati dal lavorio di chi pensa di potersi permettere altri ritardi”…

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-03/renzi-politica-stiamo-perdendo-114403.shtml

vita_veloce_arte_futurista_shirts-r8d37510fe0574343b9b65399e7a2f412_804gy_512

Adesso, dinamismo, giovani, nuovo, mobilità e velocità, innovazione, BASTA PENSARE! Bisogna fare, in fretta, accelerare, urgenza, rapidità, emergenza, fare, fare, fare. CREDERE, OBBEDIRE, CORRERE ratatata bum bum bum ratatata bum bum zum! tapum! sdeng! bang! eccezionale, ratatata! vroom

 fascisti_su_marte

NOI VOGLIAMO CANTARE l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

La letteratura esaltò fino a oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.
Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

Non v’è bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere conseguita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii.

Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto del Futurismo, 20 febbraio 1909, Le Figaro

483881_582145211803624_1828409209_n

Alessio Mannino – Renzi, il nulla che avanza – La Nuova Vicenza, 14 settembre 2012

Con quell’arietta da bamboccio saputello che snocciola continuamente battute per fare il simpatico, il sindaco fiorentino Matteo Renzi si candida come testimonial ideale del raschio del fondo del barile. Se, dopo quasi vent’anni di recital berlusconiano, il “nuovo” a sinistra prende le sembianze di un politico che dice tutto quello che abbiamo già sentito in trent’anni di egemonia liberal-liberista, allora il berlusconismo ha vinto: è tutto uno show, il nuovo è già visto e stravisto, alla fine della fiera l’importante è ossequiare il Privato e i Mercati. E le parole d’ordine sono di una vuotezza cosmica: Europa, futuro, merito. Mancava solo “felicità” e “benessere” e l’Ovvietà diventava metafisica pura. La definizione perfetta del sindaco Pd di Firenze, del resto, l’ha data il comico Crozza, sempre fulminante: Renzi, il nulla che avanza.

Ci si potrebbe fermare qui, nel commentare l’exploit del “rottamatore” che ieri a Verona ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra. Senonché un anno fa, il 29-30 ottobre 2011, con un convegno di tre giorni all’antica stazione Leopolda di Firenze, mise in vetrina un abbozzo di programma: il “Big bang”, come lo chiamò con prosopopea propagandistica. Può essere interessante, allora, fare un po’ di radiografia a questo giovanilista smanioso e con idee vecchie vecchie come la Thatcher.

Renzi è figlio di Tiziano, maggiorente locale della Margherita, oggi consigliere comunale a Rignano sull’Arno e, si dice, uomo di spicco della massoneria toscana. Lui, Matteo, di lavoro fa il dirigente in aspettativa della società di marketing di famiglia, la Chil Srl (che controlla la distribuzione dei giornali fra cui La Nazione). Come persona, è il classico, odioso, arrivista bravo ragazzo. Ha scritto Denise Pardo sull’Espresso del 28 ottobre 2011: «Scout, vincitore come è noto a 19 anni di una “Ruota della fortuna” di Mike Buongiorno… bacchettone fin da ragazzo (contrario ai rapporti prematrimoniali), ancora devoto (messa la domenica, d’estate in Sardegna esercizi spirituali), molto amato da Cl, secondo il giornalista David Allegranti che ha scritto una sua biografia, Renzi ha “un decisionismo berlusconiano mixato a un’abilità democristiana e a un uso molto accorto dei media e della rete”». Il suo cursus honorum è stato un’ascesa inarrestabile. Democristiano dai tempi del liceo, giovanissimo segretario provinciale del Ppi nel 1999 e della Margherita nel 2003, diventa presidente della Provincia fiorentina nel 2004 e lo resterà fino al 2009, quando vince le elezioni per il Comune di Firenze dopo aver inaspettatamente strappato la vittoria nelle primarie interne al Pd. Da allora, forte della sua età anagrafica, ha impersonato nel partito la parte dell’enfant terrible che predica il rinnovamento anagrafico della classe dirigente e del ceto politico.

Il giovanilismo esasperato di cui ha fatto una bandiera, però, non basta più. Di qui il suo battere il tasto delle “idee” da candidare primeggiando sui candidati. Renzi ne ha sfornate, sempre cercando l’effetto sensazionale, addirittura 100, consultabili in Rete perché il suo sarà un “Wiki-Pd” (sic). Ma se si va a sfrucugliarlo appena un po’ in profondità rispetto alle frasi fatte da salottino, emerge chiarissima e lampante la totale assenza di originalità e novità dei suoi messaggi. Figuriamoci di una qualsiasi, anche timida, tendenza a rompere tabù e luoghi comuni. Al contrario: il Renzi-pensiero è il trionfo del luogo comune. Andando alla sostanza dei 100 punti e delle interviste che abbiamo letto, cosa rimane? Prevedibili richiami al volontariato, il generico liberismo del “meno tasse”, rattoppare la precarietà con ammortizzatori sociali e formazione, ma soprattutto l’adesione senza dubbi ai “contenuti” della famosa lettera della Bce, vero programma-base del governo Monti: innalzamento dell’età pensionabile, licenziamenti più facili.

In dettaglio, poi, il Molto Giovane presenta un libro dei sogni contraddittorio, mal scritto, ma tutto ossequioso all’ideologia da Chicago boy del 2000. Difatti: privatizzazioni massicce di aziende pubbliche, ex municipalizzate e patrimonio statale (idea 18); amnistia per i politici corrotti se escono di scena (idea 13, vergognosa, e non si capisce come si concili con il no ai condoni del punto 25); vendita ai privati di Rai1 e Rai2, ma al contempo modello BBC con un’amministrazione pubblica (idee 16 e 17, di fatto fra loro incompatibili); al punto 35,  contratto unico con tutele progressive per i giovani (solo per i neo-assunti? non è specificato) che coesiste al 37 con l’invocazione di un far west dei contratti aziendali; immigrazione “intelligente” (95), cioè, seguendo la filosofia economicistica della vigente Bossi-Fini, si accettano solo extracomunitari utili e programmati; una spruzzatina di sensibilità pro-gay con le unioni civili (89) e infine riforme di per sé sottoscrivibili – contentini per non sembrare troppo prevedibili – come una Tobin Tax del 5 mille sulle transazioni finanziarie (98) e il servizio civile obbligatorio (99).

In sintesi, siamo di fronte ad un’ennesima falsa promessa. In questo caso, talmente scoperta, ameboide, microcefala, tutta chiacchiere e distintivo, che ci vuole del fegato marcio per conferirle la patente di grande “innovazione”. E sorvoliamo sui suoi collaboratori, che comprovano la nullità e scontatezza del berluschino Renzi: l’evanescente Baricco, il giuslavorista precarizzante Ichino, il fighetto ed ex dipendente berlusconiano Giorgio Gori e, ciliegina sulla torta, l’economista iper-liberista Luigi Zingales, che per non farsi mancare niente ha firmato pure il manifesto reaganiano di Giannino, “Fermare il declino”. Se questo è il nuovo, si capisce perchè il sindaco Variati ha voluto imbrancarsi nell’armata renziana: vecchi rottami ideologici si spacciano per stupefacenti novità rivoluzionarie. Bersani, ancora più vecchio essendo fermo alla socialdemocrazia anni ’60-’70, almeno vecchio lo è più onestamente e palesemente. Sia come sia, non ci stupiremmo di vedere uscire Renzi dal Pd, se sconfitto. Seguito a ruota, magari, da qualche renzino vicentino…

http://www.nuovavicenza.it/2012/09/renzi-il-nulla-che-avanza/

149285_538653482839360_1738060182_n

A chi la novità?! A noi!

Novità

È terminato il tempo delle favole. Noi l’unica novità

Pierluigi Bersani, 13 febbraio 2013

La vera novità di queste elezioni siamo noi

Federico Mollicone, “Fratelli d’Italia – Centrodestra nazionale”, 30 gennaio 2013

Noi siamo l’unica vera novità nella politica degli ultimi anni

Matteo Renzi, 17 novembre 2012

Vendola è la vera novità per cambiare dopo Monti

Comitato veronese per SEL, 11 novembre 2012

Noi siamo la vera novità della politica riformista

Pierferdinando Casini, 19 gennaio 2013

Noi siamo la svolta vera

Oscar Giannino, 12 febbraio 2013

Giannino vuole l’intesa con Grillo: “Io e lui siamo la vera novità

Oscar Giannino, 12 febbraio 2013

La vera novità politica siamo noi

Orazio Licandro, Rivoluzione Civile, 23 gennaio 2013

Fli è l’unica vera novità

Gianfranco Fini, 3 febbraio 2013

Monti l’unica vera novità di queste elezioni

Gianfranco Fini, 1 febbraio 2013

Incontro Fini-Casini-Rutelli: “Noi siamo la vera novità”

20 febbraio 2012

Siamo l’unica vera novità politica

Giovanni Lonfernini, Movimento dei Democratici di Centro, 23 ottobre 2008

L’Udc è l’unica vera novità della politica italiana

Gianpiero D’Alia, UDC, 18 dicembre 2010

Interviste sobriamente rivoluzionarie – nascita di un movimento resistenziale

a cura di Stefano Fait [e dedicato alla pasionaria Valegian]

“Credere sempre nel futuro, anche quando le cose vanno male”

George Lakoff descrive con efficacia la “cattura cognitiva” dell’area progressista da parte del pensiero neo-liberale nell’ultimo trentennio; il fenomeno per cui i progressisti, o buona parte di loro, hanno iniziato a pensare all’interno dei frame, degli schemi cognitivi, dei conservatori, e a parlare con il loro vocabolario, disattivando le proprie idee, valori e parole.

Paolo Cortigiani, dirigente scolastico

Occorre tenere il treno del cambiamento (della rivoluzione prossima ventura) sui binari costituzionali e del buon senso.
Il mio indirizzo riformista lo sto illustrando nella categoria “programma politico”.

Seguono interviste a gente che mi pare stia andando nella direzione giusta (né monarchica, né giacobina, ossia sobriamente rivoluzionaria). La volta scorsa i “girondini” come loro partirono bene e finirono malissimo. Questa volta partiranno malino e potrebbero finire per vincere. I prossimi due anni saranno decisivi. O ci si libera dalla dittatura dei mercati senza cadere nella brace di un qualche fascismo sobriamente postmoderno e globalizzato, oppure siamo fritti.

A differenza dei coordinatori di ALBA, mi pare evidente che non si possa sfondare elettoralmente senza un leader carismatico che abbia esperienza di partito. Syriza vincerà le prossime elezioni (2013, se ci saranno) perché ha Alexis Tsipras. La gente ha bisogno di persone in carne ed ossa in cui identificarsi, ha bisogno di eroi che si battano per loro: le idee sono fredde se non c’è qualcuno in cui incarnarle. Per questo i francesi non elessero quasi nessun illuminista all’Assemblea: cercavano dei rappresentanti pragmatici, non degli intellettuali. Perciò, se hanno intenzione di scollarsi dal 2-3%, ossia dalla marginalità ed irrilevanza, questi riformatori faranno bene ad individuare un giovane non rottamatore, possibilmente di aspetto gradevole, che sia un buon oratore e trasmetta simpatia, fiducia e desiderio di porsi al servizio della collettività, lealmente. Soprattutto, occorre che abbia fatto la gavetta in un partito o movimento di sinistra. Uso il genere maschile perché un uomo raccoglierebbe più voti, ma sarebbe anche opportuno che fosse associato ad una figura femminile carismatica, una co-leader che non abbia abiurato il suo femminino per prevalere in un mondo patriarcale (perciò non una Merkel o una Thatcher). Sono gli archetipi dell’eroe e della regina che possono catturare milioni di voti ed emancipare dalle prigioni cognitive, quando le condizioni sono favorevoli. Solo così potremo battere il trickster Matteo Renzi.

**********

“Il punto di partenza è l’appello «Cambiare si può», lanciato il 6 novembre. Un manifesto che conta 70 firme di peso e che ha tra i suoi promotori e organizzatori i sociologi Luciano Gallino e Marco Revelli, l’ex magistrato Livio Pepino e lo storico Paul Ginsborg.

«Il sostegno al nostro movimento sta crescendo», dice a Lettera 43.it proprio Ginsborg, tra le anime della nuova iniziativa politica, «e sono in arrivo nuove adesioni importanti che per adesso preferisco non rivelare».

[…].

DOMANDA. Il vostro progetto, quindi, è una risposta alternativa anche al grillismo?

RISPOSTA. Sì. Non ci convince la forma di opposizione di Grillo, anche se ne condividiamo alcune battaglie come la forte denuncia alla Casta dei partiti.

D. Come pensate di recuperare gli astensionisti?

R. Mostrando loro che esiste un’alternativa dignitosa ai classici partiti. Parlo di una soluzione sobria. E lo posso dire da inglese d’origine, al contrario dello stimato premier Mario Monti.

[…].

D. È un messaggio rivolto anche a Nichi Vendola e alla sua alleanza con Bersani?

R. Sì perché il leader di Sinistra e libertà si è piegato alla linea del Pd che, neanche troppo velatamente, è di fatto quella di Monti.

D. Un dialogo con Renzi che ha dichiarato di voler interloquire solo con i cittadini potrebbe essere più facile per il vostro movimento?
R. Assolutamente no. Da cittadino fiorentino, posso dire che Renzi è una persona dinamica e di grande capacità mediatica, ma anche superficiale sul piano dell’economia politica.

D. Porte chiuse al sindaco di Firenze, insomma?

R. Nutriamo forti dubbi su quanto di Renzi sia solo show e quanto sostanza.

[…].

D. Landini non vuole fare politica, ma il bacino dei voti Fiom è ambitissimo. Pensate di riuscire a intercettarlo?

R. Trovo corretto che un sindacato non si schieri. Che, poi, tra la Fiom e Alba in particolare esista un feeling è risaputo. Ma la nostra sfida è più ampia.

D. Cosa vuol dire?

R. Riuscire a parlare con operai, ceto medio, precari e disoccupati, tutti colpiti dalla crisi. E con loro stringere un’alleanza sociale e politica sui temi del lavoro e dei diritti.

[…].

R. Avremo un coordinamento centrale e, soprattutto, delle regole a cominciare dalla selezione democratica della classe dirigente e fino al limite dei mandati.

D. Sulla scia dell’esperimento di democrazia diretta di Grillo?

R. No perché anch’esso appartiene alla vecchia tradizione personalistica della politica italiana che va da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi. Lo stesso comico genovese è un capo carismatico. Non a caso se sta incontrando delle difficoltà non è per eccesso, ma per assenza di democrazia.

http://www.lettera43.it/politica/ginsborg-l-anti-grillo_4367571693.htm

**********

Cambiare si può! Intervista a Ugo Mattei: “Tutti insieme per sconfiggere la stupidità neoliberista con la fattezza di Monti\Napolitano” – (www.controlacrisi.org) 9/11/2012

Intervistiamo Ugo Mattei,  firmatario della campagna, giurista ma anche tra gli esponenti intellettuali che in questa fase politica stanno portando avanti proposte. Insieme a Paul Ginsborg, Stefano Rodotà, Paolo Cacciari, Luciano Gallino infatti Mattei è tra i fondatori di Alba (Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente).

La sua firma è tra le adesioni alla campagna Cambiare si può! Noi ci siamo. Una campagna che molto probabilmente vivrà dell’adesioni degli stessi presenti in piazza il 27. Perché aderire alla campagna?

Io voglio a tutti i costi un cambiamento che reputo debba essere rivoluzionario per potersi far carico dell’ attuale fase, che non è di crisi ma di trasformazione strutturale del capitalismo (le crisi sono passeggere, questa dura ormai da cinque anni e non lo sarà). Quindi quando i miei compagni e fratelli torinesi Gallino, Pepino e Revelli me ne hanno parlato ho aderito con entusiasmo. Io non voglio lasciare nulla di intentato e voglio aiutare tutti i compagni che si oppongono in modo onesto e sincero al neoliberismo e al regime di Monti, che reputo fascistoide , e a cui occorre rispondere con un grande CLN (quello mi pare fosse embrionalmente in piazza il 27). Poiché coltivo la virtù del dubbio e non penso esista una sola strada giusta per resistere e sovvertire, partecipo a ogni azione. Ho partecipato ad Alba, giro l’Italia a portare amicizia e solidarietà alle occupazioni, sostengo il referendum su art.8 e art.18. In questa fase, contro i poteri più forti del mondo, bisogna tentare ogni strada, far sentire ogni voce, ognuno contribuire con tutte le sue forze nel modo in cui è più adatto. Tutti insieme per sconfiggere la tristezza e la stupidità neoliberista che ha la fattezza di Monti\Napolitano.

Cosa direbbe ai giovani e in generale agli italiani per avvicinarli a questa campagna?

Cambiare si deve!

Quali strade possiamo percorrere in questi mesi per divulgare al massimo la campagna Cambiare si può?

Occupare, resistere, trasformare! Io non sono un pubblicitario ma credo che si debba dire a tutti, anche a quelli come me che non credono affatto che esista una democrazia rappresentativa degna del nome, che votare si deve e si deve anche pretendere che ci sia qualcosa a sinistra da votare con gioia.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Conflitti/2012/11/9/28105-cambiare-si-puo-intervista-a-ugo-mattei-tutti-insieme-per/

**********

“Cambiare si può: una lista per il lavoro”. Intervista a Luciano Gallino – Salvatore Cannavò (Il Fatto Quotidiano)

8/11/2012

Può essere una lista fondata sui temi del lavoro e della crisi, in fondo non ne parla nessuno, nemmeno Grillo”. Il professor Luciano Gallino la presenta così la proposta di una lista della sinistra che è stata lanciata con l’appello “Cambiare si può” firmato da numerosi esponenti della sinistra intellettuale, sociale e anche da artisti e artiste. Accanto al suo nome si trovano quelli di Marco Revelli, Paul Ginsborg oppure Moni OvadiaSabina Guzzanti, operai della Fiom e esponenti No Tav oppure l’esponente del comitato No Dal Molin di Vicenza.

Chi sono i soggetti a cui guardate?

Non i partiti. Ci sono invece tante persone che si interrogano sul significato reale della crisi economica globale e hanno intenzione di scavare un po’ di più, di trovare risposte più concrete. Queste persone sono più numerose di quanto si pensi. La crisi ha morso in profondità e ha contribuito a far nascere numerosi interrogativi sulle bugie che vengono raccontate, su improbabili luci in fondo al tunnel o sul fatto che le responsabilità di tutto sarebbero della Germania.

Non ritiene che si tratti delle stesse persone attratte dal movimento di Grillo?

In quello che dice Grillo ci sono alcune cose interessanti. Quello che a me non va, però, è il tono sopra le righe, l’elemento aggressivo fino all’insulto e al disprezzo dell’avversario. Credo che ci siano molte persone attratte da quei temi ma non dai toni da commedia popolare.

È solo una questione di toni?

Non solo: se si guarda il programma del Movimento Cinque stelle, come giustamente invita a fare Travaglio, cliccando sul sito del movimento, si può osservare, ad esempio, che il M5S non parla di lavoro o di occupazione o di altri temi che figurano nel nostro appello.

Che rapporti avete, invece, con altri soggetti della sinistra?

Tra coloro che hanno condiviso e appoggiato l’appello c’è Paolo Ferrero, da cui si può essere distanti politicamente ma che dice cose di notevole concretezza sulla finanza e le politiche di austerità. Il problema è piuttosto rappresentato dai vari partiti che si alleano, si frantumano, si dividono. Non si sa mai bene con quale soggetto si ha a che fare. Punti di contatto ci sono con la Federazione della Sinistra e anche con Sel. In realtà ci sarebbero anche con gli elettori del Pd che sono cosa diversa dai loro dirigenti.

Quale sarà il rapporto con il centrosinistra?

La nostra lista è sicuramente a sinistra del Pd. Noi siamo disposti a confrontarci sui programmi ma le premesse non sono allettanti. Non c’è molto da attendersi dal Pd.

Nella lista ci sarà anche De Magistris?

Francamente non so risponderle. Vedremo nelle prossime riunioni, il 18 novembre e poi il 1 dicembre.

http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/11/08/cambiare-si-puo-una-lista-per-il-lavoro-intervista-a-luciano-gallino-salvatore-cannavo-il-fatto-quotidiano/

**********

Arancione, l’alleanza «ragionevole», intervista a Luciano Gallino – Daniela Preziosi (Il Manifesto)

8/11/2012

C’è uno spazio elettorale fra le primarie, Grillo e il non voto?

Penso di sì. Girano umori e idee che non hanno punti di consenso se non nella protesta, nel dire «mandiamoli a casa tutti». Ma negli incontri, nelle conferenze, parlando con militanti anche del Pd ho l’impressione che gli elettori siano meglio di quelli che li rappresentano. Ma bisogna offrir loro un’idea di paese diverso. Certo, senza farsi l’illusione di richiamare fiumi di elettori.

Fiumi che si dirigono verso le liste di Grillo. Che però ha un know how mediatico furbo, dalle traversate a nuoto al divieto di andare in tv. Come pensate di fargli concorrenza?

Il nostro manifesto contiene idee, andranno in giro con la forza delle loro gambe. Nessuno di noi pensa di fare nuotate, neanche in un fiume. Avvieremo una discussione con altri mezzi. È un processo già partito. Si tratta di capire fino a che punto i decibel e i pixel abbiano la meglio sui ragionamenti. È la nostra scommessa. C’è ancora in giro gente che guarda alla sostanza.

Il grillismo è solo decibel e effetti speciali?

No, un po’ di sostanza c’è. La polemica contro i partiti, l’insistenza su questioni locali, il no alle grandi opere, l’attenzione all’economia al di là dei titoli dei giornali. Se questi temi fossero proposti con voce normale capiremmo se la presa sugli elettori è per il tono o per quello che dicono.

[…].

Lei è lo studioso che ha parlato della «cattura cognitiva» della politica da parte dell’ideologia dei mercati e della finanza. Come farete a combattere la battaglia per la liberazione da questa «cattura»?

C’è un grosso impegno culturale da assumere, ed è quello che faremo. Faccio un esempio: l’articolo 8 della legge Sacconi è una bomba nucleare sul diritto del lavoro. Permette di derogare a tutta la legislazione sul lavoro, e come altre leggi, è passato quasi senza opposizione. Ma paradossalmente permette di derogare anche alla legge Fornero: innescando una circuito dantesco. C’è un fatto culturale da ribadire contro gli infiniti peana per Marchionne e contro la «solitudine dei lavoratori» di cui ha scritto Giorgio Airaudo (responsabile auto Fiom, ndr): la centralità del lavoro nella Costituzione. L’articolo 4 dice che ogni cittadino ha diritto «al» lavoro. In quella preposizione c’è un dato sconvolgente: non parla del diritto del lavoro che si ha, ma il diritto «a» avere un lavoro. Invece in Italia da vent’anni si fabbrica precariato. Non si fa conversione, non si fanno progetti che possano creare nuovo lavoro. Sarebbe bello vedere messo in pratica qualche articolo della Costituzione.

Crede che il centrosinistra Pd-Sel sia «cognitivamente» catturato?

Se prima lo era al 90%, può darsi che adesso lo sia all’86. È possibile che ora sia scesa la percentuale.

http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/11/08/arancione-lalleanza-ragionevole-intervista-a-luciano-gallino-daniela-preziosi-il-manifesto/

Secondo voi che candidato appoggia l’establishment? Romney o Obama?

 

PRINCIPALI FINANZIATORI DI OBAMA

University of California $491,868

Microsoft Corp $443,748

Google Inc $357,382

DLA Piper $331,715

Harvard University $317,516

US Government $299,923

Deloitte LLP $283,606

Sidley Austin LLP $283,269

Stanford University $238,803

 

PRINCIPALI FINANZIATORI DI ROMNEY

Goldman Sachs $676,080 [Banca]

JPMorgan Chase & Co $520,299 [Banca]

Morgan Stanley $513,647 [Banca]

Bank of America $510,728 [Banca]

Credit Suisse Group $427,560 [Banca]

Citigroup Inc $363,015 [Banca]

Barclays $349,400 [Banca]

Wells Fargo $320,025 [Banca]

http://www.opensecrets.org/pres12/contrib.php?id=N00000286

FuturAbles

Non subire il futuro, ma crealo, immaginandolo

sunshine hours

Climatologists Are No Einsteins (PS It's the Sun!!!)

philosophyofmetrics

A measure of cultural performance and production.

il diritto c'è, ma non si vede

il blog di informazione e approfondimento giuridico sul Giappone - a cura di Andrea Ortolani

Scritture Nomadi

Il cammino della narrazione

tsiprastn

appuntamenti, notizie e opinioni dalla piazza virtuale dei comitati Trentini a supporto della lista "l'Altra Europa con Tsipras" per le elezioni europee di maggio 2014

PICCOLA ERA GLACIALE

PiccolaeraglacialeWordPress.com

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Notes from North Britain

Confessions of a Justified Unionist

Civiltà Scomparse

Tra realtà e immaginazione

Trentino 33

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033”

PoetaMatusèl's Poetry Pages

* POESIA LIRICA, D'AMORE E DELLA NATURA * LOVE, LYRIC AND NATURE POETRY *

Donata Borgonovo Re

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

giapponeapiedi

idea di viaggio prevalentemente a piedi nel Giappone tradizionale

Dionidream

Sei sveglio?

The Next Grand Minimum

To examine the social and economic impacts of the next Grand Solar Minimum - See About

Imbuteria's Blog

Just another site

quel che resta del mondo

psiche, 'nuda vita' e questione migrante

SupremeBoundlessWay

For the Sake of All Beings

~ gabriella giudici

blog trasferito su gabriellagiudici.it

Notecellulari

Il Blog di Maria Serena Peterlin

10sigarette

Carpe Diem

Cineddoche 2.0

Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate (A.Hitchcock)

Club UNESCO di Trento

2014: L'Anno Internazionale dei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo

The Passionate Attachment

America's unrequited love for Israel

GilGuySparks

The guy was nothing but a pain in the ass

Insorgenze

Non lasciare che la scintilla venga del tutto spenta dalle legge - Paul Klee -

L'impero cadente

come crolla l'impero degli angli, dei sassoni e dei loro lacchè con rovina e strepito

"Because every dark cloud has a silver IODIDE lining..."

Sentieri Interrotti / Holzwege

Il blog di Gabriele Di Luca

Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 139 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: