Succede solo in quest’Europa, attratta dal naufragio non a causa dell’economia ma della convulsa scempiaggine della sua politica: parliamo dello scandalo di una Corte costituzionale tedesca divenuta cruciale per ogni cittadino dell’Unione, mentre la Corte costituzionale in Portogallo vale zero. Parliamo di Jens Weidmann, governatore della Banca centrale tedesca, che accusa Draghi di oltrepassare il suo mandato – salvando l’euro con i mezzi a sua disposizione – e senza vergogna dichiara guerra a una moneta che chiamiamo unica proprio perché non appartiene solo a Berlino.
Il mandato della Bce è chiaro infatti, anche se Weidmann ne contesta la costituzionalità: mantenere la stabilità dei prezzi (articolo 127 del Trattato di Lisbona), ma nel rispetto dell’articolo 3, che prescrive lo sviluppo sostenibile dell’Europa, la piena occupazione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, la lotta all’esclusione sociale, la giustizia e la protezione sociali, la coesione economica, sociale e territoriale, la solidarietà tra gli Stati membri. Qualcosa non va nella storia che si sta facendo, se l’articolo 3 neanche fa capolino sul sito Internet della Bce, per timore che Berlino magari s’adombri.
Barbara Spinelli, Repubblica, 15 maggio 2013
Dovremmo smetterla con tutte queste discussioni inutili. La zona Euro è già nel secondo anno di recessione, che ora sta arrivando con forza anche in Germania. [Questa ostinazione con l'austerità] la si puo’ spiegare con il rapporto nevrotico fra i tedeschi e l’indebitamento pubblico. Viene sempre spiegato con l’iperinflazione del 1923 e con le riforme valutarie del 1948. Il danno peggiore è stato pero’ fatto dalle politiche di austerità del cancelliere Brüning negli anni ’30. La politica attuale segue lo stesso corso, ma con una certa dose di follia. [io lo chiamarei un disegno criminale, NdR]
Peter Bofinger, uno dei cinque più ascoltati economisti tedeschi
Perché pensate che la Cina stia acquistando sempre più d’oro? Mi chiedo se non si stia preparando per l’eventualità di un’implosione valutaria, assicurandosi di avere le necessarie riserve auree per promuovere lo yuan come unica valuta globale garantita
http://www.golemxiv.co.uk/2013/05/peak-collateral-a-stange-attraction/
Il dollaro per ora tiene ma ci stiamo muovendo verso un sistema multi valute. E la dimostrazione è arrivato dall’accordo di swap per 30 miliardi di dollari siglato fra Cina e Brasile, con il quale i due Paesi potranno prendere in prestito le rispettive valute in caso di turbolenze sui mercati finanziari, bypassando così l’uso del dollaro come riserva.
http://www.lettera43.it/economia/macro/i-brics-scaricano-l-euro_4367589787.htm
Riuniti a Durban, in Sudafrica, i leader dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), hanno raggiunto un accordo per creare una nuova banca per lo sviluppo economico. “Una sfida all’egemonia della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale”, scrive il New York Times. La banca finanzierà infrastrutture per lo sviluppo nei mercati emergenti.
I cinque paesi vorrebbero anche mettere insieme le loro riserve monetarie per rispondere alla crisi delle valute.
“L’idea di una banca dello sviluppo dei Brics non è nuova”, scrive Le Monde in un editoriale che sarà pubblicato nel numero in edicola il 28 marzo, “ma nasce da un incontro di due anni fa a New Delhi, in India”. Da allora però non sono stati fatti passi avanti. “Sulla carta, il progetto è seducente”, continua Le Monde, perché “insieme le cinque potenze rappresentano il 45 per cento della popolazione mondiale, un quarto della ricchezza del mondo e due terzi della sua crescita. Perché non creare una banca che ha 50 miliardi di dollari di capitale e che possa finanziare gli immensi bisogni di infrastrutture di questi paesi?”.
http://www.internazionale.it/news/sudafrica/2013/03/27/i-brics-vogliono-una-banca-per-lo-sviluppo/
Ecco una perfetta immagine del presente: alla fine del 2007 il sistema economico occidentale si è schiantato contro un muro. Noi abbiamo già colpito il muro, ma non ce ne siamo accorti, perché ci stanno mostrando al rallentatore la dinamica dell’incidente (leggi: manipolazioni su manipolazioni ad ogni livello, in ogni sfera). Uno scarto temporale, come le supernove che sono già esplose da migliaia di anni ma noi constatiamo l’evento (la luce) solo ora – come si può definire una cosa che è morta ma sembra ancora viva? Uno zombie? Non sono degli zombie questi giganteschi cartelli finanziari ormai deceduti a cuasa dell’avidità dei loro psicopatici dirigenti, ma che si rifiutano di morire e pretendono di essere tenuti in vita a spese dei contribuenti, ad ogni costo? Un po’ come la Germania del 1945, capace di infliggere il massimo di danni ai nemici (e a se stessa) proprio alla fine del conflitto, quando ormai era invasa e moribonda.
Perché? Perché permettiamo agli psicopatici di continuare a vampirizzarci? Perché non c’è una sollevazione popolare in tutto l’Occidente che urli il suo no a questo cancro e salvi noi e le prossime generazioni? Cosa deve fare l’apparato, con il suo codazzo di sicofanti e utili idioti per dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che è anti-umano? Che altre prove servono?
*****

Scrive Gustavo Piga sul suo blog:
“Un linguaggio comune è possibile? Ho cercato di capirlo ieri sera al dibattito assieme ad Alberto Bagnai a Roma, lui convinto sostenitore dell’uscita dall’euro come unica fonte per uscire da questa drammatica crisi europea.
Cito Alberto, nel suo libro “il Tramonto dell’euro”: “E’ anti europeo chi si ostina a difendere queste istituzioni fallimentari”. Ci vogliono “regole economicamente più razionali”. Yes, assolutamente! E allora dove sta la differenza?
*
Leggendo le pagine conclusive del libro di Alberto trovo una chiave interpretativa delle nostre differenze. Le sue frasi («l’euro è antidemocratico»; «la vera vittima dell’euro è l’Europa»; «l’euro è economicamente insostenibile») che non sottoscrivo per nulla, hanno però questa caratteristica: che mutata una sola parola, troverebbe pieno mio supporto:
«l’austerità è antidemocratica»; «la vera vittima dell’austerità è l’Europa»; «l’austerità è economicamente insostenibile».
Perché l’austerità è il vero nemico da battere. Essa non cessa fuori dall’euro, la sua morte non viene in alcun modo certificata dal passaggio alla lira ed al marco. Il Regno Unito, la Bulgaria, sono svariati esempi dall’attualità che l’austerità può imporsi a piacimento, con analoghi risultati rovinosi sull’economia interna, in assenza di euro ma in presenza di politiche sbagliate che non tengono conto della sofferenza della gente. Focalizzarsi sull’euro è perdere tempo, se non si guarda negli occhi la bestia e la si affronta, è inutile, perderemo sempre.
E la bestia, ovviamente, ha la faccia dell’austerità ma si chiama crisi di democrazia europea che fa sì che si approvino leggi come il Fiscal Compact nel segreto più completo, che fa sì che dopo un voto, come quello italiano, che condanna l’austerità 90 a 10 con voto democratico, vede la riproposizione di un governo in cui al Ministero dell’Economia viene nominato un tecnico della Banca d’Italia che certamente al tavolo di Bruxelles non rappresenterà quanto chiestogli dagli elettori.
*
Rimane un ultimo punto da fare.
Alberto crede che dopo l’uscita dall’euro si potrà ricostruire un livello di cooperazione tra Paesi europei su basi nuove e più democratiche.
Io non credo proprio. Quei paesi europei che si sono fidanzati negli anni ottanta e negli anni novanta, hanno deciso di sposarsi, con l’euro. Giusto o sbagliato che fosse, l’hanno fatto, sottostimando, come quasi tutte le coppie, la difficoltà delle sfide che si sarebbero ben presto presentate di fronte a loro. Al di là di dire che, come in un matrimonio, ci vogliono spesso più di 10 anni per giudicare se una unione abbia la capacità di funzionare (ah, avessero gli Stati Uniti formato una unione monetaria perfetta in 10 anni! peccato ce ne abbiano messi più di 100 …), mi preme ribadire l’ovvio: che una volta divorziati è pressoché impossibile ritornare fidanzati, alla cooperazione che fu prima dell’euro. E’ impossibile perché troppo traumatica sarà stata la separazione, troppe accuse reciproche, troppi stereotipi corroderanno il tutto.
E, nella mancanza di vera cooperazione, il volto della bestia – ancora viva e vegeta, l’austerità in un mondo a cambi flessibili con liretta e marco – sarà l’incubo che unirà ancora le nostre politiche economiche, in una parvenza di coordinamento anti-inflazionistico che tutto sarà meno che vera rappresentanza delle istanze delle persone che soffrono.
La vera cooperazione, quella per la quale abbiamo fatto questo matrimonio così rischioso, quella che si costruisce con fatica nel tempo ma che da pian piano i suoi frutti, andrà a farsi benedire con la morte dell’euro.
Perché perdere l’euro oggi vuol dire far saltare la presenza europea al tavolo geopolitico delle trattative con Cina e Stati Uniti: una frammentazione, una balcanizzazione che ci escluderà ovviamente dalle decisioni chiave a quel tavolo, al quale ci presenteremo separati, piccoli, e conflittuali.
Non è solo questione geopolitica: è questione di valori. Quei valori europei, diversi da quelli orientali e quelli americani, che fanno bene al mondo che si nutre di diversità, resterebbero al palo, consegnandoci all’oblio per decenni.
*
Combattere l’austerità significa solo una cosa: pretendere ed ottenere le giuste politiche economiche europee all’interno dell’euro, qualcosa che non abbiamo mai provato a fare sinora, che non abbiamo mai richiesto al tavolo delle trattative europee.
Su quali siano queste politiche, le uniche, che possano generare crescita, occupazione, opportunità e dunque stabilità della costruzione europea, mi soffermerò nei prossimi post.
Sul come farle, è ovvio: pretendendo che siano restaurati meccanismi basilari di rappresentanza democratica. Se votiamo contro l’austerità, dobbiamo pretendere che questa sia fatta cessare.
Continuo a credere che su queste basi ci si possa alleare con Alberto, qualcosa di importante. Dubito però che sia interessato a rinunciare alla sua tesi principale, che tutte le nostre energie debbano essere dedicate a cambiare il colore delle nostre banconote e non a cambiare il colore del cielo, oggi plumbeo, sopra l’Europa e soprattutto, sopra le sue istituzioni”.
http://www.gustavopiga.it/2013/il-tramonto-dellausterita/














