Ukraine on the brink – another Yugoslavia?

A cura di Stefano Fait

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Prior to her political career, Yulia Tymoshenko was a successful but controversial businesswoman in the gas industry, becoming by some estimates one of the richest people in the country.

http://en.wikipedia.org/wiki/Yulia_Tymoshenko#2011_trial_and_imprisonment

Yanukovych won a November 2004 runoff election. He defeated Viktor Yushchenko. Washington backed him. He’s a former Ukraine central bank governor. His wife held US citizenship. She’s a former Reagan and GHW Bush official. Yushchenko favored NATO and EU membership. His campaign prominently featured the color orange. Western media promoted his Orange Revolution.

Stephen Lendman

Viktor Klitschko’s UDAR is sponsored by the Konrad Adenauer Stiftung and Yulia Tymoshenko’s Fatherland Party has ties with Angela Merkel’s Christian Democratic Union. Svoboda which enjoys strong support in the Lviv administrative region in western Ukraine with 38% electoral support has ties with the BNP in the UK and Jobbik in Hungary. Svoboda would have even stronger ties with these and other right-wing parties in the EU were Ukraine to become a, uh, full-fledged EU member. Is it possible that politically conservative and far-right forces in Germany and other countries need Ukraine in the EU over and above consideration for any economic benefits and other impacts that Ukraine’s integration into the EU might have?

Rozina

When Polish politician Jacek Protasiewicz (Poland is a NATO country), vice-president of the European parliament, agitates the Ukrainian crowds by telling them: “You are part of Europe” – Russians are also Europeans, by the way –, the inquiring mind wonders how many Ukrainians are in a position to make any informed judgements.

There is no “European Future” for Ukrainians looking westward. Ukraine, like Mexico, will never be an equal partner.

For as long as the Washington Consensus (i.e. privatisation of the public sector at bargain prices, dismantling of the welfare state, debt bondage, hedge fund hyenas and zombie banks) dominates European policies, Ukrainians, like all other Europeans, are bound to be exploited: wealth and prosperity for all is not the goal of the current European leadership.

The Orange Revolution was sponsored by the IMF (Washington), the National Endowment for Democracy (Washington), Freedom House (Washington) and Soros’ Open Society Foundations (New York): “Do you know why there is no revolution in Washington? Because there is no US embassy in Washington DC”.

http://www.theguardian.com/world/2004/nov/26/ukraine.usa

http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/3588115.stm

http://www.forbes.com/sites/richardminiter/2011/09/09/should-george-soros-be-allowed-to-buy-u-s-foreign-policy/4/

The ultimate goal is the balkanization of Ukraine, the break-up of Ukraine, for the western portion is to become part of the NATO alliance (cf. Brzezinski and “full spectrum dominance”)

Ian Brzezinski is the son of foreign-policy expert Zbigniew Brzezinski

1990s
http://www.independent.co.uk/voices/ukraines-eastwest-divide-an-election-has-belatedly-alerted-the-west-to-a-dangerous-split-argues-tony-barber-1413352.html

http://articles.washingtonpost.com/2008-04-01/world/36895034_1_ukraine-and-georgia-bush-and-nato-nato-standards

2000s

http://www.theguardian.com/world/2004/nov/28/ukraine.theobserver

2010s

http://www.euronews.com/2013/11/29/ukraine-tension-in-kyiv-as-pro-and-anti-government-protesters-hold-rallies/

2013

http://rt.com/op-edge/ukraine-eu-entry-russia-438/

http://www.economist.com/news/europe/21590585-success-eastern-partnership-depends-ukraine-playing-east-against-west

Driving tractors and a bulldozer at the riot police is not what I would call “demonstrating peacefully”.

http://edition.cnn.com/2013/12/01/us/ukraine-eu-protest-sunday/

Western leaders’ hypocrisy on the suppression of peaceful demonstrations

http://www.theguardian.com/world/blog/2011/sep/25/occupywallstreet-occupy-wall-street-protests

http://www.theguardian.com/commentisfree/cifamerica/2011/nov/25/shocking-truth-about-crackdown-occupy

http://www.theguardian.com/uk/2010/nov/26/police-student-protests-horses-charge

http://www.globalissues.org/article/45/public-protests-around-the-world#PoliceBrutalityandOtherCivilRightsViolationsIgnored

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_cases_of_police_brutality_in_the_United_Kingdom

The same leaders who authorize monitoring internet activities and phone conversations of all citizens, CCTV mass surveillance, the arrest of whistleblowers, drone wars, “humanitarian wars”, toxic austerity, the crushing of protests in Bahrain and Palestine, etc.

The best option, for Ukraine, would be to remain neutral and on friendly terms with both Russia and EU. The European Union should do the same with Russia and the United States. This continent deserves better than being a US protectorate.

The agreement proposed by the European Union would destroy Ukraine’s economy, which could not compete with Western European producers after the lifting of protective tariffs. Even the agricultural sector would be in trouble. For EU countries, Ukraine is but another market to conquer.

We must not also forget that Ukraine depends on subsidised gas from Russia while, in Europe, major banks are insolvent, unemployment is on the rise and basic social and civil rights are no longer guaranteed.

Ultimately, sacrificing Ukraine’s economic sovereignty is suicidal, a gift to foreign speculators.

Think Ukrainians, think!

Dreyfus 2013, ovvero Dzhokhar Tsarnaev, il miracolato

https://twitter.com/stefanofait

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Mentre la rivista Rolling Stones si premura di trasformare Tsarnaev in una celebrità di culto ed un oggetto di emulazione, una foto fatta circolare incautamente da un sergente che si era indignato per la suddetta copertina e che è già stato sospeso dal servizio, rivela che il famoso squarcio alla gola era l’ennesima menzogna delle forze dell’ordine

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“Ferito alla gola, il giovane comunica con gli inquirenti per iscritto” (Repubblica)

“Il giovane ha riportato ferite di arma da fuoco alla gola e a una gamba e ha perso molto sangue prima di essere catturato dagli agenti” (Adnkronos)

“Una ferita alla gola, che si era procurato forse nel tentativo di suicidarsi” (Il Post).

“Rimasto gravemente ferito, non può parlare a causa di una ferita da arma da fuoco alla gola(Adnkronos)

“Tsarnaev è grave ma stabile” (governatore del Massachusetts, Deval Patrick)

Constatiamo che l’ENORME ferita al collo di Dzhokhar non c’era al momento dell’arresto, quindi è stata inflitta successivamente mentre era in custodia. L’imputato, che in teoria era in fin di vita, è uscito dalla barca sulle sue gambe e senza essere coperto di sangue, per poi consegnarsi alla polizia.

Stando alla versione ufficiale, il più giovane dei Tsarnaev ha confessato di essere responsabile dell’attentato usando una penna trovata nella barca scrivendo mentre crivellavano di colpi la suddetta barca in una sparatoria (con una mano spara, con l’altra scrive?).
Il commissario di polizia di Boston aveva prima parlato di sparatoria, poi aveva informato i media che il fuggitivo era disarmato, DOPO che un’audioregistrazione di un vicino dimostrava che solo la polizia aveva sparato!).

Dopo di che un componente degli SWAT aveva riferito che quello alla gola sembrava “più un taglio che una ferita da arma da fuoco”.

Pinocchio e Goebbels erano dei dilettanti!

L’americano di origini cecene era in condizioni critiche, tanto che all’inizio circolava la voce che non sarebbe più riuscito a parlare perché le sue corde vocali erano state compromesse.

Aveva però lasciato un biglietto all’interno della barca “confessando tutto”, come aveva precedentemente fatto con un ostaggio che però si è volatilizzato dopo essere stato lasciato libero e incolume dai due “terroristi”, ma non prima di aver riferito a qualcuno della confessione (un’auto-incriminazione totalmente immotivata e senza senso da parte dei due fuggitivi).

Poi al processo Dzhokhar si è proclamato innocente. In genere gli jihadisti sono più che orgogliosi di prendersi la responsabilità per un “lavoro ben fatto”. Ma il nostro, che nel frattempo ha acquistato un accento russo che i suoi amici e compagni di scuola negano che avesse prima del giorno dell’attentato

http://it.notizie.yahoo.com/maratona-boston-imputato-dzhokhar-tsarnaev-aula-non-sono-201647907.html

è l’unico superstite dell’operazione terroristica, dopo che un altro sospettato, che aveva cominciato a scrivere una confessione, è morto sotto i colpi degli agenti in Florida

http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/22/fbi-man-shot-florida-tsarnaev-brothers#comment-23804874

l’altro fratello, Tamerlan, teoricamente schiacciato e ucciso dal fratellino in fuga su un SUV dopo che si era arreso (!) è stato convenientemente ricollegato a un triplo omicidio di ebrei avvenuto, tra tutte le date possibili, l’11 settembre del 2011

http://rt.com/usa/tsarnaev-suspected-2011-murder-978/

Questa processo farà sembrare l’affare Dreyfus una cerimonia di consegna del premio Nobel.

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Questi eventi, come quelli che circondano il nodo “Snowden+scandalo LIBOR+imperialismo americano” (sintesi di Max Keiser qui), vanno letti alla luce della probabile crisi internazionale legata all’inabilità di controllare le transazioni finanziarie (sp. derivati) sia da un punto di vista legale
http://www.valori.it/finanza/finanza-fuori-controllo-fino-75-transazioni-4218.html
sia da un punto di vista tecnico (istantaneità per aumentare profitti è ingestibile: i computer operano autonomamente, una specie di skynet finanziaria):
http://www.wired.com/business/2012/08/ff_wallstreet_trading/all/

e della reale situazione degli Stati Uniti d’America, la più grande economia mondiale:

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_bank_failures_in_the_United_States_%282008%E2%80%93present%29

http://www.wallstreetitalia.com/article/1505883/alert/bomba-derivati-banche-americane-grandi-piu-dell-intero-pil-usa.aspx

Il debito nazionale americano è ora più grande del PIL annuo. L’unico modo che hanno gli USA per cavarsela è…non rimborsarlo. Un attacco terroristico + guerra [Oceania/NATO, Eurasia/Russia ed Estasia/Cina – cf. Orwell]

http://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29

e un po’ di caos interno “controllato” sarebbero la situazione ideale per farlo.

Farebbe comodo anche alla Germania, la cui maggior banca non è meno “morta vivente” delle sue consorelle americane:

http://www.rischiocalcolato.it/2013/04/zh-deutsche-bank-prima-banca-al-mondo-per-esposizone-in-derivati-55-605-miliardi-di-euro.html

http://www.wallstreetitalia.com/article/1556990/finanza/ecco-a-voi-la-banca-esposta-ai-derivati-per-73-trilioni.aspx

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2013/07/11/news/nubi_scure_sulla_contabilit_di_deutsche_bank_miliardi_di_prestiti_opachi_da_mps_al_brasile-62786625/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/01/derivati-antitrust-ue-contro-13-banche-dinvestimento-tra-cui-goldman-e-duetsche/642594/

http://www.ilgiornale.it/news/economia/deutsche-bank-nella-tempestaa-bundesbank-avvia-unindagine-902680.html

Quando le maggiori banche anglo-tedesco-americane termineranno i loro giorni – ed è solo una questione di tempo, ma non prima della vittoria elettorale di Angela Merkel – tutto il castello di carte che hanno eretto per prenderci per i fondelli dagli anni Settanta in poi crollerà.

E nel contempo faremo la fame (cambiamento climatico = crisi alimentare/inflazionistica)
http://www.guardian.co.uk/business/2013/jul/21/tesco-boss-cheap-food-over

il che significa rivolte in tutto il mondo, come avevo “profetizzato” qui:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/24/nostradamus-revolution-previsioni-per-il-2013-e-2014/

Gli americani se la passeranno peggio di tutti, perché si sono lasciati trasformare in pupazzetti inebetiti dai media e dall’industria alimentare:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/20/informazioni-sui-presunti-bombaroli-di-boston-che-non-troverete-sul-corriere-della-sera/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/22/stati-uniti-di-polizia-la-fase-finale-della-guerra-al-terrore-e-cominciata/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/25/boston-toronto-solo-un-aperitivo/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/01/sei-un-terrorista-si-tu/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/23/reichstag-o-golfo-del-tonchino-tutti-e-due-un-ripassino-sul-futuro-delloccidente/

No, Angela, hai torto (come sempre)

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La Germania ha una responsabilità permanente per i crimini del nazionalsocialismo

Angela Merkel, 27 gennaio 2013

La Merkel ha detto una boiata, come peraltro le capita di sovente. Ma le future generazioni tedesche non saranno colpevoli delle sue idiozie e dei suoi fanatismi neoliberisti (a meno che non l’abbiano votata e si siano fatti rimbambire dalla propaganda nazionalista di questi anni).

I tedeschi non sono in libertà su cauzione o in libertà vigilata, come non lo è l’umanità. Dobbiamo studiare il passato per comportarci meglio, non tenere in ostaggio un popolo per dei crimini commessi da altre persone, in un’altra epoca. Quelle sono precisamente le cose che facevano i nazisti. Noi siamo migliori dei nazisti.

E siamo migliori di loro perché sappiamo che nessuna persona può essere ritenuta responsabile di ciò che è successo prima della sua nascita. Questo è un principio non solo banalmente ovvio, ma essenziale per l’etica e la giurisprudenza democratica. Senza questo presupposto, non ci può essere alcuna democrazia.

Persino un testo sacro dell’età del bronzo proclamava che le colpe dei padri non ricadono sui figli.

Responsabile è chi commette un delitto o un errore, non certo chi nasce nel mondo che risulta da quel delitto o da quell’errore, o chi lo subisce.

Un conto è riesaminare il passato, un altro conto è definire “nostro passato” degli eventi che si vorrebbero usare per incriminare i posteri, personalizzando l’analisi e coinvolgendo persone che non furono direttamente coinvolte (es. chi non ha mai votato Hitler e non l’ha mai lodato spontaneamente) oppure chi non ha mai potuto influenzare gli eventi, in quanto non era ancora nato.

Questi festival del mea culpa serviranno forse a far sentire più innocenti e puri chi li promuove, ma non certo ad illuminare le questioni più spinose e complicate. Non sarebbe sorprendente scoprire che questi paladini dell’autoimputazione fossero gli stessi che invocano leggi per l’introduzione del reato di revisionismo storico, abolendo di fatto, la possibilità di fare una qualunque seria ricerca storiografica sulle pagine più nere del “nostro” passato. La Merkel è uno degli esempi più emblematici di questa “relazione pericolosa”.

Perciò se la cancelliera tedesca vuol chiedere scusa per le pagine più atroci del passato tedesco lo può fare a titolo personale – è nel suo pieno diritto farlo –, ma non deve permettersi di parlare a nome di tutti i tedeschi, coinvolgendoli nella sua auto-vittimizzazione narcisistica e sconfinatamente presuntuosa.

Analogamente, nessun comunista di oggi può essere considerato responsabile dei mostruosi crimini di Mao o di Stalin o dei Khmer Rouge. Non è solo un fatto giuridico, è un’evidenza morale.

Gesù avrebbe condannato una visione così disumana, degna dell’infame dottrina del peccato originale: la colpa non si trasmette geneticamente da una generazione all’altra.

Il Mandela presidente della riconciliazione nazionale dopo aver scontato una lunga pena detentiva è moralmente responsabile per le azioni terroristiche del giovane Mandela che lottava contro l’oppressione bianca o si tratta di due persone sostanzialmente diverse?

L’Abraham Lincoln del Discorso di Gettysburg è moralmente responsabile del Lincoln degli anni cinquanta, che era razzista e segregazionista, oppure ciò che conta è ciò che uno è diventato, mentre le ombre del passato servono a far rifulgere ancora di più un luminoso presente?

Aung San Suu Kyi è moralmente responsabile dell’uso della violenza da parte del padre o di una parte dell’opposizione alla dittatura birmana? Francesco Palermo e Hans Heiss sono moralmente responsabili per il passato rispettivamente fascista e nazista del Tirolo del Sud? Gli inglesi sono più moralmente responsabili degli scozzesi, dei gallesi e degli irlandesi per le malefatte del colonialismo britannico?

È un’idea piuttosto bizzarra quella secondo cui gli italiani (un’entità monolitica che marcia a ranghi serrati attraverso i secoli) dovrebbero essere responsabili dell’imperialismo fascista anche nel terzo millennio, o che il discendente di immigrati italiani in Germania si debba sentire colpevole sia per i crimini fascisti sia per quelli nazisti, in quanto cittadino tedesco di origini italiane. Il grande storico Eric Hobsbawm, nato in Egitto, arrivò in Inghilterra solo a 16 anni, dopo aver trascorso l’infanzia in Austria e Germania: dovrebbe sentirsi colpevole al 10-15% per i crimini nazisti e all’85-90% per quelli inglesi? Oppure il fatto che fosse un ebreo marxista lo dispensa da ogni colpa, salvo un modesto 5% di sionismo ed un più rilevante 25% di comunismo? Io o i miei discendenti saremo ritenuti responsabili per il disastro afgano, iracheno, libico, greco, dell’eurozona, per le arene romane e per la distruzione di Cartagine e Corinto, ecc.? I milioni di persone che hanno marciato contro la guerra in Iraq o l’hanno denunciata pubblicamente sono colpevoli di cosa, esattamente? Tutti gli inglesi sono criminali di guerra alla stregua di Tony Blair? Oppure ha ragione Desmond Tutu a condannare Blair e non il Regno Unito nel suo complesso?

È molto comodo e conveniente per le classi dirigenti scaricare le loro responsabilità sulle spalle di un intero popolo, o magari di tutto l’Occidente, indiscriminatamente. Tra l’altro, e forse non per caso, è il classico espediente dello psicopatico, un vero specialista nel far sentire in colpa le sue vittime (una strategia che avvince sempre di più le prede al predatore)

In ogni epoca la popolazione è stata soprattutto vittima delle istituzioni dominanti e della propaganda con la quale queste conservavano il potere e giustificavano le loro azioni. Accusare i contemporanei di indifferenza per una colpa collettiva che non sentono ma dovrebbero sentire significa anche accusare i loro figli e nipoti degli olocausti che si verificano periodicamente nel Terzo e Quarto Mondo a causa di un sistema economico mostruoso.

Questi spettri di colpa collettiva che si impossessano ciclicamente di certe persone che sentono il dovere di assolversi dei peccati dei loro avi a nome di tutti, pubblicamente, sono gli stessi che rinvigoriscono i miti etnici – l’Ebreo Usuraio, il Tedesco Nazista, l’Italiano Mafioso, l’Americano Imperialista, il Musulmano Fondamentalista, il Giapponese Razzista, la Razza Bianca Schiavista e Genocida, ecc.

Perché ammirare gli orgogliosi islandesi, visto che la loro civiltà era, originariamente, una colonia schiavista?

Oggigiorno chi, tra gli israeliani, non ha votato per Netanyahu o per dei partiti nazionalisti, è innocente di quel che potrà accadere in Medio Oriente, perché non sono le collettività che vanno giudicate, ma le singole persone. E  saranno innocenti anche tutti gli ebrei che non vivono in Israele e hanno cercato di far prevalere la ragionevolezza e gli strumenti della diplomazia. La gran parte degli ebrei mondiali non potrà e non dovrà essere condannata per le decisioni di un particolare governo israeliano. 

Il nostro compito è UNICAMENTE quello di capire il passato per evitare di ripetere gli stessi errori, non certo quello di sentirci in colpa per procura.

NOTE BENE: [Una spiegazione alternativa è che la Merkel stia deliberatamente usando il senso di colpa per controllare i tedeschi ed i PIIGS. Un po' come ha fatto Al Gore con il riscaldamento globale imputato unicamente all'umanità (giochetto che non funziona più: CO2 in continuo aumento, temperature stabilizzate). Chi controlla la Merkel? Chi controlla Al Gore?]

Matteo Renzi – giovane, rampante, plastico, pericoloso (inaffidabile)

Renzi dice cose talmente simili alle nostre e talmente irrealizzabili nel suo campo che se perde le primarie finirà per votare per noi.

Angelino Alfano, 13 settembre 2012

Matteo Renzi cerca finanziatori. La Fondazione Big Bang, che avrà una nuova sede nel Palazzo delle Generali, proprio davanti al Comune di Firenze, è in rosso di circa 300 mila euro. Bilancio alla mano – ha scritto ieri il Corriere Fiorentino – il bilancio 2012, recentemente pubblicato, presentava debiti maggiori, quasi mezzo milione di euro, ma nei primi mesi del 2013 la Fondazione presieduta da Alberto Bianchi, che è anche l’avvocato di Renzi, è riuscita a trovare risorse per circa duecentomila euro. E qualche giorno fa, dal quartier generale fiorentino è arrivata la richiesta ai parlamentari renziani di contribuire alla Fondazione. Non un contributo una tantum, come inizialmente era stato ipotizzata, ma 800 euro al mese. Che si andrebbero a unire ai 1.500 che i parlamentari già versano mensilmente al partito, come da Statuto. Non proprio bruscolini.

http://www.huffingtonpost.it/2013/06/14/fondazione-big-bang-conti-in-rosso_n_3439902.html?ncid=edlinkusaolp00000003

Tony Blair e Matteo Renzi hanno partecipato ieri sera ad un incontro organizzato da JP Morgan all’interno di Palazzo Corsini a Firenze. Alla serata hanno partecipato anche il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e il viceministro all’Economia Vittorio Grilli.

Con il ministro Passera il sindaco di Firenze avrebbe affrontato anche il tema della conclusione dei lavori del nuovo Teatro dell’Opera del Maggio musicale fiorentino. Tra i presenti all’incontro di JP Morgan anche Ursula Gertrud von der Leyen, ministro del Lavoro e degli Affari sociali della Germania, Jamie Dimon, JP Morgan Chase ceo, Stephen A. Schwarzman, chairman, ceo and co-founder di Blackstone, Enrico Cucchiani, ceo di Intesa Sanpaolo, Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia.

http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2012/06/01/722410-renzi-blair-cena-pranzo.shtml

Ursula von der Leyen, candidata a sostituire Angela Merkel alla guida della CDU, moglie di Heiko von der Leyen, docente di medicina ed amministratore delegato di una società biotech (ingegneria medica) e rampollo della Casata dei Leyen, un’antica famiglia nobiliare, che include diversi principi-elettori del Sacro Romano Impero.

http://en.wikipedia.org/wiki/Ursula_von_der_Leyen

Che fine farà l’Italia dopo l’eutanasia dell’Unione Europea?

Con l’euro abbiamo quasi un’Europa che procede a differenti velocità. Questa situazione si rafforzerà, perché chi è in un’unione monetaria deve cooperare più strettamente. Dobbiamo essere aperti e permettere sempre agli altri di collaborare, ma non possiamo fermarci perché qualcuno non vuole procedere.

Angela Merkel, 7 giugno 2012

Oggi le alternative secche sono due: o il debito dei vari paesi membri viene assunto dalla Ue in quanto tale e si va rapidamente ad un’unione politica (cioè ad uno Stato europeo), o la moneta salta in aria. Puramente e semplicemente: non ci sono alternative. In astratto, la soluzione più auspicabile sarebbe la prima, ma, personalmente non ci credo affatto: se l’unione politica non si è fatta in tempi favorevoli, quando il vento soffiava nelle vele dell’Europa, non si capisce perché dovrebbe riuscire ora che la crisi accentua tutti gli egoismi nazionali, con un ceto politico di mezza tacca in ciascuno dei paesi membri, dopo la raffica di fallimenti sul piano della politica estera (dove mai l’Unione è riuscita a parlare con una sola voce), in una situazione sociale difficilissima. Qualcuno pensa che sono proprio le asprezze della crisi a poter fare il miracolo, costringendo gli europei a fare per forza quello che non sono riusciti a fare per amore. Certamente la situazione richiederebbe una soluzione del genere, ma avere bisogno di 1000 talleri ed avere 1000 talleri non è la stessa cosa, avrebbe detto, più o meno, Kant. D’altra parte, le condizioni strutturali per l’edificazione di un “Io” collettivo europeo continuano a non esserci per la mancata unificazione linguistica e culturale del continente. Tutto quello che può venir fuori da un processo forzato di unificazione sarebbe una buro-tecnocrazia centralizzata e totalmente priva di qualsiasi legame con la base popolare, un orrendo pasticcio antidemocratico assai poco auspicabile. Ma in ogni caso, anche questo appare come un disegno del tutto velleitario.

Aldo Giannuli

Serpeggia persino la tentazione di divenire una “grande Svizzera”, ma da sola la Germania non ha la massa critica per un ruolo mondiale a pari dignità con Usa, Cina, India, Brasile. Ha bisogno allora, forse, di una moneta unica con un nucleo più piccolo. Si può immaginare un’eurozona con meno membri, con i pochi che hanno finanze solide e una situazione competitiva. Sempre più tedeschi giudicano sempre meno sensato continuare a difendere a ogni costo l’euro come è ora. Questi umori si diffonderanno sempre di più. Con la conseguenza che l’Europa non si sgretolerebbe, ma l’euro sì. Nuovi ombrelli di salvataggio per Spagna o Portogallo non basterebbero. L’unica via sarebbero gli eurobond che qui nessuno vuole. Lo sviluppo di una simile spaccatura dell’euro sarebbe poco confortevole: ci sarebbe uno squilibrio tra Nord e Sud dell’Europa, e anche tra la Germania e gli altri che resterebbero in un euro ridotto, o nell’area economica tedesca, dentro o fuori dall’euro, come polacchi e cechi. E il rapporto francotedesco dovrebbe essere mantenuto in vita, per ragioni politiche, geopolitiche, storiche. Hollande si adatterebbe. Immaginiamo uno scenario in cui l’euro si disintegra, e si forma un nuovo nucleo duro ristretto: Germania, Polonia, Francia e pochi altri. Con embrioni di Costituzione e politiche comuni. La Francia resterebbe nel club esclusivo, ma forse senza più parità o finzione di parità e di duopolio. Una tale situazione potrebbe evolvere verso un sovrappiù d’influenza della Germania. Un simile sviluppo avrebbe serie conseguenze sugli umori dell’Europa meridionale verso la Germania. Non a caso Helmut Schmidt ha recentemente ammonito i tedeschi a ricordare che i vecchi risentimenti riemergono facilmente.

Peter Schneider, “L’oro del Reno”, la Repubblica, 7 giugno 2012

Nella loro disperazione, le oligarchie sono disposte a sacrificare il sogno europeo sull’altare della loro avidità e paura, trasformando il problema di una unione monetaria senza unione politica in un problema di unione politica priva di uno stato-nazione coerente e con un enorme deficit democratico, senza chiedere il consenso dei cittadini europei.

Quel che è certo è che l’Europa a due velocità è una campana a morto che suona per l’Unione Europea

Infatti, allo scopo di garantire gli investitori, “il Trattato di Lisbona non prevede in modo espresso una procedura per l’uscita volontaria di uno stato membro dall’Eurozona. Per abbandonare la moneta comune, l’unica eventuale strada, per la Grecia o altri partner in difficoltà, sembra essere uscire del tutto dall’Unione europea. Un’ipotesi di scuola, improbabile, ma tecnicamente possibile. Proprio l’entrata in vigore, il 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona offre anzi qualche strumento in più. Questo perché, per la prima volta, il Trattato Ue afferma, in modo espresso, il diritto di ogni Stato di uscire dalla Ue (articolo 50). […]. La Carta di Lisbona non dice nulla, invece, sulla possibilità di abbandonare solo l’Eurozona”.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/04/29/Economia%20e%20Lavoro/4_E.shtml?uuid=0ca2d8ba-5352-11df-aa0b-e7dd342ffe1a&DocRulesView=Libero

“La mancanza di un processo costituzionale (o permesso da un trattato) per uscire dalla zona euro ha una solida logica solida alle spalle. Il punto di creare la moneta comune era quello di convincere i mercati che si trattava di un’unione permanente che avrebbe assicurato perdite enormi per chiunque avesse osato scommettere contro la sua solidità. Una singola uscita basta ad abbattere questa solidità percepita. Come una piccola crepa in una possente diga, un’uscita greca porterà inevitabilmente al collasso l’edificio…Nel momento in cui la Grecia viene spinta fuori accadranno due cose: una massiccia fuga di capitali da Dublino, Lisbona, Madrid, ecc, seguita dalla riluttanza della BCE e di Berlino ad autorizzare liquidità illimitata alle banche e stati. Questo significa il fallimento immediato di interi sistemi bancari, nonché dell’Italia e della Spagna. A quel punto, la Germania dovrà affrontare una terribile dilemma: mettere a repentaglio la solvibilità dello stato tedesco (devolvendo alcune migliaia di miliardi di euro per salvare ciò che resta della zona euro) o salvare se stessa, abbandonando la zona euro. Non ho alcun dubbio che sceglierà la seconda. E poiché questo significa strappare una serie di trattati e carte dell’UE e della BCE, l’Unione Europea, di fatto, cesserà di esistere”.

http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/31/interviewed-by-fxstreet-com-on-grexit/

L’”Europa a due velocità” è un espediente semantico costituzionalmente inaccettabile e serve a nascondere la realtà. La realtà è che allo stesso modo in cui la Padania non è entusiasta di sovvenzionare (bail-out) permanentemente il resto d’Italia e California, Connecticut, Illinois, New Jersey, New York non sono entusiasti di farlo per Missouri, Mississippi, Tennessee, Kansas, ecc. (anche perché ora è l’indebitamento californiano ad essere esploso ed è ormai completamente fuori controllo), così Germania, Austria, Olanda, Danimarca, Finlandia e compagnia bella non intendono farsi carico del diverso stile di vita dei PIIGS. Se i cittadini dei PIIGS non intendono vivere per lavorare, sono affari loro. In quest’ottica scompare il dettaglio che l’introduzione dell’euro ha avvantaggiato le esportazioni tedesche e causato la deindustrializzazione di tutti i PIIGS e anche di Francia e Regno Unito (quest’ultimo si è buttato sui prodotti finanziari ed ora è la nazione europea messa peggio in assoluto, se si sommano debiti privati e debiti pubblici).

“Il grande problema di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e, in misura minore ma sostanziale, Italia e Francia, è che all’ingresso nell’eurozona è corrisposta la deindustrializzazione. Nessuno di questi paesi poteva competere con la Germania senza svalutare (la dracma era stata svalutata del 45% rispetto al marco nel decennio precedente all’introduzione dell’euro). Così le esportazioni tedesche verso la Grecia sono aumentate a dismisura, tra il 47% ed il 94% a seconda dei settori”.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/15/le-cause-della-rivoluzione-in-europa-lhanno-fatto-una-volta-lo-rifaranno-ancora/

A dispetto della propaganda dell’élite tedesca e non solo tedesca, l’economia greca (e non solo quella) è sempre stata un problema per gli architetti dell’euro, contrari all’ammissione della Grecia, se è successo ugualmente è stato unicamente perché serviva a deprezzare l’euro, a beneficio delle esportazioni tedesche. Poi il surplus del sistema bancario tedesco e francese generato dall’effetto euro è stato reinvestito indebitando i PIGS con crediti a buon mercato completamente irresponsabili. Ora i PIGS sono presi tra l’incudine delle banche ed il martello degli eurarchi che vogliono liberarsi di loro, mandandoli al macello. Infatti un’uscita dall’Unione Europea e dall’eurozona sarebbe catastrofica: “Anche mettendo da parte le ramificazioni nazionali per la perdita dei sussidi all’agricoltura, fondi strutturali e forse interscambi commerciali (in seguito alla possibile introduzione di barriere commerciali tra la Grecia e l’UE), gli effetti sul resto della zona euro sarebbero catastrofici. La Spagna, già in un buco nero, vedrà il suo Pil ridursi di un valore superiore a quello dell’attuale tasso record di deflazione della Grecia, gli spread dei tassi di interesse tenderanno al 20% in Irlanda e in Italia e, in breve tempo, la Germania deciderà di darci un taglio e salverà se stessa assieme agli altri paesi con un surplus commerciale. Questa catena di eventi causerà una terribile recessione nei paesi in surplus raggruppati attorno alla Germania, la cui moneta si apprezzerebbe astronomicamente, mentre il resto d’Europa affonderebbe nella melma della stagflazione. Un habitat ideale per la Grecia? Assolutamente no!”

Varoufakis ribadisce in conclusione che la Grecia deve fare default, ma all’interno dell’eurozona:

http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/16/weisbrot-and-krugman-are-wrong-greece-cannot-pull-off-an-argentina/#more-2171

IL RISCHIO DI UNA PAX GERMANICA (NEUORDNUNG EUROPAS)

L’Europa rischia di essere trasformata tramite un consenso estorto in un’appendice del blocco germanico in cui la periferia si troverebbe in un permanente stato di depressione che richiederebbe continui trasferimenti e/o costante repressione.

C’è un precedente importante da evitare in ogni modo.

Claudio Natoli, Profilo del nuovo ordine europeo, in: Hans Mommsen et al. “Totalitarismo, lager e modernità. Identità e storia dell’universo concentrazionario” + Alan Milward, “War economy and society 1939-1945”, ci spiegano gli obiettivi fondamentali del riordinamento europeo pianificato dagli economisti tedeschi al tempo del Terzo Reich:

* l’integrazione del commercio e della produzione europea in un grande spazio economico chiuso ed autosufficiente, con al centro la Grande Germania;

* l’estensione dell’influenza e del controllo delle imprese tedesche in tutta l’area geografica del Nuovo Ordine e in particolare nei paesi più sviluppati;

* il consolidamento nell’Europa orientale e sudorientale di una zona di esclusivo interesse per il commercio ed il capitale tedesco, destinata ad un permanente sottosviluppo industriale;

* la ricostruzione dell’Europa secondo una gerarchia razziale e sociale fondata sulla supremazia dei popoli del ceppo germanico;

Il Nuovo Ordine Europeo prevedeva “una struttura gerarchica con al centro una grande area germanica (comprendente almeno la Danimarca, l’Olanda, la Norvegia e la Svezia) altamente industrializzata e con un elevato standard di vita, una cerchia più vicina di stati subordinati con livelli di vita più modesti e con una struttura mista agricolo-industriale, gli stati satelliti dell’area balcanica legati al Grande Reich da un rapporto di tipo neocoloniale e infine la sfera illimitate dei territori dell’est, sottoposta a processi di sradicamento nazionale e culturale, di asservimento economico e sociale nella prospettiva di una futura estensione del Lebensraum…un doppio mercato del lavoro, al cui interno gli operai tedeschi erano collocati in una posizione privilegiata nelle garanzie sociali, nelle mansioni più qualificate e anche di sorveglianza rispetto ad altre categorie sottopagate e non garantite e soprattutto rispetto alla manodopera dequalificata e deprivata di ogni dignità e di ogni diritto rappresentata dalla massa della Gemeinschaftsfremde”.

Napolitano è al di sopra di ogni critica? (siamo ancora una democrazia?)

Napolitano è stato un militante e propagandista fascista durante il fascismo, difensore dell’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956, atlantista al tempo della strategia della tensione, europeista ai tempi dell’eurocrazia e neoliberista (cioè darwinista sociale) a sostegno di Monti.

La democrazia non pare volerlo toccare neppure con una perticaSarebbe interessante capire se la sua personalità autoritaria (forte coi deboli, debole coi forti) sia legata all’educazione ricevuta o sia connaturata al personaggio. Degni di nota i paralleli con Angela Merkel.

Aldo Giannuli è del parere che in una democrazia nessuno può essere immune da critiche. Questa è la sua lista:

a-nei quasi due anni del governo Prodi, Napolitano ha controfirmato senza battere ciglio leggi come la Legge 3 agosto 2007, n. 124 di riforma dei servizi segreti che fanno a cazzotti con gli art 3, 101, 104 e 112 della Costituzione (tanto per fare un esempio)

b-nel primo anno di governo Berlusconi ha controfirmato, con altrettanta letizia d’animo, riforme sulla giustizia su cui ci sarebbe stato molto da ridire, ma, più ancora, ha consentito provvedimenti in materia di federalismo in aperto contrasto con l’art. 5 della Costituzione

c-dalla fine del 2009, la sua prassi è andata via via invadendo campi non di sua pertinenza: ad esempio, per circa un anno la politica estera è stata di fatto curata direttamente dal Quirinale (anche se, bisogna ammettere, ciò trovava una sua parziale giustificazione nell’impresentabilità del Presidente del Consiglio che poteva fare viaggi di stato solo in Russia dal suo amico Putin)

d-fra gli sconfinamenti di campo del Presidente sono da segnalare anche interventi che definiremmo di “indirizzo storico culturale” (come le ripetute e non richieste esternazioni in materia di strategia della tensione e simili, subito raccolte da giornalisti  compiacenti delle maggiori testate nazionali)

e-una certa tendenza a “dettare” l’agenda del Parlamento e del Governo, che va molto oltre il diritto di inviare messaggi alle Camere sancito dall’Art. 87. Peraltro, il dovere del Presidente di essere imparziale non riguarda solo l’equidistanza fra le forze politiche, ma anche quella fra le forze sociali e questo è stato uno dei punti più carenti della Presidenza Napolitano: in tutta la vicenda della riforma del mercato del lavoro i suoi interventi sono stati costantemente schierati con il Governo (ed, in parte con la Confindustria) e contro il sindacato. Vice versa, colpisce il suo assoluto silenzio in materia di riforma della Finanza (anzi ricordiamo l’assoluta tranquillità con la quale il Presidente accettò l’inclusione dei reati finanziari nella discutibile amnistia del 2006)

f-Anche alcune sue “scelte silenziose” meritano un commento. Ad esempio il caso della grazia a Sofri: concessa dal suo predecessore, venne bloccata dall’allora Guardasigilli Castelli, per cui ne derivò un conflitto fra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, risolto a favore della tesi presidenziale. La grazia tuttavia non diveniva esecutiva, perché nel frattempo Ciampi era giunto a scadenza. Un minimo di cortesia istituzionale avrebbe voluto che il nuovo Presidente desse esecuzione alla volontà del suo predecessore, assumendo l’atto della grazia non come una decisione personale ma come un atto di ufficio, tanto più che la questione era stata posta come conflitto fra poteri dello Stato, quindi trattata come atto dell’istituzione in quanto tale. Invece, non solo la grazia non era concessa, ma sulla questione calava un pesante silenzio. Di fatto, quella mancata conferma diventava un giudizio politico di merito che allineava Napolitano a Castelli, contro il suo predecessore. La conferma implicita verrà dal discorso del Presidente in occasione dell’”incontro delle due vedove” (Pinelli e Calabresi) il 9 maggio 2009.

g-Sempre in materia di atti non compiuti, ci sembra il caso di sollevare una questione totalmente ignorata: la Costituzione stabilisce l’obbligo di copertura delle spese per ogni legge non prevista dal bilancio (art 81). E’ noto, che questo è stato risolto per oltre trenta anni con il disavanzo finanziato dall’emissione di titoli di debito pubblico. E questo è accaduto anche durante gli ultimi governi di Prodi e Berlusconi. Anche se la soluzione adottata non contraddiceva la lettera della Costituzione,  sarebbe stato più che opportuno, doveroso, un richiamo del Presidente al rispetto della ratio costituzionale, cercando di contrastare l’aumento del debito. Ma né Napolitano né i suoi predecessori hanno ritenuto di farlo, magari  rinviando alle Camere qualche legge di spesa. Oggi si invoca un infausto (e poco credibile) vincolo di pareggio in Costituzione, ma non sarebbe stato costituzionalmente più corretto un intervento presidenziale mentre il debito si gonfiava  come una mongolfiera?

h-Ma dove la condotta presidenziale rende costituzionalmente più perplessi è la crisi del novembre scorso. Certamente c’era una situazione di emergenza determinata dalla tempesta sui titoli di Stato, c’era un Presidente del Consiglio che non aveva la sensibilità di farsi da parte ed il ricorso immediato alle elezioni, in quel contesto, appariva finanziariamente troppo rischioso. Tutto vero. Tuttavia, se un governo di transizione, espresso dal Presidente e mandato al voto in Parlamento, era la soluzione quasi obbligata, questo non significa che  ne dovesse scaturire una formula di governo di lunga durata (18 mesi) ed addirittura proposta anche dopo le prossime elezioni. Tanto più che noi abbiamo un sistema elettorale maggioritario, che è già uno strappo costituzionale in sé. Se poi le  due ( o tre) principali forze politiche si alleano, praticamente sparisce l’opposizione e la forma di governo del paese diventa un’altra cosa rispetto a quella prevista dalla Costituzione. Per di più, questo governo “tecnico” (che più politico non si può) non è affatto neutrale nel conflitto sociale, sta apertamente dalla parte della finanza e vara riforme che vanno molto al di là della singola emergenza che ne ha determinato la nascita, in campi come la giustizia, l’università, i beni comuni. Di fatto, questo governo sta cercando di attuare un nuovo modello sociale polarmente opposto a quello descritto nella prima parte della Costituzione e, per di più, senza mai aver ricevuto una investitura popolare. Se non è un colpo di Stato ci siamo molto vicini.

i-Anche dal punto di vista formale la prassi Presidenziale è stata molto “sciolta”: le consultazioni avviate prima ancora delle dimissioni del governo in carica, la nomina sul capo di Monti a Senatore a vita, con efficacia in 24 ore, con l’effetto di rafforzare la sua eventuale maggioranza in Senato (dove era possibile prevedere maggiori difficoltà, se il Pdl non avesse accettato di votare la fiducia), il governo che chiede ed ottiene la fiducia prima ancora di essersi completato con la nomina dei sottosegretari, ecc ecc: neanche in una bocciofila di quartiere si sarebbe statutariamente così allegri. Mi direte che si tratta di rilievi formali: certo, ma una democrazia parlamentare (o comunque liberale) è fondata su procedure formali da rispettare.

j-Infine, poco consono al dovere di imparzialità ci è sembrato il suo intervento diretto contro il movimento 5 stelle che avrà certamente i suoi aspetti criticabili, ma non spetta al Capo dello Stato occuparsene.

Sieht uns das Ausland so? (Dedicato a Pippo!)

[Mia riflessione preliminare: gli eurocrati continuano a ricattare i Tedeschi evocando il fantasma hitleriano per piegarli al loro volere tramite il senso di colpa (N.B. i sionisti fanno lo stesso con l'Olocausto).
Questa tattica è infame e mi auguro che sia presto smascherata e ricacciata indietro].

Yanis Varoufakis lehrt Politische Ökonomie an der Universität Athen. Gerade erscheint sein Buch zur Finanzkrise, „Der globale
Minotaurus“

In Griechenland wird Angela Merkel in Nazi-Uniform gezeigt, es werden deutsche Flaggen verbrannt.

Yanis Varoufakis: Ja, als Grieche schäme ich mich tatsächlich für diesen idiotischen Nationalismus. Ich schäme mich, wenn ich
ein Klischee über „die Griechen“ höre oder über „die Deutschen“. Beides gibt es nicht.

Haben die deutschen Politiker das richtige Rezept?

Varoufakis: Ich würde es drastischer ausdrücken. Diese Sparpolitik ist nicht nur nicht ausreichend – sie ist absolut schädlich.
Und Griechenland konnte trotzdem nur Ja dazu sagen. Unser Parlament wurde in eine Rolle gezwungen, ähnlich wie die deutschen Abgeordneten nach dem Ersten Weltkrieg. Die hatten damals keine andere Wahl, als dem Versailler Vertrag zuzustimmen – obwohl intelligenten Beobachtern klar war, dass es in einem Fiasko enden würde. Genauso wie jetzt in Athen.

Was wäre denn die Alternative zu den deutschen Forderungen an Athen?

Varoufakis: Wir müssen die Situation historisch betrachten. Deutschland sollte sich über seine ökonomische Rolle im heutigen
Europa klar werden. Nach dem Zweiten Weltkrieg haben die USA dem besiegten Land die Chance gegeben, sich zu einer funkelnden Fabrik zu entwickeln. Und Amerika garantierte, dass es immer Nachfrage nach Produkten aus dieser Fabrik geben würde. So bauten die USA von den 70er Jahren an ein wachsendes Handelsbilanzdefizit auf. Amerika hat die Exporte von Deutschland, Japan und später auch China wie ein riesiger Staubsauger aufgenommen. Dennoch hielten die USA über die Macht ihrer Finanzindustrie am Ende stets die Fäden in der Hand. Das entscheidende Element bei diesem Modell: Die USA sorgten nicht nur für Nachfrage, sondern auch für Investitionen.

Und jetzt soll Deutschland dieser Super-Staubsauger werden?

Varoufakis: Es muss vor allem seine Gewinne investieren. Im Falle der USA ließen die Exzesse an der Wall Street diesen Mechanismus 2008 zusammenbrechen. Jetzt wäre Deutschland an der Reihe, diesen Part zu übernehmen. Doch die Politiker in Berlin wollen nicht aufhören, ihr Land wie eine große Fabrik zu behandeln. Deutschland müsste aber zugleich so etwas wie eine Lokomotive sein. Es kann nur wirklich Führungsnation werden, wenn es in Europa tut, was die USA in den vergangenen Jahrzehnten weltweit getan haben: für Nachfrage sorgen und für Investitionen.

Brauchen wir also Hilfe beim Führen?

Varoufakis: Ich sehe das so wie der polnische Außenminister Radosław Sikorski. Der sagt, er fürchte deutsche Macht weniger als deutsche Untätigkeit.

… verschärfte Sanktionen für die ewigen Schuldner in Europa …

Varoufakis: Das war völlig absurd und unnötig. Merkel hat Cameron damit die Gelegenheit gegeben, seinen Hinterbänklern einen Gefallen zu tun.

http://varoufakis.files.wordpress.com/2012/03/stern-triple-interview.pdf

La rabbia e l’amore – sulla violenza in Grecia

 

di John Holloway [docente all'Istituto per le Scienze Umane e Sociali dell'Università Autonoma di Puebla]

Non mi piace la violenza. Non penso che ci sia molto di guadagnato nel bruciare le banche e rompere le vetrine. E tuttavia mi sento bene quando vedo la reazione ad Atene ed in altre città della Grecia all’approvazione da parte del parlamento greco delle misure imposte dall’Unione Europea. Di più: se non ci fosse stata un’esplosione di rabbia, mi sarei sentito sprofondare in un mare di depressione. Questa gioia è quella che si prova a vedere il poveraccio sempre bistrattato, ribellarsi e ruggire.  La gioia di vedere quelli che hanno preso mille schiaffi, ridarli indietro.
Come possiamo chiedere alla gente che accetti con calma i feroci tagli al tenore di vita che implicano queste misure di austerità? Possiamo immaginarci che siano d’accordo sul fatto che il massiccio pontenziale creativo di così tanti giovani venga semplicemente eliminato, i loro talenti intrappolati in una vita di disoccupazione di lunga durata? E tutto ciò solamente per ripagare le banche e far diventare più ricchi i ricchi?
Tutto ciò solamente per mantenere un sistema capitalista che ha oltrepassato da molto tempo la sua data di scadenza, e che adesso offre al mondo soltanto distruzione. Per i greci, accettare queste misure con moderazione significherebbe moltiplicare la depressione con la depressione, depressione per un sistema fallito con l’aggiunta della depressione per la dignità perduta. La violenza della reazione in Grecia è un grido che si rivolge al mondo. Per quanto ancora staremo seduti a guardare mentre il mondo viene fatto a pezzi dai barbari cioè dai ricchi e dalle banche? Per quanto ancora staremo a guardare le ingiustizie che aumentano, il sistema sanitario smantellato, l’educazione ridotta ad un non-senso acritico, le risorse di acqua del mondo privatizzate, le comunità spazzate via e la terra devastata per i profitti delle compagnie minerarie?
L’attacco che si mostra così acuto in Grecia sta avvenendo ovunque nel mondo. Da tutte le parti il denaro sta assoggettando l’umano e la vita non umana alla sua logica, la logica del profitto. Ciò non è qualcosa di nuovo, ma l’intensità e l’ampiezza dell’attacco sono nuove, ed è nuova anche la generale consapevolezza che la dinamica attuale sia una dinamica di morte, che è verosimile che tutti ci stiamo dirigendo verso la scomparsa della vita umana sulla terra. Quando i commentatori esperti spiegano i dettagli delle ultime negoziazioni tra i governi sul futuro dell’eurozona, si dimenticano di menzionare che ciò che viene negoziato così biecamente è il futuro dell’umanità.
Siamo tutti Greci. Siamo tutti dei soggetti la cui soggettività è stata schiacciata dal rullo compressore di una storia determinata dal movimento dei mercati finanziari. O così sembra e così avrebbero voluto. Milioni di italiani hanno protestato a più riprese contro Silvio Berlusconi ma sono stati i mercati a farlo cadere. Lo stesso in Grecia: manifestazioni una dopo l’altra contro George Papandreou ma alla fine sono stati i mercati che l’hanno allontanato. In entrambi i casi, sono stati nominati dei servitori leali e fedeli per prendere il posto dei politici caduti, senza neanche uno straccio di consultazione popolare. Questa non è nemmeno la storia condotta dai ricchi e dai potenti, sebbene alcuni ne traggano vantaggi: è una storia fatta da una dinamica che nessuno controlla, una dinamica che sta distruggendo il mondo se la lasciamo fare.
Le fiamme di Atene sono fiamme di rabbia, e ci fanno gioire. E tuttavia la rabbia è pericolosa. Se viene personalizzata o si rivolge contro un gruppo di persone specifico (i tedeschi in questo caso) può facilmente diventare puramente distruttiva. Non è una coincidenza il fatto che il primo ministro a dare le dimissioni in segno di protesta contro l’ultima serie di misure di austerità in Grecia sia stato un leader del partito di estrema destra Laos. La rabbia può diventare facilmente una rabbia nazionalista, addirittura fascista; una rabbia che non fa niente per rendere il mondo migliore.
È importante dunque essere chiari sul fatto che la nostra rabbia non è contro i tedeschi, nemmeno contro Angela Merkel o David Cameron o Nicolas Sarkozy. Questi politici sono soltanto dei penosi ed arroganti simboli del vero oggetto della nostra rabbia – il potere del denaro, l’assoggettamento della vita intera alla logica del profitto.
Amore e rabbia, rabbia e amore. L’amore è stato un argomento importante nelle lotte che hanno ridefinito il significato della politica durante l’ultimo anno, un tema costante durante i movimenti Occupy, un sentimento profondo persino nel cuore dei violenti scontri avvenuti in molte parti del mondo. Dunque l’amore cammina mano nella mano con la rabbia, la rabbia del «come osano portarci via le nostre vite, come osano trattarci come oggetti». La rabbia di un mondo diverso che si sta facendo faticosamente strada attraverso l’oscenità del mondo che ci circonda. Forse.
Il farsi strada di un mondo diverso non è soltanto una questione di rabbia, anche se la rabbia ne fa parte. Riguarda necessariamente la costruzione paziente di un modo diverso di fare le cose, la creazione di forme diverse di coesione sociale e di mutuo soccorso. Dietro lo spettacolo delle banche che bruciano in Grecia c’è un processo più profondo, un movimento più calmo di persone che rifiutano di pagare i biglietti degli autobus, le bollette dell’elettricità, i pedaggi autostradali, i debiti con le banche; un movimento, nato dalla necessità e dalla convinzione, di persone che organizzano le proprie vite in un modo diverso, che creano comunità di mutuo soccorso e reti per l’alimentazione, che occupano edifici e terreni abbandonati, che creano orti comunitari, che ritornano nelle campagne, che girano le spalle ai politici (che adesso hanno paura farsi vedere per strada) e che creano direttamente forme democratiche di decisione sociale. Forse è ancora qualcosa di insufficiente e sperimentale ma di cruciale importanza. Dietro le fiamme spettacolari, è questa ricerca per la creazione di un modo diverso di vivere che determinerà il futuro della Grecia, e del mondo.

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