Dopo la prima donna rettore, la prima donna governatore?

Donata_Borgonovo_Re_con_Alessandro_Rognoni

DBR è su Facebook

La nuova rettrice dell’Università di Trento è la professoressa Daria de Pretis, che nella competizione elettorale ha conquistato 292 voti, contro i 98 del rivale, il professor Stefano Zambelli.

La prima donna rettore dell’ateneo di Trento, dopo aver battuto 5 candidati uomini.

DONATA BORGONOVO RE COME UNICO PONTE CREDIBILE TRA PD E MOVIMENTO 5 STELLE?

La Demos, un centro di studi politici britannico associato alla comunità digitale Open Democracy, ha realizzato un sondaggio tra 1.865 amici Facebook di Beppe Grillo e ha scoperto che molti grillini di oggi erano dipietristi ieri: infatti, alla domanda “Quale partito hai votato nelle elezioni 2008?” il 23 per cento ha indicato l’Italia dei valori, seguita dal Pd (21,6 per cento), dal Pdl (12,9 per cento) e dalla Lega nord (5 per cento). Davanti a queste cifre, l’implosione dell’Idv è facile da capire.
Lee Marshall, Internazionale

Mattia Civico pensa al voto provinciale ed alle primarie del PD trentino e lancia l’allarme: “Abbandoniamo le cautele o saremo giustamente sommersi [dal M5S]… Facciamo primarie vere, aperte, senza paura di chi si propone, siano Donata Borgonovo Re o Luca Zeni… Il Movimento 5 Stelle più che fare paura potrebbe riservare sorprese. Occorre cambiare con più convinzione e profondità. La buona amministrazione non basta più. Il gruppo consiliare mi pare l’abbia capito, in giunta forse un po’ meno. Mi aspetto non più parole ma scelte chiare…Se vogliamo rispondere al bisogno di cambiamento, dobbiamo fare di meglio…. Se il tema, come ho sentito anche nelle ultime ore da parte di qualcuno (leggi Andreatta, ndr), è scegliere il candidato più affidabile, il più moderato, il più coalizionale, non andiamo da nessuna parte. Servono primarie vere, aperte, senza timori. Sento che qualcuno nel Pd vede con terrore la candidatura di Donata Borgonovo Re. Io dico che dev’esserci spazio per tutti. Io farei primarie di coalizione, al limite inserendo il doppio turno. Il Pd convochi urgentemente tutti i candidati papabili, discutiamo su questi temi. Ognuno dica qual è la sua impostazione. E basta paure.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/giunta-timida-si-cambi-passo-1.6617355

IL PD NON SE LA PASSA TROPPO BENE NEPPURE IN TRENTINO

Sulla leadership del centrosinistra, alla luce dell’esito elettorale, interviene anche il consigliere Rodolfo Borga: «Che il centrodestra abbia preso una scoppola e che per contro i grillini abbiano conseguito un ottimo risultato, è evidente. Ma è stato sottaciuto che il Pd vince, certamente, ma subisce un calo di 8,5 punti percentuali e un’emorragia di 30.000 voti. Non mi pare poco. L’Udc targata Lia Beltrami scompare scendendo dal 6% all’1%. Il Patt infine, che a sentire i neoparlamentari Ottobre e Panizza è il vincitore di queste elezioni, non raggiunge il 5% ( e resta sotto il 3% a Trento e Rovereto). Un risultato che non mi pare legittimi la pretesa del candidato presidente alle prossime provinciali».

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/e-ora-il-patt-chiede-primarie-di-coalizione-1.6617364

SI CERCA DI RECUPERARE IL RENZIANO ALESSANDRO PACHER

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/09/12/news/pacher-con-renzi-si-al-ricambio-1.5679099

Nell’erronea e suicida convinzione che senza Vendola e con Renzi il PD avrebbe vinto: “Per capire perché la tesi del Renzi più forte di Bersani sia quantomeno molto fragile basti considerare dove ha sfondato Grillo, e dove il sindaco di Firenze è andato peggio alle primarie. Renzi è stato letteralmente annichilito da Bersani al Sud, mentre nelle grandi città italiane è stato sconfitto anche con percentuali umilianti. A Roma il sindaco rottamatore è arrivato terzo al primo turno, e Bersani ha vinto con il 70% nella città simbolo del tonfo del PD. Nella capitale infatti la flessione rispetto al 2008 è stata assai marcata, pari a 13 punti percentuali, con un crollo di 250 mila voti, ed il MoVimento 5 Stelle ha praticamente appaiato i democratici nelle preferenze dei romani. Una simile contrazione si registra nelle maggiori città italiane, con la parziale eccezione di Milano, dove il Pd cala, ma meno che nel resto d’Italia. Pare difficile affermare, sulla base dei dati, che il Pd sarebbe potuto andare meglio con un candidato che aveva palesato simili debolezze nelle zone dove poi i democratici hanno sofferto maggiormente”.

Commento di un lettore: “La cosa più interessante dei vari commenti critici è il fatto che non ci sia un dato a motivare la supposta maggior forza di Renzi. Solo al limite qualche sondaggio di popolarità, che valgono quello che valgono. Ricordo che Monti è apprezzato in queste indagini più di Berlusconi, e ha preso un terzo dei suoi voti. L’altra tesi surreale è che uno come Berlusconi avrebbe sostanzialmente lasciato campo libero a Renzi, per regalargli l’Italia e magari pure la Lombardia. La fuga dalla realtà è una caratteristica congenita degli italiani, e si nota questo tratto onirico pure tra le vedove renziane. Concentratevi sui dati economici di un paese in crisi nera e avrete la vostra risposta”.

http://www.giornalettismo.com/archives/798033/risultati-elezioni-2013-perche-con-renzi-il-pd-sarebbe-andato-peggio/

Il renzismo, come spiego in questo post, non è altro che un montismo giovanilista, un blairismo stilnovista

Sulla patacca stilnovista renziana consiglio di leggere una magnifica recensione di un docente di UNITN, Claudio Giunta

INTANTO IL M5S SI PREPARA ALL’ASSALTO DELLA CITTADELLA

Che sia tsunami o apriscatole per il tonno, il Movimento 5 Stelle ha in serbo diverse sorprese per travolgere il Palazzo. Cristiano Zanella, senatore mancato che ha però incamerato in un sol colpo 25.673 “gocce” per gonfiare l’onda grillina pronta ad abbattersi su Piazza Dante, tiene da mesi la barra a dritta: destinazione le provinciali di ottobre. Le politiche sono state poco più di una distrazione – spiega il commercialista – perché l’obiettivo dichiarato (lo era prima e lo rimane ora) è quello di mandare a casa la casta trentina e disarticolare i tentacoli che ha allungato sulla società civile. «Come gruppo stiamo lavorando duramente al programma: abbiamo già delle proposte scaturite da gruppi di lavoro coinvolgendo esperti del settore».

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/basta-amici-degli-amici-ripuliremo-piazza-dante-1.6613655

 

DONATA BORGONOVO RE SU DEMOCRAZIA DIRETTA E QUORUM REFERENDARIO  

Paolo Michelotto: “Il caso ha voluto che venerdì 18 gennaio 2013 a Trento abbia incontrato Donata Borgonovo Re durante la serata partecipativa “Tagli al trasporto pubblico”. Lei presentava la serata, io curavo il momento partecipativo “La Parola ai Cittadini”. E lei, che proprio lo stesso giorno tramite i giornali ha raccontato del suo impegno futuro nelle elezioni provinciali trentine,  mi ha confermato che invece è a favore dell’idea di togliere il quorum e che non c’è nessuna argomentazione giuridica che possa impedire questo fatto. Ottime speranze quindi da un possibile futuro Presidente della Provincia a cui, ovviamente auguro un enorme successo“.

http://www.paolomichelotto.it/blog/2013/01/20/quorum-zero-a-rovereto-i-consiglieri-comunali-dicono-no-intanto-nella-provincia-di-trento/

DONATA BORGONOVO RE SU PATRIARCATO TRENTINO E QUOTE ROSA

Donata Borgonovo Re: “Le quote rosa secondo me”

Le ‘quote elettorali’ dovrebbero assicurare l’equilibrata presenza dei due sessi all’interno delle liste elettorali. Donne di destra e donne di sinistra sono unite dal comune desiderio di assicurare, anche nella nostra realtà provinciale così avara di presenze femminili nei luoghi della politica e all’interno delle istituzioni, un riequilibrio della rappresentanza, che rispecchi davvero le forme della nostra società civile, fatta di uomini e di donne che camminano insieme, gli uni accanto alle altre, nel mondo della scuola, delle professioni, della famiglia, delle associazioni…Solo il mondo della politica, così affezionato a modelli maschili decisamente antiquati, non sa aprirsi alle esigenze di una democrazia matura, in grado di rispecchiare appieno le caratteristiche della comunità sociale che vede, appunto, uomini e donne presenti, insieme, ovunque: non è forse più democratico un autobus con il suo carico multicolore di utenti (uomini, donne, giovani, anziani, italiani, stranieri..) dell’aula consigliare, dove siedono trentatrè signori e due, solitarie, signore? E’ riuscita a far meglio di noi persino la provincia di Bolzano, dove le signore presenti in Consiglio sono nove… Eppure, la colpa è in gran parte nostra, di noi elettrici che fatichiamo ancora a fidarci delle donne che si impegnano, o che desiderano impegnarsi, nella politica e nell’amministrazione e che sono disposte a condividere con gli uomini le fatiche di un servizio alla comunità. Per questo è importante il segnale lanciato dalle donne dei partiti: la loro battaglia comune ha bisogno del nostro sostegno e della nostra vicinanza. Noi elettrici dobbiamo pretendere che le istituzioni non siano più una sorta di monopolio maschile ma divengano finalmente anche nostre. Uso le parole di Tina Anselmi, una grande donna della politica, che alle donne diceva (e dice): “Siateci, partecipate; poi scegliete l’idea che volete, i partiti che preferite. L’importante è che non restiate a casa, che non andiate al mare, che non siate confinate ai margini”. Sarebbe bello farci sentire di più e cambiare; forse la ‘casta’ si combatte anche così

http://www.giornalesentire.it/2008/aprile/200/donataborgonovore–lequoterosasecondome-.html

IL TRENTINO NON È UN PAESE PER DONNE?

Rispettare le differenze, lottare per l’unità: dovrebbe essere questo il compito di una società sperimentare come aspira ad essere il Trentino.
Purtroppo questa provincia non è culturalmente all’avanguardia e resta legata all’idea che la politica sia una cosa per uomini o per donne mascoline.

Il 90% degli europei (fonte: eurobarometro) ritiene che, a parità di competenze, le donne dovrebbero godere di uguale rappresentanza negli incarichi dirigenziali. Non essendo più opportuno usare la carta maschile in maniera esplicita, si accusa Borgonovo Re di non essere sufficientemente competente:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/12/donata-borgonovo-re-i-suoi-critici-la-democrazia-partecipata/

La metà dell’universo femminile è stata emarginata o spinta a restare in disparte per ripicca, per non doversi umiliare. Ma se l’essenza della democrazia è la distribuzione del potere è tempo che il Trentino abbia un presidente di giunta donna, così come ha un rettore donna. Una scelta che serva a cominciare a porre fine all’egemonia patriarcale che perdura ormai da troppo a lungo, specialmente nelle valli alpine. Questo, non per instaurare un matriarcato femminista, ma in nome dell’alternanza, dell’equilibrio, del pluralismo e del merito, perché Borgonovo Re se lo merita (Dai loro frutti li riconoscerete, Matteo 7, 15-20):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

BORGONOVO PER UN MONDONUOVO

borgonovore

Il medico non vi ha prescritto di fare acquisti in certi negozi piuttosto che in altri

born to buy

Si racconta che Solone abbia accolto amichevolmente Anacarsi, e che l’abbia ospitato a casa propria per qualche tempo, quando già aveva intrapreso la sua attività pubblica e andava compilando le sue leggi. Quando Anacarsi lo venne a sapere, derise l’impegno di Solone: egli credeva di trattenere le ingiustizie e le violenze dei suoi concittadini tramite degli scritti che non differivano in nulla dalle ragnatele; come le ragnatele, essi avrebbero trattenuto, fra chi vi incappava, i deboli e gli umili, mentre i potenti e i ricchi le avrebbero spezzate. Ma Solone – si racconta – gli rispose che gli uomini rispettano quei patti che a nessuno dei contraenti conviene trasgredire, e che egli rendeva le sue leggi adeguate ai concittadini, in modo da mostrare a tutti che agire rettamente era meglio che andare contro la legge. Tuttavia, i fatti si svolsero come Anacarsi aveva immaginato, più che come aveva sperato Solone.

Plutarco, “Vita di Solone”, 5, 3-6

Non c’è nulla di inevitabile in tutto questo. Il mondo di Solone non è il nostro. Assieme, oggi, le persone possono fare la differenza, se il fatalismo ed il cinismo degli Anacarsi contemporanei non hanno la meglio.

**********

Commesse, commessi e negozianti sono in rivolta in tutta Italia contro le liberalizzazioni montiane degli orari di apertura dei negozi (articolo 31 della “Salva Italia”), che servono unicamente a favorire la grande distribuzione, danneggiando le aziende commerciali a conduzione familiare e le vite dei dipendenti:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/commesse-e-commessi-di-tuttitalia-unitevi/

Piemonte, Veneto, Lombardia, Lazio, Toscana, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia hanno chiesto alla Corte Costituzionale di porre un freno alle ingerenze statali negli affari di competenza regionale. La Corte ha però stabilito che il provvedimento del governo non riguarda il commercio (!!!) ma la tutela della concorrenza, che non è competenza degli enti locali.

Il comune di Trento dichiara di avere le mani legate: “Si parla di milioni di risarcimento, se dovessero vincere i ricorrenti (PAM, Oviesse, Upim), calcolando il mancato introito delle domeniche in cui avrebbero potuto aprire”.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/06/25/news/domeniche-aperte-niente-da-fare-oggi-la-giunta-dice-no-1.5319478

Soldi pubblici ed esistenze sacrificate sull’altare dell’egoismo e dell’avidità di chi può imporre la sua volontà solo perché reputa che il danno di immagine sia limitato, temporaneo e comunque non paragonabile ai vantaggi.

Meditate gente, meditate!

Stefano Fait,

nella pienezza dei suoi diritti costituzionalmente riconosciuti [cf. sentenza n. 84 del 17 aprile 1969]

P.S. Ma quali mancati introiti domenicali? La gente non può più spendere!

Donata Borgonovo Re, i suoi critici, la democrazia partecipata

Donata Borgonovo Re-large

 

DBR è su Facebook

 

Il fatto che un certo comportamento sia comune non lo rende meno corrotto. …chi è al potere conta sulla volontà dei cittadini di assuefarsi alla corruzione, diventando insensibili, indifferenti alla sua illiceità. Una volta che un tale comportamento è percepito come la norma, si trasforma nella mente delle persone da qualcosa di sgradevole in qualcosa di accettabile. Molte persone credono di dimostrare la loro sofisticatezza esprimendo una cinica indifferenza verso le malefatte dei potenti, in quanto sono così diffuse. Questo cinismo – “oh, non essere ingenuo: lo fanno tutti, sempre” – è proprio ciò che permette ad un comportamento distruttivo di prosperare incontrastato.

Glen Greenwald, 8 settembre 2012

È quello che sta accadendo nel centrosinistra in Trentino. Si sta levando un coro che canta all’unisono: ma no, ma quali primarie? Un coro che va da Dorigatti a Dellai, da Pinter ad Andreatta. Tutti che dicono: “Dai, chiudiamoci in sagrestia e decidiamo insieme, che tanto siamo maturi e responsabili”. Che lo dica uno come il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, poi, sembra proprio un paradosso: lui, il primo sindaco di Trento che ha dovuto affrontare le primarie e che si è legittimato proprio attraverso le primarie. […]. C’è anche chi non vuole le primarie del Pd, e ritiene buone e utili le primarie di coalizione. Immaginando quindi un accordo preventivo dentro il Pd su un unico suo candidato. Ovviamente chi tifa per questa soluzione è Alessandro Olivi, perché essendo uscito di scena Alberto Pacher, è lui il candidato che può trovare il minor numero di veti incrociati dentro il partito, e perché si eviterebbe di innescare la “pericolosa” rivalità con il giovane Luca Zeni e soprattutto, si eviterebbe di mettere in gioco la forte personalità di Donata Borgonovo Re. Anzi, proprio la Borgonovo Re è una delle motivazioni (inconfessabili per molti dirigenti del partito) del no alle primarie sempre più strisciante…. Al momento, dunque, ciò che porta molti attori a unirsi nel no alle primarie è il no al “Papa Nero” (vedi Borgonovo Re, Zeni o qualche altro candidato capace di calamitare l’entusiasmo dei militanti di base e dei cittadini simpatizzanti per il centrosinistra) o, al contrario, la voglia di “teleguidare” un Papa Nero (Schelfi o qualche altro candidato con quelle caratteristiche).

Paolo Mantovan, “Quella strana paura delle primarie”, Trentino, 8 novembre 2012

Il Trentino è un Land, una Comunità autonoma, non ci si può improvvisare, non è sufficiente essere stato sindaco o difensore civico, bisogna avere esperienze di governo. Eviterei dunque gelosie e ambizioni personali. 

Sergio Fabbrini, L’Adige, 10 gennaio 2013

Una buona fetta dell’establishment (Andreatta, Panizza, Fabbrini, ecc.) ci tiene a far sapere, con interviste apparse sul Trentino, Adige e Corriere del Trentino, che Donata Borgonovo Re

http://www.partitodemocraticotrentino.it/uploaded/borgo%20mart.pdf

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

è inadatta a governare la Provincia di Trento.
Mi pare di poter dire che questa contrarietà sia motivata da 4 ragioni principali – due palesate, una malcelata ed una inconfessata:

* la sua inesperienza;

* la sua eccessiva prossimità ad ambienti della sinistra cattolica che sono ostili al neoliberismo montiano e che quindi sono bollati come conservatori, anti-moderni o neocomunisti;

* la sua denuncia dei malcostumi trentini (pubblici e privati);

* è una donna;

Poiché intendo essere governato da lei e non dai suoi avversari, cercherò di confutare le obiezioni esplicitate e degne di considerazione.

1. DONATA BORGONOVO RE VUOL DIRE DISCONTINUITÀ (È UN MALE?)

In quest’epoca “surrealista”, il cristianesimo sociale e la socialdemocrazia che hanno reso civilissimi i paesi del Nord Europa, il New England e il Canada (e che sta risollevando le sorti del Brasile) sono ideologie reazionarie: invece il neoliberismo che domina le politiche di “risanamento” dei paesi europei e che è storicamente associato a Pinochet, Reagan e Thatcher (tra gli altri), essendo per di più all’origine della catastrofe dei derivati, è l’ideologia progressista per antonomasia (!!!), tanto che Bersani stesso ha coerentemente ribadito il suo sostegno alle politiche di Monti.

Quest’ideologia, che secondo alcuni rappresenta il futuro, ha dimostrato a più riprese di non curarsi del suo impatto sulle persone vulnerabili, i migranti, i poveri, i lavoratori, i giovani, che anzi ritiene colpevoli della crisi, in quanto “sono vissuti al di sopra delle proprie possibilità” – dopo anni che erano stati bombardati con il mantra “spendete se volete far crescere l’economia e dare un futuro ai vostri figli”.

Il progressivo declino dell’economia tedesca, che avrà un impatto catastrofico sul suo tessuto sociale, dato l’esorbitante numero di pensionati poveri e sotto-occupati, servirà – almeno lo possiamo auspicare – a far prevalere il buon senso sulla manipolazione della realtà.

Restano però degli interrogativi irrisolti. Com’è possibile che politici di sinistra predichino i dogmi della destra neoliberista (si chiama “cattura cognitiva”)? Perché il compromesso social-democratico è stato rifiutato proprio quando aveva contribuito in modo determinante alla sconfitta del comunismo? Perché i dogmi neoliberisti la fanno da padrone proprio quando la crisi ne ha decretato il fallimento?

Ce lo spiega Ugo Morelli (“Taccuino dei giorni scomodi”): “Di solito, in gruppi troppo coesi, dove c’è una forte tendenza verso valutazioni e decisioni unanimi, si può affermare un modo di pensare erroneo che porta a scelte e decisioni sbagliate e anche disastrose. Si può perfino giungere al risultato paradossale che il gruppo nel suo insieme finisce per prendere una decisione che ognuno dei suoi membri, se decidesse da solo non prenderebbe”.

Non ci sono alternative” è lo slogan usato per imporre un’unica soluzione, quella prediletta dall’élite e che ha fossilizzato il dibattito politico e sociale in Trentino e nel resto dell’Occidente.

Gli “esperti” hanno pronunciato il verdetto e quindi nessun’altra ipotesi è contemplabile. Altri esperti possono pensarla diversamente da chi esercita il potere politico-economico, ma sono bollati come faziosi, senza mai entrare nel merito delle loro critiche, perché “non ci sono alternative”.

Come la lingua impoverita di 1984 di George Orwell, questo mantra serve a rendere inelastica la mente dei cittadini, persuadendoli che questo è il migliore dei mondi possibili o comunque lo diventerà, se daremo retta ai pastori. In questo modo, ogni reale alternativa si volatilizza dalla sfera dell’immaginabile. L’operazione si completa con l’etichettatura. Infatti, la gente tende a credere di aver capito qualcosa se gli affibbia un nome o un’etichetta, come se classificazioni e marchiature equivalessero ad una reale conoscenza di una cosa o un fenomeno.

Le conseguenze di questo atteggiamento possono essere drammatiche. Il contratto sociale, il patto civile tra cittadini e stato si sta sbiadendo da tempo e ormai quasi non si distinguono più le parole e le firme. Sta succedendo in Europa, nel Nord America, in Giappone e altrove. La partecipazione democratica è un ricordo, il disprezzo per le “caste” è più vivo che mai:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/13/il-mito-del-consenso-unanime-e-la-crisi-del-patto-civile-con-lo-stato/

Così la Grande Coalizione che verrà è definita un’Alleanza dei Responsabili, contrapposta a “tutti gli altri”, bollati come “populisti” e “demagoghi”. Un parlamentare ha espresso molto bene l’essenza di questa strategia propagandistica basata sull’idea di continuità senza se e senza ma: “Non si può andare contromano su un’autostrada. Se il mondo va in una certa direzione, dobbiamo fare lo stesso”.

Esiste un unico modello di sviluppo possibile e chi non lo condivide è un irresponsabile, proprio in una fase storica in cui le magagne del sistema sono dolorosamente sotto gli occhi di tutti ed è sempre più chiaro che il nostro stile di vita deve essere negoziabile, per il bene nostro e delle generazioni a venire.

Quel che è peggio è che s’intravede, alla radice, l’idea che il dissenso dei cittadini e delle comunità locali sia sempre e comunque espressione di un interesse particolare nocivo al bene comune e che i progetti del potere centrale siano al contrario sempre guidati da una prassi decisionale efficace, rapida e pragmatica che privilegia razionalità, disciplina ed assenza di sentimentalismi, preconcetti e pregiudizi.

Viene così a mancare la cultura tipicamente democratica della gestione del conflitto e della pluralità, fonte di creatività, innovazione, miglioramento, autocritica, graduale maturazione della società civile. Si prospettano, al contrario, energici disciplinamenti della popolazione e dei governi locali:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/06/il-10-marzo-si-fa-la-storia-a-piccoli-passi/

Cosa comporta tutto questo?

La scomparsa del limite. Se il mondo è dalla tua parte, allora non puoi avere torto e non ci sono limiti a quel che puoi ritenere giusto e legittimo fare.

Ma esistono limiti invalicabili, soglie che marcano il confine tra umano e disumano, tra responsabilità ed irresponsabilità. Non variano a seconda della situazione, del contesto, sono indipendenti dalle proprie sensibilità ed umori contingenti: si chiamano Costituzione, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, beni comuni, tutela della dignità delle persone (e degli animali), sostenibilità e rispetto per l’ecosistema, lotta contro le ingiustizie, regola d’oro, ecc.

Sono autolimitazioni che l’umanità si è imposta dopo aver appreso sulla sua pelle le conseguenze della dismisura/eccesso, della tracotanza, dell’egotismo e del tribalismo sfrenato. Millenni di elaborazione morale hanno dato buoni frutti: non lasciamoli marcire perché ci martellano in testa slogan egotisti all’insegna dell’autosufficienza/autarchia dell’individuo; non ignoriamo la saggezza collettiva che è il precipitato di milioni, miliardi di esperienze umane che ci hanno preceduto.

Bisogna stare attenti a non incartarsi nelle astrazioni relativiste: non sono sintomo di maturità, sono sintomo di confusione.

Non si può cancellare con un tratto di penna tutto quel che c’è tra l’intransigenza e il relativismo, altrimenti si finisce per aderire al mantra del “non ci sono alternative”: l’anticamera dell’autoritarismo in ogni sua possibile declinazione.

I critici di Donata Borgonovo Re non sembrano rendersi conto che invece di caldeggiare la contrapposizione tesi vs. antitesi in uno stato di equilibrio virtuoso (conflitto fecondo = democrazia), stanno dando man forte a chi vede la vita (sociale e politica) come un gioco a somma zero (legge della giungla), dove una delle due parti dev’essere estromessa (lotta senza quartiere = tirannia).
Penso a Monti (“tagliare le ali estreme”) e Merkel (o Sarkozy) con i loro diktat contro chiunque osi ancora dire “cose di sinistra”. Penso al “o siete con noi o siete contro di noi” di George W. Bush ad al suo parimenti deprecabile “il nostro è uno stile di vita non negoziabile”.

Di più, i critici di Donata Borgonovo Re evidentemente ritengono che la gestione della cosa pubblica in Trentino sia stata ammirevole e che serva un’assoluta continuità.

C’è chi potrebbe eccepire:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/01/la-farfalla-avvelenata/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/18/blackrock-i-suoi-tentacoli-sulla-grecia-e-sui-fondi-pensione-del-trentino-alto-adige/

http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13666

http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13700

Lo ha fatto anche la stessa Borgonovo Re: “mafia è un termine sicuramente esagerato: giovedì l’ho usato nella mia relazione semplicemente perché lo sentiamo ripetere spesso dai cittadini che vengono da noi a chiedere aiuto. Non posso negare che io e i miei collaboratori siamo rimasti colpiti dalla frequenza con la quale ci dicono ‘la mafia esiste anche in Trentino’ e questo vuol dire che c’è un problema. Se qualcuno indica con il dito la luna non bisogna guardare il dito, ma la luna”. “Non credo – afferma Borgonovo Re – che ci sia una cupola e se dovessi definire io stessa il fenomeno non userei il termine ‘mafia’. Credo però che in Trentino sia diffusa una cattiva cultura dell’amministrare, per la quale il sindaco considera il Comune come ‘cosa sua’. E non si tratta di casi sporadici”.

http://www.presspubblica.it/index2.php?option=content&do_pdf=1&id=720

2. DONATA BORGONOVO RE VUOL DIRE INESPERIENZA (È UN MALE?)

Ho dedicato molto spazio alla seconda critica, ma questa, che dal punto di vista dei suoi avversari è la più convincente, è anche la più esile.

I seguenti politici sono stati eletti o nominati ad incarichi di gestione di realtà molto più complesse della Provincia di Trento pur avendo un’esperienza minima o nulla:

Barack H. Obama, Dominique de Villepin, John Fitzgerald Kennedy (al Congresso), Dwight Eisenhower, Aung San Suu Kyi, Isabel Perón, Alexis Tsipras (leader dell’opposizione greca, nato il 28 luglio 1974).

Sono quelli che mi sono venuti in mente; altri potranno certamente allungare l’elenco (i cosiddetti “renziani”, ad esempio, che avranno sicuramente replicato ad analoghe obiezioni).

Donata Borgonovo Re possiede invidiabili competenze giuridiche ed amministrative: in qualità di difensore civico per il Trentino, ha avuto un contatto diretto con i cittadini ed i loro problemi senza paragoni e non ha mai nascosto che la buona politica si fa quando ci si circonda di uno staff capace e si estende la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica (si veda la prossima sezione).

Detto questo, essere “inesperti” assicura un valore aggiunto non di poco conto. Significa infatti anche non essere incatenati ad un certo tipo di relazioni di potere che ti costringono a: (a) assecondare chi sta sopra di te e che ti ha permesso di arrivare dove sei; (b) difendere ad oltranza certe rendite di posizione ed equilibri di partito. Significa anche essere liberi di mettere in discussione ciò che non funziona all’interno del sistema, dogmi ed assunti obsoleti, proporre qualcosa di nuovo, essere aperti a contributi esterni, a soluzioni alternative, a riforme di sistemi ingessati.

**********

LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA SECONDO DONATA BORGONOVO RE

MIA TRASCRIZIONE: “Il legislatore si è reso anche conto che di fronte ad una particolare forza degli esecutivi, andavano introdotti quei meccanismi di controllo ed equilibrio, che sono da un lato i consigli comunali, che oggi mi par di capire che rappresentano quasi le cenerentole affaticate delle nostre autonomie locali. Con un forte potere di indirizzo e di controllo sull’esecutivo ed un potere di approvazione degli atti fondamentali del comune – il bilancio non dovrebbe costruirselo l’esecutivo, l’esecutivo dovrebbe fornire le informazioni necessarie perché il consiglio possa costruire un bilancio e dentro ci possa mettere le finalità e gli obiettivi che nell’anno che si presenta di fronte dovranno essere garantiti.

Accanto al consiglio, c’è un altro polo di cui gli enti locali si dimenticano per definizione: i cittadini. Nelle leggi degli anni Novanta e in particolare nella legge di riforma delle autonomie locali vengono introdotti i cittadini come titolari di un diritto di partecipazione che si esprime in una serie di istituti che debbono (alcuni debbono, altri possono) essere inseriti negli statuti comunali e che sono strumenti di partecipazione concreta.

Elvio Raffaello Martini ha fatto un’analisi bellissima del concetto di partecipazione e sostiene che la partecipazione la possiamo intendere come “appartenere, essere parte” – noi siamo cittadini della nostra comunità, poi della nostra provincia, della nostra nazione fino ad essere cittadini del mondo – e l’avere parte riguarda la ripartizione delle risorse. Oppure la si può interpretare come “prendere parte alle decisioni”…e qui veniamo alla scollatura con la realtà”.

 

MIA TRASCRIZIONE: “Nella mia panoramica delle male-pratiche, il contrario della best practice, io conto una serie di situazioni in cui i cittadini si sono accorti, tardi, di decisioni significative prese dall’ente pubblico, che li interessa e li tocca da vicino, decisioni delle quali non si sono rese e resi conto nella fase in cui queste decisioni venivano elaborate, discusse e concordate nelle “sedi competenti”, ma si sono semplicemente resi conto degli effetti…I cittadini si fanno sentire, protestano e contestano ma non prendono parte alla decisione; la decisione è già stata presa, molto tempo prima. I cittadini possono solo rincorrere con due sole possibilità: condizionare la realizzazioni con delle modifiche che non saranno mai radicali o sostanziali, oppure parlare, sfogarsi, farsi venire il mal di fegato senza riuscire ad incidere su una decisione che si è già consumata.

La partecipazione è faticosa. Se i cittadini riuscissero a riscoprire anche la passione per la partecipazione, che è certamente fare politica, anzi, è il modo più nobile – io ritengo – di fare politica, perché lo si fa per un interesse comune, mossi non già da un desiderio di seggio, di poltroncine, ma dal desiderio di costruire qualcosa di utile e buono per la comunità.

Dall’altro lato, però, l’amministrazione deve essere anche addestrata ad utilizzare gli strumenti di partecipazione, perché l’ente pubblico deve comprendere che gli strumenti di partecipazione sono strumenti di condivisione delle scelte, di condivisione dell’esercizio del potere e la partecipazione l’ha inventata il legislatore proprio per non lasciare dei vuoti nel corso dei famosi 5 anni almeno a livello locale e per addestrare amministrati ed amministratori a selezionare insieme l’interesse pubblico e a raggiungere insieme i risultati utili per la comunità.

Un tempo il meccanismo della democrazia rappresentativa era fondato su questa delega – io scelgo la persona che reputo migliore e le affido un compito, però non glielo affido in bianco – fai quel che vuoi, ci vediamo tra cinque anni – glielo affido in base agli impegni che questa persona si è assunta nella campagna elettorale, periodo in cui io, candidato, dico ai cittadini quel che mi piacerebbe fare, come vorrei camminare con questa comunità e chi è d’accordo con me mi sostiene, mi sostiene ma mi sta dietro, così se appena sgarro mi dà una mazzolata dietro le orecchie e mi rimette in campana. Non è che io arrivo lì e poi faccio quel che mi pare.

Perciò i meccanismi di partecipazione sono anche meccanismi di accompagnamento di chi ha la funzione di governo e decisionale, meccanismi di proposta e suggerimento, perché non è mica detto che le idee migliori ce le abbiano quelli che stanno all’interno delle istituzioni. Devono avere delle belle orecchie, la capacità di ascoltare e di selezionare, tra quello che i cittadini comunicano, cosa può essere utile e significativo.

Dobbiamo capire quali meccanismi di partecipazione abbiamo a disposizione per uscire da questa mancanza di libertà, perché non mi ascoltano una volta sulla ciclabile, non mi ascoltano un’altra sui bacini di innevamento, non mi ascoltano su qualche altra cosa e io non partecipo più. Non dico più nulla, vivacchio nella mia nicchia, oppure cerco i miei meccanismi clientelari che almeno a me garantiscono quel minimo di beneficio che mi consente di vivere in pace”.

Un tecnico degli anni Ottanta parla della crisi, dell’euro, di Andreotti e della deindustrializzazione italiana

Antonino Galloni, già Direttore generale del Ministero del Lavoro, ricostruisce la storia dell’economia italiana, dagli anni floridi alla crisi, e spiega, quale testimone oculare al Ministero del Bilancio sul finire degli anni ’80, come e perché l’Italia fu svenduta.

Alla fine degli anni ’70 l’Italia aveva superato l’Inghilterra, e nessuno 30 anni prima poteva immaginare un risultato del genere. Aveva quasi appaiato la Francia e stava minacciando la Germania. E’ in quella situazione che si stabilisce, in Europa, l’accordo per i cambi fissi. Che cosa significa? I singoli stati sono responsabili della propria bilancia dei pagamenti, cioè di fronte a un disavanzo commerciale non possono svalutare la propria moneta perché si sono impegnati con i cambi fissi e quindi devono offrire questi titoli ad alto tasso di interesse. Ma far crescere i tassi di interesse non è ininfluente per l’economia, per cui si crea un meccanismo per cui gli stati più forti, che esportano di più, non tenuti a rivalutare la propria moneta, diventano ancora più forti e quindi si abbassano i loro tassi di interesse, fanno più investimenti in tecnologia, sono più competitivi e ricominciano a esportare di più. Invece gli stati deboli, per compensare le importazioni nette, devono emettere titoli e far crescere i tassi di interesse, ma l’aumento dei tassi di interesse determina un accorciamento dell’orizzonte delle imprese e quindi minori prospettive di occupazione per i giovani”.

ESTRATTO DAL MINUTO 19:05

Nel 1982/83 io ero funzionario del Ministero del Bilancio e feci uno studio. Lo feci vedere al Ministro, facendogli presente che questo sistema avrebbe rovinato il Paese perché il debito pubblico, nel giro di 5/6 anni, avrebbe superato il prodotto interno lordo, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%. Ne parlai anche col Ministro del Tesoro, che era Beniamino Andreatta, e con alcuni dell’ufficio studi della Banca d’Italia. Tutti quanti concordarono sul fatto che la mia analisi era esagerata e che non era possibile che il debito pubblico superasse il PIL, perché allora il sistema sarebbe saltato. E io dissi: scusate, se il debito è un fondo e il PIL è un flusso, non c’è nessun problema. Se io oggi, per farvi un esempio, con 50mila euro di reddito della mia famiglia vado a chiedere un prestito di 200, 250mila euro alla banca, me lo danno. Quindi anche un rapporto di 4/5 volte rispetto al PIL è sostenibile. Se è sostenibile per una famiglia, che tutto sommato non ha la forza di uno Stato, perché uno Stato, se supera il 100% del PIL, dovrebbe vivere chissà quali catastrofi? Allora dissero che le preoccupazioni sulla disoccupazione giovanile erano esagerate… Insomma: litigammo, me ne andrai dall’amministrazione e andai a fare altri lavori.

Nel 1989 ebbi uno scambio con l’allora incaricato Presidente del Consiglio che era Giulio Andreotti, il quale mi disse: “Dobbiamo cambiare l’economia italiana perché così non può andare avanti, ci dia una mano”. Io mi misi a disposizione e mi fecero incontrare con il suo braccio destro il quale, come è noto, mi chiese “Che cosa devo fare per cambiare l’economia di questo Paese”? Dissi: “Guardi, lei si faccia nominare dal prossimo Governo al Ministero del Bilancio e mi metta in mano tutta la struttura. Al resto ci penso io”. Poi me ne andai, pensando insomma che non sarebbe successo niente. E invece mi chiamò, dopo qualche settimana, e mi disse: “Guardi, sono Ministro del Bilancio” e mi mise a capo di tutta la struttura. Per cui io, nell’autunno del 1989 cominciai a cambiare l’economia di questo Paese. Nel senso perlomeno di rallentare il processo dell’Europa. Poi io ho avuto la buona scuola di Federico Caffè.. non ero un euroscettico, però non ero neanche un euroestremista. Insomma, pensavo che l’Italia dovesse anche guardare all’Europa, ma con i suoi tempi, le sue caratteristiche, le sue peculiarità, per cercare di recuperare un po’ di sovranità monetaria etc.

In effetti io lì lavorai due o tre mesi e poi successe l’inferno. Arrivarono al Ministro del Tesoro, Guido Carli, telefonate dalla Banca d’Italia, dalla Fondazione Agnelli, dalla Confindusitra e, nientedimeno, da un certo Helmut Kohl, il quale era venuto a sapere che c’era questo oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che stava cambiando le carte degli accordi. Nel frattempo, però, lo stesso Andreotti stava cambiando idea. Quando mi chiamò, nell’estate dell’89, volevano cambiare. Non volevano fare quello che poi fu fatto. Lui stesso andava in giro dicendo che le rivendicazioni della Germania erano una sciocchezza. Dopo qualche mese ci fu l’accordo tra Kohl e Mitterrand in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro, accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quest’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia. Perché se l’Italia si manteneva così forte dal punto di vista produttivo – industriale, quell’accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto un accordo così, per modo di dire. C’erano fondamentalmente, contro la spesa pubblica, contro la classe politica del tempo, contro la sovranità monetaria – per quello che comporta – due correnti. Una era interessata soprattutto ai grandi business delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Hanno guadagnato distruggendo l’industria pubblica: c’erano aziende che venivano vendute al loro valore di magazzino, e quindi come andavano in borsa ovviamente alzavano la loro quotazione. Poi c’erano gli altri, che erano magari in buona fede, cioè avevano l’obiettivo di moralizzare il Paese. E hanno sbagliato. In entrambi i casi la contropartita è stata negativa: abbiamo perso quell’abbrivio strategico che avevamo nell’ambito della nostra industria. Quindi in sostanza la nostra classe dirigente ha accettato una prospettiva di deindustrializzazione del nostro Paese.

Si veda anche:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/15/le-cause-della-rivoluzione-in-europa-lhanno-fatto-una-volta-lo-rifaranno-ancora/

FuturAbles

Non subire il futuro, ma crealo, immaginandolo

sunshine hours

Climatologists Are No Einsteins (PS It's the Sun!!!)

philosophyofmetrics

A measure of cultural performance and production.

il diritto c'è, ma non si vede

il blog di informazione e approfondimento giuridico sul Giappone - a cura di Andrea Ortolani

Scritture Nomadi

Il cammino della narrazione

tsiprastn

appuntamenti, notizie e opinioni dalla piazza virtuale dei comitati Trentini a supporto della lista "l'Altra Europa con Tsipras" per le elezioni europee di maggio 2014

PICCOLA ERA GLACIALE

PiccolaeraglacialeWordPress.com

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Notes from North Britain

Confessions of a Justified Unionist

Civiltà Scomparse

Tra realtà e immaginazione

Trentino 33

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033”

PoetaMatusèl's Poetry Pages

* POESIA LIRICA, D'AMORE E DELLA NATURA * LOVE, LYRIC AND NATURE POETRY *

Donata Borgonovo Re

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

giapponeapiedi

idea di viaggio prevalentemente a piedi nel Giappone tradizionale

Dionidream

Sei sveglio?

The Next Grand Minimum

To examine the social and economic impacts of the next Grand Solar Minimum - See About

Imbuteria's Blog

Just another site

quel che resta del mondo

psiche, 'nuda vita' e questione migrante

SupremeBoundlessWay

For the Sake of All Beings

~ gabriella giudici

blog trasferito su gabriellagiudici.it

Notecellulari

Il Blog di Maria Serena Peterlin

10sigarette

Carpe Diem

Cineddoche 2.0

Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate (A.Hitchcock)

Club UNESCO di Trento

2014: L'Anno Internazionale dei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo

The Passionate Attachment

America's unrequited love for Israel

GilGuySparks

The guy was nothing but a pain in the ass

Insorgenze

Non lasciare che la scintilla venga del tutto spenta dalle legge - Paul Klee -

L'impero cadente

come crolla l'impero degli angli, dei sassoni e dei loro lacchè con rovina e strepito

"Because every dark cloud has a silver IODIDE lining..."

Sentieri Interrotti / Holzwege

Il blog di Gabriele Di Luca

Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 142 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: