Temperature globali (satellitari), ghiacci e innevamento a marzo 2014

Temperature globali di febbraio 2014 (aggiornate con HadCRUT)

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

AllCompared GlobalMonthlyTempSince1979GISS GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverageHadCRUT4 GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverageMSU RSS GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverageNCDC GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverageMSU UAH GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverageNSIDC GlobalSeaIceAreaSince2000NOAA SST-NorthAtlantic GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverage
Il Nord Atlantico si sta raffreddando?

BkJA81YCQAA6_OoBkWnpnBCAAA6xdKfino a metà marzo 2014


Per saperne di più:
http://www.futurables.com/2014/03/29/contro-i-profeti-di-sventura-che-azzoppano-lumanita/

La pace, la vita e la nuova guerra di Crimea

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Dmytro YaroshDmytro Yarosh, il nuovo responsabile della sicurezza e della difesa ucraina

Nel pieno di una crisi internazionale esplosa sul territorio europeo, la Casa Bianca invita la Georgia a entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed esorta Mosca a consegnarle Abkhazia (21% della popolazione di etnia georgiana) e Ossezia del Sud (29%), che la stessa Georgia aveva cercato di conquistare

http://archive.is/jvFGJ

al tempo della presidenza Bush, quando Saakashvili prese per buone le parole di John McCain e David Cameron

http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2008/08/mccain-and-cameron-close-for-now/

e attaccò la Russia

http://www.ceiig.ch/pdf/IIFFMCG_Volume_I.pdf

nella convinzione di godere del pieno appoggio anglo-americano.

Perché proprio ora? Perché in un momento così delicato, in cui tutto dovrebbe far propendere per il dialogo con i russi, nel tentativo di risolvere felicemente la crisi ucraina e quella siriana, congiuntamente alle trattative sul programma atomico civile iraniano, si sceglie di accendere gli animi e rinfocolare i sospetti? Perché i media occidentali non si allarmano per questa completa assenza di volontà di pace che può trascinarci oltre il bordo del precipizio?

Esaminiamo quel che abbiamo appreso in questi anni.

Sappiamo (Dilip Hiro, “After Empire: The Birth of a Multipolar World”) che negli anni successivi all’11 settembre i governi/regimi di Libia e Siria avevano autorizzato l’approdo delle navi della marina russa nei porti di Bengasi e di Tartus. Gheddafi aveva dichiarato che questa decisione serviva a garantirlo contro le ambizioni del Pentagono, perché la sua partecipazione alla Guerra al Terrore non gli pareva un’assicurazione sufficiente. Bengasi, Tartus, Sebastopoli (Crimea). Forse una coincidenza, o forse no.

Sappiamo che l’Occidente appoggia fermamente la candidatura a sindaco di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, un avvocato che nel 2012 ha invocato la riunificazione di Russia, Ucraina e Bielorussia e che ha paragonato gli indipendentisti del Caucaso a degli scarafaggi. Certamente non un uomo di pace.

In Ucraina la rivolta antigovernativa è stata guidata dall’estrema destra ultranazionalista, antisemita, omofoba e russofoba, che ora è arrivata al governo ed è a capo della sicurezza nazionale (!!!). Una serie di attacchi a sinagoghe ed ebrei ucraini hanno spinto il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, a chiedere al governo israeliano di proteggere gli ebrei ucraini da eventuali pogrom ad opera della destra giunta al potere.

In Siria il lassismo (e connivenza?) occidentale hanno fatto sì che la guerra civile ora veda ribelli siriani, militanti kurdi e truppe regolari siriane alle prese con migliaia di mercenari fondamentalisti sunniti giunti da tutto il mondo arabo e retribuiti da Arabia Saudita e Qatar.

La NATO, che aveva promesso che in cambio della riunificazione tedesca avrebbe rinunciato ad incorporare l’Est Europa, ha spostato a est i suoi confini fino alla Russia e ora si prepara ad inglobare Georgia e Ucraina. Il dislocamento delle sue batterie missilistiche in prossimità delle basi russe consente allo scudo antimissile “Guerre Stellari” di intercettare eventuali missili balistici intercontinentali russi prima che raggiungano la velocità di crociera. La questione, però, è che questo sistema di difesa sarebbe utile solo in caso di attacco americano e quindi una sua maggiore efficacia data dalla accresciuta vicinanza aumenta di fatto le probabilità che un’amministrazione statunitense aggressiva possa decidere di tentare la sorte.

Quest’aggressività per nulla dissimulata ha persuaso grandi potenze emergenti come la Cina, la Russia, l’India, il Brasile e il Sudafrica a far fronte comune (Kent Calder, “The New Continentalism: Energy and Twenty-First-Century Eurasian Geopolitics”) e, nel contempo, ha prodotto un avvicinamento tra la Russia e l’Ungheria, la Grecia, Cipro, l’Armenia e perfino la Germania (cf. nomina di Gernot Erler).

Non ci è dato sapere come andrà a finire, ma uno scenario che purtroppo non è da escludere è quello di una nuova guerra di Crimea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Crimea

Francia e Regno Unito sono le stesse nazioni che volevano intervenire militarmente in Siria, anche se questo comportava il rischio di un conflitto con la Russia. Al posto del Piemonte questa volta ci sarebbe l’Italia, ma c’è da augurarsi che Renzi non veda in Tony Blair un modello anche per gli “interventi umanitari”.

Se il fine ultimo è davvero quello di scacciare i russi dal Mediterraneo allora, dopo Bengasi (Libia) e Tartus (Siria), potrebbe essere la volta di Sebastopoli.

http://www.juancole.com/2014/02/reason-crimean-war.html

specialmente dopo l’accordo russo-ucraino del dicembre 2013 per un’ulteriore espansione della presenza russa

http://www.eurasianet.org/node/67882

Ormai da anni siamo sull’orlo di un conflitto mondiale. Ci siamo andati vicini nel 2008, quando Israele aveva chiesto il via libera a Bush per un bombardamento. Poi di nuovo in Siria nel 2013. Ora è il momento dell’Ucraina (e della Georgia?).

Se davvero forze influenti vogliono lo scontro sarà praticamente impossibile evitarlo.

L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è che per i media occidentali è sempre più difficile prendere per i fondelli l’opinione pubblica: quando uno constata che un governo legittimamente eletto è stato abbattuto per sostituirlo con un altro governo che pullula di neofascisti e neoliberisti è difficile che la retorica “libertaria” e “democratica” faccia presa su chi ancora possiede qualcosa di più di un cervello a mezzo servizio.

PACE E VITA NON SONO MAI STATE COSI’ INDISSOLUBILMENTE INTRECCIATE

L’Ucraina dopo il colpo di stato

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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A scontrarsi con la polizia provvedono formazioni paramilitari bene addestrate, afferenti agli ultranazionalisti di Svoboda, del Pravy Sektor o di Spilna Sprava, fautori della “Ucraina agli ucraini”, segnati dai miti razziali otto-novecenteschi distillati dai teorici locali dello Stato etnico, profondamente russofobi, polonofobi e antisemiti. Sotto la pelle della piazza s’infiltrano provocatori di regime (titushki) e agenti più o meno collegati ai servizi segreti russi od occidentali, come si conviene nelle aree di crisi particolarmente strategiche.

A questo punto solo un negoziato fra tutte le forze interne ed esterne che partecipano alla battaglia d’Ucraina può impedire una prolungata guerra civile, che cambierebbe comunque il volto della Russia e dell’Europa. È tempo che Washington e Mosca scendano in campo non per sostenere i loro campioni locali, ma per salvare gli ucraini da se stessi e dagli europei che pretendono di salvarli. Obama e Putin hanno dimostrato di sapersi intendere, quando le alternative al compromesso sono disastrose. Il tempo stringe, nella speranza che non sia già tardi.

Lucio Caracciolo, Repubblica, 20 febbraio 2014

Quando è affidabile la fazione filo-occidentale che sta prendendo il controllo di Kiev?

L’accordo prevedeva il disarmo della bande che avevano attaccato i poliziotti. Sono ancora armate. Le elezioni dovevano essere anticipate a dicembre, ma ora si terranno il 25 maggio. Il parlamento ha rimosso dalla presidenza Yanukovich – senza aver raggiunto il quorum per essere legittimati a farlo (328 voti contro i 338 richiesti) -, che aveva appena firmato l’accordo, rendendolo di fatto nullo. Non erano interessati alla riforma costituzionale, a un governo di coalizione o a qualunque compromesso: volevano il potere, ad ogni costo.

Timoshenko era in buoni rapporti con Putin. Anzi, era in carcere per malversazione per aver favorito i russi di Gazprom in un accordo sul costo del gas. Non è insensibile a chi la paga bene. Potrebbe forse riuscire a evitare una guerra civile?

Guerra-Civil-Espanola-Agosto-Septiembre-1936RussianUseEnE quali saranno questi costi?

- L’arrivo al potere degli ultranazionalisti, omofobi, antisemiti e russofobi di Svoboda, che in precedenza hanno presentato in Parlamento disegni di legge per l’abolizione dell’aborto, il divieto di adozione di bambini ucraini da parte di coppie straniere, l’introduzione dell’identificazione etnica sui passaporti e certificati di nascita. Tiagnibok ieri, in parlamento, ha chiesto di vietare l’uso del russo in Ucraina. E’ degno di nota che i media se la siano presa con Putin per una legge contro la “propaganda gay” ai minori ma non si dicano preoccupati per l’ascesa di una formazione che ha ben altri piani per gli omosessuali ucraini o per chiunque non la pensi come loro e sia diverso da loro (tra parentesi, com’è che il totalitarismo omofobo, misogino, razzista, militarista e schiavista dei sauditi e dei qatarini non è sulle prime pagine dei nostri giornali?)

- Le regioni meridionali e orientali si stanno preparando a resistere anche con le armi ad un’eventuale cambio di regime palesemente anti-russo: se la Timoshenko non si muoverà con cautela e astuzia, la prospettiva è quella della creazione di un’Ucraina filorussa, più ricca, che rifiuterà l’autorità (in primis quella di tassare) di un’Ucraina filo-occidentale più povera (gli 11 distretti più poveri dell’Ucraina sono nella macroregione nord-occidentale che ha scatenato la rivolta, mentre 7 distretti del sud-est filorusso producono quasi metà del PIL ucraino: la “Padania ucraina” tollererà di essere governata da golpisti occidentali?) , che cercherebbe di assicurarsi il controllo della capitale, Kiev. La nuova capitale orientale sarebbe Kharkov, capitale di tutta l’Ucraina fino al 1936. La nuova Ucraina replicherà alle accuse dei leader occidentali rammentando loro che l’Occidente si è fatto paladino della sacralità dell’autodeterminazione dei popoli;

- L’Occidente dovrà farsi carico, in qualche modo, della parte povera dell’Ucraina, pur non avendo soldi per pagare i propri debiti con le imprese, i servizi pubblici, le pensioni e tantomeno per salvare banche nuovamente sull’orlo del collasso. Ci pensa il Fondo Monetario Internazionale: è già stato richiesto un prestito, che arriverà col suo corollario di austerità, licenziamenti di massa, congelamento dei salari e delle pensioni, crescita delle bollette, svendita dei beni pubblici, ecc.;

- I russi, aggrediti 4 volte in 200 anni da potenze europee (1812, 1914, 1919 e 1941), non staranno a guardare, come non lo farebbero gli Stati Uniti se Russia o Cina cercassero di installare un governo amico in Messico o in Canada. Ma cosa faranno? Resteranno sulla difensiva. L’esplicita volontà di apertura di Siria, Ucraina, Iran e Venezuela nei confronti degli Stati Uniti non è un sintomo di debolezza, ma della consapevolezza che il tempo gioca a loro favore e contro l’Alleanza Atlantica

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/02/11/quando-i-banchieri-si-suicidano-e-vengono-suicidati/

L’enorme errore commesso dai decisori occidentali è stato quello di credere di poter vincere un’altra volta la Guerra Fredda (o la Guerra Civil Española). La differenza, rispetto agli anni Ottanta, è che le parti sono invertite. È l’economia euroamericana a trovarsi sul bordo del precipizio ed è l’opinione pubblica occidentale a disprezzare e odiare i propri governanti ed oligarchi che, consci di questo, hanno istituito un sistema di sorveglianza e prevenzione di rivolte degno della DDR.

Il mondo si sta già schierando con lo sfidante, contro l’imbolsito campione in carica, che tipicamente sopravvaluta le sue forze e sottovaluta l’avversario

http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/leader-dell-apec-cantano-happy-birthday-per-il-61enne-putin-PN_20131007_00091_NE.shtml

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Come nel 1989, ma a parti invertite, è sufficiente che uno dei due contendenti attenda il collasso dell’altro, per poi proclamarsi vincitore. La differenza è che mentre nel 1989 la cosa avvenne con un minimo spargimento di sangue, questa volta gli oligarchi non hanno alcuna intenzione di togliersi di mezzo. Il loro obiettivo è chiaramente quello di reinventarsi gattopardescamente e, se possibile, sfruttare la crisi per realizzare la Perfetta Controrivoluzione, la rivoluzione finale. Sono irriformabili.

La variabile X di cui non hanno tenuto conto è la Natura (e quindi anche la natura umana). Gaia si è dotata di anticorpi e il virus psicopatico ha gli anni contati.

http://www.futurables.com/category/editoriali/

Temperature globali – gennaio 2014

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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clip_image00201-gissNASA Goddard Institute for Space Studies (GISS)

02-ncdcNOAA’s National Climatic Data Center (NCDC)

03-hadcrut4Met Office Hadley Centre

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MSU RSS GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverage

RSS (Remote Sensing Systems)

1004945_659777110752162_135471093_nUAH (University of Alabama in Huntsville)

 

Le mie previsioni per il 2014

A cura di Stefano Fait

Paradiso Riconquistato [blog per architetti di mondi nuovi - poliglotta]

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Il prossimo anno sarà un anno più particolare degli altri.

Fin dal 2011 ho sempre terminato nel 2014 le mie analisi previsionali sugli scenari futuri.

La ragione è che non ho la minima idea di cosa accadrà da qui in poi.

Quest’anno siamo stati sfiorati da una guerra potenzialmente globale (Francia e USA pronti a colpire la Siria), l’eurozona ora si ritrova sul groppone un altro micro-stato devastato dall’austerità, con la popolazione tornata ai livelli del 1957 (alla faccia della diaspora)

http://www.forbes.com/sites/markadomanis/2013/01/03/latvia-is-a-success-story-if-by-success-story-you-mean-disaster/

gli Stati Uniti che non sono messi meglio

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/12/23/paradiso-riconquistato-nuovo-blog/

La Francia è messa economicamente MOLTO PEGGIO dell’Italia e la pentola a pressione sociale sta per esplodere  (cf. quenelle). Attenzione alle banlieues: il 1789 potrebbe essere stata una prova generale di quel che succederà in una Francia governata da un totale inetto o delinquente (figlio di un collaborazionista del Terzo Reich e legato a Jacques Attali, il gran complottista di Francia) che vende armi ai sauditi e scodinzola dietro ai capricci dell’establishment israeliano (nel mondo) e tedesco (in Europa).
Se la nonviolenza (quenelle) prevale, allora la rivoluzione sarà del tipo “caduta del muro di Berlino”, ossia la Rivoluzione Perfetta: nessuna giacobinizzazione-stalinizzazione-hitlerizzazione sarà possibile e il movimento trionferà.

http://stefanofait.tumblr.com/archive

In questi anni siamo diventati l’incarnazione di Tantalo e di Sisifo: Tafazzi è un dilettante.

È successo perché abbiamo pensato che bastava la teatralità rituale delle nozze (voto) per far funzionare il matrimonio (democrazia).

Sensazionalizziamo per generare un’apparenza di estasi che funga da surrogato per la vera felicità che non c’è (crediamo di averla solo perché non conosciamo alternative migliori alla nostra condizione – come la donna analfabeta e seviziata che non sa che si può essere donna in mille modi migliori, avendone l’opportunità).

Poi è arrivata la delusione. L’apparenza non ci rende felici. Ora molti non credono più al matrimonio. E cosa fanno? Come i bambini: frignano, schiamazzano, scassano, finché qualcuno non interviene (dall’alto) per sistemare le cose e calmarli.

Ma noi non siamo bambini, siamo genitori e sposi. Siamo noi che ci dobbiamo assumere la responsabilità di cambiare le cose, cambiando noi stessi senza aspettare che siano gli altri a dirci cosa fare, oppure l’intervento di una figura messianica-paternalista (Renzi, Obama, Monti, Putin, gli alieni, ecc.), né pianificando la distruzione delle istituzioni esistenti, che hanno l’unica “colpa” di essere occupate da una leadership globale non semplicemente mediocre – come in passato – ma criminalmente, deliberatamente, malignamente votata a promuovere gli interessi dei pochi a danno dei molti.

Finiamocela di illuderci: le cose non miglioreranno finché non le miglioreremo noi tutti, coralmente.

Per parafrasare l’ultimo grande presidente americano – ucciso da un golpe nel 1963: “Non chiedete che cosa il Grande Evento può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il Grande Evento”.

Che Dio ci benedica e che l’insubordinazione di massa all’oppressione neoliberista si diffonda come non mai.

Gesto di ribellione al sistema ( = infilatelo nel culo), immediatamente bollato dal sistema come “neonazi” e “antisemita”, per neutralizzarlo

Gli ospedali alpini vanno difesi – è una questione di vita o di morte

A cura di Stefano Fait

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MSU RSS MaturityDiagramSince20080508screenhunter_513-dec-21-09-12temperature statunitensi in calo

EIKE_Fig1progressivo abbassamento delle temperature medie invernali degli ultimi 16 anni in Germania

Temperature-Germany-2013-Kowatschandamento delle temperature medie annuali in Germania: leggero raffreddamento a dispetto del costante incremento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera

Nel Regno Unito va anche peggio

HadCET_graph_ylybars_uptodatetemperature medie inglesi fino al dicembre 2013

Hos_4temperature in calo di un grado ogni 10 anni, in Inghilterra, dal 2000 in poi

6a010536b58035970c014e89bcce1d970d-400wipure quelle europee invernali in calo
0ac72587-3e2d-40b7-a6ab-acefa6c49bfatra gli anni Quaranta e i gli anni Settanta la Francia, come il resto del mondo, ha subito un sensibile raffreddamento (anche se la CO2 aumentava).nhland_season1

screenhunter_509-dec-21-08-28ghiacci marini globali prossimi al record storico grazie alla buona performance di quelli artici (che stanno recuperando il ghiaccio perduto) e alla super-prestazione di quelli antartici

“In Europa come in altri paesi, la mortalità giornaliera di una popolazione, che è un importante indicatore di impatto sulla salute di esposizioni ambientali, ha un tipico andamento stagionale con valori più elevati in inverno e più bassi in estate”

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?approfondimento_id=4487

figure5_tcm77-337481Winter deaths

I decessi e ricoveri per ipotermia sono quasi raddoppiati negli ultimi sei anni Inghilterra e Galles.

I più colpiti, secondo le organizzazioni filantropiche, sono gli anziani che, nella metà dei casi, hanno abbassato il riscaldamento.

http://www.which.co.uk/news/2012/02/winter-deaths-on-the-rise-279198/

Sebbene gli esperti e lo stesso servizio meteorologico britannico avessero annunciato che non si sarebbe più vista la neve in Gran Bretagna e che non ci sarebbero mai più stati inverni rigidi, ad eccezione dell’inverno 2011/12, ogni inverno a partire dal 2007/08 è stato più freddo della media e i tassi di mortalità sono tornati a salire dall’inverno 2010-2011, sebbene fossero stati in costante calo per decenni.

Nella famigerata estate del 2003 l’ondata di calore provocò la morte di circa 23000 persone in tutta Europa, inferiore al numero di persone che sono morte nel solo Regno Unito, in ciascuno degli ultimi inverni: 25700 di cui 21800 over 65 nell’inverno 2010-11, 24000 nel 2011-2012, 31100 durante l’inverno 2012-2013 (il più freddo degli ultimi 50 anni in UK; il marzo più freddo degli ultimi 100 anni in Germania)

L’inverno 2012-2013, per il Galles, è stato così lungo (record degli ultimi 50 anni) che i morti in eccesso sono saliti da 1260 a 1900 (+50%).

http://www.walesonline.co.uk/news/wales-news/number-winter-deaths-wales-increases-6341872

L’inverno 2011-2012 ha sferzato invece la Francia, con 6000 morti in eccesso a febbraio-marzo (49% over 85), la Spagna, il Portogallo, la Svezia e il Belgio

http://sante.lefigaro.fr/actualite/2012/09/04/18984-france-enregistre-pic-deces-lhiver-dernier

A causa dell’inverno rigido, la mortalità francese (571 000) ha superato quella del 2003 (562 000), l’anno della canicola assassina (quasi 15mila morti in 3 settimane di agosto)

http://www.lemonde.fr/societe/article/2013/01/15/un-pic-de-mortalite-freine-la-demographie-francaise-en-2012_1817018_3224.html

497CC536-6D11-48E6-833F-DA592DAE4C13-4822-0000091C7E752C09_zpsac1d3a62L’Antartico non vuole riscaldarsi

TRENTINO

I piccoli ospedali trentini con meno di 120 posti letto – Tione, Borgo Valsugana, Cavalese e Cles – non rischiano la chiusura. Ad assicurarlo è il presidente della Provincia Ugo Rossi, dopo la pubblicazione – ieri sul quotidiano La Stampa – del piano del ministero della salute che prevede il taglio di 175 strutture sanitarie in tutta Italia. Quelle appunto che hanno meno di 120 posti e dunque considerati troppo piccoli per garantire efficienza e qualità. Il ministro Beatrice Lorenzin vorrebbe siglare entro Natale il Patto per la salute con le Regioni, nel quale entrerebbe anche la scure sui mini-ospedali. Nella blacklist nazionale figurano 7 ospedali in regione, di cui 4 trentini: Tione (66 posti), Borgo Valsugana (72), Cavalese (89) e Cles che sarebbe al limite con 120 posti letto. Gli altri 3 sono in Alto Adige: San Candido (51), Vipiteno (58), scelto negli ultimi anni da molte donne trentine per il parto in acqua, e Silandro (105)…Oggi Rossi ribadisce: «La chiusura degli ospedali riguarda l’organizzazione della sanità sulla quale la Provincia ha competenza primaria. Noi non partecipiamo al riparto del fondo sanitario nazionale, il sistema sanitario trentino è finanziato interamente con risorse del nostro bilancio e quindi siamo noi a decidere come gestirci e quanto spendere per la sanità». Questo sul piano delle competenze, che dunque mettono al riparo il Trentino dalle chiusure che scatterebbero invece nel resto d’Italia.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/12/09/news/piccoli-ospedali-a-rischio-chiusura-rossi-non-accadra-1.8272630

Nei prossimi anni, tra novembre e aprile, gli ospedali delle valli saranno sotto pressione. Metà della popolazione della regione Trentino Alto Adige vive al di sopra della Valle dell’Adige e, pur essendo abituata agli inverni più rigidi, pagherà comunque dazio, come succede nel Nord Europa.

Ancor più ora che le bollette si sono gonfiate a dismisura, principalmente a causa dei sussidi alle rinnovabili, e centinaia di migliaia di persone devono risparmiare sul riscaldamento.

ALTO ADIGE

Tra l’inizio del 2007 e la fine del 2013 i picchi di mortalità si sono avuti nell’inverno 2011-2012 e nell’inverno 2012-2013, con buona pace di chi prediceva inverni temperati.

“L’Istituto provinciale di statistica ASTAT informa che al 31.03.2012 risiedevano in provincia di Bolzano 512.446 persone, 696 in più rispetto al trimestre precedente. A fronte di un saldo migratorio positivo di 589 unità si registra un saldo naturale tendenzialmente in diminuzione. Il numero dei decessi, rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente, è aumentato del 20,0%. Il tasso di natalità si attesta su 10,4 nati vivi per 1.000 abitanti, il tasso di mortalità sull’9,6‰”.

http://www.provinz.bz.it/astat/it/popolazione/458.asp?News_action=4&News_article_id=395478

Alla richiesta di delucidazioni, l’ASTAT ha risposto come segue:

“In Provincia di Bolzano nel 1. trimestre 2012 (gennaio-marzo) sono stati registrati 1.216 decessi, ca. 200 (+20%) in più in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fatto può avere cause multiple. Una è da ricercarsi sicuramente nell’invecchiamento costante della nostra società. Attualmente circa il 5% della popolazione (26.500 persone) ha 80 anni o più. Numerosi decessi, soprattutto quelli che si registrano durante i mesi invernali, riguardano proprio questa fascia di età”.

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Come il gatto col topo – la battaglia climatologica è sempre meno…yawn

A cura di Stefano Fait

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HadCETn_graph_ylybars_uptodateinglesi, fuggite finché siete in tempo!

annualcfs_nradNella prima decade di questo secolo, il sistema è stato in deficit di energia, cioè è uscito più calore di quanto ne sia entrato

Nota preliminare: il famoso dato (Cook & Nuccitelli 2011) del 97% di consenso sul riscaldamento globale provocato dall’uomo (AGW) è stato estrapolato da una ricerca effettuata unicamente in inglese, da uno studente che non aveva alcuna nozione di climatologia, usando parole chiave (“global warming”, “global climate change”), alll’interno di un intervallo compreso tra il 1991 e il 2011, in Web Of Science, una banca dati che comprende anche articoli di sociologi, antropologi, psicologi, politologi, economisti, architetti, giornalisti, etologi, zoologi, scienziati dell’alimentazione, botanisti, genetisti, biologi, geografi, chimici, ingegneri, critici d’arte, bibliotecari, ecc.  ossia gente che, in generale, tende a fidarsi del consenso mediatico se dedica un articolo al cambiamento climatico e alle sue implicazioni per il proprio dominio di conoscenza (se dissentisse non proporrebbe alcun articolo in questo ambito: autoselezione).
Qui la lista degli articoli individuati:
http://iopscience.iop.org/1748-9326/8/2/024024/media/erl460291datafile.txt
In ogni caso, solo 64 articoli su 11944 esplicitano la loro adesione all’AGW e quantificano l’impatto umano. Complessivamente, ben 7930 (66,4%) non prendono posizione e non sono stati considerati.
In quel 97% sono inclusi anche moltissimi celebri “negazionisti”, come quelli sottoelencati, o come il sottoscritto. Infatti solo un imbecille negherebbe che le attività umane abbiano un impatto sul clima. Il punto è: il contributo umano è significativo rispetto alle cause naturali o è inferiore al 5-10%?

Ed è lì che nascono i problemi per i serristi ed è per questo che la frase: “la scienza ha parlato” è priva di senso.

Degli ultimi 68 anni, solo 22 sono stati caratterizzati dal famigerato riscaldamento globale (1975-1998). Tra 1945 e 1975 c’è stata una fase di raffreddamento globale e abbiamo visto che le temperature si sono stabilizzate in questo secolo. Perché quei 22 anni dovrebbero essere così pesanti da meritare maggior considerazione degli altri?

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Ed è perciò che non deve sorprendere che, tra i meteorologi americani che hanno scelto di rispondere a un sondaggio dell’American Meteorological Society che ha selezionato quelli che avevano pubblicato articoli sul cambiamento climatico negli ultimi 5 anni, il “consenso” sia completamente diverso: 52% pro-AGW, 22% anti-AGW e 26% non schierati (tra chi ha risposto).
L’indagine rileva per di più una marcata tendenza al conformismo tra questi esperti. In altre parole, se la percezione del consenso cambiasse, è plausibile che molti di loro si schiererebbero con la nuova maggioranza, indipendentemente dalle loro personali osservazioni (terribile!!!!!)

ams_survey_mail1“Nel gennaio 2012, l’American Meteorological Society ha intervistato i suoi membri tramite e-mail, e ha rilevato che il 52% ritiene che il riscaldamento globale è principalmente causato dall’uomo, mentre il 48% non è della stessa idea. L’indagine ha inoltre rilevato che gli scienziati che professano idee politiche liberali (liberal = “centrosinistra”) sono molto più propensi a credere che il riscaldamento globale è causato dall’uomo che da altri fattori.
Gli Autori dello studio raccomandano che l’AMS dovrebbe: “Riconoscere ed esplorare il fatto scomodo che l’ideologia politica influenza le opinioni sul cambiamento climatico dei professionisti della meteorologia; confutare l’idea che coloro che hanno opinioni non maggioritarie hanno bisogno di essere “educati” sul cambiamento climatico, e continuare a trattare il conflitto tra i membri della comunità della meteorologia”.

[...]. Da un sondaggio informale risulta che su 25 membri dell’AMS noti per essere scettici, solo 2 ha ricevuto e risposto al sondaggio. Il numero effettivo potrebbe essere ancora più vicino al 50 e 50, ben al di sotto della spesso rivendicato “97 %” dei consensi ad un clima al cambiamento indotto dall’Uomo”.
FONTE

global_sea_ice_extent_zoomed_2013_day_336_1981-2010ghiacci marini ampiamente sopra la media

UAH_LT_1979_thru_November_2013_v5.6temperature globali trascurabilmente sopra la media, con riscaldamento globale desaparecido da ben 205 mesi

icecover_current_newquelli artici se la stanno cavando più che egregiamente, quelli antartici sono da record

Le persone più informate e con un maggior livello di istruzione scientifica sono scettiche rispetto alla tesi del riscaldamento globale causato dall’uomo e non è difficile capire perché (pensano con la loro testa sulla base dei dati disponibili)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/05/piu-sei-istruito-piu-sarai-scettico-in-merito-alla-versione-ufficiale-del-cambiamento-climatico/

6a010536b58035970c019aff9a57fb970d-500wiIl celebre ecologista canadese David Suzuki invece si permette di andare in TV a perorare la causa dell’AGW senza neppure sapere cosa significhino gli acronimi UAH, RSS, HadCRUT, GISS [CRU Climatic Research Unit, GISS Goddard Institute for Space Studies, RSS Remote Sensing Systems, Inc., UAH University of Alabama Huntsville], che designano le quattro fonti principali che documentano l’evoluzione delle temperature medie globali (un po’ come un pontefice che non sapesse i nomi degli evangelisti)
http://www.sunnewsnetwork.ca/sunnews/straighttalk/archives/2013/09/20130929-074617.html

è quasi imbarazzante dover duellare con questa gente…

TwoGraphs

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, giugno 2012

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, Nobel per la fisica – The American Scholar, estate 2010

Per sette ottavi della storia del nostro pianeta, non sappiamo praticamente niente di niente relativamente al clima. Lungo un arco di quasi 5 miliardi di anni, abbiamo ottenuto misurazioni strumentali del clima per 150 anni o giù di lì e dati storici per circa 1.000 anni. Il resto sono dati indiretti, dagli anelli degli alberi ai carotaggi artici, ecc. L’anidride carbonica prodotta dall’attività umana copre un lasso di tempo così breve e gioca un ruolo così minuscolo nel clima della Terra da essere quasi trascurabile.

Charles Wax, già presidente dell’American Association of State Climatologists, 2010

Il clima ha una sua variabilità intrinseca che è dovuta a molti fattori come le eruzioni vulcaniche, l’attività solare, ecc. Il vero punto fondamentale da tenere a mente è che senza un modello che tenga conto di tutte le cause possibili il risultato sarà sempre vago e aleatorio. La ragione è che noi non abbiamo a disposizione un sistema chiuso. Anche se il contributo del Sole fosse ben prefissato, anche se la sua radiazione fosse assolutamente costante, anche se non ci fosse alcuna variazione nei gas capaci di assorbirla, gli oceani continuerebbero a comunicare con l’esterno in modo erratico, influendo pesantemente sulla temperatura esterna.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 1990

Le temperature medie sono aumentate solo di circa 0,6 gradi dall’inizio dell’era industriale e il cambiamento non è stato uniforme – il riscaldamento si è verificato principalmente nel corso dei periodi 1919-1940 e 1976-1998, con un raffreddamento intermedio. I ricercatori non sono stati in grado di spiegare questa discrepanza.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 2009

Da scienziata, resto scettica. Ho deciso di non pronunciarmi finché non avrò un contributo positivo da dare.

Joanne Simpson (1923-2010), scienziata dell’atmosfera, prima donna a ricevere un dottorato in meteorologia, ricercatrice della NASA, definita “tra i più preminenti gli scienziati degli ultimi 100 anni”

Siamo ipoteticamente più minacciati dal freddo che dal riscaldamento globale.

Yuri Izrael, vice presidente russo del IPCC fino al 2008

Senza dubbio, sono necessari molti più progressi per quanto riguarda la nostra attuale comprensione del clima e le nostre capacità di creare di modellizzarlo…E solo allora dovremmo fare affidamento su quei modelli per informare le politiche. Fino a quel momento, la variabilità del clima rimane controversa e incerta

Oliver W. Frauenfeld, climatologo (University of Texas) co-autore del rapporto IPCC del 2007

Si tratta di una menzogna sfacciata propinata dai media l’idea che ci sia solo una frangia di scienziati che non si beve il riscaldamento globale antropogenico

Stanley B. Goldenberg, scienziato atmosferico, NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)

In qualche modo sono stato bollato come una persona orribile sbucata fuori da qualche girone dell’inferno. Non c’è proprio alcuna tolleranza in questo momento.

Robert Balling, climatologo all’Arizona State University, ex IPCC

Per la maggior parte della vita negli oceani, riscaldamento significa crescita più rapida, fabbisogno energetico ridotto per conservare la temperatura, mortalità invernali inferiori e più ampie gamme di distribuzione. Nessuno sa se la Terra continuerà a riscaldarsi oppure, dopo aver raggiunto un picco nel 1998, sia all’inizio di un ciclo di raffreddamento che durerà diversi decenni o più

John T. Everett, ex IPCC, ex NOAA, consulente del Congresso americano per gli oceani e la vita marina

Rassegno le dimissioni perché ho constatato che quella parte dell’IPCC che fa riferimento alle mie competenze si è politicizzata

Christopher W. Landsea, ex IPCC, scienziato atmosferico, NOAA

Quando la gente verrà a sapere la verità, si sentirà ingannata dalla scienza e dagli scienziati

Kiminori Itoh, ex IPCC, fisico e chimico alla Yokohama National University

Diffidate dei sensitivi del riscaldamento globale che ci avvertono di cambiamenti di clima senza precedenti. Nella maggior parte dei casi, sono senza precedenti solo a causa della scarsa longevità della maggior parte degli scienziati.

Robert E. Davis, ex IPCC, climatologo all’Università della Virginia, già presidente della Association of American Geographers

Presumere che il [riscaldamento globale] sia un problema significa dare per scontato che lo stato odierno del clima della Terra sia quello ottimale, il clima migliore che potremmo avere o abbiamo mai avuto e che dobbiamo adottare misure per assicurarci che non cambi. Vorrei domandare a chi deve essere accordato il privilegio di decidere che questo particolare clima è il migliore per tutti gli altri esseri umani. Penso che sia una posizione piuttosto arrogante.

Michael Griffin, direttore della NASA ed ex capo del Dipartimento spaziale al Laboratorio di Fisica Applicata della Johns Hopkins University

A seconda del periodo geologico terrestre che uno sceglie, il clima sarà in fase di riscaldamento o di raffreddamento. Scegliere se la terra si sta riscaldando o raffreddando è semplicemente una questione di decidere quale intervallo si prende in considerazione

Lee C. Gerhard, ex IPCC, direttore della Kansas, Geological Society, docente emerito della University of Kansas

Mi sono dimesso dalla posizione di climatologo dello stato della Virginia perché mi è stato detto che non potevo parlare in pubblico di questioni relative alla mia area di competenza, il riscaldamento globale, in qualità di climatologo di stato…Era impossibile conservare la mia libertà accademica con questo tipo di restrizioni della libertà d’espressione

Patrick J. Michaels, climatologo alla University of Virginia

Siamo già entrati in una fase di raffreddamento che credo continuerà almeno per i prossimi 15 anni. Non vi è alcun dubbio che il riscaldamento degli anni 1980 e 1990 si è arrestato.

Anastasios Tsonis, climatologo, University of Wisconsin, settembre 2013

Come molti altri, ero personalmente certo che la CO2 fosse responsabile del riscaldamento globale. Ma dopo aver esaminato attentamente le prove, mi sono reso conto che le cose sono molto più complicate della storia che ci hanno rifilato molti climatologi o di quelle rigurgitate dai media… L’attività solare può spiegare gran parte del riscaldamento globale del ventesimo secolo

Nir Shaviv, astrofisico e climatologo, Hebrew University of Jerusalem, 2007

Si dovrebbe spostare l’attenzione della ricerca sul clima dall’anidride carbonica alla natura e alle variazioni naturali, legate all’attività solare e ad altre cause naturali. È più probabile che sia lì che troveremo la causa principale per il presente (e futuro) cambiamento climatico.

Ole Humlum, geoscienziato, University of Oslo, 2012

Dopo una disperata ricerca bibliografica durata quattro anni e che ha coinvolto ben 30 laureati in ingegneria e scienze, dobbiamo ancora incontrare un articolo scientifico che dimostri un nesso causale quantitativo tra l’aumento di anidride carbonica e quello della temperatura globale.

Michael J. Economides, chimico e ingegnere biomolecolare, University of Houston, 2009

Il caldo dei nostri giorni non è significativamente maggiore rispetto al periodo caldo medievale o a quello romano. Perciò com’è che pensiamo di sapere che il caldo di oggi è causato dall’uomo, mentre quello degli ultimi due periodi caldi non poteva essere stato causato dai nostri antenati?

Roy W. Spencer, ex climatologo della NASA e responsabile del Global Hydrology and Climate Center of the National Space Science and Technology Center ad Huntsville, Alabama Luglio 2013

Speriamo che il riscaldamento globale prodotto dall’uomo verrà riconosciuto per la bufala che è

Dirck T. Hartmann, fisico, NASA Apollo Space Program

Il Sole sembra essere il principale fattore nel cambiamento climatico globale

Eigil Friis-Christensen, fisico, direttore del Danish National Space Centre, affiliato alla NASA e all’Agenzia Spaziale Europea

L’anidride carbonica non è responsabile del riscaldamento del clima globale negli ultimi 150 anni. Per oltre il 90 per cento il mutamento dipende da cambiamenti nel rapporto Terra-Sole collegate alle fluttuazioni climatiche. Esaminando la storia del clima del nostro pianeta, è chiaro – e piuttosto rassicurante per quanto riguarda le possibili conseguenze del riscaldamento globale previste dall’IPCC – che ora (più precisamente negli ultimi due, tre milioni di anni) ci troviamo in un periodo di clima molto freddo. Qualsiasi riscaldamento ci darebbe solo il miglior clima a lungo termine degli ultimi 560 milioni anni…Vari studi indicano che le fasi più calde sono generalmente migliori

Klaus P. Heiss, matematico, Princeton University, NASA

Una delle affermazioni più spaventose sul riscaldamento globale che si sente dire in giro, nelle stanze dei bottoni, è che “la scienza ha parlato”. Beh, forse alcuni scienziati lo hanno fatto, ma la presunzione di infallibilità divina è un po’ ardua da digerire

Garth W. Paltridge, scienziato atmosferico e docente emerito all’University of Tasmania

Una cosa è imporre misure drastiche e dure sanzioni economiche quando un problema ambientale è netto e drammatico, ma è sciocco farlo quando il problema è in gran parte ipotetico e non suffragato da osservazioni. Al momento non abbiamo alcuna prova convincente o osservazioni di cambiamenti climatici significativi che chiami in causa qualcosa di diverso da fattori naturali

Frederick Seitz, fisico ed ex presidente della National Academy of Sciences

È molto più facile per uno scienziato sedersi in un edificio climatizzato ed eseguire modelli al computer che indossare abiti invernali e misurare cosa stia realmente accadendo là fuori, nelle paludi e tra le nuvole. Ecco perché gli esperti dei modelli climatici finiscono per credere ai propri modelli

Freeman Dyson, professore emerito di Fisica alla Princeton University

Il vento solare diventa più intenso quando il Sole è attivo. E spazza via dal sistema solare i raggi cosmici come una scopa, con un impatto decisivo sulla formazione di nubi, che raffreddano sia l’atmosfera sia l’intero pianeta

Lev Zeleny, direttore dell’Istituto di Ricerca Spaziale presso l’Accademia Russa delle Scienze

Purtroppo, la scienza climatica è diventata una scienza politica.

Robert Austin, fisico a Princeton

Non c’è più nessun riscaldamento globale

Vincent Courtillot, geofisico, direttore dell’Institut de physique du globe di Paris, luglio 2013

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

Forget warming—beware the new Ice Age,” Canada.com

An Unrepentant Prognosticator—Climatologist George Kukla still believes an ice age is likely,” Gelf Magazine

http://www.sciences360.com/index.php/prepare-for-new-ice-age-now-says-top-paleoclimatologist-5899/

Un’ulteriore lista
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/06/esperti-di-climatologia-che-contestano-la-versione-ufficiale-del-riscaldamento-globale/

Non sarà il fuoco, ma il ghiaccio (Fimbulvetr), il nostro principale problema nel ventunesimo secolo (e oltre)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/11/21/bignamino-del-mutamento-climatico/

La Scozia, l’Euregio e la Dichiarazione di Autonomia delle Terre Alte

A cura di Stefano Fait

Web Caffè Bookique [Facebook]

SCOZIA “SOVRANA”

28.11.13: Steve Bell on Alex Salmond and Scottish independence

Il genio indipendentista scozzese di Alex Salmond: vogliamo l’indipendenza dall’Inghilterra, però ci teniamo:

Come se la crisi dell’eurozona non ci fosse mai stata e come se uno potesse avere la botte piena e la moglie ubriaca.

La vogliamo chiamare con il suo nome: demagogia?

Gli scozzesi non sembrano essere disposti a bersela. I sondaggi dicono che gli inglesi sono poco più contrari all’indipendenza scozzese degli stessi scozzesi (!).

In Scozia, tra chi è determinato ad andare a votare al referendum, il 28% (25% in Inghliterra) è pro-indipendenza, il 50% (53% in Inghilterra) è contrario e il 22% non ha ancora deciso.

http://www.scotsman.com/news/politics/top-stories/scottish-independence-support-at-25-per-cent-poll-1-3138404

http://ukpollingreport.co.uk/scottish-independence-referendum

Stando ai sondaggi dei nazionalisti scozzesi i favorevoli erano quasi un terzo. Se ne dovrebbe dedurre che i dati precedenti erano falsi, oppure che la massiccia campagna propagandistica del governo scozzese è controproducente.

Non è difficile capire come mai l’indipendentismo scozzese sia uno dei movimenti separatisti più innocui e pacifici della storia del mondo e come mai la leadership nazionalista chieda ai cittadini britannici dai quali intende separarsi di operare responsabilmente per la tutela dell’economia, difesa, cittadinanza e benessere della nuova mini-nazione, che ambisce a essere più ricca della nazione-madre (e perché dovrebbero farlo? Per carità cristiana?).

La verità è che la Scozia non godrebbe di alcuna sovranità reale.

I nazionalisti scozzesi, pur di vincere, hanno gonfiato il debito scozzese a dismisura (+1600 sterline pro capite in 6 anni di governo nazionalista; 30 milioni di sterline di debito in più al giorno).

L’estrazione di petrolio è in calo del 6% all’anno.

L’unica politica economica resa nota prevede la trasformazione della Scozia nell’ennesimo paradiso fiscale di lingua inglese, in concorrenza con l’Irlanda (= guerra fiscale con tutti gli altri paradisi fiscali, a vantaggio delle multinazionali).

La Scozia ha il più elevato costo dell’energia in Europa, per via dei sussidi alle rinnovabili.

Non è difficile immaginare che qualsiasi piccola impresa che dipenda dal mercato britannico non sarebbe favorevole a un voto che farebbe diventare estero il 92% del suo mercato

EUREGIO TRENTINO-TIROLESE

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Vittorino Rodaro che, a differenza di Alex Salmond, non prende in giro la gente, invoca sul Trentino “una visione comune condivisa del futuro di questi tre territori e della volontà politica di tradurla in scelte concrete di governo”. Alcuni esempi:

Sanità: nel mentre a Trento si discute di NOT-Nuovo Ospedale di Trento, di Scuola Superiore di Medicina, di protonterapia, la strategia collaborativa in materia di sanità tra Trento Bolzano e Innsbruck è ancora avvolta in una fitta nebbia. Si tratta di scambiare e valorizzare assieme buone pratiche, favorire lo scambio di personale per attività di formazione, creare banche dati per una più efficace assistenza ai pazienti, condividere i servizi di eccellenza per determinate patologie, eliminando inutili duplicazioni anche ai fini di un più efficace utilizzo delle risorse. Alla luce di questa strategia di sistema, è ancora sensato costruire un nuovo ospedale dopo la recente ristrutturazione del S. Chiara e istituire una Scuola di medicina?

Trasporti: è troppo pensare ad una politica comune del trasporto pubblico nelle tre aree, ipotizzando tessere cumulative comuni, con la possibilità di passare dai mezzi pubblici su gomma ai mezzi pubblici su rotaia? Trento avrebbe già la possibilità di ‘copiare’ il sistema degli abbonamenti adottato da Bolzano, secondo le diverse tipologie di utenti, meno farraginoso e più conveniente per gli utilizzatori. Perché non immaginare e lavorare per abbonamenti comuni utilizzabili nei tre territori anche per finalità turistiche lungo tutto l’arco dell’anno? Ciò, oltre a rappresentare un convincente incentivo all’uso del mezzo pubblico, avrebbe un impatto positivo anche sull’ambiente.

Ambiente: la fragilità del nostro ambiente alpino è risaputa. Mi chiedo se non sia possibile fare qualcosa di più per favorire e rilanciare l’intermodalità da e verso il Tirolo, oggi fortemente penalizzata dalla crisi. Mi chiedo anche se non sia possibile immaginare una qualche modalità di gestione comune dei rifiuti per la produzione, ad esempio, di biogas da rifiuti organici. In Europa ci sono tanti esempi che potrebbero essere valutati ed, eventualmente, copiati. Così pure per la produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.

Ricerca: le performances di Trento in questo settore sono note ed apprezzate a livello nazionale ed internazionale. Sono convinto che se si avviassero collaborazioni permanenti fra i diversi soggetti della ricerca nei territori dell’Euregio ne risulterebbe un polo della ricerca a livello europeo con maggiori capacità operative e maggiori chances di competere a livello internazionale. Le ricadute sull’economia dei tre territori sarebbero sicuramente rimarchevoli.

PER UNA DICHIARAZIONE DI AUTONOMIA DELLE TERRE ALTE

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Erika Giovanna Klien (n. Borgo Valsugana),  Tauchender Vogel – 1939

Non di indipendenza, bisognerebbe parlare, ma di autonomia e interdipendenza, ossia di unità nella diversità, cioè a dire di federalismo.

Per una Dichiarazione di Autonomia delle Terre Alte [ISSUU]

Per una Dichiarazione di Autonomia delle Terre Alte [SCRIBD]

Bignamino del mutamento climatico

A cura di Stefano Fait

Web Caffè Bookique [Facebook]

Il succo del discorso, senza tanti grafici, immagini, citazioni e orpelli vari, può essere scaricato e letto più comodamente su ISSUU

1454747_554895331252041_1436649716_nSaint-Étienne (Lione), 21 novembre 2013 – 550 m s.l.m.

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C’è poco da fare: si va verso il freddo. E guardate che oscillazioni pazzesche man mano che ci si avvicina al presente! Geomagnetismo?

Ci possono essere inverni molto innevati, come quello di tre anni fa, ma sono eccezioni.

Luca Mercalli, 2011

È scientificamente provato che alla fine di questo secolo resterà circa un 10% dell’area glaciale presente oggi.

Luca Mercalli, 2012

Secondo alcune simulazioni, le Alpi, sotto i 3.800 metri, potrebbero essere prive di ghiacciai in una quarantina d’anni. Il problema non è meno grave di quello che si pensava, lo è di più, e chi sostiene il contrario lo fa sulla base di informazioni prive di fondamento scientifico pilotate ad arte, magari da società operative nel petrolio o nel carbone.

Luca Mercalli, 2013

Le precipitazioni sulle Alpi saranno in forma di pioggia per via delle temperatura più elevate e quindi la copertura nevosa sarà minore. L’industria del turismo invernale non è condannata, ma se fossi in quel ramo mi preoccuperei di alzare la quota a cui si costruiscono nuovi impianti, perché il riscaldamento globale avrà conseguenze anche per l’innevamento artificiale.

Filippo Giorgi, IPCC, 2008 (mia intervista sul Trentino)

Potete verificare da voi stessi com’è andata, invece, dal 2011 in poi
http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/neve/calendario.aspx?id=216

E la salute dei ghiacciai:

http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/ghiacciai/Tabellina%20rilievi%20primaverili%202011.pdf
http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/ghiacciai/Tabellina%20rilievi%20primaverili%202012.pdf
http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/ghiacciai/Tabellina%20rilievi%20primaverili%202013.pdf

expectedMessi alle strette, i serristi ora dichiarano che erano ben consci del fatto che ci sarebbe stata una “pausa” nell’innalzamento delle temperature. Vediamo cosa s’inventeranno se/quando le temperature caleranno (es. “La coda della cometa ISON ha temporaneamente raffreddato la Terra!”)

Energy_change_in_ocean_versus_Come l’IPCC ripartisce il riscaldamento rilevato: oltre il 90% del calore “in eccesso” riscalda gli oceani. Non sa spiegare come mai le emissioni umane (4-5% di tutta la CO2 prodotta dal pianeta) abbiano un effetto così insignificante in superficie (temperature stabilizzate/in pausa da 17 anni) e così catastrofico in profondità (il buon senso suggerirebbe che il vulcanismo sottomarino – 80% del totale – scalda gli oceani, visto che il calore sale e non scende)

Newsweek-1975http://www.climatemonitor.it/?p=34262#more-34262

the-big-freezeLa differenza rispetto agli allarmismi glacialisti degli anni Settanta è che ora il sole si sta ibernando: “Direi che [questo ciclo solare] è il più debole degli ultimi 200 anni“, spiega David Hathaway, direttore del gruppo di ricerca di fisica solare del NASA Marshall Space Flight Center di Huntsville, Alabama.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/03/i-media-globali-e-il-terrorismo-climatico-1895-2013/

Winter_N_Hemisphere_Snow_Extent_1967-2013global_freezing_by_anthony_gImage2younger_dryas_to_present_time_lineRiscaldamento globale = bene – raffreddamento globale =male (per le piante ma anche per noi che ce ne cibiamo).
http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2013/11/younger_dryas_to_present_time_line.pdf

L’uscita dal Dryas recente ha registrato, nel giro di 55 anni, un aumento di ben 7 gradi (rispetto a meno di un grado di riscaldamento globale negli ultimi 163 anni) e un aumento del livello degli oceani di 120 metri (rispetto agli 11,1 millimetri dei nostri giorni e gli ulteriori 32 cm previsti in futuro dall’IPCC, nello scenario peggiore).

Il riscaldamento globale provocato dall’uomo passerà alla storia come il più gigantesco abbaglio scientifico della storia, attribuibile a:
- eccessi di certi ecologismi guidati unicamente da pulsioni emotive ed anti-empiriche;
- stadio infantile della climatologia, una disciplina ancora in fasce che riceverà un salutare scrollone;
- interessi di certe lobby fintamente ravvedute e improvvisamente “ecologiste” interessate soprattutto a imporre artificiose penurie per generare utili colossali  (BP, Shell, Exxon, Chevron e Total non hanno mai generato profitti così ingenti);
- pigrizia mentale, mancanza di coraggio morale e intellettuale e tendenza umana al conformismo:

Quello che io vedo bianco, lo credo nero se lo stabilisce la Chiesa gerarchica.

Ignazio di Loyola, “Esercizi spirituali”

La parola chiave, per codesta facoltà, è nerobianco. Come molte altre in neolingua, anche questa ha due significati contrari. Riferita a un oppositore, definisce, appunto, l’abito di pretendere impunemente che il nero sia bianco o viceversa, in aperta contraddizione con i fatti. Riferita invece a un membro del Partito, sta ad esprimere la volenterosa lealtà di dire che il bianco è in realtà nero tutte le volte che lo richieda la disciplina di Partito. Ma esprime anche la particolare abilità che consiste nel credere che il nero sia bianco o meglio addirittura di sapere che il nero è bianco, e di dimenticare d’aver mai creduto il contrario. Ciò richiede una continua trasformazione e alterazione del passato, resa possibile mediante il sistema filosofico che in realtà comprende tutti gli altri, e che è conosciute in neolingua come bispensiero.

Gorge Orwell, 1984, Parte II, Capitolo IX – “La teoria e la pratica del collettivismo oligarchico” di Emmanuel Goldstein

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più le temperature si stabilizzano (v. sotto), più aumenta la certezza che l’uomo sia la causa del cambiamento climatico = ideologia

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Rosenthal et al con il loro lavoro percorrono la via maestra indicataci anni orsono da Roger Pielke Sr (2003) e  da Nir Shaviv (2008) e cioè quella di utilizzare il contenuto energetico dell’oceano e non la temperatura di superficie del pianeta come indicatore dello stato energetico e dunque come tracciante del riscaldamento globale. Elemento centrale del loro lavoro è costituito dal fatto che, dopo il  Grande Optimum Postglaciale, il pianeta è andato incontro ad un progressivo raffreddamento, interrottosi solo temporaneamente in occasione degli optimum secondari (miceneo, romano, medioevale) nonché in occasione delle fase di “riscaldamento” attuale.

Luigi Mariani

http://www.climatemonitor.it/?p=34191#more-34191

NOAA CPC EquatorialAverageSeaTempUpper300m 160E-80W Since1979 With37monthRunningAverage

NOAA CPC EquatorialAverageSeaTempUpper300m 180W-100W Since1979 With37monthRunningAverageNODC NorthAtlanticOceanicHeatContent0-700mSince1955 With37monthRunningAverage

“No best estimate for equilibrium climate sensitivity can now be given because of a lack of agreement on values across assessed lines of evidence and studies” (IPCC AR5);

“Generally low confidence that there have been discernable changes over the observed record on lack of trends in extremes, exceptions are trends seen in temperature extremes and regional precipitation (but not floods)” (IPCC AR5);

“Unlike in AR4, it is assessed here…there is low confidence of regional changes in the intensity of extreme extratropical cyclones” (IPCC AR5);

“low confidence that any reported long term increases in tropical cyclone activity are robust” (IPCC AR5);

“current datasets indicate no significant observed trends in global tropical cyclone frequency” (IPCC AR5);

“The current assessment does not support the AR4 conclusions regarding global increasing trends in droughts” (IPCC AR5);

“low confidence regarding the sign of trend in the magnitude and/or frequency of floods on a global scale” – “there is currently no clear and widespread evidence for observed changes in flooding” (IPCC AR5);

“no long-term acceleration of sea level has been identified using 20th-century data alone” (IPCC 2007);

“It is likely that GMSL (Global Mean Sea Level) rose between 1920 and 1950 at a rate comparable to that observed between 1993 and 2010” (IPCC AR5);

“Climate change has done more good than harm so far and is likely to continue doing so for most of this century. This is not some barmy, right-wing fantasy; it is the consensus of expert opinion. Yet almost nobody seems to know this” (The Spectator, 19 October 2013);

“A repeat of the Dalton solar minimum which occurred in the early 1800s, which also had its fair share of cold winters and poor summers, is, according to him, ‘more likely than not’ to happen” (“Real risk of a Maunder minimum ‘Little Ice Age’ says leading scientist”, BBC, 28 October 2013)

CLIMATEGATE

Climategate1

“Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature in tutta la troposfera tropicale a meno che non si accetti un singolo studio e si ignorino tutti gli altri. Questo è davvero pericoloso”

“Penso anch’io che la scienza sia manipolata a fini politici, il che potrebbe rivelarsi non particolarmente astuto nel lungo termine”

“sembra che poche persone impongano il loro punto di vista e, indipendentemente dai risultati del dibattito, prendano le grandi decisioni, all’ultimo momento, a nome di tutti”.

“Ci sono state diverse presentazioni ingannevoli dei risultati dei modelli da parte di certi autori e dell’IPCC”

“Il trucco potrebbe essere quello di stabilire quale sia il messaggio centrale e poi usarlo per decidere cosa includere e cosa escludere”

“Bisogna convincere i lettori che c’è stato un effettivo incremento della conoscenza, maggiore evidenza empirica. Qual è?”

“È vitale che nell’IPCC si introducano solo persone che conosciamo e di cui ci fidiamo”

“Ho notato che la questione del raffreddamento globale è diventata un problema di relazioni pubbliche con i media”

“Sono d’accordo che sia meglio usare l’espressione cambiamento climatico rispetto a riscaldamento globale”

“E se vien fuori che il cambiamento climatico è principalmente una fluttuazione naturale su base multi-decennale? Probabilmente ci uccideranno”

“Mi pare che se diamo maggior peso all’irradiazione solare nei modelli, allora gran parte del riscaldamento del diciannovesimo e ventesimo secolo sarebbe spiegato unicamente dal sole”.

“C’è un piccolo problema con il regresso dei ghiacciai tropicali. Sono diminuiti di molti negli ultimi 20 anni, eppure i dati indicano che le temperature non sono cresciute a questi livelli”.

“All’Università dell’East Anglia [importante centro di ricerca climatica legato all’IPCC] non ci dovrebbe essere qualcuno con un diverso punto di vista [sul tema: “le recenti estreme condizioni meteo sono dovute al riscaldamento globale”] – o per lo meno non un climatologo”.

“Non sono persuaso che valga la pena di cercare la verità se ciò danneggia le relazioni personali”.

“Phil, grazie per il tuo contributo – ti garantisco che non laveremo i panni sporchi in pubblico”.

“penso che il riscaldamento dovuto all’urbanizzazione dovrebbe essere più ridotto, ma non riesco a trovare un modo convincente di dirlo”.

“Abbiamo scoperto che l’effetto dell’urbanizzazione è piuttosto considerevole nelle aree che abbiamo analizzato…sfortunatamente i nostri commenti in materia sono stati rifiutati dall’IPCC”.

“Ci sono dei coglioni puntigliosi che hanno criticato i dati di Jones et al.: non li vogliamo qui in giro”.

“Il coglione a cui ti riferisci si chiama Gooderich e ha scoperto il riscaldamento urbano in tutte le aree californiane”.

“Abbiamo fatto ogni possibile sforzo statistico per usare dati che non tengano conto dell’effetto di urbanizzazione”

“Quel che Zwiers ha fatto porta ad una conclusione diversa rispetto a Caspar e Gene! Possiamo salvarci stando attenti alle parole che usiamo”

“Sono sicuro che anche tu sei d’accordo che l’articolo Mann/Jones era veramente patetico e non sarebbe mai dovuto essere pubblicato. Non voglio essere associato con quella “ricostruzione” di 2000 anni”

“Perché come si può criticare Crowley per aver espunto 40 anni di dati nel mezzo della sua calibrazione, quando noi stessi abbiamo tolto tutti i dati post-1960…”

“Non prendiamo abbastanza seriamente la responsabilità divina di prenderci cura della Terra…Si stima che 500 milioni di persone vedranno “L’Alba del giorno dopo”. Dobbiamo pregare che colgano il messaggio”.

“Il mio lavoro di direttore del centro nazionale di ricerca sul cambiamento climatico, un lavoro che mi richiede di tradurre in termini di ricerca ed azione la mia fede cristiana a proposito della cura (stewardship) del pianeta di Dio”.

“È inconcepibile che i politici siano disposti a prendere decisioni che costeranno miliardi e miliardi per potersi adattare ai cambiamenti climatici regionali sulla base di modelli che non sanno neppure descrivere e simulare i processi che strutturano la variabilità climatica”.

“Ho gettato la spugna con Judith Curry già da un po’. Non so cosa stia pensando di fare, ma non sta aiutando la causa”.

“Una maniera per tutelarvi potrebbe essere quella di cancellare tutte le email ala fine del processo”.

“Ogni lavoro che abbiamo fatto nel passato grazie alle borse di ricerca che otteniamo dev’essere tenuto nascosto. Ne ho discusso in passato con il principale finanziatore (il dipartimento per l’energia degli Stati Uniti) e sono ben lieti di non pubblicare i dati originali della stazione di rilevamento”.
*****
Altre traduzioni:

<1939> Thorne/MetO: Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature lungo la troposfera tropicale [il problema dell'hot spot troposferico], a meno che non si prendano in considerazione un singolo studio e un singolo approccio, trascurandone un mucchio di altri. Questo è davvero pericoloso. Dobbiamo comunicare l’incertezza ed essere onesti. Phil [Jones?], magari potremmo trovare il tempo di discuterne ulteriormente se necessario [...]

<3066> Thorne: Penso anche che la scienza sia stata manipolata a fini politici, cosa che potrebbe rivelarsi non troppo intelligente a lungo andare.

Wils: Che si fa se il climate change si rivela essere essenzialmente una oscillazione multidecadale? Probabilmente ci uccideranno [...]

<1485> Mann: La cosa importante è essere sicuri che stiano perdendo la battaglia delle pubbliche relazioni. Questo è lo scopo del sito [Real Climate].

<5111> Pollack: Ma sarà molto difficile far scomparire il Periodo Caldo Medioevale dalla Groenlandia.

<1790> Lorenzoni: Concordo con l’importanza degli eventi estremi come focus per l’opinione pubblica e governativa [...] ‘il climate change’ deve essere presente nella vita di tutti i giorni della gente. Deve essere loro ricordato che è un fenomeno che accade e si evolve in continuazione.

<2428> Ashton/co2.org: Avendone stabilito l’urgenza, la sfida politica è ora di trasfromarla da un argomento che riguarda i costi dei tagli alle emissioni – cattiva politica – a uno concernente il valore di un clima stabile – politica molto migliore [...] la cosa migliore da fare è raccontare la storia delle brusche variazioni in modo più vivido possibile.

<2267> Wilson: Sebbene sia d’accordo che i gas serra siano stati importanti nel 19° e 20° secolo (specialmente dal 1970), se ilpeso del forcing solare fosse stato maggiore nei modelli, certamente avrebbe diminuito la significatività dei gas serra. [...] Mi sembra che assegnando un peso maggiore alla radiazione solare nei modelli, la maggior parte del riscaldamento del 19° e 20° secolo può essere spiegato dal Sole.

Originali in inglese

<3066> Thorne: I also think the science is being manipulated to put a political spin on it which for all our sakes might not be too clever in the long run.

<2884> Wigley: Mike, The Figure you sent is very deceptive [...] there have been a number of dishonest presentations of model results by individual authors and by IPCC [...]

<2009> Briffa: I find myself in the strange position of being very skeptical of the quality of all present reconstructions, yet sounding like a pro greenhouse zealot here!

<2775> Jones: I too don’t see why the schemes should be symmetrical. The temperature ones certainly will not as we’re choosing the periods to show warming.

<1485> Mann: the important thing is to make sure they’re loosing the PR battle. That’s what the site [Real Climate] is about.

<5111> Pollack: But it will be very difficult to make the MWP go away in Greenland.

<1788> Jones: There shouldn’t be someone else at UEA with different views [from "recent extreme weather is due to global warming"] – at least not a climatologist.

<4693> Crowley: I am not convinced that the “truth” is always worth reaching if it is at the cost of damaged personal relationships

<0953> Jones: This will reduce the 1940-1970 cooling in NH temps. Explaining the cooling with sulphates won’t be quite as necessary.

<4944> Haimberger:It is interesting to see the lower tropospheric warming minimum in the tropics in all three plots, which I cannot explain. I believe it is spurious but it is remarkably robust against my adjustment efforts.

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Il nesso tra geomagnetismo, attività solare e mutamento climatico nel Sistema Solare (in inglese)

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CAUSE

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, giugno 2012

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, fisico a Stanford, premio Nobel 1998 –The American Scholar, estate 2010

La maggior parte delle persone cerca prove a sostegno delle proprie credenze, quando sarebbe più saggio formarsi delle convinzioni dopo aver esaminato gli elementi di prova.

Il riscaldamento planetario è stato osservato anche su Marte, Giove, Plutone e sulla più grande luna di Nettuno, Tritone, per decenni, dopo il picco del “Grande Massimo Solare” e là non ci sono esseri umani. Per di più Plutone si sta allontanando dal Sole, lungo la sua orbita, e quindi si sarebbe dovuto raffreddare, ma invece si sta riscaldando.

Questo è uno degli eventi indizi che ci dovrebbero far capire che il cambiamento climatico sulla Terra è dovuto principalmente alle variazioni dell’attività solare e al contesto interstellare (oltre che alla temporanea “uscita” dalla Piccola Era Glaciale).

Ora il Sole sta passando dal suo Grande Massimo al suo Grande Minimo. La Terra continua a riscaldarsi anche dopo la fine di un Grande Massimo, per via dell’inerzia degli oceani. Le oscillazioni sono quindi ritardate, non c’è una risposta immediata, dopo un picco.

All’orizzonte si intravede già il ciclico raffreddamento globale.

Il riscaldamento globale ha fatto in modo che una quantità maggiore di CO2 fosse rilasciata dagli oceani. Ora gli oceani sono in via di raffreddamento e quindi anche l’aumento di anidride carbonica, dopo quello delle temperature, raggiungerà il suo plateau, per poi declinare.

L’unica cosa buona di tutto questo è che, a parte i miliardi buttati via in finte soluzioni, l’umanità ha cominciato a ri-orientarsi in senso ecologista (es. quando ha bandito i CFCil buco nell’ozono si sta restringendo -, non certo quando ha demonizzato la povera anidride carbonica che è una benedizione per la vita sul pianeta).
Non è cosa da poco e ci tornerà molto utile nel corso di questo secolo.

http://digilander.libero.it/MeteomondoForli/pagine/pagine_secondarie/meteo_mondo/11.htm

IBERNAZIONE SOLARE

La pressione media del vento solare è scesa di oltre il 20% dalla metà degli anni 1990. Questo è il valore più basso da quando abbiamo iniziato a monitorare il vento solare quasi 50 anni fa

Dave McComas del Southwest Research Institute di San Antonio, Texas 2008

Il comunicato stampa della NASA del 23 settembre 2008 prosegue: “Il vento solare è del 13% più freddo e del 20% meno denso”.

“Quello che stiamo vedendo è una tendenza a lungo termine, una diminuzione costante della pressione che ha avuto inizio verso la metà degli anni 1990”, spiega Arik Posner, scienziato dell’Ulysses Program della NASA.

“Il vento solare non gonfia più l’eliosfera come una volta”, spiega McComas. “Ciò significa meno schermatura contro i raggi cosmici”. Oltre all’indebolimento del vento solare, “Ulisse ha scoperto anche che il campo magnetico del sole si è indebolito di oltre il 30% a partire dalla metà degli anni 1990″, afferma Posner. “Questo riduce ulteriormente la schermatura naturale”…”Ci sono studi ancora dibattuti che collegano i flussi di raggi cosmici alla nuvolosità e ai cambiamenti climatici sulla Terra. Tale nesso potrà essere dimostrato negli anni a venire”.

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/23sep_solarwind/

Dal 2000 in poi l’attività solare ha cominciato il suo ciclico declino (ibernazione). Salvo sorprese dovrebbe durare almeno fino al 2030 (con il 2031 come minimo più basso).

Una ricerca dell’Osservatorio Nazionale Solare di Tucson, Arizona, prevede che nel 2015 spariranno del tutto le macchie solari, indipendentemente dai ben noti cicli della nostra stella. Questo fatto potrebbe avere un’importante ripercussione sulla temperatura del globo.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Macchiesolariaddio.htm

La fase di debole o nulla attività solare potrebbe comunque durare anche fino al 2100.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jgra.50210/abstract

Nel 2006 l’astrofisico NASA (scienziato solare al Marshall Institute della NASA) David Hathaway: il Ciclo Solare 25, che avrà il suo picco intorno al 2022, potrebbe essere uno dei più deboli degli ultimi secoli”.

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/10may_longrange/

http://www.astronomynow.com/news/n1106/15solar/

“Matthew Penn, del National Solar Observatory, sostiene che il ciclo delle macchie solari potrebbe scomparire del tutto nei prossimi 10 anni. Che cosa significherebbe per i prossimi inverni? Studi condotti da diversi scienziati mostrano che la bassa attività solare può effettivamente essere collegata a inverni rigidi negli Stati Uniti e nell’Europa settentrionale”.

http://www.abc2news.com/dpp/weather/weather_blogs/historic-low-sun-activity-to-impact-winter-temperatures

Durante i minimi solari il mondo si raffredda e i ghiacci si espandono. Se sarà un minimo prolungato potrebbe innesare una glaciazione (le estati non saranno abbastanza lunghe da sciogliere le nevi accumulate durante inverni più estesi, rigidi e nevosi della norma).

Se invece il ciclo solare 25 sarà in robusta ripresa (improbabile, secondo una maggioranza di astrofisici), allora le temperature potrebbero ricominciare a salire dopo una decina di anni circa (inerzia termica).

Con un altro ciclo come quello attuale (numero 24), la tendenza sarà quella di un lento raffreddamento per almeno una generazione.

Con un ciclo più debole di quello attuale, con numero di macchie solari prossimo allo zero, il raffreddamento sarà intenso e più rapido, con possibilità di glaciazione.

VULCANISMO

I periodi di profondo minimo solare sono associati all’intensificazione delle attività vulcaniche, che contribuiscono a schermare il Sole.

Cerchiamo di ritornare sul tema dell’effetto del magnetismo solare sulla dinamica terrestre, in particolare sul vulcanismo, e per questo motivo citerò proprio un lavoro scientifico del 1989 di un ricercatore statunitense dell’Institute for Space Studies della  NASA che si trova a New York al Goddard Space Flight Center.

Il suo nome è Richard B. Stothers ed ha preso in considerazione i dati storici delle grandi eruzioni vulcaniche tra il 1500 e il 1980.

Con un’accurata analisi retrospettiva, molto dettagliata, di dati storici ha scoperto due periodicità statisticamente significative nell’andamento delle eruzioni vulcaniche correlabili rispettivamente sia al ciclo solare di 11 anni, sia al più lungo ciclo solare di 80 anni, detto di Wolf-Gleissberg.

In queste periodicità di particolare attività vulcanica ha osservato che vi era una notevole corrispondenza tra aumento dell’attività vulcanica e minimi solari, mentre vi era una cospicua riduzione dell’attività vulcanica durante i massimi solari.

[…]

A parere dell’autore di questo studio (ma eravamo nel 1989) i flares solari presenti nei massimi solari possono cambiare i modelli di circolazione atmosferica, influenzando anche i movimenti di rotazione terrestre. Questa scossa nella dinamica dei movimenti della crosta terrestre, secondo lui, è in grado di provocare dei micro terremoti che limitano il vulcanismo perché diminuiscono la pressione sulle faglie.

[…]

innesterei anche le ricerche di Caspar M. Ammann sull’ulteriore ruolo nei cambiamenti climatici determinatisi durante il Minimo di Maunder,  in conseguenza dell’aumento del vulcanismo esplosivo.

Nel suo studio egli ricombina i risultati ottenuti dai carotaggi nei ghiacci con i dati dell’irraggiamento solare dell’epoca e propone una nuova rilettura dei dati noti.

Secondo questo autore l’abbassamento della temperatura durante il Minimo di Maunder non sarebbe stato determinato solamente dalla ridotta attività solare e lo stesso sottolinea che la maggior parte degli autori avrebbero ignorato nei loro studi gli altri importanti fattori che possono aver drammatizzato la variazione climatica.

Tra questi fattori Amman pone la responsabilità dell’aumentato vulcanismo nel determinare, nel perdurante periodo di freddo, dei picchi di ulteriore raffreddamento climatico, in particolare nell’ultimo periodo del Minimo di Maunder.

L’emissione di aerosol nell’atmosfera avrebbe infatti oscurato la già scarsa irradiazione solare, provocando un andamento altalenante del raffreddamento climatico nell’Emisfero Nord in senso peggiorativo e quindi determinando di conseguenza ulteriori repentini raffreddamenti climatici.

In conclusione, andando a ragionare su queste ricerche, appare evidente il rapporto esistente tra minimo solare ed aumento delle eruzioni vulcaniche, ma la ragione di questo non ci è ancora nota.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Rapportotraminimosolareederuzionivulcaniche.htm

La causa del crollo delle temperature fu principalmente l’attività solare, ma secondariamente contribuì a peggiorare la situazione l’intenso vulcanismo su scala globale i cui solfati immessi nell’atmosfera contribuirono a riflettere e a rallentare ulteriormente l’attività solare.

“Recenti lavori hanno suggerito che un aumento in vulcanismo era in gran parte responsabile del trend di raffreddamento”

In realtà l’aumento del vulcanismo è stato innescato dal basso numero di macchie solari.

Con questo dovremmo aspettarci in vista di questo nuovo Minimo Solare un’ulteriore accrescersi dell’attività vulcanica che unite all’attività solare influenzeranno a sua volta il clima.

Il periodo del Minimo di Dalton fu contrassegnato da importanti fenomeni eruttivi che posero il loro marchio sul clima già di per sè freddo della Piccola Era Glaciale.

L’eruzione del Tambora non fu l’unica, in quel periodo: nel 1812 esplose con violenza il vulcano Soufrière, nei Caraibi, mentre l’anno prima fu il vulcano Mayon, nelle Filippine, ad entrare in attività. Tutte queste eruzioni vomitarono enormi quantitativi di cenere e polvere nell’atmosfera, producendo un denso “velo” di polvere vulcanica nella stratosfera. Questo velo schermò una discreta parte dei raggi solari negli anni successivi, provocando uno dei periodi dal clima più freddo della (già di per sé fredda) piccola era glaciale.

La polvere restò per molti anni nell’atmosfera diminuendo la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della terra. Il pianeta conobbe un’epoca di estati mancate ed inverni freddissimi, che ebbero come conseguenza scarsissimi raccolti e un impoverimento importante di vaste aree del pianeta. Il 1816, l’anno successivo all’eruzione, fu poi ricordato come l’anno senza estate.

Le inusuali aberrazioni climatiche del 1816 ebbero l’effetto peggiore nell’America del nordest, nelle province canadesi del Maritimes e di Terranova e nel nord dell’Europa. Tipicamente la tarda primavera e l’estate in quelle regioni americane sono sì relativamente instabili, ma mai fredde, con minime che raramente scendono sotto i 5 °C (praticamente mai in Europa).

La neve d’estate su quelle zone del Nord America è estremamente rara sebbene a maggio talvolta sia presente del nevischio.

Nel maggio 1816, invece, il ghiaccio distrusse la maggior parte dei raccolti, e a giugno due grandi tempeste di neve nel Canada orientale e nel New England provocarono molti morti. Quasi trenta centimetri di neve ricoprirono Québec all’inizio di giugno. A luglio ed agosto i laghi e i fiumi ghiacciarono in Pennsylvania e altre tre gelate colpirono il New England che distrussero tutti gli ortaggi tranne quelli poco sensibili al freddo.

Rapide e improvvise variazioni di temperatura erano comuni, così come fu comune l’incremento dei prezzi dei cereali.

Molti storici citano l’anno senza estate come il principale motivo per la “conquista” nell’Ovest americano e il rapido crescere di stanziamenti umani nel Midwest. In generale le popolazioni furono colpite da una grande miseria, i coltivatori furono ridotti in grande difficoltà e molti capi di bestiame morirono. L’eruzione del Tambora fu anche la causa, in Ungheria, della caduta di neve sporca. Qualcosa di simile accadde anche in Italia, che per un anno circa vide cadere della neve rossa, si crede a causa delle ceneri nell’atmosfera.

L’Europa, che stava ancora riprendendosi dalle guerre napoleoniche, soffrì per la mancanza di cibo. Ci furono rivolte per il cibo in Gran Bretagna e in Francia e i magazzini di grano vennero saccheggiati. La violenza fu peggiore in uno stato senza sbocchi sul mare come la Svizzera, il cui governo fu costretto a dichiarare un’emergenza nazionale. Grandi tempeste, piogge anomale e inondazioni dei maggiori fiumi europei (incluso il Reno) sono attribuite all’eruzione, così come la presenza di ghiaccio nell’agosto del 1816.

http://fetonte.blogspot.it/2012/10/lanno-senza-estate-durante-il-minimo-di.html

INERZIA TERMICA (FEEDBACK)

Lentamente, inesorabilmente, la Terra perde più calore di quello che riceve.

Maggiori temperature oceaniche e al suolo causano una maggiore evaporazione, più vapore acqueo e quindi maggiori precipitazioni, anche ai poli, dove i ghiacci tornano ad espandersi. Nuvole più basse riflettono meglio i raggi solari, attenuando l’insolazione e rafforzando il meccanismo di raffreddamento, ossia il feedback negativo del grande termostato naturale che regola il clima terrestre, in un meraviglioso equilibrio dinamico.

Il clima è un sistema inerziale, quindi reagisce con una certa lentezza alle variazioni di attività solare (specialmente per via della presenza di masse oceaniche).

Abdussamatov non ha tenuto conto dell’inerzia termica causata dagli oceani, che ritarda l’impatto dei cambiamenti climatici. Per questo è improbabile che si arrivi a un vero e proprio collasso delle temperature globali prima del 2017.

Per la stessa ragione, se il minimo più basso si verificasse nel 2031, non ci sarebbe alcuna risalita delle temperature fino al 2045.

MINIMO DI DALTON, MINIMO DI MAUNDER, ERA GLACIALE

Ci sono già stati 4 periodi di forte raffreddamento nell’ultimo millennio, distanziati di circa 200 anni: Wolf (XIII secolo), Sporer (XV), Maunder (XVII), Dalton (XIX).

Ma potrebbe anche profilarsi come più estrema, ricalcando l’evento glaciale di 8200 anni fa (con temperature medie che potrebbero diminuire fino a 18-20 gradi rispetto al presente)

http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Effetto-serra-Europa-a-rischio-glaciazione/D6022703.html

“Gli esperti del National Astronomical Observatory del Giappone e della Riken Research Foundation, hanno dichiarato che l’attività delle macchie solari sembra somigliare ad un periodo del XVII secolo noto come Minimo di Maunder, durante il quale le temperature globali erano inferiori di 2.5°C – 3°C rispetto ai valori della seconda metà del XX secolo. In quegli anni gelò sei volte il Tamigi, tanto che sul fiume cominciò la tradizione della ‘fiera del ghiaccio’, con spettacoli, divertimenti e commerci sul fiume gelato. Gli inverni particolarmente rigidi del Belgio furono descritti dai pittori fiamminghi, e da tutto il mondo giunsero testimonianze di anni particolarmente difficili. Il minimo di Maunder rappresenta un periodo di 70 anni caratterizzato da assenza di qualsiasi attività sulla superficie del Sole, ed è ricordato come la parte centrale e più fredda della piccola era glaciale. Lo studio giapponese ha scoperto che l’andamento della corrente dell’attività delle macchie solari è simile ai record di quel periodo”.

http://www.tecnologiaericerca.com/2012/04/23/asimmetria-nei-poli-magnetici-del-sole-minimo-di-maunder-in-arrivo/

Il minimo di attività solare di Maunder (1645-1715) portò inverni estremamente freddi in Europa e Nord America (e con tutta probabilità anche nel resto del mondo) nonché un aumento dell’attività vulcanica.

-7 gradi di raffreddamento in Germania se sarà un Minimo di Maunder (= 2-3 gradi C in meno a livello globale, ossia molto vicino all’innesco di una glaciazione);

-5 nel Nord Italia (es. Helsinki di oggi);

-3 nel Sud Italia (che non è minimamente preparato a quel tipo di clima).

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GLACIAZIONE DI LANDSCHEIDT – INTERGLACIALE AL TERMINE

Statisticamente, dovremmo già essere nella fase finale dell’interglaciale.

Theodor Landscheidt (1927 – 2004) è stato il climatologo che ha saputo predire meglio di chiunque altro quel che sarebbe accaduto tra il 2001 e il 2012. Concordo con chi vuole battezzare la prossima glaciazione con il suo nome.

Le ciclicità rilevate in uno studio dendrocronologico cinese sull’altopiano tibetano indicano che le temperaturae globali potrebbero scendere fino ad un minimo intorno al 2068, per poi risalire, fino al 2088. In un diverso studio, sempre cinese, il minimo lo si raggiungerebbe già nel 2035. Entrambe le ricerche condividono la premessa che sia già in corso un raffreddamento globale.

[Fonte : Liu Y, Cai Q F, Song H M, et al. Amplitudes, rates, periodicities and causes of temperature variations in the past 2485 years and future trends over the central-eastern Tibetan Plateau. Chinese Sci Bull, 2011, 56: 2986-2994

http://agbjarn.blog.is/users/fa/agbjarn/files/tibet-2485_years.pdf ]

Il problema è che più si allungano i tempi della risalita, più diventa probabile la prossima fine dell’interglaciale (il periodo caldo in cui viviamo).

Ora siamo in un interglaciale e, statisticamente, la sua fine dovrebbe arrivare tra qualche secolo. Ma chi può dirlo con certezza? Su intervalli di tempo di migliaia di anni, le nostre datazioni hanno margini di errore considerevole.

12000 anni di durata di un periodo interglaciale è solo una media. Non significa che abbiamo ancora 500 anni di margine (oltre al fatto che non è certo che le nostre datazioni siano corrette

http://it.wikipedia.org/wiki/Dryas_recente

Non è da escludere che noi ci si trovi nel punto in cui l’Olocene (caldo), lascerà il posto alla prossima era glaciale.

TRANSIZIONE DA RISCALDAMENTO A RAFFREDDAMENTO

Le transizioni sono rapidissime. Di norma, il cambiamento climatico più a lungo termine si verifica per balzi improvvisi, piuttosto che per cambiamenti incrementali.

http://www.esd.ornl.gov/projects/qen/transit.html

Patterson e il suo gruppo di collaboratori si sono recati in Irlanda ed hanno estratto una carota di fango dal fondale del lago Lough Monreagh….I ricercatori si sono soffermati su un periodo risalente a circa 12800 anni fa, momento in cui l’Emisfero Nord del nostro pianeta affrontava uno sconvolgimento climatico davvero affascinante: lo Younger Dryas (Y-D). Lo Y-D è stato caratterizzato da temperature molto rigide, una vera e propria era glaciale, singolarmente durata circa 1300 anni.

La produttività  biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria.

Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

A partire dal termine dello Y-D, la produttività  di Lough Monreagh ha impiegato ulteriori due secoli per tornare ai livelli iniziali.

Questo ultimo studio ci parla di mutazioni climatiche sconvolgenti nel giro di pochi mesi”.

http://www.climatemonitor.it/?p=5249

In precedenza, la fine dei periodi interglaciali aveva registrato una caduta delle temperature di 4-8 gradi C nel giro di 50-150 anni e un susseguente graduale declino, dovuto probabilmente all’effetto albedo.

“Tanto per avere un’idea del raffreddamento climatico che si ebbe durante il Minimo di Dalton, basti pensare che la stazione meteorologica di Oberlach, in Germania, vide diminuire la sua temperatura media annuale di 2°C in 20 anni”.

http://www.meteogiuliacci.it/attivita-solare-in-difficolta-verso-un-nuovo-minimo-di-dalton_sn_1826.html

Dopo un inverno 2013-2014 preoccupante (specialmente a nord delle Alpi – nel bacino del Mediterraneo l’afflusso d’aria africana potrebbe essere considerevole) e un inverno 2014-2015 ancora più ringhioso, si arriverà alla coppia inverno 2016-2017 e 2017-2018 che sarà devastante per tutto il Nord Europa, con inverni che si aggraveranno in maniera marcatissima fino almeno al 2030 e milioni di profughi climatici.

Poi tutto dipenderà dal Sole e da altre variabili.

Quello che stiamo esperendo in questo momento è la fase iniziale del periodo di raffreddamento globale che ha avuto inizio a ottobre del 2005, si è consolidato nel 2012 e accelererà notevolmente nei prossimi anni, specialmente dopo il 2017. Il lungo inverno del ciclo glaciale potrebbe cominciare con il 2018-2019.

IMPATTO AMBIENTALE

CORRENTE DEL GOLFO

Questo scioglimento [dei ghiacci artici] fa sì che una enorme mole d’acqua fredda e dolce si riversi nel nord Atlantico, andando a disturbare il flusso della corrente del Golfo. Infatti una modifica significativa della salinità dell’acqua e della temperatura potrebbe far saltare il meccanismo della corrente raffreddandola molto prima che raggiunga le coste europee e costringendola a fare ritorno in dietro addirittura a disperderla e annullarla. In tutti e due i casi l’Europa si troverebbe alle prese con un terribile e repentino cambiamento climatico. Un ritorno dei ghiacci interesserebbe tutta la Scandinavia, l’Islanda e parte della Gran Bretagna, l’Oceano sopra il 60° parallelo si trasformerebbe in una immensa distesa si ghiaccio. In conseguenza di ciò aumenterebbe tantissimo l’albedo totale e il fronte polare si abbasserebbe notevolmente, generando un raffreddamento sensibilissimo su tutta l’Europa, Italia inclusa.

http://www.sqtradiometeo.it/images/La%20corrente%20del%20golfo/La%20corrente%20del%20golfo.htm

Questa è la ricostruzione di quel che potrebbe accadere a causa dello scioglimento troppo rapido di ghiacci artici sempre più abbondanti (nevicate generose in inverno > estensione estiva in netta crescita nonostante il potente scioglimento):

Il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani del nord con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale:

http://www.livescience.com/7981-big-freeze-earth-plunge-sudden-ice-age.html

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_Tomorrow_-_L%27alba_del_giorno_dopo

Art Bell e Whitley Streiber, gli autori del libro “The coming global superstorm”, da cui è tratto il film sopracitato, descrivono quel che dovrebbe accadere perché si possa dire che lo scenario di una glaciazione improvvisa (abrupt climate change) si sta effettivamente verificando:

“Diciamo che vivete a Dallas, o Madrid, o Roma. Il primo indizio che la supertempesta sta prendendo forma potrebbe essere delle previsioni del tempo secondo cui una serie di fronti freddi si muovono verso sud dal Mar Artico, uno dopo l’altro. Questo potrebbe accadere in qualsiasi momento dell’anno.

Potrebbe capitare di sentire che luoghi più settentrionali – Toronto, Stoccolma, Pechino – sono stati colpiti da condizioni meteo estremamente dure – piovosità straordinaria in estate, bufere di neve senza precedenti in inverno. Fenomeni che si protraggono per una settimana o più, intensificandosi.

Attraverso le pianure del nord del mondo – le pianure nordamericane, le steppe dell’Asia centrale – si comincerebbero a registrare raffiche di vento che possono superare le 100 miglia all’ora (c. 160 km/h).

Luoghi come Edmonton e Semipalatinsk, poi Minneapolis e Mosca, cesserebbero di comunicare con il mondo esterno. Alaska e Siberia settentrionale sarebbero mute già da molto prima.

Dall’Europa, all’Asia, all’America, intere popolazioni cercherebbero disperatamente di spostarsi verso sud.

Poiché le stesse alterazioni che modificano le correnti del Nord Atlantico influirebbero anche sul movimento delle correnti nel sud del mondo, l’Australia e la Nuova Zelanda sarebbero anch’esse colpite. Lì, l’estate si convertirebbe in inverno, o un inverno normale diventerebbe estremamente freddo. Maremoti devasterebbero le coste meridionali del continente. Tifoni improvvisi investirebbero le Filippine, il Giappone e le isole del Pacifico.

[Se tutto ciò si verificasse], quanto più a nord ci si trova, tanto più estreme saranno le condizioni.

Giorno dopo giorno, le tempeste continueranno, diventando più complesse ed organizzate, più grandi, assumendo forme mai osservate prima.

In tutto l’emisfero settentrionale avranno luogo spostamenti massicci di popolazione. Il caos regnerà e molte, molte persone periranno a causa della supertempesta.

Quando la supertempesta si sarà esaurita, diventerà subito evidente che è stata una catastrofe di proporzioni mozzafiato.

Si salveranno solo Portogallo, Italia meridionale e il sud della Spagna. L’intero Midwest americano si troverà sotto una lastra di ghiaccio che si estende attraverso la Siberia e il nord Europa. Questo ghiaccio rifletterà una grande quantità di luce solare e calore verso lo spazio.

Se la tempesta – come pare possa essere accaduto l’ultima volta – colpirà in estate, il ghiaccio probabilmente si scioglierà.

È possibile che questo sia proprio quel che è successo l’ultima volta e, come vedremo, è stato registrato nei miti di tutto il mondo.

Se la tempesta avrà luogo in autunno o in inverno, allora il ghiaccio potrebbe teoricamente compattarsi così tanto nei mesi successivi e riflettere così tanto calore e luce che l’estate successiva semplicemente non sarà abbastanza calda da farlo sciogliere. L’inverno che seguirà sarà il più freddo della storia.

L’effetto finale e ironico del riscaldamento globale diventerebbe subito chiaro ai superstiti: l’inizio di una nuova era glaciale”.

http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/esp_ciencia_tsunami17a.htm

RAFFREDDAMENTO NEL NORD EUROPA ED EURASIA

Il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso.

Boris Johnson, sindaco di Londra, gennaio 2013

http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/borisjohnson/9814618/Its-snowing-and-it-really-feels-like-the-start-of-a-mini-ice-age.html

Per quanto riguarda l’Europa, ogni raffreddamento continentale è stato preceduto da un raffreddamento delle isole britanniche, con un decennio di anticipo circa.

HadCET

Nel Regno Unito le temperature invernali sono scese, in media, di quasi 1,5 gradi C (notare che il riscaldamento globale ammonta, stando ai valori riportati dall’IPCC, a 0,85 gradi C tra il 1880 e il 2012)

Sull’intero corso dell’anno i dati CET (Central England Temperature) del Met Office britannico: Le temperature annuali complessive mostrano una diminuzione di quasi un grado Celsius negli ultimi 13 anni.”

http://www.meteoweb.eu/2013/09/cambiamenti-climatici-gli-ultimi-dati-sono-inequivocabili-il-pianeta-si-sta-raffreddando/226261/

l’IPCC mette le mani avanti: il clima britannico potrebbe raffreddarsi nei prossimi decenni a causa del rallentamento della Corrente del Golfo [= ogni successivo inverno sarà sempre più traumatizzante per gli anglo-irlandesi e non possono più nasconderlo]
http://www.telegraph.co.uk/earth/environment/climatechange/10337064/IPCC-report-Britain-could-cool-if-Gulf-Stream-slows.html

In Gran Bretagna sembra che il clima si stia trasformando con una velocità impressionante…L’inverno 2009-2010 nel Regno Unito è stato il terzo più freddo da oltre 50 anni, più di quello del 1985, mentre si è rivelato essere in assoluto il più nevoso degli ultimi 30 anni. Poi è venuto dicembre 2010, che è stato il più freddo del secolo, anche se il resto di quella stagione invernale è andato in controtendenza. Periodi invernali importanti non sono certo mancati nemmeno nel 2011/2012 e tanto meno in quest’inverno, che nelle ultime settimane ha visto fasi fredde e nevose di durata piuttosto insolita rispetto al normale clima britannico. Per ritrovare inverni più gelidi di quello 2009-2010, bisogna tornare indietro all’inverno 1978-1979”

http://www.meteogiornale.it/notizia/26242-1-inverni-sempre-piu-rigidi-e-nevosi-regno-unito

I prossimi inverni saranno estremi soprattutto localmente: Nord Europa, Siberia, Cina e Giappone settentrionali, Nord America, versante settentrionale delle Alpi.

L’Europa Centrale ha vissuto ben cinque inverni più freddi rispetto alla norma, un record, e le previsioni per l’inverno alle porte lo qualificano già come il sesto di fila.

In caso di minimo solare prolungato come quello previsto dalla NASA e da altri centri di ricerca è verosimile che avremo un calo di 1,5 C verso i 60 gradi di latitudine (Oslo, Helsinki, Stoccolma, San Pietroburgo, Anchorage), che diventeranno 2,5 C entro al massimo una ventina di anni.

Nel corso dell’ultima glaciazione la Groenlandia era 15 gradi più fredda di adesso. Il Regno Unito 5 gradi più freddo (con ghiacciai nelle aree montuose).

RAFFREDDAMENTO IN ITALIA

È in atto un’inversione di tendenza della temperatura mondiale e questo sarà probabilmente un anno relativamente freddo anche per noi. Recenti nostri fanno pensare che qualcosa di rilevante si stia già manifestando. Per esempio, nel calcolare sulla penisola italiana la temperatura media annua fra il 1997 e il 2012 e la sua relativa linea di tendenza abbiamo notato che quest’ultima tende a scendere”. La temperatura media sull’Italia “ha smesso di salire dalla fine del secolo scorso e da allora, anno dopo anno e in maniera quasi impercettibile, sta scendendo. È in atto un’inversione di tendenza che sarà palpabile anche nello scorrere di questo anno. Con il passar del tempo, farà sempre più freddo”. Perché? “Gli ultimi tre cicli solari, con lunghezza temporale media di 11 anni, si stanno affievolendo: il sole sta perdendo potenza e di conseguenza anche la temperatura della Terra tornerebbe di nuovo a scendere”. Si darebbe così “il via all’inversione di tendenza cui seguirebbe una instabilità planetaria associata non solo a fenomeni iniziali estremi quali forti piogge alternate a periodi poco piovosi, freddo intenso seguito da periodi di caldo, tempeste violente; ma porterebbe la temperatura verso valori via via sempre più bassi, fino a generare decennio dopo decennio un’altra piccola era glaciale, tra il 2035 e il 2045”. Se tutto ciò si avverasse, “si potrebbero ripetere su gran parte dell’Europa temperature abbastanza fredde ed espansione dei ghiacciai di diversi gradi di latitudine più a sud, nell’emisfero nord, rispetto alle posizioni attuali”.

il meteorologo dell’Aeronautica Militare col. Paolo Ernani

http://www.meteoweb.eu/2013/06/meteo-esperto-shock-fara-sempre-piu-freddo-stiamo-andando-verso-una-nuova-era-glaciale/207695/

Una forte riduzione delle radiazioni solari causò un improvviso raffreddamento del clima in Europa circa 2.800 anni fa. Accadde in coincidenza con la fase minima dell’attività del Sole e quando forti venti abbassarono le temperature dell’intero continente.

A sostenerlo è lo studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience e coordinato da Celia Martin-Puertas del Centro Helmholtz di Potsdam, in Germania.

Una conferma dello studio tedesco, almeno riguardo alle temperature più basse, viene dalla lettura di diversi storici dell’antica Roma. Si legge di nevicate abbondanti (anche oltre i 2 metri), del Tevere più volte ghiacciato, e del limite della crescita dell’uva a latitudini poco più a nord di Roma. Solo verso la fine dell’epoca fredda, Roma divenne grande e l’impero si espanse.

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2012/05/07/Sole-minimo-raffreddo-Europa-2-800-anni-fa_6827010.html

GHIACCIAI ALPINI

Ghiacciai svizzeri: rallentamento della contrazione o addirittura espansione

http://www.sonntagonline.ch/ressort/aktuell/3241/

Ci troviamo nel periodo caldo di un’era glaciale…se paragoniamo lo stato attuale dei ghiacciai con le loro dimensioni durante la Piccola Era Glaciale (Peg) ovviamente diciamo: “che disastro!”…ma se gli stessi ghiacciai attuali li paragonassimo con i ghiacciai dell’Optimum climatico medievale o con quello romano…beh ecco ci sembrerebbe di essere in una nuova Peg…così come se paragoniamo i ghiacciai della Peg con i ghiacciai di 5000 anni fa..ecco il confronto risulterebbe disastroso ai danni della Piccola età glaciale…

André Roveyaz, Comitato glaciologico italiano per il Monte bianco
http://daltonsminima.altervista.org/?p=20465&cpage=2#comments

OCEANI E COSTE

Nell’ultimo decennio il livello degli oceani è aumentato di 1,6 mm l’anno. A questa velocità, il terribile metro di aumento di livello si verificherebbe nel 2643, tra 631 anni. Anche se fosse stato confermata la proiezione di una crescita di 3,1 mm all’anno ci sarebbero voluti 300 anni, non gli 88 anni paventati.

In caso di espansione dei ghiacci, il livello comincerebbe a scendere. I terreni agricoli persi per il raffreddamento potrebbero essere riguadagnati lungo le coste, specialmente quelle adriatiche.

MIGRAZIONI ANIMALI

Per migliaia di anni i nostri avi hanno osservato il comportamento degli animali e delle piante, consapevoli del fatto che erano molto più sensibili e reattivi di loro. Adesso ci fidiamo di più delle nostre tecnologie; e sbagliamo, perché ogni macchina è lo specchio della forma mentis di chi l’ha costruita ed è usata con certe aspettative in testa. I modelli climatici si sono dimostrati spettacolarmente errati.

Meglio studiare anatre, scoiattoli, cicogne, rondoni, api…o le capre.

L’anno scorso i sentieri di un parco nazionale nei pressi di Seattle sono stati chiusi per precauzione dopo che diversi gruppi di escursionisti avevano incontrato delle capre bianche di montagna molto aggressive. Queste capre sono state introdotte dall’Alaska a scopi venatorio e ora, a causa dell’eccessivo innevamento delle montagne, si spingono più in basso del consueto.

Nel 2010 c’è scappato il morto:

http://www.csmonitor.com/USA/Latest-News-Wires/2010/1018/Mountain-goat-attack-in-Washington-kills-hiker

2011: lupi ritornano in Moldavia dopo 40 anni di assenza

http://en.ria.ru/Environment/20110119/162204540.html

2011: branco di 400 lupi attaccano cavalli in Russia: costretti a farlo perché le loro prede consuete sono diminuite di numero a causa della scarsità di cibo (inverno troppo rigido e lungo)

2012: stesso problema in Carelia, dove hanno attaccato un uomo

http://rt.com/news/siberian-wolf-pack-400/

Dal 2001 i lupi se la spassano in Germania – la popolazione cresce

http://www.thelocal.de/society/20111028-38505.html

esperti avvertono che prima o poi ci sarà un incidente ed è inutile negarlo: la popolazione va preparata psicologicamente per evitare rappresaglie sui lupi

http://www.thelocal.de/sci-tech/20130301-48267.html

un branco vive a 25 chilometri da Berlino

http://www.thelocal.de/sci-tech/20121119-46255.html

raggiunto il Reno nel 2010, dopo 120 anni di assenza

http://www.thelocal.de/national/20120423-42117.html

governo francese intende educare i lupi (i primi sono stati reintrodotti nel 1992, dall’Italia: ora sono oltre 250) per contenere il numero di attacchi alle pecore, che sono saliti da 2680 (2008) a 5848 (2012) – lo si è fatto con successo anche negli Stati Uniti

http://www.thelocal.fr/20130207/france-plans-to-teach-wolves-a-hard-lesson

“È solo una questione di tempo prima che i lupi si diffondano in tutta la Germania nel loro spostamento verso ovest” spiega il biologo Josef Reichholf dell’Università di Monaco di Baviera. L’accademico tedesco prevede che la ricomparsa di volpi, lupi e alci europee nell’Europa centrale e occidentale sia solo l’inizio di un ritorno della fauna selvatica come non si era vista dal Medio Evo: “aiuteranno a ridurre l’eccessivo numero di ratti, topi e conigli selvatici”; “i lupi sono timidi e non attaccano l’uomo se non sono messi alle strette”

http://www.thehindu.com/sci-tech/energy-and-environment/wolves-on-the-prowl-again-in-western-europe/article267529.ece

2008: minatori russi assaliti e assediati da almeno 30 orsi

http://www.foxnews.com/story/2008/07/24/russian-miners-too-terrified-to-work-after-bears-eat-2-colleagues/

gli orsi delle caverne non si sono estinti per colpa dei cacciatori ma a causa della glaciazione: erano vegetariani e il freddo ha spazzato via le loro fonti di sostentamento

http://www.reuters.com/article/2008/11/26/us-bears-idUSTRE4AP06K20081126

la popolazione mondiale di orsi polari è in consistente aumento

http://www.nationalpost.com/news/story.html?id=1ea8233f-14da-4a44-b839-b71a9e5df868

http://polarbearscience.com/2013/07/15/global-population-of-polar-bears-has-increased-by-2650-5700-since-2001/

http://online.wsj.com/article/SB10001424127887323452204578288343627282034.html

https://www.cfact.org/2013/07/12/canadas-polar-bear-population-booming/

Nello stretto di Davis, tra la Groenlandia e l’Isola di Baffin, la popolazione di orsi polari è cresciuta da 900 esemplari alla fine del 1970 a circa 2.100 oggi. Nel Foxe Basin – una porzione della Baia di Hudson – una popolazione che è stata stimata in 2.300 esemplari nei primi anni 2000 è attualmente pari a 2.570. E in specifiche aree della Baia di Hudson occidentale, la più studiata, il più fotografato gruppo di orsi della Terra sembra essere stato in lento ma costante aumento dal 1970.

http://www.canadiangeographic.ca/magazine/dec12/polar_bears.asp

http://www.ibtimes.com/polar-bear-population-higher-20th-century-something-fishy-about-extinction-fears-821075

Anche nell’emisfero australe le balene sono migrate con un mese d’anticipo, alla ricerca di acque più calde

http://video.milanofinanza.it/classmeteo/focus/Australia–migrazione-balene-anticipata/

Problematiche migrazioni per i volatili

http://www.ilcacciatore.com/2013/05/03/un-passo-primaverile-a-tappe/

mentre tra 2005 e 2011 le migrazioni erano rimandate o complicate per via del caldo

http://www.ilcacciatore.com/2011/11/22/natura-che-cambia-uccelli-rimandano-le-migrazioni/

http://www.komonews.com/news/national/7485507.html

già nel 2012 annunciavano un inverno anticipato e nevoso

http://blog.sfgate.com/ski/2012/09/13/bird-migration-forecasts-early-winter/

http://www.bbc.co.uk/news/uk-wales-south-west-wales-18779775

http://www.belfasttelegraph.co.uk/news/environment/we-werent-expecting-you-5000-geese-arrive-in-northern-ireland-early-28789599.html

e nel 2013 l’inverno prolungato ha creato dei problemi

http://www.rcinet.ca/en/2013/06/05/migratory-birds-affected-by-climate-change/

http://10000birds.com/spring-has-sprung-where-are-the-migrants.htm

http://www.earthweek.com/2013/ew130419/ew130419c.html

specie che hanno l’habitat in climi artici si sono spostate verso sud, fino al New Jersey e alla Scozia

http://www.floridatoday.com/article/20121226/NEWS01/121226011/Biologists-baffled-by-discovery-penguin-like-bird-Brevard?gcheck=1

http://www.bbc.co.uk/news/uk-scotland-highlands-islands-21589828

IMPATTO SOCIALE

L’OCCIDENTE NEL RAPPORTO DEL PENTAGONO SULL’ABRUPT CLIMATE CHANGE

Il rapporto “An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security”, curato da Peter Schwartz e Doug Randall, risultato di una serie di interviste di scienziati, di analisi e di nuovi riscontri e pubblicato dal Pentagono nell’ottobre del 2003, prendeva in esame l’eventualità che il futuro ci riservasse una glaciazione di medio-grave intensità, come quella verificatasi 8200 anni fa, che fu preceduta da un forte riscaldamento globale e durò circa un secolo.

L’analisi partiva dalla premessa che il riscaldamento globale avrebbe causato il rallentamento della Corrente del Golfo, il rafforzamento della ventosità, climi più secchi laddove ora sono più umidi e vice versa, con pesanti effetti sulla produzione agricola, la stabilità sociale e la pace.

La dinamica sarebbe la seguente: il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani settentrionali con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale.

Lo scenario prediceva il raggiungimento del picco di scioglimento dei ghiacci estivi intorno al 2010 (è avvenuto nel 2012), con la Corrente del Golfo che non ha più la forza di trasportare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale. Poi, nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020, le temperature sarebbero scese di diversi gradi in Europa e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale, la neve si sarebbe accumulata e la circolazione atmosferica ne sarebbe risulta drammaticamente alterata (cf. correnti a getto. Dopo il 2015 il freddo si sarebbe fatto sentire anche nell’Europa meridionale e nel Messico, danneggiando l’agricoltura.

Intorno al 2020 il clima nord-europeo rassomiglia quello siberiano. L’Europa meridionale ha subito un cambiamento minore ma sarà comunque colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa dovrà affrontare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di temperature più miti. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.

Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.

In sintesi: a partire dal prossimo inverno sempre più climatologi e scienziati nordici contesteranno l’interpretazione ufficiale del cambiamento climatico. Dal 2015-2016 in poi sarà dura vivere in Scandinavia.

La precedente piccola glaciazione – 1560 e il 1680 – provocò guerre, rivolte popolari, inflazione, malnutrizione e carestie, calo demografico e sensibile diminuzione della statura media (circa 2 cm), e inferse il colpo di grazia al feudalesimo, spianando la strada al capitalismo. Esercitò un drammatico impatto in tutto il mondo, inclusa l’Africa sub-sahariana e il Giappone.

Ora siamo molto meglio organizzati, ma siamo anche molto più numerosi e la rete della nostra interdipendenza è vulnerabile.

MORTALITÀ

“L’Istituto provinciale di statistica ASTAT informa che al 31.03.2012 risiedevano in provincia di Bolzano 512.446 persone, 696 in più rispetto al trimestre precedente. A fronte di un saldo migratorio positivo di 589 unità si registra un saldo naturale tendenzialmente in diminuzione. Il numero dei decessi, rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente, è aumentato del 20,0%. Il tasso di natalità si attesta su 10,4 nati vivi per 1.000 abitanti, il tasso di mortalità sull’9,6‰”.

http://www.provinz.bz.it/astat/it/popolazione/458.asp?News_action=4&News_article_id=395478

Come si evince dai dati inseriti nel documento, la curva è rimasta pressoché stabile tra il 2006 ed il 2011, per poi subire un’impennata clamorosa (+20% di mortalità è, normalmente, associabile ad una catastrofe naturale).

Alla richiesta di delucidazioni, l’ASTAT ha risposto come segue:

“In Provincia di Bolzano nel 1. trimestre 2012 (gennaio-marzo) sono stati registrati 1.216 decessi, ca. 200 (+20%) in più in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fatto può avere cause multiple. Una è da ricercarsi sicuramente nell’invecchiamento costante della nostra società. Attualmente circa il 5% della popolazione (26.500 persone) ha 80 anni o più. Numerosi decessi, soprattutto quelli che si registrano durante i mesi invernali, riguardano proprio questa fascia di età”.

L’Istat ha osservato un elevato numero di decessi nei primi mesi del 2012, per la forte ondata di gelo che ha colpito tutto il Paese, in particolare il Centro e il Nord, dove infatti si è riscontrato il maggior incremento della mortalità.

DIASPORA CLIMATICA

Chi vive in montagna dovrà spostarsi a valle o prendere esempio dai groenlandesi.

Canada, Russia e Nord Europa dovranno essere abbandonati. Il Nord Africa diventerà molto ospitale.

Sarà interessante vedere come saranno accolti i barconi che partiranno dall’Europa per approdare sulle coste africane.

Penso che l’umanità reagirà costruttivamente alla minaccia comune. Il cambiamento climatico e le conseguenti diaspore costringeranno la popolazione umana a fondersi, mescolarsi, unirsi, capirsi e sostenersi a vicenda. Ci sarà violenza e prevaricazione, ma comprensione e solidarietà saranno prevalenti.

“Catastrofe” viene dal greco kata streiphen, la sovversione delle consuetudini. Krisis è il culmine, la separazione, il cambiamento imminente. Ogni crisi è anche un’opportunità, per chi è animato da buone intenzioni ed anche per chi intende approfittare della situazione.

Sembra incredibile ma Primo Levi considerava i suoi anni di deportazione, prigionia e ritorno da Auschwitz come l’unico periodo in technicolor in un’esistenza non particolarmente sgargiante. Abbiamo appreso in questi anni da studi accademici, dai commenti sui social network e dalle interviste dei soccorritori che, durante i cataclismi, è il meglio dell’umanità che prevale di gran lunga sul peggio.

L’uragano Katrina è stata anche l’occasione in cui migliaia di volontari provenienti da tutti gli Stati Uniti hanno preso le loro barche e sono andati a  soccorrere gli abitanti di New Orleans, molti dei quali stavano morendo sui tetti delle case e sulle sopraelevate, mentre vigilantes, mercenari e poliziotti impedivano loro di abbandonare la città, ritenendoli troppo pericolosi per l’ordine pubblico.

Il comportamento durante una catastrofe dipende da come uno percepisce la realtà che lo circonda. Sarai spietato se penserai che i sopravvissuti siano una minaccia peggiore della catastrofe e che le loro vite valgono meno dei beni materiali. Mentre nella vita normale l’atteggiamento dominante è quello del farsi gli affari propri, le catastrofi tirano fuori il peggio in una minoranza e il meglio in una maggioranza di persone. È successo dopo lo tsunami giapponese, è successo in occasione dei sismi neozelandesi e prima ancora a Città del Messico ed in mille altri luoghi di ogni tempo e ad ogni latitudine. Accade regolarmente, con l’eccezione di Haiti, che invece è stata quasi immediatamente occupata militarmente.

Un numero sorprendente di sopravvissuti si ricorda quei momenti come i più pieni e belli della sua vita. Perfino in mezzo ai ruderi, ai cadaveri, alla distruzione, queste persone scoprono un aspetto della natura umana che avevano solo intravisto a sprazzi. Mentre molti si aspetterebbero che la legge della giungla prenda il sopravvento, questa credenza è contraddetta dalle testimonianze che descrivono una realtà che per molti è quella di una redenzione in mezzo alla distruzione, di gregariato e fratellanza umana, di autonomia, auto-organizzazione, con persone che si improvvisano vigili per regolare il traffico, che organizzano alla bell’e meglio cucine da campo nei parchi, riparano le cose in officine d’emergenza. I testimoni parlano di un senso di fusione interpersonale che non è rovinato dalla dispersione dell’individualità che c’è nella folla. Parlano di comunità umana al suo meglio, non di folle in preda a traumi e psicosi, parlano di arricchimento, non di impoverimento emotivo. L’inessenziale svanisce e ciò che davvero conta viene a galla.

Emerge il desiderio di partecipare alla vita pubblica, di costruire una società civile davvero civile, di diffondere l’inclusione, di trovare finalmente un senso alla propria esistenza, degli obiettivi significativi, di spendersi al servizio del prossimo senza sfruttarlo per gratificare il proprio ego o per un tornaconto personale di qualche altro genere, ma per autentica benevolenza, spontaneamente. Scaturisce l’amore. L’amore che coopera consapevolmente, si pone al servizio del prossimo volontariamente, non si sottomette mai ciecamente ad un potere superiore. Ne “Il Paradiso Perduto” miltoniano, l’arcangelo Raffaele spiega: “serviamo liberamente, perché amiamo liberamente”. L’amore cerca la comprensione, anzi amore è comprensione che rende superflua l’obbedienza e il comando.

Le catastrofi non sono ovviamente mai benvenute, ma le loro conseguenze non devono essere unicamente mostruose. Le persone sprigionano energie, talenti, virtù, capacità e sentimenti che nella vita di ogni giorno rimangono in sordina o, addirittura, vengono soppressi dal sistema, troppo impegnato a gestire gli ingranaggi per ricordarsi che sono esseri umani, troppo mistificante per essere trasparente, troppo gerarchico per essere equanime, troppo congenitamente violento, aggressivo, competitivo, prevaricatore per tollerare la pace, l’empatia e la cooperazione altruistica.

Le emergenze possono far emergere le persone, elevarle, oppure possono sommergerle. Dipende dalla loro forma mentis. Nella maggior parte dei casi, però, sorgono società fondate sul baratto e sulla circolazione dei doni, dove le persone si soccorrono a vicenda, fanno comunità, dove gli estranei diventano compagni di sventura ma anche di viaggio, dove il potere è ridistribuito più equamente, dove le differenze di censo, somatiche, religiose, di genere vengono meno o sono comunque molto attenuate, dove le persone si sentono utili, importanti, significative, ecc. Sono solo parentesi e certamente nessuno vorrebbe vivere costantemente in uno stato emergenziale. Eppure è un bagliore fortissimo nell’oscurità, una supernova dell’umano, l’evidenza della possibilità di un Mondo Nuovo, di un’umanità possibile, una rivoluzione che, pur non ottenendo gli obiettivi che si prefigge, realizza comunque qualcosa, avvicina agli  ideali di libertà, giustizia, speranza e serenità.

Viktor Frankl, Primo Levi e molti altri superstiti ci insegnano che, persino nelle situazioni più estreme come Auschwitz, aveva più chance di sopravvivere chi si prendeva cura del prossimo, mentre chi pensava solo alla sua sopravvivenza era tra i primi a lasciarci la pelle. Non per una qualche manifestazione di giustizia divina, ma perché i primi “facevano comunità” e trovavano una ragione per continuare a lottare, i secondi restavano soli, circondati dalla sfiducia, dal sospetto o dall’indifferenza.

Lo psicologo statunitense Charles E. Fritz (1961) ha osservato che gli abitanti delle aree metropolitane tedesche più pesantemente bombardate erano i più solidali, vigorosi, ottimisti ed erano sorprendentemente resistenti ai traumi. Fritz è giunto alla conclusione, paradossale, che la vita quotidiana è disastrosa e i disastri ci liberano da questa condizione di degrado, proiettando i marginali ed emarginati al centro della comunità e svelando a tutti che, quando si esce dalla sfera delle astrazioni e si arriva al dunque, esistono dei principi universali che quasi tutti danno per scontati.

Nelle catastrofi i minuti problemi di ogni giorno svaniscono, perché ci sono esigenze e finalità di ordine molto superiore che prendono il sopravvento. Depressione, stress, ansie, anomia, nichilismo, istinti autodistruttivi, patologie psichiche, rancori, risentimenti, pregiudizi, preconcetti, egoismi, possessività: tutto passa in secondo piano.

Perciò, anche in caso di glaciazione, io credo che le popolazioni locali non ostracizzeranno o attaccheranno i profughi, perché avranno capito che le trasformazioni sono globali e che siamo tutti sulla stessa barca.

SOSTENIBILITÀ AGRICOLA-ALIMENTARE

Se c’è una cosa terribile per l’umanità è una glaciazione. Il riscaldamento globale è una benedizione per la flora, la glaciazione è mortale per la vita.

Le piante (= cibo) crescono  più rigogliose quando c’è più anidride carbonica nell’atmosfera. Ma in caso di glaciazione i livelli di CO2 precipitano e una grossa porzione della flora si estingue, com’è già successo varie volte in passato:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15642948

Sotto le 200 parti per milione (ora è a 400ppm) di CO2 le piante non possono più crescere perché non riescono a completare la fotosintesi. Sopra le 2000 ppm la concentrazione diventa tossica (il livello ottimale sarebbe tra le 1200ppm e le 1400ppm: il ciclo di crescita sarebbe raddoppiato). Di qui l’utilità delle serre.

http://www.hydrofarm.com/resources/articles/co2_enrichment.php

Nel corso dell’ultima glaciazione si è scesi a 170-180 ppm.

Sotto le 150 ppm tutta la flora sopra il livello del mare si estingue e con essa la fauna che se ne nutre, e quindi anche noi.

In caso di raffreddamento sostenuto la produzione agricola del Canada e della Russia sarà compromessa e il mondo potrebbe fronteggiare una carestia.

A metà del secolo scorso eravamo circa 3 miliardi, mentre nei prossimi anni arriveremo a 7,5 miliardi di bocche da sfamare, senza i raccolti cerealicoli canadesi, che saranno annullati nel giro di 7-10 anni (-80% in 5 anni? -20% per gli USA), e senza una parte dei raccolti russi e ucraini.

Occorrerà una istantanea conversione delle colture di biocombustibili in cereali per consumo animale/umano: una riconversione produttiva globale.

1) Dobbiamo sviluppare e incoraggiare l’agricoltura a latitudini più basse, in Africa come in Sud America. Queste sono le aree dove sarà più caldo e umido nella fase fredda (come minimo diversi decenni);

2) Occorre dire agli agricoltori che vivono alle latitudini più elevate (> 40 – da Napoli in su) e che hanno già subito i primi impatti del raffreddamento globale e/o della siccità che le cose andranno di male in peggio nei prossimi decenni. Quel che si coltiva in Scandinavia sarà quel che potrà crescere nell’area alpina;

3) Servono migliori difese contro l’eccesso di precipitazioni a latitudini più basse;

Fortunatamente il Sahara tornerà a rinverdirsi.

POLITICHE ENERGETICHE

Nel Regno Unito il costo dell’energia è aumentato del triplo rispetto al tasso di inflazione.

Il consumatore tedesco ha già oggi le tariffe di elettricità più care d’Europa…Ogni anno più di 300mila famiglie sono private dell’elettricità a causa di bollette non pagate. La Caritas e altre associazioni hanno inventato un termine per definire questo fenomeno, la “precarietà energetica”.

l’anno scorso i produttori tedeschi di energia hanno immesso nell’atmosfera più anidride carbonica dell’anno precedente…oggi i più grandi inquinatori – le vecchie e obsolete centrali a lignite – sono diventate le più redditizie…

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4141161-la-bolletta-pesa-sulle-elezioni

Servono centrali al torio e soprattutto serve la cosiddetta “fusione fredda“, entro una generazione, altrimenti molti non se la caveranno.

LGM
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