“Managed” chaos and “contained” mayhem in the Middle East – Egypt

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America must prevent other states from challenging our leadership or seeking to overturn the established political and economic order…We must maintain the mechanisms for deterring potential competitors from even aspiring to a larger regional or global role

Pentagon’s Defense Planning Guide for 1994-1999

The Israelis, whose military had close ties to General [Abdel Fattah al-] Sisi from his former post as head of military intelligence, were supporting the [military] takeover as well.  Western diplomats say that General Sisi and his circle appeared to be in heavy communication with Israeli colleagues, and the diplomats believed the Israelis were also undercutting the Western message by reassuring the Egyptians not to worry about American threats to cut off aid.

http://www.jpost.com/Opinion/Columnists/Another-Tack-Egypts-Polish-syndrome-323995

Many people seem more concerned about hypothetical Islamist crimes in Egypt than about the actual crimes of the junta – seizing executive power, arresting elected politicians, torturing and killing hundreds of their own citizens (Al Sisi should be in the Hague). Their stance boils down to some Orientalist notion of Egyptians not being ready for democracy, much in the same way as authoritarians in the past supported fascist coups as the preferable alternative to democratically elected socialist governments. According to some, then as now, millions of voters made the “wrong” choice and deserve punishment for that.

Egypt has always been a military state, the army has always been in charge. 30 to 40 percent of its economy is controlled by the army. Morsi’s election could not change this state of affairs. The police and the judiciary were are loyal to Mubarak and the private media sided against the Muslim Brotherhood. This is how a false meme spread that Morsi was willing to “enforce” a “Sharia law” and something had to be done to prevent that. The truth is that Islamic law was already the official source of the legislation in the former constitution (1971) and the revised constitution (2012) has removed the reference to “the duties of a woman” in Egyptian society

http://www.aljazeera.com/indepth/spotlight/egypt/2012/12/2012129173710651270.html

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/egypt/9711879/Egyptian-draft-constitution-to-keep-sharia-as-main-source-of-law.html

http://www.opendemocracy.net/zaid-al-ali/egypts-draft-constitution-analysis

 080208-deane-cookIf one were to judge from the results in Iraq, Afghanistan, Libya, Lebanon, Syria, Somalia, Yemen, Pakistan, Gaza, West Bank, Egypt, Sinai, Greece, Mexico, and elsewhere, it would become apparent that failed states is the real Western goal. Oligarchs don’t like stability, borders, vibrant institutions and civil societies, sovereign governments. They much prefer failed states, warlords, black markets, forced choices, security vacuums, blackmailing, usury (debt servitude), anarchy and microstates with little or no ability to defend themselves from “humanitarian” (R2P) and monetary “tutors”. That is why billions are spent annually by the axis of Middle Eastern autocracies and Western oligarchies – neo-colonial powers – to ensure that chaos continues and expands, through assassinations, suicide bombs, financial terror. Regardless of the will, hopes and aspirations of hundreds of millions of people.

Unless the Arab Spring is genuinely resumed, no real progress will be made on the issue of the recognition and protection of dignity for all human beings, and the fate of Israel, Saudi Arabia and of the whole Middle East will be sealed > Armageddon, the Holocaust of all semitic scapegoats.

Il golpe anti-Obama e la provincia italica dell’Impero – uno scenario tra i tanti possibili

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http://it.wikipedia.org/wiki/Sette_giorni_a_maggio

Quando piccoli uomini proiettano grandi ombre vuol dire che il tramonto è vicino
Proverbio cinese

Già il mese scorso si era cominciato a parlare apertamente di impeachment per Obama, quasi si volesse massaggiare l’opinione pubblica preparandola al successivo scandalo, tempestivamente pervenuto:
http://www.huffingtonpost.com/2013/05/23/impeach-obama-scandals_n_3313801.html
http://www.huffingtonpost.com/2013/05/21/obama-impeachment-poll_n_3313087.html

BostonHeraldObamaGate

Ora la strada è segnata. Bob Woodward (Watergate) lo paragona a Nixon, ma proprio Woodward è stato molto probabilmente usato (consapevolmente? Dopo tutto lavorava per il Washington Post, un quotidiano completamente controllato dall’establishment) dalla CIA per incastrare Nixon (in alternativa, Nixon era seriamente stupido).

E LA PROVINCIA ITALICA?

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Il guru economico di Matteo Renzi è l’israeliano Yoram Gutgeld (con un cognome del genere vai sul sicuro…)

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/25-settembre-2012/ecco-guru-economico-renzi-2111967008122.shtml

Qui le sue “ricette” (montiane, ça va sans dire) per salvare l’Italia (condanna il decentramento dei poteri, affidati alle amministrazioni locali)

http://www.italiaoggi.it/giornali/stampa_giornali.asp?id=1791416&codiciTestate=1&accesso=FA

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“Saranno stati i dubbi espressi sul riconoscimento da parte dell’Onu della Palestina come Stato Osservatore o l’aver portato alla luce l’atteggiamento “anti-israeliano della sinistra”. Fatto sta che, negli ultimi giorni, sui forum e siti considerati vicini alla comunità ebraica, la campagna elettorale ha virato in maniera netta a favore di Matteo Renzi”.

http://www.cadoinpiedi.it/2012/12/02/fatelo_per_israele_votate_renzi.html

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Uno degli sponsor di Matteo Renzi negli USA è il neocon, filo-sionista Michael Ledeen

http://www.matteorenzi.it/rassegna-stampa/22-stampa/280-matteo-il-cattolico-liquido-tra-gli-scout-e-l-arcivescovado

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/18/appuntamento-con-renzi-ai-campi-flegrei/

guerrafondaio desideroso di arrivare alla resa dei conti con Russia ed Iran, in Siria

http://pjmedia.com/michaelledeen/2013/05/06/its-not-about-syria-stupid-think-russia-and-iran-and/

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Un altro sponsor di Matteo Renzi è il neocon di sinistra Tony Blair

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/1-giugno-2012/tony-blair-pranza-renzi-201434225578.shtml

favorevole all’escalation militare in Siria

http://www.bbc.co.uk/news/world-21602723

modello di Matteo Renzi

http://www.huffingtonpost.it/2013/04/24/intervista-di-matteo-renzi-alla-stampa-estera_n_3144066.html

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Enrico Letta è più vicino alle posizioni di Obama, che preferisce le vie diplomatiche (Brzezinski: rivoluzioni colorate, non guerre)

http://www.liberoquotidiano.it/news/1246007/MO-Obama-Letta-soluzione-pacifica-per-Siria-e-preoccupazione-per-Libia.html

Letta e Obama sono il male minore.

 Barack Obama ed Enrico Letta

Obama è a forte rischio di impeachment da parte dei neocon.

Teme per la sua vita: Ha paura di quello che è successo a Martin Luther King Jr. E ho saputo da un buon amico che era presente ad una piccola cena con i suoi sostenitori progressisti che, dopo che questi gli avevano chiesto perché non teneva fede alle sue promesse, Obama si era voltato di scatto, dicendo: “Non ti ricordi cosa è successo a Martin Luther King?

http://mondoweiss.net/2013/06/reneged-progressive-promises.html

Letta è sotto ricatto continuo da parte di un Berlusconi i cui quotidiani e periodici sono ferocemente anti-obamiani (N.B. No, non lo sono sempre stati).

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DATAGATE

Il data-gate è chiaramente una montatura. Obama ha tutte le colpe del mondo, ma non certo questa. È il caso dell’alce che dà del cornuto al cervo (la pagliuzza, la trave, ecc.). Questo stesso “scandalo” era già esploso nel 2007, sotto l’amministrazione Bush, sostenuta da quegli stessi ipocriti, corrotti ed autoritari repubblicani che ora chiedono l’impeachment di Obama

http://www.wired.com/threatlevel/2007/03/fbi_confirms_co/

http://americablog.com/2007/10/senate-dems-cave-even-more-to-bush-will-give-verizon-and-att-immunity-for-helping-the-feds-spy-on-you-illegally.html

CURIOSO come la memoria dei media sia così corta – solo 6 anni fa!

I metadati sono le specifiche delle chiamate, non riguardano il contenuto delle stesse e, specialmente negli USA, sono raccolti anche da banche, datori di lavoro, motori di ricerca, multinazionali, ecc. Obama non avrebbe mai potuto rinnegare la legislazione post-11 settembre, sarebbe stato come negare che ci sia mai stato un pericolo terroristico ed esporsi all’accusa di alto tradimento in caso di un attacco (false flag ordito dai neocon-sionisti?)

È incredibile la baraonda che si sta facendo su questa cosa, quando ci sono mille altre ragioni di allarme in merito alla continuità della presidenza Obama rispetto a quella di Bush

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

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È un complotto per rimuovere Obama dal potere e sostituirlo, magari con Rand Paul, che ha appoggiato la candidatura di psycho-Romney

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/03/se-romney-vince-siamo-tutti-nel-guano/

è targato Tea Party (fascisti filo-oligarchici)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

e ha già cominciato a fare le sue mosse, ottenendo spazio sul Guardian (come se Alfano scrivesse un editoriale su Repubblica!!!)

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jun/07/nsa-verizon-surveillance-constitution

Un devoto della sociopatica Ayn Rand, crede fermamente che i datori di lavoro possono discriminare le minoranze, è pro-austerità, pro-natalista, anti-unioni gay, anti programmi per lo sviluppo del terzo mondo (se non sono privati!), pro-detassazione delle imprese e dei ricchi perché solo così si possono creare posti di lavoro, pro-tagli selvaggi al welfare, pro-lobby petrolifere, pro-uscita degli USA dalle Nazioni Unite (!), contro le restrizioni alla vendita di certe armi, contro riforma sanitaria, pro-privatizzazioni, no gay nelle forze armate, nessuna posizione su lavoro e povertà

http://www.ontheissues.org/senate/Rand_Paul.htm

 David-Petraeus

Prima di lui, temporaneamente, al potere ci arriverà il generale in pensione ed ex capo della CIA David Petraeus, già potenziale sfidante di Obama alle presidenziali del 2012

http://www.loccidentale.it/node/88096

purgato da Obama assieme ad altri alti ufficiali per il loro tradimento a Bengasi (11 settembre 2012)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/25/altre-notti-dei-lunghi-coltelli-negli-usa-grecia-e-turchia/

http://www.democraticunderground.com/10021797006

ospite d’onore al Bilderberg 2013

http://www.upi.com/Top_News/World-News/2013/06/07/Bilderberg-Group-meeting-draws-protesters-to-London-suburb/UPI-12601370581380/

LA GUERRA IN SIRIA

Il tutto va visto nel quadro della guerra in Siria e dello scontro tra superpotenze. Qatar, Arabia Saudita, sionisti e neocon hanno investito troppo nell’impresa per permettere all’esercito siriano di sbaragliare la ribellione (i loro mercenari, squadroni della morte). Agli appelli ONU per l’aiuto umanitario seguirà molto probabilmente un appello per un cessate il fuoco “umanitario” che servirà a riorganizzare e rinforzare i ribelli in rotta, prima che Aleppo sia ripresa dalle truppe governative (ossia entro una settimana/una decina di giorni):

http://www.corriere.it/esteri/13_giugno_07/siria-medici-senza-frontiere_0b6cee18-cf78-11e2-b6a8-ee7758ca2279.shtml

L’obiettivo finale è, in ogni caso, la Russia, che ostacola la NATO.

GOLPE NEOCON NEGLI USA? UN POSSIBILE SCENARIO

È in corso una guerra tra fazioni (con ripercussioni in Italia, una provincia dell’impero), come al tempo del declino dell’Impero Romano.

I cospiratori neoconservatori ed oligarchici che vogliono liberarsi dell’imperatore Obama, come i loro predecessori a Roma, preferiscono evitare la guerra civile. Agiranno “legalmente”, per quanto possibile, destabilizzando gli USA con l’impeachment o una rivoluzione colorata, dopo il fallimento della campagna elettorale del loro Romney.

Poiché non sono abbastanza svegli per farcela (la fazione “obamiana” è decisamente più scaltra: non sono solo leoni, ma anche volpi, cf. Machiavelli), saranno costretti ad usare la forza. Sfrutteranno la questione del controllo delle armi e del secondo emendamento per aizzare una parte della popolazione, specialmente negli stati “confederati”, contro il governo federale e scatenare l’inferno (Denver come Bengasi?).

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Scritto da James Vanderbilt

Obama si troverà in una posizione già molto debole e tenteranno la via del colpo di stato, istituendo una giunta militare sotto il comando di David Petraeus, come previsto da Charles J. Dunlap Jr. nel 1992:

Il colonnello dell’aviazione Charles J. Dunlap Jr. (oggi maggiore generale/generale di divisione), con una specializzazione da giurista al National War College, fu il vincitore dell’edizione del 1992 di un concorso per saggi di strategia sponsorizzato dal presidente dello Stato Maggiore (Joint Chief of Staff). Il saggio che gli valse il primo premio si intitolava “Le origini del golpe militare del 2012” e delineava un futuro tetro, susseguente alla sconfitta americana in una guerra contro l’Iran, e descritto dal punto di vista del suo protagonista, “Prigioniero 222305759”, un alto ufficiale che stava per essere giustiziato per essersi opposto ad un colpo di stato militare negli Stati Uniti, realizzato però in modo del tutto legale: “il risultato di tendenze che erano già visibili fin dal 1992”, incluso il re-impiego dell’esercito per scopi civili, in appoggio a o in sostituzione delle forze di polizia [Maratona di Boston, NdR]. Questa commistione di compiti fece sì che l’esercito americano si trovasse nella posizione di dover e voler prendere il potere – a causa dell’erosione del controllo civile delle forze armate, di una crisi socio-economica apparentemente senza via di uscita, della crescente esasperazione all’indirizzo del metodo di governo democratico e del desiderio di trovare facili ed immediate soluzioni manifestata dalla popolazione. Ma, allo stesso tempo, perdette lo spirito marziale che doveva servire a difendere la nazione. Nel 2012, dopo la morte del presidente, il generale Brutus si fece nominare plenipotenziario militare, con la legittimazione di un referendum (democrazia diretta!)

Charles J. Dunlap, “The Origins of the Military Coup of 2012″, Parameters Magazine, Winter, 1992-93, pgs. 2-20.

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/garden-plot-e-rex-84-le-origini-del.html

qui il testo completo:

http://www.newciv.org/nl/newslog.php/_v45/__show_article/_a000308-000350.htm

BRUTUS, PETRAEUS…

[Non escluderei che la militarizzazione delle forze di polizia sotto Obama servisse a neutralizzare questo scenario]

Adam Kokesh, veterano attivista del Tea Party (Rand Paul è uno dei leader del Tea Party – N.B. Oscar Giannino è il referente italiano del Tea Party), promotore di una marcia di migliaia di militanti armati per le vie di Washington il 4 luglio, è una pedina importante in questa partita:

Questo sarà un evento non-violento, a meno che il governo non scelga di renderlo violento…C’è una remota possibilità che ci possano essere atti di violenza da parte del governo, come è già successo e penso che dovrebbe essere chiaro che se un qualche partecipante sarà avvicinato con rispetto dagli agenti, si sottometterà all’arresto senza opporre resistenza. Stiamo veramente dicendo nel modo più sottile possibile che preferiamo morire in piedi che vivere in ginocchio.

Adam Kokesh, 2013

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/26/nato-il-4-luglio-gli-schuetzen-americani-del-2013-e-il-fallito-golpe-del-1934/

IL PRECEDENTE (1933-1934)

La commissione ha raccolto prove che dimostrano che alcune persone hanno effettuato un tentativo di dar vita ad una organizzazione fascista in questo paese…Non vi è alcun dubbio che questi tentativi sono stati discussi, sono stati pianificati, e potevano essere attuati, se e quando i finanziatori lo avessero ritenuto opportuno.

Relazione finale della commissione d’inchiesta del Congresso sulle accuse del generale Smedley D. Butler

James E. Van Zandt, comandante nazionale dei veterani di guerra era stato contattato da Butler subito dopo la riunione del 22 agosto con MacGuire ed avvertito che … stava per essere avvicinato dai golpisti…Confermò che, proprio come gli era stato anticipato da Butler, era stato avvicinato “da agenti di Wall Street”, che avevano cercato di arruolarlo nella loro trama.

New York Times, 23 novembre 1934

Il colpo di stato mirava a rovesciare il presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I congiurati, che sono stati accusati di coinvolgere alcune delle più famose famiglie in America (proprietari di Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott Bush) credevano che il loro paese avrebbe dovuto adottare le politiche di Hitler e Mussolini per battere la grande depressione. Mike Thomson indaga le ragioni per cui si sa così poco sulla più grande minaccia della storia alla democrazia americana in tempo di pace

http://www.bbc.co.uk/radio4/history/document/document_20070723.shtml

*****

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“White House Down” è diretto da Roland Emmerich, il “profetico” ed elitista regista di:
“Independence Day”
“L’alba del giorno dopo”
“2012”

A ciascuno le sue visioni manipolative:
https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Katharina_Emmerick

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Fight Club

Per una più completa ed allarmante analisi di questi eventi e dei precedenti degli anni Trenta, rimando a Webster G. Tarpley:
http://www.presstv.com/detail/2013/06/08/307786/uk-france-goading-us-into-striking-syria/

https://twitter.com/stefanofait

Il rapporto del Pentagono – l’umanità è in grado di gestire una glaciazione

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Record di emissioni di C02 – eppure anche i climatologi “serristi” devono ammettere che c’è una pausa nel riscaldamento globale

http://m.theaustralian.com.au/news/features/twenty-year-hiatus-in-rising-temperatures-has-climate-scientists-puzzled/story-e6frg6z6-1226609140980

Gli esperti del servizio meteorologico nazionale britannico prevedono che il grande gelo che attanaglia il Regno Unito potrebbe durare fin quasi alla fine di aprile. Le temperature difficilmente recupereranno le medie del periodo prima della seconda metà del mese.
http://www.guardian.co.uk/uk/2013/mar/27/uk-freeze-april-forecasters

Ho illustrato gli indicatori di un’incombente glaciazione

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/fuochino-fuoco-ghiaccio-cause-e-conseguenze-di-una-glaciazione/

Ma quali sarebbero le sue più probabili conseguenze? Ce lo spiega un rapporto – “An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security” – curato da Peter Schwartz e Doug Randall e pubblicato dal Pentagono nell’ottobre del 2003, che prende in esame l’eventualità di una glaciazione meno grave di quella del Dryas Recente (gli iceberg arrivavano in Portogallo)

http://it.wikipedia.org/wiki/Dryas_recente

e più seria della Piccola Era Glaciale

http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale

ossia un evento del tipo verificatosi 8200 anni fa, che fu preceduto da un forte riscaldamento globale e durò circa un secolo.

Il rapporto è il risultato di una serie di interviste di scienziati, di analisi e di nuovi riscontri.
In sintesi. Il riscaldamento globale causa il rallentamento della Corrente del Golfo, il rafforzamento della ventosità, climi più secchi laddove erano più umidi e vice versa, con pesanti effetti sulla produzione agricola, la stabilità sociale e la pace.

Nello scenario considerato il riscaldamento globale raggiunge il suo picco (fortissimo scioglimento dei ghiacci artici nel periodo estivo) intorno al 2010 (è successo nel 2012 e succederà nel 2013). L’effetto più grave è che la Corrente del Golfo non riesce più a portare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale mentre le accentuate precipitazioni nel Nord Atlantico aggiungono altra acqua fredda e dolce.

L’impatto è rapido ma si sviluppa nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020.

Le temperature precipitano di diversi gradi in Europe e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale. Siccità in Europa e Nord America. Tempeste di neve diventano più frequenti. Venti più forti.

Siccità prolungata in Cina ed Europa. Altre aree secche diventano umide.

Il raffreddamento dell’area del Nord Atlantico diventa sempre più intenso ed imprevedibile. La neve si accumula e quindi il fresco si prolunga anche in estate. La circolazione atmosferica ne risulta alterata. Dopo il 2015 (per noi sarebbe il 2017, tenuto conto della discrepanza tra scenario e realtà) il freddo comincia a farsi sentire nell’Europa meridionale ed in Nord America. Correnti fredde soffiano attraverso il continente europeo danneggiando l’agricoltura. La siccità ed il vento producono tempeste di sabbia/polvere.

Intorno al 2020 il clima europeo rassomiglia quello siberiano.

L’Europa sarà la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico.

Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di caldo, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.

Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.

Camaleontismo Climatico (riscaldamento sì, riscaldamento no, riscaldamento boh?)

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Nevicate record nel New England, Canada, Medio Oriente e a Mosca

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/fuochino-fuoco-ghiaccio-cause-e-conseguenze-di-una-glaciazione/

Gli esseri umani hanno alterato in una misura tale la composizione dell’atmosfera che la prossima glaciazione è stata rinviata a tempo indeterminato.

Comitato consultivo federale statunitense sul cambiamento climatico, 8 febbraio 2013

I climatologi tropicalisti/serristi si affannano a cercare di spiegare gli inverni più freddi e nevosi degli ultimi anni dando la colpa al costante riscaldamento globale, invece di ammettere che le temperature si sono oramai stabilizzate e che, se l’attuale massimo solare è così debole, figuriamoci cosa succederà al clima terrestre con il minimo solare che, verosimilmente, sarà davvero minimo.

Quel che non possono spiegare è:

1. perché gli inverni erano freddi e nevosi, o anche più freddi e più nevosi, negli anni Sessanta e Settanta, quando gli esperti prevedevano una glaciazione e i ghiacci artici si espandevano;

2. perché gli inverni sono diventati più miti negli anni novanta ed all’inizio del secolo, con temperature globali in crescita e ghiacci artici in contrazione;

3. perché i precedenti modelli che prevedevano inverni più miti si sono dimostrati sbagliati;

In sintesi: le estati calde confermano il riscaldamento globale, gli inverni freddi confermano il riscaldamento globale, il clima piovoso conferma il riscaldamento globale, il clima secco conferma il riscaldamento globale, l’assenza di riscaldamento globale conferma il riscaldamento globale. Ogni anomalia di qualunque tipo non può che confermare il riscaldamento globale, in un modo o nell’altro. Non esiste un evento meteorologico che non sia prova del fatto che il riscaldamento continua ed è colpa dell’uomo. Perciò, stando ai modelli serristi, possiamo dire con una ragionevole certezza che le prossime estati ed i prossimi inverni saranno più caldi, più freddi o identiche alle passate estati ed inverni.

Attendiamo l’immancabile incriminazione delle attività umane per il raffreddamento globale, per una svariata serie di ragioni tutte rigorosamente scientificissime.

Perché il comitato consultivo federale abbia ragione occorre che si verifichino due condizioni:
1. costante aumento dell’anidride carbonica

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2. costante aumento delle temperature:

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Come si vede:

Per RSS il riscaldamento globale non è stato significativo per più di 23 anni.

Per UAH non è stato significativo per oltre 19 anni.

Per Hadcrut3 non è stato significativo per oltre 19 anni.

Per Hadcrut4 non è stato significativo per oltre 18 anni.

Per GISS non è stato significativo per più di 17 anni.

Video molto “stimolante” o “inquietante”

Nostradamus Revolution (previsioni per il 2013 e 2014)

Matrix - Il cucchiaio non esiste

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

[ UN ARTICOLO DI AGGIORNAMENTO ED APPROFONDIMENTO (19 AGOSTO 2014)]

Questo è l’ultimo capitolo del ciclo di “profezie”, iniziato nel novembre 2011:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/le-mie-previsioni-per-il-2012-2013-2014.html

e proseguito a metà 2012:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/10/nostradamus-reloaded/

AGGIORNAMENTO: ora cerchiamo di eseguire delle analisi predittive maggiormente ponderate
http://www.futurables.com

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Non c’è ancora stata una rivoluzione, ma c’è stato il primo sciopero paneuropeo.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/15/yes-we-can-primavera-europea-dalla-b-alla-v-zuclo-non-pervenuto/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/15/yes-we-can-primavera-mediterranea-e-non-solo/

Altri seguiranno finché il dogma dell’austerità neoliberista e dell’economia centrata sulle esportazioni continuerà a prevalere.

I neoliberisti [una fazione extra-politica, dei veri e propri corsari, nemici comuni di destra e sinistra, dei moderati come dei radicali], così ostili al gigantismo statale, sono quasi sempre riusciti a far crescere lo stato nei seguenti settori:
– difesa;
– forze dell’ordine;
– apparato tecno-burocratico.
Guarda caso proprio quei settori che servono ai pochi per difendere i propri immeritati privilegi dai molti.
Ma stavolta hanno fatto il passo più lungo della gamba e i loro modelli matematici non ossono garantire il loro successo. Le variabili sono incalcolabili.
Grillo, rivelando il suo disprezzo per il profilo morale ed intellettuale del suo elettorato, sostiene di aver scongiurato l’avvento di un eventuale nuovo Duce. Quel che ha più verosimilmente ottenuto – come Syriza in Grecia – è il differimento della rivolta sociale. Anche una buona prova elettorale del Quarto Polo dovrebbe allontanare la prospettiva di una rivoluzione in Italia. È una buona cosa: come continuo a ripetere, la rivoluzione (come la violenza in generale) dovrebbe essere l’extrema ratio di un popolo disperato ed oppresso, senza alcuna prospettiva di riscatto. È un male minore, ma pur sempre un male. Meglio la politica come dev’essere fatta (es. Roosevelt, i Kennedy, De Gaulle, Kreisky, Tsipras)

http://www.soggettopoliticonuovo.it/

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Ciò detto, nel 2013, il mondo (ed in particolare gli Stati Uniti),  dovrà affrontare una crisi di proporzioni colossali dovuta a due fattori principali (ai quali si aggiunge l’eventuale Terza Guerra Mondiale, con epicentro in Siria e nei Territori Occupati).

La prima questione è quella del controllo delle armi negli USA, le cui implicazioni sembrano essere state colte solo da una minoranza di persone:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/23/ora-sono-diventato-la-morte-il-distruttore-dei-mondi/

Il secondo fattore è dovuto agli effetti del cambiamento climatico. Il meteo è completamente instabile ed imprevedibile. Le riserve mondiali di grano hanno raggiunto una soglia critica. L’inevitabile aumento dei prezzi dei generi alimentari potrà causare catastrofi e disordini (fonte: analisti delle Nazioni Unite)

http://www.guardian.co.uk/global-development/2012/oct/14/un-global-food-crisis-warning

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/28/come-se-non-ci-fossero-abbastanza-problemi-arrivano-le-carestie-globali/

La scarsità alimentare è una bomba ad orologeria che potrebbe mettere una nazione contro l’altra. Mentre le Nazioni Unite e Oxfam mettono in guardia contro i pericoli a venire, l’analista Lester Brown afferma che il tempo per risolvere il problema si sta esaurendo.

http://www.guardian.co.uk/global-development/2012/oct/14/food-climate-change-population-water

http://www.unimondo.org/Notizie/Lester-Brown-prepariamoci-alla-guerra-del-cibo-138216

La trasmissione dei cambiamenti di prezzo lungo la filiera alimentare, dalla produzione primaria alla vendita al dettaglio, richiede parecchi mesi e la maggior parte degli effetti della siccità [statunitense] dovrebbe farsi sentire nel 2013.

http://www.ers.usda.gov/data-products/food-price-outlook/summary-findings.aspx

Se non saranno l’austerità o la guerra a causare le rivolte, ci penserà la fame. E’ quel che succede quando si eleggono politici succubi dei poteri finanziari globalisti e quando l’informazione non è più libera.

AGGIORNAMENTO – previsione confermata:

CINAhttp://www.businessinsider.com/historic-cold-snap-in-china-is-causing-dizzying-inflation-in-the-price-of-vegetables-2013-1

CANADA: http://www.vancouversun.com/ready+higher+food+prices+2013/7773063/story.html

REGNO UNITO: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2257387/Warning-huge-food-price-rise-Awful-weather-hammer-family-budgets-says-Waitrose-boss-Mark-Price.html

http://www.telegraph.co.uk/foodanddrink/foodanddrinknews/9776144/Cost-of-food-not-going-to-stop-rising-warns-UK-chief-scientist.html

STATI UNITI: http://www.rantfinance.com/2012/12/30/5-discomforting-food-price-hikes-in-2013/

GERMANIA: http://www.theglobeandmail.com/report-on-business/international-business/european-business/food-prices-push-german-inflation-above-ecb-ceiling/article6842205/

ITALIA: http://news.supermoney.eu/economia/2012/11/spesa-prezzi-alimentari-in-aumento-005842.html

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Gli accordi sul libero mercato hanno indebolito gli stati e le rispettive popolazioni mentre hanno rafforzato massicciamente le multinazionali dell’industria e della finanza. Questa crisi non è temporanea: la disoccupazione non scenderà più, perché il lavoro è stato esportato (delocalizzazione), così come i capitali. Continuare a restringere i diritti civili per placare il dio Mammona non farà tornare i posti di lavoro e gli investimenti. Finché non avremo ristabilito delle regole serie e sminuzzato i potentati economico-finanziari (BlackRock gestisce un patrimonio pari al PIL tedesco!) non avremo un futuro.

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L’attività solare, che dovrebbe essere al suo massimo ciclico, è invece miserabile.

http://daltonsminima.altervista.org/?p=23976

È assai probabile che il picco solare sia stato raggiunto circa un anno fa. Da qui in poi non c’è modo di sapere quanto “flebile” (sempre in senso relativo) diventerà la nostra stella. Un’anomalia che non è difficile associare all’insorgere di fasi glaciali. Gli effetti si possono constatare in prima persona:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/09/la-fine-del-riscaldamento-globale-per-chi-ha-occhi-per-vedere/

È facile immaginare che i picchi di mortalità dell’inverno scorso saranno ampiamente superati

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/15/dovremo-far-fronte-a-questo-tasso-di-mortalita-nei-prossimi-inverni/

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Bill Gates ed altre persone malate di hybris pensano di controllare il clima artificialmente (geoingegneria).

http://www.focus.it/ambiente/uno-spray-per-controllare-il-clima_230712_22112_C12.aspx

Gli unici risultati che potrebbero ottenere sarebbero a livello locale. L’effetto globale è completamente imprevedibile. I modelli matematici disponibili hanno dimostrato di essere largamente fallaci (es. riscaldamento dell’atmosfera, demografia, crescita economica, ecc.). Non si può controllare quel che si è compreso solo parzialmente. Tutto ciò che otterranno sarà rendere il meteo ancora più variabile e acuire gli estremi climatici, che sono già abbastanza irruenti. Sconvolgeranno i cicli del clima globale, che è una forza irresistibile che si fa un baffo delle nostre megalomanie antropocentriche. Insomma, lo faranno incazzare e ci morderà. Tra parentesi, se dovessimo creare dei danni irreparabili, chi li pagherà e chi vi porrà rimedio e come? Bill Gates e Al Gore?

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Se l’Occidente vuole far leva sulla crisi finanziaria per imporre un nuovo ordine monetario alle sue condizioni, con i BRICS in posizione subordinata, ha bisogno di una guerra.

L’escalation in Medio Oriente prosegue, a piccoli passi, perché l’opinione pubblica internazionale è contraria ad un coinvolgimento militare della NATO in Siria:

http://www.rasmussenreports.com/public_content/politics/general_politics/june_2012/voter_support_for_u_s_involvement_in_syria_remains_low

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/02/lopinione-pubblica-occidentale-rifiuta-di-farsi-coinvolgere-nella-questione-siriana/

http://www.lettera43.it/cronaca/turchia-siria-ankara-non-vogliamo-guerra_4367566771.htm

gli stessi Siriani sono in maggioranza dalla parte di Assad:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jan/17/syrians-support-assad-western-propaganda

e, se così non fosse, non servirebbe il costante afflusso di mercenari pagati dalle petromonarchie

http://article.wn.com/view/2012/08/16/British_mercenaries_fighting_in_Syria/

e di forze speciali NATO

http://uk.reuters.com/article/2012/06/27/uk-syria-escalation-idUKBRE85Q11C20120627

Intanto adesso abbiamo il fondamentalismo islamico a due passi da casa

http://www.tempi.it/al-qaeda-sta-stringendo-i-rapporti-con-le-armate-libiche-parola-della-cia#.UNMfxKyynV0

Hanno continuato a manipolare e sacrificare le proprie pedine, incluse le proprie popolazioni: la strategia globalista occidentale non ha più alcuna chance di prevalere. Saranno altre potenze a dettare le condizioni.

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Israele: non c’è molto da dire. Non accetterà mai la creazione di uno stato palestinese. Subirà le conseguenze delle decisioni del suo governo.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/22/cosa-spinge-netanyahu-a-fare-quello-che-fa-il-rapporto-con-un-padre-molto-particolare/

L’amministrazione Obama ha probabilmente già cominciato a liquidare gradualmente la lobby filo-israeliana e a sostituire le figure chiave con uomini e donne leali alla linea Brzezinski (la guerra è un’intrapresa demente; corruzione, destabilizzazione e diplomazia sono molto più efficaci):
http://www.voltairenet.org/article176737.html
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/25/altre-notti-dei-lunghi-coltelli-negli-usa-grecia-e-turchia/

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Le anomalie cosmiche e terrestri si intensificano:

Russia, meteoriti in pieno giorno. Danni a 3mila abitazioni e oltre 1000 feriti nella Russia centrale:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/16/per-toutatis-il-cielo-ci-cade-in-testa-che-si-fa-alcune-opzioni/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/20/giove-le-sta-prendendo-di-santa-ragione-glenn-orton-scienziato-nasa/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/28/scende-la-pioggia-di-meteore-ma-che-fa-crolla-il-mondo-addosso-a-me/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/30/sono-rimasto-a-bocca-aperta-thorne-lay-geoscienziato-uc-santa-cruz/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/29/2012-lanno-delle-bizzarrie-naturali-una-sintesi/

Hans Karl Peterlini, “Capire l’altro. Piccoli racconti per fare memoria sociale” (2012)

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“Capire l’altro. Piccoli racconti per fare memoria sociale”, di Hans Karl Peterlini (2012), è un testo magnifico ed evocativo. L’Alto Adige diverso che auspicavamo io e Mauro Fattor (2010) traspare con forza nella sua analisi e nelle interviste mirate, ripetute ad una decina di anni di distanza per esplorare il cambiamento dell’orizzonte psicologico e morale (della coscienza) di alcuni giovani sudtirolesi che avevano scelto di diventare Schützen.

Oggi quelle stesse persone che, in precedenza, “guardavano il mondo da un oblò (etnonazionalista)” dimostrano di riuscire ad amare con autentico e commovente trasporto la propria terra senza essere patrioti, senza chiusure etnocentriche, aggressive e regressive. Riescono ad amare il prossimo, l’umanità ed il pianeta nelle sue espressioni locali e nei luoghi del mondo in cui hanno posato il loro cuore, senza scadere nel sentimentalismo umanitario globalista e dozzinale tipico dello stile pubblicitario della Benetton, Coca Cola, dei gestori della telefonia mobile, delle campagne virali sui social networks, spesso viziate da secondi fini.

Questi giovani stanno parlando di persone in carne ed ossa, di cose concrete, palpabili, di buon senso, non di astrazioni vuote, fredde o senza spessore, non di mondi fittizi da usare come ripari emotivi o come compensazioni narcisistiche. Il loro è un cosmopolitismo ancorato alla realtà vissuta (il Lebenswelt), non agli slogan edificanti, edonistici o consumistici.

La vista delle montagne è quello che dà loro i brividi, ma è una cosa che succede anche a mia moglie, extracomunitaria e non certo amante dell’escursionismo, quando rientra dalla Pianura Padana, pur vivendo a Trento solo da pochi anni.

Peterlini constata una vera e propria rivoluzione nella consapevolezza di Sigmar Decarli, rispetto a 10 anni prima (1997/1998). Ha esplorato altri paesi, ha fatto amicizia con degli italiani ed extracomunitari e si è anche trovato una ragazza di lingua italiana. Così si è allontanato dalla posizioni oltranziste del padre e del fratello minore. È diventato interculturale e si sente soffocare in un ambito orgogliosamente monoculturale.

Ingo Hört ha capito che, per continuare ad esplorare il Tirolo e la “tirolesità”, “non serve nessuna divisa e non serve nemmeno difendere in continuazione il proprio onore…Per me la questione se un confine passa da lì o da là non ha nessuna importanza. Mai potrei dire che il Sudtirolo è la mia Heimat, perché per esempio della Val Pusteria conosco forse un due per cento, ci sarò stato lì da bambino…ma intanto conosco certe parti tra il confine italiano e Vienna meglio che non la Val d’Ultimo. Perché me ne dovrei preoccupare della mia carta d’identità? Se non dovessi averla per legge, potrei anche buttarla via….l’identità è una cosa totalmente individuale…potresti scrivere che sono io stesso la mia Heimat” (p. 92)

Dagmar Lafogler era una sfegatata ammiratrice di Andreas Hofer con fortissimi pregiudizi contro gli extracomunitari. Oggi resta la diffidenza verso gli extracomunitari, ma si è trasferita a Lana e ha delle amiche extracomunitarie (una musulmana): “E sai perché? Perché la gente di Lana, quelli che sono nati qui…quelli trattano me, sì me, come se fossi un’extracomunitaria. Capisci?” (p. 106). Suo figlio l’ha chiamato André. Un po’ in onore di Andreas Hofer, ma con la pronuncia francese, perché ha scoperto che il suo cognome risale ad un tale Laffolier, un soldato napoleonico – un nemico di Hofer, uno di quelli che era tenuto ad ucciderlo, se ne avesse avuto la possibilità – rimasto in Alto Adige dopo la sconfitta dell’eroe tirolese.

Kriemhild Astfäller era vigorosamente pantirolista. Oggi Innsbruck rimane la sua città del cuore, ma spiega che “servire la Heimat può essere anche dare la vita a dei figli ed educarli bene, può essere la tutela dell’ambiente, della tradizione…E può anche significare: andare via e tornare con nuove idee ed un sapere arricchito” (p. 120).

Johann “Johnny” Ebner non ha più una Heimat ubicata in un luogo preciso: “Per me non ha alcuna importanza a che Stato appartiene il Sudtirolo. Nel mio passaporto c’è scritto Italia, ma anche se ci fosse scritto Uruguay, per me non farebbe differenza….Alla Heimat non appartiene tutta quella roba radicale, quelle cose, diciamo, esagerate, no, non hanno niente a che fare con la Heimat….è sempre un danno quando si esagera” (p. 133). “Qui è la Heimat” ed indica il tavolo, la casa, la ragazza e la vita che stanno cercando di costruire assieme. Questa sua ragazza, Priska, comincia a sentirsi a casa quando supera il Brennero entrando in Sudtirolo e avverte certe sensazioni piacevoli anche quando arriva da sud: “ma in quel caso ero sempre in Italia, allora non lo sento così forte” (p. 139). Si stupisce che il suo amato Johnny non senta alcun legame con la Heimat. Gli chiede: “Ma per te essere ad Amburgo o qui è la stessa cosa?”. E lui ribatte: “Perché no? Se è bello perché non dovrei sentirmi a casa…non mento. Basta che sia bello, che stia insieme a gente simpatica, allora può essere bello ovunque”.

In “Contro i miti etnici” ho condannato senza appello ogni genere di patriottismo, dedicandovi lunghe riflessioni che, da allora, hanno trovato molte più conferme che smentite e che sono diventate ancora più attuali alla luce del dibattito sui separatismi negli stati dell’eurozona più duramente colpiti dai diktat della troika. Ma nel frattempo ho imparato anch’io una cosa: il patriottismo contiene in sé un sentimento comunitario che può essere messo a frutto (non si butta il bambino con l’acqua del bagnetto). Un corso d’acqua può spazzare via tutto sulla sua strada quando esonda ma, se viene curato, disseta i campi ed illumina le città. Allo stesso modo, i tribalismi, se convogliati nella giusta direzione e senza eccessive impetuosità dalla politica, dai media, dall’associazionismo e dall’intellettualità, può aiutare chi non sa o non si sente o non vuole essere cosmopolita ad integrarsi in un mondo inevitabilmente cosmopolita senza sviluppare risentimento, voglia di rivalsa, rancore ed alienazione.

Non è facile, ma va fatto. Purtroppo la società civile non sempre aiuta; anzi, spesso ostacola questo processo di integrazione (Peterlini, op. cit. 144):

“Sarebbe troppo bello se da questa ricerca risultasse che la vita pone riparo a tutto. La vita aggiusta sicuramente tanto, ma gli eventi, le esperienze condotte nel mondo della vita non portano automaticamente a miglioramenti di sistema; anzi, certe ombre contenute nel sistema, certe immagini del nemico, certi stereotipi, certe minacce più psicotiche che reali sopravvivono anche quando sono fortemente contraddette nel mondo della vita. Lo dimostra in modo eclatante lo studio del caso di Dagmar, che nonostante le sue amiche musulmane e dell’Europa dell’Est, in linea di principio rimane ferma sulle sue posizioni contro gli immigrati”.

“Stare insieme è un’arte. Vivere in Alto Adige/Südtirol”, di Lucio Giudiceandrea e Aldo Mazza

978-88-7223-206-4

Insomma, alla fine me lo sono letto, come promesso, e mi è piaciuto.

Non ci ho trovato nulla di rivoluzionario, ma è un bel libro e, soprattutto, un libro che infonde fiducia; e Dio solo sa quanto ce n’è bisogno in questi tempi così cupi, dominati dalla paura, dal sospetto, dalla paranoia, dall’aggressività, dal rancore, dall’esasperazione, dall’egoismo, dalla tracotanza, dalla prevaricazione.
C’è un gran bisogno di libri che uniscano le persone, non nel senso che deve regnare la concordia e l’uniformità – senza conflitto/tensione la vita non sarebbe possibile – ma nel senso della coincidentia oppositorum, cioè a dire quella condizione in cui nessuno degli opposti desidera far scomparire l’altro e restare padrone del campo, ma rispetta il suo diritto ad esistere (unità nella diversità – “E dai discordi bellissima armonia” diceva Eraclito, un aforisma che piaceva molto a R.W. Emerson).

La parte che credo sia stata scritta da Lucio Giudiceandrea è molto chiara e condivisibile. [N.B. Nel suo commento a questo post Giudiceandrea ha precisato che il libro non è separabile in due porzioni]

La parte di Aldo Mazza è molto dettagliata e precisa.

Il contributo di Gabriele Di Luca è importante perché ribadisce un concetto – tradimento autocritico – che se anche fosse ripetuto 1000 volte non sarebbe mai sufficiente (e lo ribadisce bene).

Confesso però che è stato lo scritto di H.K. Peterlini ad impressionarmi di più. Una narrazione che è personale, psicologica ed antropologica, una testimonianza che scava nell’interiorità: è facile sedurmi con questo tipo di cose ;o)

Non ho letto il testo originale in tedesco ma la traduzione in italiano (sempre di Gadilu) scorre via piacevolmente.

Di Peterlini ho letto solo “Freiheitskämpfer auf der Couch” e non era una lettura facile, anche se l’ho trovata preziosa – e infatti l’ho citata molte volte nel mio prossimo libro. Tradurre il tedesco in italiano è comunque un’arte, un’arte necessaria.

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Note a margine di “Stare insieme è un’arte. Vivere in Alto Adige/Südtirol”, di Lucio Giudiceandrea & Aldo Mazza, Merano: alphabeta, 2012

di Stefano Fait, co-autore di “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso“, Bolzano: Raetia, 2010.

“La famosa convivenza non è un fatto naturale, non viene da sola. Essa va imparata. È come fare il falegname, se il paragone è lecito. Intanto quel mestiere dovrà effettivamente interessarmi; poi dovrò conoscere le caratteristiche dei vari tipi di legno, saper usare gli strumenti adatti, preparare i piani di lavoro, provare, sbagliare, riprovare. Solo così arriverò a dei risultati apprezzabili” (p. 11).

La metafora del falegname è bella ma non sono sicuro che sia calzante. Chiunque abbia osservato dei bambini giocare avrà notato che lo fanno con certi bambini e non con altri, per una questione di affinità personale che va ben al di là del colore della pelle, della lingua o dell’accento, dei vestiti indossati e dei cibi consumati. Con alcuni c’è intesa, con altri non c’è. Inoltre, in genere, i figli sembrano avere una soglia di tolleranza alla diversità mediamente più alta rispetto ai loro genitori. I cinici la chiamano beata ingenuità, altri ribattono che è proprio il cinismo a corrompere un’innocenza che renderebbe il mondo adulto meno crudele e doloroso.

In ogni caso, mentre ciascuno nasce interattivo e dipendente dal prossimo, nessuno nasce falegname. Falegnami si diventa con l’aiuto di qualcuno che ti insegna i rudimenti del mestiere. Quando una società valorizza la separazione al di sopra della condivisione, della comunanza e dell’unione, vengono a mancare maestri di convivenza (es. Alexander Langer) e proliferano i maestri di distanziamento (es. Anton Zelger). In Veneto, al sindaco leghista di Tarzo, nel trevigiano, Gianangelo Bof, che, avendo subito sulla sua pelle la condizione di immigrato (in Germania) è diventato un maestro di comunione e simbiosi, corrisponde il sindaco leghista di Adro, nel bresciano, Oscar Lancini, che si è dimostrato maestro di separazione ed entropia.

Quando esiste una lingua ponte che permetta di comunicare, gli esseri umani hanno sempre dimostrato di essere disposti a socializzare. Sono “animali” sociali, in fondo, è la loro natura. Per quanto ne so, non esiste un solo dato etnografico, storico o prodotto dalle scienze cognitive che corrobori la tesi che “vivere in contatto con un’altra cultura non è qualcosa di naturale ma di artificiale”.

Se le cose stessero così esisterebbero le razze (mentre l’umanità è meticcia) e non sarebbero praticati l’esogamia (matrimonio all’esterno del proprio clan, un’opzione che favorisce lo scambio, l’incontro e l’alleanza) ed il commercio; esisterebbe invece uno stato per ogni lingua parlata nel mondo (c. 6500), mentre in realtà gli stati sono circa 200 e la futura nascita di uno stato europeo o di una federazione araba ridurrebbe di molto questo numero.

Perciò non è corretto asserire che istintivamente ognuno sta con i suoi simili e non con chi è diverso. Vale certamente per una maggioranza di persone per la gran parte della loro vita e per tutte le persone in diversi periodi della loro vita, ma la curiosità è una forza irresistibile per quasi tutti gli esseri umani ed il desiderio di allontanarsi quanto più possibile da parenti serpenti, conoscenti scocciatori e comunità soffocanti non è certo un’anomalia nella storia. Non è corretto fingere che questa dimensione dell’umanità non sia significativa, stabilire che la norma sia quella della separazione naturale e volontaria e quindi dare ragione ad Anton Zelger (“più ci dividiamo, meglio ci comprendiamo”) e torto ad Alex Langer (“più ci uniamo, meglio ci comprendiamo”).

Il timore è che sottolineando le componenti “sacrificio” ed “eccezionalità” si finisca in qualche misura per magnificare l’eccellenza di chi ce l’ha fatta (un’impresa quasi “eroica”, in questa prospettiva – il che mi sembra francamente eccessivo, per esperienza personale) e scoraggiare tanti altri dal tentare di uscire dal proprio orticello. Quello della convivenza è un processo arduo solo se tra due gruppi umani manca la fiducia, il rispetto e la stima e questo troppo spesso succede perché certi potentati economici e politici godono di una rendita di posizione derivante dal dividere invece che dall’unire. La componente del potere è sempre al centro dell’agire umano e non deve essere oscurata da un riferimento esclusivo alla sfera culturale. Che ci piaccia o meno, ogni cultura è comunque e prima di tutto espressione di certe relazioni di potere.

È questa, e non delle ipotetiche inamovibili costanti della natura umana, la ragione per cui Giudiceandrea e Mazza sono costretti ad ammettere che “sotto una calma apparente il conflitto [l’Alto Adige] è pronto a riaccendersi” (p. 15).

Non a caso, nel testo tedesco della “dichiarazione di appartenenza ad un gruppo linguistico”, che conta i residenti in relazione alla lingua parlata per determinare la titolarità di certi diritti, non si parla di “consistenza” ma di “Stärke” (forza). Il che ci riporta alle disfide demografiche tra gli stati europei negli anni che precedettero la Grande Guerra: “chi ha la popolazione più grossa?”. Schermaglie viriliste tra potenze con conseguenze deleterie per le persone comuni.

Il potere e la sua distribuzione è sempre il primo fattore da considerare nell’esaminare una società.

Una questione di equilibri di potere ha fatto sì che il modello di convivenza (sarebbe meglio dire “coesistenza”) che è stato scelto per l’Alto Adige fosse quello del Nebeneinander (vivere l’uno a fianco dell’altro), per evitare lo sbocco nel Gegeneinander (l’uno contro l’altro) o nell’Ohneeinander (l’uno senza l’altro). Questa scelta ha sacrificato, o comunque rinviato a data da destinarsi, il Miteinander (l’uno assieme all’altro).

Quando un assessore dei Verdi (partito politico erede di Langer e della sua battaglia per l’incontro e la reciproca contaminazione), Patrizia Trincanato, dichiara che “questa è una terra delicata e complessa dove tutti dobbiamo fare attenzione a muoverci per non pestare i piedi e le sensibilità altrui ed il pentolone dove butti dentro di tutto mi fa paura”– riferendosi al progetto di un maxipolo culturale post-etnico – è difficile non concludere che le cose stanno andando maluccio e che il prosciugamento delle risorse pubbliche non potrà fare altro che peggiorare la situazione. Infatti il timore dell’assessore è che quest’iniziativa faccia parte di un preciso piano della SVP che sfrutti la necessità di compiere dei tagli per affidare la regia della cultura nella provincia di Bolzano alla supervisione del partito di governo, l’SVP: “Secondo me i passi che il presidente Luis Durnwalder ha fatto sono molto chiari. Penso alla toponomastica ed a tutta la questione dei cartelli sui sentieri di montagna, penso alla volontà di creare un Museo unico “Il Landesmuseum”, penso alla creazione di un Polo bibliotecario unico “La Landesbibliothek” magari sotto la direzione di un direttore unico, penso ai colpi che sono stati inferti all’autonomia della scuola e penso adesso alla volontà di andare verso la gestione unica degli spettacoli…. Sarà ma tutto questo non mi piace”. Una privatizzazione della cultura, insomma: “Vogliamo mettere un bavaglio alla cultura? Vogliamo che l’Svp ci spieghi quale spettacolo è bene vedere e quale sarebbe meglio di no? Vogliamo questo in questa nostra meravigliosa terra che ha fatto della convivenza e dell’assoluto rispetto dell’idea altrui la sua bandiera? Vogliamo tenerci una pluralità culturale solo di facciata o la vogliamo reale? Vorrei tanto saperlo” (Alto Adige, 19 agosto 2012).

Hanno perfettamente ragione, i due autori, a paventare che l’unico fattore di integrazione, a questo punto, potrebbe diventare il nemico comune, ossia gli ultimi arrivati, gli immigrati.

Al centro dell’analisi di Giudiceandrea e Mazza si situa, molto giustamente, l’enunciato che “il conflitto ha dalla sua parte gli automatismi, i pregiudizi, i “pensieri semplici”; esso può contare sul fatto che dividersi, riconoscersi come nemici è la reazione più immediata. Stare insieme invece richiede la fatica dei “pensieri complessi” (op. cit., p. 30).

Ma non è forse esattamente questo quello che siamo chiamati a fare in quanto esseri umani? Il dominio dei pensieri semplici è quello dell’infanzia e degli altri primati, di tanti mammiferi, non degli adulti. Senza contare che certi bambini ci stupiscono già in tenera età con intuizioni maestose, pensieri profondi, sintesi che ci lasciano senza fiato (Roehlkepartain et al., 2006). Perché accontentarsi di automatismi, di ragionamenti e comportamenti meccanici quando in noi c’è il potenziale per ben altro? Se uno ha una Ferrari e la guida come se fosse al volante di una Panda difficilmente godrà di un’alta considerazione tra i suoi conoscenti.

Proprio i due autori, tra l’altro, ribadiscono che siamo noi gli artefici del nostro destino. A maggior ragione, quindi, dovremmo sentirci chiamati a vincere le nostre paure, pigrizie, piccinerie, egoismi e pregiudizi e dare una mano al nostro prossimo, per il bene comune, in una prospettiva di coralità che beneficia tutti quanti e non solo una minoranza di privilegiati.

Personalmente io vedo la storia come un tiro alla fune tra chi interpreta il progresso come la realizzazione dell’inscindibile unità di libertà, uguaglianza e fratellanza e chi invece, cinicamente, non scorge nulla al di fuori della relazione pastore-pecora/padrone-servo/élite-massa. L’era della globalizzazione ha reso ancora più netta questa distinzione, polarizzando le coscienze in un senso o nell’altro, in funzione della scelta tra controllo e libertà, gerarchia ed uguaglianza, divisione ed unità.

Di conseguenza, il Nebeneinander non è più sostenibile: alcuni desiderano più muri e più lealtà rispetto alla compattezza etnica ed alla propria civiltà; altri desiderano più ponti, più traditori del proprio gruppo, maggiore autocritica. La via di mezzo non trova più spazio.

C’è bisogno di un Alto Adige diverso, spiega molto bene Hans Karl Peterlini (cf. Giudiceandrea/Mazza 2012, p. 173): “un Sudtirolo non come programma politico o esercizio di sopravvivenza etnica, come esperimento culturale o esempio statale, ma come spazio vitale, campo di possibilità, terreno creativo per coltivare dei sogni”. Recuperando il sogno (che non è utopia, ma lavoro in corso) di Alexander Langer: “Ciò che in lui come visione, come predilezione per l’essere umano al di là di ogni costrutto, come fede nel bene e nell’onestà, come fame e sete di giustizia, appariva nelle edizioni dei suoi scritti, era la summa di tutto quello che doveva sembrare possibile, se soltanto lo si fosse voluto, se non si fosse preferito e si preferisse tenersi abbarbicati a tutte le barriere che sono nella nostra testa, perché tanto si sa che l’altro è fatto così e potrebbe rappresentare per me una minaccia e io sono quello che sono e non posso fare altrimenti (cioè, non è che non vorrei, ma non ho il coraggio di farlo, per usare le parole di Karl Kraus)” (ibidem). Che, poi, sono anche le parole di Paolo di Tarso: “Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto…in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio (Romani 7, 15-19).

Credo che moltissimi abitanti dell’Alto Adige/Südtirol desiderino un Alto Adige diverso. Non sono però pochi quelli che vorrebbero avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ossia vogliono le identità forti ma anche la concordia, il particolarismo ma anche l’universalismo, vogliono gli Schützen ma anche Langer, la separazione ma anche l’unione, il cambiamento ma anche l’identità e la stabilità.

Malauguratamente per loro, però, l’indispensabile unità nella diversità richiede dei sacrifici, richiede agli ego (miti, golem) personali e collettivi di fare un passo indietro, richiede di pagare un prezzo – e il prezzo da pagare per un Alto Adige diverso è la scomparsa dell’Alto Adige in cui sono cresciuti.

La fine del riscaldamento globale – per chi ha occhi per vedere

AverageSurfaceTempVersusAverageSattelliteTemp GlobalMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverage

Sea_Ice_Extent

GISP2 TemperatureSince10700 BP with CO2 from EPICA DomeC

UAH_LT_1979_thru_June_2012

NHSeaIceMonthlyLastThreeYears

RecentSnowCoverNHhemisphere

SHSeaIceMonthlyLastThreeYears

SummitAndCulture

http://www.climate4you.com/

annual

annual_bar

annual_s21

http://www.metoffice.gov.uk/hadobs/hadcrut3/diagnostics/global/nh+sh/

dotmetpredict-blog480previsione nel 2011

dotmetoffice12-blog480previsione nel 2012

http://dotearth.blogs.nytimes.com/2013/01/09/shift-in-british-climate-analysis-blunts-governments-short-term-warming-forecast/

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The sun could be on the threshold of a mini-Maunder event right now” = potremmo essere sull’orlo di una mini era glaciale.

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/08jan_sunclimate/

Perché è il Sole il fattore determinante, non certo le attività umane, che contano davvero poco, come spiega molto chiaramente quest’utilissima e semplice sintesi (in inglese):
http://wattsupwiththat.com/2013/01/18/a-climate-of-scepticism/#more-77781

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Svezia bloccata da nevicate record:
http://www.thelocal.se/44898/20121206/#.UMGrR6yynV1
nevicate record nelle Alpi costringono a chiudere gli impianti che erano stati aperti in anticipo:
http://www.planetski.eu/news/4456
nevicate record nel Manitoba:
http://www.winnipegsun.com/2012/12/04/norway-houses-3-feet-of-snow-likely-smashes-record
La Baia di Hudson si sta gelando a velocità che definire record sarebbe ingiusto, essendo completamente fuori scala:
ftp://sidads.colorado.edu/DATASETS/NOAA/G02186/plots/r10_Hudson_Bay_ts.png
ghiacciai himalayani stanno recuperando tutto il volume perduto:
http://articles.timesofindia.indiatimes.com/2012-12-03/india/35569707_1_bara-shigri-glaciers-snowfall

L’ufficio meteorologico britannico ha appena annunciate che il Regno Unito ha registrato il suo più freddo autunno degli ultimi diciannove anni. Se le cose non cambiano il 2012 sarà il secondo anno più freddo dal 1996.

http://notalotofpeopleknowthat.wordpress.com/2012/12/06/coldest-autumn-in-uk-since-1993/

2012_15_MeanTemp_Anomaly_1981-2010

è degno di nota il fatto che un noto “tropicalista” (David Viner) annunciava tra il 2000 ed il 2006 che gli inglesi non sarebbero più dovuti andare nel Mediterraneo per fare le ferie perché il Mediterraneo sarebbe arrivato da loro. Avvertiva anche che “le nevicate sono ormai un ricordo del passato“.

Ecco cos’è invece successo negli anni successivi:

http://notalotofpeopleknowthat.wordpress.com/2012/12/03/costa-brava-has-moved-to-blackpool-says-david-viner/

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 ttmk_121206

La prima settimana di dicembre in Svezia

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“Dopo le abbondanti precipitazioni e le alluvioni che hanno colpito il nostro paese e dopo l’arrivo delle gelate che hanno accompagnato le ultime due  notti,  questa mattina le temperature si sono rialzate un pochino, per effetto del cambio dei venti e dell’aumento della copertura nuvolosa. Precipitazioni sparse sono già attive al nord e tra Toscana e Umbria. In giornata un po’ tutta la penisola verrà coinvolta comprese le isole, seguita da forti venti e da un nuovo sensibile calo termico. La Dama bianca sarà protagonista dei prossimi giorni in particolar modo sull’Appennino dove cadrà a quote basse e dall’inizio della settimana prossima le regioni adriatiche la vedranno fin sulle coste. L’inverno meteorologico è cominciato davvero nel migliore dei modi sia in Italia che nei paesi europei, dove la morsa del freddo e della neve hanno fatto rimanere basiti anche i più accaniti sostenitori del global cooling, mentre i sostenitori del “GW” latitano nel silenzio.

Una cosa è certa, il freddo proseguirà ad attanagliare l’Europa e il nostro paese per almeno un paio di settimane a causa di un vortice polare davvero inconsistente  e spompato; si è scompattato in due lobi e il ramo euro-asiatico sta facendo il suo lavoro.

L’innevamento formidabile nel compartimento Siberiano ha permesso il consolidamento del grande anticiclone termico (Orso) e una situazione siffatta non può far altro che inibire il mite flusso atlantico. L’espansione dell’”ORSO”, in anticipo sul calendario, fa presupporre un inverno davvero eccezionale sul compartimento europeo, mentre sul  nostro paese dovremo come sempre visionare di volta in volta l’evoluzione meteo-climatica. In ogni caso ottime le premesse e l’innevamento delle nostre montagne ormai fungerà da base per le prossime nevicate. Stiano tranquilli gli operatori montani  e tutti coloro che amano gli sport invernali.

Tornando a parlare della configurazione barica nel compartimento europeo, vorrei rendervi partecipi del continuo tentativo dell’anticiclone delle Azzorre a risalire verso nord e non potrebbe fare altrimenti vista l’inibizione del flusso atlantico e il rinvigorimento del vortice canadese. Insomma tutti punti a favore per vedere il nostro paese alle prese con più ondate di freddo artico accompagnato da veloci perturbazioni.

Durante la settimana saranno ben tre gli impulsi artici in arrivo sul nostro paese e tra domenica e lunedì aria ancora più fredda giungerà sul nostro paese trasportata da venti continentali e, probabilmente, le adriatiche riusciranno a vedere la neve fin sulla costa”.

http://www.newsclima.it/2012/12/04/freddo-in-europa-e-sul-nostro-paese-tre-impulsi-artici-in-arrivo-poi-aria-continentale-la-dama-bianca-protagonista/#more-2803

Mi piacerebbe che la gente se le ricordasse queste cose ed apprezzasse la tenacia con la quale i “glacialisti” hanno continuato a tener botta nonostante le contumelie, le irrisioni e le pressioni a conformarsi al “consenso”. Mi piacerebbe anche che quelli che saltano sul carro dei vincitori venissero trattati come meritano. 

Esperti di climatologia che contestano la versione ufficiale del riscaldamento globale

20110801_3
Svezia bloccata da nevicate record:
http://www.thelocal.se/44898/20121206/#.UMGrR6yynV1
nevicate record nelle Alpi costringono a chiudere gli impianti che erano stati aperti in anticipo:
http://www.planetski.eu/news/4456
nevicate record nel Manitoba:
http://www.winnipegsun.com/2012/12/04/norway-houses-3-feet-of-snow-likely-smashes-record
La Baia di Hudson si sta gelando a velocità che definire record sarebbe ingiusto, essendo completamente fuori scala:
ftp://sidads.colorado.edu/DATASETS/NOAA/G02186/plots/r10_Hudson_Bay_ts.png
ghiacciai himalayani stanno recuperando tutto il volume perduto:
http://articles.timesofindia.indiatimes.com/2012-12-03/india/35569707_1_bara-shigri-glaciers-snowfall

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Sondaggio condotto tra i membri dell’Associazione Meteorologica Americana, 22 febbraio 2012 – George Mason University e Yale University

Ritieni che il riscaldamento globale che si è verificato nel corso degli ultimi 150 anni sia stato causato:

In gran parte dalle attività umane: 59%

In misura sostanzialmente uguale da attività umane ed eventi naturali: 11%

In gran parte da eventi naturali: 6%

Non credo che noi (scienziati) abbiamo già accumulato una quantità sufficiente di dati per determinare la misura della causazione umana o naturale, anche solo nelle generiche categorie sopra-elencate: 23%

Non so: 1%

Il 41% dei meteorologi americani professionisti dissente dal dogma centrale della climatologia contemporanea.

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Open Letter to the Secretary-General of the United Nations
 
H.E. Ban Ki-Moon, Secretary-General, United Nations
First Avenue and East 44th Street, New York, New York, U.S.A.
November 29, 2012

Mr. Secretary-General:

[...]
La relazione sullo “Stato del Clima nel 2008″ del NOAA ha affermato che 15 anni o più senza un riscaldamento statisticamente significativo indicherebbero una discrepanza tra osservazione e previsione. Sedici anni senza riscaldamento hanno quindi ormai dimostrato che i modelli sono sbagliati, sulla base dei criteri adottati dai loro stessi creatori.
[...]

http://opinion.financialpost.com/2012/11/29/open-climate-letter-to-un-secretary-general-current-scientific-knowledge-does-not-substantiate-ban-ki-moon-assertions-on-weather-and-climate-say-125-scientists/

Signed by:

  1. Habibullo I. Abdussamatov, Dr. Sci., mathematician and astrophysicist, Head of the Selenometria project on the Russian segment of the ISS, Head of Space Research of the Sun Sector at the Pulkovo Observatory of the Russian Academy of Sciences, St. Petersburg, Russia
  2. Syun-Ichi Akasofu, PhD, Professor of Physics, Emeritus and Founding Director, International Arctic Research Center of the University of Alaska, Fairbanks, Alaska, U.S.A.
  3. Bjarne Andresen, Dr. Scient., physicist, published and presents on the impossibility of a “global temperature”, Professor, Niels Bohr Institute (physics (thermodynamics) and chemistry), University of Copenhagen, Copenhagen, Denmark
  4. J. Scott Armstrong, PhD, Professor of Marketing, The Wharton School, University of Pennsylvania, Founder of the International Journal of Forecasting, focus on analyzing climate forecasts, Philadelphia, Pennsylvania, U.S.A.
  5. Timothy F. Ball, PhD, environmental consultant and former climatology professor, University of Winnipeg, Winnipeg, Manitoba, Canada
  6. James R. Barrante, Ph.D. (chemistry, Harvard University), Emeritus Professor of Physical Chemistry, Southern Connecticut State University, focus on studying the greenhouse gas behavior of CO2, Cheshire, Connecticut, U.S.A.
  7. Colin Barton, B.Sc., PhD (Earth Science, Birmingham, U.K.), FInstEng Aus Principal research scientist (ret.), Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO), Melbourne, Victoria, Australia
  8. Joe Bastardi, BSc, (Meteorology, Pennsylvania State), meteorologist, State College, Pennsylvania, U.S.A.
  9. Franco Battaglia, PhD (Chemical Physics), Professor of Physics and Environmental Chemistry, University of Modena, Italy
  10. Richard Becherer, BS (Physics, Boston College), MS (Physics, University of Illinois), PhD (Optics, University of Rochester), former Member of the Technical Staff – MIT Lincoln Laboratory, former Adjunct Professor – University of Connecticut, Areas of Specialization: optical radiation physics, coauthor – standard reference book Optical Radiation Measurements: Radiometry, Millis, MA, U.S.A.
  11. Edwin X. Berry, PhD (Atmospheric Physics, Nevada), MA (Physics, Dartmouth), BS (Engineering, Caltech), Certified Consulting Meteorologist, President, Climate Physics LLC, Bigfork, MT, U.S.A.
  12. Ian Bock, BSc, PhD, DSc, Biological sciences (retired), Ringkobing, Denmark
  13. Ahmed Boucenna, PhD, Professor of Physics (strong climate focus), Physics Department, Faculty of Science, Ferhat Abbas University, Setif, Algéria
  14. Antonio Brambati, PhD, Emeritus Professor (sedimentology), Department of Geological, Environmental and Marine Sciences (DiSGAM), University of Trieste (specialization: climate change as determined by Antarctic marine sediments), Trieste, Italy
  15. Stephen C. Brown, PhD (Environmental Science, State University of New York), District Agriculture Agent, Assistant Professor, University of Alaska Fairbanks, Ground Penetrating Radar Glacier research, Palmer, Alaska, U.S.A.
  16. Mark Lawrence Campbell, PhD (chemical physics; gas-phase kinetic research involving greenhouse gases (nitrous oxide, carbon dioxide)), Professor, United States Naval Academy, Annapolis, Maryland, U.S.A.
  17. Rudy Candler, PhD (Soil Chemistry, University of Alaska Fairbanks (UAF)), former agricultural laboratory manager, School of Agriculture and Land Resources Management, UAF, co-authored papers regarding humic substances and potential CO2 production in the Arctic due to decomposition, Union, Oregon, U.S.A.
  18. Alan Carlin, B.S. (California Institute of Technology), PhD (economics, Massachusetts Institute of Technology), retired senior analyst and manager, U.S. Environmental Protection Agency, Washington, DC, former Chairman of the Angeles Chapter of the Sierra Club (recipient of the Chapter’s Weldon Heald award for conservation work), U.S.A.
  19. Dan Carruthers, M.Sc., Arctic Animal Behavioural Ecologist, wildlife biology consultant specializing in animal ecology in Arctic and Subarctic regions, Turner Valley, Alberta, Canada
  20. Robert M. Carter, PhD, Professor, Marine Geophysical Laboratory, James Cook University, Townsville, Australia
  21. Uberto Crescenti, PhD, Full Professor of Applied Geology, Università G. d’Annunzio, Past President Società Geologica taliana, Chieti, Italy
  22. Arthur Chadwick, PhD (Molecular Biology), Research Professor of Geology, Department of Biology and Geology, Southwestern Adventist University, Climate Specialties: dendrochronology (determination of past climate states by tree ring analysis), palynology (same but using pollen as a climate proxy), paleobotany and botany; Keene, Texas, U.S.A.
  23. George V. Chilingar, PhD, Professor, Department of Civil and Environmental Engineering of Engineering (CO2/temp. focused research), University of Southern California, Los Angeles, California, U.S.A.
  24. Ian D. Clark, PhD, Professor (isotope hydrogeology and paleoclimatology), Dept. of Earth Sciences, University of Ottawa, Ottawa, Ontario, Canada
  25. Cornelia Codreanova, Diploma in Geography, Researcher (Areas of Specialization: formation of glacial lakes) at Liberec University, Czech Republic, Zwenkau, Germany
  26. Michael Coffman, PhD (Ecosystems Analysis and Climate Influences, University of Idaho), CEO of Sovereignty International, President of Environmental Perspectives, Inc., Bangor, Maine, U.S.A.
  27. Piers Corbyn, ARCS, MSc (Physics, Imperial College London)), FRAS, FRMetS, astrophysicist (Queen Mary College, London), consultant, founder WeatherAction long range weather and climate forecasters, American Thinker Climate Forecaster of The Year 2010, London, United Kingdom
  28. Richard S. Courtney, PhD, energy and environmental consultant, IPCC expert reviewer, Falmouth, Cornwall, United Kingdom
  29. Roger W. Cohen, B.S., M.S., PhD Physics, MIT and Rutgers University, Fellow, American Physical Society, initiated and managed for more than twenty years the only industrial basic research program in climate, Washington Crossing, Pennsylvania, U.S.A.
  30. Susan Crockford, PhD (Zoology/Evolutionary Biology/Archaeozoology), Adjunct Professor (Anthropology/Faculty of Graduate Studies), University of Victoria, Victoria, British Colombia, Canada
  31. Walter Cunningham, B.S., M.S. (Physics – Institute of Geophysics And Planetary Sciences,  UCLA), AMP – Harvard Graduate School of Business, Colonel (retired) U.S. Marine Corps, Apollo 7 Astronaut., Fellow – AAS, AIAA; Member AGU, Houston, Texas, U.S.A.
  32. Joseph D’Aleo, BS, MS (Meteorology, University of Wisconsin),  Doctoral Studies (NYU), CMM, AMS Fellow, Executive Director – ICECAP (International Climate and Environmental Change Assessment Project), College Professor Climatology/Meteorology, First Director of Meteorology The Weather Channel, Hudson, New Hampshire, U.S.A.
  33. David Deming, PhD (Geophysics), Professor of Arts and Sciences, University of Oklahoma, Norman, Oklahoma, U.S.A.
  34. James E. Dent; B.Sc., FCIWEM, C.Met, FRMetS, C.Env., Independent Consultant (hydrology & meteorology), Member of WMO OPACHE Group on Flood Warning, Hadleigh, Suffolk, England, United Kingdom
  35. Willem de Lange, MSc (Hons), DPhil (Computer and Earth Sciences), Senior Lecturer in Earth and Ocean Sciences, The University of Waikato, Hamilton, New Zealand
  36. Silvia Duhau, Ph.D. (physics), Solar Terrestrial Physics, Buenos Aires University, Buenos Aires, Argentina
  37. Geoff Duffy, DEng (Dr of Engineering), PhD (Chemical Engineering), BSc, ASTCDip. (first chemical engineer to be a Fellow of the Royal Society in NZ), FIChemE, wide experience in radiant heat transfer and drying, chemical equilibria, etc. Has reviewed, analysed, and written brief reports and papers on climate change, Auckland, New Zealand
  38. Don J. Easterbrook, PhD, Emeritus Professor of Geology, Western Washington, University, Bellingham, Washington, U.S.A.
  39. Ole Henrik Ellestad, former Research Director, applied chemistry SINTEF, Professor in physical chemistry, University of Oslo, Managing director Norsk Regnesentral and Director for Science and Technology, Norwegian Research Council, widely published in infrared spectroscopy, Oslo, Norway
  40. Per Engene, MSc, Biologist, Co-author – The Climate, Science and Politics (2009), Bø i Telemark, Norway
  41. Gordon Fulks, B.S., M.S., PhD (Physics, University of Chicago), cosmic radiation, solar wind, electromagnetic and geophysical phenomena, Portland, Oregon, U.S.A.
  42. Katya Georgieva, MSc (meteorology), PhD (solar-terrestrial climate physics), Professor, Space Research and Technologies Institute, Bulgarian Academy of Sciences, Sofia, Bulgaria
  43. Lee C. Gerhard, PhD, Senior Scientist Emeritus, University of Kansas, past director and state geologist, Kansas Geological Survey, U.S.A.
  44. Ivar Giaever PhD, Nobel Laureate in Physics 1973, professor emeritus at the Rensselaer Polytechnic Institute, a professor-at-large at the University of Oslo, Applied BioPhysics, Troy, New York, U.S.A.
  45. Albrecht Glatzle, PhD, ScAgr, Agro-Biologist and Gerente ejecutivo, Tropical pasture research and land use management, Director científico de INTTAS, Loma Plata, Paraguay
  46. Fred Goldberg, PhD, Adj Professor, Royal Institute of Technology (Mech, Eng.), Secretary General KTH International Climate Seminar 2006 and Climate analyst (NIPCC), Lidingö, Sweden
  47. Laurence I. Gould, PhD, Professor of Physics, University of Hartford, Past Chair (2004), New England Section of the American Physical Society, West Hartford, Connecticut, U.S.A.
  48. Vincent Gray, PhD, New Zealand Climate Coalition, expert reviewer for the IPCC, author of The Greenhouse Delusion: A Critique of Climate Change 2001, Wellington, New Zealand
  49. William M. Gray, PhD, Professor Emeritus, Dept. of Atmospheric Science, Colorado State University, Head of the Tropical Meteorology Project, Fort Collins, Colorado, U.S.A.
  50. Charles B. Hammons, PhD (Applied Mathematics), climate-related specialties: applied mathematics, modeling & simulation, software & systems engineering, Associate Professor, Graduate School of Management, University of Dallas; Assistant Professor, North Texas State University (Dr. Hammons found many serious flaws during a detailed study of the software, associated control files plus related email traffic of the Climate Research Unit temperature and other records and “adjustments” carried out in support of IPCC conclusions), Coyle, OK, U.S.A.
  51. William Happer, PhD, Professor, Department of Physics, Princeton University, Princeton, NJ, U.S.A.
  52. Hermann Harde, PhD, Professur f. Lasertechnik & Werkstoffkunde (specialized in molecular spectroscopy, development of gas sensors and CO2-climate sensitivity), Helmut-Schmidt-Universität, Universität der Bundeswehr Fakultät für Elektrotechnik, Hamburg, Germany
  53. Howard Hayden, PhD, Emeritus Professor (Physics), University of Connecticut, The Energy Advocate, Pueblo West, Colorado, U.S.A.
  54. Ross Hays, Meteorologist, atmospheric scientist, NASA Columbia Scientific Balloon Facility (currently working at McMurdo Station, Antarctica), Palestine, Texas, U.S.A.
  55. Martin Hovland, M.Sc. (meteorology, University of Bergen), PhD (Dr Philos, University of Tromsø), FGS, Emeritus Professor, Geophysics, Centre for Geobiology, University of Bergen, member of the expert panel: Environmental Protection and Safety Panel (EPSP) for the Ocean Drilling Program (ODP) and the Integrated ODP, Stavanger, Norway
  56. Ole Humlum, PhD, Professor of Physical Geography, Department of Physical Geography, Institute of Geosciences, University of Oslo, Oslo, Norway
  57. Craig D. Idso, PhD, Chairman of the Board of Directors of the Center for the Study of Carbon Dioxide and Global Change, Tempe, Arizona, U.S.A.
  58. Sherwood B. Idso, PhD, President, Center for the Study of Carbon Dioxide and Global Change, Tempe, Arizona, U.S.A.
  59. Larry Irons, BS (Geology), MS (Geology), Sr. Geophysicist at Fairfield Nodal (specialization: paleoclimate), Lakewood, Colorado, U.S.A.
  60. Terri Jackson, MSc (plasma physics), MPhil (energy economics), Director, Independent Climate Research Group, Northern Ireland and London (Founder of the energy/climate group at the Institute of Physics, London), United Kingdom
  61. Albert F. Jacobs, Geol.Drs., P. Geol., Calgary, Alberta, Canada
  62. Hans Jelbring, PhD Climatology, Stockholm University, MSc Electronic engineering, Royal Institute of Technology, BSc  Meteorology, Stockholm University, Sweden
  63. Bill Kappel, B.S. (Physical Science-Geology), B.S. (Meteorology), Storm Analysis, Climatology, Operation Forecasting, Vice President/Senior Meteorologist, Applied Weather Associates, LLC, University of Colorado, Colorado Springs, U.S.A.
  64. Olavi Kärner, Ph.D., Extraordinary Research Associate; Dept. of Atmospheric Physics, Tartu Observatory, Toravere, Estonia
  65. Leonid F. Khilyuk, PhD, Science Secretary, Russian Academy of Natural Sciences, Professor of Engineering (CO2/temp. focused research), University of Southern California, Los Angeles, California, U.S.A.
  66. William Kininmonth MSc, MAdmin, former head of Australia’s National Climate Centre and a consultant to the World Meteorological organization’s Commission for Climatology, Kew, Victoria, Australia
  67. Gerhard Kramm, Dr. rer. nat. (Theoretical Meteorology), Research Associate Professor, Geophysical Institute, Associate Faculty, College of Natural Science and Mathematics, University of Alaska Fairbanks, (climate specialties: Atmospheric energetics, physics of the atmospheric boundary layer, physical climatology – see interesting paper by Kramm et al), Fairbanks, Alaska, U.S.A.
  68. Leif Kullman, PhD (Physical geography, plant ecology, landscape ecology), Professor, Physical geography, Department of Ecology and Environmental science, Umeå University, Areas of Specialization: Paleoclimate (Holocene to the present), glaciology, vegetation history, impact of modern climate on the living landscape, Umeå, Sweden
  69. Hans H.J. Labohm, PhD, Independent economist, author specialised in climate issues, IPCC expert reviewer, author of Man-Made Global Warming: Unravelling a Dogma and climate science-related Blog, The Netherlands
  70. Rune Berg-Edland Larsen, PhD (Geology, Geochemistry), Professor, Dep. Geology and Geoengineering, Norwegian University of Science and Technology (NTNU), Trondheim, Norway
  71. C. (Kees) le Pair, PhD (Physics Leiden, Low Temperature Physics), former director of the Netherlands Research Organization FOM (fundamental physics) and subsequently founder and director of The Netherlands Technology Foundation STW.  Served the Dutch Government many years as member of its General Energy Council and of the National Defense Research Council. Royal Academy of Arts and Sciences Honorary Medal and honorary doctorate in all technical sciences of the Delft University of technology, Nieuwegein, The Netherlands
  72. Douglas Leahey, PhD, meteorologist and air-quality consultant, past President – Friends of Science, Calgary, Alberta, Canada
  73. Jay Lehr, B.Eng. (Princeton), PhD (environmental science and ground water hydrology), Science Director, The Heartland Institute, Chicago, Illinois, U.S.A.
  74. Bryan Leyland, M.Sc., FIEE, FIMechE, FIPENZ, MRSNZ, consulting engineer (power), Energy Issues Advisor – International Climate Science Coalition, Auckland, New Zealand
  75. Edward Liebsch, B.A. (Earth Science, St. Cloud State University); M.S. (Meteorology, The Pennsylvania State University), former Associate Scientist, Oak Ridge National Laboratory; former Adjunct Professor of Meteorology, St. Cloud State University, Environmental Consultant/Air Quality Scientist (Areas of Specialization: micrometeorology, greenhouse gas emissions), Maple Grove, Minnesota, U.S.A.
  76. William Lindqvist, PhD (Applied Geology), Independent Geologic Consultant, Areas of Specialization: Climate Variation in the recent geologic past, Tiburon, California, U.S.A.
  77. Horst-Joachim Lüdecke, Prof. Dr. , PhD (Physics), retired from university of appl. sciences HTW, Saarbrücken (Germany), atmospheric temperature research, speaker of the European Institute for Climate and Energy (EIKE), Heidelberg, Germany
  78. Anthony R. Lupo, Ph.D., Professor of Atmospheric Science, Department of Soil, Environmental, and Atmospheric Science, University of Missouri, Columbia, Missouri, U.S.A.
  79. Oliver Manuel, BS, MS, PhD, Post-Doc (Space Physics), Associate – Climate & Solar Science Institute, Emeritus Professor, College of Arts & Sciences University of Missouri-Rolla, previously Research Scientist (US Geological Survey) and NASA Principal Investigator for Apollo, Cape Girardeau, Missouri, U.S.A.
  80. Francis Massen, professeur-docteur en physique (PhD equivalent, Universities of Nancy (France) and Liège (Belgium), Manager of the Meteorological Station of the Lycée Classique de Diekirch, specialising in the measurement of solar radiation and atmospheric gases. Collaborator to the WOUDC (World Ozone and UV Radiation Data Center), Diekirch, Luxembourg
  81. Henri Masson, Prof. dr. ir., Emeritus Professor University of Antwerp (Energy & Environment Technology Management), Visiting professor Maastricht School of Management, specialist in dynamical (chaotic) complex system analysis, Antwerp, Belgium.
  82. Ferenc Mark Miskolczi, PhD, atmospheric physicist, formerly of NASA’s Langley Research Center, Hampton, Virginia, U.S.A.
  83. Viscount Monckton of Brenchley, Expert reviewer, IPCC Fifth Assessment Report, Quantification of Climate Sensitivity, Carie, Rannoch, Scotland
  84. Nils-Axel Mörner, PhD (Sea Level Changes and Climate), Emeritus Professor of Paleogeophysics & Geodynamics, Stockholm University, Stockholm, Sweden
  85. John Nicol, PhD (Physics, James Cook University), Chairman – Australian climate Science Coalition, Brisbane, Australia
  86. Ingemar Nordin, PhD, professor in philosophy of science (including a focus on “Climate research, philosophical and sociological aspects of a politicised research area”), Linköpings University, Sweden.
  87. David Nowell, M.Sc., Fellow of the Royal Meteorological Society, former chairman of the NATO Meteorological Group, Ottawa, Ontario, Canada
  88. Cliff Ollier, D.Sc., Professor Emeritus (School of Earth and Environment – see his Copenhagen Climate Challenge sea level article here), Research Fellow, University of Western Australia, Nedlands, W.A., Australia
  89. Oleg M. Pokrovsky, BS, MS, PhD (mathematics and atmospheric physics – St. Petersburg State University, 1970), Dr. in Phys. and Math Sciences (1985), Professor in Geophysics (1995), principal scientist, Main Geophysical Observatory (RosHydroMet), Note: Dr. Pokrovsky analyzed long climates and concludes that anthropogenic CO2 impact is not the main contributor in climate change,St. Petersburg, Russia.
  90. Daniel Joseph Pounder, BS (Meteorology, University of Oklahoma), MS (Atmospheric Sciences, University of Illinois, Urbana-Champaign); Meteorological/Oceanographic Data Analyst for the National Data Buoy Center, formerly Meteorologist, WILL AM/FM/TV, Urbana, U.S.A.
  91. Brian Pratt, PhD, Professor of Geology (Sedimentology), University of Saskatchewan (see Professor Pratt’s article for a summary of his views), Saskatoon, Saskatchewan, Canada
  92. Harry N.A. Priem, PhD, Professore-emeritus isotope-geophysics and planetary geology, Utrecht University, past director ZWO/NOW Institute of Isotope Geophysical Research, Past-President Royal Netherlands Society of Geology and Mining, Amsterdam, The Netherlands
  93. Oleg Raspopov, Doctor of Science and Honored Scientist of the Russian Federation, Professor – Geophysics, Senior Scientist, St. Petersburg Filial (Branch) of N.V.Pushkov Institute of Terrestrial Magnetism, Ionosphere and Radiowaves Propagation of RAS (climate specialty: climate in the past, particularly the influence of solar variability), Editor-in-Chief of journal “Geomagnetism and Aeronomy” (published by Russian Academy of Sciences), St. Petersburg, Russia
  94. Curt G. Rose, BA, MA (University of Western Ontario), MA, PhD (Clark University), Professor Emeritus, Department of Environmental Studies and Geography, Bishop’s University, Sherbrooke, Quebec, Canada
  95. S. Jeevananda Reddy, M.Sc. (Geophysics), Post Graduate Diploma (Applied Statistics, Andhra University), PhD (Agricultural Meteorology, Australian University, Canberra), Formerly Chief Technical Advisor—United Nations World Meteorological Organization (WMO) & Expert-Food and Agriculture Organization (UN), Convener – Forum for a Sustainable Environment, author of 500 scientific articles and several books – here is one: “Climate Change – Myths & Realities“, Hyderabad, India
  96. Arthur Rorsch, PhD, Emeritus Professor, Molecular Genetics, Leiden University, former member of the board of management of the Netherlands Organization Applied Research TNO, Leiden, The Netherlands
  97. Rob Scagel, MSc (forest microclimate specialist), Principal Consultant – Pacific Phytometric Consultants, Surrey, British Columbia, Canada
  98. Chris Schoneveld, MSc (Structural Geology), PhD (Geology), retired exploration geologist and geophysicist, Australia and France
  99. Tom V. Segalstad, PhD (Geology/Geochemistry), Associate Professor of Resource and Environmental Geology, University of Oslo, former IPCC expert reviewer, former Head of the Geological Museum, and former head of the Natural History Museum and Botanical Garden (UO), Oslo, Norway
  100. John Shade, BS (Physics), MS (Atmospheric Physics), MS (Applied Statistics), Industrial Statistics Consultant, GDP, Dunfermline, Scotland, United Kingdom
  101. Thomas P. Sheahen, B.S., PhD (Physics, Massachusetts Institute of Technology), specialist in renewable energy, research and publication (applied optics) in modeling and measurement of absorption of infrared radiation by atmospheric CO2,  National Renewable Energy Laboratory (2005-2009); Argonne National Laboratory (1988-1992); Bell Telephone labs (1966-73), National Bureau of Standards (1975-83), Oakland, Maryland, U.S.A.
  102. S. Fred Singer, PhD, Professor Emeritus (Environmental Sciences), University of Virginia, former director, U.S. Weather Satellite Service, Science and Environmental Policy Project, Charlottesville, Virginia, U.S.A.
  103. Frans W. Sluijter, Prof. dr ir, Emeritus Professor of theoretical physics, Technical University Eindhoven, Chairman—Skepsis Foundation, former vice-president of the International Union of Pure and Applied Physics, former President of the Division on Plasma Physics of the European Physical Society and former bureau member of the Scientific Committee on Sun-Terrestrial Physics, Euvelwegen, the Netherlands
  104. Jan-Erik Solheim, MSc (Astrophysics), Professor, Institute of Physics, University of Tromsø, Norway (1971-2002), Professor (emeritus), Institute of Theoretical Astrophysics, University of Oslo, Norway (1965-1970, 2002- present), climate specialties: sun and periodic climate variations, scientific paper by Professor Solheim “Solen varsler et kaldere tiår“, Baerum, Norway
  105. H. Leighton Steward, Master of Science (Geology), Areas of Specialization: paleoclimates and empirical evidence that indicates CO2 is not a significant driver of climate change, Chairman, PlantsNeedCO2.org and CO2IsGreen.org, Chairman of the Institute for the Study of Earth and Man (geology, archeology & anthropology) at SMU in Dallas, Texas, Boerne, TX, U.S.A.
  106. Arlin B. Super, PhD (Meteorology – University of Wisconsin at Madison), former Professor of Meteorology at Montana State University, retired Research Meteorologist, U.S. Bureau of Reclamation, Saint Cloud, Minnesota, U.S.A.
  107. Edward (Ted) R. Swart, D.Sc. (physical chemistry, University of Pretoria), M.Sc. and Ph.D. (math/computer science, University of Witwatersrand). Formerly Director of the Gulbenkian Centre, Dean of the Faculty of Science, Professor and Head of the Department of Computer Science, University of Rhodesia and past President of the Rhodesia Scientific Association. Set up the first radiocarbon dating laboratory in Africa. Most recently, Professor in the Department of Combinatorics and Optimization at the University of Waterloo and Chair of Computing and Information Science and Acting Dean at the University of Guelph, Ontario, Canada, now retired in Kelowna British Columbia, Canada
  108. George H. Taylor, B.A. (Mathematics, U.C. Santa Barbara), M.S. (Meteorology, University of Utah), Certified Consulting Meteorologist, Applied Climate Services, LLC, Former State Climatologist (Oregon), President, American Association of State Climatologists (1998-2000), Corvallis, Oregon, U.S.A.
  109. J. E. Tilsley, P.Eng., BA Geol, Acadia University, 53 years of climate and paleoclimate studies related to development of economic mineral deposits, Aurora, Ontario, Canada
  110. Göran Tullberg, Civilingenjör i Kemi (equivalent to Masters of Chemical Engineering), Co-author – The Climate, Science and Politics (2009) (see here for a review), formerly instructor of Organic Chemistry (specialization in “Climate chemistry”), Environmental Control and Environmental Protection Engineering at University in Växjö; Falsterbo, Sweden
  111. Brian Gregory Valentine, PhD, Adjunct professor of engineering (aero and fluid dynamics specialization) at the University of Maryland, Technical manager at US Department of Energy, for large-scale modeling of atmospheric pollution, Technical referee for the US Department of Energy’s Office of Science programs in climate and atmospheric modeling conducted at American Universities and National Labs, Washington, DC, U.S.A.
  112. Bas van Geel, PhD, paleo-climatologist, Institute for Biodiversity and Ecosystem Dynamics, Research Group Paleoecology and Landscape Ecology, Faculty of Science, Universiteit van Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands
  113. Gerrit J. van der Lingen, PhD (Utrecht University), geologist and paleoclimatologist, climate change consultant, Geoscience Research and Investigations, Nelson, New Zealand
  114. A.J. (Tom) van Loon, PhD, Professor of Geology (Quaternary Geologyspecialism: Glacial Geology), Adam Mickiewicz University, former President of the European Association of Science Editors Poznan, Poland
  115. Fritz Vahrenholt, B.S. (chemistry), PhD (chemistry), Prof. Dr., Professor of Chemistry, University of Hamburg, Former Senator for environmental affairs of the State of Hamburg, former CEO of REpower Systems AG (wind turbines), Author of the book Die kalte Sonne: warum die Klimakatastrophe nicht stattfindet (The Cold Sun: Why the Climate Crisis Isn’t Happening”, Hamburg, Germany
  116. Michael G. Vershovsky, Ph.D. in meteorology (macrometeorology, long-term forecasts, climatology), Senior Researcher, Russian State Hydrometeorological University, works with, as he writes, “Atmospheric Centers of Action (cyclones and anticyclones, such as Icelandic depression, the South Pacific subtropical anticyclone, etc.). Changes in key parameters of these centers strongly indicate that the global temperature is influenced by these natural factors (not exclusively but nevertheless)”, St. Petersburg, Russia
  117. Gösta Walin, PhD and Docent (theoretical Physics, University of Stockholm), Professor Emeritus in oceanografi, Earth Science Center, Göteborg University, Göteborg,  Sweden
  118. Anthony Watts, ItWorks/IntelliWeather, Founder, surfacestations.org, Watts Up With That, Chico, California, U.S.A.
  119. Carl Otto Weiss, Direktor und Professor at Physikalisch-Technische Bundesanstalt,  Visiting Professor at University of Copenhagen, Tokyo Institute of Technology, Coauthor of ”Multiperiodic Climate Dynamics: Spectral Analysis of…“, Braunschweig, Germany
  120. Forese-Carlo Wezel, PhD, Emeritus Professor of Stratigraphy (global and Mediterranean geology, mass biotic extinctions and paleoclimatology), University of Urbino, Urbino, Italy
  121. Boris Winterhalter, PhD, senior marine researcher (retired), Geological Survey of Finland, former professor in marine geology, University of Helsinki, Helsinki, Finland
  122. David E. Wojick, PhD,  PE, energy and environmental consultant, Technical Advisory Board member – Climate Science Coalition of America, Star Tannery, Virginia, U.S.A.
  123. George T. Wolff, Ph.D., Principal Atmospheric Scientist, Air Improvement Resource, Inc., Novi, Michigan, U.S.A.
  124. Thomas (Tom) Wysmuller –NASA (Ret) ARC, GSFC, Hdq. – Meteorologist, Ogunquit, ME, U.S.A.
  125. Bob Zybach, PhD (Environmental Sciences, Oregon State University), climate-related carbon sequestration research, MAIS, B.S., Director, Environmental Sciences Institute Peer review Institute, Cottage Grove, Oregon, U.S.A.
  126. Milap Chand Sharma, PhD, Associate Professor of Glacial Geomorphology, Centre fort the Study of Regional Development, Jawaharlal Nehru University, New Delhi, India
  127. Valentin A. Dergachev, PhD, Professor and Head of the Cosmic Ray Laboratory at Ioffe Physical-Technical Institute of Russian Academy of Sciences, St. Petersburg, Russia
  128. Vijay Kumar Raina, Ex-Deputy Director General, Geological Survey of India, Ex-Chairman Project Advisory and Monitoring Committee on Himalayan glacier, DST, Govt. of India and currently Member Expert Committee on Climate Change Programme, Dept. of Science & Technology, Govt. of India, author of 2010 MoEF Discussion Paper, “Himalayan Glaciers – State-of-Art Review of Glacial Studies, Glacial Retreat and Climate Change”, the first comprehensive study on the region.  Winner of the Indian Antarctica Award, Chandigarh, India
  129. Scott Chesner, B.S. (Meteorology, Penn State University), KETK Chief Meteorologist, KETK TV, previously Meteorologist with Accu Weather, Tyler, Texas, U.S.A
  130. Richard A. Keen, PhD (climatology, University of Colorado), Emeritus Instructor of Atmospheric Science, University of Colorado; former President, Boulder-Denver branch of the American Meteorological Society; Expert Reviewer, IPCC AR5; author of reports and books on the regional weather and climate of Alaska, the Arctic, and North America; NWS co-op observer, Coal Creek Canyon, Golden, Colorado, U.S.A.

“Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube e di notte con una colonna di fuoco”

“Colonna di nube” è il nome dell’operazione militare israeliana contro Gaza. Un nome tratto dalla Bibbia, da un passo dell’Esodo: “Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte” (Esodo 13: 21-22).

Gott mit uns.

Netanyahu, un megalomane disperato e messianico, si è reso conto che:

* la società israeliana sta protestando in maniera sempre più veemente;

* alle prossime elezioni rischia seriamente di perdere;

* la sua ultima speranza (Romney) si è volatilizzata;

* gli alti ufficiali americani che avrebbero potuto assisterlo sono stati rimossi o sono sotto inchiesta (Petraeus, Allen, Gaouette e Sinclair);

* Obama ha dichiarato in una recente conferenza stampa che vuole cercare una soluzione diplomatica con l’Iran (linea Brzezinski).

Questi leader disperati, di regola, causano la  rovina dei propri paesi.

Israele, ormai isolato, ha richiamato 75mila riservisti e ha già mostrato che intende coinvolgere la Siria (e quindi il Libano). L’Iran ha messo a pieno regime il sito di Fordo(w), dove arricchisce l’uranio e che può essere colpito solo da ordigni atomici tascabili, il che significa che in Israele potrebbe attaccare anche senza l’appoggio degli Stati Uniti. Con conseguenze devastanti per la sua aviazione e per l’Asia meridionale (inquinamento radioattivo). L’Egitto non resterà a guardare, perché Morsi non si può permettere di fare come Mubarak: milioni di egiziani sarebbero pronti ad insorgere e fare una rivoluzione vera, non semplici manifestazioni di protesta di massa. Migliaia di giordani stanno protestando da giorni per cacciare re Abdullah. L’attacco a Gaza e la connivenza del re non faranno altro che peggiorare la sua posizione. Il tentativo della Palestina di farsi riconoscere dall’ONU come stato sovrano, programmato per il 29 novembre, è probabilmente la causa scatenante, assieme alle elezioni parlamentari israeliane. Il presidente Abbas ha detto che procederà comunque. Israele non tollererà mai uno stato palestinese, perciò andrà fino in fondo per impedirne la nascita (muoia Sansone e tutti i filistei):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/07/le-prossime-mosse-suicide-di-israele/

Quel che si può intuire è che Netanyahu, quel famoso 5 marzo

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/03/lunedi-5-marzo-2012-si-decidono-le-sorti-del-mondo-nellindifferenza-della-gente/

abbia lasciato perdere l’opzione guerra primaverile (che gli avrebbe permesso di colpire il sito iraniano di Fordo con armi convenzionali, mentre ora saranno necessari ordigni atomici

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come.html

lo ha fatto perché contava sulla vittoria di Romney.

Romney ha perso e il governo israeliano ha deciso di agire comunque.

Lo scudo difensivo anti-missile israeliano non funziona e questo ha costretto Israele a richiamare migliaia di riservisti, per un intervento risolutivo, a terra. Questo creerà immense complicazioni, perché il mondo arabo non tollererà più quello che è successo l’ultima volta e perché Obama non sarà più così flessibile.

Negli scorsi giorni la NATO ha dichiarato che difenderà la Turchia dalla Siria

http://english.alarabiya.net/articles/2012/11/12/249124.html
Si è deciso l’invio di truppe inglesi presso il confine con la Siria (ci sono già soldati americani in Giordania)

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/uk-troops-may-be-sent-to-syrian-borders-8305055.html
Gli israeliani hanno “risposto al fuoco” bombardando una base siriana

http://www.jpost.com/Defense/Article.aspx?id=291470
Si sono tenute le più grande manovre aeree difensive iraniane della storia

http://tehrantimes.com/politics/103243-major-air-defense-exercise-begins-in-eastern-iran

Perciò è assai verosimile che, nel corso delle prossime settimane, Libano, Siria, Iran ed Egitto saranno coinvolti nel conflitto, una vera e propria guerra totale come non si vedeva da tempo:

“E’ la prima volta dal 1991 che un razzo colpisce Tel Aviv. Da Gaza la Jihad islamica ha affermato da parte sua di aver sparato verso Tel Aviv un razzo di tipo Fajar 5: si tratta di un razzo in dotazione alle forze armate IRANIANE. Il Fajr-5 e’ un razzo di ultima generazione, lanciato da postazioni mobili, e ha una gittata stimata tra i 75 e gli 80 km”.

http://notizie.it.msn.com/approfondimento/razzo-colpisce-tel-aviv-israele-la-pagheranno

Cina e Russia non staranno a guardare. Le popolazioni arabe, islamiche, turche e kurde si solleveranno contro i loro governi se combatteranno dalla parte di Israele e della NATO (i Kurdi siriani non vogliono che a Damasco s’insedi un governo musulmano). Obama non muoverà un dito per fermare Netanyahu: Washington e Londra hanno già assegnato l’intera colpa di quel che sta succedendo ad Hamas ed Obama stesso non fa nulla di diverso – e non è meno moralmente abominevole – quando stila ed approva le sue liste di omicidi “mirati” (disposition matrix = scheda degli smaltimenti) per i droni americani in Afghanistan ed Pachistan.

Il “nostro” (non certo mio) Terzi ha anche lui dato la colpa ai palestinesi ma, come la Francia, ha chiesto maggiore cautela da parte di Israele.

http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2012/11/20121115_Gaza_Terzi.htm?LANG=IT

Netanyahu non si tratterrà. Lui e chi la pensa come lui (una minoranza egemone nelle stanze dei bottoni israeliane) è convinto che la superiorità tecnologica israeliana sia indiscutibile e decisiva. Non si rende conto che già nel 1973 Israele ha rischiato grosso e in Libano gli Hezbollah hanno sconfitto Israele nella sua ultima operazione. Il mondo è cambiato dal 1967 e Israele imparerà il significato del proverbio “chi di spada ferisce, di spada perisce”:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

Gli Israeliani hanno già commesso l’errore decisivo iniziando questa guerra, allo scopo di completare la pulizia etnica dei Territori Occupati, ma scopriranno l’impatto dell’eterogenesi dei fini (= la sommatoria delle conseguenze inattese) quando sarà troppo tardi e l’incendio che hanno appiccato si ritorcerà contro di loro, in un nuovo Olocausto

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/auschwitz-in-israele-il-secondo.html

Come detto, in precedenza, Israele si è infilato nella trappola e non ne uscirà vivo. La pedina sta per essere sacrificata: come gli Israeliani hanno imparato a considerare i Palestinesi come “quella gente” (non esseri umani come gli altri), così la stessa scorciatoia logica che si conclude con l’eccidio di massa sarà applicata a loro (e forse a molti altri ebrei nel mondo).

E l’Italia?

Abbiamo vinto la prima guerra mondiale per il rotto della cuffia, contro un esercito (austriaco) che non ha mai vinto una battaglia importante senza l’aiuto degli alleati tedeschi. Abbiamo perso la seconda guerra mondiale con un esercito che non ha mai vinto una battaglia importante senza l’aiuto degli alleati tedeschi.
Siamo parte della NATO e quindi, in qualche forma, entreremo in guerra anche noi, a fianco di un esercito (israeliano) che ha perso tutte le ultime guerre.

Faremo una pessima figura, come sempre.

Fatevi un corso intensivo di cinese e russo.

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