Il mio sciopero in risposta alla poderosa Guardia Nazionale ucraina che tremare il mondo fa

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Ci sono troppe pagliacciate in questa vicenda: una penisola coperta di basi militari americane e NATO (l’Italia) che protesta per un referendum in una penisola con una base russa; governanti ucraini che urlano al “crimine di guerra” come un qualunque bulletto che cerca di attaccar briga perché guardavi nella direzione sbagliata; sanzioni buffonata; neocon che scrivono articoli grotteschi screditando la loro causa; leader che dovrebbero essere su fronti opposti ma scherzano, ridono e si abbracciano in pubblico; percentuali di voto immotivatamente bulgare; governanti che firmano accordi e poi fuggono nottetempo; conversazioni telefoniche surreali su linee per nulla sicure; propaganda mediatica da entrambe le parti così forzata, così estrema, così semi-caricaturale da far sorridere…e ora queste immagini e queste riprese, che circolano in tutto il mondo, facendo a pezzi qualunque pretesa di credibilità del nuovo governo, incapace di mettere insieme una truppa decente in una nazione di oltre 40 milioni di abitanti, in buona parte disoccupati.

Questa cosa fa ridere (a denti stretti). Forse è un’improvvisazione parodistica? Davvero non riescono a mettere in scena qualcosa di più decoroso? Siamo così alla frutta?

Penso che ci abbiano veramente presi per dei fessi integrali. Trovo la loro mancanza di professionalità nell’inscenare montature e propaganda del tutto offensiva. Se uno ordisce dei complotti globali lo deve fare con cura, non con questo pressapochismo. I vostri giochetti stucchevoli mi hanno stancato. Il vostro finto derby fa sbadigliare. Non scriverò più articoli sulla “crisi” ucraina, né qui né su futurables, dove avevo già palesato le mie perplessità.

E il prossimo telefonatissimo false flag lo inserirò in questa categoria: “umorismo”.

Uno SBADIGLIO li seppellirà.

Mandate a casa quei poveretti ucraini, trovategli un’occupazione invece di proseguire con questo teatrino psicopatico dell’austerità salvifica. Vi credete onnipotenti, ma siete delle macchiette.

Ci riprenderemo l’America delle origini, non questo turpe simulacro

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P.S. Per i russofili: l’unica cosa che NON deve fare la Russia è farsi adescare in qualche azione bellica. Se i russi faranno la prima mossa dimostreranno di essere ebeti e ipocriti non meno degli altri. Che restino sulla difensiva.

E comunque: ora e sempre yawn!

18.03.14: Steve Bell on the crisis in the Crimea

Kissinger, Brzezinski e Putin stanno cercando di salvare Obama (un’altra volta)?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Si tende a restringere lo spettro delle variabili in gioco in Ucraina a coppie di contrapposizioni schematiche e nette: Russia contro Stati Uniti, Russia vs Europa, neo-fascisti contro sinistra, Ucraina occidentale vs Ucraina orientale, ecc.

Ma ci sono varie fazioni tra gli oligarchi che compongono l’establishment e non è detto che tutte quelle associate, più o meno strettamente, agli Stati Uniti, siano impegnate a difendere il dollaro, o Wall Street.

È ipotizzabile che, in questa fase, Washington (lo Stato Profondo, per usare un’espressione alla moda) e Wall Street (banche d’affari) non siano in sintonia.

A questo proposito, mi interessa approfondire la questione della convergenza dei vecchi nemici della guerra fredda – Brzezinski, Kissinger e Putin – su delle possibili soluzioni della crisi ucraina e di quella siriana. Sull’Ucraina, come sulla Siria, le loro posizioni sono  sorprendentemente conciliabili.

Chi ragiona in termini rigidamente dicotomici preferirà aggirare questa dissonanza cognitiva, che invece va spiegata.

Partiamo da Obama, pupillo di Brzezinski. Sapeva a cosa andava incontro quando ha accettato di candidarsi, ma ora il gioco si sta facendo pesante.

Il Washington Post lo sta demolendo, paragonandolo a Jimmy Carter.

Leggendo l’editoriale si può capire meglio il significato di un paragone per nulla casuale: l’affaire Iran Contra servì a screditare Carter e far vincere Reagan. Il Washington Post non spiega ai suoi lettori che si trattò di uno sporco complotto interno che aveva precisamente quello scopo.

Coincidenza vuole che proprio il giorno del referendum in Crimea sia l’anniversario dell’incriminazione per complotto ai danni degli Stati Uniti di Oliver North e del vice-ammiraglio John Poindexter, orchestratori della crisi degli ostaggi con l’Iran.

E’ insomma in atto la carterizzazione di Obama.

Da un punto di vista caratteriale-psicologico Obama non è probabilmente la persona più indicata per quella carica, ma ci sono sicuramente stati molti presidenti meno idonei di lui, nella storia americana. La sua amministrazione è stata nel segno della continuità con quella repubblicana che l’ha preceduta, nella piena consapevolezza che, ai giorni nostri, senza l’appoggio di Wall Street e del Pentagono un presidente americano è completamente impotente, specialmente se il Congresso gli è ostile a prescindere.

Ma almeno, finora, ci ha evitati quel temuto conflitto in Medio Oriente che produrrebbe automaticamente un’escalation incontrollabile. Non ama Netanyahu.

Sarà la storia a giudicarlo.

Quel che ci interessa è che Obama è un presidente zoppo. Le varie rivelazioni sul sistema di sorveglianza totale creato dopo l’11 settembre da Bush e da lui perpetuato lo hanno messo in pessima luce; i suoi tentennamenti in politica estera lo hanno trasformato nel bersaglio degli editoriali neocon; la sua timidezza sul fronte della tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori gli hanno alienato le simpatie di moltissimi elettori progressisti.

Domani si vota il referendum in Crimea e sembra sempre più chiaro che questa, come la faccenda delle armi chimiche di Assad, sia l’ennesima trappola tesagli dai suoi nemici, che controllano il nuovo governo ucraino ma anche alcune posizioni chiave della sua amministrazione (Victoria Nuland, lo sponsor del primo ministro ad interim Arseniy Yatsenyuk, è la moglie di Robert Kagan, l’imperialista per antonomasia).

Se è vero che è stato il nuovo governatore di Donetsk, il multimiliardario Taruta, a pagare gli autobus che hanno portato decine di militanti anti-russi a manifestare nell’est filo-russo proprio in coincidenza con una manifestazione anti-governativa – scontri, due morti – allora è chiaro che il nuovo governo che l’ha nominato gli ha dato espressamente l’incarico di gettare le basi per quel caos che potrebbe provocare un intervento russo.

Anche se quest’idea non è facile da accettare, la crisi ucraina ha molti obiettivi (espandere la NATO, togliere di mezzo Putin, inventarsi una nuova guerra perpetua dopo la morte di Osama Bin Laden, “risolvere” la crisi finanziaria), però quello principale è di politica interna.

I neocon/sionisti reazionari (Kagan, McCain, Soros, Netanyahu, ecc.) vogliono un loro uomo al posto di Obama, se possibile anche prima del 2016, e hanno agito in vista delle elezioni del Parlamento europeo (22-25 maggio) e soprattutto delle elezioni congressuali USA (4 novembre).

Sapendo bene come avrebbe reagito Putin alla prospettiva di perdere il controllo di Sebastopoli, hanno infilato Obama in un vicolo cieco in cui può solo perdere la faccia. Obama e Putin: due piccioni con una fava.

Altri oligarchi si oppongono a questa offensiva. In altre circostanze le alleanze saranno diverse. Non ci sono buoni in questa disfida. Queste persone giocano a scacchi con le nazioni e le vite di milioni di persone.

Quel che ha veramente detto il Capo di Stato Maggiore USA, gen. Martin Dempsey

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Questo è quel che probabilmente leggeremo sui giornali: “forze armate americane pronte alla guerra contro la Russia per l’Ucraina
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=7202

Non è così. Questa è l’arbitraria interpretazione (con parafrasi ingannevoli) dell’Atlantic Council che, per usare un eufemismo, non ha la pace e la prosperità del mondo al centro delle sue preoccupazioni.
Martin Dempsey ha scelto con accortezza le sue parole e, per come la vedo io (ingenuamente? arbitrariamente?), ha dimostrato di essere la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto (anche perché Obama, ogni volta che è sotto pressione, cede e si chiude in se stesso, stando a quel che si può ricostruire dalle sue azioni e da certi aneddoti riferiti da membri del suo entourage).

Dempsey ha già contribuito a tenerci (noi della NATO) fuori da due conflitti, uno in Iran e uno in Siria, e sta facendo il possibile per tenerci fuori da quello più terribile di tutti: Occidente contro Oriente (“Oceania” contro “Eurasia” – cf. Orwell).

Ho messo in risalto le frasi chiave che aiutano a capire il messaggio che stava lanciando all’opinione pubblica e agli analisti in ascolto. Quel che ho inteso io  – e chiaramente mi auguro di non scambiare i miei desideri per la realtà – è quanto segue:

  1. reassure our allies”: i dispiegamenti americani in Europa e nel Mar Nero servono per placare le ansie dei paesi ex-comunisti;
  2. not to escalate this thing further into Eastern Ukraine and allow the conditions to be set for some kind of resolution in the Crimea”: se i russi si limiteranno a riprendersi la Crimea e non avanzeranno alcuna pretesa nell’Ucraina orientale, tutto andrà bene [il che permetterebbe di arrivare all’ottimo piano informalmente proposto da Kissinger-Brzezinski-Lavrov]
    resolve this diplomatically/ without it being escalatory/avoid escalating this thing”: la questione va risolta assolutamente per vie diplomatiche (come da insistenza cinese). Qualunque altra azione sarebbe un errore (“miscalculation”);
  3. everything that we have done, I tell him, here’s what we’re doing”: sto facendo quel che va fatto per creare un rapporto di reciproca fiducia con la mia controparte russa ed evitare equivoci dalle conseguenze potenzialmente disastrose;
  4. a question that I think deserves to be assessed and reassessed and refreshed”: entrare in guerra con la Russia è decisamente l’ultima cosa che vorrei trovarmi a fare.
  5. we do have treaty obligations with our NATO allies“: Noi interveniamo solo per difendere membri della NATO e l’Ucraina non è nella NATO.

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TRASCRIZIONE DELLLA PARTE “INCRIMINATA”

JUDY WOODRUFF: The United States is sending more military material, forces into Eastern Europe, F-15s into the Baltics, F-16s to Poland, another warship into the Black Sea. What message is the U.S. trying to send to Russia right now?

GEN. MARTIN DEMPSEY: We’re clearly trying to send a message to Russia, almost exclusively through diplomatic channels, so that I do have an open line with my Russian counterpart that I have used twice the last two days.

But we’re trying to tell them not to escalate this thing further into Eastern Ukraine and allow the conditions to be set for some kind of resolution in the Crimea. But the message we are sending militarily is to our NATO allies.

So, one of our responsibilities at times like this is to reassure our allies. And so the deployments you mentioned into the Baltic air policing mission, into the aviation detachment in Poland, the deployment of the ship, are really intended to reassure our allies.

JUDY WOODRUFF: So, the U.S. is saying to the allies, if this were to come to some sort of military conflict, the U.S. would back up NATO?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, don’t forget, we have — actually, we have NATO treaty obligations under Article 5 for collective defense.

And, so, when they ask us for reassurance or they ask us to — for contingency planning, we respond, and we do have obligations with NATO.

JUDY WOODRUFF: But, if there were to be a misunderstanding of some sort, if there were to be an accident that were to lead to something bigger, has the administration thought through the consequences of what that means, the two countries that are the greatest armed powers on the planet involved?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, that’s why we’re seeking aggressively to resolve this diplomatically, before we would reach the point where there could be a miscalculation.

It’s probably worth mentioning why this is so unsettling to the Eastern Europeans. You know, we live here in America and sometimes don’t understand the realities of geography and demographics in Eastern Europe.

There are — if Russia is allowed to do this, which is to say move into a sovereign country under the guise of protecting ethnic Russians in Ukraine, it exposes Eastern Europe to some significant risk, because there are ethnic enclaves all over Eastern Europe and the Balkans.

I will give you one example. There are 400,000 ethnic Romanians living in Ukraine. So this is enormously unsettling.

JUDY WOODRUFF: But you know what the Russians are saying is that they have an historic relationship with — with Crimea, and they’re saying the Crimean legislature has voted now to have a referendum, and they’re saying what the government in Kiev did was illegal.

GEN. MARTIN DEMPSEY: Of course they are. And they’re trying to roll back to the February 21 agreement, and we’re trying to suggest that, really, the clock started on February 24.

Those are matters of diplomacy. Our role, as the military, is to seek ways to influence this without it being escalatory. And, by the way, I do have this open line with my Russian counterpart. So, everything that we have done, I tell him, here’s what we’re doing. Here’s why we’re doing it. We disagree fundamentally about your claim of legitimacy, but, as militaries, let’s try to avoid escalating this thing.

JUDY WOODRUFF: But there is a chance it could escalate?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Of course there is.

JUDY WOODRUFF: There is a chance of military conflict?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Sure. Yes.

JUDY WOODRUFF: And is the U.S. prepared if that happened?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, that’s a question that I think deserves to be assessed and reassessed and refreshed as this thing evolves.

But, remember, we do have treaty obligations with our NATO allies. And I have assured them that, if that treaty obligation is triggered, we would respond”.

La crisi ucraina e il mutamento climatico – un possibile nesso?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Brutte notizie. Arriva la conferma che la Corrente del Golfo è in fase di rallentamento. Questo significa che aumenta il rischio di un nuovo stadiale come lo Younger Dryas cioè di un cambiamento improvviso del clima verso una glaciazione millenaria del nord Europa e di parte dell’emisfero nord

Vincenzo Ferrara, la Stampa, 25 febbraio 2014

Il “Granaio d’Europa” (Ucraina) ha salvato l’Europa occidentale da una carestia durante il raffreddamento che ha colpito il continente in occasione del Minimo solare di Dalton e in questi anni stiamo assistendo al più forte calo di attività solare degli ultimi 10mila anni

Può darsi che la Cina abbia saputo valutare accuratamente le prospettive di produzione agricola in tali frangenti se ha deciso di investire così massicciamente, per un periodo di 50 anni, in terreni agricoli ucraini nella regione orientale (russofona) di Dniepropetrovsk per una superficie pari a quella del Belgio

Non è da escludere che sia questo il vero pomo della discordia, in questa disputa tra Est e Ovest.  Ma questo significa anche che Russia e Cina non molleranno l’osso, perché è una questione di vera e propria sopravvivenza. Chi controlla l’Ucraina si assicura la stabilità interna.
Un discorso analogo potrebbe essere fatto per il Medio Oriente e Nord Africa che, in caso di mutamento climatico verso il freddo, tornerebbero a essere un Eden.

La butto lì come ipotesi di lavoro che potrebbe in parte spiegare certe altrimenti poco comprensibili stravaganze nei rapporti tra potenze.

Sicuramente c’è di mezzo la questione dei nodi finanziari che stanno venendo al pettine – il sistema finanziario anglo-americano ha raggiunto la data di scadenza e necessita di una guerra su vasta scala per tentare di cavarsela, come nel 1914, con un pretesto che l’opinione pubblica occidentale possa prendere sul serio.

Cinesi e russi, dal canto loro, devono riuscire a far cadere il castello di carte per far crollare il fronte interno occidentale nei primi mesi della guerra più telefonata della storia (non serviva consultare degli astrologi per capirlo, bastava osservare razionalmente l’escalation degli ultimi anni e imparare dalla storia).

Preciso che non c’è NULLA di buono in tutto questo: il crollo dei mercati azionari comporterà la distruzione dei risparmi e della previdenza sociale di centinaia di milioni di persone. E non c’è alcuna garanzia che il dopo sia migliore del presente, a meno che non prenda forma un movimento di riforma pragmatico e nonviolento (ma capace di difendersi con ogni mezzo) che cambi le cose senza azzerare tutto puerilmente perché “tanto è tutto marcio e corrotto”.

Detto questo, forse c’è anche dell’altro…questo altro, che la paleoclimatologia ci insegna svilupparsi in pochi anni (da 3 a 20-30 per il primo scivolone), non secoli o millenni.

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N. B. Se le cose stessero così consiglierei minore acrimonia nei confronti del mondo arabo. Non è piacevole trovarsi improvvisamente dalla parte dei supplicanti, dopo aver fatto i bulli.  Vedete voi.

L’aquila non perse mai tanto tempo come quando si lasciò insegnare dal corvo.

Nobody, “Dead Man”

Temperature globali di febbraio, ghiacciai alpini in ripresa, innevamenti record

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Sembra di essere tornati indietro di quarant’anni. Ricordo che ci capitò di restare isolati per un paio di settimane, ma non è mai accaduto di essere completamente bloccati per oltre un mese. E non è ancora finita…Ogni volta che nevicava abbiamo sperato che sarebbe stata l’ultima. E così per ogni valanga. E ci siamo ritrovati a marzo.
Aurelio Soraruf, “Passo Fedaia, ecco la terra di nessuno. Dieci persone isolate da 34 giorni, ecco come vivono”, Trentino, 5 marzo 2014

Il 6 marzo 2014 a San Martino di Castrozza (m 1470) e alle Viote del Monte Bondone (1490) c’erano ancora rispettivamente 196 e 192 cm di neve, al Tonale (m 1875) 250 cm, a Pradalago (a 2000 metri sopra Madonna di Campiglio) i cm di neve erano 343.
http://www.meteotrentino.it/dati-meteo/stazioni/dygraph/graph/elenco-staz-neve.aspx?ID=235

Situazione analoga in Scozia, Tibet e Nord America.

I ghiacciai alpini stanno invertendo la tendenza a ritirarsi per via degli inverni sempre più nevosi (come avevo previsto nel 2011)

http://www.ledauphine.com/environnement/2014/03/01/un-repit-pour-le-retrait-des-glaciers-des-alpes

Le 10 “spiegazioni” addotte dagli esperti serristi per spiegare come mai, pur con un costante aumento delle emissioni di anidride carbonica, il riscaldamento globale si sia arrestato. Il fatto che non ci sia alcuna unanimità sulla definizione delle cause di questo evento imprevisto (12-17 anni di interruzione della crescita delle temperature a seconda dei sistemi di rivelazione) dovrebbe far riflettere chi crede che “la scienza si è pronunciata una volta per tutte” sul cambiamento climatico. La natura se ne infischia di quel che l’uomo crede di aver capito una volta per tutte.

clip_image004_thumb27-feb-14-spoererAd ogni calo di attività solare corrisponde un calo delle temperature ed ogni massimo è accompagnato da un riscaldamento globale (l’ultimo è stato il più possente degli ultimi 8mila anni). Con il passare del tempo i minimi sono diventati sempre più profondi. Il prossimo potrebbe essere quello che ci spinge oltre il punto di equilibrio, facendoci precipitare in un’era glaciale
http://www.attivitasolare.com/gli-inverni-del-quattrocento-ed-il-minimo-di-spoerer/

La pace, la vita e la nuova guerra di Crimea

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Dmytro YaroshDmytro Yarosh, il nuovo responsabile della sicurezza e della difesa ucraina

Nel pieno di una crisi internazionale esplosa sul territorio europeo, la Casa Bianca invita la Georgia a entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed esorta Mosca a consegnarle Abkhazia (21% della popolazione di etnia georgiana) e Ossezia del Sud (29%), che la stessa Georgia aveva cercato di conquistare

http://archive.is/jvFGJ

al tempo della presidenza Bush, quando Saakashvili prese per buone le parole di John McCain e David Cameron

http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2008/08/mccain-and-cameron-close-for-now/

e attaccò la Russia

http://www.ceiig.ch/pdf/IIFFMCG_Volume_I.pdf

nella convinzione di godere del pieno appoggio anglo-americano.

Perché proprio ora? Perché in un momento così delicato, in cui tutto dovrebbe far propendere per il dialogo con i russi, nel tentativo di risolvere felicemente la crisi ucraina e quella siriana, congiuntamente alle trattative sul programma atomico civile iraniano, si sceglie di accendere gli animi e rinfocolare i sospetti? Perché i media occidentali non si allarmano per questa completa assenza di volontà di pace che può trascinarci oltre il bordo del precipizio?

Esaminiamo quel che abbiamo appreso in questi anni.

Sappiamo (Dilip Hiro, “After Empire: The Birth of a Multipolar World”) che negli anni successivi all’11 settembre i governi/regimi di Libia e Siria avevano autorizzato l’approdo delle navi della marina russa nei porti di Bengasi e di Tartus. Gheddafi aveva dichiarato che questa decisione serviva a garantirlo contro le ambizioni del Pentagono, perché la sua partecipazione alla Guerra al Terrore non gli pareva un’assicurazione sufficiente. Bengasi, Tartus, Sebastopoli (Crimea). Forse una coincidenza, o forse no.

Sappiamo che l’Occidente appoggia fermamente la candidatura a sindaco di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, un avvocato che nel 2012 ha invocato la riunificazione di Russia, Ucraina e Bielorussia e che ha paragonato gli indipendentisti del Caucaso a degli scarafaggi. Certamente non un uomo di pace.

In Ucraina la rivolta antigovernativa è stata guidata dall’estrema destra ultranazionalista, antisemita, omofoba e russofoba, che ora è arrivata al governo ed è a capo della sicurezza nazionale (!!!). Una serie di attacchi a sinagoghe ed ebrei ucraini hanno spinto il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, a chiedere al governo israeliano di proteggere gli ebrei ucraini da eventuali pogrom ad opera della destra giunta al potere.

In Siria il lassismo (e connivenza?) occidentale hanno fatto sì che la guerra civile ora veda ribelli siriani, militanti kurdi e truppe regolari siriane alle prese con migliaia di mercenari fondamentalisti sunniti giunti da tutto il mondo arabo e retribuiti da Arabia Saudita e Qatar.

La NATO, che aveva promesso che in cambio della riunificazione tedesca avrebbe rinunciato ad incorporare l’Est Europa, ha spostato a est i suoi confini fino alla Russia e ora si prepara ad inglobare Georgia e Ucraina. Il dislocamento delle sue batterie missilistiche in prossimità delle basi russe consente allo scudo antimissile “Guerre Stellari” di intercettare eventuali missili balistici intercontinentali russi prima che raggiungano la velocità di crociera. La questione, però, è che questo sistema di difesa sarebbe utile solo in caso di attacco americano e quindi una sua maggiore efficacia data dalla accresciuta vicinanza aumenta di fatto le probabilità che un’amministrazione statunitense aggressiva possa decidere di tentare la sorte.

Quest’aggressività per nulla dissimulata ha persuaso grandi potenze emergenti come la Cina, la Russia, l’India, il Brasile e il Sudafrica a far fronte comune (Kent Calder, “The New Continentalism: Energy and Twenty-First-Century Eurasian Geopolitics”) e, nel contempo, ha prodotto un avvicinamento tra la Russia e l’Ungheria, la Grecia, Cipro, l’Armenia e perfino la Germania (cf. nomina di Gernot Erler).

Non ci è dato sapere come andrà a finire, ma uno scenario che purtroppo non è da escludere è quello di una nuova guerra di Crimea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Crimea

Francia e Regno Unito sono le stesse nazioni che volevano intervenire militarmente in Siria, anche se questo comportava il rischio di un conflitto con la Russia. Al posto del Piemonte questa volta ci sarebbe l’Italia, ma c’è da augurarsi che Renzi non veda in Tony Blair un modello anche per gli “interventi umanitari”.

Se il fine ultimo è davvero quello di scacciare i russi dal Mediterraneo allora, dopo Bengasi (Libia) e Tartus (Siria), potrebbe essere la volta di Sebastopoli.

http://www.juancole.com/2014/02/reason-crimean-war.html

specialmente dopo l’accordo russo-ucraino del dicembre 2013 per un’ulteriore espansione della presenza russa

http://www.eurasianet.org/node/67882

Ormai da anni siamo sull’orlo di un conflitto mondiale. Ci siamo andati vicini nel 2008, quando Israele aveva chiesto il via libera a Bush per un bombardamento. Poi di nuovo in Siria nel 2013. Ora è il momento dell’Ucraina (e della Georgia?).

Se davvero forze influenti vogliono lo scontro sarà praticamente impossibile evitarlo.

L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è che per i media occidentali è sempre più difficile prendere per i fondelli l’opinione pubblica: quando uno constata che un governo legittimamente eletto è stato abbattuto per sostituirlo con un altro governo che pullula di neofascisti e neoliberisti è difficile che la retorica “libertaria” e “democratica” faccia presa su chi ancora possiede qualcosa di più di un cervello a mezzo servizio.

PACE E VITA NON SONO MAI STATE COSI’ INDISSOLUBILMENTE INTRECCIATE

L’Ucraina dopo il colpo di stato

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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A scontrarsi con la polizia provvedono formazioni paramilitari bene addestrate, afferenti agli ultranazionalisti di Svoboda, del Pravy Sektor o di Spilna Sprava, fautori della “Ucraina agli ucraini”, segnati dai miti razziali otto-novecenteschi distillati dai teorici locali dello Stato etnico, profondamente russofobi, polonofobi e antisemiti. Sotto la pelle della piazza s’infiltrano provocatori di regime (titushki) e agenti più o meno collegati ai servizi segreti russi od occidentali, come si conviene nelle aree di crisi particolarmente strategiche.

A questo punto solo un negoziato fra tutte le forze interne ed esterne che partecipano alla battaglia d’Ucraina può impedire una prolungata guerra civile, che cambierebbe comunque il volto della Russia e dell’Europa. È tempo che Washington e Mosca scendano in campo non per sostenere i loro campioni locali, ma per salvare gli ucraini da se stessi e dagli europei che pretendono di salvarli. Obama e Putin hanno dimostrato di sapersi intendere, quando le alternative al compromesso sono disastrose. Il tempo stringe, nella speranza che non sia già tardi.

Lucio Caracciolo, Repubblica, 20 febbraio 2014

Quando è affidabile la fazione filo-occidentale che sta prendendo il controllo di Kiev?

L’accordo prevedeva il disarmo della bande che avevano attaccato i poliziotti. Sono ancora armate. Le elezioni dovevano essere anticipate a dicembre, ma ora si terranno il 25 maggio. Il parlamento ha rimosso dalla presidenza Yanukovich – senza aver raggiunto il quorum per essere legittimati a farlo (328 voti contro i 338 richiesti) -, che aveva appena firmato l’accordo, rendendolo di fatto nullo. Non erano interessati alla riforma costituzionale, a un governo di coalizione o a qualunque compromesso: volevano il potere, ad ogni costo.

Timoshenko era in buoni rapporti con Putin. Anzi, era in carcere per malversazione per aver favorito i russi di Gazprom in un accordo sul costo del gas. Non è insensibile a chi la paga bene. Potrebbe forse riuscire a evitare una guerra civile?

Guerra-Civil-Espanola-Agosto-Septiembre-1936RussianUseEnE quali saranno questi costi?

- L’arrivo al potere degli ultranazionalisti, omofobi, antisemiti e russofobi di Svoboda, che in precedenza hanno presentato in Parlamento disegni di legge per l’abolizione dell’aborto, il divieto di adozione di bambini ucraini da parte di coppie straniere, l’introduzione dell’identificazione etnica sui passaporti e certificati di nascita. Tiagnibok ieri, in parlamento, ha chiesto di vietare l’uso del russo in Ucraina. E’ degno di nota che i media se la siano presa con Putin per una legge contro la “propaganda gay” ai minori ma non si dicano preoccupati per l’ascesa di una formazione che ha ben altri piani per gli omosessuali ucraini o per chiunque non la pensi come loro e sia diverso da loro (tra parentesi, com’è che il totalitarismo omofobo, misogino, razzista, militarista e schiavista dei sauditi e dei qatarini non è sulle prime pagine dei nostri giornali?)

- Le regioni meridionali e orientali si stanno preparando a resistere anche con le armi ad un’eventuale cambio di regime palesemente anti-russo: se la Timoshenko non si muoverà con cautela e astuzia, la prospettiva è quella della creazione di un’Ucraina filorussa, più ricca, che rifiuterà l’autorità (in primis quella di tassare) di un’Ucraina filo-occidentale più povera (gli 11 distretti più poveri dell’Ucraina sono nella macroregione nord-occidentale che ha scatenato la rivolta, mentre 7 distretti del sud-est filorusso producono quasi metà del PIL ucraino: la “Padania ucraina” tollererà di essere governata da golpisti occidentali?) , che cercherebbe di assicurarsi il controllo della capitale, Kiev. La nuova capitale orientale sarebbe Kharkov, capitale di tutta l’Ucraina fino al 1936. La nuova Ucraina replicherà alle accuse dei leader occidentali rammentando loro che l’Occidente si è fatto paladino della sacralità dell’autodeterminazione dei popoli;

- L’Occidente dovrà farsi carico, in qualche modo, della parte povera dell’Ucraina, pur non avendo soldi per pagare i propri debiti con le imprese, i servizi pubblici, le pensioni e tantomeno per salvare banche nuovamente sull’orlo del collasso. Ci pensa il Fondo Monetario Internazionale: è già stato richiesto un prestito, che arriverà col suo corollario di austerità, licenziamenti di massa, congelamento dei salari e delle pensioni, crescita delle bollette, svendita dei beni pubblici, ecc.;

- I russi, aggrediti 4 volte in 200 anni da potenze europee (1812, 1914, 1919 e 1941), non staranno a guardare, come non lo farebbero gli Stati Uniti se Russia o Cina cercassero di installare un governo amico in Messico o in Canada. Ma cosa faranno? Resteranno sulla difensiva. L’esplicita volontà di apertura di Siria, Ucraina, Iran e Venezuela nei confronti degli Stati Uniti non è un sintomo di debolezza, ma della consapevolezza che il tempo gioca a loro favore e contro l’Alleanza Atlantica

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/02/11/quando-i-banchieri-si-suicidano-e-vengono-suicidati/

L’enorme errore commesso dai decisori occidentali è stato quello di credere di poter vincere un’altra volta la Guerra Fredda (o la Guerra Civil Española). La differenza, rispetto agli anni Ottanta, è che le parti sono invertite. È l’economia euroamericana a trovarsi sul bordo del precipizio ed è l’opinione pubblica occidentale a disprezzare e odiare i propri governanti ed oligarchi che, consci di questo, hanno istituito un sistema di sorveglianza e prevenzione di rivolte degno della DDR.

Il mondo si sta già schierando con lo sfidante, contro l’imbolsito campione in carica, che tipicamente sopravvaluta le sue forze e sottovaluta l’avversario

http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/leader-dell-apec-cantano-happy-birthday-per-il-61enne-putin-PN_20131007_00091_NE.shtml

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Come nel 1989, ma a parti invertite, è sufficiente che uno dei due contendenti attenda il collasso dell’altro, per poi proclamarsi vincitore. La differenza è che mentre nel 1989 la cosa avvenne con un minimo spargimento di sangue, questa volta gli oligarchi non hanno alcuna intenzione di togliersi di mezzo. Il loro obiettivo è chiaramente quello di reinventarsi gattopardescamente e, se possibile, sfruttare la crisi per realizzare la Perfetta Controrivoluzione, la rivoluzione finale. Sono irriformabili.

La variabile X di cui non hanno tenuto conto è la Natura (e quindi anche la natura umana). Gaia si è dotata di anticorpi e il virus psicopatico ha gli anni contati.

http://www.futurables.com/category/editoriali/

L’Ucraina può essere salvata

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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[Per arrestare la violenza] bisogna fermare la polizia, fermare i manifestanti, imporre una DMZ, una zona demilitarizzata e spostare questo conflitto dalle strade al Parlamento. Voglio essere molto franco: il governo non controlla la polizia antisommossa ed è molto difficile per l’opposizione controllare Maidan. E ci sono una serie di forze che sono prive di controllo. Questa è la verità … è il caos, ora. L’Ucraina è in un gran casino

“To stop the riot police, to stop the protesters, to impose a DMZ, like demilitarized zone, and to move this conflict from the streets to the Parliament. I would be very frank that the government does not control the riot police and its very difficult for the opposition to control Maidan. And there are a number of forces who are uncontrolled. This is the truth…is in chaos now. Ukraine is in a big mess”

Arseniy Yatsenyuk, il leader dell’opposizione che fa riferimento alla Casa Bianca

http://www.rte.ie/news/player/2014/0220/20529559-ukraine-is-in-a-big-mess-yatsenyuk/

Tener conto che l’Ucraina proprio in quanto terra di “frontiera” tra Europa e Russia, in virtù della sua storia, della forte presenza di minoranze russe non può essere assimilata forzatamente e sic et simpliciter all’Unione Europea. E poi quali sono gli interessi che sono dietro quella manovra. Allora perché non pensare ad una forma “ibrida”,nella quale si tenga conto della diversità culturale ed etnica dell’Ucraina, che non può fare a meno né della Russia né dell’Europa? Ma non della Russia che è rappresentata dalla politica di potenza di Putin o dell’Europa delle lobby economiche. Ci vuole uno sforzo di creatività, quando i conflitti sono così complessi e si intrecciano al pregresso storico, agli interessi geopolitici e geostrategici, alle contraddizioni mai risolte degli stati-nazione. Allora per iniziare si sgombri il campo da estremismi, si chieda subito che le armi tacciano da una parte e dall’altra, si faccia chiarezza su chi c’è dietro le manifestazioni a Maidan (ci vuole poco a capire che ci sono forti infiltrazioni di gruppi paramilitari di destra e nazisti che sparano come sparano le forze di sicurezza governative), si portino ad un tavolo di trattativa le forze politiche “vere”, da una parte e dall’altra. Si ragioni su ipotesi come quella proposta nell’articolo di Pagina99, di una “doppia partnership” che veda l’Ucraina in parte legata alla UE in parte al nascente blocco eurasiatico costruito da Mosca. Le zone di frontiera, i territori “faglia”, nei quali non sono stati mai sopiti gli effetti di guerre devastanti come la Seconda guerra Mondiale, non possono esser governati secondo i criteri propri degli stati-nazione. Perché sono zone culturalmente, etnicamente, religiosamente ibride. Terre cerniera. Ed allora le soluzioni dovranno tenerne conto. E se l’Unione Europa oggi è troppo coinvolta direttamente, (o meglio Berlino) allora perché non affidare al Consiglio d’Europa la proposta di una mediazione?

Francesco Martone, da facebook

http://www.futurables.com/2014/02/20/la-via-del-dialogo-per-la-salvezza-dellucraina-e-delleuropa/

Platone a Maidan (Kiev)

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Vi era una grande e meravigliosa dinastia regale che dominava tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente: inoltre governavano le regioni della Libia che sono al di qua dello stretto sino all’Egitto, e l’Europa sino alla Tirrenia. Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tentò allora di colonizzare con un solo assalto la vostra regione, la nostra, e ogni luogo che si trovasse al di qua dell’imboccatura. Fu in quella occasione, Solone, che la potenza della vostra città si distinse nettamente per virtù e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra, ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessità sola per l’abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi estremi, vinti gli invasori, innalzò il trofeo della vittoria, e impedì a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liberò generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole. Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare

Platone, “Timeo”, 24e-25d

Un’Europa che potrebbe rivelarsi uno dei pilastri essenziali di un più ampio sistema euroasiatico di sicurezza e cooperazione sponsorizzato dagli americani. Ma, prima di ogni altra cosa, l’Europa è la testa di ponte essenziale dell’America sul continente euroasiatico. Enorme è la posta geostrategica americana in Europa…l’allargamento dell’Europa si traduce automaticamente in un’espansione della sfera d’influenza diretta degli Stati Uniti. In assenza di stretti legami transatlantici, per contro, il primato dell’America in Eurasia svanirebbe in men che non si dica. E ciò comprometterebbe seriamente la possibilità di estendere più in profondo l’influenza americana in Eurasia…Un impegno americano in nome dell’unità europea potrebbe scongiurare il rischio che il processo di unificazione segni una battuta d’arresto per poi essere addirittura gradualmente stemperato.

Zbigniew Brzezinski, “La grande scacchiera”,  Milano : Longanesi, 1998, pp. 83-85

In Ucraina si gioca LA partita decisiva, perfino più importante di quella in Medio Oriente.
Ci vorrà del tempo prima che l’opinione pubblica internazionale si renda conto delle implicazioni degli eventi ucraini, destinati a cambiare la storia mondiale.
Fidatevi: quando vedete neocon e “liberal” americani ed europei schierati dalla stessa parte, per la prima volta dall’11 settembre, è perché questa è la battaglia che conta.

http://www.futurables.com/2014/02/19/lucraina-e-lumanita-alla-prova-del-fuoco/

Jacques Vallée: il nostro futuro determina il nostro presente

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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In front of me I saw the space of all possibilities, that is, all states of affairs that can possibly happen. They were lying in front of me there like objects in physical space…thus, I concluded, there is no contradiction between determinism and free will

Benny Shanon, Antipodes of the Mind: Charting the Phenomenology of the Ayahuasca Experience, Oxford University Press, 2002.

Jacques Vallée (matematico e imprenditore franco-americano, uno dei fondatori dell’Internet civile) ci spiega che il futuro può influenzare il presente (seconda causalità) attraverso il multi-verso (una pluralità di universi paralleli).

“Questa comincia a essere la corrente dominante della fisica. Nel suo ultimo libro, “La via del tempo”, il Dr Guillemant, un fisico al CNRS, sviluppa la tesi che le sincronicità siano dovute a una doppia causalità (cf. Stephen Hawking, “Theory of Double Causality” – cosmologia top down; ma anche Pauli e Jung): le nostre intenzioni provocano effetti nel futuro che diventano le cause future di un effetto nel nostro presente” (retro causalità: si veda anche la seria TV canadese “Continuum”).

http://en.wikipedia.org/wiki/Retrocausality

http://www.sfgate.com/science/article/Science-hopes-to-change-events-that-have-already-2655518.php

http://psychaanalyse.com/pdf/Theorie_de_la_Double_Causalite.pdf

In pratica il nostro destino ha già preso la forma di una linea temporale (uno scenario). Questo futuro possibile non è unico e può essere sostituito da un altro, ossia da un’altra linea temporale. Tutto ciò che non è determinato dal passato sarà determinato dal futuro. La linea “prescelta” è quella reificata (attualizzata) dalla sommatoria di tutte le nostre coscienze. Il libero arbitrio è limitato dalla meccanicità delle nostre menti ed istinti, ma ESISTE.

La nostra intenzionalità è la capacità umana di aumentare istantaneamente la probabilità del verificarsi di un dato destino che viene selezionato a scapito di un altro destino, automaticamente meno probabile. Tutti i futuri potenziali evolvono simultaneamente e probabilisticamente all’interno di un Albero della Vita personale (con le varie radici e ramificazioni).

Questa è la sorgente di déjà vu, sesto senso, coincidenze e sincronicità: l’intenzionalità ci anticipa, permettendoci di co-creare il nostro presente a partire dal futuro, collettivamente, tra infinite opzioni poi scartate.

Tra i requisiti per l’avvento della nuova fisica di qui al 2061, Vallée pone al primo posto il riconoscimento dell’Universo come un sottosistema di una meta-realtà di strutture di informazione. Tutto è una struttura informativa e tutto è simultaneo: “Non sto parlando di un database, non sto parlando della nostra tecnologia del presente ma di qualcosa di evidentemente molto più grande, molto più complesso…Dobbiamo riconoscere che le dimensioni sono un artificio culturale: le creiamo perché abbiamo delle piccole biblioteche (cf. archivi di informazioni) e abbiamo bisogno di x, y, z. Ma non ci servono nella fisica e ne faremo a meno nella fisica del futuro”.

Il presente è sovra-determinato: determinato sia dal passato, sia dal futuro e la coscienza produce il nostro senso della spazio e del tempo; è lo spazio e il tempo. Facciamo esperienza di questa illusione che chiamiamo spazio e tempo attraverso le associazioni che stabiliamo in questo mondo dell’informazione.

“La proposta che vi faccio – conclude Vallée – è quella di lasciare che i fisici continuino ad occuparsi di finisca dell’energia. Lo fanno molto bene, alla fine troveranno un modo per conciliare la relatività e la meccanica quantistica. A noi il compito di occuparci della fisica dell’informazione”.

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