26 aprile 2013 a 07:53 (Mondo Vecchio e Complotti, Verità scomode)
Tags: ambasciatore americano, Aspen, Aspen Institute, basi americane, Berlusconi, Bilderberg, bipolarismo, brogli, D’Alema, Deaglio, Draghi, elezioni, Enrico Letta, filoamericanismo, filoamericano, finanziatori, Gianni Letta, governissimo, Grande Coalizione, Grillo, inciucio, Israele, larghe intese, Letta, Mario Monti, Monti, Napolitano, Palestina, PD, Porcellum, Prodi, Spogli, sponsor, Stati Uniti, think tank, Trichet, Trilateral, Trilaterale, Veltroni, wikileaks

«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile»
Enrico Letta, 8 aprile 2013.
«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali»
Enrico Letta, 29 marzo 2013.
“Sembrerà assurdo, ma se non si era ancora capito, io sono un grande fan di Berlusconi. Berlusconi ha fatto la storia d’Italia degli ultimi 10 anni, anche se vorrei che fosse meno sborone e raccontasse meno balle agli italiani. (…) Mantengo una linea molto critica con Berlusconi, ma vorrei fargli un appello inedito. Vorrei, a prescindere dall’esito delle prossime elezioni, dicesse subito che lui si impegna a rimanere nella vita politica italiana e a mantenere la sua leadership del Polo. Perché il mio grande timore è che un Berlusconi che pareggi o perda faccia un biglietto per Tahiti. Se Berlusconi facesse questo gesto sarebbe la tomba del bipolarismo italiano. farebbe precipitare il centrodestra indietro di 10 anni”.
Enrico Letta, 18 settembre 2005, Ansa
“Nel mio governo ideale vorrei gente in gamba, anche se sta nella Casa della Libertà di Berlusconi: penso a mio zio Gianni, a Casini, a Tabacci, a Vietti e a Tremonti”.
Enrico Letta, 15 settembre 2007, dal Corriere della Sera
“I contenuti della lettera di Draghi e Trichet rappresentano la base su cui impostare politiche per far uscire l’Italia dalla crisi. Qualunque governo succederà al governo Berlusconi dovrà ripartire dai contenuti di quella lettera”
Enrico Letta, 29 settembre 2011, dal suo sito personale
“Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!”.
Enrico Letta, 18 novembre 2011, bigliettino inviato a Mario Monti durante il dibattito sulla fiducia
“Il 2011 è stato l’anno che ha definitivamente consacrato Napolitano come forse il più grande presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto. Ha letteralmente salvato il Paese insieme a Monti”.
Enrico Letta, 31 dicembre 2011, su face book
“Preferisco che i voti vadano al Pdl, piuttosto che dispersi verso Grillo”.
Enrico Letta, 13 luglio 2012, dal Corriere della Sera
«Bisogna fare la riforma elettorale. Nelle prossime tre settimane il Porcellum va mandato definitivamente a casa»
Enrico Letta, 9 giugno 2012.
«Se non cambiamo il Porcellum possiamo fare anche il carpiato con tre avvitamenti ma non ce la faremo a rilegittimare la politica e a tornare alla buona politica»
Enrico Letta, 14 luglio 2012.
Nel colloquio con Gianni Letta, gli americani notano un particolare: «La cosa interessante», scrivono, «è che Letta aveva l’esatto conteggio dei voti prima ancora che la Corte di Cassazione lo annunciasse: il risultato è stato annunciato poco dopo la fine dell’incontro con la delegazione». Un dettaglio interessante, viste le polemiche sulle elezioni politiche dell’aprile 2006, in cui il giornalista Enrico Deaglio parlò di brogli.
Il 24 maggio 2006, esattamente un mese dopo il colloquio di Gianni Letta con la delegazione americana, il governo Prodi è in sella e l’ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, incontra un nuovo Letta: Enrico, «sottosegretario del primo ministro (nipote del sottosegretario di Berlusconi, Gianni Letta)», scrive Spogli (il cablo è disponibile qui: https://www.wikileaks.org/plusd/cables/06ROME1590_a.html)
Anche in questo caso, gli Usa vogliono capire cosa li aspetta, come si muoverà l’Italia di Prodi. Enrico Letta spiega di ritenere che l’Italia supporterà le posizioni degli Stati Uniti su Israele e i palestinesi, che lui personalmente vede le basi Usa in Italia come un fattore positivo. Il giovane Letta si descrive come «fortemente pro-americano», spiegando di considerare le relazioni Italia-Usa essenziali.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/zio-e-nipote-gli-amici-americani/2205763//1

Enrico Letta è anche membro della Trilateral e nel 2012 ha partecipato alla riunione del gruppo Bildelberg a Chantilly, in Virginia. Letta junior, disse al ‘Corriere’ il suo amico Lapo Pistelli, nel lontano 2006, «è l’Amato del Duemila» perché «al pari di Giuliano è dentro tutti i giochi. In quelli di Prodi e in quelli di Walter Veltroni, in quelli di Massimo D’Alema e in quelli di Pierferdinando Casini. Addirittura in quelli di Giulio Tremonti». Mai ritratto fu più azzeccato.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/incarico-a-letta-ecco-perche/2205541//1
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A sfogliare i libroni dei contributi registrati alla Camera dei deputati, si scopre che la sinistra italiana, negli ultimi dieci anni, spesso non ha guardato troppo per il sottile di fronte a un generoso imprenditore. Per restare in tema di acciaierie, Enrico Letta ha incassato 40 mila euro nel 2008, proprio come Bersani, dall’associazione padronale di categoria, quella Federacciai che vanta come vicepresidente Nicola Riva, ora indagato a Taranto per inquinamento. Letta è uno dei politici di sinistra più graditi agli imprenditori.
http://shop.ilfattoquotidiano.it/2012/12/01/soldi-dalle-aziende-a-dalema-letta-vendola-e-gli-altri/
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«In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme» (Massimo D’Alema, 8 marzo 2013).
«Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013).
«Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada». (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013).
«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).
«Sono contrario a un governo Pd-Pdl» (Andrea Orlando, 22 aprile 2013).
«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21 aprile 2013).
«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Roberto Speranza, 8 aprile 2013).
«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).
«L’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).
«Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto» (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013).
«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio).
«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Cesare Damiano, 18 aprile 2013).
«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).
«Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-il-pd-diceva-mai-con-b/2205721
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Sul Sole 24 Ore di oggi compaiono, a partire dalla prima pagina, ben tre lunghissimi articoli di Enrico Letta, più un articolo di Arel, l’agenzia di cui Enrico Letta è segretario generale e come se non bastasse vi è anche uno sconfinato articolo di Dino Pesole che ricostruisce in modo elogiativo la carriera del nuovo Presidente incaricato. Se qualcuno avesse mai avuto dei dubbi su quale fosse il parere di Confindustria sul nascente governo e il suo presidente, può mettersi tranquillo.
Alfonso Gianni, facebook, 26 aprile 2013
Poiché nel nostro paese la memoria è piuttosto labile, vale forse la pena di ricordare che Enrico Letta, il nuovo presidente del consiglio incaricato, come già Mario Monti, è membro del board europeo della Trilateral Commission, la punta di lancia del pensiero e dell’azione neoliberista a livello mondiale, nata non a caso pochi mesi prima del colpo di stato in Cile ispirato dalla Cia e accolto con entusiasmo dai Chicago boys che tornarono subito in patria per applicare una spietata politica di privatizzazioni. Ha partecipato all’ultima riunione del gruppo Bildelberg, altro think thank del pensiero capitalista, fondato da un ex nazista.
Alfonso Gianni, facebook, 26 aprile 2013
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25 aprile 2013 a 07:49 (Guerra al Terrore, Mondo Vecchio e Complotti, Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto)
Tags: 1993, Al-Qaeda, antiterrorismo, argento, armi di distruzione di massa, autoritarismo, Aviano, bin Laden, bombe atomiche, Boston, Bush, complotto, cospirazione, crac finanziario, Craft International, esercitazioni, F35, FBI, Ghedi, Harper, Iran, Israele, Kerry, mercenari, Obama, oro, quotazioni, sionismo, sionisti, strategia della tensione, svolta autoritaria, Tamerlan Tsarnaev, terrorismo, Terza Guerra Mondiale, testate atomiche, Toronto, Tsarnaev, World Trade Center, WTC

Le due vicende di Boston e Toronto sono semplicemente grottesche: due fallimenti belli e buoni.
Una strategia della tensione ben fatta necessita di eventi di ben altra scala.
Arriveranno, forse non subito, ma arriveranno.
Tutto è pronto per l’Armageddon nel Medio Oriente: il mastino israeliano sarà sguinzagliato, nel disperato tentativo di ritardare il crac del sistema finanziario globale (quotazioni dell’oro e dell’argento impazzite) e di tenere a bada milioni di persone esasperate, con sempre meno da perdere.
BOSTON
Questa storia è obiettivamente molto confusa e lo diventa ogni giorno di più.
Dzhokhar Tsarnaev era disarmato quando si nascondeva nella barca. La nota di Associated Press osserva che questa rivelazione contraddice le versioni precedenti, in cui si parlava di una sparatoria e del tentato suicidio del diciannovenne cittadino americano di origini cecene che gli avrebbe impedito di parlare, forse per tutta la vita (invece ora parla tranquillamente e le sue condizioni sono già ritenute “soddisfacenti”):
http://www.boston.com/news/local/massachusetts/2013/04/24/officials-suspect-unarmed-when-arrested-boat/15RdBrwnAoMLdWlVun5GXI/story.html
Inizialmente le forze di polizia inseguivano 2 auto. Poi le auto sono diventate un’auto, identica a quella dei fratelli. Il proprietario dell’auto è rimasto circa 30 minuti ostaggio dei fratelli, poi è stato lasciato libero, incolume, ma nessuno ne ha più saputo niente, pur potendo fornire la testimonianza più corposa possibile sui due sospetti terroristi. Il fratellino investe il fratello con l’auto durante uno scontro a fuoco, ma in seguito – ci informano – questo fratello è stato ucciso dalla sparatoria.
Il fratello più giovane ha lasciato tracce di sangue che portano ad una barca; oppure non c’è alcuna traccia di sangue sulla parte esterna della banca e sul telo che la ricopre; esce di sua iniziativa dalla barca dopo essere stato scoperto da un privato cittadino, al quale non spara; oppure è stato tirato fuori con la forza; oppure ha sparato contro le forze dell’ordine; oppure era disarmato ed è arrivato all’ospedale senza che gli fossero letti i suoi diritti in quanto in condizioni critiche; non può parlare perché ha tentato di suicidarsi e potrebbe essersi lesionato irrimediabilmente le corde vocali; oppure il giorno dopo è in condizioni soddisfacenti e sta parlando senza problemi.
Le bombe erano 5, 3 sono rimaste inesplose (una alla biblioteca JFK), però non ci sono indicazioni che i due fratelli siano stati visti collocare le altre 3. Non solo, sulle altre bombe è sceso il velo dei media: argomento tabù. È già stato deciso che non potevano esserci altri complici. La versione più recente è che hanno fatto tutto da soli, addestrandosi su internet, come se uno come Tamerlan Tsarnaev, che era monitorato dall’FBI, potesse imparare ad usare armi ed esplosivi in giardino – senza farsi male – e poi arrivare al dunque, non trovando alcun ostacolo.
Farsi delle bombe in casa non è un giochetto. Si rischia di restare uccisi. Chi le ha fatte? Dove le hanno testate? In che poligono di tiro hanno imparato a sparare a bersaglio? Dove hanno riposto armi ed esplosivi? Chi ha pagato l’acquisto?
A dire il vero una cosa del genere ha dei precedenti: nel 1993 l’FBI aveva fornito a degli aspiranti terroristi tutto l’occorrente e, prima dell’attentato, poteva ancora far fallire il primo attacco al World Trade Center (nei parcheggi sotterranei). Invece non l’ha fatto.
Un informatore dell’FBI sotto copertura, Emad A. Salem, incredulo nel sentire che non poteva rimpiazzare con polvere innocua l’esplosivo che poi causò la morte di 6 persone, il ferimento di altre 1000 e 500 milioni di dollari di danni, registrò segretamente le sue conversazioni telefoniche con il contatto dell’FBI. I nastri sono stati poi utilizzati come prova in un processo. Come si vede l’FBI non dà priorità alla protezione delle vite dei cittadini degli Stati Uniti:
http://www.nytimes.com/1993/10/28/nyregion/tapes-depict-proposal-to-thwart-bomb-used-in-trade-center-blast.html?pagewanted=all&src=pm
Sappiamo anche che diversi congressisti, membri della commissione 9/11 e agenti dell’FBI sospettano, e l’hanno asserito pubblicamente in più di un’occasione, che l’attacco dell’11 settembre potesse essere scongiurato e sia stato invece facilitato dalla CIA e da elementi deviati del governo, delle forze armate e della monarchia saudita:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/23/reichstag-o-golfo-del-tonchino-tutti-e-due-un-ripassino-sul-futuro-delloccidente/
*****
Come ha fatto Tamerlan Tsarnaev a morire in una sparatoria della polizia (in teoria schiacciato dall’auto guidata dal fratello minore!!) quando ci sono riprese video che lo mostrano mentre obbedisce ai comandi della polizia e si fa prendere in custodia.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=kcNAsCynBnU
ed esistono le dichiarazioni di un testimone oculare che lo confermano – la BBC ha successivamente cancellato l’articolo (19 aprile 2013), ma lo potete leggere qui:
http://members5.boardhost.com/medialens/msg/1366476873.html
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Fin dall’inizio è circolata in rete una narrazione alternativa, che incolpava i mercenari di Craft International (il cui fondatore è stato assassinato un paio di mesi fa):
http://aurorasito.wordpress.com/2013/04/18/le-forze-speciali-dietro-le-bombe-di-boston/
È infatti curiosa la coincidenza che il fratello maggiore era vestito nello stesso, identico modo degli uomini della sicurezza di Craft International (incluso lo zainetto).
Ma possiamo immaginarci dei mercenari così stupidi da compiere un attentato a Boston vestiti con le loro uniformi e loghi in bella vista e facilmente fotografabili e registrabili dalle videocamere?
La cosa è sospetta, perché quelle immagini di sorveglianza sono arrivate quasi immediatamente in rete. Non sono immagini a cui chiunque potrebbe avere accesso e certamente non in così breve tempo. Qualcuno desiderava individuare un diverso capro espiatorio? Oppure è l’opera di una gola profonda che era a conoscenza dei piani e voleva rispettare la volontà del defunto fondatore (se è realmente stato tolto di mezzo)?
*****
L’esercitazione antiterrorismo che si svolge concomitantemente all’attentato vero e proprio è un classico che ormai conoscono anche i bambini (è successo anche nel caso di Breivik)
*****
E non dimentichiamoci delle bizzarre missive avvelenate inviate ad Obama e ad un congressista, giusto per aumentare la confusione:
http://www.internazionale.it/news/stati-uniti/2013/04/17/una-lettera-tossica-diretta-a-obama/
*****
Il tentativo, fallito, di chiamare in causa gli iraniani è chiaramente imputabile alla fazione sionista che deve trovare un pretesto per convincere gli americani ad attaccare l’Iran.
http://www.wnd.com/2013/04/boston-bombers-followers-of-irans-ayatollah/
TORONTO

L’Iran è come il prezzemolo: prima o poi finisce sempre al centro di tutte queste trame.
È stato chiamato in causa anche nel fallito attentato al treno canadese diretto negli Stati Uniti (doveva essere fatto deragliare).
http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/22/news/canada_e_usa_annunciano_sventato_grande_attacco_terroristico-57266275/
Ci sarebbe una cellula alqaedista in Iran dietro questo piano terroristico. Peccato che l’Iran (come l’Iraq di Saddam Hussein) sia ai ferri corti con gli al-qaedisti per ammissione degli stessi Stati Uniti (documenti trovati nella casa di Osama Bin Laden). Al Qaeda è sunnita-wahabita e quindi fa riferimento all’Arabia Saudita, nemica giurata dell’Iran. I membri di al Qaeda fuggiti in Iran sono stati fatti prigionieri. Uno dei figli di Bin Laden è stato giustiziato in Iran:
http://www.reuters.com/article/2012/05/03/us-usa-binladen-documents-iran-idUSBRE8421EG20120503?irpc=932
“Questa è la cosa più divertente che abbia mai sentito nei miei 64 anni di vita. Un’al Qaeda iraniana è una invenzione ridicola – ha detto il responsabile delle relazioni estere della Repubblica islamica – Spero che le autorità canadesi riflettano un po’ e tengano conto dell’intelligenza della popolazione e dell’opinione pubblica”.
http://it.euronews.com/2013/04/23/attacco-sventato-al-treno-iran-definisce-ridicole-accuse-canada/
L’attacco è stato sventato proprio lo stesso giorno il cui il primo ministro Harper cercava di far passare nuove misure anti-terrorismo (= anti-diritti civili)
Harper è noto per le sue posizioni filo-sioniste
http://www.thestar.com/news/canada/2012/09/28/stephen_harper_discusses_threats_posed_by_iran.html
SIRIA, IRAN, TERZA GUERRA MONDIALE

Itai Brun, capo dell’intelligente militare israeliana, ha accusato il governo siriano di aver usato e continuare ad usare armi chimiche
http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/23/syrian-regime-chemical-weapons-israeli
“Le informazioni di cui sono in possesso al momento non mi danno una conferma tale da poter commentare la vicenda” ha detto John Kerry. “Ma ovviamente ogni accusa merita la massima attenzione ed è necessario verificare e capire cosa succede, su questo non c‘è dubbio”.
http://it.euronews.com/2013/04/24/israele-accusa-siria-assad-usa-armi-chimiche-usa-non-confermano/
Tutto questo non significa che Obama non abbia intenzioni bellicose. È solo che si muove cautamente, come un serpente, non come un elefante in una cristalleria (stile Bush). Infatti:
“Dagli Usa arriva un apparente voltafaccia rispetto agli impegni di Barack Obama verso il disarmo nucleare. Il Pentagono si appresta infatti a spendere 11 miliardi di dollari per ammodernare 200 ordigni nucleari tattici B61 allocati in Europa per trasformarli in “bombe atomiche intelligenti (teleguidate)” sganciabili dal controverso caccia di ultima generazione F-35, di cui si doterà anche l’Italia. E’ quanto rivela il britannico Guardian.
Le B61 sono ordigni americani conservati negli arsenali Nato europei. Sono ‘nascosti’ in Belgio, Olanda, Germania, Turchia, ma anche in Italia sul cui territorio sono ancora presenti 90 di questi ordigni (70 secondo le ultimissime stime): 50 ad Aviano in Friuli e 40 (20) a Ghedi, in provincia di Brescia”.
http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/21/news/usa_11_miliardi_per_adeguare_le_atomiche_agli_f-35-57197605/?ref=HREC1-6
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24 aprile 2013 a 08:06 (Programma Politico, Verso un Mondo Nuovo)
Tags: anarchia, armi atomiche, articolo 11, autogoverno, cattolicesimo, causa, colonia, colonie italiane, Concordia, Costituzione, democrazia globale, dialogo, guerra, interdipendenza, Italia, Italia repubblicana, Kosovo, laicità, Libia, madri costituenti, Mali, mediazione, missione, pace, padri costituenti, Repubblica, Siria, sovranità, unità nella diversità, violenza, vocazione

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Articolo 11
“Dagli Usa arriva un apparente voltafaccia rispetto agli impegni di Barack Obama verso il disarmo nucleare. Il Pentagono si appresta infatti a spendere 11 miliardi di dollari per ammodernare 200 ordigni nucleari tattici B61 allocati in Europa per trasformarli in “bombe atomiche intelligenti (teleguidate)” sganciabili dal controverso caccia di ultima generazione F-35, di cui si doterà anche l’Italia. E’ quanto rivela il britannico Guardian.
Le B61 sono ordigni americani conservati negli arsenali Nato europei. Sono ‘nascosti’ in Belgio, Olanda, Germania, Turchia, ma anche in Italia sul cui territorio sono ancora presenti 90 di questi ordigni (70 secondo le ultimissime stime): 50 ad Aviano in Friuli e 40 (20) a Ghedi, in provincia di Brescia”.
http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/21/news/usa_11_miliardi_per_adeguare_le_atomiche_agli_f-35-57197605/?ref=HREC1-6
Gli Stati Uniti non dovrebbero essere posti sotto embargo visto che Obama ha ripudiato il principio della non-proliferazione nucleare che motiva l’embargo preventivo (ed illegale) imposto all’Iran? L’Italia ha una spina dorsale? Ci piace essere una colonia? Preferiamo la pace o la guerra? La missione storica dell’Italia repubblicana è il dialogo, la diplomazia, la democrazia globale oppure dotarsi dei mezzi necessari a penetrare altre nazioni senza poter essere rilevati dai radar per sganciare bombe atomiche? È questo tipo di abominio che si aspettavano da noi i padri e le madri costituenti?
Io penso che loro avessero in mente un’Italia diversa, che non si fa guidare dal risentimento, dal manicheismo, da progetti sfacciatamente imperialistici di altre potenze che seminano morte, odio, rancore che fomenta il terrorismo ed il fondamentalismo, separatismo che conduce alle guerre civili, arbitrio dei signori della guerra e, in prospettiva, inquinamento radioattivo. L’Italia dovrebbe essere garante di pace e mediazione, invece scarichiamo le nostre responsabilità: “non siamo noi, sono gli americani che sbagliano”. Nessuno dei nostri governanti recenti, però, sembra avere il coraggio o la volontà di farglielo presente.
Nel frattempo, un passo dopo l’altro, intorno a noi si diffonde l’anarchia violenta e il crimine impunito: Kosovo, Libia, Mali, Siria – tutte le ex colonie italiane sono nel caos o sono rette da governi dispotici. Partecipiamo a missioni di pace che sembrano più che altro missioni di occupazione per conto terzi. Siamo degli insulsi vassalli privi di sovranità e di coscienza, incapaci di porre fine o almeno districarci dallo stallo bellico della “Guerra al Terrore”.
Non penso che fosse questa la responsabilità storica dell’Italia com’era stata concepita da chi ha costruito la nostra repubblica. Credo che invece il nostro paese, così immaginativo, creativo, originale, pionieristico abbia ricevuto in dote la missione di sperimentare strade nuove per giungere ad un mondo nuovo di concordia, di unità nella diversità, in cui la fiducia e il rispetto prevalgono sul sospetto e il disprezzo. Entrambe le sue componenti, quella laica non-religiosa e quella cattolica (laica o meno), si ispirano a precetti che sono incompatibili con la nostra condotta attuale e con la nostra vocazione.
Dunque compito dell’Italia, quando avrà ritrovato la bussola, sarà quello di far ragionare la Germania nel campo economico e gli Stati Uniti in quello militare. Avrà bisogno di alleati per farlo, ma non mancheranno, perché molti hanno visto dove termina il sentiero che abbiamo imboccato e stanno pensando a come cambiare strada.
*****
“Dopo la rielezione di Napolitano assisteremo alla costituzione di un ennesimo “governo tecnico”, impegnato a mettere in pratica le indicazioni di quei cosiddetti “saggi” che hanno formalizzato in due documenti di straordinaria miopia quel pugno di soluzioni di piccolo cabotaggio ritenute necessarie a perpetuare il sistema nel suo insieme, partendo dal presupposto che, in un momento di giganteschi mutamenti come quelli in corso a livello mondiale (crisi del capitalismo finanziario; spostamento sul Pacifico della competizione geo-politica; riemergere su scala mondiale della questione sociale; progressivo indebolimento dell’Europa unita), questo sia sufficiente a garantire ai partiti la perpetuazione del loro potere e degli equilibri affaristici che lo alimentano.
[…].
Occorre parlare di riorganizzazione del sistema sociale, inclusa la concezione del lavoro, della proprietà e della moneta, avendo chiara la relazione con i diritti individuali e con i beni comuni; occorre disegnare, nell’orientamento complessivo dell’economia e dei suoi obiettivi, modelli di sviluppo alternativi, in grado di equilibrare capacità, risorse e sostenibilità nel tempo; occorre affrontare la questione della collocazione internazionale dell’Italia, rispetto sia alla questione dell’unificazione europea che a quella di un atlantismo superato dai fatti; occorre lavorare per liberare cultura, istruzione e ricerca dai vincoli opprimenti con cui economia e partitocrazie le condizionano.
Si raggiunge questo chiaro ma difficilissimo obiettivo rendendo i cittadini consapevoli di cosa debba essere oggi un organismo sociale sanamente e non patologicamente attivo: in esso, nelle società post-industriali complesse, si deve rendere armoniosa ed efficiente la coesistenza fra le esigenze di uno sviluppo culturale intellettuale scientifico, come motore ideale della società, quelle di un’amministrazione politico-giuridica equa e funzionale e quelle di un’economia cui non sia più possibile invadere, grazie al potere della moneta e del lavoro fatti merce, le altre sfere della società.
La democrazia, se vuole affrontare con efficacia il presente per il futuro, deve in sostanza emanciparsi definitivamente dai residui feudali che ancora la soffocano: da un lato quelli derivanti dalla partitocrazia, dall’altra quelli dei potentati economici, non a caso tra loro reciprocamente intrecciati. Solo in questo modo, con la piena libertà di espressione delle capacità individuali, con l’equa applicazione dei diritti del cittadino, con la solidarietà richiesta dalla crescente interdipendenza delle relazioni economiche (produzione, circolazione, consumo), possiamo pensare che i popoli possano conquistare la responsabilità e la dignità, attraverso l’autogoverno e la piena sovranità”.
http://www.clarissa.it/editoriale_n1884/Il-salvataggio-della-partitocrazia-e-il-futuro-della-democrazia-in-Italia
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23 aprile 2013 a 08:30 (Guerra al Terrore, Mondo Vecchio e Complotti, Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto, Verità scomode)
Tags: 11 settembre, 11 settembre 2001, 1993, 9/11, Adam Lanza, Al-Qaeda, anti-terrorismo, antiterrorismo, armi di distruzione di massa, Aurora, Bill of Rights, Bob Graham, Boston, campi di concentramento, campi di internamento, Canada, CIA, Colorado, Commissione, controllo, disoccupazione, droni, Dzhokar Tsarnaev, eccidio, false flag, FBI, Garden Plot, Golfo del Tonchino, gulag, habeas corpus, Harper, Hitler, Hyde, incidente, Iran, Israele, Istituto Navale degli Stati Uniti, Jekyll, lager, Lanza, lavaggio del cervello, legge marziale, legislazione, maratona, massacro, mente, MK-ULTRA, monitoraggio, Newtown, Obama, Occupy Wall Street, operazione, Operazione Garden Plot, Orwell, paramilitari, pentola a pressione, pretesto, Quarto Reich, Reichstag, Rex 84, Richard Clarke, Sandy Hook, sicurezza, Siria, sorveglianza, stato di polizia, terrorismo, terroristi, tirannia, Tonchino, Tsarnaev, vento stellare, Vietnam, Weimar, World Trade Center, WTC, zombie, zombificazione

Tsarnaev incriminato per uso di armi distruzione di massa [pentole a pressione esplosive! Attenti quando cuocete i cavolfiori: potrebbe esserci un drone sopra caosa vostra]
Adnkronos
La cellula terroristica, secondo le fonti della polizia, “era supportata da Al Qaeda in Iran, ma non ci sono prove di un coinvolgimento di Teheran”. Obiettivo, un convoglio in partenza dal territorio canadese e diretto negli Stati Uniti
Repubblica 22 aprile 2013
[CASUALMENTE, proprio quando il primo ministro neocon canadese Harper cercava di accelerare la promulgazione di una contestatissima nuova legge anti-terrorismo che elimina il fondamentale diritto di rimanere in silenzio per non auto-incriminarsi]
Alti funzionari del governo hanno distorto i fatti e ingannato l’opinione pubblica americana circa gli eventi che hanno portato al pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam.
Quei complottisti picchiatelli dell’Istituto Navale degli Stati Uniti, Accademia Navale di Annapolis
http://www.usni.org/magazines/navalhistory/2008-02/truth-about-tonkin
Pensate alle conseguenze di un altro massiccio attacco (terroristico) negli Stati Uniti – magari la detonazione di una bomba radiologica o sporca, oppure di una mini bomba atomica o un attacco chimico in una metropolitana. Uno qualunque di questi eventi provocherebbe morte, devastazione e panico su una scala tale che al confronto l’11 settembre apparirebbe come un timido preludio. Dopo un attacco del genere, una cappa di lutto, melanconia, rabbia e paura resterebbe sospesa sulle nostre vite per una generazione. Questo tipo di attacco è potenzialmente possibile. Le istruzioni per costruire queste armi finali si trovano su internet ed il materiale necessario per costruirle lo si può ottenere pagando il giusto prezzo. Le democrazie hanno bisogno del libero mercato per sopravvivere, ma un libero mercato in tutto e per tutto – uranio arricchito, ricino, antrace – comporterà la morte della democrazia. L’armageddon è diventato un affare privato e se non riusciamo a bloccare questi mercati, la fine del mondo sarà messa in vendita. L’11 settembre con tutto il suo orrore, rimane un attacco convenzionale. Abbiamo le migliori ragioni per avere paura del fuoco, la prossima volta. Una democrazia può consentire ai suoi governanti un errore fatale – che è quel che molti osservatori considerano sia stato l’11 settembre – ma gli Americani non perdoneranno un altro errore. Una serie di attacchi su vasta scala strapperebbe la trama della fiducia che ci lega a chi ci governa e distruggerebbe quella che abbiamo l’uno nell’altro. Una volta che le aree devastate fossero state isolate ed i corpi sepolti, potremmo trovarci, rapidamente, a vivere in uno stato di polizia in costante allerta, con frontiere sigillate, continue identificazioni e campi di detenzione permanente per dissidenti e stranieri. I nostri diritti costituzionali potrebbero sparire dalle nostre corti, la tortura potrebbe ricomparire nei nostri interrogatori. Il peggio è che il governo non dovrebbe imporre una tirannia su una popolazione intimidita. La domanderemmo per la nostra sicurezza. E se le istituzioni della nostra democrazia fossero incapaci di proteggerci dai nostri nemici, potremmo andare anche oltre e farci giustizia da soli. Abbiamo una tradizione di linciaggi in questa nazione e quando la paura e la paranoia ci saranno entrati nelle ossa, potremmo finire per ripetere i peggiori episodi del nostro passato, uccidendo i nostri vicini, i nostri amici.
Michael Ignatieff, New York Times Magazine, il 2 maggio 2004
Il massacro di Boston è la terza atrocità di massa in meno di 12 mesi (Colorado e Newtown sono state le prime due). Non sembrano esserci precedenti per una serie del genere, neppure negli Stati Uniti. Il cinico/scettico/pensatore non-ovino potrebbe avere il sospetto che ci si trovi di fronte ad un qualche tipo di condizionamento, sul modello della storicamente documentata “strategia della tensione”. Lo schieramento di quasi 10mila agenti paramilitari in un’area metropolitana (sebbene il sospetto si trovasse a oltre 10 km di distanza dal centro di Boston), in uno stato di legge marziale di fatto, è sicuramente senza precedenti.
Il caso più recente: un diciannovenne – se è veramente il colpevole – fa esplodere delle bombe in un luogo pubblico intensamente videosorvegliato, manda un tweet in cui dice a tutti di mettersi al sicuro, poi va in giro per la città, la sera va a una festa e gli amici lo vedono rilassato; non si procura soldi, non si preoccupa di avere una macchina pronta per la fuga, non pensa minimamente al suicidio e non comunica alcun messaggio politico di alcun genere in nessuna forma. È incosciente di ciò che ha fatto.
Uno psicopatico non si comporterebbe così. Un fanatico non si comporterebbe così.
Lo schema è pressoché identico in tutti e tre gli episodi: tutti incensurati, non esiste una storia pregressa di violenza, non c’è indottrinamento ideologico che spinga alla violenza (persino nel caso di Tamerlan, non è provato che gli account fossero i suoi – ce ne sono tanti a suo nome, ma ad ogni modo il fratellino era un giovane amato da tutti che assisteva volontariamente i disabili), sono ragazzi di successo, molto stimati da amici ed insegnanti, sono impegnati nel volontariato, non hanno mostrato di aver accumulato risentimento verso la società o qualcuno in particolare. Il più “problematico” – Adam Lanza – era geniale, timido e introverso, ma non era infelice e né i genitori, né i parenti, né gli amici, né gli insegnanti avevano mai pensato che avesse bisogno di psicoterapia, anche perché non aveva mai creato alcun inconveniente.
Poi, ad un tratto, senza alcuna spiegazione, questi tre ragazzi si sono trasformati in zombie assassini con eccellenti capacità operative.
Questo è piuttosto il comportamento di qualcuno la cui mente è stata sdoppiata (personalità multiple) in un Dr. Jekyll ed in un Mr. Hyde con tecniche sviluppate a partire dalle pratiche e sperimentazioni illegali effettuate dalla CIA (dagli anni Cinquanta in poi) e documentate dalla stampa americana:
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/06/15/AR2005061502685.html
http://www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,2008962_2008964_2008992,00.html
http://www.examiner.com/article/secret-mind-control-program-project-mkultra
È probabilmente significativo che Dzhokar Tsarnaev fosse inquieto perché recentemente aveva avuto ben tre incubi in cui vedeva la popolazione americana “zombificarsi”, quasi che il suo inconscio lo stesse mettendo in guardia.
La programmazione sta funzionando a meraviglia: la popolazione è terrorizzata ed accoglie a braccia aperte, festante, la deriva autoritaria. Qualche altro eccidio e non resterà nessuno disposto ad opporsi a misure eccezionali:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/22/stati-uniti-di-polizia-la-fase-finale-della-guerra-al-terrore-e-cominciata/
Intanto l’FBI continuerà a collaborare con tutti i potenziali terroristi, come fa almeno dal primo attentato al World Trade Center, nel 1993 – ufficialmente per sventare i complotti ma, occasionalmente, se l’opinione pubblica necessita di una spintarella:
http://www.nytimes.com/2012/04/29/opinion/sunday/terrorist-plots-helped-along-by-the-fbi.html?pagewanted=all&_r=3&
http://www.nytimes.com/1993/10/31/nyregion/bomb-informer-s-tapes-give-rare-glimpse-of-fbi-dealings.html?pagewanted=all&src=pm
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/
Tutti si aspettano che questo attentato darà il via ad una nuova ondata di misure di “sicurezza” (= liberticide).
Già ora la Bill of Rights (incluso il fondamentale habeas corpus) è interpretabile, non vale per cittadini americani all’estero e Obama ha solamente assicurato che la garantirà sul suolo americano (a sua discrezione). Non sappiamo se sia questa la sua intenzione e non sappiamo se chi verrà dopo di lui sarà così “auto-disciplinato”. Sappiamo che il ministro della Giustizia americano (Attorney General) rivendica con nonchalance il diritto di assassinare cittadini americani con i droni sul suolo americano (!!!)
http://www.huffingtonpost.com/2013/03/05/us-drone-strike_n_2813857.html
È antiamericano affermare che una tale rivendicazione è offensiva e preoccupante e rimanda la memoria all’arbitrio sulla vita e la morte dei cittadini caratteristico delle dittature anticomuniste e comuniste?
È antiamericano indignarsi (e preoccuparsi) alla notizia che tutte le comunicazioni saranno monitorate ed archiviate (Operazione Vento Stellare)
http://en.wikipedia.org/wiki/Stellar_Wind_%28code_name%29
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/utah-2013-dal-grande-fratello-allimmenso-fratello/
ed alla notizia che si applica la legge marziale a Boston e la gente festeggia nelle strade, senza capire le sue implicazioni?
La constatazione che l’America sta diventato uno stato di polizia orwelliano può essere rassicurante solo per gli stolti e gli ignoranti. Chiunque abbia anche solo un minimo senso della storia non può che sentirsi inquieto e minacciato, specialmente se vive in quella che è, a tutti gli effetti, una colonia degli Stati Uniti:
http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/21/news/usa_11_miliardi_per_adeguare_le_atomiche_agli_f-35-57197605/?ref=HREC1-6
Molti sanno qual è la destinazione finale di tutto questo, ma troppi non hanno il coraggio di dire quello che pensano, purtroppo.

Allegate potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili,
Cordiali saluti,
Sinceramente vostro
BILL HEFNER
Membro del Congresso
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/10/amerika/
DISOCCUPAZIONE IN AMERICA
La disoccupazione americana è molto più elevata delle statistiche ufficiali. Prova ne sia il fatto che la popolazione aumenta (+ 10 milioni tra il 2009 ed il 2013) mentre il numero di occupati resta pressoché invariato (147 milioni nel 2007 – 142 milioni nel 2009 – 142 milioni nel 2012 – 143 milioni nel 2013 e moltissimi sono precari ma vengono conteggiati come occupati):
http://www.bls.gov/home.htm
Il dato dei disoccupati e dei sotto-occupati si aggira verosimilmente intorno al 22%:
http://www.nypost.com/p/news/business/how_nation_true_jobless_rate_is_N4E6MjtfhnMcCi537pucaJ
http://www.shadowstats.com/alternate_data/unemployment-charts
http://www.usnews.com/opinion/mzuckerman/articles/2013/02/01/mort-zuckerman-how-we-can-end-our-modern-day-depression
il prossimo anno, grazie ai terribili tagli concordati con i repubblicani (75mila miliardi di dollari sottratti all’economia ed ai consumatori), le cose peggioreranno ulteriormente, i sussidi si esauriranno e ci saranno indubbiamente le prime rivolte. Ora sappiamo che aspetto avranno le città americane in cui i primi “scalmanati” protesteranno violentemente contro il disastro socio-economico causato dalle oligarchie finanziarie e da politici fin troppo accondiscendenti. Gli indignati nonviolenti del movimento Occupy Wall Street hanno già subito innumerevoli vessazioni. Ma questo è nulla rispetto a quel che attende i giovani americani (ed europei?) se sceglieranno la strada della violenza e non della politica attiva e del coinvolgimento dell’intera popolazione in proteste pacifiche e scioperi nazionali (insubordinazione di massa).

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/garden-plot-e-rex-84-le-origini-del.html
POLITICA ESTERA
La strategia del “taglio netto” deve contemporaneamente “rendere sicuro il confine settentrionale” di Israele e “indirizzarsi ad una strategia classica di equilibrio di potenza”, ovviamente a vantaggio del Paese: per fare questo, Israele deve essere pronta non solo a colpire le infrastrutture siriane in Libano, ma affermare il concetto che il territorio siriano non è inviolabile e, ove le azioni dirette in Libano non bastino, “colpire obiettivi selezionati nella Siria stessa”. Per quanto riguarda il perseguimento di un equilibrio fondato sulla potenza, il documento ipotizza la creazione di un “asse naturale” strategico fra Turchia, Israele, Giordania e Iraq centrale, che ridisegni la mappa del Medio Oriente a scapito della Siria. Per fare ciò, fra le varie cose da fare, si legge che sarà utile “distogliere l’attenzione della Siria usando elementi dell’opposizione libanese per destabilizzare il controllo siriano del Libano”.
http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=173&tema=Divulgazione
«La Siria sfida Israele sul suolo libanese. Un approccio efficace, con cui gli americani potrebbero simpatizzare, prevede che Israele acquisisca l’iniziativa strategica lungo i suoi confini settentrionali impegnando Hezbollah, Siria e Iran»
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/24/il-principe-delle-tenebre-spiega-gaza-e-solo-laperitivo/
Quel che Israele fa nel Medio Oriente, gli Stati Uniti+NATO lo stanno facendo su scala mondiale. L’unico problema è che gli obiettivi della piccola potenza non coincidono più con quelli della grande potenza e le divergenze tra bulli difficilmente si risolvono a vantaggio del bullo più piccolo.
POLITICI AMERICANI CHE NON CREDONO PIÙ ALLA VERSIONE UFFICIALE DELL’11 SETTEMBRE
Sono i presidenti della Commissione 911, un ex capo dell’antiterrorismo statunitense, il consigliere-capo della commissione 911, il presidente dell’inchiesta ufficiale del Congresso sull’11 settembre, nonché una pletora di agenti, non solo dell’FBI, citati da Richard Clarke.
Richard Clarke, l’ex zar dell’antiterrorismo americano, ha ammesso che i terroristi dell’11 settembre sono stati aiutati da elementi deviati del governo americano e da alcune figure dell’establishment saudita e ha fatto i nomi:
http://www.youtube.com/watch?v=bl6w1YaZdf8&lr=1
Qui una sintesi dell’evidenza raccolta dalle inchieste del Congresso americano che rafforzano la versione dei fatti di Clarke (sono tutti atti ufficiali riportati dalla stampa)
http://www.historycommons.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&investigations:_a_detailed_look=911CongressionalInquiry
Il senatore Bob Graham pretende che si riapra l’inchiesta per stabilire il livello di complicità saudita e del governo americano:
http://www.huffingtonpost.com/bob-graham/911-saudi-arabia_b_1868863.html
Membri della Commissione sull’11-9 hanno notato che, “ il sospetto di cattivo comportamento [del Pentagono] divenne così profondo tra i 10 membri della Commissione che, in un incontro segreto alla fine del suo mandato nell’estate 2004, si discusse se riferire della questione al Dipartimento di Giustizia per un’indagine criminale” [17]. Il senatore Mark Dayton ha affermato che gli ufficiali del NORAD “ hanno mentito al popolo americano, hanno mentito al Congresso e hanno mentito alla vostra Commissione sull’11-9 in modo da creare una falsa impressione di competenza, comunicazione e protezione del popolo americano” [18].
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4139
Per chi ha veramente voglia di informarsi:
http://www.amazon.com/Intelligence-Matters-Arabia-Failure-Americas/dp/0700616268
http://www.amazon.com/Disconnecting-Dots-How-Allowed-Happen/dp/0984185852

New Orleans
LA TRAGICA FINE DEGLI INTELLETTUALI PROGRESSISTI
Quando il capitalismo entra nella sua fase degenerativa (neoliberista), comincia a cannibalizzare (letteralmente) la popolazione intraprendendo iniziative militari sempre più spericolate e sconsiderate. Il budget viene affondato da un eccesso di spese militari, sprechi clientelari (incluso l’acquisto di titoli privi di valore per salvare banche zombie) e da entrate in continuo calo, a causa di un’economia che opera molto al di sotto del suo potenziale. Per allineare i bilanci, i governi tagliano il welfare invece di cercare di recuperare i soldi sottratti all’economia dal sistema finanziario (Tobin Tax + abolizione dei paradisi fiscali, anche con la forza se necessario). Si innesca un circolo vizioso che comporta un vero e proprio omicidio di massa (suicidi, malnutrizione, incidenti dovuti a stress ed indebolimento, aumento del tasso di violenza). Queste sono politiche economiche smaccatamente fasciste e sono il preludio al fascismo vero e proprio, che non tarderà a manifestarsi in tutta la sua virulenza. Manca solo un incendio del Reichstag. Arriverà. Come i socialdemocratici tedeschi dell’epoca di Weimar, i progressisti americani stanno adottando misure repressive che torneranno molto utili al prossimo governo autoritario, democraticamente eletto. Non ci sarà da sorprendersi se molti intellettuali progressisti che hanno celebrato le due amministrazioni Obama faranno una brutta fine, come spesso accade agli utili idioti (es. socialdemocratici dopo l’avvento di Hitler).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/12/heliofant-i-pet-goat-ii-il-nostro-futuro/
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3 commenti
22 aprile 2013 a 20:23 (Uncategorized)
contro la malsana mania dei bitcoin
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22 aprile 2013 a 08:58 (Guerra al Terrore, Mondo Vecchio e Complotti)
Tags: . schizoide, 1993, 24, abusi, abuso d'autorità, agenti, Amburgo, arresti domiciliari, attentato, attivazione, bomba, Boston, Bush, candidato manciuriano, ceceni, Cecenia, cittadino modello, colpevoli, complottismo, complotto, cospirazione, democrazia, detenzione, diritti costituzionali, diritti fondamentali, Dzhokar Tsarnaev, evidenza, false flag, FBI, forze dell'ordine, giudice, giustizia sommaria, giustiziato, Gladio, Hitler, Hollywood, Homeland, imputati, inchiesta, indagati, internamento, islamista, istigazione a delinquere, jihadismo, jihadisti, John McCain, Katherine Russell, lavaggio del cervello, libertà civili, linciaggio, militarizzazione, Miranda, movente, nazismo, NDAA, New England, Obama, Obama schizoide, paramilitari, Patriot Act, perquisizioni, poliziotti, presunzione d'innocenza, processo, prove, schizoidi, schizoidia, soprusi, sospetti, stato di diritto, stato di polizia, strategia della tensione, studente modello, svolta autoritaria, Tamerlan, Terrore, terrorismo, Terzo Reich, tortura, totalitarismo, Vincenzo Vinciguerra, World Trade Center

Si dovevano attaccare i civili, la gente, donne, bambini, persone innocenti, gente sconosciuta molto lontana da ogni disegno politico. La ragione era alquanto semplice: costringere … l’opinione pubblica a rivolgersi allo stato per chiedere maggiore sicurezza.
Vincenzo Vinciguerra, ex agente Gladio, deposizione

La vera notizia è come è bastato un decennio per addomesticare i cittadini americani e far loro accettare detenzione permanente, tortura, esecuzione sommaria di cittadini americani, in patria o all’estero, una massiccia presenza di paramilitari nelle loro strade e nelle loro case. Ogni richiesta fatta dalle autorità era a titolo volontario, ma quasi nessuno si è rifiutato di ottemperare. E’ vero che Boston è un caso particolare: una città particolarmente rispettosa della legge e con forti simpatie per il presidente Obama. Tuttavia resta il dato davvero inquietante di una popolazione fin troppo facilmente malleabile e disposta a credere, obbedire, combattere la “Guerra al Terrore”. La buona notizia è che le voci di dissenso stanno facendosi sentire in rete e nei forum dei quotidiani, in modo articolato e fermo. Boston è servita da monito.

Allo stato attuale, non vi è nulla di sostanziale che colleghi i due indagati al delitto. Ci sono voci, 32 secondi di video per nulla incriminante (così tante telecamere a circuito chiuso ma nessuna registrazione utile?), alcune fotografie non troppo chiare, i loro zaini sembrano diversi da quelli incriminati. Non c’è un movente, non c’è una prova visiva che mostri i sospetti che dispongono la bomba sulla scena del crimine e non c’è alcun filmato dei sospetti in fuga da una qualunque scena del crimine. L’automobilista rapito che, ci viene detto, ha riferito che i due, prima di lasciarlo andare senza torcergli un capello, si sono autoaccusati dell’attentato (!!!??? per farsi prendere più facilmente?), non è stato intervistato da nessuno, si è letteralmente volatilizzato. Ci sono ben 6 versioni discordanti di come è avvenuta la cattura.
Al momento nessun giudice li condannerebbe.
Obama, in quanto presidente, non deve permettersi di emettere sentenze, come ha implicitamente fatto e come esplicitamente fa con le sue liste di persone da uccidere con i droni.
Il ragazzo è un cittadino americano, non un “nemico combattente” come John McCain vorrebbe che fosse considerato, in modo da farlo internare e processare da un tribunale militare, a porte chiuse .
Non deve essere interrogato dall’FBI e giudicato a livello federale. La giurisdizione è quella del Massachussetts: si sta forse cercando di sfruttare il caso per degli scopi che hanno poco a che vedere con la sicurezza dei cittadini e molto a che vedere con ulteriori restrizioni dei loro diritti (se possono fare a pezzi la costituzione per un cittadino americano, lo possono fare per tutti)? Oppure si sta cercando di evitare che qualcuno capisca in che rapporti erano stati il fratello maggiore e l’FBI nel corso degli ultimi 3 anni?
L’FBI organizza complotti terroristici, agevolando gli estremisti, fornendo loro idee, logistica, contatti ed armi per arrestarli preventivamente, senza che i cittadini si chiedano se non sia istigazione a delinquere, se queste persone avrebbero realmente compiuto certe azioni se non fossero stati inseriti in un certo tipo di dinamica:
http://www.nytimes.com/2012/04/29/opinion/sunday/terrorist-plots-helped-along-by-the-fbi.html?pagewanted=all&_r=3&
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/
L’FBI ha addirittura consentito che il primo attentato alle Torri Gemelle, quello del 1993, andasse in porto
http://www.nytimes.com/1993/10/31/nyregion/bomb-informer-s-tapes-give-rare-glimpse-of-fbi-dealings.html?pagewanted=all&src=pm
L’FBI sorvegliava Tamerlan, il fratello maggiore, da 3 anni e lui lo sapeva, perchè avevano informato i suoi genitori (!). Allora perché quell’appello ai cittadini affinché aiutino ad identificare dei sospetti che già conoscono?
http://versounmondonuovo.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6186&action=edit
Il giovane Dzhokar Tsarnaev era un giovane cittadino Americano modello. Era un calciatore e si allenava tre volte in settimana con i suoi compagni di squadra e, non contento, era anche il capitano della squadra di wrestling del suo istituto: i suo compagni di wrestling lo ricordano come una persona sempre disponibile pronta ad elargire consigli. Aveva ottenuto una borsa di studio in medicina, voleva diventare un infermiere, era stato un bagnino perché “voleva salvare la gente”, nel tempo libero assisteva come volontario ragazzini affetti dalla sindrome di Down. Nessuno dei suoi amici più stretti l’ha mai considerato una persona religiosa. I suoi insegnanti lo hanno descritto come uno studente ideale. I suoi vicini come un ragazzo adorabile. Era l’incarnazione del sogno Americano ma, da un giorno all’altro, ci viene detto che è diventato uno jihadista che uccide civili ad una competizione sportiva (lui che adora lo sport) e la sera stessa va ad una festa (mentre il fratello va tranquillamente in palestra ad allenarsi), poi a dormire nella sua stanza. Il giorno dopo si rende conto che è in corso una caccia all’uomo, scappa con suo fratello maggiore, ruba un’auto ma rilascia il proprietario dopo avergli detto che è l’autore dell’attentato (!!! – questo sostengono le autorità investigative: nessuno ha visto e intervistato questo tizio), sfugge alla cattura anche se dopo la prima sparatoria è circondato da poliziotti.
Per qualche ragione le sue radici cecene non lo spingono ad attaccare la Russia ma gli Stati Uniti che gli hanno dato tutto quel che poteva desiderare, inclusa la cittadinanza (qualche mese fa). È uno jihadista ma non si immola e non si comporta come tale; è come se avesse due personalità e nessuno avesse mai visto quella islamista.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/20/informazioni-sui-presunti-bombaroli-di-boston-che-non-troverete-sul-corriere-della-sera/

Ancora più drammatica è la criminalizzazione dei giovani: secondo la stessa versione ufficiale in cui cambiano i nomi e i connotati ma gli altri dettagli si ripetono, gli autori di attentati e stragi sono immancabilmente giovani immaturi, inquieti e, soprattutto, indignati con il governo. Questi escono di testa per ragioni che non sono mai chiare, agiscono da soli e sfruttano insospettabili abilità militari per uccidere degli innocenti e/o sfuggire alla cattura: fino alla loro uccisione o suicidio, come in ogni film americano che si rispetti.
Il copione è ripetitivo e meccanico, ma le serie TV (24, Homeland) ed i blockbuster lo hanno reso plausibile per un pubblico ovinizzato che delega ad altri le attività cerebrali non necessarie alla sopravvivenza fisica.
Le autorità ci assicurano che il fratello maggiore era un integralista, a dispetto delle apparenze (era appassionato di hip-hop, skateboard e droghe leggere)

e, stando al racconto della madre, Zubeidat K. Tsarnaeva, negli ultimi anni l’FBI l’aveva avvertita del fatto che il figlio Tamerlan era su una brutta strada e che lo stavano sorvegliando [NB, l'FBI ha ammesso che le cose stavano così solo DOPO l'intervista della madre ad una TV russa]. Questo significa che dovevano sapere che aveva consultato dei siti per costruire bombe fatte in casa (se è vero) e che dovevano sapere che si era comprato un arsenale di armi…però…boh?
Nel 2011 l’intelligence russa aveva chiesto all’FBI di indagare su di lui, per capire se era “a rischio”. L’FBI fece delle scrupolose investigazioni (internet, telefonate, conoscenze, biografia, movimenti, domande a parenti e conoscenti, ecc.) senza trovare alcuna attività sospetta o legame con associazioni terroristiche, ma riferì di un’evidente tendenza integralista:
http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/20/fbi-quiz-dzhokhar-tsarnaev-suspect-capture
Dopo l’attentato Tamerlan non si è suicidato: è tornato a casa dalla bella moglie americana – Katherine Russell – e dalla figlia.

Le autorità, a partire dal presidente, stanno trattando dei sospetti alla stregua di colpevoli già condannati.
Questo normalmente succede in un sistema giuridico primitivo come quello giapponese, dove l’imputato deve dimostrare di essere innocente. In un sistema giuridico civile l’accusa deve dimostrare la colpevolezza. Dal Patriot Act in poi gli Stati Uniti non sono più un paese civile e, anche grazie a certe leggi controfirmate da Obama, il nostro presunto terrorista rischia di scomparire per anni in un labirinto giudiziario, come se fosse a tutti gli effetti morto (morte civile):
http://www.informarexresistere.fr/2012/01/07/ndaa-torneranno-i-campi-di-concentramento-in-america/#axzz2QwmMcGkz
Nessuno si curerà della sorte di Tsarnaev, preventivamente condannato dall’opinione pubblica, allo stesso modo in cui praticamente nessuno si preoccupa dei diritti degli internati nei campi di prigionia antiterroristi americani. Però è così che i diritti di tutti vengono amputati: prima si colpiscono le figure marginali, detestate o appena tollerate (zingari, ebrei, comunisti, gay, ecc.) e poi, nel constatare che la popolazione non reagisce, l’abolizione della tutela giuridica si istituzionalizza, si espande e diventa sempre più arduo contestarla. Per abolirla non resta altro da fare che combattere e sacrificare la propria vita. E’ quel che succederà negli Stati Uniti nei prossimi anni, con buona pace degli obamofili.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/


Boston, una città di oltre 600mila abitanti è stata, virtualmente, messa agli arresti domiciliari (chiunque si fosse trovato in strada era passibile di fermo e perquisizione corporale – in un caso un tizio è stato denudato e dei poliziotti hanno inveito contro i giornalisti) e sotto legge marziale (con migliaia di paramilitari che entravano nelle case per setacciarle, senza alcuna autorizzazione) per la durata della caccia allo studente diciannovenne modello-assistente di ragazzini down-terrorista jihadista a tempo perso.

La militarizzazione della metropoli ora costituisce un precedente. Invece di usare i cani per rintracciare rapidamente il ricercato, che perdeva sangue ed aveva abbandonato l’auto, 9mila agenti militarmente equipaggiati hanno trascorso la notte perlustrando le abitazioni di una vasta sezione della città (senza un permesso, in piena violazione del quarto emendamento), come se fosse la cosa più naturale del mondo. Nessuno ha protestato, la folla alla fine festeggiava per le strade, senza rendersi conto dell’implicita carta bianca che hanno fornito al governo.
In nessun paese europeo, dopo la sconfitta di Hitler, la minaccia terroristica è mai stata gestita in questo modo. Queste sono “cose da Hollywood”:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/batman-leroe-della-controrivoluzione/

Ora qualunque cellula terroristica (e presidente) sa che basta davvero poco per mettere in stand-by gli Stati Uniti e che la popolazione accetterà con entusiasmo che la sua libertà sia sacrificata in nome della sicurezza. Il sogno di Bush è realtà, ma con Bush tutto questo non sarebbe stato possibile. Obama il Buono, invece, può, perché è “animato dalle migliori intenzioni”, nonostante tutto:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

Perciò non è un problema se il confino domestico dei cittadini elimina possibili testimoni delle azioni delle forze dell’ordine paramilitari (stavano cercando indizi o disseminando “prove”? Chi può dirlo?), se il ragazzo è stato scovato da un privato cittadino che aveva violato il coprifuoco perché non ne poteva più, se l’atmosfera diventa ancora più agghiacciante, amplificando gli effetti dell’atto terroristico.
Chiunque contesti questo genere di prassi poliziesca viene bollato come complottista (yawn/sbadiglio) o apologeta di terrorismo (!!!).

Molti di quelli che hanno seguito Obama durante la crisi hanno osservato che il suo atteggiamento era freddo, distante, privo di emozioni, meccanico nel pronunciare parole di pura circostanza.
Il mio timore è che si stia chiudendo nel suo guscio, come accade agli schizoidi quando la situazione si fa seria. A quel punto è difficile distinguerli dagli psicopatici. A quel punto, tutto diventa possibile:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/10/obama-e-psichicamente-sano-oppure-e-schizoide/

La questione, allora, è la seguente: gli americani sono stati ammaestrati come i tedeschi negli anni Trenta, oppure saranno capaci di ridestarsi dall’ipnosi collettiva?
Se vivessi negli USA sarei seriamente preoccupato e traumatizzato, perché saranno anni di lacrime, piombo e sangue:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/15/la-storia-dello-zombie-che-fu-bruciato-vivo-dalla-polizia-stati-uniti-2013/

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21 aprile 2013 a 08:29 (Mondo Vecchio e Complotti, Verità scomode)
Tags: 1992, 2013, Amato, Berlusconi, berlusconismo, Bersani, bersaniani, Civati, D’Alema, democratici, destabilizzazione, Fassina, Gasparri, Giorgio Tonini, Giuliano Amato, governo tecnico, grillini, guerra, Hindenburg, Hitler, inciucio, larghe intese, M5s, Massimo D'Alema, Matteo Renzi, Napolitano, Paolo Gentiloni, PD, presidenziali, Prodi, Quirinale, Renzi, renzismo, Rodotà, Silvio Berlusconi, sindaco di Firenze, sinistra, Terza Via, Tonini, Veltroni, veltroniani, Vendola, Weimar


Stracci e strattonate con Bersani e i big del Pd. Sorrisi e strette di mano con Silvio Berlusconi. Verrà anche il giorno in cui Matteo Renzi e il Cavaliere si incontreranno con tutti i crismi in una sede istituzionale e alla luce del sole. Per ora siamo ancora nella fase «carbonara» dove ogni incontro più o meno annunciato prevede depistaggio della stampa e totale silenzio sui contenuti. Però i due si cercano. E ieri sera si sono trovati. Anzi, ritrovati. Il tutto per la gioia di chi nel Pd, ma non solo, da sempre sostiene che, tessere di partito e storie personali a parte, il sindaco di Firenze e il leader del Pdl hanno molto in comune
http://www.corriere.it/politica/13_aprile_16/faccia-faccia-cavaliere-rottamatore-alberti_d2f51046-a656-11e2-bce2-5ecd696f115c.shtml

Il Pd sta vivendo una condizione di default psicofisico e queste lotte interne lo dimostrano. Renzi in particolare emerge pur essendo il nulla al cubo, è insidioso perché è una merce che può essere rifilata a chiunque. Gestisce molto bene la sua comunicazione e il suo profilo e si adatta a tutte le situazioni e a confronto Maria De Filippi è un gigante del pensiero.
Parola di Maurizio Gasparri (!!!)
http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_politica/04/16/Gasparri-Renzi-nulla-cubo_8559467.html
Quel che i grillini non vogliono capire: Il “caso” vuole che siano rimasti proprio i 3 caballeros

Ora, molti chiedono: “perché non Rodotà?”. E si incazzano anche con me, che Rodotà l’ho pure votato. Tre volte. La risposta la trovate qui sotto: Rodotà non ha i voti, in quell’aula. Se il Pd non ha votato Prodi, è un po’ difficile immaginare che voti Rodotà. Perché c’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Spero sia chiaro a tutti. Ed è questo il vero problema.
Giuseppe Civati
Nei ‘desiderata’ del Cavaliere, si racconta, resisterebbero ora i due ‘soliti noti’ e cioe’ Giuliano Amato e Massimo D’Alema
Il Fatto Quotidiano del 20/04/2013.
Renzi ha liquidato anche Prodi.
Ferruccio De Bortoli, tweet
Il sospetto è affiorato quando il sindaco di Firenze con un tempismo giudicato eccessivo ha definito morta la candidatura di Prodi. A impallinare l’ex premier, secondo questa ipotesi, sarebbe stata una saldatura tra il fronte dalemiano e renziano (il colloquio tra i due a Palazzo Vecchio fa da sfondo a questa ricostruzione). Far cadere la candidatura del Professore avrebbe avuto lo scopo di riaprire un dialogo con il Pdl. Sul nome stesso di D’Alema o su quello di Amato. E proprio D’Alema, che nei giorni scorsi ha incontrato il sindaco a Palazzo vecchio a Firenze, aveva detto di Renzi: “E’ intelligente e è una risorsa per il futuro”, aggiungendo una critica esplicita al fatto fosse stato escluso dal novero dei grandi elettori.
E qui torna quello che Renzi scrive nel suo post su Facebook: “Il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato ‘nuovo’. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato”. D’Alema o Amato, appunto. Non certo candidati nuovi. Ma esperti, competenti e di caratura internazionale.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/renzi-lancia-figura-esperta-e-di-caratura-internazionale-e-profilo-di-amato/569455/
Ma chi sono i franchi tiratori? Nei crocicchi dei democratici a Montecitorio si parla di un cocktail di malcontento. Che vede in prima fila i dalemiani, certo. Perché Max, si sa, Prodi non lo può vedere. Almeno quanto non può vedere Veltroni. Ma anche gli ex popolari avevano più di un motivo di scontento nei confronti di Bersani. Per come ha fatto uscire di scena troppo presto Franco Marini. Ma qualcuno punta il dito anche sui renziani. Nonostante il sindaco di Firenze avesse appoggiato il nome del Professore, l’epitaffio di Renzi – “la candidatura di Prodi non c’è più” – arrivato a urna ancora calda (ore 19.20) è sembrato assolutamente intempestivo. Facendo entrare il rottamatore, che controlla una cinquantina di grandi elettori, nel novero dei possibili cecchini. “Prima di parlare bisognava aspettare che lo facesse Prodi. O Bersani”, sussurra qualche deputato democratico.
http://www.blogo.it/news/politica/redazione/21197/franchi-tiratori-renzi-dalema-ed-ex-popolari-nella-lista-dei-sospettati/


27 FEBBRAIO 2013
Il sindaco di Firenze e i big del partito, già contro il segretario, guardano al Pdl e a un governo di larghe intese. E il rottamatore diserta il vertice post-sconfitta
Si dice che il pesce puzza dalla testa. E se il pesce è il Partito democratico uscito stordito dal risultato elettorale di lunedì, a puzzare è in primis il suo segretario Pier Luigi Bersani. Il suo intervento di ieri alle 17, dopo un’intera giornata da desaparecido, non è piaciuto all’ala renziana del partito e ai leader storici del partito. L’impressione è che Bersani sia già di troppo e che una buona fetta del partito lo veda già come un perdente, come un ostacolo allo svolgimento di proficue trattative per la formazione del governo.
All’ipotesi di un’apertura ai grillini si oppongono big come Massimo D’Alema, per il quale aprire ai 5 stelle significherebbe produrre “conseguenze gravi per il lavoro, i risparmi e la vita degli italiani”. E come Veltroni, per il quale ora la starada migliore è quella di “aspettare” Giorgio Napolitano e i suoi tentativi di sbloccare una situazione intricata. E’ convinzione di Paolo Gentiloni e Giorgio Tonini che non si debba sbattere la porta in faccia al Pdl, anche in vista di un governo dalle larghe intese a guida di personaggi come Giuliano Amato.
Insomma: a parte i fedelissimi di osservanza bersaniana come Stefano Fassina e Matteo Orfini, per i quali “è impensabile fare un governo senza Grillo”, una parte considerevole del Pd guarda già a Matteo Renzi come condottiero di questa nuova fase politica. Il sindaco di Firenze, in queste ore, ha fatto pesare la sua assenza tanto in fase di commenti dinnanzi all’opinione pubblica, quanto alla riunione serale dei big: “Io non partecipo ai caminetti, a queste robe qui”. Tradotto: Bersani ha voluto la bicicletta (con le primarie, ndr)? Ora pedali. Lo sguardo è già al piano B: un governo tecnico di Pd e Pdl con un programma limitato, istituzionale e di salute economica, magari guidato proprio da Renzi. Il quale avrebbe commentato il discorso di ieri di Bersani con le seguenti parole: “Siamo alla follia”. Più chiaro di così…
http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1192824/Renzi–D-Alema-e-Veltroni–gelano-il–grillino–Bersani—-Una-follia-aprire-ai-5-stelle-.html
E QUINDI?

Ricapitoliamo: gli stessi parlamentari del Pd che ieri avevano votato Prodi per governare senza Berlusconi oggi voteranno Napolitano per governare insieme a Berlusconi. Rimpiangeremo Bersani, oh se lo rimpiangeremo…
Redazione del Manifesto
Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità.
Giorgio Napolitano, classe 1925
< Hindenburg rimase in carica fino alla sua morte, avvenuta il 2 agosto 1934 nella sua casa di Neudeck (Prussia Orientale), due mesi prima del suo ottantasettesimo compleanno. Il 30 gennaio 1933 aveva nominato Hitler alla carica di Cancelliere del Reich. Il giorno prima della sua morte, Hitler volò a Neudeck per rendergli visita. Hindenburg, vecchio e confuso, pensò di essere dinnanzi al Kaiser e lo chiamò «Sua Maestà» >
da wikipedia
Il fatto è che gli elettori del PD hanno sbagliato a votare alle primarie. Se avessero fatto vincere Renzi non sarebbe stato necessario perdere tutto questo tempo. Insipienti! Ma che stress dover sempre mettere una pezza agli errori dell’elettorato! Non se ne può proprio più.
Ci troveremo presto sul groppone un altro governo “tecnico”, magari a guida Renzi e con il sostegno di Monti, Berlusconi e teodem. Bersani non può più impedirlo, il M5S guadagnerà altri voti senza doversi responsabilizzare e dovremo aspettare diversi anni prima che una sinistra riorganizzata possa ambire a governare il paese.
Salvo rivolte/catastrofi assortite.
Serve un po’ di luce perché quaggiù è molto buio, per il momento.
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20 aprile 2013 a 07:42 (Guerra al Terrore, Mondo Vecchio e Complotti, Sfatare i miti)
Tags: 11 settembre, 11 settembre 2001, 9/11, attentato terroristico, Boston, ceceni, Cecenia, complotto, cospirazione, Dzhokhar Tsarnaev, false flag, fascismo, FBI, Iran, Iraniani, islamismo, maratona, militarizzazione, montatura, Osama Bin Laden, sospetti, stato di diritto, strage, strategia della tensione, SWAT, Tamerlan Tsarev, terrorismo, terroristi


Primi tentativi di stabilire un legame con l’Iran (l’Occidente appoggia ufficialmente gli jihadisti ceceni e quelli “siriani”, ma questi “jihadisti” ceceni sono mandati dall’Iran!)
http://www.wnd.com/2013/04/boston-bombers-followers-of-irans-ayatollah/
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I due fratelli, di nazionalità turca, ottengono un permesso di residenza negli Stati Uniti e vi risiedono dal 2002. Il più grande si allena con successo come pugile e sogna di battersi alle Olimpiadi con i colori americani. L’altro, che ha trascorso la maggior parte della sua vita negli USA, ottiene una borsa di studio per un istituto esclusivo ultraliberale già frequentato da Matt Damon, vuole diventare un infermiere (!) e intanto fa il bagnino per “salvare vite umane, perché è questo che mi rende felice”. L’11 settembre 2012 diventa cittadino americano. Perché diamo per scontato che si mettano ad uccidere altri americani a casaccio, senza alcuna ragione?
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Il mero fatto che uno dei due sia musulmano (senza alcuna affiliazione) è diventato il loro movente.
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Il più giovane è convinto che la versione ufficiale dell’11 settembre sia falsa. L’11 settembre è quella suggestiva favoletta per cui dei pivelli dediti all’alcool, alle droghe, alle spogliarelliste ed al gioco d’azzardo decidono di unirsi ai fondamentalisti islamici di Al-Qaeda e, pur essendo incapaci di far volare decentemente un Cessna, riescono a colpire con precisione chirurgica 3 obiettivi su 4 nello spazio aereo meglio difeso del mondo pilotando dei giganteschi Boeing senza commettere il minimo errore. Fortunatamente per il genere umano la maggior parte degli abitanti di questo pianeta è scettica:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/22/perche-una-maggioranza-di-persone-nel-mondo-non-crede-alla-versione-ufficiale-dell11-settembre/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/11/ferdinando-imposimato-sull11-settembre-e-sul-rischio-di-un-altro-11-settembre-in-inglese/
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Sempre il più giovane – descritto da amici e compagni di scuola come un “angelo ambulante” (walking angel) spiegava su twitter che in due settimane aveva avuto 3 incubi in cui gli Stati Uniti erano invasi dagli zombie, cominciava a sospettare che stesse per accadere qualcosa di grosso (infatti: l’hanno quasi ucciso e lo condanneranno a morte) e aggiungeva che se avesse potuto si sarebbe trasferito altrove. Il giorno dell’attentato avvertiva i suoi conoscenti: “Non c’è amore nel cuore di questa città. Restate al sicuro”. Il suo allenatore lo ricorda come un ragazzo adorabile, gioviale, atleta formidabile e gran studioso, grato di aver potuto intraprendere gli studi
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2311580/Boston-bombing-suspects-brothers-Dzhokhar-A-Tsarnaev-Tamerlan-Tzarnaev-links-Chechnya.html
Però i media riportano ossessivamente solo una frase: “mi interessano solo i soldi e la carriera” pubblicata su un account del facebook russo.
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Non sapremo mai la loro versione dei fatti. Ci dovremo fidare della versione ufficiale. Come nel caso di Osama Bin Laden.
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Questi due ragazzi portavano due pentole a pressione negli zainetti, ma dalle immagini non sembra che gli zainetti fossero pieni e pesanti. Compiono un attentato terroristico a viso scoperto, come se volessero farsi identificare facilmente. Poi rimangono diversi giorni nei paraggi dedicandosi ai piccoli furti (perché? Non sono poveri). Non hanno pensato ad un piano di fuga? Non si preoccupano della caccia all’uomo? Non immaginano di poter essere abbattuti da poliziotti dal grilletto facile? Non cercano neppure di nascondersi? Non cambiano vestiti, aspetto? Rubano un’auto giusto per farsi individuare? È un film hollywoodiano?
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La madre afferma che il figlio maggiore era in contatto con l’FBI per almeno 3 anni
Salvo tre eccezioni, tutti i complotti terroristici sul suolo americano dopo l’11 settembre 2001 sono stati organizzati grazie ad infiltrati FBI che hanno istigato, informato ed equipaggiato degli estremisti per poi sventare gli attentati (ricerca dell’Università di Los Angeles):
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/
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Una delle maggiori città americane viene militarizzata (inclusa una no-fly zone e mezzi blindati nelle strade). Nulla del genere era successo a Washington per il cecchino di qualche anno fa:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/10/usa-condannato-morte-il-cecchino-di-washington.html
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Effetti di questo attentato terroristico sull’immaginario americano:
- anche degli studenti modello possono essere radicalizzati;
- questo può accadere anche senza che entrino in contatto con una rete di fanatici;
- l’islam è un virus terribile che, in pochi mesi (pochi giorni o forse ore nel caso del più giovane), trasforma due ragazzi normali che non hanno mai dato problemi a nessuno in macchine di morte;
- è sufficiente avere accesso ad internet;
- su internet puoi anche imparare come farti in casa delle bombe e come maneggiare armi ed esplosivi senza farsi del male;
- su internet puoi imparare come sfuggire per ore a migliaia di poliziotti con la migliore assistenza tecnica disponibile e “sopravvivere” a due sparatorie;
- nessuno può sentirsi al sicuro, tutti possono essere dei potenziali terroristi, anche persone che conosci da tempo e che si comportavano così amabilmente e premurosamente;
- se c’è una caccia all’uomo non è un problema se i poliziotti uccidono i fuggitivi, se sono ACCUSATI di essere terroristi (= il linciaggio è una buona pratica);
- la gente può partecipare alla caccia all’uomo segnalando e pubblicando su internet foto di decine di persone completamente innocenti che saranno costrette a rivolgersi alla polizia per farsi scagionare e, se possibile, non essere linciate, ma non potranno togliere dalla rete le loro immagini;
- la serie “Homeland” descrive la realtà, o la preannuncia, o la plasma, o comunque prepara psicologicamente la cittadinanza americana ad un certo tipo di scenario che prevede poteri virtualmente illimitati conferiti al governo federale ed alle forze dell’ordine/forze armate;
- la legge marziale è dietro l’angolo ed è una misura ragionevole;
*****
Questa storia è anche più assurda di quella del terrorista di Tolosa
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/23/cose-successo-a-tolosa/
*****

La strategia della tensione è una tattica che mira a dividere, manipolare e controllare la pubblica opinione usando paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori ed azioni terroristiche di tipo false flag. L’espressione è stata ripresa dalla traduzione letterale dell’inglese strategy of tension, utilizzata dal settimanale The Observer in un articolo del dicembre 1969, per definire la politica degli Stati Uniti, con il fattivo appoggio del regime militare greco, tesa a destabilizzare i governi democratici delle nazioni con particolare valenza strategica nell’area mediterranea, nella fattispecie Italia e Turchia, attraverso una serie di atti terroristici, allo scopo di favorire l’instaurazione di dittature militari. Alla strategia della tensione sono inoltre riconducibili tentativi di colpo di stato, organizzazioni segrete eversive, e infiltrazioni di provocatori in movimenti avversi alla destra.
http://it.wikipedia.org/wiki/Strategia_della_tensione
*****
Meglio non essere negli USA intorno alla metà di aprile:
19 Aprile 1993: massacro di Wako.
19 April 1995: bomba alla sede dell’FBI di Oklahoma City.
20 aprile 1999: Columbine.
16 aprile 2007: Virginia Tech
15 aprile 2013: Maratona di Boston
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19 aprile 2013 a 09:11 (Mondo Vecchio e Complotti, Resistenza e Rivoluzione)
Tags: assolutismo, Barbara Spinelli, Barca, Berlinguer, Camus, Casaleggio, Condorcet, democrazia deliberativa, dismisura, empatia, Fabrizio Barca, fanatismo, Feltri, filosofia del limite, Fratelli d'Italia, giacobini, giacobinismo, giacobinizzazione, girondini, grillini, Grillo, Hamelin, hybris, Jean de Batz, Karl Rove, Khmer Rossi, M5s, massoneria, Mazzucchelli, messianismo, minimalismo, moralismo, movimento, Movimento 5 Stelle, nichilismo, oligarchismo, pifferario, Pinotti, Pol Pot, psicopatia, psicopatici, Renzi, renzismo, rivolta, rivoluzionari, rivoluzione, rivoluzione francese, Robespierre, rottamazione, Saint-Just, settarismo, sperimentalismo, Terrore, terrorismo, terrorismo psicologico, virtù, Vittorio Feltri, Zizek

Inizia la fase decisiva per il recupero della nave da crociera: alla fine sarà raddrizzata e fatta galleggiare.
RomagnaNoi, 17 aprile 2013
L’Italia può essere raddrizzata a fatta galleggiare, se ci sarà concordia, rispetto e fiducia tra un PD rinnovato e il M5S.
Ci sono forze non-democratiche che avrebbero tutto da guadagnare da una giacobinizzazione del M5S e dalla formazione di un fossato invalicabile che separasse queste due espressioni della politica italiana:
Provo un certo godimento, degli orgasmi, a vedere Grillo sfasciare tutto. Il nostro sistema politico è talmente marcio che spero che dal grande caos rinasca tutto. Oggi voterei per lui.
Vittorio Feltri a La Zanzara, 6 novembre 2012
Dobbiamo riuscire a costruire, innovare, democratizzare e unire ciò che viene separato dai seminatori di zizzania.
Ho già spiegato che Fabrizio Barca-Mirabeau può essere la persona giusta (N.B. Non è l’unico! Non ci servono salvatori, ci si salva assieme o si affonda insieme):
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/15/a-roma-serve-un-barca-non-un-alcibiade-la-terza-repubblica-in-33-comode-rate/
A questo proposito, mi trovo, come sempre più spesso mi capita, in sintonia con Barbara Spinelli:
L’accordo fra sinistra e 5 Stelle sul nome del Presidente è infecondo solo se teniamo il naso schiacciato sull’oggi, anzi sull’ieri (le larghe intese erano solo con la destra). Se guardiamo lontano, se vediamo lo sfaldarsi del Pd non come una sciagura ma come un’opportunità, l’accordo con Cinque Stelle può essere reinvenzione democratica. Tra le righe è quel che dice Fabrizio Barca, nel programma presentato il 12 aprile in favore di un Pd disfatto e rifatto a nuovo.
I militanti di 5 Stelle preconizzano ad esempio l’immissione nella democrazia rappresentativa di esperienze sempre più estese di democrazia deliberativa, diretta. Non siamo lontani dallo sperimentalismo democratico che secondo Barca deve innervare il futuro Pd…
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/15/a-roma-serve-un-barca-non-un-alcibiade-la-terza-repubblica-in-33-comode-rate/
[…].
Chi adotta il metodo minimalista non crede che lo Stato possa molto, per curare la democrazia malata o attenuare la povertà sociale. Quel che gli importa, è preservare una chiusa élite (di esperti politici, di tecnici) che prenderà decisioni senza curarsi se funzionino, convinta com’è che i piani di austerità daranno ineluttabilmente frutti anche se immiseriscono popoli interi.
Il candidato al Colle preferito da simili élite non deve essere popolare, non deve nemmeno rappresentare un emblema ideale per i cittadini: deve essere abile, e soprattutto omogeneo alle oligarchie che lo faranno re. Meno popolare sarà, più sarà scongiurato il pericolo, temuto dai benpensanti del vecchio ordine, del populismo. A parole, i minimalisti si augurano uno Stato leggero, non invadente. Nei fatti, le oligarchie partitocratiche vivono in osmosi con lo Stato e rendono quest’ultimo più che pervasivo, indifferente alla voce di chi (localmente, nelle Azioni Popolari, nei voti online) reclama cambiamenti.
Tutt’altra l’idea degli sperimentatori, o della democrazia deliberativa: è il metodo sfociato nel voto, da parte degli attivisti di M5S, dei candidati al Colle. L’esperimento è difficile, ma innovativo e molto più onesto di quel che era stato pronosticato. Non tutti i candidati vincenti erano graditi ai vertici del Movimento: tuttavia il verdetto è stato accolto democraticamente e con responsabilità istituzionale.
[…].
Stupidità fanfaronesche s’incrociano spesso sul web. Ma ancor più funeste dilagano nei non meno virtuali palazzi del potere. Le cerchie partitiche, o tecniche, mostrano una conoscenza del pubblico interesse infinitamente meno vigile. Sono le cerchie contro cui si scaglia Barca, quando denuncia i “partiti di occupazione dello Stato, dove si vende e si compra di tutto: prebende, ruoli, pensioni, appalti, concessioni, ma anche regole, visioni, idee”. Berlinguer usò parole quasi eguali, quando ruppe col compromesso storico e denunciò la degenerazione dei partiti, Pci compreso (“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo”, disse a Eugenio Scalfari su Repubblica, il 28-7-81).
[…].
Non sappiamo ancora se le strade di Barca e di Grillo si incontreranno. Se dall’eventuale incontro la democrazia uscirà più forte. Se il M5S intirizzirà, a forza di rifiutare alleanze. Resta che l’Italia ha bisogno di sperimentatori, non di minimalisti. Che solo i primi sono in grado di guardare in faccia la crisi, e di mutare anche l’Europa. Di ripensare l’austerità come aveva provato Berlinguer nel 1977, quando il capitalismo aveva appena cominciato a vacillare.
http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-presidente-repubblica-edizione2013/2013/04/17/news/coraggio_solitudine-56800260/?rss
L’alternativa è la giacobinizzazione…
Io ho amore per la ragione, ma non ne ho per il fanatismo. La ragione ci guida e ci illumina, ma quando ne avrete fatto una divinità, essa vi accecherà e vi indurrà al delitto.
Brotteaux (da Anatole France, “Gli dèi hanno sete”).
GIACOBINISMO

I popoli non giudicano come le corti giudiziarie, non emettono sentenze: lanciano la loro folgore; non condannano i re: li piombano nel nulla… quale altra legge può seguire il popolo se non quella della giustizia e della ragione sostenute dalla sua onnipotenza?
Maximilien Robespierre, “Discorso per la condanna a morte di Luigi Capeto”, 3 dicembre 1792.
Io ho sostenuto, tra persecuzioni incredibili e senza appoggi, che il popolo non ha mai torto, io ho osato proclamare questa verità in un tempo in cui non era ancora riconosciuta; il corso della rivoluzione l’ha dimostrato.
Maximilien Robespierre, 25 febbraio 1793
Il fine della rivoluzione è il trionfo dell’Innocenza.
Robespierre
Questa nostra Rivoluzione è una religione e Robespierre è il capo della setta. È un prete che governa i devoti…Robespierre predica, Robespierre censura, è furioso, solenne, melanconico, esaltato – ma tutto freddamente; i suoi pensiero fluiscono con regolarità, le sue abitudini sono regolari; tuona contro i ricchi e i grandi; vive con molto poco; non ha bisogni. Ha una sola missione – parlare, e parla incessantemente; crea discepoli…parla di Dio e della Provvidenza; si definisce amico degli umili e dei deboli…riceve la loro venerazione…è un prete e non sarà mai altro che un prete.
Condorcet (1743 –1794) su Robespierre, articolo apparso su Chronique de Paris
Voi dovete punire non solo i traditori, ma anche gli indifferenti; dovete punire chiunque sia apatico nella Repubblica e non faccia nulla per essa; giacché, dopo che il popolo ha manifestato la sua volontà, tutto ciò che si oppone ad essa si pone fuori del popolo sovrano, e tutto ciò che è fuori del popolo sovrano è nemico.
Saint-Just, “Sulla necessità di dichiarare il governo rivoluzionario fino alla pace”, 10 ottobre 1793
La rivoluzione deve fermarsi quando abbia raggiunto la perfezione della felicità e della libertà pubblica per mezzo delle leggi. I suoi slanci non hanno altro scopo, e devono spazzar via tutto ciò che vi si oppone.
Saint-Just, “Frammenti sulle istituzioni repubblicane”, 1794
Quello che costituisce una Repubblica è la distruzione di tutto ciò che la contraria.
Saint-Just
Molti dei Francesi che ci avevano appoggiato ci guardavano come dei pazzi, come degli energumeni, spesso persino come degli scellerati.
René Levasseur de la Sarthe, giacobino, 1795.
La rivoluzione francese mi ha influenzato molto e in special modo Robespierre…Robespierre è il mio eroe. Robespierre e Pol Pot: entrambi hanno la medesima qualità di determinazione ed integrità.
Suong Sikoeun, uno dei leader dei Khmer Rossi (1975-1979)
Il problema non è il terrore in quanto tale, il nostro compito è precisamente quello di reinventare il terrore emancipatore.
Slavoj Zizek, “In difesa delle cause perse: materiali per la rivoluzione globale”, 2009.
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Saint-Just, orfano di padre e di origine contadina, giunto squattrinato a Parigi e col vizio del gioco d’azzardo, si iscrive ad una loggia massonica che gli finanzierà le pubblicazioni sovversive e libertine e l’acquisto di 8 ettari di terreno.
“Intanto l’abilissimo Jean de Batz, che sembra avere innato il genio dell’intrigo e della corruzione, sta preparando il suo piano: suscitare di continuo tali dissensi e sospetti in seno alla Convenzione da spingerla a disfarsi, in fasi successive, di tutti i suoi uomini più rappresentativi. […]. De Batz ordina ai suoi agenti, che ostentano di proposito un esacerbato giacobinismo (tutti o quasi, si noti, ricchi banchieri e uomini d’affari come Dufourny, Proly, Desfieux, pereyra, Gusman, d’Espagnac e i due fratelli Frey), di spingere sempre più gli estremisti a favorire, con ogni mezzo, un’insurrezione popolare che faccia sparire i deputati della Gironda, tutti irrequieti partigiani della monarchia costituzionale”.
[Da: “Saint-Just”, di Mario Mazzucchelli. Milano : Dall'Oglio, 1980, p. 109].
GRILLISMO

“Siamo la rivoluzione francese senza la ghigliottina” (Grillo 29 marzo 2013)
“Il Movimento 5 Stelle è il cambiamento che non si può arrestare, è il segno dei tempi. È l’avvento di una democrazia popolare che pretende di decidere, di controllare il destino del suo Paese, del suo Comune, della sua vita”
“In parlamento pronti alla rivoluzione”
“Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra”.
“Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato”.
“Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”
“Siamo i pasdaran anti casta”
“Siamo i marziani a cinque stelle”
“So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell’informazione, di specialisti della macchina della merda all’attacco del M5S. Lo so benissimo. Sono l’ultima barriera della Casta prima dell’urna. Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno”.
“Un po’ Don Chisciotte e un po’ Savonarola”
“Il loro tempo è finito. Ci riprenderemo i nostri soldi”
“Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento”.
**********

Ci sono numerose analogie tra giacobinismo e grillismo più radicale: fede rivoluzionaria, esigenza di sovversione totale, epurazioni, “dispotismo della libertà”, magistero di ortodossia, implacabilità, radicalismo, assolutismo, egualitarismo radicale, messianismo, antiliberalismo, antiparlamentarismo, meccanismi di produzione dell’unanimità, centralismo decisionale, cinismo (e nichilismo rottamatore), sospensione della realtà e trionfo del principio sul fatto, virtù indivisibile del MoVimento che perciò deve restare unito, fanatismo, violenza verbale, terrorismo psicologico.
I leader rivoluzionari più estremisti sono più spesso ventenni-trentenni, con poca esperienza di vita, che impongono la loro rozza, inesperta visione del mondo a tutti gli altri. Coltivano orgoglio, a volte crudeltà, quasi sempre un appetito di dominazione. Sono tigri erudite che non hanno ancora avuto tempo di diventare adulte.
Un fanatico austero, dal cuore freddo come la sua morale, Saint-Just si paragona a Tarquinio e Muzio Scevola. Lui e Robespierre usano spessissimo i termini “cuore”, “sensibilità” e “virtù”, come se dovessero supplire verbalmente alla loro mancanza di cuore, sensibilità e virtuosità. Saint-Just si attribuisce una ragguardevole dose di virtù, ma è un pessimo giudice di se stesso – come tutti gli esseri umani.
Sfortunatamente le rivoluzioni spesso nutrono mostri in forma umana e da esse sono fatte degenerare. La rivoluzione è anche l’habitat per gli psicopatici integrati, quelli che s’irrigidiscono nei moralismi e si fissano intransigentemente sulle virtù etiche perché non hanno empatia e quindi non possono sapere cosa sia un comportamento spontaneamente morale.
I pifferai di Hamelin sono responsabili della conversione della rivoluzione in una crociata teocratica, in un moloch che divora gli esseri umani. In nome della loro certezza che siccome c’è una sola verità e loro sono riusciti a comprenderla, ad impadronirsene definitivamente, chiunque sia in disaccordo è motivato da propositi maligni.
Robespierre si considera e dichiara vittima di persecuzione tutte le volte che qualcuno lo contraddice, si sente investito di una sacra missione, e patisce un’immensa frustrazione quando il mondo si rifiuta di sottomettersi al suo volere.
Lo stesso discorso vale per Saint-Just. Sono entrambi sicuri che la cosa giusta da fare sia ridurre la diversità del mondo al proprio denominatore individuale. Il loro ego ipertrofico proietta sul gruppo la loro esigenza di uniformità, di una singola volontà, di un carattere unitario: la premessa di ogni politica genocidaria.
Sono l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine.
Notiamo la stessa logica in molti dittatori ma anche in Karl Rove. Nel 2002, un consigliere di George W. Bush, presumibilmente Karl Rove, spiegò a Ron Suskind: “Ora noi siamo un impero e quando agiamo, creiamo la nostra realtà. E mentre voi state giudiziosamente analizzando quella realtà, noi agiremo di nuovo e ne creeremo un’altra e poi un’altra ancora che potrete studiare. È così che andranno le cose. Noi facciamo la storia e a voi, a tutti voi, non resterà altro da fare che studiare ciò che facciamo”.
O tutto o niente, o con noi o contro di noi, ora o mai più.
Non c’è rivolta senza una filosofia del limite. Sono gli psicopatici che rifiutano i limiti e non sanno distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Il M5S va salvato dalla giacobinizzazione, prima che intossichi la vita del paese ed apra la strada a soluzioni autoritarie di giovani leader “salvifici”.
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18 aprile 2013 a 07:51 (Mondo Vecchio e Complotti, Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto)
Tags: Alexander Haig, American Enterprise Institute, apocalisse, apocalittico, armi di distruzione di massa, autoritarismo, berlusconiano, Blair, Bolton, Brzezinski, Campi Flegrei, Carrai, CIA, complotti, conosci te stesso, cospirazioni, Delfi, eruzione, Gelli, Gladio, golpe, Haig, Karl Rove, Ledeen, loggia P2, machiavellismo, Marco Carrai, messianismo, Michael Ledeen, Michele Guarnieri, Napoli, NATO, neocon, Netanyahu, Oliver North, oracolo, politica italiana, Pollari, psicopatia, psicopatici, Renzi, Richard Perle, Rumsfeld, Sarkozy, sismi, social-darwinismo, sociopatia, sociopatici, stragismo, Vaticano, Vesuvio, vulcanismo, Zbigniew Brzezinski

Marco Carrai: coetaneo (37 anni) e amico personale di Renzi, imprenditore del settore edile, cattolico, vicino a Cl (il cugino Paolo è stato presidente della Compagnia delle opere in Toscana), è il principale punto d’unione con il mondo degli affari e con gli ambienti internazionali (soprattutto americani).
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-28/marco-carrai-133923.shtml?uuid=AbOkRC7G
Il sindaco fra i suoi rapporti politici in America…può contare anche su relazioni trasversali, grazie anche alla vicinanza di Marco Carrai, che cura la raccolta fondi di Renzi, a Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute.
http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/6-settembre-2012/quella-rete-americana-asse-clinton-blair-2111718004332.shtml
Marco Carrai, amico e coetaneo del sindaco, imprenditore di Greve in Chianti, definito il «Gianni Letta di Renzi» per la fittissima rete nazionale e internazionale di rapporti politici ed economici che ha messo in relazione col sindaco, da Farinetti di Eataly a Baricco, dalla Compagnia delle Opere all’Opus Dei, da Blair a Michael Ledeen.
http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2490000/2486104.xml?key=bersani&first=341&orderby=1
I tempi della diplomazia stanno terminando. È ora di liberare l’Iran, la Siria ed il Libano
Michael Ledeen, 30 aprile 2003, citazione a cura di William O. Beeman, Pacific News Service, 8 maggio 2003
Tony Blair: dalle stelle al disprezzo di milioni di persone. Non esiste un luogo pubblico in cui possa recarsi senza temere di diventare oggetto di insulti o peggio. Sarkozy se l’è cavata meglio, ma ha davvero ottenuto ciò che voleva? Pensa che il suo sia un bilancio positivo? Netanyahu può dirsi certo che la sua strategia non stia accelerando la distruzione di Israele invece di scansarla e che questo sia l’unico modo per onorare suo padre?
Chi vede il mondo come una scacchiera, o come argilla da plasmare, o come un chiodo da martellare, sarà pedone, argilla nelle mani di un vasaio, chiodo da martellare. Una vita in cui puoi solo essere un chiodo per qualcuno e un martello per qualcun altro è una vita degna di essere vissuta? Non è prevedibile che persone che concepiscono l’universo in questi termini siano animate da brame apocalittiche/messianiche autodistruttive?
Quanto può essere attraente per una persona “normale” un modus vivendi ed operandi così tipicamente psicopatico/sociopatico? (e così ansiogeno?)
In ciascuno di noi c’è un Ledeen & co. da ammansire. Le loro idee vanno contrastate ma, prima di tutto, occorre capirle, perché l’oracolo di Delfi non vaneggiava quando invitava tutti a conoscere se stessi.

Ledeen ama così tanto l’Italia da volerla controllare.
Pur essendo agli antipodi della sua concezione politica e morale, mi è piaciuta la sua analisi (peraltro marcatamente filo-berlusconiana) delle recenti elezioni italiane (inclusa la gustosa frecciata all’amministrazione Obama).
Mi sono piaciute meno le sue conclusioni, prevedibilmente apocalittiche, sebbene non completamente irreali:
Quindi, dove va l’Italia? Se uno è superstizioso come tendono ad esserlo gli italiani, il segno più drammatico per il futuro immediato è venuto da Napoli. C’è una zona vulcanica nota come i Campi Flegrei, dove il terreno è caldo e fumo sulfureo emerge dalle fessure. Gli antichi romani non avevano alcun dubbio che l’Inferno giacesse là sotto. L’Istituto Nazionale Vulcanologico ha appena confermato che, dall’inizio dell’anno, il suolo dei Campi Flegrei è salito di più di un centimetro al mese.
Quando i nodi verranno al pettine, sarà l’inferno.
http://www.weeklystandard.com/articles/our-italian-future_704967.html?page=2
La catastrofe non è inevitabile, il futuro non è già deciso.
Quella parte della dirigenza del PD che conserva una coscienza ed una modica quantità di buon senso può ancora farci sterzare ed evitare il baratro verso cui sembrano volonterosamente diretti gli apocalittici/messianici.
*****
Michele Guarnieri, “Uomini nell’ombra: Michael Ledeen”
http://www.tifeoweb.it/pws/index.php?module=article&view=153
Dopo anni di purgatorio mediatico, tornò sugli schermi italiani durante l’ultimo governo Berlusconi. Presentato come esperto americano di affari internazionali e membro dello “American Enterprise Institute”, ripetutamente gli studi televisivi gli davano ampio spazio per esprimere le sue posizioni da falco. Nato l’1 agosto 1941, Michael Ledeen oggi compie 65 anni ed è uno dei massimi esponenti “neocon”. Il suo curriculum merita davvero di essere monitorato.
Nel 1974 si trasferì a Roma per dedicarsi allo studio della storia del fascismo italiano e del terrorismo. Tre anni dopo tornò negli Stati Uniti per collaborare alla Georgetown University con il “Centro di Studi strategici ed internazionali”. Visitava spesso l’Italia, tanto che nel 1980 entrò sulla lista paga del Sismi del generale Giuseppe Santovito. Sono i suoi contatti italiani, soprattutto con organizzazioni di estrema destra, ad avergli creato le prime difficoltà. Ripetutamente, le indagini gli attribuivano un ruolo centrale nella partita a triangolo giocata tra Sismi, Gladio e la loggia massonica P2, responsabile per la strategia della tensione.
Rientra in questa contiguità con la P2 di Licio Gelli, Giuseppe Santovito e Francesco Pazienza, uno dei primi “colpi maestri” di Michael Ledeen che fu un uomo chiave dell’affare “Billygate”. Verso la fine della presidenza di Jimmy Carter, nacquero delle accuse secondo le quali il fratello del presidente, Billy Carter, avesse condotto degli affari con Gheddafi. Insieme alla mancata liberazione degli ostaggi americani in Iran, lo scandalo ben orchestrato costò a Carter la presidenza, a favore di Ronald Reagan.
Quanto inquietante fosse il nesso tra Michael Ledeen e la P2, dimostra l’intercettazione di una telefonata americana del 21 gennaio 1981, tra Licio Gelli ed un avvocato. Nel corso della conversazione, si parla di Michael Ledeen come consulente di Alexander Haig [artefice di Gladio], capace di procurare “un dossier contenente accertamenti riservati”. (1) Haig che aveva avuto il comando supremo della Nato per l’Europa, era diventato segretario di stato sotto la nuova amministrazione Reagan.
Una particolare nota del ruolo di Ledeen in Italia merita il lancio della pista bulgara che si sarebbe delineata dietro l’attentato a papa Giovanni Paolo II. Divulgando le sue teorie attraverso il quotidiano “Il Giornale”, Michael Ledeen, in quegli anni, faceva parte del gruppo mediatico di James Jesus Angelton, ex direttore del “Counter Intelligence” della CIA. La campagna tesa ad aprire lo scontro finale con l’allora impero del male, l’Unione Sovietica, toccò il suo apice nel novembre 1982, quando venne arrestato a Roma un rappresentante della compagnia aerea bulgara, tale Serghej Ivanov Antonov secondo una foto presente in Piazza San Pietro durante l’attentato. Più avanti, l’uomo con la barba e gli occhiali si sarebbe rivelato un innocuo turista americano, ma tale notizia non destò più scalpore. L’immaginario collettivo era già stato accontententato anche se la magistratura italiana accertò che l’intero impianto accusatorio nei confronti delle Bulgaria e del KGB era stato studiato a tavolino, nel tentativo di screditare i paesi dell’Est. Ancora di più: il faccendiere Francesco Pazienza e Michael Ledeen erano stati “in stretto rapporto con un religioso belga, Andrew Felix Morlion, conosciuto come agente della CIA in Vaticano.” (2) Il presunto domenicano abitava in un appartamento sopra quello di Serghej Ivanov Antonov, dalla stessa pianta. E lì Mehmet Ali Agca avrebbe ricevuto le istruzioni per accusare Antonov con la dettagliata descrizione del suo appartamento.
[…].
L’affare Iran-Contras a metà degli anni ’80, costituisce una “pochade” degna delle migliori partite a scacchi. Donald Rumsfeld era incaricato speciale per il Medio Oriente. Tramite l’agente segreto israeliano David Kimchee, Michael Ledeen contattò l’intermediario iraniano Manucher Ghorbanifar che viveva a Parigi. Successivamente, in data 8 ottobre 1985, Ledeen e Ghorbanifar si recarono ad un incontro con il tenente colonnello Oliver North del “National Security Council”.
Su Oliver North e il progetto di un golpe fascista negli Stati Uniti
http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/garden-plot-e-rex-84-le-origini-del.html
[…].
Come si sa, in seguito all’occupazione dell’Iraq nella primavera del 2003 (senza nemmeno il mandato ONU), non furono trovate né armi di distruzione di massa né tracce del presunto acquisto di uranio. Ovviamente nacque subito il sospetto che le ultime verità sul regime di Baghdad fossero state costruite ad arte per creare il pretesto dell’attacco. Né i presunti sospetti si potevano interpretare come semplice bufala, dato che era stato occupato un paese fuori da qualsiasi contesto legale, con migliaia di soldati soprattutto americani caduti e soltanto con degli alleati accanto di cui ognuno, dalla Polonia all’Italia, aveva le sue buone ragioni per offrire i propri servizi agli USA ad occupazione avvenuta.
I dubbi aumentarono nel 2005. Michael Ledeen venne interrogato dall’FBI, sospettato di essere figura centrale dello scandalo avendo collaborato a procurare falsi documenti che testimoniassero l’imminente vendita di uranio da parte del Niger all’Iraq. Ma dalla elezione di George W. Bush, Michael Ledeen può contare su una fitta rete protettiva che trascinerebbe buona parte del governo americano, compreso il presidente. Tra i suoi amici intimi figura Karl Rove, uno dei più stretti collaboratori di George W. Bush in termini di politica estera. (1) Conosce benissimo Richard Perle (ex “Difense Policy Board Advisory Committee”)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/24/il-principe-delle-tenebre-spiega-gaza-e-solo-laperitivo/
Doug Faith (sottosegretario della politica del Pentagono), John Bolton (ambasciatore americano all’ONU), Donald Rumsfeld (ministro alla difesa), Paul Wolfowitz (ex presidente della Banca Mondiale), Dick Cheney (vicepresidente americano) – cioè il gotha del potere americano – e quasi tutti da più di vent’anni.
In una intervista radiofonica del 3 aprile 2005 realizzata da Ian Masters, Vincent Cannistraro, ex capo CIA delle operazioni di antiterrorismo nonché direttore dell’intelligence al “National Security Council” sotto Ronald Reagan, disse che era stato il SISMI italiano a trasmettere i documenti falsi relativi al Niger. E alla domanda su chi avesse prodotto detti documenti, rispose che non era giunto il momento per parlarne in quanto le prove mancavano. Ma l’intervistatore non si arrese chiedendo se si tratti di Michael Ledeen. “Andrebbe molto vicino…”, fu il commento (2)
Poi esplose ufficialmente lo scandalo chiamato “Nigergate”. Il 24 ottobre 2005 la stampa americana ipotizzò l’esistenza di documenti falsi relativi al Niger. In contemporanea, il procuratore federale americano McNulty indagò contro Larry Franklin ed il gruppo lobbistico americano-israeliano AIPAC. Inoltre, attraverso l’allora consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley, la Casa Bianca avrebbe organizzato incontri segreti con il capo del SISMI Nicolò Pollari. Sarebbero stati coinvolti da parte americana, oltre a Hadley, Dick Cheney, Michael Ledeen, Paul Wolfowitz e Condoleeza Rice, ma per l’Italia anche il ministro alla difesa Antonio Martino. Silvio Berlusconi si era affrettato per questo a dichiarare subito dopo il 24 ottobre che, da sempre, era stato contro le guerra all’Iraq? Fatto sta che in data 30 ottobre 2005 si precipitò a Washington. Il resto è cronaca di questi giorni.
Per diritto di cronaca, va detto che Michael Ledeen spuntava ripetutamente nelle televisioni italiane, dalla rielezione di Berlusconi in poi e ciò dopo essere stato dichiarato “persona non grata” già dall’ammiraglio Fulvio Martini, quando questi fu direttore del SISMI. Ma i tempi cambiano come cambiano le direttive. Possibile che l’intero scandalo Nigergate che coinvolge ugualmente USA ed Italia, abbia alle sue origini la stessa rete di contatti che già negli anni ’80 rivelarono tutta la loro potenza, cioè quel nesso tra SISMI, ambienti vicini alla P2 ed eversione di destra? – Intanto, nelle trasmissioni televisive di questi ultimi tempi, Michael Ledeen che viene spacciato per brillante analista delle strategie americane, non perde occasione di proclamare che aveva sempre sostenuto che l’attacco all’Iraq fosse sbagliato perché la vera centrale del male starebbe in Iran.
(1)v. “Zeit-Fragen n. 42 del 24/10/2005
(2)v. “Everything You Need To Know About Michael Ledeen“ (“Tutto quello che occorre sapere di Michael Ledeen“) di Katherine Yurica, News Intelligence Analysis, 7 aprile 2005; v. oraclesyndicate, “Dunkelmänner der Desinformation“ (“Gli uomini ombra della disinformazione“), 19 agosto 2005
(3) “Ledeen Seems To Relish Iran Insider’s Role” a firma di Charles R. Babcock sul Washington Post (citazione su Wikipedia)
Mentre l’Europa si accinge a trascorrere le vacanze, l’obiettivo israeliano di distruggere le basi degli hezbollah in Libano si è trasformato in una guerra aperta contro l’intero paese. Il 25% della popolazione libanese in fuga, più di mille morti e le infrastrutture rase al suolo, stanno a dimostrare che è in atto molto più che una spedizione punitiva. Tutto ciò avviene con il silenzio quasi incondizionato da parte del movimento pacifista non solo israeliano bensì mondiale. Come se si assistesse a qualcosa di troppo grosso per poter reagire, come se si volesse affermare che qusta volta sì, l’Israele ha ragione, pur di farla finita.
La teorizzazione del fatto che la terza guerra mondiale si inneschi a fettine, non è dovuta a qualche paranoico pacifista che vede congiure dietro ogni avvenimento, bensì alla stessa cerchia di persone che determinano la politica americana dalla elezione di George W. Bush ad oggi. E ancora una volta, Michael Ledeen si dimostra uno dei maggiori pensatori della politica messa in atto.
Le sue convinzioni di dover passare dalla “distruzione creativa” alla “guerra totale” e ciò per diffondere nel mondo la democrazia di stampo americano, sono ben note. Che dopo l’Afghanistan e l’Iraq, Siria ed Iran possano essere le prossime tappe, lo indicò lo stesso Ledeen scrivendo in data 6 maggio 2003 sul “Toronto Globe”: “Nessuno che io conosca, vuole muovere guerra ad Iran e Siria, ma io credo si possa riconoscere senz’altro che ci dobbiamo difendere da loro.” (1)
[…]
Oltre al citato incontro di Roma, anche altre occasioni erano buone per portare in gioco l’Italia nell’organizzare la macchina che deve preparare la caduta del regime di Teheran. A metà novembre del 2003, la Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato organizzò a Venezia un convegno sulla “peste terrorista” (3): presenti l’odierno ambasciatore USA all’ONU John Bolton, Richard Perle (allora direttore del “Difense Policy Board Advisory Committee”, soprannominato “principe delle tenebre”), il cattolico neo-con Michael Novak e Michael Ledeen. Nel suo intervento, Michael Bolton diede poche possibilità di successo al tentativo europeo di trattare con l’Iran, sostenendo che il programma nucleare fosse avanti al punto tale da dover essere oggetto di una risoluzione ONU (v. la risoluzione dell’1 agosto 2006). Circolarono poi voci che tanto ricordano l’affare del presunto uranio venduto dal Niger all’Iraq: secondo fonti non meglio specificate vicine all’IAEA, Teheran produrrebbe quanto più possibile di gas all’esafluoruro, necessario per la costruzione di armi nucleari.
(1) citazione di William O. Beeman su “Pacific News Service”, 8 maggio 2003
(2) “Regime-Wechsel, zweiter Teil” di Jochen Bittner, “Die Zeit”, 28/10/2005
(3) “Liberal, neocon e realisti discutono della ‘peste” terrorista’” di Christian Rocca, Il Foglio, 18/11/2003
(4) “Michael Ledeen: neoconservative Guru” di Williamo O. Beeman, Daily Star (Beirut, Libano), 9/5/2003
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17 aprile 2013 a 08:28 (Economia e Società, Verso un Mondo Nuovo)
Tags: accentramento, alienazione, anomia, appello, centralizzazione, concentrazione, democrazia, democrazia partecipata, diritti, disadattamento, discorso, fratellanza, gigantismo, Glasgow, integrazione, Jimmy Reid, maturazione, meccanizzazione, MegaMacchina, partecipazione, profitto, Reid, robotizzazione, università

Jimmy Reid (1932-2010), sindacalista, politico e giornalista scozzese, in occasione del suo insediamento come rettore dell’università di Glasgow (1971), rivolse un appello agli studenti. Il testo del suo acclamato discorso fu pubblicato integralmente dal New York Times, che lo definì “il migliore dall’epoca del discorso di Gettysburg del presidente Lincoln”.
“Alienazione è il termine che più correttamente descrive il maggiore tra i problemi sociali dell’odierna Gran Bretagna: la gente si sente alienata dalla società. In certi circoli intellettuali lo si considera per lo più come un fenomeno recente. A ben guardare, però, questa condizione ci ha accompagnato per anni. Credo piuttosto sia corretto affermare che il problema stia oggi rivelandosi sempre più diffuso e pervasivo, come mai prima d’ora. Lasciatemi innanzitutto definire cosa io intenda per alienazione: è il grido degli uomini che si sentono vittime di cieche forze economiche al di fuori del proprio controllo. È la frustrazione della gente comune esclusa da qualsiasi processo decisionale. È il senso di disperazione e di sconforto che s’impadronisce delle persone comuni quando avvertono, a ragione, di non avere voce in capitolo nel definire o determinare il proprio destino. […]. La società ed i suoi valori dominanti … distolgono alcune persone dalla loro umanità. Le de-umanizzano, almeno in parte, le rendono insensibili, spietate nella loro gestione di altri esseri umani, egocentriche ed avide. L’ironia è che spesso queste persone sono considerate normali e ben integrate. La mia sincera convinzione è che chiunque sia ben integrato nella nostra società ha maggiormente bisogno di terapia psichiatrica.
[…]
Rivolgo questo appello agli studenti. Rifiutate questi atteggiamenti. Rifiutate i valori e la falsa morale che stanno alla base di questi atteggiamenti…Siamo esseri umani. Rifiutate le pressioni insidiose che attenuano le vostre facoltà critiche riguardo a tutto ciò che accade attorno a voi, che consigliano il mutismo di fronte all’ingiustizia per timore di compromettere la vostra possibilità di carriera. È così che comincia e, prima di rendervene conto, fate già parte della corsa. Il prezzo è troppo salato. Comporta la perdita della vostra dignità e spirito umano. Oppure, nelle parole del Cristo, “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l’anima sua?” (Mt 16,26).
Il profitto è l’unico criterio utilizzato dal sistema per valutare l’attività economica. […]. Le strutture di potere che sono inevitabilmente emerse da questo approccio minacciano e compromettono i diritti democratici duramente conquistati. L’intero processo è indirizzato alla centralizzazione ed alla concentrazione del potere nelle mani di pochi…Gigantesche società e consorzi monopolistici dominano quasi ogni branca della nostra economia. Gli uomini che detengono il controllo effettivo di questi giganti esercitano un potere sui loro simili che è spaventoso ed è una negazione della democrazia.
[…].
Dal profondo del mio essere, io contesto il diritto di chiunque, nel mondo degli affari o al governo, di dire ad un altro essere umano che è sacrificabile.
[…].
Tutto ciò che vi viene proposto dal sistema sembra quasi calcolato per ridurre al minimo il ruolo della gente, per miniaturizzare l’uomo. Posso capire quanto questa prospettiva debba sembrare attraente per chi sta in alto. Quelli di noi che rifiutano di essere pedine nel loro gioco di potere possono essere estratti con le loro pinzette burocratiche e archiviati alla lettera “M” di malcontento o mal-integrato.
[…].
Misurare il progresso sociale sulla base della crescita materiale è insufficiente. Il nostro scopo dev’essere l’arricchimento della qualità della vita nel suo complesso. Ciò richiede una trasformazione sociale e culturale o, se preferite, spirituale del nostro paese. Una parte necessaria di questa trasformazione dev’essere la ristrutturazione delle istituzioni di governo e, se necessario, lo sviluppo di strutture aggiuntive, in modo da coinvolgere le persone nel processo decisionale della nostra società. I cosiddetti esperti vi diranno che questo sarebbe ingombrante o marginalmente inefficiente. Sono pronto a sacrificare un margine di efficienza in cambio della partecipazione popolare ma, in ogni caso, guardando al futuro, respingo questa tesi.
Liberare il potenziale latente delle persone vuol dire responsabilizzarle…Sono convinto che la gran parte della gente arriva alla fine dei suoi giorni senza esprimere nemmeno un barlume di quel contributo ai suoi simili che era nelle sue possibilità. Questa è una tragedia personale. È un crimine sociale. La fioritura della personalità e dei talenti di ciascun individuo è la pre-condizione per lo sviluppo di tutti.
In questo contesto, l’educazione ha un ruolo vitale da svolgere. Se l’automazione e la tecnologia si accompagnano, come dev’essere, alla piena occupazione, il tempo libero a disposizione dell’uomo sarà enormemente aumentato. Se è così, allora tutto il nostro concetto di educazione deve cambiare. L’obiettivo dev’essere quello di dotare ed educare le persone nel corso della loro intera esistenza, non esclusivamente per il loro mestiere o professione.
L’uso creativo del tempo libero, in comunione con ed al servizio dei nostri fratelli può e deve diventare un elemento importante nella realizzazione di sé.
Le università devono essere in prima linea in questo sforzo di sviluppo, debbono soddisfare i bisogni sociali e non andare a rimorchio…”
http://www.gla.ac.uk/media/media_167194_en.pdf
Un altro celebre ed apprezzatissimo appello agli studenti fu quello del compianto David Foster Wallace (“Questa è l’acqua”)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/22/david-foster-wallace-questa-e-lacqua/
Appelli di presidenti americani che sapevano perfettamente a cosa andavamo incontro
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/
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16 aprile 2013 a 08:19 (Sfatare i miti, Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto)
Tags: 1980, artiglieria, basi militari, bomba atomica, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, democrazia, diplomazia, discriminazioni, disertori, dissidenti, dittatura, Giappone, guerra, Gwangju, Kaesong, Lee Myung-Bak, manovre militari, massacri, negoziato, pace, pressione sociale, Pyongyang, razzismo, regime, Seoul, Stati Uniti, studenti, tasso di suicidi, torture, truppe americane

La situazione coreana è molto più complessa di come la descrivono i media occidentali, più interessati al pittoresco, al sensazionale ed al luogo comune che all’approfondimento.
Le relazioni tra la Cina e la Corea del Nord non sono di buon vicinato, se non addirittura di ferrea alleanza, come normalmente si crede. Se la Cina aiuta la CdN è per ragioni puramente pragmatiche: se la società nordcoreana implodesse si troverebbe in casa centinaia di migliaia di profughi ed una rivoluzione/guerra civile alle porte di casa. La CdN è un grattacapo, non certo una risorsa. La Cina avrebbe tutto da guadagnare dall’unificazione coreana. È già di gran lunga il principale partner commerciale della Corea del Sud e una Corea unificata non avrebbe più bisogno di “ospitare” le truppe statunitensi. Quindi sarebbe nell’interesse della Cina, che non è certamente felice di avere basi americane a poche centinaia di chilometri da Shanghai (e ce ne sono altre 13 in Giappone).
*****
La Corea del Sud (CdS) ha il più alto tasso di suicidi del mondo. È in cima alla classifica anche per numero di ore lavorate (i greci recentemente erano al secondo posto) e per tasso di infelicità dei bambini tra le nazioni “sviluppate” (studio dell’Università Yonsei). Si tratta di una società maniacalmente competitiva, fin dalla scuola materna (il Giappone segue lo stesso modello, ma è un po’ meno ossessivo). Nick Connelly, insegnante di inglese nella Corea del Sud, poco prima di ripartire, quando era già in corso l’escalation di minacce e contro-minacce tra Corea del Nord e Stati Uniti, chiese ai suoi studenti quali siano i loro sentimenti: sei studenti su dieci gli risposero che speravano in un attacco della Corea del Nord perché desideravano morire, non ce la facevano più. Connelly riferisce che è un fenomeno diffuso nelle scuole coreane, dove la pressione è incredibile (Nick Connelly, The west seems more concerned about North Korea than most Koreans, Guardian, 14 April 2013)
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La maggior parte dei sudcoreani (54%) vorrebbe che le truppe americane fossero rimpatriate. Solo il 16% vorrebbe che restassero su base permanente
http://www.angus-reid.com/polls/15427/south_koreans_want_us_troops_to_leave/
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Se gli americani vogliono la pace perché compiono manovre militari a poche miglia dai confini nordcoreani che includono lo scenario di un’invasione della Corea del Nord? È la maniera migliore per evitare l’intensificazione dei sospetti, della sfiducia, della paura e dell’aggressività nella penisola coreana?
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Secondo un sondaggio eseguito nel 2006 per conto dello Jung Ang Ilbo, un importante quotidiano della Corea del Sud, il 54% dei disertori nordcoreani che vivono in Corea del Sud sosteneva di voler tornare in Corea del Nord, se avessero avuto garanzie di non essere puniti. Per questo il governo del Nord ha istituito una politica di grazia automatica
http://english.donga.com/srv/service.php3?biid=2012072371048
Così il tasso di disertori che rientra in CdN è in crescita
koreajoongangdaily.joinsmsn.com/news/article/article.aspx?aid=2957044&cloc=joongangdaily|home|newslist1
Questo è il risultato delle discriminazioni che subiscono da parte dei sudcoreani. Il che ribadisce che la libertà non è tutto e non basta per rendere una società degna di essere considerata democratica. Sentirsi parte di una comunità è essenziale.
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Chi pensa che il regime voglia usare la bomba atomica non sa quello che dice: sarebbe la sua fine.
Chi auspica la linea dura non sa quello che dice: la conurbazione di Seoul (20 milioni di abitanti) si trova a circa 40 km dal confine. In caso di guerra la capitale sudcoreana sarebbe distrutta in meno di un’ora da una tempesta di proiettili di artiglieria: le stime parlano di un numero che oscilla tra i mille ed i 30mila colpi al minuto (non intercettabili). Non è un videogioco: ci sono centinaia di migliaia di vite umane in gioco e anche uno psicopatico capirebbe che la rovina di uno dei maggiori centri economici del pianeta non è nel suo interesse.
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La CdS ha completamente cambiato il suo atteggiamento verso la Corea del Nord dal 2008, con l’elezione alla presidenza del sindaco di Seoul, Lee Myung-Bak, un conservatore che ha posto fine alla politica di distensione che aveva portato al ripristino di voli commerciali, ai lavori per la riapertura della linea ferroviaria Pyongyang-Seoul, al turismo, alla nascita del complesso industriale di Kaesong, ai permessi di ricongiungimento delle famiglie del sud e del nord, separate dalla guerra. Ora la Corea del Nord ha davvero poco o nulla da perdere e non sorprende che i nordcoreani si aggrappino fanaticamente al leader (caricature e insulti razzisti non aiutano, in questo senso). Se era questo l’obiettivo, allora è un successo pieno.
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Il primo governo veramente democratico della Corea del Sud risale al 1992 (ed ogni presidente è stato condannato per corruzione). In precedenza si incarcerava in massa, si torturava, si massacrava (Gwangju, 1980), si facevano sparire i dissidenti, senza che l’Occidente si turbasse più di tanto. Ancora oggi una legge per la sicurezza nazionale fa sì che si possa essere arrestati per aver ricevuto un twitter dalla CdN.
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un ex ambasciatore americano in Corea del Sud ha aspramente criticato la continuità dell’atteggiamento delle amministrazioni USA nella politica di isolamento della Corea del Nord, che spinge quest’ultima sempre più verso la modalità “paranoia” – l’alternativa più sana di mente è il negoziato: “Per quelli che sono disposti ad ascoltare, la Corea del Nord ha chiarito che vuole discutere di un processo di pace che conduca ad un trattato di pace. Un processo di pace necessita di una base di fiducia reciproca, fiducia che manca del tutto tra Washington e Pyongyang, al momento”
http://koreatimes.co.kr/www/news/nation/2013/04/113_133776.html
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4 commenti
15 aprile 2013 a 07:57 (Mondo Vecchio e Complotti, Programma Politico, Resistenza e Rivoluzione, Verso un Mondo Nuovo)
Tags: Alcibiade, Amartya Sen, austerità, élite, Barca, barchiani, beni comuni, Berlinguer, Brandt, burocrazia, CIA, cittadini europei, civismo, conflitto sociale, democrazia, democrazia deliberativa, democrazia diretta, democrazia partecipata, democrazia rappresentativa, Dominique de Villepin, educazione civica, elitismo, Fabrizio Barca, finanziamento pubblico, Gladio, interesse generale, internet, Kreisky, Ledeen, legge elettorale, Lincoln, loggia P2, Matteo Renzi, Michael Ledeen, minimalismo, Monti, Mr. Magoo, NATO, natura umana, neocon, neoliberismo, oligarchie, oligarchismo, P2, Palme, partiti, Partito Democratico, partitocrazia, PD, primarie, Renzi, renziani, servizi segreti, servizi segreti deviati, sinistra, sismi, socialdemocrazia, socialismo, sperimentalismo democratico, statalismo, trasparenza, Unione Europea, valori di sinistra, Vendola, Villepin, visione condivisa

La famiglia [Barca] si distingue dal soprannome di Amilcare, detto “Barak”(poi tradotto in “Barca”), ovvero “folgore”, “fulmine”, per le sue qualità di condottiero di eserciti e di politico decisionista. Secondo un’altra interpretazione il nome di Barca deriverebbe da “Baruk” ovvero “il benedetto” a indicare una particolare protezione da parte degli Dei.
http://it.wikipedia.org/wiki/Barcidi
L’Occidente è fin troppo spostato a destra. Questo squilibrio è nefasto e può solo causare morte (suicidi, rivolte, violenza eversiva, svolte autoritarie).
Matteo Renzi è legato a Michael Ledeen via Marco Carrai (è anche culo e camicia con Tony Blair, altro grande amico dei neocon)http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2490000/2486104.xml?key=bersani&first=341&orderby=1Ledeen, oltre ad essere un neocon superguerrafondaio, era legato alla P2 tramite il SISMI ed è certamente stato coinvolto in varie operazioni GLADIO: “Michael Leeden, associated with the Georgetown Center for Strategic and International Studies (CSIS) in Washington, a right-wing think tank; and Leeden had strong connections with a faction of the Italian secret service (SISMI) linked to the P2 secret masonic lodge, which first revealed the phoney proposed attack on the Pope by the Soviet Minister of Defence Marshal Ustinov”.Ora sta a noi scegliere: vogliamo che il PD divenga uno strumento della NATO e della CIA, o vogliamo un partito di sinistra?
[N.B. Tutte queste notizie sono di dominio pubblico da mesi e questa è la ragione per cui Renzi non vincerà mai delle primarie ma vuole ugualmente per sé il governo: i renziani non riuscirebbero a vedere una balena davanti al loro naso - Mr Magoo è un cecchino al loro confronto].
Serve una riequilibrante svolta a sinistra.
Fabrizio Barca dice cose di sinistra. Il suo manifesto è di sinistra.
Fabrizio Barca, per quel che ho potuto capire, sembra essere il politico italiano che più somiglia per indole, valori ed idee al mio politico di riferimento, cioè Dominique de Villepin (che NON è di sinistra, essendo un neogollista, ma si trova non poche volte a battersi dalla stessa parte di Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra francese).
Mi pare che Barca abbia il pragmatismo necessario a tradurre in un progetto credibile e a lungo termine le aspirazioni di molti grillini e molti elettori di SEL, RC e sinistra PD, ma anche del cattolicesimo sociale e di una parte della destra sociale. Se è questa la linea del PD del futuro, allora SEL non ha ragione di esistere e Vendola ha preso la decisione giusta.
Per sommi capi, il pensiero di Barca:
- PARTITO DI SINISTRA: “Non mi riferirò a un partito in genere…ma a un partito di sinistra, essendo questo ciò che mi preme” (dalla sua “Memoria politica dopo 16 mesi di governo“, p. 1);
- UNIONE EUROPEA: Denuncia l’incompiutezza e dalle incertezze dell’Unione Europea e i suoi paradigmi errati, chiede un rilancio della cittadinanza europea con la restituzione della sovranità ai cittadini europei (p. 1).
- TEORICI: cita Amartya Sen e Willy Brandt, Bruno Kreisky e Olof Palme (un trio che per me rappresenta l’apogeo della politica socialdemocratica e dell’internazionalismo socialista pre-thatcheriano/reaganiano: quando i governanti sapevano ancora dire no all’iniquità finanziaria e guerraiola).
- CONFLITTO SOCIALE: Considera che senza un conflitto anche aspro di idee non ci si avvicina a soluzioni efficaci. Perciò il conflitto sociale va bene, se è governato e se esiste una coesione di sentimenti e convincimenti generali che parlino ai nostri sentimenti (= se parti sociali e governanti dimostrano buona volontà e buona fede, ponendo l’enfasi sull’interesse generale).
- MOBILITÀ Chiede più mobilità sociale per evitare un conflitto intergenerazionale dannoso per tutti.
- PARTITOCRAZIA: Vuole porre fine alla partitocrazia, ma non ai partiti (li vuole più aperti, più sensibili alle istanze che provengono dalla cittadinanza) – No a commistioni tra organi di partito e funzioni pubbliche = no al partito che cerca di impadronirsi di apparati dello Stato (colonizzazione dell’amministrazione e clientelismo – p. 10).
- DEMOCRAZIA DELIBERATIVA: Suggerisce la via dello “sperimentalismo democratico” (democrazia deliberativa), una via intermedia tra la tecnocrazia avulsa dalla società civile (degenerazione della democrazia rappresentativa) e la demagogia della folla che decide su tutto, attraverso la Rete (democrazia diretta integrale, degenerazione del concetto di sovranità popolare): “la macchina pubblica deve piuttosto costruire un processo che promuova in ogni luogo il confronto acceso e aperto fra le conoscenze parziali detenute da una moltitudine di individui, favorisca l’innovazione e consenta decisioni sottoposte a una continua verifica degli esiti, sfruttando le potenzialità nuove della Rete e dando continuamente forma alle preferenze e alle scelte nazionali” (dal Manifesto, p. 3).
- PARTITI NON PIÙ STATO-CENTRICI: Il partito dovrebbe essere immerso nella società civile, fungere da palestra di una democrazia partecipata, non essere un’espressione dello Stato (dev’essere “sfidante dello Stato stesso”): solo così è possibile un connubio tra principio di competenza e principio di maggioranza (p. 3).
- DEMOCRAZIA PARTECIPATA: Il partito deve produrre una “mobilitazione cognitiva”: far discutere e ragionare la gente, tirar fuori le idee migliori, gli intenti, motivazioni e sentimenti migliori, “i migliori angeli della nostra indole” (cf. Lincoln), fare comunità: “un partito palestra che offre lo spazio per la mobilitazione cognitiva, per confrontare molteplici e limitate conoscenze, imparare ognuno qualcosa, confrontare errori, cambiare posizione, costruire assieme soluzioni innovative per stare meglio e gli strumenti e le idee per farle vincere; e permettere così anche che dal confronto collettivo si profili e vada emergendo un avvenire più bello per i nostri pronipoti con tratti che oggi non possiamo anticipare” (p. 4).
- FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI: No all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ma suo ridimensionamento (affinché gli iscritti esercitino un maggior controllo sul partito) e trasparenza sul metodo di raccolta e sull’impiego.
- BUROCRAZIA E STATALISMO: Riforma della macchina dello stato: “affetta da smania normativa; trascura sistematicamente l’attuazione, mancando di “ingegnerizzare” i processi realizzativi; pretende dai cittadini il rispetto delle scadenze mentre non le rispetta essa stessa; ignora la valutazione degli esiti; non facilita o rifiuta, a livello nazionale, il confronto aperto con le soluzioni alternative che vengono dalle esperienze territoriali (p. 10).
- NATURA UMANA: Rifiuto del cinismo: la natura umana non è solamente egoista e la “natura italica” che ci inchioderebbe al malgoverno è un mito etnico (p. 11 del Manifesto).
- LEGGE ELETTORALE: Riforma di una legge elettorale che rende inutili le primarie (p. 13);
- PRIMARIE: Senza una chiara separazione tra partito e stato, le primarie danno vita a forme di cesarismo, “appagando a poco prezzo la domanda di democrazia dei cittadini, e accentuando il tratto personalistico dei partiti” (p. 13).
- GOVERNANTI E GOVERNATI: Partito moderno deve agevolare il confronto tra le parti sociali: “insegnanti con studenti e genitori, operai di una fabbrica inquinante con cittadini inquinati, abitanti di un’area attraversata dalla ferrovia con gli utenti del treno, e così via” (p. 14). Il confronto pubblico può facilitare la realizzazione di: una visione condivisa del futuro, una cinghia di trasmissione tra governo e società civile che permetta di prendere decisioni fondate sull’esperienza compiuta nel territorio, una maggiore comprensione del processo decisionale, possibilmente la neutralizzazione liderismi (uomini della provvidenza, capi-popolo) e di riforme mal comprese ed inattuabili, “uno dei tratti distintivi dell’ultimo venticinquennio” (p. 18).
- LA SOCIALDEMOCRAZIA (vizi e virtù): “La soluzione “socialdemocratica” ha consentito, dove è stata compiutamente praticata, – non in Italia – straordinari risultati in termini di qualità di vita dei cittadini e del lavoro, promuovendo la libertà sostanziale, l’inclusione sociale dei cittadini, ossia la loro capacità di fare le cose alle quali assegnano valore nella vita, e la dignità del lavoro, e accompagnando dopo la seconda guerra mondiale una straordinaria stagione di crescita. Ma questa soluzione ha mostrato anche crescenti criticità: difficoltà nel soddisfare con servizi standard (per salute, istruzione, cura di infanzia e anziani, manutenzione territoriale) le preferenze assai diverse dei cittadini, che lo stesso benessere andava ampliando; comportamenti adattivi dei cittadini assistiti, con effetti di erosione del loro impegno; deviazioni rilevanti dall’interesse generale nell’uso delle risorse pubbliche; effetti negativi sugli animal spirits degli imprenditori, connessi agli strumenti pubblici altamente discrezionali impiegati per assicurare loro l’afflusso di capitale dai risparmiatori” (p. 21).
- IL NEOLIBERISMO (vizi e virtù): “La soluzione “minimalista”, o liberista, con cui si è data risposta alle criticità del modello precedente, ha promosso in tutti i campi, sul piano del metodo, nuove tecniche di misurazione dei risultati attesi dell’azione pubblica, ha sfruttato le nuove tecnologie dell’informazione per rendere pubblici e verificabili tali obiettivi e le informazioni raccolte e prodotte dalla macchina pubblica, ha dato vita a un confronto serrato sulla valutazione degli effetti dell’azione pubblica. Ma… riflessi negativi profondi sulla qualità dei beni pubblici prodotti dallo Stato e sulla loro inclusività, e dunque sulla democrazia…incontrollabilità degli amministratori e squilibri talmente profondi nelle modalità di approvvigionamento del capitale da parte delle imprese da creare le basi per ricorrenti crisi di fiducia finanziaria…demolizione sul piano culturale e normativo (regole rigide automatiche – di nuovo – di pareggio del bilancio) della capacità degli Stati nazionali di contrastare le crisi”. Questo è successo in nome di due miti privi di fondamento: tecnocrati sanno trovare soluzioni universali, governi devono solo applicarle + le imprese sono a contatto con la realtà e sanno cosa sia meglio per tutti (pp. 21-22).
- ELITISMO: Entrambe le visioni vanno superate per via di un loro errore comune: “ritenere che alcuni, pochi, soggetti possano avere la conoscenza per prendere le decisioni necessarie nel pubblico interesse” (p. 23).
- SPERIMENTALISMO DEMOCRATICO: La macchina pubblica, prima di decidere, deve coinvolgere detentori di conoscenza e esperienza e mettere a confronto le loro competenze, attraverso un “processo di mutuo apprendimento con il massimo possibile di impegno e sviluppo degli individui” (p. 25);
- COME? “Assicurare banche dati aperte per apprendere, monitorare e valutare azioni pubbliche (es. il sito http://www.opencoesione.gov.it/ per le azioni pubbliche finanziate da fondi europei per la coesione); consentire una comunicazione fra istituzione pubblica e cittadini in merito alla missione della prima; offrire a realizzatori di soluzioni locali l’opportunità di apprendere errori e soluzioni di altri realizzatori di simili interventi; incentivare il gratuito contributo privato alla soluzione di problemi pubblici” (p. 26).
- AUSTERITÀ: “Come scriveva Enrico Berlinguer in un passaggio poi mancato della nostra storia repubblicana, l’austerità “può essere adoperata o come strumento di depressione economica, di repressione politica, di perpetuazione delle ingiustizie sociali, oppure come occasione per uno sviluppo economico e sociale nuovo, per un rigoroso risanamento dello Stato, per una profonda trasformazione dell’assetto della società, per la difesa ed espansione della democrazia”36. Il minimalismo promuove la prima strada. Lo sperimentalismo la seconda” (p. 27).
- MINIMALISMO vs. SPERIMENTALISMO: elitismo vs. partecipazione; terapia choc (paura ammorbidisce resistenze) vs. trasparenza e coinvolgimento (attenuare la paura facendo sentire i cittadini protagonisti della ricerca ed implementazione dei rimedi); pareggio di bilancio come dogma vs. valutazione politica delle esigenze della società e dell’economia; espansione degli emolumenti vs. essere un amministratore pubblico è un onore e la remunerazione e stile di vita non possono essere sproporzionati rispetto a quelli dei cittadini (pp. 27-28).
- INTERNET (vizi e virtù): “L’offerta di connessione universale e tempestiva della Rete, la sua capacità di accumulo, archiviazione e recupero delle informazioni, creano straordinarie possibilità di informazione, di mobilitazione, di controllo, degli elettori sugli eletti e in genere dei cittadini sulle azioni pubbliche, e consentono di smascherare la manipolazione delle informazioni da parte delle élite. In particolare, la Rete offre una piattaforma per lo sperimentalismo, perché incentiva i cittadini a dare il proprio contributo: lo fa riducendone il costo, assicurandone la non manipolazione e offrendo la possibilità di verificare l’utilità del proprio contributo attraverso il numero di connessioni” (p. 31). MA: “la Rete non può in alcun modo assicurare l’“approfondita disamina dei problemi”, la “fase necessariamente lenta, problematica, riflessiva della discussione”, il confronto acceso e ragionevole che sono richiesti dalla complessità dei problemi stessi e dalla necessità di “inventare” soluzioni per l’azione pubblica che ancora non esistono. Solo supponendo che la conoscenza richiesta per assumere decisioni di buon governo sia assai limitata, solo negando il processo laborioso e sofferto di confronto fra conoscenze e interessi diversi che ogni azione pubblica “giusta” richiede, solo supponendo che le soluzioni siano già tutte pronte e non debbano viceversa essere costruite, caso per caso, si può pensare che il processo decisionale, e dunque l’input dei cittadini ai governanti, sia esaurito dalla Rete. Ma questo assunto è errato, proprio come errato è l’assunto minimalista della concentrazione in poche teste di ciò che c’è da sapere. La Rete può allora dare ai partiti uno straordinario slancio nel giocare la partita dello sperimentalismo, consentendo e costringendo il processo deliberativo a essere aperto. Non può sostituirsi ai partiti” (p. 32).
- OLIGARCHISMO: “Sono le idee, talora maturate endogenamente, talora portate anche in modo traumatico dall’ “esterno”, a poter rompere l’equilibrio perverso di élite estrattive, non solo rinnovandole ma anche facendo loro “cambiare la testa”; cioè convincendole a giocare una partita che è di interesse generale” (p. 32) – “Perseguire la concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi non è solo in tensione con il principio di rappresentanza. È anche in tensione con il principio di competenza. È un errore e basta…La grave crisi economica in atto è anche, in larga misura, il risultato di questo errore” (pp. 38-39).
- LA SINISTRA E L’EUROPA: un partito di sinistra DEVE dialogare con la sinistra europea, definire che futuro vogliamo per l’Europa e le azioni da intraprendere per dargli forma (p. 36)
- VISIONE CONDIVISA: “Nel processo di mobilitazione cognitiva, il trasferimento delle conoscenze non opera solo dal basso verso l’alto viaggia anche dall’alto verso il basso” (p. 40). Il punto d’incontro crea quella visione condivisa che è mancata nella seconda repubblica.
- COME NASCE UNA VISIONE CONDIVISA? “il confronto deve essere informato, aperto alla diversità, alla contestazione e alla considerazione convinta dei punti di vista (anche assai) diversi dal proprio, volto alla ricerca di un “accordo” anche parziale. Proprio la procedura del confronto e il principio di ragionevolezza (la “capacità di difendere un’idea in una discussione pubblica strutturata in modo libero e aperto”) che deve animarlo rendono tale accordo possibile. Per queste ragioni, il confronto può trarre impulso dall’uso della Rete, può trovare nella Rete la base informativa, la possibilità di contribuire in modo non costoso e verificabile negli effetti, ma ha bisogno di focalizzarsi e di trovare poi i suoi ritmi lenti in luoghi fisici del territorio” (p. 41).
- CHI FUNGE DA LEVATRICE DI QUESTA VISIONE CONDIVISA? “Il confronto andrà governato da leader (locali, intermedi e nazionali) di qualità che condividano e sappiano praticare con competenza il metodo: si tratterà di volontari (nelle micro–unità territoriali) o di funzionari professionisti che il partito dovrà selezionare e formare” (p. 42).
- COSA VUOL DIRE MILITARE IN UN PARTITO NUOVO? l’iscrizione dev’essere legata a una genuina partecipazione, aperta ad individui ad associazioni, escludendo circoli chiusi ed auto referenziati che controllano le tessere. Le occasioni di confronto devono venire incontro alle esigenze di tutti i cittadini (donne, operai, anziani, ecc.) anche quelli che non aderiscono al partito ma sono interessati a certi temi e i rappresentanti di associazioni indipendenti e determinate a restare tali. Solo così le sensibilità individuali possono essere convogliate in motivazioni collettive e si possono aiutare i cittadini a sfuggire alla trappola della “segregazione comunitaria” (lo schiacciamento della propria identità su una sola dimensione: religiosa, etnica, di età, etc.), nonché a dare un contributo informato in fase di valutazione del da farsi (pp. 42-43).
- SPIRITO PUBBLICO/CIVISMO: questa forma di partecipazione dovrebbe istradare i naturali egoismi personali in uno sbocco di servizio alla comunità: “l’indipendenza può evitare il conformismo indotto dall’imitazione; l’imitazione può evitare l’autoreferenzialità e la sordità indotte dall’indipendenza” (pp. 45-46).
- EDUCAZIONE CIVICA: i giovani, partecipando al dibattito in varie vesti, apprendono a “interpretare e discutere dati; reperire e valutare norme; ricercare e valutare argomentazioni di merito; investigare modelli attuati altrove; partecipare a applicazioni di sperimentalismo; studiare e illustrare documenti di indirizzo delle istituzioni internazionali, europee e nazionali” (p. 48).
- QUESTIONI DA AFFRONTARE PER PASSARE DALL’IDEA ALLA PRASSI: le trovate elencate da p. 50 a p. 52 – “Mi è stato fatto giustamente osservare che solo quando a tutti questi interrogativi saranno state date risposte convincenti l’ipotesi di partito nuovo presentata in queste pagine assumerà la forma di un “programma politico”. Concordo. Sono certo che le risposte possano venire solo dal lavoro congiunto di una “squadra” che dovesse accogliere con interesse e sentimento e adeguatamente sviluppare l’ipotesi presentata in questa memoria” (p. 52).
- COSA VUOL DIRE ESSERE DI SINISTRA, OGGI? Voler realizzare i principi/valori costituzionali: “dalla dignità sociale all’impegno per il bene comune, dal benessere fisico a quello intellettivo, dal lavoro alla relazione con gli altri e con la natura” (p. 53) – tutelare le libertà civili (p. 53) – garantire “l’adempimento dei doveri di appartenenza alla comunità, inclusi quelli “inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (Cost. art.2) e quelli tributari, da fondare su “criteri di progressività” (Cost. art. 53) (p. 53) – le limitazioni di sovranità nazionali in favore del progetto europeo hanno senso solo nell’ottica della “crescita dei diritti e dei doveri che l’Unione Europea garantisce ai cittadini italiani e di ogni Stato membro in quanto cittadini europei” (p. 53) – il ripudio della guerra “come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (Cost. art. 11) e l’espansione dei doveri di solidarietà ci impongono di “anticipare tensioni e fonti di conflitto”, “scongiurare disegni geo-politici e militari costruiti su disinformazione” e “sviluppare interventi di cooperazione internazionale efficaci e valutati in modo aperto” (p. 54) – Ambiente, paesaggio, “patrimonio storico e artistico”, cultura (Cost. art. 9) sono beni pubblici e vanno amministrati tenendo conto degli interessi di “generazioni future che non possono ancora far valere le proprie convinzioni” (p. 54) – sindacalismo (Cost. art. 39) e partecipazione dei lavoratori “alla gestione delle aziende” (Cost. art. 46) sono inderogabili e occorre sempre promuovere “le condizioni che rendano effettivo” il diritto al lavoro (Cost. art.4) con particolare attenzione alle donne (Cost. art. 37) (p. 54) – “Mercato aperto, libera iniziativa privata e concorrenza costituiscono condizione per lo sviluppo”: lo stato supplisce, sanziona, tutela, gestisce le fluttuazioni economiche (p. 54) – gli esseri umani devono essere messi nelle condizioni di dare il meglio di sé: pari opportunità (p. 54) – verifica pubblica dell’esito dell’azione di governo (p. 55) – temi etici: il governo deve rispettare la volontà della maggioranza dei cittadini e cercare soluzioni che incontrino un consenso maggioritario nel paese (p. 55) – ogni cambiamento (tecnologico, culturale, sociale) va assecondato se conduce verso “assetti della società più giusti, sostenibili e augurabili per le generazioni future” (p. 55) – “I partiti devono assicurare con strumenti cogenti la “disciplina e onore” (Cost. art 54) dei loro eletti, la selezione di questi per merito e capacità, e la loro condivisione delle condizioni comuni di vita dei cittadini che rappresentano” (p. 55).
http://download.repubblica.it/pdf/2013/politica/barca_manifesto.pdf
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14 aprile 2013 a 07:01 (Antropologia, Economia e Società, Verso un Mondo Nuovo)
Tags: Al di là del bene e del male, antropofagia, antropofago, Bormann, cannibale, cannibalismo, capitalismo, capitalismo predatorio, Carlo Emilio Gadda, ego, egoismo, egoista, egostista, egotismo, esoterismo, fagico, Gadda, Gorgone, Himmler, io, Jung, La Gaia Scienza, La roba, L’egoista, Mazzarò, Medusa, Millennium, Nietzsche, parassitismo, serpente che si morde la coda, simbolo esoterico, stato sociale, superuomo, uroboro, Verga, Volontà di Potenza, welfare

Si promuove il proprio io e sempre a spese degli altri…la vita vive sempre a spese di un’altra vita – chi non lo comprende, non ha ancora fatto il suo primo passo verso l’onestà.
Nietzsche, “Volontà di Potenza”, 369.
L’essenziale di una buona e sana aristocrazia è che essa…accolga con tranquilla coscienza il sacrificio di innumerevoli esseri umani che per amor suo devono essere spinti in basso e diminuiti fino a diventare uomini incompleti, schiavi, strumenti.
Nietzsche, “Al di là del bene e del male”, 176.
Gli Slavi devono lavorare per noi. Quelli che non ci servono possono pure morire…La fertilità degli Slavi è indesiderabile. Possono usare contraccettivi o praticare l’aborto, più lo faranno meglio sarà. L’educazione è pericolosa. È sufficiente che sappiano contare fino a cento…ogni persona educata è un futuro nemico.
Martin Bormann, Memorandum, 1942.
La forza e la volontà di infiggere grandi sofferenze. Essere capace di soffrire è l’ultima cosa: anche le donne deboli e gli schiavi possono raggiungere l’eccellenza in questo campo. Ma non morire per il disagio interiore e l’insicurezza quando si infligge una grande sofferenza e si ascoltano le grida di dolore – questo è grande, questa è la vera grandezza.
Nietzsche, “La Gaia Scienza”.
La maggior parte di voi sa cosa significa un mucchio di 100 cadaveri, di 500, di mille cadaveri. Aver sopportato tutto ciò e, eccezion fatta per umane debolezze, essere rimasti persone decenti, è ciò che ci ha reso duri. Questa è una pagina gloriosa della nostra società che non è mai stata scritta né mai lo sarà.
Heinrich Himmler, Poznan, 4 ottobre 1943.
In malora il Terzo Mondo: è solo una zavorra.
In malora i PIIGS: vivono al di sopra delle loro possibilità.
In malora i tedeschi dell’est: non possiamo essere noi bavaresi a mantenerli tutti.
In malora gli italiani: non possiamo essere noi lombardi a mantenerli tutti.
In malora i parassiti del welfare: senza di loro ci sarebbero più risorse.
In malora gli immigrati: senza di loro il welfare funzionerebbe.
In malora chi vive nei quartieri poveri: la città è più brutta ed insicura per colpa loro.
In malora mio figlio: è solo un costo.
In malora mia moglie: spende più di quello che guadagna.
In malora la mia mano sinistra: è decisamente meno efficiente della destra.

Il simbolo dell’uroboro, del serpente che si morde la coda. Medusa è il suo volto mitico più minaccioso, il volto dell’alienazione psicotica. Medusa interrompe il flusso dell’energia vitale, pietrifica ed uccide la vita nel suo accumularla egoistico e disperato.
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Carlo Emilio Gadda (“L’egoista”, 1953) descrive l’egoista come un ego che si considera autarchicamente indipendente da tutto il resto, per nulla in “simbiosi con l’universo”, quando invece “ognuno di noi è il no di infiniti sì, è il sì di infiniti no” e “se una libellula vola a Tokio, innesca una catena di reazioni che raggiungono me”. L’egoismo tirannico spadroneggia ovunque ed estingue la coscienza morale e lo spirito civico, per poi estinguere gli egoisti più estremi: “autostritolatosi nella sua pressione centripeta, nella sua propria ipergravità. La sua disumana forza-centripeta, la disumana coesione del suo io inutilmente io, lo hanno polverizzato, annichilato”.
Per Gadda, c’è un nesso evidente tra egoismo e consumo del prossimo:
L’egoismo è riferibile a un prepotere dell’io fàgico; sì, fàgico, da faghèin che significa manducare, manicare, mangiare: sgranare, come dicono a Firenze. L’egoismo interessa la nostra peristalsi, il nostro io gastro-enterico: discende dalla smania priméva di appropriarci il vitto, la maggior quantità possibile di cibo. è un impulso istintivo, non riflesso: è la liberazione dalla paura atavica, primordiale, belluina, di rimanere senza cibo: è la reviviscente fame dei millenni, ove il trasporto e la distribuzione del grano e delle cibarie non si operava, indi si operava a fatica, e le lunghe notti invernali e il coltrone diacciato delle nevi bloccavano sentieri e tratturi, e cadeva, il mulo, sulla neve, sotto la sferza del vento rovaio. […]. L’egoismo di discendenza fàgica, il duro senso del possesso, lo spietato esercizio del proprio tornaconto, la liruccia disputata alla serva, la schioppettata nella gobba del prossimo per una falciata di fieno; o viceversa quell’amore dei propri comodacci di che l’egoista non si smuove d’un millimetro nemmeno a veder crepare la su’ nonna, è condizione morale, è stato biopsichico oggigiorno così consueto e diffuso, da neppure doverci spendere parola.
L’egoismo dell’istinto di autoconservazione, il desiderio di ego di perseverare nella sua esistenza fisica, di non essere un semplice epifenomeno, di affermare la propria pienezza e permanenza, è anche quello di possedere, controllare, sfruttare chi è più debole. Nella psicologica junghiana il supremo egoista è associato al simbolo dell’uroboro, del serpente che si morde la coda, un emblema dell’individualismo possessivo e parassitario: una forma di vita attaccata alla terra, di sangue freddo e spesso velenosa, imprigionata nel proprio ciclo di morte e rinascita. L’archetipo dell’uroboro è il cerchio dell’eterna immutabilità, simbolo della stagnazione, dell’assenza di crescita ed individuazione, della ricerca ossessiva della sicurezza e del controllo sul prossimo, il dominio sul proprio universo, non della maturazione.
Nella letteratura, un esempio particolarmente calzante è il personaggio del contadino Mazzarò nella novella di Giovanni Verga intitolata “La roba”. Nella filosofia, la più pura incarnazione è quella del superuomo nietzscheano, specchio del senso di inadeguatezza di Nietzsche, che lo cela dietro la sua autocelebrazione: “Perché sono una fatalità?”, “Perché sono tanto saggio”, “Perché sono tanto accorto”, “Perché scrivo così buoni libri”, “Io non sono un uomo, sono dinamite”, “Io sono per natura battagliero”. Nietzsche è “Dioniso”, è “l’Anticristo” è “il più grande filosofo della storia”, è una persona sofferente, sconfitta dalla vita che cerca un riscatto nelle sue fantasie e merita il nostro rispetto, perché è successo a molti di noi.
È questo il Male? Io credo di sì. Bene e Male sono concetti vaghi, largamente interpretabili. Egoismo ed altruismo sono concetti più facilmente circoscrivibili. Compie il male chi, da adulto, si comporta come un bimbo capriccioso, arrogante ed egoista. Chi, invece, ama se stesso attraverso l’amore per il prossimo, l’altruismo, la sollecitudine, la premura, la solidarietà, l’umiltà, l’accettazione della mutua interdipendenza, riconosce pari dignità all’altro, per quanto diverso. Per queste persone la coscienza è un’attività integrativa di interrelazione ed interdipendenza, perché nel prossimo si vede se stesso e proprio per questo lo si assiste, nel rispetto della sua diversità. Questa, a mio avviso, è la migliore approssimazione al Bene che sia concessa agli esseri umani ed è, non a caso, lo spirito della democrazia come è stata interpretata in Europa, in senso liberal-socialista, prima dell’idolatria dell’avidità neoliberista.
Credo che, in questo particolare momento della storia, segnato da un incrudelimento delle tendenze rapaci e cannibalistiche, particolarmente nelle persone più inclini a questo tipo di vulnerabilità, quello di cui le persone hanno bisogno più di ogni altra cosa è il riconoscimento dei loro meriti e della loro bontà, dello sforzo che fanno per restare umani in un mondo disumanizzante. Ci vuole incoraggiamento, non uno sterile imperversare di condanne misantropiche, di auspici che l’umanità si estingua e lasci in pace il pianeta, di cacce alle streghe di turno, di sacrifici al capro espiatorio di turno. Servono parole di incoraggiamento, di sostegno al valore ed alla dignità delle persone, espressioni concrete e quotidiane del rispetto che meritano, anche se pensiamo che c’è chi possa meritare più di altri. Diversamente, il futuro sarà fin troppo conforme al passato.
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13 aprile 2013 a 08:39 (Donata Borgonovo Re, Verso un Mondo Nuovo)
Tags: Bobbio, Borgonovo Re, Calamandrei, coro, Costituzione della Repubblica, costituzione italiana, De Tocqueville, democrazia, Donata Borgonovo Re, Dossetti., eguaglianza, Gene Roddenberry, libro, orchestra, repubblicanesimo, Roddenberry, solidarietà, sovranità, Verso un Mondo Nuovo

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I believe in humanity. We are an incredible species. We’re still just a child creature, we’re still being nasty to each other. And all children go through those phases. We’re growing up, we’re moving into adolescence now. When we grow up — man, we’re going to be something!
Gene Roddenberry
Il giorno 19 aprile ad ore 15 la dott.ssa Donata Borgonovo Re presso l’aula magna dell’Università della terza età in Piazza S. Maria presenterà il libro da lei scritto “Le quattro stelle della costituzione”.
“La nostra Costituzione è la più bella del mondo. I Padri Costituenti, che erano politici, hanno scritto una cosa immensa, grandiosa, che ci salva”
Roberto Benigni
«La Costituzione “illumina e riscalda” persino quando è lontana dall’essere realizzata; anzi, è proprio in questo caso che la sua luce si fa più forte, indicando la giusta direzione al nostro cammino di cittadini nella società democratica e nelle istituzioni repubblicane». Donata Borgonovo Re, costituzionalista, ha esplorato la Carta fondamentale della Repubblica italiana dalla parte dei cittadini, anche sulla scorta della sua esperienza di difensore civico. Ne è nato questo manuale per una cittadinanza responsabile, imperniato su quattro parole-chiave, le quattro stelle polari della Costituzione, e dunque della nostra convivenza nazionale e della buona politica: democrazia, sovranità, solidarietà, eguaglianza.
La costituzionalista Donata Borgonovo Re, con una predilezione per il lavoro educativo e un’esperienza sul campo da difensore civico, racconta quella che è stata definita la più bella Costituzione del mondo attraverso quattro parole-chiave e interpretando con originalità e passione civile grandi autori come De Tocqueville, Bobbio, Calamandrei, Dossetti.
“Proviamo ora a immaginare la democrazia come una grande orchestra, nella quale devono essere presenti tutti gli strumenti musicali che, sulla partitura della Costituzione, dovranno intrecciare le loro differenti voci per realizzare l’armonia della convivenza tra le donne e gli uomini di cui la democrazia si prende cura”. “Eguaglianza e solidarietà – scrive ancora Donata Borgonovo Re – connotano il nostro essere persona in relazione, il nostro essere sociale e, attraverso di noi, connotano la più ampia dimensione pubblica investendo noi e ogni organo della Repubblica della medesima responsabilità. Quella di fare della nostra democrazia una casa accogliente per tutti”.
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo,
che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
http://www.il-margine.it/i_libri/in_preparazione/le_quattro_stelle_della_costituzione
P.S. “Proviamo ora a immaginare l’umanità come una grande orchestra, nella quale devono essere presenti tutti gli strumenti musicali che, sulla partitura della Creazione, dovranno intrecciare le loro differenti voci per realizzare l’armonia della convivenza tra le donne e gli uomini di cui la natura/lo spirito si prende cura”
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12 aprile 2013 a 09:57 (Guerra al Terrore)
Tags: 2013, 2014, area di libero scambio, armi di distruzione di massa, armistizio, Ban Ki-moon, banche, Banco Delta Asia, black list, Bush, Chinoy, Cina, Clinton, conflitto termonucleare, Corea, Corea del Nord, Corea del Sud, Coree, crisi, crisi coreana, crisi cubana, crisi dei missili, danni collaterali, Dennis Rodman, deterrente, deterrenza, diplomazia, diplomazia della pallacanestro, droni, embargo, Gaza, Giappone, guerra, Guerra di Corea, guerra termonucleare, Hamas, Iran, Iraq, Israele, Kennedy, Kim Jong-Un, Libia, Macao, Mandela, mercato comune, Mike Chinoy, missili, Nuclear Posture Review, Obama, pace, Pentagono, programma atomico, proliferazione nucleare, Pyongyang, riconciliazione, Rodman, Russia, Saddam Hussein, sanzioni, Siria, stati canaglia, Terzo Mondo, Unione dell'Estremo Oriente

L’uso di minacce e dell’isolamento ai danni di Iran e Corea del Nord è un modo strano e pericoloso di gestire le relazioni internazionali…Se è offensivo per la Corea del Nord parlare di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti (una vuota minaccia, poiché il paese non ha un sistema per farlo), perché dovrebbe essere meno offensivo che gli Stati Uniti avvertano l’Iran che sarà bombardato se non interrompe la sua ricerca nucleare?…Non vi è alcun ipotizzabile scenario in base al quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzerebbe gli Stati Uniti, per non parlare di Israele, ad intraprendere un’azione militare, anche se l’Iran dovesse cambiare idea sul fatto che le bombe nucleari sono non-islamiche e produrne una. Allora perché Washington prosegue con le sue minacce illegali?… Cerchiamo anche di far cadere la finzione della “comunità internazionale” che, almeno nella sua attuale definizione occidentale, significa “gli Stati Uniti e i loro amici”. Per lo stesso motivo, cerchiamo di correggere la miopia intorno al concetto di isolamento. Quando i leader di 120 nazioni si recano a Teheran per ratificare la presidenza iraniana del Movimento dei Paesi Non Allineati, com’è successo lo scorso agosto, erano risibili quei funzionari statunitensi che continuavano a parlare dell’Iran come di “uno stato canaglia”.
A Washington e Whitehall può sembrare ovvio che la comunità internazionale debba armare l’opposizione al presidente siriano Assad, ma non è il punto di vista dell’India, del Sudafrica e del Brasile. Quando i loro leader si sono incontrati con Russia e Cina a Durban il mese scorso, hanno “ribadito la nostra contrarietà a qualsiasi ulteriore militarizzazione del conflitto” e hanno invocato una soluzione politica.
Jonathan Steele, Guardian, 9 aprile 2013
Solo ora diventa chiaro perché le Nazioni Unite siano guidate da una larva smidollata, ex ministro degli Esteri SUDCOREANO come Ban Ki-moon il quale, invece di organizzare una missione ONU neutrale che riporti la pace e rilanci le politiche di apertura tra le due coree (“politica del sorriso” – “sunshine policy”) sabotate da Bush, mette il tutto nelle mani degli Stati Uniti – che sono parte in causa e non sono certo una nazione che ama la pace – rischiando di condannare a morte milioni di compatrioti del nord e del sud.
Alcuni fatti che i media italiani – come sempre schierati inequivocabilmente con quel Bene che ha benedetto con colpi di stato, destabilizzazioni, sanzioni, embarghi, invasioni e guerre di droni Nicaragua, El Salvador, Cile, Cambogia, Cuba, Laos, Vietnam, Panama, Iraq, Afghanistan, Iran, Pachistan, Yemen, ecc. -, non sembrano desiderosi di comunicare o comunque enfatizzare:
- Le esercitazioni congiunte di USA e Corea del Sud ora includono anche simulazioni di attacchi preventivi alla Corea del Nord con artiglieria, migliaia di soldati americani, sottomarini nucleari, bombardieri nucleari e oltre 40 aerei da combattimento;
- Nei media sudcoreani si è cominciato a parlare apertamente di cambio di regime e “guerra asimmetrica” con la Corea del Nord;
- Gli scenari di guerra americani ora includono l’invasione della Corea del Nord;
- Sono nate nuove basi americane nella regione e sono stati aggiunti nuovi sistemi di difesa missilistica. Nella famosa e bellissima isola di Jeju (Corea del Sud) sorgerà una delle più grandi basi navali degli Stati Uniti in assoluto – Jeju si trova a c. 500 km da Shanghai e oltre 600 km da Pyongyang;
- Gli USA possiedono centinaia di basi militari in decine di nazioni [http://www.defense.gov/pubs/BSR_2007_Baseline.pdf];
- Libia ed Iraq sono stati attaccati ed invasi anche dopo aver rinunciato ai loro programmi atomici e dopo essere stati alleati degli USA;
- L’amministrazione Obama condanna l’aggressività della Corea del Nord ma intanto programma lanci di missili balistici intercontinentali, fa arrivare in Corea del Sud diversi caccia invisibili F-22 e fa sorvolare l’area da bombardieri B-2;
- La Corea del Sud è stata una dittatura filo-americana fino al 1987;
Se voi foste un Nobel per la Pace intenzionato a pacificare la regione, agireste allo stesso modo?
Non è mai stata siglata una pace tra Stati Uniti, le due coree e la Cina, dopo la guerra del 1950-53. È in vigore un armistizio, come tra Siria e Israele. La Corea del Nord si considera nuovamente in stato di guerra dal 4 aprile 2013. La stampa di lingua inglese non prende la cosa troppo sul serio.
In generale, l’idea è che una parte (Kim Jong-Un) stia usando la tensione per consolidare la sua base di potere e l’altra (Stati Uniti) per rafforzare le sue alleanze nell’estremo Oriente, in caso di conflitto mediorientale (Siria e/o Iran).
Ma ci sono indicazioni che fanno pensare a qualcosa di più serio – magari non nell’immediato, ma tra non molto.
La nuova amministrazione Obama ha recentemente messo sotto pressione – irragionevolmente – la leadership coreana per un lancio satellitare (del tutto legittimo) che non aveva alcuna possibilità di servire come test balistico (sarebbe legittimo anche quello, per le Nazioni Unite). La cosa è servita come pretesto per aggiungere altre sanzioni ad un paese già stremato (si veda anche l’Iran, un altro paese che ha il diritto di sviluppare un programma nucleare, ma è sotto embargo, illegalmente). E così, il 12 febbraio, per ripicca e per protesta, la Corea del Nord ha eseguito il suo terzo test nucleare. In conseguenza di ciò, il 7 marzo del 2013 è arrivata una risoluzione ancora più restrittiva per le operazioni finanziarie internazionali della Corea del Nord, un colpo terribile per il suo sistema bancario, che non potrà più ricevere alcun aiuto da nessuna banca al mondo. Dopodiché l’amministrazione Obama ha seguito la procedura dell’escalation militare e della prova di forza per mostrare che fa sul serio, finché ha valutato che la corda era molto tesa e rischiava di spezzarsi – “voglio la pace ed una soluzione diplomatica”, dichiara oggi Obama.
La cosa più preoccupante è che è stato chiesto alla Cina di partecipare allo strangolamento economico della Corea del Nord per evitare la militarizzazione americana dell’area (pericolosa per la stessa Cina), senza però che ci sia alcuna garanzia che il do-ut-des sia rispettato dagli americani e che la cosa non sia un pretesto per accerchiare ulteriormente la Cina. Si è creato un circolo vizioso per cui più gli Stati Uniti puniscono la Corea del Nord, più forte è la resistenza dei nordcoreani e quindi più dure saranno le sanzioni successive. Gli analisti cinesi suggeriscono che Washington non abbia alcuna intenzione di risolvere la questione nucleare con Pyongyang perché è utile per portare avanti un’escalation nel Pacifico occidentale e per realizzare esercitazioni militari nella regione che fanno parte dei piani di Obama circa un maggiore impegno strategico americano nel Pacifico (intende spostare la maggior parte della flotta nel Pacifico, come dopo Pearl Harbor).
http://www.counterpunch.org/2013/04/09/whats-annoying-the-north-koreans/

Ripassiamo la storia recente.
Il 9 ottobre del 2006 la Corea del Nord è diventata la nona potenza atomica mondiale.
Prima di quel test l’amministrazione Bush era divisa tra isolazionisti e diplomatici.
Nel 2003 il Washington Post citava una fonte del Senato che riferiva l’intenzione dell’amministrazione Bush di non ostacolare il programma atomico nordcoreano ["The administration has acquiesced in North Korea becoming a nuclear power"]
http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0303/06/ip.00.html
perché ciò avrebbe portato all’ulteriore isolamento della Corea del Nord (ma quindi anche alla sua radicalizzazione ed all’effettiva impossibilità di negoziare).
Dopo il test del 2006, Condoleezza Rice si compiaceva del fatto che l’evento aveva spinto la Cina a compiere passi importanti nel contenimento delle aspirazioni nord-coreane
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/10/21/AR2006102100296.html
In ogni fase gli Stati Uniti hanno spostato la linea teoricamente invalicabile, quasi sfidando il regime a procedere oltre. Hanno fatto lo stesso con l’Iran. In entrambi i casi nessuno ha denunciato la manipolazione in corso, per ragioni di opportunità, e perché Iran e Corea del Nord godono di pessima fama – in gran parte meritata – e rendono tutto più facile.

Nello stesso anno, il 2002, Bush menziona la possibilità di un attacco preventivo alla Corea del Nord e il Nuclear Posture Review del 2002 (un rapporto sulla dottrina nucleare americana) conferma che la Corea del Nord era un possibile bersaglio di un attacco atomico statunitense
http://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_Posture_Review
Cosa fareste se una superpotenza vi mettesse nel suo mirino e sapeste che non si tira indietro quanto si tratta di fare la guerra?
Cerchereste di dotarvi di una difesa poderosa, di un deterrente nucleare.
Tra l’altro, il caso di Saddam Hussein dimostra che anche se uno si libera delle armi di distruzione di massa, verrà attaccato ugualmente. Quindi, tanto vale tenersele.
È esattamente quel che è successo e l’amministrazione Bush non poteva non saperlo: ha adescato i nordcoreani, oppure è responsabile della più stupida e controproducente attività diplomatica dai tempi di Chamberlain. Mike Chinoy, corrispondente della CNN e uno dei massimi esperti di questioni coreane, pensa che sia vera la prima, dato che ogni volta che la Corea del Nord interrompeva il suo programma in cambio di aiuti e pace accadeva qualcosa che la rendeva insicura sulle reali intenzioni americane e la spingeva a rilanciarlo:
http://www.amazon.com/Meltdown-Inside-Korean-Nuclear-Crisis/dp/B005ZOBFIC

Altrimenti come si spiega la vicenda del Banco Delta Asia?
“Al dialogo dei sei del 19 settembre 2005 venne firmata una dichiarazione di principi sul disarmo nucleare tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Democratica della Corea (DPRK)…L’inchiostro si era appena asciugato sul documento quando, immediatamente, gli Stati Uniti violarono uno dei suoi punti principali. Anche se secondo l’accordo gli Stati Uniti erano tenuti a cominciare a normalizzare le relazioni con la Corea del Nord, proprio il giorno seguente annunciarono l’imposizione di sanzioni sui conti nordcoreani depositati nella sede del Banco Delta Asia di Macao, con il pretesto che questa banca fosse usata per mettere in circolazione valuta contraffatta. Se ci fosse o no qualche fondamento all’accusa deve ancora essere dimostrato (anche se c’è più di un motivo di scetticismo). L’esperto di contraffazioni tedesco Klaus Bender crede che, dal momento che la valuta USA è stampata su carta esclusivamente prodotta in Massachusetts, usando inchiostro basato su una formula chimica segreta, “è inimmaginabile” che chiunque altro, oltre agli americani “potrebbe conseguire questi materiali”.
http://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo6m27-000746.htm
La questione si risolse nel 2007, con lo scongelamento dei fondi nordcoreani:
http://www.asianews.it/notizie-it/Scongelati-i-fondi-di-Pyongyang-a-Macao,-atteso-lo-stop-al-programma-nucleare-8964.html
È assai probabile che il vero obiettivo di queste schermaglie sia la Cina e che una Corea nuclearizzata sia un’ottima schermatura mimetica delle reali intenzioni americane: “non ce l’abbiamo con la Cina, ma con la Corea del Nord!”. Che è poi quello che succede con i missili patriot in Polonia (“non sono contro i Russi, ma contro gli Iraniani!”) e in Turchia (“non sono contro gli Iraniani, ma contro i Siriani!”) o con le difese antimissile israeliani (“non servono per fare la guerra all’Iran, ma per difenderci da Hamas!”).
Il “giochino di prestigio” è un filino stantio, ormai, ma con le opinioni pubbliche semianalfabete dell’Occidente funziona sempre a meraviglia.
Ci troveremo ingolfati in una guerra mondiale e il 90% della gente non avrà capito come diavolo sia successo:
http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/verso-la-terza-guerra-mondiale.html
http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/terza-guerra-mondiale-scacchiera-pezzi.html
Gli Stati Uniti sembrano aver calcolato che il gioco valeva la candela: la bomba nordcoreana in cambio di un isolamento perpetuo ed una costante spina nel fianco delle tre potenze dell’Estremo Oriente che funga anche da cuneo per dividerle. Con il valore aggiunto della possibilità di mantenere le basi militari americane in Giappone e Corea del Sud nonostante la contrarietà delle due popolazioni.
Una crisi perpetua è quel che ci vuole per rafforzare lo schieramento anti-cinese nell’Estremo Oriente in vista di un possibile scontro, sempre smentito a parole, ovviamente, ma quasi inevitabile, se si considera il mondo una scacchiera:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/10/brzezinski-atlantide-e-la-supernova/

http://temi.repubblica.it/limes/il-contenimento-della-cina/40968
Che la situazione sia più complessa di quel che ci è stato fatto credere è testimoniato dal fatto che la Corea del Nord aveva già suggerito (2009) di essere pronta a tradire la Cina, se avesse ricevuto consistenti aiuti dagli Stati Uniti – gli Americani riferirono subito la cosa ai Cinesi, che ora si mostrano più prudenti (era l’occasione giusta per risolvere la questione, invece si è provveduto ad isolare ulteriormente la Corea del Nord):
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/9e2f68b2-7c5c-11e2-99f0-00144feabdc0.html#axzz2Q9e4r3Un
Dopo la fine della guerra fredda c’erano state diverse opportunità per integrare pacificamente la Corea del Nord in un consorzio nord-asiatico sul modello dell’Unione Europea – progetto che piace a molti statisti, industriali e diplomatici giapponesi, cinesi e coreani, anche se non viene pubblicizzato molto, e che sta decollando in questi anni:
“Ad area di libero scambio ultimata, i tre giganti dell’Asia potranno contare su un livello di efficienza e integrazione tale da eliminare qualsiasi concorrente”
http://economia.panorama.it/mondo/Cina-Giappone-e-Corea-del-Sud-creano-il-loro-mercato-comune
Nei primi anni ’90 c’erano stati degli abboccamenti tra Corea del Nord e Giappone ed il ripristino delle relazioni diplomatiche. La Corea del Nord era disposta ad offrire la pace in cambio di generose compensazioni per il dominio coloniale subito dal Giappone. L’opinione pubblica giapponese era ben disposta, la classe dirigente giapponese sa che la Corea del Nord è l’unico ostacolo ad un corridoio commerciale euroasiatico (con tunnel sottomarini, ferrovie, gasdotti, la PESETO, una mega-autostrada che dovrebbe congiungere Pechino e Tokyo passando per Seoul) che renderebbe il Giappone meno dipendente dall’egemonia americana nel Pacifico.

Nel 1991 le due Coree avevano siglato un trattato di non aggressione. Ancora nel 2002 ci si sforzava di fare dei passi in avanti in tal senso:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2002/09_Settembre/17/giappone.shtml
Poi è arrivato il test atomico e così gli aiuti economici disperatamente necessari sono sfumati. Si è data la colpa agli imprevedibili ed inaffidabili nordcoreani, ma perché escludere a priori la possibilità che gli Stati Uniti abbiano un qualche interesse a vedere la nascita di un’Unione dell’Estremo Oriente (prospettiva impensabile finché la Corea del Nord rimarrà una mina vagante) e quindi siano intenzionati a sabotare ogni possibile accordo?
Una Corea del Nord nucleare avvantaggerebbe i piani americani per la conservazione del dominio globale – indispensabile per tenere in vita il dollaro e l’economia statunitense -, in qualità di unica superpotenza, e non è irragionevole notare come le minacce americane di attacco preventivo, le manovre militari congiunte davanti alla coste nordcoreane e le sanzioni abbiano avuto come risultato proprio quello di accelerare il programma atomico coreano (un po’ come avviene in Iran).
Allo stesso modo in cui la Guerra al Terrore è pensata per fallire, in quanto è solo un pretesto per fomentare il terrorismo in popolazioni risentite, giustificando così un perpetuo attivismo bellico americano, la Guerra alla non-proliferazione nucleare è concepita per favorirla e legittimare futuri interventi “pacificatori”. Non è certo la stabilità di un nuovo ordine mondiale l’obiettivo finale, ma un incessante contrapporsi di popoli e nazioni.
In un certo senso, si potrebbe dire che il famoso tema del Nuovo Ordine Mondiale è uno specchietto per le allodole: impedisce di capire che il dominio è già una realtà tangibile e che l’unico rimedio è un’alleanza di popoli che ponga fine ad ogni progetto egemonico di qualunque superpotenza e quindi elevi a parità di status i paesi del Terzo Mondo (che altrimenti resteranno eterne colonie oppure stati canaglia da attaccare al momento opportuno).
Il già citato Nuclear Posture Review del 2002 elencava le nazioni attaccabili: Iraq (fatto), Libia (fatta), Siria (in corso), Iran (a breve), Corea del Nord (a breve?), Russia e Cina. In piena continuità, si badi bene, con l’amministrazione Clinton:
In questo senso Bush mantiene una assoluta continuità con Clinton che, in un Rapporto di cinque anni fa (1997, NdR), rimasto allora segreto, denominato Presidential Decision Directive (PDD-60), prevedeva appunto uno spostamento dell’attenzione strategica dalla Russia alla Cina e introduceva per la prima volta l’indicazione delle cinque rogue nations indicate anche da Bush (Iraq, Iran, Corea del Nord, Libia e Siria) come possibili obiettivi di un attacco americano. […]. In questo modo il Pentagono sconfessa gli accordi internazionali che prevedono che non si usi l’armamento atomico contro paesi che non ne siano a loro volta dotati, e si arroga il diritto di scegliere senza nessun vincolo come garantire la propria sicurezza.
http://www.thefederalist.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=560&lang=it
Ripeto: chi non si armerebbe sapendo di essere sulla black list del bullo di turno?
Il ‘Nuclear Posture Review’ di Obama (2010) esclude attacchi a potenze non-nucleari che non cerchino di sviluppare armi atomiche. Il che significa che Iran e Corea del Nord (oltre a Cina e Russia) sono ancora nel mirino.

Ora il giovane leader nordcoreano Kim Jong-Un l’ha fatta grossa; forse per tenere a bada certi ambienti militari, come sostiene una ex spia nord-coreana (???)
http://it.euronews.com/2013/04/11/ex-007-nord-corea-kim-jong-un-minaccia-per-dimostrarsi-all-altezza/
Oppure per arrivare ad una crisi come quella cubana che ponga fine all’escalation una volta per tutte
https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_dei_missili_di_Cuba
Credo che Dennis Rodman abbia avuto quella funzione
http://www.lastampa.it/2013/03/01/esteri/rodman-e-la-diplomazia-del-canestro-incontra-kim-jong-un-amici-per-la-vita-NwUYupKLt0uO1uzuFtpZMO/pagina.html
Se è così potremo constatare se Obama è un nuovo Kennedy, oppure se è un burattino che, volente o nolente, obbedisce a poteri sovrastanti.
Nel primo caso la leadership coreana avrebbe fatto una mossa rischiosa ma eccellente. Nel secondo caso il giovane leader nordcoreano amante del basket avrebbe fatto il gioco degli americani e messo nelle peste i cinesi (e i russi): ora gli Stati Uniti hanno il jolly del nuovo leader incontrollabile da giocarsi con le Nazioni Unite e hanno potuto schierare sistemi di intercettazioni anti-missile che potranno essere usati per bloccare un attacco cinese in risposta ad un’eventuale aggressione americana alla Corea del Nord. La vittoria sulla Corea del Nord e la riunificazione delle Coree dimostreranno che gli USA sono ancora i numeri 1 nel mondo.
Gli Stati Uniti manterranno uno stato di tensione fino a quando non decideranno che è il momento giusto per attaccare la Cina (per questo serve Obama, l’insospettabile). A quel punto faranno in modo di farsi attaccare dalla Corea del Nord – facendole credere che un loro attacco preventivo è imminente – per coinvolgere la Cina. La Corea diventerà il teatro di un conflitto atomico regionale in cui gli USA sperano forse di potersi prendere la rivincita per lo stallo imposto dai cinesi nel 1953 (nel 1951 il generale Douglas MacArthur aveva ventilato l’ipotesi di un attacco atomico alla Cina ed era stato rimosso dal comando delle forze alleate). Sono lieto di non vivere nei paraggi.
Con l’Iran questa tattica è impossibile, perché Israele non è la Corea del Sud (o il Giappone) e non ha alcuna intenzione di temporeggiare, anche perché è convinto che il suo sistema di difesa anti-missile, testato con Hamas, sia adeguato o lo stia per diventare:
“Il conflitto fra Hamas e Israele, conclusosi con una tregua, è a prima vista l’ ennesimo episodio di una resa dei conti ripetuta a cicli regolari. Eppure, secondo Usa e Israele, c’ è un’ altra chiave di lettura: l’offensiva è servita come prova generale per un eventuale scontro armato con l’Iran”.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/11/24/nella-striscia-le-prove-per-una-guerra.html
Per il resto la situazione è molto simile, con gli USA che parlano di pace ma appoggiano una fazione contro l’altra.
Un precedente storico è lo sguinzagliamento del Giappone contro l’impero russo da parte dell’impero britannico nella guerra del 1904.
Questo è il comportamento delle superpotenze quando non esiste un’alleanza di nazioni del mondo capace di imporre soluzioni diplomatiche.
*****

A noi piace pensare (narcisisticamente) che i nordcoreani siano selvaggi irrazionali o umanoidi robotizzati guidati da pazzi mitomani, mentre noi siamo cittadini razionali, informati e governati più spesso che no da leader che non farebbero mai certe cose.
In fondo noi incarniamo il Bene, nonostante le varie defaillance, e quindi possiamo prenderci gioco degli altri, umiliarli, ucciderli. Le liste nere di “omicidi mirati con droni” e di “guerre mirate preventive” sono un lavoro sporco che produce “danni collaterali” ma che va portato a termine per garantire un futuro migliore per tutti.
Ogni volta ci caschiamo come degli imbecilli e i guerrafondai non devono neppure sforzarsi di alterare la propaganda – usano gli stessi, identici slogan, cliché, vocaboli:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/iraq-2002-iran-2012/
Anche i tedeschi buoni furono bombardati. Anche quelli contrari alle guerre naziste ma che non riuscirono a fermarle ci lasciarono la pelle.
Tra i sopravvissuti ci sarà chi avrà la coscienza a posto e chi si sentirà in colpa per il resto della sua vita.
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11 aprile 2013 a 07:57 (Economia e Società, Salute, Stati Uniti d'Europa)
Tags: apartheid, assistenza sanitaria, Berlusconi, Blair, blairismo, Cameron, Carol Thatcher, Chirac, coefficiente, coefficiente di Gini, conservatori inglesi, disoccupazione, disuguaglianza, dittatura, divide et impera, Dubcek, economia, egoismo, empatia, europeismo, famiglia, Farage, figli, Gemelli, Ginetti, Gini, indice, individualismo, Iron Lady, Kaldor, Khmer Rossi, Kohl, Lady di Ferro, Mario Monti, Mark Thatcher, Matteo Renzi, media, Mitterrand, Monti, Mubarak, Nadia Ginetti, neoliberismo, Nigel Farage, non ci sono alternative, paleodieta, Pinochet, Pol Pot, privatizzazioni, psicopatia, psicopatico, Regno Unito, Renzi, Saddam Hussein, società, sociopatia, stampa, stato sociale, sterlina, Suharto, svalutazione, Thatcher, thatcherismo, TINA, Unione Europea, welfare

Non ci sono alternative.
Margaret Thatcher, conferenza stampa, Londra, 25 giugno 1980
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/13/il-mito-del-consenso-unanime-e-la-crisi-del-patto-civile-con-lo-stato/
Ha scoraggiato ciò che c’era di meglio in noi ed incoraggiato ciò che c’era di peggio.
Anonimo internauta inglese
PRAGMATISMO e fermezza della Lady di Ferro, sono qualità rare in politica in questo momento in cui sembra prevalere il tatticismo ed equilibrismo….. E mentre gli inglesi si professano conservatori ma spesso agiscono da rivoluzionari, gli italiani si professano riformatori ma sono fondamentalmente conservatori..se non reazionari…al massimo trasformisti… Oggi è necessario cambiare marcia in Italia e che l’azione politica di Margaret Thatcher possa essere d’esempio per realizzare finalmente il cambiamento; il vero CAMBIAMENTO da parte di chi quel cambiamento può rappresentare credibilmente…. Verso la contemporaneità..[punteggiatura originale, NdR]
Nadia Ginetti, neo-senatrice del Pd vicinissima a Matteo Renzi (da FB)
LA FAMIGLIA

I figli (gemelli) della Thatcher hanno affidato la madre alle cure di badanti e dell’hotel Ritz, dove è morta. Ha trascorso gli ultimi Natali da sola, mentre i figli se la spassavano, separatamente, uno ai Caraibi e l’altra nelle Alpi, con i soldi piovuti dal cielo, grazie alla benevolenza materna ed al suo potere (alla faccia della retorica “meritocratica” della loro mammina):
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2080536/The-Iron-Lady-Margaret-Thatcher-ignored-children-Christmas.html
Ha sempre avuto pessimi rapporti coi figli, anche quando era al governo. In un certo senso, si sono dimostrati il prodotto della filosofia di vita della Lady di Ferro: avidità, individualismo, carenza di empatia e solidarietà.
Ma c’è un altro aspetto della sua vita famigliare che merita attenzione: Carol Thatcher non ha mai nascosto il suo avvilimento e risentimento per il modo in cui, pur essendo gemelli, la madre abbia sistematicamente favorito il fratello Mark, anche con ostentazioni pubbliche. Una madre che divide e contrappone, diventa un premier che divide e contrappone (divide et impera).
Mark ha trascorso la sua vita comportandosi come un vero psicopatico/sociopatico – privo di coscienza, privo di morale, privo di decenza, privo di sensibilità, privo del benché minimo senso del limite:
http://www.agi.it/estero/notizie/201304081615-est-rt10279-thatcher_mark_figlio_playboy_e_golpista_che_la_fece_disperare
Margaret si è sempre comportata come un’inflessibile maestrina – con i figli come con i cittadini – e il figlio l’ha ripagata prendendo con comodo un volo per l’Inghilterra dopo il decesso della madre. La popolazione inglese l’ha ripagata celebrando la sua morte in cortei e manifestazioni spontanee.
GLI AMICI

Non si può valutare l’operato della Lady di Ferro prescindendo dal suo incondizionato appoggio all’apartheid, a Pinochet, Mubarak, Saddam Hussein, Suharto (“One of our very best and most valuable friends”) e Pol Pot. Quando i vietnamiti invasero la Cambogia per fermare il genocidio, Margaret Thatcher si schierò con Pol Pot e contro i vietnamiti, anche perché l’Occidente aveva addestrato i terrificanti Khmer rossi, responsabili della morte di almeno un quinto della popolazione cambogiana
http://www.newstatesman.com/node/137397
http://www.guardian.co.uk/world/2000/jan/09/cambodia
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/feb/21/cambodia-human-rights-john-pilger
http://bloodandtreasure.typepad.com/blood_treasure/2011/08/mrs-thatcher-explains-the-khmer-rouge-to-british-children.html
IL WELFARE
Per quelli che “ma la Thatcher non era contro lo stato sociale”: “È quindi opportuno prendere in considerazione l’obiettivo di porre progressivamente fine alla prestazione di assistenza sanitaria da parte dello stato per la maggior parte della popolazione, in modo che le strutture sanitarie divengano di proprietà e gestione privata, e che i malati debbano pagarne i servizi” (un progetto di riforma del welfare così radicale che incontrò l’opposizione di diversi membri del suo stesso governo – a dimostrazione del fatto che può esistere una destra non neo-liberista)
http://www.guardian.co.uk/politics/2012/dec/28/margaret-thatcher-role-plan-to-dismantle-welfare-state-revealed
“Fin dall’inizio, giornalisti veterani del Telegraph, Times e Daily Mail offrirono volontariamente i loro servigi. Ogni sabato, in una vineria chiamata “the Cork and Bottle”, i ricercatori di Margaret Thatcher e gli editorialisti e giornalisti del Times e Telegraph incontravano il personale dell’Adam Smith Institute e dell’Institute of Economic Affairs. Durante il pranzo, “pianificavano la strategia per la settimana successiva”. Queste riunioni “coordinavano le nostre attività per massimizzare la nostra efficacia collettiva”. I giornalisti poi si incaricavano di tradurre in editoriali le proposte dell’istituto mentre i ricercatori s’incollavano ai ministri ombra.
Molto presto, riferisce Pirie, il Mail iniziò a pubblicare articoli di sostegno volta che l’Adam Smith Institute pubblicava qualcosa. L’allora direttore del giornale, David English, curava in prima persona la loro stesura ed aiutava l’istituto a migliorare le sue argomentazioni.
[…]
Pirie si prende, tutto o in parte (e fornisce un mucchio di prove a sostegno) il merito della privatizzazione delle ferrovie e di altre industrie, dell’appalto di servizi pubblici a società private, dell’imposta procapite (indipendente dal reddito e quindi favorevole ai ricchi), della vendita di case popolari, delle liberalizzazioni nel campo dell’istruzione e della sanità, della creazione di penitenziari privati e, successivamente, delle politiche fiscali dell’attuale governo Cameron [neoliberista].
Pirie, restando anonimo, scrisse anche il manifesto dell’ala neoliberista del governo Thatcher, “No Turning Back”.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/19/prossima-mossa-neoliberista-chi-non-paga-abbastanza-tasse-perde-il-diritto-di-voto-george-monbiot-sul-guardian/
L’EUROPA
Come de Gaulle e molti altri, sospetto che l’europeismo della Thatcher fosse un cavallo di Troia inteso ad ostacolare il percorso di integrazione europea. Osservo che, nei suoi discorsi, la Lady di Ferro non si esprimeva diversamente da Nigel Farage, che amico dell’Unione Europea certamente non è.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/06/chi-e-veramente-nigel-falange-cioe-farage/
Sono celebri i suoi tre no ad una delle proposte che potevano servire ad evitare l’attuale disastro dell’eurozona e la deriva tecnocratica dell’Unione Europea
http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/13/04/08/frasi-celebri-thatcher-scheda-123.html
L’ECONOMIA

15 grafici sui risultati delle politiche thatcheriane
http://www.guardian.co.uk/politics/datablog/2013/apr/08/britain-changed-margaret-thatcher-charts
Il Regno Unito è oggi una nazione così impoverita nel manifatturiero e così dipendente dalla finanza che si trova con le esportazioni in calo persino dopo una svalutazione di un terzo della sterlina.
“Le religioni primitive sono antropomorfe. Esse credono in dèi che ricordano gli esseri umani per condizioni fisiche e di carattere. L’economia della signora Thatcher è antropomorfa, in quanto crede di poter applicare all’economia nazionale gli stessi principi e regole di comportamento che sarebbero considerate opportune per un singolo individuo o una famiglia: pagare di tasca propria, tagliando le proprie spese in modo che si adattino ai propri guadagni, evitando di vivere oltre le proprie possibilità e di contrarre debiti. Si tratta di ben misurati principi di prudenza nei comportamenti per una persona, ma se applicati come ricette politiche per un’economia nazionale conducono ad assurdità.
Se un individuo taglia la propria spesa non dovrà ridurre il suo reddito. Tuttavia, se un governo taglia il proprio programma di spesa pubblica in relazione alle aliquote fiscali e alle tasse, ridurrà la spesa totale nell’economia e, quindi, la produzione totale e il reddito. Esso contribuirà a ridurre il gettito prodotto dalle imposte esistenti e causerà l’espansione della spesa pubblica per i sussidi di disoccupazione e per il sostegno delle imprese in difficoltà e per altri cose simili” (cf. l’Italia di Mario Monti, 2012).
Nicholas Kaldor. Discorso pronunciato il 18 marzo 1981 alla Camera dei Lord, tratto da “The Economic Consequences Of Mrs Thatcher”.
http://keynesblog.com/2013/04/09/leconomia-primitiva-di-margaret-thatcher/
LA SOCIETÀ

Mi è stato chiesto se stavo cercando di ripristinare i valori vittoriani. Ho subito detto che era proprio così. Ed è così – M. Thatcher, discorso alla comunità ebraica britannica, 1983.
Ho mantenuto molte delle sue riforme (Tony Blair, 8 aprile 2012).
Margaret Thatcher ha salvato il nostro Paese. La sua eredità resterà non solo negli anni a venire, ma nei secoli (David Cameron, 8 aprile 2012).
Il thatcherismo prima ed il blairismo poi hanno reso il Regno Unito meno coeso, più egoista e più iniquo
http://www.ifs.org.uk/publications/4637
E anche molto violento:
http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/law-and-order/5712573/UK-is-violent-crime-capital-of-Europe.html
Blair afferma che “la Thatcher può aver anche diviso l’opinione pubblica, ma si deve riconoscere la forza della sua personalità e il radicalismo delle sue politiche”. Si potrebbe dire la stessa cosa di qualunque dittatore.
La Thatcher è stata una pessima statista proprio perché non ha mai ricercato equilibri e compromessi tra le diversità. Al contrario, come ogni politico antidemocratico, ha usato la sua posizione di forza per schiacciare gli avversari ed imporre, con evidente entusiasmo, un pensiero unico neo-castale che deresponsabilizza i ricchi ed incolpa i poveri di ogni male sociale.
Il Regno Unito che ci ha lasciato non è per nulla meritocratico, è solo social-darwinista. In quanto a mobilità sociale, è messo persino peggio degli Stati Uniti e dell’Italia:
http://www.progre.eu/2012/01/27/mobilita-sociale-italia-agli-ultimi-posti/
È una società impoverita, dove i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri e dove il governo thatcheriano di Cameron punisce i disabili per la colpa di essere nati o diventati tali
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-soluzione-finale-alla-questione-dei-disabili-secondo-il-governo-inglese-cazzi-loro/
e non sanziona né regolamenta il settore finanziario.
La proporzione di poveri è esplosa proprio sotto i suoi governi:
http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2011/dec/02/poverty-working-fmailies-with-children-uk
HANNO DETTO DI LEI

Non c’è niente di male in lei, ovviamente, è solo che non è il tipo di persona che uno vorrebbe invitare a cena (Willie Whitelaw, segretario di Stato di M. Thatcher)
Margaret Thatcher mi ha sempre dato mal di testa. (Helmut Kohl)
Occhi da Caligola, labbra da Marilyn Monroe (Francois Mitterrand)
Che cosa vuole, questa casalinga? Le mie palle su un vassoio? (Jacques Chirac)
Per noi non è la Lady di ferro. Lei è la cara signora Thatcher (Alexander Dubcek)
Lady Thatcher mi ha onorato della sua stima e amicizia fino al punto di intervenire anche a mia difesa, contro l’aggressione mediatico giudiziaria di cui sono bersaglio da vent’anni e mi ha sostenuto con più lettere nelle mie campagne elettorali (Silvio Berlusconi).
Margaret Thatcher ha mostrato di amare le società “fredde” e di disprezzare le comunità “calde”.
I suoi elogi funebri, anche i più entusiastici, sono stati freddi, mentre i festeggiamenti per la sua morte sono stati decisamente caldi.
Chi mal semina, mal raccoglie.
L’UNICA COSA BUONA DELLA THATCHER – FACEVA LA PALEODIETA ED È MORTA AD 87 ANNI

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/29/quali-celebrita-seguono-la-paleodieta/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/11/alimentazione-per-un-mondo-nuovo/
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10 aprile 2013 a 07:49 (Sfatare i miti, Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto, Verso un Mondo Nuovo)
Tags: Atlantide, Ban Ki-moon, BRICS, Brzezinski, Cina, City, Commissione Trilaterale, divide et impera, egemonia, geopolitica, imperialismo, impero americano, Iran, Israele, NATO, Nazioni Unite, Netanyahu, Obama, oleodotti, Pentagono, Putin, Regno Unito, Russia, russofobia, Sarkozy, stati satellite, supernova, Turchia, Unione Eurasiatica, Unione Europea, Van Rompuy, vassallaggio, vassalli, Zbigniew Brzezinski

Il “brillante” piano di Brzezinski per gli Stati Uniti del ventunesimo secolo: scimmiottare le strategie dell’impero britannico (e/o di Atlantide?)
http://it.wikipedia.org/wiki/Zbigniew_Brzezinski
Premessa: occorre capire che senza un impero gli Stati Uniti non hanno alcuna chance di sopravvivere. Sono nelle stesse condizioni del Regno Unito: la loro industria è moribonda, la loro economia è tenuta in vita a botte di stimoli dalle rispettive banche centrali (che prima o poi si pagano, con gli interessi – disastrose bolle speculative + inflazione), il loro settore bancario-finanziario è una metastasi, il loro tasso di disoccupazione reale è a livelli record, così come il loro indebitamento reale. Le loro rispettive valute non sono crollate solo grazie al predominio militare americano.
Anglo-America (Nuova Atlantide = City di Londra + Pentagono) è come una stella diventata troppo grande che è in procinto di esplodere per esaurimento di combustibile:
“L’esplosione di Supernova rappresenta l’ultimo atto, distruttivo e spettacolare, del ciclo evolutivo di stelle molto massive. Durante l’esplosione viene liberata un’energia enorme e la stella diventa così luminosa da splendere più di una intera galassia. La luce emessa dalla stella in seguito all’esplosione dura qualche mese ed è paragonabile a quella che il nostro Sole è in grado di emettere in un miliardo di anni!… Ogni volta che il combustibile nucleare al centro della stella finisce perché si è trasformato in un altro elemento, il nucleo si contrae sotto l’azione della gravità e riesce ad innalzare la temperatura fino ad innescare il bruciamento del nuovo elemento chimico. Sfortunatamente (per la stella) il ferro non può essere ulteriormente fuso per produrre energia e questa volta la contrazione del nucleo prosegue in maniera irreversibile. Quando la temperatura e la densità della materia all’interno del nucleo raggiungono un valore limite, i protoni e gli elettroni degli atomi si fondono a formare neutroni. In ognuna di queste reazioni di “neutronizzazione” viene prodotto un neutrino. In poche decine di secondi il diametro del nucleo si contrae da circa metà del raggio terrestre (3000 km) a poco più di 10 km. L’onda d’urto prodotta si propaga in circa due ore attraverso gli strati esterni della stella e, quando raggiunge la superficie, la stella esplode. Tutto il materiale di cui è composta la parte esterna della stella viene proiettato nello spazio circostante con una velocità approssimativa di 15000 km/s, lasciando come residuo il nucleo di neutroni che, a seconda della massa, può rimanere una stella di neutroni (pulsar) o diventare un buco nero”
http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/index.htm?mainRecord=http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/contents/lngs_it/public/educational/physics/supernova/
Succederà. Uno choc petrolifero (crisi nel Golfo Persico), la morte di una banca zombie troppo grande per essere salvata (con effetto domino sulle altre), il tentativo di riprendere il controllo delle armi automatiche, pogrom antisemiti, una nuova recessione, un crack di Wall Street, prolungate proteste di massa con repressione e reazioni violente di una popolazione armata fino ai denti, un attentato terroristico, il collasso dell’eurozona: ormai le concause possono essere numerose.
Brzezinski queste cose le sa.
È un uomo straordinariamente intelligente, è spiritoso, è un padre amorevole. Ha fatto tutto quel che era in suo potere per scongiurare una terza guerra mondiale (conseguenza di un attacco all’Iran); ha condannato le politiche inique ed austeriste del Nord Europa, consigliando ad Obama di contrastarle in ogni modo negli Stati Uniti; ha promosso la nascita di una Palestina indipendente ed un serio processo di pace nel Medio Oriente. Per questo è diventato il bersaglio del livore dei neocon statunitensi e dei nazionalisti israeliani.
Brzezinski è troppo lucido e disciplinato per essere un neocon: sa che senza la carota il bastone può produrre un effetto boomerang.
È uno scacchista e il mondo per lui è una scacchiera. Ci sono giocatori e ci sono pedine. Qualcuno vince, qualcuno perde, qualcuno è sacrificato. Così è sempre stato e sempre sarà.
Brzezinski non tollera l’idea di un pianeta in cui non esista una potenza leader (o un direttorio) che stabilizzi i rapporti internazionali, l’idea di una governance globale DEMOCRATICA in cui il Terzo Mondo possa avere lo stesso peso delle potenze maggiori e in cui si possano mettere a tacere le oligarchie finanziarie.
Sa che l’America è stata quasi incessantemente una forza destabilizzante, anche laddove – conflitto arabo-israeliano – era nel suo interesse evitare che Israele facesse il passo più lungo della gamba (per non parlare di Iran, Pachistan, America Latina, Sud Est asiatico, Mediterraneo, ecc.).
La proliferazione di basi americane in tutto il mondo, anche a poche centinaia di chilometri dai confini russi e cinesi non è un fattore di stabilizzazione.
Sa perfettamente che, come l’impero britannico, anche quello NATO si pone come “indispensabile mediatore” solo per interferire negli affari interni di altri stati ed è perciò nel suo interesse impedire in ogni modo che nel mondo prevalga la diplomazia, la cooperazione, la concordia (divide et impera).
Obama non è meno imperialista di Bush, è solo molto più “smart”.
Di questo occorre tener conto quando si leggono i numerosi pareri condivisibili di Brzezinski.
Fa tutto parte di un calcolo costi-benefici che ha come obiettivo quello di fare in modo che Obama impari dagli errori di Gorbaciov nel gestire il declino del modello statunitense (soft landing). La parola-chiave è coordinamento (controllo indiretto): un Nobel per la Pace usa i droni, non i bombardieri; usa le truppe dei vassalli, non le sue (es. Libia, Mali, Siria, Somalia).
Si sfruttano come vassalli le ex potenze coloniali ora inserite nella NATO per conservare il predominio (low cost): Regno Unito, Francia e Turchia in Africa e Medio Oriente [Sarkozy ha inaugurato una base aeronavale francese negli Emirati Arabi Uniti, a poche decine di chilometri dall’Iran, nel 2009, lo stesso anno in cui ha imposto alla Francia l’adesione alla NATO], Polonia nell’Europa orientale (nella speranza che la Russia imploda).
Però le cose non vanno sempre per il verso giusto. Israele è ormai una mina vagante.
La Germania in Europa, il Giappone nell’Estremo Oriente e l’Italia nel Mediterraneo hanno occasionalmente lasciato intendere che sono più che pronti ad operare in una prospettiva post-NATO (es. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-06/putin-inaugura-gasdotto-north-165827.shtml?uuid=AaKyb31D).
La Francia pre-Sarkozy era una nazione sovrana e quasi certamente tornerà ad esserlo negli anni a venire.
I BRICS hanno sfidato la volontà di Washington senza subire alcuna conseguenza significativa.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/12/atlantide-contro-eurasia-la-principale-causa-della-terza-guerra-mondiale/
Il Pachistan non desidera altro che liberarsi dalla presenza americana e dalla costante minaccia di una sua disgregazione (con il nord che se ne va per conto suo e finisce nell’orbita americana).
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-voto-sulla-siria-spacca-lonu-e-contrappone-nato-e-brics-nigeria-e-pakistan/
Insomma, le cose volgono al peggio, per i nemici dell’America come doveva essere.
Ecco la reazione di Brzezinski, al crepuscolo dell’impero.
Zbignew Brzezinski, primavera 2012
0:50 – il ventunesimo secolo sarà o il secolo più di successo su scala globale, oppure il peggior secolo nella storia umana
2:30 – la NATO è ancora importante e ancora necessaria ma deve dotarsi di una visione di politica globale.
5:00 – la storia del mondo si snoda nel continente eurasiatico. Là, oggigiorno, ogni conflitto regionale ha una portata globale.
6:30 – non è da escludere che l’Asia del ventunesimo secolo possa replicare la tragica storia dell’Europa del ventesimo secolo.
8:50 – gli Stati Uniti non devono lasciarsi coinvolgere in nessun conflitto asiatico sul continente (Giappone, Corea e Taiwan restano però strategici). Gli USA devono limitarsi a fare quel che ha fatto il Regno Unito nel diciottesimo secolo con l’Europa: fungere da equilibratori, mediatori.
9:30 – USA devono impegnarsi in un’opera di riconciliazione tra Giappone e Cina
10 – la Cina può essere un junior partner degli USA nella stabilizzazione del mondo: un conflitto tra le due potenze le distruggerebbe entrambe
11 – Gli USA sono i guardiani d’Europa, ma l’Europa deve svolgere un ruolo attivo nella stabilizzazione dell’Oriente (perché è nell’interesse di tutti)
13:44 – Perché ciò avvenga è indispensabile che Turchia e Russia entrino a far parte dell’Occidente
15 – Ataturk ha avuto successo laddove Lenin ha fallito
18 – la Turchia è un modello per il futuro sviluppo dell’Iran
21 – l’Unione Europea evolverà, sviluppando verosimilmente un nucleo centrale federale circondato da una periferia meno vincolata e da satelliti collegati in qualche forma all’UE, tra i quali certamente la Turchia, il tutto all’interno della comunità euro-atlantica (leggi: Europa vassallo del Nordamerica)
22 – L’Unione Europea era più “unione” quando era una comunità (CEE): ora è attraversata da fratture (chissà come mai!?)
26 – la Turchia può essere un modello di sviluppo per la Russia (arriva a dire che i turisti russi in Turchia si domanderanno perché il loro paese non possa essere più simile alla Turchia!)
31 – non è che gli Stati Uniti sono in declino, è che altre potenze si sviluppano più rapidamente, ma non è detto che possano conservare quel tasso di crescita
32 – gli USA possono migliorare la propria situazione solo risolvendo alcuni problemi strutturali e questo può accadere solo con un élite più lucida di quella attuale (segue allusione al fatto che una vittoria di Romney sarebbe disastrosa)
34 – l’Europa non sta decadendo. È significativo che sempre più statisti dicano che serve maggiore integrazione e una crescita che sia socialmente responsabile e non finalizzata unicamente alla massimizzazione del profitto
36 – se fossi un turco e vedessi da una parte l’Iran ed un Medio Oriente in subbuglio, dall’altra la Russia e da un’altra parte ancora l’Europa e gli Stati Uniti, vorrei avere questi ultimi come amici
46 – se la Turchia decidesse di intervenire in Siria, non sarebbe lasciata sola. Francia e Regno Unito (non li nomina ma vi allude) la assisterebbero (ma non gli USA, non direttamente). MA, data la sensitività e complessità della situazione, sarebbe meglio evitare di farsi coinvolgere in un’escalation voluta da forze esterne all’alleanza NATO (Arabia Saudita+Qatar? Israele?) in modo da evitare un coinvolgimento dell’Iran
55 – South Stream (progetto italo-russo) ignorato, Nabucco (progetto americano) strada giusta
http://temi.repubblica.it/limes/nabucco-vs-south-stream/6899
1:03 – il cambiamento climatico può essere realmente catastrofico per l’umanità ma non ci sono ancora risposte definitive. Altre minacce del ventunesimo secolo potrebbero essere la diffusione di malattie sconosciute, sommosse, guerre che impieghino armi di distruzione di massa. Queste sono minacce che non possono essere affrontate con il voto alle Nazioni Unite (B. odia le Nazioni Unite ma anche l’Unione Europea: altrimenti non ci sarebbero in giro molluschi come Van Rompuy e Ban Ki-Moon), ma solo attraverso la collaborazione delle grandi potenze.
https://www.youtube.com/watch?v=tTku4KZff3Q
Zbignew Brzezinski, estate 2012
La Russia si democratizzerà, ma solo dopo una parentesi nefasta (12:43)
Qualunque guerra nell’Estremo Oriente sarebbe disastrosa per gli Stati Uniti
Non ci sarà alcuna egemonia cinese fino alla metà del secolo (perché culturalmente gli USA hanno un appeal che i cinesi non possono avere)
Le disparità sociali negli Stati Uniti sono una gravissima minaccia
È necessario un ritiro delle forze americane dall’Afghanistan ma senza lasciare un paese destabilizzato
La questione siriana va risolta diplomaticamente, coinvolgendo l’Iran
L’invasione dell’Afghanistan era necessaria per distruggere Al-Qaeda
Se gli USA si fanno coinvolgere in una guerra in Iran tutte le crisi del Medio Oriente confluiranno in un’unica gigantesca crisi dal Mediterraneo all’India (15-16) – la strategia giusta è la stessa impiegata contro l’Unione Sovietica ed in ogni caso è evidente che una scelta tra strangolamento economico e umiliante capitolazione sarebbe irricevibile. L’Iran può continuare il suo legittimo programma atomico se monitorato seriamente. In ogni caso l’acquisizione da parte dell’Iran di una testata atomica non sarebbe la fine del mondo (19). La Corea del Nord ha testate atomiche, ma né la Corea del Sud né il Giappone strepitano perché gli Stati Uniti entrino in guerra contro il regime nordcoreano: si sentono ragionevolmente sicuri (21:30).
Un attacco israeliano all’Iran avrebbe effetti deleteri per i nostri soldati in Afghanistan, per i paesi del Golfo, per il prezzo del petrolio e quindi della benzina che è già fin troppo costosa per via della “tassa Netanyahu”, ossia il sovrapprezzo che le sue esternazioni hanno prodotto con la crescita dei premi di assicurazione sulle forniture petrolifere (23)
I palestinesi e gli israeliani non possono fare pace. I palestinesi sono troppo deboli e divisi e gli israeliani sono troppo forti, fiduciosi e politicamente frammentati. Solo gli Stati Uniti possono trovare e far accettare un compromesso ragionevole tra entrambe le parti che integri Israele nel Medio Oriente e trasformi Palestina e Israele, nel giro di una generazione, nella Singapore di quell’area: una fonte di innovazione (25).
Una guerra mondiale che coinvolga Cina e Stati Uniti per il controllo del mondo sarebbe troppo costosa per entrambe le parti, quindi è altamente improbabile che si verifichi. È necessario che gli uni non demonizzino gli altri e che si trovi una formula che permetta alle potenze di coesistere (32).
L’opinione pubblica è troppo ignorante di storia e geografia per rispondere intelligentemente alle sollecitazioni del presidente e spiana la strada ai demagoghi (34). La responsabilità è sia del sistema educativo, che non insegna la geografia e la storia mondiale, sia dei media che sono troppo superficiali.
La Siria non è la Libia, Assad non è Gheddafi: la situazione è molto più complicata di come l’hanno presentata i media (40).
Nel breve periodo le nostre relazioni con la Russia si deterioreranno per colpa di Putin, nel lungo periodo il suo regime è condannato e si protrarrà a lungo La stagnazione e decadenza saranno intollerabili per i Russi. La società civile cosmopolita è più ricettiva ed è il nostro obiettivo, se vogliamo costruire una comunità euro atlantica che sappia gestire i più vasti conflitti globali.
Nella società iraniana le donne hanno un ruolo molto più importante di quel che si tende a credere e sono loro che riusciranno a scindere il nazionalismo dal fondamentalismo. Ma una politica di contrapposizione con il governo iraniano può solo rafforzare quel legame.
L’America Latina è di importanza relativa nelle questioni internazionali del nostro tempo (43).
L’India è estremamente a rischio a causa dell’alto tasso di analfabetismo, del carattere aristocratico della sua pseudo-democrazia e dell’eterogeneità della sua popolazione (45).
L’intelligence statunitense non ha saputo prevedere la primavera araba come non l’ha saputa prevedere Mubarak, che era sul posto. Certi eventi sono il prodotto di incontrollabili concatenazioni di variabili (50)
COMMISSIONE TRILATERALE: è diventata sempre meno efficace. È prestigiosa, ma poco influente (54).
È una vergogna che nessun dirigente del mondo finanziario sia stato punito per delle azioni che possono essere definite delle truffe. È stata una grave mancanza da parte di Obama (59).
Il prossimo presidente dovrà occuparsi della giustizia sociale, perché non c’è democrazia con certi livelli di sperequazione
https://www.youtube.com/watch?v=Z7GDu1hqLPw
Zbigniew Brzezinski “The Role of the West in the Complex Post-Hegemonic World“, autunno 2012
13:00 – crescente distanza tra burocrati cinesi e forze armate nazionaliste, ma anche tra dirigenza e giovane borghesia rampante
14:30 – la Russia di Putin è imperialista e vuole assorbire l’Ucraina ma il declino demografico la rende vulnerabile in oriente (minaccia cinese: Brzezinski ha sempre cercato di mettere Russia e Cina l’una contro l’altra, fin dai tempi della Guerra Fredda – la cosa sta diventando alquanto patetica). Le violenze caucasiche faranno fallire i giochi olimpici invernali di Sochi e il fondamentalismo islamico rischia di destabilizzare le sue regioni meridionali (Brzezinski è polacco, non ama la Russia, per usare un eufemismo – qui si rivolge ad un pubblico polacco, a Danzica)
16:00 – sostiene che la CEE (più piccola) era più coesa dell’UE (molto più grande) – il che è certamente vero – ma, “curiosamente”, consiglia all’UE di espandersi ulteriormente fino all’Ucraina
17:00 – il Giappone dovrebbe farsi valere di più con la Russia nella disputa sull’isola di Sakhalin
23:00 – la Germania deve guidare l’Europa (il ruolo storico della Francia è solo quello di aver portato a questo risultato!)
27:00 – l’UE deve includere la Turchia perché solo così Georgia e Ucraina saranno difese dalle mire espansionistiche russe
28:00 – L’Unione Eurasiatica promossa da Mosca è solo un trucco per ristabilire l’impero sovietico
http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_eurasiatica
28:30 – una Russia inserita nell’Unione Europea sarebbe percepita come meno minacciosa per i suoi vicini, ma solo se subordinata alla NATO
https://www.youtube.com/watch?v=kO8eja6HSlo
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9 aprile 2013 a 08:12 (Economia e Società, Verso un Mondo Nuovo)
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Walter Tocci, senatore PD ed ex vicesindaco di Roma:
“Ora si comprende meglio che cosa è stato l’ultimo ciclo di euforia immobiliare. La crisi dei subprime è come la nottola di Minerva che si alza in volo verso sera sollecitando il pensiero a trarre un bilancio della giornata.
Sono cadute insieme le due forme di rendita, quella finanziaria e quella immobiliare, come erano cresciute insieme nel decennio passato, rivelando un indissolubile legame strutturale e, forse più, una medesima visione del mondo. La condivisione di ascesa e declino mette in luce la natura anfibia di questa economia di carta e di mattone, capace di librarsi su quanto di più etereo e, d’altro canto, saldamente ancorata a quanto di più solido.
Chi l’avrebbe detto che il turbo-capitalismo si sarebbe inceppato sul vecchio sogno piccolo borghese della casetta in proprietà. Chi l’avrebbe detto che dopo tanta retorica sulla società della conoscenza bisognava tornare e occuparsi delle rate dei mutui immobiliari come principale problema della globalizzazione. Chi l’avrebbe detto che una potenza mondiale come gli Usa vacillasse a causa di 5 milioni di americani insolventi.
L’immobiliare è stato il proseguimento della finanziarizzazione con altri mezzi e mai il rapporto era stato così organico tra questi due modi di formazione della ricchezza. Da questa totalità discende una forte capacità di organizzare la società e di modificare lo spazio. Così, la rendita, a dispetto della scarsa attenzione ricevuta dalla pubblicistica corrente, è stata una forza che ha agito in profondità modellando le strutture produttive, gli assetti territoriali, l’immaginario collettivo e i comportamenti dei diversi attori politici, tecnici ed economici”.
http://archivio.eddyburg.it/article/articleview/15610/0/45/
È sempre più diffuso infatti il sospetto che la perdita di competitività del nostro paese sia da attribuire anche alla crescita del peso della rendita, che nel frattempo ha assunto molteplici volti (rendita fondiaria ma anche finanziaria, rendita di posizione, ecc). Infatti quando si parla di rendita si fa riferimento a una molteplicità di fenomeni legati alla scarsità di alcuni fattori o alla presenza di posizioni dominanti o ancora all’esistenza di inefficienze. Il fattore che accomuna tutti questi fenomeni è l’aumento dei prezzi che può riguardare sia beni che servizi; da ciò conseguono gli effetti distorsivi nella distribuzione della ricchezza. Generalmente alla rendita viene associata una connotazione negativa perché della rendita si impossessa, naturalmente, il proprietario, cioè un soggetto tendenzialmente passivo che non partecipa al processo produttivo. E dunque evoca la scarsa, quando non la completamente assente, operosità, poiché genera reddito non guadagnato con la propria fatica o con il proprio impegno ma in virtù di uno status (quello di rentier) che si acquisisce non sempre grazie al proprio merito. La connotazione negativa che tradizionalmente si attribuisce alla rendita, si è andata via via accentuando perché è stata identificata tra le possibili cause della diminuzione della crescita del nostro sistema economico; da qui nasce la sempre più diffusa convinzione che debba essere contrastata.
https://s3.amazonaws.com/PDS3/allegati/Il%20contrasto%20alla%20rendita.pdf
COME SI POSSONO MUNGERE LE RENDITE?
Varie versioni di questa misura sono state predisposte. La più celebre è forse quella presentata nella forma di una lettera aperta indirizzata a Michail Gorbaciov, per metterlo in guardia dal rischio che le risorse russe finissero nelle mani di pochi oligarchi. Tra i firmatari: Modigliani (Nobel 1985), Tobin (Nobel 1981), Solow (Nobel 1987), Vickrey (Nobel 1990).
http://en.wikisource.org/wiki/Open_letter_to_Mikhail_Gorbachev_%281990%29
“Ma la vera antenata della Tobin Tax è la Single Tax di Henry George: un giornalista di Filadelfia il cui best-seller “Progress and Poverty”, del 1879, fu uno dei libri americani più letti al mondo fino agli anni 30. La sua semplice tesi era che la proprietà della terra procurava un arricchimento ingiusto e puramente speculativo, e che dunque si sarebbe dovuto espropriarne tutti gli aumenti di valore non derivanti dagli sforzi o dell’intelligenza del proprietario. Come Tobin pensa di poter combattere la fame nel mondo, George diceva che i proventi di questa “imposta sulla terra” sarebbero a tal punto bastati a finanziare l’intera macchina dello Stato da permettere di abolire ogni altra forma di prelievo fiscale, e di lasciarla come imposta unica. “Il suo caso rappresentò una precisa ma duratura dimostrazione del fatto che nessun giornalista può mai riuscire a farsi prendere sul serio come economista” ha scritto John Kenneth Galbraith, che pure è stato l’unico autore di una storia del pensiero economico ad avere il coraggio di inserivi un tale outsider. Eppure le teorie georgiste furono lo slogan della spettacolare vittoria dei liberali inglesi nel 1906, influenzarono il programma del Kuo-min-tang di Sun-yat-sen, fecero eleggere un sindaco a Cleveland nel 1901 e un altro a Pittsburgh nel 1933, furono tenute presenti dalla socialdemocrazia svedese nella costruzione del suo modello di redistribuzione fiscale, ispirarono un partito di protesta danese che esiste tutt’ora, sebbene ridotto ai minimi termini. In Italia era di spirito georgista la famosa riforma “bolscevica” del diritto di proprietà fondiaria invano tentata da Fiorentino Sullo all’inizio del centro-sinistra.
Secondo Galbraith, è per l’influsso ormai dimenticato ma sempre operante di George che “assieme al Canada e all’Unione Sovietica (il libro è del 1987), gli Stati Uniti mantengono un vivo interesse alla conservazione di una proprietà pubblica del suolo, cioè di un demanio pubblico… Negli Usa non ci sono molti disposti a dichiararsi socialisti ma, grazie a George, nessuno può arrischiarsi a mettere in dubbio le virtù del socialismo quando si tratti di parchi, foreste o terreni pubblici“.
http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/010713h.htm
L’Imposta sul Valore Fondiario (IVF) è un metodo di raccolta di pubbliche entrate attraverso una tassa annuale sul canone di affitto del terreno. Andrebbe a sostituire le imposte esistenti piuttosto che ad aggiungersi a queste. Applicata correttamente, la IVF darebbe sostegno a una vasta gamma di iniziative sociali ed economiche come l’edilizia, il trasporto e altri investimenti infrastrutturali. È una misura fiscale chiara che aiuterebbe a correggere i principali difetti economici e sociali odierni.
http://www.landvaluetax.org/international/che-cose-la-tassazione-sul-valore-delle-proprieta-terriere.html
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8 aprile 2013 a 08:50 (Mondo Vecchio e Complotti, Sfatare i miti)
Tags: accelerare, Adesso, Alessio Mannino, Amici, Berlusconi, campagna elettorale, dinamismo, emergenza, fare, fascismo, fascisti, finanziamenti, finanziatori, fretta, futurismo, futuristi, giovani, giovanilismo, il nulla che avanza, innovazione, luoghi comuni, Maria De Filippi, Marinetti, Matteo Renzi, mobilità e velocità, montismo, neoliberismo, Nuova Vicenza, nuovismo, nuovo, privati, rapidità, Renzi, renzismo, rottamatore, rottamazione, Ruota della Fortuna, sponsor, Thatcher, urgenza


Resto a fare il sindaco. Me ne andrei solo per fare il premier
Matteo Renzi, 31 marzo 2013
Il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito;
oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti
Matteo Renzi, 4 aprile 2013
Basta dare un’occhiata ai nomi e alla “caratura” economica dei personaggi che hanno versato a Renzi il proprio generoso ma, beninteso, privato obolo. Tra i finanziatori, almeno tra quelli che hanno autorizzato la pubblicazione del proprio nome, ve ne sono diversi che fanno capire bene chi si fila l’enfant prodige della politica italiana.
http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=2449
“La politica che non sa correre”, “il mondo ci chiede di correre a velocità doppia”, “il tempo è scaduto”, “la clessidra è agli sgoccioli”, “bloccati dal lavorio di chi pensa di potersi permettere altri ritardi”…
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-03/renzi-politica-stiamo-perdendo-114403.shtml

Adesso, dinamismo, giovani, nuovo, mobilità e velocità, innovazione, BASTA PENSARE! Bisogna fare, in fretta, accelerare, urgenza, rapidità, emergenza, fare, fare, fare. CREDERE, OBBEDIRE, CORRERE ratatata bum bum bum ratatata bum bum zum! tapum! sdeng! bang! eccezionale, ratatata! vroom

NOI VOGLIAMO CANTARE l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
La letteratura esaltò fino a oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.
Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
Non v’è bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere conseguita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii.
Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto del Futurismo, 20 febbraio 1909, Le Figaro

Alessio Mannino – Renzi, il nulla che avanza – La Nuova Vicenza, 14 settembre 2012
Con quell’arietta da bamboccio saputello che snocciola continuamente battute per fare il simpatico, il sindaco fiorentino Matteo Renzi si candida come testimonial ideale del raschio del fondo del barile. Se, dopo quasi vent’anni di recital berlusconiano, il “nuovo” a sinistra prende le sembianze di un politico che dice tutto quello che abbiamo già sentito in trent’anni di egemonia liberal-liberista, allora il berlusconismo ha vinto: è tutto uno show, il nuovo è già visto e stravisto, alla fine della fiera l’importante è ossequiare il Privato e i Mercati. E le parole d’ordine sono di una vuotezza cosmica: Europa, futuro, merito. Mancava solo “felicità” e “benessere” e l’Ovvietà diventava metafisica pura. La definizione perfetta del sindaco Pd di Firenze, del resto, l’ha data il comico Crozza, sempre fulminante: Renzi, il nulla che avanza.
Ci si potrebbe fermare qui, nel commentare l’exploit del “rottamatore” che ieri a Verona ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra. Senonché un anno fa, il 29-30 ottobre 2011, con un convegno di tre giorni all’antica stazione Leopolda di Firenze, mise in vetrina un abbozzo di programma: il “Big bang”, come lo chiamò con prosopopea propagandistica. Può essere interessante, allora, fare un po’ di radiografia a questo giovanilista smanioso e con idee vecchie vecchie come la Thatcher.
Renzi è figlio di Tiziano, maggiorente locale della Margherita, oggi consigliere comunale a Rignano sull’Arno e, si dice, uomo di spicco della massoneria toscana. Lui, Matteo, di lavoro fa il dirigente in aspettativa della società di marketing di famiglia, la Chil Srl (che controlla la distribuzione dei giornali fra cui La Nazione). Come persona, è il classico, odioso, arrivista bravo ragazzo. Ha scritto Denise Pardo sull’Espresso del 28 ottobre 2011: «Scout, vincitore come è noto a 19 anni di una “Ruota della fortuna” di Mike Buongiorno… bacchettone fin da ragazzo (contrario ai rapporti prematrimoniali), ancora devoto (messa la domenica, d’estate in Sardegna esercizi spirituali), molto amato da Cl, secondo il giornalista David Allegranti che ha scritto una sua biografia, Renzi ha “un decisionismo berlusconiano mixato a un’abilità democristiana e a un uso molto accorto dei media e della rete”». Il suo cursus honorum è stato un’ascesa inarrestabile. Democristiano dai tempi del liceo, giovanissimo segretario provinciale del Ppi nel 1999 e della Margherita nel 2003, diventa presidente della Provincia fiorentina nel 2004 e lo resterà fino al 2009, quando vince le elezioni per il Comune di Firenze dopo aver inaspettatamente strappato la vittoria nelle primarie interne al Pd. Da allora, forte della sua età anagrafica, ha impersonato nel partito la parte dell’enfant terrible che predica il rinnovamento anagrafico della classe dirigente e del ceto politico.
Il giovanilismo esasperato di cui ha fatto una bandiera, però, non basta più. Di qui il suo battere il tasto delle “idee” da candidare primeggiando sui candidati. Renzi ne ha sfornate, sempre cercando l’effetto sensazionale, addirittura 100, consultabili in Rete perché il suo sarà un “Wiki-Pd” (sic). Ma se si va a sfrucugliarlo appena un po’ in profondità rispetto alle frasi fatte da salottino, emerge chiarissima e lampante la totale assenza di originalità e novità dei suoi messaggi. Figuriamoci di una qualsiasi, anche timida, tendenza a rompere tabù e luoghi comuni. Al contrario: il Renzi-pensiero è il trionfo del luogo comune. Andando alla sostanza dei 100 punti e delle interviste che abbiamo letto, cosa rimane? Prevedibili richiami al volontariato, il generico liberismo del “meno tasse”, rattoppare la precarietà con ammortizzatori sociali e formazione, ma soprattutto l’adesione senza dubbi ai “contenuti” della famosa lettera della Bce, vero programma-base del governo Monti: innalzamento dell’età pensionabile, licenziamenti più facili.
In dettaglio, poi, il Molto Giovane presenta un libro dei sogni contraddittorio, mal scritto, ma tutto ossequioso all’ideologia da Chicago boy del 2000. Difatti: privatizzazioni massicce di aziende pubbliche, ex municipalizzate e patrimonio statale (idea 18); amnistia per i politici corrotti se escono di scena (idea 13, vergognosa, e non si capisce come si concili con il no ai condoni del punto 25); vendita ai privati di Rai1 e Rai2, ma al contempo modello BBC con un’amministrazione pubblica (idee 16 e 17, di fatto fra loro incompatibili); al punto 35, contratto unico con tutele progressive per i giovani (solo per i neo-assunti? non è specificato) che coesiste al 37 con l’invocazione di un far west dei contratti aziendali; immigrazione “intelligente” (95), cioè, seguendo la filosofia economicistica della vigente Bossi-Fini, si accettano solo extracomunitari utili e programmati; una spruzzatina di sensibilità pro-gay con le unioni civili (89) e infine riforme di per sé sottoscrivibili – contentini per non sembrare troppo prevedibili – come una Tobin Tax del 5 mille sulle transazioni finanziarie (98) e il servizio civile obbligatorio (99).
In sintesi, siamo di fronte ad un’ennesima falsa promessa. In questo caso, talmente scoperta, ameboide, microcefala, tutta chiacchiere e distintivo, che ci vuole del fegato marcio per conferirle la patente di grande “innovazione”. E sorvoliamo sui suoi collaboratori, che comprovano la nullità e scontatezza del berluschino Renzi: l’evanescente Baricco, il giuslavorista precarizzante Ichino, il fighetto ed ex dipendente berlusconiano Giorgio Gori e, ciliegina sulla torta, l’economista iper-liberista Luigi Zingales, che per non farsi mancare niente ha firmato pure il manifesto reaganiano di Giannino, “Fermare il declino”. Se questo è il nuovo, si capisce perchè il sindaco Variati ha voluto imbrancarsi nell’armata renziana: vecchi rottami ideologici si spacciano per stupefacenti novità rivoluzionarie. Bersani, ancora più vecchio essendo fermo alla socialdemocrazia anni ’60-’70, almeno vecchio lo è più onestamente e palesemente. Sia come sia, non ci stupiremmo di vedere uscire Renzi dal Pd, se sconfitto. Seguito a ruota, magari, da qualche renzino vicentino…
http://www.nuovavicenza.it/2012/09/renzi-il-nulla-che-avanza/

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