La paura è il nostro carceriere

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Finché saremo governati dalla paura di morire e dall’istinto di sopravvivenza a qualunque costo, non saremo mai liberi, uguali e fratelli e non saremo compatibili con la vita su questo pianeta.

https://twitter.com/stefanofait

Cose strane dello strano mondo umano

Antonio “Pancho Villa” Ingroia, guida noi peones alla riscossa! ¡Viva la Revolución!

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Se si potesse cominciare a costruire anche mentre si sta bruciando. Se si potesse coltivare mentre si distrugge…La nostra causa era la terra, non un’idea; la terra coltivata per sfamare le nostre famiglie; libertà e non parole; un uomo sereno seduto al tramonto sulla soglia di casa; pace, non sogni; tempo di quiete e di bontà. Una domanda mi tormenta: nasce una cosa buona da una cattiva azione? Può nascere la pace da tanti delitti? Può infine tanta violenza generare della bontà? Può un uomo con idee sorte nell’ira e nell’odio, può costui condurre alla pace? Può governare in pace? Io non lo so…

Pablo Torres Burgos – “Viva Zapata!”

Questa terra è nostra, ma voi dovete proteggerla, non sarà vostra a lungo se non la difendete, se necessario con la vostra vita e con la vita dei vostri figli. Non sottovalutate i vostri nemici, essi torneranno. E se la vostra casa è bruciata, ricostruitela; se il vostro grano è distrutto, seminate di nuovo; se i figli muoiono, crescetene altri; se vi cacciano dalla valle, andate a vivere sulla montagna, ma vivete.

Siete sempre in cerca di capi: uomini forti, senza colpe, non ne esistono: esistono soltanto uomini come voi. Loro cambiano, disertano, muoiono. Non c’è nessun capo tranne voi e un popolo forte è la sola forza che duri…Un uomo forte fa un popolo debole. A un popolo forte non serve un uomo forte.

Emiliano Zapata – “Viva Zapata!”

Al tempo di Zapata (inizio del secolo scorso) il Messico era governato da tecnocrati, banchieri, finanzieri, economisti e ufficiali dell’esercito, chiamati “cientificos” (tecnici), che credevano nel capitalismo liberista e nel positivismo, nel pareggio di bilancio, nella stabilità monetaria ed erano filo-americani, privatizzavano le terre comuni, sottraevano risorse alle comunità indie per darle in usufrutto a società straniere [giuro, non mi sto inventando niente, la storia si ripete e non è troppo farsesca: andate a controllare]. Quasi la metà del Messico era nelle mani di tremila famiglie e un quinto del paese (una superficie pari a quella del Giappone) apparteneva a 17 persone. Gli USA possedevano i tre quarti dei giacimenti minerari e più della metà dei campi petroliferi. La Standard Oil di Rockefeller e Doheny ricavava 50mila barili di petrolio al giorno, esentasse, tranne una imposta di bollo insignificante. Inflazione, compressione dei salari, disoccupazione, crisi finanziaria a Wall Street nel 1907, poi una carestia. Così scoppiò la rivoluzione.
Tempo di ¡Revolución civil y sin violencia!

Adelante Comandante!!!

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No, non hai capito, aspetta che te la rispiego: allora, la nonviolenza…

Un voto utile è un voto contro Montgomery Burns (contro la superbia delle pecore)

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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Chissà poi dov’erano le alte e basse toghe che ora si stracciano le vesti per la candidatura di Ingroia quando entrarono in politica Violante, Ayala, Casson, Maritati, Mantovano, Nitto Palma, Cirami, Carrara, Finocchiaro, Carofiglio, Della Monica, Tenaglia, Ferranti, Caliendo, Centaro, Papa, Lo Moro, su su fino a Scalfaro. E dove spariscono quando si tratta di dedicare a Grasso le critiche riservate a Ingroia. Se poi Ingroia deve espiare la colpa di aver indagato su mafia e politica, di aver fatto condannare Contrada, Dell’Utri, Inzerillo, Gorgone e di aver mandato alla sbarra chi trattò con i boss che avevano appena assassinato Falcone e Borsellino, lo dicano. Così almeno è tutto più chiaro.
Marco Travaglio

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Ingroia non è il mio leader ideale – vorrei un politico di razza con una certa preparazione sociologica ed economica -, il manifesto di Rivoluzione Civile non è come l’avrei voluto, l’uso di fumetti e di slogan è troppo grillino per i miei gusti, la composizione delle liste ha risentito fin troppo degli accordi pregressi e molto poco dell’esigenza di cambiamento (resto però dell’idea che la “società civile” debba partecipare ed influenzare le decisioni politiche, non certo governare).
Voterò comunque per RC, perché Ingroia vorrebbe candidare alla presidenza della Repubblica uno dei miei miti, Gustavo Zagrebelsky, perché in due mesi non si possono fare miracoli, perché da qualche parte bisogna pur cominciare, perché in futuro le forze del cambiamento (e quindi anti-liberiste) di Sel e M5S (e forse del PD?) convergeranno con RC e nascerà qualcosa di nuovo ed importante, sulle ceneri di RC (che non credo abbia un futuro, nella forma attuale). Il mio voto è un seme.

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Monti mente sull’Italia salva – un editoriale del Financial Times di questi giorni è arrivato a paragonarlo al cancelliere incapace (o criminale?) che ha spianato la strada a Hitler (!)  –, Bersani mente sugli F-35 (e su mille altre cose), il 45% di chi si recherà alle urne li voterà nell’assoluta convinzione che siano dei galantuomini che stanno sistemando le cose.

Quant’è straziante quest’ineluttabile disastro?

Mi ricorda un film in cui c’era un treno lanciato a tutta velocità su un binario morto, d’inverno, in Alaska, con gli antagonisti (direttore del carcere ed evaso) consci della loro morte imminente.

Perché devo finire nell’abisso anch’io con la mia famiglia, assieme a milioni di ebeti?

Quando si sveglieranno le pecore dalla loro ovina superbia?

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Matteo Pucciarelli, “Al di là del nostro pregevole ombelico”, l’Espresso

“C’è uno sport che va di moda, ma parecchio di moda, in questi ultimi giorni. Spalare merda su Rivoluzione Civile. Da destra, da sinistra, dal centro, da sopra e da sotto. È uno spasso. «C’è il fascista al Senato in Sicilia», «c’è la guardia!», c’è quello che voleva il Tav, c’è uno che è andato al funerale del brigatista (non si ricordano proteste particolari per i partecipanti ai funerali di Pino Rauti), c’è l’altro che nell’88 non portò la busta della spesa alla vecchietta del piano di sotto. Tra qualche giorno ci racconteranno che Ingroia porta due calzini per piede, e che quindi probabilmente in un’altra vita era un dittatore sanguinario.

Fra le altre cose alcune critiche sono pure condivisibili, non a caso molto umilmente ne avevo scritto qualcosa su questo spazio. Ma da qui ad additare Ingroia e gli altri come pericolosi mitomani nemici della nostra civiltà ce ne passa. Forse occorre spostare l’occhio dal nostro pregevole e delicato ombelico, volare un po’ più in alto e osservare la realtà che ci circonda. Che è questa:

- C’è un centrodestra che ricandida i Razzi e gli Scilipoti, e tra un Cosentino amico dei casalesi e un deputato eletto con l’Idv che passa dall’altra parte perché comprato ci saranno pure differenze di ordine penale, ma non morale. Sono due diversi tipi di indegnità. Ma di indegnità si tratta. E non perdetevi le performance dei Minzolini – candidato al secondo posto in Liguria -, gente capace di farsi le vacanze pagate coi soldi di tutti e poi fare la morale sulla meritocrazia marchionnista agli operai di Mirafiori o Pomigliano. Senza scordare le cricche, gli affaristi, gli abusi di potere, le P3 e P4, lo sfregio più totale del convivere civilmente, del buonsenso e della ricerca della verità;

- C’è un centro perfetto portatore del classismo un po’ cialtrone all’italiana. I padroni del vapore che magnavano a destra prima e che magnano al centro adesso, quei bigotti che si scandalizzano al solo pensiero di una coppia di fatto e che però se la Chiesa non paga le tasse cosa c’è di male?, i capitani coraggiosi coi soldi degli altri, i sacerdoti moderni del neoliberismo che davanti a previsioni sbagliate e spacciate per bibbia non sanno cosa rispondere, se non con gli stessi slogan: “competitività”, “è colpa dell’articolo 18″, “sinistra conservatrice”, “continuare su questa strada”. Parole senza alcun senso, senza nessuna attinenza con la realtà. Cosa vogliono dire davvero? Non lo spiegano mai;

- C’è un centrosinistra che ha già detto che comunque vada governerà con il centro. Per fare cosa? Giorni fa ospite a Ballarò c’era un socialdemocratico olandese che spiegava: «In Italia voterei Bersani, porterà avanti le riforme», e ossessivamente ripeteva quella parola: “riforme”. Ma “riforme” cosa significa? Come quella delle pensioni? Come quella dell’articolo 18? Come quella lasciata a metà delle province? Qualcosa lo sa? Qualcuno lo ha capito? E se un giorno Vendola si azzarda a toccare la parola equità, il giorno dopo Bersani si sente costretto a tranquillizzare che nessuna patrimoniale verrà fatta. È vita questa? No dico, in futuro ci dovremo di nuovo prendere in giro sulla guerra, sul lavoro, sui diritti civili e sociali? Un film già visto, e rivisto, ricordi poco edificanti e una lezione che viene di volta in volta dimenticata: quando la sinistra non fa la sinistra non scalda i cuori, perde identità e consensi;

- C’è un «né destra né sinistra ma in alto» che sputa rabbia e a ragione, ma nel farlo butta tutti dentro un calderone e solidarizza con i fascisti e poi ci spiega che i sindacati non servono, e insomma non si capisce come sia possibile generalizzare, o tutti buoni o tutti cattivi. Strizza l’occhio alla generale indignazione ma senza illustrare le ragioni e i perché dello sfacelo attuale, e non ci dice una parola sulle disuguaglianze crescenti, sui danni prodotti da un modello di pensiero e pure economico (l’individualismo), e poi comunque “vaffanculo” è semplice e arriva dritto al punto ma dopo che ti sei sfogato tutto resta com’è;

- Il quadro è questo. Le liste di Rivoluzione Civile erano perfettibili, ma se il Porcellum esiste ancora non è certo grazie a Ingroia, né a Ferrero, Di Pietro, Diliberto e Bonelli (su cinque, quattro di loro negli scorsi cinque anni sono stati fuori dal Parlamento). I partiti sono perfettibili, ma ricordo che agli scioperi generali indetti dalla Cgil e dalla Fiom le loro bandiere le ho viste e i loro pullman pure. Il programma invece parla chiaro, ed è il motivo per cui, magari, da domani si può cominciare a pensare che dopotutto c’era davvero bisogno di qualcuno che parlasse fuori dal coro”.

Matteo Pucciarelli

(22-01-2013)

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/22/matteo-pucciarelli-al-di-la-del-nostro-pregevole-ombelico/

A stragrande richiesta – le magiche ricerche google che conducono al mio blog

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Non seguite nessuno. Il Graal non è su internet, è dentro di voi.

Meglio che io spieghi cos’è questa cosa, per i non addetti ai lavori.
Queste sono parole o frasi cercate su google che hanno portato degli internauti ad imbattersi nel mio blog.
Come ciò sia possibile è un quesito sul quale preferisco sorvolare ;o)
Naturalmente il 99% delle ricerche è normale e talvolta brillante – ho inserito un paio di esempi di lucidità: oggi è sbucato fuori un “cometa baia hudson” che consiglio di esplorare – ma quell’1% può essere molto godibile e quindi ho pensato di condividerlo coi lettori (aggiornamento dell’ultimo minuto: “dentatura del cervo” e “gli slittini più assurdi del mondo”).

come si diventa futurologi [eheheheh – segreto professionale ;oD]

ki e quello ke a ucciso piu persone di hitler [ki ha massacrato più ortografia?]

che cosa è il grande beltazor [tempo di domandarselo!]

il 15 02 2013 cosa succederà [mah?]

com’è andare a vivere in hameln [la cittadina del pifferaio]

i pinguini sono antropofagi [cave pinguinum]

pitone antropofago [noto un certo timore]

Brambilla autoreggenti

come faccio a mettermi in contatto con piero sansonetti? [e lo chiedi a me?]

enlil potere distruttivo

enki dio dell’acqua potere distruttivo quando

il distruttore dei 100 [Enlil?]

gli ebrei sono indubbiamente una razza ma non sono umani [Hitler is back]

club dove si tenevano orge

jacopo mazzeo è un vampiro [era tempo che qualcuno trovasse il coraggio di gridarlo al mondo!]

profezie climatiche di nostradamus sul clima in gran bretagna

che palle il buonismo

sicurarsi che tutte le parole siano state digitate correttamente [sicurarsi, mi raccomando!].

enfatizzare lsd [più che giusto, fratello!]

colgate sta per colossesi galati e  [tessalonicesi?]

d.r.henry tardi. ducson

razze dei pinguini [i pinguini, dopo il sesso, spopolano su internet]

megan fox nuda [ecco, appunto]

amuleti nazisti

devo fare un teme sulla guerra in siria mi potresti idicare come fare 3 media [la vedo dura]

piramidoterapia delle suore di trento misure dimensioni

importatori di pomelo dal vietnam o thaiti per l’itali mail

come si scrive in giapponese yukiteru?

economia mestre nel 1980

preveggenza su chi vincerà le politiche italiane 2013

chi di spada ferisce di spada ferisce significato

gardossi alessandro trieste

panta durr [Hans-Peter Dürr, fisico delle particelle - ma "pantadurr" fa abbastanza ridere]

un pensiero di beaucher: per capire cosa pensano …….

gli ebrei vogliono la fine della razza bianca? [non poteva mancare]

il post fornero che fare? [già, non sarà facile ma stringeremo i denti e tireremo avanti in qualche modo ;o)]

profezie su l’ologramma

film mondo cane e iniziazione fallica

“oscar giannino” omosessuali

uno primo genom

calendario manhunt 2012 il ragazzo di nome felix

neocatecumenali addis abeba

pulizia murui esterni+pussy [prima il dovere, poi il piacere]

il piano schlieffen non fu altro che la mossa kansas city [!!!]

culialvento [basta la parola]

descrizione di filemone e buchi prima e dopo [non sta parlando di mitologia greca]

ragnatela dei gesuiti [i soliti gesuiti]

istat lunghezza pene italia

chi è la famiglia drago held trust soekarno [what?]

omero analogie enuma elish  [questa persona è grandissima!]

agazze 12 anni depravate foto

paracelso duomo milano [alchimia!]

feudalesimo e libertà destra o sinistra [fel rules!]

trasferimento con schiavettoni

calendario max 1999 [che annata, quella!]

cruciani alla conquista degli stati uniti [ma anche no]

u padre nostro san giuliano

meteorite che spaccano tutto il mondo [meteorite rocks!]

trento conformazioni rocciose strane

armi distruttive, pro e contro [pro:...mmmmh.....fatemi pensare......]

sono psicopatico [la presa di coscienza è il primo passo]

stalin era ebreo [i soliti ebrei]

alessandro gardossi seguace di satana [a ciascuno il suo]

finiti i 6000 anni di autogoverno dell’uomo [chi? come? quando? Nessuno mi ha avvertito]

ex marito narcista mi perseguita

l’italia verso un nuovo nazismo? [solo l'Italia? Il solito narcisismo tribale]

un prodotto che sta avendo successo in america e che potrebbe dare ottime chance a chi è disposto ad importarlo in italia [sarei qui a tenere un blog se lo sapessi?]

l’invidia dell’america verso l’italia [che stiamo andando verso un nuovo nazismo]

pupazzo 3 in 1 cappuccetto rosso lupo nonna

porno feudale [fel rules!]

orge in galera

tank interrati dal 2014

new eu policies towards animal welfare: the relative importance of pig castration [poracci]

gru kranich geroglifico

abitazione di leo messi [più grande della mia, devo presumere]

le chiese trappola mortale nell’epidemia di peste [trappola mortale non solo in tempi di pestilenze]

gli alieni aiuteranno gli uomini ed evitare la terza guerra mondiale [credeghe!]

frigo a semi conduttore foto

posti di lavoro e della dignità ittiti [certamente messi meglio di noi pure loro]

nostradamus e il blocco navale nell’atlantico [risiko!]

specchiere dalle forme strane

satira di un intellettuale fasullo [piano con le insinuazioni]

lady carla powell palombara sabina [what?]

norberto felici commercialista porto san giorgio [buon per lui]

fiume di saratov [chiedo l'aiuto del pubblico e la telefonata a casa]

chi di sansone ferisce [di spada ferisce]

grillo casaleggio gengis khan [ke a ucciso + di itler]

andreas hofer e cesare beccaria [diavolo e acqua santa]

cartucce zanoletti calibro 410 [Obama is watching you!]

litigio tra adamo ed eva sul aplotipo [il vero pomo della discordia]

suchia il cazzo a un cimpanze video [...davvero non so che dire...]

codice a barre porno [pure quello?]

vestito falegname tirolese [mai più senza]

le orge piu pazze al mondo [mai più senza]

mital piedino p101 [mai più senza...what?]

christine la guer direttore banca mondo [perfetta corruzione del nome di Christine Lagarde, che effettivamente è in guerra con le masse]

io non sono in guerra con il mali [esattamente e non lo sono neanch'io: Bersani vai a lavorare i campi con Guccini!]

Comunisti per Oscar Giannino, Agenda Sauron, Feudalesimo e Libertà, Marxisti per Tabacci

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Il Compagno Bruno indica a Bersani la strada verso il socialismo reale. Si può fare!

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Tra Marxisti per Tabacci, Feudalesimo e Libertà, Agenda Sauron e tutto quel che seguirà, non si può che apprezzare la stoica mordacità degli italiani nell’affrontare caste, lobby finanziarie e parassiti vari. Pur essendo un fiero critico di ogni patriottismo, non posso negare un certo orgoglio ;o)

Natalino Balasso, discorso di fine anno alla nazione + perle di saggezza (vera)

“Sono un essere pensante abbastanza contemporaneo. Vivo tra la via Emilia e il Nord Est. Per campare faccio l’attore soprattutto in teatro, ma anche nel cinema e in televisione. Qualche volta faccio ridere. Scrivo libri di narrativa, meno di quanti vorrei scriverne. Ritengo che il Ministero per la Semplificazione dovrebbe cominciare tagliando se stesso. In una lingua sanscrita di 4000 anni fa la parola “stelle” si diceva “staras”, oggi gli americani dicono “stars”; credo che negli ultimi 4000 anni non abbiamo detto niente di nuovo sotto le stelle”.
Natalino Balasso
http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/nbalasso/

Ho un sogno: vorrei che il calcio diventasse uno sport.

Se il calcio fosse uno sport gli arbitri sarebbero estratti a sorteggio e anche i calciatori, perché se il calcio fosse uno sport i calciatori più bravi non giocherebbero necessariamente con le squadre più ricche.

Se il calcio fosse uno sport nelle scuole calcio s’insegnerebbe ai ragazzini ad amare la lealtà, il rispetto per le regole e per gli avversari e gli s’insegnerebbe ad odiare  quello squallido repertorio di menzogne, furberie, disonestà che i giornalisti sportivi descrivono come “mestiere“.

Se il calcio fosse uno sport non ci sarebbero né tifosi ultras, ma solo gioiosi sostenitori.

Se il calcio fosse uno sport nessuno tirerebbe un avversario per la maglia, nessuno farebbe finta di essersi fatto molto male, nessuno restituirebbe all’avversario la palla cinquanta metri più lontano di dove l’avversario l’aveva concessa.

Se il calcio fosse uno sport segnare un gol con la mano e non farsene accorgere non sarebbe considerata una cosa geniale, ma una cosa di cui vergognarsi.

Se il calcio fosse uno sport gli ex calciatori sarebbero più sani.

Se il calcio fosse uno sport i giornalisti sportivi sarebbero molti di meno.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/20/se-il-calcio-fosse-uno-sport/27384/

E’ più importante il lavoro o è più importante l’uomo? E’ più importante la nostra sicurezza dai criminali o è più importante che questi smettano di essere criminali?

Che ci sia un regresso delle civiltà occidentali a livelli preottocenteschi è sotto gli occhi di tutti. Oggi è purtroppo ancora valida la frase contenuta nel libro del Siracide (nella Bibbia): “Il ricco commette ingiustizia e per di più alza la voce, il povero subisce ingiustizia e per di più deve chiedere scusa”.

[…].

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Peccato. Chi dice che il lavoro è una bella cosa o non ha bisogno di lavorare o ha un bel lavoro.

Che cos’è oggi il lavoro? Il lavoro moderno è inserito in una roba antichissima che si chiama Mercato. Siccome non è il mio campo (dedico la mia vita a rifuggire il lavoro) mi limito a 3 piccoli paradossi.

PARADOSSO 1: Io possiedo una fabbrica che ricicla bottiglie di plastica. Secondo le regole del mercato devo riciclare sempre più bottiglie per essere al passo con la concorrenza. Dunque, per il mio benessere e quello (minore) dei miei operai devo sperare che ogni anno si producano sempre più bottiglie di plastica. In conclusione: affinché la missione ecologista della mia fabbrica sia efficace devo sperare che si inquini sempre di più.

PARADOSSO 2: Io sono un poliziotto con uno stipendio decente. Il mio scopo è quello di catturare e incarcerare i delinquenti. Ma per il mantenimento del mio stipendio e della mia famiglia ho bisogno che continuino ad esserci criminali da catturare. Se domani all’improvviso tutti smettessero di delinquere io non avrei più un lavoro. Dunque, se io voglio continuare a mantenere la mia famiglia dovrò sperare di sconfiggere i criminali ma non il crimine.

PARADOSSO 3: Io gestisco un ospedale che, come tutti sanno, è un luogo che per poter esistere ha bisogno di malati. Se domani all’improvviso tutti fossero sani il mio ospedale chiuderebbe, io non potrei pagare la mia bella casa e i medici del mio ospedale non saprebbero come campare. Dunque, quando dico che la ricerca deve sconfiggere poniamo caso il cancro, non intendo esattamente dire quello che dico. Per il mio benessere il cancro va curato ma non sconfitto.

Ed eccoci per forza arrivati al paradosso dei paradossi: autoconvincerci che non c’è alternativa al profitto, alla concorrenza, all’arricchimento di pochi, equivale a offrire vittime sacrificali a un drago che non esiste. E’ la paura del drago che ci tiene tutti buoni e ci fa accettare la barbarie odierna. D’accordo, ma perché non provare a costruire una civiltà diversa? Veramente diversa. In questa civiltà le nazioni non dovrebbero essere fondate sul lavoro, ma sul benessere di tutti, quello vero, quello che mira a inquinare di meno, a non delinquere, a sconfiggere le malattie e il bisogno. Oppure, se proprio vogliamo tenerci questa, chiamiamo le cose col loro nome, diciamo che siamo per il privilegio di pochi e non raccontiamoci balle. L’Italia è una repubblica fondata sulla paura.

Come diceva un altro figo che tutti dovrebbero leggere, Henry Laborit: “Nell’esame di un problema, non dovremmo limitarci mai al sottoinsieme che ci viene proposto. Non dovremmo limitarci nell’analisi di un’azione all’interesse di un individuo, di un gruppo, ma considerare se possibile il significato di quell’azione rispetto alla specie, cioè all’intera umanità” [cf. Kant].

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/03/litalia-e-una-repubblica-fondata-sul-lavoro-peccato/35938/

Ho letto una statistica che afferma che se non esistessero le multe, le amministrazioni comunali crollerebbero dall’oggi al domani. Si potrebbe dire che l’economia delle nostre città si basa sul fatto che i cittadini delinquono.  E se ci fosse una tassa sulla disonestà la nostra nazione sarebbe ricchissima. Ma forse la tassa sulla disonestà la paghiamo già versando oboli per lavori incompiuti da decine di anni i cui soldi sono andati nelle tasche di politici puttanieri, festaioli, drogati e amici dei mafiosi.

[…].

…non si può a parole dire di amare il prossimo, di stare dalla parte dei poveri e nello stesso tempo applaudire gente che si vanta di scacciare dall’Italia dei poveracci verso un destino di probabile morte. E cosa c’è da vantarsi, quant’è onorevole scacciare dei morti di fame come fossero terrifici nemici?

Quando passo dal Vaticano e vedo quei castelli, quei torrioni, quelle mura fatte per tenere lontani i nemici, quei portoni fatti per chiudere fuori i morti di fame non ci vedo proprio niente di sacro. E niente di santo vedo in quelle madonne scolpite in serie, in quei crocifissi nelle vetrine di Roma, esposti e sanguinanti come salami. Anzi c’è sicuramente qualcosa di sacro nel salame, che rappresenta la morte e l’involontario sacrificio del povero maiale che per ingrassare me affronta il macello. Vendere il sacro non è onesto e questo vale anche per le edizioni Paoline. Se dio esistesse, la Bibbia sarebbe gratis e le antenne di radio Vaticana non provocherebbero tumori nei bambini.

Ma allora esistono gli onesti in questa nazione? Si. Gli onesti esistono, ma nessuno li nomina, nessuno li premia….E allora oggi lo voglio fare io il nome di una persona onesta: Zanarini Albino, sul suo camion c’è scritto “Spurgo fognature e pozzi neri”. Un paio d’anni fa è venuto a casa mia per liberare un tubo. La missione era improba, il tubo era sottodimensionato, un lavoro in cui edilizia e idraulica erano mal combinate. Il signor Zanarini ha lavorato con suo figlio per 4 ore e mezza, impiegando svariate tecniche ma alla fine le incrostazioni erano tali che il tubo non si è sturato. Gli ho chiesto quanto dovessi pagare per il suo lavoro, mi ha risposto: “Niente. Il lavoro non è riuscito”. Saremmo disposti noi a rinunciare a questa porzione? rinunciare al giusto compenso per quattro ore e mezza di lavoro? E quanti politici, manager milionari, artisti incapaci, sarebbero disposti a rinunciare ai loro milioni perché “Il lavoro non è riuscito”?

Io credo che in quell’uomo, che passa le proprie giornate a levare di torno la merda degli altri, ci sia più dignità e nobiltà che in tutti i cardinali messi insieme.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/15/siamo-una-nazione-di-disonesti/40503/

[…]. Sembra proprio che l’unica estetica che la chirurgia estetica è in grado di migliorare sia quella delle ville dei chirurghi estetici.

Intendiamoci, ciascuno è libero di far ciò che vuole del proprio corpo e se tingere i capelli ti fa star bene, vivaddìo, coloriamo il mondo. E’ chiaro che c’è tutto un indotto che riguarda il desiderio del corpo che porta con sé una vasta problematica dell’accettazione. Ma tutto questo voler cambiare se stessi deve avere un significato più profondo. Non accettare i nostri cambiamenti naturali, che sono la nostra storia o, peggio, non accettare quello che appariamo volendo apparire altro da noi significa non accettare la nostra stessa esistenza, voler dare agli altri un’immagine che spesso non è nemmeno un’immagine migliore, ma solo ciò che noi pensiamo che gli altri si aspetterebbero. Con la conseguenza che cominciamo ad avere tutti le tette uguali, i nasi uguali, i capelli uguali, secondo una logica estetica imposta dall’alto attraverso i soliti modelli del cinema, dei personaggi famosi, dei miti più o meno reali del contemporaneo.

La chirurgia ha un compito importante, riuscire a dare gambe e braccia a chi non le ha, ricostruire un seno che si è perduto per un incidente o una cura, ricreare parti di un volto sfigurato. Sarebbe bello che chi ha questo tipo di problemi potesse risolverli anche se non ne ha le possibilità economiche. A volte sembra che abbiamo voglia di concentrarci sulle sfumature ignorando i fondamentali.

Tutti noi vorremmo “migliorare” il nostro corpo, è comprensibile, è umano e ci sforziamo molto per farlo, ma se ogni tanto usassimo lo stesso impegno per provare a migliorare anche il nostro cervello forse avremmo meno ansie inutili.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/23/lestetica-delle-ville-dei-chirurghi-estetici/43393/

Quando si dice comunismo si pensa, a torto, alle nazioni che negli ultimi due secoli hanno sperimentato il così detto “socialismo reale“. In verità molte epoche hanno sperimentato (qualcuna, si dice, con successo) il comunismo. Ce n’è traccia addirittura nelle sacre scritture, negli atti degli apostoli (l’episodio di Anania e Safira) quando due vecchietti vennero fulminati dal cielo per non aver voluto mettere in comune i propri beni. Era l’epoca in cui Dio seccava i capitalisti.

[…]

Fatto sta che dato il momento favorevole arrivò una fortissima esplosione demografica, regioni diverse ebbero un diversificato sviluppo. I gruppi divennero aggressivi e cominciarono i conflitti. Furono inventate armi sofisticate e i gruppi dominanti, quelli che erano in grado di produrre di più, imposero grazie alla loro tecnologia superiore le proprie leggi e i propri dei agli altri gruppi.

Se ci pensiamo è difficile trovare sulla faccia della Terra una regione che non sia frutto di conquista, e quando si dice conquista si intende dire rapina. La proprietà privata, che oggi santifichiamo come un bene, inizialmente si impose con la forza, visto che nessuno aveva il diritto divino di possedere un pezzo di terra o delle piante o degli animali. Sicuramente c’è stata un’epoca in cui qualcuno, massacrando qualcun altro si è impossessato di un territorio, il suo gruppo ha difeso quel territorio tramandando alle generazioni successive la balla delle radici, della difesa del suolo e delle abitudini accumulate vivendo in quel luogo. Per giustificare la rapina si è spesso detto che gli abitanti del luogo erano malvagi, selvaggi, semi-animali: vedi gli spagnoli prima e gli inglesi poi coi nativi americani; vedi gli aborigeni australiani o come i Boeri hanno “colonizzato” il Sudafrica, ma gli esempi sarebbero a migliaia e in tutte le epoche storiche. Possiamo anche dire che il capitalismo è la risultante di una serie di rapine.

Sarebbe forse fuori luogo però rimpiangere quell’età dell’oro, non solo i tempi, ma anche gli esseri umani sono cambiati. Sembra evidente che per essere comunisti bisognerebbe esserlo tutti, senza imposizioni e senza condizioni; dovrebbe essere uno stato mentale, un istinto. Ma dandoci un’occhiata in giro, si ha l’impressione che questo stato mentale sia assai lontano dalla nostra natura, almeno in questa epoca storica nella quale un pulmino per la scuola viene definito dai felici liberisti (quelli, non dimentichiamolo mai, che ci hanno trascinato in questo pantano economico) una “sacca di socialismo reale”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/16/essere-comunisti-e-impossibile/50663/

Per iniziare, un piccolo paradosso sull’amore.

Un uomo innamorato dice a una donna: “Io ti amo, voglio il tuo bene”.

La donna gli risponde: “Il mio bene è la tua assenza”.

Ora, se l’uomo non sparisce dalla vita della donna e tenta in ogni modo di conquistare il suo amore, dimostra solo di non amarla perché non si comporta assecondando il “suo bene”. Se l’uomo sparisce dalla sua vita, dimostra di amare quella donna, ma in tal caso l’amore è assenza totale di rapporto.

A volte mi stupisco di come si faccia fatica a cogliere l’ipocrisia nascosta nella maggior parte delle canzoni d’amore. Sembra di capire, analizzando quei testi, che il più delle volte, dietro una canzone d’amore, si nasconde un mutuo per la casa.

L’amore come rapporto esclusivo racconta molte balle sulla condivisione e l’altruismo, mentre in realtà nasce dall’istinto del possesso. Forse l’aggettivo che più si associa al concetto dell’amore è “mio”. L’amore assoluto per la madre è un sentimento felice fin quando sappiamo (nella primissima infanzia) di poter disporre della madre, di averla tutta per noi; il sentimento cambia di molto quando scopriamo di doverla “condividere” con altri.

[…].

In realtà l’amore spesso è il contrario dell’altruismo, è egoismo spinto persino alle estreme conseguenze. Anche a livello religioso, cosa significa per gli Ebrei essere il “popolo eletto” se non godere dell’esclusivo amore di Dio? E quando in tempo di guerra, la madre cattolica di un soldato chiede protezione a Dio, non intende forse chiedergli di fare preferenze? Gli chiede cioè il favore di far sopravvivere suo figlio e di far crepare i nemici. La morte è una perdita, ma noi piangiamo per la morte dei nostri cari, non per quella degli sconosciuti. Non che una persona sia morta ci dispiace, ma che non sia con noi, che non sia più a nostra disposizione.

Anziché sentirsi dire “Voglio che tu mi ami” è più facile sentirsi dire: “Voglio che ami solo me”, quindi l’amore più totale ancor più che desiderare qualcuno consiste nel non desiderare altre persone. E’ molto facile se si esprimono luoghi comuni come: “Tu sei bellissima” sentirsi rispondere: “Chissà a quante altre l’avrai detto…”. Non è quindi importante che l’innamorato trovi bella una persona, ma piuttosto che non trovi belle le altre. Un sentimento che viene associato all’amore è quello della gelosia, che non è altro che paura di perdere l’esclusività del possesso di una persona. Ancora più egoistica è l’idea che il proprio innamorato, dopo che non è riuscito a resistere al nostro fascino, debba invece resistere a quello degli altri.

[…].

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/26/la-balla-dellamore/53298/

Se mettessimo in fila un po’ di slogan pubblicitari degli ultimi quarant’anni, eliminando i prodotti e ascoltando solo il “discorso logico” fatto attorno ad essi, ne risulterebbe un invito a farsi gli affaracci propri fregandosene del prossimo. Ecco un piccolo estratto:

“Io ce l’ho profumato… L’alito. Perché io valgo. Per l’uomo che non deve chiedere mai. Il contorno che ti vizia. La ricerca protegge il tuo mondo. Al servizio delle tue idee. Il tuo prossimo desiderio. Il tuo modo di gustarti la vita. Voglio il meglio. Chi segue gli altri non arriva mai primo. Ti tenta tre volte tanto! Se non ti lecchi le dita, godi solo a metà. A me… me piace. Ti dà, gusto a volontà! O ce l’hai o ne hai bisogno. Per te e per gli amici. La tua bionda naturale. Miglioriamo il tuo mondo. Prenditi cura di te. Per chi non si accontenta. Tutta la vita che vuoi. Tutto intorno a te.” [Perché io valgo]

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/10/comprare-un-suv/59007/

[…] Ogni volta che sentiamo al tg la notizia di un assassino, di uno stupratore, di un seviziatore, tutta gente odiosa, sia chiaro…nei commenti ai quali tutti ci lasciamo andare, nei quali suggeriamo di impiccarli per le palle, di tagliargli le mani, di seviziarli in mille modi anche molto fantasiosi, c’è lo sfogo dei nostri istinti più bassi, della nostra ansia di violenza quasi gratuita, visto che il male non è stato fatto direttamente a noi.

Tutte le volte che viene intervistato chi ha subìto un grave torto e gli viene chiesto cosa chiede ai tribunali, costui risponde “giustizia” ma sulla faccia si legge “vendetta”. È umano e comprensibile, ma va chiamata col suo nome.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/11/si-dice-giustizia-si-pensa-vendetta/71048/

[…]. Negli ultimi 50 anni è stato costruito un secondo medioevo, con i “famosi” al posto dei nobili, i mezzi di comunicazione al posto degli editti e le banche al posto delle chiese, un medioevo in cui la gente viene talmente riempita di problemi di sopravvivenza da attaccarsi al primo che arriva, senza aver modo e tempo di capire chi sia. Al popolo viene indicato persino chi odiare, attraverso gogne mediatiche e processi televisivi e spende il proprio tempo in insulti alimentando una guerra tra disperati. Il crescente investimento del potere nell’enfasi della lotteria e del gioco d’azzardo serve ad alimentare questa sensazione di aleatorietà. Il popolo non ha più tempo. Non ha tempo per informarsi, non ha tempo per organizzarsi, non ha nemmeno il tempo per capire quanto profonda sia diventata la sodomizzazione sociale cui è giornalmente sottoposto. Chi ha soldi, potere e mezzi di produzione di beni (siano essi materiali o intellettuali) può permettersi di pensare a cosa potrebbe fare tra cinque anni, chi è precario, ha un salario all’osso con la mannaia del licenziamento, è afflitto dalla ricerca di un lavoro che non arriva, deve assistere familiari malati senza nessun aiuto, riesce a malapena a pensare a cosa potrebbe fare il mese prossimo. Questa differenza è la chiave. Il potere ha tutto il tempo e può comprarsi il tempo altrui per studiare il popolo e conoscerlo più di quanto egli conosca il potere, anzi, più di quanto conosca se stesso, come ammette amaramente Noam Chomsky:

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/15/il-popolo-e-gia-fottuto/71860/

A Vicenza, che è da sempre città civilissima checché ne dicano gli antisettentrionalisti, nel ’500 è stata affissa e ancora si può vedere una lapide in Piazza dei Signori per ricordare un certo signor Baldus (cerco nella memoria e potrei sbagliare nome), il quale, essendo stato connestabile in quella città, si rese meritevole di vergogna imperitura per aver creato un “grave ammanco di cassa”; perché nelle città civili rubare i soldi di tutti è un crimine.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/veneto-i-soldi-per-lalluvione-ci-sono-gia-tutti/82849/

Nei lunghi viaggi in cui sono da solo in macchina, mi diverto a fare un gioco: se incrocio per strada un’auto uguale ad una macchina che ho posseduto, immagino che al volante di quella macchina ci sia il me stesso degli anni passati, di quando guidavo quella macchina e lui mi chiede: “Sei contento di quello che fai, di come la pensi?” perché quell’altro me stesso era un po’ diverso, magari aveva una macchina meno costosa e si recava a fare lavori meno gratificanti, ma talvolta mi capita di vergognarmi di fronte a lui.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/e-la-maggioranza-a-decidere-come-sbagliare/88217/

L’orgoglio è un sentimento pericoloso, non vedo perché dovrei sentirmi orgoglioso di essere italiano, quando questo dovrebbe significare che preferisco essere italiano invece di francese o lèttone o curdo o israeliano o americano. Mi sarebbe indifferente appartenere a qualsiasi nazionalità, perché ritengo che l’amor patrio sia una cosa vuota oltre che pericolosa. E in fondo non è da questo che nascono le guerre? Non è dagli inni nazionali? Non è dallo stringiamci a coorte? Dalle bandiere?

Quando al telegiornale danno notizia di un disastro o di un attentato all’estero, si affrettano a dire che fra le vittime non vi sono italiani. Ma, fatte salve le preoccupazioni degli eventuali parenti delle vittime, per quale motivo dovrei sentirmi sollevato se fra centinaia di morti non ci sono italiani? Non sono morti gli altri? C’è da dispiacersi meno se i morti non parlavano la nostra lingua? Rispondere alla retorica della Lega con una retorica ancor più vecchia non mi sembra cosa utile. No, Benigni che canta l’inno nazionale non mi commuove affatto e a dire il vero mi preoccupa una sinistra che sembra rispondere alla mancanza di moralità e all’arroganza dei governanti con un bigottismo cieco o una vacua retorica.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/20/retorica-di-sinistra/93129/

Caro Gigi, lo so che secondo la tua professione di lucido ateismo, ora che sei morto, sei convinto di non esistere più. Io ti voglio scrivere lo stesso, un po’ perché mi rimproveravi di non farlo, un po’ perché c’è una cosa che ti devo dire. Tu hai reso noto il tuo paese natale: Malo, grazie al tuo celebre romanzo e a Malo riposi, nel cimitero del paese. E’ giusto quindi che tu sappia che il tuo paese natale non ha più un assessorato alla cultura.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/10/lettera-a-luigi-meneghello-sulla-cultura/144435/

La gerarchia è un astuto stratagemma per moltiplicare a cascata il meccanismo di dominanza-sottomissione. A parte il vertice, tutti sono sottomessi, ma tutti hanno l’illusione di dominare qualcun altro, via via, fino agli ultimi in un meccanismo che dà l’illusione della libertà, ma che visto da lontano ci rimanda l’immagine di una guerra di tutti contro tutti.

Probabilmente gli esseri umani hanno cominciato a collaborare tra loro quando hanno compreso che collaborare è più utile che lottare. La collaborazione, il lavoro comune, è l’unico meccanismo che permette di sfuggire alla trappola delle tre opzioni: sottomissione-lotta-fuga. La collaborazione estromette dalla società l’idea di dominanza e di privilegio. Ma la classe dei privilegiati dominanti, da sempre la più potente, allo scopo di tenersi in vita cercherà sempre di rendere ostico il concetto di collaborazione ed esaltare il culto della persona. Ecco perché, nonostante sia sconveniente ai più, il vecchio e rugginoso sistema dominanza-sottomissione torna a più riprese in auge corroborato da amplificatori sociali regolati ad arte per invitare alla lotta o alla sottomissione.

A tutti i livelli, in ogni classe sociale, anche tra i più umili, vengono creati miti che spingono tutti nella trappola a suon di coraggio, di fierezza, di sicurezza, di ordine, di patriottismo, di concorrenza, di speranza, di onore, di ambizione, di avidità e di altri euforizzanti sociali.

[…].

Fino al giorno in cui non avremo compreso veramente l’utilità del lavoro comune, fino a quando non difenderemo questa opzione dagli assalti del meccanismo dominanza-sottomissione, saremo vittime e compici dell’arroganza dei potenti.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/28/larroganza-degli-umili/148330/

Cari amici di Cittadella in provincia (molto in provincia) di Padova, per chi ama la carne il kebab è una trovata alimentare davvero buona, privarvi di questa opportunità non è solo stupido, è anche una possibilità di conoscenza in meno. Perché conoscere i cibi significa conoscere le persone. La giunta leghista di Cittadella, privando quelli che (immagino senza costrizione alcuna) vogliono assaggiare un cibo diverso da quelli della propria zona, non credo riuscirà davvero a dare – come dicono loro – un “giro di vite” alle abitudini esterofile che tanto minano l’identità delle persone di Cittadella. La motivazione principale (ma anche un bambino immagina che non è quella) è che “Non sono certo alimenti che fanno parte della nostra tradizione e della nostra identità”.

Io vorrei fare una proposta alle amministrazioni venete che si riempiono la bocca con parole di cui non conoscono il significato, di smetterla di tirare fuori l’identità. Cosa sarebbe dunque l’identità dei cittadini di Cittadella? Forse i suv tedeschi o giapponesi? Forse le pizzerie napoletane? O si hanno notizie di pizzerie celtiche a Cittadella? Cosa rende peculiari i cittadini di Cittadella da doverli definire quasi identici, forse i ristoranti che preparano pesce di mare? Sono cibi tradizionali il limoncello o l’ananas servito a fine pasto? Perché questi coraggiosi sindaci così bravi a fare i forti coi deboli non chiudono i McDonald’s? Perché non chiudono i pub che vendono birre irlandesi? o tedesche? Persino lo spritz non è di origine italiana e, diciamolo pure, fa veramente male al fegato. Io mi chiedo se ad esempio gli abitanti di Saronno debbano passare il proprio tempo a mangiare amaretti e bere liquore o se gli abitanti di Battipaglia debbano mangiare tutti i giorni mozzarella. E sono davvero preoccupato per il fegato degli abitanti di Prosecco. La biodiversità sarebbe un miraggio con queste idee. Cari amministratori leghisti di Cittadella, cercate nei vostri vecchi sussidiari di quinta elementare, lì troverete scritto che l’uomo è onnivoro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/si-ai-mcdonalds-no-ai-kebab/150058/

E’ il 14 settembre. Siamo fuori Padova. Un ladro sfugge ai carabinieri col motorino rubato. Si butta nel Brenta ma non sa nuotare. Muore annegato. Quel ladro ha commesso due errori: il primo è stato scegliere, così giovane, la morte anziché la galera, il secondo è stato nascere in Moldavia. Si, perché Ruslan Moisei, di anni 23, in questo modo non avrà pace neanche da morto. Essere moldavo e morire braccati in Veneto è un errore. Il Mattino di Padova ne ha dato notizia e sul sito in rete fioccano commenti che vanno da “San Brenta” a “Uno di meno”. E tutto il discorso si sposta sul tema “Io non sono razzista ma ne abbiamo le palle piene”.

Ora, ripetendo per l’ennesima volta che non si capisce perché per un imprenditore che truffa o un politico che intasca bustarelle si debbano coniare termini come “concussione” e “corruzione”, mentre per uno che ruba nelle macchine, anche quando lo fa per la prima volta, si dice che è un ladro, la deriva morale e culturale della nostra società si fa sempre più evidente. Così come non si capisce come si possa invidiare politici corrotti e cocainomani e diventare all’improvviso moralisti e forcaioli quando si tratta di un disgraziato. Il problema è che anche i giornali sembrano perdere il senso dei fatti. E il fatto è che un giovane di 23 anni è morto.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/i-forcaioli-con-lo-spritz/158162/

 

Nella confusione totale che governa il Paese, un Paese in cui governanti pagati con soldi pubblici scelgono le politiche in base alle direttive di una Banca Privata (la Bce) ci si mette anche il localismo di sinistra ad offuscare un quadro già abbastanza surreale di per sé. Il concetto è: se la Lega dicendo stupidaggini vince, proviamo a dirne anche noi.

Nel Comune di Albignasego (provincia di Padova) un consigliere comunale del Pd propone che sia permesso a chi lo vuole, nei Consigli comunali e nelle sedute pubbliche, di parlare in “Lingua Veneta”, avete capito bene, proprio quella lingua propugnata dalla Lega (veneta) e i cui studi sono sovieticamente foraggiati dalla Regione con la solita solfa dell’identità, e che non esiste al pari della Padania.

Perché forse quello che Mirco Cecchinato del Pd, così pronto a seguire la Lega sui suoi stessi errori, non ha ancora capito è che il dialetto che parla lui, probabilmente una specie di padovano, non può essere la stessa lingua che parla un bellunese, non ha ancora capito che in Veneto c’è una lingua che si chiama veneziano e una miriade di dialetti come un po’ in tutte le regioni.

Perché dunque un esponente di paese del Pd parla di “Lingua Veneta” al pari dei linguisti leghisti? Forse non sa che un vicentino non capisce quello che dice un rovigotto (o rodigino)? Che i veronesi capiscono molto male il trevigiano? E’ davvero bizzarro che una regione che convince i propri cittadini sulla base del settarismo e della divisione, poi cerchi unità e coesione proprio dove non può esserci.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/caro-pd-la-lingua-veneta-non-esiste/161399/

Una di queste voci a mio avviso è quella di Piero Calamandrei, uomo dell’800, morto nel 1956, costituzionalista e del quale si può dire senza abusare dell’espressione “libero pensatore”. Ad esempio leggo dall’instant book di fresca pubblicazione Lo Stato siamo noi (Chiarelettere) ciò che lui dice del federalismo: La libertà è indivisibile, basta che sia minacciata in una sola città, perché subito si trovi in pericolo in tutti i continenti… I popoli saranno veramente liberi quando si sentiranno anche giuridicamente “interdipendenti”. Il federalismo, prima che una dottrina politica, è la espressione di questa raggiunta coscienza morale della interdipendenza della sorte umana.

Quando leggo questo penso alla distanza abissale con chi parla oggi di federalismo che parte dall’idea esattamente opposta, di compartimenti stagni, penso all’illustre trevigiano Gentilini che a dispetto del proprio cognome ha dichiarato: “Voglio eliminare tutti i figli dei zingari”, penso al leghista Cavallotto, che in Liguria gioisce perché l’alluvione fa sgomberare i campi nomadi, penso che costoro non abbiano capito nulla del federalismo di cui si riempiono la bocca e che spesso anche noi usiamo frasi e parole copiaeincolla senza averle capite.

Parlando dell’Italia come di una “Repubblica pontificia”, lui che ha fatto parte dell’assemblea costituente dice che se si dovesse poi scoprire che in Italia i cittadini professanti una certa religione hanno diritti maggiori degli altri, o che i cittadini seguaci di una certa opinione politica hanno diritti minori degli altri o addirittura non ne hanno alcuno, bisognerebbe allora concludere che la democrazia scritta sulla Carta costituzionale è una menzogna. Non posso non pensare alle mille disparità che questo Paese è riuscito a mettere insieme nei 60 anni che sono trascorsi da quando Calamandrei diceva questo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/federalismo-labisso-calamandrei-lega/169970/

Che le banche stiano governando gli Stati e non da adesso è cosa risaputa. Che la Politica, dopo essersi trasformata in Economia, si stia mestamente trasformando in Finanza, è sotto gli occhi di tutti. Ma c’è un lato nascosto di questa crisi che sembra essersi insediata nelle vite di tutti e non volerne uscire più.

Da teatrante ho osservato un fenomeno che sta avvenendo nel mondo dei teatri, un mondo che conosce la crisi (finanziaria) da molti anni. Da qualche tempo molti teatri si sono messi in rete. La cosa è sempre più frequente. Ciò può avvenire per questioni meramente economiche, per condividere spese di materiale e di promozione, ma anche per questioni più profonde: teatri piccoli, facenti parte di un territorio ristretto, condividono gli spettatori creando un unico cartellone il quale, formato dai cartelloni dei singoli teatri, diventa ricco ed interessante. Si possono così condividere gli abbonati, programmare le date in modo che non si accavallino e incassare più denari. Il momento di difficoltà spinge al consociativismo.

Il mio maestro e regista Gabriele Vacis dice sempre agli attori che un oggetto che cade, un vestito che impaccia, un qualsiasi impedimento sulla scena non deve mai essere considerato un ostacolo, ma un’opportunità per avere un’idea scenica o per dare veridicità alla scena che si sta interpretando. L’ostacolo può essere un’opportunità, che bella intuizione.  Trasferendo questo ragionamento al momento attuale di crisi, credo che le difficoltà economiche spingeranno necessariamente la gente a cercare nuove soluzioni attraverso una maggiore apertura agli altri, a mettersi in rete, a consociarsi, a condividere.

[…].

Abbiamo ora due scelte: o approfittiamo di questo momento per metterci in rete, per cercare nuovi spunti e nuovi modelli di società, rinunciando a ciò che abbiamo acquisito per tentare di guadagnare terreno in campi che ora non frequentiamo, oppure continuiamo a lamentarci cercando di “arrangiarci” al meglio attraverso conoscenze e truffe varie. La prima ipotesi credo sia portatrice di civiltà, la seconda mi sembra un grosso passo indietro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/approfittiamo-della-crisi-mettiamoci-rete/177397/

new age, new cage

Il governo Monti sta cristianamente dalla parte degli ultimi, sempre

 

Matteo Renzi, Nunzio dell’Apocalisse (una canzonatura in 4 passaggi illogici)

Anche Mussolini e Hitler erano giovani.

Giulio Tremonti, ottobre 2012

È noto che Hitler aveva una personale, sterminata ammirazione per Wagner. Alcuni biografi di Hitler sostengono che egli usasse dire che “tutto era cominciato” (vale a dire l’inizio della sua attività politica), durante una rappresentazione di Rienzi a Linz. Hitler avrebbe tanto apprezzato la figura del protagonista, ispirata alla storia di Cola di Rienzo, da vedere in esso un modello per il riscatto del proprio popolo, ovviamente con se medesimo come dittatore.

http://memoria.comune.rimini.it/binary/rimini_memoria/progetto/LA_POLITICA_MUSICALE_DEL_NAZISMO.1205827357.pdf

Rienzi, der Letzte der Tribunen (Rienzi, l’ultimo dei tribuni) e il titolo completo del primo successo teatrale di Wagner. L’opera, scritta a Parigi schivando abilmente creditori e gendarmi, fu rappresentata per la prima volta il 20 ottobre 1842 nel nuovo teatro di corte di Dresda, appena costruito dall’architetto Gottfried Semper. L’opera reca con se anche la fama sinistra di essere stata tra le favorite di Adolf Hitler, che si fece regalare il manoscritto in occasione del suo cinquantesimo compleanno e lo porto con se nel bunker di Berlino. L’autografo non e più tornato alla luce e rimane uno dei tanti misteri che circondano la fine del Fuhrer. Wagner aveva tratto spunto per il libretto da un romanzo dello scrittore Edward Bulwer-Lytton, un nobile inglese autore di lavori a sfondo storico come Gli ultimi giorni di Pompei o Richelieu. Il soggetto ruota attorno alla figura di Cola di Rienzo, un plebeo romano del Trecento che riuscì per breve tempo a strappare il potere dalle mani della nobiltà, prima di venire rovesciato a sua volta da una rivolta popolare sobillata dalle grandi famiglie e dalla Curia.

http://www.teatrocomunalemodena.it/upload/doctesti/Pagine%20da%20ORCH%20RAI%204.pdf

“Credono che un giorno torneranno a vedere il sole, per sterminare la specie umana che ha sporcato il mondo” (cf. “La razza ventura” di Edward Bulwer-Lytton).

http://www.lankelot.eu/letteratura/bulwer-lytton-edward-george-la-razza-ventura.html

Se gli Antichi si risveglieranno, distruggeranno il mondo intero. Per questo motivo la Direttrice invita Dana ad uccidere Marty prima dell’alba per completare il rituale e salvare tutta l’umanità… Marty si siede e conforta Dana, ferita mortalmente, facendole notare che potrebbe essere migliore un’altra umanità. La ragazza è d’accordo e, mentre i due fumano una canna, una gigantesca mano esce da terra, annunciando quindi il ritorno degli antichi dèi”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Quella_casa_nel_bosco

La troika genera albe dorate

John Loftus, già ufficiale dei servizi segreti, ex inquirente della sezione Crimini di guerra nazisti del Dipartimento della Giustizia USA, Presidente del Museo dell’Olocausto della Florida ed autore di varie pubblicazioni sulle relazioni pericolose tra intelligence statunitense e nazismo: The Belarus Secret (1982), Unholy Trinity: How the Vatican’s Nazi Networks Betrayed Western Intelligence to the Soviets (1992), The Secret War Against the Jews: How Western Espionage Betrayed the Jewish People (1994), Unholy Trinity: The Vatican, the Nazis, and the Swiss Banks (1998).
Ecco un suo articolo tradotto in italiano:
Per la famiglia Bush è un incubo perenne. Per i loro clienti nazisti la Dutch connection era la madre di tutti i sistemi di riciclaggio del denaro. Dal 1945 al 1949 iniziò nella zona americana della Germania occupata uno dei più lunghi e, come ora appare, futili interrogatori di un sospetto di crimini di guerra nazisti. Il magnate multimilionario dell’acciaio Fritz Thyssen – l’uomo il cui consorzio dell’acciaio era il cuore della macchina da guerra nazista – parlava e parlava e parlava ad un gruppo congiunto di interrogatorio USA-UK…

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html

I choosy e i gobj – “Se non hanno polenta, che mangino brioches!”

Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole, un giovane si sveglia e sa che dovrà essere meno choosy o verrà rampognato dalla maestra.

 

Stay hungry, stay choosy.

 

La brillante carriera della figlia di Elsa Fornero. Due posti fissi nell’università di famiglia

Insegna nell’ateneo dei genitori e guida una fondazione finanziata dalla Sanpaolo, di cui la madre era vicepresidente.

http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_07/La-titolare-del-welfare_1369e9e4-5167-11e1-bb26-b734ef1e73a5.shtml

“Elsa Fornero, nostra Maria Antonietta” di Salvatore Cannavò

È facile, ormai, ironizzare sulle presunte gaffes del ministro Fornero. Piena di sé e della propria missione “civilizzatrice”, la responsabile del Welfare non perde occasione per esibire un atteggiamento professorale che sta logorando la sua immagine, oltre che il nostro futuro. Le sue esternazioni sfociano ormai nello psicodramma e diventano occasione di una reazione popolare fatta di rabbia e disorientamento. Ma nel caso dell’ultima, in ordine cronologico, brutta figura, quel “choosy” rivolto ai giovani che cercano lavoro, colpisce non tanto il disprezzo e l’altezzosità quanto la buona fede del ministro.

Perché a Fornero quelle espressioni vengono naturali e rappresentano l’effetto genuino della sua estraneità dalla vita reale. Quali giovani frequenta, infatti, il ministro per parlare così? Dove sono questi giovani così schizzinosi? Tra coloro che, nonostante siano laureati e con un dottorato alle spalle, si “accontentano” di fare i camerieri, di lavorare in un call center, di fare le supplenze nelle scuole private senza contratto? Oppure tra quelli che accettano contratti a tempo determinato che non si determinano mai e aprono partite Iva per svolgere un lavoro dipendente? Nelle aziende in cui si ripetono all’infinito gli stage di formazione che sono prestazioni lavorative a tutti gli effetti? O tra i giovani che fuggono dall’Italia e cercano di farsi una vita all’estero?

I ministri tecnici, in realtà, sembrano guardare alla vita vera dall’alto di un Olimpo immaginario, con la lente dei grafici finanziari oppure con il ricordo delle stanze ovattate in cui hanno passato la propria, agiata, vita. Quella di qualche fondazione bancaria o di polverosi palazzi del centro di Roma, al riparo dalle intemperie, accucciati su un ricco conto corrente o accovacciati su una pensione d’oro. Tante nuove Maria Antonietta in cerca di moderne brioches da lanciare alla malcapitata folla di “schizzinosi”, esodati, precari e lavoratori a sbafo.

La classe dirigente italiana, quella della finanza, dell’alta burocrazia, della tekné, vive una propria vita parallela ma decide beatamente sulle vite degli altri, nascondendosi dietro a un simulacro di democrazia.

[…].

La democrazia che non c’è è il vero nervo scoperto del nostro tempo e la rivoluzione democratica quello che ci manca. In fondo, bisogna dire grazie a frasi come quelle di Elsa Fornero, perché ci aiutano a vedere le cose come stanno. E magari a indignarci davvero.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/23/elsa-fornero-nostra-maria-antonietta/390535/

*****

Maria Antonietta non ha mai detto una frase del genere, però il senso di un certo modo di atteggiarsi nei confronti del mondo era quello. E siamo tornati a quel punto. Ed è per questo che considero inevitabile lo scoppio di una rivoluzione. Se non è ancora successo è solo perché il simulacro di democrazia in cui viviamo ci trattiene: non vogliamo gettare la spugna, crediamo che sia ancora riformabile, che con le persone giuste al posto giusto si può tornare almeno nell’ambito della decenza.

Purtroppo temo che i predoni siano qui per restare, costi quel che costi.

La cosa buona è che sono congenitamente irrazionali: la loro avidità ed estraneità alla vita reale è un handicap insormontabile. Di esternazione insulsa in esternazione esasperante si stanno scavando la fossa da soli ed ogni volta che parlano di democrazia e meritocrazia mettono in risalto la loro appartenenza ad un universo differente ed incompatibile con questo.

Ditology

Essere o non essere (lei non sa chi sono o non sono io!)

“La Russia non è la Grecia”. (Vladimir Putin, primo ministro russo, marzo 2010).

“La Francia non è la Grecia”. (Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, maggio 2010).

“Il Portogallo non è la Grecia, la Spagna non è la Grecia”. (Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea, maggio 2010).

“La Spagna non è la Grecia. Ma se la Grecia è arrivata dov’è arrivata è a causa di una politica analoga a quella condotta da Zapatero in Spagna”. (Mariano Rajoy, capofila dell’opposizione spagnola, maggio 2010).

“L’Ungheria non è nella stessa situazione della Grecia”. (Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici e monetari, giugno 2010).

“L’Ungheria non è affatto come la Grecia”. (György Matolcsy, ministro ungherese dell’economia, giugno 2010).

“La Spagna non è l’Irlanda, e nemmeno il Portogallo”. (Elena Salgado, ministro delle finanze spagnolo, novembre 2010).

“Né la Spagna né il Portogallo sono l’Irlanda”. (Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, novembre 2010.

“L’Irlanda non è la Grecia”. (Angela Merkel, cancelliera della Germania federale, novembre 2010).

“La Grecia non è l’Irlanda”. (Giorgios Papakonstantinou, ministro delle finanze greco, novembre 2010).

“L’Irlanda non fa parte del territorio greco”. (Michael Noonan, ministro delle finanze irlandese, giugno 2011)

“La Francia non è la Grecia e non è più l’Italia”. (Barry Eichengreen, professore di economia americano, agosto 2011)

“L’Italia non è la Grecia”. (Rainer Brüderle, presidente del gruppo Fdp al Bundestag, agosto 2011)

“L’Italia non è la Grecia”. (Silvio Berlusconi, presidente del consiglio italiano, ottobre 2011)

“L’Austria non è la Grecia”. (Karlheinz Kopf, presidente del guppo parlamentare del Partito popolare austriaco, novembre 2011)

“L’Italia non è la Grecia”. (Christian Lindner, segretario generale del Fdp, novembre 2011)

“Il Portogallo non è e non sarà la Grecia”. (Antonio Saraiva, presidente della confederazione industriale portoghese, febbraio 2012)

“La Spagna non è la Grecia”. (Richard Youngs, presidente del think tank madrileno Fride, maggio 2012)

“Il Portogallo non è la Grecia”. (Pedro Passos Coelho, primo ministro portoghese, giugno 2012)

“La Grecia non è l’Argentina”. (Yiannis Stournaras, ministro delle finanze greco, luglio 2012)

“La Germania non è lo Zimbabwe”. (Paul Casson, fund manager di Henderson Global Investors, giugno 2012)

“La Spagna non è l’Uganda”. (Mariano Rajoy, primo ministro spagnolo, giugno 2012)

“L’Uganda non ha alcuna voglia di essere la Spagna”. (Asuman Kiyingi, ministro degli esteri ugandese, giugno 2012)

http://www.presseurop.eu/it/content/article/2417021-quello-che-dev-essere-detto

L’invasione aliena è cominciata ;o)

 

Altro che Iron Sky! ;oD

La luna lesbica e il tavolo/a transessuale

 

Fanatismo religioso (per intensità) – cenni di antropologia critica del consumismo e del marketing

La cultura influenza ciò che le persone vedono, ricordano ed il modo in cui elaborano le informazioni. Essa influisce sulla costruzione soggettiva della realtà, degli insiemi di valori, atteggiamenti e reazioni standardizzati e convenzionali, norme e principi, suggerendo un certo indirizzo d’azione o una certa linea di interpretazione. Quando i valori sono socio-culturalmente strutturati, allora queste linee guida e priorità forniscono motivazioni per l’agire dei gruppi sociali e, cumulativamente, in certe circostanze storiche, di interi popoli.

Anche l’acquisto ed il consumo di un prodotto sono frutto di una scelta fatta sulla base di considerazioni di ordine sociale, culturale ed economico che s’intersecano con le più vaste dinamiche dei mutamenti culturali, dei rapporti di potere, e dei processi di costruzione di un’identità personale e collettiva. Comprare un determinato prodotto equivale a fare una dichiarazione pubblica sulla propria identità, sul proprio status e sui propri gusti. Un consumatore può teoricamente identificarsi con numerose categorie sociali e quindi con vari stili e modalità di consumo, ma non tutte queste variabili sono in grado di attivare i suoi criteri selettivi, perché la loro influenza sulla sua identità sociale e sulla sua rappresentazione del tipo di persona che aspira a diventare può variare sensibilmente.
In altre parole, i suoi bisogni cambiano al variare delle sue identificazioni (religiose, di genere, etniche, di ruolo sociale, ecc.), cioè al variare del messaggio che il consumatore intende trasmettere a chi gli sta intorno e che spesso definisce la sua affiliazione ad un gruppo (es. donna araba di ceto medio-alto che sceglie di esibire la sua etnicità).
Si tratta di capire quali valori e preferenze prevalgono in un certo contesto socio-culturale ad un dato momento.

E’ nell’interesse dei pubblicitari che operano in mercati “esotici” sottolineare ed accentuare differenze, peculiarità, specificità, idiosincrasie ed incongruenze di culture e società che vengono descritte come non pienamente confrontabili e traducibili. Solo così possono valorizzare la loro professionalità (lo stesso discorso vale anche per numerosi antropologi, ovviamente). Ma è anche così che nascono interpretazioni fantasiose sulla concezione di natura umana che prevale nella tal cultura, sulle prerogative del tal gruppo sociale e sulle inclinazioni della tal categoria di consumatori.

L’indirizzo meramente quantitativo delle ricerche di mercato può comportare conseguenze sommamente spiacevoli:

  • l’esclusione di tutto ciò che non si concilia con parametri prefissati e obiettivi specifici del cliente;
  • la mortificazione dei consumatori, trasformati in dati statistici più o meno corrispondenti alla realtà;
  • l’accumulo di studi che presentano conclusioni discrepanti e dati disomogenei. Ci si dovrebbe chiedere: indicano differenze interculturali reali o sono il risultato di misurazioni imprecise?
  • l’impossibilità di stabilire se le differenze nel comportamento dei consumatori siano significative;
  • l’impossibilità di verificare se le risposte ai questionari completati dai consumatori siano veritiere e se i consumatori agiscano coerentemente rispetto ai propri propositi (discrasia tra intenzioni dichiarate e comportamento reale);
  • l’impossibilità di verificare che i parametri non siano datati o che siano efficaci nella “lettura” della realtà, che le generalizzazioni siano giustificate, che i dati culturali siano trasferibili in altri contesti, che le correlazioni siano dirette e non coinvolgano altri fattori che si è scelto di non considerare;

Per “etnogenesi” s’intende la creazione di un’etnicità (di un gruppo etnico) attraverso la reificazione (fabbricazione) di determinati attributi. Un caso emblematico di etnogenesi è quello dei Latini e degli Ispanici negli Stati Uniti, generati a tavolino per classificare chiunque provenga da sud e parli una lingua iberica, a prescindere dall’ampiezza delle differenze tra un portoricano ed un cileno, o tra un Maya ed un cittadino della capitale del Messico.
Questa irragionevole semplificazione, che serve agli analisti del servizio censimenti ed all’amministrazione pubblica per meglio gestire la complessità di una società multietnica e multiculturale, si interseca con la logica propria dell’analista di mercato il quale, prendendo per buono il criterio classificatorio ufficiale, tende a cercare di dimostrare che esistono differenze ragguardevoli tra i gruppi sociali ed etnici, tali da giustificare il ricorso a specialisti. Questa operazione amplifica le differenze tra gruppi (es. Italo-Americani ed Ispanici) e riduce quella all’interno di un gruppo (es. Cubani e Boliviani).
Questa vera e propria invenzione di marcatori di differenze spesso inconsistenti finisce per inglobare l’intera cultura, essenzializzandola: se alcune di queste peculiarità si rivelano incerte, allora se ne creano di nuove.
Così le dinamiche interne alla segmentazione del mercato su base etnica producono differenze che possono essere irrilevanti, ininfluenti, o persino inesistenti, ma che sono rese salienti ed influenti a fini commerciali. Al contrario, quelle differenze reali che non sembrano utili alla commercializzazione del prodotto o che complicano il quadro generale vengono dissimulate e rimosse.

Ogni discorso alternativo e “deviante” che nasca all’interno di una comunità viene soffocato da certi dogmi del marketing, che preferisce linee divisorie nette e precise e nessun mutamento sostanziale. Altrimenti come si spiega il fatto che l’unico metodico esame comparativo delle strategie pubblicitarie svedesi e statunitensi abbia mostrato che il contenuto valoriale degli spot commerciali è rimasto pressoché invariato nel corso di 20 anni?

Matteo Renzi – giovane, rampante, plastico, pericoloso (inaffidabile)

Renzi dice cose talmente simili alle nostre e talmente irrealizzabili nel suo campo che se perde le primarie finirà per votare per noi.

Angelino Alfano, 13 settembre 2012

Matteo Renzi cerca finanziatori. La Fondazione Big Bang, che avrà una nuova sede nel Palazzo delle Generali, proprio davanti al Comune di Firenze, è in rosso di circa 300 mila euro. Bilancio alla mano – ha scritto ieri il Corriere Fiorentino – il bilancio 2012, recentemente pubblicato, presentava debiti maggiori, quasi mezzo milione di euro, ma nei primi mesi del 2013 la Fondazione presieduta da Alberto Bianchi, che è anche l’avvocato di Renzi, è riuscita a trovare risorse per circa duecentomila euro. E qualche giorno fa, dal quartier generale fiorentino è arrivata la richiesta ai parlamentari renziani di contribuire alla Fondazione. Non un contributo una tantum, come inizialmente era stato ipotizzata, ma 800 euro al mese. Che si andrebbero a unire ai 1.500 che i parlamentari già versano mensilmente al partito, come da Statuto. Non proprio bruscolini.

http://www.huffingtonpost.it/2013/06/14/fondazione-big-bang-conti-in-rosso_n_3439902.html?ncid=edlinkusaolp00000003

Tony Blair e Matteo Renzi hanno partecipato ieri sera ad un incontro organizzato da JP Morgan all’interno di Palazzo Corsini a Firenze. Alla serata hanno partecipato anche il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e il viceministro all’Economia Vittorio Grilli.

Con il ministro Passera il sindaco di Firenze avrebbe affrontato anche il tema della conclusione dei lavori del nuovo Teatro dell’Opera del Maggio musicale fiorentino. Tra i presenti all’incontro di JP Morgan anche Ursula Gertrud von der Leyen, ministro del Lavoro e degli Affari sociali della Germania, Jamie Dimon, JP Morgan Chase ceo, Stephen A. Schwarzman, chairman, ceo and co-founder di Blackstone, Enrico Cucchiani, ceo di Intesa Sanpaolo, Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia.

http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2012/06/01/722410-renzi-blair-cena-pranzo.shtml

Ursula von der Leyen, candidata a sostituire Angela Merkel alla guida della CDU, moglie di Heiko von der Leyen, docente di medicina ed amministratore delegato di una società biotech (ingegneria medica) e rampollo della Casata dei Leyen, un’antica famiglia nobiliare, che include diversi principi-elettori del Sacro Romano Impero.

http://en.wikipedia.org/wiki/Ursula_von_der_Leyen

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