Lost?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

41EypRd2Z6Lif_the_doors_of_perception_were_expanded_everything_would_appear_as-it_is-infinite

Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.

William Blake -The Marriage of Heaven and Hell

Il volo 370 delle linee aeree malesiane non è l’unico grande velivolo scomparso misteriosamente senza lasciare traccia. Quattro droni americani sono svaniti nel nulla mentre sorvolavano l’Afghanistan – non sono mai più stati visti.

http://www.washingtonpost.com/news/checkpoint/wp/2014/06/20/over-afghanistan-drones-that-vanished-without-a-trace/

E’ un mistero senza precedenti, quello che ha colpito il volo 370 della Malaysia Airlines diretto a Pechino. Proprio tre mesi fa, infatti, l’aereo scompariva nel nulla, senza che – sino ad oggi – sia stato possibile recuperare alcun resto. Il governo malese si conta abbia già speso più di 8 milioni di dollari nelle ricerche e, secondo le famiglie, è ora che anche loro facciano qualcosa.

http://www.scienzamente.com/tecnologia/campagna-di-ricerca-fondi-per-la-scomparsa-del-volo-370/2725/

Venezuela, aereo scomparso a Los Roques: è il quarto episodio dal 1997 a oggi che coinvolge gli italiani. Il mistero della rotta maledetta – Quello di Los Roques, in Venezuela, si conferma sempre più come un arcipelago maledetto, una sorta di nuovo “Triangolo delle Bermuda

http://www.huffingtonpost.it/2013/01/05/venezuela-aereo-scomparso_n_2416184.html

E’ inspiegabile la scomparsa di tredici aerei dai radar avvenuta nei giorni scorsi. E’ accaduto il 5 e il 10 giugno nei cieli austriaci, tedeschi e della Repubblica Ceca e ad oggi non è stato ancora possibile risalire alle cause del misterioso fenomeno. Gli aerei sono inspiegabilmente scomparsi dai radar per circa 25 minuti lasciando di stucco e in forte apprensione i tecnici che si sono trovati nella totale impossibilità di individuare ben 13 velivoli.

http://www.centrometeoitaliano.it/spariscono-radar-13-aerei-mistero-cieli-austria-germania-13-06-2014-15677/

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/austria/10898385/13-planes-vanish-from-radars-over-Europe.html

La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari

UN SUCCESSIVO ARTICOLO DI AGGIORNAMENTO, REVISIONE ED APPROFONDIMENTO (19 AGOSTO 2014)

 

page_project_img1

I dogmi di un passato tranquillo sono inadeguati al presente tempestoso. La situazione è irta di difficoltà, e noi dobbiamo essere all’altezza della situazione. Poiché il nostro caso è nuovo, dobbiamo pensare in modo nuovo e agire in modo nuovo. Dobbiamo emanciparci.

Abraham Lincoln

I ministri delle finanze dei paesi membri del G20 hanno deciso di dare un ultimatum agli Stati Uniti perché questi, entro fine 2014, applichino la riforma del Fondo monetario internazionale, minacciandolo, in caso contrario, di continuare senza di lui. Questo progetto di riforme, adottato a fine 2010 dal FMI, mira a dare più peso ai paesi emergenti aumentando le risorse del mondo monetario. Tra i paesi del G20 i più determinanti a proseguire anche senza gli americani sono quelli del Brasile, che gioverebbe della riforma insieme a Russia, India, Cina, Africa del Sud. “Secondo me, la fine dell’anno è l’ultimo limite” ha affermato il ministro brasiliano delle finanze “Quattro anni di attesa sono davvero troppi”.

Ultimatum per gli Usa, applicare la riforma del FMI

Entro un paio di anni il mondo sarà irriconoscibile.

La Cina sta per diventare il maggiore importatore del mondo. Il petrodollaro sta per morire e questo spiega probabilmente lo scontro tra le petromonarchie. Il renminbi/yuan è sbarcato in Europa per restarci e scalzare il dollaro. Russia e Iran aggirano sanzioni e dollaro. Le agenzie di rating americane stanno per perdere il loro monopolio, dopo aver perso la credibilità.

Ormai gli Stati Uniti hanno più bisogno del resto del mondo di quanto il resto del mondo abbia bisogno di loro, ed è per questo che il muro di Wall Street e del cosiddetto Washington Consensus cadrà come quello di Berlino.

Il mondo non terminerà con la detronizzazione del dollaro. Decine di milioni di americani soffriranno terribilmente ma il mondo andrà avanti. Bisogna solo augurarsi che questo ridimensionamento sia accettato come lo fu al tempo di Gorbaciov, cioè senza il ricorso a una guerra mondiale.

Obama saprà completare la sua missione di Gorbaciov “nero”, incaricato di portare a termine con successo un atterraggio di fortuna?

Tutti, tranne forse i neocon, sanno che il mondo del futuro sarà multipolare e che il petrodollaro sarà abbandonato su iniziativa di Cina, India e Russia e di numerose ex colonie occidentali (Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Venezuela, Vietnam, ecc.).

La parte più miope dell’élite angloamericana, pur di espandere i propri profitti e difendere il valore dei propri beni e investimenti, ha: dissanguato le ricchezze dell’Occidente; distrutto il suo sistema creditizio; svenduto le industrie strategiche britanniche e statunitensi ai paesi emergenti e persino segreti militari americani (per il tramite di Israele) a nazioni rivali tanto che ora la supremazia militare americana è in forse; venduto ai cinesi persino i palazzi di Manhattan che glorificavano la sua supremazia; venduto l’oro delle riserve (sempre ai cinesi).

La strategia dei BRICS è, nel medio e lungo termine, vincente perché è incardinata sul controllo e lo sviluppo delle risorse energetiche ed alimentari e sulla produzione di beni manifatturieri, mentre quelle angloamericane (con qualche importante eccezione) assegnano la priorità alla finanza e al controllo dell’informazione.

Una notizia “fantasma” apparsa incidentalmente sul sito della CNN ha svelato un possibile futuro – l’assalto finale dei BRICS all’egemonia americana.

Ci sono due modi in cui gli Stati Uniti possono uscire da questo cul-de-sac, corrispondenti a due scenari: a) la pacifica ricomposizione del conflitto tra “impero” e “barbari”; la guerra mondiale.

Il modo onorevole (quello di Obama): acconsentire alla riforma del FMI e accettare che il dollaro diventi una valuta come le altre. Ossia rinunciare alla sua egemonia e al folle ed economicamente e militarmente inaffrontabile progetto neocon di un “dominio sull’intero spettro”.

E il modo sbagliato (quello dei neocon, che stanno cercando di abbattere Obama almeno dai tempi dell’attentato di Bengasi e degli scandali sulle intercettazioni): l’economia di guerra e lo stato di polizia.

Sia detto, en passant, che né Obama, né i BRICS rappresentano il bene. I necon e i sionisti di destra sono però decisamente peggio.

Ad ogni modo, la via onorevole è spiegata nel dettaglio da Maurice Obstfeld (economista alla UniBerkeley) e dal giornalista ed analista economico olandese Willem Middelkoop

 

Era quella prediletta da J.M. Keynes e E.F. (“Piccolo è Bello”) Schumacher, ma anche dall’economista neosteineriano Christopher Houghton Budd – economisti con diverse sensibilità, ma non sospettabili di operare in vista di una dittatura globale – una valuta paniere che non sopprima la diversità valutaria globale ma dia forma ad un coro di monete (e quindi di economie e culture).

Questa era la soluzione avanzata da Dominique Strauss-Kahn poche settimane prima dello scandalo che lo costrinse a dare le dimissioni dalla direzione del FMI (per delle accuse poi rivelatesi insussistenti). DSK ora collabora con serbi e russi. Possiamo immaginare a chi attribuisca la responsabilità dell’operazione che l’ha screditato.

Anche l’economista antiglobalista Mark Weisbrot ha appoggiato l’ipotesi di un uso intelligente dei Special Drawing Rights da parte di un FMI democratizzato, per sostenere i paesi in crisi

Come pure il Nobel Joseph E. Stiglitz e la commissione di esperti delle Nazioni Unite da lui presieduta.

L’intero G20 è in favore della sostituzione del dollaro come valuta di riserva mondiale con i Diritti Speciali di Prelievo del FMI, da usare per stabilizzare i mercati e ridistribuire equamente le ricchezze globali

Solo il Congresso americano, dominato dai repubblicani, si è messo di traverso.

Il punto è che le restrittive regole di Basilea 3 vanno attuate entro il 2018 e stravolgeranno il sistema finanziario ed economico globale. Volenti o nolenti, le varie nazioni, inclusi gli Stati Uniti, dovranno rinunciare a una parte della loro sovranità per fare in modo che nessun egemone (singola fazione) sfrutti gli squilibri mondiali per ricavarne un profitto. Chi continuerà ad opporsi ne subirà le conseguenze: una vasta alleanza di paesi emergenti è pronta a fare quel che va fatto per sovvertire lo status quo (anche militarmente, se sarà necessario).

Ci sono navi iraniane che si avvicinano alle acque territoriali americane nell’Atlantico e navi cinesi che sfidano il “blocco” americano del Pacifico occidentale. I russi hanno preso in contropiede le forze NATO. Forze navali indiane, cinesi, pachistane, del Bangladesh, di Singapore, dell’Indonesia, della Malesia e del Brunei hanno effettuato esercitazioni congiunte.

Le ex colonie europee pretendono di sedersi al tavolo degli ex imperi ed essere trattate da pari a pari. Inizialmente questo privilegio sarà concesso solamente a Cina, Russia, India, Brasile e forse al Sudafrica (BRICS). Poi sarà il turno di Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia e Iran (MINTI). Ogni continente sarà rappresentato nella stanza dei bottoni e si comincerà a sentire la voce del terzo mondo.

L’istigazione di conflitti e l’escalation di caos finanziario e politico fanno verosimilmente parte della strategia di sabotaggio neoconservatrice euro-americana. Ma l’alternativa, per gli USA, è il default e l’iperinflazione conseguente alla “scaricamento” coordinato del dollaro e al rimpatrio forzoso di decenni di inflazione esportata in tutto il pianeta.

bretton-woods-sign

NUOVA BRETTON WOODS

Si va dunque verso una nuova Bretton Woods e la fine dell’egemonia planetaria statunitense. Questo non perché la Cina e gli altri BRICS stiano complottando contro gli USA (la Cina ha continuato a comprare quel debito americano che ha alimentato la macchina bellica statunitense).

È l’America che si sta economicamente e finanziariamente suicidando e il problema è che le nazioni in via di sviluppo sono troppo dipendenti dal dollaro per qualunque tipo di transazione e ogni volta che l’America ha un raffreddore il resto del mondo si prende l’influenza.

Poiché la prossima volta non sarà un semplice raffreddore, dato che il sistema immunitario statunitense è gravemente compromesso, le altre nazioni hanno preso delle contromisure, per non essere trascinate in fondo. Non c’è nulla di male in questo, è quel che miliardi di cittadini si aspettano dai loro rispettivi governi.

Resta il sospetto che si tratti dell’ennesimo gioco delle parti (poliziotto buono, poliziotto cattivo) per far accettare alle masse delle scelte che sono troppo ignoranti per capire, o che potrebbero non essere nel loro interesse.

Questo nuovo ordine comporterà una ristrutturazione (consolidamento) dell’immane debito “sovrano” globale causato dalla continua immissione di liquidità, specialmente da parte degli USA e degli altri paesi occidentali. La stabilizzazione del sistema sarà garantita da una valuta paniere [dollaro, yen, sterlina, euro e valute dei BRICS] di riserva mondiale per mezzo di titoli obbligazionari (SDR) emessi dal Fondo Monetario Internazionale.

In questo modo non ci sarà più una costante espansione della massa monetaria (M1 – mutui facili, carte di credito per chiunque) e non ci saranno più bolle e inflazione che incrementano l’indebitamento delle famiglie e delle nazioni: infatti più moneta si stampa oltre il valore della ricchezza prodotta dall’economia che la usa, più una valuta si svaluta, più aumenta l’inflazione e quindi si crea debito.

Il consolidamento presuppone un riequilibrio. Il dollaro è sopravvalutato e gli americani, potendolo usare come valuta di riserva mondiale, hanno di fatto esportato all’estero l’inflazione che hanno creato stampando dollari (nel 1913, nel 1971, nel 1973 e negli ultimi anni). Ora l’inflazione tornerà alla sorgente, assieme a una massa di dollari superflui (i nuovi accordi commerciali tra le potenze emergenti bypassano il dollaro in favore del baratto o delle rispettive valute). Tutto questo mentre i metalli preziosi si spostano da Londra all’Estremo Oriente, passando per la Svizzera.

La riforma del FMI prevederà l’ingresso dei BRICS nel nucleo dei primi 10 azionisti.

La Grande Trasformazione sta avvenendo in piena trasparenza. Sul sito del Fondo Monetario Internazionale è possibile informarsi su ogni passaggio previsto, sugli ostacoli incontrati, sugli obiettivi dichiarati. Nessuno potrà dire: hanno fatto tutto di nascosto come sempre.

Il passaggio al nuovo sistema non sarà indolore.

È da presumere che una parte dei conti bancari sarà sottoposta a un trattamento cipriota (10% di prelievo forzoso?) e i fondi di investimento (= pensioni) subiranno un’importante rasoiata.

In cambio di questo ulteriore sacrificio (bastone) saranno offerte delle carote (regolamentazione del sistema bancario, i tanto auspicati processi per frode, ripresa reale con un’effettiva contrazione della disoccupazione, reddito di cittadinanza, giganteschi investimenti in infrastrutture in America ed in Europa grazie all’improvvisa abbondanza resa possibile dalle obbligazioni targate FMI. Una vera e propria età dell’oro.

Le rivolte (Ucraina, Bosnia, ecc.), i default e i minacciati default serviranno solo a spingere il pianeta verso la soluzione offerta (problema > reazione > soluzione).

Non si vede come questo processo possa essere arrestato o invertito, né è chiaro se sia auspicabile farlo.

Il sistema attuale è fondato sul debito (ossia una forma di neoschiavismo), quello che verrà – almeno in linea di principio (!) – sulla produzione e l’interdipendenza (ogni crisi locale di una certa gravità si riflette globalmente e la prosperità degli uni si deve estendere anche agli altri). Dovrebbe insomma essere uno strumento per stabilizzare la mondializzazione e porre fine alla deregulation, che danneggia le economie emergenti.

Dunque bene così, andiamo avanti?

Non proprio. Sarà, per forza di cose, la famigerata Banca dei Regolamenti Internazionali a gestire la transizione.

Il che significa che, come nel dopoguerra, la pacchia potrebbe durare per non più di una generazione, finché i vecchi vizi, le pulsioni psicopatiche e l’avidità compulsiva non torneranno a prendere il sopravvento, più virulentemente che mai.

Cosa dobbiamo pensare di queste decisioni? Sono il frutto di egoismo illuminato? Forse una parte della classe dirigente del pianeta ha capito che la bramosia psicopatica può condurre alla rovina tutti quanti – visto che ogni nuova crisi è più destabilizzante di quelle precedenti (1987, 1994, 1998, 2000, 2007) – e che ci deve essere un limite al livello di sfruttamento delle masse?

Non saprei dire quanto influente sia questa fazione, che certamente esiste. Occorre superare la mentalità del noi contro di loro. La credenza che i piani alti della civiltà umana siano popolati unicamente da psicopatici o corrotti è tanto falsa quanto quella che chi sta in basso è tendenzialmente buono. Sopra e sotto c’è un po’ di tutto e chi, in alto, lavora per il bene comune, va aiutato. La sfida è capire chi sia in buona fede.

final

COSA POSSONO FARE I POPOLI?

Ogni Grande Trasformazione offre delle solide opportunità. L’importante è esserne consapevoli, coglierle ed esercitare la massima influenza possibile per fare in modo di trarre dei vantaggi e assicurare alle generazioni future la possibilità di riconquistare i dirittidoveri persi e conquistarne di nuovi.

L’unica maniera per fare in modo che questa riforma non diventi, nel giro di meno di una generazione, una gabbia ancora più opprimente della pax americana, è che si inauguri un’era di coesione tra i popoli, che devono mettere da parte divisioni di classe, fede, razza, etnia, genere, ecc. e lavorare insieme per prevenire ogni eccesso parassitario e quindi totalitario: l’unione fa la forza e un’umanità unita nelle rivendicazioni (poche, chiare, concrete, determinanti: come libertà, uguaglianza e fratellanza) e capace di mobilitarsi in scioperi solidali planetari, da Lima a Pechino e da Nairobi a Reykjavik, coordinandosi attraverso internet e le altre tecnologie che verranno, sarebbe una potenza inarrestabile, un oggetto inamovibile.

Oltre a libertà, uguaglianza e fratellanza, le nostre nuove parole d’ordine dovranno essere: decentramento/autonomia, delega, federalismo.

La spinta verso l’accentramento è anche una spinta all’omologazione, all’addensamento ed appesantimento delle relazioni umane e delle coscienze e deve essere controbilanciata dalla leggerezza e varietà della creatività umana e da una controspinta verso le autonomie. L’obiettivo dev’essere un costante riequilibrio tra forze centripete e forze centrifughe, alto e basso, macro e micro, egoismo e altruismo.

Tutto questo è già successo e succederà nuovamente, ciclicamente, perché fa parte della natura umana e il ripresentarsi di analoghe circostanze non è farsesco: è il prodotto di un incessante tiro alla fune (spiraliforme) tra consolidamento ed espansione, conservazione e cambiamento, centralizzazione e decentramento. Sono forze la cui contrapposizione nell’animo umano è virtuosa quando è bilanciata ed evita che un estremo si faccia monopolio (entropia). Ciò che noi percepiamo come il mondo esterno è una manifestazione di questa dicotomia interiore.

La pace, la giustizia, la fratellanza non possono essere raggiunte finché il genere umano non ragionerà in termini di famiglia umana e di villaggio globale in cui le sventure degli uni danneggiano tutti quanti e la serenità collettiva garantisce quella dei singoli e dei popoli.

La centralizzazione finanziaria, che certamente piace agli apologeti del controllo elitista, è anche un’opportunità per tutti gli altri perché si inserisce nella naturale progressione ed estensione della coscienza umana al di là dei familismi, tribalismi, nazionalismi e di ogni sorta di egoismo personale e collettivo.

La coscienza dei singoli e della specie si sta espandendo, è un processo inarrestabile e la classe dirigente ne prende atto e adatta il sistema alle esigenze della popolazione, per poter restare in sella e possibilmente rafforzare il suo monopolio decisionale.

Stiamo per assistere ad una trasformazione fondamentale dell’architettura mondiale esistente, verso qualcosa di completamente diverso, che potrebbe essere molto peggiore o molto migliore.

Dipende da noi, da quel che sapremo fare adesso per evitare il peggio e da come sapremo trasformarci nel corso del tempo per impedire che certi equilibri vengano compromessi e ci facciano piombare nell’ennesimo abisso di abominio (torture, prigioni segrete, sorveglianza capillare, leggi emergenziali, campi di internamento, guerre “umanitarie”, destabilizzazioni di nazioni sovrane, aggressioni finanziarie, ecc.).

Link all’articolo originale, successivamente aggiornato


La crisi ucraina come crogiolo di un nuovo modello femminile globale?

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Natalia Poklonskaya, nuovo procuratore generale della Crimea, è diventata un fenomeno globale – specialmente in Giappone, Cina e Corea del Sud –, un nuovo modello femminile che unisce giovinezza (ha 34 anni) bellezza, dolcezza, determinazione, autorità e autorevolezza, superando il prototipo patriarcale della donna vista come, alternativamente, angelo del focolare o strega-prostituta, al servizio di lotte di potere tra uomini.

1395760121_408514166

La Poklonskaya viene contrapposta alle donne che scimmiottano gli uomini per farsi strada in politica (Timoshenko, Lagarde, Clinton, ecc.)

tymosh-anime

La Timoshenko nella parte del boss mafioso

wicked-witch-of-the-west

La malvagia strega dell’ovest

Poklonskaya è anche l’antidoto alle pop-softpornostar come Miley Cyrus, Femen, Pussy Riot, ecc. coi loro seni al vento, slogan e testi dozzinali, le “minzioni di protesta” sui marciapiedi, le orge nei musei di scienze naturali, gli atti osceni nei supermercati con polli surgelati, i “concerti” irreligiosi in cattedrale, ecc.

Donna ucraina ferma un carro armato

*****
La sconsolante verità, però, è che se non ci sarà un risveglio generale delle coscienze, questi bagliori si spegneranno. Il fatto è che schiavi siamo (servitù del debito, dell’usura, delle rendite, della paura e del risentimento) e schiavi resteremo finché attenderemo che qualche messia (Putin/Obama) o qualche forza internazionale (BRICS) venga a liberarci.
Questa cosa va capita.

La Banca dei Regolamenti Internazionali controlla anche le banche centrali dei BRICS e sono stati i BRICS a chiedere per anni una riforma del FMI, che ora stanno per ottenere (ormai solo il Congresso americano si oppone alla riforma e Obama è favorevole). I BRICS non sono contro il sistema finanziario globale. Vogliono solo la loro fetta.

In questo senso la crisi Ucraina servirà solo per spianare la strada a un “nuovo” sistema che è così simile al vecchio da far pensare che sia un serpente che cambia la pelle e poi si spaccia per un altro.

Un risveglio delle coscienze, invece, farà in modo che le future strutture di ulteriore accentramento del potere nel mondo – una volta rimosse le mele marce e una volta che le persone avranno finalmente capito che il marcio ai piani alti è il riflesso della nostra incapacità di far pulizia dentro ciascuno di noi depsicopatizzando la civiltà umana – possano limitarsi a coordinare le autonomie locali (unità nella diversità) – assumiamo il controllo del Cavallo di Troia/Golem (Nuovo Ordine Mondiale targato BRICS) e mettiamolo al servizio dell’intera umanità ed ecosfera. Facciamo in modo che la crisi ucraina divenga il crogiolo di un nuovo modello umano globale
http://www.futurables.com/2014/02/07/e-possibile-porre-fine-alle-crisi-finanziarie-una-volta-per-tutte/

Non diventate vegetariani solo per stare meglio, è una sciocchezza

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

1779791_842523665764320_551410384_n

In genere gli studi nutrizionali sono di natura epidemiologica, non clinica (molto più rigorosa, precisa e affidabile).

Un studio CLINICO dell’Università di Graz su 1320 soggetti, che è parte di una più ampia ricerca europea sulla salute e l’alimentazione e che ha tenuto conto delle variabili “fumatore” e “fisicamente attivo”, conclude che i vegetariani si ammalano più spesso e hanno una qualità della vita inferiore rispetto ai carnivori. È più probabile che soffrano di cardiopatie e disturbi psichici e che sviluppino tumori. Di conseguenza rappresentano un onere maggiore per il sistema sanitario.

I soggetti sono stati divisi tra: 1) i vegetariani; 2) mangiatori di carne con molta frutta e verdura; 3) a limitato consumo di carne; 4) grandi consumatori di carne.

RISULTATI: I vegetariani hanno un tasso doppio di allergie rispetto ai grandi mangiatori di carne (30,6% contro 16,7%) e si ammalano di cancro a un tasso più elevato (4,8% contro 1,8%). Inoltre i vegani hanno un più alto tasso di infarti (1,5% contro 0,6%).
In totale gli scienziati hanno esaminato 18 diverse malattie croniche. Rispetto ai forti consumatori di carne i vegetariani sono stati colpiti più duramente da 14 malattie su 18 (78%), che includono: asma, diabete, emicranie e osteoporosi
Questo studio della facoltà di medicina dell’Università di Graz conferma le risultanze di un analogo studio dell’Università di Hildesheim: i vegetariani sono colpiti più frequentemente da disturbi psicologici, con il doppio delle probabilità di soffrire di ansia o depressione rispetto ai forti consumatori di carne (9,4% contro 4,5%). All’Università di Hildesheim hanno riscontrato che i vegetariani soffrono molto più di depressione, ansia, disturbi psicosomatici e disturbi alimentari.
I vegetariani si recano più spesso dal medico mentre i forti mangiatori di carne “hanno una qualità della vita significativamente migliore in tutte le categorie” (salute fisica e psicologica, relazioni sociali e qualità della vita in relazione all’ambiente.

Qui un importante studio (EPIC-Oxford) su vegetariani e carnivori inglesi che mostra come i vegetariani siano leggermente più a rischio di infarto, di certi tipi di cancro e di malattie cardiovascolari (contrariamente a quel che si tende a credere) e che comunque non si vive di più se si smette del tutto di mangiare carne
http://ajcn.nutrition.org/content/early/2009/03/18/ajcn.2009.26736L.full.pdf

il senso di tutto questo, secondo me è: se volete diventare vegetariani o vegani per una scelta etica, fate pure, è una decisione rispettabile (Io stesso sogno di vivere in un mondo in cui non devo predare nessuna forma di vita, neppure vegetale, per poter vivere al meglio). Ma non fatelo per ragioni di salute, o almeno non date per scontato che sia la decisione migliore e che quindi non dovete più fare test/esami perché “tanto tutto andrà per il meglio rispetto a prima”.
Tra l’altro lo conferma anche un esperto di dieta vegetariana/vegana:
http://www.vegsource.com/news/2013/06/dont-go-vegetarian-or-vegan-for-health-benefits.html

Per una disamina degli studi nutrizionali più recenti effettuata da un esperto di biologica molecolare e di scienze cognitive (più interdisciplinari di così!) incredibilmente disponibile, rimando a:

http://wholehealthsource.blogspot.it/

Le ebole, la peste, la Crimea e il gene Ccr5

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

msBD4amilanesi indistruttibili nei secoli? ;o)


AGGIORNAMENTO: la tesi che la Peste Nera era un virus del tipo Ebola confermata in un volume di recente pubblicazione -

Biology of Plagues: Evidence from Historical Populations, bySusan Scott and Christopher J. Duncan

http://assets.cambridge.org/97805218/01508/frontmatter/9780521801508_frontmatter.pdf

Scienza è credere all’ignoranza degli esperti…Di tutte le materie, solo la scienza contiene in sé l’insegnamento che è pericoloso credere nell’infallibilità dei più grandi maestri della precedente generazione. Impara dalla scienza che bisogna dubitare degli esperti.
Richard Feynman, Nobel nel 1965

“Nel 1345 si segnalarono i primi casi a Sarai sul Volga meridionale ed in Crimea…Una volta a Caffa – (l’attuale Feodosija o Феодосия, in Crimea), la peste fu introdotta nella vasta rete commerciale dei Genovesi, che si estendeva su tutto il Mediterraneo. A bordo delle navi commerciali che partivano da Caffa nell’autunno del 1347 la peste giunse a Costantinopoli, prima città europea contagiata, e in seguito arrivò a Messina e nel corso dei successivi tre anni contagiò tutta l’Europa fino alla Scandinavia e alla Polonia”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Peste_nera

“Si espande oltre i confini della Guinea Conakry l’epidemia di Ebola che ha già fatto decine di morti nel solo Paese dell’Africa Occidentale. Mentre viene confermato che il caso sospetto di febbre emorragica registrato in Canada non è Ebola, a Conakry le autorità sanitarie cercano di informare la popolazione su come limitare il rischio contagio.
“Ci hanno dato alcune indicazioni, per esempio di evitare il contatto con liquidi organici come l’urina, il sudore, eccetera. Ci hanno inviato questa indicazioni via sms” dice un residente della capitale.
“Dobbiamo ripulire la città per combattere il virus. Bisogna lavorare sodo perché tutti qui temono per la propria vita. Dobbiamo assolutamente mantenere l’igiene” spiega un altro residente.
Due casi di Ebola sono stati confermati in Sierra Leone. Stato di massima allerta anche in Liberia. Complessivamente sono 95 i casi di febbre emorragica provocata dal virus ebola riscontrati dall’inizio dell’anno nei 3 Paesi africani: 67 delle persone contagiate sono morte.
I primi casi di Ebola erano comparsi nel Sud della Guinea, al confine con Costa d’Avorio, Liberia e Sierra Leone. Poi il virus si è propagato alla capitale trasformandosi a tutti gli effetti in un’epidemia”.
http://it.euronews.com/2014/03/26/ebola-contagio-anche-in-sierra-leone-e-liberia/

Non c’è nessun nesso, è solo un pretesto per tornare a parlare dell’eziologia della Peste Nera e lo faccio perché mentre i media italiani sono troppo provinciali per curarsi di certe cose, BBC e France24 lo fanno e sta notizia, sentita ieri sera, dell’“Ebola”, che però non è proprio Ebola, ma è una qualche misteriosa febbre emorragica – o una “grave forma malarica” (???????????????) –, mi ha colpito.

Si fa confusione tra batteri e virus:
“Un gruppo di ricerca dell’università canadese MacMaster ha sequenziato il dna del batterio della peste bubbonica responsabile della pandemia del 541. Tra i risultati di questa ricerca – pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet – c’è soprattutto la scoperta che il ceppo di tale virus non ha causato le terribili epidemie successive come quella della Peste Nera (1348) che ridusse del 60% la popolazione europea”
http://www.notizienazionali.net/notizie/scienza-e-tecnologia/2575/sequenziato-il-dna-della-peste-bubbonica

Virus, che sono tutti, senza eccezione, delle entità biologiche parassite [v. psicopatici, NdR]… non avendo le caratteristiche della cellula non sono considerati neppure degli esseri viventi, visto che non hanno un metabolismo proprio, non hanno membrana citoplasmatica (assolutamente fondamentale per qualsiasi cellula) si riproducono in maniera diversa…il metabolismo nei virus è assente sin quando non trovano una cellula ospite da infettare, che perderà il ‘controllo’ delle proprie azioni e verrà usata dal virus per replicare altri esemplari del virus stesso…”
https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20071022042732AAZyX1R

“Rimane quindi un mistero in che modo il batterio – di norma residente nei ratti, che non vengono colpiti dalla malattia – abbia accumulato le mutazioni necessarie per infettare gli esseri umani e provocare la patologia”
http://www.repubblica.it/scienze/2014/01/29/news/batterio_peste_bubbonica-77210815/

Un mistero solo per chi è ancora convinto che si tratti di un’infezione batterica e non, come è più probabile, virale, che si trasmette per via aerea, anche nello spazio.
“Se la teoria della peste come virus del tipo Ebola è corretta, allora il mondo potrebbe essere a rischio pandemico”.
http://www.nature.com/scitable/blog/viruses101/could_the_black_death_actually

“Alcuni studi hanno anche suggerito che la peste di Giustiniano fosse un virus influenzale
http://www.smithsonianmag.com/articles/bubonic-plague-family-tree-sheds-light-on-risk-of-new-outbreaks-180949498/#HdyBoB7WjbC1fHUx.99

“Dopo 10 anni di ricerche in Inghilterra, un archeologo – Barney Sloane – smonta la tesi ufficiale sulla disseminazione della peste attribuita alle pulci ed ai ratti. Anzi, si chiede se fosse davvero peste: “La mortalità continuò a salire per tutto un inverno molto rigido, quando le pulci non avrebbero potuto sopravvivere, e non vi è alcuna prova di un numero sufficiente di ratti” – “nei siti accanto al Tamigi, in cui è stata scaricata la maggior parte dei rifiuti della città i ratti avrebbero dovuto brulicare, e sono luoghi in cui il terreno fradicio conserva eccellentemente i resti organici, invece abbiamo trovato pochi ratti neri” – “Dovremmo poter trovare grandi ammassi di ratti morti, ma non ci sono. E tutte le prove che ho esaminato suggeriscono che la peste si diffuse troppo velocemente rispetto alla spiegazione tradizionale di una trasmissione dai topi e dalle pulci” – “non è affatto certo che tipo di malattia fosse, se era veramente la peste bubbonica
http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/17/black-death-rats-off-hook

L’ipotesi è che abbiano ragione quelli che sostengono che la Morte Nera fosse un virus emorragico (del tipo Ebola, Marburg e delle altre febbri emorragiche) e non un batterio (yersinia pestis), data la tipologia della sua espansione, non legata alla diffusione del Rattus rattus e Rattus norvegicus (assente in Islanda – cf. storico Gunnar Karlson – e raro nella zone rurali inglesi, che furono invece colpite ferocemente), la sua impressionante resistenza al freddo e caldo (le pulci non sopportano le temperature estreme e i climi troppo secchi, come l’inverno scandinavo e l’estate mediterranea, periodi in cui invece la Morte Nera imperversava) il periodo di incubazione molto lungo, la trasmissione rapidissima tra esseri umani e invece lentissima nelle pestilenze moderne imputate con certezza al batterio yersinia pestis (a dispetto dei mezzi di trasporto di massa), la sintomatologia, contagiosità e mortalità (3% contro oltre il 90%) sensibilmente diverse da quelle delle pestilenze moderne (es. Canton) e i risultati delle analisi molecolari compiute su dei campioni raccolti in fosse comuni in Francia, Italia, Inghilterra e Danimarca – dove è assente il batterio della peste, che è invece presente in altre sepolture non associate alla Morte Nera o alla Peste di Giustiniano (inoltre in altre fosse comuni dell’epoca della Morte Nera, in Scozia sono state trovate spore di antrace).
http://www.newscientist.com/article/dn4149-case-reopens-on-black-death-cause.html
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2630035/
http://black-death-revisited.org/

Il profilo genetico della yersinia pestis medievale europea non differisce sostanzialmente da quello orientale moderno, ben poco temibile.
http://www.nature.com/nature/journal/v478/n7370/full/nature10549.html

Per dar conto delle incongruenze i difensori dell’ipotesi yersinia pestis hanno chiamato in causa un’altra malattia che si è sovrapposta e diffusa parallelamente (mi pare una “spiegazione” po’ troppo conveniente, à la Dr. House):
http://books.google.it/books?id=yw3HmjRvVQMC&printsec=frontpage&redir_esc=y

“La peste nera non deriva dai topi, ma da un virus contagioso che potrebbe tornare in ogni momento. Lo sostengono nel libro Biologia delle Pesti due ricercatori dell’ Università di Liverpool, Gran Bretagna. Per secoli si era creduto che la peste bubbonica, capace di uccidere in 5 giorni dalla comparsa dei sintomi e che nel Medio Evo ha decimato la popolazione europea, fosse stata trasmessa da una specie di ratti. I due epidemiologi britannici, Susan Scott e Christopher Duncan, hanno invece scoperto che la peste deriva da un virus, che è lontanamente correlato a quello di Ebola che disintegra gli organi e li riduce in poltiglia”.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/21/la-peste-puo-tornare.html

“…due ricercatori dell’ università di Liverpool, Susan Scott e Christopher Duncan, autori del saggio Biology of Plagues pubblicato dalla Cambridge University Press. La loro tesi è che la peste del 1347-48, quella descritta dal Boccaccio nel Decamerone, e le pesti successive, fino a quella del 1630-31 descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi, non furono pesti vere, cioè malattie epidemico-contagiose dovute – come fin qui s’è creduto – al bacillo denominato Yersinia pestis in onore del suo scopritore, il medico svizzero Alexandre Yersin che ne dimostrò la presenza nel materiale infetto durante l’epidemia di Hong-Kong del 1894. Le tesi, rivoluzionaria, è fondata su criteri clinici e su rilievi di epidemiologia, biologia molecolare e modellistica informatica. Essa colloca «il quadro delle pesti europee in una nuova cornice». Anzitutto ricordiamo che, com’è noto, la peste arrivò in Europa dall’Asia per la via del mare: entrò da Sud, dalla Sicilia, recata da navi genovesi importanti grano dalle terre bagnate dal Mar Nero, e dall’ Italia dilagò a macchia d’ olio nel continente fino all’ Inghilterra e ai Paesi scandinavi. Fu un’immane moria, che stroncò le vite di 30 milioni di europei (su una popolazione complessiva di 100 milioni). Clinicamente la malattia fu caratterizzata da febbre alta, fetore corporeo, sbocchi di sangue, macchie emorragiche sulla pelle, tumefazioni ghiandolari (bubboni): un quadro, affermano Scott e Duncan, che non è affatto specifico della peste da bacillo di Yersin, ma è proprio di altre malattie, del passato e del presente, che ebbero o hanno caratteristiche analoghe e analogo decorso iperacuto con esordio improvviso. Si tratta di malattie vecchie e nuove come l’ influenza «spagnola» del 1918, l’ Aids prima maniera, la malattia da virus Ebola: malattie, come si vede, non bacillari, ma virali. La peste che esordì in Europa nel basso Medioevo fu dunque dovuta a un virus? Di quella peste il Boccaccio e i testimoni coevi – medici e cronisti – descrivono l’andamento repentino, i decessi fulminei, i contagi immediati (cioè i contatti apparentemente da uomo a uomo). Non si parla né di topi (ospiti di prima scelta del bacillo di Yersin) né di pulci (vettrici del bacillo); si pensò che tale omissione fosse dovuta al fatto che pulci e topi erano una presenza quasi fisiologica in una società, come quella medievale, a corto d’igiene individuale e collettiva. Ma, rilevano i due attenti ricercatori di Liverpool, il topo marrone fece la sua comparsa in Europa mezzo secolo dopo la scomparsa spontanea della peste (che essi datano intorno al 1670). E d’altra parte il rapidissimo propagarsi dell’ epidemia come avrebbe potuto essere compatibile con un contagio murino, mediato da topi certamente ostacolati nei loro percorsi dalle barriere naturali dei fiumi, dei monti, dei mari? Il contagio, si afferma, non poté che essere interumano, trasmesso dall’ uomo all’ uomo attraverso le vie di comunicazione transfluviali, transmarine, transalpine….”
Giorgio Cosmacini
http://archiviostorico.corriere.it/2002/agosto/28/Boccaccio_Manzoni_Non_vera_peste_co_0_0208285619.shtml

“Alcuni biologi dell’Università di Liverpool, nel Regno Unito, hanno pubblicato un nuovo studio dal quale risulta che, se il dieci per cento degli europei è immune al virus dell’Hiv, ciò è dovuto alle epidemie che si diffusero nel continente in epoche passate. Gli scienziati sanno da tempo che queste persone sono portatrici di una mutazione genetica (del gene chiamato Ccr5) che impedisce al virus dell’Hiv di penetrare nel loro sistema immunitario. A sconcertarli è stato il fatto che l’Hiv è comparso solo di recente e quindi non può aver fatto aumentare la frequenza della mutazione fino ai livelli elevati che si riscontrano oggi in alcune parti d’Europa. Tuttavia, un nuovo studio condotto da Christopher Duncan e Susan Scott attribuisce la grande diffusione della mutazione al fatto che essa previene il contagio anche da un’altra malattia virale mortale che ha devastato l’Europa in passato. Secondo il professor Duncan, “Il fatto che la [...] mutazione sia limitata all’Europa sta ad indicare che le epidemie del Medio Evo hanno svolto un ruolo fondamentale nell’aumento della frequenza della mutazione. Anche queste epidemie rimasero confinate all’Europa, si protrassero per oltre 300 anni ed ebbero un tasso di mortalità del 100 per cento”. Mentre alcuni storici hanno cercato di sostenere che le varie epidemie che si diffusero in Europa nelle epoche passate erano focolai di peste bubbonica, che è una malattia batterica, il professor Duncan e la dottoressa Scott hanno dimostrato che in realtà si trattava di epidemie di una febbre emorragica virale e letale che utilizzava il gene Ccr5 per penetrare nel sistema immunitario (v. mutazione CCR5-delta 32). Avvalendosi di modelli computerizzati, i due ricercatori hanno dimostrato come il manifestarsi di questa malattia nel corso della storia abbia fornito la pressione selettiva necessaria – offrendo semplicemente protezione da una morte altrimenti certa – a fare aumentare la frequenza di questa mutazione genetica da 1 caso su 20.000 all’epoca della “morte nera”, nel 1347, ai valori odierni di 1 caso su 10. “L’epidemia emorragica non scomparve dopo la grande peste di Londra del 1665-66, ma continuò a dilagare in Svezia, a Copenaghen, in Russia, in Polonia e in Ungheria fino al 1800″, ha concluso il professor Duncan. “Il perdurare dell’epidemia emorragica ha determinato il protrarsi della pressione selettiva sulla [mutazione genetica] ed è per questo che oggi essa si riscontra con la massima frequenza in Scandinavia e in Russia”.
http://www.marketpress.info/StoNotiziario_det.php?art=19301&pag=3&g=20050314

 

Jacques Vallée: il nostro futuro determina il nostro presente

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

continuum01

In front of me I saw the space of all possibilities, that is, all states of affairs that can possibly happen. They were lying in front of me there like objects in physical space…thus, I concluded, there is no contradiction between determinism and free will

Benny Shanon, Antipodes of the Mind: Charting the Phenomenology of the Ayahuasca Experience, Oxford University Press, 2002.

Jacques Vallée (matematico e imprenditore franco-americano, uno dei fondatori dell’Internet civile) ci spiega che il futuro può influenzare il presente (seconda causalità) attraverso il multi-verso (una pluralità di universi paralleli).

“Questa comincia a essere la corrente dominante della fisica. Nel suo ultimo libro, “La via del tempo”, il Dr Guillemant, un fisico al CNRS, sviluppa la tesi che le sincronicità siano dovute a una doppia causalità (cf. Stephen Hawking, “Theory of Double Causality” – cosmologia top down; ma anche Pauli e Jung): le nostre intenzioni provocano effetti nel futuro che diventano le cause future di un effetto nel nostro presente” (retro causalità: si veda anche la seria TV canadese “Continuum”).

http://en.wikipedia.org/wiki/Retrocausality

http://www.sfgate.com/science/article/Science-hopes-to-change-events-that-have-already-2655518.php

http://psychaanalyse.com/pdf/Theorie_de_la_Double_Causalite.pdf

In pratica il nostro destino ha già preso la forma di una linea temporale (uno scenario). Questo futuro possibile non è unico e può essere sostituito da un altro, ossia da un’altra linea temporale. Tutto ciò che non è determinato dal passato sarà determinato dal futuro. La linea “prescelta” è quella reificata (attualizzata) dalla sommatoria di tutte le nostre coscienze. Il libero arbitrio è limitato dalla meccanicità delle nostre menti ed istinti, ma ESISTE.

La nostra intenzionalità è la capacità umana di aumentare istantaneamente la probabilità del verificarsi di un dato destino che viene selezionato a scapito di un altro destino, automaticamente meno probabile. Tutti i futuri potenziali evolvono simultaneamente e probabilisticamente all’interno di un Albero della Vita personale (con le varie radici e ramificazioni).

Questa è la sorgente di déjà vu, sesto senso, coincidenze e sincronicità: l’intenzionalità ci anticipa, permettendoci di co-creare il nostro presente a partire dal futuro, collettivamente, tra infinite opzioni poi scartate.

Tra i requisiti per l’avvento della nuova fisica di qui al 2061, Vallée pone al primo posto il riconoscimento dell’Universo come un sottosistema di una meta-realtà di strutture di informazione. Tutto è una struttura informativa e tutto è simultaneo: “Non sto parlando di un database, non sto parlando della nostra tecnologia del presente ma di qualcosa di evidentemente molto più grande, molto più complesso…Dobbiamo riconoscere che le dimensioni sono un artificio culturale: le creiamo perché abbiamo delle piccole biblioteche (cf. archivi di informazioni) e abbiamo bisogno di x, y, z. Ma non ci servono nella fisica e ne faremo a meno nella fisica del futuro”.

Il presente è sovra-determinato: determinato sia dal passato, sia dal futuro e la coscienza produce il nostro senso della spazio e del tempo; è lo spazio e il tempo. Facciamo esperienza di questa illusione che chiamiamo spazio e tempo attraverso le associazioni che stabiliamo in questo mondo dell’informazione.

“La proposta che vi faccio – conclude Vallée – è quella di lasciare che i fisici continuino ad occuparsi di finisca dell’energia. Lo fanno molto bene, alla fine troveranno un modo per conciliare la relatività e la meccanica quantistica. A noi il compito di occuparci della fisica dell’informazione”.

Se ami la scienza, emancipala dall’ateismo/materialismo

Twitter [non in italiano]

Facebook [in italiano]

Bus_ateo_uaar

L’Universo è immateriale – mentale e spirituale. Vivetelo e godetevelo.

Richard Conn Henry, fisico, Johns Hopkins University, NATURE, Vol 436, 7 July 2005

http://henry.pha.jhu.edu/The.mental.universe.pdf

Credo che soddisfino i requisiti standard di validità di un’affermazione ordinaria, ma sono insufficientemente convincenti per un’affermazione straordinaria.

Richard Wiseman, il mastino degli “scettici”, ammette che i fenomeni parapsicologici sono reali ma, arbitrariamente, non li considera scientificamente dimostrati

http://en.wikipedia.org/wiki/Talk%3ARemote_viewing

La Terra non può che essere al centro dell’universo = la mente non può essere altro che il cervello

3759377583_Is_Your_Housemate_an_Atheist__by_LivelyIvy_answer_1_xlarge

Io sono panenteista (non panteista), come Pitagora, Plotino, Whitehead, ecc. (e credo anche Gesù e Origene, uno dei padri della Chiesa ripudiati)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/26/il-mondo-non-starebbe-meglio-senza-gli-umani/

http://www.mb-soft.com/believe/txc/panenthe.htm

http://www.estropico.org/index.php?option=com_content&view=article&id=204:alla-f

Prima di tutto vorrei togliere di mezzo un grosso equivoco. Che io sappia, Richard Dawkins non ha mai detto che alla religione non dovrebbe essere accordato alcun rispetto o che la tolleranza della religione è parte del problema. È un laico e quindi, giustamente, riafferma il diritto di ciascuno di credere in ciò che vuole senza che lo Stato o chi per lui stabilisca se uno ha il dovere di essere ateo/noncredente o credente in qualcosa di specifico.

I credenti dovrebbero essere grati a tutti quelli che si battono per una società laica – incluso Dawkins –, perché una società laica è una società in cui si è liberi di scoprire se stessi e la realtà che ci circonda.

Non tutti gli atei/noncredenti militanti sono così illuminati e tolleranti. Alcuni, quasi sempre maschi, sembrano davvero infuriati, in cerca di capri espiatori e si comportano come i fondamentalisti che combattono, ad esempio descrivendo/concependo la società in senso dicotomico, come se esistessero solo due fazioni: i credenti e i non credenti, con questi ultimi che sono dalla parte del vero e del giusto e i primi che nascondono intenti tirannici.

Sono però in minoranza – o almeno questa è la mia impressione – e comunque nel pieno diritto di prendersela con chi vogliono, finché non violano la libertà altrui di professarsi credente, o semplicemente agnostico.

Non penso che potrebbero avere mai la meglio, se non altro perché l’influenza benefica della religiosità personale su salute mentale, benessere fisico, convalescenza, longevità, riuscita sociale (vita di coppia, relazioni interpersonali, ecc.) è abbondantemente documentata (Kenneth I Pargament [a cura di] APA Handbook of Psychology, Religion, and Spirituality, Washington, D.C. : American Psychological Association, 2013).

Inoltre la concezione degli esseri umani come entità meccaniche prive di libero arbitrio, il cui senso di sé è un’illusione e la cui coscienza è solo un epifenomeno, un effetto collaterale privo di senso, è una visione troppo tragica e fatalistica (se non nichilista) del destino umano. Per miliardi di persone, credo a buon diritto, continuerà a essere intollerabile: creare significati in un universo del tutto privo di un senso alto, è compito ingrato (i non-credenti si sentono eroici e in un certo senso hanno ragione, anche se a me pare sia un eroismo abbastanza futile) e non privo di pericoli.

La storia è davvero fin troppo piena di intellettuali che hanno giustificato ogni mostruosità e fanatismo sulla scorta del diritto alla sopravvivenza e affermazione di sé e del proprio gruppo di riferimento, o specie: si può fare tutto, purché la specie prosperi, anche, per esempio, terraformare/colonizzare altri pianeti [è del tutto plausibile che qualcuno che si considera la massima autorità nell'universo possa agire come se fosse fosse padrone dell'universo]?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

screen_shot_2013-07-11_at_10.47.43_am

Il mondo di questi primi anni del 21° secolo sta lottando fieramente per liberarsi dal giogo del fondamentalismo, dell’interpretazione letterale delle scritture, e finora ha solo trovato un’alternativa, l’ateismo, che però risulta insoddisfacente e teoreticamente deludente, associato com’è a paradigmi scientifici antiquati (Newton, Maxwell, Darwin)

http://www.thegreatdebate.org.uk/DarwinDarwinitis.html

Retaggi di un’epoca in cui fisica e biologia sembravano molto più facilmente comprensibili e in una certa misura prevedibili. Questo prima dell’avvento di fisica quantistica, epigenetica, bioastronomia e studi della coscienza.

Ateismo e scientismo sembrano d’altronde combattere l’integralismo su un terreno antiquato, quello di un dio dell’età del bronzo (o medievale) che interessa davvero a pochi. Forse per questo le loro dispute sono in genere noiose e poco edificanti.

romney1-460x259

Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie” è un aforisma coniato (pare) da Marcello Truzzi, sociologo alla Eastern Michigan University, fondatore dello CSICOP, il CICAP americano. La cosa interessante è che in seguito Truzzi fu scacciato dallo CSICOP per aver chiesto che al suo interno fossero accolti anche studiosi seri del paranormale, in modo da poter confrontare le posizioni in maniera sistematica ed affinare le tesi.

Da quel momento si definì uno “zetetico” (volto alla ricerca della verità), perché considerava gli “scettici” come degli “pseudo-scettici” privi di velleità scientifiche, che si rifiutavano a priori di verificare le sperimentazioni nell’ambito del paranormale e che erano i principali responsabili dell’involuzione semplicistica del dibattito.

Un esempio tra i più noti è quello del confronto tra Stephan Schwartz, che sostiene di essere un “remote viewer” (una persona capace di vedere a grandi distanze, anche qualcosa che succede all’altro capo del mondo) e l’ateo militante Daniel Dennett che, sfidato a dimostrare che gli articoli sul remote viewing erano effettivamente fraudolenti e anti-scientifici scegliendone uno e discutendolo con lui, ha risposto: “non penserà che io legga roba del genere, vero?”

Queste sono le cose che facevano imbestialire Truzzi. È come se lo pseudo-scettico si auto-mutilasse il cervello pur di non “cadere in tentazione”, un atteggiamento inquisitoriale, non certo agnostico.

Come sostiene un mio caro amico: “l’ateismo è una posizione insostenibile perché parte da un assunto di fede esattamente analogo a quello del credente, per quanto specularmente opposto. L’agnosticismo è l’unica scelta razionale e di buonsenso”.

Truzzi la pensava come lui e morì disilluso nel 2003.

village-atheist-e1328481098785

In altre parole, la scienza è un metodo di indagine e un insieme di modelli di realtà in costante evoluzione. Come tale, è neutrale in relazione al piano metafisico. Non dovrebbe mai essere concepita come legata ad una specifica visione filosofica del mondo (es. materialismo).

Tra l’altro se, nel corso della storia, l’umanità si fosse rifiutata di considerare prove aneddotiche, vivremmo ancora nelle caverne.

Per questo è ragionevole ipotizzare che la scelta del non-credente senza se e senza ma sia di natura psicologica, non scientifica.

Può essere una scelta di ribellione ad un contesto familiare o scolastico soffocante, o all’assenza di una figura paterna importante (cf. Paul Vitz, “The faith of the fatherless”).

Può essere una scelta modaiola: oggi dirsi atei fa fico, fa “uomo di mondo”, fa adulto che non crede più a certe sciocchezze infantili.

Può essere una reazione inconsapevole al timore di una possibile vita dopo la morte, di un giudizio, di una prospettiva reincarnativa incontrollabile.

Può essere una necessità in un ambiente in cui non si è accettati o non si fa carriera se non la si pensa in un certo modo.

Sospetto che molti “atei” siano più intimoriti che rassicurati dall’evidenza empirica. Credono che le loro convinzioni si basino sull’evidenza empirica, ma in realtà si basano unicamente sul caparbio e perciò emotivo/irrazionale rifiuto di vagliarla.

zeusbus

Sono tempi molto interessanti.

Dawkins è una di quelle figure che un giorno non sarà più ne venerata né odiata o disprezzata, ma apprezzata per i suoi sinceri sforzi di abbattere dogmi obsoleti, agendo, in parte, spinto da un autentico desiderio di rendere il mondo un posto migliore. Il suo contributo sarà riconosciuto in particolare da chi, come me, si augura che questo ariete possa spianare la strada a una teologia scientifica e a un rinascimento spirituale (cosa che lui certamente non auspica: si chiama “eterogenesi dei fini”).

Questa teologia scientifica ha preso forma già da alcuni decenni. Chi cerca sinceramente Dio lo può trovare anche nella scienza. Gli esempi sono innumerevoli: Max Planck, Werner Heisenberg, Erwin Schrödinger, Wolfgang Pauli, Arthur Eddington, Casey Blood, David Bohm, Amit Goswami, Shimon Malin, Eugene Wigner, Fritjof Capra, Richard Henry, Henry Stapp, Hans-Peter Durr, ecc.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/03/fisica-paolina/

In assenza di un impulso teleologico, non pare davvero esserci alcuna ragione per cui, in un universo che tende all’entropia, cioè l’antitesi dell’ordine e della complessità, dalla materia debba emergere la coscienza, una forma superiore di ordine, enormemente complessa.

Se si scoprissero tracce di vita intelligente nel cosmo la cosa diventerebbe ancora più singolare.

Se le restrizioni autoimposte alla scienza in Occidente non cambieranno, la fiaccola della scienza del 21° secolo passerà nelle mani dei BRICS e succederanno molte cose eccitanti.

Certe persone hanno avuto l’opportunità di esperire un fenomeno per il momento inusuale: i normali confini della mente si allontanano e la persona ha una improvvisa, travolgente e ineffabile esperienza panenteistica della vera natura della realtà: tutte le cose sono collegate, l’universo è olografico, benevolo e propositivo, e dietro a tutto questo c’è una grande mente di cui siamo tutti frammenti.

La realtà è verosimilmente molto meno scettica degli “scettici” riguardo a quel che è e quel che può fare. Se ne fa un baffo della nostra nozione di “normale” e “paranormale”.

where-atheists-live-MAP

In conclusione, il materialismo e il fondamentalismo religioso sono impegnati in una lotta per la sopravvivenza e si sostengono a vicenda combattendosi, per poter restare sotto le luci della ribalta, per restare rilevanti. Purtroppo per loro milioni di persone si sono accorte che queste visioni del mondo hanno superato la data di scadenza e che, pur con tutte le ingenuità, distorsioni, furbizie, manipolazioni, ecc. della New Age, qualcosa di nuovo e importante sta emergendo e non ci è ancora dato di sapere cosa sia.

Materialisti e fondamentalisti se ne staranno lì, ai margini del dibattito, con le loro bandiere, a difendere la teologia dell’età del bronzo e la scienza del diciannovesimo secolo, mentre il mondo procede oltre e li consegna alle curiosità museali.

Dunque non c’è bisogno di combattere gli uni o gli altri, a meno che non intendano dominare la scena: le loro rispettive visioni del mondo cadranno a pezzi nel giro di una generazione. Il tappo sta già saltando, grazie alla fisica/astrofisica, alla biologia, alle scienze cognitive, che stanno inoltrandosi sempre di più in un terreno in cui si realizza una stimolante sintesi di scienza e spiritualità, loro malgrado.

Quello è il futuro, loro sono il passato.

Fisica paolina

Twitter [non in italiano]

Facebook [in italiano]

E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, gradita e perfetta volontà di Dio.
Romani 12:2

et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.
Petrarca, Canzoniere

solvay-500x421

Sono emersi anche punti di vista radicali, come quello del fisico Julian Barbour, che ritiene l’esistenza del tempo un’illusione causata dai nostri filtri percettivi, ma assente in una descrizione oggettiva della natura. E qui potrebbe entrare in gioco ciò che le neuroscienze stanno scoprendo a proposito della relazione tra la nostra mente e il tempo…Ed è possibile, come sottolineato dal fisico Paul Davies, che non solo il tempo, ma persino le stesse leggi della fisica, siano proprietà “emergenti”, piuttosto che caratteristiche fisse e preesistenti della realtà

http://www.ilpost.it/amedeobalbi/2011/10/14/tempo-fuor-di-sesto/

È ridicolo che il 17 dica che l’8 è morto solo perché è venuto prima

Julian Barbour

http://www.lastampa.it/2013/03/11/cultura/l-uomo-che-ha-ammazzato-il-tempo-Lu02G2cHcGzpaQ8JUu4nTP/pagina.html

Nulla esiste finché non è misurato

Niels Bohr, Nobel danese 1922

Un elettrone è una potenzialità immateriale finché non viene osservato

Max Born, Nobel tedesco 1954

Se non sono disturbati dall’osservatore, gli elettroni non sono cose, non esistono nello spazio e nel tempo, la loro esistenza è meramente potenziale. Emergono in una condizione di esistenza reale ma provvisoria nell’atto di misurazione che è quindi un atto creativo – per ciò che riguarda le particelle che costituiscono la materia, non sembra esserci alcuno scopo nel considerarle come composte di qualche materiale. Sono, in un certo senso, pura forma, nient’altro che forma; ciò che si manifesta di volta in volta in osservazioni successive è questa forma, non uno specifico frammento di materia

Erwin Schrödinger, Nobel austriaco 1933

Le più piccole unità di materia non sono, di fatto, oggetti fisici nel senso ordinario della parola; sono forme, strutture o, nell’accezione platonica, Idee, di cui si può parlare in modo non ambiguo solo nel linguaggio della matematica

Werner Heisenberg, Nobel tedesco 1932

La gente pensa sempre che, quando si dice “realtà”, si sta parlando di qualcosa di chiaramente noto a tutti, mentre invece per me il più importante e più arduo compito del nostro tempo è lavorare alla costruzione di una nuova idea di realtà

Wolfgang Pauli, Nobel austriaco 1945, lettera a Markus Fierz, 1948

Gli elementi costitutivi del mondo fisico sono quelli che chiamiamo eventi. Un evento non persiste e non si sposta come un pezzo di materia tradizionale: esiste semplicemente per un suo breve attimo e poi cessa

Bertrand Russell, “L’ABC della relatività”

Se si era inizialmente creduto che nel corso del progresso delle scienze tutto ciò che è “trascendentale” sarebbe stato progressivamente soppresso, perché in ultima analisi si poteva ricondurre tutto ad una spiegazione razionale, si dovette poi ammettere che il mondo materiale che per noi è così tangibile, si dimostra invece sempre più simile ad apparenza e si dissolve in una realtà che non è fatta di cose e di materia, ma di forme che predominano. [...] La fisica quantistica ci ha confermato ancora una volta che la nostra esperienza scientifica, la nostra conoscenza del mondo, non rappresenta la realtà ultima ed intrinseca, qualunque significato si voglia attribuire a queste espressioni.

Hans-Peter Dürr, fisico nucleare e quantistico tedesco, 1986.

Ora sappiamo che l’immagine del mondo offerta dai nostri organi di senso, che pure funziona perfettamente nella vita di ogni giorno, ha poco a che fare con la realtà. Ciò che ci sembra solido e impenetrabile è perlopiù vuoto [...]. Di conseguenza, la nostra definizione intuitiva della materia è completamente distorta dai filtri che i nostri organi di senso interpongono fra un oggetto e noi. Si tratta di una definizione essenzialmente pragmatica, basata sul genere di informazioni che si sono rivelate più utili nella ricerca del cibo, nella lotta contro i predatori e per il successo riproduttivo. Come strumenti di conoscenza, queste informazioni sono quasi prive di valore.

Christian De Duve, biochimico belga, Nobel per la medicina nel 1974 – da De Duve, 2002, “Come evolve la vita”, Milano: Cortina, p. 292-293

Saremo costretti a rivedere in maniera radicale la nostra concezione di spazio e di tempo

David Gross, Nobel per la Fisica, 2004

Cosa vuol dire tutto questo? Significa che l’elettrone esiste solo come campo di potenzialità, potenzialità di diventare una cosa (o per meglio dire un evento), con certe proprietà che possono essere misurate. Solo l’atto di misurazione trasforma il potenziale in effettivo. Protoni e neutroni, che formano l’atomo, assieme agli elettroni, si comportano allo stesso modo. Questi sono gli elementi costitutivi della materia che forma tavoli, sedie, libri ed esseri viventi. Continuiamo a chiamarli particelle anche se non lo sono, per mancanza di un termine migliore. Sono eventi (cf. Whitehead). Ergo, solo la coscienza dell’osservatore rende reale ciò che non lo è (!!!!).

Potreste farvi aiutare da un bambino nel digerire certi concetti. La grande difficoltà, infatti, non sta nella loro complessità, ma nello loro assurdità in termini di logica acquisita dopo molti anni di esistenza in un mondo che segue costantemente certe regole. Più il cervello è libero da preconcetti e da nozioni ormai radicate e meglio è.

Vincenzo Zappalà, astrofisico italiano

Il Congresso del 1927 ci dà una speranza. Ogni tanto le onde dell’intelletto riescono a produrre un’interferenza veramente costruttiva (tanto per rimanere in tema di MQ) e allora i geni nascono come i funghi, quasi fossero legati da una sorta di azione razionale e predisposta. Malgrado la probabilità infinitesima di questa interferenza, essa, ogni tanto, avviene.

Non è difficile vederci forti analogie con le onde di probabilità della MQ. Non fatemi, però, cadere nella filosofia. Fatemi, invece, ricordare un altro di questi momenti quasi impossibili, ma senza dubbio reali. L’inizio del 1400 a Firenze. Artisti insuperati come Brunelleschi, Masaccio, Donatello, Andrea del Castagno, Paolo Uccello, Piero della Francesca, … si scontrarono, vincendo, con geni altrettanto eccezionali, quali Ghiberti, Beato Angelico, Masolino e molti altri, ancora legati alla visione gotica e impersonale della Natura. L’uomo ne usciva vincente, come entità concreta, pensante, reale, poderosa nella sua essenza carnale e intellettuale. La prospettiva aiutava ed esaltava la sua reale posizione nel mondo, dandole spazio e armonia. Nel 1500 si ebbe un altro picco, come una scossa di assestamento dopo un terremoto sconvolgente e portò ai nomi immortali di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, ecc., ecc. Considerazioni analoghe potrebbero farsi per altri episodi dell’arte figurativa (anche se non di tale “ampiezza”), per la musica, per la letteratura, ecc.

Forse basta aspettare che le onde interferiscano nel modo giusto. Chissà che un giorno non capiti anche per la fratellanza, la comprensione e il bene comune?

Vincenzo Zappalà, astrofisico italiano

http://www.astronomia.com/2013/09/07/quando-le-onde-della-mente-interferiscono-costruttivamente/

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/fisica-quantistica-e-trascendenza.html

Sunset-550x317http://www.thunderbolts.info/wp/2012/11/19/sciences-looming-tipping-point/

Scene di vita nordcoreana

In difesa del diffusionismo e della scienza fatta come si deve fare

Twitter

Facebook

800px-Thames_Kumara_nmaps

Giorno verrà, alla fine dei tempi, che l’Oceano scioglierà le catene del mondo, si aprirà la terra, Teti svelerà nuovi mondi e non ci sarà più un’ultima Tule.

Seneca, “Medea”, 375-379

La macchia chiara al centro delle Ande, vicino alla Bolivia e al Perù, indica forse una possibile migrazione inversa a quella descritta da Thor Heyerdahl (1950), cioè l’arrivo di polinesiani nell’America del Sud.

Cavalli-Sforza, Menozzi, Piazza, “Storia e geografia dei geni umani”, 1997

Molta gente non accetta l’idea che la scienza possa procedere nella direzione sbagliata per decenni, perpetuando paradigmi fallaci, razionalizzando pregiudizi, escludendo arbitrariamente revisioni di dati e conclusioni, esercitando fortissime pressioni sui giovani ricercatori per farli allineare al dogma prevalente.

Ma è precisamente così che funziona la scienza in un mondo in cui certi ambienti traggono profitto dall’ignoranza, dall’oscurantismo, dalla falsificazione, dalla censura, dall’inconsapevolezza. Vale per la climatologia come per la fusione fredda, per l’alimentazione come per i contatti transoceanici precolombiani.

Doveva essere quest’ultimo il tema della mia tesi di laurea, ma a Scienze Politiche di Bologna mi fecero subito capire che uno studio sociologico-antropologico-archeologico e politologico del genere non sarebbe mai stata accettato.

A priori, a prescindere.

Il fatto che alcuni tra i maggiori specialisti di queste discipline fossero diffusionisti o comunque non escludessero assolutamente la possibilità di contatti tra civiltà lontane in epoche anteriori a quelle generalmente ammesse, e che un crescente numero di studi genetici indica che i diffusionisti/contattisti avevano ragione, non conta nulla. Certi temi sono tabù. Le Americhe furono popolate attraverso la Beringia, qualche vichingo ci finì lì quasi per caso, forse vi giunse anche qualche pescatore giapponese o polinesiano, ma questi non contribuirono in alcun modo all’evoluzione delle culture locali. La Dottrina Monroe ha valore retroattivo!

E, si badi bene, non si trattava di chiamare in causa Atlantide o Mu, ma semplicemente di suggerire che se gli aborigeni erano arrivati in Australia via mare 60mila anni fa, gli austronesiani (avi dei polinesiani) erano giunti fino al Madagascar almeno 2mila anni fa, popolandolo, e polinesiani e amerindiani colonizzarono l’Isola di Pasqua a partire da 1000-1500 anni fa, stabilire che prima di Colombo l’evoluzione culturale delle Americhe era stata unicamente endogena, accusando gli scettici di imperialismo culturale e razzismo, era ed è sciocco. Un atto di fede, non di scienza.

AVVERTENZA: L’unico articolo scientifico è il primo, che contiene tutte le citazioni necessarie per comprendere la questione e per dare maggiore senso a quelli successivi, che sono dilettanteschi e pieni di contraddizioni, ma offrono alcuni spunti utili. La tesi dell’articolo non è che il contatto sia dimostrabilmente avvenuto, bensì che negare a priori la possibilità del contatto, a dispetto del numero di indicazioni che suggeriscono che sia avvenuto, è anti-scientifico.

Ecco l’articolo sa tener presente. E’ di una nota antropologa (emerita) che ricapitola quel che sappiamo sui possibili contatti transoceanici (in inglese) e fornisce i riferimenti che possono servire per approfondire le varie questioni – ce ne sarebbero molti altri ma questo post non è un saggio e non ho tempo di recuperare il materiale della tesi mancata e riproporlo qui (né m’interessa farlo – ci sono mille questioni più importanti di questa):

http://bellsouthpwp2.net/k/a/kathyjay/images/Transoceanic%20contacts.pdf

sui contatti transatlantici e transpacifici col Nuovo Mondo è stato scritto moltissimo e le mappature genetiche di animali, piante coltivabili e malattie in certi casi paiono dar ragione ai diffusionisti

http://www.independent.co.​uk/news/science/dna-from-c​hicken-bone-shows-polynesi​ans-found-south-america-45​1758.html

http://www.dispatch.com/content/stories/science/2013/05/19/studies-examine-clues-of-transoceanic-contact.html

http://ageofintuition.blogspot.it/2013/03/the-kensington-rune-stone-is-white-whale.html

http://www.academia.edu/867576/Did_Ancient_China_Influence_Olmec_Mexico

http://mysite.verizon.net/dbkelley1/id2.html

http://mysite.verizon.net/dbkelley1/id3.html

http://www.edicolaweb.net/edic164a.htm

http://www.meteoweb.eu/2013/06/dal-dna-nuove-prove-che-i-romani-sbarcarono-in-america-prima-di-colombo/209512/

Sui Vichinghi in America ormai il consenso è ampio

http://en.wikipedia.org/wi​ki/Pre-Columbian_trans-oce​anic_contact.

E forse degli amerindiani (-e) seguirono i vichinghi in Islanda, “scoprendo” l’Europa

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21069749

BIBLIOGRAFIA

Anderson A. 2006. Polynesian Seafaring And American Horizons: A Response To Jones And Klar. American Antiquity 71(4):759-765.

Arnold JE. 1992. Complex hunter-gatherer-fishers of prehistoric California: Chiefs, specialists, and maritime adaptations of the Channel Islands. American Antiquity 57(1):60-84.

Arnold JE. 2007. Credit Where Credit Is Due: The History of the Chumash Oceangoing Plank Canoe. American Antiquity 72(2):196-209.

Baudouin L, and Lebrun P. 2009. Coconut (Cocos nucifera L.) DNA studies support the hypothesis of an ancient Austronesian migration from Southeast Asia to America. Genetic Resources and Crop Evolution 56:257-262.

Cassidy J, Raab LM, and Kononeko NA. 2004. Boats, Bones, and Bifaces: The Early Holocene Mariners of Eel Point, San Clemente Island, California. American Antiquity 69(1):109-130.

Clarke AC, et al. 2006. Reconstructing the Origins and Dispersal of the Polynesian Bottle Gourd (Lagenaria siceraria). Molecular Biology and Evolution 23(5):893-900. Free to download

Fagan B. 2004. The House of the Sea: An Essay on the Antiquity of Planked Canoes in Southern California. American Antiquity 69(1):7-16.

Fitzpatrick SM, and Callaghan RT. 2009. Examining dispersal mechanisms for the translocation of chicken (Gallus gallus) from Polynesia to South America. Journal of Archaeological Science 36(2):214-223.

Gamble LH. 2002. Archaeological Evidence for the Origin of the Plank Canoe in North America. American Antiquity 67(2):301-316.

Gamble LH, Walker PL, and Russell GS. 2002. Further Considerations on the Emergence of Chumash Chiefdoms. American Antiquity 67(4):772-777.

Gongora J et al. 2008. Indo-European and Asian origins for Chilean and Pacific chickens revealed by mtDNA. Proceedings of the National Academy of Sciences 105(30):10308-10313. Free to download

Jones TL, and Klar KA. 2005. Diffusionism Reconsidered: Linguistic and Archaeological Evidence for Prehistoric Polynesian Contact with Southern California. American Antiquity 70(3):457-484.

Jones TL, and Klar KA. 2006. On Open Minds and Missed Marks: A Response to Atholl Anderson. American Antiquity 71(4):765-771.

Kehoe A. 2010. Consensus and the Fringe in American Archaeology. Archaeologies 6(2):197-214.

Landberg LCW. 1966. Tuna Tagging and the Extra-Oceanic Distribution of Curved, Single-Piece Shell Fishhooks in the Pacific. American Antiquity 31(4):485-493.

Montenegro A, Avis C, and Weaver A. 2008. Modeling the prehistoric arrival of the sweet potato in Polynesia. Journal of Archaeological Science 35(2):355-367.

Roewer, Lutz, Michael Nothnagel, Leonor Gusmão, Veronica Gomes, Miguel González, Daniel Corach, Andrea Sala et al. 2013. Continent-Wide Decoupling of Y-Chromosomal Genetic Variation from Language and Geography in Native South Americans. PLOS Genetics.

John L. Sorenson, Martin Raish, Pre-Columbian Contact with The Americas Across the Oceans: An Annotated Bibliography, second edition, revised, 2 volumes, 1195 pages, Provo, Utah, Research Press, 1996.

http://www.amazon.com/Pre-Columbian-Contact-Americas-Across-Oceans/dp/0934893217

Storey AA et al. 2007. Radiocarbon and DNA evidence for a pre-columbian introduction of Polynesian chickens to Chile. Proceedings of the National Academy of Sciences Early Edition, June 4, 2007. Free to download

Storey AA et al. 2008. Pre-Columbian chickens, dates, isotopes, and mtDNA. Proceedings of the National Academy of Sciences 105(48):E99. Free to download

« Older entries

FuturAbles

Non subire il futuro, ma crealo, immaginandolo

sunshine hours

Climatologists Are No Einsteins (PS It's the Sun!!!)

philosophyofmetrics

A measure of cultural performance and production.

il diritto c'è, ma non si vede

il blog di informazione e approfondimento giuridico sul Giappone - a cura di Andrea Ortolani

Scritture Nomadi

Il cammino della narrazione

Appunti Scomodi

Per un'altra Europa

tsiprastn

appuntamenti, notizie e opinioni dalla piazza virtuale dei comitati Trentini a supporto della lista "l'Altra Europa con Tsipras" per le elezioni europee di maggio 2014

PICCOLA ERA GLACIALE

PiccolaeraglacialeWordPress.com

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Notes from North Britain

Confessions of a Justified Unionist

Civiltà Scomparse

Tra realtà e immaginazione

Trentino 33

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033”

PoetaMatusèl's Poetry Pages

* POESIA LIRICA, D'AMORE E DELLA NATURA * LOVE, LYRIC AND NATURE POETRY *

Donata Borgonovo Re

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

giapponeapiedi

idea di viaggio prevalentemente a piedi nel Giappone tradizionale

Dionidream

Sei sveglio?

The Next Grand Minimum

To examine the social and economic impacts of the next Grand Solar Minimum - See About

Imbuteria's Blog

Just another site

quel che resta del mondo

psiche, 'nuda vita' e questione migrante

SupremeBoundlessWay

For the Sake of All Beings

~ gabriella giudici

blog trasferito su gabriellagiudici.it

Notecellulari

Il Blog di Maria Serena Peterlin

10sigarette

Carpe Diem

Cineddoche 2.0

Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate (A.Hitchcock)

Club UNESCO di Trento

2014: L'Anno Internazionale dei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo

The Passionate Attachment

America's unrequited love for Israel

GilGuySparks

The guy was nothing but a pain in the ass

Insorgenze

Non lasciare che la scintilla venga del tutto spenta dalle legge - Paul Klee -

L'impero cadente

come crolla l'impero degli angli, dei sassoni e dei loro lacchè con rovina e strepito

"Because every dark cloud has a silver IODIDE lining..."

Sentieri Interrotti / Holzwege

Il blog di Gabriele Di Luca

Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 139 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: