Omaggio ad Ahmadinejad – le parole che nessun politico italiano pronuncerà mai

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Rohani è stato definito “moderato” e “ragionevole” dalla stampa italiana. Le sue prime dichiarazioni:
1. Sanzioni ingiuste e ingiustificate;
2. Iran non sospenderà l’arricchimento dell’uranio;
3. Negoziati con gli Usa a condizione che riconoscano i diritti legittimi dell’Iran;
4. Iran contrario a ingerenze straniere in Siria;

Non vedo, francamente – e me ne compiaccio -, alcuna differenza rispetto al “grande demone” Ahmadinejad: l’uomo che ha promosso la causa della sovranità e dignità palestinese, che ha difeso il welfare, che voleva sviluppare l’economia iraniana, modernizzare il paese, ottenere una condanna delle politiche di Israele da parte delle Nazioni Unite, promuovere le donne in politica ai più alti incarichi, riformare le Nazioni Unite, contenere i costi della politica, denunciare i complotti della NATO e di Israele in Medio Oriente:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/16/ex-ministro-degli-esteri-francese-uk-e-israele-non-usa-hanno-ordito-linsurrezione-siriana/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

…già, CHE SCHIFO!

 Ahmadinejad è stato accusato di populismo. Negli ultimi 40 anni, chiunque desideri fare qualcosa per i cittadini (es. investire in infrastrutture e in programmi di welfare) e arginare il potere delle oligarchie è condannato come populista dalle “democrazie” occidentali e dai loro media. L’Occidente è diventato una parodia orwelliana: la guerra (umanitaria) è pace, la schiavitù (flessibilità/precariato) è libertà, l’ignoranza (propaganda dei media) è forza, la democrazia è populismo, l’oligarchismo è democrazia e va esportato con la forza.

Ahmadinejad non ha mai dichiarato che l’Iran avrebbe distrutto Israele: si è limitato ad osservare che, continuando così, il sionismo avrebbe causato la sua distruzione, il che dovrebbe essere evidente a tutti e sottoscritto da tutte le persone che non hanno perso la bussola morale [«... questo regime occupante Gerusalemme è destinato a scomparire dalla pagina del tempo... » - «...per quanto concerne le atrocità israeliane nei territori occupati, il regime criminale che sta sfruttando la ricchezza dell'oppressa nazione palestinese e sta uccidendo innocenti da 60 anni, ha raggiunto la sua fine e sparirà dalla scena politica...» - chi non è d'accordo è meglio che si domandi quale sia la misura del lavaggio del cervello che ha subito].
È un ingegnere forse di discendenza ebraica persiana che ha evitato di creare un culto della personalità intorno a lui (Obamamania), è stato sindaco di Tehran (Obama diviene presidente senza l’esperienza necessaria a guidare la superpotenza egemone), usa i proventi petroliferi per varare una serie di programmi per aiutare disoccupati e giovani coppie (Obama ha salvato le banche zombie). Ha condotto una vita sobria (ogni tour di Obama costa decine di milioni di dollari).
Il suo slogan elettorale è “è possibile e possiamo farlo” (yes we can), si è battuto per eliminare il potere di veto delle grandi potenze sulle decisioni che riguardano l’intera umanità, ha promosso il legittimo e legale programma atomico civile iraniano a dispetto di sanzioni internazionali (che erano e restano illegali e un giorno saranno considerate un crimine contro l’umanità, come l’infame embargo all’Iraq). Ha continuato a finanziare Hezbollah (ritenuto un’organizzazione terroristica da quelle nazioni che si rifiutano di condannare le azioni terroristiche di Israele). Ha cercato di indebolire il potere dei conservatori in Iran e, per questo, lui ed i suoi fedelissimi sono diventati il bersaglio di una campagna prima denigratoria e poi giudiziaria per stroncare ogni prospettiva che un “Ahmadinejadista” arrivi di nuovo al potere. Ha fatto eleggere ad alti incarichi il maggior numero di donne nella storia dell’Iran (o della storia italiana). Nei confronti delle proteste di piazza non si è comportato diversamente da Erdogan, che non pare aver perso il sostegno delle democrazia occidentali, e meglio del governo del Bahrein o dello Yemen, alleati di ferro dell’Occidente.

Per tutte queste ragioni, la demonizzazione di Ahmadinejad da parte di governi alleati delle teocrazie e monarchie assolutiste del Golfo Persico e di Israele è una delle grandi infamie del nostro tempo.

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L’Occidente non ha voluto ascoltare questo discorso, rivolto da Ahmadinejad all’assemblea delle Nazioni Unite. Se omettessi di dire che sono le sue parole, qualcuno potrebbe credere che siano uscite dalla bocca di papa Francesco, o di un segretario generale dell’ONU più coraggioso ed indipendente degli altri.
Ora che la vendetta degli ayatollah si sta per abbattere su chi ha osato sfidarli
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Iran-Ahmadinejad-a-novembre-in-tribunale-per-denuncia-presidente-parlamento_32305219693.html

mi pare il momento opportuno per riproporre questo splendido appello all’umanità, che rimane tale a prescindere da ciò che uno possa pensare dell’ex presidente iraniano (giudizi non certo immuni dalla pesante ed unilaterale cappa mediatica occidentale).

“Le culture originali e preziose che sono l’esito di secoli di sforzi e sono il punto d’incontro dell’amicizia degli uomini e dei popoli e sono motivo di varietà e di ricchezza culturale e sociale sono minacciate ed in via di estinzione.
Con l’umiliazione e la distruzione sistematica delle identità culturali si propina alla gente un tipo di vita senza identità personale e sociale.
Le masse popolari non hanno mai desiderato fare conquiste ed ottenere con la guerra ricchezze mitiche. I popoli non hanno divergenze, non hanno avuto nessuna colpa nei fatti amari della storia, sono stati solo ‘le vittime’.
Io non credo che le masse musulmane, cristiane, ebraiche, induiste, buddiste ed ecc… abbiano dei problemi fra di loro. Loro si amano facilmente, vivono in una atmosfera di amicizia, e vogliono tutti purezza giustizia ed affetto.
In generale le richieste dei popoli sono sempre state positive e l’aspetto comune tra di loro, è la loro propensione per istinto verso la bellezza e le virtù divine ed i valori umani.
È giusto dire quindi che la responsabilità dei fatti amari della storia e delle condizioni inconvenienti di oggi, è della gestione del mondo e dei potenti del mondo che hanno venduto l’anima a Satana.
L’ordine mondiale di oggi è un ordine che ha le sue radici nel pensiero anti-umano dello schiavismo, nel colonialismo vecchio e nuovo, ed è responsabile della povertà, della corruzione, dell’ignoranza, dell’ingiustizia e della discriminazione diffusa in tutte le parti del mondo.
La gestione attuale del mondo ha delle caratteristiche ed io ne voglio citare qualcuna.
Primo: è basata sul pensiero materiale e per questo non sente il dovere di rispettare i principi morali.
Secondo: è basato sull’egoismo, l’inganno e l’odio.
Terzo: effettua una classificazione degli uomini, umilia certi popoli, usurpa i diritti di altri ed è basata sul dominio.
Quarto: è alla ricerca della diffusione del dominio attraverso l’intensificazione delle divisioni e delle divergenze tra i popoli e le nazioni.
Quinto: cerca di concentrare nelle mani di pochi paesi il potere, la ricchezza, la scienza e la tecnologia umana.
Sesto: l’organizzazione politica dei centri principali del potere mondiale, è basata sul dominio e sulla forza che un paese ha e che è superiore a quella di altri paesi. Gli enti internazionali pertanto sono centri per acquisire potere, ma non per creare pace e servire tutti i popoli.
Settimo: il sistema che domina il mondo è discriminatorio e basato sull’ingiustizia.
Come deve essere il nuovo ordine mondiale?
Amici e colleghi cari!
Cosa bisogna fare? Qual’è la soluzione? Non c’è dubbio che il mondo ha bisogno di nuovo pensiero e nuovo ordine. Un ordine in cui:
1- L’uomo venga riconsiderato la più eccelsa creatura divina e ad esso venga riconosciuto il diritto di avere una vita caratterizzata da aspetti sia materiali che morali e venga riconosciuto il valore elevato della sua anima e venga riconosciuta legittima la sua propensione istintiva alla giustizia ed alla verità.
2- Invece dell’umiliazione e della classificazione degli uomini e delle nazioni, si pensi alla rinascita della dignità e del carattere sacro dell’uomo.
3- Si cerchi di creare, in tutto il mondo, pace, sicurezza stabile e benessere.
4- La nuova struttura venga costruita sulla base della fiducia e dell’amore tra gli uomini, si cerchi di avvicinare i cuori, le menti, le mani ed i governanti imparino ad amare la gente.
5- Venga applicato un unico standard nelle leggi e tutti i popoli vengano presi in considerazione alla pari.
6- Coloro che gestiscono il mondo si sentano al servizio della gente e non superiori alla gente.
7- La gestione venga considerato un incarico sacro affidato dalla gente alle persone e non una opportunità per arricchirsi.
Come si realizza il nuovo ordine?
Signor Segretario, Signore e Signori!
- Un ordine del genere può realizzarsi senza la cooperazione di tutti alla gestione del mondo?
- È chiaro che queste speranze avranno una probabilità per avverarsi solo quando tutte le nazioni inizieranno a pensare in dimensione internazionale e saranno seriamente decise a partecipare all’amministrazione del mondo.
- Con l’aumento del livello di consapevolezza, ci sarà sempre una maggiore richiesta per una nuova gestione del mondo.
- Questa è l’era dei popoli e la loro volontà sarà determinante per il domain del mondo.
Pertanto è degno un impegno collettivo in queste direzioni:
1) Fare affidamento al Signore ed opporsi con tutta la forza alle ambizioni ed a coloro che vogliono più di quanto spetta loro per isolarli ed indurli a rinunciare al vizio di voler decidere al posto dei popoli.
2) Credere nell’aiuto divino e cercare di compattare ed avvicinare le comunità umane. I popoli ed i governi eletti dai popoli devono credere fermamente nelle proprie capacità e devono avere la forza per lottare contro il sistema ingiusto vigente e difendere i diritti umani.
3) Insistere nell’applicazione della giustizia in tutte le relazioni e rafforzare l’unità e l’amicizia, ampliare le relazioni culturali, sociali, economiche e politiche nell’ambito delle ong e delle organizzazione specializzate, in modo da preparare il terreno fertile per l’amministrazione collettiva del mondo.
4) Riformare la struttura dell’Onu sulla base degli interessi di tutti ed il bene del mondo intero. Bisogna ricordare che l’Onu appartiene a tutti i popoli e per questo discriminare i membri è una grande offesa alle nazioni. L’esistenza di differenze, vantaggi, diritti e privilegi non può essere accettabile, in nessuna forma ed in nessuna misura.
5) Cercare di produrre leggi e strutture basate sempre più sulla letteratura dell’amore, della giustizia e della libertà. L’amministrazione collettiva del mondo è una garanzia per la pace stabile”.
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/113960-onu-ahmadinejad-propone-nuovo-rinascimento,-%E2%80%98ricollocate-al-centro-dell%E2%80%99universo-l%E2%80%99uomo-e-la-sua-dignit%C3%A0%E2%80%99-discorso-completo

La paura è il nostro carceriere

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Finché saremo governati dalla paura di morire e dall’istinto di sopravvivenza a qualunque costo, non saremo mai liberi, uguali e fratelli e non saremo compatibili con la vita su questo pianeta.

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Siamo tutti rossobruni! Nazioni Unite, Unione Europea, Brasile e India…tutti alleati di Assad?

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La Crisi di Suez è un conflitto che nel 1956 vide l’Egitto opporsi all’occupazione militare del Canale di Suez da parte di Francia, Regno Unito ed Israele. La crisi si concluse quando l’URSS minacciò di intervenire al fianco dell’Egitto e gli Stati Uniti, temendo l’allargamento del conflitto, costrinsero inglesi, francesi ed israeliani al ritiro. Per la prima volta USA e URSS si accordarono per garantire la pace.

http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_di_Suez

La maggior parte dei combattenti ribelli siriani non vuole la democrazia e la guerra civile sta producendo sempre maggiori atrocità ed una crescente radicalizzazione

Inchiesta delle Nazioni Unite

Testimonianze raccolte dal nostro team di monitoraggio indicano che gruppi armati ribelli hanno usato i civili come scudi umani, che i rapimenti sono in aumento, che alcuni gruppi di opposizione hanno costretto giovani donne e ragazze minorenni a sposare dei combattenti. Continuiamo a ricevere segnalazioni di gruppi anti-governativi che commettono crimini raccapriccianti come la tortura ed esecuzioni sommarie

Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani

http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/27/eu-arms-embargo-syrian-opposition

Il segretario generale delle Nazioni Unite si è sempre opposto a riversare altre armi in una situazione di guerra. Fornire più armi all’opposizione significa assicurare più armi al governo. Questo non risolverà il problema.

Lakhdar Brahimi, mediatore di Onu e Lega Araba per la crisi siriana 

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/mar/29/un-envoy-says-arming-rebels-not-the-answer-live

Togliere l’embargo sulle armi dell’UE per gli insorti siriani potrebbe avere conseguenze devastanti. Non ci sono rimedi facili per lo spargimento di sangue in Siria, ma l’invio di altre armi e munizioni chiaramente non è uno di quelli. Gli sforzi internazionali devono essere concentrati sul blocco integrale delle forniture di armamenti e per una soluzione politica alla crisi. Ci sono seri rischi che le armi potrebbero essere usate per commettere violazioni dei diritti umani…le probabili conseguenze umanitarie sono molto reali stiamo già vedendo il catastrofico impatto umanitario di questa crisi sui civili. Il trasferimento di altre armi alla Siria può solo esacerbare uno scenario già infernale per i civili. Se il Regno Unito e la Francia intendono essere all’altezza dei propri impegni internazionali, compresi quelli che figurano nel nuovo trattato sul commercio delle armi, devono semplicemente non inviare armi in Siria
Anna Macdonald, Oxfam
http://www.oxfam.org.uk/blogs/2013/05/eu-foreign-ministers-must-bite-the-bullet-and-extend-the-arms-embargo-on-syria-says-oxfam

Stando alle testimonianze raccolte i ribelli hanno usato armi chimiche, facendo ricorso al gas sarin
Carla Del Ponte, ex procuratore del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia dal 1999 al 2007 e membro della commissione d’inchiesta Onu per le violazioni dei diritti umani in Siria
http://www.unimondo.org/Notizie/Siria-Carla-Del-Ponte-sotto-attacco-140636

Steve Bell 28.5.2013

Chiunque tifi contro gli insorti siriani perché non vuole vedere quel paese ridotto come la Libia, la Somalia, l’Afghanistan, l’Iraq, il Mali, ecc. viene accusato di rossobrunismo. Se le agenzie umanitarie dell’ONU, l’Oxfam, Svezia, Olanda e Brasile sono rossobruni, allora essere rossobruno è un vanto. Al contrario è più che probabile che i supporter di Francia, Regno Unito, Israele, Qatar, Turchia e Arabia Saudita stiano dalla parte sbagliata: C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra (Calvino, “Il sentiero dei nidi di ragno”)

“Gli eventi siriani successivi al marzo 2011 hanno cagionato notevoli esigenze umanitarie che si sono ormai diffuse in molte aree del paese, e si sono ulteriormente accresciute dopo la stesura del piano di assistenza umanitaria (ARPA) nel settembre 2012. Il governo della Siria, in collaborazione con le agenzie delle Nazioni Unite, sta lanciando un nuovo ARPA per il periodo che va dal 1 ° gennaio 2013 alla fine di giugno 2013. Questo piano servirà circa quattro milioni di persone, secondo le stime delle Nazioni Unite, che sono state direttamente o indirettamente colpite dagli eventi attuali, compresa la siccità, tra le quali quei due milioni che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni…L’assistenza umanitaria è, e continuerà ad essere, fornita nel pieno rispetto della sovranità della Repubblica Araba di Siria. Questo piano ha lo scopo di sostenere l’azione di assistenza umanitaria del governo siriano alle popolazioni colpite. Esso copre il periodo dal 1° gennaio 2013 fino alla fine di giugno 2013. L’importo finanziario erogato ammonta a 519.627.047$“.
http://www.unocha.org/cap/appeals/humanitarian-assistance-response-plan-syria-1-january-30-june-2013

Gran Bretagna e Francia hanno chiesto una revoca dell’embargo sulle armi, al fine di fornire armi a quella che identificano come l’opposizione “moderata” al regime di Bashar al-Assad, incontrando l’opposizione di 23 Stati membri dell’Unione Europea (Italia e Germania si sono astenute).
http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/27/syria-eu-weapons-embargo-deadlock

PROPAGANDA: i media franco-inglesi (BBC, France 24) stanno spacciando il MANCATO ACCORDO sul prolungamento dell’embargo che scadeva a fine mese, causato dall’intransigenza di Francia e UK, come una decisione collegiale europea di togliere l’embargo. E’ finita 23 a 2 (con 2 astenuti). La Bonino era cautamente e selettivamente pro-fornitura armi: siamo timidamente dalla parte del MALE. [aggiornamento: il giorno dopo ha criticato i franco-inglesi]

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Persino Israele teme che le armi vadano a finire nelle mani sbagliate e siano poi usate contro gli israeliani e Obama resta contrario ad armare direttamente i ribelli
http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/may/28/eu-lifts-arms-embargo-on-syrian-rebels-live-updates#start-of-comments

Si può dare torto agli Israeliani? Jugoslavia, Afghanistan e Libia sono prove storiche documentate che le armi finiscono sempre in mano a cricche mafiose ed estremiste che le usano contro la popolazione e per ricattare l’Occidente. Li combattiamo in Afghanistan, Iraq, Libia, Somalia, Yemen, Mali (+Algeria) e ora anche in Niger: ma li armiamo in Siria!!!

Dopo il voto i Russi hanno reagito annunciando che doteranno l’esercito siriano delle migliori armi difensive, precisando che non potranno essere usate contro i ribelli, che non possiedono navi ed aerei, ma serviranno invece per impedire a qualche “testa calda” (!) di farsi venire strane idee (es. Israele?)
http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/may/28/eu-lifts-arms-embargo-on-syrian-rebels-live-updates#start-of-comments

“Il regime ha utilizzato armi chimiche in numerose città. Siamo alla vigilia di un disastro” insiste il portavoce dei ribelli.

Evidentemente Svezia, Olanda, Austria, Finlandia e Repubblica Ceca, per citare solo i più tenaci oppositori sono governate da “irresponsabili” (responsabilissimi!) che non prendono per buone le accuse dei ribelli.

Quando diventeremo meno vassalli e più simili ai paesi nordici, almeno in questo?
O anche ai paesi emergenti – ci si può anche accontentare: Brasile, Sudafrica, Argentina, Uruguay, Nigeria, Nepal, India e Indonesia – 59 nazioni in tutto (incluso il Mali!) – si sono astenute dal votare una risoluzione di condanna al regime siriano, con un voto che si è concluso 107-12 a favore della risoluzione (cioè 107 – 71).
http://www.newsit24.com/notizie/siria-assemblea-onu-approva-risoluzione-di-condanna-governo

Cosa motiva i fanatici del cambiamento climatico globale causato dall’uomo?

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G. Schmidt – NASA Goddard Institute for Space Studies (GISS)

The person who stands up and says, “This is stupid”, either is asked to behave, or worse, is greeted with a cheerful “Yes, we know! Isn’t it terrific!?”

Frank Zappa

Lo scopo della vita non è quello di stare dalla parte della maggioranza, ma di fuggire nel trovarsi tra le file dei pazzi.
Aforisma attribuito a Marco Aurelio

L’Unione Europea ha speso oltre 200 miliardi di euro per ridurre le emissioni di CO2. Nel frattempo le emissioni sono cresciute e il riscaldamento globale si è comunque interrotto. Soldi sprecati che avrebbero potuto aiutare milioni di europei in questi tempi drammatici o almeno servire a sostituire i veri inquinanti.

Premessa: prego chi legge e specialmente chi blogga di prendersi la briga di consultare anche i post precedenti archiviati nella categoria “cambiamento climatico”, per evitare di pubblicare critiche superficiali ed emotive (puerili?) che si ritorceranno contro di loro negli anni a venire (i miei post resteranno qui, i loro saranno forse convenientemente e tempestivamente cancellati?).
Preciso che la mia posizione, almeno dal 2010-2011,  pressoché coincide con quella di molti esperti (molti dei quali sono accademici), come ad esempio quel 29% di meterologi americani che, a fine 2011, ritenevano che l’attribuzione del cambiamento climatico alle attività umane non fosse scientifica
http://www.ametsoc.org/boardpges/cwce/docs/BEC/CICCC/2012-02-AMS-Member-Survey-Preliminary-Findings.pdf

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Cook survey included 10 of my 122 eligible papers. 5/10 were rated incorrectly. 4/5 were rated as endorse rather than neutral.
Richard Tol, University of Sussex

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/06/esperti-di-climatologia-che-contestano-la-versione-ufficiale-del-riscaldamento-globale/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/13/nasa-contro-nasa-la-fronda-contro-i-dogmi-climatologici-si-estende/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/06/1000-anni-fa-il-pianeta-si-riscaldo-senza-che-lumanita-emettesse-co2/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/15/tendenza-al-raffreddamento-globale-dal-tempo-dei-romani-universita-di-mainz/
il numero degli scettici aumenta proprio tra le persone scientificamente più istruite:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/05/piu-sei-istruito-piu-sarai-scettico-in-merito-alla-versione-ufficiale-del-cambiamento-climatico/
ed include Roberto Vacca
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/perche-i-media-ostracizzano-roberto-vacca/
e James Lovelock
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/03/james-lovelock-pugnala-alla-schiena-al-gore-si-scusa-con-tutti-e-si-schiera-con-gli-scettici/

Da segnalare che, fino a trent’anni fa, alcuni degli stessi scienziati che oggi annunciano un’apocalisse di fuoco prevedevano un’apocalisse di ghiaccio:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/03/i-media-globali-e-il-terrorismo-climatico-1895-2013/

come peraltro un rapporto commissionato dal Pentagono 10 anni fa:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/31/il-rapporto-del-pentagono-lumanita-e-in-grado-di-gestire-una-glaciazione/

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Entro qualche anno il consenso scientifico accoglierà la tesi che: il riscaldamento globale è un fatto ma le attività umane incidono marginalmente e questa non è la strada giusta per realizzare uno sviluppo sostenibile – la causa principale è l’interazione tra Terra (vulcanismo sottomarino e non solo) e Sole (minimi e massimi solari, RAGGI COSMICI) – è fisicamente impossibile che le profondità oceaniche al di sotto dei 700 metri si riscaldino di più di quelle tra i 300 e i 700 metri, se i colpevoli siamo noi. Il calore non scende e non sprofonda. Semmai sale:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/vulcani-sottomarini-e-riscaldamento-globale/

Henrik Svensmark, meteorologo e fisico al Danish National Space Center di Copenhagen – sue ipotesi su raggi cosmici e cambiamento climatico confermate da CERN
http://www.nature.com/news/2011/110824/full/news.2011.504.html

Il fattore di gran lunga decisivo è l’attività solare:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/23/diminuzione-della-totale-irradiazione-solare-che-conduce-ad-uno-sbilanciato-termico-della-terra-e-alla-piccola-era-glaciale/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/09/il-sole-al-minimo-raffreddo-leuropa-2-800-anni-fa-le-prove-nei-sedimenti-dei-laghi/
Per maggiori approfondimenti tecnici nello specifico (in inglese), vi rimando qui e, per una trattazione più generale (sempre in inglese e sempre molto tecnica), potete andare qui e qui.

Per fortuna ci sono i geologi che, per professione, danno valore alla storia del mondo e ad una prospettiva più ampia, ciclica, naturale e SCIENTIFICA

stelviolive_12Stelvio, 24 maggio 2013

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Il Pacifico si sta raffreddando, non riscaldando, con buona pace di Al Gore. L’Atlantico, a breve (2-3 anni al massimo), seguirà l’esempio del fratello maggiore.

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Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen

“Dove si bruciano libri, prima o poi si bruciano anche persone”
Heinrich Heine, 1820

fanatismo = violenza
Climatologi al San Jose State University Meteorology Department bruciano un testo “eretico” (e pubblicano la foto sulla homepage del dipartimento!!! Intolleranti e idioti)
Non sono gli unici:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/05/ce-chi-mici-paragona-agli-schiavisti-ed-ai-segregazionisti/

1 – Per i ricercatori, una volta che un paradigma diventa popolare e dominante, opporvisi è suicida per le proprie prospettiva di carriera.

2 – Se il clima è presentato come un qualcosa che può essere influenzato, affluiranno generosi finanziamenti pubblici per la ricerca e l’attivismo. In caso contrario, non c’è trippa per gatti. La scienza contemporanea è fatta anche di pubbliche relazioni e marketing: lo scienziato deve vendere bene la sua merce e il peer reviewing è troppo spesso mediocre, forse volutamente sciatto.

3 – È bello sapere che il tuo lavoro contribuisce a salvare il mondo.

4 – Gli ambientalisti vedono il controllo delle emissioni di anidride carbonica come una via per arrivare a controllare altri inquinanti.

5 – I neo-luddisti vedono il controllo delle emissioni di anidride carbonica come una via per smantellare le economie industriali e realizzare la loro beneamata e letale “decrescita felice”.

6 – Banche d’affari come Goldman Sachs o JP Morgan Chase vedono nel mercato delle emissioni di CO2 l’opportunità di generare una nuova bolla finanziaria di un bene inesistente (crediti di anidride carbonica), con la quale giustificare enormi profitti e giga-bonus per i loro dirigenti.

http://www.repubblica.it/economia/2013/05/03/news/scandalo_jp_morgan_energia-57946990/?ref=HREC2-4

7 – Ci sono persone che hanno bisogno di una fede e l’hanno trovata nel salvazionismo climatico.

8 – La climatologia, non diversamente dalla sociologia, opera sulla base di statistiche, modelli ed ipotesi non falsificabili, se non a distanza di decenni.

9 – Ego: è difficile ammettere con se stessi, con gli altri e con i propri avversari dialettici che per anni abbiamo difeso una tesi errata. Meglio aderire ad una visione selettiva della realtà. Intanto è arrivata l’ammissione che “il riscaldamento globale si è preso una pausa” e non è cosa da poco. Vedremo negli anni a venire se ci saranno altre gentili concessioni agli avversari.

10 – Corruzione: ci sono persone che sono disposte a tutto per denaro e questa truffa è una miniera d’oro

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/climategate-la-farsa-e-finita-il-re-e.html

Informazioni sui presunti bombaroli di Boston che non troverete sul Corriere della Sera

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Primi tentativi di stabilire un legame con l’Iran (l’Occidente appoggia ufficialmente gli jihadisti ceceni e quelli “siriani”, ma questi “jihadisti” ceceni sono mandati dall’Iran!)

http://www.wnd.com/2013/04/boston-bombers-followers-of-irans-ayatollah/

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I due fratelli, di nazionalità turca, ottengono un permesso di residenza negli Stati Uniti e vi risiedono dal 2002. Il più grande si allena con successo come pugile e sogna di battersi alle Olimpiadi con i colori americani. L’altro, che ha trascorso la maggior parte della sua vita negli USA, ottiene una borsa di studio per un istituto esclusivo ultraliberale già frequentato da Matt Damon, vuole diventare un infermiere (!) e intanto fa il bagnino per “salvare vite umane, perché è questo che mi rende felice”. L’11 settembre 2012 diventa cittadino americano. Perché diamo per scontato che si mettano ad uccidere altri americani a casaccio, senza alcuna ragione?

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Il mero fatto che uno dei due sia musulmano (senza alcuna affiliazione) è diventato il loro movente.

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Il più giovane è convinto che la versione ufficiale dell’11 settembre sia falsa. L’11 settembre è quella suggestiva favoletta per cui dei pivelli dediti all’alcool, alle droghe, alle spogliarelliste ed al gioco d’azzardo decidono di unirsi ai fondamentalisti islamici di Al-Qaeda e, pur essendo incapaci di far volare decentemente un Cessna, riescono a colpire con precisione chirurgica 3 obiettivi su 4 nello spazio aereo meglio difeso del mondo pilotando dei giganteschi Boeing senza commettere il minimo errore. Fortunatamente per il genere umano la maggior parte degli abitanti di questo pianeta è scettica:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/22/perche-una-maggioranza-di-persone-nel-mondo-non-crede-alla-versione-ufficiale-dell11-settembre/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/11/ferdinando-imposimato-sull11-settembre-e-sul-rischio-di-un-altro-11-settembre-in-inglese/

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Sempre il più giovane – descritto da amici e compagni di scuola come un “angelo ambulante” (walking angel) spiegava su twitter che in due settimane aveva avuto 3 incubi in cui gli Stati Uniti erano invasi dagli zombie, cominciava a sospettare che stesse per accadere qualcosa di grosso (infatti: l’hanno quasi ucciso e lo condanneranno a morte) e aggiungeva che se avesse potuto si sarebbe trasferito altrove. Il giorno dell’attentato avvertiva i suoi conoscenti: “Non c’è amore nel cuore di questa città. Restate al sicuro”. Il suo allenatore lo ricorda come un ragazzo adorabile, gioviale, atleta formidabile e gran studioso, grato di aver potuto intraprendere gli studi

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2311580/Boston-bombing-suspects-brothers-Dzhokhar-A-Tsarnaev-Tamerlan-Tzarnaev-links-Chechnya.html

Però i media riportano ossessivamente solo una frase: “mi interessano solo i soldi e la carriera” pubblicata su un account del facebook russo.

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Non sapremo mai la loro versione dei fatti. Ci dovremo fidare della versione ufficiale. Come nel caso di Osama Bin Laden.

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Questi due ragazzi portavano due pentole a pressione negli zainetti, ma dalle immagini non sembra che gli zainetti fossero pieni e pesanti. Compiono un attentato terroristico a viso scoperto, come se volessero farsi identificare facilmente. Poi rimangono diversi giorni nei paraggi dedicandosi ai piccoli furti (perché? Non sono poveri). Non hanno pensato ad un piano di fuga? Non si preoccupano della caccia all’uomo? Non immaginano di poter essere abbattuti da poliziotti dal grilletto facile? Non cercano neppure di nascondersi? Non cambiano vestiti, aspetto? Rubano un’auto giusto per farsi individuare? È un film hollywoodiano?

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La madre afferma che il figlio maggiore era in contatto con l’FBI per almeno 3 anni

Salvo tre eccezioni, tutti i complotti terroristici sul suolo americano dopo l’11 settembre 2001 sono stati organizzati grazie ad infiltrati FBI che hanno istigato, informato ed equipaggiato degli estremisti per poi sventare gli attentati (ricerca dell’Università di Los Angeles):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

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Una delle maggiori città americane viene militarizzata (inclusa una no-fly zone e mezzi blindati nelle strade). Nulla del genere era successo a Washington per il cecchino di qualche anno fa:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/10/usa-condannato-morte-il-cecchino-di-washington.html

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Effetti di questo attentato terroristico sull’immaginario americano:

  • anche degli studenti modello possono essere radicalizzati;
  • questo può accadere anche senza che entrino in contatto con una rete di fanatici;
  • l’islam è un virus terribile che, in pochi mesi (pochi giorni o forse ore nel caso del più giovane), trasforma due ragazzi normali che non hanno mai dato problemi a nessuno in macchine di morte;
  • è sufficiente avere accesso ad internet;
  • su internet puoi anche imparare come farti in casa delle bombe e come maneggiare armi ed esplosivi senza farsi del male;
  • su internet puoi imparare come sfuggire per ore a migliaia di poliziotti con la migliore assistenza tecnica disponibile e “sopravvivere” a due sparatorie;
  • nessuno può sentirsi al sicuro, tutti possono essere dei potenziali terroristi, anche persone che conosci da tempo e che si comportavano così amabilmente e premurosamente;
  • se c’è una caccia all’uomo non è un problema se i poliziotti uccidono i fuggitivi, se sono ACCUSATI di essere terroristi (= il linciaggio è una buona pratica);
  • la gente può partecipare alla caccia all’uomo segnalando e pubblicando su internet foto di decine di persone completamente innocenti che saranno costrette a rivolgersi alla polizia per farsi scagionare e, se possibile, non essere linciate, ma non potranno togliere dalla rete le loro immagini;
  • la serie “Homeland” descrive la realtà, o la preannuncia, o la plasma, o comunque prepara psicologicamente la cittadinanza americana ad un certo tipo di scenario che prevede poteri virtualmente illimitati conferiti al governo federale ed alle forze dell’ordine/forze armate;
  • la legge marziale è dietro l’angolo ed è una misura ragionevole;

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Questa storia è anche più assurda di quella del terrorista di Tolosa

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/23/cose-successo-a-tolosa/

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La strategia della tensione è una tattica che mira a dividere, manipolare e controllare la pubblica opinione usando paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori ed azioni terroristiche di tipo false flag. L’espressione è stata ripresa dalla traduzione letterale dell’inglese strategy of tension, utilizzata dal settimanale The Observer in un articolo del dicembre 1969, per definire la politica degli Stati Uniti, con il fattivo appoggio del regime militare greco, tesa a destabilizzare i governi democratici delle nazioni con particolare valenza strategica nell’area mediterranea, nella fattispecie Italia e Turchia, attraverso una serie di atti terroristici, allo scopo di favorire l’instaurazione di dittature militari. Alla strategia della tensione sono inoltre riconducibili tentativi di colpo di stato, organizzazioni segrete eversive, e infiltrazioni di provocatori in movimenti avversi alla destra.

http://it.wikipedia.org/wiki/Strategia_della_tensione

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Meglio non essere negli USA intorno alla metà di aprile:
19 Aprile 1993: massacro di Wako.
19 April 1995: bomba alla sede dell’FBI di Oklahoma City.
20 aprile 1999: Columbine.
16 aprile 2007: Virginia Tech
15 aprile 2013: Maratona di Boston

Miti da sfatare sulle Coree – informarsi non fa ingrassare

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La situazione coreana è molto più complessa di come la descrivono i media occidentali, più interessati al pittoresco, al sensazionale ed al luogo comune che all’approfondimento.

Le relazioni tra la Cina e la Corea del Nord non sono di buon vicinato, se non addirittura di ferrea alleanza, come normalmente si crede. Se la Cina aiuta la CdN è per ragioni puramente pragmatiche: se la società nordcoreana implodesse si troverebbe in casa centinaia di migliaia di profughi ed una rivoluzione/guerra civile alle porte di casa. La CdN è un grattacapo, non certo una risorsa. La Cina avrebbe tutto da guadagnare dall’unificazione coreana. È già di gran lunga il principale partner commerciale della Corea del Sud e una Corea unificata non avrebbe più bisogno di “ospitare” le truppe statunitensi. Quindi sarebbe nell’interesse della Cina, che non è certamente felice di avere basi americane a poche centinaia di chilometri da Shanghai (e ce ne sono altre 13 in Giappone).

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La Corea del Sud (CdS) ha il più alto tasso di suicidi del mondo. È in cima alla classifica anche per numero di ore lavorate (i greci recentemente erano al secondo posto) e per tasso di infelicità dei bambini tra le nazioni “sviluppate” (studio dell’Università Yonsei). Si tratta di una società maniacalmente competitiva, fin dalla scuola materna (il Giappone segue lo stesso modello, ma è un po’ meno ossessivo). Nick Connelly, insegnante di inglese nella Corea del Sud, poco prima di ripartire, quando era già in corso l’escalation di minacce e contro-minacce tra Corea del Nord e Stati Uniti, chiese ai suoi studenti quali siano i loro sentimenti: sei studenti su dieci gli risposero che speravano in un attacco della Corea del Nord perché desideravano morire, non ce la facevano più. Connelly riferisce che è un fenomeno diffuso nelle scuole coreane, dove la pressione è incredibile (Nick Connelly, The west seems more concerned about North Korea than most Koreans, Guardian, 14 April 2013)

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La maggior parte dei sudcoreani (54%) vorrebbe che le truppe americane fossero rimpatriate. Solo il 16% vorrebbe che restassero su base permanente

http://www.angus-reid.com/polls/15427/south_koreans_want_us_troops_to_leave/

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Se gli americani vogliono la pace perché compiono manovre militari a poche miglia dai confini nordcoreani che includono lo scenario di un’invasione della Corea del Nord? È la maniera migliore per evitare l’intensificazione dei sospetti, della sfiducia, della paura e dell’aggressività nella penisola coreana?

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Secondo un sondaggio eseguito nel 2006 per conto dello Jung Ang Ilbo, un importante quotidiano della Corea del Sud, il 54% dei disertori nordcoreani che vivono in Corea del Sud sosteneva di voler tornare in Corea del Nord, se avessero avuto garanzie di non essere puniti. Per questo il governo del Nord ha istituito una politica di grazia automatica

http://english.donga.com/srv/service.php3?biid=2012072371048

Così il tasso di disertori che rientra in CdN è in crescita

koreajoongangdaily.joinsmsn.com/news/article/article.aspx?aid=2957044&cloc=joongangdaily|home|newslist1

Questo è il risultato delle discriminazioni che subiscono da parte dei sudcoreani. Il che ribadisce che la libertà non è tutto e non basta per rendere una società degna di essere considerata democratica. Sentirsi parte di una comunità è essenziale.

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Chi pensa che il regime voglia usare la bomba atomica non sa quello che dice: sarebbe la sua fine.

Chi auspica la linea dura non sa quello che dice: la conurbazione di Seoul (20 milioni di abitanti) si trova a circa 40 km dal confine. In caso di guerra la capitale sudcoreana sarebbe distrutta in meno di un’ora da una tempesta di proiettili di artiglieria: le stime parlano di un numero che oscilla tra i mille ed i 30mila colpi al minuto (non intercettabili). Non è un videogioco: ci sono centinaia di migliaia di vite umane in gioco e anche uno psicopatico capirebbe che la rovina di uno dei maggiori centri economici del pianeta non è nel suo interesse.

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La CdS ha completamente cambiato il suo atteggiamento verso la Corea del Nord dal 2008, con l’elezione alla presidenza del sindaco di Seoul, Lee Myung-Bak, un conservatore che ha posto fine alla politica di distensione che aveva portato al ripristino di voli commerciali, ai lavori per la riapertura della linea ferroviaria Pyongyang-Seoul, al turismo, alla nascita del complesso industriale di Kaesong, ai permessi di ricongiungimento delle famiglie del sud e del nord, separate dalla guerra. Ora la Corea del Nord ha davvero poco o nulla da perdere e non sorprende che i nordcoreani si aggrappino fanaticamente al leader (caricature e insulti razzisti non aiutano, in questo senso). Se era questo l’obiettivo, allora è un successo pieno.

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Il primo governo veramente democratico della Corea del Sud risale al 1992 (ed ogni presidente è stato condannato per corruzione). In precedenza si incarcerava in massa, si torturava, si massacrava (Gwangju, 1980), si facevano sparire i dissidenti, senza che l’Occidente si turbasse più di tanto. Ancora oggi una legge per la sicurezza nazionale fa sì che si possa essere arrestati per aver ricevuto un twitter dalla CdN.

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un ex ambasciatore americano in Corea del Sud ha aspramente criticato la continuità dell’atteggiamento delle amministrazioni USA nella politica di isolamento della Corea del Nord, che spinge quest’ultima sempre più verso la modalità “paranoia” – l’alternativa più sana di mente è il negoziato: “Per quelli che sono disposti ad ascoltare, la Corea del Nord ha chiarito che vuole discutere di un processo di pace che conduca ad un trattato di pace. Un processo di pace necessita di una base di fiducia reciproca, fiducia che manca del tutto tra Washington e Pyongyang, al momento”

http://koreatimes.co.kr/www/news/nation/2013/04/113_133776.html

Brzezinski, Atlantide e la Supernova

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Il “brillante” piano di Brzezinski per gli Stati Uniti del ventunesimo secolo: scimmiottare le strategie dell’impero britannico (e/o di Atlantide?)

http://it.wikipedia.org/wiki/Zbigniew_Brzezinski

Premessa: occorre capire che senza un impero gli Stati Uniti non hanno alcuna chance di sopravvivere. Sono nelle stesse condizioni del Regno Unito: la loro industria è moribonda, la loro economia è tenuta in vita a botte di stimoli dalle rispettive banche centrali (che prima o poi si pagano, con gli interessi – disastrose bolle speculative + inflazione), il loro settore bancario-finanziario è una metastasi, il loro tasso di disoccupazione reale è a livelli record, così come il loro indebitamento reale. Le loro rispettive valute non sono crollate solo grazie al predominio militare americano.

Anglo-America (Nuova Atlantide = City di Londra + Pentagono) è come una stella diventata troppo grande che è in procinto di esplodere per esaurimento di combustibile:

“L’esplosione di Supernova rappresenta l’ultimo atto, distruttivo e spettacolare, del ciclo evolutivo di stelle molto massive. Durante l’esplosione viene liberata un’energia enorme e la stella diventa così luminosa da splendere più di una intera galassia. La luce emessa dalla stella in seguito all’esplosione dura qualche mese ed è paragonabile a quella che il nostro Sole è in grado di emettere in un miliardo di anni!… Ogni volta che il combustibile nucleare al centro della stella finisce perché si è trasformato in un altro elemento, il nucleo si contrae sotto l’azione della gravità e riesce ad innalzare la temperatura fino ad innescare il bruciamento del nuovo elemento chimico. Sfortunatamente (per la stella) il ferro non può essere ulteriormente fuso per produrre energia e questa volta la contrazione del nucleo prosegue in maniera irreversibile. Quando la temperatura e la densità della materia all’interno del nucleo raggiungono un valore limite, i protoni e gli elettroni degli atomi si fondono a formare neutroni. In ognuna di queste reazioni di “neutronizzazione” viene prodotto un neutrino. In poche decine di secondi il diametro del nucleo si contrae da circa metà del raggio terrestre (3000 km) a poco più di 10 km. L’onda d’urto prodotta si propaga in circa due ore attraverso gli strati esterni della stella e, quando raggiunge la superficie, la stella esplode. Tutto il materiale di cui è composta la parte esterna della stella viene proiettato nello spazio circostante con una velocità approssimativa di 15000 km/s, lasciando come residuo il nucleo di neutroni che, a seconda della massa, può rimanere una stella di neutroni (pulsar) o diventare un buco nero

http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/index.htm?mainRecord=http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/contents/lngs_it/public/educational/physics/supernova/

Succederà. Uno choc petrolifero (crisi nel Golfo Persico), la morte di una banca zombie troppo grande per essere salvata (con effetto domino sulle altre), il tentativo di riprendere il controllo delle armi automatiche, pogrom antisemiti, una nuova recessione, un crack di Wall Street, prolungate proteste di massa con repressione e reazioni violente di una popolazione armata fino ai denti, un attentato terroristico, il collasso dell’eurozona: ormai le concause possono essere numerose.

Brzezinski queste cose le sa.

È un uomo straordinariamente intelligente, è spiritoso, è un padre amorevole. Ha fatto tutto quel che era in suo potere per scongiurare una terza guerra mondiale (conseguenza di un attacco all’Iran); ha condannato le politiche inique ed austeriste del Nord Europa, consigliando ad Obama di contrastarle in ogni modo negli Stati Uniti; ha promosso la nascita di una Palestina indipendente ed un serio processo di pace nel Medio Oriente. Per questo è diventato il bersaglio del livore dei neocon statunitensi e dei nazionalisti israeliani.

Brzezinski è troppo lucido e disciplinato per essere un neocon: sa che senza la carota il bastone può produrre un effetto boomerang.

È uno scacchista e il mondo per lui è una scacchiera. Ci sono giocatori e ci sono pedine. Qualcuno vince, qualcuno perde, qualcuno è sacrificato. Così è sempre stato e sempre sarà.

Brzezinski non tollera l’idea di un pianeta in cui non esista una potenza leader (o un direttorio) che stabilizzi i rapporti internazionali, l’idea di una governance globale DEMOCRATICA in cui il Terzo Mondo possa avere lo stesso peso delle potenze maggiori e in cui si possano mettere a tacere le oligarchie finanziarie.

Sa che l’America è stata quasi incessantemente una forza destabilizzante, anche laddove – conflitto arabo-israeliano – era nel suo interesse evitare che Israele facesse il passo più lungo della gamba (per non parlare di Iran, Pachistan, America Latina, Sud Est asiatico, Mediterraneo, ecc.).

La proliferazione di basi americane in tutto il mondo, anche a poche centinaia di chilometri dai confini russi e cinesi non è un fattore di stabilizzazione.

Sa perfettamente che, come l’impero britannico, anche quello NATO si pone come “indispensabile mediatore” solo per interferire negli affari interni di altri stati ed è perciò nel suo interesse impedire in ogni modo che nel mondo prevalga la diplomazia, la cooperazione, la concordia (divide et impera).

Obama non è meno imperialista di Bush, è solo molto più “smart”.

Di questo occorre tener conto quando si leggono i numerosi pareri condivisibili di Brzezinski.

Fa tutto parte di un calcolo costi-benefici che ha come obiettivo quello di fare in modo che Obama impari dagli errori di Gorbaciov nel gestire il declino del modello statunitense (soft landing). La parola-chiave è coordinamento (controllo indiretto): un Nobel per la Pace usa i droni, non i bombardieri; usa le truppe dei vassalli, non le sue (es. Libia, Mali, Siria, Somalia).

Si sfruttano come vassalli le ex potenze coloniali ora inserite nella NATO per conservare il predominio (low cost): Regno Unito, Francia e Turchia in Africa e Medio Oriente [Sarkozy ha inaugurato una base aeronavale francese negli Emirati Arabi Uniti, a poche decine di chilometri dall’Iran, nel 2009, lo stesso anno in cui ha imposto alla Francia l’adesione alla NATO], Polonia nell’Europa orientale (nella speranza che la Russia imploda).

Però le cose non vanno sempre per il verso giusto. Israele è ormai una mina vagante.

La Germania in Europa, il Giappone nell’Estremo Oriente e l’Italia nel Mediterraneo hanno occasionalmente lasciato intendere che sono più che pronti ad operare in una prospettiva post-NATO (es. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-06/putin-inaugura-gasdotto-north-165827.shtml?uuid=AaKyb31D).

La Francia pre-Sarkozy era una nazione sovrana e quasi certamente tornerà ad esserlo negli anni a venire.

I BRICS hanno sfidato la volontà di Washington senza subire alcuna conseguenza significativa.

BRICS-Summit-2013

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/12/atlantide-contro-eurasia-la-principale-causa-della-terza-guerra-mondiale/

Il Pachistan non desidera altro che liberarsi dalla presenza americana e dalla costante minaccia di una sua disgregazione (con il nord che se ne va per conto suo e finisce nell’orbita americana).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-voto-sulla-siria-spacca-lonu-e-contrappone-nato-e-brics-nigeria-e-pakistan/

Insomma, le cose volgono al peggio, per i nemici dell’America come doveva essere.

Ecco la reazione di Brzezinski, al crepuscolo dell’impero.

Zbignew Brzezinski, primavera 2012

0:50 – il ventunesimo secolo sarà o il secolo più di successo su scala globale, oppure il peggior secolo nella storia umana

2:30 – la NATO è ancora importante e ancora necessaria ma deve dotarsi di una visione di politica globale.

5:00 – la storia del mondo si snoda nel continente eurasiatico. Là, oggigiorno, ogni conflitto regionale ha una portata globale.

6:30 – non è da escludere che l’Asia del ventunesimo secolo possa replicare la tragica storia dell’Europa del ventesimo secolo.

8:50 – gli Stati Uniti non devono lasciarsi coinvolgere in nessun conflitto asiatico sul continente (Giappone, Corea e Taiwan restano però strategici). Gli USA devono limitarsi a fare quel che ha fatto il Regno Unito nel diciottesimo secolo con l’Europa: fungere da equilibratori, mediatori.

9:30 – USA devono impegnarsi in un’opera di riconciliazione tra Giappone e Cina

10 – la Cina può essere un junior partner degli USA nella stabilizzazione del mondo: un conflitto tra le due potenze le distruggerebbe entrambe

11 – Gli USA sono i guardiani d’Europa, ma l’Europa deve svolgere un ruolo attivo nella stabilizzazione dell’Oriente (perché è nell’interesse di tutti)

13:44 – Perché ciò avvenga è indispensabile che Turchia e Russia entrino a far parte dell’Occidente

15 – Ataturk ha avuto successo laddove Lenin ha fallito

18 – la Turchia è un modello per il futuro sviluppo dell’Iran

21 – l’Unione Europea evolverà, sviluppando verosimilmente un nucleo centrale federale circondato da una periferia meno vincolata e da satelliti collegati in qualche forma all’UE, tra i quali certamente la Turchia, il tutto all’interno della comunità euro-atlantica (leggi: Europa vassallo del Nordamerica)

22 – L’Unione Europea era più “unione” quando era una comunità (CEE): ora è attraversata da fratture (chissà come mai!?)

26 – la Turchia può essere un modello di sviluppo per la Russia (arriva a dire che i turisti russi in Turchia si domanderanno perché il loro paese non possa essere più simile alla Turchia!)

31 – non è che gli Stati Uniti sono in declino, è che altre potenze si sviluppano più rapidamente, ma non è detto che possano conservare quel tasso di crescita

32 – gli USA possono migliorare la propria situazione solo risolvendo alcuni problemi strutturali e questo può accadere solo con un élite più lucida di quella attuale (segue allusione al fatto che una vittoria di Romney sarebbe disastrosa)

34 – l’Europa non sta decadendo. È significativo che sempre più statisti dicano che serve maggiore integrazione e una crescita che sia socialmente responsabile e non finalizzata unicamente alla massimizzazione del profitto

36 – se fossi un turco e vedessi da una parte l’Iran ed un Medio Oriente in subbuglio, dall’altra la Russia e da un’altra parte ancora l’Europa e gli Stati Uniti, vorrei avere questi ultimi come amici

46 – se la Turchia decidesse di intervenire in Siria, non sarebbe lasciata sola. Francia e Regno Unito (non li nomina ma vi allude) la assisterebbero (ma non gli USA, non direttamente). MA, data la sensitività e complessità della situazione, sarebbe meglio evitare di farsi coinvolgere in un’escalation voluta da forze esterne all’alleanza NATO (Arabia Saudita+Qatar? Israele?) in modo da evitare un coinvolgimento dell’Iran

55 – South Stream (progetto italo-russo) ignorato, Nabucco (progetto americano) strada giusta

http://temi.repubblica.it/limes/nabucco-vs-south-stream/6899

1:03 – il cambiamento climatico può essere realmente catastrofico per l’umanità ma non ci sono ancora risposte definitive. Altre minacce del ventunesimo secolo potrebbero essere la diffusione di malattie sconosciute, sommosse, guerre che impieghino armi di distruzione di massa. Queste sono minacce che non possono essere affrontate con il voto alle Nazioni Unite (B. odia le Nazioni Unite ma anche l’Unione Europea: altrimenti non ci sarebbero in giro molluschi come Van Rompuy e Ban Ki-Moon), ma solo attraverso la collaborazione delle grandi potenze.

https://www.youtube.com/watch?v=tTku4KZff3Q

Zbignew Brzezinski, estate 2012

La Russia si democratizzerà, ma solo dopo una parentesi nefasta (12:43)

Qualunque guerra nell’Estremo Oriente sarebbe disastrosa per gli Stati Uniti

Non ci sarà alcuna egemonia cinese fino alla metà del secolo (perché culturalmente gli USA hanno un appeal che i cinesi non possono avere)

Le disparità sociali negli Stati Uniti sono una gravissima minaccia

È necessario un ritiro delle forze americane dall’Afghanistan ma senza lasciare un paese destabilizzato

La questione siriana va risolta diplomaticamente, coinvolgendo l’Iran

L’invasione dell’Afghanistan era necessaria per distruggere Al-Qaeda

Se gli USA si fanno coinvolgere in una guerra in Iran tutte le crisi del Medio Oriente confluiranno in un’unica gigantesca crisi dal Mediterraneo all’India (15-16) – la strategia giusta è la stessa impiegata contro l’Unione Sovietica ed in ogni caso è evidente che una scelta tra strangolamento economico e umiliante capitolazione sarebbe irricevibile. L’Iran può continuare il suo legittimo programma atomico se monitorato seriamente. In ogni caso l’acquisizione da parte dell’Iran di una testata atomica non sarebbe la fine del mondo (19). La Corea del Nord ha testate atomiche, ma né la Corea del Sud né il Giappone strepitano perché gli Stati Uniti entrino in guerra contro il regime nordcoreano: si sentono ragionevolmente sicuri (21:30).

Un attacco israeliano all’Iran avrebbe effetti deleteri per i nostri soldati in Afghanistan, per i paesi del Golfo, per il prezzo del petrolio e quindi della benzina che è già fin troppo costosa per via della “tassa Netanyahu”, ossia il sovrapprezzo che le sue esternazioni hanno prodotto con la crescita dei premi di assicurazione sulle forniture petrolifere (23)

I palestinesi e gli israeliani non possono fare pace. I palestinesi sono troppo deboli e divisi e gli israeliani sono troppo forti, fiduciosi e politicamente frammentati. Solo gli Stati Uniti possono trovare e far accettare un compromesso ragionevole tra entrambe le parti che integri Israele nel Medio Oriente e trasformi Palestina e Israele, nel giro di una generazione, nella Singapore di quell’area: una fonte di innovazione (25).

Una guerra mondiale che coinvolga Cina e Stati Uniti per il controllo del mondo sarebbe troppo costosa per entrambe le parti, quindi è altamente improbabile che si verifichi. È necessario che gli uni non demonizzino gli altri e che si trovi una formula che permetta alle potenze di coesistere (32).

L’opinione pubblica è troppo ignorante di storia e geografia per rispondere intelligentemente alle sollecitazioni del presidente e spiana la strada ai demagoghi (34). La responsabilità è sia del sistema educativo, che non insegna la geografia e la storia mondiale, sia dei media che sono troppo superficiali.

La Siria non è la Libia, Assad non è Gheddafi: la situazione è molto più complicata di come l’hanno presentata i media (40).

Nel breve periodo le nostre relazioni con la Russia si deterioreranno per colpa di Putin, nel lungo periodo il suo regime è condannato e si protrarrà a lungo La stagnazione e decadenza saranno intollerabili per i Russi. La società civile cosmopolita è più ricettiva ed è il nostro obiettivo, se vogliamo costruire una comunità euro atlantica che sappia gestire i più vasti conflitti globali.

Nella società iraniana le donne hanno un ruolo molto più importante di quel che si tende a credere e sono loro che riusciranno a scindere il nazionalismo dal fondamentalismo. Ma una politica di contrapposizione con il governo iraniano può solo rafforzare quel legame.

L’America Latina è di importanza relativa nelle questioni internazionali del nostro tempo (43).

L’India è estremamente a rischio a causa dell’alto tasso di analfabetismo, del carattere aristocratico della sua pseudo-democrazia e dell’eterogeneità della sua popolazione (45).

L’intelligence statunitense non ha saputo prevedere la primavera araba come non l’ha saputa prevedere Mubarak, che era sul posto. Certi eventi sono il prodotto di incontrollabili concatenazioni di variabili (50)

COMMISSIONE TRILATERALE: è diventata sempre meno efficace. È prestigiosa, ma poco influente (54).

È una vergogna che nessun dirigente del mondo finanziario sia stato punito per delle azioni che possono essere definite delle truffe. È stata una grave mancanza da parte di Obama (59).

Il prossimo presidente dovrà occuparsi della giustizia sociale, perché non c’è democrazia con certi livelli di sperequazione

https://www.youtube.com/watch?v=Z7GDu1hqLPw

Zbigniew Brzezinski “The Role of the West in the Complex Post-Hegemonic World, autunno 2012

13:00 – crescente distanza tra burocrati cinesi e forze armate nazionaliste, ma anche tra dirigenza e giovane borghesia rampante

14:30 – la Russia di Putin è imperialista e vuole assorbire l’Ucraina ma il declino demografico la rende vulnerabile in oriente (minaccia cinese: Brzezinski ha sempre cercato di mettere Russia e Cina l’una contro l’altra, fin dai tempi della Guerra Fredda – la cosa sta diventando alquanto patetica). Le violenze caucasiche faranno fallire i giochi olimpici invernali di Sochi e il fondamentalismo islamico rischia di destabilizzare le sue regioni meridionali (Brzezinski è polacco, non ama la Russia, per usare un eufemismo – qui si rivolge ad un pubblico polacco, a Danzica)

16:00 – sostiene che la CEE (più piccola) era più coesa dell’UE (molto più grande) – il che è certamente vero – ma, “curiosamente”, consiglia all’UE di espandersi ulteriormente fino all’Ucraina

17:00 – il Giappone dovrebbe farsi valere di più con la Russia nella disputa sull’isola di Sakhalin

23:00 – la Germania deve guidare l’Europa (il ruolo storico della Francia è solo quello di aver portato a questo risultato!)

27:00 – l’UE deve includere la Turchia perché solo così Georgia e Ucraina saranno difese dalle mire espansionistiche russe

28:00 – L’Unione Eurasiatica promossa da Mosca è solo un trucco per ristabilire l’impero sovietico

http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_eurasiatica

28:30 – una Russia inserita nell’Unione Europea sarebbe percepita come meno minacciosa per i suoi vicini, ma solo se subordinata alla NATO

https://www.youtube.com/watch?v=kO8eja6HSlo

Noi siamo i giovani, i giovani più giovani

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Resto a fare il sindaco. Me ne andrei solo per fare il premier

Matteo Renzi, 31 marzo 2013

Il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito;

oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti

Matteo Renzi, 4 aprile 2013

Basta dare un’occhiata ai nomi e alla “caratura” economica dei personaggi che hanno versato a Renzi il proprio generoso ma, beninteso, privato obolo. Tra i finanziatori, almeno tra quelli che hanno autorizzato la pubblicazione del proprio nome, ve ne sono diversi che fanno capire bene chi si fila l’enfant prodige della politica italiana.

http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=2449

“La politica che non sa correre”, “il mondo ci chiede di correre a velocità doppia”, “il tempo è scaduto”, “la clessidra è agli sgoccioli”, “bloccati dal lavorio di chi pensa di potersi permettere altri ritardi”…

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-03/renzi-politica-stiamo-perdendo-114403.shtml

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Adesso, dinamismo, giovani, nuovo, mobilità e velocità, innovazione, BASTA PENSARE! Bisogna fare, in fretta, accelerare, urgenza, rapidità, emergenza, fare, fare, fare. CREDERE, OBBEDIRE, CORRERE ratatata bum bum bum ratatata bum bum zum! tapum! sdeng! bang! eccezionale, ratatata! vroom

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NOI VOGLIAMO CANTARE l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

La letteratura esaltò fino a oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.
Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

Non v’è bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere conseguita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii.

Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto del Futurismo, 20 febbraio 1909, Le Figaro

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Alessio Mannino – Renzi, il nulla che avanza – La Nuova Vicenza, 14 settembre 2012

Con quell’arietta da bamboccio saputello che snocciola continuamente battute per fare il simpatico, il sindaco fiorentino Matteo Renzi si candida come testimonial ideale del raschio del fondo del barile. Se, dopo quasi vent’anni di recital berlusconiano, il “nuovo” a sinistra prende le sembianze di un politico che dice tutto quello che abbiamo già sentito in trent’anni di egemonia liberal-liberista, allora il berlusconismo ha vinto: è tutto uno show, il nuovo è già visto e stravisto, alla fine della fiera l’importante è ossequiare il Privato e i Mercati. E le parole d’ordine sono di una vuotezza cosmica: Europa, futuro, merito. Mancava solo “felicità” e “benessere” e l’Ovvietà diventava metafisica pura. La definizione perfetta del sindaco Pd di Firenze, del resto, l’ha data il comico Crozza, sempre fulminante: Renzi, il nulla che avanza.

Ci si potrebbe fermare qui, nel commentare l’exploit del “rottamatore” che ieri a Verona ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra. Senonché un anno fa, il 29-30 ottobre 2011, con un convegno di tre giorni all’antica stazione Leopolda di Firenze, mise in vetrina un abbozzo di programma: il “Big bang”, come lo chiamò con prosopopea propagandistica. Può essere interessante, allora, fare un po’ di radiografia a questo giovanilista smanioso e con idee vecchie vecchie come la Thatcher.

Renzi è figlio di Tiziano, maggiorente locale della Margherita, oggi consigliere comunale a Rignano sull’Arno e, si dice, uomo di spicco della massoneria toscana. Lui, Matteo, di lavoro fa il dirigente in aspettativa della società di marketing di famiglia, la Chil Srl (che controlla la distribuzione dei giornali fra cui La Nazione). Come persona, è il classico, odioso, arrivista bravo ragazzo. Ha scritto Denise Pardo sull’Espresso del 28 ottobre 2011: «Scout, vincitore come è noto a 19 anni di una “Ruota della fortuna” di Mike Buongiorno… bacchettone fin da ragazzo (contrario ai rapporti prematrimoniali), ancora devoto (messa la domenica, d’estate in Sardegna esercizi spirituali), molto amato da Cl, secondo il giornalista David Allegranti che ha scritto una sua biografia, Renzi ha “un decisionismo berlusconiano mixato a un’abilità democristiana e a un uso molto accorto dei media e della rete”». Il suo cursus honorum è stato un’ascesa inarrestabile. Democristiano dai tempi del liceo, giovanissimo segretario provinciale del Ppi nel 1999 e della Margherita nel 2003, diventa presidente della Provincia fiorentina nel 2004 e lo resterà fino al 2009, quando vince le elezioni per il Comune di Firenze dopo aver inaspettatamente strappato la vittoria nelle primarie interne al Pd. Da allora, forte della sua età anagrafica, ha impersonato nel partito la parte dell’enfant terrible che predica il rinnovamento anagrafico della classe dirigente e del ceto politico.

Il giovanilismo esasperato di cui ha fatto una bandiera, però, non basta più. Di qui il suo battere il tasto delle “idee” da candidare primeggiando sui candidati. Renzi ne ha sfornate, sempre cercando l’effetto sensazionale, addirittura 100, consultabili in Rete perché il suo sarà un “Wiki-Pd” (sic). Ma se si va a sfrucugliarlo appena un po’ in profondità rispetto alle frasi fatte da salottino, emerge chiarissima e lampante la totale assenza di originalità e novità dei suoi messaggi. Figuriamoci di una qualsiasi, anche timida, tendenza a rompere tabù e luoghi comuni. Al contrario: il Renzi-pensiero è il trionfo del luogo comune. Andando alla sostanza dei 100 punti e delle interviste che abbiamo letto, cosa rimane? Prevedibili richiami al volontariato, il generico liberismo del “meno tasse”, rattoppare la precarietà con ammortizzatori sociali e formazione, ma soprattutto l’adesione senza dubbi ai “contenuti” della famosa lettera della Bce, vero programma-base del governo Monti: innalzamento dell’età pensionabile, licenziamenti più facili.

In dettaglio, poi, il Molto Giovane presenta un libro dei sogni contraddittorio, mal scritto, ma tutto ossequioso all’ideologia da Chicago boy del 2000. Difatti: privatizzazioni massicce di aziende pubbliche, ex municipalizzate e patrimonio statale (idea 18); amnistia per i politici corrotti se escono di scena (idea 13, vergognosa, e non si capisce come si concili con il no ai condoni del punto 25); vendita ai privati di Rai1 e Rai2, ma al contempo modello BBC con un’amministrazione pubblica (idee 16 e 17, di fatto fra loro incompatibili); al punto 35,  contratto unico con tutele progressive per i giovani (solo per i neo-assunti? non è specificato) che coesiste al 37 con l’invocazione di un far west dei contratti aziendali; immigrazione “intelligente” (95), cioè, seguendo la filosofia economicistica della vigente Bossi-Fini, si accettano solo extracomunitari utili e programmati; una spruzzatina di sensibilità pro-gay con le unioni civili (89) e infine riforme di per sé sottoscrivibili – contentini per non sembrare troppo prevedibili – come una Tobin Tax del 5 mille sulle transazioni finanziarie (98) e il servizio civile obbligatorio (99).

In sintesi, siamo di fronte ad un’ennesima falsa promessa. In questo caso, talmente scoperta, ameboide, microcefala, tutta chiacchiere e distintivo, che ci vuole del fegato marcio per conferirle la patente di grande “innovazione”. E sorvoliamo sui suoi collaboratori, che comprovano la nullità e scontatezza del berluschino Renzi: l’evanescente Baricco, il giuslavorista precarizzante Ichino, il fighetto ed ex dipendente berlusconiano Giorgio Gori e, ciliegina sulla torta, l’economista iper-liberista Luigi Zingales, che per non farsi mancare niente ha firmato pure il manifesto reaganiano di Giannino, “Fermare il declino”. Se questo è il nuovo, si capisce perchè il sindaco Variati ha voluto imbrancarsi nell’armata renziana: vecchi rottami ideologici si spacciano per stupefacenti novità rivoluzionarie. Bersani, ancora più vecchio essendo fermo alla socialdemocrazia anni ’60-’70, almeno vecchio lo è più onestamente e palesemente. Sia come sia, non ci stupiremmo di vedere uscire Renzi dal Pd, se sconfitto. Seguito a ruota, magari, da qualche renzino vicentino…

http://www.nuovavicenza.it/2012/09/renzi-il-nulla-che-avanza/

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Chi è veramente Nigel Falange…cioè Farage?

Nigel Farage

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. [...] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. [...] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Lo stato deve esercitare tutti i controlli possibili immaginabili, ma deve rinunciare ad ogni forma di gestione economica. Non è affar suo. Anche i servizi cosiddetti pubblici devono essere sottratti al monopolio statale.

Benito Mussolini, cf. Sternhell, “Nascita dell’ideologia fascista”, 2008, p. 315.

Una dittatura può essere un sistema necessario per un periodo transitorio. [...] Personalmente preferisco un dittatore liberale ad un governo democratico non liberale. La mia impressione personale – e questo vale per il Sud America – è che in Cile, per esempio, si assisterà ad una transizione da un governo dittatoriale ad un governo liberale.

Friedrich von Hayek, nume tutelare dei neoliberisti, intervistato da Renée Sallas per El Mercurio”, il 12 aprile 1981.

La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas e i suoi F-15. E il pugno invisibile che mantiene il mondo sicuro permettendo alle tecnologie della Silicon Valley di prosperare si chiama US Army, Air Force, Navy e Marine Corps.

Thomas L. Friedman, “A Manifesto for the Fast World”, New York Times, 28 marzo 1999

L’eurofobia induce a venerare i propri carnefici, come Nigel Farage, molto presente sul blog byoblu di Claudio Messora (consulente della comunicazione per i parlamentari grillini) ed intervistato dai quotidiani della destra berlusconiana:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/17348

qui da David Parenzo (la Zanzara)

http://www.ilgiornale.it/news/leurodeputato-nigel-faragela-germania-merkelvi-sta.html

Farage: Mio nonno e mio padre erano entrambi agenti di cambio ed io ho trascorso 20 anni sul London Metal Exchange. Entrambi i miei figli lavorano nella City, e voglio lottare per difenderla

http://www.londonlovesbusiness.com/business-news/tobin-tax/nigel-farage-who-will-defend-the-city/949.article

La City di Londra: Stato nello Stato che apre le porte dei paradisi fiscali. La roccaforte finanziaria che Cameron ha difeso a costo di rompere con l’Europa ha la sua polizia e il suo sindaco, eletto anche dalle banche. Prima regola: tasse al minimo e saldi legami con Cayman, Jersey, Bermuda. Un quartiere di Londra che non dipende dall’amministrazione comunale, bensì una realtà a parte. Per l’esattezza una corporazione a sé stante – la dizione esatta è City of London Corporation – che ha un suo sindaco, un suo organo consiliare composto da 100 membri, suoi magistrati e forze dell’ordine.

L’elezione dei consiglieri è prerogativa dei (pochi, solo 8 mila) residenti e delle (molte, solo le banche sono oltre 500) compagnie attive nella City, con il piccolo dettaglio che chi ha più dipendenti e di conseguenza un giro d’affari maggiore ha più potere di voto. Tanto per fare un esempio, un’impresa con 3.500 membri di staff ha diritto a ben 79 voti. Chi comanda disegna a suo piacimento le norme e i regolamenti per la maggior parte destinati a limitare al massimo la pressione fiscale….Secondo John Christensen, del Tax Justice Network, la City è il più grande paradiso fiscale del pianeta, con diramazioni nelle Cayman Island, a Jersey, nelle Bermuda, a Singapore o a Hong Kong.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/city-londra-stato-nello-stato-apre-porte-paradisi-fiscali/177067/

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È quindi del tutto ridicolo descrivere quest’uomo come un difensore delle sovranità nazionali. È vero esattamente il contrario: è un globalista [l’internazionalismo è socialista, il globalismo è neoliberista] tra i più determinati, nemico degli stati-nazione come lo sono tutti i ricchi che tosano le masse ed eludono le tasse.

Nigel Farage è un europarlamentare inglese, leader dell’Ukip (United kingdom indipendence party) e capodelegazione del gruppo “Efd” (European freedom and democracy), di cui fanno parte anche la Lega nord e altri partiti dell’estrema destra xenofoba.

[…]. Accusa l’Europa di essere a tratti troppo debole, a tratti soffocante, se la prende con la mediocrità delle Istituzioni, provoca gli Europarlamentari più in vista, boccia senza appello ogni proposta legislativa.

[…] Nel Regno Unito ha ottenuto il 3.1% dei voti e 0 seggi in parlamento.

[…] Lo stipendio di 7000 euro mensili che percepisce ed al quale, per quel che mi risulta, non ha ancora rinunciato, gli viene pagato proprio dal budget dell’Unione – e cioè dai cittadini europei.

[…] Non si conoscono infatti proposte di legislazione, emendamenti, risoluzioni di una certa rilevanza che l’Ukip abbia presentato. A meno che non si considerino tali le “tirate” in difesa della City di Londra, dei banchieri, dei fondi di investimento della cui pressione lobbistica l’Ukip è il principale megafono. 

Una specie di Lega nord, insomma, che grida “Bruxelles ladrona” e all’ombra dell’Atomium ingrassa felice.

http://www.ilfuturista.it/alfonso-ricciardelli-eurocrats/il-paradosso-di-nigel-farage.html

Amico di Israele e contrario ai finanziamenti EU alla Palestina: la nostra battaglia contro il progetto europeo non è dissimile dalla battaglia per la sopravvivenza di Israele.

http://www.thejc.com/news/uk-news/ukip-leader-attacks-trendy%E2%80%99-israel-hate-eu-parliament

Beniamino di Rupert Murdoch, il Berlusconi del mondo angloamericano:

Rupert Murdoch, il magnate australiano che guida un impero nel mondo dei media (Sky, Times, Fox News, tanto per dire), ha voluto conoscere personalmente Farage invitandolo a cena a casa nel quartiere londinese di Belgravia.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/nigel_farage_murdoch_grillo/notizie/257390.shtml

Uno dei siti di riferimento degli eurofobi è:

http://www.observatoiredeleurope.com/

ed è un parto del suddetto edf

http://www.efdgroup.eu/

l’edf è presieduto congiuntamente da Nigel Farage e dal nostro Francesco Speroni, Ambasciatore del Parlamento del Nord.

Speroni non ama l’Italia

http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/30/Bossi_contro_Stato_chiesto_rinvio_co_0_9801301550.shtml

e ha difeso Mario “le idee di Breivik sono condivisibili” Borghezio

“Le idee di Breivik sono a difesa della civiltà occidentale – ha affermato l’ex ministro delle Riforme del governo Berlusconi I -. Se le idee sono che stiamo andando verso l’Eurabia e cose del genere, che va difesa la civiltà cristiana occidentale, sì, sono d’accordo”.

http://www.giornalettismo.com/archives/135173/borghezio-speroni-la-vergogna-delleuropa-siamo-noi/

Nuovo Ordine Mondiale di incultura e chiacchiere – senza distintivo (Roberto Vacca su M5S)

Nuovo Ordine Mondiale di incultura e chiacchiere – senza distintivo –

di Roberto Vacca, 17/3/2013

Il comico inglese con bastoncino, baffetti e bombetta era più bravo di quello genovese coi capelloni. Il Grande Dittatore aveva un simbolo con doppia croce invece della svastica: distintivi riconoscibili, anche se insensati. Invece le 5 icone di M5S ricordano alberghi di lusso e contraddicono gli slogan di risparmio e rifiuto contributi pubblici. I messaggi programmatici del movimento, poi, sono in gran parte vuoti. I contenuti mancanti non vengono surrogati dalle urla nelle piazze, né da tante parole disseminate in rete con video, chat, twitter. I toni ieratici e la preminenza di personalità individuali ricordano tristemente la Dianetica dello scrittore di FS Ron Hubbard, movimento trasformato in Scientology (chiesa condannata per vari reati, ma che soprattutto ha diffuso confusione di idee inutili).

Pare che una delle basi culturali di M5S sia un video pretenzioso (su Youtube e su Gaia Casaleggio) che si chiama NWO, New World Order e descrive il nuovo ordine mondiale. Usa molta grafica: icone animate, foto ferme e carte geografiche. La voce inglese, chiara e assertoria, informa che il 14/8/2004 è cominciata la rivoluzione della conoscenza. Ne elenca i precursori:

L’Impero Romano: aveva 100.000 kilometri di strade, percorse non solo da messaggeri e anche da commercianti e da legioni. Le orde di Gengis Khan si concentravano contro un nemico dopo l’altro in base alle informazioni trasmesse da staffette veloci. Savonarola e Lutero diffondevano i loro messaggi riformatori in molte copie. Diderot e D’Alembert, con l’Enciclopedia, e Voltaire con il Dizionario Filosofico, disseminarono l’illuminismo. Mussolini usò la radio per indottrinare e arruolare gli italiani. Hitler si assicurò il successo con i film di Lena Riefenstahl. Clinton e Obama diventarono Presidenti usando TV e Internet. Al Gore non riuscì a essere eletto Presidente, col suo movimento internazionale massmediologico blaterava di disastri – riscaldamento globale antropico – e prese un premio Nobel finto. Beppe Grillo adottò pesantemente la comunicazione online e nelle piazze e urlando chiacchiere si è affermato nelle elezioni. Il video glissa su quei personaggi che fecero ben presto una brutta fine e passa a profetizzare gravi crisi dei paesi occidentali, di Cina, Russia e Medio Oriente.

Poi vaticina che nel 2020 scoppierà la Terza Guerra Mondiale. Le armi nucleari e batteriologiche uccideranno miliardi di persone. Ne resterà in vita solo un miliardo e farà grandi passi verso la rivoluzione della conoscenza collettiva. Spariranno libri, giornali, radio, TV: saremo tutti uniti in rete. È vitale comunicare in rete, a parte i contenuti. [Molti decenni fa, lo aveva già detto Marshall McLuhan: “The Medium is the Message”: il Messaggio è il Mezzo, e, già allora, era un’asserzione irrilevante].

Così comunicheremo di continuo manifestando le nostre idee [quali?] e i nostri desideri realizzando nel 2040 la “Net democracy” – democrazia in rete. Nel 2047 Google, che avrà comprato Microsoft, realizzerà “Earthlink” la nostra identità online – chi non l’avrà non esisterà più. Nel 2050 l’intelligenza collettiva in rete risolverà i problemi più difficili con una struttura chiamata “braintrust”. Nel 2051 sarà abolita ovunque la pena di morte. Nel 2054 ci sarà GAIA [1] – il governo mondiale senza partiti, né religioni, né ideologie. Saremo tutti liberi e parteciperemo della “collected knowledge” – conoscenza raccolta. Con tutta questa conoscenza, un altro video apre con: MAN IS GOD di stantio sapore Nietzschano.

Questa accozzaglia informe denota l’incapacità di distinguere un belin da una cattedrale, come si dice a Genova. Meno volgarmente proviamo a raccogliere almeno qualche brandello comprensibile di discorso.

Per parlare di conoscenza bisogna averla – e si ottiene studiando. Questi M5S e il loro ispiratore pubblicitario non hanno studiato. Usano un linguaggio scheletrico e invece di descrizioni e analisi riesumano “catchword” [neologismi di moda] prendendole in prestito ovunque senza discriminazione. Da Alvin Toffler riprendono l’affermazione che non ci saranno più produttori e consumatori: saremo tutti “prosumer” (productor + consumer). Però manca ogni riflesso degli acuti ragionamenti di Toffler: le idee sono dimenticate e resta solo un nominalismo inefficace.

Da Second Life, video giochetto del 2003 rapidamente declinato, si trae la convinzione che nel 2027 Prometeus, altra enorme risorsa online descritta sempre vagamente, ci darà SPIRIT. È un trucco online che permetterà a ciascuno di noi di diventare chi vuole: crearsi una nuova personalità e avere nuove esperienze nel tempo e nello spazio. Esempi: assistere a eventi sportivi e rivivere guerre, rivoluzioni, cerimonie.

Queste aperture sono presentate come prodotti originali, personalizzati – ottenuti da attività cooperative in rete. Non sarebbe così. Creare animazioni è un lavoro altamente professionale eseguito da persone addestrate. Anche questi prodotti sofisticati hanno qualità variabile. Occorre valutare e controllare la qualità: prescrizione alla base dei successi della tecnologia, dell’innovazione, dell’alto rendimento di gruppi umani organizzati. Questi sedicenti guru sembrano credere che diffondere conoscenza sia un lavoretto facile da realizzare con sapienza in pillole, slogan, icone, schemini, video. Non hanno mai sentito dire che “Ars longa”.

Un obiettivo importante del nuovo ordine mondiale è l’abolizione dei diritti d’autore. Al copyright si sostituisce il “copyleft”. Tutti possono copiare  e disseminare ogni scritto, ricetta o formula. Questo accadeva nei tempi antichi e giravano testi apocrifi, degradati, centonati. Liberalizzare tutto è concetto molto attraente, ma non è un modo di ottimizzare la qualità. Fra gli esempi citati, c’è la “Opencola” una lattina vuota su cui è stampata la ricetta della CocaCola. Ognuno se la può fare da sé. Non solo. Saranno libere le ricette delle medicine, anche queste ce le faremo da noi. È facile prevedere che sprecheremmo tempo e denaro, ottenendo risultati spesso inefficaci e anche letali.

Un altro video presenta l’arma segreta per assicurarsi i vantaggi delle comunità online. Sono gli “influencers”, gli influenzatori: giovani persone che indagano su quali siano le scelte migliori e convincono il pubblico a uniformarsi con recensioni e con tweet. Le comunità impareranno a scegliere teorie, credenze, vestiti, gadget, luoghi per le vacanze. Trarranno cultura e saggezza da Wikipedia, competenze professionali da Linkedin, amicizie da Facebook.

In questi ambienti, dunque, girano poche idee, ma confuse. Non è vero che qualunque cosa abbia spazio on line abbia anche significato e valore notevoli. Non sono sullo stesso piano Google, Wikipedia, Linkedin, Facebook.

Google è un ottimo motore di ricerca che permette in tempi minimi di reperire informazioni di ogni tipo. Lo usi gratis – e non ti aspetti che sia un distributore di verità assolute. Gli inventori, Larry Page e Sergej Brin sono diventati miliardari con la pubblicità, ma vanno considerati benefattori, oltre che innovatori straordinari.

Wikipedia è un’opera di notevole valore, anche se molto ineguale. Chi collabora gratuitamente a disseminare proprie conoscenze su questa enciclopedia aperta compie una buona azione.

Linkedin permette di contattare persone interessanti professionalmente in vari campi. Appartenere a Linkedin non è una patente di competenza professionale.

Facebook permette di comunicare con amici vecchi e nuovi, non registra dati né conoscenze e serve anche a trasmettere notizie neutre o pettegolezzi.

Concludo: il mezzo non è il messaggio. I messaggi seri, interessanti, utili non si improvvisano. Aiutare il pubblico e i giovani ad acquisire buoni criteri di giudizio è meritevole e necessario, ma la scuola lo sta facendo troppo poco.

Chi è a favore della rivoluzione M5S farebbe bene a meditare su quanto ho scritto e ad informarsi.

Mi sembra probabile che M5S sia un fuoco di paglia. Nel 1946 il Movimento dell’Uomo Qualunque di G Giannini mandò in Parlamento 30 deputati. In Francia nel 1956 Poujade protettore dei piccoli artigiani, ne mandò 52 all’Assemblé Nationale. Durarono poco.

E se Gesù fosse veramente “risorto”? (Nagel contro il riduzionismo materialista)

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Thomas Nagel, uno dei massimi filosofi viventi, è ateo e ha dichiarato: “Voglio che l’ateismo sia vero e sono a disagio per il fatto che alcune delle persone più intelligenti e ben informate che conosco siano credenti. Non è solo che io non credo in Dio e, naturalmente, spero che le mie convinzioni siano corrette, è che mi auguro che Dio non esista. Non voglio che ci sia un Dio! Non voglio che l’universo sia fatto così [teleologico]“.

http://www.weeklystandard.com/articles/heretic_707692.html?nopager=1

TUTTAVIA…

Thomas Nagel conclude così i ringraziamenti in apertura del suo ultimo libro, “Mind and Cosmos: why the materialist neo-darwinian conception of nature is almost certainly false”: “Alla luce dell’eterodossia delle conclusioni, spero che questi ringraziamenti non siano presi come un’offesa”.

Il professore della New York University, tempio della cultura liberal e secolarizzata, ha sfidato frontalmente il pensiero dominante in ambito scientifico e filosofico. Nell’area delle credenze private tutto è concesso, “ma fra gli scienziati e i filosofi che si esprimono sull’ordine naturale come tale, il riduzionismo materialista è postulato come l’unica possibilità seria”. Ogni paradigma alternativo è un residuo della doxa o oppio per gli scienziati premoderni che vedono una tendenza verso l’ordine dove c’è soltanto scontro casuale di particelle senza qualità e selezione naturale; invocano una mente che avrebbe apparecchiato un cosmo intelligibile quando invece c’è soltanto una catena fortuita di eventi spiegabile senza uscire dall’ambito delle leggi fisiche. “Il riduzionismo psico-chimico è la visione ortodossa in biologia e ogni resistenza è considerata non soltanto come scientificamente scorretta, ma anche come politicamente scorretta. Per molto tempo ho trovato difficile da credere la versione materialista su come noi e gli altri organismi siamo arrivati all’esistenza, inclusa la versione standard dell’evoluzionismo. Più dettagli scopriamo sulla base chimica della vita e sulla complessità del codice genetico, più questa versione storica mi sembra incredibile”. Ancora: “Mi sembra che la presente ortodossia sull’ordine cosmico sia l’esito di premesse non dimostrate”.

[…].

Nagel anticipa le reazioni piccate che puntualmente sono arrivate: “I miei dubbi saranno considerati da molti oltraggiosi, ma questo succederà perché quasi tutti nella nostra cultura secolare sono stati costretti a considerare i dettami del riduzionismo come sacrosanti, sulla base del fatto che qualunque altra cosa non può essere considerata scienza”.

L’aggravante è che Nagel è un disertore. Un apostata dell’ateismo scientista. Era sul carro che portava gli eredi di chi ha vinto la guerra della modernità e improvvisamente è saltato giù. In “The Last Word” ha difeso con passione il proprio ateismo: “Voglio che il mio ateismo sia vero. Non voglio che ci sia un Dio”.

In “Mind and Cosmos” spiega che il suo scetticismo radicale attorno a quel materialismo che è la calce dell’edificio evoluzionista “non è basato su un credo religioso, o su un credo in qualunque alternativa definita. Credo soltanto che le evidenze scientifiche disponibili, malgrado il consenso delle opinioni scientifiche, in questa materia non ci impongano razionalmente di obliterare l’incredulità del senso comune. E questo è specialmente vero rispetto all’origine della vita”.

La forza che muove l’indagine di Nagel è il vecchio ideale filosofico di trovare “un singolo ordine naturale che unifica tutte le cose”, le montagne e l’origine della vita, i neuroni e la coscienza; quanto più il filosofo prende sul serio l’aspirazione verso il principio fondante, tanto più il dualismo cartesiano e il materialismo o l’idealismo mostrano i loro limiti. Con una differenza: Cartesio aveva in sostanza rinunciato alla ricerca di un ordine naturale unificante, mentre per poter offrire un modello credibile il materialismo ha dovuto “escludere la mente dal mondo fisico”: per sostenersi ha dovuto cioè restringere radicalmente il campo della sua indagine, accontentandosi di una “comprensione quantitativa del mondo, espressa in leggi fisiche formulate in modo matematico”. La fortuna della scienza galileiana e dell’evoluzionismo darwiniano è stata l’efficacia.

La riduzione materialista scompone i fenomeni e li analizza, spiega la biologia con la chimica e la chimica con la fisica, e il linguaggio matematico che unisce le scienze prevede e seziona l’esistente, ma soltanto a condizione di limitarsi a un “universo senza mente”.

Per non rovinare i calcoli la coscienza deve essere tenuta fuori dalla porta. Il governo americano difficilmente investirebbe 3 miliardi di dollari in uno studio su un paradigma epistemologico comprensivo per colmare le falle di Darwin e riconciliare il materialismo e l’emergere irriducibile e misterioso della coscienza, ma orgogliosamente spende 3 miliardi di dollari per mappare il cervello e “sbloccare il segreto dell’Alzheimer”, come ha detto il presidente Obama. L’indagine della scienza moderna produce risultati apprezzabili in termini materiali.

[…]

La risposta divina, dice, è oscura e si sottrae all’ambito naturale, ma prende sul serio la natura dell’universo più di quanto faccia il materialismo. “Qualunque cosa si pensi circa la possibilità di un ‘designer’, la dottrina prevalente, cioè che la nascita della vita dalla materia morta e la sua evoluzione attraverso i mutamenti accidentali e la selezione naturale fino alla sua forma attuale non sia scaturita da altro che dalle leggi fisiche, non può essere considerata inattaccabile. È un postulato che guida il progetto scientifico, non un’ipotesi scientifica confermata”.

Al filosofo americano nato a Belgrado la spiegazione in senso squisitamente materialista dell’universo è apparsa come una coperta troppo corta, una lente che mette a fuoco soltanto il primo piano e non coglie lo sfondo, almeno dai tempi di “Cosa si prova a essere un pipistrello?”, un classico della filosofia della mente apparso nel 1974.

Le leggi fisiche, chimiche e biologiche, sosteneva allora Nagel, non riescono a spiegare adeguatamente la coscienza, non esauriscono quella che lui chiama “esperienza soggettiva”. Carpire e tradurre in linguaggio matematico i processi attraverso cui il pipistrello esperisce il suo ambiente, conoscere in modo esaustivo la corteccia cerebrale e la catena di reazioni chimiche che ne determinano il funzionamento non ci dice nulla su cosa effettivamente si provi a essere un pipistrello. La coscienza cade fuori dalla portata dell’indagine materialista e, in mancanza di strumenti adeguati per esplorarla, viene bollata come un accidente, pura apparizione casuale che disturba l’irreprensibile concatenazione causale. Un mero “effetto collaterale” delle leggi fisiche. Notare: Nagel non sostiene che la mente e il suo “supporto” fisico siano distinti, non concepisce una coscienza instillata nell’uomo con un soffio divino e disgiunta dai neuroni e dalle sinapsi che la neuropsichiatria studia con zelo positivistico. Non rifiuta il naturalismo, rifiuta una concezione ridotta del naturalismo. E allo stesso modo non rifiuta la teoria dell’evoluzione, rifiuta il modello materialistico che quella teoria dell’evoluzione ha elevato a strumento inadeguatamente univoco per la comprensione della complessità dei fenomeni.

Proprio per questo il filosofo percepisce la bruciante necessità di una rifondazione della scienza. E’ qui che si squaderna la “open question” di Nagel, quella che ha fatto schiumare di rabbia i tedofori della scienza pura e “mindless” che si sono scandalosamente ritrovati sul banco degli imputati con l’accusa di aver adulterato la ragione, di averla ridotta con il pretesto di liberarla dai lacci di una teleologia superstiziosa e irriducibile alla pura fisica. Quella stessa ragione in nome della quale si sono battuti – e in nome della quale hanno vinto, almeno a livello dell’establishment accademico – per frantumare i detriti dell’oscurantismo portati dal fiume della storia. La domanda di Nagel suona così: quale principio unitario può spiegare l’esistenza della vita, degli organismi, dell’uomo, la sua evoluzione, la comparsa della mente, i desideri, i valori, l’intenzione senza uscire dall’ambito della natura e senza ridursi all’ambito della materia? Nagel non offre una risposta cartesianamente chiara e distinta – anche se gli argomenti teleologici abbondano e si trovano più somiglianze con l’impianto aristotelico-scolastico di quante l’autore sia disposto ad ammettere – ma il valore dirompente (e la vis polemica) del suo “Mind and Cosmos” è nella preparazione del terreno, nel raffinamento della domanda e nella scelta degli strumenti. “Se la biologia evoluzionista – scrive Nagel – è una teoria fisica, come è generalmente concepita, allora non può considerare la coscienza e altri fenomeni che non sono riducibili all’ambito fisico. Dunque se la mente è il prodotto dell’evoluzione biologica – se gli organismi con una vita mentale non sono miracolose anomalie ma una parte integrante della natura – allora la biologia non può essere una scienza puramente fisica. Si apre la possibilità di una concezione pervasiva dell’ordine naturale molto diversa dal materialismo, una concezione che mette al centro la mente, invece di considerarla soltanto un effetto collaterale delle leggi fisiche”. La visione materialista si incaglia sugli scogli della coscienza e per riprendere a navigare serenamente la deve “accidentalizzarla”: è solo un incidente di percorso.

[…].

“Mind and Cosmos” non è un trattato creazionista, ma una ricerca di quello che Tom Sorell chiama “monismo neutrale”, un principio per rendere ragione della natura che detronizzi le premesse riduzioniste dell’evoluzionismo riportandole al livello che compete loro. Paradossalmente il testo di Nagel può rendere a Darwin un servizio enormemente più valido di quello che offerto dai suoi più invasati seguaci, incastonando il darwinismo nell’ambito d’indagine che gli è proprio. “Mind and Cosmos” si conclude con una profezia ambiziosa almeno quanto la confutazione dalla quale muove il ragionamento: “Scommetto che l’attuale consenso scientifico nel giro di un paio di generazioni sarà considerato ridicolo. Anche se, certamente, potrebbe essere rimpiazzato da un nuovo consenso altrettanto debole”.

Quello di Nagel è un invito ad allargare la ragione per inquadrare in tutto il suo abbacinante splendore un cosmo irriducibile al paradigma della scienza galileiana; e contemporaneamente è un atto rivoluzionario in un’epoca dominata dai dati e dagli algoritmi, idoli della postmodernità cresciuti nel solco di un conformismo scientifico che Nagel non teme di rovesciare.

Mattia Ferraresi

http://www.ilfoglio.it/soloqui/17134

Chi vuole la morte dell’euro e perché? Dell’insostenibile superficialità e/o malafede degli eurofobi

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Il 99% dei climatologi crede nel riscaldamento globale perché ha delle ottime ragioni per farlo: è (è stato?) un evento reale. Il disaccordo è ristretto alle cause (cicliche?) e conseguenze (glaciazione?) di un fenomeno innegabile.

Al contrario, gli eurofobi, per difendere la loro fede, devono cosiderare validi i seguenti (irrazionali) enunciati:
1. Il 99% ( stragrande maggioranza) degli economisti ed analisti finanziari ha torto, in quanto contrario all’uscita dall’euro [qui e qui per un'analisi marxista europeista della crisi dell'eurozona e delle sue soluzioni];
2. Il 99% (stragrande maggioranza) dei politici della sinistra anti-liberista non ha capito niente, in quanto contrario all’uscita dall’euro;
3. Le proprie competenze macroeconomiche sono sufficienti per stabilire che Bagnai – professore di Politica Economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara – e Messora – responsabile del gruppo di comunicazione del Senato per il M5S – sono nel giusto mentre tutti i premi Nobel per l’Economia (inclusi quelli citati con favore dalla sinistra, come Krugman e Stiglitz, che considerano l’uscita dall’euro l’extrema ratio, da usare solo se Francia, Italia, Spagna & co. non fanno fronte comune contro il governo tedesco) sbagliano.
Contenti loro.
D’altronde molti eurofobi sono anche convinti che l’Islanda abbia sconfitto l’FMI e la finanza internazionale e che l’Argentina se la passi bene. Ma questa è un’altra, triste, storia.

*****

La (deliberatamente) irresponsabile gestione della crisi cipriota – tra parentesi, pare che i ricchi siano riusciti a mettere in salvo i loro soldi durante il congelamento dei conti – dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che non esiste la benché minima volontà di unificare l’Europa. In questi anni è stato fatto di tutto per distruggere l’unione, fomentando localismi, razzismi e nazionalismi ed ostacolando qualunque sforzo di correggere i gravi difetti strutturali, realizzare un autentico risanamento, ridurre la disoccupazione. Lungi dall’unire, ogni possibile iniziativa divisoria è stata intrapresa.

Non riesco a capire come mai così tante persone credano alla favola del complotto europeista. Con il passare del tempo il capitale di eurofilia è stato sprecato, mentre l’eurofobia aumenta. I dirigenti della troika vedono che l’austerità aumenta l’indebitamento e scatena l’eurofobia ma continuano imperterriti. Li crediamo davvero così idioti? E’ molto più probabile che sappiano perfettamente quel che stanno facendo e che si stiano avvicinando alla meta  (divide et impera).

Stanno eutanasizzando l’eurozona e l’Unione Europea: Cipro è solo la più recente dimostrazione di questo fatto.

Se di complotto si tratta, ha evidentemente l’obiettivo di far odiare l’Unione Europea e di avviare la sua disgregazione. Washington, Wall Street, City di Londra e Francoforte sentitamente ringraziano: un temibile avversario in meno.

Tra il 2010 ed il 2013 si sono espressi a favore della dissoluzione o frazionamento dell’eurozona:: Bundesbank, Lega Nord (Borghezio, Speroni), Berlusconi, UKIP, destra sudtirolese, destra austriaca, destra bavarese e tedesca, Marine Le Pen, Viktor Orban, Geert Wilders (destra olandese), “Veri finlandesi” (destra finnica) una parte del M5S, Magdi “ex Cristiano” Allam, BRZEZINSKI, SOROS, Thilo Sarrazin, The Economist, Wall Street Journal, Luigi Zingales, Otmar Issing (ex dirigente Bundesbank, ora GOLDMAN SACHS). C’è anche Claudio Borghi Aquilini, editorialista del GIORNALE, ex managing director di DEUTSCHE BANK, esperto di intermediazione finanziaria e di economia e mercato dell’arte, legato agli ambienti neoliberisti e reazionari che vogliono una scissione semi-permanente tra Nord e Sud Europa (Bundesbank e confindustria tedesca).
Il gotha del neoliberismo odia l’euro e non l’ha mai nascosto: David Cameron e le redazioni del Telegraph e della Frankfurter Allgemeine Zeitung, due quotidiani ultraconservatori.

Antonio Fazio: “l’ultimo Governatore di Bankitalia a vita, poiché a causa del suo comportamento si è ritenuto necessario prevedere una durata di 6 anni, con mandato rinnovabile una sola volta, per questa carica” (wikipedia)

Milton Friedman, padre del neoliberismo, l’ideologia di riferimento delle banche d’affari e della Bundesbank. Martin Feldstein, già consigliere di Ronald Reagan. Cesare Romiti.

Barbara Spinelli: “Quel che si nasconde, tuttavia, è che non esistono solo due linee: da una parte Monti, dall’altra i populismi antieuropei. Esistono due europeismi: quello conservatore dell’Agenda, e quello di chi vuol rifondare l’Unione, e perfino rivoluzionarla. Tra i sostenitori di tale linea ci sono i federalisti, i Verdi tedeschi che chiedono gli Stati Uniti d’Europa, molti parlamentari europei. Ma ci sono anche quelle sinistre (il primo fu Papandreou in Grecia, e il Syriza di Tsipras dice cose simili) secondo le quali le austerità sono socialmente sostenibili a condizione che l’Europa cambi volto drasticamente, e divenga il sovrano garante di un’unità federale, decisa a schivare il destino centrifugo della Confederazione jugoslava”.

http://www.repubblica.it/politica/2012/12/27/news/moderatamente_europeo-49496435/

E se scoprissimo che le “autorità europee” in realtà sono anti-europee, un virus che sta uccidendo l’organismo europeo dall’interno, nella maniera più subdola?

Scrive Alfonso Gianni: “Servirebbe una svolta radicale nelle politiche economiche europee e italiane. Invece assistiamo all’esatto contrario. Il bilancio europeo viene ridotto per la prima volta nella storia della Ue di ben tre punti e mezzo; i settori che sono tagliati sono quelli che più di altri potrebbero fornire fiato per una ripresa di tipo diverso, sia dal punto di vista economico generale che da quello occupazionale; il tutto viene ulteriormente blindato dalla decisione degli organi europei di intervenire direttamente nella formulazione dei bilanci nazionali affinché non sforino rispetto ai trattati, provocando quindi un’ulteriore spoliazione della sovranità nazionale. Per questo Mario Draghi può persino minimizzare le conseguenze del voto italiano, affermando che in ogni caso è stato innestato un “pilota automatico” che guida senza bisogno di governi nella pienezza dei poteri. Se quindi si vuole realmente correggere le politiche europee di stabilità, bisognerebbe in primo luogo rimettere in discussione tutta la governance europea e i suoi atti concreti…Nel frattempo in Germania nasce “Alternativa per la Germania” un partito antieuro, favorevole al ritorno al marco o quantomeno a un’unione monetaria più concentrata sul grande paese tedesco e i suoi satelliti. In un quadro di questo genere fa persino tenerezza pensare che la recente campagna elettorale è stata condotta dalla coalizione bersaniana all’insegna del discrimine tra europeisti e antieuropeisti. Appare chiaro che chi vuole l’implosione dell’Europa non ha che da perseverare nelle politiche di austerità…”

http://temi.repubblica.it/micromega-online/gli-otto-punti-del-pd-sono-inadeguati-ad-affrontare-la-crisi-europea/

Esasperi i popoli europei e ripeti, ossessivamente, il mantra “ce lo chiede l’Europa”. Sai perfettamente che non otterrai alcuna legittimazione al disegno di unificazione europeo, ma semmai il contrario.

vendesi-monti

MARIO MONTI È EUROPEISTA?

«Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di crisi gravi, per fare dei passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali al livello comunitario… è chiaro che (…) i cittadini possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo di farle, perché c’è una crisi grave, conclamata».

(M. Monti, alla Luiss 22 febbraio 2011)

Machiavellismo conclamato: benzina sul fuoco del complottismo. La crisi dell’eurozona è stata pianificata per imporre l’Unione Europea a popoli riottosi? Difficile liberarsi dal sospetto quando uno si esprime pubblicamente in questi termini, ben sapendo che il video circolerà viralmente.

Perché spiattellare tutto con questa sfacciataggine?

Forse per alimentare l’anti-europeismo?

Barbara Spinelli dubita che Monti sia un sincero europeista: “Monti ha appena firmato una lettera con Cameron e altri europei in cui non si parla affatto di nuova Unione, ma di completare il mercato unicoCulturalmente, stiamo ricadendo indietro di novant’anni, nei rapporti fra europei. Ad ascoltare i cittadini, tornano in mente le chiusure nazionali degli anni ’20-’30, più che la ripresa cosmopolitica del ’45. Sta mettendo radici un risentimento, tra Stati europei, colmo di aggressività…La regressione ha effetti rovinosi sulla politica. Come può nascere l’Europa federale, se vince una cultura che ha poco a vedere con quello che gli europei appresero da due guerre?”

http://www.repubblica.it/politica/2012/02/22/news/tentazione_muro-30294783/

Italien/ Merkel-Karikatur

ANGELA MERKEL È EUROPEISTA?

«Sta rovinando la mia Europa».

Helmut Kohl, riferendosi alla Merkel

 “Per alcuni questo rimandare all’unione politica, questo discorso che vola alto sul piano diplomatico e che rimanda all’arco di almeno dieci anni è un modo per apparire più europeista di quanto non sia: le misure a breve termine per uscire dalla crisi la Germania non è disposta a vararle. […]. La presa di posizione della cancelliera continua a ricevere critiche. Angela Merkel “Dia un segnale che il futuro dell’Europa è più importante della pace interna nella sua coalizione” ha dichiarato il capogruppo socialdemocratico al Parlamento Ue, l’austriaco Hannes Swoboda. “E’ scandaloso – aggiunge Swoboda – che mentre la casa brucia, la cancelliera chieda piani di lungo termine per attrezzare il dipartimento dei vigili del fuoco“.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=166060

È peraltro la stessa Angela Merkel che a Strasburgo ha bloccato qualunque soluzione ipotizzata per risolvere la crisi, impedendo ulteriori interventi mirati della Bce sui titoli degli Stati membri e negando ogni possibile emissione di eurobonds. Eppure è sempre la stessa Angela Merkel che una settimana prima, al Congresso a Lipsia del suo partito, la Cdu, rivendicava il ruolo dell’Europa per la pace nel mondo.

Il cancelliere citava i suoi predecessori Adenauer e Kohl, paladini di una integrazione europea nello stesso evidente interesse della Germania. Si è trattato ovviamente di dichiarazioni generiche e vuote che corrispondono esattamente al contrario del suo comportamento, proprio mentre all’interno della stessa Cdu si rivendica anche la possibilità di lasciare agli Stati membri la possibilità di uscire volontariamente dall’euro.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-27/merkel-rovini-europa-kohl-081045.shtml?uuid=AaS9A3OE

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Thilo Sarrazin

PERCHÉ? CUI PRODEST?

I comportamenti del cancelliere sembrano essere dettati da Jens Weidmann, il capo della Bundesbank, il quale in una recente intervista al Financial Times ha dichiarato che l’aiuto alla finanza degli Stati membri è assolutamente illegale e che l’opera della Bce come prestatore di ultima istanza per il debito dei Paesi membri è contro la lettera dei Trattati e finirebbe per ridurre la pressione per le riforme di austerity volute dalla Germania per gli altri. Una Germania che addirittura, per farsi forte del suo scetticismo verso l’Europa che l’ha così possentemente risollevata, ricorre a cavilli legali con la grande soddisfazione del leader della Cdu al Parlamento tedesco, V. Kauder, che ha dichiarato trionfante: «Improvvisamente l’Europa sta parlando tedesco».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-27/merkel-rovini-europa-kohl-081045.shtml?uuid=AaS9A3OE

Posto che la posizione del governo tedesco è ufficialmente diversa da quella di Weidmann, si deve credere che il capo della Buba stia facendo le scarpe alla signora Merkel, o che i due stiano camminando assieme, fingendo di andare in direzioni diverse? Formulata in modo diverso: è una divergenza reale, o non potendo tenere il punto più di tanto, il governo tedesco usa la propria banca centrale per sabotare le scelte che non condivide? Se il governatore della Banca d’Italia giungesse ad una tale proclamazione di dissenso dal governo italiano, su questioni di tale rilievo, è certo che trenta secondi dopo si chiederebbe la sua testa. Non per negarne l’autonomia, ma per sradicarne la tentazione di soppiantare il governo. Non tocca a noi chiedere le dimissioni di Weidmann, ma ai politici e ai commentatori tedeschi. Una cosa deve essere chiara: se fosse fondato (il cielo non voglia) il sospetto di gioco delle parti, allora i tedeschi sarebbero sulla via d’assumersi una gravissima responsabilità storica. Gli altri europei sarebbero non solo autorizzati, ma tenuti a fare il necessario per fermarli. Il tutto senza mai cedere all’alibi che sia tutta colpa loro, perché il nostro debito, la nostra spesa pubblica dissennata e la nostra bassa produttività solo tutte e solo colpe nostre.

http://www.iltempo.it/economia/2012/09/14/bundesbank-e-merkel-un-gioco-delle-parti-1.7729

La Bce e Draghi sono ormai apertamente nel mirino della stampa tedesca e non solo. Uno stillicidio di critiche e attacchi contro la linea interventista tracciata all’inizio di agosto, con l’impegno ad acquisti illimitati, ma condizionati, dei bond dei Paesi in crisi. Il fronte vede schierati appunto la Bundesbank, parlamentari della coalizione di Governo e dell’opposizione e ampi settori dei media. In un’editoriale di prima pagina, dal titolo «Salvataggi senza frontiere», il condirettore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Holger Steltzner, venerdì scorso aveva accusato Draghi di minare l’indipendenza dell’Eurotower: «Anche l’Italia chiede aiuti finanziari a voce sempre più alta e Draghi si offre. Per i politici che vogliono salvare l’euro è bello che Draghi abbia imparato dalla Banca d’Italia come una banca centrale può essere messa al servizio delle casse dello Stato». Alla Faz aveva fatto eco la Süddeutsche Zeitung, con un’intervista all’economista Manfred Neumann, professore dell’università di Bonn e relatore della tesi di dottorato del presidente della Bundesbank Weidmann. Neumann ha rincarato la dose denunciando che Draghi rischia di condurre la Germania ai livelli di inflazione della Repubblica di Weimar.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-26/weidmann-eu-144607.shtml?uuid=AbARwvTG

Ora è ufficiale: la Bce, nata sul modello della Bundesbank, si è tramutata nella Bundesbank tout-court e decide la politica monetaria dell’eurozona. Siamo alla follia totale: la Bce, per bocca del governatore di una delle banche centrali dell’eurozona e non del suo board, sta facendo l’esatto contrario di quanto operato dalle partner di tutto il mondo, ovvero sta lavorando per rafforzare ulteriormente l’euro. Il capo della Bundesbank, con le sue dichiarazioni, sta infatti incoraggiando una guerra valutaria, destinata a uno scopo geopolitico chiaro e reso palese dall’ultimo vertice sul Budget Ue: l’asse renano con la Francia è stato sostituito con quello tra Berlino e Londra, e se un euro forte può danneggiare la Germania, vedi l’export, questo danneggia molto ma molto di più la Francia, eliminata la quale dal quadro di controllo, Berlino sarà l’unico decisore interno all’eurozona.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/2/14/FINANZA-Dalla-Bundesbank-un-nuovo-attacco-alla-Bce-di-Draghi/363610/

Torio per un Mondo Nuovo

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La meravigliosa energia atomica è stata usata per distruggere, oppure senza garantire dei ragionevoli margini di sicurezza (es. centrali costruite su faglie sismiche attive, come ad Oi, in Giappone).

Ora è tempo di passare dallo stadio embrionale alla maturità e questo non potrà avvenire finché il paradigma dell’uranio impedirà l’affermarsi dell’era del torio che comporta un rischio molto minore, se non nullo, di proliferazione nucleare, annulla la possibilità di una fusione del nocciolo (meltdown), smaltisce le scorie radioattive che non sappiamo ancora dove sistemare generando energia nel farlo (!), decade in poche centinaia di anni invece delle decine di migliaia del materiale usato oggi, è più abbondante dell’uranio ed ha un’altissima resa.

Rubbia spiega il torio

Questo metallo leggermente radioattivo, scoperto nel 1828 dal chimico svedese Jons Jakob Berzelius e che prende il nome dal dio Thor, ha il potenziale di rivoluzionare completamente l’evoluzione della civiltà umana, da un punto di vista economico, sociale e culturale, emancipando la nostra specie dal materialismo, dalla lotta per le risorse, dal soggiogamento a mestieri spiacevoli o umilianti, dalla miseria e dall’austerità indotta da scaltre strategie di profitto basate su una falsa scarsità di risorse.

Lo sfruttamento del torio, sviluppato negli anni Sessanta e Settanta, è stato ostacolato da tutti quegli interessi legati allo sfruttamento dei combustibili fossili e che ora cercano di rifarsi un nome “verde”, pur sapendo che per molte generazioni le energie rinnovabili, senza dubbio fondamentali, saranno insufficienti per i nostri bisogni e soprattutto per riscattare dalla miseria milioni di esseri umani del terzo e quarto mondo.

I cittadini tedeschi stanno ora facendo i conti, dolorosamente, con le scelte populistiche e scellerate dei loro governanti:

http://qualenergia.it/articoli/20120904-la-germania-tra-carbone-e-caro-bolletta-da-rinnovabili

Energie rinnovabili e reattori al torio [LFTR - Liquid Fluoride Thorium Reactor] possono e devono procedere mano nella mano, fino all’avvento della fusione nucleare. Si possono amare allo stesso tempo l’energia “verde” e l’energia nucleare senza dover scegliere tra “mamma” e “papà” e senza che i tifosi dell’una insultino quelli dell’altra, quando invece dovrebbero essere alleati, nel nome di una verità inoppugnabile: E = mc2

Mentre l’infame Nixon tagliava le gambe alla ricerca sul torio negli Stati Uniti, Francia, Canada, Cina ed India hanno continuato su questa strada promettente e siamo vicini alla sua applicazione:

http://www.newscientist.com/article/mg21628905.600-indias-thoriumbased-nuclear-dream-inches-closer.html

L’Italia dovrebbero fare la sua parte, seguendo l’esempio del Nobel Carlo Rubbia, uno dei suoi massimi promotori e di tanti ecologisti pro-torio:

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4476-centrali-nucleari-le-5-ragioni-di-rubbia-per-sostituire-luranio-con-il-torio

http://www.greenstyle.it/centrali-nucleari-al-torio-vantaggi-e-svantaggi-2528.html#ixzz2NQHh0oat

http://www.ecoblog.it/post/13583/lindia-progetta-un-nucleare-piu-sicuro-con-il-torio

 

Perfino tra i grillini ci sono dei sostenitori

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2013/02/nucleare-sicuro-col-torio-parola-di-carlo-rubbia.html

Il successo dello sfruttamento del ciclo del torio metterebbe fuori gioco Chevron, BP, ExxonMobil, ecc. che hanno lucrato sulla menzogna del picco del petrolio (scarsità artificiale = estorsione):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/12/la-colossale-menzogna-delle-guerre-per-il-petrolio/

Le loro azioni crollerebbero, il loro dominio sull’economia e la geopolitica mondiale terminerebbe. Le centrali a carbone sarebbero un ricordo del passato, così come il fracking con i suoi rischi sismici

http://it.wikipedia.org/wiki/Fratturazione_idraulica

Il prezzo del gas naturale declinerebbe stabilmente.

Addirittura, le navi da trasporto, che consumano il 20-30% del petrolio impiegato nel mondo, potrebbero essere equipaggiate con dei mini reattori LFTR.

Il dollaro, agganciato al petrolio, collasserebbe, e con lui l’egemonia della NATO e dell’OPEC sul mondo.

La Cina non sarebbe più costretta a dipendere dalle importazioni americane per poter acquistare il petrolio saudita (teocrazia militarista alleata con gli USA e con Israele).
Le guerre in Iraq, Afghanistan e Libia, infatti, non erano per controllare il petrolio (gli USA saranno presto il maggior produttore mondiale di petrolio), ma per impedire alla Cina di accedere alle riserve medio-orientali ed africane e possibilmente spingerla a cercare miglior fortuna in aree strategiche per la Russia (divide et impera). Cosa penserebbero gli Americani se scoprissero che le ingentissime spese militari del Pentagono che li hanno indebitati fino al collo non servono a tener basso il prezzo dell’energia e della benzina negli Stati Uniti, ma unicamente a sabotare la Cina, inimicandosela sempre di più?

Occorre capire che il paradigma della scarsità delle risorse è l’architrave del sistema oligarchico mondiale. Quelle poche migliaia di individui (la stima era di 8000 circa persone e 147 imprese/banche) che controllano la finanza e la politica, non avrebbero alcuna chance in un regime di abbondanza energetica

 

PROLIFERAZIONE NUCLEARE (LA GUERRA AL TERRORE FA UN’ALTRA VITTIMA: LA SCIENZA)

Già nel 2005 i massimi specialisti mondiali di proliferazione nucleare (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) avevano mostrato che il rischio è molto inferiore rispetto ai reattori ad uranio:

http://www-pub.iaea.org/mtcd/publications/pdf/te_1450_web.pdf

Robert Hargraves e Ralph Moir “Liquid Fluoride Thorium Reactors” (American Scientist July–August 2010) hanno ribadito che il rischio è inferiore per le seguenti ragioni:

Un reattore commerciale produrrà uranio quel tanto che basta per alimentare la produzione di energia. Qualunque sottrazione fermerebbe il reattore, avvisando le autorità di una violazione, con blocco immediato delle uscite.

Certamente dei terroristi non potrebbero rubare dall’interno di un reattore sigillato U-233 disciolto in una soluzione di sale fuso [i reattori a sale fuso che utilizzano torio liquido come combustibile sono la soluzione tecnica ideale per lo sfruttamento del torio, NdT] con prodotti di fissione letalmente radioattivi.

Il protocollo di sicurezza dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) richiederebbe rigidi controlli, la contabilizzazione di tutto il materiale nucleare, la sorveglianza ed ispezioni meticolose.

È concepibile che una nazione o gruppo rivoluzionario possano espellere gli osservatori dell’AIEA, fermare il reattore torio e tentare di rimuovere l’U-233. Ma servirebbero ingegneri particolarmente capaci per alterare le apparecchiature di fluorurazione e separare l’uranio dal sale.

In ogni caso, l’U-233 è una pessima scelta per chi vuole creare un’arma nucleare perché gli stessi neutroni che lo producono, generano anche l’U-232, altamente contaminante e facilmente individuabile per la sua fortissima radioattività, migliaia di volte maggiore di quella del “normale” plutonio.

L’esposizione all’U-232 renderebbe probabile la morte dell’eventuale terrorista o malintenzionato entro 72 ore. Questo isotopo di uranio non può essere rimosso chimicamente ed una separazione tramite centrifuga contaminerebbe irreparabilmente il dispositivo.

Inoltre l’uso del torio porterebbe allo smantellamento degli impianti di arricchimento dell’U-235, dal quale si può effettivamente ricavare materiale radioattivo impiegabile per azioni terroristiche.

I due scienziati concludono: “Questa fonte di energia è più conveniente del carbone, può aumentare la prosperità e può ridurre il rischio di guerre per le risorse.

http://www.americanscientist.org/issues/pub/2010/5/a-thorium-future

FONTI

http://www.amazon.com/SuperFuel-Thorium-Energy-Source-Future/dp/0230116477

http://www.amazon.com/THORIUM-energy-cheaper-than-coal/dp/1478161299/ref=pd_bxgy_b_text_y

Is there a safer future for nuclear? Dr Geoff Parks, Cambridge University, June 2012

Safer nuclear – let the thorium debate begin, SmartPlanet, May 2012

New Life for Forgotten Fuel, FT Magazine, September 2011

The Nuclear Renaissance?, BBC Business Daily, September 2011

Thor Forges Safer Nuclear Power, The Sunday Times (PDF 1.6 Mb)

Thorium: the Element that Could Power our Future, Wired.co.uk, September 2011

Safer nuclear does exist, The Telegraph, August 2011

Why thorium nuclear power shouldn’t be written off, Bryony Worthington, The Guardian, July 2011

Uranium is so last century – enter thorium, the green nuke, Wired, December 2009

Il paradiso fiscale cipriota e le basi inglesi sull’isola

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«Non siamo venuti fin qui ad infliggervi discorsi moralistici. No, queste argomentazioni funzionano solo quando si è su un piano di parità; se c’è disparità di forze come in questo caso, i più forti esigono e i più deboli abbozzano; ora siamo qui ad offrirvi un patto che garantisca i nostri interessi, e la salvezza vostra».

Al ché gli isolani obiettarono: «E come potrebbe convenire a noi esser dominati mentre voi dominate?»

Dialogo tra gli Ateniesi e i Meli (Tucidide)

Tutto molto melodrammatico, però i ciprioti non sono i meli e i tedeschi non sono gli ateniesi. I tedeschi non sono neanche nazisti, i russi non sono mafiosi e l’Unione Europea non ha suggerito nulla di diverso da quel che propone il governo neozelandese per salvare una banca locale. I Ciprioti sono relativamente ricchi, per gli standard della regione, solo grazie al fatto che sono diventati un paradiso fiscale. Se perdesse quello status, l’isola andrebbe in rovina. Perché gli elettori non hanno detto nulla quando i loro governi cedevano il controllo della loro economia alle banche ed agli investitori/speculatori internazionali? (e perché non l’hanno fatto gli inglesi, che pur con la sterlina svalutata di quasi un terzo registrano un calo nelle esportazioni, avendo un’economia completamente finanziarizzata?)

Le nazioni dell’eurozona e l’FMI erano disposti ad accettare che i piccoli risparmiatori fossero esentati dalla tassa straordinaria, che avrebbe colpito solo i depositi oltre i 100mila euro. Era una misura abbastanza ragionevole (N.B. l’unica soluzione seria sarebbe una sospensione del pagamento dei debiti, una verifica dei conti, l’introduzione di una Tobin Tax all’1% e la proibizione dei credit default swaps) che colpiva i ricchi e gli elusori stranieri. Invece i parlamentari hanno votato contro, esaudendo il desiderio del governatore della banca centrale cipriota:

La proposta di maggiore tutela per i piccoli risparmiatori – sostenuta dall’Eurogruppo – è rifiutata da Anastasiades, che teme il fuggi fuggi dei correntisti stranieri, soprattutto degli oligarchi russi che hanno scelto Cipro come loro rifugio fiscale. E non trova il sostegno di Panicos Demetriades, il governatore della Banca Centrale.

E’ prevedibile che alla riapertura dei conti ci sarà comunque una fuga di capitali dall’isola, ormai “insicura”: il danno è fatto, ma era solo una questione di tempo. Così anche questa volta i furbi se la cavano senza pagare dazio e sarà pantalone a pagare per tutti. Saranno i soliti dipendenti pubblici a pagare al posto dei ricchi, che troveranno un altro paradiso fiscale europeo in cui depositare i loro fondi. C’è poco da esultare, ma gli eurofobi tripudiano!

Questo non significa che tedeschi, austriaci e finlandesi siano innocenti: hanno scelto la strada del cappio al collo che li sta spingendo in recessione, quando dei compromessi sull’entità del debito e le modalità di pagamento avrebbero garantito la crescita dei paesi dell’eurozona e quindi l’arricchimento dei paesi del nord. E’ chiaro che la Merkel non ha l’interesse tedesco al centro dei suoi pensieri. Per chi lavora?

Sarebbe anche interessante capire come mai il governo Cameron sia dovuto intervenire direttamente per pagare i salari dei soldati inglesi di stanza a Cipro. Cosa ci fanno così tante truppe inglesi a Cipro? Non è già finita la Guerra Fredda? (risposta: Cipro non è ancora ufficialmente un avamposto NATO, ultimo tassello per il controllo del Mediterraneo, ma…)

A chi interessano il gas cipriota e le basi navali dell’isola? Solo ai Russi ed all’Unione Europea?
http://www.eilmensile.it/2012/05/21/cipro-20mila-soldati-israeliani-per-proteggere-il-gas/

Finché la gente non comincerà ad informarsi e a votare dei galantuomini pronti a discutere dello stato di salute delle banche nazionali e della loro regolamentazione, se la continuerà a prendere in quel posto e sarà co-responsabile di ciò che le accadrà (es. quanto stupida è stata la decisione di abolire le imposte di successione, l’unico modo in cui si possono recuperare e ridistribuire i soldi dei ricchi, che in qualche modo devono pur trasmetterli agli eredi? Invece ciascuno ha pensato ai suoi risparmi e ha favorito i Berlusconi del mondo).

*****

Anche questa volta nessuna grande banca sarà punita.

Non le ha punite Obama, non le ha punite Cameron, non le ha punite Monti, non le ha punite la Merkel, non le ha mai punite il governo di Cipro.

Citibank e HSBC hanno riciclato denaro sporco per narcotrafficanti e terroristi e lo hanno fatto per anni, infischiandosene delle vibrate proteste del governo americano:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-21/ragnatela-hsbc-narcos-terroristi-081118.shtml?uuid=AbJvPGBG

Qualcuno è stato punito?

Hanno imboccato la retta via, pentiti delle loro malefatte?

Citibank nel 2001

http://www.wallstreetitalia.com/article/19222/usa-denaro-sporco-abbonda-nelle-banche.aspx

Citigroup nel 2013, assieme a Deutsche Bank e agli altri allegri compagni della banda del buco e dei titoli tossici da rifilare a stati ed amministrazioni locali (c’è anche il Vaticano, naturalmente):

Buchi di bilancio, bilanci forse truccati, polizze inesigibili e altre frodi. “Deutsche Bank inghiotte carichi da $4 miliardi per ripulirsi”, titola Reuters. Credit Agricole idem, e perde anche di più, le megabanche inglesi nella bufera, collezionano scandali uno dopo l’altro. Le americane continuano a patteggiare. Indagini e cause dilagano. Multe e risarcimenti pure. Ma poi…?

http://www.lastampa.it/2013/02/03/blogs/underblog/banche-deutsche-bank-e-dintorni-un-fiorire-di-indagini-frodi-multe-e-perdite-GOphmTyNr19GVrhF1am76K/pagina.html

E CIPRO, IN TUTTO QUESTO?

La Germania aveva detto: nessun bail out per le banche cipriote, perché i soldi finirebbero nelle tasche di magnati russi ed inglesi.

Hanno ragione da vendere. È però interessante notare la disparità di trattamento riservata dai tedeschi ai ciprioti rispetto ad altri paradisi fiscali e centrali di riciclaggio europee come Svizzera, Guernsey, Lussemburgo, Lituania, ecc.

In quanto al riciclaggio, la stessa Germania è messa  peggio di Cipro in relazione a normative, trasparenza, corruzione e stato di diritto:

http://index.baselgovernance.org/Index.html#ranking

Si dovrebbe aggiungere che le banche di Cipro hanno agito in collaborazione con altre banche europee intoccabili. Le autorità russe hanno fatto sapere di esserne al corrente nel 2009, quelle cipriote nel 2008. Le autorità bancarie europee lo dovevano sapere da molti anni. Nulla è stato fatto. Non mi risulta che ci sia stato alcun movimento cipriota contro la trasformazione del proprio paese in un paradiso fiscale. Ora le cose vanno male? Fatti vostri. Pagate!

Lo stesso vale per l’Irlanda: ora la sua economia è interamente dipendente dalla disponibilità delle multinazionali di mantenere lì le loro sedi. Quanti Irlandesi hanno protestato per questo stato di cose?

La Lettonia, il fiore all’occhiello dell’economia neoliberista, in pieno crollo demografico e migratorio, ma invasa dai capitali mafiosi e dei magnati elusori, senza che la cosa sollevi delle preoccupazione nell’Unione Europea. Proteste di massa dei lettoni? Nessuna.

A Cipro, in Irlanda, in Lettonia nessuno ha visto niente, nessuno ha sentito niente, nessuno ha detto niente.

*****

Vi è un debito privato elevatissimo: il debito delle famiglie cipriote è pari al 170,9% del reddito disponibile lordo, a fronte di una media del 99,8% per l’area-euro nel suo insieme; il debito delle imprese non finanziarie è pari al 156% del PIL, a fronte del 103,8% della media dell’area-euro. Questa condizione di elevatissimo debito privato, in una fase in cui l’economia decelera, per cui il PIL nazionale è in costante diminuzione da giugno 2011 ad oggi, e nel 2012 ha accusato un calo, in termini reali, del 3,3%, è una vera e propria bomba ad orologeria per il sistema bancario dell’isola, perché, non generandosi risorse aggiuntive per ripagare il debito, l’elevatissima esposizione di famiglie ed imprese rischia di tradursi in una catena di insolvenze tale da mettere in ginocchio l’intero sistema….Per un Paese che deve il suo benessere economico agli ingenti flussi di denaro che entrano nel suo circuito bancario…una misura come quella del prelievo forzoso sui depositi bancari è semplicemente la fine. Senza contare che gli aiuti dell’ESM contribuiranno a far salire fino al 107% del PIL un debito pubblico che finora era dell’84,4%, creando le basi per un successivo attacco speculativo sui titoli del debito pubblico nazionale, il cui conseguente calo nelle quotazioni danneggerà ulteriormente l’attivo patrimoniale delle banche cipriote che li detengono…La soluzione avrebbe dovuto essere quella di disincentivare i flussi di capitale in entrata puramente finanziari, incentivandone un utilizzo produttivo…Infine, un serio controllo internazionale sull’effettiva applicazione delle normative di trasparenza bancaria e di antiriciclaggio solo formalmente condivise da Cipro, e severe sanzioni, ad esempio nei trasferimenti finanziari di varia natura che la Ue eroga per tale Paese, servirebbe per contribuire ad eliminare l’anomalia cipriota, senza distruggerne l’economiaIl sospetto è che dietro a tale manovra non vi siano interessi economici, ma eminentemente politici e strategici…Ma ciò che colpisce negativamente, in questa vicenda per certi versi esemplare, è la totale assenza di una qualsiasi capacità, da parte della Trojka, di condurre politiche economiche che siano effettivamente mirate non alla distruzione, ma alla ricostruzione su basi più robuste della pericolante economia europea e del suo fragile sistema creditizio. Non è su queste basi che sarà possibile uscire dalla crisi con un’Europa più unita e coesa. Non sono queste le politiche che possono costruire un percorso di unificazione politica europea condiviso e accompagnato dai popoli, e non disegnato a tavolino da una élite.

http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2013/03/cipro-ed-il-prelievo-forzosoquestioni.html

Come invertire il processo di desertificazione e sconfiggere la fame nel mondo

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Il bestiame al pascolo può bloccare la desertificazione?

By Colin Sullivan and ClimateWire

Uno dei maggiori esperti mondiali di degrado ambientale in aree semi-aride ha messo a punto una soluzione facilmente praticabile per invertire la desertificazione in tutto il pianeta…Vuole che siano mucche e pecore a risolvere il problema.

L’articolo di Scientific American spiega che inizialmente Allan Savory era convinto, come molti, che l’allevamento fosse parte del problema, ora ha capito che è la migliore soluzione possibile. Ha appreso dai suoi errori. Negli anni Cinquanta si era macchiato di un vero crimine, contribuendo all’eliminazione di migliaia di elefanti per ostacolare la desertificazione che al tempo si riteneva fosse causata dalle loro abitudini alimentari e “nomadiche”. Ora considera quella decisione l’errore più triste e grave della sua vita.
“Un tempo eravamo convinti che la Terra fosse piatta. Avevamo torto allora e siamo nuovamente nel torto adesso”.
Savory, dopo un lungo periodo di test, ha raccolto prove incontrovertibili del fatto che l’allevamento di carattere olistico e la transumanza degli erbivori ha l’effetto opposto a quello previsto dai modelli “scientifici”: il deserto arretra, la vegetazione avanza e con essa l’acqua. L’obiettivo degli allevatori dev’essere quello di simulare quanto più possibile il comportamento dei branchi di animali selvatici e fare in modo che questi stessi animali si moltiplichino perché, nelle aree semi-desertiche, lo sterco e la naturale “aratura” causata dal passaggio degli erbivori proteggono il suolo dall’aridità. Se non ci sono animali selvatici, va bene il bestiame: non c’è comunque concorrenza, anzi.
L’articolo include un video in cui Savory mostra le foto di regioni oggetto di sperimentazione: Zimbabwe, Messico, Corno d’Africa ed Argentina, prima e dopo il trattamento.

“Non mi viene in mente nulla che offra più speranza per il pianeta”

http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=can-livestock-grazing-stop-desertification

e tanti saluti alla decrescita “felice”
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/04/perche-grillo-non-crede-nella-decrescita-felice/

Bergoglio, Don Abbondio, Obama e la sindrome messianica

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Torturatori e massacratori argentini (non genocidi) con la coccarda papale durante il processo a loro carico, in una serie di processi definita “la Norimberga argentina” ed iniziata pochi giorni prima della nomina di Francesco.

http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130316/manip2pg/01/manip2pz/337431/

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.

Matteo 7, 15 [se uno crede in Gesù ha il dovere di essere scettico, nella speranza di essere smentito – spero di essere smentito e che Francesco mi/ci sorprenda positivamente]

Qui è anche l’invidia del diavolo, col quale il peccato è entrato nel mondo, che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio: l’uomo e la donna hanno il compito di crescere, moltiplicarsi e dominare (!) la terra

Jorge M. Bergoglio sul matrimonio omosessuale (papa Francesco è manicheo? Gnostico? La creazione è malvagia?)

http://www.diarioregistrado.com/politica/71745-el-pensamiento-conservador-de-bergoglio.html

L’aborto non è mai una soluzione

http://www.lanacion.com.ar/1507155-bergoglio-considera-lamentable-reglamentar-abortos-no-punibles-en-la-ciudad

Non ci posso credere. Sono così sconvolta e arrabbiata che non so cosa fare. Ha ottenuto quello che voleva. Vedo Orlando nella sala da pranzo qualche anno fa, dicendo “vuole diventare papa”. È “la persona giusta per mettere il tappo al marciume. È un esperto nel tappare”.

Graciela Yorio, sorella del sacerdote Orlando Yorio, vittima delle persecuzioni della dittatura

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215796-2013-03-14.html

La sua biografia è quella di un populista conservatore, così come Pio XII e Giovanni Paolo II. Inflessibile nelle questioni dottrinali, ma con un’apertura al mondo e in particolare verso le masse espropriate…ci saranno persone che saranno conquistate dalla prospettiva dell’auspicato rinnovamento della Chiesa. Nei tre decenni trascorsi a capo dell’Arcidiocesi di Buenos Aires, ha fatto questo e altro ancora. Ma al tempo stesso ha cercato di unificare l’opposizione contro il primo governo che in molti anni abbia adottato una politica a favore di questi stessi settori [i meno abbienti, le masse espatriate, NdT], e ha accusato l’esecutivo di aver creato un’atmosfera tesa e conflittuale proprio con quei potentati che lui stesso fustigava.

Horacio Verbitsky [giornalista, politologo, scrittore, membro del direttivo della sezione americana di Human Rights Watch. dopo il golpe militare del 1976 entra a far parte di un’agenzia clandestina che diffonde le prime informazioni sui campi di concentramento della dittatura, e con i suoi scritti ha più volte denunciato le atrocità commesse dagli uomini che hanno governato il paese durante il regime militare e i silenzi di chi li ha coperti negli anni successivi. Collaboratore di “El País”, “New York Times” e “Wall Street Journal”, insegna alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano fondata da Gabriel García Márquez].

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215796-2013-03-14.html

Alcune cose che mi hanno colpito del discorso di “investitura”:

- “Vengo dalla fine del mondo. Pregate per me”. Una formula, quella sulla “fine del mondo”, che ha dominato i lanci d’agenzia e le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Da quando in qua Buenos Aires è la fine del mondo rispetto a Roma? In tempi di ansie apocalittiche, non si poteva scegliere una diversa fraseologia?

- Papa Francesco non ha mai menzionato Gesù il Cristo. Non è strano per il suo vicario? Meglio non evocarlo?

- E perché tutta quell’enfasi sulla curia romana e sul suo ruolo di vescovo di Roma? È una rinuncia alla visione di un’umanità globale?

Scrive Vittorio Messori (Corriere della Sera, 4 marzo 2013):

“C’è pure il fatto che le teologie politiche dei decenni scorsi, predicate da preti e frati divenuti attivisti ideologici, hanno allontanato dal cattolicesimo quelle folle, desiderose di una religiosità viva, colorata, cantata, danzata. Ed è proprio in questa chiave che il pentecostalismo, interpreta il cristianesimo e attira fiumane di transfughi dal cattolicesimo. Dunque, i padri del Conclave probabilmente avrebbero valutato l’urgenza di un intervento, secondo un programma proposto e gestito da Roma stessa, insediandovi come Papa uno di quel Continente”.

Quanto livore riservato ai teologi della liberazione da parte dei recenti papi e di alcuni vaticanisti: è così che recepiscono i precetti di Gesù? Hanno massacrato, torturato, oppresso qualcuno, questi “attivisti ideologici”? E se per caso Gesù approvasse la loro pratica della fede e disapprovasse quella vaticana? Messori è proprio sicuro di essere dalla parte del Cristo?

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“L’uomo del popolo”, “il papa della povertà”, “Il Papa che porta il Vangelo ai poveri”. “L’ascesa di un Cristo semplice”. “Il gesuita amico dei poveri”. “Un uomo di governo e di misericordia”. Ci spiegano i media. “In patria è considerato poco meno che un santo“, scriveva nel 2005 il “sempre obiettivissimo” Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in un panegirico che neanche Capezzone…
Ma l’apice lo si raggiunge qui: “la scelta del nome è già un programma”, ripetono i fedeli.
Ma cosa vuol dire questa frase? Lo vogliamo fare santo subito? Nobel per la Pace preventivo come ad Obama, sulla fiducia?
Berlusconi, Obama, Monti, Renzi, ecc.: è una civiltà matura quella che ha bisogno di un nuovo salvatore ad ogni cambio di stagione? (e per fortuna che non ci sono più le mezze stagioni).

Alessandro Esposito, “Bergoglio, non facciamone un santo” (l’Espresso):

“Nella biografia del nuovo pontefice vi sono zone d’ombra: esse non vanno taciute, vanno rilevate; non vi è accusa né polemica in questo, vi è corretta informazione, quella che mi è sembrata mancare nei commenti dai toni eccessivamente entusiastici di stimati intellettuali cattolici che tutto han fatto, fuorché informarci. Nel complesso, mi pare che una parte ancora troppo consistente del cattolicesimo, anche di base, sia ancora affetta da quella sorta di «sindrome messianica» in virtù della quale il compito di trasformare la chiesa sia da demandare all’azione di un pontefice illuminato: condizione, come si direbbe nei teoremi matematici, necessaria ma non sufficiente. Se la chiesa, così com’è, non va (e su questo mi è parso di capire, dagli stessi commenti, che i dubbi siano pochi) è la base che ha la responsabilità di cambiarla: finché il cambiamento continua ad essere atteso dall’alto, non si infrange quella mentalità che fa del cattolicesimo un sistema fondato sull’obbedienza acritica anche a ciò che non si condivide.

[…]

Il problema è che il cattolicesimo si rifiuta di dialogare, non dico con l’Illuminismo, ma persino con fenomeni precedenti quali l’Umanesimo e la Riforma: l’impostazione di fondo del magistero cattolico e, quel che è peggio, di buona parte della base obbediente, in merito alle questioni eticamente sensibili e alla libertà di coscienza è fondamentalmente pre-moderna e di fronte alla modernità e alle istanze critiche della Riforma e dell’Umanesimo la chiesa romana ha sempre assunto un atteggiamento di condanna, senza mai mostrare un’apertura al confronto. L’aspetto letteralmente avvilente di tutto ciò è che la cosa sembra non turbare affatto alcuni cattolici, che sperano ancora che a questa ritrosia assoluta al confronto si possa sopperire mediante slanci caritatevoli: pazienza, poi, se dalla carità vengono estromesse le persone omoaffettive o le innumerevoli ragazze madri che rispondono abortendo all’unico autentico crimine della violenza subita.

Un’ultima perplessità: accanto ai gesti di umiltà compiuti da Bergoglio e giustamente sottolineati da un plotone di firme meravigliate e accondiscendenti, vengono inspiegabilmente taciuti aspetti che sembrano non turbare nessuno: personalmente, invece, trovo incredibile che, nell’anno 2013 dell’era volgare, ancora si abbia il coraggio di celebrare un rito medievale (ennesima riprova di una Riforma storicamente, culturalmente e teologicamente ignorata) qual è quello dell’indulgenza plenaria. Eppure, in mezzo alle lodi sperticate, nemmeno un fugace commento su questa prassi che, una volta ancora, fa letteralmente a pugni con la modernità: ma tant’è

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/14/alessandro-esposito-bergoglio-non-facciamone-un-santo/

Io, da laico e socialista democratico, repubblicano e libertario, credo in una chiesa diversa e in credenti adulti. Non mi sento un alieno rispetto a molti credenti. Sono un credente anch’io, in fondo. I papi buoni ci sono stati e ci saranno. È sbagliato dare per perso il Vaticano. La Chiesa di Roma non può avere un’unica scelta tra immobilismo ed estinzione. Mi rifiuto di crederlo. Ci può essere spazio per un percorso comune. Io non credo nella separazione tra le persone, credo nell’unità delle diversità, ma il nuovo pontefice non sembra essere dello stesso avviso. Continuerò ad attendere che il clima cambi.

BERGOGLIO DURANTE LA DITTATURA

Il silenzio di fronte al male è esso stesso un male. Non parlare è parlare. Non agire è agire.

Dietrich Bonhoeffer

Non ebbe parole di condanna pubblica che del resto non sarebbero state possibili se non a prezzo della vita, e tenne a freno i confratelli che reclamavano il passaggio all’opposizione attiva

Aldo Cazzullo, sul papabile Jorge M. Bergoglio, Corriere della Sera, 16 aprile 2005

JorgeBergoglio

L’anno del golpe (1976) Bergoglio ha 40 anni. E’ diventato superiore provinciale giovanissimo, nel 1973 (un record: aveva le idee e amicizie giuste?), il gesuita di rango più elevato nell’Argentina della dittatura.

Non stiamo parlando del retroterra culturale del portiere della nazionale di calcio, ma di un uomo che si presume sia la guida spirituale di un miliardo di credenti e che, ufficialmente, fa le veci di Gesù il Cristo in attesa del suo ritorno: «Pasci le mie pecore… Pasci il mio gregge» (un particolare che pare sfuggire ai più – mi rifiuto di credere che Gesù abbia usato termini come pecore e gregge, dato che non ha mai trattato gli apostoli/discepoli come pecore o come un gregge).

Nel periodo della dittatura (1976-1983) Bergoglio preferì restare in Argentina, servendo una Chiesa apertamente schierata con la dittatura, e prendendo posizione contro i perseguitati. Un comportamento che i primi cristiani avrebbero visto con orrore e per nulla in linea con le aspettative di Gesù il Cristo.

Nel 1979 partecipò al Consiglio Episcopale Latinoamericano e si scagliò contro i teologi della liberazione, tra le principali vittime della dittatura argentina.

Nel dopoguerra, sentito come testimone, si rifiutò di ammettere che era a conoscenza della vicenda dei bambini sottratti a genitori dissidenti e dati in adozione a famiglie allineate agli obiettivi del regime. Difficile credere che da Superiore provinciale non ne avesse mai sentito parlare, dato che la Chiesa era coinvolta in questo traffico di bambini rapiti.

Secondo Robert Cox, giornalista britannico del Buenos Aires Herald “Verbitsky non riesce a vedere quanto sia stato difficile operare in quelle circostanze”. Cox, che si è trasferito in North Carolina dopo le minacce di morte contro la sua famiglia nel 1979, suggerisce che Bergoglio avrebbe potuto fare di più. “Non credo che li abbia traditi”, ha detto, “ma non li ha protetti e non ha protestato”. Adolfo Perez Esquivel, che ha vinto il Nobel per la pace nel 1980 per aver documentare le atrocità della giunta militare, la pensa come Cox. “Forse non ha avuto il coraggio di altri sacerdoti, ma non ha mai collaborato con la dittatura“, ha detto alla Associated Press.

http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-argentina-military-era

Mi preoccupa che così tanta gente creda che in una dittatura sia meglio starsene buoni e zitti per poter salvare delle persone. La Chiesa non ha avuto problemi a denunciare i dittatori comunisti mentre Giovanni Paolo II abbracciava e pregava con il mostro Augusto Pinochet. Persino nel Terzo Reich ci sono stati uomini e donne di chiesa che, fedeli alla vocazione cristiana ed all’esempio di Gesù il Cristo, hanno denunciato l’iniquità incoraggiando quei cristiani che volevano resistere.

Raúl Silva Henríquez, arcivescovo di Santiago del Cile durante la dittatura di Pinochet, non ha esitato a condannare l’operato del dittatore e difendere i diritti dei propri concittadini. Questo è un agire cristiano, questa è la stoffa del vicario di Cristo.

Perché un pavido, nel migliore dei casi un don Abbondio, dovrebbe essere degno del pontificato? Io questo proprio non lo capisco.

BERGOGLIO DOPO LA DITTATURA

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Come ha dimostrato la sua ascesa nei ranghi ecclesiastici, Bergoglio è un politico molto astuto, che usa la concisione e lo spazio per mettere a frutto la sua notevole influenza sul governo e la legislatura. “Partecipa attivamente alla politica argentina, ma a modo suo, con un profilo molto basso. Più politici passano per il suo ufficio di quanti l’opposizione o il governo sono disposti ad ammettere”, spiega Washington Uranga, professore di scienze sociali presso l’Università di Buenos Aires. “La gente va in cerca di copertura mediatica, per chiedergli di usare la sua influenza. In altri casi, è lui ad invitarli a venire, ma è sempre nel suo territorio. Sempre nel suo ufficio”.

Quando Bergoglio di tanto in tanto parla in pubblico, tende a farlo per allusioni piuttosto che riferimenti diretti al passato più oscuro dell’Argentina. Quando i processi furono riaperti nel 2006, suggerì che non era una buona idea ritirar fuori i problemi del passato, anche se questo è stato visto come un commento sull’aumento del numero di processi.

Siamo felici di rifiutare la rabbia e un conflitto senza fine, perché non crediamo nel caos e disordine … dannati siano coloro che sono vendicativi e astiosi”, ha dichiarato in un sermone pubblico.

http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-argentina-military-era

Jorge Mario Bergoglio è stata un tenace oppositore di ogni legge sulla parità dei generi (donne e omosessuali) e anche di una legge sull’aborto che lo rendeva non punibile, senza legalizzarlo.

http://it.peacereporter.net/articolo/8087/In+attesa+della+svolta

È a favore di una situazione come quella dell’Italia prima della legge 194 del 1978 e del referendum del 1981: la donna stuprata deve portare a termine la gravidanza, senza se e senza ma. Gli scandali della pedofilia non hanno sollecitato una vera e propria condanna da parte sua. I curati pedofili sono restati al loro posto, mentre invece chi ha espresso posizioni favorevoli ai matrimoni gay, come padre Nicolás Alessio, è stato rimosso:

“Si aspettava un simile castigo?

Era nel calcolo delle possibilità, ma non così rapidamente né con tanta durezza. Mi hanno condannato ed espulso per pensare in modo diverso. Consideri che questa stessa Chiesa non ha neanche ammonito sacerdoti pedofili come il Vescovo Edgardo Gabriel Storni, che vive comodamente qui, a La Falda, nelle sierras di Córdoba, o Julio César Grassi, entrambi con condanne giudiziarie per abuso di minorenni. Non ci sono state sanzioni neanche per Christian von Wernich, condannato per reati di lesa umanità. C’è l’impressione, allora, che questa Chiesa tolleri torturatori e violentatori nelle sue fila, ma non chi pensa in modo diverso e osa dirlo in pubblico.

http://www.clarin.com/sociedad/Echaron-Iglesia-cura-apoyo-matrimonio_0_439756086.html

intervista tradotta in italiano qui:

http://rottasudovest.blogspot.it/2011/03/la-chiesa-espelle-il-prete-argentino.html

BERGOGLIO, LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE, IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA

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http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/bartolome-de-las-casas-introduzione.html

Riprendiamo il filo del discorso con Alessandro Esposito (“Bergoglio, non facciamone un santo”)

“La rassegna stampa dei principali quotidiani di oggi pullula di articoli improntati all’ottimismo a commento della recente proclamazione del cardinal Jorge Mario Bergoglio a pontefice della chiesa cattolica romana. Sebbene non manchino elementi in virtù dei quali è lecito sentirsi confortati da questa scelta, il senso critico che dovrebbe caratterizzare gli organi di informazione tende talvolta a latitare: basti pensare, prima che anche questo ricordo oggi ancora vivo cada nell’oblio, al tono ossequioso che ha caratterizzato la quasi totalità delle trasmissioni radiofoniche e televisive che si sono occupate di seguire l’evento in oggetto.

Sebbene il novello pontefice abbia suscitato nei più un’istintiva e motivata simpatia per la modalità semplice con cui ha deciso di presentarsi alla sua prima uscita in pubblico, dalla stampa c’è comunque da attendersi una lettura in filigrana dell’evento che, per essere adeguatamente interpretato, richiede la ricostruzione, sia pure per sommi capi, dell’iter ecclesiale di Franceso I, non certo scevro di nodi critici e persino di aspetti controversi. Entrato a far parte della Compagnia di Gesù nel 1957, all’età di ventun anni, frequentò il seminario bonarense di Villa Devoto, dall’impronta teologica fortemente tomista, completando poi i propri studi presso il seminario gesuita di Santiago del Cile.

Ordinato sacerdote nel 1969, fu eletto provinciale della Compagnia di Gesù, carica che occupò dal 1973 al 1979. Questo, come è noto, fu il periodo in cui, a seguito del golpe militare del 24 marzo del 1976, si instaurò in Argentina una delle più sanguinose dittature militari dell’America Latina: e proprio per ciò che attiene ai rapporti con il generale Videla e la sua junta militar emergono gli aspetti controversi del pastorato di Bergoglio.

Due testi pubblicati in Argentina chiamano in causa l’attuale pontefice in ordine al suo silenzio relativo ai crimini della dittatura circa i quali egli era al corrente[1] e lo scrittore e giornalista Horacio Verbitsky, editorialista del quotidiano argentino Pagina 12, ha intervistato cinque testimoni che considerano l’allora provinciale dei Gesuiti non estraneo alla vicenda del sequestro e della tortura di due sacerdoti appartenenti al suo ordine, Orlando Yorio e Francisco Jalics, esponenti della teologia della liberazione, impegnati in un lavoro di educazione popolare nella villa miseria di Bajo Flores, nella periferia sud della città di Buenos Aires[2].

Quel che è certo è che i sospetti su un suo coinvolgimento in questi fatti incresciosi non impedirono la sua nomina a vescovo ausiliario prima (1997) e poi ad arcivescovo (1998) della diocesi di Buenos Aires, né la sua investitura cardinalizia da parte di Karol Wojtyla, notoriamente ossessionato dallo spettro del comunismo e della teologia della liberazione latinoamericana, nel 2001.

Con Wojtyla, difatti, Bergoglio ha condiviso la recisa opposizione alla teologia della liberazione, schierandosi contro questa rilettura del Concilio Vaticano II operata da una parte dei vescovi riunitisi a Puebla, nel 1979, in occasione dell’incontro del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano).

In effetti il nuovo pontefice, sotto il profilo etico e dogmatico, non lascia intravedere alcuna possibilità per il rinnovamento in seno al cattolicesimo romano e può essere considerato in tutto e per tutto un fedele prosecutore del conservatorismo osservato in merito nell’arco dei due ultimi pontificati (sotto i quali, non va dimenticato, è avvenuta la quasi totalità delle nomine cardinalizie che compongono l’attuale conclave): basti, a tale proposito, dare una rapida scorsa ai commenti di Bergoglio relativi a tematiche quali l’aborto e l’eutanasia, che riprendono, radicalizzandole, le tesi elencate nel documento approvato dai vescovi latinoamericani e ratificato da papa Benedetto XVI nel corso della «V Conferenza Generale dell’episcopato dell’America Latina e dei Caraibi» tenutasi ad Aparecida, Brasile, dal 13 al 31 maggio del 2007[3]. Ancora più eloquenti le dichiarazioni rilasciate dal primo papa gesuita della storia in seguito alla decisione presa dal governo argentino il 9 luglio del 2010 di riconoscere il matrimonio di persone dello stesso sesso, da lui definito, senza mezzi termini, una «mossa del diavolo» contro cui mobilitare una a suo avviso ineccepibile e improcrastinabile «guerra di Dio»[4].

Ecco perché, forse, prima di fare del cardinal Bergoglio una sorta di novello Francesco d’Assisi, sarebbe opportuno ricostruirne un profilo che cerchi, senza accuse né mistificazioni, di attenersi ai fatti che connotano la sua biografia.    

Alessandro Esposito – pastore valdese

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/14/alessandro-esposito-bergoglio-non-facciamone-un-santo/

Bergoglio non è automaticamente progressista solo perché ha scelto il nome “Francesco”

Parla il cinico che è in me: dopo la mancata elezione si è rifatto una verginità, pubblicando una biografia in cui si difende dalle accuse e cominciando ad andare in giro sugli autobus, a baciare i piedi dei bambini malati (ce n’era bisogno? È vera umiltà quella teatralizzata?), anche per riconquistare il terreno perduto nei confronti dei teologi della liberazione e degli evangelici, moltiplicare i proclami sulla giustizia sociale e gli attacchi populistici al governo argentino di sinistra ed altre cose che si fanno in campagna elettorale (quanti politici baciano o accarezzano i bambini dopo essere stati eletti?).

Il giornale per cui Verbitsky scrive ogni settimana, Página 12, è stato uno dei pochi ad azzeccare la scelta del Conclave. Secondo lo scrittore, Bergoglio aveva messo in atto un’operazione già dal 2010 per “ripulire” le ombre del suo passato. L’articolo aveva come titolo, appunto, “Operación Conclave” e nella nota il giornalista criticava seriamente le azioni dell’allora cardinale e la pubblicazione del libro “El Jesuita” (Il gesuita) con i giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin…Verbitsky aveva previsto nel 2010 che il prossimo Papa sarebbe stato del sud del mondo, con una particolare dedizione per i poveri. Aveva come riferimento le dichiarazioni a Der Spiegel del presidente dell’Associazione tedesca dei giovani cattolici, Dirk Tänzler: il prossimo Papa sicuramente lavora in Sudamerica o in un’altra regione colpita dalla povertà e avrà una visione diversa del mondo.

http://www.formiche.net/2013/03/14/horacio-verbitsky-incubo-papa-francesco/

Francesco dovrebbe essere il vicario di Cristo in terra e la passività di fronte ad una dittatura, l’omofobia e la misoginia non erano propriamente al centro dell’insegnamento di Gesù.

Non ha nulla a che vedere neppure con il Concilio Vaticano II che doveva porre fine alla tendenza a considerare tutto ciò che era fuori dalla Chiesa come farina del diavolo (credo gnostico/manicheo), accettando invece che l’intera creazione, in quanto opera di Dio, non può essere condannata come sbagliata.

Per un confronto:

“Un atto della più alta importanza compiuto dalle Nazioni Unite, è la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata in Assemblea generale il 10 dicembre 1948. Nel preambolo della stessa dichiarazione si proclama come un ideale da perseguirsi da tutti i popoli e da tutte le nazioni l’effettivo riconoscimento e rispetto di quei diritti e delle rispettive libertà” (da Pacem in Terris).

Questo è progressismo (si applica anche alle donne, anche a quelle lesbiche). Di fare populismo sono capaci tutti.
Francesco non è il papa del Concilio Vaticano III auspicato da Carlo Maria Martini. Resta da vedere se sarà l’ultimo papa, il papa “della fine del mondo”.

Calunnia ai danni del nuovo pontefice e scuse ai lettori ed a Francesco

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Se hai paura di sbagliare
fai a meno di bloggare

non pensare a me
bloggherò per tre
finché l’internetto c’è

http://www.flickr.com/photos/gpiancastelli/sets/72157627781343185/

Ho fatto circolare in rete una citazione da un lancio d’agenzia che fino a ieri ero pronto a giurare fosse vero e che mi dannavo di non aver salvato anni fa, quando avevo cominciato ad occuparmi di Bergoglio e non avevo un blog e non salvavo note. Già nel pomeriggio di ieri avevo cominciato ad avere dei dubbi, quando mi sono accorto che i miei ricordi non erano per nulla affidabili e confondevo un conclave (2005) con le voci di un imminente conclave (2010). Doveva già essere un segnale sufficiente, ma mi sono incaponito, per una questione di ego e di irritazione all’idea di aver buttato via le mie vecchie note e perché quelle parole erano state riportate da varie testate spagnole ed italiane, tra la quali quelle di proprietà di Berlusconi, che ritenevo ben disposte nei confronti del nuovo papa (in quanto anti-comuniste come lo è Bergoglio).
Purtroppo ci sono cascati anche sull’Espresso:
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/15/maria-mantello-papa-bergoglio-e-il-suo-doppio-francesco/

Oggi, nell’interesse della verità, posso dire di essermi sbagliato.

Il ragionamento che fanno i difensori di Bergoglio è essenzialmente corretto. È virtualmente impossibile che in un paese come l’Argentina, per quanto afflitto da un problema di libertà d’informazione, delle dichiarazioni del genere non siano ripetute all’infinito su tutti i blog e i media di sinistra.

In questo caso il pontefice è stato biecamente calunniato e sono caduto nella trappola come un pollo. Invito tutti ad informare le persone di loro conoscenza che quest’accusa è quasi certamente falsa e mi scuso con tutti i lettori e con papa Francesco. Non si conduce una battaglia per la verità usando informazioni di incerta natura.

NOTA BENE: menzogna per menzogna, stanno circolando in rete totali assurdità sul conto di Verbitsky (uno dei maggiori critici argentini del papa), che viene descritto come un terrorista, mostro sanguinario, agente della CIA, demente, calunniatore di professione.

Questa è la scheda del giornalista, politologo, insegnante di giornalismo e responsabile di Human Rights Watch per le Americhe:
http://www.feltrinellieditore.it/SchedaAutore?id_autore=333166

Obama è psichicamente sano? (oppure è schizoide?)

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Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si difende dall’accusa di essere freddo e analitico nel corso di un’intervista concessa alla celebre conduttrice dell’Abc, Barbara Walters. Obama ha spiegato che le persone che lo conoscono sanno che è un tipo facile alla commozione, e che il suo unico problema è rappresentato dal fatto che la stampa e i personaggi televisivi vogliono che manifesti in modo eccessivamente evidente le sue emozioni [fin dall'inizio del primo mandato è stato accusato di essere freddo, distante, calcolatore, quasi disumano nella sua compostezza, persino ai funerali di amici, NdR] 

Intanto c’è chi dopo essere stato un suo grande sostenitore durante la campagna per le presidenziali del 2008 è diventato uno dei suoi peggiori detrattori: la star hollywoodiana Matt Damon. L’attore, intervistato dall’edizione statunitense di Elle, ha dichiarato che Obama non valeva neppure un mandato alla Casa Bianca. L’interprete della saga di ‘Bourne Identity’ sostiene di essersi confrontato con numerose persone che hanno collaborato con il presidente Usa nella base e alcune di loro gli avrebbero detto che non si faranno mai più raggirare da un politico.

http://www.bloo.it/mondo/barack-obama-risponde-alle-critiche-non-sono-freddo-e-calcolatore.html?cp

Gli Stati Uniti d’America sono un paese malato – economicamente, socialmente e persino a livello di singoli cittadini (obesità, psicofarmaci, feticcio delle armi, iperattività infantile, ecc.). Il culto di Obama è servito a mettere in secondo piano il declino di una nazione che era nata per fornire un magnifico esempio al mondo e che, dopo l’uccisione dei Kennedy e di M.L. King è diventata la nemesi di quel progetto, una potenza coloniale esportatrice di una mentalità consumistica che la sta corrodendo dall’interno (e la Cina è messa anche peggio). La mia impressione è che Obama non sia il salvatore della visione nobile dell’America – questa qui – ma il becchino degli Stati Uniti. Questo perché non è psichicamente sano, molto probabilmente a causa di un’infanzia prospera ma tormentata.

Barack H. Obama è una figura affascinante già solo per il fatto che a nessuna persona ragionevole verrebbe in mente di scrivere una propria autobiografia all’età di 34 anni. Del resto è la stessa persona che, già a 22 anni, si augurava di poter diventare il primo presidente nero, come rivelò ad un suo amico pachistano a New York.

Oltre a ciò, una buona parte della sua narrazione – intitolata “I sogni di mio padre”è inventata o distorta dal suo desiderio di essere diverso da quello che è, il protagonista di una vicenda epica che doveva concludersi con il trionfo. Rilegge ogni episodio della sua vita in funzione del suo destino manifesto (non era ancora diventato presidente).

Maraniss – uno dei migliori biografi statunitensi – ha raccolto abbastanza evidenza documentaria per contestare la veridicità di 38 elementi significativi dell’autobiografia di Obama. Una distorsione che serve ad enfatizzare un unico tema: la razza. E, con essa, un’improbabile parabola che da nero marginalizzato ed arrabbiato lo ha condotto alla Casa Bianca. Ma più che quella di un nero stereotipico che realizza il sogno americano, la sua vicenda personale sembra quella di un meticcio molto confuso, molto introverso, molto malleabile (se ciò gli può portare dei riconoscimenti che puntellano la sua autostima ferita irrimediabilmente dall’abbandono paterno), spesso escluso dai bianchi perché scuro (i suoi migliori amici di NY erano pachistani, pachistani come quelli che uccide con i droni) e dai neri perché troppo cosmopolita ed insufficientemente nero.

Obama piace pur non avendo mantenuto praticamente nessuna delle sue promesse: la riforma sanitaria è un grosso favore agli assicuratori a spese dello stato, Guantanamo è aperta, alcune prigioni segrete della CIA non sono state chiuse, le truppe americane sono ancora in Afghanistan e i mercenari sono in Iraq. Non ha mai detto un no esplicito ad Israele, ha approvato i bonus per i banchieri colpevoli di aver distrutto l’economia mondiale (2009), ha controfirmato leggi liberticide che hanno sicuramente rallegrato quel fascista di Cheney (e Sarah Palin), è stato il presidente di gran lunga più feroce della storia nella prosecuzione delle gole profonde che cercano di informare i cittadini americani di quel che avviene alle loro spalle. Intanto, le basi di droni si moltiplicano in tutto il mondo e nessuno dei responsabili della catastrofe finanziaria è stato punito, a parte l’inetto Madoff, né sono state prese quelle misure che potevano evitare che il disastro si ripetesse:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

È difficile capire cosa motivi l’entusiasmo che circonda internazionalmente questo temporeggiatore, amante dei compromessi più vili, tenero con i poteri forti e inflessibile con chi sfida l’establishment (inclusi i sindacati), incapace di prendere una posizione chiara finché non è manifestamente quel che vuole la maggioranza degli americani (es. controllo delle armi semiautomatiche).

Come in Spagna con Zapatero ed in Italia con il PD, la “sinistra” ha perso (deliberatamente?) tutte le battaglie sociali e vinto molte battaglie culturali. Magra consolazione. Ora viviamo in mezzo a strutture di destra e sovrastrutture moderatamente di sinistra. Non è stato uno scambio equo, è stata una resa.

Obama è uno dei maggiori responsabili di questa disfatta.

Si comporta come se non fosse il capo di un partito con un programma politico ben preciso e come se pazienza e benevolenza tirassero sempre fuori il meglio di tutti, anche da una fazione meschina, egoista, avida e fascistoide come i repubblicani post-2001, a loro volta spietati con i deboli – al punto da voler tagliare anche quei sussidi che tengono in vita milioni di americani finiti in miseria –, e servili con gli interessi forti.

Lincoln, Roosevelt e Kennedy non hanno mai agito così: si sono battuti per quel che era giusto, perché quello era il momento di farlo. Invece Obama non solo cala le braghe su quasi tutto quel che conta ma, in materia di diritti civili, fa persino peggio di Nixon e di Bush jr. Se è un uomo di salde convinzioni, non sono le sue.

Un politico che non vuole scomodare o irritare nessuno e preferisce ispirare tutti senza offendere nessuno non dovrebbe essere a capo della nazione più potente del mondo, non avendo gli attributi per essere altro che un burattino. Non dovrebbe essere a capo di nulla, neanche della sua famiglia.

Obama non improvvisa, non si scalda, non si irrita in pubblico, non perde il controllo, è sempre circospetto, misurato ed usa due registri linguistici con vocabolari sensibilmente diversi: uno (tecnocratico) per sedurre la gente “sveglia” ed un altro (artificiosamente popolare) per imbonire la massa beota. Allo stesso modo di Monti nei confronti dei terremotati emiliani e di Bush con gli abitanti di New Orleans, Obama è sembrato curarsi davvero poco delle vittime del disastro petrolifero del Golfo del Messico (o dello tsunami giapponese). Ci sono volute settimane prima che si recasse in Louisiana. Usa spesso la metafora della nazione come una famiglia, ma non si comporta da capofamiglia, si comporta da amministratore delegato (al soldo di qualcun altro), o come uno scacchista.

Perché è diventato così?

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Ventenne, è ossessionato dal desiderio di affermare la sua identità nera (paterna) a spese di quella bianca (materna).

In precedenza, gran parte dei suoi amici erano stati bianchi e le sue ragazze erano bianche.

Costretto a seguire la madre antropologa in diversi paesi del mondo, è sradicato e ne soffre. Non ha una sua identità e cerca di assorbire tutte le tradizioni, diventando così l’icona del crogiuolo americano (melting pot). Accetta tutti i punti di vista e non ne rifiuta nessuno.

Non c’è solo un rapporto immaginario con un padre assente a tormentare Obama, c’è anche il rifiuto della madre di rinunciare ai suoi studi etnografici per stare assieme a lui. Già abbandonato dal padre, il giovane Obama si sente tradito anche dalla madre, essendo allevato dai nonni. Qualcosa succede tra loro, qualcosa di definitivo. Obama non la nomina alla cerimonia di laurea (sebbene sia stata lei ad educarlo e prepararlo alla vita universitaria), non la visita quando sta morendo, non si reca al suo funerale, mentre lo fa per i suoi nonni bianchi. Dedica pochissimo spazio e molto aneddotico a lei nelle sue memorie, ma l’intero libro al padre che non hai mai conosciuto e addirittura più spazio al contributo di un amico nero del padre nella sua formazione (chiaramente non paragonabile a quello di una madre che lo ha educato fino alla maggiore età).

Altera radicalmente il suo passato attribuendo le caratteristiche di alcuni suoi amici bianchi a degli amici neri inesistenti, per soddisfare le sue esigenze identitarie estetizzando e moralizzando il suo passato.

Si costituisce come punto di intersezione del mondo, di ogni classe e tradizione, che fluiscono in lui ed attraverso lui: l’asse di coincidenza dei contrari. Non potrà mai essere accusato di campanilismo, marginalità o di essere lo strumento di interessi particolari.

È come se fosse ancora fiducioso nel fatto che come lui – a suo dire – è riuscito a risolvere le contraddizioni della propria vita, tutti possono arrivare a capire come farlo a loro volta, inclusa la società americana.

Ma mentre Abraham Lincoln era pienamente consapevole dell’esistenza di forze separatrici che andavano sconfitte per poter conciliare gli “opposti” (bianchi e neri, nord e sud, imprenditoria borghese e latifondismo), anche a costo di una guerra, Obama sembra convinto che qualunque tipo di unità ha valore in sé e per sé e che non ci sono compromessi inaccettabili, se si raggiunge lo scopo della concordanza, anche provvisoria.

Ci sono però tipologie di unità e pace che possono essere inique, oppressive, discriminatorie, indegne di una società civile, incuranti di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Obama, quasi la quintessenza del relativismo postmodernista, ama dire che la verità sta sempre nel mezzo, indipendentemente dalle circostanze. Questo va forse bene per la politica – e non certo in ogni caso, come ci insegna Berlusconi – dove i compromessi tra forze ostinatamente contrapposte sono indispensabili, ma resta il fatto che esistono posizioni più vicine al vero e posizioni più lontane dal vero su tutte le grandi questioni del nostro tempo, dai Territori Occupati al controllo delle armi, dallo strapotere degli oligopoli finanziari ai progetti di sviluppo sostenibile. A volte il vero si colloca da una parte e non sarà l’amore per il quieto vivere a cambiare questa cosa.

Non basta credere di essere la persona più ragionevole d’America per esserlo effettivamente e per immunizzarsi dalle cattive scelte: non c’è alcuna giustificazione per le sue liste di persone da uccidere, stranieri o statunitensi, senza che possano essere processati (Obama non tortura, manda i droni ad uccidere direttamente). Solo un mitomane potrebbe prendere così sul serio il suo giudizio o quelli del suo entourage. Ora qualunque afgano maschio morto in età da combattimento diventa automaticamente un terrorista come quando, al tempo del Vietnam, ogni vietnamita morto era per definizione un vietcong.

Alex McNear, la sua ex più importante, ricorda che lui le confidava sempre di non sentirsi a suo agio né da bianco, né da nero, un problema estremamente diffuso e gravoso in moltissimi ambiti – pensiamo solo ai figli di coppie miste in Alto Adige ed ai problemi che incontrano pure in una società così prospera e piena di opportunità (Cf. Fait/Fattor, “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso”, Raetia, 2010).

Essendo alla disperata ricerca di un modo di trascendere le sue divisioni interne, non trovava altra via che abbracciare tutto, indistintamente. Fare una scelta era troppo limitante e ripudiare qualcosa era inaccettabile. Nei suoi libri ed interviste ribadisce che la sua identità dipendeva dalla sua capacità di raschiare via le differenze superficiali delle persone per arrivare all’essenza dell’umano (un obiettivo più che condivisibile).

Il problema è quando, per realizzare questo scopo, ci si de-umanizza, per raggiungere non tanto lo stoico disciplinamento di passioni altrimenti forti come quelle di Spock (cf. Star Trek), ma una vera abolizione delle medesime, come è il caso degli schizoidi.

I diari di Alex sono molto rivelatori, evidentemente compilati da una mente brillante almeno quanto quella del suo partner. Obama tende ad essere distante pur continuando a cercarla e voler stare assieme a lei. Sembra molto ma molto più vecchio della sua età, molto guardingo, attento ad assumere un certo contegno, protetto da un’armatura, mai spontaneo, mai innocente. C’è trasporto sessuale ma l’affettività è spigolosa, la spinge a prendere le distanze, la rende rancorosa, le fa pensare che il suo calore è ingannevole, che le sue dolci parole e la sua trasparenza nascondano una sostanziale freddezza che lei non tollererebbe in un suo partner. Alex parla di un velo che lo avvolge, sempre. Non un muro, ma un velo. Sembra un giocatore di poker. Non si lascia veramente andare.

Le cose non vanno diversamente con Genevieve Cook. Obama è astemio, non si droga, non indulge in alcun vizio. Una mattina si sveglia da un sogno in cui il padre che non ha mai visto gli dice che lo ama. È sconvolto, affranto, Genevieve sente il bisogno di aiutarlo a curare il suo dolore, ben sapendo che non è in suo potere farlo. Obama le confessa di sentirsi un impostore, di non sentirsi nero per nulla, ma di volerlo diventare.

Alex era arrivata ad immaginarsi nera, per poter superare il divario che li separava. Si era resa conto di non essere la donna per lui ed immaginava quale sarebbe stata la sua compagna: una donna nera, di temperamento molto forte e determinato, una combattente con il senso dell’umorismo. Michelle Obama è il ritratto di quella prefigurazione.

Uno dei suoi compagni neri (Hook) ricorda: “non aveva problemi con nessuno, una volta che lo accettavano”. Ma restava un osservatore partecipante, come un etnografo che si trova in una società che deve studiare ed è contemporaneamente dentro e fuori, smanioso di farsi accettare ma anche incapace di sentirsi veramente parte della comunità, mai al centro ma sempre ai margini, mai completamente aperto e spontaneo, sempre pronto a tagliare i ponti, senza alcuna voglia di partecipare alla vita accademica, di socializzare oltre una certa misura, eternamente irrequieto, sempre di corsa, sbrigativo persino nel suo incarico di senatore per l’Illinois, trampolino di lancio per la presidenza.

FONTI

David Maraniss, “Barack Obama: the story”, New York : Simon & Schuster, 2012.

http://www.huffingtonpost.com/david-bromwich/

Webster G. Tarpley, “Barack H. Obama: The Unauthorized Biography”, 2009

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I media e la popolazione americana inizialmente lo descrivevano come “cool”, ora lo definiscono “cold”.

“La personalità schizoide manifesta chiusura in sé stessa o senso di lontananza, elusività o freddezza. La persona tende all’isolamento oppure ha relazioni comunicative formali o superficiali, non appare interessata a un legame profondo con altre persone, evita il coinvolgimento in relazioni intime con altri individui, con l’eccezione eventuale di parenti di primo grado.

I parenti di primo grado potrebbero non percepire l’intensità del disturbo schizoide, in quanto il soggetto potrebbe avere con loro una sfera di relazione intensa e strutturata di tipo normale.

Il soggetto schizoide, all’esame clinico mostra una tendenza pervasiva a vivere emotivamente in un “mondo proprio” rigidamente separato del mondo esterno delle relazioni sociali, e la sua stessa idea del sé è affetta da incertezze.

In alcuni casi manifesta “freddezza” all’esterno con atteggiamenti di rifiuto, disagio, indifferenza o disprezzo (rivolto magari a personalità non affini a sé), o comunque altre modalità di chiusura, elusività, blocco emotivo o distacco.

Le situazioni che scatenano la risposta schizoide, cioè la manifestazione dei sintomi, sono in genere quelle di tipo intimo con altre persone, come ad esempio le manifestazioni di affetto o di scontro. La persona schizoide non è in grado di esprimere la sua partecipazione emotiva coerentemente e in un contesto di relazione; in contesti dove è richiesta spontaneità, simpatia o affabilità appare rigida o goffa. Nelle relazioni superficiali e nelle situazioni sociali formali – come quelle lavorative e quelle abituali – il soggetto può apparire normale.

Un tratto caratterizzante tipico della personalità schizoide è l’assente o ridotta capacità di provare vero piacere o interesse in una qualsiasi attività (anedonia).

Nell’esperienza individuale del paziente schizoide prevale il senso di vuoto o di mancanza di significato, riferito alla sua esistenza esteriore: il soggetto non riesce a trarre piacere dalla realtà esterna, né a percepirsi come pienamente esistente nel mondo. Il soggetto schizoide spesso appare una persona tendenzialmente poco sensibile a manifestazioni di partecipazione emotiva o giudizi di altri – ad esempio incoraggiamenti, elogi o critiche – cioè può apparire una personalità “poco influenzabile”. Anche una scarsa paura in risposta a pericoli fisici, o una sopportazione del dolore più elevata del normale, possono far parte del quadro.

Il termine schizoide è usato come sinonimo di introverso, solitario, poco comunicativo o con uno stile di vita poco aperto alle realtà emozionali esterne.

Tuttavia – secondo diversi autori – il soggetto introverso/schizoide presenta spesso una immaginazione ricca ed articolata ed un vissuto emozionale intenso, concentrando molte delle sue energie emotive coltivando un mondo interiore “fantastico”. Reinterpretando ed alterando ricordi di eventi che riguardano la sua vita emotiva, e alterazioni della propria immagine e identità, in qualche modo appaga alcuni bisogni senza partecipare attivamente al mondo reale. La risposta schizoide sarebbe cioè un meccanismo difensivo profondo rivolto verso la realtà in quanto tale, inconsciamente percepita come fonte di pericolo o di dolore.

Il paziente schizoide si distingue nettamente dallo schizofrenico per il fatto che il disturbo schizoide non intacca le capacità logico-cognitive: il soggetto è pienamente consapevole della realtà benché non vi partecipi emotivamente. La psicosi, stato mentale la cui persistenza è un sintomo della schizofrenia, nello schizoide è assente, oppure circoscritta a brevi episodi. Si potrà allora parlare di attacchi psicotici – o disturbo schizofreniforme – come reazioni dello schizoide a stress emotivi.

Le persone affette da disturbo schizoide hanno una vita sessuale scarsa o assente, oppure percepita come non appagante in senso affettivo. L’individuo schizoide è poco attratto dal costruire relazioni affettive intense, e può mostrare insofferenza verso intimità inter-personale. Può apparire riluttante a parlare degli aspetti intimi del proprio sé o a conoscere del sé di altri individui.

L’incapacità (o grande difficoltà) di “partecipare alla vita” da parte della persona introversa può valere in vari ambiti, ma solitamente si limita alla vita emotiva e di relazione. Talvolta può non manifestarsi visibilmente in altri ambiti, come quello lavorativo o in ambienti sociali formali.

Come segue, la diagnosi può essere posta solo nell’età adulta, poiché l’evoluzione della sintomatologia è compiuta al passaggio dall’adolescenza alla maturità. I caratteri espressi dalla personalità del bambino – come timidezza, aggressività, ecc. – perlopiù non sono indicatori attendibili di un futuro sviluppo del disturbo.

Come nel caso della schizofrenia, anche nel disturbo schizoide è spesso difficile convincere l’individuo dell’esistenza del disturbo e della necessità di intervento, in quanto se nello schizofrenico sono intaccati i processi logico matematici, e dunque non è in grado di capire che vi è un problema, nello schizoide invece, pur essendo un soggetto lucido, avendo egli una certa riluttanza all’apertura del suo sé di fronte ad altri, il tentativo di avvicinamento all’argomento può generare una forte chiusura o una reazione anche psicotica. Ciò è aggravato dall’immagine distorta del suo sé che il soggetto può aver costruito negli anni.
http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_schizoide_di_personalit%C3%A0

Perché Grillo fa bene a non credere nella decrescita “felice”

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Grillo non ha sposato la decrescita, ma molti elettori ed eletti del M5S sì

Maurizio Pallante

Non sono assolutamente a favore della decrescita; io sono per una crescita qualitativa e per un calcolo del Pil diverso come ha provato a dimostrare Joseph Stiglitz

Mauro Gallegati, braccio destro per le questioni economiche di Beppe Grillo

Diffido della decrescita come idea ma apprezzo la portata etica del richiamo al cambiamento degli stili di vita, occorre fare meglio con meno e in modo sostenibile per le nuove generazioni.

Walter Ganapini, co-fondatore di Legambiente, ex presidente di Greenpeace Italia

Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte) che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la mobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in “lentius, profundius, suavius” (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso.

Alexander Langer

PREMESSA: il fatto che, dal 2011 in poi, sia sempre più difficile trovare interviste di Latouche in inglese, francese (!!!), spagnolo o tedesco, mentre abbondano in italiano, è significativo: provinciali eravamo e provinciali siamo rimasti – ci meritiamo proprio un profeta del localismo. Mi auguro solo che, prima o poi, anche l’Italia sappia recuperare il terreno perduto, superando questa fase di immaturità culturale ed intellettuale.

La differenza tra austerità recessiva e decrescita “felice” è quella che passa tra dissanguamento e donazione del sangue. La sera vai a letto presto in entrambi i casi, perché non ti reggi in piedi.
Non potete permettervi di avere figli a causa dell’austerità? E’ un’ottima cosa per il bilancio demografico mondiale.
Il vostro datore di lavoro vi lascia a casa perché è costretto a contrarre la produzione? Perfetto: è esattamente quel che bisognerebbe fare comunque, crisi o non crisi.
Niente ferie quest’anno? Meglio! Meno inquinamento, meno consumi superflui. Il mondo vi sarà grato.
Pochi clienti nel vostro ristorante? Convertitelo in una trattoria ecosostenibile come quella in Danimarca che ha eliminato l’olio d’oliva italiano e il formaggio francese per sostituirli con l’olio di colza e lo yogurt skyr: poco importa se la gente è stufa dei sapori locali e, se decide di uscire la sera, è per provare qualcosa di diverso.

Se volete un esempio eclatante di dove conduca questa ideologia farneticante:

Più che di federalismo, si dovrebbe più correttamente parlare di localismo. Il paradigma perfetto di un localismo sano, non razzista ma neppure scioccamente egualitarista, si può trovare nella seguente formula: è cittadino con pieni diritti chi si prende cura del luogo che abita. Non tutti i residenti possono dirsi veri cittadini se non hanno una coscienza di luogo e non la mettono in pratica con la partecipazione attiva alle decisioni. Patrioti della propria città, della propria valle, del proprio monte, della propria regione storica e naturale: ecco i buoni localisti. Chi si estrania come se ciò che lo circonda non lo riguardasse dovrebbe perdere, ad esempio, i diritti politiciun’economia il più possibile locale, basata su filiere circoscritte, su una mobilità ridotta al minimo e sul recupero e ripopolamento della campagna agricola.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11941

Non stupitevi: per loro stessa orgogliosa ammissione il patrono dei decrescisti è J.J. Rousseau (mito del buon selvaggio, Parigi = Sodoma e Gomorra, Sparta = società ideale, morte agli atei, plebiscitarismo). Ecco un’utile descrizione del pensiero di Rousseau (da Michel Onfray, “Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV”, p. 13): “discredito gettato contro l’invenzione della stampa, colpevole di aver reso possibile la pubblicazione di tanti libri pericolosi; odio per il teatro che infiacchisce le coscienze e i corpi; genealogia difettosa della scienza e di tutte le arti; elogio dell’ignoranza; volontà di mantenere il popolo nell’obbedienza; messa in guardia contro ogni desiderio rivoluzionario; elogio di Sparta; difesa della pena di morte; esaltazione della rusticità, del lavoro manuale, dell’ignoranza, della fede e della religione, della disciplina militare; il tutto accompagnato da una critica dei lavori intellettuali, della filosofia e della metafisica. Un autentico breviario oscurantista”.

Scrive un’amica FB: “Ormai è come se ci fosse solo una grande area grigia in cui non si distingue più nulla. Tutto è opinabile. Tutti sono uguali. Se non riusciamo a recuperare qualche riferimento, rischiamo di non trovare più la via d’uscita“.
Purtroppo è in queste fasi che gli apprendisti stregoni possono avere successo. Maurizio Pallante [che è chiaramente animato dalle migliori intenzioni: ma la strada per l'inferno è lastricata di buone ed ingenue intenzioni] si ostina a ripetere che si può essere contro la decrescita solo se non la si conosce. Ma lui stesso classifica come misure di decrescita quelle che sono misure di sviluppo sostenibile (es. lotta agli sprechi, tutela dell’ambiente, riproducibilità delle risorse energetiche, qualità anteposta alla quantità, disciplinamento dell’avidità, del materialismo consumistico, dell’edonismo, giustizia sociale e ridistribuzione/condivisione delle risorse del pianeta):

Dopo aver convenientemente rimosso l’esistenza di un intero campo di ricerche multidisciplinari che include diversi premi Nobel, tra i quali Elinor Ostrom, l’economista dei beni comuni e della sostenibilità, tanto amata dalla sinistra riformista, proclama che la scelta è tra la decrescita (come la intende lui) e il turbocapitalismo. Il resto è fuffa. L’UNESCO è fuffa. Stiglitz (Nobel 2001) è fuffa. Amartya Sen (Nobel 1998) è fuffa. 3 premi Nobel non valgono nulla.

I decrescisti citano Robert F. Kennedy e la sua critica al feticcio del PIL come se fosse stato un paladino della decrescita. Ma né lui, né suo fratello avevano stilato programmi economici finalizzati alla “decrescita felice”: sarebbero stati presi per dei venditori di fumo o degli squilibrati. Quello in cui credevano era lo sviluppo sostenibile, come farebbe qualunque persona non superficiale, in grado di analizzare obiettivamente la realtà e che non scelga di schierarsi con la decrescita perché fa fico, perché è moralmente giusta, perché è ovvio che non ci sono alternative. Ci vuole l’umiltà di informarsi prima di prendere posizione ed informarsi significa esaminare le tesi al centro della controversia, non decidere che lo sviluppo sostenibile è una sciocchezza o un complotto degli industriali solo perché l’ha detto Pallante.

A questo punto l’obiezione diventa: “non è solo Pallante a dirlo, ma Nicholas Georgescu-Roegen”. Georgescu-Roegen, un economista rumeno-americano giustamente piombato nell’oblio (GOMBLODDO!! SVEGLIAAAA!!!11!): pensava che la Terra fosse un sistema chiuso - “La difficoltà principale consiste allora nell’impossibilità che le innovazioni continuino all’infinito in un sistema chiuso”.
Ma le menti umane e il nostro pianeta non sono sistemi chiusi, in quanto scambiano energia con l’esterno e riducono l’entropia (aumentano la complessità, la diversità). Diversamente non ci sarebbe l’evoluzione. Perciò la premessa fondamentale della decrescita è assolutamente infondata: è un articolo di fede confutato dalla fisica, dalla biologia e dall’esperienza.

Un ispiratore di ben altro calibro del movimento per la decrescita è nientemeno che il biologo Paul Ehrlich. Oltre quaranta anni fa vendette circa 3 milioni di copie di un suo libercolo apocalittico intitolato “La bomba demografica” (1968) in cui (traduzione mia) dichiarava: “La battaglia per nutrire l’umanità è finita. Negli anni Settanta il mondo sarà colpito da carestie – centinaia di milioni di persone moriranno di fame a dispetto di tutti i programmi emergenziali intrapresi in questi anni… Non possiamo più permetterci di trattare solamente i sintomi del cancro della crescita della popolazione, il cancro stesso deve essere estirpato. Il controllo della popolazione è l’unica risposta”.

3 milioni di copie vendute!

 devolution-of-communication

La decrescita piace solo a chi non ha capito cosa sia e cosa implica.

Non solo non può risolvere i problemi del presente, ma è il perfetto strumento per trincerare lo status quo che vogliamo sovvertire introducendo un nuovo feudalesimo (N.B. il feudalesimo è il modello sociale antesignano del neoliberismo, con i feudi al posto degli oligopoli economico-finanziari).

Infatti Serge Latouche è diventato contemporaneamente un guru di CasaPound, dei Giovani Padani e di una certa sinistra amante delle idee più che della realtà quotidiana. Maurizio Pallante, intellettuale di riferimento del M5S per la decrescita, desidera che tutti divengano contadini, in quanto “quella contadina è l’unica civiltà“, un classico topos della destra reazionaria e filo-nazista (es. Jean Giono).

Come il collaborazionista Giono (quello de “L’ussaro sul tetto” e de “L’uomo che piantava gli alberi”), Latouche predica il ritorno al localismo, all’orticoltura, alla borgata autarchica sia dal punto di vista alimentare, sia da quello economico e finanziario.

Serge Latouche (parole sue), profeta della decrescita, auspica l’avvento di una dittatura che bandisca o spinga alla bancarotta multinazionali, grande distribuzione, industrie automobilistiche, compagnie aeree, agenzie turistiche, industria alberghiera, allevamento intensivo, agricoltura intensiva, trasporti merci, gran parte delle banche, borse, industria del lusso e della moda, le agenzie pubblicitarie.

Il commercio sarà limitatissimo, principalmente confinato alla propria “bioregione”, con valuta bioregionale. Il turismo sarà inesistente perché “bisogna avere i piedi ben piantati in terra” e “l’immaginazione ha le ali”, specialmente grazie a internet (almeno quello resta). Non dovendo camminare molto, si potrà anche fare a meno di quel mucchio di scarpe che abbiamo: due, tre paia sono sufficienti. Ma il numero giusto sarà stabilito dalla comunità.

Sì, Latouche ci vuole ridurre allo stile di vita delle tribù che ha studiato da etnografo, per “recuperare l’abbondanza perduta delle società di raccoglitori-cacciatori”, oppure riportare alle epoche oscure dopo la caduta dell’Impero Romano (decrescita felice al tempo delle carestie, epidemie, bande di predoni, guerre, anarchia, ecc.?).
Il problema è che a quel tempo eravamo molto meno numerosi, noi umani. Così suggerisce che la soluzione ideale sarebbe avere una popolazione mondiale ridotta a 3 miliardi di persone (c’è un surplus del 60-70% di umani: poco male). Ma si può anche provvedere a stabilizzare la crescita demografica e costringere la gente a mangiare molta meno carne (peccato che proprio la crescita economica e del benessere siano il fattore determinante per il calo demografico).

Felicissimi i russi e i cubani dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando il loro tenore di vita è sprofondato, causando un collasso demografico che la Russia deve ancora riassorbire (!), mentre Cuba (-35% del PIL tra 1989 e 1993), si è salvata da un analogo disastro solo grazie a Cina, Venezuela ed al turismo. Giulivi anche i cambogiani deportati da Phnom Penh nelle campagne dai Khmer rossi e morti a decine di migliaia.

Felicissimi i lavoratori europei, specialmente quelli tedeschi, di dover subire una costante riduzione del salario reale, cosicché tedeschi ed italiani si trovano assieme ai giapponesi in fondo alla classifica mondiale per tasso di natalità. L’asse delle culle vuote.  Serge Latouche si compiace che i giapponesi siano stati felici di decrescere e che il buddhismo li abbia aiutati. Pensa che il confucianesimo possa attutire l’impatto psicologico della decrescita per i cinesi. I Giapponesi sono certamente molto lieti di non potersi permettere di pagare le pensioni per via del declino demografico che, nei prossimi decenni, si porterà via circa un milione di abitanti l’anno (!!!).

L’ideologia della decrescita non è altro che una dottrina neo-malthusiana che non si sostiene su un singolo dato socio-economico e storico. Scoprirete che la letteratura scientifica citata serve unicamente a dimostrare che l’attuale sistema è folle e completamente insostenibile. Non che la cosa ci colga di sorpresa. Di contro, nessun esempio storico di decrescita viene preso in esame per capire se la decrescita possa essere essa stessa sostenibile. Si dà per scontato che non ci possa essere uno sviluppo sostenibile, mentre la decrescita lo è per definizione. Un po’ come dire che la morte è più sostenibile della vita. Non è scienza, è dogma. Anzi, è verosimilmente apologia di genocidio.

renzobossi

La vita è crescita, la decrescita è atrofia e morte. L’intelletto decresce con l’invecchiamento, le civiltà decrescono con la decadenza e la scomparsa. La decrescita del Sole lo trasformerà in una nana nera. La decrescita di una specie la porta facilmente all’estinzione.

La decrescita del nostro sistema non sarebbe possibile senza un collasso demografico (es. catastrofe globale) o una dittatura planetaria che decretasse la composizione delle famiglie e decidesse chi può consumare cosa e a quali servizi pubblici (limitatissimi) può accedere.

Istruzione, sanità, previdenza sociale, trasporti, infrastrutture, ordine pubblico, energia, poste e telecomunicazioni, ecc.: ogni servizio considerato essenziale sarebbe ridotto ai minimi termini. Per non parlare della ricerca nel settore dell’energia nucleare (es. fusione fredda), delle rinnovabili, del risparmio energetico, dei nuovi materiali, della medicina, dei trasporti, dell’alimentazione, della tutela ambientale, delle esplorazioni spaziali, delle scienze cognitive. Non è chiaro come la Rete potrebbe essere alimentata.

Chi già possiede terreni (i ricchi latifondisti come il principe Carlo e tanti altri aristocratici europei non propriamente progressisti ed umanitari) sarà avvantaggiato, la gente comune urbanizzata dovrà accontentarsi di “quel che passa il convento”, morire d’inedia o suicidarsi. Gli abitanti delle megalopoli del terzo mondo morirebbero come mosche.

Sarebbe un’idea suicida per milioni di persone nell’Occidente e nel resto del mondo, che non avrebbero alcuna speranza di arrivare a fine mese. Chi si ostina a distinguere tra recessione e decrescita non sa quello che dice, si bea di astrazioni, non ha fatto due conti della serva, ha un reddito garantito – o pensa di averlo.

*****

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, socio fondatore del circolo del Movimento per la Decrescita Felice di Parma risponde alla domanda: “Pensa che il cambiamento di paradigma culturale proposto da Mdf sia davvero realizzabile?”

Tutti i cambiamenti non si possono fare da un giorno all’altro. Puoi promuovere correttamente gli orti sociali, giusto per fare un esempio, o i mercatini a km-zero (ne abbiamo aperti già due ma ne vorremmo attivare degli altri), oppure lo Scec, che stiamo cercando di lanciare, o ancora cercare modi per sostenere l’economia locale, ma è tutto collegato alla disponibilità di tempo. Per fare l’orto, infatti, hai bisogno di tempo; per andare a fare la spesa nei mercatini bio devi avere tempo; per occuparti dei figli o dei parenti anziani senza doverli affidare ad altri a pagamento perché tu sei sempre al lavoro hai bisogno di tempo. Si possono dare alle persone gli strumenti, ma se poi la maggior parte di queste, per vari motivi, non ce la fa (o non vuole), rischia di essere tutto vano.

mmmmh

merda

Mi accadde diverse volte di scorgere nei suoi occhi un’espressione di dolore e disappunto quando la realtà non corrispondeva alle idee romantiche che si era fatto, o quando qualcuno che amava o ammirava non riusciva a dimostrarsi all’altezza dei suoi inarrivabili standard.

Graham Greene, “Un Americano Tranquillo”

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La sindrome di Peter Pan è quella situazione psicologica in cui si trova una persona che si rifiuta o è incapace di crescere, diventare adulta e di assumersi delle responsabilità. La sindrome è una condizione psicologica patologica in cui un soggetto rifiuta di operare nel mondo “degli adulti” in quanto lo ritiene ostile e si rifugia in comportamenti ed in regole comportamentali tipiche della fanciullezza.

http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Peter_Pan

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L’autore, nel ruolo di un personaggio, suggerisce attraverso motivazioni economiche ed un convinto moralismo, di trasformare il problema della sovrappopolazione tra i cattolici irlandesi nella sua stessa soluzione. La proposta dell’autore consiste nell’ingrassare i bambini denutriti e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri anglo-irlandesi. I figli dei poveri potrebbero essere venduti in un mercato della carne all’età di un anno per combattere la sovrappopolazione e la disoccupazione. Così facendo si risparmierebbe alle famiglie il costo del nutrimento dei figli fornendole una piccola entrata aggiuntiva, si migliorerebbe l’alimentazione dei più ricchi e si contribuirebbe al benessere economico dell’intera nazione.

L’autore offre un supporto statistico per le sue asserzioni e fornisce dati specifici sul numero di bambini da vendere, il loro peso, il prezzo ed i possibili modi di consumazione. L’autore suggerisce alcune ricette per preparare questo «delizioso» tipo di carne ed è sicuro che questa cucina innovativa darà spunto per ulteriori piatti. Anticipa, inoltre, che le pratiche di vendita e di consumo di bambini avranno positivi effetti sulla moralità familiare: i mariti tratteranno le loro mogli con più rispetto ed i genitori valuteranno i loro bambini in modi finora sconosciuti. La sua conclusione è che l’implementazione di questo progetto aiuterà a risolvere i problemi complessi dell’Irlanda in materia sociale, politica ed economica più di ogni altra misura finora proposta.

Quest’opera è ritenuta il più grande esempio di ironia nella storia della letteratura inglese.

Jonathan Swift, “Una modesta proposta: per evitare che i figli degli Irlandesi poveri siano un peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli un beneficio per la comunità”

http://it.wikipedia.org/wiki/Una_modesta_proposta

Un uomo che nasce in un mondo già occupato, se non può ottenere di che sussistere dai suoi genitori, verso cui è portatore di una giusta domanda, e se la società non vuole il suo lavoro, non ha il diritto di pretendere la più piccola porzione di cibo, e, di fatto, è di troppo in questo mondo. Nel grande banchetto della natura, non c’è alcun coperto vacante per lui.

Thomas R. Malthus, “Saggio sul principio della popolazione”, ed. 1803

Se Obama ti uccide, sicuramente te lo meritavi

obama-mussolini

La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Giovanni 3, 19

Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.

Isaia 41, 29

Obama si autorizza ad uccidere cittadini americani dopo averli classificati come terroristi e senza dover rispondere a nessuno delle sue decisioni. Un’esecuzione preventiva legalizzata. Tenuto conto del fatto che centinaia di prigionieri a Guantanamo sono stati liberati, molto ma molto tardivamente, dopo che era stata riconosciuta la loro innocenza, è così difficile immaginare che il boia robotico volante (drone) ucciderà decine, forse centinaia di innocenti (danni collaterali)? Ancora una volta: chi è il terrorista? chi è lo stato-canaglia?

Neppure la premiata ditta Bush-Cheney aveva osato tanto. Invece non ha troppe remore Israele, quando fa saltare in aria gli ingegneri iraniani e le loro famiglie.
Obama ricorre alle stesse infami argomentazioni dell’amministrazione Bush sul diritto del presidente di far incarcerare (e torturare) senza alcun processo chiunque sia accusato di complicità in piani terroristici:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/05/obama-kill-list-doj-memo

Naomi Wolf si chiede in che senso gli agenti/militari statunitensi coinvolti in operazioni clandestine di “omicidi mirati” tutelati da disposizioni segrete e finanziati da budget segreti, siano diversi dagli squadroni della morte dei regimi militari:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/03/jsoc-obama-secret-assassins

Finalmente qualche politico comincia a chiedere ragione delle scelte di Obama (11 senatori scrivono al presidente domandando di vedere il memorandum che giustifica il conferimento di questi poteri straordinari di vita e di morte, annullando l’habeas corpus):

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/senators-demand-secret-memos-on-targeted-killing/2013/02/04/be3d1652-6f16-11e2-8b8d-e0b59a1b8e2a_story.html?hpid=z3

Se un “alto funzionario” (anonimo) decide che un cittadino americano rappresenta una “minaccia” (generica, a sua discrezione) per gli Stati Uniti, una minaccia “imminente” e ha intrapreso “azioni ostili agli Stati Uniti” e se un “alto funzionario” (può anche essere lo stesso di cui sopra) pensa che potrebbe essere più problematico o rischioso cercare di catturarlo (e quando non lo è?) allora in questo caso diventa legale ucciderlo preventivamente, senza un processo e senza alcun vaglio delle prove incriminanti.

Non c’è nulla in questa rivendicazione del potere esecutivo che possa impedire ad Obama o ad un futuro presidente di determinare che migliaia di cittadini sono “nemici pubblici” da eliminare. Ma ci penserà già Obama, che non ha mantenuto una singola promessa riguardo alla discontinuità rispetto a Bush: Guantanamo, le torture, le prigioni segrete, le uccisioni mirate, la sorveglianza di massa, la guerra alle gole profonde – tutto è rimasto immutato.

http://www.linkiesta.it/nessun-presidente-ha-usato-l-omicidio-segreto-quanto-obama

http://www.osservatorioiraq.it/guantanamo-e-le-promesse-tradite-di-obama

http://www.slate.com/articles/news_and_politics/propublica/2012/07/extraordinary_rendition_proxy_detention_and_gitmo_during_the_obama_administration.html

http://www.thenation.com/article/161936/cias-secret-sites-somalia

http://tntnews.altervista.org/quasi-tutti-i-cittadini-americani-sotto-sorveglianza-governativa-ex-nsa-analisti/

http://www.washingtonsblog.com/2012/04/obama-has-prosecuted-more-whistleblowers-than-all-other-presidents-combined.html

L’unica differenza è che quel che Bush faceva alla luce del sole, Obama cerca di farlo di nascosto.

Quale sarà la reazione dell’opinione pubblica statunitense alla notizia della prima uccisione di un cittadino americano sul suolo americano? Aprirà gli occhi finalmente sul quel che sta succedendo? Prima sarà la volta di un mitomane implicato in qualche complotto ordito dall’FBI per arrestare preventivamente degli estremisti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Poi toccherà a qualche corriere della droga accusato di far parte di una rete terroristica latinoamericana legata all’Iran

http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il.html

A quel punto la lista potrà includere chiunque, dai clandestini che uccidono guardie di frontiera, alla gang afroamericana che si è appropriata di un lanciarazzi, alle milizie di nazionalisti bianchi che si rifiutano di farsi requisire le armi automatiche, a chiunque si opponga al volere della presidenza degli Stati Uniti; chiunque, insomma, SOSPETTATO (non è previsto alcun giusto processo) di essere “attivamente impegnato nella pianificazione di operazioni finalizzate all’uccisione di cittadini americani”, incluso il sedicenne ucciso (assieme ad un suo amico sempre minorenne) perché figlio di un cittadino americano – al-Awlaki – sospettato di far parte di Al-Qaeda per aver caricato dei video jihadisti su youtube.

Essere in qualche modo associabili a Anonymous o Wikileaks rientrerà nella categoria “forza associata” (ostile agli Stati Uniti)? La pubblicazione su youtube di video a sostegno di proteste contro il governo federale diventerà “supporto materiale”? Marce e dimostrazioni saranno  considerate “minacce di violenza imminente”? In caso di guerriglia urbana come quella del 2011 nelle città inglesi sarà lecito sparare sulla folla? Interi quartieri potrebbero essere messi a ferro e fuoco come deterrente?

Pare sia questa la terrificante svolta che hanno preso gli eventi. Bush si limitava a catturare, deportare e torturare. Obama uccide, risolvendo il problema alla radice. Il quinto emendamento sul giusto processo è ora carta straccia. Un gruppo di giornalisti osserva che se fosse stato Bush a farlo, una violenta polemica l’avrebbe bloccato, mentre Obama ottiene il via libera su tutto:

http://www.mediaite.com/tv/scarborough-tears-into-drone-program-if-george-bush-had-done-this-it-would-have-been-stopped/

Ora sappiamo che la vaghezza delle formulazioni delle leggi sulla sicurezza nazionale controfirmate da Obama era chiaramente intenzionale e che la sua promessa di interpretarle restrittivamente era una menzogna. L’idea era quella di tastare il terreno, di vedere fin dove si potevano spingere nello smantellamento dello stato di diritto prima di incontrare delle serie resistenze. E l’evidenza dei fatti indica che, per il momento, non vi è alcun decreto presidenziale o decisione dell’esecutivo che non sarà accettata, pur controvoglia, purché sia Obama il Buono a farlo.  Se Obama ti uccide, è sicuramente perché hai fatto qualcosa di male. Da morto, ti sarà difficile dimostrare la tua innocenza, ma Obama sa quello che fa (è un Nobel per la Pace!). Obama è un uomo buono e sexy e siamo tutti innamorati di lui e non possiamo sbagliarci quando diciamo che certe cose lui non le farebbe mai (il nostro amore è sempre ben indirizzato):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

Grazie ad Obama, ogni presidente americano potrà legalmente uccidere tutti coloro che riterrà siano nemici, in qualsiasi momento, in qualunque modo e ovunque – dato che il campo di battaglia nell’infinita Guerra al Terrore è il pianeta terra.

D’altra parte “gli Stati Uniti sono la più straordinaria forza di pace e di progresso che il mondo abbia mai conosciuto” (Hillary Clinton, 23 gennaio 2013)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/02/lamerica-e-il-bene/

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
e io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Martin Niemöller

 

Che gente era quella? Di che cosa parlavano? Da quale autorità dipendevano? Eppure K. viveva in uno stato di diritto, dappertutto regnava la pace, tutte le leggi erano in vigore, chi osava aggredirlo in casa sua? Era sempre propenso a prendere ogni cosa con disinvoltura, a credere al peggio solo quando il peggio era arrivato, a non farsi preoccupazioni per il futuro, neanche quando si presentava minaccioso. Ma ora questo non gli sembrava giusto, si poteva considerare il tutto uno scherzo, uno scherzo pesante, montato dai colleghi della banca per motivi a lui sconosciuti.

http://www.rodoni.ch/KAFKA/processo.html

**********
48% di Americani contrari, 24% a favore: non si sono bevuti completamente il cervello. C’è speranza anche per gli Stati Uniti.

Commento ironico (ma molto azzeccato) del periodico satirico “the Onion”

“A seguito della pubblicazione di una nota confidenziale del dipartimento di giustizia che delinea la giustificazione legale dell’amministrazione Obama per l’uccisione di cittadini degli Stati Uniti, un nuovo sondaggio del Pew Research Center ha rivelato che la maggioranza degli americani è divisa sul diritto del governo di ucciderli ovunque, in qualsiasi momento e senza un giusto processo. “Da una parte, e questo l’ho capito – è importante che il governo sia in grado di uccidere me e tutti i miei amici o familiari ogni volta che la cosa torni utile per ragioni di sicurezza nazionale. Ma, d’altra parte, sarebbe anche bello rimanere in vita e avere, diciamo, una prova, un processo e cose del genere“, ha detto visibilmente in conflitto, la trentanovenne Rebecca Sawyer che, come milioni di altri americani, è indecisa sul fatto che agli agenti segreti federali sia consentito individuarla e assassinarla ovunque sul suolo americano. “Non mi dispiacerebbe se i funzionari federali facessero saltare in aria altri cittadini, affermando che è per la mia sicurezza. È solo che quando si tratta di me, credo che preferirei non essere abbattuta dai miei rappresentanti eletti con accuse che non devono essere confermate da una qualsiasi autorità che debba rispondere delle sue decisioni. Questa è una scelta difficile”. Mentre la maggior parte degli americani ha espresso sentimenti contrastanti per quanto riguarda la nota, il sondaggio ha anche rilevato che il 28 per cento dei cittadini è inequivocabilmente a favore dell’essere cancellato dalla faccia della terra, in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, in un massiccio attacco aereo“.

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