L’unica cosa buona della Thatcher (la paleodieta)

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Non ci sono alternative.

Margaret Thatcher, conferenza stampa, Londra, 25 giugno 1980


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/13/il-mito-del-consenso-unanime-e-la-crisi-del-patto-civile-con-lo-stato/

Ha scoraggiato ciò che c’era di meglio in noi ed incoraggiato ciò che c’era di peggio.

Anonimo internauta inglese

PRAGMATISMO e fermezza della Lady di Ferro, sono qualità rare in politica in questo momento in cui sembra prevalere il tatticismo ed equilibrismo….. E mentre gli inglesi si professano conservatori ma spesso agiscono da rivoluzionari, gli italiani si professano riformatori ma sono fondamentalmente conservatori..se non reazionari…al massimo trasformisti… Oggi è necessario cambiare marcia in Italia e che l’azione politica di Margaret Thatcher possa essere d’esempio per realizzare finalmente il cambiamento; il vero CAMBIAMENTO da parte di chi quel cambiamento può rappresentare credibilmente…. Verso la contemporaneità..[punteggiatura originale, NdR]

Nadia Ginetti, neo-senatrice del Pd vicinissima a Matteo Renzi (da FB)

LA FAMIGLIA

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I figli (gemelli) della Thatcher hanno affidato la madre alle cure di badanti e dell’hotel Ritz, dove è morta. Ha trascorso gli ultimi Natali da sola, mentre i figli se la spassavano, separatamente, uno ai Caraibi e l’altra nelle Alpi, con i soldi piovuti dal cielo, grazie alla benevolenza materna ed al suo potere (alla faccia della retorica “meritocratica” della loro mammina):


http://www.dailymail.co.uk/news/article-2080536/The-Iron-Lady-Margaret-Thatcher-ignored-children-Christmas.html

Ha sempre avuto pessimi rapporti coi figli, anche quando era al governo. In un certo senso, si sono dimostrati il prodotto della filosofia di vita della Lady di Ferro: avidità, individualismo, carenza di empatia e solidarietà.

Ma c’è un altro aspetto della sua vita famigliare che merita attenzione: Carol Thatcher non ha mai nascosto il suo avvilimento e risentimento per il modo in cui, pur essendo gemelli, la madre abbia sistematicamente favorito il fratello Mark, anche con ostentazioni pubbliche. Una madre che divide e contrappone, diventa un premier che divide e contrappone (divide et impera).

Mark ha trascorso la sua vita comportandosi come un vero psicopatico/sociopatico – privo di coscienza, privo di morale, privo di decenza, privo di sensibilità, privo del benché minimo senso del limite:


http://www.agi.it/estero/notizie/201304081615-est-rt10279-thatcher_mark_figlio_playboy_e_golpista_che_la_fece_disperare

Margaret si è sempre comportata come un’inflessibile maestrina – con i figli come con i cittadini – e il figlio l’ha ripagata prendendo con comodo un volo per l’Inghilterra dopo il decesso della madre. La popolazione inglese l’ha ripagata celebrando la sua morte in cortei e manifestazioni spontanee.

GLI AMICI

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Non si può valutare l’operato della Lady di Ferro prescindendo dal suo incondizionato appoggio all’apartheid, a Pinochet, Mubarak, Saddam Hussein, Suharto (“One of our very best and most valuable friends”) e Pol Pot. Quando i vietnamiti invasero la Cambogia per fermare il genocidio, Margaret Thatcher si schierò con Pol Pot e contro i vietnamiti, anche perché l’Occidente aveva addestrato i terrificanti Khmer rossi, responsabili della morte di almeno un quinto della popolazione cambogiana


http://www.newstatesman.com/node/137397


http://www.guardian.co.uk/world/2000/jan/09/cambodia


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/feb/21/cambodia-human-rights-john-pilger


http://bloodandtreasure.typepad.com/blood_treasure/2011/08/mrs-thatcher-explains-the-khmer-rouge-to-british-children.html

IL WELFARE

Per quelli che “ma la Thatcher non era contro lo stato sociale”: “È quindi opportuno prendere in considerazione l’obiettivo di porre progressivamente fine alla prestazione di assistenza sanitaria da parte dello stato per la maggior parte della popolazione, in modo che le strutture sanitarie divengano di proprietà e gestione privata, e che i malati debbano pagarne i servizi” (un progetto di riforma del welfare così radicale che incontrò l’opposizione di diversi membri del suo stesso governo – a dimostrazione del fatto che può esistere una destra non neo-liberista)


http://www.guardian.co.uk/politics/2012/dec/28/margaret-thatcher-role-plan-to-dismantle-welfare-state-revealed

“Fin dall’inizio, giornalisti veterani del Telegraph, Times e Daily Mail offrirono volontariamente i loro servigi. Ogni sabato, in una vineria chiamata “the Cork and Bottle”, i ricercatori di Margaret Thatcher e gli editorialisti e giornalisti del Times e Telegraph incontravano il personale dell’Adam Smith Institute e dell’Institute of Economic Affairs. Durante il pranzo, “pianificavano la strategia per la settimana successiva”. Queste riunioni “coordinavano le nostre attività per massimizzare la nostra efficacia collettiva”. I giornalisti poi si incaricavano di tradurre in editoriali le proposte dell’istituto mentre i ricercatori s’incollavano ai ministri ombra.

Molto presto, riferisce Pirie, il Mail iniziò a pubblicare articoli di sostegno volta che l’Adam Smith Institute pubblicava qualcosa. L’allora direttore del giornale, David English, curava in prima persona la loro stesura ed aiutava l’istituto a migliorare le sue argomentazioni.

[…]

Pirie si prende, tutto o in parte (e fornisce un mucchio di prove a sostegno) il merito della privatizzazione delle ferrovie e di altre industrie, dell’appalto di servizi pubblici a società private, dell’imposta procapite (indipendente dal reddito e quindi favorevole ai ricchi), della vendita di case popolari, delle liberalizzazioni nel campo dell’istruzione e della sanità, della creazione di penitenziari privati e, successivamente, delle politiche fiscali dell’attuale governo Cameron [neoliberista].

Pirie, restando anonimo, scrisse anche il manifesto dell’ala neoliberista del governo Thatcher, “No Turning Back”.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/19/prossima-mossa-neoliberista-chi-non-paga-abbastanza-tasse-perde-il-diritto-di-voto-george-monbiot-sul-guardian/

L’EUROPA

Come de Gaulle e molti altri, sospetto che l’europeismo della Thatcher fosse un cavallo di Troia inteso ad ostacolare il percorso di integrazione europea. Osservo che, nei suoi discorsi, la Lady di Ferro non si esprimeva diversamente da Nigel Farage, che amico dell’Unione Europea certamente non è.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/06/chi-e-veramente-nigel-falange-cioe-farage/

Sono celebri i suoi tre no ad una delle proposte che potevano servire ad evitare l’attuale disastro dell’eurozona e la deriva tecnocratica dell’Unione Europea


http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/13/04/08/frasi-celebri-thatcher-scheda-123.html

L’ECONOMIA

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15 grafici sui risultati delle politiche thatcheriane


http://www.guardian.co.uk/politics/datablog/2013/apr/08/britain-changed-margaret-thatcher-charts

Il Regno Unito è oggi una nazione così impoverita nel manifatturiero e così dipendente dalla finanza che si trova con le esportazioni in calo persino dopo una svalutazione di un terzo della sterlina.

“Le religioni primitive sono antropomorfe. Esse credono in dèi che ricordano gli esseri umani per condizioni fisiche e di carattere. L’economia della signora Thatcher è antropomorfa, in quanto crede di poter applicare all’economia nazionale gli stessi principi e regole di comportamento che sarebbero considerate opportune per un singolo individuo o una famiglia: pagare di tasca propria, tagliando le proprie spese in modo che si adattino ai propri guadagni, evitando di vivere oltre le proprie possibilità e di contrarre debiti. Si tratta di ben misurati principi di prudenza nei comportamenti per una persona, ma se applicati come ricette politiche per un’economia nazionale conducono ad assurdità.

Se un individuo taglia la propria spesa non dovrà ridurre il suo reddito. Tuttavia, se un governo taglia il proprio programma di spesa pubblica in relazione alle aliquote fiscali e alle tasse, ridurrà la spesa totale nell’economia e, quindi, la produzione totale e il reddito. Esso contribuirà a ridurre il gettito prodotto dalle imposte esistenti e causerà l’espansione della spesa pubblica per i sussidi di disoccupazione e per il sostegno delle imprese in difficoltà e per altri cose simili” (cf. l’Italia di Mario Monti, 2012).

Nicholas Kaldor. Discorso pronunciato il 18 marzo 1981 alla Camera dei Lord, tratto da “The Economic Consequences Of Mrs Thatcher”.


http://keynesblog.com/2013/04/09/leconomia-primitiva-di-margaret-thatcher/

LA SOCIETÀ

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Mi è stato chiesto se stavo cercando di ripristinare i valori vittoriani. Ho subito detto che era proprio così. Ed è così – M. Thatcher, discorso alla comunità ebraica britannica, 1983.

Ho mantenuto molte delle sue riforme (Tony Blair, 8 aprile 2012).

Margaret Thatcher ha salvato il nostro Paese. La sua eredità resterà non solo negli anni a venire, ma nei secoli (David Cameron, 8 aprile 2012).

Il thatcherismo prima ed il blairismo poi hanno reso il Regno Unito meno coeso, più egoista e più iniquo


http://www.ifs.org.uk/publications/4637

E anche molto violento:


http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/law-and-order/5712573/UK-is-violent-crime-capital-of-Europe.html

Blair afferma che “la Thatcher può aver anche diviso l’opinione pubblica, ma si deve riconoscere la forza della sua personalità e il radicalismo delle sue politiche”. Si potrebbe dire la stessa cosa di qualunque dittatore.

La Thatcher è stata una pessima statista proprio perché non ha mai ricercato equilibri e compromessi tra le diversità. Al contrario, come ogni politico antidemocratico, ha usato la sua posizione di forza per schiacciare gli avversari ed imporre, con evidente entusiasmo, un pensiero unico neo-castale che deresponsabilizza i ricchi ed incolpa i poveri di ogni male sociale.

Il Regno Unito che ci ha lasciato non è per nulla meritocratico, è solo social-darwinista. In quanto a mobilità sociale, è messo persino peggio degli Stati Uniti e dell’Italia:


http://www.progre.eu/2012/01/27/mobilita-sociale-italia-agli-ultimi-posti/

È una società impoverita, dove i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri e dove il governo thatcheriano di Cameron punisce i disabili per la colpa di essere nati o diventati tali


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-soluzione-finale-alla-questione-dei-disabili-secondo-il-governo-inglese-cazzi-loro/

e non sanziona né regolamenta il settore finanziario.

La proporzione di poveri è esplosa proprio sotto i suoi governi:


http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2011/dec/02/poverty-working-fmailies-with-children-uk

 

HANNO DETTO DI LEI

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Non c’è niente di male in lei, ovviamente, è solo che non è il tipo di persona che uno vorrebbe invitare a cena (Willie Whitelaw, segretario di Stato di M. Thatcher)

Margaret Thatcher mi ha sempre dato mal di testa. (Helmut Kohl)

Occhi da Caligola, labbra da Marilyn Monroe (Francois Mitterrand)

Che cosa vuole, questa casalinga? Le mie palle su un vassoio? (Jacques Chirac)

Per noi non è la Lady di ferro. Lei è la cara signora Thatcher (Alexander Dubcek)

Lady Thatcher mi ha onorato della sua stima e amicizia fino al punto di intervenire anche a mia difesa, contro l’aggressione mediatico giudiziaria di cui sono bersaglio da vent’anni e mi ha sostenuto con più lettere nelle mie campagne elettorali (Silvio Berlusconi).

Margaret Thatcher ha mostrato di amare le società “fredde” e di disprezzare le comunità “calde”.

I suoi elogi funebri, anche i più entusiastici, sono stati freddi, mentre i festeggiamenti per la sua morte sono stati decisamente caldi.

Chi mal semina, mal raccoglie.

L’UNICA COSA BUONA DELLA THATCHER – FACEVA LA PALEODIETA ED È MORTA AD 87 ANNI

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/29/quali-celebrita-seguono-la-paleodieta/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/11/alimentazione-per-un-mondo-nuovo/

Obama è psichicamente sano? (oppure è schizoide?)

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Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si difende dall’accusa di essere freddo e analitico nel corso di un’intervista concessa alla celebre conduttrice dell’Abc, Barbara Walters. Obama ha spiegato che le persone che lo conoscono sanno che è un tipo facile alla commozione, e che il suo unico problema è rappresentato dal fatto che la stampa e i personaggi televisivi vogliono che manifesti in modo eccessivamente evidente le sue emozioni [fin dall'inizio del primo mandato è stato accusato di essere freddo, distante, calcolatore, quasi disumano nella sua compostezza, persino ai funerali di amici, NdR] 

Intanto c’è chi dopo essere stato un suo grande sostenitore durante la campagna per le presidenziali del 2008 è diventato uno dei suoi peggiori detrattori: la star hollywoodiana Matt Damon. L’attore, intervistato dall’edizione statunitense di Elle, ha dichiarato che Obama non valeva neppure un mandato alla Casa Bianca. L’interprete della saga di ‘Bourne Identity’ sostiene di essersi confrontato con numerose persone che hanno collaborato con il presidente Usa nella base e alcune di loro gli avrebbero detto che non si faranno mai più raggirare da un politico.


http://www.bloo.it/mondo/barack-obama-risponde-alle-critiche-non-sono-freddo-e-calcolatore.html?cp

Gli Stati Uniti d’America sono un paese malato – economicamente, socialmente e persino a livello di singoli cittadini (obesità, psicofarmaci, feticcio delle armi, iperattività infantile, ecc.). Il culto di Obama è servito a mettere in secondo piano il declino di una nazione che era nata per fornire un magnifico esempio al mondo e che, dopo l’uccisione dei Kennedy e di M.L. King è diventata la nemesi di quel progetto, una potenza coloniale esportatrice di una mentalità consumistica che la sta corrodendo dall’interno (e la Cina è messa anche peggio). La mia impressione è che Obama non sia il salvatore della visione nobile dell’America – questa qui – ma il becchino degli Stati Uniti. Questo perché non è psichicamente sano, molto probabilmente a causa di un’infanzia prospera ma tormentata.

Barack H. Obama è una figura affascinante già solo per il fatto che a nessuna persona ragionevole verrebbe in mente di scrivere una propria autobiografia all’età di 34 anni. Del resto è la stessa persona che, già a 22 anni, si augurava di poter diventare il primo presidente nero, come rivelò ad un suo amico pachistano a New York.

Oltre a ciò, una buona parte della sua narrazione – intitolata “I sogni di mio padre”è inventata o distorta dal suo desiderio di essere diverso da quello che è, il protagonista di una vicenda epica che doveva concludersi con il trionfo. Rilegge ogni episodio della sua vita in funzione del suo destino manifesto (non era ancora diventato presidente).

Maraniss – uno dei migliori biografi statunitensi – ha raccolto abbastanza evidenza documentaria per contestare la veridicità di 38 elementi significativi dell’autobiografia di Obama. Una distorsione che serve ad enfatizzare un unico tema: la razza. E, con essa, un’improbabile parabola che da nero marginalizzato ed arrabbiato lo ha condotto alla Casa Bianca. Ma più che quella di un nero stereotipico che realizza il sogno americano, la sua vicenda personale sembra quella di un meticcio molto confuso, molto introverso, molto malleabile (se ciò gli può portare dei riconoscimenti che puntellano la sua autostima ferita irrimediabilmente dall’abbandono paterno), spesso escluso dai bianchi perché scuro (i suoi migliori amici di NY erano pachistani, pachistani come quelli che uccide con i droni) e dai neri perché troppo cosmopolita ed insufficientemente nero.

Obama piace pur non avendo mantenuto praticamente nessuna delle sue promesse: la riforma sanitaria è un grosso favore agli assicuratori a spese dello stato, Guantanamo è aperta, alcune prigioni segrete della CIA non sono state chiuse, le truppe americane sono ancora in Afghanistan e i mercenari sono in Iraq. Non ha mai detto un no esplicito ad Israele, ha approvato i bonus per i banchieri colpevoli di aver distrutto l’economia mondiale (2009), ha controfirmato leggi liberticide che hanno sicuramente rallegrato quel fascista di Cheney (e Sarah Palin), è stato il presidente di gran lunga più feroce della storia nella prosecuzione delle gole profonde che cercano di informare i cittadini americani di quel che avviene alle loro spalle. Intanto, le basi di droni si moltiplicano in tutto il mondo e nessuno dei responsabili della catastrofe finanziaria è stato punito, a parte l’inetto Madoff, né sono state prese quelle misure che potevano evitare che il disastro si ripetesse:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

È difficile capire cosa motivi l’entusiasmo che circonda internazionalmente questo temporeggiatore, amante dei compromessi più vili, tenero con i poteri forti e inflessibile con chi sfida l’establishment (inclusi i sindacati), incapace di prendere una posizione chiara finché non è manifestamente quel che vuole la maggioranza degli americani (es. controllo delle armi semiautomatiche).

Come in Spagna con Zapatero ed in Italia con il PD, la “sinistra” ha perso (deliberatamente?) tutte le battaglie sociali e vinto molte battaglie culturali. Magra consolazione. Ora viviamo in mezzo a strutture di destra e sovrastrutture moderatamente di sinistra. Non è stato uno scambio equo, è stata una resa.

Obama è uno dei maggiori responsabili di questa disfatta.

Si comporta come se non fosse il capo di un partito con un programma politico ben preciso e come se pazienza e benevolenza tirassero sempre fuori il meglio di tutti, anche da una fazione meschina, egoista, avida e fascistoide come i repubblicani post-2001, a loro volta spietati con i deboli – al punto da voler tagliare anche quei sussidi che tengono in vita milioni di americani finiti in miseria –, e servili con gli interessi forti.

Lincoln, Roosevelt e Kennedy non hanno mai agito così: si sono battuti per quel che era giusto, perché quello era il momento di farlo. Invece Obama non solo cala le braghe su quasi tutto quel che conta ma, in materia di diritti civili, fa persino peggio di Nixon e di Bush jr. Se è un uomo di salde convinzioni, non sono le sue.

Un politico che non vuole scomodare o irritare nessuno e preferisce ispirare tutti senza offendere nessuno non dovrebbe essere a capo della nazione più potente del mondo, non avendo gli attributi per essere altro che un burattino. Non dovrebbe essere a capo di nulla, neanche della sua famiglia.

Obama non improvvisa, non si scalda, non si irrita in pubblico, non perde il controllo, è sempre circospetto, misurato ed usa due registri linguistici con vocabolari sensibilmente diversi: uno (tecnocratico) per sedurre la gente “sveglia” ed un altro (artificiosamente popolare) per imbonire la massa beota. Allo stesso modo di Monti nei confronti dei terremotati emiliani e di Bush con gli abitanti di New Orleans, Obama è sembrato curarsi davvero poco delle vittime del disastro petrolifero del Golfo del Messico (o dello tsunami giapponese). Ci sono volute settimane prima che si recasse in Louisiana. Usa spesso la metafora della nazione come una famiglia, ma non si comporta da capofamiglia, si comporta da amministratore delegato (al soldo di qualcun altro), o come uno scacchista.

Perché è diventato così?

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Ventenne, è ossessionato dal desiderio di affermare la sua identità nera (paterna) a spese di quella bianca (materna).

In precedenza, gran parte dei suoi amici erano stati bianchi e le sue ragazze erano bianche.

Costretto a seguire la madre antropologa in diversi paesi del mondo, è sradicato e ne soffre. Non ha una sua identità e cerca di assorbire tutte le tradizioni, diventando così l’icona del crogiuolo americano (melting pot). Accetta tutti i punti di vista e non ne rifiuta nessuno.

Non c’è solo un rapporto immaginario con un padre assente a tormentare Obama, c’è anche il rifiuto della madre di rinunciare ai suoi studi etnografici per stare assieme a lui. Già abbandonato dal padre, il giovane Obama si sente tradito anche dalla madre, essendo allevato dai nonni. Qualcosa succede tra loro, qualcosa di definitivo. Obama non la nomina alla cerimonia di laurea (sebbene sia stata lei ad educarlo e prepararlo alla vita universitaria), non la visita quando sta morendo, non si reca al suo funerale, mentre lo fa per i suoi nonni bianchi. Dedica pochissimo spazio e molto aneddotico a lei nelle sue memorie, ma l’intero libro al padre che non hai mai conosciuto e addirittura più spazio al contributo di un amico nero del padre nella sua formazione (chiaramente non paragonabile a quello di una madre che lo ha educato fino alla maggiore età).

Altera radicalmente il suo passato attribuendo le caratteristiche di alcuni suoi amici bianchi a degli amici neri inesistenti, per soddisfare le sue esigenze identitarie estetizzando e moralizzando il suo passato.

Si costituisce come punto di intersezione del mondo, di ogni classe e tradizione, che fluiscono in lui ed attraverso lui: l’asse di coincidenza dei contrari. Non potrà mai essere accusato di campanilismo, marginalità o di essere lo strumento di interessi particolari.

È come se fosse ancora fiducioso nel fatto che come lui – a suo dire – è riuscito a risolvere le contraddizioni della propria vita, tutti possono arrivare a capire come farlo a loro volta, inclusa la società americana.

Ma mentre Abraham Lincoln era pienamente consapevole dell’esistenza di forze separatrici che andavano sconfitte per poter conciliare gli “opposti” (bianchi e neri, nord e sud, imprenditoria borghese e latifondismo), anche a costo di una guerra, Obama sembra convinto che qualunque tipo di unità ha valore in sé e per sé e che non ci sono compromessi inaccettabili, se si raggiunge lo scopo della concordanza, anche provvisoria.

Ci sono però tipologie di unità e pace che possono essere inique, oppressive, discriminatorie, indegne di una società civile, incuranti di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Obama, quasi la quintessenza del relativismo postmodernista, ama dire che la verità sta sempre nel mezzo, indipendentemente dalle circostanze. Questo va forse bene per la politica – e non certo in ogni caso, come ci insegna Berlusconi – dove i compromessi tra forze ostinatamente contrapposte sono indispensabili, ma resta il fatto che esistono posizioni più vicine al vero e posizioni più lontane dal vero su tutte le grandi questioni del nostro tempo, dai Territori Occupati al controllo delle armi, dallo strapotere degli oligopoli finanziari ai progetti di sviluppo sostenibile. A volte il vero si colloca da una parte e non sarà l’amore per il quieto vivere a cambiare questa cosa.

Non basta credere di essere la persona più ragionevole d’America per esserlo effettivamente e per immunizzarsi dalle cattive scelte: non c’è alcuna giustificazione per le sue liste di persone da uccidere, stranieri o statunitensi, senza che possano essere processati (Obama non tortura, manda i droni ad uccidere direttamente). Solo un mitomane potrebbe prendere così sul serio il suo giudizio o quelli del suo entourage. Ora qualunque afgano maschio morto in età da combattimento diventa automaticamente un terrorista come quando, al tempo del Vietnam, ogni vietnamita morto era per definizione un vietcong.

Alex McNear, la sua ex più importante, ricorda che lui le confidava sempre di non sentirsi a suo agio né da bianco, né da nero, un problema estremamente diffuso e gravoso in moltissimi ambiti – pensiamo solo ai figli di coppie miste in Alto Adige ed ai problemi che incontrano pure in una società così prospera e piena di opportunità (Cf. Fait/Fattor, “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso”, Raetia, 2010).

Essendo alla disperata ricerca di un modo di trascendere le sue divisioni interne, non trovava altra via che abbracciare tutto, indistintamente. Fare una scelta era troppo limitante e ripudiare qualcosa era inaccettabile. Nei suoi libri ed interviste ribadisce che la sua identità dipendeva dalla sua capacità di raschiare via le differenze superficiali delle persone per arrivare all’essenza dell’umano (un obiettivo più che condivisibile).

Il problema è quando, per realizzare questo scopo, ci si de-umanizza, per raggiungere non tanto lo stoico disciplinamento di passioni altrimenti forti come quelle di Spock (cf. Star Trek), ma una vera abolizione delle medesime, come è il caso degli schizoidi.

I diari di Alex sono molto rivelatori, evidentemente compilati da una mente brillante almeno quanto quella del suo partner. Obama tende ad essere distante pur continuando a cercarla e voler stare assieme a lei. Sembra molto ma molto più vecchio della sua età, molto guardingo, attento ad assumere un certo contegno, protetto da un’armatura, mai spontaneo, mai innocente. C’è trasporto sessuale ma l’affettività è spigolosa, la spinge a prendere le distanze, la rende rancorosa, le fa pensare che il suo calore è ingannevole, che le sue dolci parole e la sua trasparenza nascondano una sostanziale freddezza che lei non tollererebbe in un suo partner. Alex parla di un velo che lo avvolge, sempre. Non un muro, ma un velo. Sembra un giocatore di poker. Non si lascia veramente andare.

Le cose non vanno diversamente con Genevieve Cook. Obama è astemio, non si droga, non indulge in alcun vizio. Una mattina si sveglia da un sogno in cui il padre che non ha mai visto gli dice che lo ama. È sconvolto, affranto, Genevieve sente il bisogno di aiutarlo a curare il suo dolore, ben sapendo che non è in suo potere farlo. Obama le confessa di sentirsi un impostore, di non sentirsi nero per nulla, ma di volerlo diventare.

Alex era arrivata ad immaginarsi nera, per poter superare il divario che li separava. Si era resa conto di non essere la donna per lui ed immaginava quale sarebbe stata la sua compagna: una donna nera, di temperamento molto forte e determinato, una combattente con il senso dell’umorismo. Michelle Obama è il ritratto di quella prefigurazione.

Uno dei suoi compagni neri (Hook) ricorda: “non aveva problemi con nessuno, una volta che lo accettavano”. Ma restava un osservatore partecipante, come un etnografo che si trova in una società che deve studiare ed è contemporaneamente dentro e fuori, smanioso di farsi accettare ma anche incapace di sentirsi veramente parte della comunità, mai al centro ma sempre ai margini, mai completamente aperto e spontaneo, sempre pronto a tagliare i ponti, senza alcuna voglia di partecipare alla vita accademica, di socializzare oltre una certa misura, eternamente irrequieto, sempre di corsa, sbrigativo persino nel suo incarico di senatore per l’Illinois, trampolino di lancio per la presidenza.

FONTI

David Maraniss, “Barack Obama: the story”, New York : Simon & Schuster, 2012.


http://www.huffingtonpost.com/david-bromwich/

Webster G. Tarpley, “Barack H. Obama: The Unauthorized Biography”, 2009

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I media e la popolazione americana inizialmente lo descrivevano come “cool”, ora lo definiscono “cold”.

“La personalità schizoide manifesta chiusura in sé stessa o senso di lontananza, elusività o freddezza. La persona tende all’isolamento oppure ha relazioni comunicative formali o superficiali, non appare interessata a un legame profondo con altre persone, evita il coinvolgimento in relazioni intime con altri individui, con l’eccezione eventuale di parenti di primo grado.

I parenti di primo grado potrebbero non percepire l’intensità del disturbo schizoide, in quanto il soggetto potrebbe avere con loro una sfera di relazione intensa e strutturata di tipo normale.

Il soggetto schizoide, all’esame clinico mostra una tendenza pervasiva a vivere emotivamente in un “mondo proprio” rigidamente separato del mondo esterno delle relazioni sociali, e la sua stessa idea del sé è affetta da incertezze.

In alcuni casi manifesta “freddezza” all’esterno con atteggiamenti di rifiuto, disagio, indifferenza o disprezzo (rivolto magari a personalità non affini a sé), o comunque altre modalità di chiusura, elusività, blocco emotivo o distacco.

Le situazioni che scatenano la risposta schizoide, cioè la manifestazione dei sintomi, sono in genere quelle di tipo intimo con altre persone, come ad esempio le manifestazioni di affetto o di scontro. La persona schizoide non è in grado di esprimere la sua partecipazione emotiva coerentemente e in un contesto di relazione; in contesti dove è richiesta spontaneità, simpatia o affabilità appare rigida o goffa. Nelle relazioni superficiali e nelle situazioni sociali formali – come quelle lavorative e quelle abituali – il soggetto può apparire normale.

Un tratto caratterizzante tipico della personalità schizoide è l’assente o ridotta capacità di provare vero piacere o interesse in una qualsiasi attività (anedonia).

Nell’esperienza individuale del paziente schizoide prevale il senso di vuoto o di mancanza di significato, riferito alla sua esistenza esteriore: il soggetto non riesce a trarre piacere dalla realtà esterna, né a percepirsi come pienamente esistente nel mondo. Il soggetto schizoide spesso appare una persona tendenzialmente poco sensibile a manifestazioni di partecipazione emotiva o giudizi di altri – ad esempio incoraggiamenti, elogi o critiche – cioè può apparire una personalità “poco influenzabile”. Anche una scarsa paura in risposta a pericoli fisici, o una sopportazione del dolore più elevata del normale, possono far parte del quadro.

Il termine schizoide è usato come sinonimo di introverso, solitario, poco comunicativo o con uno stile di vita poco aperto alle realtà emozionali esterne.

Tuttavia – secondo diversi autori – il soggetto introverso/schizoide presenta spesso una immaginazione ricca ed articolata ed un vissuto emozionale intenso, concentrando molte delle sue energie emotive coltivando un mondo interiore “fantastico”. Reinterpretando ed alterando ricordi di eventi che riguardano la sua vita emotiva, e alterazioni della propria immagine e identità, in qualche modo appaga alcuni bisogni senza partecipare attivamente al mondo reale. La risposta schizoide sarebbe cioè un meccanismo difensivo profondo rivolto verso la realtà in quanto tale, inconsciamente percepita come fonte di pericolo o di dolore.

Il paziente schizoide si distingue nettamente dallo schizofrenico per il fatto che il disturbo schizoide non intacca le capacità logico-cognitive: il soggetto è pienamente consapevole della realtà benché non vi partecipi emotivamente. La psicosi, stato mentale la cui persistenza è un sintomo della schizofrenia, nello schizoide è assente, oppure circoscritta a brevi episodi. Si potrà allora parlare di attacchi psicotici – o disturbo schizofreniforme – come reazioni dello schizoide a stress emotivi.

Le persone affette da disturbo schizoide hanno una vita sessuale scarsa o assente, oppure percepita come non appagante in senso affettivo. L’individuo schizoide è poco attratto dal costruire relazioni affettive intense, e può mostrare insofferenza verso intimità inter-personale. Può apparire riluttante a parlare degli aspetti intimi del proprio sé o a conoscere del sé di altri individui.

L’incapacità (o grande difficoltà) di “partecipare alla vita” da parte della persona introversa può valere in vari ambiti, ma solitamente si limita alla vita emotiva e di relazione. Talvolta può non manifestarsi visibilmente in altri ambiti, come quello lavorativo o in ambienti sociali formali.

Come segue, la diagnosi può essere posta solo nell’età adulta, poiché l’evoluzione della sintomatologia è compiuta al passaggio dall’adolescenza alla maturità. I caratteri espressi dalla personalità del bambino – come timidezza, aggressività, ecc. – perlopiù non sono indicatori attendibili di un futuro sviluppo del disturbo.

Come nel caso della schizofrenia, anche nel disturbo schizoide è spesso difficile convincere l’individuo dell’esistenza del disturbo e della necessità di intervento, in quanto se nello schizofrenico sono intaccati i processi logico matematici, e dunque non è in grado di capire che vi è un problema, nello schizoide invece, pur essendo un soggetto lucido, avendo egli una certa riluttanza all’apertura del suo sé di fronte ad altri, il tentativo di avvicinamento all’argomento può generare una forte chiusura o una reazione anche psicotica. Ciò è aggravato dall’immagine distorta del suo sé che il soggetto può aver costruito negli anni.

http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_schizoide_di_personalit%C3%A0

2013-1347 = 666 = pentitevi, peccatori! bwahahahahahah

http _jux-user-files-prod.s3.amazonaws.com_2012_12_29_21_44_38_655_0._Jia_Hao_TWAN_best_night_sky_pictures_2012_comet_australia

Brueghel_trionfodellamorte

So soltanto che bisogna fare quello che occorre per non essere più un appestato, e che questo soltanto ci può far sperare nella pace, o, al suo posto, in una buona morte.

Albert Camus, La Peste

Dopo Elenin (2011), nel 2013 potremo vedere ben due comete molto importanti. La seconda potrebbe essere più luminosa della luna piena e visibile di giorno.


http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=285341&rubrica=22

[La scoperta di nuove comete è sempre stato considerato un evento raro. Non è più così raro. Solo ad ottobre 2012:


http://remanzacco.blogspot.co.nz/2012_10_01_archive.html
]

Settembre 2012: la Food and Drug Administration approva un antibiotico contro la peste


http://www.cbsnews.com/8301-504763_162-57424217-10391704/antibiotic-for-plague-approved-by-the-fda/

Giugno 2012: Il Department of Health and Human Services (HHS) ha assegnato i contratti per la creazione di tre nuovi centri con il compito di rispondere alla minaccia di future pandemie e attacchi biologici. Avranno sede nel Maryland, North Carolina e Texas, e saranno consorzi accademico-industriali il cui ruolo sarà quello di accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini e farmaci in caso di minaccia biologica. [...] i centri saranno in grado di produrre il 25% dei vaccini anti-pandemici entro quattro mesi dal manifestarsi di un focolaio. Le infrastrutture saranno realizzate entro il 2014 o il 2015.


http://blogs.nature.com/news/2012/06/us-launches-three-biodefense-centres.html

Aprile 2012: La Food and Drug Administration approva un farmaco percurare e prevenirela peste mentre il governo si affanna ad accumulare  scorte di trattamento per la malattia mortale


http://www.dailymail.co.uk/news/article-2137172/FDA-approves-Levaquin-treat-plague.html

Quando il clima diventa più umido, la peste può aggravarsi, secondo un nuovo studio che rivela perché la peste si è accanita più nella Cina del nord rispetto a quella del sud. I risultati suggeriscono anche che il cambiamento climatico potrebbe comportare pestilenze più virulente nel nord della Cina e nel Nord America.


http://www.livescience.com/14580-climate-change-worse-plague-black-death.html

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Per Edward Wright, il trasferimento atmosferico di agenti patogeni responsabili delle epidemie è, se non un dato di fatto storicamente documentato storica, almeno una possibilità molto realistica e preoccupante. [...]. “I ricercatori hanno scoperto che la biosfera della Terra si estende a quote molto più alte di quanto precedentemente sospettato”, dice Wright, “fino a 100mila metri o più.” Infatti, migliaia di specie microbiche sono state trovate negli strati superiori dell’atmosfera, viaggiando a quote di migliaia di chilometri. Il più studiato “ponte atmosferico” è quello tra il Nord Africa e i Caraibi. Ogni anno, fino a un miliardo di tonnellate di polvere viene sollevato dai venti del Sahara, assieme ad un milione di batteri per grammo di sabbia: enormi quantità di biomassa che si mettono in viaggio [...]. Questa sorprendente biosfera potrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice curiosità microbiologica: “L’atmosfera potrebbe servire come sistema di trasporto globale di organismi che causano malattie“, osserva Wright.


http://www.wired.com/wiredscience/2012/05/microbes-at-the-edge-of-space/

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Dopo 10 anni di ricerche in Inghilterra, un archeologo – Barney Sloane – smonta la tesi ufficiale sulla disseminazione della peste attribuita alle pulci ed ai ratti. Anzi, si chiede se fosse davvero peste: “La mortalità continuò a salire per tutto un inverno molto rigido, quando le pulci non avrebbero potuto sopravvivere, e non vi è alcuna prova di un numero sufficiente di ratti” – “nei siti accanto al Tamigi, in cui è stata scaricata la maggior parte dei rifiuti della città i ratti avrebbero dovuto brulicare, e sono luoghi in cui il terreno fradicio conserva eccellentemente i resti organici, invece abbiamo trovato pochi ratti neri” – “Dovremmo poter trovare grandi ammassi di ratti morti, ma non ci sono. E tutte le prove che ho esaminato suggeriscono che la peste si diffuse troppo velocemente rispetto alla spiegazione tradizionale di una trasmissione dai topi e dalle pulci” – “non è affatto certo che tipo di malattia fosse, se era veramente la peste bubbonica


http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/17/black-death-rats-off-hook
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Mattia Bernardo Bagnoli, “Così la grande cometa portò la Morte Nera in tutta Europa” – Tuttoscienze – Inserto de La Stampa (n° 1316 – 12 marzo 2008)

La famigerata epidemia di Peste Nera, che flagellò l’Europa tra il 1347 e il 1352, divorando circa un terzo della popolazione, non sarebbe stata causata dai ratti – o meglio, dalle pulci, che dai topi passarono agli uomini, contagiandoli – bensì da alcuni corpi celesti piovuti sulla Terra. Comete o asteroidi, insomma, che causarono una serie di disastri climatici, segnati da siccità e alluvioni, terremoti e incendi incontrollabili, sbalzi violenti delle  temperature e morie di massa di animali. L’ipotesi cosmica della più celebre pandemia di tutti i tempi è frutto delle approfondite ricerche di Mike Baillie, professore all’università di Belfast, autorità indiscussa nel campo della dendrologia, la scienza che studia le piante e i loro rapporti con l’ambiente. Sono state proprio le informazioni celate negli anelli degli alberi, infatti, a suggerirgli un’inquietante possibilità: molti avvenimenti chiave nella storia umana degli ultimi 10 mila anni potrebbero essere il frutto di cataclismi naturali di origine extraterrestre.

La teoria è illustrata in «Exodus to Arthur: Catastrophic Encounters with Comets» e in «New Light on the Black Death: the Cosmic Connection».

Professore, qual è l’indizio numero uno che l’ha spinta a questo clamoroso cambiamento di prospettiva?

«Mi faccia cominciare da una considerazione. Se c’è un punto su cui gli studiosi sono concordi, è che la caratteristica principale della Morte Nera può essere riassunta in due manifestazioni: un contagio rapidissimo e un indice di mortalità del tutto anormale, tra il 30 e il 50%».

E quindi?

«Fino a oggi gli storici si sono limitati ad applicare modelli di ricerca“tradizionali” per cercare di capire l’origine di quell’epidemia così letale. E hanno proposto la teoria dei topi. Che, però, si scontra con molte delle testimonianze del tempo. Per esempio una sostiene che “l’atmosfera si era d’un tratto corrotta”. Eppure si tratta di indizi del tutto trascurati. Insomma, io sono convinto che i cronisti del tempo non abbiano inventato semplici allegorie per cercare di spiegare il diffondersi del contagio, ma che stessero descrivendo qualcosa di molto reale».

Vale a dire?

«Si tratta degli effetti prodotti dall’incontro ravvicinato, o dallo scontro, con una cometa o un meteorite: furono questi la causa scatenante, sebbene non unica, di quell’ondata micidiale di peste. Quando lei mi chiede l’indizio numero uno, le rispondo che tutto è nato quasi per caso».

Racconti.
«All’inizio il mio team voleva costruire una cronologia che coprisse un arco di 7400 anni attraverso lo studio degli anelli delle querce inglesi e irlandesi.
L’obiettivo era “controllare” le datazioni ottenute con il radiocarbonio. Man mano che le ricerche proseguivano, mi resi conto che gli alberi sembravano rivelare unanimemente lo scatenarsi di una serie di cataclismi naturali, che hanno colpito il pianeta negli ultimi millenni».

Quando?
«Nel 2354, nel 1628, nel 1159, nel 208 prima di Cristo e nel 540 dopo Cristo. Si tratta dell’ultimo anno della guerra gotico-bizantina in Italia e i documenti narrano di un altro flagello di peste, che costò la vita a milioni di persone e che fu il preludio del Medio Evo, l’epoca oscura».

Questa pestilenza e quella del 1347-1352 sono quindi «registrate» dalle querce inglesi e irlandesi che lei ha studiato?

«Esatto, ma non solo. Verso la metà degli Anni 90 la comunità dei dendrologi si accorse che lavoravo a teorie considerate un po’ strane e da tutto il mondo iniziai a ricevere un’immensa quantità di dati. E così scoprii che gli eventi del 540 e del 1348 mostrano una serie sorprendente di riscontri nella cronologia degli alberi della Mongolia, del Sud America, del Nord America, dell’Australia e, naturalmente, dell’Europa. Avvenne “qualcosa” di talmente potente da influenzare il clima del pianeta e sconvolgerlo.

Ed è singolare che due tra le pestilenze più violente mai registrate nella storia dell’uomo siano documentate da diversi elementi oggettivi».

Quali?
«Oltre agli anelli degli alberi, ci sono i campioni di ghiaccio in Groenlandia: è in questi che si sono rilevate dosi massicce di ammoniaca e nitrati e suggeriscono che siamo di fronte a eventi di scala globale. E allora mi misi a controllare i libri di storia per cercare altre conferme. Ma, incredibilmente, non è stata la storia a darmi soddisfazione. E’ stata la mitologia».

Che cosa ha scoperto?

«Questi eventi sembrano aver lasciato forti tracce nelle mitologie di diverse epoche e di diversi luoghi e sembrano avere legami con i fenomeni extraterrestri. Un esempio sono le vicende dell’Esodo, quelle delle piaghe dell’Egitto, o il cataclisma del 540 d.C., che – racconta Procopio – trascinò l’Europa in una profonda crisi. Le tracce che ho raccolto nei miti, nei documenti, negli alberi e nei campioni di ghiaccio rivelano che i fatti del 540 e quelli del 1348 sono simili e suggeriscono un’origine ambientale di questi flagelli: cataclismi scatenati, con ogni probabilità, dall’impatto di comete o asteroidi o da un passaggio ravvicinato con la nostra orbita. Solo uno studio multidisciplinare potrà dirci come andarono veramente le cose».

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La cosa è tecnicamente possibile, come si spiega qui:

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E, più recentemente, qui:

The Biological Big Bang. Panspermia and the Origins of Life: Chandra Wickramasinghe, Svante Arrhenius, Richard Hoover, Gilbert V. Levin, Michael N. Mautner, Robert Tyler, Pabulo H. Rampelotto, Milton Wainwright, Mark J. Burchell: 9780982955222: Amazon.com: Books

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http://www.space.com/11478-alien-life-bacteria-hypergravity.html


http://www.dailygalaxy.com/my_weblog/2011/07/the-ultimate-space-travelers-microbes-survive-millions-of-years-traveling-in-space.html
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http://www.space.com/13401-cosmic-star-dust-complex-organic-compounds.html
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“Nel 2005, gli scienziati militari dell’Istituto di Patologia di Washington, DC, hanno riesumato il virus del 1918 da corpi che erano stati conservati nel suolo perennemente ghiacciato dell’Alaska. Hanno presto scoperto che un virus completamente nuovo si era combinato con il vecchio virus, scambiando e ricombinando dei geni, creando un ibrido che ha trasformato i ceppi del virus dell’influenza in forme molto più letali e patogene. Hanno anche confermato che il virus dell’influenza spagnola del 1918 è nato in cielo, prima di infettare gli uccelli per poi diffondersi e proliferare tra gli esseri umani”.


http://journalofcosmology.com/Panspermia10.html

L’ipotesi è che abbiano ragione quelli che sostengono che la Morte Nera fosse un virus emorragico (del tipo Ebola, Marburg e delle altre febbri emorragiche) e non un batterio (yersinia pestis), data la tipologia della sua espansione, non legata alla diffusione del Rattus rattus e Rattus norvegicus (assente in Islanda – cf. storico Gunnar Karlson – e raro nella zone rurali inglesi, che furono invece colpite ferocemente), la sua impressionante resistenza al freddo e caldo (le pulci non sopportano le temperature estreme e i climi troppo secchi, come l’inverno scandinavo e l’estate mediterranea, periodi in cui invece la Morte Nera imperversava) il periodo di incubazione molto lungo, la trasmissione rapidissima tra esseri umani e invece lentissima nelle pestilenze moderne imputate con certezza al batterio yersinia pestis (a dispetto dei mezzi di trasporto di massa), la sintomatologia, contagiosità e mortalità (3% contro oltre il 90%) sensibilmente diverse da quelle delle pestilenze moderne (es. Canton) e i risultati delle analisi molecolari compiute su dei campioni raccolti in fosse comuni in Francia, Italia, Inghilterra e Danimarca – dove è assente il batterio della peste, che è invece presente in altre sepolture non associate alla Morte Nera o alla Peste di Giustiniano (inoltre in altre fosse comuni dell’epoca della Morte Nera, in Scozia sono state trovate spore di antrace).


http://www.newscientist.com/article/dn4149-case-reopens-on-black-death-cause.html


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2630035/


http://black-death-revisited.org/

Il profilo genetico della yersinia pestis medievale europea non differisce sostanzialmente da quello orientale moderno.


http://www.nature.com/nature/journal/v478/n7370/full/nature10549.html

Per dar conto delle incongruenze i difensori dell’ipotesi yersinia pestis hanno chiamato in causa un’altra malattia che si è sovrapposta e diffusa parallelamente (mi pare una “spiegazione” po’ troppo conveniente):


http://books.google.it/books?id=yw3HmjRvVQMC&printsec=frontpage&redir_esc=y

“La peste nera non deriva dai topi, ma da un virus contagioso che potrebbe tornare in ogni momento. Lo sostengono nel libro Biologia delle Pesti due ricercatori dell’ Università di Liverpool, Gran Bretagna. Per secoli si era creduto che la peste bubbonica, capace di uccidere in 5 giorni dalla comparsa dei sintomi e che nel Medio Evo ha decimato la popolazione europea, fosse stata trasmessa da una specie di ratti. I due epidemiologi britannici, Susan Scott e Christopher Duncan, hanno invece scoperto che la peste deriva da un virus, che è lontanamente correlato a quello di Ebola che disintegra gli organi e li riduce in poltiglia”.


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/21/la-peste-puo-tornare.html

“…due ricercatori dell’ università di Liverpool, Susan Scott e Christopher Duncan, autori del saggio Biology of Plagues pubblicato dalla Cambridge University Press. La loro tesi è che la peste del 1347-48, quella descritta dal Boccaccio nel Decamerone, e le pesti successive, fino a quella del 1630-31 descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi, non furono pesti vere, cioè malattie epidemico-contagiose dovute – come fin qui s’è creduto – al bacillo denominato Yersinia pestis in onore del suo scopritore, il medico svizzero Alexandre Yersin che ne dimostrò la presenza nel materiale infetto durante l’epidemia di Hong-Kong del 1894. Le tesi, rivoluzionaria, è fondata su criteri clinici e su rilievi di epidemiologia, biologia molecolare e modellistica informatica. Essa colloca «il quadro delle pesti europee in una nuova cornice». Anzitutto ricordiamo che, com’è noto, la peste arrivò in Europa dall’Asia per la via del mare: entrò da Sud, dalla Sicilia, recata da navi genovesi importanti grano dalle terre bagnate dal Mar Nero, e dall’ Italia dilagò a macchia d’ olio nel continente fino all’ Inghilterra e ai Paesi scandinavi. Fu un’immane moria, che stroncò le vite di 30 milioni di europei (su una popolazione complessiva di 100 milioni). Clinicamente la malattia fu caratterizzata da febbre alta, fetore corporeo, sbocchi di sangue, macchie emorragiche sulla pelle, tumefazioni ghiandolari (bubboni): un quadro, affermano Scott e Duncan, che non è affatto specifico della peste da bacillo di Yersin, ma è proprio di altre malattie, del passato e del presente, che ebbero o hanno caratteristiche analoghe e analogo decorso iperacuto con esordio improvviso. Si tratta di malattie vecchie e nuove come l’ influenza «spagnola» del 1918, l’ Aids prima maniera, la malattia da virus Ebola: malattie, come si vede, non bacillari, ma virali. La peste che esordì in Europa nel basso Medioevo fu dunque dovuta a un virus? Di quella peste il Boccaccio e i testimoni coevi – medici e cronisti – descrivono l’andamento repentino, i decessi fulminei, i contagi immediati (cioè i contatti apparentemente da uomo a uomo). Non si parla né di topi (ospiti di prima scelta del bacillo di Yersin) né di pulci (vettrici del bacillo); si pensò che tale omissione fosse dovuta al fatto che pulci e topi erano una presenza quasi fisiologica in una società, come quella medievale, a corto d’igiene individuale e collettiva. Ma, rilevano i due attenti ricercatori di Liverpool, il topo marrone fece la sua comparsa in Europa mezzo secolo dopo la scomparsa spontanea della peste (che essi datano intorno al 1670). E d’altra parte il rapidissimo propagarsi dell’ epidemia come avrebbe potuto essere compatibile con un contagio murino, mediato da topi certamente ostacolati nei loro percorsi dalle barriere naturali dei fiumi, dei monti, dei mari? Il contagio, si afferma, non poté che essere interumano, trasmesso dall’ uomo all’ uomo attraverso le vie di comunicazione transfluviali, transmarine, transalpine….

Giorgio Cosmacini


http://archiviostorico.corriere.it/2002/agosto/28/Boccaccio_Manzoni_Non_vera_peste_co_0_0208285619.shtml

Alcuni biologi dell’Università di Liverpool, nel Regno Unito, hanno pubblicato un nuovo studio dal quale risulta che, se il dieci per cento degli europei è immune al virus dell’Hiv, ciò è dovuto alle epidemie che si diffusero nel continente in epoche passate. Gli scienziati sanno da tempo che queste persone sono portatrici di una mutazione genetica (del gene chiamato Ccr5) che impedisce al virus dell’Hiv di penetrare nel loro sistema immunitario. A sconcertarli è stato il fatto che l’Hiv è comparso solo di recente e quindi non può aver fatto aumentare la frequenza della mutazione fino ai livelli elevati che si riscontrano oggi in alcune parti d’Europa. Tuttavia, un nuovo studio condotto da Christopher Duncan e Susan Scott attribuisce la grande diffusione della mutazione al fatto che essa previene il contagio anche da un’altra malattia virale mortale che ha devastato l’Europa in passato. Secondo il professor Duncan, “Il fatto che la [...] mutazione sia limitata all’Europa sta ad indicare che le epidemie del Medio Evo hanno svolto un ruolo fondamentale nell’aumento della frequenza della mutazione. Anche queste epidemie rimasero confinate all’Europa, si protrassero per oltre 300 anni ed ebbero un tasso di mortalità del 100 per cento”. Mentre alcuni storici hanno cercato di sostenere che le varie epidemie che si diffusero in Europa nelle epoche passate erano focolai di peste bubbonica, che è una malattia batterica, il professor Duncan e la dottoressa Scott hanno dimostrato che in realtà si trattava di epidemie di una febbre emorragica virale e letale che utilizzava il gene Ccr5 per penetrare nel sistema immunitario. Avvalendosi di modelli computerizzati, i due ricercatori hanno dimostrato come il manifestarsi di questa malattia nel corso della storia abbia fornito la pressione selettiva necessaria – offrendo semplicemente protezione da una morte altrimenti certa – a fare aumentare la frequenza di questa mutazione genetica da 1 caso su 20.000 all’epoca della “morte nera”, nel 1347, ai valori odierni di 1 caso su 10. “L’epidemia emorragica non scomparve dopo la grande peste di Londra del 1665-66, ma continuò a dilagare in Svezia, a Copenaghen, in Russia, in Polonia e in Ungheria fino al 1800″, ha concluso il professor Duncan. “Il perdurare dell’epidemia emorragica ha determinato il protrarsi della pressione selettiva sulla [mutazione genetica] ed è per questo che oggi essa si riscontra con la massima frequenza in Scandinavia e in Russia”.


http://www.marketpress.info/StoNotiziario_det.php?art=19301&pag=3&g=20050314

Se le cose stanno così, i governi che approvano ed acquistano antibiotici e vaccini inutili starebbero facendo l’ennesimo favore alle case farmaceutiche, a spese dei contribuenti:


http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/terrorismo-sanitario-e-vaccinazioni-di.html


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/12/vaccini-vaccinazioni-vaccate-il-dibattito-e-aperto/

Alimentazione per un Mondo Nuovo


http://www.evoluzioneculturale.it/2012/10/21/le-conseguenze-impreviste-della-nascita-dellagricoltura-tra-paleodieta-salute-mentale-e-benessere-sociale-1-parte/


http://www.canedo.it/ordini/asss.html

“Nel 1999, Sally Fallon ha pubblicato un classico, Nourishing Traditions. Era stato così sottotitolato “Il Libro di Ricette che Sfida l’Alimentazione Politicamente Corretta ed i Dittocratici della Dieta”; una frase di certo curiosa, non solo perché il libro è molto di più di un libro di ricette, ma perché promette di sfidare “l’alimentazione politicamente corretta”. Che cosa potrà mai voler dire alimentazione politicamente corretta?

Se guardiamo al termine correttezza politica vediamo che connota l’idea di fare uno sforzo, attraverso il linguaggio o un’azione tale da non offendere nessuno. Purtroppo, quello che di solito si arriva a fare è il prevedere quello che potrebbe offendere gli altri, auto-censurandosi; solitamente nel modo più sgraziato ed ovvio in modo da attirare l’attenzione verso lo sforzo compiuto, contribuendo ad aumentare il disagio per tutti. Cosa potrebbe esserci di più disagevole di avere messo a nudo ciò che un’altra persona pensa ti possa offendere, spesso senza alcuna conoscenza di cosa siete come individuo, andando ad agire piuttosto su stereotipi semplicistici – e anche in quel caso mancare completamente il bersaglio?

L’alimentazione politicamente corretta può essere considerata allo stesso modo. Si tratta di mangiare in un modo che è progettato per non offendere nessuno, in particolare quelli che si conformano alla prospettiva tradizionale e convenzionale di ciò che costituisce una sana alimentazione. È innegabile che almeno una parte delle risposte alla stragrande maggioranza dei problemi di salute cronici che attualmente affliggono la nostra popolazione è quella di cambiare radicalmente e migliorare la propria alimentazione, ma quali modifiche da apportare è in genere argomento di accesi dibattiti. La risposta politicamente corretta si riassume in quello che ci è stato detto da oltre mezzo secolo – mangiare meno, fare più esercizio fisico, ridurre il consumo di grassi, evitare il colesterolo e, sempre più, mangiare meno carne.

Sembra che il consenso attorno alle diete più raccomandate sia che il consumo di carne sia una brutta abitudine e che diminuire, se non eliminare del tutto il consumo di carne, sia la cosa migliore da fare per la propria salute. Le carni si stanno lentamente facendo strada verso lo stretto apice della piramide alimentare, istituita dal governo a raccomandare un minor numero di porzioni al giorno. Sono finiti i giorni dei 4 gruppi alimentari di base, quando le carni avevano tanto valore quanto frutta e verdura. Se si sta consumando una dieta politicamente corretta, si dovrebbe essere per lo meno vegetariani, idealmente vegan. Il mantra di Michael Polan, caro ai media e attuale re dei critici gastronomici eruditi, è un ottimo esempio del mantra della nutrizione politicamente corretta: “Mangiate cibo. Non troppo. Per lo più piante.”

Sempre più frequentemente il ‘cibo salutare’ è associato con il vegetarianismo. Spesso, nuovi intrugli vegetariani trattati si allineano sugli scaffali dei negozi di alimenti naturali, mentre le carni sane, semmai presenti, sono relegate alla sezione congelatore, sul retro. La figura del sano macellaio organico, che prepara carne priva di prodotti chimici, senza ormoni e antibiotici aggiunti, sembra estranea a questa cultura dell’alimento salutare. Anche tra gli appassionati salutisti consapevoli che ne sanno abbastanza da evitare alimenti trasformati, il cibo crudo vegano è l’impostazione predefinita, e non un omnivorismo cosciente.

Ma la domanda che bisogna porsi è se questa mossa verso una dieta vegetariana è nel nostro interesse dal punto di vista della salute. Ci sono molti argomenti per il vegetarianismo, ma quanti di loro sopravvivono ad un’inchiesta?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo guardare indietro nella storia. Nonostante le affermazioni che si debba, attraverso la scienza e la tecnologia, diventare una popolazione più sana, l’effetto contrario è evidente a chiunque – anche coloro che promuovono le diete ‘politically correct’. È vero che i decessi derivanti da malattie infettive sono diminuiti in modo significativo dopo la fine del secolo scorso; (Quando è stata l’ultima volta che avete sentito parlare di qualcuno che muore di colera o di tifo?), quasi al punto in cui tali decessi sono sconosciuti ad oggi. Tuttavia, la malattia cronica è rimasta in costante ascesa nel medesimo periodo di tempo. La durata della vita umana può avere avuto un aumento post-industrializzazione (“può” perché questo fatto è discutibile se si considerano le statistiche sulla mortalità infantile), ma queste vite più lunghe, francamente, sono piene di malattie croniche. Cancro, malattie cardiovascolari, diabete, artrite, osteoporosi – queste sono le piaghe dei tempi moderni e, se non possono ucciderci rapidamente, rendono sicuramente la nostra nuova vite piena di molta più sofferenza.

Così, al fine di affrontare adeguatamente il problema delle malattie croniche, sembra più logico cercare indietro, al tempo in cui queste malattie croniche non erano presenti o per lo meno erano considerate un’anomalia invece che la norma. È qui che l’opera di Weston A. Price diventa inestimabile. Weston R. Price, un dentista e nutrizionista, nel 1939 ha viaggiato per il mondo ed ebbe l’unica fortuna di aver studiato la dieta di numerose società native, quando queste non erano ancora state raggiunte dalla piaga della moderna e trattata dieta occidentale. In più, è stato in grado di confrontare direttamente quelli del pool dello stesso gene che si alimentavano con una dieta tradizionale o con una moderna di cibi trattati (spesso studiando i membri della stessa famiglia o anche gemelli, mettendo a confronto un membro della famiglia che avevano soggiornato nel villaggio mangiando la loro dieta tradizionale, ad un altro che si era trasferito nella grande città, e che prese a seguire una dieta moderna).

Quello in cui Price si era imbattuto è stato a dir poco straordinario. Ha scoperto in primo luogo che ovunque i nativi si avvicinassero ai moderni alimenti trasformati come lo zucchero e la farina bianca – i principali prodotti della vita occidentale – si verificavano casi di malattie degenerative. Price trovò che piaghe della civiltà moderna come l’affaticamento muscolare, il mal di testa, carie dentaria, bocca stretta, con molari e l’affollamento dei denti, allergie, asma e molte delle malattie degenerative del giorno compresa la tubercolosi, le malattie cardiovascolari e cancro, erano semplicemente assenti in popolazioni che avevano continuato a sostentarsi con le loro diete indigene. Tuttavia, con lo spostamento verso prodotti alimentari occidentali, all’interno di una sola generazione queste stesse culture hanno sperimentato tutti i disturbi sopraelencati ed oltre.

Ma a parte questo notevole risultato, Price non aveva trovato società o tribù sane tra quelle vegetariane. Sebbene venne in contatto con alcune tribù vegetariane, inevitabilmente poi ne trovava di sane nelle vicinanze e che consumavano alcuni prodotti animali. L’antropologia culturale ha dimostrato che mangiare carne all’interno di una società è generalmente dettato dalla sua disponibilità, non da credenze o religioni. Società tradizionali sane mangiavano carne e non vi era dunque alcuna ragione per una tale società di adottare il vegetarianismo, soprattutto per motivi di salute.

Alla luce di questa constatazione, l’adozione del vegetarianesimo in tempi moderni ha bisogno di essere guardata per quello che è – una decisione morale. Non è, contrariamente a quanto ritenuto politicamente corretto, una decisione per la tutela della salute. Se Price aveva trovato società che prosperassero con una dieta vegetariana e aveva un senso per quelle società rinunciare a prodotti di origine animale, al fine di migliorare la loro salute, l’argomento avrebbe potuto cambiare direzione. Ma non fu così. Trovò il contrario.

[…].

Le raccomandazioni di Price erano quelle di mangiare carni organiche, latte crudo e burro, brodo di ossa e gli alimenti vegetali coltivati in terreni fertili. Da nessuna parte si consiglia di tagliare il consumo di carne a favore di verdure o versandovi olio vegetale.

[…].

Tra il 1909 e il 1999 il consumo di grassi animali è diminuito in modo significativo nelle nazioni occidentali, parallelamente alla crescente prevalenza di malattie degenerative – l’esatto opposto di quanto ci si aspetterebbe se l’ipotesi lipidica fosse a tenuta stagna. Il consumo di burro è sceso del 72,2%, mentre il consumo di margarina (senza colesterolo) è aumentato dell’800%. Il consumo di lardo e sego è sceso del 50% mentre il consumo di grassi vegetali è aumentato del 275% e per l’olio da insalata e da cucina il consumo è aumentato del 1.450%. Nel frattempo, il consumo di frutta è aumentato del 29%, il consumo di verdure è aumentato del 15,6% e il consumo di legumi e noci è aumentato del 37,5%. Ad essere onesti, il consumo di carni bovine e di pollo è salito di molto (22% e un folle 278%, rispettivamente), ma il consumo di uova è sceso del 13,5% e il consumo di carne di maiale è sceso del 19%. La tendenza generale è stata una forte diminuzione dei grassi animali con un aumento massiccio nei grassi vegetali da margarina e grassi idrogenati, come oli vegetali e di cottura. Mentre l’epidemiologia non può mai essere presa come una prova efficace, si devono valutare con attenzione certe prove – le malattie cardiovascolari sono aumentate, mentre il consumo di grassi animali è stato sostituito dagli oli vegetali – idrogenati e non. (Nota: il consumo di zucchero raffinato è aumentato del 74,7% nello stesso periodo di tempo, e di circa il 1.600% dal 1809. Questo, ancora, non prova nulla, ma un’ipotesi imparziale direbbe che anche questo è uno dei protagonisti chiave tra le malattie della modernità).

[…].

Molti animali, insetti, uccelli, microbi e, ovviamente, le piante stesse, devono dare la loro vita per servire all’uomo i suoi vegetali. L’espansione in tutto il mondo dell’agricoltura ha distrutto molti ecosistemi, ha devastato le zone umide e causato l’estinzioni di molti. La morte è parte integrante di ogni boccone di cibo che ci sostiene.

È comprensibile che allo spiritualmente inclinato non mi piace questo fatto. Nessuna persona ragionevole in possesso di una coscienza vuole fare del male ad un altro essere vivente. Noi non siamo portati a pensare a questo quando ci sediamo a consumare i nostri pasti, perché il pensiero ci mette a disagio. Questa potrebbe essere la radice di uno dei problemi nella nostra catena alimentare. Il nostro evitare di riconoscere che è davvero la vita che è stata data al fine di alimentarci che può essere il fattore che ci ha portato fare questo agli animali, (e anche le piante, si potrebbe argomentare), cioè l’essere trattati in modo deplorevole all’interno di fabbriche agricole, con pratiche che sono di fatto terribili. Abbiamo ceduto ad un volere cieco, girando le spalle alla catena alimentare, una politica del ‘non chiedere’ e ‘non dire’ che ci nasconde verità scomode sul nostro sostentamento. Mentre una gran quantità di sofferenza viene consumata dietro le quinte, ci troviamo di fronte sottili pacchettini di polistirolo – privi de segni di quella vita che un tempo scorreva attraverso muscoli che sono diventati cibo.

Non possiamo giustificare i flagranti abusi di rispetto e di dignità che avvengono negli allevamenti intensivi prevalenti in Occidente. Non c’è dubbio che il sistema di produzione della carne in Occidente sia assolutamente deplorevole. Mangiare ciò che può essere chiamato un animale ‘allevato commercialmente’, di quelli cresciti con antibiotici, steroidi e con mangimi gravati da veleni tossici, da muffe e funghi e altri additivi, non può semplicemente essere giustificato. Né può l’indicibile tortura che gli animali in allevamenti intensivi sono costretti a sopportare per tutta la vita venir considerata accettabile in alcun modo.

Non è quello con cui i nostri antenati del Paleolitico si sono evoluti mangiando. Questo certamente non ci ha regalato un più grande cervello. Al contrario, dovremmo ritenerci fortunati se riuscissimo a scamparla avventurandoci in dieta come questa senza subire danni al cervello. Questo è l’esatto contrario di quello che Weston A. Price ha assistito tra culture tradizionali fiorenti nelle loro comunità isolate. Mangiare animali allevati in modo così innaturale e nutriti con una dieta completamente innaturale non può che condurre ad una popolazione malata come gli animali di cui si nutre. Questo può tranquillamente chiamare cibo anti-spirituale. Gravato da tossicità, di sofferenza e di carico karmico, mangiare in questo modo è come percorrere un sentiero di entropia e di morte.

Ma qui è dove l’argomento del movimento vegetariano spesso svela il suo errore più fondamentale – quello di equiparare tutti gli onnivorismi con una partecipazione nella catena alimentare priva di coscienza. C’è una via di mezzo tra il veganismo etico e pratiche assassine dell’allevamento industriale, e questa terra di mezzo è quello che il pensare e il sentire degli uomini spirituali fatica a trovare nell’ambiente alimentare odierno.

C’è un modo di mangiare carne come parte della dieta quotidiana, senza dover limitare il consumo di ogni altro giorno o solo nei fine settimana come Graham Hill, fondatore della treehugger.com, raccomanda. L’agricoltura, quando fatta in un modo che vede tutta l’azienda come un unico organismo – ogni parte, comprese le piante, gli animali e anche l’agricoltore, sono tutti componenti vitali che simbioticamente assistono reciprocamente ad uno sviluppo – non devono causare danni all’ambiente o alle persone che traggono sostentamento dall’azienda stessa.

Gli animali non mangiano naturalmente cereali e soia, non dovrebbero far parte della loro alimentazione. Le mucche devono mangiare erba dai pascoli e quindi restituire gli elementi nutritivi sotto forma di concime per rinvigorire il terreno. A differenza dei problemi inerenti alle operazioni di stoccaggio a terra dove vengono pompatae enormi quantità di rifiuti provenienti da animali malati nell’ambiente circostante causando problemi di inquinamento, i rifiuti di origine animale sani provenienti da una fattoria equilibrata sono invece un mezzo per nutrire il terreno. La salute del suolo è il modo migliore per misurare la salute della fattoria, tra cui piante e animali.

L’agricoltura presa come una pratica spirituale, intrisa di una conoscenza oggettiva, che riconosce la complessa interrelazione di tutta la vita e di come i cicli di una specie sono intimamente legati a quelli di tutti gli altri in favore dell’ambiente, è l’agricoltura del futuro. Questa è l’essenza dell’agricoltura biodinamica, ed è l’unica speranza per salvare il pianeta. Eliminando gli animali da questo delicato equilibrio sarebbe assimilabile ad eliminare un organo dal corpo”.


http://conosci-te-stesso.blogspot.it/2011/02/seppellire-lipotesi-vegetariana.html

Libro di Weston A. Price


http://journeytoforever.org/farm_library/price/pricetoc.html

Sul dibattito paleodieta-veganismo/vegetarianismo


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/la-celebre-paleodieta-grande-richiesta.html


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/13/cosa-sta-succedendo-ai-clinton/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/29/quali-celebrita-seguono-la-paleodieta/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/24/oetzi-il-paleouomo-che-non-faceva-la-paleodieta-e-si-vede/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/24/oetzi-il-paleouomo-che-non-faceva-la-paleodieta-e-si-vede/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/20/le-singolari-scelte-pubblicitarie-della-peta-animalisti/

Qui c’è un’utile scheda di ricapitolazione che spiega cosa fare per disattivare il più possibile gli antinutrienti (fattori antinutrizionali):

http://amaltea.vete.unimi.it/docenti/cheli/FAN.pdf

Il calore è utile (fino a un certo punto) per rendere meno tossici certi alimenti, altri richiedono un altro tipo di intervento.

Consiglio il prezioso blog di questo biochimico e neurologo che è una miniera di informazioni e di dati clinici/sperimentali; nel relativo forum si svolgono dibattiti molto istruttivi (in inglese!):

http://wholehealthsource.blogspot.it/

(come si vede dalle foto, si dedica all’orticoltura, quindi non ha escluso la verdura dalla sua dieta – sarebbe una sciocchezza – ma la consuma intelligentemente)

Fragile, maneggiare con cura

• Secondo i neurologi la causa primaria della notevole differenza tra questi due cervelli è il modo in cui sono stati trattati dalle loro madri [e non dimentichiamoci delle responsabilità dei padri! NdT]

• Queste immagini sono scansioni del cervello di due bambini di tre anni

• Il cervello di sinistra è notevolmente più grande, ha meno macchie e meno aree scure rispetto a quello di destra.

La premura di una madre non ha effetti solo emotivi, ma paga dividendi anche in termini di dimensioni del cervello del bambino e di facoltà empatiche, dicono gli scienziati.

In pratica un bambino “abbandonato” ha più probabilità di diventare uno sociopatico (ossia uno psicopatico indotto, che non lo era al momento del concepimento).

Professor Allan Schore, della UCLA, sostiene che se un bambino non viene trattato adeguatamente nei primi due anni di vita, ciò può avere un impatto fondamentale sul suo sviluppo.

Lo studio di psichiatri infantili e neuroscienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis, ha verificato che per quei bambini che si trovano in età scolare e che hanno ricevuto l’affetto materno nei primi anni di vita hanno un cervello con un ippocampo più grande, una struttura chiave per l’apprendimento, la memoria e la risposta allo stress.

La ricerca è pubblicata on-line negli Atti della National Academy of Sciences.


http://www.dailymail.co.uk/health/article-2224393/Why-mothers-love-really-priceless-Shocking-scans-maternal-care-determine-size-childs-brain.html

articolo scientifico originale (ringrazio Elisabetta Curzel):

http://www.pnas.org/content/early/2012/01/24/1118003109

Quali celebrità seguono la paleodieta?


No, no, no, no! Vieni,
andiamo in prigione. Noi due da soli canteremo
come uccelli in gabbia; quando tu chiederai
la mia benedizione, io cadrò in ginocchio
e chiederò il tuo perdono; così vivremo
e pregheremo e canteremo e ci racconteremo
antiche storie, e rideremo delle farfalle
dorate, e ascolteremo poveri malviventi
parlare delle novità della corte; e anche noi
parleremo con loro – di chi perde e di chi vince,
di chi è dentro e di chi è fuori – e prenderemo su di noi
il mistero delle cose come se fossimo
le spie degli Dei; e tra i muri di una prigione
vedremo consumarsi partiti e sette
di potenti, che s’alzano e s’abbassano come
la marea sotto l’influsso della luna.

Shakespeare, Re Lear, Scena III

“Ridere delle farfalle dorate” = farsi beffe della vanagloria delle celebrità, dei potenti.
[mai sottovalutare Megan Fox ;o)]

Megan Fox,Elizabeth Hurley, Tom Jones, Novak Djokovic, Uma Thurman, Angelina Jolie (che ha prima provato il veganismo e ha rinunciato perché lo considera “troppo pericoloso e poco equilibrato per lei e per i suoi figli”), Matthew McConaughey, Eva La Rue (CSI) e (forse) Demi Moore.


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/la-celebre-paleodieta-grande-richiesta.html


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/24/oetzi-il-paleouomo-che-non-faceva-la-paleodieta-e-si-vede/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/16/andateci-piano-col-glutine-ce-semper-bon/

Psicopatia, portami via – La gente ce l’ha sotto il naso, ma non la vuole vedere

Romney nega spudoratamente davanti a milioni di Americani di aver detto o scritto cose che ha detto e scritto (il che è facilmente documentabile). Obama, interdetto, perde il confronto (lui, le molte volte che mente, non lo fa con così tanta disinvoltura, non con quel godimento).
Cameron presenta i conservatori inglesi (quelli che hanno tolto l’assistenza ai disabili relegandoli in casa) come “il partito della compassione”.
Serve davvero altro per capire che queste persone sono psicopatiche?
Se vedete una persona di colore, riuscite a chiamarlo “nero” anche se è politicamente scorretto accennare al colore della pelle?
Se uno è un imbecille non si può definirlo tale perché non sta bene e allora non lo è più?

Perché molti trovano così difficile accettare l’idea che una considerevole parte dell’umanità è diversa, è priva di empatia e coscienza e non ci può fare niente?
Un nero è nero, non è bianco. E uno psicopatico è quello che è, non ha scelto lui di essere così. Mentre il nero non è meno innocuo in quanto nero, lo psicopatico si comporta come la sua natura gli detta di comportarsi ed è nocivo per tutti gli altri, inclusi gli altri psicopatici (circa il 3-6% dell’umanità).

“Nel libro di Claude Steiner “l’alfabeto delle emozioni” ci vengono presentate due categorie di persone destinate ad esercitare “potere” nel mondo: gli psicopatici e gli empatici .

Gli psicopatici sono emotivamente “freddi”, non hanno contatto emotivo, sono bloccati nel “sentire”, agiscono senza freni. Possono mentire, rubare, estorcere, manipolare, senza sensi di colpa. Giocano con l’altro, lo usano, lo seducono, lo commuovono in funzione del potere, del possesso, del successo. Per gli psicopatici l’altro è solo un voto, un corpo, una cosa e non una persona. Raccontano verità diverse, giocano con le parole in funzione dell’interlocutore che ascolta. Ciò che è stato detto ieri oggi viene smentito. Tutto è strumentale e strumentalizzato. Hanno una grande capacità di intuire che cosa le persone vogliono sentire, lo dicono senza crederci, ma lo fanno sorridendo. Intuiscono se c’è un prezzo per il quale l’interlocutore è disposto a vendersi . Inventano nemici e traditori su cui indirizzare l’aggressività e le responsabilità degli insuccessi. Nella loro storia personale il cuore non è stato considerato e lo hanno dimenticato. Hanno un grande buco nell’anima, sono insaziabili e tutto ciò che conquistano, strappano, costruiscono, possiedono non placa il loro “vuoto”.

Gli empatici sono attenti ai sentimenti altrui. Cercano di cooperare con gli altri, di ottenere il meglio da sé e dalle persone. Si sentono impegnati a costruire percorsi e relazioni leali, autentiche, emozionalmente oneste. Il politico empatico ascolta il dolore e si è dato un metro con cui misurare i comportamenti: il rispetto del cittadino e dell’avversario. L’empatico è capace di forza e di tenerezza. Sa che il potere è importante e lo considera un prestito. È consapevole che la vita è fragile, che la storia è tragica e cerca di non barare né con l’una né con l’altra. Il politico empatico insegue sogni, ma è libero nel suo procedere. Sa che ogni essere umano ha una dignità sacra e si impegna a non calpestarla. Conosce gli idoli del suo cuore e sente che ha bisogno di guarigione interiore.

Laddove il politico psicopatico distrugge l’empatico costruisce, laddove il politico psicopatico calpesta l’empatico consola e progetta speranze.

Chiaramente l’empatia e la psicopatia sono due estremi. Nessuno è totalmente empatico o psicopatico, ma riconoscere i comportamenti prevalenti in noi e negli altri è un primo passo per capire e cambiare.

Capire quanti psicopatici nel panorama politico italiano detengono posti di potere è una necessità per custodire il futuro. Sono tanti, troppi coloro che avendo problemi in sospeso con la vita sono stati arruolati come classe dirigente dai vari partiti. E sono tanti, troppi i politici psicopatici a cui abbiamo consegnato il nostro consenso”.


http://www.insiemeragusa.it/node/396

Fenomenologia della psicopatia

Indossano sempre delle maschere (metaforiche): in pubblico vanno incontro alle aspettative altrui, per mimetizzarsi meglio (sanno di essere diversi dagli altri). Lo facciamo tutti, ma loro hanno come unico obiettivo la manipolazione del prossimo per realizzare i propri scopi.

Feriscono gli altri ma cercano costantemente di suscitare pietà o sensi di colpa, sentimenti che li avvantaggiano nelle loro manipolazioni.

Non sanno cos’è la coscienza e l’empatia ma la vedono negli altri e si convincono che sia un handicap. Terraformano la società in modo da allinearla alla loro percezione di come debbano andare le cose (vizi diventano virtù, virtù diventano vizi o patologie)

Sono guidati dalla necessità di dominare gli altri in un modo o nell’altro e di accumulare, ingoiare, spinti da un appetito inestinguibile.

Hanno unicamente e sempiternamente i propri interessi in mente.

Sono seduttori nati perché, almeno inizialmente, si conformano perfettamente alle aspettative degli altri. Sono dei camaleonti in forma umana.

Credono di essere più importanti di quello che realmente sono (e si sforzano di convincere gli altri di esserlo). In genere si prendono dannatamente sul serio.

Per difendere la loro credibilità e status gonfiato a dismisura mentono metodicamente.

Se non possono manipolare direttamente qualcuno seminano zizzania, mettono gli uni contro gli altri, diffondendo malelingue e calunnie.

Le loro emozioni (salvo il risentimento, la delusione, la rabbia, la bramosia) sono false e non sono bravi a calibrarle, perché sono privi di empatia, sono come dei principianti assoluti. Esagerano (“lacrime di coccodrillo”) oppure si mostrano singolarmente freddi. Sono spesso fuori luogo.

Non hanno assolutamente alcun riguardo per i sentimenti degli altri e li accusano di reagire sproporzionatamente alle loro azioni.

Sono completamente irresponsabili, privi di rimorsi e scrupoli, non si assumono mai alcuna responsabilità. Se rimpiangono qualcosa, è per non averla ottenuta.

Se chiedono scusa è solo perché la situazione lo richiede per poter continuare a manipolare il prossimo.

Sono amorali e promiscui, incapaci di essere fedeli, vogliono sempre prendere e se danno un po’ e perché sanno di potere ottenere molto di più.

Vivere in mezzo a persone dotate di coscienza è per loro estenuante. Per questo si prendono delle vacanze di completa depravazione. Vogliono sentirsi sporchi, impuri, corrotti, per ripulirsi dei “buoni sentimenti” che sono costretti a subire quotidianamente e che li fanno sentire a disagio. Droghe, prostituzione, pedofilia, abusi e torture possono essere degli ottimi sfoghi.

La loro prospettiva è fissata sul breve termine. Non sono lungimiranti e questo è il loro Tallone d’Achille: vedono la realtà come desiderano vederla, non come è. Prima o poi fanno un passo più lungo della gamba e crollano rovinosamente. È solo una questione di tempo.

Si annoiano facilmente, sono drogati di eccitazione e quindi impulsivi. Il che li rende ancora più vulnerabili all’autolesionismo (es. DSK).

Se non succede prima è perché, di norma, sono molto intelligenti ed abili nella mimesi. Quelli non sufficientemente acuti commettono errori grossolani e finiscono in galera. Gli altri arrivano al potere sfruttando la benevolenza, compassione, altruismo, spirito di sacrificio, devozione, dedizione, ingenuità, idealismo e credulità (imbecillità) dei “normali”. Fregare il prossimo facendo leva sulle sue virtù (che per loro sono debolezze) li fa godere, letteralmente.

Può capitare che fissino gli altri intensamente, come un predatore che mira alla sua preda.


http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/golpe-psicopatico.html

Gli OGM uccidono: è un fatto.

Quando si auspica il superamento dell’istituzione Stato, si dovrebbe considerare anche che le autorità europee – non elette – hanno dimostrato a più riprese di essere molto sensibili al lobbismo delle multinazionali euro-americane. In questo, come in altri casi, sono stati i governi nazionali di Italia e Francia a proteggere i loro cittadini dall’avidità ed irresponsabilità degli amministratori delegati – non eletti – delle grandi imprese transnazionali. E l’hanno fatto sfidando le decisioni di Bruxelles, che solo a causa di queste resistenze ha accettato di considerare l’ipotesi di una “maggiore flessibilità” concessa ai Paesi dell’Unione che vogliano limitare o vietare la coltivazione di OGM nel loro territorio.

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Superparassiti (erbacce ed insetti) evolutisi per aggirare le “difese” del mais geneticamente modificato della Monsanto ora sono inarrestabili. Questo stesso articolo riporta i risultati di studi clinici canadesi ed italiani che dimostrano la tossicità per gli esseri umani degli OGM


http://www.npr.org/blogs/thesalt/2011/12/05/143141300/insects-find-crack-in-biotech-corns-armor

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Qui una rassegna delle dozzine di ricerche specialistiche che documentano le conseguenze impreviste degli OGM:


http://natureinstitute.org/nontarget/report_class.php

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Tumori plurimi così grandi da formare protuberanze visibili e palpabili e forte incremento della mortalità: sono le conclusioni di uno studio choc sulla tossicità degli Ogm realizzato dai ricercatori dell’Università di Caen, nel nord della Francia, su 200 topi.

In particolare lo studio, condotto nella massima segretezza per evitare intercettazioni telefoniche e pressioni, ha valutato gli effetti tossici di un mais transgenico e di un erbicida molto diffuso, il Roundup, prodotti dal gigante americano Monsanto. Pronta la reazione del governo francese che ha annunciato “misure urgenti”. “Per la prima volta al mondo si è studiato sul lungo termine l’impatto sulla salute di un Ogm e di un pesticida, cosa che non era mai stata fatta dai governi e dalle industrie. I risultati sono allarmanti”, osserva il coordinatore del rapporto, Gilles-Eric Seralini, ricercatore di biologia fondamentale e applicata all’Università di Caen, e autore del libro, ‘Tous cobayes’ (Tutte cavie), pubblicato in queste ore.

“Le conclusioni del nostro rapporto – prosegue Seralini – dimostrano un effetto tossico del mais transgenico e del Roundup sull’animale e ci portano a pensare che (queste sostanze, ndr.) siano tossiche anche per l’uomo. Diversi test che abbiamo effettuato su cellule umane vanno nella stessa direzione”. E aggiunge: “dallo studio emerge che anche a piccole dosi, l’assorbimento a lungo termine di questo mais, così come del Roundup, agisce come un veleno potente e molto spesso mortale, i cui effetti colpiscono prioritariamente i reni, il fegato e le ghiandole mammarie“.

Durante l’esperimento i ricercatori di Caen hanno ripartito i 200 topi-cavie in tre gruppi alimentandoli per due anni rispettivamente con mais Ogm NK603, Mais Ogm trattato al Roundup, e mais non Ogm trattato con l’erbicida. Rispetto a un altro gruppo di topi-campione, non alimentato con l’Ogm e il pesticida, il primo topo-cavia è morto un anno prima e al 17/o mese di esperimento si è osservato che i topi alimentati con gli Ogm hanno una mortalità di cinque volte superiore rispetto agli altri.

“I risultati mostrano un tasso di mortalità più rapido e più elevato quando vengono consumate le due sostanze incriminate (mais e Roundup, ndr.). Nei tre gruppi i ricercatori hanno constatato una mortalità da due a tre volte superiore nei topi femmina e la comparsa di tumori nei topi di entrambi i sessi fino a tre volte maggiore.

Lo studio ha suscitato vive reazioni. Il governo francese sta valutando l’attuazione di “misure urgenti” e il ministro dell’Agricoltura, Stephane Le Foll, ha chiesto che vengano attuate procedure di omologazione degli Ogm in seno all’Ue “molto più strette”. La Commissione europea ha subito chiesto che il rapporto sia sottoposto all’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa), mentre il vicepresidente della commissione agricoltura, José Bové, ha richiesto all’Ue la sospensione immediata delle autorizzazioni per la coltivazione di mais geneticamente modificato. Per la Coldiretti i risultati dello studio “rafforzano la scelta dell’Italia di vietare le coltivazioni di organismi geneticamente modificati nel rispetto del principio di precauzione”.

La ricerca francese potrebbe riaprire la discussione sulla tesi finora sostenuta ufficialmente da Bruxelles, ovvero che i prodotti transgenici finora esaminati siano innocui. Una tesi che però è già stata contestata da alcuni Paesi, come è il caso della Francia dove è stata adottata una clausola di salvaguardia per impedire la coltivazione del Mon 810 sul suo territorio”.


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=113&ID_articolo=1227&ID_sezione=242

“Il Governo francese ha attaccato lunedì scorso Monsanto anche per gli effetti degli ogm, ed in particolare di quelli del mais geneticamente modificato MON810 che non sembra si limiti a minacciare la biodiversità delle colture, ma pare contempli “rischi significativi per l’ambiente e la salute”, ha fatto sapere il ministero dell’Ambiente francese in una nota. Notizia confermata anche dai risultati pubblicati recentemente sulla rivista International Journal of Biological Sciences che parlano di grossi danni agli organi dei mammiferi provocati proprio da un noto mais ogm della Monsanto diffuso per la sua fama di essere resistente alla siccità.

Così, anche in seguito al blitz di due settimane fa all’interno del centro di ricerca della Monsanto a Trèbes-les–Capucins di alcuni attivisti No-Ogm, che avrebbero trovato sacchi di mais MON810 trattati con il Poncho 2, un potente pesticida prodotto da Bayer (già sotto accusa per la moria di api), il ministro delle Politiche Agricole Bruno Le Maire e quello dell’Ecologia Nathalie Kosciusko-Morizet hanno confermato la moratoria indetta quattro anni fa per la coltivazione del mais della controversa azienda. Una decisione in netta contrapposizione con il parere negativo espresso lo scorso novembre dalla Corte suprema francese, in linea con la Corte di Giustizia europea, secondo le quali “non c’è alcuno studio che possa provare che gli ogm siano rischiosi”.

Non si è fatta attendete la replica della Monsanto che dopo aver dichiarato che “dal 2008 ad oggi, non ha venduto né sperimentato colture ogm in Francia in quanto i suoi stabilimenti potevano solo stoccare ed imballare sementi geneticamente modificate e convenzionali da destinare all’esportazione” ha in ogni caso annunciato che intende lasciare la Francia e l’Europa “per il clima di accesa opposizione da parte dell’opinione pubblica francese verso l’introduzione degli ogm”.


http://www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Francia-la-Monsanto-lascia-Parigi-per-il-clima-velenoso-quasi-come-i-suoi-pesticidi-133972

La Russia, sulla base dello studio francese, ha deciso di bloccare l’importazione di mais geneticamente modificato targato Monsanto:

http://rt.com/business/news/russia-monsanto-corn-ban-005/

Parliamo un po’ di droghe, legalizzazione e psichedelia (ma sì, dai!)

 

In un certo senso, siamo nello stesso dilemma etico e morale in cui si trovarono i fisici nei giorni precedenti al Progetto Manhattan. Quelli di noi che lavorano in questo campo vedono il potenziale di sviluppo per un controllo quasi totale delle emozioni umane.

Dr. Wayne Evans, U.S. Army Institute of Environmental Medicine, 1978

Il senno è in svendita per eccesso di offerta e nessuno lo compra. Tutti lo danno via convinti che non abbia valore o sia addirittura un disvalore.

Viviamo in un mondo in cui il termine “classe” è diventato sinonimo di “casta”, chi chiede giustizia sociale è “anti-europeista”, chi chiede pace è “antisemita” e chi chiede il rispetto dei diritti umani è “anti-americano”.

È ovvio che se una persona è appena appena in grado di intendere e volere la dissonanza cognitiva lo costringe a svendere il senno, o rifugiarsi nella droga,  oppure rassegnarsi a vivere come un paria.

Parliamo allora di chi trova conforto nella droga.

“La foglia di marijuana è il nuovo simbolo della pace”. Lady Gaga lancia così l’ultima provocazione durante il suo concerto ad Amsterdam. I suoi fan le lanciano sul palco uno spinello e la cantante lo accende, lo fuma e poi lo rilancia al pubblico. Non soddisfatta, la popstar ha dichiarato che la marijuana ha cambiato la sua vita facendole ridurre l’assunzione di alcol e che, combintata alla sua musica, è stata un’esperienza assolutamente spirituale. Scherzando, Lady Germanotta ha dichiarato che tenterà di parlare con il presidente Barack Obama per convincerlo a far diventare la cannabis legale in tutto il mondo”.


http://tv.liberoquotidiano.it/video/108028/Lady_Gaga_fuma_uno_spinello_sul_palco.html#.UFrbXK5vHGg

 

L’ultimo trend è chiedere la legalizzazione delle droghe leggere. Lo fanno un  po’ tutti: Saviano (personaggio di fama e stima immeritatissima), Veronesi (non particolarmente stimato dai suoi colleghi oncologi ed una ragione ci sarà), Lady Gaga, Vasco Rossi, Beppe Grillo, i quotidiani simbolo della crema dell’establishment: Economist e Washington Post, nonché Gianfranco Micciché (!!!) e Milton Friedman, il guru dei neoliberisti (degli interessi forti)


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/25/il-criptofascismo-dei-liberalizzatori-e-dei-privatizzatori/

e teorico del capitalismo del disastro


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/shock-economy-il-capitalismo-del.html

Il che mi dà da pensare e dovrebbe far pensare un po’ tutti.

 

Mi dà da pensare anche l’opinione del professore di Economia della Sorbona Pierre Kopp: “Lo Stato deve supervisionare produzione e distribuzione”. Per il docente, il guadagno è assicurato: un miliardo di euro di tasse e 300 milioni ora spesi per le incriminazioni per chi si trova in possesso di cannabis


http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/francia-la-legalizzazione-delle-drogheleggere-farebbe-bene-alleconomia/150030/

Penso infatti alla visione distopica di uno che era un insider in certi ambienti britannici, Aldous Huxley (Il Mondo Nuovo – Brave New World):

“Al tradizionale processo di educazione viene sostituito uno di condizionamento psico-fisico, che inizia sin dal concepimento…Il condizionamento viene considerato una pratica normale in questa società, tanto che gli individui usano il termine “condizionato” al posto di “educato”. Ognuno viene indottrinato ad amare la propria collocazione sociale, il colore della propria uniforme, la vita cui sarà destinato per la casta cui appartiene. Come “rimedio” per ogni eventuale infelicità, agli individui viene fornito un medicinale chiamato soma, in realtà una droga euforizzante e antidepressiva[2], garantendo così un ulteriore controllo della popolazione”.


http://it.wikipedia.org/wiki/Il_mondo_nuovo

“La rivoluzione definitiva, l’ultima rivoluzione, quella in cui l’uomo può agire in modo diretto sulla mente e sul corpo dei suoi simili”


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/11/la-rivoluzione-finale-di-aldous-huxley-ovvero-rivoluzione-non-e-sinonimo-di-emancipazione/

 

Paolo Borsellino [“Droga libera o uomini liberi?, in Idem, Oltre il muro dell’omertà. Scritti su verità, giustizia e impegno civile, Rcs, Milano 2011, p. 96] smentiva la tesi di Saviano che la liberalizzazione delle droghe leggere avrebbe inferto un duro colpo alla mafia. La considerava «semplicistica e peregrina», figlia di «fantasie sprovvedute».

La CIA ha, come sempre, le mani in pasta:


http://it.wikipedia.org/wiki/CIA_e_traffico_di_droga

“Alfred McCoy, The Politics of Heroin (pubblicato originariamente nel 1972 come The Politics of Heroin in Souiheast Asia, e ripubblicato in un formato grandemente rivisto ed ampliato nel 1991); The Great Heroin Coup: Drugs, lntelligence & International Fascism, del giornalista danese Henrik Kruger (1980); The Big While Lie: The CIA and The Cocaine/Crack Epidemic, dell’ex agente di vertice alla DEA Michael Levine (1993); Cocaine Politics: Drugs, Armies and the CIA in Central America, di Peter Dale Scott e Jonathan Marshall (1991); The Crimes of Patriots: A True Tale of Dope, Dirty Money and the CIA dell’ex reporter del Wall Street Journal Jonathan Kwitny (l987); In Banks We Trust, dell’ultimo Penny Lernoux (1984); Storming Heaven: LSD and the American Dream, di Jay Stevens (1987; il capitolo intitolato “Noises Offstage” riguardante gli esperimenti MK-ULTRA della CIA, che utilizzava LSD su cittadini americani inconsapevoli negli anni ’50 e ’60); e Acid Dreams: The CIA, LSD and the Sixties Rebellion, di Martin Lee e Bruce Shlain (1985). Malgrado le evidenze schiaccianti del coinvolgimento diretto di agenti dello Stato nello spaccio di eroina e cocaina, la posizione ufficiale dell’apparato è che sta diligentemente perseguendo una strategia di “tolleranza zero”, volta ad eliminare il “flagello delle droghe illegali” dalla nostra società. Come recita il cliché, la prima vittima in questa guerra è stata la verità”.


http://www.gotanotherway.com/IANNC/109/Controllare_sballati,_spacciatori_e_una_Nazione_di_eroinomani

Nota Bene: “Storming Heaven: LSD and the American Dream” di Jay Stevens è un capolavoro assoluto. Una di quelle inchieste metodiche, dettagliate ed argomentate che si fanno sempre più raramente


http://books.google.ca/books?id=WWmAE3kiNzsC&printsec=frontcover&source=gbs_book_other_versions_r&cad=5#v=onepage&q&f=false

L’Olanda, pioniera nel campo, sta facendo marcia indietro:


http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/413254/


http://www.ilgiornale.it/news/l-olanda-pensiona-mito-canna-marijuana-droghe-pesanti.html


http://www.ilpost.it/2012/04/28/i-coffee-shop-saranno-vietati-agli-stranieri/

Le argomentazioni conservatrici contrarie alla legalizzazione:


http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/11409-droghe-leggere-o-dignita-umana-la-droga-di-stato-e-una-forma-di-resa-e-promuove-la-schiavitu-del-tossicodipendente

Io non propongo un argomento pro o contro la legalizzazione delle droghe leggere, ma un argomento antropologico contro l’uso delle droghe per spalancare le porte della coscienza e della percezione: un motivo che incontriamo su un settimanale ultra-establishment come Time:


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=3382

Lo sciamanesimo è diventato il cavallo di battaglia di molti militanti New Age ma la sua venerazione acritica è altamente discutibile. Ad ogni buon conto, stando a quanto mi consta, la stragrande maggioranza di società “indigene” non fa uso di psichedelici ed anche quelle con una tradizione sciamanica di norma non vi fa ricorso, preferendo sollecitazioni visive ed acustiche per indurre una trance.

Le due tradizioni spiritualmente più avanzate – se ci si attiene ai parametri New Age –, ossia quella aborigena australiana e quella tibetana, non hanno sentito il bisogno di usare allucinogeni.

Ne facevano invece abbondantissimo uso gli Aztechi, con la loro industria del sacrificio umano, l’imperialismo e la loro assoluta devozione a dèi spietati, schiavisti e mortiferi che avrebbero fatto la felicità dei superuomini ariani che popolavano i sogni e le visioni di Hitler.


http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/la-sindrome-del-feto-egoista-come.html

Il noto(rio) Carlos Castaneda, oltre ad essere un falsificatore professionista, si era anche costruito un culto personale ed un harem in cui proibiva l’uso di certe parole e di certi gesti legati alla sfera affettiva, il che non è propriamente in linea con il comportamento di una persona spiritualmente avanzata, che dovrebbe amare la verità, non la mistificazione, e l’emancipazione consapevole del prossimo, non il suo asservimento:


http://www.salon.com/2007/04/12/castaneda/

Se proprio uno volesse procedere lungo questa strada, alla ricerca di un’interconnessione con l’universo che non sa trovare in altro modo, ed a suo rischio e pericolo (si veda com’è finito David Icke), sarebbe auspicabile che abbandonasse fin dal principio l’approccio amatoriale e seguisse invece le istruzioni di Aldous Huxley, Alan Watts, Stanislav Grof e di tutti quegli studiosi autodisciplinati, non dediti all’eccesso (avrete forse incontrato persone che hanno abusato di sostanze psichedeliche ed è uno spettacolo miserevole – conoscevo una coppia che faceva la stagione in riviera e poi coi soldi guadagnati passava il resto dell’anno a fare il giro del mondo per provare ogni possibile sostanza psicotropa), che non hanno ripudiato l’uso dell’intelletto per obbedire alle intimazione della voce del sangue e di quella del “dio del peyote”.

Grinspoon e Bakalar, “Psychedelic Drugs Reconsidered”

Brian Wells, “Psychedelic Drugs”

Stafford e Golightly, “LSD The Problem-Solving Psychedelic”

Aaronson e Osmond, “Psychedelics: The Uses and Implications of Hallucinogenic Drugs”

David Solomon (a cura di), “LSD The Consciousness-Expanding Drug”

Pahnke, W., 1971. Psychedelic Mystical Experience in the Human Encounter with Death

www.maps.org/psychedelicreview/n11/n11004pah.pdf

Pahnke e Richards, 1966. Implications of LSD and experimental mysticism

www.psychedelic-library.org/pahnke4.htm

Griffiths, R. et al. 2006. Psilocybin can occasion mystical-type experiences having substantial, sustained personal meaning and spiritual significance


http://csp.org/psilocybin/Hopkins-CSP-Psilocybin2006.pdf

Griffiths, R., et al. 2008. Mystical-type experiences occasioned by psilocybin mediate the attribution of personal meaning and spiritual significance 14 months later

www.steffenlepa.de/oyster/psilostudie.pdf

Un cattivo esempio è invece quello di un Castaneda o di un Terence McKenna, che non sono migliori di un volgare Pifferaio di Hamelin e che hanno fatto dell’attacco alla ragione ed al metodo scientifico la loro ragione di vita e di un ritorno ad una fantomatica Età dell’Oro (quella di Oetzi?) l’utopia da ammannire ai propri seguaci per blandirli meglio ed aiutarli a fuggire dalla realtà, depotenziando così drammaticamente il potenziale di cambiamento e riformismo che c’è nei giovani. A quel punto, mille volte meglio William Blake, che almeno teneva un piede ben saldo nella realtà quotidiana e denunciava le iniquità del suo tempo. Chi fugge dalla realtà non è particolarmente incentivato ad aiutare a cambiarla in modo intelligente e ragionevole. È, di conseguenza, un perfetto conservatore.

Gli sciamani migliori, quelli più savi, erano sempre al servizio della comunità, per rendere felici, sane, integrate e prospere le altre persone. Non erano mai convinti di aver raggiunto una comprensione definitiva della realtà, anzi, e sapevano che, durante i viaggi, nell’altra dimensione, si fanno incontri anche pessimi, perché c’è un po’ di tutto, come in questa dimensione. Non erano materialisti “spirituali” e narcisisti in cerca di piacere, autostima e status. Non erano spietati e sprezzanti con chi non condivide il culto ed il gergo. Soprattutto, non cercavano potere sugli altri, ma sapienza (ossia conoscenza introspettiva e potere su di sé).

Vaccini, vaccinazioni, vaccate – il dibattito è aperto

 

Due sentenze di tribunale, in primavera e in estate inoltrata, hanno scosso il mondo della pediatria: c’è una relazione tra i vaccini obbligatori, somministrati ai nostri figli, e l’autismo. Lo hanno detto due giudici, a Rimini e a Torino, e nel secondo caso la Corte d’appello ha deciso un risarcimento da primato: 1,8 miliardi.

Il maxi risarcimento è stato ammesso per una ragazza di 29 anni da ventiquattro in coma vegetativo dopo una vaccinazione obbligatoria (antidifterica-tetanica) fatta da bambina. Qui c’era l’aggravante: l’appello ha riconosciuto l’errore di un medico che si era rifiutato di dare un cortisone alle prime manifestazioni di crisi.

Queste sentenze, basate su perizie di clinici specialisti e medici legali, sono diventate fonte di preoccupazione per le famiglie. “Con ragionevole probabilità scientifica“, si legge nelle motivazioni del Tribunale di Rimini, “la malattia è correlata alla somministrazione del trivalente presso la Asl di Riccione”. Un’associazione di consumatori come il Codacons ha chiesto di abolire “i vaccini inutili, risparmieremmo 114 milioni”.

Ecco, in questi giorni si è riaperto un dibattito mai sopito: i vaccini quanto servono e quanto sono pericolosi? Perché sono obbligatori da noi e in Francia e nel resto d’Europa solo consigliati? Associazioni di genitori che hanno conosciuto disgrazie cliniche dopo una vaccinazione, il Comilva per esempio, stanno portando su internet contro-studi.


http://www.repubblica.it/salute/medicina/2012/09/12/news/vaccini_effetti_collaterali-42380015/

LE RAGIONI DI CHI È PER LA LIBERTÀ DI SCELTA, COME NEL RESTO D’EUROPA

In Europa rimaniamo, insieme alla Francia, Belgio, Portogallo e Grecia tra i pochi paesi dove restano in vigore ancora leggi dello stato per l’obbligo vaccinale. Molte regioni italiane si sono avviate verso una libertà di scelta di fatto, ma il percorso è ancora caratterizzato da insidie e continui passi indietro, soprattutto grazie alla persistente pressione dell’establishment sanitario che teme un calo consistente delle coperture vaccinali richieste dall’OMS in caso di liberalizzazione. Di fatto laddove le regioni hanno attenuato la pressione verso gli obiettori questo non si è verificato, anche perché nel contempo la cosiddetta offerta vaccinale è più che raddoppiata, insieme all’intensificazione delle operazioni di marketing delle case farmaceutiche produttrici dei vaccini che oramai coinvolge a pieno titolo le istituzioni sanitarie nazionali, gli ordini dei medici pediatri, OMS in testa.


http://www.comilva.org/come_esercitare_lobiezione/motivi_dellobiezione_di_coscienza_alle_vaccinazioni

LO SCANDALO DELLE VACCINAZIONI DI MASSA PER LA COSIDDETTA SUINA (A/H1N1)


http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/terrorismo-sanitario-e-vaccinazioni-di.html

Verdure mutate, cisti tiroidee e le rassicurazioni di Oscar Giannino (Fukushima)

carota (carta, forbice, pietra) e daikon (rapa bianca) [dal Sankei Shimbun, uno dei 5 maggiori quotidiani giapponesi]

“Proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l`impatto di eventi terribilmente fuori scala… Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza: ma come si vede sono soldi ben spesi.”

Oscar Giannino, “Nucleare sicuro. È la prova del nove”, da “IL MESSAGGERO” di sabato 12 marzo 2011


http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=57358426

Selon les résultats d’avril 2012, 13 380 enfants, soit 31,1 % des enfants testés, ont un kyste thyroïdien, ce qui confirme les résultats de janvier 2012. Même si les kystes liquidiens ne signifient pas qu’il y ait une chance immédiate de cancer de la thyroïde, quelque chose d’anormal se passe dans la glande thyroïde de ces enfants.


http://fukushima.over-blog.fr/article-problemes-de-thyroide-a-fukushima-une-population-cobaye-109484789.html

Di oltre 38.000 bambini esaminati dalla Prefettura di Fukushima in Giappone, il36% mostra crescite anomale - cisti o noduli – alla tiroide un anno dopo il disastro nucleare di Fukushima.

Tratto da: Il 36% dei bambini di Fukushima hanno crescite anomale da esposizione a radiazioni | Informare per Resistere
http://www.informarexresistere.fr/2012/07/21/il-36-dei-bambini-di-fukushima-hanno-crescite-anomale-da-esposizione-a-radiazioni/#ixzz24w7ttPj2

So di una persona che non ha letto un singolo libro in 5 anni (avendo l’opportunità di farlo)

Si dice: l’importante non è il numero di libri che uno legge, ma la qualità delle letture e il livello di comprensione delle medesime. Ma se non hai letto neppure un libro in 5 anni quanti libri puoi aver capito in quel lasso di tempo?

Ai miei occhi, la “colpa” di questa persona non è quella di essere ignorante, è quella di rifiutarsi di vedere la sua/nostra ignoranza come un problema di importanza capitale. Eppure se siamo messi come siamo messi, se continuiamo a lamentarci, impotenti, senza sapere da dove cominciare a porre rimedio a quel che non va, se ci affidiamo anima e corpo a dei “tecnici” e ci mettiamo i paraocchi, per non vedere che non hanno a cuore il nostro interesse, è proprio per la nostra ignoranza e la nostra pretesa di non esserlo, o che comunque non sia un problema così grave.

I libri, i libri migliori, i libri capiti, quelli che fanno pensare, quelli che rendono più profondo il nostro modo di rapportarci alla realtà ed agli altri sono la base che ci serve per percepire la realtà in modo meno superficiale. La comprensione della realtà è una faccenda corale e, siccome nessuno può pretendere di essere circondato da persone lucidissime, i libri, certi libri, sono un fondamentale ausilio. In questo senso i libri sono altre persone che ti parlano e bruciare un libro è come sopprimere una voce, non leggerlo è come ignorare quel che ti dice un’altra persona.

È chiaro che nella cacofonia del mondo uno cerca di filtrare le voci che lo circondano, ma certe voci vanno ascoltate (certi libri vanno letti) perché rappresentano l’unica maniera che ci rimane per poter vivere e morire dignitosamente in una fase storica estremamente complicata, estremamente menzognera, estremamente pericolosa.

QUELLO CHE MI È STATO INSEGNATO/HO IMPARATO

Le forze che percepiamo come “oscure” non sono malvagie, sono solo ignoranti e istituiscono sistemi sociali ignoranti perché è così che credono di dover operare. In questo senso, noi ne facciamo parte a pieno titolo, anche se esiste in noi un anelito a qualcosa di diverso rispetto ad una vita basata sulla paura, che non onora le altre vite, una vita che depreda le altre vite e che opacizza il sapere, lo tabuizza, lo censura, lo sopprime.

È una misera condizione quella di chi teme la conoscenza, perché ha paura di essere messo in discussione, di disgregarsi psichicamente e forse anche fisicamente.

Il fatto è che la conoscenza è davvero potere. La conoscenza è l’unica difesa di cui abbiamo bisogno. Più uno sa o, per meglio dire, più uno restringe l’abisso di ignoranza in cui si trova, minori saranno la paura e la sofferenza; ci sarà anche meno stress, meno angoscia, minori pericoli. Poiché la conoscenza non ha limiti, il suo valore è infinito e quindi seguire la strada della conoscenza significa emanciparsi dalle limitazioni che ci impediscono di amare il prossimo come noi stessi, di realizzare un’autentica empatia.

Ne consegue che l’illuminazione proviene dalla conoscenza. Se uno si sforza incessantemente di espandere la conoscenza si munisce di una protezione contro ciò che di negativo avviene nel mondo. Non vuol dire che si immunizzerà o diventerà indistruttibile, ma semplicemente diventerà più consapevole di che cosa serva a difendersi. Per la persona che si informa, che cerca di vedere la realtà obiettivamente, questa protezione diventa una seconda natura. L’ignorante, al contrario, è come una pagliuzza nel vento, un albero bloccato dalle sue radici mentre il fronte dell’incendio si avvicina, o un bimbo che si sente colpevole delle violenze che subisce.

In una prospettiva esoterica “sorprendentemente” conforme alle finalità di istituzioni come l’UNESCO (ad esempio), aggiungere conoscenza significa aggiungere sostanza al proprio essere, aggiungere tutto ciò che è desiderabile. La luce è conoscenza, conoscenza al centro di tutto ciò che esiste e quindi fornisce protezione da ogni genere di negatività. Non è l’amore a salvarci o redimerci, ma la conoscenza. L’amore l’accompagna e presumo che nessuno di noi sappia cosa veramente sia questo Amore (agape).

Chi fallisce nella sua cerca del Graal in realtà non sta cercando conoscenza, è impelagato ad un certo punto del suo progresso, in una certa ossessione. L’ossessione non è conoscenza, è stagnazione. Chi si fissa su una cosa chiude la porta alla conoscenza, interrompe la sua crescita, la maturazione della sua coscienza, del suo ego, verso l’individuazione (cf. Jung), ossia l’interdipendenza. Quando si è ossessionati la protezione si deteriora e ci si espone ad ogni genere di difficoltà.

I libri, i libri migliori, i libri ben compresi ci proteggono.

Il seppuku (harakiri) nucleare giapponese

I poteri forti giapponesi stanno per condannare il Giappone ad un altro disastro, forse persino peggiore di quello precedente. La cecità di chi, avidamente, persegue unicamente il profitto a discapito di tutto il resto è sempre stata la radice della gran parte dei mali umani. Laddove c’è incessante bramosia non può sussistere alcun senso del limite, o buon senso in generale. Ogni manifestazione di hybris porta con sé la sua nemesi.
Consiglio a tutti gli amici in quell’area di informarsi accuratamente su come si possono contrastare gli effetti di un fall-out radioattivo, in particolare consiglio di munirsi di iodio.

“Due importanti sismologi hanno avvertito che il Giappone sta ignorando le lezioni sulla sicurezza della crisi Fukushima dello scorso anno e hanno messo in guardia contro il riavvio di due reattori il mese prossimo.

Il Giappone ha approvato il riavvio dei due reattori della centrale nucleare Kansai Ohi, nonostante l’opposizione di massa dell’opinione pubblica [che nei sondaggi ha indicato la sua volontà di fare sacrifici pur di non rischiare un altro disastro, NdT].

Saranno i primi a tornare in linea dopo che tutti i reattori sono stati chiusi a seguito del terremoto e dello tsunami dello scorso marzo che ha causato la peggiore crisi nucleare dopo Chernobyl, presso l’impianto Daiichi Fukushima.

I modelli sismici adottati dalle autorità non tengono in adeguata considerazione le linee di faglia attive vicino all’impianto di Ohi, ha detto ai giornalisti Katsuhiko Ishibashi, un sismologo dell’Università di Kobe.

“Le prove di stress e le linee guida sulla sicurezza per il riavvio di nuove centrali nucleari consentono il verificarsi di incidenti agli impianti”, ha detto ai giornalisti Ishibashi: “Invece di imporre standard più rigidi, entrambe rappresentano un duro colpo per le norme di sicurezza.”

Gli esperti che sono stati consultati dall’industria nucleare giapponese hanno sottovalutato la minaccia sismica, ha detto alla conferenza stampa Mitsuhisa Watanabe, professore di geomorfologia tettonica all’Università Toyo.

“L’esperienza e la neutralità degli esperti che consigliano l’Agenzia di sicurezza del nucleare industriale è seriamente discutibile”, ha detto Watanabe.

Dopo che un terremoto del 2007 aveva provocato delle fuoriuscite radioattive in reattori a nord di Tokyo, Ishibashi aveva spiegato che il Giappone era a rischio di un disastro nucleare a seguito di un grande terremoto, un avvertimento che si è rivelato premonitore, dopo Fukushima.

Sebbene sia impossibile prevedere i terremoti, ha concluso Ishibashi, il terremoto di magnitudo 9 dello scorso anno ha reso più probabile “devastanti” terremoti in futuro”.


http://www.reuters.com/article/2012/06/29/us-japan-nuclear-idUSBRE85S02920120629

Fukushima – è realmente possibile che Tokyo debba essere evacuata?

Il 70% dei giapponesi vorrebbe ridurre la dipendenza dall’energia nucleare, mentre il 25% rimane favorevole all’uso del nucleare. Solo il 4% dei giapponesi vorrebbe che il paese aumenti l’uso dell’energia nucleare. Un anno fa, a poche settimane dall’inizio della crisi nucleare di Fukushima, i giapponesi erano più divisi su questo tema: il 44% era per una diminuzione dell’energia nucleare, il 46% voleva mantenere le cose come stavano, mentre l’8% si dichiarava favorevole ad un incremento del nucleare.

“Japanese Wary of Nuclear Energy. Survey Report”. Pew Research Center, 5 giugno 2012.


http://bywo.wordpress.com/

Il governo giapponese ha deciso di riavviare i due reattori della centrale nucleare di Oi nella prefettura di Fukui, ma il 71 per cento degli intervistati in un sondaggio condotto da Mainichi Shimbun dice che il governo non dovrebbe avere fretta nel riavviare i reattori fermi, mentre il 23 per cento è favorevole al riavvio immediato.

“71 percent against hastily restarting Oi nuclear plant: Mainichi poll”. The Mainichi Shimbun, 4 giugno 2012.


http://bywo.wordpress.com/

Masashi Goto, già ingegnere della Toshiba specializzato nella progettazione antisismica delle centrali nucleari, ha progettato il reattore nucleare di contenimento, riguardo alla solidità della struttura del reattore n° 4: “Anche se ci sono le pareti, non esistono modi semplici di verificarne la stabilità. In che misura è stata compromessa la loro stabilità dalla temperatura dell’incendio? È essenziale avere tutti i dati quando si esegue un calcolo strutturale. Ogni volta che Tepco pubblica i dati, dice sempre: “Abbiamo calcolato questo, ecco il risultato di ciò che abbiamo fatto, quindi non c’è pericolo”. Ma non hanno mai pubblicato un dato che un analista esterno possa utilizzare per verificare le loro conclusioni”.

Yukiteru Naka, direttore della Tohoku, ha lavorato come ingegnere presso la General Electric. Specializzata in sistemi di tubazioni, è stato coinvolto direttamente nella costruzione della centrale Fukushima Daiichi (reattore 1, 2 e 6). Attualmente è impegnato nel lavoro di smantellamento. Essendo a conoscenza del reale stato della costruzione del reattore 4, ha ammesso che ci sono dei pericoli di una fuoriuscita d’acqua dalla piscina di raffreddamento del combustibile: “Devo dire che c’è un rischio per l’unità 4. La piscina è attualmente raffreddata da un sistema temporaneo. Ma i condotti si estendono per decine di chilometri e poiché questa è una struttura temporanea, non è stata pensata per resistere a terremoti. Non c’è manutenzione sufficiente. I tubi attraversano le macerie. Penso che ci vorrà del tempo per svuotare la piscina, se i tubi sono stati danneggiati e causano una perdita. Le emissioni di materiale radioattivo sarebbe così alta che nessuno potrebbe avvicinarsi. (…) Vorrei che il governo e la Tepco si preparassero consapevolmente all’idea di una crisi incombente. (…) Se la piscina si svuota, nessun lavoratore potrà avvicinarsi al reattore 4 o agli edifici 1, 2 e 3”.

Hiroaki Koide, professore presso l’Istituto di Ricerca Nucleare dell’Università di Kyoto, è particolarmente preoccupato per lo stato dell’unità 4: “Se la piscina arrivasse al collasso a causa di un nuovo terremoto di grandi dimensioni, l’emissione di materiale radioattivo sarebbe enorme: una stima conservativa dà una radioattività pari a 5000 volte la bomba di Hiroshima”.

Per Robert Alvarez, ex consigliere del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, il problema riguarda il mondo intero: “Se un terremoto o un altro evento colpisse questa piscina [del reattore 4], potrebbe provocare un incendio radiologico catastrofico, con quasi dieci volte la quantità di cesio-137 che si è diffuso dopo l’incidente di Chernobyl”.


http://fukushima.over-blog.fr/article-fukushima-et-l-avenir-du-monde-106326840.html

Ho incontrato Robert Alvarez a Washington ed abbiamo parlato per diverse ore. L’ho ringraziato per il suo calcolo del Cs-137 nel sito di Fukushima Daiichi, un semplice numero che ha contribuito a richiamare l’attenzione del pubblico sulla questione. Alvarez ha detto che il dato di dieci volte il Cs-137 (nel reattore 4) rispetto a Chernobyl è basso, ma è utile ad evitare dispute scientifiche; una cifra più realistica potrebbe essere 50 volte…Ma poco importa, ha aggiunto, se la quantità è di 10 o 20 volte superiore. L’intero territorio giapponese diventerebbe una zona di evacuazione e la forte radioattività colpirebbe l’Asia orientale ed il Nord America. La ricaduta (fall-out) di materiale radioattivo durerebbe per diverse centinaia di anni.


http://akiomatsumura.com/2012/06/what-is-the-united-states-government-waiting-for.html

Il governo giapponese aveva già programmato l’evacuazione della metà settentrionale dell’isola di di Honshu (Tokyo compresa: fino a circa 40 milioni di persone) in caso di aggravamento della situazione a Fukushima:


http://ajw.asahi.com/article/0311disaster/fukushima/AJ201201070039

In una conferenza stampa il ministro Hosono ha affermato che il reattore numero 4 potrebbe sopportare un terremoto di magnitudo 6. Ma uno studio geologico sino-giapponese ha stimato un 90% di probabilità che un terremoto di magnitudo 7 colpisca quell’area entro tre anni:


http://www.solid-earth.net/3/43/2012/se-3-43-2012.pdf

Tre giorni fa c’è stato un terremoto da 6,4 nei paraggi, fortunatamente molto profondo.

“Dobbiamo far capire il concetto di after heat, vale a dire la generazione di calore da frammenti di fissione che durerà per settimane e mesi, e che deve essere continuamente rimosso. Non è facile comunicare questo concetto alla gente, per la quale qualsiasi incendio può essere domato in poco tempo. Per il nucleare purtroppo non è così”.

Robert Socolow, fisico della Princeton University, Bullettin of Atomic Scientist


http://thebulletin.org/web-edition/op-eds/reflections-fukushima-time-to-mourn-to-learn-and-to-teach

 

IL NUCLEARE IN ITALIA ED IL MITO DELL’EFFICIENZA GIAPPONESE

di Roberto Vacca (ingegnere favorevole al nucleare)

“…Il Giappone era al terzo posto nel mondo (dopo USA e Francia) per potenza installata e numero di centrali. Di 54, ne funzionano solo due. Molte sono ferme per manutenzione e le popolazioni circostanti si sono opposte con successo alla loro riaccensione. Al Giappone manca così un terzo dell’energia elettrica prodotta fino a un anno fa. Il risparmio forzoso è imponente: condizionatori spenti d’estate, illuminazione pubblica e privata al minimo e nuovo deficit della bilancia commerciale dopo tre decenni. Si aggravano localmente gli effetti della crisi economica. Sembra che i giapponesi si avviino a lasciare l’energia atomica. Le discussioni sulla sicurezza sono decisive – e peculiari. Ogni tecnologia presenta rischi. Per uccidere un uomo basta che il suo corpo sia attraversato da una corrente elettrica di circa un decimo di Ampere – meno di quella che passa in una lampadina. La sicurezza, però, è facile da capire e da assicurare (con limitatori e salva-vita). I morti per elettrocuzione sono pochissimi specie in Europa ove le protezioni sono più stringenti. Anche le automobili sono rischiose e, nel mondo, muoiono ogni anno 1.200.000 persone in incidenti di traffico. I movimenti per abolire le auto, però, sono scarsi e deboli. Molto più energici i verdi anti-nucleari con slogan, marce e propaganda, sebbene nel mezzo secolo da quando c’è l’energia nucleare i morti siano stati poche decine di migliaia. È arduo calcolarli: le radiazioni agiscono a distanza di tempo e spazio e si sommano alla radiazione naturale (da minerali, radon e raggi cosmici).
[quel che è certo è che le migliaia di test atomici della Guerra Fredda hanno ucciso un numero enorme di persone inquinando il pianeta irrimediabilmente, NdR]

Che conclusioni trarre per l’Italia? Il CIRN, Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare, conduce una campagna ispirata da esperti del settore. Sostengono che il nucleare sicuro è possibile. Questo è vero, se esistono accertati prerequisiti di competenza e rigore. In Italia certo esistevano nei pochi anni in cui funzionarono le nostre poche centrali nucleari. Discutere di competenza è difficile. Occorrono dati: non facilmente disponibili e compresi solo da chi ha studiato. Anche qui la trasparenza talora è scarsa, come in Giappone su Fukushima. Ci vogliono valutazioni espresse da esperti sulle prestazioni e i record di altri esperti. Spesso sono opinabili.

Molte delle opinioni espresse sono poco meditate e talora viscerali. Già un anno fa pubblicai su La Stampa un pezzo per controbattere chi diceva:”Perfino i giapponesi tecnicamente perfetti hanno avuto Fukushima: figuratevi che succederebbe da noi!” Spiegavo che la rete elettrica nipponica è spaccata in due: la metà orientale alla frequenza di 50 Hertz [come in Europa, NdR]e l’altra a 60 Hertz [come negli USA, NdR]. Solo una piccola frazione della potenza producibile può essere trasmessa da una regione all’altra. È una madornale inefficienza sistemica – altro che perfezione tecnica!

Come dico da anni, gli aspetti sistemici sono vitali: non basta essere perfetti, sia pure in alta tecnologia. Le quarantenni centrali di Fukushima erano di buon livello tecnico, ma i progettisti ignorarono il rischio degli tsunami. In quella zona sono fenomeno antico e ben documentato. Ce ne furono di più grossi: nel 1933 con un’onda alta 27 metri e nel 1890 con un’onda di 38 metri. Un recente studio commenta le statistiche sui 70 tsunami che colpirono la regione negli ultimi 12 secoli (vedi in figura: il segmento a destra indica un’onda di 10 metri). Nell’869 un’onda di 70 metri colpì Jorgan e distrusse tutto fino a 4 chilometri entro terra. I progettisti di Fukushima non tennero conto di questi precedenti.

L’ingegneria della sicurezza impone di considerare ogni possibile eventualità e predisporre difese adeguate. Queste mancavano nell’intera struttura della rete elettrica giapponese, nella scelta della località della centrale e nel progetto delle difese contro il mare. Avvenuto il disastro, i tecnici non potevano entrare nelle centrali per non subire gli effetti di radiazioni nucleari pericolose. Si poteva rimediare facendo entrare nei fabbricati robot radiocomandati muniti di telecamere. Anche questi, però, non erano stati predisposti.

Il costruttore americano iRobot mise gratuitamente a disposizione due robot Packbot e due robot Warrior 710 muniti anche di braccia meccaniche per rimuovere ostacoli e manipolare oggetti. I tecnici giapponesi dovettero essere addestrati a usarli. L’impiego pratico poté iniziare solo un mese dopo il disastro. Le difficoltà incontrate erano documentate dal diario di un operatore giapponese, noto solo con le sue iniziali S.H. I diari erano intitolati “Dico tutto quel che voglio”.  Le note di S.H. sono state scaricate da Web (prima che fossero cancellate) da un redattore del mensile SPECTRUM dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers [e.guizzo@ieee.org]. Ne risultano situazioni gravine critiche. S.H. racconta che dopo una lunga operazione in cui aveva dovuto avvicinarsi molto al robot (data la scarsa portata della connessione radio) l’allarme del dosimetro che misurava il livello di radiazioni che aveva assorbito cominciò a suonare. Il suo supervisore gli disse che il dosimetro era difettoso e che continuasse a lavorare.

Solo dopo tre mesi arrivarono alcuni moderni robot giapponesi. Erano modelli in cui i circuiti integrati erano vulnerabili alle radiazioni e avevano dovuto essere schermati opportunamente. Nell’ottobre 2011 uno di questi tranciò il proprio cavo e dovette essere abbandonato.

Le strategie energetiche e i problemi di sicurezza non si risolvono con discorsi (anche se “paiono assai fondati”), né su principi ideologici, né su astratti principi di precauzione. Dobbiamo analizzare i fatti, studiare, addestrare tecnici eccellenti, finanziare ricerca e scuole avanzate.


http://www.internauta-online.com/2012/02/energia-nucleare-tsunami-robot-politica-e-competenza/

Andateci piano col glutine

ricette_senza_glutine_03

Il glutine contiene prolamina:


http://www.treccani.it/vocabolario/prolamina/

La prolamina del frumento viene denominata gliadina, mentre proteine simili, con i medesimi effetti si trovano anche in orzo, segale, farro, spelta, kamut, triticale ed avena.

“È da tempo noto che il trigger necessario ad innescare la patologia è l’ingestione di proteine contenute nelle cariossidi dei cereali come grano, frumento, orzo, segale, farro ed altri. Denominato in modo generico “glutine”, in realtà questo è una miscela di proteine che include due principali tipi di proteine: le glutenine (molecole polimeriche acido-solubili, unite da ponti disolfuro, ad alto o basso peso molecolare) e le prolamine (molecole alcool-solubili monomeriche, ricche in glutammina (Gln) e prolina (Pro))”

http://www.openstarts.units.it/dspace/bitstream/10077/3036/1/tesi_Quaglia_Sara.pdf

NON SERVE ESSERE CELIACI PER SUBIRE GLI EFFETTI DEL GLUTINE A LIVELLO NEUROLOGICO.

Se avete anche solo una sensibilità al glutine (10% della popolazione), funzionerà come una NEUROTOSSINA, ossia vi renderà stupidi:

http://jnnp.bmj.com/content/77/11/1262.abstract

E’ probabile che i nostri organismi non siano evolutivamente adattati al massiccio consumo di cereali tipico delle diete contemporanee:

http://www.greenmedinfo.com/page/dark-side-wheat-new-perspectives-celiac-disease-wheat-intolerance-sayer-ji


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/24/oetzi-il-paleouomo-che-non-faceva-la-paleodieta-e-si-vede/

Cosa sta succedendo ai Clinton?

Ho chiesto sul magico FB:

“Che cavolo sta succedendo a Hillary e Bill Clinton, ultimamente? Negli ultimi due anni sembrano diventati due vecchi decrepiti. Posso immaginare che lei sia sotto “stress”, ma lui? (troppo poco sesso?)

Sono trasandati, sciupati, trascurati. E’ come se ad entrambi non interessasse più la loro immagine, l’impressione che danno agli altri. Eppure lei è Segretario di Stato”.

E prontamente è arrivata la risposta:

“Ah no, Bill non so ma Hillary ha aderito ad una nuova tendenza femminil-femminista che prescrive di mostrarsi naturali, non truccarsi e frequentare poco il parrucchiere. Negli Usa è l’ultimo grido emergente. Giuro!

Bill è diventato vegano (non solo vegetariano), se la memoria non mi inganna. e segue una di quelle diete natural salutiste, del tipo: solo sedano crudo :-) Su questo esagero un po’, non ricordo bene, ma il succo è comunque una dieta “naturale”, esclusivamente vegetale e forse anche crudista

Come volevasi dimostrare!

A disilludere chi pensa di ‘limare’ il girovita imitando la svolta green dell’ex inquilino della Casa Bianca è la nutrizionista romana Sara Farnetti.   “L’errore che spesso si commette cercando la soluzione estrema, ad esempio quella vegana, ai problemi di peso – spiega la Farnetti all’Adnkronos Salute – è di abusare degli zuccheri contenuti negli alimenti ‘alternativi’ come la frutta, i cereali, la farina, la pasta e il riso. Causa, però, di squilibri del pancreas e dell’aumento di peso”.   “In realtà – prosegue l’esperta – la filosofia vegana prescrive i cereali integrali: il miglio, l’amaranto, il riso nero. Complicati da trovare e spesso costosi”.  “Senza dimenticare che l’esclusione totale delle proteine dal regime alimentare – avverte la nutrizionista – è uno stress per l’organismo soprattutto se poi si sostituiscono con i legumi”. Che fra l’altro sono “ricchi di acido fitico, un ostacolo all’assorbimento di minerali come calcio, ferro, magnesio e zinco”.   Ma come si spiega la nuova immagine di Clinton? “Se si passa in tarda età ad un nuovo regime alimentare – risponde la Farnetti – si ottengono buoni risultati. Perché, ad esempio, l’organismo di un over 50 ha meno necessità di carne. Ma non necessariamente si deve ricorrere alla dieta vegan”.  Per la specialista basterebbe eliminare le cattive abitudini a tavola, “fare sport ed essere più salutisti nello scegliere gli alimenti”.

http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/In_Privato/Meno-9-kg-per-Bill-Clinton-da-onnivoro-a-vegetariano-Ma-esperta-disillude-emuli_312365829448.html

Oetzi, il paleouomo che non faceva la paleodieta: e si vede!

Oetzi circolava per le valli tirolesi circa 5300 anni fa.

Recentemente è stata completata la mappatura del suo DNA.

L’esame dello smalto dei denti e del polline indicano le origini di Oetzi: “Ciascuno di noi, fin dalla prima infanzia, accumula nel proprio smalto dentario isotopi di stronzio, piombo ed ossigeno. Raffrontando la loro concentrazione con quella di campioni di suolo ed acqua, si può risalire con una certa precisione al luogo in cui una persona è vissuta. E per Ötzi questo luogo è l’Alto Adige. Egli trascorse la sua prima infanzia in Val d’Isarco e solo più tardi si spostò in Val Venosta”

www.iceman.it/it/faqs-oetzi-it

In Val Venosta lavorò presso una fonderia [forte contenuto di arsenico e rame nei capelli].


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14593178

Il giorno della sua morte era ben equipaggiato per il clima alpino (pelli di pecora, capra e vacca ad indicare che era un contadino allevatore) ed era armato. Forse era diventato un brigante o era in fuga da una banda di inseguitori dopo uno scontro [tracce di sangue di altre quattro persone sul suo corpo]. Fu ucciso da una freccia nella schiena:


http://www.nationalgeographic.it/scienza/2012/05/03/news/ritrovato_su_tzi_il_sangue_pi_antico-1002238/index.html

Aveva gli occhi marroni, i capelli castani, soffriva di intolleranza al lattosio, di una predisposizione alle cardiopatie, artriti, arteriosclerosi e borreliosi (malattia di Lyme, trasmessa dalle zecche) e i suoi polmoni erano anneriti dal fumo della fonderia:


http://www.nationalgeographic.it/scienza/2012/02/28/news/povero_tzi_soffriva_di_arteriosclerosi-877592/index.html

L’aplotipo sanguigno, molto raro in Europa, indica che era discendente di immigrati dal Vicino Oriente, non di cacciatori e raccoglitori locali:


http://www.nationalgeographic.it/scienza/2012/02/28/news/povero_tzi_soffriva_di_arteriosclerosi-877592/index.html

I resti alimentari del suo stomaco (chimo) appartengono a tre pasti a base di cereali (orzo e farro), carne di stambecco e cervo (avariata, con vermi), radici, frutta e semi:


http://www.nationalgeographic.it/scienza/2011/10/20/news/lultimo_pasto_di_tzi-602292/index.html

La modalità di consumo e danneggiamento dei denti e l’analisi isotopica mostrano che la sua dieta, pur essendo variata, era tendenzialmente vegetariana [i cacciatori-raccoglitori sono quasi esenti da carie per via del ridotto consumo di carboidrati, che sono zuccheri],


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10064623


http://news.discovery.com/history/oetzi-iceman-bad-teeth-110615.html

“La sua dentatura rivela una carie incipiente, una paradentosi e superfici di masticazione molto usurate dalle impurità presenti nei cereali macinati a pietra”.

www.iceman.it/it/faqs-oetzi-it

ma consumava latticini, pur essendo intollerante, e così si ritrovò a soffrire di calcoli biliari. L’intolleranza al lattosio era piuttosto diffusa a quel tempo:


http://www.newscientist.com/article/dn11261-early-europeans-unable-to-stomach-milk.html


http://www.pnas.org/content/104/10/3736.abstract

“I cereali erano un alimento base nella dieta di allora, che veniva completata con vegetali come il prugnolo, le mele selvatiche, i funghi, le bacche e i legumi”.


http://www.iceman.it/it/faqs-oetzi-it

Il suo ultimo pasto, mentre era in fuga, è stato quasi unicamente a base di carne (forse cruda):


http://www.sciencenews.org/view/generic/id/333533/title/The_Icemans_last_meal_goat

È morto a 45 anni. Era magro e di corpo robusto. Alto 1 metro e 65, ossia nella media dei popoli che consumano pochi latticini o non ne consumano affatto.

Come abbiamo visto, non era l’immagine della salute: “le articolazioni mostrano segni di usura, i suoi vasi sanguigni erano calcificati, i denti consumati e l’intestino era infestato da tricocefali. Un’unghia delle dita rinvenuta negli scavi successivi dimostra che soffriva di una patologia cronica e i profondi solchi trasversali indicano inoltre che il suo sistema immunitario era stato esposto a forti stati di stress circa 8, 13 e 16 settimane prima di morire. Si è anche potuto dimostrare che aveva subito una frattura multipla delle costole, peraltro perfettamente sanata, ed una rottura del setto nasale”.


http://www.iceman.it/it/faqs-oetzi-it

I tatuaggi avevano finalità terapeutiche, non decorative: “Su tutto il corpo Ötzi ha circa 60 tatuaggi, realizzati tramite sottili incisioni e non, come oggi, con degli aghi. Questi segni si trovano in corrispondenza delle articolazioni più usurate, che probabilmente causavano ad Ötzi forti dolori: nella zona lombare, al ginocchio destro, ai polpacci e alle articolazioni del piede. I tatuaggi servivano a recidere piccoli fasci di fibre nervose, e questo portava ad un’attenuazione del dolore. Essi erano quindi presumibilmente una terapia antidolorifica e non un ornamento per il corpo”.

www.iceman.it/it/faqs-oetzi-it

Oetzi era affetto da tutti i problemi della transizione all’agricoltura e quindi da una dieta a base di carne e piante selvatiche ad una a base di cereali:


http://lopo.it/2009/04/11/il-peggior-sbaglio-nella-storia-della-razza-umana/

Tra i vari problemi: bassa statura, carie, deformità, sedentarietà, maggiore diffusione di parassiti, batteri e virus che richiesero molte generazioni per generare una risposta adattiva [Cohen, Mark N, and Gillian M. M. Crane-Kramer. Ancient Health: Skeletal Indicators of Agricultural and Economic Intensification. Gainesville: University Press of Florida, 2007


http://books.google.it/books?id=d1J4QgAACAAJ&dq=Ancient+Health:+Skeletal+Indicators+of+Agricultural+and+Economic+Intensification.&hl=it&sa=X&ei=_kG6T-KQBaOE4gSt_qHyCQ&ved=0CDYQ6AEwAA
]

Ancora oggi, una dieta macrobiotica causa gravi carenze minerali, vitaminiche e proteiche con conseguenze serie e durevoli anche per lo sviluppo cognitivo di bambini ed adolescenti:


http://www.softwaredidattico.it/EducazioneAlimentare/ac310000h.htm


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC506467/

Principalmente a causa dell’acido fitico, uno dei tanti antinutrienti presenti nei cereali


http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_fitico

Cosa sono gli anti-nutrienti e perché sono tossici ed impediscono all’organismo di assimilare i nutrienti essenziali?

http://www.maurobasilico.it/2012/02/gli-antinutrienti-o-sostanze-tossiche-naturali-degli-alimenti/

A questo punto c’è da capire perché questo non sia riconosciuto come il problema centrale della società contemporanea. Diete sbagliate a base di zuccheri ed antinutrienti rimbambiscono letteralmente la gente e salassano i contribuenti con i costi dell’assistenza ospedaliera:


http://www.livescience.com/20329-sugar-stupid.html

Forse le case farmaceutiche hanno interesse a non far sapere come curarsi con una dieta sana e non con mille farmaci?

Gli altri primati, purtroppo per loro, sono soprattutto vegetariani (mangiano anche un po’ di insetti e piccoli vertebrati) ed è assai probabile che proprio la dieta umana basata essenzialmente sulla carne abbia offerto la spinta evolutiva necessaria a farci diventare quel che siamo (nel bene e nel male):

* la carne ha permesso di sviluppare un cervello più voluminoso:


http://www.sciencedaily.com/releases/2012/04/120420105539.htm

* vantaggiosa è stata la cottura della carne (assurdo essere crudisti):


http://phys.org/news/2011-11-cooking-energy-meat-driven-human.html

* invece l’introduzione dei cereali è stata disastrosa sotto ogni punto di vista: muscolare, dentale, osseo, cardiovascolare e cerebrale: (a) Gli esseri umani che vivono in società industriali sono gli unici mammiferi a soffrire di ipertensione e sono gli unici primati non in cattività a diventare obesi; (b) L’introduzione di mais, frumento, riso ed altri cereali nella dieta umana è coincisa con una sensibile riduzione della statura e della capacità cranica (-11% dal tardo paleolitico), l’aumento delle malattie orali (carie: prima <5%, poi >24%), la diminuzione della densità delle ossa e dell’indice pelvico del 22% (!!!),  e svariati altri problemi; (c) gli indigeni americani hanno cominciato a consumare il mais in modo continuativo solo a partire dall’800 d.C., periodo che coincide con il declino della civiltà maya; (d) la mortalità infantile non è cambiata nella transizione da caccia e raccolta ad agricoltura (non c’è stato neppure quel vantaggio); (e) lo status delle donne si è degradato; (f) abbiamo mangiato tuberi (cotti) per almeno 1 milione e mezzo di anni, quindi siamo perfettamente adattati a quel tipo di cibo; (g) la dieta umana è sempre stata scarsa in fibre, quella degli altri primati molta ricca in fibre; (h) homo sapiens ha sempre mangiato tanta carne.

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“L’origine della produzione alimentare africana è dunque controversa e spesso c’è una certa discrepanza fra le prove linguistiche, che in genere suggeriscono origini antiche per l’agricoltura e l’allevamento, e la ricerca archeologica, da cui si ricavano solitamente datazioni posteriori. Né è chiaro il motivo per il quale si sarebbe iniziato a produrre cibo. La teoria secondo cui la produzione alimentare ebbe origine nel Vicino Oriente, diffondendosi poi in tutta l’Africa, dove venne adottata con entusiasmo da cacciatori-raccoglitori affamati, non è infatti sostenibile. Lo studio sugli odierni cacciatori-raccoglitori dimostra che alcuni di essi possono procacciarsi una maggiore quantità di cibo con meno fatica e più libertà di quanto non facciano quasi tutti i popoli di allevatori e agricoltori. I resti scheletrici rinvenuti nel Sudan nilotico provano che una delle conseguenze della produzione alimentare fu la malnutrizione, insieme forse al diffondersi delle malattie, giacché è probabile che molte malattie infettive dell’uomo venissero contratte anche dagli animali domestici. Il dissodamento della terra per renderla adatta alla coltivazione favorì la diffusione della malaria…”.

J. Iliffe, “Popoli dell’Africa: storia di un continente”, Bruno Mondadori, 2010, p. 15 (Ringrazio Beniamino Franceschini).
Dunque i dati paleoantropologici e clinici ci riportano qui:


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/la-celebre-paleodieta-grande-richiesta.html

e qui:


http://www.dissapore.com/salute/mangiare-i-grassi-e-vivere-bene/


http://www.dissapore.com/salute/colesterolo-il-killer-la-parola-alla-difesa/


http://www.dissapore.com/salute/perche-ingrassiamo/

L’omeopatia e le scelte del governo elvetico

 

Tratto da:
http://www.huffingtonpost.com/dana-ullman/homeopathic-medicine-_b_1258607.html

Se si considera che due delle cinque maggiori aziende farmaceutiche del mondo hanno sede in Svizzera, si potrebbe supporre che questo paese debba avere un forte interesse ad appoggiare la medicina convenzionale. Ebbene, tale ipotesi si è rivelata sbagliata. Pubblicata in inglese (Bornhoft e Matthiessen, 2011) solo alla fine del 2011 (ma risale al 2003), la relazione del governo svizzero in materia di medicina omeopatica rappresenta la più completa valutazione mai realizzata da un governo. Il rapporto mostra che il trattamento omeopatico è efficace e conveniente e raccomanda che sia rimborsato dal programma di assicurazione sanitaria elvetica.

Circa la metà dei medici svizzeri considera i trattamenti omeopatici, complementari ed alternativi efficaci, oltre il 50 per cento della popolazione svizzera intervistata preferisce un ospedale che offra questi trattamenti rispetto ad uno che si limita a cure medica convenzionali.

L’85 per cento della popolazione svizzera vuole che queste terapie facciano parte del programma assicurativo sanitario del loro paese.

A partire dal 1998, il governo svizzero ha deciso di ampliare la propria assicurazione nazionale sanitaria includendo medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese, fitoterapia, medicina antroposofica e terapia neurale.

Il vaglio è stato molto più ampio rispetto a qualsiasi precedente relazione governativa scritta su questo argomento fino ad oggi. Non solo la relazione ha rivisitato con attenzione gli studi clinici in doppio cieco e placebo, ma anche esaminato l’efficacia quotidiana, concreta, assieme alla tossicità ed alla convenienza e le ricerche precliniche (fisico-chimiche di base, botaniche, animali e in vitro su cellule umane). Infine ha analizzato ricerche di controllo, meta-analisi, studi di efficacia e ricerche epidemiologiche, valutando la qualità dei vari studi sia in termini di ideazione sia di esecuzione (validità interna) e quanto fossero coerenti rispetto al modo in cui l’omeopatica è praticata (validità esterna). Lo studio ha concluso che 20 delle 22 revisioni sistematiche delle medicine omeopatiche hanno identificato effetti che corroborano l’efficacia dell’omeopatia e che una di quelle negative è stata severamente criticata anche dagli stessi scettici per la sua scarsa qualità.

Lo studio è stato commissionato dal governo elvetico, che si è avvalso della consulenza degli esperti del settore, inclusa l’università di Berna, che ha effettuato la meta-analisi di 563 studi clinici consultati sui database medici considerati più rispettabili (Medline, Embase, Amed, ecc.). Governo elvetico che, come detto, ha peraltro già approvato l’inserimento delle cure alternative ed omeopatiche nella sua assicurazione sanitaria fin dal 1998 e voleva accertarsi che ne valesse la pena, visto che il programma terminava nel 2005. Così è stato, la commissione federale per l’assicurazione sanitaria ha preso visione ed approvato e quindi lo Stato continuerà a coprire.

Naturalmente ognuno è libero di contestare le valutazioni delle commissioni governative svizzere, che non sono dio in terra. A me, semplicemente, pare giusto evidenziare il fatto che la questione non è già stata risolta e che la scienza continua ad occuparsene, come è giusto che faccia, vista la nostra ignoranza di troppe cose.
DIVAGAZIONE
Non è curioso che ad ogni generazione ci convinciamo di sapere già gran parte delle cose importanti ma, se guardiamo indietro di un secolo, ci mettiamo le mani nei capelli? Cosa diranno i nostri discendenti, tra un secolo, del modo in cui “curavamo” il cancro, per fare un esempio tra i tanti, o degli effetti degli oltre 2050 test atomici effettuati a partire dagli anni Quaranta (altro che Fukushima!)?
FINE DELLA DIVAGAZIONE.
Ognuno, poi, presa visione delle varie posizioni, è libero di curarsi come più gli/le garba.

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