Donata Borgonovo Re e Luca Zeni ritirano la loro candidatura: perché?

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Un, dos, tres, cuatro:
¡Tierra, Cielo!
Cinco, seis:
¡Paraíso, Infierno!
Siete, ocho, nueve, diez:
Hay que saber mover los pies.

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Entriamo nel parlamento per munirci, nell’arsenale della democrazia, delle sue stesse armi. Se la democrazia è così stupida da darci biglietti gratuiti e stipendi per farlo, sono affari suoi. Non veniamo da amici e nemmeno da neutrali. Veniamo come nemici. Noi entriamo nel Reichstag come il lupo entra nell’ovile.
Joseph P. Goebbels

Come si previene questo tipo di evento catastrofico?
Con 68 persone che decidono quale sarà il candidato che dovranno (dovrebbero) votare gli elettori del partito (top down), oppure lasciando che gli elettori ascoltino le ragioni degli uni e degli altri – ragioni nuove, “inaudite”, perché nessuno dei candidati si era mai proposto prima per guidare la Provincia di Trento – e si sentano PARTE IN CAUSA nella campagna elettorale, partecipanti, protagonisti già nella fase che precede il voto (bottom up, come raccomanda Fabrizio Barca)?

Il PD locale (del Trentino) ha deciso di andare controcorrente, invece di venire incontro alla crescente coscientizzazione ed indignazione dei cittadini. Se riuscirà ad evitare una sonora sconfitta sarà solo per la pochezza degli avversari, ossia per mancanza di alternative, che si tradurrà in un alto tasso di astensione. Ma ha comunque dato un pessimo esempio a livello nazionale e l’elettorato locale, invece di votare per una brutta copia dei centristi, finirà per votare per dei centristi veri.

Non solo, se anche Olivi vincesse le primarie di coalizione (che saranno disertate in massa da un elettorato indifferente), la debolezza della legittimazione popolare sarà un’enorme zavorra nelle attività della futura giunta, che si troverà ad affrontare questioni enormemente complicate senza godere di un solido appoggio da parte della società, come invece accade con le primarie di partito per le elezioni presidenziali statunitensi.

Il PD trentino sta mandando l’inesperto Olivi al massacro e un po’ mi dispiace per lui.  Ma, se ha fortuna, vincerà Schelfi, cioè Dellai, e quindi non si brucerà.

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Le considerazioni di Luca Zeni e Donata Borgonovo Re

“Siamo arrivati al termine di un percorso durato quattro mesi e, dopo tante discussioni, è stato deciso che le primarie per la Presidenza della Provincia – quelle vere, dove i cittadini scelgono tra diverse proposte in quale direzione far andare il Trentino del futuro – non ci saranno. Forse perché considerate troppo rischiose, dato che il loro esito non è né prevedibile né controllabile. Potrebbe vincere una proposta diversa da quella precostituita, come insegnano le esperienze di Milano con Pisapia a Milano, di Firenze con Renzi, o di Genova con Doria.

Noi però crediamo in un partito Democratico di fatto, oltre che di nome: un partito aperto, inclusivo, nel quale le persone possano riconoscersi ed appassionarsi al di là della loro provenienza sociale e della loro specifica competenza. Crediamo in un partito di centrosinistra che sia davvero al servizio del Trentino (e del Paese), che costruisca in modo partecipato e trasparente il bene comune, che non si chiuda nel rappresentare gli interessi di qualche categoria soltanto ma che scelga di rappresentare democraticamente tutta la società, fornendo una visione complessiva nella quale possano riconoscersi attivamente donne e uomini, giovani e anziani, deboli e forti, lavoratori e imprenditori, tutti egualmente portatori di dignità, di idee e di proposte significative.

Per questo primarie aperte – capaci di coinvolgere, di aprire una discussione sul futuro, sulle politiche di sviluppo sostenibile, sulla formazione e sulla istruzione, sull’innovazione, sul turismo, sul ruolo delle strutture pubbliche, sulle politiche di accompagnamento sociale, sull’autonomia che crea autonomie – sarebbero state non solo importanti, ma essenziali: sia per dare forza e respiro alla proposta politica offerta dal Pd, sia per coinvolgere effettivamente i cittadini nella scelta del futuro che vorrebbero per il loro, per il nostro Trentino.

Alla fine il candidato del Partito Democratico sarà scelto dall’assemblea provinciale, un organismo di 68 persone, certamente rappresentativo ma che non può sostituirsi alla ben più ampia platea dei 72.000 elettori del PD o degli oltre 500.000 trentini. La scelta non sarà dunque affidata ai cittadini, come previsto dalle regole fondamentali che hanno ispirato la nascita del Partito Democratico e che ne guidano il funzionamento, e questo rappresenta per noi un limite del quale prendiamo atto e che ci costringe ad assumere una decisione chiara. Abbiamo deciso di rimanere coerenti con quelle regole e quello spirito, e quindi oggi annunciamo di non presentare la nostra candidatura: riteniamo di non poter partecipare ad un confronto che si esaurisce all’interno di un organo di partito e che non consente in alcun modo di superare la separazione e la distanza che nel tempo si è creata tra gli apparati dei partiti ed i cittadini. Una distanza che le primarie aperte avrebbero accorciato, se non colmato.

Il nostro impegno è comunque quello di continuare a lavorare perché anche dentro il PD del Trentino diventi maggioranza – come già lo è tra i cittadini – la posizione di chi desidera costruire un Trentino capace di guardare in avanti, partendo dai tanti punti di forza che ci sono ma senza nascondersi né le criticità, né le difficoltà. In un mondo che cambia è dovere di una politica responsabile avere il coraggio di innovarsi e di proporre sempre nuove soluzioni, perché limitarsi a guardare all’indietro, rivendicando le cose buone fatte, non è sufficiente. Quindi pur ritenendo un errore grave quello fatto dalla dirigenza del PD, non potremo che rimetterci alle decisioni che prenderà il partito in ordine al percorso di avvicinamento alle prossime elezioni provinciali, ed a possibili primarie chiuse di coalizione, con la forte speranza che ancora una volta gli elettori sapranno essere capaci di procedere con tenacia e fiducia nel difficile cammino di costruzione della democrazia, dimostrando di avere uno sguardo più aperto e coraggioso.

In conclusione, vogliamo ringraziare con tutto il cuore le tantissime persone che hanno lavorato e stanno lavorando insieme a noi e quelle che in questi giorni ci hanno manifestato il loro sostegno. Comprendiamo la delusione per la scelta di chiusura che è stata fatta, ma siamo certi che sta a noi trasformare questo momento difficile in una utile tappa nel nostro comune cammino per la costruzione di una politica più aperta e semplicemente inclusiva e per la edificazione di un Trentino sempre migliore, nel quale sia per tutti una gioia ed un impegno vivere”.


http://donataborgonovore.com/

“…risospinti senza posa nel passato” – Pacher? Ma anche no!

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Negli uni e nell’altro c’è un vuoto, qualcosa che non è riuscito a coagulare bene, che è rimasto cucinato a metà, un’indefinibile sensazione che la vita intera sia rimasta a mezza strada, che sia scivolata dalle dita della gente proprio mentre stava per diventare una vita piena e fertile.

Mario Vargas Llosa, sul Grande Gatsby

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato

F. Scott Fitzgerald, il Grande Gatsby

Pacher, più che aver dato la sua disponibilità, è stato costretto a questo passo, tanto che ho saputo che per convincerlo a candidarsi si è mosso perfino Enrico Letta [su sollecitazione dei soliti Dellai e Tonini].
Franco Panizza, senatore

Alberto Pacher è una persona sensibile, che ha però evidenziato un’incapacità politica imbarazzante. E se non è riuscito a fare l’assessore, come può pensare di fare il presidente?


http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13666

Non credo alla favola dell’uomo che va bene per tutte le stagioni.

Donata Borgonovo Re, agosto 2012

Ho passato la mia vita a fare quello che teneva insieme le cose. Ora basta, le cose possono stare insieme da sé

Alberto Pacher, ottobre 2012

Non ho niente di nuovo da dire, proprio niente.

Alberto Pacher 23 maggio 2013

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Ottobre 2012: Pacher invia una lettera aperta agli elettori in cui motiva la sua decisione di lasciare la politica perché IL PD (TRENTINO) È TROPPO DI SINISTRA (!!!!!!!!!!): Quando è stato deciso, e da chi, che il nostro Partito doveva lasciare la propria vocazione maggioritaria, la propria vocazione inclusiva per dedicarsi all’area di sinistra? Chi ha deciso e quando è stato deciso che a noi sarebbe toccato il compito di cercare un accordo con Sel ed altri, per cosi dire, minori mentre ad altri (Casini, Montezemolo, il centro degasperiano a cui sta lavorando Dellai?) sarebbe spettato il compito di rappresentare la parte moderata dell’elettorato? Nessuno lo ha deciso, temoNon sono, strutturalmente, una persona buona per tutte le stagioni Per tutti questi motivi, ho deciso di interrompere alla fine di questa legislatura il mio impegno diretto in politica, ed ho deciso di darne comunicazione adesso quando l’iter di avvicinamento alla prossima scadenza elettorale è appena agli inizi, così da evitare il consolidarsi di aspettative attorno alla mia persona.

Trento, ottobre 2012

Alberto Pacher


http://www.ladige.it/file/lettera-aperta-alberto-pacher

Le motivazioni addotte da Pacher per spiegare questa scelta comunque di rottura sono inconsistenti e stranamente allusive, inficiando qualsiasi buona intenzione e dando adito ad altre possibili dietrologie. Ne parliamo più avanti; il punto centrale è quanto tale scelta si riconnetta alla storia di questi anni: che ci parla di un Pacher che, svestiti i panni del mite agnello, regolarmente diventa il fidatissimo esecutore dei comandi dellaiani, tutti indirizzati ad uccidere sul nascere qualsiasi autonomia della sinistra. Così poteva essere anche questa volta. Né è detto che, anche se tutti adesso danno per scontato la definitività della scelta, non si finisca per assistere a un qualche ripensamento e sorpresa dell’ultim’ora, come già visto alle ultime elezioni provinciali, con Pacher che spergiurava di rimanere sindaco di Trento, per poi invece candidarsi, su pressante richiesta di Dellai.

Novembre 2012


http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13658

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Non bisognava cambiare passo, coinvolgere le energie positive del Trentino, aprire porte e finestre per non essere travolti dall’antipolitica? Non era necessario dare una nuova anima al governo della provincia? Le primarie per la scelta del candidato potevano e possono essere ancora uno strumento per creare mobilitazione, per capire le varie proposte in campo, per far partecipare i cittadini, per parlare di contenuti. Se esse si trasformassero nella finta competizione tra figure di partito, con il bollino dei partiti, le primarie sarebbero inutili, un gioco bizzarro per pesare con il bilancino gli equilibri burocratici della coalizione. «Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire». Così Manzoni nel colloquio tra il padre provinciale dei cappuccini e il conte zio. In questa situazione molti lavorano per fermare possibili padre Cristoforo, appunto «un uomo… un po’ amico de’ contrasti… che non ha tutta quella prudenza, tutti que’ riguardi…». Così, dicono, si vince. Altrimenti si fa il gioco dell’avversario. In questo quadro i contenuti spariscono. La “carta d’intenti” della coalizione, redatta in solitaria e poi “discussa” al tavolo dei segretari, è infatti un guscio vuoto di ovvi e retorici proponimenti validi per ogni stagione. Forse chiediamo troppo ma quando qualcuno è entrato nelle questioni concrete, la levata di scudi è stata pressoché unanime. Che fare allora? Posto che le primarie non si faranno o verranno organizzate per impedire il più possibile la libera scelta dei cittadini, vogliamo davvero arrivare alle elezioni in questo modo? Con le decisioni prese da sei persone? I tempi ci sono ancora per promuovere una grande convention programmatica della coalizione in cui possano intervenire esponenti dei mondi produttivi, delle associazioni di volontariato, dell’università e della cultura, della cooperazione, dei partiti, dei comitati dei cittadini, della stampa, parlando così davvero di futuro. Pensare ad una sorta di “grandi elettori” in grado di dire qualcosa. Non se ne farà nulla naturalmente. E si continuerà, come sempre, tanto alla fine non cambia niente. Ma se in ottobre registreremo il 25% di astensione e il 25% ai grillini, di chi sarà la colpa?

Piergiorgio Cattani, Trentino

Ma la vera campagna elettorale è quella occulta. Non c’è luogo o situazione nel quale qualcuno non ti dica: «Vedrai, alla fine il candidato sarà Pacher; perché non potrà non ripensarci». Ogni settimana c’è qualche principe che arriva da qua o da là per convincere l’ex sindaco di Trento e attuale reggente della Provincia a svegliarsi e a prendere in mano le redini di un centrosinistra sfiancato (anche governare logora). Lui, come nelle favole delle belle principesse, dice di no, ma tutti pensano che in fondo sia un sì mascherato. Persino la segretaria dell’Upt se ne esce puntando non su Gilmozzi o su qualche altro candidato naturale, ma invitando il solito Ale a tornare in campo. Operazione – questa del continuo (e vano) corteggiamento – che indebolisce ogni altro candidato, che mette in evidenza ogni divisione e ogni indecisione e che dimostra, ancora una volta, che più che un progetto (fatto in casa, da Raffaelli e Bonvicini, o da chiunque) si cerca un salvatore. Poi ci si stupisce se gli elettori considerano vecchi – e ormai incomprensibili – certi schemi ancor più di certi personaggi.

Alberto Faustini, Trentino

Se c’è un capo riconosciuto, vedi Dellai, le situazioni sono gestibili, altrimenti si cade nelle guerre intestine che imperversano nella sinistra. Sembra non ci siano vie di mezzo. O un leader o il caos. Prendiamo il PD trentino: ogni critica è un atto di lesa maestà. Si parla di nuovo ospedale, di edilizia, di stile di governo, di struttura istituzionale; si cerca di discutere sui problemi veri: ed ecco volano gli stracci. Con le accuse tipiche, a cominciare da quella di connivenza con il nemico. Di fare il gioco della destra. Di offendere la dignità delle persone. Di essere “divisivi e ingenerosi”. E infine – delitto imperdonabile – di dire che il Trentino non è il Bengodi. Solo un Pacher ci può salvare. La permanenza o il ritorno sulla scena del presidente facente funzioni sono visti da alcuni come la venuta del Messia, da altri come l’apparizione del “convitato di pietra” che, nel Don Giovanni di Mozart, giunge all’ora di cena per portare all’inferno il dissoluto protagonista dell’opera. In realtà è qualcosa di più profondo a non funzionare: l’incapacità di “fare gruppo”, di «creare spogliatoio», cioè di stare insieme per un progetto più grande della propria singolarità. Di solito chi detiene il comando accusa gli altri di “personalismo”. La soluzione non è però un “centralismo democratico” (che tradotto vuol dire “decidiamo noi”) ma un nuovo coinvolgimento dei cittadini. Quello che non si riesce a fare.

Piergiorgio Cattani, Trentino

Allora le primarie del centrosinistra non si faranno. O, se si faranno, sarà una stanca gara fra tre assessori uscenti: Olivi, Gilmozzi e Rossi. A metà giugno. Scuole finite, vacanze (chi può permettersele) già avviate. Ne vale la pena? Per il Pd assolutamente no. Perché la mobilitazione del suo elettorato per le primarie sarà quasi pari allo zero. Perché un elettore del Pd dovrebbe appassionarsi nella scelta tra Olivi, Gilmozzi e Rossi? Quale differenza c’è fra di loro? Fra tre assessori della “giunta Dellai (&Pacher)”?

Paolo Mantovan, Trentino

Voler chiedere le ragioni politiche alla scelta del candidato naturale a succedere a Dellai, cioè Alberto Pacher, non è un capriccio di un commentatore. Tanto più che lo stesso Pacher va ripetendo che le sue sono motivazioni politiche, ma non le esplicita a sufficienza. Ripetiamo: dire che non si accetta una nomination, implorata da tutti, perché parte del partito di Pacher non sarebbe sufficientemente schierata con lui è a dir poco puerile. E poi come si fa a rispondere a “questioni politiche” di cui non si conoscono i contorni precisi? Che grado di trasparenza si offre all’opinione pubblica? Il problema riguarda anche l’assetto istituzionale della nostra Provincia. Da dieci anni ci hanno spiegato che il Presidente della Giunta provinciale, eletto direttamente dai cittadini, deve rispondere ai cittadini prima che ai partiti. Si è detto che il candidato Presidente deve essere l’espressione della coalizione ma soprattutto deve essere capace di parlare ai trentini. Questo valeva solo per Dellai? Adesso infatti siamo arrivati a prospettare soluzioni burocratiche o bizzarre: il candidato lo scelgono le segreterie dei partiti oppure si ragiona su primarie di coalizione nelle quali però possono partecipare solo esponenti con il timbro di un partito, negando così il senso della consultazione…. Dietro l’angolo c’è sempre l’accusa di lesa maestà, oppure di danneggiare quella “cosa bella e fragile” che è la coalizione (tradotto: non disturbate il manovratore, teniamoci stretti questo assetto di potere). Il rinnovamento di cui la Provincia ha bisogno non può essere soltanto una riverniciatura. Questo non significa gettare a mare gli anni trascorsi che oggettivamente hanno garantito un buon governo al Trentino. Oggi però sembra che a parlare di debito provinciale, di grandi opere (vedi Not), di cambiamento alla radice della struttura amministrativa e burocratica della PAT, di cooperazione (vedi caso LaVis), si comprometta “l’impegno generoso” di qualcuno, si offenda il buon nome del Trentino e non si lavori per il benessere della comunità. Ebbene, questo è inaccettabile.

Piergiorgio Cattani, Trentino

Ale Pacher, il più votato alle ultime provinciali, non è certo impopolare. È entrato in Consiglio e in Giunta con una base solida. Ma di questo patrimonio non ha fatto niente, come vicepresidente è stato l’ombra di Dellai, come assessore è stato nullo. Subentrava a Grisenti (processato per corruzione) ai Lavori Pubblici, ha fatto rimpiangere il rude, discutibile ma efficiente predecessore, di fatto delegando tutto al dirigente ing. De Col, e nelle scelte strategiche appiattendosi sulle pensate di Dellai, anche quelle strampalate come Metroland. Come assessore all’Ambiente, poi, non lo ha visto nessuno, un desaparecido, se non quando si è messo a difendere maldestramente, di fronte alla popolazione inviperita, l’Acciaieria di Borgo e il discutibile operato dell’Appa, l’Agenzia provinciale che prima di controllare telefona ai controllati. La valutazione di Pacher diventa impietosa se la si confronta con l’operato di un altro uomo di sinistra, evidentemente di ben altra levatura, anch’egli vicepresidente e assessore all’Ambiente, Walter Micheli, che in pochi anni seppe produrre nel consenso generale una legislazione e una gestione ambientale invidiata in tutta Italia.

Insomma, la sbiadita figura di Pacher alla presidenza significa una cosa sola: Dellai ancora al comando. E qui sta il vero problema: il Trentino, dopo i quindici anni dellaiani, avrebbe bisogno di consegnare il principe Lorenzo ai libri di storia, e voltare pagina.


http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13598

Osservo attonita la pietosa rappresentazione teatrale che si sta conducendo da mesi nel centrosinistra. Tutta l’insistenza priva di dignità di decoro e rispetto nei confronti del vicepresidente facente funzioni, tutta questa lentezza nelle discussioni accompagnata dal sistematico rinvio delle decisioni, ecco questo comportamento non mi pare più riconducibile al legittimo desiderio di presentare ai cittadini la miglior proposta elettorale possibile, mi pare piuttosto motivato dalla paura di rompere equilibri solidamente incrostatisi in 15 anni di governo e dalla paura di mettere in discussione posizioni saldamente occupate. I cittadini vogliono esercitare la loro libera scelta o attenersi alle decisioni prese da sei persone n una stanza?

Donata Borgonovo Re

Dai, dai, dai!!!

Donata Borgonovo Re, Giulia Robol, Matteo Degaudenz-large

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C’è una cosa che oggi manca, ed è francamente incomprensibile come i dirigenti della “sinistra” non riescano a realizzarlo. Nessuno ha capito dove vogliano andare, dove vogliamo andare. Posso pure scegliere – per assurdo, per assurdissimo – di fare un bagno di “responsabilità”, stringere i denti e sostenere il governo Letta (and Berlusconi). In attesa di non sappiamo cosa, però. Non c’è visione, non c’è sogno, non c’è alternativa, non c’è rottura, non c’è progresso, non c’è evoluzione, non c’è progettualità. Non c’è niente. Il vuoto pneumatico. Solo riti. Solo un senso malato di appartenenza ad un passato di cui non v’è più alcuna traccia, se non – appunto – nella peggiore ritualità.

Con molta sincerità: qualcuno di voi – elettori di sinistra – sa cosa pensano davvero di questo mondo e della società, della sua complessità, i vari capi e capetti della “sinistra”? Qualcosa che vada oltre ad uno scontro congressuale: esiste nella loro corteccia cerebrale? Hanno dei sogni rispetto a questa Terra? Li hanno mai avuti?

Per andare dove, per fare cosa. Da quanti anni – dirigenti ed elettori – non ve lo chiedete?


http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/20/matteo-pucciarelli-per-andare-dove-per-fare-cosa/

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“Al di là di chi ha ostacolato il processo delle primarie con la solita spiegazione che “il centrosinistra qui è unito, il buongoverno c’è sempre stato, non c’è bisogno di creare una competizione interna che porterebbe a delle fratture” (una vera bufala, peraltro, visto che alle imminenti elezioni comunali di Pergine l’Upt e il Patt corrono contro il Pd), la verità è che il Pd (o, meglio, parte del gruppo dirigente, chi lo tiene in mano, cioè Pinter e i pinterian-toninian-dorigattiani) mette la testa nella sabbia per non vedere quello che sta per accadere. Ossia la grande battaglia interna alle elezioni provinciali. Che cosa s’aspettano i “capi” del Pd? Che il giovane Luca Zeni e la battagliera Donata Borgonovo Re non vadano alla lotta feroce per le preferenze? Zeni e Borgonovo Re si presenteranno agli elettori mostrando di voler rappresentare un Trentino diverso, che guarda avanti, non ricalcato sulla fotocopia della ex giunta. La “narrazione” sarà la loro carta vincente, visto che il presidente prescelto sarà semplicemente espressione dell’apparato. E la lotta sarà talmente feroce (dopo l’esclusione delle primarie interne al Pd) da giocarsi sulla dimostrazione che il vero o la vera presidente-leader è là, “dentro” la lista e non “sopra” la lista. Ecco, per il Pd, senza la partita delle primarie, il problema del Vietnam interno è solo rinviato: inutile cullare l’illusione di evitare gli “scontri” intestini e tener buoni gli alleati“.

Paolo Mantovan, Trentino, 15 maggio 2013


http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2013/05/15/NZ_10_05.html

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Ora serve un manifesto come quello di Trentino 33


http://trentinotrentatre.org/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/12/trentino-2013-2033-assaggi-di-una-visione-che-mancava/

Un qualcosa che distingua DBR dagli altri candidati e che sia molto pragmatico. Durante le crisi le persone hanno bisogno di tornare a sognare, ma con i piedi per terra. Vogliono poter valutare che tipo di cambiamenti si intendono introdurre. Quel che ho letto sul Trentino non è troppo diverso da quel che potrei sentir dire da altri candidati. Il punto è: perché le soluzioni proposte da DBR sono più realistiche e più lungimiranti di quelle di Zeni, Olivi, Rossi, ecc.?
Perché dovrei rischiare con DBR quando posso affidarmi a qualcuno che ha già esperienza di governo e sostanzialmente promette di fare le stesse cose (rendere il Trentino più giusto ed efficiente nonostante i tagli)?

DBR è abbastanza diversa dagli altri, oppure tanto vale votare M5S?

Serve una proposta di riformismo pragmatico che convinca molti possibili elettori grillini e che non possa essere bollata come idealismo irrealistico.

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Queste le domande rivolte a Donata Borgonovo Re da Paolo Michelotto sul tema democrazia diretta, argomento che ho già affrontato, criticamente, in passato [una visione manichea e potenzialmente perniciosa della democrazia contrappone erroneamente democrazia diretta e democrazia rappresentativa, come se l'una escludesse l'altra. Così per alcuni, l'unica, autentica democrazia è la democrazia diretta, ossia il plebiscitarismo. Invece i referendum sono strumenti magnifici, ma solo se usati giudiziosamente, altrimenti sono l'anticamera della tirannia della maggioranza - NB purtroppo gli svizzeri non hanno posto alcun tetto agli stipendi dei manager]

1. Democrazia significa letteralmente “potere della gente”. Qual è lo stato della democrazia, ossia del potere della gente, nel Trentino?

2. Cosa si potrebbe fare perché i cittadini abbiamo maggiore voce nelle scelte pubbliche? Quali strumenti introdurre o migliorare?

3. Nel luglio 2012 in consiglio provinciale è stata depositata una iniziativa di legge popolare chiamata “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”. A distanza di 10 mesi, non è ancora stata discussa. Cosa pensa di questo ritardo?

4. Cosa pensa dello strumento della iniziativa popolare su modello svizzero, dove i cittadini possono formulare un quesito, raccogliere il numero di firme previsto, depositarlo all’organo legislativo e se esso non lo accetta, andare alla votazione popolare senza quorum, eventualmente con la contro – proposta dell’organo legislativo?

5. In Trentino il referendum provinciale abrogativo sui finanziamenti alle scuole effettuato nel 2007 raggiunse un’affluenza del 18% e fu invalidato. Il referendum abrogativo sulle comunità di valle del 2012 raggiunse il 27% e fu invalidato. In entrambi i casi i SI, ossia le persone che volevano abrogare quella legge, raggiunse il 93%. Entrambi i referendum furono invalidati perché non raggiunsero il quorum del 50%. Cosa pensa del quorum sui referendum iniziati dai cittadini?

6. In Svizzera esiste anche il referendum confermativo, con il quale i cittadini elvetici possono confermare oppure no, qualsiasi legge creata dal parlamento, se vengono raccolte 50.000 firme entro 100 giorni e poi andando a votazione popolare senza quorum. Questo strumento potrebbe essere adottato in Trentino?

7. Cosa pensa dell’idea del limite dei mandati (2 o 3) per i rappresentanti eletti per non creare “professionisti della politica”?

8. In California, Venezuela, Bolivia, Svizzera, esiste lo strumento della revoca degli eletti. In questi paesi i cittadini raccogliendo un numero previsto di firme, possono indire un referendum sulla persona eletta. Se il voto popolare appoggia la proposta di revoca, il rappresentante viene revocato del suo mandato e si procede a nuove elezioni sostitutive. Cosa ne pensa di questo strumento?

9. A livello di Unione Europea, per attivare l’iniziativa dei cittadini europei, la ICE, è prevista la raccolta delle firme anche per via informatica con sistemi certificati. Questo indubbiamente facilità l’operazione ai cittadini e garantisce comunque la veridicità delle firme e del sostegno all’iniziativa. Non si potrebbe introdurre lo stesso metodo anche a livello provinciale per le iniziative provinciali?

10. La Svizzera è uno degli stati europei più ricchi ma dove i rappresentanti eletti hanno lo stipendio più basso. Questa apparente contraddizione è dovuta al fatto che i rappresentanti hanno più volte creato leggi per aumentarsi lo stipendio, ma ogni volta i cittadini con il referendum confermativo hanno opposto il loro rifiuto. Secondo Lei i cittadini trentini hanno oppure no il diritto di decidere lo stipendio dei loro eletti, come succede in Svizzera?

11. Il Cancelliere Angela Merkel ha uno stipendio di 18.800 euro. Il Presidente della Provincia di Trento ha lo stipendio di 21.500 euro. Secondo Lei quale sarebbe lo stipendio corretto per il Presidente della Provincia di Trento?

12. Lei è uno dei possibili candidati Presidente della Provincia di Trento. Vista anche la recente storia politica nazionale, perché un elettore trentino dovrebbe avere fiducia che Lei una volta eletta manterrà fede in tempi ragionevoli a quanto ha affermato in questa intervista?

A Donata Borgonovo Re conviene vincere o perdere le primarie, se ci saranno?

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Le scelte del partito a livello nazionale e le conseguenze delle decisioni del governo Letta, sotto ricatto da parte di Berlusconi e impossibilitato a recuperare i soldi che servirebbero a rilanciare l’economia (la Merkel non mollerà mai prima delle elezioni tedesche di settembre), non potranno non riflettersi sul voto locale e sul futuro del PD trentino.

E’ saggio essere alla guida della Provincia di Trento in una fase di disfacimento del vecchio sistema, in cui le dirigenze nazionali e locali saranno, a torto o a ragione, considerate dall’opinione pubblica un ostacolo al cambiamento (un tappo), l’autonomia sarà svuotata di ogni reale sostanza e le crisi internazionali raggiungeranno il punto di rottura?

ITALIA

Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl, annuncia ai microfoni di Rainews24 che, se l’Imu non sarà tolta e se il suo partito non dovesse ottenere la presidenza della convenzione per le riforme, il Pdl toglierà la fiducia al governo Letta. E sulla scelta dei sottosegretari aggiunge: ne lasceremo pochi agli altri.

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L’Ocse rivede di nuovo al ribasso le stime sul Pil per il 2013, prevedendo una contrazione dell’1,5%, contro il -1% previsto nell’outlook del novembre scorso… Il rapporto deficit/Pil dell’Italia salirà al 3,3% quest’anno, ben al di sopra delle stime del governo, e al 3,8% il prossimo, quando il debito raggiungerà il 134,2% del Pil (ANSA).

Nonostante l’iniezione dell’ultimo giorno del mese, praticata a suon di kilometri zero immatricolate in capo alle Case e ai Concessionari, il mese di aprile si è chiuso con un altro risultato negativo. Ma il dato nudo e crudo non rende giustizia alla sua drammaticità. Se verrà confermato questo trend l’anno potrebbe chiudersi attorno a 1.100.000 unità. Il che significherebbe 900.000 pezzi in meno rispetto alla soglia minima di sopravvivenza della filiera indicata dai maggiori analisti intorno ai 2.000.000 di pezzi”, esordisce Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto

http://www.repubblica.it/motori/auto/sezioni/attualita/2013/05/02/news/mercato_italia_ad_aprile_qualche_speranza-57903966/?ref=HREC1-3

Matteo Renzi si è salvato per il rotto della cuffia. Enrico Letta non sarà altrettanto fortunato. L’ambizione lo ha tradito.

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Barbara Spinelli [la Repubblica del 01/05/2013]

Il patto Pd-Pdl, e l’eventuale elevazione di Berlusconi a Padre Costituente o senatore a vita (in sostanza: a futuro capo di Stato) non sono necessità, ma scelte discrezionali. Per questo abbiamo evocato la post-verità di Bush jr: l’offensiva in Iraq fu presentata come guerra di necessità, quando era di scelta. L’Europa acefala ne uscì a pezzi, la Nato si rivelò arnese di Washington. Speriamo che Bonino ne prenda atto: europeismo e atlantismo non sono più la stessa cosa.

Napolitano ci ha ammoniti severamente, il 24 aprile: «Confido che tutti cooperino – e quando dico tutti mi riferisco anche in particolare ai mezzi di informazione – a favorire il massimo di distensione piuttosto che il rinfocolare vecchie tensioni». Mi permetto di difendere non solo il diritto, ma l’utilità del rinfocolamento. Che altro opporre alla riaccesa torcia del berlusconismo, se non la fiamma della critica, del No. La democrazia è compromessa, l’etica della responsabilità abusata, quando dall’agenda Pd scompare, grazie ai 101 traditori di Prodi, ogni accenno al conflitto di interessi e al dominio berlusconiano sulle tv.

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Il Pd è un partito impotente. Una delle ragioni non dette della mancata scelta di andare alle urne nel novembre 2011 è che esso non avrebbe retto alla prova per le proprie divisioni interne e sarebbe esploso, come un aereo in volo. Nessuno si è accorto, in questi ultimi anni, del silenzio fragoroso dei dirigenti di questo partito su episodi anche gravi della vita nazionale? La ragione è semplice: se qualcuno prende posizione si scatena la canea delle contrapposizioni. Ed è il caos. Ciò che è accaduto con l’elezione del capo dello Stato è l’ultimo suggello. Nel frattempo, questo partito fa mancare al paese una reale opposizione, una forza di sinistra, un rappresentanza degli interessi popolari sempre più colpiti dalle politiche recessive, esattamente ciò che sarebbe più vitalmente necessario per trovare uno sbocco alla crisi. La quale nasce, com’è noto, dalla iniqua distribuzione delle ricchezze. E’ Grillo che ha supplito a questa assenza clamorosa. E allora? Non sappiamo se la collera popolare ci darà il tempo. Forse Barca potrebbe tentare una vasta ricognizione nelle periferie del Pd per verificare se, almeno qui, il partito è ancora vivo e se può essere utilizzato, almeno in parte. Perché il suo gruppo dirigente, in quanto dirigente, è morto da un pezzo.

Piero Bevilacqua, il Manifesto, 30 aprile 2012


http://temi.repubblica.it/micromega-online/sul-partito-delle-idee-di-barca/

STATI UNITI

I funzionari del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) hanno ripetutamente negato di aver intrapreso operazioni di stoccaggio di munizioni, ma Associated Press sostiene che l’agenzia programma l’acquisto di oltre 1,6 miliardi di munizioni nel corso dei prossimi quattro o cinque anni, e ha già acquistato 360.000 proiettili a punta cava e 1,5 miliardi di munizioni nel 2012.

DHS sostiene che lo faccia per risparmiare, ma gli esperti hanno sottolineato che i proiettili a punta cava costano quasi il doppio ed esplodono al momento dell’impatto per procurare il massimo danno. Ciò ha spinto alcuni a chiedersi quale uso ne vogliano fare [sparare ai cittadini armati? NdR].

L’acquisto di 1,6 miliardi di munizioni fornirebbe al DHS i mezzi per combattere l’equivalente di una guerra in Iraq lunga 24 anni [evidentemente sanno che i cittadini americani sono un osso più duro dei vietcong: altrimenti perché le forze dell’ordine statunitensi avrebbero stabilito che ogni poliziotto deve avere 6 volte più munizioni di quelle che il Pentagono assegna ad ogni soldato americano?]. I membri del Congresso affermano che DHS si è ripetutamente rifiutato di spiegare le ragioni di un tale massiccio acquisto di munizioni.


http://rt.com/usa/dhs-ammo-investigation-napolitano-645/

Un bambino americano di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 anni con un fucile calibro 22 progettato specificatamente per bambini che gli era stato regalato lo scorso anno e con cui sparava abitualmente.


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/05/01/USA-BIMBO-5-ANNI-UCCIDE-FUCILE-bambini-SORELLINA-2-ANNI_8640070.html

POSSIBILE SPIEGAZIONE DELL’INCETTA DI MUNIZIONI: Una maggioranza di stati americani non ratificherà mai un emendamento costituzionale che limiti il secondo emendamento. Inoltre, la maggior parte delle disposizioni sul diritto di possedere armi non è federale, dipende dalle scelte dei singoli stati. Anche se venisse a mancare il secondo emendamento, questi stati elaborerebbero i loro specifici emendamenti. Il che significa che si rischia un’altra guerra di secessione (la prima per il possesso degli schiavi, la seconda per il possesso di armi semiautomatiche).

La verità è che, senza l’uso della forza, recuperare le armi è impossibile.

Ci sono centinaia di migliaia (milioni?) di americani che difenderanno anche con la vita ogni tentativo di violare quello che considerano un diritto inalienabile, indipendentemente da quanto ragionevoli siano le norme di legge che si intendono approvare ed attuare. Molti di questi cittadini sono ex-militari o comunque persone molto ben addestrate a sparare. Hanno già ucciso e lo rifaranno. Sarebbe (sarà?) un bagno di sangue terribile, molto più grave di quello si desidera evitare. Stiamo parlando di assalti a stazioni di polizia, famiglie trincerate in case o interi quartieri e paesi barricati, attentati con esplosivi.

Sappiamo di cosa sono capaci le milizie patriottiche americane:


http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Oklahoma_City

Nessun governo federale statunitense potrà mai controllare la circolazione di armi semiautomatiche senza scontrarsi con questi miliziani e con quegli stati a maggioranza repubblicana che continueranno a tutelare il “diritto” dei loro cittadini a detenere le armi che vogliono.

Il che significa legge marziale e cittadinanza terrorizzata da continui scontri aperti tra governativi ed antigovernativi e quindi disposta a rinunciare a una gran parte dei suoi diritti civili in nome della sicurezza e della Guerra al Terrore interno. Saranno i cittadini americani ad esigere la fine della democrazia in America.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/15/quel-che-zucconi-bloomberg-e-michael-moore-non-vi-hanno-spiegato-sulla-questione-delle-armi-negli-stati-uniti/

*****

John W. Whitehead, giurista, Rutherford Institute:

Per quelli che, come me, hanno studiato l’emergere degli stati di polizia, la vista di una città posta sotto legge marziale, i suoi cittadini agli arresti domiciliari, elicotteri militareschi dotati di telecamere termiche che ronzano per i cieli, carri armati e veicoli blindati per le strade, cecchini appollaiati sui tetti, mentre migliaia di poliziotti vestiti di nero sciamavano per le strade e le squadre speciali in uniforme paramilitare effettuavano perquisizioni casa per casa alla ricerca di due giovani e apparentemente improbabile sospetti – evoca in noi un crescente disagio. Intendiamoci, questi non sono più i segni premonitori di un crescente stato di polizia. Lo stato di polizia è già qui.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/01/sei-un-terrorista-si-tu/

GERMANIA

I dati pubblicati dalla BCE sui redditi e i patrimoni nell’Eurozona documentano chiaramente il fallimento della politica sociale tedesca e una diseguaglianza sociale molto più pronunciata rispetto a tutti gli altri paesi dell’Eurozona [leggi: la Germania non può permettersi un’eventuale recessione].


http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/povera-germania.html#comment-form

GRECIA


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/30/i-bambini-greci-stanno-letteralmente-morendo-di-fame-new-york-times-18-aprile-2013/

MEDIO ORIENTE

Sappiamo che le armi chimiche in Siria sono state usate, ma non sappiamo ancora quando, da chi e dove

Obama

Ergo

1. Se un’inchiesta “indipendente” dimostrerà che sia stato Assad, la NATO entrerà in guerra contro il governo siriano e l’esercito regolare;

2. Se sono stati i ribelli, Obama dovrà schierarsi al fianco di Assad;

La frase di Obama non ha alcun senso: o è un imbecille, o è un mentitore che non sa più che pesci pigliare. In entrambi i casi siamo nei guai.

FINANZA INTERNAZIONALE

Truffa mondiale sull’oro? L’authority Usa che regola i mercati delle materie prime apre un’indagine sull’andamento delle quotazioni di oro e argento alla Borsa di Londra. Nuovo maxiscandalo in vista.


http://rampini.blogautore.repubblica.it/2013/03/15/speculazioni-sulloro-aperta-unindagine/

Euro e dollaro non ispirano fiducia. L’Unione monetaria europea è una costruzione malandata, incline a barcamenarsi di crisi in crisi senza il supporto di un dipartimento del Tesoro comune. Quanto al dollaro, è seduto su una piramide di debiti.

Ned Taylor-Leyland, della Cheviot Asset Management, sostiene che la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra non restituiranno mai l’oro ai proprietari stranieri, in quanto questo oro non esiste più.

Altri affermano che più precisamente Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno venduto le riserve d’oro, le proprie e quelle estere, ma le hanno date in prestito o impegnate come garanzia. Di fatto dunque non le possiedono.

[…]

Il co-direttore generale di Pimco Bill Gross dichiara : “Ogni mese la Federal Reserve acquista obbligazioni del Tesoro e crediti ipotecari per 85 miliardi di dollari. In realtà, non ha di che garantirli, niente oltre alla fiducia.”

[…]

54 trilioni di dollari (1 trilione = 1’000 milioni) di credito nel sistema finanziario degli Stati Uniti basati unicamente sulla fiducia verso una banca centrale, che nei suoi forzieri non ha di che garantire né la fiducia né tutti questi soldi.

Lingotti in tungsteno laccato d’oro sono stati trovati un po’ ovunque e un esperto germanico conferma l’esistenza di falsi lingotti d’oro segnati con il marchio ufficiale degli Stati Uniti.

La Federal Reserve ha respinto una richiesta del governo di Berlino di ispezionare le proprie riserve in oro depositate nei forzieri di New York.
Ovvio che i tedeschi abbiano perso fiducia nell’affidabilità della Fed e vogliano avere il proprio oro a casa, sotto controllo.


http://www.ticinolive.ch/2013/02/17/il-vero-motivo-per-cui-la-germania-ritira-il-suo-oro-dai-forzieri-della-federal-reserve/

CLIMATOLOGIA

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Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen
“Dove si bruciano i libri, prima o poi si bruciano anche le persone”
Heinrich Heine, 1820

fanatismo = violenza
Climatologi al San Jose State University Meteorology Department bruciano un testo “eretico” (e pubblicano la foto sulla homepage del dipartimento!!! Intolleranti e idioti)

Borgonovo Re a 4 stelle – presentazione del suo ultimo libro

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I believe in humanity. We are an incredible species. We’re still just a child creature, we’re still being nasty to each other. And all children go through those phases. We’re growing up, we’re moving into adolescence now. When we grow up — man, we’re going to be something!

Gene Roddenberry

Il giorno 19 aprile ad ore 15 la dott.ssa Donata Borgonovo Re presso l’aula magna dell’Università della terza età in Piazza S. Maria presenterà il libro da lei scritto “Le quattro stelle della costituzione”.

“La nostra Costituzione è la più bella del mondo. I Padri Costituenti, che erano politici, hanno scritto una cosa immensa, grandiosa, che ci salva”
Roberto Benigni

«La Costituzione “illumina e riscalda” persino quando è lontana dall’essere realizzata; anzi, è proprio in questo caso che la sua luce si fa più forte, indicando la giusta direzione al nostro cammino di cittadini nella società democratica e nelle istituzioni repubblicane». Donata Borgonovo Re, costituzionalista, ha esplorato la Carta fondamentale della Repubblica italiana dalla parte dei cittadini, anche sulla scorta della sua esperienza di difensore civico. Ne è nato questo manuale per una cittadinanza responsabile, imperniato su quattro parole-chiave, le quattro stelle polari della Costituzione, e dunque della nostra convivenza nazionale e della buona politica: democrazia, sovranità, solidarietà, eguaglianza.

La costituzionalista Donata Borgonovo Re, con una predilezione per il lavoro educativo e un’esperienza sul campo da difensore civico, racconta quella che è stata definita la più bella Costituzione del mondo attraverso quattro parole-chiave e interpretando con originalità e passione civile grandi autori come De Tocqueville, Bobbio, Calamandrei, Dossetti.
Proviamo ora a immaginare la democrazia come una grande orchestra, nella quale devono essere presenti tutti gli strumenti musicali che, sulla partitura della Costituzione, dovranno intrecciare le loro differenti voci per realizzare l’armonia della convivenza tra le donne e gli uomini di cui la democrazia si prende cura”. “Eguaglianza e solidarietà – scrive ancora Donata Borgonovo Re – connotano il nostro essere persona in relazione, il nostro essere sociale e, attraverso di noi, connotano la più ampia dimensione pubblica investendo noi e ogni organo della Repubblica della medesima responsabilità. Quella di fare della nostra democrazia una casa accogliente per tutti”.

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo,
che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”


http://www.il-margine.it/i_libri/in_preparazione/le_quattro_stelle_della_costituzione

P.S. “Proviamo ora a immaginare l’umanità come una grande orchestra, nella quale devono essere presenti tutti gli strumenti musicali che, sulla partitura della Creazione, dovranno intrecciare le loro differenti voci per realizzare l’armonia della convivenza tra le donne e gli uomini di cui la natura/lo spirito si prende cura”

Donata Borgonovo Re e lo tsunami a cinque stelle


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Dato che Beppe Grillo vuole fare politica, fondi un partito, metta in piedi un’organizzazione, si presenti alle elezioni: vediamo quanti voti prende

Piero Fassino, luglio 2009

Faccia le primarie, le vinca e ne riparliamo.

Balabiótt sulla candidatura di Borgonovo Re, marzo 2013

È assai probabile che, ai ballottaggi delle elezioni amministrative moltissimi voti del PDL, della Lega, di Fare per fermare il declino e, forse, di Rivoluzione Civile, confluiranno sul M5S, nella speranza di poter mettere in discussione lo status quo in Trentino. Il M5S è già il primo partito a Pergine, Riva ed Arco.

Il PD trentino, come il PD nazionale prima delle politiche, sembra pensare di avere la vittoria in tasca, se non si farà male da solo. Non credo che le cose stiano così.

Non lo crede neanche Alexander Schuster (Trentino, 13 marzo 2013): “La classe politica rimane nettamente declinata al maschile e assai navigata. Forse pensa di poter appagare il desiderio di rinnovamento con baldi delfini cresciuti all’ombra dei maggiorenti di sempre…Spira aria nuova sulle vette dolomitiche, ma il comandante tiene fermo il timone e prosegue come se nulla fosse. Possiamo anche destarci ogni cinque anni e andare al voto, magari facendo una croce di protesta. Ma qui c’è da tornare ad essere cittadini, ogni giorno, divenendo parte della vita politica, riportando dentro i partiti partecipazione, idee e metodo democratico, andando al di là degli slogan elettorali. Solo così il patrimonio del passato diventerà il patrimonio del futuro, al riparo da impetuosi tsunami”.

Borgonovo Re in campo (l’Adige, 1 marzo 2013)

Donata Borgonovo Re conferma di essere pronta a candidarsi per le prossime provinciali, esclude di farlo per la segreteria del Pd, rivendica la necessità per i partiti tradizionali di prendere gli aspetti positivi del Movimento 5 Stelle che considera un possibile interlocutore. Fondamentale per la docente universitaria «aprirsi alla società e discutere con loro e dentro il Pd sul programma con il massimo rispetto».

Donata Borgonovo Re, passate le elezioni nazionali ci si proietta verso quelle locali: lei si candiderà per la presidenza alla Provincia?

Facciamo un passo alla volta: naturalmente confermo che il mio nome resta dentro la discussione per le prossime provinciali, ma adesso stiamo cercando di aprire un dialogo dentro e fuori il Pd con una forte attenzione alla coalizione, elemento che è uscito confermato dalle elezioni nazionali.

I tre partiti Patt, Pd e Upt sono dunque secondo lei i tre da cui prendere le mosse?

Lo scenario da cui partiamo è quello di un’alleanza e della condivisione di una esperienza politico- amministrativa. Certo, dopo occorrerà capire quali e quante sono le candidature dentro e quali sono i percorsi migliori che permettono di tenere aperto il dialogo tra i partiti.

Secondo lei come dovrebbe avvenire la scelta delle candidature?

A mio parere le primarie sono uno strumento ineludibile, perché consentono una discussione aperta e sono un passaggio importante sia per dare una maggiore solidità ai candidati sia perché consentono una partecipazione diretta dei cittadini. Ma le primarie non sono il punto di partenza in questo coinvolgimento, bensì un punto di arrivo.

Cosa intende?

Credo che come partiti dobbiamo usare strumenti di democrazia e coinvolgimento, pensando all’esperienza di Grillo da cui distillo alcuni elementi positivi, come la dimostrazione che c’è un desiderio dei cittadini di partecipare direttamente alla vita politica.

E poi?

Il programma, non si può costruire tutto a tavolino, in una dimensione percepita come chiusa o poco trasparente della nomenclatura Ora i cittadini pretendono di essere ascoltati, altrimenti si rischia che abbandonino i partiti tradizionali. Le elezioni nazionali suonano, in questo senso, come un campanello d’allarme: ci spingono non a gestire il successo, ma ad andare sul territorio a discutere apertamente e con rispetto così come dentro il partito sul futuro. Abbiamo bisogno di ragionare su quanto dobbiamo fare: non va riprodotto un modello che ha funzionato fino a oggi. Dobbiamo andare tra i cittadini e ricreare fiducia.

La coalizione è però uscita rafforzata dal voto delle nazionali.

Posta la solidità della coalizione, in cui comunque l’Upt in questo momento è in parte rosicchiata da Progetto trentino, dobbiamo costruire un nuovo passaggio. La coalizione ha un valore perché vuole realizzare un progetto per il Trentino. Sul programma sarà messa alla prova.

Il Movimento 5 Stelle sarà sicuramente presente alle provinciali. Come lo considera?

Ho contatti con il M5S e anche con Sel. Il Movimento lo considero un possibile interlocutore: occorrerà capire se sono più i punti di contatto che quelli di distanza e quali sono i termini di una collaborazione. Per adesso è presto per dire qualcosa, ma anche per arroccarsi. Ci confronteremo sui programmi, loro sono un pezzo significativo della società.

Che cosa pensa invece di Progetto Trentino?

Rispetto tantissimo le persone che ragionano su come partecipare a una comunità, non so esattamente chi siano, nel senso che ne leggo sui giornali, e da quanto ho appreso sono un nucleo consistente. Se lavorano per il bene comune, va bene. Però sommessamente dico che sarebbe meglio che ci fosse il nuovo che avanza assieme a esperienze positive del passato. Ma se il nuovo che avanza ha un nome e una figura che ha governato e costruito il sistema contro cui oggi si scaglia, qualche dubbio mi viene.

Il programma su cosa si baserà?

Dobbiamo trovare assieme e con rispetto reciproco le parole d’ordine sulla base di un disegno che dobbiamo fare insieme. Un piccolo slogan che abbiamo coniato è: l’autonomia per diventare più autonomi, come persone, come realtà associative, come imprese. Abbiamo, cioè, bisogno di riscoprire le capacità che ogni persona, gruppo, realtà ha in sé, senza aver sogno di essere alimentati da questo organismo materno, la Provincia, che tiene i suoi figli in una fase di adolescenza. L’ente pubblico deve essere solido nel sostenere i più deboli.


http://www.ladige.it/articoli/2013/03/01/borgonovo-re-campo

Dopo la prima donna rettore, la prima donna governatore?

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La nuova rettrice dell’Università di Trento è la professoressa Daria de Pretis, che nella competizione elettorale ha conquistato 292 voti, contro i 98 del rivale, il professor Stefano Zambelli.

La prima donna rettore dell’ateneo di Trento, dopo aver battuto 5 candidati uomini.

DONATA BORGONOVO RE COME UNICO PONTE CREDIBILE TRA PD E MOVIMENTO 5 STELLE?

La Demos, un centro di studi politici britannico associato alla comunità digitale Open Democracy, ha realizzato un sondaggio tra 1.865 amici Facebook di Beppe Grillo e ha scoperto che molti grillini di oggi erano dipietristi ieri: infatti, alla domanda “Quale partito hai votato nelle elezioni 2008?” il 23 per cento ha indicato l’Italia dei valori, seguita dal Pd (21,6 per cento), dal Pdl (12,9 per cento) e dalla Lega nord (5 per cento). Davanti a queste cifre, l’implosione dell’Idv è facile da capire.
Lee Marshall, Internazionale

Mattia Civico pensa al voto provinciale ed alle primarie del PD trentino e lancia l’allarme: “Abbandoniamo le cautele o saremo giustamente sommersi [dal M5S]… Facciamo primarie vere, aperte, senza paura di chi si propone, siano Donata Borgonovo Re o Luca Zeni… Il Movimento 5 Stelle più che fare paura potrebbe riservare sorprese. Occorre cambiare con più convinzione e profondità. La buona amministrazione non basta più. Il gruppo consiliare mi pare l’abbia capito, in giunta forse un po’ meno. Mi aspetto non più parole ma scelte chiare…Se vogliamo rispondere al bisogno di cambiamento, dobbiamo fare di meglio…. Se il tema, come ho sentito anche nelle ultime ore da parte di qualcuno (leggi Andreatta, ndr), è scegliere il candidato più affidabile, il più moderato, il più coalizionale, non andiamo da nessuna parte. Servono primarie vere, aperte, senza timori. Sento che qualcuno nel Pd vede con terrore la candidatura di Donata Borgonovo Re. Io dico che dev’esserci spazio per tutti. Io farei primarie di coalizione, al limite inserendo il doppio turno. Il Pd convochi urgentemente tutti i candidati papabili, discutiamo su questi temi. Ognuno dica qual è la sua impostazione. E basta paure.


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/giunta-timida-si-cambi-passo-1.6617355

IL PD NON SE LA PASSA TROPPO BENE NEPPURE IN TRENTINO

Sulla leadership del centrosinistra, alla luce dell’esito elettorale, interviene anche il consigliere Rodolfo Borga: «Che il centrodestra abbia preso una scoppola e che per contro i grillini abbiano conseguito un ottimo risultato, è evidente. Ma è stato sottaciuto che il Pd vince, certamente, ma subisce un calo di 8,5 punti percentuali e un’emorragia di 30.000 voti. Non mi pare poco. L’Udc targata Lia Beltrami scompare scendendo dal 6% all’1%. Il Patt infine, che a sentire i neoparlamentari Ottobre e Panizza è il vincitore di queste elezioni, non raggiunge il 5% ( e resta sotto il 3% a Trento e Rovereto). Un risultato che non mi pare legittimi la pretesa del candidato presidente alle prossime provinciali».


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/e-ora-il-patt-chiede-primarie-di-coalizione-1.6617364

SI CERCA DI RECUPERARE IL RENZIANO ALESSANDRO PACHER


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/09/12/news/pacher-con-renzi-si-al-ricambio-1.5679099

Nell’erronea e suicida convinzione che senza Vendola e con Renzi il PD avrebbe vinto: “Per capire perché la tesi del Renzi più forte di Bersani sia quantomeno molto fragile basti considerare dove ha sfondato Grillo, e dove il sindaco di Firenze è andato peggio alle primarie. Renzi è stato letteralmente annichilito da Bersani al Sud, mentre nelle grandi città italiane è stato sconfitto anche con percentuali umilianti. A Roma il sindaco rottamatore è arrivato terzo al primo turno, e Bersani ha vinto con il 70% nella città simbolo del tonfo del PD. Nella capitale infatti la flessione rispetto al 2008 è stata assai marcata, pari a 13 punti percentuali, con un crollo di 250 mila voti, ed il MoVimento 5 Stelle ha praticamente appaiato i democratici nelle preferenze dei romani. Una simile contrazione si registra nelle maggiori città italiane, con la parziale eccezione di Milano, dove il Pd cala, ma meno che nel resto d’Italia. Pare difficile affermare, sulla base dei dati, che il Pd sarebbe potuto andare meglio con un candidato che aveva palesato simili debolezze nelle zone dove poi i democratici hanno sofferto maggiormente”.

Commento di un lettore: “La cosa più interessante dei vari commenti critici è il fatto che non ci sia un dato a motivare la supposta maggior forza di Renzi. Solo al limite qualche sondaggio di popolarità, che valgono quello che valgono. Ricordo che Monti è apprezzato in queste indagini più di Berlusconi, e ha preso un terzo dei suoi voti. L’altra tesi surreale è che uno come Berlusconi avrebbe sostanzialmente lasciato campo libero a Renzi, per regalargli l’Italia e magari pure la Lombardia. La fuga dalla realtà è una caratteristica congenita degli italiani, e si nota questo tratto onirico pure tra le vedove renziane. Concentratevi sui dati economici di un paese in crisi nera e avrete la vostra risposta”.


http://www.giornalettismo.com/archives/798033/risultati-elezioni-2013-perche-con-renzi-il-pd-sarebbe-andato-peggio/

Il renzismo, come spiego in questo post, non è altro che un montismo giovanilista, un blairismo stilnovista

Sulla patacca stilnovista renziana consiglio di leggere una magnifica recensione di un docente di UNITN, Claudio Giunta

INTANTO IL M5S SI PREPARA ALL’ASSALTO DELLA CITTADELLA

Che sia tsunami o apriscatole per il tonno, il Movimento 5 Stelle ha in serbo diverse sorprese per travolgere il Palazzo. Cristiano Zanella, senatore mancato che ha però incamerato in un sol colpo 25.673 “gocce” per gonfiare l’onda grillina pronta ad abbattersi su Piazza Dante, tiene da mesi la barra a dritta: destinazione le provinciali di ottobre. Le politiche sono state poco più di una distrazione – spiega il commercialista – perché l’obiettivo dichiarato (lo era prima e lo rimane ora) è quello di mandare a casa la casta trentina e disarticolare i tentacoli che ha allungato sulla società civile. «Come gruppo stiamo lavorando duramente al programma: abbiamo già delle proposte scaturite da gruppi di lavoro coinvolgendo esperti del settore».


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/basta-amici-degli-amici-ripuliremo-piazza-dante-1.6613655

 

DONATA BORGONOVO RE SU DEMOCRAZIA DIRETTA E QUORUM REFERENDARIO  

Paolo Michelotto: “Il caso ha voluto che venerdì 18 gennaio 2013 a Trento abbia incontrato Donata Borgonovo Re durante la serata partecipativa “Tagli al trasporto pubblico”. Lei presentava la serata, io curavo il momento partecipativo “La Parola ai Cittadini”. E lei, che proprio lo stesso giorno tramite i giornali ha raccontato del suo impegno futuro nelle elezioni provinciali trentine,  mi ha confermato che invece è a favore dell’idea di togliere il quorum e che non c’è nessuna argomentazione giuridica che possa impedire questo fatto. Ottime speranze quindi da un possibile futuro Presidente della Provincia a cui, ovviamente auguro un enorme successo“.


http://www.paolomichelotto.it/blog/2013/01/20/quorum-zero-a-rovereto-i-consiglieri-comunali-dicono-no-intanto-nella-provincia-di-trento/

DONATA BORGONOVO RE SU PATRIARCATO TRENTINO E QUOTE ROSA

Donata Borgonovo Re: “Le quote rosa secondo me”

Le ‘quote elettorali’ dovrebbero assicurare l’equilibrata presenza dei due sessi all’interno delle liste elettorali. Donne di destra e donne di sinistra sono unite dal comune desiderio di assicurare, anche nella nostra realtà provinciale così avara di presenze femminili nei luoghi della politica e all’interno delle istituzioni, un riequilibrio della rappresentanza, che rispecchi davvero le forme della nostra società civile, fatta di uomini e di donne che camminano insieme, gli uni accanto alle altre, nel mondo della scuola, delle professioni, della famiglia, delle associazioni…Solo il mondo della politica, così affezionato a modelli maschili decisamente antiquati, non sa aprirsi alle esigenze di una democrazia matura, in grado di rispecchiare appieno le caratteristiche della comunità sociale che vede, appunto, uomini e donne presenti, insieme, ovunque: non è forse più democratico un autobus con il suo carico multicolore di utenti (uomini, donne, giovani, anziani, italiani, stranieri..) dell’aula consigliare, dove siedono trentatrè signori e due, solitarie, signore? E’ riuscita a far meglio di noi persino la provincia di Bolzano, dove le signore presenti in Consiglio sono nove… Eppure, la colpa è in gran parte nostra, di noi elettrici che fatichiamo ancora a fidarci delle donne che si impegnano, o che desiderano impegnarsi, nella politica e nell’amministrazione e che sono disposte a condividere con gli uomini le fatiche di un servizio alla comunità. Per questo è importante il segnale lanciato dalle donne dei partiti: la loro battaglia comune ha bisogno del nostro sostegno e della nostra vicinanza. Noi elettrici dobbiamo pretendere che le istituzioni non siano più una sorta di monopolio maschile ma divengano finalmente anche nostre. Uso le parole di Tina Anselmi, una grande donna della politica, che alle donne diceva (e dice): “Siateci, partecipate; poi scegliete l’idea che volete, i partiti che preferite. L’importante è che non restiate a casa, che non andiate al mare, che non siate confinate ai margini”. Sarebbe bello farci sentire di più e cambiare; forse la ‘casta’ si combatte anche così


http://www.giornalesentire.it/2008/aprile/200/donataborgonovore–lequoterosasecondome-.html

IL TRENTINO NON È UN PAESE PER DONNE?

Rispettare le differenze, lottare per l’unità: dovrebbe essere questo il compito di una società sperimentare come aspira ad essere il Trentino.
Purtroppo questa provincia non è culturalmente all’avanguardia e resta legata all’idea che la politica sia una cosa per uomini o per donne mascoline.

Il 90% degli europei (fonte: eurobarometro) ritiene che, a parità di competenze, le donne dovrebbero godere di uguale rappresentanza negli incarichi dirigenziali. Non essendo più opportuno usare la carta maschile in maniera esplicita, si accusa Borgonovo Re di non essere sufficientemente competente:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/12/donata-borgonovo-re-i-suoi-critici-la-democrazia-partecipata/

La metà dell’universo femminile è stata emarginata o spinta a restare in disparte per ripicca, per non doversi umiliare. Ma se l’essenza della democrazia è la distribuzione del potere è tempo che il Trentino abbia un presidente di giunta donna, così come ha un rettore donna. Una scelta che serva a cominciare a porre fine all’egemonia patriarcale che perdura ormai da troppo a lungo, specialmente nelle valli alpine. Questo, non per instaurare un matriarcato femminista, ma in nome dell’alternanza, dell’equilibrio, del pluralismo e del merito, perché Borgonovo Re se lo merita (Dai loro frutti li riconoscerete, Matteo 7, 15-20):


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

BORGONOVO PER UN MONDONUOVO

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L’harakiri del PD trentino – anche i Trentini nel loro piccolo s’incazzano

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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C’è un elemento di rottura innegabile: una cesura nettissima non solo tra società civile e politici, ma specialmente tra politici (detentori del potere politico) e politica, la politica alta, quella che scalda i cuori dei cittadini, quella fatta da leader con una prospettiva ampia, lungimirante e responsabile.

Nulla a che vedere con:

(1) un paladino dei localismi;

(2) un adepto del montismo proprio quando: il debito pubblico esplode a causa della recessione e del dazio europeo per salvare le banche francesi, spagnole, tedesche e greche (oltre al MPS); Monti viene scaricato persino dal Financial Times; i sondaggi danno la sua lista al 10% (solo 3 punti percentuali sopra la Lega Nord!)

(3) ?

Questa è la strategia “vincente” per portare a Roma sei senatori (!).

Nessuna difesa d’ufficio di questo suicidio politico è credibile. Il PD trentino (come quello nazionale) ha scelto la strada della vocazione minoritaria (decrescita infelice), forse nella speranza che l’aumento del numero di astensioni lo premierà percentualmente, nonostante la costante emorragia di voti.
Quando avrà il 51% dei voti su 2milioni di votanti avrà coronato la sua strategia trionfale. La democrazia, nel frattempo, sarà morta, ma quello è un dettaglio.

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Commenti apparsi sui forum dei quotidiani locali online – erano al 95% negativi: ne ho scelti solo alcuni

Finché il Pd provinciale non troverà la forza di mandare al diavolo una volta per tutte Dellai, andrà sempre così: finora il Magnifico si è impicciato pesantemente del Pd in qualità di governatore della Provincia, ma il sospetto è che continui a farlo “usando” l’amico Enrico Letta, vice segretario nazionale del Pd e organizzatore di VeDrò (mmmmm, ma Fravezzi, ex segretario di Dellai, non è sindaco di Dro?), a mo’ di potente digestivo per candidati pesantissimi da mandar giù

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Dai tranquilli, con questa mossa il PD si è assicurato il candidato presidente alle prossime provinciali per la coalizione di centro sx. Non vedo nessun’altra giustificazione.

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Mi spiace ma io Panizza non lo voto, a questo punto voterò cinque stelle tappandomi il naso.

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Mi spiace, ma se il candidato a Trento è Panizza, la mia coscienza mi impone di non votare per il Senato.

Vi assicuro che ci sono moltissime altre persone che la pensano così.

Ma come facciamo a mandare in Senato Panizza?????????

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Il Panizza porterà lauti contributi alle bande, nuove tiracche e cappelli piumati. Ogni trentino avrà, una volta lui senatore, un bel completo da valligiano su misura, con calzini firmati dal Franco. Trento svenduta a suon di fisarmonica! Il PD che fa? Sta a guardare dalla finestra…con la Borgonovo Re che è forse partita troppo in anticipo.

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Se qualcuno credeva ancora nella trasparenza del PD, la lettera di oggi sull’Adige della signora che ha svelato come i vertici se la sbrighino “in farmacia” senza alcun ritegno, dovrebbe aprire loro gli occhi.

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Alchimie politiche. Un secolo fa, il collegio elettorale di Trento andava sempre ai socialisti di Cesare Battisti, mentre i cattolici di Degasperi vincevano in Valsugana. Adesso, che sono associati, fanno il contrario. Proprio il modo per scontentare i loro elettori, e perdere a favore delle Destre, che solo un mese fa parevano allo sbando.

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io mi chiedo ma un lavoratore del pd con 38 anni di contributi secondo le menti eccelse che fanno accordi senza interpellare la base con cavolo vota pd. Il perche ?? questo signore troverà Monti alleato al suo partito e le leggi di sinistra di questo signore non oso pensarle

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Il principio nobile del sistema uninominale sarebbe quello che i territori esprimessero i loro uomini migliori.

Ma se i partiti ci mettono lì scartini non si può pretendere che noi li facciamo diventare degli assi.

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Gli autonomisti della Valsugana non voteranno né Divina né Tonini, state tranquilli. Personalmente, da autonomista, non voterò né SVP né Tonini, né Divina.
Pensate a quelli dell’UPT invece. E’ più facile che siano loro a votare Divina.

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nella città di Cesare e gigino Battisti ….! Il pd dovrebbe nascondersi ma visto che il suo segretario ha votato malossini Mario presidente della commissione dei 12, perché stupirsi….!

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Volevo far presente a tutti gli elettori che il Patt prima di Dellai è sempre stato all’opposizione con coalizioni di centro destra.

Ricordo inoltre la grande fama del Patt ai tempi di Tretter, mamma mia !!!!

La natura della base del Patt è di centro destra, ora pur di avere una carega e potere rinnegate anche questo.

Non si fa politica con teste piumate e divise, quello è folklore.

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Mio Dio, il pd trentino si è auto-sciolto nell’acido.

Il portaborse di Dellai non andrà a Roma a nome mio.

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votare chi ?? panizza ? il piu’ grande elargitore di contributi finalizzati a crearsi consenso , oppure il veneziano fravezzi ??, mai e poi mai , c’è sempre l’opportunità di votare un candidato di sinistra per il senato …

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Il tonfo del pd sarà epocale.

Ma se lo sono cercato.

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Gli elettori delle primarie ripetutamente traditi ! Grande occasione persa. Mi dispiace, ma è proprio così. Credo che i vari Nicoletti, Pinter, Lorandi e compagnia bella, oggettivamente responsabili, dovrebbero serenamente dimettersi. In compenso, l’Alto Adige ci ha dato un’ulteriore lezione…
Ad maiora…

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C’è un certo malumore tra i votanti del P.D. trentino, ma anche tra l’elettorato autonomista, indicare Tonini non e’ per niente facile, visto la differenza ideologica.In questi casi ,per non favorire avversari ,facciamo come le tre scimmiette che non vedono ,sentono o parlano

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Non vedo perché disperarsi…C’è il candidato di Rivoluzione Civile, più che ottimo in città. Ed espressione di una vera sinistra a differenza anche di Tonini.

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Questo NON sarebbe un accordo basato sulla spartizione delle poltrone?!?!?

Ma ci avete preso per dei cretini?!

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Io ho la mia dignità e non posso permettermi di mandare a Roma una caricatura!!!

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sinceramente come donna non credo che mi sarà possibile votare i candidati del centro sinistra autonomista .Panizza è una caricatura di un filoaustriacante ,che non sa nemmeno il tedesco,e che si è contraddistinto per lo sperpero di denaro pubblico nel finanziare l’acquisto di discutibili costumi tradizionali a bande e cori.Ha trasformato la cultura in folklore.Per quanto riguarda Fravezzi,non ha un lavoro ed è il classico portaborse.Auguri al PD

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A mio parere, con questa decisione frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del centro centro e quasi sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori a Roma dovrebbero andarci per proporre una visione complessiva del bene per l’Italia e, di riflesso, anche quella della propria terra.Alcuni o molti cittadini sono costretti a votare persone e simboli a cui non credono: si ribellino.

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Ma non siamo andati a votare alle primarie per scegliere chi volevamo noi PD ? Che “schifo” ancora le stesse persone per quanto ancora le dobbiamo mantenere sapendo che ben poco hanno fatto? Mi associo alla persona che sopra ha scritto PD ti stai svendendo!?!?!

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La domanda semmai è: cosa c’entra Tonini con il Trentino?!

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fravezzi ahahahahahahahahahahah , siamo al carnevale ….

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Fravezzi in Vallagarina: ridenDro e scherzanDro ce lo hanno affibbiato!!!

Ma lo saprà dov’è la Vallagarina? Ora per andare a Trento non farà più la Valle dei Laghi, ma passerà per la Vallagarina e forse avremo modo d’incontrarlo su Corso Rosmini ….

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Cos’è ‘sto coso extra terrestre che dovrei votare ? Un frate o un fratel di Dellai ?

E come si vota ? Mettendoci una croce sopra ancora prima del voto ? In Val Lagarina stiamo chiedendo lumi a “Chi l’ha mai visto”.

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Questo PD manca assolutamente di intelligenza politica e di palla anche. Ha ipotizzato delle candidature farlocche, insensate, risibili come la Ruffini. E poi neanche le ha sapute difendere, calando le braghe appena qualcuno ha fatto BUH ! Invotabili tutti, e un regalo ai berlusconini ingrillati ed ai grillini fascistizzati.

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Dorigatti al telefono diceva….ma chi se ne frega mettiamo Panizza al posto di Tonini tanto i voti li abbiamo. Leggere la lettera oggi sull’Adige di una signora che lo ascoltava in un bar. ALLA FACCIA DELLE PRIMARIE E DELLA DEMOCRAZIA.

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Panizza?! Ommadonna… Forse c’è di buono che se se ne va a Roma smetteranno di regalare soldi alle bande… E poi, Fravezzi?! Che fuori dalla zona di Riva e Arco nessuno conosce?

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Ancora una volta ci vien chiesto di turarci il naso. Obbligati a votare uno di destra per avere un governo di sinistra!!! Penso che tutto ciò farà felice Ingroia

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Con questa decisione pasticciata, frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del cenro sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori hanno il compito di pensare al bene della nazione e, di riflesso, anche della propria terra. I cittadini sono costretti a votare cose in cui non credono: si ribellino.

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Dunque dicevamo Ezio Casagranda o fermare il declino? Certo che fra ex portaborse e moloc imposti dal PD nazionale mi pare proprio un bel quadretto edificante per l’Autonomia in trasferta!

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scuseme: ma cossa c’entrelo la valsugana con tonini…..

forse par via de la cava del marter????

come se ciamela en talian: discarica?

:-/

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Una volta si votavano i segretari di partito! Oggi i segretari! Panizza già segretario di tretter, Tonini ex segretario di grandi e fravezzi ex segretario di dellai!

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Tonini va in Valsugana,se non verrà eletto cosa alquanto probabile,sarà candidato a novembre alle provinciali.

SCOMETTIAMOOOOOOOOOOOOOOO?

E perderemo il senatore nel collegio di Trento

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Quella di Panizza a Trento non mi sembra una candidatura forte.

Temo che ce lo troveremo ancora a comprare piume e braghe de coram…quindi fregati due volte.

Se doveva essere del Patt, quello dell’assessore Rossi sarebbe stato senz’altro un nome più spendibile.

Non mi sarebbe però spiaciuto vedere tre facce nuove, a cominciare da quella di Tonini.

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ma come: se il pd andava da solo faceva di sicuro un senatore e se va con tonini sulla valsugana e con patt e upt rischia di farne 0? strana la politica …. ed i loro interpreti

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Per un Bressa amico di BZ c’è un Letta amico di TN,più di Dellai.L’UPT si salva a scapito di un PD trentino disarmato da Roma.Il Patt (Svp)ride e sbanca il banco.Sarebbe il colmo se al Senato sia Tonini che Fravezzi…

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Fravezzi non ti vogliamo, come elettore dell’upt andrò di sicuro su altri lidi. Spero che facciano lo stesso anche gli elettori del pd della Vallagarina.
Sono una vera porcata questi nomi imposti dai vertici alti dei partiti, la base vi castigherà.

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La scelta è politicamente suicida!

Tonini e Panizza perderanno di sicuro.

Non escludo vittorie di grillini e di Ingroia a Trento e Pergine

Vedrete!

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Che un partito che rappresenta il 4% dei cittadini a livello regionale (8%in Trentino) detti le condizioni a un PD che ne rappresenta 5 volte di più fa semplicemente ridere..

E per fortuna che l’Upt é alla disperazione con Monti, altrimenti avrebbe chiesto 2 senatori lasciando il PD a 0 :)

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Hanno dimenticato i proletari, hanno venduto lo Stelvio a Durnwalder, lo stato sociale e i diritti dei lavoratori a Monti.
Non mi aspetto nulla di buono dal PD.

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Se il Patt fosse veramente per il territorio difendendo imprese e lavoro toglierebbe il sostegno a bersani che in tv non ha la minima idea di quali siano i suoi programmi (vedi italiadomanda) e di un Monti che ricordo pensa ancora che il lavoro indeterminato è noioso,il lavoro non è un diritto e il suo anno di governo abbia migliorato il paese. Speriamo in un’altra italia anche se sarà difficile visti i sondaggi.

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Marxisti per Panizza

PANIZZA

“Trento: costumi e divise, tutti i contributi provinciali degli ultimi tre anni

Nel 2009 sono stati erogati i seguenti finanziamenti provinciali per confezionare costumi e divise alle varie bande del Trentino e alle compagnie Schützen: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 44.409,21; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 274.586,66; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 368.630,36; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 117.289,35.

Nel 2010 sono stati erogati i seguenti finanziamenti: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 91.326,70; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 203.998,77; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 322.534,15; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 82.027,07.

Nel 2011 l’Assessorato alla cultura ha destinato ben 282.329,05 euro ad alcune bande del Trentino per rifare le divise sociali; per citare qualche esempio: 80.000,00 euro alla banda sociale Deflorian di Tesero; 55.000,00 euro alla Valletta Liberiu falchi di Riva del Garda; 39.000,00 euro alla banda San Valentino di Faver; 33.000,00 euro alla banda di Lavis; 15.384,00 euro alla banda di Vigo di Fassa; 13.784,00 euro alla fanfara alpina di Riva del Garda; 11.872,00 euro per il corpo bandistico di Revò; 10.476,00 euro per la banda di Caldonazzo; 783,00 euro per la banda di Pergine; 967,00 euro per il corpo musicale di San Giorgio”.


http://www.trentotoday.it/politica/contributi-costumi-divise-provincia.html

TONINI


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/15/svariate-ragioni-per-non-votare-giorgio-tonini/

FRAVEZZI

Sa bene infatti, il sindaco di Dro, che dovrà convincere la base roveretana del Pd, che nel collegio avrebbe voluto vedere un proprio candidato (Aida Ruffini o Roberto Pallanch): “Una certa loro delusione può essere fisiologica – afferma Fravezzi – le richieste dei territori sono sempre legittime. Ma era importante salvaguardare la logica della coalizione, per oggi e per il futuro”.


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/01/20/news/fravezzi-lusingato-della-scelta-convincero-i-roveretani-con-l-esperienza-del-sindaco-1.6387489

Donata Borgonovo Re, i suoi critici, la democrazia partecipata

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DBR è su Facebook

 

Il fatto che un certo comportamento sia comune non lo rende meno corrotto. …chi è al potere conta sulla volontà dei cittadini di assuefarsi alla corruzione, diventando insensibili, indifferenti alla sua illiceità. Una volta che un tale comportamento è percepito come la norma, si trasforma nella mente delle persone da qualcosa di sgradevole in qualcosa di accettabile. Molte persone credono di dimostrare la loro sofisticatezza esprimendo una cinica indifferenza verso le malefatte dei potenti, in quanto sono così diffuse. Questo cinismo – “oh, non essere ingenuo: lo fanno tutti, sempre” – è proprio ciò che permette ad un comportamento distruttivo di prosperare incontrastato.

Glen Greenwald, 8 settembre 2012

È quello che sta accadendo nel centrosinistra in Trentino. Si sta levando un coro che canta all’unisono: ma no, ma quali primarie? Un coro che va da Dorigatti a Dellai, da Pinter ad Andreatta. Tutti che dicono: “Dai, chiudiamoci in sagrestia e decidiamo insieme, che tanto siamo maturi e responsabili”. Che lo dica uno come il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, poi, sembra proprio un paradosso: lui, il primo sindaco di Trento che ha dovuto affrontare le primarie e che si è legittimato proprio attraverso le primarie. […]. C’è anche chi non vuole le primarie del Pd, e ritiene buone e utili le primarie di coalizione. Immaginando quindi un accordo preventivo dentro il Pd su un unico suo candidato. Ovviamente chi tifa per questa soluzione è Alessandro Olivi, perché essendo uscito di scena Alberto Pacher, è lui il candidato che può trovare il minor numero di veti incrociati dentro il partito, e perché si eviterebbe di innescare la “pericolosa” rivalità con il giovane Luca Zeni e soprattutto, si eviterebbe di mettere in gioco la forte personalità di Donata Borgonovo Re. Anzi, proprio la Borgonovo Re è una delle motivazioni (inconfessabili per molti dirigenti del partito) del no alle primarie sempre più strisciante…. Al momento, dunque, ciò che porta molti attori a unirsi nel no alle primarie è il no al “Papa Nero” (vedi Borgonovo Re, Zeni o qualche altro candidato capace di calamitare l’entusiasmo dei militanti di base e dei cittadini simpatizzanti per il centrosinistra) o, al contrario, la voglia di “teleguidare” un Papa Nero (Schelfi o qualche altro candidato con quelle caratteristiche).

Paolo Mantovan, “Quella strana paura delle primarie”, Trentino, 8 novembre 2012

Il Trentino è un Land, una Comunità autonoma, non ci si può improvvisare, non è sufficiente essere stato sindaco o difensore civico, bisogna avere esperienze di governo. Eviterei dunque gelosie e ambizioni personali. 

Sergio Fabbrini, L’Adige, 10 gennaio 2013

Una buona fetta dell’establishment (Andreatta, Panizza, Fabbrini, ecc.) ci tiene a far sapere, con interviste apparse sul Trentino, Adige e Corriere del Trentino, che Donata Borgonovo Re


http://www.partitodemocraticotrentino.it/uploaded/borgo%20mart.pdf


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

è inadatta a governare la Provincia di Trento.
Mi pare di poter dire che questa contrarietà sia motivata da 4 ragioni principali – due palesate, una malcelata ed una inconfessata:

* la sua inesperienza;

* la sua eccessiva prossimità ad ambienti della sinistra cattolica che sono ostili al neoliberismo montiano e che quindi sono bollati come conservatori, anti-moderni o neocomunisti;

* la sua denuncia dei malcostumi trentini (pubblici e privati);

* è una donna;

Poiché intendo essere governato da lei e non dai suoi avversari, cercherò di confutare le obiezioni esplicitate e degne di considerazione.

1. DONATA BORGONOVO RE VUOL DIRE DISCONTINUITÀ (È UN MALE?)

In quest’epoca “surrealista”, il cristianesimo sociale e la socialdemocrazia che hanno reso civilissimi i paesi del Nord Europa, il New England e il Canada (e che sta risollevando le sorti del Brasile) sono ideologie reazionarie: invece il neoliberismo che domina le politiche di “risanamento” dei paesi europei e che è storicamente associato a Pinochet, Reagan e Thatcher (tra gli altri), essendo per di più all’origine della catastrofe dei derivati, è l’ideologia progressista per antonomasia (!!!), tanto che Bersani stesso ha coerentemente ribadito il suo sostegno alle politiche di Monti.

Quest’ideologia, che secondo alcuni rappresenta il futuro, ha dimostrato a più riprese di non curarsi del suo impatto sulle persone vulnerabili, i migranti, i poveri, i lavoratori, i giovani, che anzi ritiene colpevoli della crisi, in quanto “sono vissuti al di sopra delle proprie possibilità” – dopo anni che erano stati bombardati con il mantra “spendete se volete far crescere l’economia e dare un futuro ai vostri figli”.

Il progressivo declino dell’economia tedesca, che avrà un impatto catastrofico sul suo tessuto sociale, dato l’esorbitante numero di pensionati poveri e sotto-occupati, servirà – almeno lo possiamo auspicare – a far prevalere il buon senso sulla manipolazione della realtà.

Restano però degli interrogativi irrisolti. Com’è possibile che politici di sinistra predichino i dogmi della destra neoliberista (si chiama “cattura cognitiva”)? Perché il compromesso social-democratico è stato rifiutato proprio quando aveva contribuito in modo determinante alla sconfitta del comunismo? Perché i dogmi neoliberisti la fanno da padrone proprio quando la crisi ne ha decretato il fallimento?

Ce lo spiega Ugo Morelli (“Taccuino dei giorni scomodi”): “Di solito, in gruppi troppo coesi, dove c’è una forte tendenza verso valutazioni e decisioni unanimi, si può affermare un modo di pensare erroneo che porta a scelte e decisioni sbagliate e anche disastrose. Si può perfino giungere al risultato paradossale che il gruppo nel suo insieme finisce per prendere una decisione che ognuno dei suoi membri, se decidesse da solo non prenderebbe”.

Non ci sono alternative” è lo slogan usato per imporre un’unica soluzione, quella prediletta dall’élite e che ha fossilizzato il dibattito politico e sociale in Trentino e nel resto dell’Occidente.

Gli “esperti” hanno pronunciato il verdetto e quindi nessun’altra ipotesi è contemplabile. Altri esperti possono pensarla diversamente da chi esercita il potere politico-economico, ma sono bollati come faziosi, senza mai entrare nel merito delle loro critiche, perché “non ci sono alternative”.

Come la lingua impoverita di 1984 di George Orwell, questo mantra serve a rendere inelastica la mente dei cittadini, persuadendoli che questo è il migliore dei mondi possibili o comunque lo diventerà, se daremo retta ai pastori. In questo modo, ogni reale alternativa si volatilizza dalla sfera dell’immaginabile. L’operazione si completa con l’etichettatura. Infatti, la gente tende a credere di aver capito qualcosa se gli affibbia un nome o un’etichetta, come se classificazioni e marchiature equivalessero ad una reale conoscenza di una cosa o un fenomeno.

Le conseguenze di questo atteggiamento possono essere drammatiche. Il contratto sociale, il patto civile tra cittadini e stato si sta sbiadendo da tempo e ormai quasi non si distinguono più le parole e le firme. Sta succedendo in Europa, nel Nord America, in Giappone e altrove. La partecipazione democratica è un ricordo, il disprezzo per le “caste” è più vivo che mai:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/13/il-mito-del-consenso-unanime-e-la-crisi-del-patto-civile-con-lo-stato/

Così la Grande Coalizione che verrà è definita un’Alleanza dei Responsabili, contrapposta a “tutti gli altri”, bollati come “populisti” e “demagoghi”. Un parlamentare ha espresso molto bene l’essenza di questa strategia propagandistica basata sull’idea di continuità senza se e senza ma: “Non si può andare contromano su un’autostrada. Se il mondo va in una certa direzione, dobbiamo fare lo stesso”.

Esiste un unico modello di sviluppo possibile e chi non lo condivide è un irresponsabile, proprio in una fase storica in cui le magagne del sistema sono dolorosamente sotto gli occhi di tutti ed è sempre più chiaro che il nostro stile di vita deve essere negoziabile, per il bene nostro e delle generazioni a venire.

Quel che è peggio è che s’intravede, alla radice, l’idea che il dissenso dei cittadini e delle comunità locali sia sempre e comunque espressione di un interesse particolare nocivo al bene comune e che i progetti del potere centrale siano al contrario sempre guidati da una prassi decisionale efficace, rapida e pragmatica che privilegia razionalità, disciplina ed assenza di sentimentalismi, preconcetti e pregiudizi.

Viene così a mancare la cultura tipicamente democratica della gestione del conflitto e della pluralità, fonte di creatività, innovazione, miglioramento, autocritica, graduale maturazione della società civile. Si prospettano, al contrario, energici disciplinamenti della popolazione e dei governi locali:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/06/il-10-marzo-si-fa-la-storia-a-piccoli-passi/

Cosa comporta tutto questo?

La scomparsa del limite. Se il mondo è dalla tua parte, allora non puoi avere torto e non ci sono limiti a quel che puoi ritenere giusto e legittimo fare.

Ma esistono limiti invalicabili, soglie che marcano il confine tra umano e disumano, tra responsabilità ed irresponsabilità. Non variano a seconda della situazione, del contesto, sono indipendenti dalle proprie sensibilità ed umori contingenti: si chiamano Costituzione, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, beni comuni, tutela della dignità delle persone (e degli animali), sostenibilità e rispetto per l’ecosistema, lotta contro le ingiustizie, regola d’oro, ecc.

Sono autolimitazioni che l’umanità si è imposta dopo aver appreso sulla sua pelle le conseguenze della dismisura/eccesso, della tracotanza, dell’egotismo e del tribalismo sfrenato. Millenni di elaborazione morale hanno dato buoni frutti: non lasciamoli marcire perché ci martellano in testa slogan egotisti all’insegna dell’autosufficienza/autarchia dell’individuo; non ignoriamo la saggezza collettiva che è il precipitato di milioni, miliardi di esperienze umane che ci hanno preceduto.

Bisogna stare attenti a non incartarsi nelle astrazioni relativiste: non sono sintomo di maturità, sono sintomo di confusione.

Non si può cancellare con un tratto di penna tutto quel che c’è tra l’intransigenza e il relativismo, altrimenti si finisce per aderire al mantra del “non ci sono alternative”: l’anticamera dell’autoritarismo in ogni sua possibile declinazione.

I critici di Donata Borgonovo Re non sembrano rendersi conto che invece di caldeggiare la contrapposizione tesi vs. antitesi in uno stato di equilibrio virtuoso (conflitto fecondo = democrazia), stanno dando man forte a chi vede la vita (sociale e politica) come un gioco a somma zero (legge della giungla), dove una delle due parti dev’essere estromessa (lotta senza quartiere = tirannia).
Penso a Monti (“tagliare le ali estreme”) e Merkel (o Sarkozy) con i loro diktat contro chiunque osi ancora dire “cose di sinistra”. Penso al “o siete con noi o siete contro di noi” di George W. Bush ad al suo parimenti deprecabile “il nostro è uno stile di vita non negoziabile”.

Di più, i critici di Donata Borgonovo Re evidentemente ritengono che la gestione della cosa pubblica in Trentino sia stata ammirevole e che serva un’assoluta continuità.

C’è chi potrebbe eccepire:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/01/la-farfalla-avvelenata/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/18/blackrock-i-suoi-tentacoli-sulla-grecia-e-sui-fondi-pensione-del-trentino-alto-adige/


http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13666


http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13700

Lo ha fatto anche la stessa Borgonovo Re: “mafia è un termine sicuramente esagerato: giovedì l’ho usato nella mia relazione semplicemente perché lo sentiamo ripetere spesso dai cittadini che vengono da noi a chiedere aiuto. Non posso negare che io e i miei collaboratori siamo rimasti colpiti dalla frequenza con la quale ci dicono ‘la mafia esiste anche in Trentino’ e questo vuol dire che c’è un problema. Se qualcuno indica con il dito la luna non bisogna guardare il dito, ma la luna”. “Non credo – afferma Borgonovo Re – che ci sia una cupola e se dovessi definire io stessa il fenomeno non userei il termine ‘mafia’. Credo però che in Trentino sia diffusa una cattiva cultura dell’amministrare, per la quale il sindaco considera il Comune come ‘cosa sua’. E non si tratta di casi sporadici”.


http://www.presspubblica.it/index2.php?option=content&do_pdf=1&id=720

2. DONATA BORGONOVO RE VUOL DIRE INESPERIENZA (È UN MALE?)

Ho dedicato molto spazio alla seconda critica, ma questa, che dal punto di vista dei suoi avversari è la più convincente, è anche la più esile.

I seguenti politici sono stati eletti o nominati ad incarichi di gestione di realtà molto più complesse della Provincia di Trento pur avendo un’esperienza minima o nulla:

Barack H. Obama, Dominique de Villepin, John Fitzgerald Kennedy (al Congresso), Dwight Eisenhower, Aung San Suu Kyi, Isabel Perón, Alexis Tsipras (leader dell’opposizione greca, nato il 28 luglio 1974).

Sono quelli che mi sono venuti in mente; altri potranno certamente allungare l’elenco (i cosiddetti “renziani”, ad esempio, che avranno sicuramente replicato ad analoghe obiezioni).

Donata Borgonovo Re possiede invidiabili competenze giuridiche ed amministrative: in qualità di difensore civico per il Trentino, ha avuto un contatto diretto con i cittadini ed i loro problemi senza paragoni e non ha mai nascosto che la buona politica si fa quando ci si circonda di uno staff capace e si estende la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica (si veda la prossima sezione).

Detto questo, essere “inesperti” assicura un valore aggiunto non di poco conto. Significa infatti anche non essere incatenati ad un certo tipo di relazioni di potere che ti costringono a: (a) assecondare chi sta sopra di te e che ti ha permesso di arrivare dove sei; (b) difendere ad oltranza certe rendite di posizione ed equilibri di partito. Significa anche essere liberi di mettere in discussione ciò che non funziona all’interno del sistema, dogmi ed assunti obsoleti, proporre qualcosa di nuovo, essere aperti a contributi esterni, a soluzioni alternative, a riforme di sistemi ingessati.

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LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA SECONDO DONATA BORGONOVO RE

MIA TRASCRIZIONE: “Il legislatore si è reso anche conto che di fronte ad una particolare forza degli esecutivi, andavano introdotti quei meccanismi di controllo ed equilibrio, che sono da un lato i consigli comunali, che oggi mi par di capire che rappresentano quasi le cenerentole affaticate delle nostre autonomie locali. Con un forte potere di indirizzo e di controllo sull’esecutivo ed un potere di approvazione degli atti fondamentali del comune – il bilancio non dovrebbe costruirselo l’esecutivo, l’esecutivo dovrebbe fornire le informazioni necessarie perché il consiglio possa costruire un bilancio e dentro ci possa mettere le finalità e gli obiettivi che nell’anno che si presenta di fronte dovranno essere garantiti.

Accanto al consiglio, c’è un altro polo di cui gli enti locali si dimenticano per definizione: i cittadini. Nelle leggi degli anni Novanta e in particolare nella legge di riforma delle autonomie locali vengono introdotti i cittadini come titolari di un diritto di partecipazione che si esprime in una serie di istituti che debbono (alcuni debbono, altri possono) essere inseriti negli statuti comunali e che sono strumenti di partecipazione concreta.

Elvio Raffaello Martini ha fatto un’analisi bellissima del concetto di partecipazione e sostiene che la partecipazione la possiamo intendere come “appartenere, essere parte” – noi siamo cittadini della nostra comunità, poi della nostra provincia, della nostra nazione fino ad essere cittadini del mondo – e l’avere parte riguarda la ripartizione delle risorse. Oppure la si può interpretare come “prendere parte alle decisioni”…e qui veniamo alla scollatura con la realtà”.

 

MIA TRASCRIZIONE: “Nella mia panoramica delle male-pratiche, il contrario della best practice, io conto una serie di situazioni in cui i cittadini si sono accorti, tardi, di decisioni significative prese dall’ente pubblico, che li interessa e li tocca da vicino, decisioni delle quali non si sono rese e resi conto nella fase in cui queste decisioni venivano elaborate, discusse e concordate nelle “sedi competenti”, ma si sono semplicemente resi conto degli effetti…I cittadini si fanno sentire, protestano e contestano ma non prendono parte alla decisione; la decisione è già stata presa, molto tempo prima. I cittadini possono solo rincorrere con due sole possibilità: condizionare la realizzazioni con delle modifiche che non saranno mai radicali o sostanziali, oppure parlare, sfogarsi, farsi venire il mal di fegato senza riuscire ad incidere su una decisione che si è già consumata.

La partecipazione è faticosa. Se i cittadini riuscissero a riscoprire anche la passione per la partecipazione, che è certamente fare politica, anzi, è il modo più nobile – io ritengo – di fare politica, perché lo si fa per un interesse comune, mossi non già da un desiderio di seggio, di poltroncine, ma dal desiderio di costruire qualcosa di utile e buono per la comunità.

Dall’altro lato, però, l’amministrazione deve essere anche addestrata ad utilizzare gli strumenti di partecipazione, perché l’ente pubblico deve comprendere che gli strumenti di partecipazione sono strumenti di condivisione delle scelte, di condivisione dell’esercizio del potere e la partecipazione l’ha inventata il legislatore proprio per non lasciare dei vuoti nel corso dei famosi 5 anni almeno a livello locale e per addestrare amministrati ed amministratori a selezionare insieme l’interesse pubblico e a raggiungere insieme i risultati utili per la comunità.

Un tempo il meccanismo della democrazia rappresentativa era fondato su questa delega – io scelgo la persona che reputo migliore e le affido un compito, però non glielo affido in bianco – fai quel che vuoi, ci vediamo tra cinque anni – glielo affido in base agli impegni che questa persona si è assunta nella campagna elettorale, periodo in cui io, candidato, dico ai cittadini quel che mi piacerebbe fare, come vorrei camminare con questa comunità e chi è d’accordo con me mi sostiene, mi sostiene ma mi sta dietro, così se appena sgarro mi dà una mazzolata dietro le orecchie e mi rimette in campana. Non è che io arrivo lì e poi faccio quel che mi pare.

Perciò i meccanismi di partecipazione sono anche meccanismi di accompagnamento di chi ha la funzione di governo e decisionale, meccanismi di proposta e suggerimento, perché non è mica detto che le idee migliori ce le abbiano quelli che stanno all’interno delle istituzioni. Devono avere delle belle orecchie, la capacità di ascoltare e di selezionare, tra quello che i cittadini comunicano, cosa può essere utile e significativo.

Dobbiamo capire quali meccanismi di partecipazione abbiamo a disposizione per uscire da questa mancanza di libertà, perché non mi ascoltano una volta sulla ciclabile, non mi ascoltano un’altra sui bacini di innevamento, non mi ascoltano su qualche altra cosa e io non partecipo più. Non dico più nulla, vivacchio nella mia nicchia, oppure cerco i miei meccanismi clientelari che almeno a me garantiscono quel minimo di beneficio che mi consente di vivere in pace”.

Donata Borgonovo Re presidente del Trentino nel 2013 – la mia scelta per un Mondo Nuovo


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Chi se non lei?

Se non ora, quando?

Le ho dato un passaggio in macchina, una volta, scendendo dal Bondone, per Garniga e Cimone. E’ stata così gentile, tenace, paziente, tollerante da sopportare la mia guida ed intrattenere una conversazione intelligente. Non ho mai più avuto alcun contatto con lei e non intendo votare PD, un partito che, come milioni di altri elettori di sinistra, disprezzo perché ha tradito tutto (o quasi) quel che poteva tradire a livello nazionale.
Ma Donata Borgonovo Re è un’altra cosa. Ha fatto tanto per i Trentini e potrà fare molto di più quando sarà alla presidenza della Provincia Autonoma di Trento. Perciò voterò per lei.

[NOTA BENE: Non sono pagato per farlo, non mi hanno promesso nulla, l'ho vista una sola volta in vita mia, non intendo entrare in politica, lei neanche sa chi io sia. Il mio è il sostegno spontaneo di un cittadino che vuole che le cose cambino e pensa di sapere chi le può cambiare in Trentino. E non credo di sbagliarmi].

“Nel Pd tutti la danno già in pista. Il suo è uno dei nomi della società civile che più circola tra i papabili, di peso, per le elezioni provinciali dell’anno prossimo. Donata Borgonovo Re, ex difensore civico, docente universitaria di diritto pubblico, negli ultimi tempi si è mossa molto, partecipando a tante iniziative sul territorio, con le Acli a Gardolo per parlare di costi della politica, con il Gruppo Donne Rendena per parlare di partecipazione civile. «Mi chiamano e la mia è ordinaria attività di formazione sul territorio – risponde lei a chi le chiede se questo impegno preluda a una sua candidatura alle prossime provinciali – fa parte del mio lavoro, se qualcuno vuol leggerci altro, è un problema suo». La passione per la politica non l’ha mai nascosta, fin da quando era pronta a scendere in campo nel 2009 alle primarie per il sindaco di Trento. Poi il dietrofront”.


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/08/03/news/borgonovo-re-il-nome-di-punta-della-societa-civile-1.5498051

“L’ex difensore civico Donata Borgonovo Re, nome mai dimenticato dai fedelissimi del centro sinistra, è la vera “sorpresa” della prima giornata della nostra iniziativa sulle “primarie virtuali”, lanciate dal Trentino per anticipare i tempi di una politica che finora – di primarie – ha saputo solo parlare senza ancora decidere alcunché”.


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/09/10/news/tante-le-mail-arrivate-spicca-borgonovo-re-1.5673087

 ”…si svolge l’incontro «Pubblica amministrazione – Il cuore della legalità?», con Donata Borgonovo Re, già difensore civico della Provincia di Trento. L’iniziativa rientra nel progetto «Un viaggio nella legalità»


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/06/08/news/borgonovo-re-a-fai-nel-cuore-della-legalita-1.5221507

“L’iniziativa, nata per dare sostegno legale anche agli “ultimi” e riempire di significato il motto “La legge è uguale per tutti”, tristemente sconfessato da una sequela senza fine di leggi ad personam, ha preso avvio a fine 2006, grazie all’impegno del Difensore civico Donata Borgonovo Re, dei Volontari di strada, e al sostegno finanziario della Fondazione Caritro. Nel 2007 gli “avvocati per la solidarietà”, ospitati dai locali del Punto d’incontro di via Travai, hanno trattato ben 100 casi e altrettanti ne hanno presi in carico quest’anno”.


http://www.questotrentino.it/qt/?aid=11332

“È questo il mio primo ricordo di Donata Borgonovo Re, ricercatrice di diritto pubblico dell’ateneo, ex difensore civico, ex assessore comunale a Trento e oggi voce di un nuovo spazio radiofonico su Trentino in Blu. L’ho apprezzata come docente, come assessore e come difensore civico. In quest’ultima veste l’ho conosciuta per motivi di lavoro. Uno dei suoi punti di forza è proprio la sua dolcezza-apparente: dietro quella voce e quel sorriso si trova una donna, una professionista, che può dare filo da torcere a certe volpi del panorama amministrativo. L’ha scoperto a proprie spese qualche politico trentino.
La sua trasmissione settimanale si chiama «La finestra sul cortile» (nome del film di Hitchcock, tratto da un racconto di Woolrich). Qualcuno, in passato, ha forse pensato di buttarla giù da quella finestra, la Donata. «Fare affabile e parole che pesano come macigni»: così viene descritta da chi la conosce bene. Tutti ricordano il luglio 2006 quando, durante un’audizione davanti alla Commissione trasparenza del Comune di Trento, affermò che «la mafia esiste anche nei Comuni trentini». Certo non la mafia che uccide, ma quella che dà o no permessi, apre o chiude le porte, risolve o sotterra i problemi dei cittadini“.


http://www.ladige.it/blogs/finestra-mandarinidi-donata-borgonovo-re

 

“Si candiderà?

«Bisognerebbe essere bravi a rispondere, a dire non dicendo. Diciamo che vorrei un po’ di tempo per pensarci».

Gliel’hanno chiesto.

«Sì».
Per la presidenza della Provincia?

«In generale».

Risposte caute. Senta, in questi giorni, nel Pd, si fanno i nomi dei possibili successori di Lorenzo Dellai.

«Mi pare che si parli molto di nomi ma che nessuno parli di sostanza, di che cosa si vuole fare, di che futuro vogliamo costruire. Si parla come se nelle persone ci fosse un potere taumaturgico. Io non mi ritrovo in questo teatrino, in questo mercato».

Un mercato?

«Sì. È la politica dello scambio: “Io ti do un Dellai e io ti do due assessorati”. Non mi riconosco in questa politica».

È la politica di sempre.

«Visto che si parla sempre di “Trentino laboratorio virtuoso”, perché non impostare una campagna, per le elezioni provinciali e politiche del 2013, partendo veramente da una logica di programma?.Vediamo di dire cosa vogliamo fare e poi scegliamo le persone che meglio possono rappresentare i cittadini e le loro attese».

Insomma è contro la corsa alle poltrone della politica.

«Sono stufa di vedere tutti questi “padri profetici” a cui dovremmo affidare il nostro voto e il nostro destino. Poi noto che si parla sempre di “padri” e mai di “madri”».

Enrico Letta, vicesegretario del Pd nazionale, dice che il Trentino dovrà avere un governatore del Pd. E dice che Dellai, fuori o dentro il Pd, deve avere un posto a Roma.

«Non credo alla favola dell’uomo che va bene per tutte le stagioni. Posso parafrasare Charlie Brown?».

Prego.
«Le persone non si possono votare per la loro faccia facciosa , ma per le loro idee. Io vorrei un partito che vada oltre la faccia di Pinco Pallo o di Puffetta, senza per questo mettere in discussione l’intelligenza delle persone in questione».

La «continuità» non si ha solo in politica. Nella Cooperazione Diego Schelfi è stato confermato alla presidenza, per la quarta volta.
«Un episodio triste. Ma, in politica, siamo capaci di costruire pensiero? Non occorre candidarsi sempre. Le competenze politiche si possono valorizzare in tanti modi».

E lei Dellai come lo valorizzerebbe?

«Non so. Io ho la mia opinione. Dico che di tanto in tanto bisognerebbe prendere le distanze dal potere. Il potere ha effetti patologici sulle persone. È come sottoporsi ad una radiografia. Serve, ma non puoi farlo tutti i giorni, perché altrimenti ti ammali».

Letta dice che è giusto premiare Dellai, dopo tutto ciò che ha fatto.

«Ah sì? Allora anche Letizia De Torre. Lei a suo tempo venne candidata nelle Marche. Dellai verrà candidato in un’altra regione? Non mi piace questo ragionamento all’interno del Pd nazionale. A me questi “uomini della provvidenza” fanno sorgere qualche perplessità».

Cosa pensa della «cosa bianca», il progetto a cui sta lavorando Dellai?

«La “cosa bianca”? Mi pare l’esito di un detersivo molto potente. Credo che non vedrà mai la luce. Sono convinta che i cittadini cattolici in politica siano necessari per il bene della nostra comunità civile, ma non riesco a immaginare il partito dei cattolici. Anche in seno alla Consulta dei laici trentini vediamo che ci sono tante divisioni: tante idee sono un bene, ma questo dimostra che è impossibile avere un partito dei cattolici. Dovrebbero essere come il lievito e il sale: pochi ma dentro la pasta. L’immagine evangelica vale per la vita sociale e civile».

Insomma non è più il tempo della Democrazia cristiana.

«Sì. E indietro non si torna».

Visto da fuori, pare che il Pd nel centrosinistra, stia già litigando per le cariche elettive,

«Ci sono molte persone valide, che stanno svolgendo funzioni pubbliche: il vicepresidente della giunta provinciale, assessori, consiglieri. Si rifletta sulle primarie di coalizione o di partito. Ma il punto di partenza è sempre lo stesso: quali candidati per fare cosa? La politica ha perso credibilità. Ma confido nella “linea di base”: nel Pd c’è tantissima gente che ha voglia di costruire qualcosa di diverso da ciò che si è visto finora».

I «grillini» potrebbero dire la stessa cosa.

«Non conosco bene il movimento Cinque stelle. Quel che è certo è che esprime un forte bisogno di cambiamento e onestà. Torno al discorso iniziale: non una politica delle poltrone ma delle idee».


http://www.ladige.it/articoli/2012/08/30/cosa-bianca-detersivo

L’INDIFFERENZA DA SMUOVERE

di Donata Borgonovo Re

“La Risoluzione votata a larghissima maggioranza il 6 marzo 1986 dalla Camera dei deputati riconosceva l’autorevolezza e la credibilità dell’ampio lavoro svolto, tra la fine del 1981 e l’estate del 1984, dalla Commissione d’inchiesta sulla loggia Propaganda 2 presieduta dall’on. Tina Anselmi. In particolare, tenuto conto della “possibilità del persistere di rischi di ulteriori turbative dell’ordinato sviluppo della vita democratica del paese da parte di centri di interesse e di pressione non soltanto nazionali, coperti da forme di segretezza che ne impediscono la riconoscibilità da parte dell’opinione pubblica e delle istituzioni competenti”, la Risoluzione impegnava il Governo “a vigilare affinché il funzionamento del sistema democratico sia informato, in ogni sua manifestazione, al rispetto assoluto del principio di trasparenza dell’ordinamento, in modo da rendere possibile e concreto il controllo democratico dei cittadini in ordine alla vita delle istituzioni e a tutte le attività che attengono al pubblico interesse”.

A distanza di quasi trent’anni da queste dichiarazioni, misuriamo con sgomento la loro permanente attualità di fronte alle numerose vicende giudiziarie che sembrano attestare il continuo ripetersi dei vischiosi intrecci tra affari e politica, con i loro strascichi di ricatti, di condizionamenti, di illegalità. “Basta una sola persona che ci governa ricattata o ricattabile, perché la democrazia sia a rischio”: Tina Anselmi aveva visto con lucidità non solo i pericoli legati alla vicenda sulla quale indagava la Commissione d’inchiesta da lei presieduta, ma i pericoli delle future P3 o P4 “che non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti per insensibilità”. Questa insensibilità, su cui la politica sommersa fonda la sua impunità, può essere combattuta in molti modi, il primo dei quali è certamente la conoscenza e la consapevolezza personale e comunitaria di quanto è accaduto nel nostro recente passato: solo se saremo disposti a portarne la responsabilità saremo in grado, come scriveva Dietrich Bonhoeffer, di dare forma ad un futuro diverso, e migliore.

I 773 foglietti che Tina Anselmi ha riempito di appunti nei due anni e mezzo di lavoro della Commissione sono stati raccolti da Anna Vinci, giornalista e scrittrice romana, in un bellissimo libro edito da Chiarelettere (“La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi”) che sarà oggetto di dibattito alla Facoltà di giurisprudenza il pomeriggio del 26 aprile, nell’ambito del percorso di “Memoria e diritto” giunto alla sua terza edizione. Anche se l’on. Anselmi non potrà essere fisicamente presente, perché da tempo molto malata, la sua voce severa e forte parlerà attraverso la testimonianza di chi l’ha conosciuta (Lucia Fronza Crepaz) e attraverso le pagine scritte in quei giorni difficili, segnati da minacce, solitudine politica, irrisione, ma illuminate dal coraggio e dalla passione di chi ha vissuto il suo ruolo nella limpida convinzione di essere al servizio dei cittadini e delle istituzioni democratiche. Una testimonianza, la sua, che può smuovere la nostra indifferenza e sollecitare la nostra responsabilità ad esercitare quel necessario e diffuso  “controllo democratico” di cui parlava la Risoluzione del 1986, senza il quale la democrazia diviene facile preda dell’illegalità”.


http://memoriaediritto.wordpress.com/2012/05/03/articolo-sullincontro-del-26-aprile-2012-memoria-e-verita-la-p2-nei-diari-segreti-di-tina-anselmi/

APPROFONDIMENTI

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/12/donata-borgonovo-re-i-suoi-critici-la-democrazia-partecipata/

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