Se Obama ti uccide, sicuramente te lo meritavi

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La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Giovanni 3, 19

Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.

Isaia 41, 29

Obama si autorizza ad uccidere cittadini americani dopo averli classificati come terroristi e senza dover rispondere a nessuno delle sue decisioni. Un’esecuzione preventiva legalizzata. Tenuto conto del fatto che centinaia di prigionieri a Guantanamo sono stati liberati, molto ma molto tardivamente, dopo che era stata riconosciuta la loro innocenza, è così difficile immaginare che il boia robotico volante (drone) ucciderà decine, forse centinaia di innocenti (danni collaterali)? Ancora una volta: chi è il terrorista? chi è lo stato-canaglia?

Neppure la premiata ditta Bush-Cheney aveva osato tanto. Invece non ha troppe remore Israele, quando fa saltare in aria gli ingegneri iraniani e le loro famiglie.
Obama ricorre alle stesse infami argomentazioni dell’amministrazione Bush sul diritto del presidente di far incarcerare (e torturare) senza alcun processo chiunque sia accusato di complicità in piani terroristici:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/05/obama-kill-list-doj-memo

Naomi Wolf si chiede in che senso gli agenti/militari statunitensi coinvolti in operazioni clandestine di “omicidi mirati” tutelati da disposizioni segrete e finanziati da budget segreti, siano diversi dagli squadroni della morte dei regimi militari:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/03/jsoc-obama-secret-assassins

Finalmente qualche politico comincia a chiedere ragione delle scelte di Obama (11 senatori scrivono al presidente domandando di vedere il memorandum che giustifica il conferimento di questi poteri straordinari di vita e di morte, annullando l’habeas corpus):

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/senators-demand-secret-memos-on-targeted-killing/2013/02/04/be3d1652-6f16-11e2-8b8d-e0b59a1b8e2a_story.html?hpid=z3

Se un “alto funzionario” (anonimo) decide che un cittadino americano rappresenta una “minaccia” (generica, a sua discrezione) per gli Stati Uniti, una minaccia “imminente” e ha intrapreso “azioni ostili agli Stati Uniti” e se un “alto funzionario” (può anche essere lo stesso di cui sopra) pensa che potrebbe essere più problematico o rischioso cercare di catturarlo (e quando non lo è?) allora in questo caso diventa legale ucciderlo preventivamente, senza un processo e senza alcun vaglio delle prove incriminanti.

Non c’è nulla in questa rivendicazione del potere esecutivo che possa impedire ad Obama o ad un futuro presidente di determinare che migliaia di cittadini sono “nemici pubblici” da eliminare. Ma ci penserà già Obama, che non ha mantenuto una singola promessa riguardo alla discontinuità rispetto a Bush: Guantanamo, le torture, le prigioni segrete, le uccisioni mirate, la sorveglianza di massa, la guerra alle gole profonde – tutto è rimasto immutato.

http://www.linkiesta.it/nessun-presidente-ha-usato-l-omicidio-segreto-quanto-obama

http://www.osservatorioiraq.it/guantanamo-e-le-promesse-tradite-di-obama

http://www.slate.com/articles/news_and_politics/propublica/2012/07/extraordinary_rendition_proxy_detention_and_gitmo_during_the_obama_administration.html

http://www.thenation.com/article/161936/cias-secret-sites-somalia

http://tntnews.altervista.org/quasi-tutti-i-cittadini-americani-sotto-sorveglianza-governativa-ex-nsa-analisti/

http://www.washingtonsblog.com/2012/04/obama-has-prosecuted-more-whistleblowers-than-all-other-presidents-combined.html

L’unica differenza è che quel che Bush faceva alla luce del sole, Obama cerca di farlo di nascosto.

Quale sarà la reazione dell’opinione pubblica statunitense alla notizia della prima uccisione di un cittadino americano sul suolo americano? Aprirà gli occhi finalmente sul quel che sta succedendo? Prima sarà la volta di un mitomane implicato in qualche complotto ordito dall’FBI per arrestare preventivamente degli estremisti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Poi toccherà a qualche corriere della droga accusato di far parte di una rete terroristica latinoamericana legata all’Iran

http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il.html

A quel punto la lista potrà includere chiunque, dai clandestini che uccidono guardie di frontiera, alla gang afroamericana che si è appropriata di un lanciarazzi, alle milizie di nazionalisti bianchi che si rifiutano di farsi requisire le armi automatiche, a chiunque si opponga al volere della presidenza degli Stati Uniti; chiunque, insomma, SOSPETTATO (non è previsto alcun giusto processo) di essere “attivamente impegnato nella pianificazione di operazioni finalizzate all’uccisione di cittadini americani”, incluso il sedicenne ucciso (assieme ad un suo amico sempre minorenne) perché figlio di un cittadino americano – al-Awlaki – sospettato di far parte di Al-Qaeda per aver caricato dei video jihadisti su youtube.

Essere in qualche modo associabili a Anonymous o Wikileaks rientrerà nella categoria “forza associata” (ostile agli Stati Uniti)? La pubblicazione su youtube di video a sostegno di proteste contro il governo federale diventerà “supporto materiale”? Marce e dimostrazioni saranno  considerate “minacce di violenza imminente”? In caso di guerriglia urbana come quella del 2011 nelle città inglesi sarà lecito sparare sulla folla? Interi quartieri potrebbero essere messi a ferro e fuoco come deterrente?

Pare sia questa la terrificante svolta che hanno preso gli eventi. Bush si limitava a catturare, deportare e torturare. Obama uccide, risolvendo il problema alla radice. Il quinto emendamento sul giusto processo è ora carta straccia. Un gruppo di giornalisti osserva che se fosse stato Bush a farlo, una violenta polemica l’avrebbe bloccato, mentre Obama ottiene il via libera su tutto:

http://www.mediaite.com/tv/scarborough-tears-into-drone-program-if-george-bush-had-done-this-it-would-have-been-stopped/

Ora sappiamo che la vaghezza delle formulazioni delle leggi sulla sicurezza nazionale controfirmate da Obama era chiaramente intenzionale e che la sua promessa di interpretarle restrittivamente era una menzogna. L’idea era quella di tastare il terreno, di vedere fin dove si potevano spingere nello smantellamento dello stato di diritto prima di incontrare delle serie resistenze. E l’evidenza dei fatti indica che, per il momento, non vi è alcun decreto presidenziale o decisione dell’esecutivo che non sarà accettata, pur controvoglia, purché sia Obama il Buono a farlo.  Se Obama ti uccide, è sicuramente perché hai fatto qualcosa di male. Da morto, ti sarà difficile dimostrare la tua innocenza, ma Obama sa quello che fa (è un Nobel per la Pace!). Obama è un uomo buono e sexy e siamo tutti innamorati di lui e non possiamo sbagliarci quando diciamo che certe cose lui non le farebbe mai (il nostro amore è sempre ben indirizzato):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

Grazie ad Obama, ogni presidente americano potrà legalmente uccidere tutti coloro che riterrà siano nemici, in qualsiasi momento, in qualunque modo e ovunque – dato che il campo di battaglia nell’infinita Guerra al Terrore è il pianeta terra.

D’altra parte “gli Stati Uniti sono la più straordinaria forza di pace e di progresso che il mondo abbia mai conosciuto” (Hillary Clinton, 23 gennaio 2013)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/02/lamerica-e-il-bene/

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
e io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Martin Niemöller

 

Che gente era quella? Di che cosa parlavano? Da quale autorità dipendevano? Eppure K. viveva in uno stato di diritto, dappertutto regnava la pace, tutte le leggi erano in vigore, chi osava aggredirlo in casa sua? Era sempre propenso a prendere ogni cosa con disinvoltura, a credere al peggio solo quando il peggio era arrivato, a non farsi preoccupazioni per il futuro, neanche quando si presentava minaccioso. Ma ora questo non gli sembrava giusto, si poteva considerare il tutto uno scherzo, uno scherzo pesante, montato dai colleghi della banca per motivi a lui sconosciuti.

http://www.rodoni.ch/KAFKA/processo.html

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48% di Americani contrari, 24% a favore: non si sono bevuti completamente il cervello. C’è speranza anche per gli Stati Uniti.

Commento ironico (ma molto azzeccato) del periodico satirico “the Onion”

“A seguito della pubblicazione di una nota confidenziale del dipartimento di giustizia che delinea la giustificazione legale dell’amministrazione Obama per l’uccisione di cittadini degli Stati Uniti, un nuovo sondaggio del Pew Research Center ha rivelato che la maggioranza degli americani è divisa sul diritto del governo di ucciderli ovunque, in qualsiasi momento e senza un giusto processo. “Da una parte, e questo l’ho capito – è importante che il governo sia in grado di uccidere me e tutti i miei amici o familiari ogni volta che la cosa torni utile per ragioni di sicurezza nazionale. Ma, d’altra parte, sarebbe anche bello rimanere in vita e avere, diciamo, una prova, un processo e cose del genere“, ha detto visibilmente in conflitto, la trentanovenne Rebecca Sawyer che, come milioni di altri americani, è indecisa sul fatto che agli agenti segreti federali sia consentito individuarla e assassinarla ovunque sul suolo americano. “Non mi dispiacerebbe se i funzionari federali facessero saltare in aria altri cittadini, affermando che è per la mia sicurezza. È solo che quando si tratta di me, credo che preferirei non essere abbattuta dai miei rappresentanti eletti con accuse che non devono essere confermate da una qualsiasi autorità che debba rispondere delle sue decisioni. Questa è una scelta difficile”. Mentre la maggior parte degli americani ha espresso sentimenti contrastanti per quanto riguarda la nota, il sondaggio ha anche rilevato che il 28 per cento dei cittadini è inequivocabilmente a favore dell’essere cancellato dalla faccia della terra, in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, in un massiccio attacco aereo“.

Commesse e commessi di tutt’Italia, unitevi!

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IKEA GRANCIA – LUGANO

Orari d’apertura:

Lu-Ve: 9.00-18.30

Gio: 9.00 – 21.00

Sa: 9.00 – 17.00

[domenica chiuso]

La vita prima del business

Cartello di protesta di un gruppo di commesse

Non sarò mai soggetta a maltrattamenti criminosi

Yoona~939, Cloud Atlas

Il lavoro sta finendo! Lo dicono senza appello le statistiche. I lavoratori di fabbriche e uffici verranno ridimensionati da oggi al prossimo ventennio come nel secolo scorso letteralmente sparì la massa di agricoltori (dal 75% l 4% degli occupati totali). Una tragedia? Il punto è che la produzione di beni e servizi è aumentata migliaia di volte da allora, richiedendo sempre meno manodopera. È tragedia per colpa dei pochi che beneficiano dei profitti, che non ci pensano a cambiare sistema. Questa è la sfida del futuro, non il lavoro. Si chiama redistribuzione, reddito di cittadinanza, risanamento del territorio come fonte di lavoro. Redistribuzione e reddito di cittadinanza, certo, e questo lo scrivo per i “bottegai”, perché se chiudono le fabbriche, senza stipendi che girano, dopo due mesi, chiudete voi!! E in Italia ancora a combattere per la domenica, siamo governati da ladri incoscienti!!

Marco Benedetti

Marco ha ragione. Quel che sostiene lo confermano Martin Ford (“The Lights in the Tunnel: Automation, Accelerating Technology and the Economy of the Future”) e gli studiosi dell’MIT Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee (“Race Against the Machine: How the Digital Revolution is Accelerating Innovation, Driving Productivity, and Irreversibly Transforming Employment and the Economy”).

Stiamo realmente correndo il rischio di lasciare alle future generazioni un mondo spaventosamente simile a Nuova Seoul (Nea So Copros) di Cloud Atlas, una finta democrazia capital-corporativa e castale dove il reddito di cittadinanza ed i redditi da lavoro devono essere spesi forzatamente ed edonisticamente in base alle fasce di consumo in cui si è inseriti, per poter perpetuare un sistema in cui le persone sono consumatori prima ed esseri umani poi.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

 CLOUD ATLAS

Cloud Atlas

Che diritti si possono esercitare in un sistema caratterizzato da produzione in costante crescita e salari stagnanti, che significano crescente indebitamento, minori acquisti, massicce eccedenze, maggiore disoccupazione e crescente divaricazione tra una piccola minoranza di ricchi ed una fascia povera in espansione? Cosa vuol dire essere liberi in un mondo del genere? Di che libertà/diritti civili si può concretamente parlare?

La crescita economica richiede investimenti e può avvenire solo se c’è l’aspettativa di una forte domanda di prodotti e servizi. Dov’è questa forte domanda? Da dove arriverà? Da stati e famiglie sempre più oppressi dai debiti, indebitamenti che rappresentano l’unica maniera per assicurare un minimo di crescita in un sistema ormai saturo da una generazione e che sopravvive solo grazie a bolle speculative gonfiate dal credito facile ed irresponsabile? Dalle grandi catene e multinazionali che spazzano via i piccoli imprenditori, non solo nei paesi in via di sviluppo? Dai paesi in via di sviluppo che ci estromettono dai mercati e che esportano più che importare (es. Germania vs. Cina)?

Quante librerie hanno dovuto chiudere a causa di amazon.com?

Quanti addetti alle vendite sono stati sostituiti da sistemi on-line?

Quanti impiegati di banca sono stati sostituiti dai call center?

E quanti impiegati nei call center sono stati sostituiti da un software automatico?

E cosa succederà a molti professionisti quando arriveranno le intelligenze artificiali?

Con che introiti sosterranno consumisticamente la crescita?

Quali saranno i futuri costi umani della ricerca della competitività?

Quando l’intero sistema raggiungerà la massima estensione possibile e il punto di saturazione finale, cosa faremo?

Commerceremo con altri sistemi planetari, nella speranza di poter esportare a manetta, per non trovarci al punto di partenza?

Che senso ha tutto questo?

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TRENTO

TREVISO

http://demoandcrazia.blogspot.it/2012/10/la-rivoluzione-delle-commesse-parte-da.html

SESTO FIORENTINO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/08/15/oggi-sciopero-da-obi-festa-anche-per.html

TORINO

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/03/23/news/rinascente_sciopero_di_sabato_per_non_lavorare_di_domenica-32070683/

VICENZA

http://www.vicenzatoday.it/economia/sciopero-commesse.html

BOLOGNA

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/05/03/news/sciopero_contro_aperture_domenicali-34393757/

OCCUPY SUNDAY

http://www.globalproject.info/it/tags/occupy-sunday/community?f_tags_subtags=italia&f_tags_subtags_types=geo

COMMENTI DA TUTTA ITALIA

Quello che mi fa rabbia è questo menefreghismo, egoismo, prevaricazione dei forti sui più deboli; non si assumerà gente in più (il nostro titolare è già in difficoltà così), gli orari faranno sempre più schifo, la famiglia va a ramengo (Vale).

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Vorrei commentare anche l’apparente noncuranza della maggior parte delle persone. Sembra che non interessi a nessuno che persone, per la maggior parte donne, ( che lavorano il TRIPLO di noi uomini) si vedano allungare l’orario di lavoro, sottrarre le domeniche, che e’ l’unico giorno di riposo per il commercio. chi lavora nelle grandi aziende, in fabbriche o uffici, hanno il sabato e la domenica! Senza contare tutti i “ponti”. C’e’ chi non e’ mai stato a casa due giorni di seguito! Chi lavora in un negozio i ponti non sa neanche cosa siano (Carlo).

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semplicemente vergognoso ciò che ha fatto il governo, ha semplicemente liberalizzato la schiavitù , faccio il commesso in un negozio di una grande catena privata nella provincia di Napoli, NON turniamo, non ci vengono pagati gli straordinari, e ora il padrone si sente libero di fare 9 ore e 30 al giorno senza nessun tipo di problema, aperture improvvise senza nessuna possibilità di riposo, e pure il governo sa che qui da noi c’è la schiavitù (Malo82).

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Al posto di fare sempre i pecoroni… dovremmo scioperare anche noi tutti uniti una volta per tutte, anche i dipendenti della grande distribuzione e invece nel commercio… ci sarà sempre l’imbecille che apre nel giorno di sciopero, per prendere i clienti che trovano chiuso dagli altri… altre categorie bloccano l’Italia per molto molto meno… qui invece possono distruggere le famiglie, cancellare il riposo, eliminarti tempo libero, hobby, interessi… e nessuno alza un dito come distruggere un’Italia già mal ridotta…(Marcello)

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Io sono senza parole, davvero, odio il commercio, e purtroppo ci lavoro e sono demoralizzata all’idea di dover regalare le mie domeniche a chi si arricchisce sulle mie spalle, tra l’altro sottopagata, in Italia non esistono più valori, sono davvero delusa e mi sento sconfitta…Vogliono tenere gli esercizi commerciali aperti tutte le domeniche??? Va bene…ma siccome noi che ci lavoriamo dentro abbiamo le stesse esigenze di chi la domenica non ha nient’altro di meglio da fare che andare in giro per negozi, gradiremmo cortesemente che anche gli uffici pubblici (poste, comuni, inps….), le asl, le banche, le assicurazioni, i medici, gli asili etc, si adeguassero a questo nuovo “stile di vita”, se di vita si può parlare, e fossero a disposizione 7 giorni su 7 ad orari ovviamente accessibili a tutti, perché noi dobbiamo rinunciare alle nostre domeniche ed altri no? Non lo trovo affatto giusto…(Taty)

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il problema e’ che i sindacati possono fare poco perché non siamo uniti, abbiamo paura che: il contratto a tempo non venga rinnovato, di metterci in cattiva luce nei confronti dell’azienda, ma così facendo arriveranno a sfruttarci peggio che in Cina: UN PUGNO DI RISO E UN CALCIO NEL SEDERE (Vale).

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ma lo sapete che io per fare quelle schifose 4h butto via tutta la domenica, che non ho più una vita sociale, che le mie amicizie si sono stufate di sentirsi dire no mi dispiace non posso, lavoro domenica,schifosi porci della grande distribuzione organizzata, siete organizzati a delinquere ecco cosa siete,chissà quanti soldi avete dato al governo perché approvasse questa legge e poi venite a dire a me di lavorare come fossi un full time perché non ci sono i soldi per pagare gli stipendi e ognuno deve fare la sua parte. e ti minacciano pure, si inventano le cose che non hai detto perché vogliono eliminare i vecchi contratti e assumere gente sottopagata senza più indennità di malattia, senza ferie, senza permessi retribuiti, ecco cosa vogliono fare. ci stanno esasperando per farci licenziare così assumono poveri ragazzini che hanno bisogno di lavorare e li pagano una miseria, ma io mi domando ma siamo aperti 13h ma possibile che non abbiate il tempo di fare la spesa in 13h ore?????ma sapete da quanto tempo non vado al cinema io? (Cassandra)

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non tutti i commercianti vogliono la liberalizzazione degli orari, è solo la grande distribuzione che li vuole perché negli ultimi anni hanno subito un calo dei fatturati non indifferente, io lo so perché ci lavoro. hanno aperto troppi centri commerciali, troppi supermercati e ora il mercato è saturo, troppa offerta per una domanda sempre in calo, la gente non ha più soldi. il problema però sono i clienti che smaniano dalla voglia di sapere se domenica si è aperti perché non hanno niente da fare a casa, le loro vite ormai sono vuote e l’unica cosa che si possono permettere è fare un giro la domenica al centro commerciale, tutto è gratis qui, riscaldamento e aria condizionata, parcheggi, leggono giornali e riviste gratis e poi non li acquistano, i bambini possono persino fracassare i giocattoli e nessuno glieli mette in conto….non sia mai. I clienti vengono la domenica ma poi durante la settimana non tornano, io sono anni che non vedo più il pienone nemmeno la domenica, vengono a fare un giro ma non comprano e allora che senso ha? Perché io devo andare a lavorare di domenica? Non sono un medico, il mio lavoro non salva la vita a nessuno, non è di utilità sociale come vuol far credere Monti (Cassidy).

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Hai ragione tu….vogliono vedere il nostro teatrino di marionette che lavorano “tanto sono pagati” e andare nel paese dei balocchi che è il centro commerciale, per ingannare la loro insaziabile sete di possedere: telefononi luccicanti, cartelli ammiccanti che urlano offerte Si imbambolano davanti alle vetrine e dentro di sé si chiedono “…mmmm ora che sono qua cosa cavolo compro?” e alla fine escono a malincuore, con la borsa vuota:per comprare ci vogliono i soldi: è finita l’illusione;magari ritrovandosi in mano un vasetto di acciughe di merda che a casa non mangia nessuno. Era in offerta! (Kaiser)

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Sono titolare di negozio all’interno di un centro commerciale, single con 1,2 dipendenti (perché a due non ci sto dentro con le spese anzi, è già troppo uno). Da oggi è ufficiale: aperti anche tutte le domeniche mattine. E adesso? Per un collega è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ha chiuso per sempre, un altro sta cercando di vendere e lasciare il posto. Io insieme agli altri siamo ammutoliti, visto che la risposta ad una nostra lettera di protesta per quando ci hanno tolto la mezza giornata di riposo infrasettimanale è stata questa: sempre aperti. D’altronde se lo fa la concorrenza lo dobbiamo fare pure noi! Maledetta concorrenza, allora la colpa è tua! Caro Monti hai fatto trenta fai trentuno: aperti 24 su 24, così prendo residenza al negozio, vendo casa e risparmio sull’ici e risparmio pure sulla benzina perché vendo anche l’auto! Una sola richiesta ti faccio, nei soli 46 min di tempo libero che mi hai lasciato per giorno, tu che hai i soldi vieni a trovarmi. PS il giorno di Natale lasciacelo di riposo, così riesco a farmi le ferie! Cosa ne pensate della proposta di tenere chiuse le serrande per protesta e chi di voi lo farebbe PER DAVVERO? Va bene lavorare per vivere ma vivere per lavorare NO! (Lavoratore Italiano)

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E fare venire Monti in negozio con noi 7 su 7 ??

mangiando nei magazzini a pranzo e cena ..visto che i centri commerciali sono aperti dalle 9 alle 22 o per chi è fortunato alle 21!!
Dopo la chiusura serale alle 22 e bello tornare a casa e trovare i tuoi figli che dormono e il più piccolo che si sveglia e ti dice ciao papì 6 tornato tardi anche oggi!!
Grazie Prof. Monti …come è umano LEI !! (Rocco Monticane)

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Sono d’accordo anch’io…E non dobbiamo mollare!!..Facciamoci sentire !!..Sono anch’io una schiava moderna,lavoro in uno di quei grossi centri di elettronica e di fronte abbiamo un centro commerciale..com’è triste vedere famiglie la domenica che vagano per il negozio cercando……ma cosa stanno cercando??..niente…non sanno dove andare, che fare…ed allora il centro commerciale,il negozio, diventa utile perché mentre i genitori guardano tutto e spesso non comprano niente, i figli intanto si distraggono vicino alle consolle dei giochi…e noi lì….a vedere questo triste scenario..Ma dove sono i genitori che portano i bimbi al parco??.. Comunque continuo a lottare ed oltre che boicottare le domeniche coinvolgo il più possibile i miei colleghi che spesso parlano,si lamentano ma poi non fanno niente!..Ho fatto scioperi ed andrò alla manifestazione di martedì sotto la Regione ma non so quanti saremo…eh…ad essere uniti….Noi commesse,commessi, siamo tanti e verrebbe proprio una bella cosa magari scioperare davanti al negozio, di domenica,ad oltranza,tutti quanti!..utopia… Insomma ragazze e ragazzi… CONTINUIAMO A FARCI SENTIRE!!! RICORDIAMOCI CHE CI STANNO TOGLIENDO TUTTI I DIRITTI CHE I NOSTRI PADRI, I NOSTRI NONNI SI SONO GUADAGNATI!!!.. INFORMIAMO I COLLEGHI DELLE MANIFESTAZIONI, DEGLI SCIOPERI E DI QUALSIASI ALTRA FORMA DI PROTESTA, ANCHE QUELLI CHE NON LAVORANO CON NOI!…Io ci spero che possiamo cambiare le cose…anzi, io ci credo….

Un saluto a tutti…(Ele)

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ciao ,anch’io sono una sfigatissima che lavora nel commercio,quando abbiamo chiesto al capo area di darci la possibilità di fare a turni ,la sua risposta è stata non se ne parla nemmeno avete firmato che se il negozio sta aperto la domenica lavorate (peccato che nel 2008 le domeniche erano 1 al max 2 e quelle di dicembre )per quest’anno dovete tenere duro ,e certo tanto mica ci sta lui o ci sta Monti a lavorare con un ridicolo straordinario ,per 4 domeniche ,avendo il giorno compensativo in settima ho preso 11euro (ovn).

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Mio marito lavora in un negozio e tutto andava bene fino allo scorso dicembre. Erano aperti solo una domenica al mese e a dicembre, ma non sempre il turno toccava a lui. Da gennaio non abbiamo più una vita familiare perché lui è a casa in settimana mentre io e mia figlia siamo a casa il sabato e la domenica. Quindi lui è sempre a casa da solo e non riesce più a stare con me e con sua figlia.

In negozio c’è un forte clima di tensione perché devono coprire più ore ma con lo stesso personale perché di assumere qualcuno non se ne parla nemmeno. Anzi tre persone si sono licenziate e gli tocca fare anche i loro lavori. Il direttore si lamenta che le vendite sono in calo e scarica le colpe su di loro quindi sono continuamente martellati, ma se in negozio non entra gente loro cosa possono fare?

Spero almeno che si degneranno di restare chiusi il giorno di Natale.

Io credo che con la scusa della crisi, i lavoratori stanno perdendo tutti i propri diritti. Con la scusa che c’è poco lavoro ci stanno facendo diventare degli schiavi (Anna).

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C’è ancora di peggio. Ad esempio, non solo lavorare TUTTI i sabati, domeniche e festivi, ma vedersi mettere (dalla responsabile di negozio) gli spezzati : 11-13/15-21. Alla mia gentile proposta di poter fare almeno uno/due sabati al mese con orario intero per poter avere un minimo di qualità di vita e godermi la mia famiglia ed un marito fuori casa fino al venerdi per lavoro, la risposta è stata di essere mobbizzata e costretta ad andarmene. La corda si era spezzata, avevo osato chiedere…E sono una con un’esperienza ventennale nel settore commercio…Ne ho viste e dovute subire tante, ma questa mi ha lasciata scioccata…(Anonima)

http://www.linkiesta.it/orari-negozi

Un voto utile è un voto contro Montgomery Burns (contro la superbia delle pecore)

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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Chissà poi dov’erano le alte e basse toghe che ora si stracciano le vesti per la candidatura di Ingroia quando entrarono in politica Violante, Ayala, Casson, Maritati, Mantovano, Nitto Palma, Cirami, Carrara, Finocchiaro, Carofiglio, Della Monica, Tenaglia, Ferranti, Caliendo, Centaro, Papa, Lo Moro, su su fino a Scalfaro. E dove spariscono quando si tratta di dedicare a Grasso le critiche riservate a Ingroia. Se poi Ingroia deve espiare la colpa di aver indagato su mafia e politica, di aver fatto condannare Contrada, Dell’Utri, Inzerillo, Gorgone e di aver mandato alla sbarra chi trattò con i boss che avevano appena assassinato Falcone e Borsellino, lo dicano. Così almeno è tutto più chiaro.
Marco Travaglio

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Ingroia non è il mio leader ideale – vorrei un politico di razza con una certa preparazione sociologica ed economica -, il manifesto di Rivoluzione Civile non è come l’avrei voluto, l’uso di fumetti e di slogan è troppo grillino per i miei gusti, la composizione delle liste ha risentito fin troppo degli accordi pregressi e molto poco dell’esigenza di cambiamento (resto però dell’idea che la “società civile” debba partecipare ed influenzare le decisioni politiche, non certo governare).
Voterò comunque per RC, perché Ingroia vorrebbe candidare alla presidenza della Repubblica uno dei miei miti, Gustavo Zagrebelsky, perché in due mesi non si possono fare miracoli, perché da qualche parte bisogna pur cominciare, perché in futuro le forze del cambiamento (e quindi anti-liberiste) di Sel e M5S (e forse del PD?) convergeranno con RC e nascerà qualcosa di nuovo ed importante, sulle ceneri di RC (che non credo abbia un futuro, nella forma attuale). Il mio voto è un seme.

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Monti mente sull’Italia salva – un editoriale del Financial Times di questi giorni è arrivato a paragonarlo al cancelliere incapace (o criminale?) che ha spianato la strada a Hitler (!)  –, Bersani mente sugli F-35 (e su mille altre cose), il 45% di chi si recherà alle urne li voterà nell’assoluta convinzione che siano dei galantuomini che stanno sistemando le cose.

Quant’è straziante quest’ineluttabile disastro?

Mi ricorda un film in cui c’era un treno lanciato a tutta velocità su un binario morto, d’inverno, in Alaska, con gli antagonisti (direttore del carcere ed evaso) consci della loro morte imminente.

Perché devo finire nell’abisso anch’io con la mia famiglia, assieme a milioni di ebeti?

Quando si sveglieranno le pecore dalla loro ovina superbia?

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Matteo Pucciarelli, “Al di là del nostro pregevole ombelico”, l’Espresso

“C’è uno sport che va di moda, ma parecchio di moda, in questi ultimi giorni. Spalare merda su Rivoluzione Civile. Da destra, da sinistra, dal centro, da sopra e da sotto. È uno spasso. «C’è il fascista al Senato in Sicilia», «c’è la guardia!», c’è quello che voleva il Tav, c’è uno che è andato al funerale del brigatista (non si ricordano proteste particolari per i partecipanti ai funerali di Pino Rauti), c’è l’altro che nell’88 non portò la busta della spesa alla vecchietta del piano di sotto. Tra qualche giorno ci racconteranno che Ingroia porta due calzini per piede, e che quindi probabilmente in un’altra vita era un dittatore sanguinario.

Fra le altre cose alcune critiche sono pure condivisibili, non a caso molto umilmente ne avevo scritto qualcosa su questo spazio. Ma da qui ad additare Ingroia e gli altri come pericolosi mitomani nemici della nostra civiltà ce ne passa. Forse occorre spostare l’occhio dal nostro pregevole e delicato ombelico, volare un po’ più in alto e osservare la realtà che ci circonda. Che è questa:

- C’è un centrodestra che ricandida i Razzi e gli Scilipoti, e tra un Cosentino amico dei casalesi e un deputato eletto con l’Idv che passa dall’altra parte perché comprato ci saranno pure differenze di ordine penale, ma non morale. Sono due diversi tipi di indegnità. Ma di indegnità si tratta. E non perdetevi le performance dei Minzolini – candidato al secondo posto in Liguria -, gente capace di farsi le vacanze pagate coi soldi di tutti e poi fare la morale sulla meritocrazia marchionnista agli operai di Mirafiori o Pomigliano. Senza scordare le cricche, gli affaristi, gli abusi di potere, le P3 e P4, lo sfregio più totale del convivere civilmente, del buonsenso e della ricerca della verità;

- C’è un centro perfetto portatore del classismo un po’ cialtrone all’italiana. I padroni del vapore che magnavano a destra prima e che magnano al centro adesso, quei bigotti che si scandalizzano al solo pensiero di una coppia di fatto e che però se la Chiesa non paga le tasse cosa c’è di male?, i capitani coraggiosi coi soldi degli altri, i sacerdoti moderni del neoliberismo che davanti a previsioni sbagliate e spacciate per bibbia non sanno cosa rispondere, se non con gli stessi slogan: “competitività”, “è colpa dell’articolo 18″, “sinistra conservatrice”, “continuare su questa strada”. Parole senza alcun senso, senza nessuna attinenza con la realtà. Cosa vogliono dire davvero? Non lo spiegano mai;

- C’è un centrosinistra che ha già detto che comunque vada governerà con il centro. Per fare cosa? Giorni fa ospite a Ballarò c’era un socialdemocratico olandese che spiegava: «In Italia voterei Bersani, porterà avanti le riforme», e ossessivamente ripeteva quella parola: “riforme”. Ma “riforme” cosa significa? Come quella delle pensioni? Come quella dell’articolo 18? Come quella lasciata a metà delle province? Qualcosa lo sa? Qualcuno lo ha capito? E se un giorno Vendola si azzarda a toccare la parola equità, il giorno dopo Bersani si sente costretto a tranquillizzare che nessuna patrimoniale verrà fatta. È vita questa? No dico, in futuro ci dovremo di nuovo prendere in giro sulla guerra, sul lavoro, sui diritti civili e sociali? Un film già visto, e rivisto, ricordi poco edificanti e una lezione che viene di volta in volta dimenticata: quando la sinistra non fa la sinistra non scalda i cuori, perde identità e consensi;

- C’è un «né destra né sinistra ma in alto» che sputa rabbia e a ragione, ma nel farlo butta tutti dentro un calderone e solidarizza con i fascisti e poi ci spiega che i sindacati non servono, e insomma non si capisce come sia possibile generalizzare, o tutti buoni o tutti cattivi. Strizza l’occhio alla generale indignazione ma senza illustrare le ragioni e i perché dello sfacelo attuale, e non ci dice una parola sulle disuguaglianze crescenti, sui danni prodotti da un modello di pensiero e pure economico (l’individualismo), e poi comunque “vaffanculo” è semplice e arriva dritto al punto ma dopo che ti sei sfogato tutto resta com’è;

- Il quadro è questo. Le liste di Rivoluzione Civile erano perfettibili, ma se il Porcellum esiste ancora non è certo grazie a Ingroia, né a Ferrero, Di Pietro, Diliberto e Bonelli (su cinque, quattro di loro negli scorsi cinque anni sono stati fuori dal Parlamento). I partiti sono perfettibili, ma ricordo che agli scioperi generali indetti dalla Cgil e dalla Fiom le loro bandiere le ho viste e i loro pullman pure. Il programma invece parla chiaro, ed è il motivo per cui, magari, da domani si può cominciare a pensare che dopotutto c’era davvero bisogno di qualcuno che parlasse fuori dal coro”.

Matteo Pucciarelli

(22-01-2013)

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/22/matteo-pucciarelli-al-di-la-del-nostro-pregevole-ombelico/

Sonmi-451 e Thomas Sankara – quando finzione e realtà riecheggiano

 

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La preghiera di Sonmi~451 (2144)

Archivista “Ricordati non è un interrogatorio, né un processo, la tua versione della verità è ciò che conta”

Sonmi~451 “La verità è singolare, le sue versioni sono non-verità”

Archivista “Qual è il primo catechismo?”

Sonmi~451 “Onora il tuo consumatore”

Yoona~939 “Io non sarò mai soggetta a maltrattamenti criminosi”

Sonmi~451 “La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”

Sonmi~451 “Puoi mantenere il potere sulle persone finché dai loro qualcosa, deruba un uomo di ogni cosa e quell’uomo non sarà più in tuo potere”

Hae-Joo Chang “Spesso la sopravvivenza richiede coraggio”

Sonmi~451 “Ma io sono solo la servente di una mangeria, non sono stata genomata per alterare la realtà”

Generale An-kor Apis “Nessun rivoluzionario lo è mai stato”

Sonmi~451 “Non importa se siamo nati in una vasca o in un grembo, siamo tutti purosangue. Dobbiamo tutti combattere, e se necessario morire, per insegnare alle persone la verità”

Sonmi~451 “Essere vuol dire essere percepiti, pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri. La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni, che continuano a suddividersi nell’arco di tutto il tempo.

Archivista “Nella tua rivelazione hai parlato delle conseguenze della vita di un individuo che si spandono per tutta l’eternità. Questo vuol dire che credi in una vita nell’aldilà, nel paradiso e nell’inferno?”

Sonmi~451 “Io credo che la morte sia solo una porta, quando essa si chiude, un’altra si apre. Se tenessi a immaginare un paradiso, io immaginerei una porta che si apre e dietro di essa, lo troverei lì, ad attendermi”

Archivista “Se posso fare un’ultima domanda, dovevi sapere che la rivolta dell’unione sarebbe fallita”

Sonmi~451 “Si”

Archivista “E perché hai accettato di farlo?”

Sonmi~451 “E’ questo che il generale Apis mi aveva chiesto”

Archivista “Cosa, di essere giustiziata?”

Sonmi~451 “Se io fossi rimasta invisibile, la verità sarebbe stata nascosta, non lo potevo permettere.”

Archivista “E se nessuno credesse a questa verità?”

Sonmi~451 “Qualcuno ci crede già”

A Nuova Seoul (Nea So Copros), l’ingegneria genetica viene impiegata per produrre cloni inseriti in caste inferiori, con uno status morale inferiore. Possono essere oggetto di abuso senza che ciò sia sanzionato, ma sia i cloni sia i consumatori (“purosangue”) sono all’oscuro del destino di questi servitori: dopo un prematuro pensionamento dopo 12 anni di servaggio, sono uccisi e trasformati in cibo per cloni (sedato per intontire i servitori in modo che non si mettano in testa strane idee) e tessuti organici per fabbricare altri cloni.

Coesistono tre caste: la “razza padrona”, i servitori e i consumatori, che hanno il dovere costituzionale di consumare una certa somma, calcolata in funzione del loro status sociale, e di obbedire alle direttive della tirannia che li domina. I consumatori cercano solo apatia spirituale, comfort e gratificazioni fisiche. Sono distinguibili dai cloni che li servono per il fatto di possedere dalla nascita un microchip sull’indice, mentre i servitori hanno un collare che li può uccidere se disobbediscono.

Con il passare del tempo le distinzioni di classe e di casta hanno perso il loro carattere arbitrario, artificiale, fittizio per acquistare una vita propria, una certa naturalità e quindi ineluttabilità: “le cose stanno così perché è giusto e normale che sia così”.

Questo è il “progresso” che conduce alla Caduta e ad un mondo post-apocalittico.

Gattaca

Di sviluppi del genere se ne discute da anni negli ambienti della bioetica (si veda anche Gattaca):

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/leugenetica-e-un-complotto-scientista.html

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/06/ethical-aspects-of-genetic-engineering-and-biotechnology/

o “In Time”

In-Time

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/01/in-time-occupy-hollywood-e-la-lotta-di-classe-del-terzo-millennio/

È un avvelenamento progressivo dell’umanità e del mondo, che si perpetua a causa di una popolazione sedata dal consumismo, dalla propaganda che filtra l’informazione che può essere comunicata e dall’ignoranza che ne consegue. È l’oblio della realtà che conserva strutture di potere tossiche e, nel lungo periodo, autodistruttive. Un potere predatorio, cannibalistico, che si sostiene grazie alla sua capacità di definire una narrazione univocamente vantaggiosa, che colonizza le menti delle masse e razze subordinate, predicando una supposta superiore condizione esistenziale, naturale, intellettuale e morale della casta dirigente che giustifica lo status quo.

Questi colonialisti, veri e propri conquistadores, sono cannibali, consumano ciò che li circonda per sostentarsi ed espandere la loro fonte di reddito e potere. Il potere, in particolare, va mantenuto ed esteso, a spese di tutti gli altri ed a qualunque costo, in una frenetica scalata della piramide sociale e naturale che dovrebbe dare un senso ad esistenze ossessionate dalla bramosia insaziabile, una fame inestinguibile, e dalla paura di decadere, di trovarsi sempre più parassiti sul groppone e sempre meno vittime da vampirizzare. Una splendida illustrazione del circolo vizioso che rappresenta la condanna esistenziale degli psicopatici/sociopatici: così terribili eppure così tragicamente prigionieri della loro natura.

Vyvyan Ayrs, ultra-nietzscheano ode una sinfonia in un sogno di un mondo futuristico in cui tutte le cameriere di un locale sotterraneo sono identiche ed ogni giorno ripetono gli stessi gesti e le stesse frasi per accogliere i clienti. La vuole riprodurre per affermare la propria grandezza e come tributo al suo “prezioso Nietzsche”:

E sapete voi che cosa é per me il mondo? Devo mostrarvelo nel mio specchio? Questo mondo é un mostro di forza, senza principio, senza fine, una quantità di energia fissa e bronzea, che non diventa né più piccola né più grande, che non si consuma, ma solo si trasforma, che nella sua totalità é una grandezza invariabile [...] Questo mio mondo dionisiaco che si crea eternamente, che distrugge eternamente se stesso, questo mondo misterioso di voluttà ancipiti, questo mio al di là del bene e del male, senza scopo, a meno che non ci sia uno scopo nella felicità del ciclo senza volontà, a meno che un anello non dimostri buona volontà verso di sé, per questo mondo volete un nome? Una soluzione per tutti i suoi enigmi? E una luce anche per voi, i più nascosti, i più forti, i più impavidi, o uomini della mezzanotte? Questo mondo è la volontà di potenza e nient’altro! E anche voi siete questa volontà di potenza e nient’altro! (F. Nietzsche, La volontà di potenza)

Non è il possesso del potere che produce piacere ma l’incessante ricerca di più potere. Non serve dire che questa brama senza fine è una prigionia. Se questo incremento di potenza non ce lo possiamo garantire da noi stessi, ci legheremo sempre più strettamente alla fazione più promettente. Il che spiega come, nel corso della loro vita, molti militanti di un colore politico sono passati a quello opposto: per loro l’ideologia è solo un pretesto, un mezzo per accumulare potenza. Se il partito o movimento che hanno abbandonato tornasse in auge si riavvicinerebbero in breve. Anche la lealtà o slealtà rispetto ad una particolare azienda o nazione segue le stesse logiche (es. si osservi la parabola del sionismo, una causa che era di “sinistra”/“progressista” solo un paio di generazioni addietro).

La ribellione di Sonmi-451 apparentemente fallisce. Viene catturata, interrogata, giustiziata. Migliaia, milioni di altri ribelli come lei sono stati inghiottiti dall’oblio, il loro eroismo si è dimostrato inutile: una goccia in un oceano, appunto. Però gli esseri umani sono tanti, sono come gli spermatozoi, se mi si passa il parallelo non particolarmente elegante. Basta che uno solo riesca a far arrivare il messaggio a destinazione che qualcosa di prodigioso si manifesta (la vita, la libertà).

Se ci pensiamo, è un po’ il fato di Thomas Sankara, martire della dignità e libertà africana, tornato improvvisamente in auge nell’Europa oppressa dai dogmi neoliberisti e dagli attacchi degli speculatori e delle agenzie di rating (chi l’avrebbe mai detto?):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/05/thomas-sankara-e-il-terzo-mondo-europeo-piigs/

http://mauropoggi.wordpress.com/2013/01/20/thomas-sankara-un-documentario-e-un-appello/

o quello di Joel Olson, docente ed attivista morto prematuramente, poco dopo aver realizzato un’analisi che è stata poi fatta circolare viralmente sulla rete, specialmente tra gli indignati:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/16/la-democrazia-bianca-e-la-nostra-prigione/

Questi esempi valorizzano e comprovano il contenuto di verità di Cloud Atlas: un messaggio di valore universale resisterà al tempo e riaffiorerà carsicamente al momento giusto, anche in un altro luogo del mondo: laddove ci sia chi ne ha bisogno.

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Il messaggio di Sonmi-451 ce la fa a sopravvivere: è così autentico, vibrante, pregnante, universale, rivoluzionario, da lasciare scossi alcuni dei guardiani del sistema tirannico di Nuova Seoul (Nea So Copros). Non servirà a salvare la civiltà umana del ventiduesimo secolo, ma darà speranza ai superstiti nei secoli seguenti e la speranza è un bene di valore inestimabile quando si conduce un’esistenza miserabile.

Grazie ad un film di un’epoca precedente, ed in particolare ad una battuta – “Io non sarò mai soggetto a maltrattamenti criminosi!” – che ha il potere di scuotere dal torpore persino chi è nato per essere schiavo, Sonmi-451 comprende che esistono dei diritti universali e che occorre battersi per riaffermarli, perché questi possono essere sovvertiti esattamente come il granito può essere eroso, dato che l’ignoranza produce paura, la paura partorisce l’odio, l’odio genera violenza e la violenza prolifera fino a quando l’unico diritto riconosciuto è la volontà di chi è più forte e spietato in un dato momento.

I forti restano al comando grazie alle illusioni. Dunque la libertà vera è quella dalle illusioni (di separazione, differenza, gerarchia come parte di un “ordine naturale”) che vengono perpetrate da rapporti di forza iniqui ed artificiali. Il coraggio proviene dalla ferma volontà di combattere queste illusioni: “Sarai solo una goccia nell’oceano” – “Cos’è l’oceano se non una moltitudine di gocce?”. Di combatterle per sé e per tutti quanti, a nome di tutti quanti.

Cloud Atlas ci chiede di essere più empatici e più audaci nell’estensione verso il prossimo della nostra empatia, nel nostro riconoscimento della nostra comune condizione, comuni esigenze, comune destino. L’empatia, l’amore e la meraviglia sono le fondamenta della società. Il cinismo è ciò che la corrode e minaccia la nostra sopravvivenza come civiltà e come specie degna di esistere. La strada per l’ascensione, di Sonmi-451 e di tutti noi, passa per la disponibilità a trattare gli altri con decenza e rispetto, riconoscendone la dignità intrinseca, e per il rifiuto di accettare una società costruita intorno a convenzioni che discriminano gli uni ed avvantaggiano gli altri e che, se trasmesse di generazione in generazione, finiscono per apparire come un fatto naturale, un prodotto dell’evoluzione che l’uomo non ha il diritto di mettere in dubbio e cambiare.

La storia di Sonmi-451 ci insegna che, sebbene il mondo possa essere destinato ad una caduta – il che può certamente essere il nostro caso –, il percorso non è predeterminato. Le scelte dei singoli hanno la capacità di creare narrazioni diverse, con conclusioni diverse. Le scelte interrelate di molte persone hanno considerevoli ramificazioni (effetto del battito d’ali di una farfalla).

Per questo è indispensabile credere in un futuro alternativo (es. a quello deciso per noi dalle autorità monetarie e dalle oligarchie finanziarie) e plasmare un mondo nuovo. Il futuro è aperto e c’è sempre l’opportunità di considerare verità alternative e di scoprire una conoscenza insperata che può condurci verso altri futuri.

Se un numero sufficiente di persone, una massa critica, mette in discussione la narrazione egemonica che condiziona il comportamento di tutti, è possibile arrivare ad un cambiamento duraturo.

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Per un’analisi più generale:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

La farfalla avvelenata

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“La «Farfalla avvelenata» insomma, non vuole essere solo il resoconto degli aspetti investigativi e processuali della vicenda dei rifiuti pericolosi ma sottolinea anche le incertezze della politica e le sue reazioni, morbide e contorte, all’allarme ambientale lanciato dal magistrato. Quella politica che avrebbe cercato soprattutto di rassicurare e sminuire, davanti alle richieste sempre più precise di quei Comitati popolari nati prima e dopo l’inizio delle inchieste.
Nel volume Tomasi e Valenti si chiedono  perché sia stato il Corpo forestale dello Stato a scoperchiare questa vaso di «monnezza», e non il Corpo trentino. Perché per molte delle analisi determinanti per le inchieste, la magistratura abbia fatto riferimento non all’Appa ma ad aziende sorelle di regioni limitrofe? E perché solo le segnalazioni, per anni inascoltate, dei cittadini, abbiano smosso i controlli? La domanda che esce con forza da «La farfalla avvelenata» riguarda più la funzionalità della democrazia in Trentino che la situazione dell’inquinamento ambientale. Qualcosa non ha funzionato per portare tratti importanti del nostro territorio a questo livello di inquinamento: i controllori non hanno controllato. Talvolta, le indagini lo confermerebbero, sono stati timidi, poco attenti, giungendo in qualche caso a facilitare la vita degli inquinatori“.

http://www.ladige.it/articoli/2012/12/15/libri-avvelenata-farfalla-trentino

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Paolo Tessadri, “Il Trentino (avvelenato) che non ti aspetti”, 29 gennaio 2013

“Due giornalisti, Andrea Tomasi e Jacopo Valenti, raccontano l’altro Trentino, dove si sono consumati rilevanti danni ambientali. Perché nella terra della mela Melinda e dei paesaggi incantati non tutto è lindo come si vorrebbe far credere.

Un libro che è un colpo al cuore della legittimità dell’autonomia. La delega che i trentini consegnano nelle mani di chi li governa, che siano principi della Chiesa o principi della Margherita, non viene più usata per il buon governo ma per la causa del “lasciateci lavorare fatto proprio dalla classe dei politici e, a caduta, dei dirigenti privati. Tracotanza, presunzione, fastidio nei confronti dei controlli”. Lo scrive Claudio Sabelli Fioretti nella prefazione del libro “La Farfalla avvelenata“, scritto dai giornalisti Andrea Tomasi e Jacopo Valenti.

Il volume (edito da Città del Sole, 168 pagine, 15 euro) racconta le tre inchieste ambientali condotte dalla procura di Trento in Valsugana e a Trento a partire dal 2008. In particolare Tomasi e Valenti si concentrano sul traffico di rifiuti nelle cave di Sardagna e Monte Zaccon (inchiesta Tridentum), sull’inquinamento da fumi dell’Acciaieria Valsugana (Fumo neglio occhi) e sul vicenda legata allo smaltimento di scorie di acciaieria su terreni destinati a bonifiche agrarie (Ecoterra). Vengono raccontati i lunghi mesi di indagini del Corpo forestale dello Stato e i risultati delle perizie condotte nei siti sequestrati dall’autorità giudiziaria.

Ne “La Farfalla avvelenata” il racconto delle indagini giudiziarie si fonde anche con la politica, le incertezze, le reazioni, il solito grido d’allarme: attacco all’autonomia da parte dei veneti (i Forestali del Corpo dello Stato con stazione ad Enego) brutti, sporchi e cattivi.

E poi c’è il ruolo giocato dai comitati cittadini, che reagiscono in modo imponente, organizzando campagne di informazione, manifestazioni e iniziative di protesta.

Un tema, quello dell’attacco all’ambiente, e alla Valsugana in particolare, che è di attualità per almeno un paio di ragioni. La prima è quella che ci offre la cronaca degli ultimi mesi: il Corpo forestale dello Stato, non quello provinciale, ha effettuato dei prelievi nella discarica di San Lorenzo, in valle di Sella, dove si ipotizza un presunto inquinamento delle acque da metalli pesanti. La medesima ragione per cui lungo il torrente Moggio, a Olle, sono state fatte delle analisi congiunte da Appa e Comune di Borgo Valsugana, per stabilire l’eventuale rischio di alcuni depositi di acciaieria lungo il corso d’acqua. Quanto ai fumi dell’acciaieria, gli ex vertici dello stabilimento sono stati convocati a giudizio per nuove emissioni (l’udienza si tiene il 23 febbraio). Anche in questo caso – come era avvenuto per Monte Zaccon – le notizie di reato sono venute da privati cittadini, anziché dagli organi di controllo provinciali”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/29/il-trentino-avvelenato-che-non-ti-aspetti/482831/

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“L’inchiesta trentina è un’occasione per riflettere sulle debolezze del sistema, che si sente forte, troppo forte. Le ecomafie penetrano nel ventre molle del Paese. E del paese fa parte anche questa terra. Un’autonomia gestita bene? Sì, stando ai depliant della promozione turistica. Ma la farfalla del Trentino deve essere curata. È già, in parte, una farfalla avvelenata. Chi ha avuto la forza di arrivare alla fine di queste pagine, come noi che il libro lo abbiamo scritto, guarderà con occhi diversi le mele appese agli alberi delle nostre campagne, l’uva e il vino che ne deriva. Aprendo il frigorifero e afferrando la bottiglia del latte o il vasetto dello yogurt, si farà qualche domanda in più. È come nella scena di Gomorra (sappiamo che il paragone è forte, perché il Trentino non è Scampìa), quando il trafficante di rifiuti tossici abbandona la cassettina di pesche, coltivate su un terreno contaminato.

Si dovrà guardare con occhi diversi anche ogni intervento di scavo, ogni buca, ogni cava, ogni pista ciclabile (perché non sai cosa c’è sepolto sotto l’asfalto) e ogni prato (perché non sai cosa è stato messo nel sottofondo). Serve a qualcosa preoccuparsi? Serve a qualcosa uscire da questo piccolo-grande Matrix che è il racconto di un paradiso terrestre che stiamo distruggendo, convinti del contrario? Secondo noi sì. Serve perché un cittadino informato può pretendere una politica ambientale seria. Può chiedere a chi governa questo territorio di preservarlo, di non nascondere la verità sotto il suolo (in alcune zone della Valsugana, nel sottosuolo, scavando, ancora oggi si trovano rifiuti industriali).

Ali di farfalla appesantite dallo sporco. E ali appesantite non permettono di volare.

Questo è un atto di amore verso quella farfalla”.

http://www.ecceterra.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1128

http://www.ruralpini.it/Inforegioni-23.12.12-Farfalla_avvelenata.htm

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Ricordiamoci tutti chi ha difeso questo sistema e chi invece l’ha denunciato:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

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su una possibile correlazione tra comportamento antisociale ed avvelenamento da piombo tetraetile:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11332

Femminicidio

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La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia

Marcela Lagarde, antropologa

“Il termine sembra astratto ma se si legge ognuna di queste vite si capisce come siano diverse e come siano simili i loro assassini”

http://temi.repubblica.it/micromega-online/femminicidio-la-spoon-river-delle-donne/

“Ricordo che ero ragazzina quando mia madre mi spiegò che quel giorno veniva abolito il delitto d’onore, ed era solo il 1981. Ed era ancora come fosse ieri, che mia nonna materna si infilò guanti e cappello, guardò il marito in poltrona e gli comunicò: “Io vado a votare”. Era il 1946 ed era la prima volta che era autorizzata a farlo. Da poco, veramente da pochi anni, noi donne stiamo faticosamente cercando di autodeterminare la nostra vita, sia nel lavoro sia nel privato e questo cambiamento epocale ha alterato in modo irreversibile la relazione tra uomini e donne, portando un comprensibile disorientamento tra chi per anni aveva goduto di un potere di scelta totale all’interno della coppia”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/21/siamo-persone-non-beni-di-proprieta/388866/

Massimo Gramellini, La Stampa del 15/11/2012: Savita è una giovane dentista indiana che abita in Irlanda con il marito Praveen, ingegnere. Aspetta un bambino da quattro mesi quando si presenta in ospedale. Ha dolori atroci alla schiena e la possibilità concreta di perdere, insieme col figlio, la vita. Al termine di una notte di scelte non facili, chiede ai medici di interrompere la gravidanza. Le rispondono che l’Irlanda è un Paese cattolico dove, finché si sente battere il cuore del feto, non è possibile interrompere niente. Savita non è irlandese e non è cattolica, ma deve stare alle regole. Soffrire. Aspettare. Il 23 ottobre il cuore del feto si ferma e i medici lo asportano, ma è troppo tardi. Il 28, a una settimana esatta dal ricovero, Savita muore di setticemia nell’ospedale universitario di Galway: in piena Irlanda, in piena Europa, in pieno ventunesimo secolo.  

Mi ostino a sperare che questa storia sia falsa o almeno incompleta. Che fra il comportamento dei medici cattolici e il decesso della dentista indiana non ci sia il nesso che traspare dalla denuncia dell’Irish Times, confermata dal marito della vittima e ripresa dai principali network del mondo. Ma l’idea che le religioni – associazioni di uomini mosse dal più nobile degli afflati, quello spirituale – possano ispirare comportamenti fanatici, superstiziosi e sostanzialmente ottusi non ha purtroppo bisogno di conferme: è sotto i nostri occhi ogni istante, in ogni angolo del mondo. Mai come oggi abbiamo bisogno di spiritualità. Mai come oggi non abbiamo bisogno di fanatici, questi esseri sfocati che vivono di testa e di viscere, avendo dimenticato che in mezzo c’è un cuore.

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È morta la giovane 23enne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un’ondata di reazioni in tutta l’India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all’addome, oltre a un grave trauma cranico. Ieri una ragazza di 17 anni si è tolta la vita, dopo aver subito uno stupro di gruppo il 13 novembre scorsoi genitori sperano che la morte della figlia porterà un futuro migliore per le donne a New Delhi e in tutta l’India

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/28/news/india_in_fin_di_vita_ragazza_stuprata_da_branco-49555220/

Questa povera ragazza non solo è stata brutalmente violentata da 6 uomini. È stata picchiata in testa con una sbarra di ferro e le hanno danneggiato irreparabilmente gli organi interni con la suddetta sbarra. Un abominio, un abominio non ignoto nel “civile” Occidente, dove si sono usate anche bottiglie di vetro rotte.

[In India] è la vittima che deve subire l’onta e l’ostracismo sociale”, ha dichiarato Ranjana Kumari, direttore del Centro di Delhi per la Ricerca Sociale e membro della commissione nazionale per i diritti delle donne. “Non può sposarsi, per esempio. Questo farà in modo che lo stupratore si vergogni [sic!]. Non gli sarà possibile ottenere un posto di lavoro, o un posto dove vivere e sarà tagliato fuori dalla società. Si tratta di un potente deterrente”.

[…].

All’inizio di questa settimana, Abhijit Mukherjee, un parlamentare figlio del presidente, è stato costretto a chiedere scusa dopo aver definito le manifestanti “donne dipinte” che “hanno pochi legami con la realtà concreta” e non “hanno niente di meglio da fare”. L’incidente ha messo in luce spaccature profonde all’interno della società indiana. Descritte come “provocazioni femminili”, le molestie sessuali è endemico e la colpa dello stupro ricade sistematicamente sulle donne, considerate irresponsabili e inclini ad un comportamento “non-indiano”.

http://www.guardian.co.uk/world/2012/dec/28/india-name-shame-sex-offenders#comment-20281341

Questa è anche la ragione per cui molte donne indiane vittime di stupro “scelgono” di suicidarsi piuttosto che continuare a vivere con lo stigma dell’ “impurità”, dell’essere state “contaminate”, che è parte integrante della mentalità patriarcale che incolpa la vittima in luogo dell’aggressore. È questa mentalità, la mentalità fascista che divide le donne in angeli o puttane, ma comunque sempre strumenti, giocattoli e proprietà dell’uomo. Una mentalità che non sarebbe mai dovuta essere tollerabile, e non solo in India.

Quante prostitute in Italia subiscono violenze perché sono considerate Untermenschen; e non possono difendersi e ben pochi sono pronti a credere che siano state violentate, visto il mestiere che fanno?

Perché la notizia che un noto conduttore televisivo inglese ha violentato 400 bambine e bambini non ha scatenato una furiosa autoanalisi nella società inglese e in tutto l’Occidente?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/category/pedofilia-2/

Come si inserisce in questa problematica il noto bestseller “Cinquanta sfumature di grigio” che rende “appetibile” la relazione morbosa tra un “vampiro” sociopatico ed una “crocerossina”?

http://www.diariodipensieripersi.com/2012/07/cinquanta-sfumature-di-nero-quando-la.html

Il marito dell’autrice pubblicherà un’opera analoga, ma per adolescenti (i consumatori vanno allevati)

http://www.joplinglobe.com/enjoy/x1483812486/Lee-Duran-Erotic-literature-fuels-publishing-world

Mi sembra sempre più chiaro che questa società, che si crede così avanzata, emancipata, progressista, illuminata, sia tragicamente retrograda. Non volendo però affrontare il suo degrado, cerca dei comodi capri espiatori. Come il famigerato prete misogino, molto probabilmente una persona che necessita di cure specialistiche, tali sono le ossessioni che affliggono i suoi discorsi, i suoi pensieri, persino le sue interviste giornalistiche.

C’è un problema più vasto: noi uomini facciamo fatica ad accettare la diversità femminile quando non ci torna comoda. Troviamo spiacevole dipendere da una donna, essere considerati inferiori rispetto ad una donna.

Se una donna si candida per una carica importante, non è quasi mai presa davvero sul serio

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

A meno che non abbia dato prova di essere inflessibile (lady di ferro) come la Thatcher, o una spietata valchiria come la Merkel, o una figura semi-angelica come Aung San Suu Kyi. Il modo in cui l’establishment indiano tratta Arundhati Roy è particolarmente emblematico, ma anche la trasformazione subita da Hillary Clinton, che con gli anni è diventata un superfalco ed ha perso la sua umanità, fino ad arrivare alla salacità psicopatica con cui ha commentato il linciaggio di Gheddafi.

Il fatto è che non c’è un luogo del mondo in cui donne e uomini sono uguali o sono percepiti come tali (figuriamoci i bambini!). Eppure l’umanità, la nostra civiltà, se vuole sopravvivere, ha bisogno di società eque, dove le risorse, le energie, la dignità siano riconosciute equamente a uomini e donne. Più di tutto, dobbiamo costruire società in cui la violenza – psicologica e fisica e non solo verso le donne – sia tenuta sotto controllo, società in cui l’aggressività possa trovare sbocchi costruttivi e creativi (come succede nell’arte o nella ricerca tecnologica e scientifica, se non è pensata per applicazioni belliche) in ogni ambito della vita.

Iside cerca Osiride, come lo yin cerca lo yang. Dovrebbero trovarsi, in equilibrio.

Scrive il sociologo Marco Deriu, sul Manifesto (“La tv e l’uomo che non c’è“, 7 marzo 2012): “Insistere sulla vittima, lasciando sullo sfondo l’autore, permette infatti di “demonizzare” o “disumanizzare” l’uomo violento. “Chi picchia una donna non è un uomo”, taglia corto una pubblicità sociale. Sospetto che per molti sia meno problematico mantenere un’immagine disumana o bestiale di questi individui piuttosto che prendere atto della profonda ambivalenza presente in molti uomini, compagni o padri nei quali possono convivere e alternarsi affetto e risentimento, protezione e minaccia, fragilità e violenza, bisogno e negazione dell’alterità.

Nei pochi casi in cui nella comunicazione sociale sul problema della violenza ci si rivolge apparentemente (anche) agli uomini, spesso lo si fa riattivando stereotipi e contribuendo a rendere più difficili le cose. “Gli uomini picchiano le donne” sentenziava senza tanti distinguo un manifesto politico qualche tempo fa. Un’altra pubblicità mostrava “Mario e Anna” un bambino e una bambina di pochi anni, nudi, con ai piedi la didascalia “Carnefice” e “Vittima”, come se fossero già predestinati a diventare persecutori e prede. Si tratta di generalizzazioni che rischiano paradossalmente di “naturalizzare” la violenza maschile e di impedire invece di domandarsi in profondità perché alcuni (molti) uomini sono violenti e (molti) altri no. D’altra parte affermare, come fanno molte campagne, “I veri uomini non stuprano”, “I veri uomini non picchiano” ecc… non rischia di riconfermare l’idea di virilità unica e assiomatica anziché aiutare gli uomini a rivendicare la loro soggettività e la loro responsabilità aprendo un confronto tra forme di maschilità differenti?

E ancora, molte campagne insistono sulla violenza compiuta, sugli effetti fisici e psicologici più evidenti, mettendo in primo piano lividi, tumefazioni, ossa rotte, umiliazioni. Che effetto dovrebbero avere simili campagne sugli uomini? Siamo sicuri di riuscire a stabilire una comunicazione in questo modo? O non creiamo l’effetto inverso di presa di distanza e di allontanamento?

Occorre immaginare una forma di comunicazione che abbia il coraggio di assumere gli uomini come interlocutori reali, nel bene e nel male. Perché senza un loro impegno non è possibile affrontare il problema della violenza maschile sulle donne”.

http://maschileplurale.it/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=533:mar-2012-qla-tv-e-luomo-che-non-ceq-di-mderiu&catid=16:25-novembre&Itemid=18

Monti, Marchionne, Montezemolo, Mussolini – feudalesimo e libertà

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http://www.giornalettismo.com/archives/679613/feudalesimo-e-liberta-il-partito-che-aspettavi/

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Ancora non è chiaro cosa significhi, nelle parole di Monti, il centrismo radicale proposto come Agenda di una futura unità nazionale: un ordine nuovo, addirittura, dove le classiche divisioni fra destra e sinistra sfumerebbero.

Barbara Spinelli, la Repubblica, 27 dicembre 2012

I movimenti fascisti hanno sempre rappresentato un estremismo di centro.

Seymour Lipset, sociologo statunitense, “Political Man”, 1959

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. [...] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. [...] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Lo stato deve esercitare tutti i controlli possibili immaginabili, ma deve rinunciare ad ogni forma di gestione economica. Non è affar suo. Anche i servizi cosiddetti pubblici devono essere sottratti al monopolio statale.

Benito Mussolini, cf. Sternhell, “Nascita dell’ideologia fascista”, 2008, p. 315.

Una dittatura può essere un sistema necessario per un periodo transitorio. [...] Personalmente preferisco un dittatore liberale ad un governo democratico non liberale. La mia impressione personale – e questo vale per il Sud America – è che in Cile, per esempio, si assisterà ad una transizione da un governo dittatoriale ad un governo liberale.

Friedrich von Hayek, nume tutelare dei neoliberisti, intervistato da Renée Sallas per El Mercurio”, il 12 aprile 1981.

La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas e i suoi F-15. E il pugno invisibile che mantiene il mondo sicuro permettendo alle tecnologie della Silicon Valley di prosperare si chiama US Army, Air Force, Navy e Marine Corps.

Thomas L. Friedman, “A Manifesto for the Fast World”, New York Times, 28 marzo 1999

Io sono liberale nel senso economico del termine…Il termine americano “liberale” significa qualcuno che pensa che si dovrebbe permettere a tutti di svilupparsi a proprio piacimento e fare quel che gli pare.

Lee Kuan Yew, ex despota di Singapore

[Il liberismo] si fonda sull’idea che solo una ristretta cerchia di eletti meritino le opportunità offerte dall’individualismo e che la società esiste idealmente allo scopo di consentir loro di sviluppare al meglio le proprie potenzialità e di farsi valere impunemente, tipicamente ma non esclusivamente a spese degli altri.

George Kateb, “On liberty”, 2003, p. 289

Ci dobbiamo chiedere come mai i liberali siano stati in prima fila, assieme alla sinistra, nella lotta per l’abolizione della schiavitù, nella decolonizzazione e nella conquista dei diritti costituzionali (liberale era la classe dirigente dell’Italia unificata; liberale era una parte importante della classe dirigente dell’Italia post-fascista), mentre ora i cosiddetti liberali sono in realtà neoliberisti. Si è tanto parlato della cattura cognitiva della sinistra da parte della destra – con il PD che ha ripudiato la sua vocazione social-democratica per abbracciare la sua antitesi, il liberismo – ma non si è parlato abbastanza della morte della destra migliore, quella liberale appunto, pugnalata alle spalle dai neoliberisti, che poi ne hanno assunto machiavellicamente l’identità.

In linea generale, la differenza tra anarchismo di destra (libertarismo/liberismo/neoliberismo) e liberalismo consiste in questo: (a) il liberista privilegia la propria libertà a spese di quella altrui, mentre il liberale è attento alle libertà di tutti ed alla loro attuazione concreta; (b) il neoliberismo avversa l’intervento statale nell’economia e favorisce la difesa dei rapporti gerarchici nella natura e nella società, mentre il liberalismo approva l’intervento statale nell’economia al fine di consentire ad un crescente numero di cittadini di porre in essere i propri progetti di vita, nella prospettiva della loro emancipazione – per quel che è lecito attendersi – dall’assistenza delle istituzioni.

La loro visione del mondo non ha nulla ha che vedere con un genuino liberalismo. Infatti, storicamente, come ha sottolineato il filosofo politico Samuel Freeman (cf. Illiberal Libertarians. Why Libertarianism is not a liberal view, in Philosophy and Public Affairs, 30(2), pp. 105-151, 2002), il liberalismo è emerso in contrapposizione al libertarismo, che invece condivide molti attributi della “dottrina del potere politico privato alla base del feudalesimo”. Come il feudalesimo, il libertarismo si appoggia a “un reticolo di contratti privati” e si oppone all’idea liberale che “il potere politico è un potere pubblico, esercitato con imparzialità per il bene comune”.

Per questo il libertarismo tende al populismo ed all’autoritarismo: è la pretesa del forte di stabilire autonomamente le proprie regole (tirannia privata) e di convincere il maggior numero possibile di persone che queste regole vanno a vantaggio di tutti, ossia che il suo volere beneficerà, indirettamente, la collettività.

In pratica il liberismo è una difesa filosofica e politica dell’egoismo, mentre il liberalismo è una difesa filosofica e politica dell’autonomia all’interno di una comunità. Il liberismo è secessionista, il liberalismo è autonomista. Il liberismo è anti-universalista ed anti-comunitario, privilegiando l’interesse privato (privatismo, monopolismo), il liberalismo privilegia l’interesse generale (individualità democratica).

In sintesi, il neoliberismo è un’ideologia neo-feudale, è un feudalesimo aggiornato, adattato all’era del capitalismo globalistaNon della servitù della gleba si avvale, ma della servitù del debito “sovrano” (N.B. neolingua orwelliana).

Ogni diritto ha un costo ed ogni libertà richiede un vigoroso intervento statale che la sancisca e la protegga.

L’intervento statale contemplato dai neoliberisti è di tutt’altro genere. Tanto ostili al gigantismo statale, una volta al governo (es. Reagan, Pinochet, Thatcher, Cameron) sono quasi sempre riusciti a far crescere lo stato nei seguenti settori:

- difesa;

- forze dell’ordine;

- apparato tecno-burocratico.

Guarda caso proprio quei settori che servono ai pochi per difendere i propri immeritati privilegi dai molti.

Un articolo del Giornale – quotidiano allineato alla dottrina neoliberista – fa luce sulla questione:

“Si può dire che il liberalismo sia quell’ideologia che, avendo come radice la libertà stessa, si presta meno di qualsiasi altra ad essere codificata in un’unica formulazione? Considerazione, questa, pressoché banale, che però non sembra essere condivisa dal curatore e da alcuni collaboratori dell’ultimo numero della rivista Paradoxa, che porta come titolo “Liberali davvero!” Secondo costoro, in modo particolare, Gianfranco Pasquino, Salvatore Veca e Francesca Rigotti, una parte dell’esiguo mondo del liberalismo italiano sarebbe popolata da «sedicenti liberali» che avrebbero fornito in questi ultimi anni – sull’onda del berlusconismo – un’interpretazione molto distorta dell’idea liberale. Le colpe dei «sedicenti liberali» – ricorrono alla rinfusa i nomi di Piero Ostellino, Angelo Panebianco, Dino Cofrancesco, Giuliano Ferrara, Giuseppe Bedeschi, Marcello Pera e altri – sono quelle di aver avallato la credenza secondo cui il liberalismo va inteso come una concezione estremista della libertà tendente a relegare in un angolo lo Stato, tanto da sconfinare non solo nel liberismo, ma addirittura nellanarchismo (troppa grazia!). A tale inclinazione permissivista, che in sostanza decreterebbe la libertà come assenza di regole, farebbero da contrappeso taluni provvedimenti legislativi di grave limitazione della libertà individuale, ad esempio nel campo bioetico.

Ai «sedicenti liberali», il curatore e gli autori di Paradoxa contrappongono quello che ritengono il vero liberalismo, riconducibile al costituzionalismo, concepito come limitazione, separazione e bilanciamento dei poteri. All’interno di questa prospettiva, volta a collocare la libertà in un quadro normativo molto preciso (si può dire angusto?), viene assegnato al potere politico un ruolo primario, che non sembra però contemplare quei princìpi formulati dal padre del liberalismo, John Locke, per il quale, prima di tutto, vanno affermati i diritti individuali; diritti, a cominciare da quello di proprietà e di libero scambio, che lo Stato ha il dovere di difendere, non essendo, di per sé, produttore di diritto. Linterpretazione del liberalismo come costituzionalismo è sacrosanta. Unilaterale ci pare invece l’esclusione del liberismo dal liberalismo. Ad esempio, considerando la nota polemica fra Croce ed Einaudi, dove quest’ultimo aveva rivendicato la libertà economica quale condizione imprescindibile della libertà politica, dovremmo concludere per l’esclusione dello stesso Einaudi dal novero del liberalismo!”

È bene precisare che Einaudi era ostile al liberismo (anarchismo oligopolista), infatti, nel 1948, scriveva sul ” Corriere della Sera”: “A che serve la libertà politica a chi dipende da altri per soddisfare i bisogni elementari della vita? Fa d’ uopo dare all’ uomo la sicurezza della vita materiale, dargli la libertà dal bisogno, perché egli sia veramente libero nella vita civile e politica…La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica...Vi sono due estremi nei quali sembra difficile concepire l’ esercizio effettivo, pratico, della libertà: all’un estremo tutta la ricchezza essendo posseduta da un solo colossale monopolista privato; ed all’altro estremo della collettività. I due estremi si chiamano comunemente monopolismo e collettivismo: ed ambedue sono fatali alla libertà

Il liberismo ( = mors tua vita mea, il forte schiaccia legittimamente il debole, dispotismo) è, non a caso, la dottrina preferita dagli oligopoli finanziari e dai CEO delle multinazionali.

Il liberalismo, come spiegava Norberto Bobbio, è contrario alla concentrazione dei poteri in mani pubbliche o private, essendo una dottrina politica che aspira a realizzare una piena “garanzia di diritti di libertà (in primis libertà di pensiero e di stampa), la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche”.

Gianfranco Pasquino, rispondendo ai critici citati dal Giornale, scrive: “Non capisco perché Cofrancesco e altri ci accusino di anti-berlusconismo, un tema assolutamente marginale nei nostri capitoli. Giusto, invece, lo ribadisco, criticare coloro che non criticano le caratteristiche illiberali del berlusconismo: conflitto di interessi, interpretazione della sovranità popolare, uso strumentale della religione, insistita sfida alla separazione dei poteri, duopolio televisivo… Sappiamo che neppure la democrazia è una perfetta allocatrice di “beni”, ma ha meccanismi, come l’alternanza, e limiti al potere delle maggioranze, proprio come voluti dai liberali classici, che impediscono le degenerazioni possibili nei mercati sregolati. La mia non-condivisione non significa che Cofrancesco non abbia la facoltà di continuare a definirsi liberale e a sentirsi in buona compagnia con coloro che del liberalismo, politico, etico, culturale, fanno un disinvolto uso à la carte. Che è esattamente quello che abbiamo criticato ricevendo astiose repliche, non su quello che abbiamo scritto, ma sulle nostre persone. Quanto di più illiberale, meglio di quasi stalinista, si possa immaginare”.

http://www.novaspes.org/paradoxa/detArticolo.asp?id=470

Troppi fra loro credono che essere antisocialisti sia sufficiente per definirsi liberali. Anche i conservatori e i reazionari sono antisocialisti ma questo non serve loro per comprarsi il biglietto d’ingresso nel giardino del liberalismo politico e del costituzionalismo. Poiché i liberali sanno che «provando» si può anche sbagliare e che la storia impartisce dure repliche, concluderò suggerendo a Ostellino di «provarci» ancora a confutare il liberalismo dei liberali classici da Montesquieu a Kant, da Tocqueville a Mill, magari dopo avere letto anche soltanto gli articoli loro dedicati da Paradoxa”.

Gianfranco Pasquino, Corriere della Sera, 19 aprile 2012

Ora, siete liberi di scegliere di chi fidarvi.

Potete dare più peso al parere di alcuni tra i massimi politologi italiani del nostro tempo [Pasquino, Veca e Rigotti; ma anche Norberto Bobbio], oppure a quello della redazione del Giornale, di Ferrara, Ostellino, Panebianco, Marcello Pera e Silvio Berlusconi (ma anche di Mario Monti e Sergio Marchionne, che si sentono così in sintonia http://www.gadlerner.it/2012/12/21/monti-marchionne-insieme-sono-gia-un-programma-elettorale).

A voi la scelta.

“È liberale il liberismo?” [Con il Patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati]

Furore 1932-2012

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Il titolo italiano ‘Furore’ cita uno dei passi più intensi del testo: “Le donne osservavano i mariti, per vedere se questa volta era proprio la fine. Le donne stavano zitte e osservavano. E se scoprivano l’ira sostituire la paura nei volti dei mariti, allora sospiravano di sollievo. Non poteva ancora essere la fine. Non sarebbe mai venuta la fine finché la paura si fosse trasformata in furore.”

La descrizione delle conseguenze della crisi economica, presente nell’opera di Steinbeck, fa riferimento alla Grande Crisi del 1929, ossia a quel periodo della storia del Novecento (fatto iniziare convenzionalmente con il crollo della Borsa di Wall Street il 24 ottobre 1929, il cosiddetto “giovedì nero”) a partire dal quale i livelli di produzione, occupazione, redditi, salari, consumi, investimenti, risparmi si ridussero in modo rapido e radicale a partire dagli Usa per poi raggiungere un autentico impatto mondiale. Il governo statunitense del presidente Franklin Delano Roosevelt (che ottenne quattro mandati consecutivi, dal 1932 al 1944 – unica eccezione nella storia del Paese) lanciò, tra il 1933 e il 1937, un corposo piano di riforme economiche e sociali definito “New Deal” (Nuovo Patto) per affrontare e superare la fase di grave recessione. Gli storici hanno sottolineato chiaramente come gli effetti della grande depressione del 1929 abbiano favorito l’ascesa al potere di Hitler e il deterioramento delle relazioni internazionali (a partire dall’introduzione di misure protezionistiche all’indomani della diffusione globale della crisi economica), tanto da considerare l’evento come un fattore non secondario tra quelli che portarono allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1998 l’American Film Institute ha inserito Furore al ventunesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi. Dieci anni dopo, in seguito ad un aggiornamento della lista, è sceso al ventitreesimo posto.

Il film vinse due premi Oscar (1941) nelle categorie “Miglior regista” (John Ford) e “Miglior attrice non protagonista” (Jane Darwell, nel ruolo di Ma’ Joad).

Citazioni

Siamo vivi. Siamo il popolo, la gente, che sopravvive a tutto. Nessuno può distruggerci. Nessuno può fermarci. Noi andiamo sempre avanti.

Non ci vuole coraggio a far qualcosa che si deve fare per forza.

Io non saprò più niente di te, Tommy: tu potresti morire e io non lo saprei. E se ti arrestano, chi me lo verrà a dire? – Mah, forse è come diceva Casy. Uno non ha un’anima per sé solo, ma un pezzetto d’una grande anima, che è la grande anima di tutta l’umanità. Quindi… – Che cosa, Tommy? – Quindi non importa, perché io non potrò mai morire. Io sarò dovunque, dovunque ci sia un uomo. Dovunque ci sia un uomo che soffre e combatte per la vita, io sarò là. Dovunque ci sia un uomo che lavora per i suoi figli, io sarò là. Dovunque il genere umano si sforzi di elevarsi, coi ricchi e coi poveri, in questa comune aspirazione di continuo miglioramento, e dove una famiglia mangerà la frutta d’un nuovo frutteto, o andrò a occupare la casa nuova, là mi troverai.

Quando c’è il raccolto sei un lavoratore stagionale, e dopo sei un vagabondo.

Tom, io sono una povera donna ignorante, ma se te ne vai sarà anche peggio. Una volta avevamo una casa, qualcosa che ci teneva insieme. I vecchi morivano, nascevano i bambini, ed eravamo sempre una cosa. Eravamo la famiglia, che era sacra e forte. Ma adesso non è più lo stesso. Niente più ci tiene uniti.

State bene a sentire: non cominciate a dare fastidio, lavorate, fatevi i fatti vostri, e starete bene.

E’ difficile dire quello che è giusto, Tom. Anch’io non lo so, e sto cercando di scoprirlo.

Noi non vogliamo altri vagabondi qui in paese. Non c’è lavoro nemmeno per quelli che ci sono già. – E dove dobbiamo andare? Tornatevene da dove siete venuti.

Perché la sorte si deve accanire contro di noi senza ragione? La resistenza di un uomo ha un limite. Viene il momento che se ne ha abbastanza, che un uomo non ne può più. – Devi farti forza. – Lo so, e ti giuro che faccio di tutto, mamma. – Tu devi resistere, sennò la famiglia si sfascerà, tu devi resistere!

Va’ dentro la tenda e mangia. – Eh, tanto è inutile. Li vedrò anche dentro la tenda.

State a sentire, voi altri. Andate tutti a prendere un bel recipiente adesso, e se avanza ve ne darò, eh? Su andate!… Non lo so nemmeno io, se faccio bene o male.

C’è del lavoro. Se volete farlo, sta bene. Sennò, state qui a morir di fame. – Badate, ci sono cascato già due volte io. Ha bisogno di mille uomini? Ne fa venire cinquemila, li paga quindici centesimi l’ora, e quando ci siete restate perché avete fame. Se vuole ingaggiare della gente deve dire quant’è la paga, e farci vedere la licenza. Non può ingaggiare nessuno se non ha la licenza. – Ehi Joe…agitatore.

Ma tu cosa avevi fatto? – Gli ho risposto.

Non passate la notte in città. Alla periferia c’è un campo. Se vi trovo in città dopo le otto, vi metto dentro.

A me hanno ordinato di dirvi di andarvene da questo podere ed io ve lo sto dicendo. – E io dovrei andarmene dalla mia terra? – Ma non te la prendere con me, non è colpa mia. – E di chi allora? – Lo sapete di chi è la terra, della società agricola di Shione. – E chi è la società agricola di Shione? – Ma non è nessuno, è una società. – Avrà un presidente no?! E lo saprà che così ci condanna a morire di fame! – Ma non è colpa sua, è la banca che gli dice che cosa deve fare. – E va bene, dov’è la banca? – A Tulsa. Ma con chi te la prendi, lì c’è soltanto il direttore, che sta impazzendo per fare quello che gli impongono da New York. – Insomma, chi è allora? – Aah io proprio non lo so. Eh sennò te lo direi, ma proprio non lo so di chi è la colpa. – E io dico che ancora non è nato l’uomo che mi caccerà via dalla mia terra. L’ha dissodata mio nonno, più di 75 anni fa. Mio padre c’è nato qui, siamo tutti nati qui, e qualcuno c’è stato anche ammazzato!

Come mai i miei si sono rassegnati? La mamma, lei che ha sempre tenuto a quello che era suo. Una volta ha pescato uno che le aveva rubato una gallina, gliel’ha strappata dalle mani e con quella l’ha picchiato finché non le sono restate che le zampe.

Ti hanno maltrattato? Ti hanno fatto diventare cattivo? – Perché, mamma? – Dicono che succede… – No mamma, sono rimasto come ero prima. – Perché ne ho sentito raccontare tante. Che quando ti maltrattano si comincia ad odiare tutti. E più ti maltrattano e più diventi cattivo, finché uno non è più neanche un uomo ma una specie di pazzo che parla da solo. Sei ridotto così, figlio mio? – No mamma, non temere. – Perché…io non lo voglio un figlio cattivo.

Lo avevo detto, lo avevo detto che Tommy sarebbe scappato dalla galera come un torello da un recinto di canne! Non ce lo tieni un Joad in galera, nossignore! – Ma io non sono scappato. – Anch’io ero così da giovane!

Domani veniamo coi trattori, d’accordo? – Sì d’accordo, ce ne andiamo, ce ne andiamo all’alba.

Dici che regge? – Se regge bisognerà prenderne nota nelle sacre scritture.

Questa è la mia terra, e io non me ne vado!

La polizia si interessa sempre dei morti più di quanto si interessi dei vivi.

Questo povero vecchio ha vissuto la sua vita e adesso ha finito. Io non so se fosse buono o cattivo, e poi non importa. Una volta ho letto una poesia che diceva: tutto ciò che vive, è sacro. Ma io non compiango questo povero vecchio che è morto, perché lui sta bene. Se dovessi pregare, pregherei per voi che siete vivi e non sapete dove andare.

L’avviso è uguale per tutti. Ottocento raccoglitori vuole? Va bene, lo sapete cosa fa allora? Ti fa stampare sei o settemila avvisi, e forse in ventimila lo vedono, e magari due o tremila se ne vanno in California per colpa di quell’avviso. Due o tremila persone che già non sanno come vivere, mentre ce n’è soltanto bisogno di ottocento. Vi sembra giusto, questo? – Tu cerchi di seminare zizzania. Ci scommetto che tu sei un agitatore.

Poi viene il dottore: i bambini sono morti di polmonite, dice. E scrive sul registro: polmonite. Sono morti di fame, altro che polmonite!

Sono un centesimo quei dolci? – Quali dice? – Questi, questi qui davanti. – Ah questi?… No… due, per un centesimo. – Allora me ne dia due ,signora… avanti, avanti prendete… Grazie, signora. –Quelli non erano da mezzo centesimo. –Pensa ai fatti tuoi! –Sono da dieci centesimi l’uno.

Quella gente non ha né cervello né anima. Sono bestie. Un uomo non potrebbe vivere come loro. Un essere umano non sopporta tanta miseria. –Ormai ci sono abituati.

http://www.silenzio-in-sala.com/curiosita-citazioni-furore.html

Ciascuno di noi non ha forse il sacrosanto diritto di negare i crimini israeliani e della NATO?

 

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Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Art. 19 della “Dichiarazione universale dei diritti umani”

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Art. 21 della Costituzione

Per essere veramente liberi bisogna dubitare, bisogna essere scettici. La credenza è meccanica, la richiesta di prove è organica. Un animale selvatico è circospetto, una pecora si fa condurre al macello.

L’Italia, dimostrando una sensibilità ed una virtuosità degne di enorme considerazione, era finora riuscita a resistere alla marea di leggi liberticide europee sul negazionismo. Un atteggiamento sagace e lungimirante che dovrebbe farci sentire orgogliosi del nostro paese. Purtroppo l’attuale classe politica è quella che è e stiamo rischiando seriamente di ritrovarci con una legge persino PEGGIORE della media europea.

Le ragioni addotte da Anna Finocchiaro:

“Di fronte al negazionismo, e ai molti aspetti che esso continua ad assumere, come italiana non ebrea non posso fare a meno di provare un senso di colpa, e credo che sia un senso di colpa collettivo, perché significa che non abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per evitare che qualcuno potesse negare la shoah”. “Gli storici negazionisti – ha proseguito – hanno spesso invocato a propria giustificazione la libertà di ricerca e di espressione, ma negare fatti accertati non è libertà. Io credo che sia giusto introdurre nel nostro ordinamento, come è già avvenuto in altri paesi europei, il reato di negazionismo. È  per questo che ho sottoscritto il disegno di legge Amati ed è per questo che il gruppo del Pd si impegnerà per una sua rapida approvazione, auspichiamo in sede deliberante”.

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/16/si-al-reato-di-negazionismo_n_1969992.html

Va chiarito da subito che oggi, come ieri (disegno di legge Mastella, 23 gennaio 2007), i più importanti storici italiani ebrei sono CONTRARI alla criminalizzazione del revisionismo storico:

http://www.sissco.it/index.php?id=1291&tx_wfqbe_pi1[idrassegna]=7218

http://www.sissco.it/fileadmin/user_upload/Dossiers/negazionismo/rassegna_stampa/unita.pdf

In questo articolo vorrei anche mostrare come gli ebrei italiani siano a rischio di trasformarsi nel bersaglio di questa legge che, teoricamente, dovrebbe proteggerne le sensibilità.

DISEGNO DI LEGGE N. 3511

Art. 1.

1. All’articolo 3, comma 1, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente:

«b-bis) con la reclusione fino a tre anni chiunque, con comportamenti idonei a turbare l’ordine pubblico o che costituiscano minaccia, offesa o ingiuria, fa apologia dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, e dei crimini definiti dall’articolo 6 dello statuto del Tribunale militare internazionale, allegato all’Accordo di Londra dell’8 agosto 1945, ovvero nega la realtà, la dimensione o il carattere genocida degli stessi».

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/16/DDLPRES/680793/index.html

Il presente disegno di legge modifica il citato articolo 3 della legge n. 654 del 1975, come modificato dall’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205 (cosiddetta «legge Mancino»), prevedendo la reclusione fino a tre anni per chiunque, con comportamenti idonei a turbare l’ordine pubblico o che costituiscano minaccia, offesa o ingiuria, fa apologia, nega o minimizza la realtà dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, e dei crimini definiti dall’articolo 6 dello Statuto del tribunale militare internazionale, allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945 (tribunale di Norimberga).

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/16/DDLPRES/680793/index.html

Il suo iter:

http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38913.htm

Il 10 dicembre la discussione degli emendamenti:

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/calendario/convocazioni.pdf

Le ragioni per cui questa iniziativa parlamentare è un obbrobrio giuridico e morale:

* Nessun cittadino democratico dovrebbe augurarsi di vivere in uno Stato Etico che decide in modo del tutto arbitrario quale negazione o apologia debba essere meritevole di sanzione e che svolge un’opera pedagogica e moralizzatrice della cittadinanza;

* Sono le dittature, non le democrazie, che aboliscono un’idea e considerano reato un’interpretazione della storia;

* È in ogni caso controproducente perché suscita il sospetto che si voglia difendere un interesse particolare ed occultare una verità sconveniente e perché conferisce lo status di vittime di persecuzione politica a persone di dubbia integrità morale;

* Priva l’opinione pubblica della possibilità di ascoltare una pluralità di voci, impedisce la circolazione di idee;

* Introduce dogmi e tabù all’interno della storiografia;

* Rende concepibile il proposito di stabilire per legge la verità dei fatti;

* Nega il dato di fatto che la storiografia, per poter esistere, dev’essere revisionista. Lo storico cerca nuove prove, formula nuove ipotesi, accantona teorie superate, non sottosta ad un’unica verità imposta dall’alto;

* Nega la possibilità che si possano commettere degli errori, nega il diritto di essere intellettualmente disonesti (il che si potrebbe ritorcere contro i politici);

* Come si fa a stabilire un confine tra opinione e falsità?

* Una democrazia che teme idee diverse non ha futuro;

* Una società che tratta i suoi cittadini come degli infanti che vanno protetti dalle “cattive influenze” e decide per loro a quali idee possano essere esposti o meno non è democratica, è autoritaria;

Naturalmente queste leggi vergognose che stanno prendendo piede in Europa non saranno mai applicate a chiunque abbia ordinato le “guerre umanitarie” o le “guerre al terrore” e che, invece di sedere sul banco degli imputati, continua a perorarle.

vaurofalluja

Qual è l’utilità di introdurre un nuovo reato per contrastare i pochi negazionisti esistenti punendo anche i revisionisti storici, “colpevoli” di ferire i sentimenti di qualcuno?

La censura potrebbe veramente ostacolare la circolazione di certe interpretazioni storiografiche?

Qual è il prezzo che paghiamo tutti noi quando si avalla la censura di Stato e si introducono nuovi reati di opinione o si inaspriscono quelli già esistenti?

Data la complessità interpretativa della fattispecie, chi si può dirsi certo di non poter ricadere nella categoria “o che costituiscano minaccia, offesa o ingiuria”?

Cosa potrà succede a quei politici, giornalisti e cittadini comuni che, giustamente, negano che in Libia o Siria si possa parlare di genocidio? E a quelli che negano i crimini perpetrati dall’esercito israeliano nei Territori Occupati? Non hanno il diritto pure loro di farlo? Siamo veramente disposti ad incarcerare i sionisti italiani?

 fosforobiancoonugaza

Far passare in giudicato la storia, significa contribuire alla creazione di una verità unica, immutabile, fabbricata – peraltro – con i rigidi strumenti del diritto. Ma la storia non passa, tanto meno in giudicato (ricordiamo il vecchio adagio: non è possibile “fare storia” senza anche “fare la storia”). E quando passa, specie tra mani disattente, può produrre memorie divise (perché anche la memoria degli sconfitti si tramanda, come quella dei vincitori – e sono le frange più estreme a custodire il ricordo)… Se è vero che la negazione di un crimine come il genocidio può rappresentare un attentato ai valori fondativi di una comunità democratica, è altresì vero che tra i medesimi valori rientra il pluralismo… l’impressione generale è che il progetto di legge italiano si riferisca ad una figura decisamente troppo estesa, e quindi aperta al rischio di un utilizzo strumentalebasta una sola sentenza per distruggere tutte le biblioteche del mondo, ma occorrono tutte le biblioteche del mondo per produrre una sola sentenza.

Gabriele Della Morte, esperto di diritto internazionale

http://www.huffingtonpost.it/gabriele-della-morte/contro-il-reato-di-negazi_b_2092908.html

http://www.storiainrete.com/7411/in-primo-piano/contro-il-reato-di-negazionismo-o-almeno-contro-questo-reato/

Il famigerato Bernard-Henry Lévy è stato uno dei massimi sponsor della corrispondente legge francese

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/28/limpostore/

L’elenco dei 96 co-firmatari di questa vergognosa proposta di legge:

Marilena ADAMO (Partito Democratico)
Mauro AGOSTINI (Partito Democratico)
Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI (Popolo della Libertà)
Paolo AMATO (Popolo della Libertà)
Maria ANTEZZA (Partito Democratico)
Teresa ARMATO (Partito Democratico)
Franco ASCIUTTI (Popolo della Libertà)
Mario BALDASSARRI (Gruppo Misto)
Giuliano BARBOLINI (Partito Democratico)
Fiorenza BASSOLI (Partito Democratico)
Mariangela BASTICO (Partito Democratico)
Maria Teresa BERTUZZI (Partito Democratico)
Laura BIANCONI (Popolo della Libertà)
Franca Maria Grazia BIONDELLI (Partito Democratico)
Tamara BLAZINA (Partito Democratico)
Anna Cinzia BONFRISCO (Popolo della Libertà)
Daniele BOSONE (Partito Democratico)
Filippo BUBBICO (Partito Democratico)
Alessio BUTTI (Popolo della Libertà)
Giuseppe CAFORIO (Italia dei valori)
Giuliana CARLINO (Italia dei valori)
Anna Maria CARLONI (Partito Democratico)
Felice CASSON (Partito Democratico)
Stefano CECCANTI (Partito Democratico)
Mauro CERUTI (Partito Democratico)
Franca CHIAROMONTE (Partito Democratico)
Vannino CHITI (Partito Democratico)
Carlo CHIURAZZI (Partito Democratico)
Luigi COMPAGNA (Popolo della Libertà)
Barbara CONTINI (Gruppo Misto)
Lionello COSENTINO (Partito Democratico)
Gianpiero D’ALIA (UDC, SVP e Autonomie)
Gerardo D’AMBROSIO (Partito Democratico)
Vincenzo DE LUCA (Partito Democratico)
Cristina DE LUCA (Per il Terzo Polo (ApI-FLI))
Luigi DE SENA (Partito Democratico)
Mauro DEL VECCHIO (Partito Democratico)
Roberto DI GIOVAN PAOLO (Partito Democratico)
Franca DONAGGIO (Partito Democratico)
Francesco FERRANTE (Partito Democratico)
Anna FINOCCHIARO (Partito Democratico)
Anna Rita FIORONI (Partito Democratico)
Andrea FLUTTERO (Popolo della Libertà)
Cinzia Maria FONTANA (Partito Democratico)
Vittoria FRANCO (Partito Democratico)
Guido GALPERTI (Partito Democratico)
Mariapia GARAVAGLIA (Partito Democratico)
Maurizio GASPARRI (Popolo della Libertà)
Manuela GRANAIOLA (Partito Democratico)
Maria Fortuna INCOSTANTE (Partito Democratico)
Cosimo IZZO (Popolo della Libertà)
Giovanni LEGNINI (Partito Democratico)
Vanni LENNA (Popolo della Libertà)
Rita LEVI-MONTALCINI (Gruppo Misto)
Luigi LI GOTTI (Italia dei valori)
Marina MAGISTRELLI (Partito Democratico)
Lucio MALAN (Popolo della Libertà)
Pietro MARCENARO (Partito Democratico)
Francesca Maria MARINARO (Partito Democratico)
Franco MARINI (Partito Democratico)
Daniela MAZZUCONI (Partito Democratico)
Vidmer MERCATALI (Partito Democratico)
Claudio MICHELONI (Partito Democratico)
Francesco MONACO (Partito Democratico)
Colomba MONGIELLO (Partito Democratico)
Carmelo MORRA (Popolo della Libertà)
Fabrizio MORRI (Partito Democratico)
Paolo NEROZZI (Partito Democratico)
Antonio PARAVIA (Popolo della Libertà)
Achille PASSONI (Partito Democratico)
Carlo PEGORER (Partito Democratico)
Flavio PERTOLDI (Partito Democratico)
Oskar PETERLINI (UDC, SVP e Autonomie)
Gilberto PICHETTO FRATIN (Popolo della Libertà)
Leana PIGNEDOLI (Partito Democratico)
Roberta PINOTTI (Partito Democratico)
Raffaele RANUCCI (Partito Democratico)
Michele SACCOMANNO (Popolo della Libertà)
Francesco SANNA (Partito Democratico)
Luciana SBARBATI (Partito Democratico)
Anna Maria SERAFINI (Partito Democratico)
Giancarlo SERAFINI (Popolo della Libertà)
Silvio Emilio SIRCANA (Partito Democratico)
Albertina SOLIANI (Partito Democratico)
Ada SPADONI URBANI (Popolo della Libertà)
Marco STRADIOTTO (Partito Democratico)
Salvatore TOMASELLI (Partito Democratico)
Antonio TOMASSINI (Popolo della Libertà)
Giorgio TONINI (Partito Democratico)
Simona VICARI (Popolo della Libertà)
Pasquale VIESPOLI (Futuro e Libertà)
Luigi VIMERCATI (Partito Democratico)
Vincenzo Maria VITA (Partito Democratico)
Walter VITALI (Partito Democratico)
Tomaso ZANOLETTI (Popolo della Libertà)
Sergio ZAVOLI (Partito Democratico)

Omosessualità, islam ed europa

 

Ho notato una certa ritrosia da parte di molti blogger eterosessuali ad occuparsi di questioni relative ai diritti dei loro fratelli omosessuali (fratelli nell’umanità). Io stesso non mi sono degnato di farmi sfiorare dall’idea di farlo. Tempo di cambiare, tempo di comportarsi da fratello e non da estraneo.

Articolo di Gaelle Roux tratto dal sito France24 del 30 marzo 2012, liberamente tradotto da Marco Galvagno.

“Ludovic Mohammed Zahed, il primo musulmano francese a essersi sposato religiosamente con un uomo, ha appena pubblicato “Le Coran et la Chair” (Il Corano e la carne). Racconta il suo percorso difficile e ci rivela un’audace interpretazione del Corano.

“Oggi sono convinto che se il profeta Maometto fosse vivo unirebbe in matrimonio coppie di omosessuali“.

L’autore di queste righe, Ludovic Mohammed Zahed, è un fervente musulmano, fine conoscitore del Corano, omosessuale e sposato dalla fine di febbraio con la benedizione di un imam francese a Quiya, un sudafricano, anche lui musulmano.

Nella sua opera “Le coran et la chair”, edizione Max Milo, uscito (ndr in Francia) il ventinove marzo (2012) in libreria, ci fornisce una testimonianza  straziante sul percorso  difficile di un omosessuale musulmano, pieno di dubbi ed umiliazioni.

“L’omosessualità […] non è una scelta e bisognerebbe essere matti per scegliere d’essere omosessuali quando si proviene dall’ambiente socio-culturale dal quale vengo”, scrive. Intellettuale brillante, scrittore dotato e militante intrepido, Ludovic Mohammed ha fatto dell’islam e dell’omosessualità, la propria ragione di vita, grazie alla sua associazione d’aiuto e difesa degli omosessuali musulmani, HM2F (Homosexuels musulmans de France), ma anche attraverso le sue ricerche universitarie. Il giovane che studia antropologia e psicologia nella prestigiosa École des hautes études en sciences sociales (EHESS) e sta preparando da diversi anni una tesi di dottorato appunto su islam e omosessualità.

Bastonate per imparare a essere un uomo

Nato in Algeria, nel 1977, Ludovic Mohammed è il secondo di tre fratelli. All’età di 3 anni i suoi genitori lasciano l’Algeria per trasferirsi nella regione parigina. La famiglia tornerà nel proprio paese solo l’estate durante le vacanze e durante la difficile situazione algerina degli anni 90.

Ludovic Mohammed è un bambino timido ed effeminato. “Ero una via di mezzo: un po’ bambino un po’ bambina”, si rende conto, a otto anni. Ma suo padre, una canaglia maschilista, e suo fratello non ci sentono da questo lato… Ho passato la mia infanzia con un padre che mi diceva che ero solo una femminuccia, una bambinetta, un piagnucolone. Per insegnarli a essere un uomo il fratello maggiore lo picchia di santa ragione fino a spaccargli il naso. Aveva  vergogna di avere un fratello malato.

In cerca  della propria identità

L’adolescente s’immerge nella religione, preso a carico da un gruppo di salafiti, impara a memoria in arabo una parte del Corano, prega cinque volte al giorno, osserva scrupolosamente gli insegnamenti dei maestri.

Ma anche là i suoi modi considerati troppo effeminati finiscono  con il disturbare “i fratelli” che lo emarginano dalla comunità. Siamo nel 1995, l’ Algeria s’impantana nella guerra civile. Il 30 gennaio un camion pieno d’esplosivi devasta il centro d’Algeri. Quarantadue persone perdono la vita. L’attentato è rivendicato dal gruppo salafita GIA.

Deserto spirituale

Quel giorno mi sono sentito sconvolto al solo pensiero che quella gente aveva anche solo una qualche vaga parentela con me. L’attentato e l’esclusione dal gruppo dei salafiti algerini segnano l’inizio di un lunghissimo deserto spirituale. Quindici anni durante i quali rifiuterà violentemente l’islam.
A ventun anni confessa alla famiglia di essere omosessuale. Sua madre é inconsolabile per vari mesi, ma suo padre, proprio lui che per anni, non rivolgeva nemmeno la parola a quel figlio ritenuto poco virile, risponde: “é così, capisco, bisogna accettare”, una mano tesa, alla fine benevola. A quell’epoca Ludovic Mohammed è sieropositivo da due anni.

Nonostante la rottura con i salafiti, la sete di spiritualità gli cova dentro. Il giovane per un breve periodo si avvicina al buddismo. “Mi sono reso conto che l’omofobia e la misoginia sono presenti ovunque” aggiunge con lo sguardo fisso dietro gli occhiali rotondi. A poco a poco l’islam prende di nuovo piede in lui.

“Ho ricominciato a poco a poco a pregare e poi sono andato per la prima volta a fare il pellegrinaggio alla Mecca, alle fonti dell’Islam per riappropriarmi della mia religione. Ho riscoperto una pace interiore che avevo perso dall’infanzia”. Dopo essere tornato in Francia fonda l’associazione “Les Enfants du sida” per la quale viaggia in tutto il mondo per un anno.

“Mi sono reso conto d’essere una persona buona, asserisce oggi. Ho capito anche che potevo essere omosessuale e praticare la mia religione”. Fonda allora una seconda associazione Hm2F (omosessuali musulmani francesi).

L’etica islamica attuale condanna questo orientamento sessuale, ma in effetti niente nel Corano lo vieta. Del resto nel corso dei secoli i musulmani non concepivano l’omosessualità come abominio, come vizio assoluto come invece fanno ora.

 La pace

Sul tema islam e omosessualità Ludovic Mohammed è inesauribile: “L’omosessualità non ha niente contro natura, secondo una certa rappresentazione dell’islam, al contrario […]“, scrive così nel Coran et la chair. H2Mf lo porta a viaggiare soprattutto in Sud Africa dove partecipa a una conferenza organizzata da un’associazione simile alla sua, fondata da un ex imam, che scoprendosi omosessuale, ha divorziato e si è consacrato all’organizzazione.
Ludovic ha incontrato Quiyammuden. Si sono sposati civilmente nel giugno 2011, il matrimonio legale in Sud Africa non è riconosciuto in Francia, poi nell’ottobre dello stesso anno, si trasferiscono alla periferia di Parigi. E li che il 18 febbraio celebrano religiosamente la loro unione, la prima in Francia.
Nonostante le lungaggini amministrative per ottenere i documenti per Quiyamuden, nonostante le email e le minacce telefoniche dopo che ha deciso di vivere alla luce del sole islam e l’omosessualità, Ludovic Mohammed ha infine trovato pace.

“Sono pacificato” afferma con un lieve sorriso disegnato sulle labbra. “Potrei andarmene domani, alla fine sono sereno”.

Testo originale: Concilier islam et homosexualité. Le combat de Ludovic Mohammed Zahed

http://www.gionata.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3885:conciliare-islam-e-omosessualita-la-battaglia-di-ludovic-mohammed-zahed&catid=28&Itemid=100517

 

L’esecutivo francese ha approvato un progetto di legge per consentire il matrimonio omosessuale e permettere l’adozione alle coppie gay. L’organizzazione Calem , prima associazione europea che difende i diritti degli omosessuali di fede islamica, ha fatto molte pressioni per ottenere questa controversa norma. Un impegno che nasce dalla storia personale di Ludovic Mohamed Zahed, fondatore di questo gruppo. Questo ragazzo francese di origine algerina si è sposato con il suo compagno qualche anno fa in Sudafrica, ha celebrato la sua unione in Francia, alla presenza di un Imam, e aspetta di poter riconoscere le nozze anche nel suo Paese.

È stato difficile accettare la tua omosessualità?

All’ inizio non è stato facile. L’Islam mi è sempre interessato molto, sia perché fa parte della mia identità, sia perché è la mia guida morale e spirituale. Sono cresciuto in una famiglia musulmana non particolarmente praticante e mi sono avvicinato alla religione per una scelta personale. Durante la mia adolescenza, frequentavo la moschea e studiavo il Corano per memorizzarlo. A diciotto anni, quando ho scoperto di essere omosessuale, mi sono iniziato a domandare perché la mia religione, che avevo sempre considerato universale ed ecumenica, escludesse alcune persone a causa dell’orientamento sessuale. Quando mi sono trasferito in Francia, ho vissuto da omosessuale per un certo periodo, senza praticare la mia religione, ma non ero felice.

Questa sofferenza ha cambiato la tua opinione sull’Islam?

Ho imparato a distinguere tra religione e tradizione. Avevo appreso l’Islam in un ambiente conservatore e questo mi aveva allontanato dalla fede, perché mi sentivo escluso dalla comunità. Ho perciò cercato di ritrovare la mia spiritualità in un’altra filosofia di vita e ho fatto un pellegrinaggio in Tibet per approfondire la mia conoscenza del Buddismo. Tuttavia, anche in quel contesto, ho scoperto che c’erano delle idee e degli atteggiamenti omofobi e misogini. Ad esempio, alcuni monaci mi hanno detto che le persone, quando non hanno un “buon karma”, si reincarnano in un corpo femminile. Così sono tornato in Francia e ho ricominciato ad approfondire la mia conoscenza dell’Islam.

Come hai fatto a convincerti che non c’è contraddizione tra omosessualità e Islam?

Ho conosciuto alcuni membri dell’organizzazione “David and Jonathan”, un gruppo che difende i diritti degli omosessuali cristiani, e ho capito che dovevo studiare meglio la mia religione. Ho letto molto sulla storia dell’Islam, in particolare alcuni libri che trattano della presenza di omosessuali nel periodo di Maometto. Alcuni di loro partecipavano alla vita di diverse famiglie e il loro orientamento sessuale era, a volte, tollerato o accettato. Secondo alcune interpretazioni di un Hadith di Abu Dawood (libro 32, 4095), lo stesso Profeta avrebbe ammesso un “mukhannath” (effemminato o eunuco) alla presenza delle sue mogli per un certo periodo. Nel 2010 ho fondato l’organizzazione per i diritti dei musulmani omosessuali Calem. Ora prego cinque volte al giorno e studio il Corano. Recentemente ho fatto un pellegrinaggio alla Mecca.

Che tipo di discriminazioni subiscono i ragazzi omosessuali che aiutate in Francia?

Ci sono delle differenze tra gli omosessuali islamici che ho conosciuto in Algeria e in Francia. Nel Paese africano molti si nascondono, in Europa è più facile parlare. Tuttavia esistono delle discriminazioni anche in Francia. Una ricerca IFOP ha evidenziato che più del 75% dei musulmani francesi considera l’omosessualità un tabù. I musulmani più giovani sono invece più aperti e soltanto il 29% condivide questa opinione. In generale, molti dei problemi vengono dalla famiglia. La nostra sfida più importante è convincere i genitori che non c’è nulla di male ad avere un figlio omosessuale.

Che valore ha avuto per te il matrimonio?

Nella tradizione islamica, il matrimonio è un contratto, una testimonianza di fedeltà di fronte alla comunità, non un sacramento. Per me e mio marito è stata una festa ed una promessa pubblica di amore. Ovviamente, per noi il matrimonio ha anche un valore religioso e perciò abbiamo voluto la presenza di un Imam alla cerimonia. Inoltre volevamo dare un segnale a tanti altri musulmani che sono discriminati a causa del loro orientamento sessuale e dimostrare che si può essere gay e praticare la propria fede.

http://mondo.panorama.it/tra-istanbul-e-il-cairo/matrimonio-gay-Imam-Ludovic-Mohamed-Zahed

Il bene, il male e le forze dell’ordine

Non capisco la posizione di chi sostiene che non cambi nulla che si tratti di forze antisommossa, carabinieri, guardia di finanza, polizia stradale, polizia locale, corpo forestale, polizia penitenziaria, ecc. Come se tutti, alla fine, dovessero mettere la difesa delle istituzioni prima del rispetto della costituzione e della dignità umana.
Le videoriprese degli abbracci tra manifestanti spagnoli e alcuni reparti degli agenti antisommossa sono disponibili in rete.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/28/le-rivoluzioni-si-fanno-con-lappoggio-delle-forze-dellordine-la-lezione-spagnola/
Eppure tra molti prevale l’idea – manichea e disumanizzante – che “noi siamo noi” e “loro sono loro e picchiano”.

Le migliaia di poliziotti che sfilano per chiedere rivendicazioni salariali in Grecia o Spagna e che pretendono dal governo che non limiti il diritto di manifestare della popolazione non contano?
http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/10/03/spagna-la-polizia-difende-il-diritto-di-manifestare/
http://crisis.blogosfere.it/2012/07/rivolte-spagna-la-polizia-protesta-in-piazza-ecco-le-foto.html

Eppure chi tra noi si ribellerebbe se non fosse per delle rivendicazioni salariali e per le tasse? Quanti si ribellano per la libertà e quanti per il costo della vita? La rivoluzione americana e quella francese sono nate per delle questioni economiche, non certo perché gli intellettuali hanno scaldato i cuori ed acceso le menti delle masse. Tant’è che gli illuministi eletti all’assemblea nazionale francese furono pochissimi. La gente voleva rappresentanti pragmatici, non idealisti. La “primavera araba” non è esplosa perché improvvisamente gli arabi hanno deciso che volevano libertà e democrazia, ma perché hanno capito che non arrivavano a fine mese a causa della crisi e della costante crescita dei prezzi dei generi alimentari.

Per questo non capisco perché le rivendicazioni economiche del popolo e quelle delle forze dell’ordine non dovrebbero incontrarsi.

Non sono esseri umani come gli altri quando tornano a casa dalla famiglia? Non tornano negli stessi quartieri e condomini? Non vedranno i loro vicini feriti dai colleghi? Le loro mogli non parleranno con le vicine dei problemi comuni? I loro figli non giocheranno con degli “orfani della rivolta”? Le loro madri non li spingeranno a riflettere? Non ci sarà mai dissenso al loro interno? Saranno contenti di vivere nella prospettiva di continuare ad essere menati dalla gente, senza che le cose paiano migliorare, senza che il governo che difendono dimostri di saper gestire la crisi? Continueranno a fingere che chi chiede lavoro sia una minaccia e non un essere umano come loro che avanza richieste assolutamente legittime?
Lo ritengo così improbabile che mi spaventa chi possa negare che queste cose possano succedere anche su grande scala. La demonizzazione dell’altro mi spaventa (persino gli psicopatici hanno dei diritti e non sono dei semplici mostri di cui dobbiamo disfarci al più presto)

La Democrazia Bianca è la nostra prigione

La “democrazia bianca” (cf. Joel Olson, “Whiteness and the 99%”, 2011 – accessibile online per molte vie) è quell’accordo di compromesso (patto faustiano) siglato tra i ricchi ed il resto della popolazione bianca che assicura un certo numero di diritti e di privilegi ai bianchi (o ritenuti tali), a spese della popolazione non-bianca. È una sorta di secessione interna al genere umano che assegna un trattamento preferenziale ad una sua parte, creando la categoria “razza bianca” e condannando gran parte dell’umanità (inclusi i bianchi poveri: infatti è una truffa) ad un variabile grado di sfruttamento. Non sarebbe stato possibile se il modello di sviluppo del capitalismo oligopolistico (multinazionali e cartelli di banche d’affari) non fosse diventato il pensiero unico del nostro tempo.

È una truffa perché è ormai evidente che ci sono bianchi e bianchi (gli slavi, i greci e i napoletani sono considerati meno bianchi degli altri bianchi; i bianchi sotto la soglia di povertà sono grigi) e diversi colorati sono “meno colorati” degli altri e fanno di tutto per mostrarlo, diventando più bianchi dei bianchi (più realisti del re).

Moltissimi bianchi sono relegati ai margini e, negli Stati Uniti, vengono chiamati “white trash” (pattume bianco). Non esiste un analogo epiteto per neri, latini e musulmani, in quanto sarebbe superfluo, una ridondanza. Anche le donne bianche sono chiaramente subordinate.

Per molti il fatto di trovarsi comunque un gradino al di sopra dei colorati pare sia sufficientemente consolante: una sorta di contentino simbolico di qualche efficacia psicologica. In questo modo è stato possibile chiamare democrazia una società piramidale, fortemente oligarchica, che opera come una tirannia nei confronti di chi si trova alla sua base: una democrazia bianca, appunto.

L’elettore americano di colore può trarre conforto dal fatto che un meticcio di ottima famiglia sia arrivato a diventare presidente e quello tedesco di origini asiatiche può felicitarsi con se stesso che il ministro dell’economia e vice-cancelliere federale sia nato a Khanh Hoa, in Vietnam; ma il suo nome è Philipp Rösler ed è stato adottato da una famiglia tedesca all’età di nove mesi. È figlio di un ufficiale dell’esercito tedesco e di asiatico ha solo i tratti somatici.

Le presunte eccezioni confermano la regola: l’immigrato è pagato meno e licenziato prima. Se è donna le cose possono andare anche peggio. I suoi figli difficilmente riceveranno un’educazione pari a quella dei loro coetanei bianchi.

La legittimazione di queste forme di discriminazioni ha impedito che le classi disagiate (bianche e colorate) facessero fronte comune, presentassero delle precise rivendicazioni e riuscissero gradualmente a costruire una società meno iniqua e meno feroce verso i deboli, che si sostiene a spese dei molti. Il paradosso – che rivela una coscienza distorta, una falsa coscienza – è quello di vedere universali glorificazioni della libertà, ma non una libertà universale, bensì la libertà del più forte di imporre il suo arbitrio su chi si trova sotto di lui: licenziosità per pochi, prigionia per molti (colorati o meno). Se i leghisti si prendessero un po’ di tempo per ragionare lo capirebbero.

Per di più, questa stessa falsa coscienza induce i bianchi (specialmente se maschi ed eterosessuali) a credere che le loro istanze siano di carattere universale, mentre quelle degli altri sono particolari. Ci è voluta l’austerità neoliberista per far assaggiare a milioni di bianchi (ma non ancora abbastanza, apparentemente) il trattamento riservato a miliardi di colorati per tutta la loro storia. Si può sperare che, un giorno, sarà chiaro che quando parliamo di extracomunitari stiamo parlando di noi stessi, della comune sorte della specie umana e che battersi per un mondo migliore significa battersi per la pari dignità di tutti gli esseri umani, dato che solo così sarà possibile spianare un po’ la piramide sociale che ci accompagna e vessa dai tempi dei faraoni.

La democrazia bianca è l’espediente che fa sì che una maggioranza di bianchi trascorra esistenze insoddisfacenti (meccaniche) ed una stragrande maggioranza di colorati possa solo ambire a quelle esistenze insoddisfacenti, mentre una minoranza di bianchi e pochi colorati può continuare a comportarsi come se fosse parte di un élite di amministratori coloniali del pianeta.

Per sfidare la democrazia bianca con un nuovo movimento per i diritti civili occorre capire che battersi per chi è diverso da noi significa battersi per noi stessi: un mondo in cui le donne, gli omosessuali, i musulmani, i colorati, gli animali (notare che gli animali vengono appena dopo i colorati, in particolare se sono musulmani) e l’ambiente nel suo complesso sono tutelati è un mondo migliore per tutti e peggiore per quelle poche decine di milioni di persone che amano le piramidi, trovandosi alla loro sommità.

Al contrario, finché quel simbolico 99% resterà diviso, la civiltà umana e l’ecosfera non saranno mai al sicuro dal collasso.

Interviste sobriamente rivoluzionarie – nascita di un movimento resistenziale

a cura di Stefano Fait [e dedicato alla pasionaria Valegian]

“Credere sempre nel futuro, anche quando le cose vanno male”

George Lakoff descrive con efficacia la “cattura cognitiva” dell’area progressista da parte del pensiero neo-liberale nell’ultimo trentennio; il fenomeno per cui i progressisti, o buona parte di loro, hanno iniziato a pensare all’interno dei frame, degli schemi cognitivi, dei conservatori, e a parlare con il loro vocabolario, disattivando le proprie idee, valori e parole.

Paolo Cortigiani, dirigente scolastico

Occorre tenere il treno del cambiamento (della rivoluzione prossima ventura) sui binari costituzionali e del buon senso.
Il mio indirizzo riformista lo sto illustrando nella categoria “programma politico”.

Seguono interviste a gente che mi pare stia andando nella direzione giusta (né monarchica, né giacobina, ossia sobriamente rivoluzionaria). La volta scorsa i “girondini” come loro partirono bene e finirono malissimo. Questa volta partiranno malino e potrebbero finire per vincere. I prossimi due anni saranno decisivi. O ci si libera dalla dittatura dei mercati senza cadere nella brace di un qualche fascismo sobriamente postmoderno e globalizzato, oppure siamo fritti.

A differenza dei coordinatori di ALBA, mi pare evidente che non si possa sfondare elettoralmente senza un leader carismatico che abbia esperienza di partito. Syriza vincerà le prossime elezioni (2013, se ci saranno) perché ha Alexis Tsipras. La gente ha bisogno di persone in carne ed ossa in cui identificarsi, ha bisogno di eroi che si battano per loro: le idee sono fredde se non c’è qualcuno in cui incarnarle. Per questo i francesi non elessero quasi nessun illuminista all’Assemblea: cercavano dei rappresentanti pragmatici, non degli intellettuali. Perciò, se hanno intenzione di scollarsi dal 2-3%, ossia dalla marginalità ed irrilevanza, questi riformatori faranno bene ad individuare un giovane non rottamatore, possibilmente di aspetto gradevole, che sia un buon oratore e trasmetta simpatia, fiducia e desiderio di porsi al servizio della collettività, lealmente. Soprattutto, occorre che abbia fatto la gavetta in un partito o movimento di sinistra. Uso il genere maschile perché un uomo raccoglierebbe più voti, ma sarebbe anche opportuno che fosse associato ad una figura femminile carismatica, una co-leader che non abbia abiurato il suo femminino per prevalere in un mondo patriarcale (perciò non una Merkel o una Thatcher). Sono gli archetipi dell’eroe e della regina che possono catturare milioni di voti ed emancipare dalle prigioni cognitive, quando le condizioni sono favorevoli. Solo così potremo battere il trickster Matteo Renzi.

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“Il punto di partenza è l’appello «Cambiare si può», lanciato il 6 novembre. Un manifesto che conta 70 firme di peso e che ha tra i suoi promotori e organizzatori i sociologi Luciano Gallino e Marco Revelli, l’ex magistrato Livio Pepino e lo storico Paul Ginsborg.

«Il sostegno al nostro movimento sta crescendo», dice a Lettera 43.it proprio Ginsborg, tra le anime della nuova iniziativa politica, «e sono in arrivo nuove adesioni importanti che per adesso preferisco non rivelare».

[…].

DOMANDA. Il vostro progetto, quindi, è una risposta alternativa anche al grillismo?

RISPOSTA. Sì. Non ci convince la forma di opposizione di Grillo, anche se ne condividiamo alcune battaglie come la forte denuncia alla Casta dei partiti.

D. Come pensate di recuperare gli astensionisti?

R. Mostrando loro che esiste un’alternativa dignitosa ai classici partiti. Parlo di una soluzione sobria. E lo posso dire da inglese d’origine, al contrario dello stimato premier Mario Monti.

[…].

D. È un messaggio rivolto anche a Nichi Vendola e alla sua alleanza con Bersani?

R. Sì perché il leader di Sinistra e libertà si è piegato alla linea del Pd che, neanche troppo velatamente, è di fatto quella di Monti.

D. Un dialogo con Renzi che ha dichiarato di voler interloquire solo con i cittadini potrebbe essere più facile per il vostro movimento?
R. Assolutamente no. Da cittadino fiorentino, posso dire che Renzi è una persona dinamica e di grande capacità mediatica, ma anche superficiale sul piano dell’economia politica.

D. Porte chiuse al sindaco di Firenze, insomma?

R. Nutriamo forti dubbi su quanto di Renzi sia solo show e quanto sostanza.

[…].

D. Landini non vuole fare politica, ma il bacino dei voti Fiom è ambitissimo. Pensate di riuscire a intercettarlo?

R. Trovo corretto che un sindacato non si schieri. Che, poi, tra la Fiom e Alba in particolare esista un feeling è risaputo. Ma la nostra sfida è più ampia.

D. Cosa vuol dire?

R. Riuscire a parlare con operai, ceto medio, precari e disoccupati, tutti colpiti dalla crisi. E con loro stringere un’alleanza sociale e politica sui temi del lavoro e dei diritti.

[…].

R. Avremo un coordinamento centrale e, soprattutto, delle regole a cominciare dalla selezione democratica della classe dirigente e fino al limite dei mandati.

D. Sulla scia dell’esperimento di democrazia diretta di Grillo?

R. No perché anch’esso appartiene alla vecchia tradizione personalistica della politica italiana che va da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi. Lo stesso comico genovese è un capo carismatico. Non a caso se sta incontrando delle difficoltà non è per eccesso, ma per assenza di democrazia.

http://www.lettera43.it/politica/ginsborg-l-anti-grillo_4367571693.htm

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Cambiare si può! Intervista a Ugo Mattei: “Tutti insieme per sconfiggere la stupidità neoliberista con la fattezza di Monti\Napolitano” – (www.controlacrisi.org) 9/11/2012

Intervistiamo Ugo Mattei,  firmatario della campagna, giurista ma anche tra gli esponenti intellettuali che in questa fase politica stanno portando avanti proposte. Insieme a Paul Ginsborg, Stefano Rodotà, Paolo Cacciari, Luciano Gallino infatti Mattei è tra i fondatori di Alba (Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente).

La sua firma è tra le adesioni alla campagna Cambiare si può! Noi ci siamo. Una campagna che molto probabilmente vivrà dell’adesioni degli stessi presenti in piazza il 27. Perché aderire alla campagna?

Io voglio a tutti i costi un cambiamento che reputo debba essere rivoluzionario per potersi far carico dell’ attuale fase, che non è di crisi ma di trasformazione strutturale del capitalismo (le crisi sono passeggere, questa dura ormai da cinque anni e non lo sarà). Quindi quando i miei compagni e fratelli torinesi Gallino, Pepino e Revelli me ne hanno parlato ho aderito con entusiasmo. Io non voglio lasciare nulla di intentato e voglio aiutare tutti i compagni che si oppongono in modo onesto e sincero al neoliberismo e al regime di Monti, che reputo fascistoide , e a cui occorre rispondere con un grande CLN (quello mi pare fosse embrionalmente in piazza il 27). Poiché coltivo la virtù del dubbio e non penso esista una sola strada giusta per resistere e sovvertire, partecipo a ogni azione. Ho partecipato ad Alba, giro l’Italia a portare amicizia e solidarietà alle occupazioni, sostengo il referendum su art.8 e art.18. In questa fase, contro i poteri più forti del mondo, bisogna tentare ogni strada, far sentire ogni voce, ognuno contribuire con tutte le sue forze nel modo in cui è più adatto. Tutti insieme per sconfiggere la tristezza e la stupidità neoliberista che ha la fattezza di Monti\Napolitano.

Cosa direbbe ai giovani e in generale agli italiani per avvicinarli a questa campagna?

Cambiare si deve!

Quali strade possiamo percorrere in questi mesi per divulgare al massimo la campagna Cambiare si può?

Occupare, resistere, trasformare! Io non sono un pubblicitario ma credo che si debba dire a tutti, anche a quelli come me che non credono affatto che esista una democrazia rappresentativa degna del nome, che votare si deve e si deve anche pretendere che ci sia qualcosa a sinistra da votare con gioia.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Conflitti/2012/11/9/28105-cambiare-si-puo-intervista-a-ugo-mattei-tutti-insieme-per/

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“Cambiare si può: una lista per il lavoro”. Intervista a Luciano Gallino – Salvatore Cannavò (Il Fatto Quotidiano)

8/11/2012

Può essere una lista fondata sui temi del lavoro e della crisi, in fondo non ne parla nessuno, nemmeno Grillo”. Il professor Luciano Gallino la presenta così la proposta di una lista della sinistra che è stata lanciata con l’appello “Cambiare si può” firmato da numerosi esponenti della sinistra intellettuale, sociale e anche da artisti e artiste. Accanto al suo nome si trovano quelli di Marco Revelli, Paul Ginsborg oppure Moni OvadiaSabina Guzzanti, operai della Fiom e esponenti No Tav oppure l’esponente del comitato No Dal Molin di Vicenza.

Chi sono i soggetti a cui guardate?

Non i partiti. Ci sono invece tante persone che si interrogano sul significato reale della crisi economica globale e hanno intenzione di scavare un po’ di più, di trovare risposte più concrete. Queste persone sono più numerose di quanto si pensi. La crisi ha morso in profondità e ha contribuito a far nascere numerosi interrogativi sulle bugie che vengono raccontate, su improbabili luci in fondo al tunnel o sul fatto che le responsabilità di tutto sarebbero della Germania.

Non ritiene che si tratti delle stesse persone attratte dal movimento di Grillo?

In quello che dice Grillo ci sono alcune cose interessanti. Quello che a me non va, però, è il tono sopra le righe, l’elemento aggressivo fino all’insulto e al disprezzo dell’avversario. Credo che ci siano molte persone attratte da quei temi ma non dai toni da commedia popolare.

È solo una questione di toni?

Non solo: se si guarda il programma del Movimento Cinque stelle, come giustamente invita a fare Travaglio, cliccando sul sito del movimento, si può osservare, ad esempio, che il M5S non parla di lavoro o di occupazione o di altri temi che figurano nel nostro appello.

Che rapporti avete, invece, con altri soggetti della sinistra?

Tra coloro che hanno condiviso e appoggiato l’appello c’è Paolo Ferrero, da cui si può essere distanti politicamente ma che dice cose di notevole concretezza sulla finanza e le politiche di austerità. Il problema è piuttosto rappresentato dai vari partiti che si alleano, si frantumano, si dividono. Non si sa mai bene con quale soggetto si ha a che fare. Punti di contatto ci sono con la Federazione della Sinistra e anche con Sel. In realtà ci sarebbero anche con gli elettori del Pd che sono cosa diversa dai loro dirigenti.

Quale sarà il rapporto con il centrosinistra?

La nostra lista è sicuramente a sinistra del Pd. Noi siamo disposti a confrontarci sui programmi ma le premesse non sono allettanti. Non c’è molto da attendersi dal Pd.

Nella lista ci sarà anche De Magistris?

Francamente non so risponderle. Vedremo nelle prossime riunioni, il 18 novembre e poi il 1 dicembre.

http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/11/08/cambiare-si-puo-una-lista-per-il-lavoro-intervista-a-luciano-gallino-salvatore-cannavo-il-fatto-quotidiano/

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Arancione, l’alleanza «ragionevole», intervista a Luciano Gallino – Daniela Preziosi (Il Manifesto)

8/11/2012

C’è uno spazio elettorale fra le primarie, Grillo e il non voto?

Penso di sì. Girano umori e idee che non hanno punti di consenso se non nella protesta, nel dire «mandiamoli a casa tutti». Ma negli incontri, nelle conferenze, parlando con militanti anche del Pd ho l’impressione che gli elettori siano meglio di quelli che li rappresentano. Ma bisogna offrir loro un’idea di paese diverso. Certo, senza farsi l’illusione di richiamare fiumi di elettori.

Fiumi che si dirigono verso le liste di Grillo. Che però ha un know how mediatico furbo, dalle traversate a nuoto al divieto di andare in tv. Come pensate di fargli concorrenza?

Il nostro manifesto contiene idee, andranno in giro con la forza delle loro gambe. Nessuno di noi pensa di fare nuotate, neanche in un fiume. Avvieremo una discussione con altri mezzi. È un processo già partito. Si tratta di capire fino a che punto i decibel e i pixel abbiano la meglio sui ragionamenti. È la nostra scommessa. C’è ancora in giro gente che guarda alla sostanza.

Il grillismo è solo decibel e effetti speciali?

No, un po’ di sostanza c’è. La polemica contro i partiti, l’insistenza su questioni locali, il no alle grandi opere, l’attenzione all’economia al di là dei titoli dei giornali. Se questi temi fossero proposti con voce normale capiremmo se la presa sugli elettori è per il tono o per quello che dicono.

[…].

Lei è lo studioso che ha parlato della «cattura cognitiva» della politica da parte dell’ideologia dei mercati e della finanza. Come farete a combattere la battaglia per la liberazione da questa «cattura»?

C’è un grosso impegno culturale da assumere, ed è quello che faremo. Faccio un esempio: l’articolo 8 della legge Sacconi è una bomba nucleare sul diritto del lavoro. Permette di derogare a tutta la legislazione sul lavoro, e come altre leggi, è passato quasi senza opposizione. Ma paradossalmente permette di derogare anche alla legge Fornero: innescando una circuito dantesco. C’è un fatto culturale da ribadire contro gli infiniti peana per Marchionne e contro la «solitudine dei lavoratori» di cui ha scritto Giorgio Airaudo (responsabile auto Fiom, ndr): la centralità del lavoro nella Costituzione. L’articolo 4 dice che ogni cittadino ha diritto «al» lavoro. In quella preposizione c’è un dato sconvolgente: non parla del diritto del lavoro che si ha, ma il diritto «a» avere un lavoro. Invece in Italia da vent’anni si fabbrica precariato. Non si fa conversione, non si fanno progetti che possano creare nuovo lavoro. Sarebbe bello vedere messo in pratica qualche articolo della Costituzione.

Crede che il centrosinistra Pd-Sel sia «cognitivamente» catturato?

Se prima lo era al 90%, può darsi che adesso lo sia all’86. È possibile che ora sia scesa la percentuale.

http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/11/08/arancione-lalleanza-ragionevole-intervista-a-luciano-gallino-daniela-preziosi-il-manifesto/

Massimo Gramellini sul darwinismo sociale del governo Monti

“Il governo non trova soldi per i malati di Sla, che rischiano di morire d’inedia istituzionale. E se la tecnica Fornero ricomincia a piangere, la politica tace o parla d’altro: di quanto sia brutta e cattiva l’antipolitica. Mentre proprio di questo dovrebbe occuparsi: degli ultimi, dei deboli, di chi non ce la fa. Purtroppo non tutti i cittadini sono ricchi, ambiziosi e intelligenti. Non tutti nascono e rimangono sani. Però tutti fanno parte della stessa comunità e la politica è la mamma che facilita la vita al figlio più in gamba, ma poi si curva protettiva su quello più sfortunato. Ed è a lui che dedica le sue energie migliori, è con lui che sperimenta quanto infinite siano le capacità del cuore umano di amare.  

Forse le regole del gioco sono cambiate senza che ci avvertissero. Forse la politica ha deciso di dedicare le sue attenzioni soltanto ai potenti di cui è serva e ai servi con cui è prepotente. Lo Stato Sociale europeo – malgrado le sue magagne, le sue burocrazie, le sue ruberie – ha rappresentato la creazione più nobile della politica. Oggi se ne parla come di un rudere di cattivo gusto, un lusso anomalo del passato, un ostacolo al libero manifestarsi del Nuovo. A me un Nuovo dove i mercanti ingrassano e i malati di Sla muoiono sembra nascere già molto vecchio. Se lo Stato non ha più soldi per tutti, tocca alla politica indirizzare quelli che rimangono verso le tasche giuste (possibilmente non le proprie). E chiedere aiuto al mondo delle associazioni, così come una mamma in difficoltà lo chiederebbe a una sorella o a un’amica. Non a una sguattera”.

Da La Stampa del 03/11/2012.

«Questo governo è una totale vergogna, trova 2 miliardi di euro per la banca dei Monti dei Paschi di Siena e niente per le persone che vivono una condizione di vita tra le più difficili in assoluto», dice Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Rincara la dose Stefano Pedica, capo della Segreteria Politica dell’Italia dei Valori. «È incivile dice abbandonare al proprio destino chi vive in un letto e può comunicare solo con il movimento degli occhi attraverso un computer. Ed è assurdo che questi malati debbano ricorrere allo sciopero della fame per sollecitare l’attenzione del governo».

http://www.ilmessaggero.it/economia/legge_stabilit_tagli_malati_sla/notizie/229393.shtml

Umanamente, sono molto più spregevoli di Berlusconi.

Aldo Giannuli: “L’aristo-borghesia è umanamente più spregevole del parvenu cafone ed arraffatore”.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/24/pertini-berlinguer-e-don-milani-si-rivoltano-nella-tomba-il-pd-non-ancora/

L’atteggiamento del governo inglese nei confronti dei suoi cittadini disabili e poveri dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Che diavolo sta succedendo? Chi sono queste persone che esercitano il potere? È giusto continuare a fidarsi di loro?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-soluzione-finale-alla-questione-dei-disabili-secondo-il-governo-inglese-cazzi-loro/

 

Il dovere di essere all’altezza della nostra Costituzione e della nostra Vocazione

di Stefano Fait

“La Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2);

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3);

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art. 4);

“La Repubblica…adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento” (art. 5);

“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” (art. 7);

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” (art. 9);

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni” (art. 11).

Articoli splendidi – sotto ogni profilo: sociale, giuridico, morale e spirituale –. Articoli degni di un ipotetico consesso di civiltà della nostra galassia. Articoli immancabilmente disattesi.

Stiamo, al contrario, scivolando verso una società castale, ultra-oligarchica, semi-feudale, guerrafondaia – localmente e globalmente.

Chi non se ne rende conto è perché ha idealizzato la situazione, rendendola verosimile quando non lo è. Si è aggrappato a delle astrazioni, cancellando tutto quel che interferisce con lo scenario ideale che predilige.
La colpa ricade un po’ su tutti noi, anche se in varia misura. Abbiamo discusso astrattamente, abbiamo più o meno consciamente generato confusione e corruzione morale, abbiamo perso di vista la natura perversa di questo genere di società: non una brutta o pessima copia dell’ideale raffigurato nella Costituzione, ma una sua quasi puntuale inversione. Abbiamo imboccato il sentiero sbagliato e ora stiamo arrivando agli antipodi di dove dovremmo essere. Gli antipodi morali.

Ci siamo desensibilizzati, abituati all’idea del compromesso su ogni questione nodale, ogni sacrificio è diventato meno impensabile, i tabù si sono erosi progressivamente. Alcuni corruttori hanno mascherato le intense emozioni e brame che motivavano le loro posizioni dietro ad una cortina di parole, di fumo, di infide razionalizzazioni, di retorica menzognera e vuota. Hanno creato e commercializzato una fantasia, una realtà fittizia dove l’inversione dei principi costituzionali è l’unica scelta giusta, simultaneamente obliterando la realtà effettiva delle cose.
Una capacità di discernimento empatico intorpidita o disattivata dalla grancassa mediatica ci ha impedito di metterci nei panni degli altri e di riflettere su ciò che stiamo tollerando e sulle conseguenze di ciò che ci si ripromette di fare. Approviamo il male e tuttavia ci sentiamo innocenti.

L’estetica maligna e l’utilitarismo fioriscono rigogliosi nelle attuali circostanze emergenziali, giustificano la sospensione dei diritti civili e umani, la loro rivedibilità, la loro provvisorietà. L’intera popolazione è diventa un ostaggio, uno strumento nelle mani di questi “fini” esteti e freddi calcolatori, che in realtà hanno soprattutto paura di affrontare la putredine che li divora. Li accontentiamo mitemente, vittime come siamo della Sindrome di Stoccolma.

La nostra Costituzione esemplifica una più generale vocazione alla non-brutalità, all’onorabilità, all’umanità. L’Italia pretende da se stessa di non essere selvaggia, di non umiliare, di non terrorizzare, di non mutilare la dignità degli esseri umani. Anche laddove è costretta ad usare la forza, vuole imporsi di non trattare gli esseri umani come bestiame, come burattini, come automi, come infanti. Ripudia la brutalità, la manipolazione, la disumanità per dare un esempio al mondo, per rendere il mondo più a misura degli esseri umani come aspirano ad essere e faticano a diventare:

Noi certo sappiamo che la Legge è spirituale. Ma io sono un essere debole, schiavo del peccato. Difatti non riesco nemmeno a capire quel che faccio: non faccio quel che voglio, ma quel che odio. Però se faccio quel che non voglio, riconosco che la Legge [la Costituzione, NdR] è buona. Allora non sono più io che agisco, è invece il peccato che abita in me. So infatti che in me, in quanto uomo peccatore, non abita il bene. In me c’è il desiderio del bene, ma non c’è la capacità di compierlo. Infatti io non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio. Ora, se faccio quel che non voglio, non sono più io ad agire, ma il peccato che è in me (Paolo di Tarso, Lettera ai Romani 7: 14-20)

Oggi, però, le cose sono cambiate. Innumerevoli vizi umani stanno prendendo il sopravvento: sadismo, dispotismo, brama di potere, godimento nelle altrui umiliazioni sono amplificati in circostanze dominate dalla paura, dalla rabbia, dallo stress, dal pericolo, dal panico e dal terrore. Ogni passo successivo sulla via del degrado rende difficile difendere divieti e tabù che ci appaiono sempre meno stringenti.
Una società malata, controllata da forze incapaci di perseguire e realizzare il bene comune, produce esseri umani malati, moralmente ed intellettualmente disintegrati ed inconsapevoli di esserlo.
La perversione che ne scaturisce, condonata in nome di una presunta utilità sociale, acquista una vita propria e fa di tutto per non morire. È come se fronteggiassimo “L’invasione degli Ultracorpi.

Questa perversione si nutre dei vizi umani e questo genere di cibo è sempre abbondante. Le strutture di potere che la legittimano, approvano, promuovono sono le stesse che tendono ad attrarre persone che bramano il potere di per sé, che hanno sviluppato un senso grandioso d’importanza, che coltivano fantasie di successo roboante, che si credono speciali perché sono in grado di portare a termine compiti che altri respingono, che hanno un livello di empatia ridotto e non sanno riconoscere l’uguale umanità altrui, fanno fatica ad identificarsi nei sentimenti e nelle necessità degli altri. Persone che, avendo scarsa coscienza, non ritengono di avere sbagliato, non sentono rimorsi ed accusano i critici di ipocrisia. Hanno una struttura della personalità estremamente solida e difficile da alterare. Non si preoccupano delle conseguenze delle loro azioni, se non nei termini del conseguimento dei loro obiettivi. Si sentono superiori in un mondo ostile che non li capisce perché è abbagliato da illusioni irrealistiche.

È la tirannia senza cuore delle idee che devono sempre avere la priorità sulle persone in carne ed ossa, come al tempo del Terrore giacobino, del nazifascismo, o del bolscevismo, idee che si sostengono con corone di ragionamenti mistificatori che sembrano sofisticate solo per chi non ha tempo e modo di fermarsi a riflettere ed informarsi adeguatamente.

Dobbiamo fermarci, dare il benservito alle guide maldestre o truffaldine, ricontrollare la mappa della Costituzione, trovare il sentiero giusto e rimetterci in cammino per conto nostro, verso la nostra giusta e meritata destinazione.

Altiero Spinelli, un cattivo maestro

Altiero Spinelli, uno dei padri dell’europeismo, è stato descritto come machiavellico, autoritario, elitario, spregiudicato e cinico dai suoi stessi estimatori. I suoi pensatori di riferimento erano Lenin, Nietzsche, Meinecke, Machiavelli, Hobbes, Hegel, Mosca, Pareto, teorici dell’autoritarismo. Nelle sue prime stesure, il Manifesto di Ventotene proponeva un decennio di dittatura rivoluzionaria per imporre un governo federalista all’intero continente. Anche nella stesura definitiva, il testo rivela un solenne sprezzo per i democratici e le procedure democratiche, definite esplicitamente “un peso morto” quando si tratta di cambiare il mondo. Spinelli descriveva in questi termini, ed in terza persona, il suo rapporto con la libertà: “non è riuscito a trovare alla libertà nessun’altra base più solida della forza con cui chi ha da realizzare qualcosa si mette all’opera e non si fa sopraffare dagli altri. Non ama la libertà degli altri in virtù di un astratto ideale di libertà. Chi vuol fare una cosa tende a calpestare gli altri” (Graglia 2008, p. 140).

Questa, a mio parere, è una falsa idea di libertà, è la libertà del forte di prevalere sul debole, di far trionfare la sua volontà, sempre e comunque, è la libertà dell’anarchismo di destra, del pensiero libertario della frontiera americana. Si è più liberi quante più persone si relegano sotto di noi. Lo stesso Piero Graglia, che pure è un biografo particolarmente generoso nei suoi confronti, concede: “Può sorgere naturale il dubbio, fondato, che Spinelli in fin dei conti nutra un malcelato disprezzo per la pratica democratica e per il sistema rappresentativo” (Graglia, 1993, p. 55).

Lo pensava anche Riccardo Bauer, uno dei costituenti-ombra (Buratti/Fioravanti, 2010), ossia uno di quei fondatori della Repubblica che rifiutarono le luci dei riflettori  (Bauer, 1987, pp. 120-123):

“Ernesto mi consegnò un grosso plico col famoso programma. Che lessi allibito. Vi si osservava innanzitutto che il fascismo non poteva essere sconfitto e superato se non imitandone la disciplinare salvezza data da un capo investito di una superiore autorità ed al quale fosse prestata obbedienza assoluta. Per cui, sia per determinare la caduta del potere fascista, sia per organizzare la successione, doveva costituirsi, sotto la direzione di quel capo assoluto, una vera e propria ferrea dittatura della durata almeno di un decennio – dopo l’avvento del nuovo potere – che studiasse e preparasse un ordinamento democratico da concedere, nei suoi perfetti lineamenti, al popolo finalmente sovrano. […]. [Nella seconda stesura del Manifesto] il nuovo intento federalista partiva dalla premessa che, a guerra finita, una nazione, l’Italia, dovesse prendere l’iniziativa di portare l’idea federativa a compimento, anche con la forza, se necessario, secondo una tradizione giacobina di cui si rilevava il fortunato successo, almeno iniziale. E, conseguenza del principio stabilito, l’uscita eventuale dalla federazione costituita non doveva essere consentita. Obiettai anzitutto che l’azione giacobina nel secolo XVIII era finita male nonostante l’iniziale entusiastico successo. In secondo luogo che dalla guerra tutte le nazioni sarebbero uscite stremate e che l’idea stessa di una nuova iniziativa di forza non sarebbe stata accolta con favore da nessuno. […]. In linea generale osservavo che una forma di unificazione dell’Europa richiedeva una condizione di relativa omogeneità politica, economica e sociale tra le diverse nazioni, omogeneità che era ben lungi dall’esistere…per cui tutto il progetto doveva essere avviato con ben altre premesse che quelle di un esasperato volontarismo senza reale fondamento nella prevedibile situazione dopo il bagno di sangue che ancora durava”.

La libertà consona ad una democrazia matura è un’altra cosa.

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