I miei primi 40 anni – se ci arrivo ;o)

copertina libro

 

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/22/contro-i-miti-etnici-alla-ricerca-di-un-alto-adige-diverso-un-libro-preveggente/

 

Purtroppo viviamo in un mondo in cui le persone valutano quel che dici sulla base delle tue referenze e non si può far finta che non sia così; nessuno se lo può permettere.
E allora ecco le “dannate” referenze!
*****
L’unico tipo di lavoro che cerco è uno che mi permetta di contribuire a tenere il treno del cambiamento sui binari costituzionali e del buon senso (cf. Mirabeau). Non voglio trasmettere ai posteri questo mondo atroce.
Il mio indirizzo riformista l’ho già illustrato nella categoria “programma politico”.
Se arriveranno proposte concrete e convincenti in quella direzione non mi tirerò certo indietro: non intendo sprecare un’occasione del genere.

Stefano Fait

Nato a Trento, il 5 luglio del 1974.

stefano_fait@yahoo.co.uk

TWITTER: @stefanofait

PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/pages/Verso-un-Mondo-Nuovo/272216959508181

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FORMAZIONE

Ottobre 2004 – Dottorato in Antropologia Sociale, Studi Sociali della Scienza e della Tecnologia, Università di St. Andrews (Scozia), con una tesi incentrata sull’Era del Genoma e sulle sue implicazioni sociali, etiche e politiche.

Ricerca etnografica sul campo (2003): University of British Columbia (UBC) e Children’s & Women’s Health Centre of British Columbia, Vancouver, Canada.

Relatori: Tristan Platt e Nigel Rapport, University of St. Andrews.

Esaminatore: Tom Shakespeare, University of Newcastle.

Gennaio 2000 – Laurea di Dottore in Scienze Politiche, Università di Bologna, con una tesi comparativa sulle strutture socio-culturali e simboliche dell’Estremo Oriente e dell’America Latina (Laura Laurencich-Minelli).

ATTIVITÀ

Collabora con varie testate giornalistiche locali, nazionali ed internazionali.

Esegue traduzioni professionali dall’italiano, spagnolo e francese all’inglese.

Esperienza di badante e tutore in Italia ed all’estero.

Blogger ed attivista politico.

PUBBLICAZIONI

Monografie

Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (con Mauro Fattor), Edizioni Raetia, Bolzano, 2010.

Segnalazioni di merito al Premio Itas 2011 e Premio De Cia – Bellati – Canal 2010

“Bartolomé de las Casas. Avvocato dell’umanità”, Il Margine, Trento. In corso di pubblicazione.

Saggi in volumi collettanei e manuali

“L’anima nera dell’umanità?”. In: Carla Corradi (a cura di), “Perché non c’è pace?”, Trento: DIGITALART, 2010.

“A gemütlich segregation: multiculturalism and the Iceman’s curse”. In: Reza Hasmath (ed.) Multiculturalism: The Great Marketing Strategy? An International Perspective. University of British Columbia Press, 2009.

“Alcune osservazioni paleoantropologiche sullo sviluppo dell’apprendimento umano”. In: Gianni Sembianti (a cura di), Un cervello per vivere domani, Trento: Edizioni UCT, 2008.

“Ethical aspects of genetic engineering and biotechnology”. In: Rocci Luppicini & Rebecca Adell (eds.) Handbook of Research on Technoethics. IGI Global. 2008.

“The German Third Reich”. In: Cynthia Clark Northrup (ed.) World Empires, Facts on File. 2008.

“Giganti, supereroi e superuomini: la natura umana tra mitologia e politica”. In: Roberto Festi (a cura di), La Leggenda di Primo Carnera, Trento: esaExpo, 2006, pp. 47-59.

Articoli specialistici, voci di enciclopedie e dizionari scientifici

“Columbine shooting”, “Virginia Tech shooting”, “Sacco and Vanzetti”, “Prison population”, “Serial Killers”, Encyclopedia of American law and Criminal Justice, a cura di David Schultz, New York: Facts on File, 2012.

“Bianche vette, verdi alpeggi, camicie brune. La commercializzazione di un’utopia”. In: SM Annali di San Michele, 22, 2009, pp. 59-88.

“Journalism” Will Gray, Jeremi Suri et al., (eds.) Encyclopedia of the Cold War, Routledge, 2009.

“The Human Genome Project”, Encyclopedia of American Disability History, a cura di S. Burch, New York: Facts on File, 2009.

 “Shintoism and violence”, “Aum Shinrikyo”, “Apocalypticism and the American Christian Right”, Encyclopedia on Religion and Violence, a cura di Jeff I. Ross, New York: M.E. Sharpe, 2009.

“Civil Religion”, Encyclopedia of the First Amendment, a cura di David L. Hudson, David A. Schultz e John R. Vile. Congressional Quarterly Press, 2009.

“Civil Rights”, “Fundamental Rights”, “Guantanamo Bay”, “Race and the Constitution”, “Slavery and the Constitution”, Encyclopedia of United States Constitution, a cura di David Schultz, New York: Facts on File, 2009.

“Italian Nationalism and Unification during the Nineteenth Century”, Encyclopedia of Protest and Revolution in World History, a cura di Eric Martone, Facts on File, 2009.

“Eugenics”, The Palgrave Dictionary of Transnational History, a cura di Akira Iriye e Pierre-Yves Saunier, Palgrave Macmillan. 2009.

“Patriotism is a mistake”, Notizie di Politeia, 24(3), 2008.

“The irrelevance of libertarian bioethics”, Eubios (EJAIB), 18(3), May 2008.

“From institutional paternalism to parental despotism: the continuing appeal of eugenics”, Biomedical Law and Ethics, 2(1), March 2008, 161-188.

“Il sale sulle ferite dell’umanità. L’imbarazzante vitalità di un’antropologia misantropica”, Antrocom, 2008, 4(1), 67-76, http://www.antrocom.net/index.htm

“Benito Mussolini”, “the Great Depression – Worldwide”, “Juan Ginés de Sépulveda”, “Rome’s Fall”, “The Germanic Invasions”, Encyclopaedia of World History, Facts on File, 2008.

“Prohibition”, a cura di Andrew Wood,The U.S.-Mexico Border: An Encyclopedia of Culture and Politics, Greenwood Press, 2008.

“La frontiera nascosta e gli studi di popolazione”, Annali di San Michele, 20/2007, pp. 215-234.

“Studi di popolazione e genetica delle popolazioni in Trentino-Alto Adige: 1930-2005”, Atti dell’Accademia degli Agiati di Rovereto, 255, 2005, pp. 95-129.

“La frontiera nascosta: il dibattito su eredità ed ambiente nell’area alpina 1865-1935”, Archivio Trentino, 1, 2005, pp. 253-284.

“An anthropological and historical analysis of the ethos and practice of biomedical professionals in post-modern democracies”. Notizie di Politeia, XX, 75, Dicembre 2004, pp. 13-32.

“Moral Responsibility in Medicine & Science and the Challenge of Technocracy: Lessons from AUM“. Journal of Asian and International Bioethics, 14: 6 Novembre 2004, pp. 218-221.

LIBRI E RAPPORTI TRADOTTI

Michela Zucca. Le Alpi. La Gente. Trento: CEALP, 2008. (Italiano – Inglese)

Berthold Riese, Die Maya. Geschichte, Kultur, Religion München: Beck (1995), per Il Mulino. Universale Paperbacks, Bologna (2000). (Tedesco – Italiano)

APPARIZIONI IN TRASMISSIONI TELEVISIVE

A Trentino in Diretta, Talk show di approfondimento, RTTR, giovedì 26 febbraio, 2009. Con Franco Panizza, Renato Troncon, Vincenzo Calì.

Numerose interviste radiofoniche ed interviste pubblicate da quotidiani e periodici locali.

RELAZIONI, INTERVENTI E COMUNICAZIONI A CONFERENZE, CONVEGNI E SEMINARI

“La Maschera del Potere e l’Apocalisse – sulle orme di Eric R. Wolf”,Seminario Permanente di Etnografia Alpina, San Michele all’Adige, 2009

“L’Europa come dovrebbe essere: Laptop, Lederhosen ed intangibilità morale nell’area alpina. Un omaggio a Bobbio, Zagrebelsky ed Einaudi”, Seminario Permanente di Etnografia Alpina, Alpi 365 Expo, Lingotto Fiere – Torino, 6 ottobre 2007.

“Bianche vette, verdi alpeggi e camicie brune. Per un’antropologia comparata del populismo prealpino”, Seminario Permanente di Etnografia Alpina, Malè, 14-17 settembre 2006.

“Antropologia ed etnografia alpina nell’era del genoma: analisi e prospettive”, Seminario Permanente di Etnografia Alpina, San Michele all’Adige, Trento, 24-27 Novembre 2005.

“Politically engaged scientists? A note of caution”, 22 Congresso Internazionale della Storia della Scienza, Pechino, 24-30 luglio 2005.

“Styles of scientific thought and the contradictions of advanced democracies”, Seminario di storia comparata delle scienze e della medicina, Manchester, England, Dicembre 2004.

BORSE DI STUDIO E DI RICERCA

XXII Congresso Internazionale di Storia della Scienza (ICHS), tenutosi a Pechino: borsa per giovani ricercatori (luglio 2005).

LINGUE STRANIERE

Inglese: letto, scritto e parlato (ottimo). TOEFL computer-based total score 284/300, luglio 2000, Vancouver, Canada.

Spagnolo: letto (ottimo), scritto (buono), parlato (buono).

Francese: letto (ottimo), scritto (sufficiente), parlato (discreto).

Portoghese: letto (ottimo), scritto (sufficiente), parlato (sufficiente).

Tedesco: letto (molto buono), scritto (sufficiente), parlato (sufficiente).

Giapponese: parlato (nozioni).

VOLONTARIATO

1996-2004: volontariato con anziani, disabili e senza tetto a Bologna, Trento e Vancouver.

“Contro i miti etnici” – un libro “preveggente” ed in offerta speciale (-20%) per i lettori del blog

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Preveggente e lucido – (modestia a parte ;o)

Nelle annotazioni precisate che siete lettori del blog di Stefano Fait ed otterrete lo sconto (offerta valida fino al 31 agosto):
http://www.raetia.com/index.php?id=522&no_cache=1&lang=it&title=CONTRO%20I%20MITI%20ETNICI

Stefano Fait/Mauro Fattor
CONTRO I MITI ETNICI
Alla ricerca di un Alto Adige diverso

Osservandolo dall’esterno, l’Alto Adige appare una realtà molto particolare. Nel mezzo dello spettacolare scenario delle Dolomiti, due, anzi tre culture condividono un piccolo fazzoletto di terra, parlano tre lingue diverse e costituiscono un ponte tra nord e sud. Un’immagine che purtroppo, per ragioni storiche, non rispecchia la realtà. Stefano Fait e Mauro Fattor ritraggono l’Alto Adige da una prospettiva esterna e, (pur essendo) consapevoli del contesto storico mostrano che la “Matrix sudtirolese” si basa su principi troppo chiusi e rigidi, spesso interpretati erroneamente. Volk/popolo, Heimat/patria, Kultur/cultura sono concetti da ridefinire per il futuro di questa regione. Secondo gli autori, il presupposto per una pacifica convivenza è andare oltre il culturalismo.

Un’analisi corrosiva e spietata degli idoli e dei miti etnici che frenano la società sudtirolese e non solo. Dall’ideologia del Bergbauer/contadino al dispotismo degli idoli identitari, il libro è il tentativo di mettere a nudo la retorica della patria e del “tempo degli eroi” attraverso il filtro di un’analisi rigorosa che tocca sociologia, antropologia, politica, storia, filosofia.

Premio Itas 2011

del Libro di Montagna

 

SEGNALATO

dalla Giuria

 

59° Trentofilmfestival Montagna Esplorazione Avventura

 

 

 

 

Voci correlate al libro

“Se Fattor e Fait sono due utopisti, sono anche sufficientemente realisti da sapere che la distruzione del paradigma etnico è solo un lato della medaglia. Per questo non si limitano alla demolizione del mito etnico, ma anche a smontare la falsa consapevolezza che deriva dal rendere reale una costruzione sociale.”
Günther Pallaver

 

“È a questa Europa di minoranze in cammino e di identità mutabili che dovremmo affidare il futuro della nostra bella terra. Orgogliosi dell’autogoverno ma al tempo stesso responsabili nel costruire.”
Michele Nardelli

 

Eco della stampa

In Sudtirolo si scrive molto di Sudtirolo. Monografie e saggi di carattere politico e storico, talvolta assai ben documentati, non mancano. Con un piccolo, significativo, difetto. Una riflessione su questa terra pensata e redatta in lingua italiana stenta a decollare, oppure è consegnata alla fugacità di interventi giornalistici che non consentono il necessario approfondimento. Contrastando in modo programmatico questa tendenza, il volume “Contro i miti etnici”, uscito per l’attivissima casa editrice “Raetia” di Bolzano, colma questa lacuna e propone un punto di vista critico sul “modello Südtirol” con il quale è senz’altro utile confrontarsi. Il saggio, utilizzando un linguaggio accessibile a tutti e risultando con ciò comprensibile anche a chi non sia particolarmente esperto di problematiche locali, lancia la sua provocazione e vuol far discutere: decostruire le mitologie che innervano e condizionano un discorso pubblico tuttora impostato sulla prevalenza dei gruppi, proponendo – in opposizione – il senso di una progettualità più vicina alle esigenze degli individui.
Corriere dell’Alto Adige

Il volume di Fait e Fattor è un atto di accusa contro il “doping identitario” della politica locale. (…) Il libro è tanto un saggio quanto un pamphlet.
Alto Adige

Il libro è molto interessante e merita di essere letto con attenzione.
Corriere dell’Alto Adige, Gabriele di Luca

Stefano Fait und Mauro Fattor analysieren die ethnischen Mythen und versuchen die Mechanismen und Beweggründe hinter der patriotischen Rhetorik freizulegen.
Der Brixner

Quello di Fait e Fattor è un coraggioso tentativo di rendere fruibile ad un pubblico di non addetti ai lavori, quello che nasce come uno studio di natura sociale ed antropologica della società altoatesina.
dislivelli, Daniela Zecca

Un libro fondamentale, assolutamente da leggere, forse il testo più “vero” e doloroso mai scritto sull’Alto Adige.
Reinhard Christanell, franzmagazine

INTRODUZIONE

“Vi hanno detto che senza le radici non si costruisce il futuro, che senza un’identità collettiva la vita non ha senso, che l’atto di togliere il crocifisso dai luoghi pubblici è un’offesa a ciascuno di voi, prima ancora che a Dio, che ognuno dovrebbe essere orgoglioso della propria patria/Heimat ed è tenuto ad amare la propria lingua. Tutto questo lo si deve fare a prescindere. Un po’ come le Tavole della Legge donate da Geova a Mosè sul Sinai: “Io sono il Signore, tuo Dio… Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine… Non ti prostrerai davanti a quelle cose…ecc.” I Comandamenti sono stati debitamente aggiornati e la loro osservanza è dovuta. È curioso che l’unico animale terrestre nato per essere libero abbia trascorso la sua storia escogitando ogni possibile mezzo e metodo per ingabbiarsi. Eppure, per noi umani, non esiste a questo mondo nulla di inevitabile, tranne la morte. Geni, ambienti familiari, culture, lingue, estrazione sociale, ecc. non programmano la nostra esistenza. È estremamente facile provarlo…”
CONTINUA QUI

Diritto all’informazione e dovere di comunicazione: prospettive divergenti, convergenti o parallele?

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Diritto all’informazione e dovere di comunicazione

prospettive divergenti, convergenti o parallele?

L’incontro vuole costituire occasione di confronto su come nell’epoca di Internet il diritto all’informazione rivendicato dai cittadini trovi corrispondenza nella comunicazione garantita dai mass media e dai suoi principali attori, i giornalisti. Le due componenti non sempre sembrano convergere su prospettive e visioni comuni e anzi, sempre più spesso, si avverte una sorta di distanza fra le aspettative degli uni e le proposte degli altri, cui sembrano porre rimedio canali alternativi di comunicazione autogestita quali i blog o l’uso dei social network.

Cosa si deve intendere allora per diritto all’informazione e per dovere alla comunicazione? In che relazione si pongono queste due diversi livelli d’azione? Quanto il diritto all’informazione è soddisfatto oggi dall’esercizio della comunicazione, o meglio come il mondo della comunicazione interpreta e fa proprio il diritto all’informazione? Cosa significa essere informati e comunicare oggi? Internet e l’uso diffuso dei social network quanto hanno influenzato la percezione di questi due livelli d’azione? I mass media in generale sono ancora in grado di soddisfare la richiesta d’informazione diffusa e di fornire modelli di comunicazione indipendenti o sono anch’essi sempre più ripiegati sulle esigenze poste dalle nuove domande informative e dai nuovi modelli comunicativi imposti dalla rivoluzione telematica? Per chi opera nel mondo della comunicazione che tipo di controllo e selezione viene esercitato sulle notizie e quanto è importante la cross medialità dell’informazione? E infine, l’accesso apparentemente libero ad Internet può essere causa suo malgrado di una limitazione oggettiva del diritto d’informazione?

Sono solo alcune delle domande o suggestioni cui i partecipanti alla tavola rotonda (Stefano Fait, Alberto Faustini, Enrico Franco, Adele Gerardi, Pierangelo Giovanetti e Giampaolo Pedrotti) cercheranno di rispondere nel corso in un dibattito che si preannuncia ricco di spunti interessanti sia per i temi al centro della discussione sia per il profilo professionale dei partecipanti stessi.

La tavola rotonda è organizzata dal Club Unesco di Trento, sorto nel 2011, con la collaborazione della Biblioteca comunale di Trento e dell’Associazione «Francesco Gelmi di Caporiacco».

*****

foto sfocata a tutela della privacy dei partecipanti
;oDDDD

BOZZA DEL MIO INTERVENTO IN ANTEPRIMA

(critiche ed osservazioni sono benvenute!)

Ma ognuno di noi, in una certa misura, è ormai direttore responsabile di quella microcentrale di news che è se stesso

Michele Serra

Sondaggio dell’Eurobarometro su dati di novembre 2011:

in Italia, in un anno (autunno 2010-autunno 2011), la fiducia nella carta stampata è crollata al 34% (-6%), la sfiducia è al 53% (+2%)

Fiducia in internet al 37% (-3%), sfiducia al 40% (stabile)

TV 40%, sfiducia al 49%

Radio 39% (crollo del 10%), sfiducia 42% (+2%)

Importante, analisi sociodemografica mostra che al crescere del titolo di studio cresce la fiducia in internet

Nel 2010 il 57 percento degli Americani aveva scarsa o nessuna fiducia nella capacità e volontà dei media di fare informazione in modo obiettivo ed accurato, il livello più alto degli ultimi quarant’anni.

Un altro sondaggio riportava addirittura un 63% di sfiducia.

Dal 1998 in poi il numero degli scettici non è mai sceso sotto la soglia del 44% e dal 2006 è nettamente maggioritario.

In un sondaggio mondiale la percentuale sale al 68%. Solo il 2% pensa che i media riescano ad essere obiettivi.

Internet è il mezzo di informazione di cui ci si fida di meno ma, paradossalmente, è simultaneamente quello che si considera più affidabile. In altre parole, tutti sanno che su Internet c’è di tutto, ma molti pensano di essere in grado di trovare informazioni più affidabili che sui media ufficiali. La TV è all’ultimo posto per fiducia.

Internet è di gran lunga la più importante fonte di approvvigionamento di informazioni: 49% su scala globale. E l’11% si informa attraverso i social network. 19% in Africa. Un quarto circa degli Europei si affida alla stampa ed un altro quarto alla TV.

Dato importante, quasi ovunque i giornali locali godono di una reputazione molto migliore di quelli nazionali.

L’informazione nazionale negli Stati Uniti è controllata da 6 megaimprese: Time Warner, Walt Disney, Viacom, Rupert Murdoch’s News Corp., CBS Corporation and NBC Universal. Fino a trent’anni fa ce n’erano decine: tutte assimilate dalle ultime rimaste.

Italia al 61° posto al mondo per la libertà di stampa, dietro la Nuova Guinea

Nel suo brillante “The return of the public” (2010), Dan Hind, giornalista di fama internazionale, ha proposto una visione semplice e rivoluzionaria al tempo stesso del giornalismo del futuro. I cittadini dovrebbero poter commissionare inchieste ed articoli a giornalisti indipendenti che sarebbero pagati con un canone e che risponderebbero del loro operato direttamente ai cittadini e non più ai tycoon dell’informazione. In questo modo la stampa locale e nazionale sarebbe sottoposta a pressioni competitive virtuose, mentre ci sarebbero dei giornalisti freelance specializzati in certi campi, disposti ad approfondire tematiche che i quotidiani sono impossibilitati a seguire per un lungo periodo di tempo e globalmente (perché non è questo il loro compito). In questo modello di giornalismo civile (o civico, o pubblico che dir si voglia), chiunque avesse una certa esperienza di giornalismo potrebbe presentare delle proposte per ricevere dei fondi da impiegare in inchieste specifiche in un settore di sua competenza. Questi giornalisti civici sarebbero tenuti a presentare il loro progetto alla cittadinanza prima e dopo l’inchiesta. La loro reputazione sarebbe legata non alla testata per cui scrivono, ma alla qualità del servizio che garantiscono in prima persona ed alla loro disponibilità ad impegnarsi su temi che interessano alla gente ma sono trattati solo occasionalmente dai media ordinari.

I vantaggi sarebbero molteplici: si riconquisterebbero all’informazione quei cittadini che non leggono più i quotidiani e si sperimenterebbero nuove forme di associazionismo e partecipazione civile. La gente si dovrebbe assumere la responsabilità di formarsi una visione più obiettiva della realtà invece di limitarsi ad accusare i giornalisti di incompetenza, pressapochismo e corruzione. Questo stesso modello, se si dimostrasse efficace, potrebbe essere esteso a ricercatori scientifici ed operatori museali. La valutazione delle proposte e delle attività sarebbe affidata ad assemblee di cittadini.

Partecipando all’indagine nella selezione dei suoi ricercatori, le persone comincerebbero ad interessarsi all’informazione ed alla scienza, ossia alla conoscenza nel suo complesso, che è l’architrave di una democrazia sana, di una società civile vitale. Si abituerebbero ad interrogarsi ed informarsi invece di abbandonarsi ad una certa passività. Nascerebbero nuove questioni, nuove controversie, nuove ricerche. Politici e cittadini commetterebbero meno errori, risparmiando risorse, grazie ad una maggiore attenzione alla realtà ed una percezione più obiettiva dei fatti.

Non bisogna aver paura di ciò che è vero mentre ciò che è falso va messo in discussione. Si è liberi solo se si fa uno sforzo per restarlo elaborando le circostanze in cui ci si trova a vivere, altrimenti la libertà diventa una finzione

Alan Rusbridger, direttore del quotidiano britannico “Guardian”, si muove in questa direzione ed ha elencato le dieci regole dell’open journalism (The future of open journalism”, Guardian, 25 marzo 2012):

  1. incoraggia la partecipazione;
  2. non è un rapporto tra “noi” e “loro”;
  3. stimola il dibattito;
  4. favorisce la nascita di comunità intorno a interessi condivisi;
  5. è aperto al web;
  6. aggrega e seleziona il lavoro degli altri;
  7. ammette che i giornalisti non sono le uniche voci autorevoli e interessanti;
  8. promuove la diversità ma anche i valori comuni;
  9. riconosce che il giornale può essere l’inizio e non la fine del lavoro giornalistico;
  10. è trasparente e aperto alle osservazioni, comprese le correzioni, le spiegazioni e le aggiunte.


Chi sono?

Stefano Fait è Antropologo, Badante, Contadino (occasionale), Dibattente, Esegeta, Figlio della Terra e del Cielo Stellato.
Laurea in Scienze Politiche all’Università di Bologna e dottorato in Antropologia Sociale all’Università di St. Andrews.
I suoi principali ambiti di ricerca sono i diritti umani, la bioetica, la “natura umana”, la filosofia morale, le scienze politiche.
Motto: la conoscenza protegge, l’ignoranza espone ad ogni sorta di pericolo.

PAGINA FB: Verso un Mondo Nuovo

UN PROGETTO POLITICO PER UN MONDO NUOVO

Co-autore di “CONTRO I MITI ETNICI. Alla ricerca di un Alto Adige diverso”, Bolzano: Raetia, 2010.

COME ACQUISTARE QUESTO LIBRO (un saggio che, analizzando la questione altoatesina, delinea la visione di un Mondo Nuovo: dal micro al macro)

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