Renzismo contro grillismo – “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto sia rottamato”

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INTERVISTA A MASSIMO CACCIARI (filosofo)

Sarebbe stato meglio avere Renzi?

Aspetti. Prima di dire certe cose, legga i risultati locali.

A quali si riferisce, in particolare?

(Qui il tono della voce si alza) Al nord è una catastrofe sia per Pdl che per la Lega! Eppure il centrosinistra non ha fatto un cazzo. Non è cresciuto.

Hanno sottovalutato l’avversario?

Di più, peggio! (il tono cresce ancora, notevolmente) Sono delle teste di cazzo! Loro sanno tutto, loro capiscono tutto. Loro possono insegnare tutto a tutti. Mentre gli altri sono dei cretini.

Quindi?
Le faccio un esempio: è impossibile spiegargli che c’è una questione settentrionale. Eppure continuano a sbatterci la faccia. La loro vita si sviluppa solo tra Botteghe Oscure, il Nazareno e Montecitorio. Del resto non sanno nulla. Gli basta quel triangolo.

Colpa di Bersani?

No. Ma di quel gruppo dirigente che continua a circondarlo. Gente completamente fallita.

A chi si riferisce, in particolare?

Tutti quelli che stanno da sempre lì e che non abbiamo ancora cacciato. Sì, abbiamo sbagliato a non appoggiare Matteo Renzi. È stato un grande errore.
Ora i democratici cosa devono fare?

(Qui cala i toni, diventa quasi più riflessivo) L’unica strategia è mantenere i nervi saldi. E cerchiamo di dialogare in Parlamento con gli eletti nelle liste di Grillo. Se ci riusciamo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/26/elezioni-cacciari-commenta-risultati-sono-teste-di-cazzo-era-meglio-renzi/513648/

Dovrei ripetere che il nostro compito era recuperare gli elettori delusi del centrodestra? Che non bisognava sottovalutare Berlusconi? Oppure che dovevamo fare nostri alcuni temi di Beppe Grillo? Inutile, ora. Inutile dopo aver voluto le primarie salvo poi chiuderle al secondo turno per paura che venissero a votare elettori esterni al centrosinistra: che sono esattamente quelli di cui avevamo bisogno alle elezioni vere e che, naturalmente, non ci hanno votato. Dico solo che ci stiamo mettendo nelle mani di Grillo, gli abbiamo regalato un rigore e ora vediamo come lo calcerà.

Matteo Renzi

http://www.youreporternews.it/2013/elezioni-bersani-grillo-renzi-non-ci-sta-ora-noi-nelle-mani-del-m5s/

Con Renzi candidato non si sarebbe candidato Berlusconi, neanche Monti. Molte persone che normalmente non votano a sinistra avrebbero considerato di farlo, sarebbe stato uno scenario diversoil Congresso va fatto non a ottobre ma subito, bisogna pensare a mettere al centro un’idea di un partito con occhi e un cuore nuovo, bisogna essere radicali, visionari, creativi.

Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd, ospite di “24 Mattino” su Radio 24.

E adesso tutti rimpiangono Matteo Renzi. Adesso che Pier Luigi Bersani che ha praticamente buttato alle ortiche una vittoria certa, adesso che la formula “usato sicuro” non ha vinto, la sinistra recita il mea culpa. Da sempre incapace di guardare al futuro, la sinistra guarda al passato: e ripensa con nostalgia a Matteo Renzi. Il rottamatore che non è riuscito a rottamare e che ha perso le primarie adesso viene osannato e celebrato come la grande occasione perduta. Si preme il tasto rewind, si torna al 25 novembre, quando il partito democratico ha avuto la possibilità di scegliere il proprio candidato premier e ci si chiede (dandosi una risposta affermativa) cosa sarebbe successo se il popolo della sinistra avesse avuto il coraggio di cambiare, se si fosse sbarazzato del vecchio per dare credito al giovane, agguerrito, carismatico sindaco di Firenze. Certamente Silvio Berlusconi (lo ha più volte detto lui stesso) non sarebbe sceso in campo dando inizio alla più agguerrita campagna elettorale di sempre e realizzando il grande miracolo di questo voto. Certamente Mario Monti non sarebbe salito in  politica indirizzandosi verso una più tranquilla ascesa al Quirinale.

[...].  E’ evidente che la sinistra può ripartire solo da lui. 

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1191954/Il-Pd-piange-e-rimpiange-Renzi–Matteo-gode–e-lui-il-vero-vincitore.html

Il primo cittadino di Firenze con la sua impostazione sta facendo virare il Pd da un approdo socialdemocratico, come quello al quale sta lavorando il segretario Pier Luigi Bersani, verso le origini liberal e “americane” del Pd liquido immaginato da Walter Veltroni. In questo modo recide ogni rapporto politico con le ali estreme, sia dipietriste che comuniste, e si candida ad accogliere l´elettorato liberale in libera uscita sia del Pdl che della Lega. Renzi potrebbe anche prosciugare in parte le preferenze potenziali finora accumulate dai movimenti politici in fieri come la montezemoliana Italia Futura e il gianniniano Fermare il Declino.

Il renzismo avrà effetti benefici nel centrodestra: il Pdl sarà costretto a innestare un deciso rinnovamento nella dirigenza e nelle idee per evitare di essere rottamato dal rottamatore in caso il primo cittadino di Firenze diventi davvero il candidato premier del Pd. Resta da vedere l´effetto Renzi sui centristi dell´Udc.

Ma il renzismo, con la sua carica di nuovismo giovanilistico e ottimistico sembra l’unica carta del sistema politico per far confluire le spinte di rinnovamento e anti casta in un percorso istituzionale. Scongiurando, o meglio cercando di scongiurare, nefaste derive grillesche.

http://michelearnese.it/2012/renz-3/

I principali media invocano il ritorno di Matteo Renzi. Non si danno pace che sia stato messo in secondo piano.

Non sorprende, perché Renzi è il cucciolo degli interessi industriali che controllano i media:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/?s=Matteo+Renzi

Fino a due mesi fa Monti puntava al 30% (!!!) e voleva al suo fianco RENZI:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/monti_a_caccia_di_teste_grandi_manovre_con_renzi/notizie/240237.shtml

Renzi è il montismo senza Monti. Un montismo giovanilista, scanzonato e rottamatore – “tutto va rottamato affinché tutto resti come prima” (Il Renzipardo). Montezemolo, Monti, Renzi, Marchionne

http://www.glialtrionline.it/2012/11/13/montismo-o-barbarie-parla-romano-guru-di-montezemolo/

Monti è stato brutalmente sconfitto dal voto e Bersani ha perso perché ha continuato a ventilare ipotesi di collaborazione con Monti.

Tanto odiato è Monti, che l’immagine di Napolitano (che l’ha voluto) – esaltata da tutto l’establishment politico e mediatico – ha subito un tracollo principalmente a causa sua:

http://www.secoloditalia.it/2013/01/crolla-la-popolarita-di-napolitano-colpa-del-sostegno-a-monti/

Ma i media (sp. del gruppo l’Espresso-la Repubblica) ci assicurano che l’ultramontiano Renzi avrebbe vinto. Il principio di realtà è un ricordo del passato. La propaganda una spiacevole costante del presente:

FALSO MITO - Il coro delle vedove renziane è partito dalle prime proiezioni del Senato di ieri, dopo esser stato abbastanza silente nella lunga fase svoltasi tra la fine delle primarie e lo svolgimento della campagna elettorale. Con Renzi si vinceva, il Pd avrebbe sfondato – il 40% era l’obiettivo dichiarato del sindaco, che non si è mai accorto che nella storia italiana la Dc raccolse un simile consenso solo in due occasioni, lontane ormai qualche decennio. La brillantezza e la novità rappresentata dal sindaco di Firenze, insieme alla sua capacità di parlare con un elettorato meno tradizionale rispetto a quello a cui si è rivolto Bersani, avrebbero però secondo il coro delle vedove renziane riscritto la storia. Una simile valutazione però si basa su considerazioni fondamentale errate, visto che la stessa forza del sindaco di Firenze sarebbe servita relativamente a poco nel quadro emerso dal voto di ieri. Di Renzi si è sempre detto che aveva un’unica capacità di attrarre i voti di centrodestra, ma a patto che esiste una significativa differenza tra apprezzamento personale, reale, e intenzione di voto, mai testata, il problema del centrosinistra non è stato certo il famoso “elettorato settentrionale”.

RENZI UMILIATO - E’ difficile fare considerazioni assertive senza la controprova dei dati, ma per capire perché la tesi del Renzi più forte di Bersani sia quantomeno molto fragile basti considerare dove ha sfondato Grillo, e dove il sindaco di Firenze è andato peggio alle primarie. Renzi è stato letteralmente annichilito da Bersani al Sud, mentre nelle grandi città italiane è stato sconfitto anche con percentuali umilianti. A Roma il sindaco rottamatore è arrivato terzo al primo turno, e Bersani ha vinto con il 70% nella città simbolo del tonfo del PD. Nella capitale infatti la flessione rispetto al 2008 è stata assai marcata, pari a 13 punti percentuali, con un crollo di 250 mila voti, ed il MoVimento 5 Stella ha praticamente appaiato i democratici nelle preferenze dei romani. Una simile contrazione si registra nelle maggiori città italiane, con la parziale eccezione di Milano, dove il Pd cala, ma meno che nel resto d’Italia. Pare difficile affermare, sulla base dei dati, che il Pd sarebbe potuto andare meglio con un candidato che aveva palesato simili debolezze nelle zone dove poi i democratici hanno sofferto maggiormente”.

http://www.giornalettismo.com/archives/798033/risultati-elezioni-2013-perche-con-renzi-il-pd-sarebbe-andato-peggio/

I sanculotti grillini hanno preso la Bastiglia – istruzioni per l’uso del M5S

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La serpe in seno dell’Ancien Régime ;oD

La metaforica Bastiglia italiana è caduta tra il 24 ed il 25 febbraio del 2013:

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Il M5S è il primo partito italiano alla Camera.

Com’è potuto accadere?

Minipreambolo - della serie: “pensano che la ggente sia davvero stupida” – Monti è stato brutalmente sconfitto – “Fino a ieri i sondaggi, prima che il premier annunciasse la sua disponibilità a candidarsi, davano una generica lista Monti al 15% con un bacino potenziale del 25%. Ebbene, dicono che il professore punti al 30% per sciogliere positivamente la riserva” (Il Messaggero, 24 dicembre 2012). Bersani ha perso perché ha continuato a ventilare ipotesi di collaborazione con Monti, ma i media ci assicurano che l’ultramontiano Renzi avrebbe vinto. Il principio di realtà è un ricordo del passato.

Ecco un commento efficacissimo apparso su MicroMega. Lo sottoscrivo in pieno, salvo l’attacco all’euro (che comunque è formalmente corretto, perchè la gestione dell’euro è stata realmente criminosa ed anti-europeista, distruggendo il lavoro di decenni). Il lettore scrive a tratti in romanesco, ma sa di cosa sta parlando – lo stesso giorno il Nobel Paul Krugman (complottista?),  sul NYT, descriveva Mario Monti come un proconsole della Merkel messo a Roma con la connivenza dei partiti tradizionali per imporre misure di austerità depressive (!!!) – e il messaggio diventa ancora più potente. La dirigenza del PD non ha ancora afferrato pienamente quel che è successo (a me è successo verso le 5:30 del giorno dopo: mi sono svegliato con le idee improvvisamente chiare).
C’è un prima e un dopo: loro sono ancora nel prima, ma arriveranno nel dopo a rimorchio, volenti o nolenti, com’è successo a me.

“Buonasera.

La domanda è questa: perché l’elettorato si affida a Grillo e non all’originale?

La risposta era molto chiara, stasera, se si aveva la pazienza e lo stomaco di girovagare per le varie trasmissioni.

Perché il Pd ha perso, hanno chiesto ad autorevoli opinionisti e membri del partito? Risposte fantastiche. Per la legge elettorale. Perché il Pd non ha messo in lista persone nuove. Perché non ha diminuito lo stipendio ai politici. Perché (Scalfari, sublime) gli ha tolto voti Ingroia. Perché non ha saputo proporre niente di nuovo agli elettori. Perché non c’era Renzi. Perché pioveva. Perché Grillo strilla per le piazze. Perché a socera de Bersani porta sfiga, eccetera…

Incredibilmente, da Vespa non mi ricordo chi, un genio, ha fatto presente che il Pd ha collaborato alle politiche economiche e sociali del governo Monti (identiche alle politiche che da 20 anni pusher neoliberisti vanno spacciando in Europa come uno sballo senza pari, e che il Pd ormai cià scolpite nell’anima, infatti le vorrebbe continuare…), politiche ormai universalmente riconosciute come nefaste. Politiche di destra (si veda il pezzo di Bifo Berardi). Politiche che in tanti di sinistra (io, per la precisione comunista) hanno vissuto come un vero e proprio tradimento. L’ennesimo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mo’ basta.

Non se l’aspettavano la batosta, porelli. E, certo, a guardarli, ben pasciuti, ben piazzati, annidati nel loro fantastico mondo di Amelie fatto di principi che non corrispondono ad alcuna sostanza, si capisce che non se lo aspettavano. Domandiamoci: come credono che campino gl’italiani, ’sti marziani? La Fornero ha esplicitato il loro unanime pensiero: gl’italiani nun cianno voja de lavorà e passano il tempo a magnà la pasta seduti ar sole. E perchè? Perchè so’ zozzi e bestiali (il governo Monti ha esplicitato il pensiero generale della nostra raffinatissima calsse dirigente), e vanno civilizzati

E se il Pd non ha vinto (il partito dei più fichi, dei migliori a priori, la santa chiesa della sinistra che denuncia, scomunica e santifica e nun sbaja mai), è colpa dell’itajani, che nun capischeno na cippa. Italiani buzzurri. Italiani che nun ve va de fa niente. Italiani che odiate la santa Europa. Italiani, razza inferiore! Mica come noi, i strafichi, che abbiamo studiato all’estero, parlamo l’inglese, portiamo abiti di buon taglio, e nun pagamo na lira de tasse.

Belli, sti fenomeni, proprio belli. Fassino era spiritato, Gotor nevrastenico, Letta un santino di sè stesso. Cacchio, avranno pensato, ma l’itajani ce stanno davero, nun so solo proiezioni e statistiche…ma come se permettono…e pensare che avevamo garantito, e dato il paese in pegno ai mercati, alla Merkel, a Wall Street…

Ah l’Europa, mo che penserà, avranno pensato? Ce famo na figuraccia. Oddio, tutta sta fisima dell’Europa non ce l’avrei. Girano pazzi scatenati per l’Europa, paranoici deliranti come Olli Rehn, quello che manda le lettera all’Fmi, dopo il paper di Blanchard, per dire che nun era vero che l’austerità faceva danni…ma lasciamo perdere. Europa, Europa uber alles! Sì, vabbè, l”euro ci ha fatto a pezzi, i mercati nostri se li sono fregati Franchi e Ostrogoti, ma voi mette che se devi andare a Parigi a fare shopping non devi cambià. E annamo…

Erano proprio stupiti, Pucciarelli, tanto. Strepitavano. Gotor ogni tre respiri parlava di grande responsabilità di fronte a un paese che il Pd ( e il Pdl, se capisce) hanno raso al suolo trattandoci da schiavi e pezze da piedi e maiali. Fifa la Cermania! E adesso i macellai, quelli che hanno massacrato il 90% degli italiani (ma ben pagati, loro, oh quanto ben pagati), ce vonno mette na pezza…

Pucciarè, saremo incivili, zozzi e nun parleremo l’inglese. Anzi, come vedi, manco l’itajano. Ma nun semo scemi. Sta caciara ha da finì. Hanno già rotto quasi tutti i servizi de piatti e bicchieri, e storto le posate. Mo basta.Se vonno fa casino andassero fori.

Nella Crande Cermania, per esempio. Lì, li aspettano a braccia aperte. Ce da andà a raccontà un po’ de cazzate ai polacchi e a tutti quelli che dentro l’euro ancora nun ce stanno…e chi mejo dei pulcinella nostri, quelli che stasera strillavano, ansimavano, nun se capacitavano?

Quelli che l’Itaja è un ber posto ar parlamento, del resto chissenefrega, mica ce sto io a la pioggia e ar vento…

Saluti.

Saluti.

Saluti.

Bruno Di Prisco”

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/25/matteo-pucciarelli-non-e-un-disastro-e-molto-peggio/

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Un’attivista del M5S ha proposto ai cittadini (non si faranno chiamare “onorevoli”, bensì “cittadini” – come i citoyen della rivoluzione francese) grillini eletti in Parlamento di vestirsi di bianco per la loro “prima volta” dopo la “presa della Bastiglia“, in modo da distinguersi fin da subito dagli altri parlamentari.

È inevitabile pensare ai sanculotti: “Il diverso abbigliamento adottato dai “patrioti” – soprattutto piccoli commercianti, impiegati, artigiani e operai – costituiva la precisa volontà di distinguersi dalle classi agiate, sottolineando i differenti obiettivi politici che li distanziavano tanto dai contro-rivoluzionari quanto dai più moderati sostenitori della Rivoluzione” (wikipedia).

I sanculotti, popolani indignati, senza un preciso disegno politico in mente ma con tanta buona volontà e voglia di giustizia e libertà, furono contesi tra i girondini da un lato (moderati) e i giacobini dall’altro (radicali).

Vinsero i giacobini, purtroppo, e fu il Terrore:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/14/se-incontrerete-questo-tipo-di-rivoluzionari-isolateli-sono-mortiferi/#axzz2M1f0TkXR

Imposero un nuovo ordine ferocemente intransigente e puritano, un proto-totalitarismo con diversi elementi in comune con visioni futuristiche più recenti:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/01/totalitarismo-cosmico-grillo-gaia-casaleggio/

Una vittoria dei girondini (repubblicani moderati, federalisti, intenti ad unire la società, non a dividerla in buoni e cattivi, virtuosi ed empi) avrebbe cambiato il corso della storia. L’umanità si sarebbe emancipata molto prima.

Gli errori del passato siano di lezione per il presente. Non sappiamo veramente da dove venga il MoVimento, ma possiamo aiutarlo a prendere la direzione giusta, quella della libertà, dell’uguaglianza, della fratellanza (e quindi della tolleranza e dell’interesse generale).
Dunque non lasciamo che timori, pregiudizi, scetticismi, ostilità e sospetti (probabilmente in certi casi più che giustificati) ci impediscano di riconoscere il ruolo storico di questo movimento, il potenziale di cambiamento positivo e nonviolento che porta con sé. Aiutiamoli a focalizzare la loro attenzione su problematiche di più ampia rilevanza, integriamoli in una spinta al cambiamento che riguardi tutta la nazione – rendendoli meno settari e meno paranoidi -, cerchiamo ASSIEME a loro di definire una visione ed un progetto di riforma del paese, senza guidarli e senza farci guidare o assistere da spettatori passivi. Non regaliamo il M5S a qualche forma di neo-giacobinismo di quei piccoli despoti psicopatici che emergono in tempi di crisi sistemica per sedurre gli animi angosciati, confusi e bisognosi di guida.
Insomma, NON seguite il mio pessimo esempio di qualche giorno fa (che pure rilevava problemi non ignorabili):
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/23/per-un-voto-martin-perse-la-cappa/

Cosa succede quando una forza inarrestabile incontra un oggetto inamovibile? (analisi del voto)

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Anche se mi hai bloccato da twitter io TI VOTO Grillo sei un grandeeeeee spaccaaaaaa tuttooorivoluziona il sistemaaaaa vaiiiiiiiiiiii.

Flavia Vento (Twitter)

I partiti sono finiti, e lo sanno. Non hanno tenuto conto che questa è una guerra generazionale e queste sono solo le prove generali.

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Un chiaro messaggio dall’Italia: no all’austerity.

Titolo del New York Times

Non poteva vincere uno che ha la bocca che fa pensare alla fessura di un bancomat.

Dagoscopia su (mini)Mario Monti

 

Il PD ha PERSO 3.451.119 voti dal 2008 al 2013.

Il PDL ha PERSO 6.296.797 voti dal 2008 al 2013.

Il M5S ha GUADAGNATO 8.689.168 voti.

 
Flavia Vento nuovo movimento - Nonleggerlo

Flavia Vento ha regalato la vittoria a Grillo. Mi pare un dato innegabile.

A Bettola, il paese natale di Bersani, ha vinto Berlusconi. Bersani l’ha presa abbastanza bene:

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Al di là della centrale importanza di questi eventi epocali, non dobbiamo mai dimenticarci della dimensione europea e globale delle elezioni italiane. Questo voto ha siglato la sconfitta definitiva del neoliberismo anglo-tedesco. È finito, è morto, almeno in Italia.
Monti, inelegante come è ormai sua abitudine, si è permesso pure di umiliare Casini e Fini, prendendosi il “merito” di un “risultato soddisfacente” e ignorando i suoi partner di coalizione, che si sono estinti per sostenerlo.

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I neoliberisti montiani, renziani e gianniniani sono verosimilmente sotto il 25-30%. Merkel, Schäuble, Draghi, Barroso, van Rompuy e Lagarde non potranno fingere che non sia successo nulla. L’elettorato della terza potenza economica dell’eurozona ha detto un no categorico all’austerità.
Con il passare del tempo e l’inesorabile peggioramento dei dati economici, quel che l’establishment etichettava come populismo sarà percepito come puro e semplice buon senso.
È chiaro a chi gli elettori abbiano dato ragione, in questo dibattito (e non cambieranno mai più idea):

Servono occupazione, stato sociale, investimenti pubblici, crescita, giustizia sociale. Servono programmi di sinistra, in Italia come in Europa. Il PD non potrà mai più vincere al centro. Non con il M5S così forte, non con un Berlusconi così “resiliente” ed un Monti sconfitto. Il centro è scomparso. L’operato del governo è stato bocciato clamorosamente.

Un voto contro il neoliberismo, di qualunque colore sia (perciò anche quello del M5S), è un voto di libertà anche per gli altri popoli europei e del mondo. Siamo in un mondo globalizzato e dobbiamo capire ed apprezzare l’interdipendenza dei nostri destini.

La protesta contro il sistema di potere dei mercati in Italia, in Europa e nel mondo della finanza è ormai inarrestabile.

Il M5S ha cambiato la storia di questo paese. Si dovrà parlare di prima e dopo l’ingresso del M5S in Parlamento. Sono i nuovi barbari? Sono stati anche i barbari a fare la storia del nostro paese. Non si può fermare il cambiamento. Guardate i nostri vicini: in Spagna maree di persone protestano contro neoliberismo e corruzione, in Grecia gli scioperi generali diventano sempre più frequenti e tenaci (ma sempre civilissimi!) e in Portogallo:

Si fa chiamare «rivoluzione bianca». Si muove in rete e avanza attraverso internet con la sua «disobbedienza civica ironica». È una forma, tanto bizzarra quanto inedita, di opposizione al Governo e alle nuove regole fiscali che sta prendendo forza in Portogallo. Si basa su un’idea semplice e al limite della legalità. Decine e decine di cittadini in tutto il Paese hanno concordato di inserire nelle fatture che vanno a pagare sempre lo stesso numero di identificazione fiscale.Il bacalhau al ristorante, la spesa al supermercato, quando comprano un abito o concludono l’acquisto di una lavatrice. Sempre lo stesso numero di identificazione. E non quello assegnato per legge dal ministero delle Finanze a ogni portoghese. Sempre lo stesso numero e non uno a caso. Ma quello proprio del premier conservatore Pedro Passos Coelho. Trafugato non si sa come e passato di mano in mano, attraverso messaggi sui cellulari, email e ogni possibile network.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-25/portogallo-rivoluzione-bianca-105150.shtml?uuid=AbZ7c4XH

GOVERNISSIMO? GRANDE COALIZIONE? ALLEANZA CON GRILLO?

Una possibile opzione è quella di un’alleanza temporanea PD+PDL+Monti per fare le riforme e “tenere a bada lo spread”. Se si trattasse di nominare il prossimo presidente della Repubblica (Prodi?), modificare la legge elettorale, ridurre il numero di parlamentari e porre mano al conflitto di interessi, allora tutto bene. Più di questo e Grillo prenderebbe il 40% (potrei votarlo persino io!).

Accordo M5S – PD? Non ufficiale. Vaglieranno e decideranno, di volta in volta. Finora pare che la cosa stia funzionando in Sicilia, dove il M5S sta facendo alcune cose che la sinistra non ha la forza elettorale di fare e, nel caso del PD, la volontà di fare. Potrebbe rappresentare la condanna a morte della sinistra italiana, oppure la sua risurrezione, in altra forma. Si vedrà.

Circolano voci insistenti di una primavera segnata da un tracollo borsistico con relativa implosione dell’euro. Se così fosse, nascerebbe un governo di salvezza nazionale. Credo sia una pessima cosa e che ci sia un forte rischio di rottura del contratto sociale stipulato tra governanti e governati con queste elezioni.

IL FUTURO DEL M5S

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Da oggi i grillini non sono più l’antipolitica, sono politica, a tutti gli effetti.
Ora i parlamentari grillini non potranno essere scacciati da Grillo con un tweet: la loro legittimazione prescinde dalla sua volontà e lui non è in Parlamento. Questa è un’ottima cosa per il MoVimento e per la democrazia e la società italiana.
L’esempio del M5S si diffonderà in tutta Europa. Avrei preferito che fosse una ribellione paneuropea di sinistra, ma se sarà questa la strada scelta dalla “ggente” per farlo, non potrò far altro che prenderne atto e mettermi il cuore in pace.

Io sono complessivamente d’accordo su alcune posizioni del M5S, in particolare sulla democrazia partecipata (molto meno sulla democrazia diretta) e sul reddito di cittadinanza, ma se manca una visione complessiva, che includa la politica estera, l’economia, il lavoro, ecc. che sbocchi ci sono dopo la “rottamazione”?

Tutte le riforme proposte dal MoVimento costano molto, ma non si sa da dove si prenderanno i soldi per coprire quei costi.

Non solo, l’ideologia della decrescita che porta avanti il M5S taglierebbe le gambe all’unica possibilità di recuperare quei soldi, oltre a distruggere le economie del secondo, terzo e quarto mondo, con conseguenze mostruose e migliaia di morti.

C’è qualcosa di molto strano in tutto questo, di troppo illogico. Spero che sarà abbandonato e che prevarranno pragmatismo e buon senso.

Vedo un forte rischio, anche se forse sottile ed impercettibile, che i grillini si dimentichino dell’aforisma attribuito a Goethe: nessuno è più schiavo di chi pensa di essere libero. Se continueranno a credere di essere gli unici liberi in un mondo di servi perché la rete è libertà, perché la piazza è libertà, perché il movimento non è un partito, allora sarà estremamente facile (e forse lo è già) trascinarli in una certa direzione facendo loro credere che la destinazione è quella dei loro desideri. Gli esempi storici sono innumerevoli e tragici.

L’altro rischio è che il tutto si risolva (o sia pensato per risolversi) in una congerie di vuoti slogan, di progetti senza sostanza: l’assenza nel programma di proposte di governo in alcuni ambiti chiave è sospetta e fa pensare che non ci sia una visione complessiva di quel che si vuol fare dopo aver cambiato il sistema. Perché manca? Chi ha interesse a non farla emergere, isterilendo la protesta?

Se Prodi verrà eletto Presidente della Repubblica con i voti dei grillini anti-europeisti mi godrò le contorsioni logiche che partoriranno certe menti confuse ed interdette per giustificare l’ingiustificabile.

IL FUTURO DELLA SINISTRA

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Sandro Pertini, uno dei tanti grandi uomini e donne di questa Repubblica

Cari amici ed amiche, lettrici e lettori di sinistra, aspettavamo Syriza e invece è arrivato il M5S. E’ qui per restare. Come la Lega Nord, che forse governerà le tre maggiori regioni del nord. Il mio amato Syriza ha il 28-30% solo grazie al voto di protesta (prima era al 5-6%, come SEL+RC), perciò non ha senso ed è autolesionistico accusare i grillini di essere inconsistenti ed effimeri. Prima ci mettiamo il cuore in pace, meglio sarà per noi e per la vita democratica di questo paese. Il M5S contiene istanze socialiste ed istanze libertarie, valori di destra (anti-sindacalismo, purtroppo) e valori di sinistra. Chi crede nella sinistra dovrà fare in modo che il PD si risocialdemocratizzi (Renzi&co possono tranquillamente andare con Monti) e che i grillini facciano sempre più cose di sinistra senza neanche accorgersene – tanto, per loro, queste sono etichette e, forse, hanno ragione: la verità non sta da una parte sola e non è importante che una cosa giusta sia riconosciuta come di sinistra. Quel che importa è che sia fatta. Demonizziamo pure gli integralisti della base grillina, perché se lo meritano, ma aiutiamo i parlamentari del M5S a fare le cose giuste, ossia le cose che ci possano rendere tutti più liberi, meno iniqui e più fratelli.

Il PD ha subito una batosta. Solo poco più di 100mila voti lo hanno separato dalla vittoria di un Berlusconi, che ha perso quasi la metà dei voti rispetto al 2008. Nel 2008, con Walter Veltroni perdente, il PD prese 12 milioni di voti, pari al 33,18%. Ha perso 3,4 milioni di voti, e un 7,7% in percentuale. “Il centrosinistra vince”, spiega Vendola. Altre 3 vittorie così e si resta fuori dal Parlamento. Va detto che Vendola non ha certamente perso:

In molti guardando i risultati avranno concluso che la “sinistra è a pezzi“, in realtà dal punto di vista dei numeri i due partiti “di sinistra” hanno conquistato consensi. Alle politiche del 2008 la Sinistra Arcobaleno che raggruppava tutti i “massimalisti” cacciati in malo modo da Veltroni e capitanati da Fausto Bertinotti conquistarono 1 milione e 100 mila voti, un misero 3,08% che li tenne fuori dal parlamento.

Stavolta invece la sola Sinistra e Libertà di Vendola si è portata a casa un numero di voti equivalente (1.089.957) pari al 3,2% grazie alla minore affluenza. Nel contempo Rivoluzione Civile di Ingroia, uno dei grandi flop di queste elezioni, ha conquistato 763 mila elettori pari al 2,24%.

http://www.polisblog.it/post/59485/elezioni-2013-chi-ha-perso-crollano-pd-e-pdl

Il PD poteva vincere dopo la caduta di Berlusconi, quando il Caimano era dato sotto il 10%, ma ha accettato il commissariamento tedesco con il recessionista Mario Monti, ha ripetuto infinite volte che avrebbe collaborato con Monti (e Casini!) anche se avesse vinto, ha cercato di spazzare via la sinistra con il voto utile, ha ribadito la sua volontà di rispettare degli accordi europei che stanno strangolando l’economia e la società italiana (per far contenti i mercati!), ha fatto appello ad una fascia di cittadini garantiti e quindi conservatori (troppo da perdere se si cambia) che vuole aggiustamenti e perciò altri sacrifici, ed è invece ostile alla riforma di un modello di sviluppo chiaramente iniquo ed insostenibile (perché orientato ai consumi ed alla finanza). Il problema è che la crisi economica ha ristretto questa categoria di cittadini, che ora è netta minoranza nel paese. Per questo il PD, se non cambierà rotta, è destinato a perdere, con qualunque leader si presenti. Gli astenuti non voteranno mai questo PD, preferiranno votare Grillo.

Enrico Letta, nella sua analisi del voto, è riuscito nella non facile impresa di non parlare del M5S. Vendola, fin da subito, ha ammesso che Grillo ha trionfato. La differenza di stile è degna di nota.

Giovanni Favia ha fatto una scelta coraggiosa, ha perso, e si dimetterà da consigliere regionale come aveva promesso di fare dopo essere stato espulso da Grillo. La sinistra non dovrebbe farselo sfuggire. Enrico Letta e Antonio Di Pietro potrebbe anche lasciarseli sfuggire. Pancho Villa Ingroia è una persona onesta e di buona volontà, ma è anche l’unico rivoluzionario indolente della storia – passata, presente e futura. L’umanità ha sempre avuto voglia di leader carismatici e bisogna fare i conti con la realtà della natura umana, non con le nostre personali preferenze. Con il carisma tutto gli sarebbe stato perdonato, anche di aver imbarcato vecchi politicanti.

P.S. Non avrei MAI pensato che Panizza avrebbe superato il 40% a Trento. Ha stravinto e chi, come me, era estremamente scettico, ha avuto torto: onore al merito. L’intolleranza – infinitamente giustificata – per il berlusconisme ed il leghismo dei Trentini ha regalato l’en plein al centro-sinistra. Ho però l’impressione che se la crisi avesse morso di più in provincia di Trento (es. tra un anno) il M5S sarebbe il primo partito anche nel quieto, conservatore, obbediente Trentino. Se fossi nei dirigenti del PD non starei troppo tranquillo, in vista delle elezioni provinciali di questo autunno.

Cose strane dello strano mondo umano

Antonio “Pancho Villa” Ingroia, guida noi peones alla riscossa! ¡Viva la Revolución!

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Se si potesse cominciare a costruire anche mentre si sta bruciando. Se si potesse coltivare mentre si distrugge…La nostra causa era la terra, non un’idea; la terra coltivata per sfamare le nostre famiglie; libertà e non parole; un uomo sereno seduto al tramonto sulla soglia di casa; pace, non sogni; tempo di quiete e di bontà. Una domanda mi tormenta: nasce una cosa buona da una cattiva azione? Può nascere la pace da tanti delitti? Può infine tanta violenza generare della bontà? Può un uomo con idee sorte nell’ira e nell’odio, può costui condurre alla pace? Può governare in pace? Io non lo so…

Pablo Torres Burgos – “Viva Zapata!”

Questa terra è nostra, ma voi dovete proteggerla, non sarà vostra a lungo se non la difendete, se necessario con la vostra vita e con la vita dei vostri figli. Non sottovalutate i vostri nemici, essi torneranno. E se la vostra casa è bruciata, ricostruitela; se il vostro grano è distrutto, seminate di nuovo; se i figli muoiono, crescetene altri; se vi cacciano dalla valle, andate a vivere sulla montagna, ma vivete.

Siete sempre in cerca di capi: uomini forti, senza colpe, non ne esistono: esistono soltanto uomini come voi. Loro cambiano, disertano, muoiono. Non c’è nessun capo tranne voi e un popolo forte è la sola forza che duri…Un uomo forte fa un popolo debole. A un popolo forte non serve un uomo forte.

Emiliano Zapata – “Viva Zapata!”

Al tempo di Zapata (inizio del secolo scorso) il Messico era governato da tecnocrati, banchieri, finanzieri, economisti e ufficiali dell’esercito, chiamati “cientificos” (tecnici), che credevano nel capitalismo liberista e nel positivismo, nel pareggio di bilancio, nella stabilità monetaria ed erano filo-americani, privatizzavano le terre comuni, sottraevano risorse alle comunità indie per darle in usufrutto a società straniere [giuro, non mi sto inventando niente, la storia si ripete e non è troppo farsesca: andate a controllare]. Quasi la metà del Messico era nelle mani di tremila famiglie e un quinto del paese (una superficie pari a quella del Giappone) apparteneva a 17 persone. Gli USA possedevano i tre quarti dei giacimenti minerari e più della metà dei campi petroliferi. La Standard Oil di Rockefeller e Doheny ricavava 50mila barili di petrolio al giorno, esentasse, tranne una imposta di bollo insignificante. Inflazione, compressione dei salari, disoccupazione, crisi finanziaria a Wall Street nel 1907, poi una carestia. Così scoppiò la rivoluzione.
Tempo di ¡Revolución civil y sin violencia!

Adelante Comandante!!!

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No, non hai capito, aspetta che te la rispiego: allora, la nonviolenza…

Sì alle macroregioni, no al progetto leghista

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Aldo Giannuli su Maroni, il voto al Consiglio Regionale ed il progetto della Macroregione Padana.

[…].

La coincidenza con le elezioni politiche sta facendo passare quasi inosservata la partita delle elezioni regionali e, invece, questa della Lombardia è tutt’altro che secondaria, anzi, per alcuni versi, può rivelarsi ancor più decisiva di quella nazionale.

Come è noto, candidato alla Presidenza della regione lombarda è il leghista Roberto Maroni che ha due punti al centro del suo programma: il 75% delle tasse dei lombardi resti alla Lombardia e realizzazione della macroregione padana, attraverso la fusione con Veneto e Piemonte, che hanno già presidenti leghisti. Tradotto: la secessione del Nord.

Mi spiego meglio: i leghisti, sparando una clamorosa balla, nella loro propaganda per semi analfabeti, dicono che la Lombardia produce il 60% del Pil italiano (in realtà è un po’ più del 20%). In ogni caso è vero che è la regione che dà il maggior contributo allo Stato e, di conseguenza verrebbe meno una bella fetta di gettito fiscale, il che avrebbe un evidente riflesso sulla solvibilità del debito pubblico statale. Facile dedurre che già all’indomani della approvazione di una legge cosiffatta, lo spread schizzerebbe a misure senza precedenti portando rapidamente al default.

Ma, soprattutto, come sarebbe possibile limitare alla sola Lombardia questo beneficio fiscale? Pur trasformando quella lombarda in regione a statuto speciale, la cosa sarebbe semplicemente ingiustificabile sul piano costituzionale, perché farebbe ricadere il peso dello Stato centrale solo sulle altre regioni, creando così una mostruosa disparità di trattamento.

Peraltro, sapete dirmi quali deputati non lombardi voterebbero una cosa del genere? Anche mettendo insieme veneti e piemontesi, i numeri non ci sarebbero, anche perché possiamo supporre che una parte delle forze politiche sarebbero contrarie. Dunque, l’unico modo per far passare questa legge sarebbe quello di stabilire che ogni regione trattiene per sé il 75% del prelievo fiscale. Così allo Stato resterebbe solo il 25% per pagare le spese dell’amministrazione centrale, della giustizia, delle forze armate e polizia, della diplomazia ecc e, soprattutto, per pagare gli interessi sul debito pubblico accumulato. Come dire: far fallimento in tre giorni e sciogliere lo Stato centrale.

La cosa più probabile è che una legge del genere non sarà mai approvata. Dunque, si tratta solo di una boutade propagandistica? No. Sarebbe un errore madornale prendere sotto gamba questa cosa. Questa rivendicazione non sta trovando nessun credibile contrasto, anzi il Pd sembra rimproverare a Lega e Pdl di aver fatto troppo poco sulla strada del federalismo, lasciando intendere che loro farebbero molto di più. Dunque, essa si sta radicando nella testa di molti come del tutto legittima ed auspicabile. Facile prevedere che –soprattutto in caso di vittoria della sinistra- questa richiesta diventerà la bandiera dietro la quale aggregare l’agitazione. E qui viene a taglio la proposta della macro regione che (attenzione!) non è proposta agitata dalla sola Lega, visto che, inopinatamente, essa è comparsa nella prolusione all’anno accademico del Rettore del Politecnico milanese. La strada sarebbe molto semplice: convocare un referendum con legge regionale nelle tre regioni interessate con la proposta di fusione. E dato che in due già c’è una maggioranza leghista-Pdl, la conquista della terza sarebbe decisiva. Ovviamente poi bisognerebbe vedere se il referendum approverebbe la proposta (il che non è affatto certo) ma è evidente che la rivendicazione del 75% delle tasse alla macro regione sarebbe il principale argomento di propaganda. Se poi si giungesse alla nascita della macro regione il passo verso la secessione sarebbe breve.

In primo luogo è ovvio che la Regione avanzerebbe la richiesta di quel trasferimento fiscale e si tratterebbe di un soggetto “forte” sia per popolazione (19 milioni e mezzo di cittadini. Il 31% del totale nazionale, anche senza Liguria, Friuli e Trentino) sia per peso economico (quasi il 40% del Pil), per cui sarebbe difficile resistere. A quel punto (considerato che la macro regione avrebbe una certa legittimità a rivolgersi agli organismi internazionali per rivendicare la propria indipendenza) la soluzione di una “separazione consensuale” rischieremmo che apparisse come del tutto ragionevole. Se poi questo coincidesse con un grave scossone della crisi (default italiano o di altri paesi membri, conseguente crisi dell’Euro ecc.) la cosa sarebbe tutt’altro che fuori dell’agenda politica.

Ma, a quel punto, la separazione non sarebbe affatto consensuale: come dividerci il debito pubblico? Come dividerci l’onere per pensioni e debiti dello Stato? Soprattutto, polizia, carabinieri ed Esercito accetterebbero di essere smembrati? E come, visto che la maggioranza dei militari è di origine meridionale? Potrei proseguire ma mi sembra che ce ne sia abbastanza per capire quali rischi di guerra civile potrebbero di colpo prospettarsi.

Aldo Giannuli

http://www.aldogiannuli.it/2013/02/il-nodo-lombardo/

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Nell’era della globalizzazione, dove la fobia inglese per la carne di cavallo si ripercuote sui tortellini e ravioli italiani, non si può più ragionare unicamente in termini di sovranità nazionale. Lo stato non scomparirà, essendo il baluardo della tutela e promozione dei diritti civili dei cittadini, nonché dell’autonomia e sovranità degli stessi, ma la sovranità stessa sarà sempre più condivisa con altri stati, a livello continentale, nella direzione di una sovranità compartecipata planetaria (una confederazione mondiale che impedisca l’affermarsi di fazioni egemoniche – una cosa à la Star Trek, per intenderci – cf. la “federazione dei pianeti uniti”).

In questo quadro, le macroregioni diventano indispensabili. Sono uno degli strumenti più utili per percorrere quella strada irrinunciabile che è l’unità nella diversità (concordia) della famiglia umana. Lo è ancora di più per il Trentino – Alto Adige, cuore d’Europa, naturale congiunzione tra le eccellenze (e purtroppo i vizi, che qui però si bilanciano abbastanza armoniosamente) del mondo germanico e di quello latino-mediterraneo. La missione di questa regione dovrebbe essere quella di operare perché la concordia planetaria si affermi e sbocci una civiltà più umana, più degna del nostro potenziale, più all’altezza delle nostre aspirazioni. Questo può avvenire più facilmente in un’Europa in cui macroregioni e stati operino di concerto per garantire che nessun paese e nessuna lobby consideri l’Europa come cosa sua.

IL PROGETTO

Si deve superare l’idea della separazione tra una prospettiva locale che si occupa di cose locali da una nazionale che si occupa di questioni generali e globali.

In particolare, in Trentino Alto Adige occorre liberarsi da un certo numero di false concezioni. Qui “superamento delle frontiere” significa “euregio” o, nella migliore delle ipotesi, “regione alpina”, “globalizzazione” significa “più Europa”, “più Europa” significa “più Germania” e “multiculturalismo” significa “bilinguismo italo-tedesco con una spruzzata di inglese” (e avvisi multilingue per i residenti extracomunitari).
Eppure, molto presto, 1 residente su 10 sarà di origine straniera e molti trentini e sudtirolesi hanno già adesso la pelle più scura di Obama, indossano il velo, ci guardano con occhi a mandorla e parlano anche inglese, francese, arabo, cinese o una lingua balcanica. Hanno nomi esotici ma spesso conoscono il dialetto. Non dovrebbe essere naturale impiegarli per stringere rapporti culturali e commerciali con i loro paesi e continenti di origine? Coinvolgerli nel lavoro di elaborazione di quell’autonomia che è anche LORO non sarebbe doveroso e proficuo?

Frederick Douglass, abolizionista afroamericano e sostenitore del suffragio universale esteso alle donne, uno dei padri dell’America migliore ed uno dei più intelligenti critici della contraddizione di una costituzione che sanciva l’uguaglianza degli esseri umani ma non vietava la schiavitù, soleva dire che “il destino degli americani di colore è il destino dell’America intera”.

È tanto più vero oggi per i nostri concittadini “diversi”, che ormeggiano/allacciano questa regione all’intero pianeta.

*****

La grande lezione della globalizzazione è che l’apertura al mondo è anche una sfida locale. Il successo economico delle regioni nel processo di globalizzazione dipende dalla loro capacità di irradiarsi in tutto il mondo, formando partnership per scambiare capacità, prodotti, idee, esperienze, ecc.

La ripresa, in Europa, dipende dall’impegno degli enti locali, dalla loro capacità di trovarsi vicino alle questioni transnazionali, nel contesto delle euro-regioni, per esempio, ma non solo. Per questo il progetto delle macroregioni, che piace tanto alla Lega, potrebbe essere sfruttato per dar vita ad una diplomazia macroregionale, distinta da quella nazionale, pur se nella cornice degli interessi nazionali, che andrebbero comunque declinati globalmente.

Immagino una macroregione alpina dotata di un corpo diplomatico autonomo. Questo corpo diplomatico ancorerà il Trentino ed il resto dell’area alpina all’evoluzione del resto dell’umanità, lo renderà partecipe e protagonista della medesima, in una rete che, superata questa crisi, abbraccerà il pianeta, non essendoci alcuna ragione per confinarla semplicemente all’ambito europeo o mediterraneo.

Le suddette macroregioni avranno un presidente eletto a suffragio diretto, esprimeranno dei consiglieri territoriali che abbiano il polso della situazione locale. I presidenti macroregionali incontreranno periodicamente un ministro del governo incaricato di gestire questo partenariato, consentendo così al potere centrale di agire in maniera precisa, efficiente, determinante, efficace.

Le macroregioni avranno un peso specifico importante in Europa e nel mondo. Ce ne saranno al massimo una decina in ogni nazione europea, in modo da raggiungere quella massa critica che le renderà globalmente competitive. Non saranno un mezzo per accentrare il potere, ma per devolverlo. Le regioni più piccole hanno già poco potere, insieme ne avranno di più, controbilanciando quello del lombardo-veneto e disinnescando il separatismo leghista.

Avremo così delle comunità responsabili organizzate per cerchi concentrici, modelli di buone prassi per un’umanità finalmente responsabile.

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http://www.raetia.com/it/shop/item/1567-contro-i-miti-etnici.html

Per un voto, Martin perse la cappa

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L’insensatezza di queste elezioni

In passato Blackrock [controlla «ai dati di dicembre, 3.792 miliardi di dollari. Dieci volte più, circa, del valore dell'intera Borsa italiana. Se poi si includono le somme per le quali quegli emissari si limitano a offrire la loro consulenza, fanno 17 mila miliardi di dollari» Corriere della Sera] si è distinta per operazioni non proprio gentili nei confronti dell’Italia. Sono stati loro a cedere, il 28 gennaio scorso, con un tempismo perfetto, il misterioso pacchetto del 2,3% di Saipem, poche ore prima che il titolo crollasse del 34%. Sono stati ancora loro a far crollare il titolo di Unicredit con una comunicazione mirata durante l’aumento di capitale a inizio 2012. E sono ancora loro che adesso si stanno precipitando in Italia per decidere le ultime mosse prima del risultato elettorale. Un risultato che, se fino a qualche settimana fa sembrava più scontato, potrebbe dare esiti inattesi e soprattutto portare a una situazione di totale instabilità. [NON SONO REATI, QUESTI, NON ANDREBBERO ARRESTATI?]

http://www.huffingtonpost.it/2013/02/20/gli-uomini-di-blackrock-a-caccia-di-sondaggi_n_2722109.html?utm_hp_ref=italy20.02.2013

Appare così inevitabile una coalizione Bersani-Monti, magari allargata ad altri partiti minori. In ogni caso questo non porterebbe a un governo forte. Come insegna la storia italiana, più ampia é la coalizione, più debole é la sua efficaciapresto potrebbero essere in vista nuove elezioni.

Analisi di Mediobanca

Dal 1994 in poi si erano confrontate due coalizioni acchiappatutto; adesso i principali contendenti sono almeno quattro (Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti). E oltretutto ciascuno s’alleva in seno la vipera che gli morderà il capezzolo. Quanto ci metterà Casini (che ha strappato a Monti una dozzina di posti utili al Senato) a costituire un gruppo autonomo? Quanto reggerà l’asse tra Vendola e Bersani, tra Maroni e Berlusconi? E Grillo, saprà tenere unita la sua truppa in Parlamento? Insomma, troppi galli nel pollaio. E troppi sottogalli disegnati con la carta carbone: c’è una differenza fra i partiti di Vendola e di Ingroia, di La Russa e Storace? Sennonché non sono solo loro, ad avere la zucca confusa. Siamo confusi pure noi. Il vecchio ci fa venire l’orticaria, le novità suonano poco credibili (Monti) o incredibili (Grillo). È il rantolo della seconda Repubblica, che ci ha donato in sorte 15 anni di stagnazione, cinque di recessione. Sicché, alla fine della giostra, il fallimento dei due poli di lotta e di governo ha sbriciolato il bipolarismo.

Michele Ainis (uno dei più lucidi commentatori delle vicende politiche italiane, a parer mio)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tanto-tra-un-anno-si-rivota/2200483

 

Separatismi padano-tirolesi, demagogia senza sbocchi costruttivi, delega di ogni sovranità alle autorità internazionali, crisi sempre più profonda dell’economia senza alcuna prospettiva di rilancio finché la Merkel dice nein agli investimenti europei e il dogma dell’austerità continua a mietere vittime. L’Italia è a rischio (serio) di destabilizzazione. È la fase più delicata della sua storia repubblicana. La Grecia è messa molto peggio ma sta resistendo. Possiamo e dobbiamo farlo anche noi. Fino a quando? Circa un anno:

Francia

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-22/crisi-francese-allontana-ripresa-063902.shtml?uuid=Abbil3WH

Germania

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/02/chi-di-austerity-ferisce-di-austerity.html

Stati Uniti

http://www.repubblica.it/economia/2013/01/16/news/banca_mondiale-50643831/

Stati Uniti e Cina

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/21/news/borsa_21_febbraio-53084568/

Non siamo più soli. Il neoliberismo sta azzannando anche i “potenti” e i “virtuosi”.

 

MOVIMENTO 5 STELLE

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“In parlamento pronti alla rivoluzione”

 “Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra”.

“Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato”.

Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”

“Siamo i pasdaran anti casta”

“Siamo i marziani a cinque stelle”

“So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell’informazione, di specialisti della macchina della merda all’attacco del M5S. Lo so benissimo. Sono l’ultima barriera della Casta prima dell’urna. Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno”.

“Come si comporterà concretamente? Cercherà anzitutto di non “contaminarsi”, tendendo a far gruppo come capitava alla prima Lega. La distinzione tra “noi” e “loro” è decisiva per il M5s: nel momento esatto in cui rischia di somigliare agli “altri”, la sua forza decade. Il mandato di milioni di elettori è chiaro: si vota M5s perché faccia pulizia, perché “mandi tutti a casa”; perché si concretizzi come virus benefico nel sistema infetto della politica”.

“i parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di ‘onorevole’ e optare per il termine ‘cittadina’ o ‘cittadino'”;

“Un po’ Don Chisciotte e un po’ Savonarola”

“È il mito dell'”uno conta uno”, della mamma casalinga che potrebbe divenire ministro dell’Economia: della “semplicità” da contrapporre alla “complessità”.

“la milizia inter-nauta dei marziani grillini continuerà a cortocircuitare la politica. Sperando di generare, attraverso choc sistematici, un effetto in qualche modo salvifico”.

“Il loro tempo è finito. Ci riprenderemo i nostri soldi”

“Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento”.

“Voi dovete punire non solo i traditori, ma anche gli indifferenti; dovete punire chiunque sia apatico nella Repubblica e non faccia nulla per essa; giacché, dopo che il popolo ha manifestato la sua volontà, tutto ciò che si oppone ad essa si pone fuori del popolo sovrano, e tutto ciò che è fuori del popolo sovrano è nemico”.

Saint-Just, 10 ottobre 1793

Nessuno ha capito (neanche i grillini: chiedete e ve ne renderete conto) come i due sessantenni rivoluzionari Grillo e il guru capellone Casaleggio intendano rilanciare l’economia. Sono ben altri i loro interessi:

http://www.lastampa.it/2012/05/26/italia/politica/grillo-e-l-ombra-di-casaleggioil-guru-con-il-mito-di-re-artu-HTkcdZOw3zpCfJ13VuQXYL/pagina.html

Sono in guerra:

http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/siamo-in-guerra.php

Il MoVimento è contrario a qualunque infrastruttura strategica, è favorevole ad ulteriori tagli alla spesa pubblica, non si è espresso sugli eurobond (“mai finché sarò in vita” – Angela Merkel, giugno 2012), né sulla Tobin Tax. Non si sa neppure come intenda finanziare il reddito di cittadinanza (misura che condivido). Leggete le interviste ai candidati penta-stelle: sanno bene che le riforme che propongono costano e che a quei costi devono aggiungere l’abolizione dell’IMU, però rispondono che bisogna tagliare i costi della politica e dell’amministrazione pubblica e porre fine alle pensioni d’oro.

Ci saranno 100 parlamentari che non hanno la più pallida idea di quale sia la linea del movimento su tutte le questioni cruciali del presente e del futuro – si vedrà – o che voteranno indiscriminatamente contro le grandi opere (quelle che hanno salvato l’America dalla Depressione).

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http://www.polisblog.it/post/51397/elezioni-2013-beppe-grillo-e-i-20-punti-per-uscire-dal-buio

Proposte su come rilanciare l’economia e combattere il precariato? Nulla. Posizione del MoVimento sull’Unione Europea e l’eurozona? Vedremo. Democrazia interna? Grillo urla, dissidenti espulsi (specie se emiliani, che hanno una mortalità altissima). Democrazia esterna? Il popolo deve decidere con la democrazia diretta. Le banche? Si vedrà. Competenza degli eletti? Meglio dilettanti che professionisti della politica (= tempi lunghissimi in Parlamento).

Camaleonticamente, il M5S vuole essere qualunque cosa per chiunque, senza scontentare nessuno (un po’ come Obama).

Il vuoto con la fuffa vittimista intorno. Niente di pericoloso. Davvero. È la riedizione digitale del Fronte dell’Uomo Qualunque del commediografo e giornalista Guglielmo Giannini (Grillo è comico e giornalista), che si sciolse spontaneamente quando si avvicinò la prospettiva di dover governare e tutte le sue contraddizioni emersero virulentemente:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_dell%27Uomo_Qualunque

PD+ MONTI

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L’entità del crollo del Pil italiano è chiaramente il risultato delle politiche di austerità di Mario Monti, imposte su un’economia già in recessione quando entrò in carica

Wolfgang Munchau, Financial Times, 18 febbraio 2013

È la scelta più gradita all’establishment. L’Hindenburg italiano, Giorgio Napolitano (“il mio comunista preferito”, Henry Kissinger), non potrebbe desiderare di meglio.

L’austerità del nuovo Heinrich Brüning italiano con l’appoggio, come nella Germania di Weimar, dei “socialdemocratici”. L’altra volta non è finita troppo bene. Ha vinto un demagogo sfruttando il rancore popolare nei confronti degli affamatori. Il suo trionfo è costato la vita a quasi il 10% della popolazione tedesca. Ma qui siamo in Italia: ci sono cialtroni assortiti, un comico ed un Buffon che dichiara di essere “un sostenitore accanito di Monti”, per via di “valutazioni personali d’istinto”. Il giacobinismo neopuritano grillista non ha certo l’intransigenza e la radicalità dei rottamatori salvifici del passato.

Il PD, spostandosi sempre più al centro e continuando a perdere voti (ed iscritti) ad ogni tornata elettorale, sta riuscendo nella fantastica impresa di non vincere delle elezioni che aveva già in tasca. A porta vuota, Bersani spara in tribuna.

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La fraudolenta teologia economica anglo-tedesca accolta da Bersani e Monti:
1. Mantenere il tenore di vita dei cittadini tedeschi nel loro complesso in sostanziale e costante declino (i redditi medi reali sono scesi del 4,5% tra il 2000 ed il 2010, mentre l’economia è cresciuta);
2. Far crollare quello delle fasce povere (redditi reali per il 20% più povero in diminuzione del 16% tra il 2000 ed il 2010);
3. Far aumentare la disuguaglianza (record tedesco tra il 1990 ed il 2010, con un aumento di ben 4 punti nel coefficiente di Gini);
4. Avere un boom di precariato (mini-jobs) che offre pochi diritti, nessuna sicurezza e nessun potere contrattuale;
5. Avere un boom del numero di lavoratori la cui sopravvivenza, a causa dei loro bassi redditi, dipende dal welfare finanziato dai contribuenti;
6. Ridurre sensibilmente i consumi interni attraverso queste misure;
7. Aumentare le esportazioni attraverso le suddette misure (costo del lavoro in caduta in conseguenza del fatto i salari non hanno tenuto il passo con la produttività o l’inflazione);
8. Avere una moneta il cui valore non riflette la forza competitiva del paese (dal momento che è svalutata come risultato della depressione economica degli altri membri dell’unione);
9. Insistere sul dimagrimento dello stato, i tagli ai servizi pubblici ed al welfare, la privatizzazione e ‘liberalizzazione’ del mercato del lavoro in altri stati membri. Insistere su tutto questo a prescindere dalle circostanze in cui si trova ad operare il governo sotto pressione (che sia la Grecia in deficit disastroso o l’Irlanda che aveva un bilancio in attivo fino al collasso bancario: pari sono);
10. Cercate di bandire per sempre qualunque politica economica che non sia neoliberista, indipendentemente dalla volontà popolare o degli stessi governi e parlamenti, insistendo sulla verifica ed approvazione dei bilanci da parte delle autorità europee e sull’austerità,a prescindere dalle conseguenze per le popolazioni (es. disoccupazione giovanile sopra il 50%);

PDL+LEGA NORD

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/03/berlusconi-e-le-tasse/

http://www.aldogiannuli.it/2013/02/il-nodo-lombardo/

SEL+RIVOLUZIONE CIVILE

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In tutta Europa, e anche negli Stati Uniti per certi versi, la gente protesta contro le politiche di austerità, tenta di organizzarsi dal basso per rompere la gabbia dei sacrifici. In Italia, dove pure abbiamo una certa tradizione quanto a movimenti sociali, tantissime delle persone che potrebbero mobilitarsi si limitano ad aspettare il giorno delle elezioni, per poter sostituire quelli della “Casta” con altri eletti, che peraltro non si sa come vengano scelti e messi in lista. Come se questo davvero potesse cambiare la situazione.

Anche a questa contraddizione è legata l’urgenza di scrivere questo libro, che si rivolge a tutti quelli che orientano la loro rabbia verso obiettivi sbagliati e alla ricerca di soluzioni inesistenti. Grillo non è la risposta giusta perché risponde ad una domanda erronea in partenza. Grillo non risponde alla domanda “Come facciamo a costruire altre relazioni di potere e di produzione?”. Oppure, non si chiede: “Come si fa a ottenere una più equa distribuzione della ricchezza?”. La domanda alla quale risponde Grillo è “Come si fa ad andare nei palazzi del potere al posto di quelli là?”.

Giuliano Santoro (intervista)

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10421&cpage=1#comment-17232

Il primo supererà la soglia del 10% grazie al PD, il secondo supererà quella del 4%. Prima o poi formeranno un Syriza italiano, dato che i loro programmi sono pressoché indistinguibili. C’è bisogno di più sinistra contro il pensiero unico globale che ci vuole sempre più simili a Singapore

http://bultrini.blogautore.repubblica.it/category/singapore/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/25/singapore-isola-senza-crisi-dei-pionieri-del.html

FARE PER FERMARE IL DECLINO

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/21/giannino-e-morto-viva-giannino/

L’indipendenza non è un diritto, è un capriccio (il nazionalismo scozzese e sudtirolese)

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L’indipendenza scozzese: panem et circenses

Le promesse dei nazionalisti scozzesi diventano ogni giorno più fantastiche. La cosa non deve sorprendere: i sondaggi li danno in ripiegamento.

Brian Wilson, Guardian, 7 febbraio 2013

“Si tende ad essere benevoli verso i nazionalismi altrui, quando li si guarda da una certa distanza. Diversa è la cosa se si vive in una realtà nazionalista.  Quando però si recuperano le proprie facoltà critiche, è chiaro che tutti i nazionalismi hanno una cosa in comune: dividono le persone per categorie identitarie e creano confini laddove non ne esistevano.

Questo è lo scenario che la Scozia deve ora affrontare. Non vi è alcun marcato aumento di richiesta di indipendenza, e ancor meno giustificazioni. Tranne che nella testa di qualche paranoico, non siamo perseguitati, derubati, discriminati o esclusi. Dal punto di vista sociale ed economico abbiamo le stesse ragioni di lamentarci di molte altre parti del Regno Unito.

Lo zoccolo duro dell’indipendentismo scozzese si attesta a circa il 20%, ma vi è anche una significativa domanda di poteri più decentrati. Se si sottopone all’attenzione degli scozzesi un elenco di problemi che li riguardano, questi danno le stesse risposte degli inglesi, con le modifiche costituzionali che arrancano molto dietro ai soliti apripista – posti di lavoro, la salute, l’istruzione e una dozzina di altre questioni.

La differenza è che la Scozia ora deve rispondere a una domanda che solo una minoranza vorrebbe fosse posta: “La Scozia dovrebbe diventare una nazione indipendente?” E questo perché, due anni fa, il 21% degli scozzesi ha votato per i nazionalisti, dando loro la maggioranza assoluta. Il SNP (partito nazionalista scozzese) ha in mano le leve del potere e ha il diritto di usarle. Di qui il referendum.

Questa settimana sono andati un po’ oltre. Pur non avendo ancora fissato una data per il referendum, hanno annunciato che l’”Independence Day” [giorno della proclamazione dell’a sovranità] si terrà nel marzo del 2016. Il circo è già organizzato, mentre altri dovranno preoccuparsi del pane. L’intenzione è quella di creare un’aria di inevitabilità alla marcia per l’indipendenza, e in questo sono assistiti dalla disposizione delle notevoli risorse del governo devoluto.

I sondaggi indicano che la campagna separatista è in stallo.

Quando le opzioni sono ridotte a due, il sostegno per l’indipendenza sale al 25-30%. Ma sarebbe sciocco supporre che rimarrà lì. Giocando sul lungo periodo, lo SNP conta sul fatto che entro la fine del 2014 la scelta sarà tra l’indipendenza e la probabilità di un altro governo conservatore, il che potrebbe alterare significativamente lo stato d’animo prevalente.

Quelli di noi che non vogliono frantumare la Gran Bretagna non sono del tipo che si commuove nel veder garrire la bandiera dell’unione. Noi crediamo che staremo meglio insieme che divisi, e che non c’è alcuna ragione credibile per dissolvere 300 anni di storia comune. Sappiamo che ogni cambiamento progressivo che ha beneficiato la gente comune in tutto il Regno Unito è stato conquistato e votato da persone a Newcastle e Liverpool tanto quanto a Glasgow e Edimburgo.

E sappiamo che se lo SNP ce la farà, non sarà solo la Scozia a pagarne il prezzo, a prescindere dagli ipotetici benefici che sono stati promessi. Saranno anche i nostri amici, familiari e compagni ad essere abbandonati alla loro sorte in un “resto del Regno Unito” politicamente sbilanciato, in un paesaggio molto più ostile [la Scozia è una regione “rossa”, NdT]. Non c’è nulla di lontanamente progressista, per nessuno di noi, in questo.

Questa settimana il governo scozzese ha allegramente promesso che, se la gente voterà per l’indipendenza della Scozia, il tutto si risolverà nel giro di 18 mesi [tra il 2014 ed il 2016, appunto, NdT]. Non possono dirci che valuta sarà impiegata o che tassi di interesse saranno fissati, però possono dirci quanto dureranno i negoziati.

La loro intera argomentazione economica si basa sulla richiesta della maggior parte dei ricavi delle risorse energetiche del Mare del Nord, ma presuppongono che un benevolo governo Tory [conservatori] sia disposto a sottoscrivere tranquillamente ogni aspetto della separazione dei beni che sarà loro proposta, al fine di agevolare il grande party al castello di Edimburgo. Basano la loro politica energetica sull’assunto che i consumatori inglesi sovvenzioneranno le energie rinnovabili scozzesi mentre la Scozia si appropria dei proventi del petrolio [NB cosa succederebbe se le isole Shetland votassero per l’indipendenza dalla Scozia e poi reclamassero una parte di quegli stessi proventi, in quanto ricavati dalle proprie acque territoriali? NdT]. Sono stati presi in castagna quando mentivano spudoratamente in merito all’automatica adesione all’UE che, è ormai chiaro, non sarebbe tale.

A sostegno della loro tesi che il processo richiederebbe solo 18 mesi, – e ricordate che questo è un documento ufficiale del governo, non una nota di partito – hanno fatto riferimento a quei 30 paesi che hanno ottenuto un divorzio all’acqua di rose dai vicini o dai loro signori coloniali: dal Mali al Montenegro, alle isole Kiribati nel mare del sud.

L’idea che esista un paragone pertinente con la dissoluzione di 300 anni di relazioni, istituzioni condivise ed interdipendenza economica nel Regno Unito può essere assurda, ma è indicativo dell’approccio nazionalista. Sanno che dovranno limitarsi ad ingannare la maggior parte delle persone per un singolo giorno, nell’autunno del 2014, e il futuro apparterrà a loro. Si tratta di un grande trofeo, e il fine sarà utilizzato senza pietà per giustificare i mezzi”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/07/scottish-nationalists-bread-and-circuses

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Non esiste una nazione in cui gli elettori ottengono ciò che vogliono, anche solo occasionalmente. Anche se vincono i “nostri”, l’azione di governo dovrà comunque tener conto delle esigenze di tutti. L’infantilizzazione della società contemporanea ha però indotto molti a credere che se i propri desideri non vengono esauditi, allora è giusto che ciascuno se ne vada per la sua strada. Ci si divide in gruppi sempre più piccoli, alla ricerca di una crescente conformità di vedute che è tossica per la mente, per la coscienza, per la società e per la civiltà umana. I miti della cultura, della patria, della lingua, della fede, ecc. sono solo espressione di coscienze immature che antepongono al benessere collettivo il benessere della propria parrocchia e campanile, o l’interesse personale. L’egoismo è all’origine dell’attuale Depressione (la chiama Depressione anche Paul Krugman, Nobel per l’Economia, ne “Il ritorno dell’economia della depressione”, 2013), l’egoismo degli speculatori, delle caste, delle categorie, delle nazioni, delle classi, e così via.

Con la risoluzione 1832 (2011) concernente “la sovranità nazionale e lo stato di diritto nel diritto internazionale contemporaneo: necessità di un chiarimento”, il Consiglio d’Europa – che non è un’istituzione dell’Unione Europea, ma include la Corte Europea per i Diritti Umani ed è la fonte della “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” – ha dato priorità all’integrità degli stati stabilendo che questa può cessare solo in caso di oppressione e violenze che impediscano una riconciliazione pacifica tra le parti. Il diritto all’ autodeterminazione non dà luogo a un diritto automatico alla secessione. Il rapporto che accompagna la risoluzione afferma quanto segue:

all’infuori del processo di decolonizzazione, l’opinione prevalente non vede nel diritto all’autodeterminazione un fatto costitutivo del diritto per ogni gruppo minoritario regionale di addivenire alla secessione da uno stato esistente. L’autodeterminazione delle minoranze dovrebbe essere piuttosto realizzata per mezzo della partecipazione al governo dello Stato nel suo complesso, e attraverso la devoluzione del potere con lo sviluppo dell’autonomia regionale, vale a dire l’auto-governo in questioni come l’istruzione, la cultura, ecc., ad esclusione dell’indipendenza”.

http://www.mfa.gov.cy/mfa/mfa2006.nsf/All/F1D37E25613644E1C22579210036662B/$file/Report%20on%20national%20sovereignty%20%20statehood%2012%207%202011.pdf?OpenElement

Il governo britannico non era tenuto a concedere la possibilità di votare per l’indipendenza, ma l’ha fatto. Difficile considerarlo un governo oppressivo e violento.

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http://www.raetia.com/it/shop/item/1567-contro-i-miti-etnici.html

Giannino è morto, viva Giannino!

OSCAR

È da noi stessi, non dagli altri, che dobbiamo prima di tutto esigere onestà, zelo e intrepidezza. Queste virtù, quando le possediamo, cessano rapidamente di sembrare piacevoli, se ci aspettiamo troppo dagli altri.

Li Zhi

Giannino ha sbagliato, ma quelli che lo accusano dall’alto dei loro titoli accademici ne sanno meno di lui. Dio ci guardi dai masterofili!

Alfonso Gianni

1. Oscar Giannino non ha un master, non ha le due lauree in economia e giurisprudenza, e ha mentito sistematicamente per 5 anni – 2. ecco 3 diversi video (2008, 2012, 2013) in cui racconta aneddoti sul finto master a Chicago. ecco le conferenze in cui veniva presentato con i titoli inesistenti – 3. negli ultimi giorni, davanti alla verità, un mare di balle: “mai detto di aver fatto il master”. “era un corso d’inglese”. “no, un tutor privato”. “mai guadagnato, neanche privatamente, coi titoli finti”. “sul cv ha sbagliato uno stagista” – 4. nell’Italia dei corrotti, che vuoi che sia? No. per un candidato premier che ha fatto campagna su merito, trasparenza, ed eccellenza accademica, è molto grave – 5. oggi si presenta dimissionario davanti alla direzione del suo partito, che deve decidere cosa fare. Se non lo cacciano, promette di lasciare il seggio in caso di elezione –

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-giannino-nessuno-e-centomila-oscar-non-ha-un-master-non-ha-le-due-51207.htm

I casi sono due: 1. Giannino è un geniale autodidatta che, pur senza alcuna preparazione universitaria, è riuscito a darsi una notevolissima competenza economica; pertanto, l’apprezzamento di cui godeva era pienamente meritato; 2.  Giannino è solo un abile orecchiante, ignaro di ogni teoria economica e che non sa neppure dove si mette l’h nel nome di Schumpeter. E’ solo un truffatore di talento che ha infinocchiato tutti, ma, al di là dell’abile uso del birignao degli economisti non c’è niente.

Aldo Giannuli

Politicamente, tutto mi divide da Giannino. Mi uniscono a lui la comune umanità, il mio apprezzamento per il suo volontariato e per l’impegno che ci mette nelle cose (e, ora, per la scelta di dimettersi).
Le sue proposte economiche, come quelle dei liberisti dei tempi della Depressione, porterebbero altra disoccupazione, più recessione, più miseria, la dismissione del patrimonio di tutti gli italiani, più potere ai mercati ed alla troika, forse persino sbocchi autoritari, come reazione o come naturale sviluppo di certe tendenze, oppure sanguinose rivolte popolari. Gli anni Trenta lo dimostrano in maniera lampante e dobbiamo solo ringraziare Roosevelt di aver fermato questi “esperti”. Speriamo nell’avvento di un nuovo Roosevelt europeo.

Giannino ha fallito, in malo modo, evitabilmente, ed è stato forse vittima del suo successo: si è montato la testa pur restando insicuro (a chi non succede?) e allo stesso tempo i suoi voti facevano gola alle varie destre (e anche a Renzi, vista la stima reciproca?).

Luigi Zingales l’ha probabilmente pugnalato alla schiena, visto che ormai da mesi Giannino millantava un titolo di studio inesistente e lui non si è disturbato a denunciare la cosa. Giannino era la faccia pulita di un’ideologia folle e distruttiva (neoliberismo) che non si accontenta dei danni causati da Monti – “L’entità del crollo del Pil italiano è chiaramente il risultato delle politiche di austerità di Mario Monti, imposte su un’economia già in recessione quando entrò in carica” (Wolfgang Munchau, Financial Times, 18 febbraio 2013) – e Giannino lo critica(va) per non aver osato di più (!!!).
Svanito lui, sono pochi quelli che nutrono simpatia per i mastini Zingales e Boldrin. Quel movimento è finito. Oscar Giannino potrà ancora riscattarsi, oppure potrà comportarsi servilmente verso chi l’ha voluto escludere dalle elezioni. Vedremo che tipo di uomo è. Gli auguro un pieno riscatto, pur nella mia completa avversione alle sue convinzioni in materia di economia e società.

*****

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Sin dall’inizio si trattava dell’operazione di quattro o cinque furbastri arrivisti ed opportunisti, alla ricerca di facili affermazioni, che erano riusciti ad infinocchiare un po’ di gente per bene (ancorchè neo liberista) che ci ha creduto.

Aldo Giannuli
http://www.aldogiannuli.it/2013/02/questa-volta-sono-solidale-con-giannino/#more-2623

Scrive Giovanni Zibordi:

“Luigi Zingales lascia Fermare il Declino con un post nel quale spiega come Oscar Giannino ha millantato un master in economia fasullo (1) e ha rifiutato di dare spiegazioni quando qualcuno se ne è accorto.

(“…I fatti sono i seguenti. Quattro giorni fa, per caso, ho scoperto che Oscar Giannino ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un Master alla mia università anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’Istituto Bruno Leoni ora prontamente rimossa (2) riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false. Questo è un fatto grave, soprattutto per un partito che predica la meritocrazia, la trasparenza, e l’onestà. Ciononostante, il fatto per me ancora più grave è come questo brutto episodio è stato gestito. In una organizzazione che predica meritocrazia, trasparenza, ed onestà, la prima reazione avrebbe dovuta essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio…”)

Questa non è una sciocchezza. Oscar Giannino ha ammaliato decine di migliaia di professionisti, manager, imprenditori, professori, tecnici, diciamo una bella fetta di “borghesia” italiana come si diceva una volta, insomma degli italiani con istruzione e esperienza di lavoro e professionale sopra la media (con tutto il rispetto per chi per varie ragioni, spesso dovute solo alla nascita, è nella o sotto la media). Se tu vai sul blog di Grillo, noti tanta gente ottima e di buone intenzioni, ma mediamente ignorante e non è una colpa, probabilmente lavorano in occupazioni come tante ce ne sono al mondo che non richiedono una gran istruzione e non hanno grandi responsabilità. Se vai sul sito di Giannino noti che sono tutti professionisti, professori e manager e il livello della discussione è più elevato. Il che non implica che arrivino a conclusioni giuste, anzi la cosa stupefacente è vedere tutta questa gente (e parliamo di migliaia di persone) seguire “Oscar” con entusiasmo in un partito che ha una ricetta economica distruttiva e masochista. (3)

Ho scritto tutte le volte che ne ho avuto tempo o detto a conoscenti entusiasti di Giannino, che il loro Oscar, pur essendo informatissimo sulle notizie economiche non capiva niente di economia, tanto è vero che se controllavi era più oltranzista di Monti nel voler sacrificare l’Italia ai “mercati finanziari”. Ma ho potuto notare che tra conoscenti o altri “blogger” economici o consulenti finanziari Giannino diventava sempre più popolare, con la sua ricetta assurda che si traduceva alla fine in tagli e dismissioni. Questo successo veniva dal fatto che Oscar aveva acquisito lo status dell’esperto di economia, del politico che vuole l’efficienza e la concorrenza perché conosce l’economia, circondato da professori di economia americani. In realtà come si ora appurato non ha mai studiato economia in vita sua, né in Italia dove ha studiato legge e meno che meno in America

Avevo controllato e ho visto apparire nella biografia di Giannino un “master a Chicago” preso “in un anno” non molto tempo fa (cosa che Giannino ha ripetuto a Repubblica in video ) (4) e mi è venuto da ridere perchè conosco gente che ha passato il master di economia di Chicago sputando sangue per due anni pur essendo fresca di laurea e nel pieno delle forze. Un quasi cinquantenne giornalista, che invece di studiare da giovane ha lavorato come portavoce di LaMalfa aveva probabilità ZERO di aver preso il Master in un anno (e anche di esservi ammesso passando il SAT…). Tuttavvia ho pensato che non era così stupido da inventarsi un master finto, che forse aveva ottenuto qualche titolo accademico a Chicago in un anno magari in scienze politiche… Che “Oscar” abbia avuto invece la faccia tosta di dichiarare sul suo sito e in TV di avere un “master a Chicago” in economia tutto inventato (5) superava la mia immaginazione

Giannino, sotto la sua apparenza di paladino della meritocrazia, è di fatto un cavallo di Troia di Monti, dell’austerità e della grande finanza globale. E’ un bene che sia smascherato ora perlomeno nella sua ipocrisia nell’inventarsi “meriti” accademici.

Un fatto è che Giannino è uno molto ambizioso personalmente e gli stava stretto fare il giornalista. Come Grillo/Casaleggio si sono creati un grande spazio con lo sparare a zero dal di fuori su tutta la politica sfruttando il grande talento di Grillo, Giannino su una scala più modesta come voti ma con maggiori potenziale in realtà, si è creato uno spazio come alfiere del liberismo meritocratico, produttivista, “pro-mercato” “stufo di Berlusconi e della politica” (ma amico in realtà di quasi tutti)

I voti di “Fare” nel suo caso contano poco, come noto voleva aggregare Renzi da una parte, Monti e Montezemolo dall’altra e rottamare Berlusconi. Giannino è stimato da Draghi, da Monti da Crosetto… lo ha detto tante volte, vuole spaccare sia il centro-destra che il centro-sinistra e creare qualcosa “nel mezzo”, ma non la DC, qualcosa di moderno, liberista, stile Blair, con un occhio a Chicago, uno a New York e uno a Berlino, qualcosa che guadagni la “fiducia dei mercati”.

Anche se Giannino prende pochi voti, ha un carta in più che è l'”uomo dei mercati”, più giovane, moderno ed efficace di Monti: propone di fatto alla fine l’austerità che vogliono da Londra, New York e Berlino per l’Italia, critica persino Monti nel non firmare tutti i “patti di stabilità” subito e anzi è il più spinto nel voler svendere a tutti i costi Eni, Enel, Finmeccanica, Saipem… quindi a logica dovrebbe essere ben visto dalla Troika e da New York e Londra. Quando parla non fa che tessere le lodi di Draghi, ripetere che ha grande stima di Monti che è ricambiata e lo stesso per Renzi…

Giannino avrebbe una posizione che sta nel mezzo, tra sinistra e destra, che in Italia è sempre la migliore, è più moderno e pulito di Berlusconi, è il vero liberista, ma in realtà è quasi peggio di Monti nel voler svendere l’Italia alla finanza e volerla inchiodare a pagare tutti i debiti. Nello spettro politico “normale” è un moderato liberista, ma se lo misuri rispetto alla sudditanza alla finanza e alla Troika è un estremista.

Questa posizione gli da delle chances personali (non per il suo partito), perchè può essere quello che sostituisce Monti alla fine, visto che per governare l’Italia devi essere ligio alla finanza e alla Troika, Berlusconi invece è palesemente inviso alla finanza e alla Troika come tutti sanno e Bersani non è l’ideale perchè ha dietro una base di potere indipendente dalla finanza e dalla Troika, cioè la Lega Coop, Unipol, MontePaschi e la CGIL. Quindi non puoi fidarti del tutto, l’ideale è gente come Monti, maggiordomi che non hanno nessuna base di potere.

A differenza di Grillo che si è messo fuori e non da il minimo affidamento alla Troika e alla finanza Giannino uno che è dentro i giochi o perlomeno cerca chiaramente di entrare nei giochi di Montezemolo, di Draghi, della Troika e dei “mercati finanziari” e di essere affidabile per tutti questi”.

Giovanni Zibordi

FONTE: http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=5541&reply_id=123512699#123512699

La grande famiglia europea, nella più grande famiglia umana

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Pare dunque che la popolazione europea non stia sottovalutando le conseguenze della frantumazione dell’eurozona, come invece tendono a fare certi maître à penser

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/08/eletto-obama-ora-i-piigs-potrebbero-lasciare-leuro-i-pro-e-i-contro/

Bene così.

Le economie regionali di Cina e Stati Uniti sono molto più eterogenee di quelle europee

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_U.S._states_by_income

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-30/grande-migrazione-cinese-024726_PRN.shtml

eppure non pare che quei due paesi siano in procinto di disgregarsi. I loro governi e banche centrali provvedono a fare in modo che le asimmetrie siano controbilanciate a sufficienza da evitare il collasso delle due nazioni. Lo stesso accade in Russia, Canada, Australia e in tantissimi altri paesi.
Infatti possono fare tutto quel che serve per difendere la propria sovranità e la cittadinanza, se i governi sono al servizio dell’interesse generale. Come come quelle che dovrà fare l’Unione Europea e che un singolo stato europeo, invece, non potrebbe mai fare:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/14/gli-economisti-francesi-contro-lausterita-unalternativa-in-12-punti/

L’intrinseca scorrettezza dell’impostazione eurouscitista più dura e pura sta nella falsa scelta secca che impone tra l’Europa merkeliana-francofortese e il ritorno alla lira o ad un’altra valuta post-euro, cancellando tutte le altre opzioni collocate tra questi due estremi.

La seguente analisi di un fautore dell’uscita dall’eurozona è molto più onesta ed apprezzabile, perché presenta almeno a grandi linee il progetto di Syriza, che prospetta un certo tipo di riforma dall’interno (ce ne sono altri), pur restando scettico sulla sua attuabilità (senza comunque spiegare perché non dovrebbe funzionare – se invece di perorare cause disfattiste si desse costruttivamente una chance a Syriza ed altri ora saremmo messi meglio) :

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11503

L’unione europea non è certo stata pensata da degli psicopatici ma da statisti che volevano sapientemente porre fine a violenze ed egoismi collettivi. Fin dall’inizio, però, certe forze si sono attivate per salire a bordo clandestinamente e poi prendere il controllo dell’imbarcazione. Ora fanno di tutto per buttare fuori bordo i passeggeri e tenersela per sé e ci sono dei passeggeri che addirittura si offrono volontari per darsi in pasto ai pesci e urlano agli altri di seguire il loro esempio, invece di restare a bordo e scacciare i pirati. Così chi ancora crede in questa imbarcazione si trova a dover combattere contro pirati e aspiranti suicidi, involontariamente coalizzati.
[N.B. Per la verità non è una coalizione propriamente involontaria: è evidente che i pirati hanno tutto l'interesse a farsi passare per onnipotenti e convincere i passeggeri a togliersi di mezzo spontaneamente].

*****

Chi si oppone all’unificazione europea in quanto tale, indipendentemente dal modo in cui sarà realizzata, ossia dando per scontato che il risultato non potrà che essere una tirannia, non ragiona in maniera troppo diversa da chi si opponeva all’unificazione italiana.
L’esito dipende dalla volontà dei cittadini europei: se vorranno che nasca una confederazione europea con una banca centrale al servizio dell’economia e non della finanza ed un governo europeo di nomina democratica incline a pratiche democratiche in un assetto complessivo in cui macroregioni, stati e cittadini europei (tramite l’europarlamento e la democrazia partecipata) abbiano più voce in capitolo, allora sarà quell’idea d’Europa a prevalere e non una tecnocrazia supina di fronte agli interessi delle multinazionali e delle banche. I movimenti di protesta pan-europei dell’anno scorso lasciano intravedere un futuro di cittadinanza europea attiva, partecipe e sovrana che fa ben sperare.
I poteri forti malevoli non sono onnipotenti e non sono gli unici in gioco.

 Al momento la Germania – affetta dalla sindrome della botte piena e della moglie ubriaca – è l’unico, serio ostacolo sulla strada dell’unificazione europea ed alla risoluzione della crisi:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/04/la-modesta-proposta-per-superare-la-crisi-delleuro-di-yanis-varoufakis/

Accade per via della faziosità dei media tedeschi e del governo, che disorientano la popolazione, la ingannano, la indottrinano:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/30/il-lavaggio-del-cervello-che-stanno-subendo-i-tedeschi-e-tutti-gli-altri/

E per la persistenza di ridicoli miti etnici al servizio del liberismo neofeudale che rendono l’ammaestramento più efficace:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/14/lumache-giapponesi-bradipi-tedeschi-ed-altri-miti-etnici/

Questa resistenza tedesca (una vera e propria guerra economica ai danni del resto d’Europa) non durerà ancora a lungo. La loro economia sta cedendo, com’era inevitabile, dato l’alto grado di interdipendenza mondiale:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/

L’idea di un’Unione Europea non è nata come complotto neonazista per prendersi una rivincita dopo la sconfitta del Terzo Reich o come complotto della NATO per estendere la sua egemonia fino ai confini russi. Forze che operano in quelle due direzioni esistono, in Baviera ed al Pentagono,

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/27/lucio-caracciolo-leuropa-e-finita-considerazioni-di-immenso-buon-senso-sulleuropa-sullitalia-e-su-altro-ancora/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/20/bruno-luvera-tg1-rai-sulla-jugoslavizzazione-dellitalia-e-la-balcanizzazione-delleuropa/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/23/la-geopolitica-dei-miti-etnici-la-morte-delleurozona-e-lavvento-dellimpero/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/08/stati-uniti-deuropa-i-dubbi-dei-costituzionalisti-e-delle-persone-di-buon-senso/

ma sono anche le stesse forze che spingono per la balcanizzazione del nostro continente, dato che un’effettiva unione (rispettosa delle autonomie dei popoli), ridimensionerebbe la loro influenza:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/03/alto-adige-baviera-catalogna-veneto-parco-della-vittoria-viale-dei-giardini-il-vaso-di-pandora-dei-separatismi/

La confederazione europea sarà qualcosa di diverso dagli Stati Uniti d’Europa, sarà qualcosa di nuovo, di mai sperimentato prima, sul modello elvetico, ma con delle sensibili migliorie. Questo era il progetto iniziale (cf. Michael Sutton, “France and the Construction of Europe 1944-2007: The Geopolitical Imperative”) e lo tornerà ad essere. Non solo perché è nell’interesse di mezzo miliardo di europei e del mondo, ma perché le forze che sospingevano Jean Monnet & co. sono più che mai determinate a contrastare l’intolleranza, il fanatismo, l’avidità ed il vizio separatista-etnocentrico-isolazionista che affligge le menti ristrette.

Esistono europeisti e globalisti motivati da cupidigia, tracotanza ed egoismo che realmente progettano distopie sul modello di Singapore (o della Cina “comunista”), o di Nea So Copros

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/

da applicare su scala planetaria per poter massimizzare lo sfruttamento delle risorse umane (cf. amazon.de ed il nuovo schiavismo)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/18/abolizionismo-2013-2014-un-aneddoto-personale-ed-un-fatto-di-cronaca/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/commesse-e-commessi-di-tuttitalia-unitevi/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

ma esistono anche europeisti e globalisti animati dalle migliore intenzioni: altruismo, condivisione, spirito comunitario, unificazione del genere umano in una famiglia o in un coro in cui ciascuno canti con la sua voce e non sia costretto ad uniformarsi ad un pensiero unico, ad un’unica direzione di “sviluppo”.

Questi ultimi lottano contro settarismi, nazionalismi, la sfrenata competizione e l’iniquità insite nel capitalismo sregolato.

I nomi sono noti: F.D. Roosevelt ed Eleanor Roosevelt, Charles de Gaulle, i fratelli Kennedy, Bruno Kreisky, Willy Brandt, Mario Cuomo, Olof Palme, Aldo Moro, Alcide Degasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer, Martin Luther King, Thomas Sankara, Aung San Suu Kyi, Arundhati Roy, Dominique de Villepin, Nelson Mandela, Benazir Bhutto, Dag Hammarskjöld, Jimmy Carter, Nikita Krusciov, papa Giovanni XXII, Federico Mayor, Irina Bokova, Roberto Assagioli, ecc.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/09/quei-santuomini-dei-fratelli-kennedy/

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/arduo-da-vedere-illato-oscuro-e.html

E poi ci sono le nuove leve, come Alexis Tsipras o Beatriz Talegon, che un giorno, se faranno le scelte giuste, saranno forse celebrate come i giganti di cui sopra:

http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2499

L’unità della famiglia umana, a partire dall’esperimento europeo, è l’unica maniera per stroncare l’ascesa prepotente degli oligopoli finanziari e della tirannia dei mercati e per scongiurare le violenze di massa di un 1848 globale, i cui esiti sarebbero imprevedibili.

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/e-successo-un-quarantotto-la.html

È il nostro destino, come è stato auspicato dallo stoicismo, dal cristianesimo delle origini, dal buddhismo, dal taoismo, dal sufismo, dall’umanesimo rinascimentale, dall’illuminismo, dallo spirito con cui sono state fondate le Nazioni Unite (che non dovevano certo diventare uno strumento di imperialismo), la Croce Rossa, l’UNESCO, ecc.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/19/il-rinascimento-umano-la-ricetta-dellunesco-per-ridarci-dignita-e-un-futuro/

Ce lo ingiungono il buon senso e la buona volontà

Tutti per uno, uno per tutti: unità delle coscienze nella molteplicità delle forme, nella fratellanza compassionevole e quindi nella perequazione delle risorse (giacché le disparità che creano stenti e squallore sono la principale causa di conflitto e le risorse del pianeta non appartengono a qualcuno in particolare, essendo per definizione e per loro natura dei beni comuni).

Non certo un Mondo Nuovo huxleyano uniformato, livellato, meccanico, mentalmente intorpidito, psicopatico e materialista: la vita biologica e quella della mente amano la diversità e si estinguono nell’isolamento autarchico.

http://www.raetia.com/it/shop/item/1567-contro-i-miti-etnici.html

http://unesdoc.unesco.org/images/0019/001924/192499m.pdf#page=20

**********

Siamo dunque arrivati al punto cruciale.

L’unificazione dell’umanità (il “tutti per uno, uno per tutti” e l’”uniti nella diversità”) è un progetto malevolo?

Oppure il complottismo sul Nuovo Ordine Mondiale che osteggia l’unificazione dell’umanità fa comodo proprio a chi desidera una tirannia globale di carattere liberista neofeudale e, a questo scopo, sfrutta il classico divide et impera?

Questa è la radice del problema: chi crede che i potentati finanziari siano invincibili preferirà che le cose rimangano (pessime) come sono; chi invece crede che un’umanità unita avrebbe la forza di scrollarsi di dosso psicopatici & co. dovrebbe essere a favore dell’UE e di Nazioni Unite più forti e libere da influenze di nazioni e lobby finanziarie, per emanciparsi dalla NATO (e poi anche dell’egemonia cinese e di qualunque altra potenza) e dal giogo dei mercati.

Vedete voi, la scelta è vostra. Non mi disturba l’idea di essere liquidato come un “utile idiota” se vi interrogate sulla possibilità che possiate esserlo voi.

Questo libro (e mi auguro anche altri) sarà testimone della mia buona fede e del mio impegno. Saranno i posteri a giudicarmi.

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