Commesse e commessi di tutt’Italia, unitevi!

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IKEA GRANCIA – LUGANO

Orari d’apertura:

Lu-Ve: 9.00-18.30

Gio: 9.00 – 21.00

Sa: 9.00 – 17.00

[domenica chiuso]

La vita prima del business

Cartello di protesta di un gruppo di commesse

Non sarò mai soggetta a maltrattamenti criminosi

Yoona~939, Cloud Atlas

Il lavoro sta finendo! Lo dicono senza appello le statistiche. I lavoratori di fabbriche e uffici verranno ridimensionati da oggi al prossimo ventennio come nel secolo scorso letteralmente sparì la massa di agricoltori (dal 75% l 4% degli occupati totali). Una tragedia? Il punto è che la produzione di beni e servizi è aumentata migliaia di volte da allora, richiedendo sempre meno manodopera. È tragedia per colpa dei pochi che beneficiano dei profitti, che non ci pensano a cambiare sistema. Questa è la sfida del futuro, non il lavoro. Si chiama redistribuzione, reddito di cittadinanza, risanamento del territorio come fonte di lavoro. Redistribuzione e reddito di cittadinanza, certo, e questo lo scrivo per i “bottegai”, perché se chiudono le fabbriche, senza stipendi che girano, dopo due mesi, chiudete voi!! E in Italia ancora a combattere per la domenica, siamo governati da ladri incoscienti!!

Marco Benedetti

Marco ha ragione. Quel che sostiene lo confermano Martin Ford (“The Lights in the Tunnel: Automation, Accelerating Technology and the Economy of the Future”) e gli studiosi dell’MIT Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee (“Race Against the Machine: How the Digital Revolution is Accelerating Innovation, Driving Productivity, and Irreversibly Transforming Employment and the Economy”).

Stiamo realmente correndo il rischio di lasciare alle future generazioni un mondo spaventosamente simile a Nuova Seoul (Nea So Copros) di Cloud Atlas, una finta democrazia capital-corporativa e castale dove il reddito di cittadinanza ed i redditi da lavoro devono essere spesi forzatamente ed edonisticamente in base alle fasce di consumo in cui si è inseriti, per poter perpetuare un sistema in cui le persone sono consumatori prima ed esseri umani poi.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

 CLOUD ATLAS

Cloud Atlas

Che diritti si possono esercitare in un sistema caratterizzato da produzione in costante crescita e salari stagnanti, che significano crescente indebitamento, minori acquisti, massicce eccedenze, maggiore disoccupazione e crescente divaricazione tra una piccola minoranza di ricchi ed una fascia povera in espansione? Cosa vuol dire essere liberi in un mondo del genere? Di che libertà/diritti civili si può concretamente parlare?

La crescita economica richiede investimenti e può avvenire solo se c’è l’aspettativa di una forte domanda di prodotti e servizi. Dov’è questa forte domanda? Da dove arriverà? Da stati e famiglie sempre più oppressi dai debiti, indebitamenti che rappresentano l’unica maniera per assicurare un minimo di crescita in un sistema ormai saturo da una generazione e che sopravvive solo grazie a bolle speculative gonfiate dal credito facile ed irresponsabile? Dalle grandi catene e multinazionali che spazzano via i piccoli imprenditori, non solo nei paesi in via di sviluppo? Dai paesi in via di sviluppo che ci estromettono dai mercati e che esportano più che importare (es. Germania vs. Cina)?

Quante librerie hanno dovuto chiudere a causa di amazon.com?

Quanti addetti alle vendite sono stati sostituiti da sistemi on-line?

Quanti impiegati di banca sono stati sostituiti dai call center?

E quanti impiegati nei call center sono stati sostituiti da un software automatico?

E cosa succederà a molti professionisti quando arriveranno le intelligenze artificiali?

Con che introiti sosterranno consumisticamente la crescita?

Quali saranno i futuri costi umani della ricerca della competitività?

Quando l’intero sistema raggiungerà la massima estensione possibile e il punto di saturazione finale, cosa faremo?

Commerceremo con altri sistemi planetari, nella speranza di poter esportare a manetta, per non trovarci al punto di partenza?

Che senso ha tutto questo?

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TRENTO

TREVISO


http://demoandcrazia.blogspot.it/2012/10/la-rivoluzione-delle-commesse-parte-da.html

SESTO FIORENTINO


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/08/15/oggi-sciopero-da-obi-festa-anche-per.html

TORINO


http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/03/23/news/rinascente_sciopero_di_sabato_per_non_lavorare_di_domenica-32070683/

VICENZA


http://www.vicenzatoday.it/economia/sciopero-commesse.html

BOLOGNA


http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/05/03/news/sciopero_contro_aperture_domenicali-34393757/

OCCUPY SUNDAY


http://www.globalproject.info/it/tags/occupy-sunday/community?f_tags_subtags=italia&f_tags_subtags_types=geo

COMMENTI DA TUTTA ITALIA

Quello che mi fa rabbia è questo menefreghismo, egoismo, prevaricazione dei forti sui più deboli; non si assumerà gente in più (il nostro titolare è già in difficoltà così), gli orari faranno sempre più schifo, la famiglia va a ramengo (Vale).

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Vorrei commentare anche l’apparente noncuranza della maggior parte delle persone. Sembra che non interessi a nessuno che persone, per la maggior parte donne, ( che lavorano il TRIPLO di noi uomini) si vedano allungare l’orario di lavoro, sottrarre le domeniche, che e’ l’unico giorno di riposo per il commercio. chi lavora nelle grandi aziende, in fabbriche o uffici, hanno il sabato e la domenica! Senza contare tutti i “ponti”. C’e’ chi non e’ mai stato a casa due giorni di seguito! Chi lavora in un negozio i ponti non sa neanche cosa siano (Carlo).

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semplicemente vergognoso ciò che ha fatto il governo, ha semplicemente liberalizzato la schiavitù , faccio il commesso in un negozio di una grande catena privata nella provincia di Napoli, NON turniamo, non ci vengono pagati gli straordinari, e ora il padrone si sente libero di fare 9 ore e 30 al giorno senza nessun tipo di problema, aperture improvvise senza nessuna possibilità di riposo, e pure il governo sa che qui da noi c’è la schiavitù (Malo82).

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Al posto di fare sempre i pecoroni… dovremmo scioperare anche noi tutti uniti una volta per tutte, anche i dipendenti della grande distribuzione e invece nel commercio… ci sarà sempre l’imbecille che apre nel giorno di sciopero, per prendere i clienti che trovano chiuso dagli altri… altre categorie bloccano l’Italia per molto molto meno… qui invece possono distruggere le famiglie, cancellare il riposo, eliminarti tempo libero, hobby, interessi… e nessuno alza un dito come distruggere un’Italia già mal ridotta…(Marcello)

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Io sono senza parole, davvero, odio il commercio, e purtroppo ci lavoro e sono demoralizzata all’idea di dover regalare le mie domeniche a chi si arricchisce sulle mie spalle, tra l’altro sottopagata, in Italia non esistono più valori, sono davvero delusa e mi sento sconfitta…Vogliono tenere gli esercizi commerciali aperti tutte le domeniche??? Va bene…ma siccome noi che ci lavoriamo dentro abbiamo le stesse esigenze di chi la domenica non ha nient’altro di meglio da fare che andare in giro per negozi, gradiremmo cortesemente che anche gli uffici pubblici (poste, comuni, inps….), le asl, le banche, le assicurazioni, i medici, gli asili etc, si adeguassero a questo nuovo “stile di vita”, se di vita si può parlare, e fossero a disposizione 7 giorni su 7 ad orari ovviamente accessibili a tutti, perché noi dobbiamo rinunciare alle nostre domeniche ed altri no? Non lo trovo affatto giusto…(Taty)

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il problema e’ che i sindacati possono fare poco perché non siamo uniti, abbiamo paura che: il contratto a tempo non venga rinnovato, di metterci in cattiva luce nei confronti dell’azienda, ma così facendo arriveranno a sfruttarci peggio che in Cina: UN PUGNO DI RISO E UN CALCIO NEL SEDERE (Vale).

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ma lo sapete che io per fare quelle schifose 4h butto via tutta la domenica, che non ho più una vita sociale, che le mie amicizie si sono stufate di sentirsi dire no mi dispiace non posso, lavoro domenica,schifosi porci della grande distribuzione organizzata, siete organizzati a delinquere ecco cosa siete,chissà quanti soldi avete dato al governo perché approvasse questa legge e poi venite a dire a me di lavorare come fossi un full time perché non ci sono i soldi per pagare gli stipendi e ognuno deve fare la sua parte. e ti minacciano pure, si inventano le cose che non hai detto perché vogliono eliminare i vecchi contratti e assumere gente sottopagata senza più indennità di malattia, senza ferie, senza permessi retribuiti, ecco cosa vogliono fare. ci stanno esasperando per farci licenziare così assumono poveri ragazzini che hanno bisogno di lavorare e li pagano una miseria, ma io mi domando ma siamo aperti 13h ma possibile che non abbiate il tempo di fare la spesa in 13h ore?????ma sapete da quanto tempo non vado al cinema io? (Cassandra)

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non tutti i commercianti vogliono la liberalizzazione degli orari, è solo la grande distribuzione che li vuole perché negli ultimi anni hanno subito un calo dei fatturati non indifferente, io lo so perché ci lavoro. hanno aperto troppi centri commerciali, troppi supermercati e ora il mercato è saturo, troppa offerta per una domanda sempre in calo, la gente non ha più soldi. il problema però sono i clienti che smaniano dalla voglia di sapere se domenica si è aperti perché non hanno niente da fare a casa, le loro vite ormai sono vuote e l’unica cosa che si possono permettere è fare un giro la domenica al centro commerciale, tutto è gratis qui, riscaldamento e aria condizionata, parcheggi, leggono giornali e riviste gratis e poi non li acquistano, i bambini possono persino fracassare i giocattoli e nessuno glieli mette in conto….non sia mai. I clienti vengono la domenica ma poi durante la settimana non tornano, io sono anni che non vedo più il pienone nemmeno la domenica, vengono a fare un giro ma non comprano e allora che senso ha? Perché io devo andare a lavorare di domenica? Non sono un medico, il mio lavoro non salva la vita a nessuno, non è di utilità sociale come vuol far credere Monti (Cassidy).

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Hai ragione tu….vogliono vedere il nostro teatrino di marionette che lavorano “tanto sono pagati” e andare nel paese dei balocchi che è il centro commerciale, per ingannare la loro insaziabile sete di possedere: telefononi luccicanti, cartelli ammiccanti che urlano offerte Si imbambolano davanti alle vetrine e dentro di sé si chiedono “…mmmm ora che sono qua cosa cavolo compro?” e alla fine escono a malincuore, con la borsa vuota:per comprare ci vogliono i soldi: è finita l’illusione;magari ritrovandosi in mano un vasetto di acciughe di merda che a casa non mangia nessuno. Era in offerta! (Kaiser)

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Sono titolare di negozio all’interno di un centro commerciale, single con 1,2 dipendenti (perché a due non ci sto dentro con le spese anzi, è già troppo uno). Da oggi è ufficiale: aperti anche tutte le domeniche mattine. E adesso? Per un collega è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ha chiuso per sempre, un altro sta cercando di vendere e lasciare il posto. Io insieme agli altri siamo ammutoliti, visto che la risposta ad una nostra lettera di protesta per quando ci hanno tolto la mezza giornata di riposo infrasettimanale è stata questa: sempre aperti. D’altronde se lo fa la concorrenza lo dobbiamo fare pure noi! Maledetta concorrenza, allora la colpa è tua! Caro Monti hai fatto trenta fai trentuno: aperti 24 su 24, così prendo residenza al negozio, vendo casa e risparmio sull’ici e risparmio pure sulla benzina perché vendo anche l’auto! Una sola richiesta ti faccio, nei soli 46 min di tempo libero che mi hai lasciato per giorno, tu che hai i soldi vieni a trovarmi. PS il giorno di Natale lasciacelo di riposo, così riesco a farmi le ferie! Cosa ne pensate della proposta di tenere chiuse le serrande per protesta e chi di voi lo farebbe PER DAVVERO? Va bene lavorare per vivere ma vivere per lavorare NO! (Lavoratore Italiano)

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E fare venire Monti in negozio con noi 7 su 7 ??

mangiando nei magazzini a pranzo e cena ..visto che i centri commerciali sono aperti dalle 9 alle 22 o per chi è fortunato alle 21!!
Dopo la chiusura serale alle 22 e bello tornare a casa e trovare i tuoi figli che dormono e il più piccolo che si sveglia e ti dice ciao papì 6 tornato tardi anche oggi!!
Grazie Prof. Monti …come è umano LEI !! (Rocco Monticane)

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Sono d’accordo anch’io…E non dobbiamo mollare!!..Facciamoci sentire !!..Sono anch’io una schiava moderna,lavoro in uno di quei grossi centri di elettronica e di fronte abbiamo un centro commerciale..com’è triste vedere famiglie la domenica che vagano per il negozio cercando……ma cosa stanno cercando??..niente…non sanno dove andare, che fare…ed allora il centro commerciale,il negozio, diventa utile perché mentre i genitori guardano tutto e spesso non comprano niente, i figli intanto si distraggono vicino alle consolle dei giochi…e noi lì….a vedere questo triste scenario..Ma dove sono i genitori che portano i bimbi al parco??.. Comunque continuo a lottare ed oltre che boicottare le domeniche coinvolgo il più possibile i miei colleghi che spesso parlano,si lamentano ma poi non fanno niente!..Ho fatto scioperi ed andrò alla manifestazione di martedì sotto la Regione ma non so quanti saremo…eh…ad essere uniti….Noi commesse,commessi, siamo tanti e verrebbe proprio una bella cosa magari scioperare davanti al negozio, di domenica,ad oltranza,tutti quanti!..utopia… Insomma ragazze e ragazzi… CONTINUIAMO A FARCI SENTIRE!!! RICORDIAMOCI CHE CI STANNO TOGLIENDO TUTTI I DIRITTI CHE I NOSTRI PADRI, I NOSTRI NONNI SI SONO GUADAGNATI!!!.. INFORMIAMO I COLLEGHI DELLE MANIFESTAZIONI, DEGLI SCIOPERI E DI QUALSIASI ALTRA FORMA DI PROTESTA, ANCHE QUELLI CHE NON LAVORANO CON NOI!…Io ci spero che possiamo cambiare le cose…anzi, io ci credo….

Un saluto a tutti…(Ele)

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ciao ,anch’io sono una sfigatissima che lavora nel commercio,quando abbiamo chiesto al capo area di darci la possibilità di fare a turni ,la sua risposta è stata non se ne parla nemmeno avete firmato che se il negozio sta aperto la domenica lavorate (peccato che nel 2008 le domeniche erano 1 al max 2 e quelle di dicembre )per quest’anno dovete tenere duro ,e certo tanto mica ci sta lui o ci sta Monti a lavorare con un ridicolo straordinario ,per 4 domeniche ,avendo il giorno compensativo in settima ho preso 11euro (ovn).

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Mio marito lavora in un negozio e tutto andava bene fino allo scorso dicembre. Erano aperti solo una domenica al mese e a dicembre, ma non sempre il turno toccava a lui. Da gennaio non abbiamo più una vita familiare perché lui è a casa in settimana mentre io e mia figlia siamo a casa il sabato e la domenica. Quindi lui è sempre a casa da solo e non riesce più a stare con me e con sua figlia.

In negozio c’è un forte clima di tensione perché devono coprire più ore ma con lo stesso personale perché di assumere qualcuno non se ne parla nemmeno. Anzi tre persone si sono licenziate e gli tocca fare anche i loro lavori. Il direttore si lamenta che le vendite sono in calo e scarica le colpe su di loro quindi sono continuamente martellati, ma se in negozio non entra gente loro cosa possono fare?

Spero almeno che si degneranno di restare chiusi il giorno di Natale.

Io credo che con la scusa della crisi, i lavoratori stanno perdendo tutti i propri diritti. Con la scusa che c’è poco lavoro ci stanno facendo diventare degli schiavi (Anna).

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C’è ancora di peggio. Ad esempio, non solo lavorare TUTTI i sabati, domeniche e festivi, ma vedersi mettere (dalla responsabile di negozio) gli spezzati : 11-13/15-21. Alla mia gentile proposta di poter fare almeno uno/due sabati al mese con orario intero per poter avere un minimo di qualità di vita e godermi la mia famiglia ed un marito fuori casa fino al venerdi per lavoro, la risposta è stata di essere mobbizzata e costretta ad andarmene. La corda si era spezzata, avevo osato chiedere…E sono una con un’esperienza ventennale nel settore commercio…Ne ho viste e dovute subire tante, ma questa mi ha lasciata scioccata…(Anonima)


http://www.linkiesta.it/orari-negozi

Fuochino…fuoco…GHIACCIO! (cause e conseguenze di una glaciazione)

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IL SINDACO DI LONDRA: ”il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso“.


http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/borisjohnson/9814618/Its-snowing-and-it-really-feels-like-the-start-of-a-mini-ice-age.html

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evento stratosferico sta portando aria artica fino agli Stati Uniti con temperature tra i -10 e i -40 C. L’articolo lo descrive come un fenomeno sempre più frequente negli ultimi anni, legato allo scioglimento dei ghiacci artici

http://www.climatecentral.org/news/stratospheric-phenomenon-is-bringing-frigid-cold-to-us-15479

qui il relativo studio sull’accresciuta frequenza e natura del fenomeno, che precisa come si tratti dell’opposto di quel che i “tropicalisti”/”serristi” si attendevano (cf. inverni sempre più miti – invece la seconda parte dell’inverno è sempre più rigida e nevosa in Eurasia e Nord America):

http://web.mit.edu/jlcohen/www/papers/Cohenetal2009.pdf

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Record assoluto di formazione di ghiaccio nell’Artico. Quando arriverà l’estate e si scioglierà a velocità ed in quantità senza precedenti (come nel 2012) ci saranno conseguenze nefaste.

Questo scioglimento [dei ghiacci artici] fa sì che una enorme mole d’acqua fredda e dolce si riversi nel nord Atlantico, andando a disturbare il flusso della corrente del Golfo. Infatti una modifica significativa della salinità dell’acqua e della temperatura potrebbe far saltare il meccanismo della corrente raffreddandola molto prima che raggiunga le coste europee e costringendola a fare ritorno in dietro addirittura a disperderla e annullarla. In tutti e due i casi l’Europa si troverebbe alle prese con un terribile e repentino cambiamento climatico. Un ritorno dei ghiacci interesserebbe tutta la Scandinavia, l’Islanda e parte della Gran Bretagna, l’Oceano sopra il 60° parallelo si trasformerebbe in una immensa distesa si ghiaccio. In conseguenza di ciò aumenterebbe tantissimo l’albedo totale e il fronte polare si abbasserebbe notevolmente, generando un raffreddamento sensibilissimo su tutta l’Europa, Italia inclusa. E’ lecito ricordare che questa teoria, inizialmente snobbata dalla comunità scientifica, sta negli ultimi mesi acquistando sempre più seguito. Ne sono prova gli ormai innumerevoli articoli che si trovano sull’argomento sia su giornali che su internet per gli interventi preoccupati di eminenti studiosi e climatologi di fama mondiale.


http://www.sqtradiometeo.it/images/La%20corrente%20del%20golfo/La%20corrente%20del%20golfo.htm

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Quello del 2012 è stato il dicembre più freddo dell’emisfero settentrionale dal dicembre del 2000


http://data.giss.nasa.gov/gistemp/tabledata_v3/NH.Ts+dSST.txt

Ecco cosa diceva riguardo all’Europa uno scenario di un rapporto commissionato dal Pentagono in cui diversi climatologi immaginavano cosa sarebbe potuto succedere in conseguenza del cambiamento climatico: sarà “la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico, le temperature medie annuali scenderanno di 6 gradi Fahrenheit (un po’ più di 3 gradi centigradi) in meno di un decennio, con trasformazioni più drammatiche lungo la costa nord-occidentale. Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita ancora da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. ridotte precipitazioni provocheranno la perdita di terreni coltivabili, il che diventerà un problema per tutta l’Europa contribuendo alla mancanza di scorte di cibo. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di temperature più miti, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove”.


http://www.gbn.com/articles/pdfs/Abrupt%20Climate%20Change%20February%202004.pdf


http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/le-attivita-umane-hanno-solo-accentuato.html

Questa è la ricostruzione di quel che potrebbe accadere a causa dello scioglimento troppo rapido dei ghiacci artici (in questi anni, nell’Artico, nevica sempre di più, ma la neve si scioglie sempre più in fretta):

Il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani del nord con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale:


http://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_Tomorrow_-_L%27alba_del_giorno_dopo


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/25/corrente-del-golfo-ormai-incapace-di-attraversare-latlantico/

Art Bell e Whitley Streiber, gli autori del libro “The coming global superstorm”, da cui è tratto il film sopracitato, descrivono quel che dovrebbe accadere perché si possa dire che lo scenario di una glaciazione improvvisa si sta effettivamente verificando:

“Diciamo che vivete a Dallas, o Madrid, o Roma. Il primo indizio che la supertempesta sta prendendo forma potrebbe essere delle previsioni del tempo secondo cui una serie di fronti freddi si muovono verso sud dal Mar Artico, uno dopo l’altro. Questo potrebbe accadere in qualsiasi momento dell’anno.

Potrebbe capitare di sentire che luoghi più settentrionali – Toronto, Stoccolma, Pechino – sono stati colpiti da condizioni meteo estremamente dure – piovosità straordinaria in estate, bufere di neve senza precedenti in inverno. Fenomeni che si protraggono per una settimana o più, intensificandosi.

Attraverso le pianure del nord del mondo – le pianure nordamericane, le steppe dell’Asia centrale – si comincerebbero a registrare raffiche di vento che possono superare le 100 miglia all’ora (c. 160 km/h).

Luoghi come Edmonton e Semipalatinsk, poi Minneapolis e Mosca, cesserebbero di comunicare con il mondo esterno. Alaska e Siberia settentrionale sarebbero mute già da molto prima.

Dall’Europa, all’Asia, all’America, intere popolazioni cercherebbero disperatamente di spostarsi verso sud.

Poiché le stesse alterazioni che modificano le correnti del Nord Atlantico influirebbero anche sul movimento delle correnti nel sud del mondo, l’Australia e la Nuova Zelanda sarebbero anch’esse colpite. Lì, l’estate si convertirebbe in inverno, o un inverno normale diventerebbe estremamente freddo. Maremoti devasterebbero le coste meridionali del continente. Tifoni improvvisi investirebbero le Filippine, il Giappone e le isole del Pacifico.

[Se tutto ciò si verificasse], quanto più a nord ci si trova, tanto più estreme saranno le condizioni.

Giorno dopo giorno, le tempeste continueranno, diventando più complesse ed organizzate, più grandi, assumendo forme mai osservate prima.

In tutto l’emisfero settentrionale avranno luogo spostamenti massicci di popolazione. Il caos regnerà e molte, molte persone periranno a causa della supertempesta.

Quando la supertempesta si sarà esaurita, diventerà subito evidente che è stata una catastrofe di proporzioni mozzafiato.

Si salveranno solo Portogallo, Italia meridionale e il sud della Spagna. L’intero Midwest americano si troverà sotto una lastra di ghiaccio che si estende attraverso la Siberia e il nord Europa. Questo ghiaccio rifletterà una grande quantità di luce solare e calore verso lo spazio.

Se la tempesta – come pare possa essere accaduto l’ultima volta – colpirà in estate, il ghiaccio probabilmente si scioglierà.

È possibile che questo sia proprio quel che è successo l’ultima volta e, come vedremo, è stato registrato nei miti di tutto il mondo.

Se la tempesta avrà luogo in autunno o in inverno, allora il ghiaccio potrebbe teoricamente compattarsi così tanto nei mesi successivi e riflettere così tanto calore e luce che l’estate successiva semplicemente non sarà abbastanza calda da farlo sciogliere. L’inverno che seguirà sarà il più freddo della storia.

L’effetto finale e ironico del riscaldamento globale diventerebbe subito chiaro ai superstiti: l’inizio di una nuova era glaciale”.


http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/esp_ciencia_tsunami17a.htm

Stiamo forse già assistendo ad un’anticipazione di tutto questo?


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/09/la-fine-del-riscaldamento-globale-per-chi-ha-occhi-per-vedere/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/25/il-rimbalzo-glaciale/


http://www.meteogiornale.it/notizia/25348-1-record-copertura-nevosa-eurasia


http://www.meteogiornale.it/notizia/26149-1-super-tempesta-portogallo-1-metro-di-neve-in-montagna


http://www.meteogiornale.it/notizia/26145-1-europa-centrale-paralizzata-da-gelo-e-neve


http://www.meteogiornale.it/notizia/26139-1-neve-in-regno-unito-e-india-caldo-record-a-sydney


http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/20/snow-britain-big-freeze


http://www.meteogiornale.it/notizia/26152-1-parigi-forte-nevicata


http://www.meteogiornale.it/notizia/26030-1-neve-gerusalemme-maggiore-ultimo-ventennio


http://www.meteogiornale.it/notizia/26029-1-libano-sconvolto-dal-maltempo-neve-a-ridosso-della-costa


http://www.meteogiornale.it/notizia/26017-1-neve-a-damasco-e-gerusalemme-gran-freddo-tra-india-nepal


http://www.meteogiornale.it/notizia/26000-1-maltempo-freddo-neve-da-grecia-a-giordania-australia-brucia


http://www.meteogiornale.it/notizia/25994-1-nord-india-grande-freddo-quasi-200-vittime


http://www.meteogiornale.it/notizia/25990-1-grecia-investita-da-ondata-di-gelo-neve-su-atene


http://www.meteogiornale.it/notizia/25415-1-tempesta-inaudita-candelaria-brasile-video-evento


http://www.meteogiornale.it/notizia/25275-1-nord-della-cina-paralizzata-da-improvvise-bufere-di-neve


http://www.meteogiornale.it/notizia/25893-1-neve-in-iran-gelo-intenso-in-asia-centrale-e-tra-cina-e-corea


http://www.meteogiornale.it/notizia/25882-1-cina-causa-gelo-anticipa-apertura-il-festival-del-ghiaccio-di-harbin


http://www.meteogiornale.it/notizia/25862-1-neve-negli-usa-e-in-afghanistan-gelo-record-in-groenlandia-caldo-in-brasile-e-namibia


http://www.meteogiornale.it/notizia/26186-1-gelo-intenso-dal-canada-verso-il-nord-est-stati-uniti


http://www.meteogiornale.it/notizia/26170-1-mosca-stagione-di-neve-eccezionale-arriva-il-gelo

Voci autorevoli che non la pensano come Bersani sulla guerra nel Mali

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8 indizi (per una volta debitamente riportati dalla stampa internazionale) che fanno supporre che la questione sia un po’ più complicata di come la descrive Pierluigi Bersani:
1. La base di droni americana che sarà costruita nel Niger, vicino al confine con il Mali;
2. I numerosi testimoni che hanno segnalato la presenza di un canadese e di due francesi alla testa della banda di jihadisti che ha sconfinato in Algeria per prendere degli ostaggi (Tigantourine);
3. La presenza sul terreno di forze speciali americane per operazioni clandestine qualche mese prima dell’intervento francese;
4. Il fatto che nell’area tra Mali e Niger vi siano alcune tra le più importanti riserve mondiali di uranio (terzo posto nel mondo), oltre a petrolio e gas;
5. I recenti accordi commerciali e di sfruttamento delle risorse siglati da Mali, Niger e Cina;
6. Il fatto che gli jihadisti siano finanziati quasi certamente dal Qatar e probabilmente anche dall’Arabia Saudita, entrambi alleati della NATO;
7. L’opposizione algerina alle politiche NATO nel Nord-Africa (ma potrebbero anche cambiare casacca);
8. Il coinvolgimento dei presunti fondamentalisti islamici nel narcotraffico e nel traffico d’armi e il loro precedente servizio reso alla coalizione anti-Gheddafi (= il fattore religioso è secondario ma ai governi occidentali fa comodo continuare a sfruttare l’infinita Guerra al Terrore);

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Senza alcun dibattito parlamentare, il governo inglese ha già deciso che invierà un corpo di spedizione nel Mali.
Solo due settimane fa Cameron l’aveva escluso categoricamente.
Giusto perché sia chiaro che la guerra è appena agli inizi.
Dovremo partecipare anche noi? Ce lo chiederà l’Europa? Qualche caduto italiano per poterci sedere al tavolo delle trattative e delle spartizioni?

Anche tralasciando la parte in cui Al-Qaeda viene creata a tavolino dagli americani (cf. Brzezinski) per combattere i russi in Afghanistan, la parte in cui l’amministrazione Bush ignora sistematicamente ogni avvertimento dell’intelligence statunitense pre-11 settembre 2001 e la parte in cui Al-Qaeda viene incolpata di tutto, dal riscaldamento globale, alle fantasmatiche armi di distruzione di massa irachene, al tasso di obesità americano, la Guerra al Terrore rimane una criminale bestialità.

Serve solo ad ingigantire lo status dei terroristi: “l’America contro i terroristi yemeniti”, “Israele contro Gaza”, “la Francia contro i terroristi maliani”, “gli Stati Uniti e la Francia contro i terroristi somali”: i terroristi si spostano, riaffiorano carsicamente in un altro paese, godono di un’aura di invincibilità e di persecuzione da parte dei poteri forti che li rende “cool” e l’immagine dell’occidente finisce per deteriorarsi fino a rassomigliare a quella del patetico Wile E. Coyote alle prese con l’imprendibile ed invincibile “struzzo” Beep Beep.

In questo modo gli jihadisti sono consacrati agli occhi di migliaia di giovani musulmani che vedono i droni e i missili occidentali che causano eccidi di civili e che decidono a loro discrezione quali siano i tiranni da abbattere e quali invece quelli da sostenere anche contro la volontà dei loro sudditi.

In particolare, nel Mali, l’intervento francese in appoggio al Sud del Mali servirà solo a rinsaldare un’alleanza tra tuareg e jihadisti che era in crisi e che ora troverà nuovo vigore, con migliaia di combattenti che conoscono molto bene la regione e le tecniche di guerriglia.

Invece di isolare i terroristi dalla popolazione, quest’ultima si rassegnerà all’idea che sono l’unica autorità che possa tenere insieme il nord del Mali e proteggerli dalla pulizia etnica dei maliani del sud.

Contemporaneamente, il Sud del Mali diventerà uno stato fantoccio della Francia, tenuto in vita a forza per evitare l’anarchia, non diversamente dal Vietnam del Sud degli anni Sessanta e Settanta. L’unico risultato sarà quello classico (es. Iraq, Libia, Siria, Somalia, Yemen, Afghanistan): frammentazione e partizione dello stato, islamizzazione e terrorismo.

Poiché queste cose ormai non possono non saperle, ne consegue che lo fanno apposta: ordo ab chao.

L’obiettivo primario è la destabilizzazione dell’Algeria


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/23/fallimento-in-siria-ci-si-gioca-lalgeria/

e il controllo del Niger


http://www.lettera43.it/cronaca/africa-occidentale-forse-una-base-per-droni-usa_4367581683.htm

il Mali consente di prendere due piccioni con una fava.

Non tengono però conto del fatto che il boccone è troppo grosso persino per la NATO – evidentemente danno per persa la Siria, ma poi dovranno spiegare la cosa a milioni di persone che per mesi hanno ascoltato una singola versione dei fatti (“mancano pochi giorni alla caduta di Assad”, “la popolazione siriana non lo tollera più”, ecc.). Hanno commesso un enorme errore strategico.

LE VOCI DEL DISSENSO

“Un intervento armato internazionale è destinato ad aumentare l’entità delle violazioni dei diritti umani a cui stiamo già assistendo in questo conflitto… All’inizio del conflitto, le forze di sicurezza del Mali hanno risposto alla rivolta bombardando civili tuareg, arrestando, torturando e uccidendo la gente tuareg apparentemente solo per motivi etnici. L’intervento militare rischia di innescare nuovi conflitti etnici in un paese già lacerato da attacchi contro i Tuareg e altre persone di pelle più chiara”.


http://www.amnesty.org/en/news/armed-intervention-mali-risks-worsening-crisis-2012-12-21

“Il Mali, un paese amico, crolla. Gli jihadisti avanzano verso sud, e c’è una certa urgenza.

Ma non facciamoci prendere dal riflesso condizionato della guerra per la guerra. Quest’unanimità per l’andare in guerra, questa evidente precipitazione, argomenti già sentiti sulla “guerra al terrore”, mi preoccupano. Questa non è la Francia. Dovremmo aver tratto delle lezioni dal decennio di guerre perse in Afghanistan, Iraq, Libia. Queste guerre non hanno mai costruito uno Stato forte e democratico. Al contrario, hanno rinfocolato il separatismo, il fallimento degli Stati, la ferrea legge delle milizie armate.

Non hanno permesso di sconfiggere i terroristi che sciamano nella regione. Al contrario, ne hanno legittimate di ancora più radicali.

Nessuna di queste guerre ha assicurato la pace in una data regione. Al contrario, l’intervento occidentale ha consentito a tutti di scaricare le proprie responsabilità.
Peggio ancora, queste guerre sono un ingranaggio. Ciascuna crea le precondizioni per la prossima. Sono le battaglie di una singola guerra che si sta espandendo dall’Iraq verso la Libia e la Siria, dalla Libia verso il Mali inondando il Sahara con il traffico di armi di contrabbando. Tutto questo deve finire.

Nel Mali, non esiste una sola premessa per un successo finale. Combatteremo al buio, privi di un obiettivo bellico. Arrestare la progressione jihadista verso sud, riconquistare il nord, sradicare le basi AQIM: ciascuna di queste è una guerra a parte.

Noi ci dovremo battere da soli, senza un solido partenariato maliano. La rimozione del presidente a marzo e del primo ministro a dicembre, il collasso di un esercito del Mali segnato dalle divisioni, il generale fallimento dello Stato, a cosa ci appoggeremo?

Combatteremo nel vuoto per mancanza di un forte sostegno regionale. La Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale si muove al rallentatore e l’Algeria ha espresso la sua contrarietà.

Solo un processo politico è in grado di portare la pace nel Mali.

Ci vuole una dinamica nazionale per la ricostruzione dello stato del Mali. Puntiamo sull’unità nazionale, sulle pressioni sulla giunta militare, sul processo di garanzie democratiche e dello Stato di diritto attraverso politiche di cooperazione forti.

Occorre anche una dinamica regionale, coinvolgendo l’Algeria, che ha un ruolo centrale in quell’area, e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, per promuovere un piano di stabilizzazione del Sahel.

Serve infine una dinamica politica per negoziare, isolando gli islamisti ed accordandosi con i tuareg su una soluzione ragionevole.

Come è possibile che il virus neoconservatore abbia potuto conquistare tutte le menti? No, la guerra non è la Francia. È tempo di porre fine ad un decennio di sconfitte. Dieci anni fa, in questi giorni, eravamo riuniti alle Nazioni Unite per intensificare la lotta contro il terrorismo. Due mesi dopo è iniziato l’intervento in Iraq. Da allora in poi non ho mai smesso di impegnarmi per risolvere le crisi politiche e per uscire dal circolo vizioso della forza. Oggi il nostro paese può fare da battistrada per abbandonare questo stallo bellico, se si inventa un nuovo modello di impegno, fondato sulle realtà della storia, sulle aspirazioni dei popoli e sul rispetto per la diversità. Questa è la responsabilità della Francia di fronte alla storia”.

Dominique de Villepin, ex primo ministro francese


http://www.lejdd.fr/International/Afrique/Actualite/Villepin-Non-la-guerre-ce-n-est-pas-la-France-585627

Autore del celebre ed “eroico” discorso contro la guerra in Iraq, che non gli è mai stato perdonato dai neocon


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/25/la-nostra-capacita-di-costruire-un-mondo-migliore-buon-natale/

“La questione della guerra è entrata prepotentemente dentro la campagna elettorale. Si è aperta un’interessante dialettica fra Sel e il Pd, quest’ultimo immediatamente pronto a sostenere Hollande e a rendersi disponibile per un’avventura italiana. In effetti che non si tratterà di una marcia trionfale se ne è accorto anche Il Sole 24 Ore che dedica al tema l’editoriale di oggi firmato da Vittorio Emanuele Parsi (docente alla Cattolica di Milano, se non ricordo male): “Le guerre inutili dell’Occidente“, un articolo e un titolo sorprendenti per il luogo dove sono collocati. Come giustamente scrive Parsi: “più diventavamo consapevoli della insufficiente efficacia dello strumento militare e più ci abbiamo fatto ricorso: in parte perchè le circostanze lo consentivano in virtù della nostra straordinaria superiorità logistica e tecnologica; in parte perchè non sapevamo che altro fare in assenza di un altrettanto rampante superiorità politica”. Eh già, proprio così: l’Europa come soggetto politico non esiste”.

Alfonso Gianni, 18 gennaio 2013

“Sono deluso dalle potenze occidentali. Adesso, ad esempio, c’è la Francia che si è impegnata in Mali. Vorrei chiedere: qual è lo scopo reale del coinvolgimento militare, adesso, della Francia? È ancora una ri-colonizzazione? … Quando vedo interventi di altri Paesi europei, quando si decide – ad esempio – che non si daranno più aiuti finanziari a questo Paese, non si concederà più questo o quell’intervento, io mi domando: è proprio per fare fronte a quella crisi, oppure per creare una situazione molto più difficile, di dipendenza sempre maggiore dall’Europa?”

Charles Palmer-Buckle, arcivescovo di Accra, capitale del Ghana


http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“L’intervento francese sa molto di un’ennesima ingerenza di tipo neo-colonialista. Personalmente non lo vedo molto di buon occhio. E penso che non riusciranno a sconfiggere i terroristi.  Forse, però, anche noi, come Chiesa del Mali, avremmo dovuto fare molto di più in questi anni per mettere in guardia le autorità, far pressione sulle forze più moderate, denunciare le violazioni dei diritti umani e i molti traffici di cui tutti sapevano, ma pochi parlavano”.

padre Alberto Rovelli, per vent’anni missionario dei Padri Bianchi in Mali


http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“Quando si entra in un conflitto, si accendono dei fuochi che poi non si possono spegnere. E se la cura fosse peggiore del male? Il Burkina Faso e l’Algeria sono particolarmente restii all’idea di un intervento militare e sono due paesi estremamente importanti in quell’area. Senza un loro coinvolgimento le difficoltà si moltiplicheranno. Non sarà un intervento militare a risolvere la questione dell’unità del Mali, soprattutto quando si vede che il Mali è uno stato al collasso. Prendere il controllo del Nord senza che vi sia alcun fattore di disciplinamento equivale a fondare l’intera impresa sul vuoto”.

Rony Brauman, già presidente di Medici Senza Frontiere – Francia, attuale direttore di ricerca presso la Fondazione Medici Senza Frontiere


http://www.journaldumali.com/article.php?aid=5513

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In Mali per ragioni umanitarie

“È la Françafrique, termine divenuto peggiorativo per la penna di François-Xavier Verschave, che la denunciò nel 1998 come organizzazione criminale segreta incistata nelle alte sfere della politica e dell’economia transalpina. Basata sulla corruzione, sui rapporti personali con questo o quel dittatore/padrone (franco)africano, sugli interessi dei “campioni nazionali” dell’industria transalpina, specie nel settore energetico e minerario. Una macchina da soldi, infatti ribattezzata France-à-fric da giornalisti malevoli.

Sarkozy prima e Hollande poi hanno preso le distanze dalla Françafrique, ma chiunque voglia vederle ne trova ancora forti tracce nei territori africani già inglobati nell’impero tricolore. Vi restano anzitutto i privilegi della grande industria, che incarna interessi strategici irrinunciabili (per esempio, lo sfruttamento dell’uranio nigerino da parte di Areva, vitale per la produzione energetica nazionale).

Parigi non rinuncia al ruolo di gendarme nella “sua” Africa – anche oltre, come dimostra il caso libico. Nel Continente nero restano schierati in permanenza circa 7.500 soldati francesi. Nel solo teatro maliano, il ministero della Difesa prevede di impegnarne a breve 2.500, e forse non basteranno per evitare l’insabbiamento della missione antiterrorismo. Certo, l’epoca dell’“unilateralismo” è passata, oggi Parigi cerca (e talvolta non trova) il sostegno degli alleati occidentali e dei paesi africani più vicini alle zone di crisi.

Più che una scelta, il “multilateralismo” – ossia l’impiego di risorse altrui per fini propri, o almeno il tentativo di farlo – è una necessità. Alla fine, quel che conta è proteggere il rango dell’Esagono nel mondo, la grandezza della Francia. Anche per questo, nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima”.

Lucio Caracciolo


http://temi.repubblica.it/limes/quel-che-resta-del-colonialismo/41614

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“Mali, la guerra per l’uranio. Nell’area vi sono le più importanti riserve mondiali di uranio, oltre a petrolio e gas”.


http://www.peacelink.it/conflitti/a/37528.html

“I movimenti tuareg laici e progressisti sono stati marginalizzati, in particolare a causa dell’ascesa del gruppo salafita Ansar Dine. Potente e abbondantemente armato, quest’ultimo si è alleato con il gruppo islamico di Al Qaida nel Magreb (Aqmi), presentando un rischio sempre più evidente per le attività francesi di estrazione dell’uranio nel Nord del Niger. La Francia ha sostenuto con grande costanza i governi corrotti che si sono succeduti in Mali, portando a un indebolimento dello stato. È probabilmente questo crollo che ha condotto i gruppi islamisti a incalzare e ad avanzare verso Bamako.

Similmente, la Francia ha mantenuto da 40 anni il potere in Niger, in uno stato debole e dipendente dall’antica potenza coloniale e dalla sua compagnia di estrazione dell’uranio, la Cogéma, ora Areva. Mentre i dirigenti nigerini cercano di controllare in qualche modo ciò che Areva fa, la Francia riprende il controllo con il suo intervento militare.

I recenti movimenti di gruppi islamisti non hanno fatto altro che precipitare l’intervento militare francese che era in corso di preparazione. Si tratta indubbiamente di un colpo di forza neo-coloniale, anche se le forme sono state rispettate con un opportuno appello di aiuto del Presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla visto che lui è in funzione in seguito al colpo di stato che ha avuto luogo il 22 marzo 2012″.


http://www.peacelink.it/conflitti/a/37532.html

“Per il momento, non vogliono testimoni nè giornalisti pullulando nella zona del conflitto. Non vi chiedete per caso perchè non avete ancora visto nessuna immagine di quello che sta succedendo sul terreno? Dove sono le vittime? I feriti? Gli edifici bombardati? Le truppe in combattimento?

Le ragioni possono essere molteplici e sicuramente si può pensare che si stia cercando di evitare che si producano nuovi sequestri o di garantire la nostra sicurezza. Ma il risultato è solo uno: si sta occultando la possibilità di informare, e pertanto, si sta attaccando la libertà di stampa, e la verità. Ricordo una frase che ho imparato all’università (credo che non sia stato al bar, ma non ne sono sicuro), e diceva che “nelle guerre la prima vittima è la verità”. E in questa, come in altre, si corre lo stesso rischio se non arrivano presto i giornalisti al fronte.

E se il problema è la nostra sicurezza, solo aggiungo che ognuno dei giornalisti presenti in Mali è cosciente dei pericoli che può o che vuole assumere, e ognuno arriverà fino a dove gli sembri ragionevole nel suo desiderio di informare nella maniera più veridica e adeguata. Quello che voglio dire è che siamo persone adulte. Quello che voglio dire è che non mi piace che mi si limiti nel mio dovere di informare. E che i miei rischi sono miei, e solo miei. Non so come voi la vedete”.


http://www.peacelink.it/conflitti/a/37538.html

Quando i tedeschi capiranno che la Merkel li ha truffati…

produzione-industriale-pil-germania

A dispetto di quel che la troika e i media vorrebbero far credere alla gente comune, chi possiede una formazione macroeconomica e sociologica sa che la Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla (N.B. è il terzo conflitto mondiale che perde a causa dell’egoismo e della superbia della sua classe dirigente, oltre che della cieca fiducia della popolazione nei confronti dei loro leader – altro che Guinness dei Primati). Forse l’unico che aveva qualche possibilità di trarla d’impaccio era Frank-Walter Steinmeier, ma sarà Peer Steinbrück a cercare di rispedire a casa la nefasta Angela Merkel (uno sfidante che neppure in caso di vittoria riuscirà ad essere sufficientemente audace – i banchieri tedeschi non approverebbero).

La produzione industriale tedesca nel mese di dicembre 2012 ha evidenziato un calo congiunturale pari allo 0,3%.


http://www.borse.it/articolo/ultime/Germania_produzione_industriale_inferiore_alle_attese_degli_analisti_387840

Ci sarà una nuova frenata del prodotto interno lordo tedesco nel 2013.


http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Germania-taglia-stime-Pil-2013-2014/16-01-2013/1-A_004458030.shtml

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Euro, sette balle sui tedeschi

  1. L’euro ha privato la Germania del marco e la convivenza con valute più deboli è stata un handicap.
  2. La maggiore competitività della Germania è dovuta al fatto che i tedeschi lavorano più degli altri.
  3. La Germania ha i conti in ordine.
  4. La Germania ha pratiche fiscali trasparenti.
  5. Anche la Germania sta pagando la crisi del debito, per questo vuole mettere ordine.
  6. Per la Germania è inaccettabile che l’Unione europea diventi un’Unione di trasferimenti (Transferunion).
  7. In Germania l’argomento che Hitler abbia preso il potere dopo l’iperinflazione degli anni Venti impedisce di accettare l’idea di una Bce libera di muoversi, per timore che crei inflazione.

Qui una migliore approssimazione alla verità:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/piazza-grande-euro-sette-balle-sui-tedeschi/180063/

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Nel mese di dicembre, c’erano 2,8 milioni di persone registrate come disoccupate, 88.000 in più rispetto a novembre.

“Nel settembre 2010 7.300.000 tedeschi, cioè a dire un dipendente su cinque, erano relegati nel girone dei “mini-job” – un aumento di 1,6 milioni rispetto al 2003. Il numero di lavoratori che accettavano “mini-jobs” in aggiunta all’impiego principale per far quadrare i conti è quasi raddoppiato da 1,3 milioni nel 2003 a 2,4 milioni nel 2010. Circa due terzi di questi “mini-cottimisti” sono donne.

[…].

Dei 41 milioni impiegati nel 2011, poco più di 29.000.000 avevano un lavoro regolare, mentre il resto era costituito da lavoratori autonomi o in “mini-jobs”. I salari reali sono rimasti stazionari dal 1990 e diminuiti del 2,9% tra il 2004 e il 2011. Il numero di lavoratori poveri è in crescita e la disuguaglianza nei redditi sta crescendo più rapidamente in Germania che in qualsiasi altra economia occidentale.

[...].
Né la crescita del PIL tedesco nel primo decennio del secolo conferma la convinzione che la deregolamentazione del mercato del lavoro è la chiave per la crescita. Con il secondo tasso di crescita più basso (di circa il 1,7%) nella zona euro tra il 1999 e il 2008, non c’è davvero molto da dire di positivo sul famoso modello economico tedesco”.


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/aug/21/mini-jobs-germany-britain

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Nel 2000 l’economia tedesca è stata salvata da un gigantesco bail-out da parte della Banca Centrale Europea, in seguito all’esplosione della bolla speculativa precedente, quella della cosiddetta “New Economy” (cf. Richard Koo, capo-economista dell’Istituto di Ricerca Nomura, la più grande agenzia di consulenza giapponese nel settore IT, intervistato da Joe Weisenthal, Business Insider, 19 giugno 2012).

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La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) ha certificato che la Germania e la Grecia hanno ricevuto lo stesso sostegno finanziario nel corso della crisi, almeno fino al 2012:

Nei milioni di parole scritte sulla crisi del debito in Europa, la Germania è in genere presentata come l’adulto responsabile e la Grecia come il figliol prodigo. La prudente Germania, dice la storia, è riluttante a salvare la Grecia scroccona, che ha preso in prestito più di quanto poteva permettersi e ora deve subire le conseguenze. Vi sorprenderebbe sapere che in Europa i contribuenti hanno fornito alla Germania lo stesso sostegno finanziario offerto alla Grecia? Lo suggerisce un esame dei flussi monetari Europei e dei bilanci delle banche centrali

Bloomberg, Hey, Germany: You Got a Bailout, Too”, 24 maggio 2012).

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Nessuno ha raccontato ai tedeschi che molte delle misure adottate sinora non servivano per salvare i “fannulloni” greci o spagnoli ma per salvare i sistemi bancari tedesco e francese (che detenevano molti titoli di questi paesi, ndr). Molti dei finanziamenti alla Grecia non sono mai arrivati ad Atene, hanno semplicemente fatto un giro da Francoforte a Francoforte.

Giovanni Dosi, economista della Scuola Superiore Sant’Anna e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz alla Columbia University, 28 luglio 2012

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Il capitale di Deutsche Bank ammonta a poco meno del 2,5% rispetto agli assets della banca. Che è come dire che perdite del 3% sul totale del portafoglio della banca sarebbero più che sufficienti ad azzerare il capitale della banca. Ossia a farla fallire. Né più né meno di quanto è successo a Lehman Brothers, la banca d’affari americana fallita nel 2008.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/la-morte-delle-cicale-che-si-spacciavano-per-formiche-deutsche-bank-agonizzante/

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“Sfruttando gli alti livelli di disoccupazione (8%-10%) e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazione delle imprese, il governo mette a punto un piano di liberalizzazione sfrenata dei contratti di lavoro e riduzione delle tutele sindacali: dal 2003 al 2009 i salari reali dei lavoratori tedeschi corretti all’andamento dell’inflazione e al costo medio della vita scendono del -6% (guarda grafico sotto, dove i salari italiani rimangano stabili mentre quelli tedeschi scendono proprio in concomitanza con l’introduzione dell’euro nel 2002).

[…].

un’altra stupidaggine che viene spesso ripetuta da politici ed economisti di regime (ribadiamo sia di destra che di sinistra che di centro, per par conditio) è che la Germania ha potuto creare questi enormi surplus delle esportazioni perché è riuscita a penetrare nei mercati dei paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in Cina in particolare. Ma se esaminiamo la tabella sotto vediamo che la situazione è ben diversa da ciò che ci raccontano: dal 1999 al 2007 il maggiore incremento delle esportazioni di beni è avvenuto verso i paesi europei (66%, di cui il 32% solo nei paesi PIIGS), mentre il saldo fra esportazioni e importazioni nei paesi BRICS è diminuito del -2% (di cui il -8% per la Cina, che esporta in Germania più di quello che importa).

[…]

A differenza invece della Cina, che è una vera locomotiva per la sua area perché risulta quasi sempre in deficit commerciale con i paesi limitrofi e accumula i suoi enormi surplus con il resto del mondo, facendo da volano per un intero continente: quindi paragonare la Germania alla Cina è fuorviante e sbagliato, perchè la Cina consente lo sviluppo delle economie dei paesi confinanti e non li soffoca o li indebita come ha fatto la Germania in tutti questi anni con i paesi della periferia europea”.


http://vocidallestero.blogspot.it/2012/02/la-germania-non-e-mai-stata-la.html

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“La Germania ha un indice di Gini (misura la distribuzione del reddito in una scala da 0 -massima distribuzione- a 1 -massima concentrazione-, ndr) tra i più alti del mondo: 0,8. Un Paese sull’orlo dell’esplosione sociale, dove a 5 milioni di persone sono corrisposti 500 euro al mese per 15 ore di lavoro la settimana, e il 22% dei lavoratori dipendenti, soprattutto operai, riceve meno della metà del salario mediano…Il fatto straordinario è che le banche oggi hanno convinto i governi che andavano salvate per la seconda volta. In meno di tre anni il debito pubblico europeo è aumentato del 20%. A partire dal 2008 si sono dissanguati i bilanci pubblici per salvare le banche. I tedeschi si sono trovati con miliardi di debiti. L’istituto Hypo Re è costata ai tedeschi 142 miliardi di euro: troppo grande per fallire, avrebbe trascinato con sé milioni di piccoli risparmiatori”.


http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_stampa.php?intId=3667

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“…a fine novembre la stampa tedesca ha svelato che il Governo aveva grossolanamente truccato la versione definitiva dello «Studio sulla ricchezza e la povertà», una pubblicazione ricorrente del ministero del Lavoro. La prima bozza del documento denunciava senza mezzi termini i «rischi sociali» di una «ricchezza privata ripartita in modo iniquo», all’interno di una situazione in cui i salari alti continuano a crescere mentre quelli bassi si abbassano. Tutti questi dettagli sono scomparsi nella versione definitiva, secondo una procedura definita come «prassi» dal portavoce della cancelliera Ángela Merkel. Stando ai dati contenuti nel documento, il 10% della popolazione tedesca possedeva nel 2008 il 53% del ricchezza nazionale netta, mentre dieci anni prima la percentuale era solo del 45 per cento. La metà dei tedeschi possiede invece appena l’1% del patrimonio nazionale. La ricerca evidenzia che tra il 2007 e il 2012 il patrimonio complessivo dei tedeschi è cresciuto di 1.400 miliardi di euro, ma dietro questa cifra si nasconde «una ripartizione molto disuguale». Particolarmente sbilanciata risulta essere l’evoluzione dei salari: mentre per quelli più alti si è riscontrata «una tendenza positiva di crescita», per il 40% dei tedeschi al netto dell’inflazione si è constatato un arretramento. «Una tendenza del genere dei redditi è contraria al senso di giustizia sociale della popolazione», secondo quanto denunciava la bozza originale dello studio”.


http://www.linkiesta.it/germania-poverta#ixzz2HyWFcPml

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Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla periferia dell’eurozona, i paesi centrali hanno subito un tracollo? La Bundesbank ha ridotto le sue previsioni per la crescita del PIL tedesco nel 2013 allo 0,4%, mentre la Banca Centrale dei Paesi Bassi prevede per quest’anno una contrazione del PIL olandese pari allo 0,5% e un’ulteriore contrazione nel 2014.  Sembra quindi che la crisi dell’eurozona stia entrando nel terzo stadio (Ashoka Mody, già capo missione del FMI in Germania e Irlanda).


http://keynesblog.com/2013/01/18/il-terzo-stadio-della-crisi-europea-ora-tocca-anche-alla-germania/#more-3004

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Un tedesco su cinque si trova in una situazione di povertà o esclusione sociale; il ceto medio è in continua contrazione (verso il basso); scarsa mobilità sociale verso l’alto; boom immobiliare da panico finanziario che si risolverà inevitabilmente in un bolla devastante (come negli USA, in Spagna o in Cina); dumping salariale con minijobs e midjobs pagati una miseria che deprimono i consumi interni (la Germania, con il 22,2 % ha la quota più alta di lavoratori con un basso salario di tutta l’Europa occidentale); disoccupazione prevista in crescita; pensionati che emigrano in massa verso i paesi PIIGS (colmo dell’ironia!!!) perché non si possono permettere di vivere decentemente in patria; un sistema bancario estremamente esposto con un governo che cerca in tutti i modi di evitare che si scoperchi il marcio nascosto nelle Sparkassen, Landesbanken e Volksbanken; una politica europea arrogante e spietata che si sta ritorcendo contro le sue esportazioni.

FONTE:
http://vocidallagermania.blogspot.it/

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La crisi Euro per la Cancelliera rappresenta una possibilità, limitata nel tempo, durante la quale i nostri vicini di casa saranno disponibili a fare le riforme. C’è da meravigliarsi se Merkel si è opposta ai tentativi di disinnescare l’Eurocrisi attraverso una politica attiva della BCE? No, la strategia di Merkel è quella che Naomi Klein chiamerebbe Shock Doctrine – l’uso di una crisi per far passare riforme che non sono volute né dai parlamenti né dal popolo. A Davos su questo punto si è espressa in maniera ancora piu’ chiara:

“L’esperienza politica ci dice che spesso per ottenere riforme strutturali è necessario esercitare pressione. Ad esempio anche in Germania i disoccupati sono dovuti arrivare fino a 5 milioni, prima di ottenere la disponibilità all’attuazione delle riforme strutturali. La mia conclusione è questa: se l’Europa oggi è in una situazione difficile, è necessario introdurre riforme strutturali, affinché domani si possa vivere meglio”.

Se Angela Merkel e il suo pubblico a Davos potranno vivere meglio con le loro “riforme strutturali”, resta una questione aperta. Milioni di tedeschi, che vivono di Hartz IV oppure sono occupati con un basso salario (Niedriglohnsektor),  vedono la questione in maniera diversa. Se si considera l’effetto negativo del settore a basso salario sulla struttura salariale complessiva, si puo’ dire che le riforme hanno avuto un solo risultato: a pochissimi oggi va molto meglio, e a tantissimi oggi va molto peggio. I rappresentanti di questa grande maggioranza purtroppo non erano presenti a Davos. Quale ironia della storia, il predecessore di Merkel,  Schröder, aveva candidamente presentato 8 anni prima le motivazioni delle sue riforme strutturali esattamente nello stesso luogo:

“Dobbiamo e abbiamo già liberalizzato il nostro mercato del lavoro. Abbiamo dato vita ad uno dei migliori settori a bassa salario in Europa”. Gerhard Schröder durante il suo discorso del 28.01.2005 al World Economic Forum di Davos.

Schröder puo’ essere orgoglioso del suo successore e della sua sorella nello spirito. Quello che Schröder ha applicato in Germania, sarà applicato da Merkel in tutta Europa:

“Come possiamo essere sicuri di poter raggiungere nei prossimi anni una coerenza in termini di competitività anche all’interno dell’Unione monetaria? E a tale proposito non considero un livello di competitività medio, piuttosto una competitività misurata dal fatto che avremo accesso ai mercati mondiali (…) Io immagino – e di questo stiamo parlando nell’Unione Europea – che sottoscriveremo un patto analogo al Fiskalpakt, con il quale gli stati membri si impegneranno ad aumentare il proprio livello di competitività su determinati punti che in questi paesi non raggiungono un livello sufficiente. Si tratterà di temi come il cuneo fiscale, il costo del lavoro per unità di prodotto, le spese per la ricerca, le infrastrutture e l’efficienza amministrativa”.

L’Europa dovrà quindi seguire il modello tedesco, tagliare lo stato sociale e comprimere il costo del lavoro. L’Europa perde quindi credibilità in quanto mercato e sceglie invece di impegnarsi in una competizione sui salari con i paesi in via di sviluppo [FOLLIA!, NdR]. La cancelliera ha inoltre chiarito che cosa intende per armonizzazione a livello europeo dei costi del lavoro per unità di prodotto.  La Germania, secondo il messaggio di Merkel, avrebbe fatto tutto bene. Cosi la Cancelleria di Berlino ha pubblicato in rete il discorso di Merkel con il titolo provocatorio: “I migliori come esempio”. Quindi siamo i migliori, eh sì.

[…].

Per raggiungere i suoi obiettivi, procede mano nella mano con la Commissione Europea. Qualcuno si meraviglia che gli europei siano stanchi di questa Europa? Un Europa che serva solo a limitare la democrazia, la sovranità e la partecipazione degli europei non ha futuro e nessuna ragione di esistere. Se gli europei vogliono salvare l’Europa e il pensiero europeo, devono liberarsi da questo abuso.  Devono sfidare Merkel. E’ arrivato il momento, nonostante tutto!


http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/01/i-migliori-come-esempio-angelina-davos.html

Un voto utile è un voto contro Montgomery Burns (contro la superbia delle pecore)

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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Chissà poi dov’erano le alte e basse toghe che ora si stracciano le vesti per la candidatura di Ingroia quando entrarono in politica Violante, Ayala, Casson, Maritati, Mantovano, Nitto Palma, Cirami, Carrara, Finocchiaro, Carofiglio, Della Monica, Tenaglia, Ferranti, Caliendo, Centaro, Papa, Lo Moro, su su fino a Scalfaro. E dove spariscono quando si tratta di dedicare a Grasso le critiche riservate a Ingroia. Se poi Ingroia deve espiare la colpa di aver indagato su mafia e politica, di aver fatto condannare Contrada, Dell’Utri, Inzerillo, Gorgone e di aver mandato alla sbarra chi trattò con i boss che avevano appena assassinato Falcone e Borsellino, lo dicano. Così almeno è tutto più chiaro.
Marco Travaglio

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Ingroia non è il mio leader ideale – vorrei un politico di razza con una certa preparazione sociologica ed economica -, il manifesto di Rivoluzione Civile non è come l’avrei voluto, l’uso di fumetti e di slogan è troppo grillino per i miei gusti, la composizione delle liste ha risentito fin troppo degli accordi pregressi e molto poco dell’esigenza di cambiamento (resto però dell’idea che la “società civile” debba partecipare ed influenzare le decisioni politiche, non certo governare).
Voterò comunque per RC, perché Ingroia vorrebbe candidare alla presidenza della Repubblica uno dei miei miti, Gustavo Zagrebelsky, perché in due mesi non si possono fare miracoli, perché da qualche parte bisogna pur cominciare, perché in futuro le forze del cambiamento (e quindi anti-liberiste) di Sel e M5S (e forse del PD?) convergeranno con RC e nascerà qualcosa di nuovo ed importante, sulle ceneri di RC (che non credo abbia un futuro, nella forma attuale). Il mio voto è un seme.

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Monti mente sull’Italia salva – un editoriale del Financial Times di questi giorni è arrivato a paragonarlo al cancelliere incapace (o criminale?) che ha spianato la strada a Hitler (!)  –, Bersani mente sugli F-35 (e su mille altre cose), il 45% di chi si recherà alle urne li voterà nell’assoluta convinzione che siano dei galantuomini che stanno sistemando le cose.

Quant’è straziante quest’ineluttabile disastro?

Mi ricorda un film in cui c’era un treno lanciato a tutta velocità su un binario morto, d’inverno, in Alaska, con gli antagonisti (direttore del carcere ed evaso) consci della loro morte imminente.

Perché devo finire nell’abisso anch’io con la mia famiglia, assieme a milioni di ebeti?

Quando si sveglieranno le pecore dalla loro ovina superbia?

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Matteo Pucciarelli, “Al di là del nostro pregevole ombelico”, l’Espresso

“C’è uno sport che va di moda, ma parecchio di moda, in questi ultimi giorni. Spalare merda su Rivoluzione Civile. Da destra, da sinistra, dal centro, da sopra e da sotto. È uno spasso. «C’è il fascista al Senato in Sicilia», «c’è la guardia!», c’è quello che voleva il Tav, c’è uno che è andato al funerale del brigatista (non si ricordano proteste particolari per i partecipanti ai funerali di Pino Rauti), c’è l’altro che nell’88 non portò la busta della spesa alla vecchietta del piano di sotto. Tra qualche giorno ci racconteranno che Ingroia porta due calzini per piede, e che quindi probabilmente in un’altra vita era un dittatore sanguinario.

Fra le altre cose alcune critiche sono pure condivisibili, non a caso molto umilmente ne avevo scritto qualcosa su questo spazio. Ma da qui ad additare Ingroia e gli altri come pericolosi mitomani nemici della nostra civiltà ce ne passa. Forse occorre spostare l’occhio dal nostro pregevole e delicato ombelico, volare un po’ più in alto e osservare la realtà che ci circonda. Che è questa:

- C’è un centrodestra che ricandida i Razzi e gli Scilipoti, e tra un Cosentino amico dei casalesi e un deputato eletto con l’Idv che passa dall’altra parte perché comprato ci saranno pure differenze di ordine penale, ma non morale. Sono due diversi tipi di indegnità. Ma di indegnità si tratta. E non perdetevi le performance dei Minzolini – candidato al secondo posto in Liguria -, gente capace di farsi le vacanze pagate coi soldi di tutti e poi fare la morale sulla meritocrazia marchionnista agli operai di Mirafiori o Pomigliano. Senza scordare le cricche, gli affaristi, gli abusi di potere, le P3 e P4, lo sfregio più totale del convivere civilmente, del buonsenso e della ricerca della verità;

- C’è un centro perfetto portatore del classismo un po’ cialtrone all’italiana. I padroni del vapore che magnavano a destra prima e che magnano al centro adesso, quei bigotti che si scandalizzano al solo pensiero di una coppia di fatto e che però se la Chiesa non paga le tasse cosa c’è di male?, i capitani coraggiosi coi soldi degli altri, i sacerdoti moderni del neoliberismo che davanti a previsioni sbagliate e spacciate per bibbia non sanno cosa rispondere, se non con gli stessi slogan: “competitività”, “è colpa dell’articolo 18″, “sinistra conservatrice”, “continuare su questa strada”. Parole senza alcun senso, senza nessuna attinenza con la realtà. Cosa vogliono dire davvero? Non lo spiegano mai;

- C’è un centrosinistra che ha già detto che comunque vada governerà con il centro. Per fare cosa? Giorni fa ospite a Ballarò c’era un socialdemocratico olandese che spiegava: «In Italia voterei Bersani, porterà avanti le riforme», e ossessivamente ripeteva quella parola: “riforme”. Ma “riforme” cosa significa? Come quella delle pensioni? Come quella dell’articolo 18? Come quella lasciata a metà delle province? Qualcosa lo sa? Qualcuno lo ha capito? E se un giorno Vendola si azzarda a toccare la parola equità, il giorno dopo Bersani si sente costretto a tranquillizzare che nessuna patrimoniale verrà fatta. È vita questa? No dico, in futuro ci dovremo di nuovo prendere in giro sulla guerra, sul lavoro, sui diritti civili e sociali? Un film già visto, e rivisto, ricordi poco edificanti e una lezione che viene di volta in volta dimenticata: quando la sinistra non fa la sinistra non scalda i cuori, perde identità e consensi;

- C’è un «né destra né sinistra ma in alto» che sputa rabbia e a ragione, ma nel farlo butta tutti dentro un calderone e solidarizza con i fascisti e poi ci spiega che i sindacati non servono, e insomma non si capisce come sia possibile generalizzare, o tutti buoni o tutti cattivi. Strizza l’occhio alla generale indignazione ma senza illustrare le ragioni e i perché dello sfacelo attuale, e non ci dice una parola sulle disuguaglianze crescenti, sui danni prodotti da un modello di pensiero e pure economico (l’individualismo), e poi comunque “vaffanculo” è semplice e arriva dritto al punto ma dopo che ti sei sfogato tutto resta com’è;

- Il quadro è questo. Le liste di Rivoluzione Civile erano perfettibili, ma se il Porcellum esiste ancora non è certo grazie a Ingroia, né a Ferrero, Di Pietro, Diliberto e Bonelli (su cinque, quattro di loro negli scorsi cinque anni sono stati fuori dal Parlamento). I partiti sono perfettibili, ma ricordo che agli scioperi generali indetti dalla Cgil e dalla Fiom le loro bandiere le ho viste e i loro pullman pure. Il programma invece parla chiaro, ed è il motivo per cui, magari, da domani si può cominciare a pensare che dopotutto c’era davvero bisogno di qualcuno che parlasse fuori dal coro”.

Matteo Pucciarelli

(22-01-2013)


http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/22/matteo-pucciarelli-al-di-la-del-nostro-pregevole-ombelico/

Cosa si può fare con i guadagni di 1 anno dei 100 uomini più ricchi del mondo?

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Nel 2010 le Forbes Global 2000, assieme, avevano un fatturato di 32mila miliardi di dollari (il PIL mondiale era di 60mila miliardi di dollari).

“Il costo della disuguaglianza: come l’estrema polarizzazione di ricchezze e redditi ci danneggia tutti”, rapporto Oxfam, 18 gennaio 2013

“Negli ultimi 30 anni la disuguaglianza è cresciuta drammaticamente in molti paesi. Negli Stati Uniti la quota di reddito nazionale che va al 1% più ricco è raddoppiata, dal 1980, dal 10 al 20%. Per lo 0,01% è addirittura quadruplicata, a livelli mai visti prima. A livello globale, per l’1% (60 milioni di persone), e in particolare per l’ancora più ristretto 0,01% (600.000 persone – ci sono circa 1200 miliardari in tutto il mondo), gli ultimi trenta anni sono stati un periodo di incredibile abbuffate. Un fenomeno che non si limita agli Stati Uniti, o anche ai paesi ricchi. Nel Regno Unito la disuguaglianza sta rapidamente tornando a livelli che non si vedevano dai tempi di Charles Dickens. In Cina il 10% ora porta a casa quasi il 60% del reddito complessivo. I livelli di disuguaglianza cinesi sono ormai simili a quelli del Sud Africa, che è il paese più iniquo sulla terra, molto più rispetto alla fine dell’apartheid. Anche in molti dei paesi più poveri la disuguaglianza si è rapidamente accresciuta.

Globalmente i redditi dell’1% più ricco sono aumentati del 60% in 20 anni. La crescita del reddito per lo 0,01% è stata ancora più consistente.

A seguito della crisi finanziaria, il processo si è accelerato, con l’1% che ha incrementato ulteriormente la sua quota di reddito. Il mercato dei beni di lusso ha registrato una crescita a due cifre ogni anno, dopo l’inizio della crisi. Che si tratti di una vettura sportiva o un super-yacht, caviale o champagne, non vi è mai stata una tale richiesta dei beni di lusso più costosi.

Il FMI ha dichiarato che la disuguaglianza è pericolosa, produce divisioni e potrebbe portare a rivolte sociali. I sondaggi mostrano che l’opinione pubblica è sempre più sensibile alla crescente disuguaglianza in molti paesi, e ciò riguarda tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento politico.

[…]

I 100 miliardari più ricchi del mondo hanno aggiunto 240 miliardi di dollari alle loro ricchezze nel 2012 – un quarto di quella cifra sarebbe sufficiente a porre fine alla povertà estrema nel mondo. La crescita nei paesi più egalitari è molto più efficace nel ridurre la povertà. Le ricerche effettuate da Oxfam hanno dimostrato che, per via delle sue gravi disparità, in Sud Africa, anche con una sostenuta crescita economica, un milione di persone in più saranno spinte verso una condizione di miseria entro il 2020, se non si prenderanno delle contromisure.

Le parole del vecchio adagio ‘soldi uguale potere’ indicano che nelle società più disuguali la democrazia è più a rischio. Questo potere può essere esercitato legalmente, con centinaia di milioni spesi ogni anno, in molti paesi, per fare lobbismo politico (corruzione legale), o illegittimamente per corrompere il processo politico e comprarsi il processo decisionale democratico.

[…]

I membri dell’élite hanno più probabilità di ricoprire posizioni politiche prominenti o altri alti uffici, rafforzando le disuguaglianze. I loro figli hanno più possibilità di essere almeno ricchi quanto lo sono i loro genitori, il che significa che le disparità intergenerazionali aumentano. La disuguaglianza è stata ricollegata ad una pluralità di problemi sociali, quali la violenza, la malattia mentale, la criminalità e l’obesità.

Fondamentalmente la disuguaglianza ha dimostrato di essere non solo un male per i poveri nelle società disuguali, ma anche per i ricchi. Le persone più ricche sono più felici e più sane se vivono in società più uguali.


http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/cost-of-inequality-oxfam-mb180113.pdf

Oscar Giannino c’è o ci fa? – chi lo vota danneggia gli Italiani e l’Italia?

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NOTA PRELIMINARE: Sarebbe sbagliato trattare con sufficienza il fenomeno Giannino, che è un fenomeno degno di nota.

Perché Giannino & co. sono così ansiosi di poter svendere il patrimonio strategico pubblico agli stranieri? C’è un conflitto di interessi in gioco? Chi vota “Fare per fermare il declino” vota contro l’Italia e gli Italiani senza esserne consapevole?

Se lo chiede l’economista Luciano Priori Friggi – con rara eleganza e rispetto, se messo a confronto con il livello del dibattito elettorale in corso – a proposito delle attività di Michele Boldrin, inossidabile partner intellettuale e politico di Oscar Giannino.


http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2013/01/28/michele-boldrin-ha-un-conflitto-di-interesse/

L’inadeguatezza e distruttività del programma economico e politico di Giannino per una grande nazione come l’Italia:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-programma-politico-di-oscar-giannino-alcune-obiezioni-tra-le-tante/

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Il mondo ideale privatizzato di Oscar Giannino è quello in cui tutti si comportano come un idraulico e arrivano quando si LIBERANO (non esiste un settore pubblico al servizio della comunità). E’ quello in cui c’è sempre qualcuno che compra e la crescita è illimitata. E’ quello in cui gli egoismi privati beneficiano la collettività, sempre (es. il suo vecchio sodale Berlusconi?), e quelli collettivi beneficiano il genere umano, sempre (es. Germania e Unione Europea?).

Nel mondo ideale di Oscar Giannino non esiste una comunità, esiste solo una moltitudine di contratti tra individui. Il mondo ideale di Oscar Giannino è un mondo per ricchi psicopatici o sociopatici, il tipo di mondo che scatena le rivoluzioni.

Oscar Giannino (“Fare per Fermare il Declino”), come Guglielmo Giannini (“Fronte dell’Uomo Qualunque”), è il sintomo di una società confusa, che vuole cambiamento e lo vuole subito, ma non sa bene a che santo votarsi. Non che lo sappia io – le soluzioni si trovano insieme, chi te le “regala” vuole fotterti -, ma penso di sapere almeno cosa non voglio. Il mondo ideale di Oscar Giannino (Sandy Springs) assomiglia troppo a Nea So Copros (cf. Cloud Atlas) per i miei gusti.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/

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Djannino unchained

OSCAR GIANNINO E IL NEOLIBERISMO EUROPEO

“Non c’è solo la Germania, a indicare la via della crescita nel rigore attraverso l’alta produttività della manifattura e dell’export. Il segnale che viene da Londra è di grande speranza”.


http://www.chicago-blog.it/2010/10/26/ultime-da-londra-ciao-ciao-keynes/

REGNO UNITO

Riuscirà finalmente a ripartire l’economia inglese o c’è addirittura il rischio che nel 2013 si registri una terza mini-recessione?


http://marconiada.blog.ilsole24ore.com/2013/01/e-il-2013-si-preannuncia-a-passo-di-lumaca.html


http://www.guardian.co.uk/business/2013/jan/25/britain-triple-dip-recession-manufacturing

GERMANIA

A dispetto di quel che la troika e i media vorrebbero far credere alla gente comune, chi mastica di macroeconomia e sociologia sa che la Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla (ed è il terzo conflitto mondiale che perde a causa dell’egoismo e della superbia della sua classe dirigente, altro che Guinness dei Primati):


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/

Per futuri aggiornamenti sugli sviluppi tedeschi, rimando all’eccellente e meritorio
http://vocidallagermania.blogspot.it/
, che traduce le notizie principali riguardanti l’economia e la politica tedesca dal tedesco all’italiano (e lo fa molto bene).

OSCAR GIANNINO E L’ENERGIA ATOMICA

“Proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l`impatto di eventi terribilmente fuori scala… Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza: ma come si vede sono soldi ben spesi.”

Oscar Giannino, “Nucleare sicuro. È la prova del nove”, da “IL MESSAGGERO” di sabato 12 marzo 2011


http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=57358426

23 gennaio 2013 – A Fukushima ancora paura radiazioni: gli scienziati che monitorano la vita di mare nella regione hanno scoperto in un pesce catturato nei pressi della centrale, livelli di radiazione più alti di 2.500 volte rispetto al limite stabilito dal governo giapponese.


http://wwww.ansa.it/web/notizie/specializzati/energiaeambiente/2013/01/23/Trovato-Fukushima-pesce-2500-volte-piu-radioattivo-_8124734.html

2012 – l’inquinamento radioattivo arriva in California


http://abcnews.go.com/blogs/health/2012/04/10/radiation-from-japan-disaster-found-along-calif-coast/

OSCAR GIANNINO E L’EVASIONE/ELUSIONE FISCALE

“Ohimè nell’Italia di oggi l’invidia fiscale da tributi esosi si estende ormai da sinistra a destra. Il che rende ancor più necessaria la difesa dell’offshore, vero presidio di libertà che sconfiggerà sempre- non illudetevi, cari statalisti – la lega degli Stati ad alto prelievo e bassa crescita”.


http://www.chicago-blog.it/2010/10/20/viva-loffshore-abbasso-le-tasse/

OSCAR GIANNINO E SANDY SPRINGS

“Leggete qua. Sandy Springs, suburbio di Atlanta, Georgia. Nel 2005, vinte le elezioni dai repubblicani, un fan di Hayek e Reagan, Oliver W. Porter, convince i concittadini a farla finita con la vecchia concezione del potere municipale, la sua pletora di dipendenti, società pubbliche e via cantando.  Perché continuare a dare 190 milioni di dollari l’anno alla Contea di Fulton, per servizi municipali gestiti innanzitutto nell’interesse delle piante organiche dei suoi dipendenti e dirigenti a tempo indeterminato? Da allora, Sandy Springs ha fatto una scelta radicale: come un’impresa privata, il comune si è dato una mera forma societaria, come fosse un fascio di contratti. E’ diventata Priva-Topia. E ha dato tutto in outsorcing, dalla manutenzione delle strade al centralino 911 per le emergenze, dalla gestione delle licenze commerciali a quelle edilizie. Per ciascun settore gare aperte a privati, con le due società prime perdenti legate da un rapporto di immediato subentro se chi vince non offre esattamente ciò a cui si è impegnato, in termini di efficienza e contenimento di costo. Solo per polizia e pompieri i costi comparati delle gare a compagnie private hanno sconsigliato l’offerta pubblica gestita da pubblici dipendenti: ma tutti a tempo determinato, valutati su performance annuali, a cominciare dal città manager scendendo. Come vedete, si può fare eccome. 90 milioni su 190 sono la capienza finanziaria apertasi rispetto alle vecchie imposte, con un comune in forma di società privata.  Sandy Springs prospera assai più delle altre municipalità vicine che sono rimaste pubbliche, e c’è la fila per andarci a vivere rispetto alle distressed areas afroamericane della Georgia. Non è vero che non si può fare, il punto è liberarsi dello Stato tass-e-spendi!”


http://www.chicago-blog.it/2012/06/25/privatopia-esiste-come-prosperare-spellando-lo-stato-tass-e-spendi/

COME STANNO DAVVERO LE COSE A SANDY SPRINGS?

“Questa scelta ha danneggiato finanziariamente il resto della contea di Fulton? Certamente sì, sostiene l’amministratore della contea, Zachary Williams, che calcola che l’”incorporazione” di Sandy Springs, e delle città vicine che l’hanno seguita, è costata alla contea circa 38 milioni di dollari all’anno. Williams ha descritto la cifra come “significativa”, soprattutto in considerazione delle pressioni causate dalla crisi economica”.


http://www.nytimes.com/2012/06/24/business/a-georgia-town-takes-the-peoples-business-private.html?pagewanted=all&_r=0

La prospettiva di altre Sandy Springs preoccupa persone come Evan McKenzie, autore di “Privatopia: le associazioni proprietarie di immobili e la nascita del governo residenziale privato”. Il suo timore è che le enclavi ricche possano decidere di diventare quartieri fortificati (gated communities) su vasta scala, con muri che le separino da aree economicamente in difficoltà. “Si potrebbe realizzare uno scenario del tipo ‘due Americhe’”, dice. “Se permettiamo che le aree più ricche si isolino istituzionalmente, allora cosa resta da fare ai poveri? Tenersi tutta la povertà, tutti i problemi sociali e cavarsela da soli?”


http://www.nytimes.com/2012/06/24/business/a-georgia-town-takes-the-peoples-business-private.html?pagewanted=all&_r=0

I residenti, funzionari e politici di Sandy Springs sono stati in prima linea in un movimento controverso che aveva l’obiettivo di separare Sandy Springs e molti altri distretti periferici a nord di Atlanta dal resto della Contea di Fulton, per creare una nuova contea a maggioranza bianca chiamata Milton [in onore del padre del neoliberismo, Milton Friedman, quello della shock therapy, oggi applicata ai PIIGS ed all’eurozona nel suo complesso, NdR], lasciando che il resto della contea di Fulton si occupasse delle esigenze di una popolazione rimasta povera e con una base imponibile drasticamente ridotta. […].

Ad Atlanta, l’impulso verso la privatizzazione, presentato come una questione di efficienza e di responsabilità fiscale nel 2012, appare molto meno innocente in una prospettiva storica. Kruse ha mostrato molto efficacemente come i bianchi di tutta la regione, prima ad Atlanta e poi in periferia, abbiano smesso di utilizzare i servizi pubblici dopo Brown v. Board of Education [sentenza del 1954 che pone fine alla segregazione razziale negli Stati Uniti, NdR] proprio per evitare l’uso di strutture che la corte aveva ordinato che fosse desegregata.


http://metropolitanhistory.wordpress.com/2012/08/08/the-politics-of-place-and-race-in-americas-privatized-city/

OSCAR GIANNINO E AYN RAND

“Stamane con Alberto Mingardi ci siamo scambiati messaggi di esultanza, per il fondo del Sole 24 ore in cui si esalta Ayn Rand”.


http://www.chicago-blog.it/author/oscar-giannino/page/46/

Può essere a buon diritto definita la peggiore filosofia partorita nel dopoguerra. L’egoismo, si sostiene, è un bene, l’altruismo un male, l’empatia e la compassione sono irrazionali e distruttive. I poveri meritano di morire, i ricchi meritano di esercitare una potenza senza limiti. È già stata testata ed ha fallito clamorosamente e catastroficamente. Eppure la dottrina di Ayn Rand, morta 30 anni fa, non è mai stato più popolare ed influente.

Rand era russa, di famiglia benestante emigrata negli Stati Uniti. Attraverso i suoi romanzi (come “La rivolta di Atlante”) e la sua saggistica (come “La virtù dell’egoismo”), ha illustrato una filosofia chiamata oggettivismo. Questa sostiene che l’unica morale è il puro interesse personale. Non dobbiamo nulla a nessuno, neppure ai membri delle nostre famiglie. Descrive i poveri e i deboli come “rifiuti” e “parassiti” e critica aspramente chiunque cerchi di aiutarli. Oltre polizia, tribunali e forze armate, non ci dovrebbe essere alcun altro ruolo per il governo: nessuna sicurezza sociale, né salute pubblica o istruzione pubblica, infrastrutture pubbliche o trasporti pubblici, nessuna regolamentazione, nessuna imposta sul reddito.

 […]

Quella di Rand è la filosofia degli psicopatici, una fantasia misantropica di crudeltà, vendetta ed avidità. Eppure, come Gary Weiss mostra nel suo nuovo libro, “Ayn Rand Nation”, è diventata per la nuova destra ciò che Karl Marx una volta era a sinistra: un semidio a capo di un culto millenaristico. Quasi un terzo degli americani, secondo un recente sondaggio, ha letto “La rivolta di Atlante”, che ora vende centinaia di migliaia di copie ogni anno.

[…].

Non è difficile capire perché Rand piaccia ai miliardari. Offre loro qualcosa che è fondamentale per ogni movimento politico di successo: un senso di vittimismo. Dice loro che sono vampirizzati dai poveri ingrati ed oppressi da governi invadenti.

E invece più difficile capire che cosa ci guadagnino i militanti ordinari del Tea Party, che avrebbero molto da perdere se lo stato si ritraesse. Ma tale è il grado di disinformazione che satura questo movimento e così diffusa, negli Stati Uniti, è la sindrome di Willy Loman (il divario tra realtà e aspettative) che milioni, allegramente, si offrono volontari per fungere da zerbini ai miliardari. Mi chiedo quanti avrebbero continuato a venerare Ayn Rand se avessero saputo che, in età più avanzata, si iscrisse ai programmi di sanità e previdenza pubblica. Si era scagliata furiosamente contro entrambe, in quanto rappresentavano tutto quello che disprezzava dello stato invadente, ma il suo sistema di credenze non poteva competere con la realtà del’invecchiamento e della salute cagionevole.

[…].

Impregnata della sua filosofia, la nuova destra su entrambi i lati dell’Atlantico continua a chiedere il rimpicciolimento dello Stato, anche se i resti del naufragio di quella politica ci circondano. I poveri sprofondano, gli ultra-ricchi prosperano. Ayn Rand approverebbe”.


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/05/new-right-ayn-rand-marx

OSCAR GIANNINO E LA SVEZIA

Al governo Monti farebbe molto bene adottare un modello che per decenni sinistra e keynesiani italiani additavano fino alla noia: quello della Svezia. E’ un Paese che ha effettivamente molto da insegnarci, sugli effetti dell’incauto connubio tra alta spesa pubblica e alte tasse. [...] Perché è dalla dura crisi che la colpì negli anni Novanta, che la Svezia ha dovuto drasticamente cambiare strada, modificando in profondità il proprio welfare troppo generoso. Ed è dal 2006, da quando è al governo il conservatore Fredrik Reinfeldt, nel frattempo rieletto per la prima volta in un secolo per i suoi successi, che la Svezia ha imboccato con energia raddoppiata la via del menospesa-menotasse, col risultato di essere l’unico Paese europeo a rivelarsi immune o quasi dall’eurocrisi.


http://www.chicago-blog.it/2012/04/17/viva-la-svezia-monti-ci-ripensi/

9 gennaio 2013 – 2013, fuga dalla Svezia. Nonostante un tasso di disoccupazione al 7,7 per cento la Svezia si riscopre terra di emigrazione, soprattutto per i giovani. Il risultato è che ora gli svedesi che lavorano in Norvegia sono 75 mila: se prima dello scoppio della crisi a cercare occupazione oltre confine erano 4 mila ogni anno, nel 2011 sono stati quasi 10 mila.


http://news.panorama.it/esteri/I-giovani-fuggono-dal-modello-svedese

Bersani e gli F-35

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Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. Alla luce della crisi, questa è una spesa che va rivista. Le nostre priorità non sono i caccia ma il lavoro.

Pier Luigi Bersani, intervista al Tg2

Le immagini parodistiche, per quanto divertenti e sollazzanti, sono ingannevoli. Il senso del suo discorso è: compreremo meno F-35, ma li compreremo. Lo ha capito anche Alenia Aermacchi, che si oppone al “ridimensionamento del programma”, non alla sua soppressione. Come reagirà l’opinione pubblica quando scoprirà che Bersani non ha mai rifiutato l’acquisto?

“Una cosa è certa. L’11 dicembre 2012 il Pd non s’è opposto alla Riforma della Difesa voluta ostinatamente dal ministro Di Paola, acquisto degli F-35 incluso. La Camera ha definitivamente approvato la legge con 294 sì, 53 astenuti e solo 25 no. Il Pd si è espresso a favore. Tra le poche voci apertamente dissenzienti, quella del deputato Andrea Sarubbi: «Si liberano soldi per l’acquisto dei cacciabombardieri e di altri 70 programmi d’armamento, in un momento in cui si chiedono alle famiglie sacrifici. Tra le guerre ad alta densità inseguite dall’ammiraglio Di Paola e gli interventi di polizia internazionale iscritti nella carta dell’Onu c’è una gran differenza. Per questi motivi, annuncio il mio voto di astensione, in dissenso dal mio gruppo parlamentare»”.

http://www.famigliacristiana.it/volontariato/organizzazioni/articolo/f-35-bersani-meglio-tardi-che-mai.aspx

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“Berlusconi ha chiesto una verifica ai collaboratori. E forse oggi non firmerebbe quell’accordo: “Sono sempre stato contrario all’F35 e alle portaerei”.

Bersani dice che occorre rivedere la spesa per i caccia F35, ora la priorità è il lavoro. Ma comunque non possiamo rinunciare ai caccia: forse, e dico forse, ne compreremo di meno.

Monti scarica le colpe sui governi precedenti. Da D’Alema a Berlusconi. E in ogni caso, sul progetto F35, non si torna indietro. Ci sono gli accordi.
Grillo e Ingroia, infine, sono contrari sia all’accordo che alla spesa: in Parlamento voteranno contro.

[...].

L’F-35 è il peggior aereo che abbiamo mai costruito”. La sentenza lapidaria è di uno che di aerei da combattimento se ne intende: Pierre Sprey, il padre dell’americano F-16, uno dei jet più riusciti e usati. Sprey è stato intervistato da Riccardo Iacona e la sua testimonianza sarà trasmessa questa sera su Rai3 nel programma Presadiretta dedicato agli F-35, i jet che l’Italia vorrebbe comprare dalla Lockheed Martin spendendo la bellezza di 13 miliardi di euro e mettendo in conto di spenderne più del doppio e forse il triplo nell’arco di un ventennio, dal momento che quei jet sono dei succhia soldi per la manutenzione e la gestione. Assieme al progettista Sprey sono stati sentiti da Iacona altri personaggi autorevoli: Walter Pincus, giornalista del Washington Post, premio Pulitzer per gli articoli scritti sui temi della difesa e il primo ad indagare negli Usa sull’affare del cacciabombardiere F-35. E Winslow Wheeler, consigliere per la sicurezza di senatori americani sia democratici sia re-pubblicani, compreso John Mc-Cain, pilota in Vietnam e nel 2008 candidato alla presidenza contro Barack Obama. Dalle tre testimonianze emerge un giudizio unanime e duro: quell’aereo è un affarone per chi vende, cioè la Lockheed. Ma è un bidone per chi compra, Stati Uniti e Italia compresa, perché è nato storto e sta procedendo di male in peggio. Se l’Italia lo acquistasse farebbe un errore grave.

LE VALUTAZIONI raccolte da Iacona sono così crude da sorprendere lo stesso giornalista che con Il Fatto confronta l’approccio aperto e senza reticenze alla questione F-35 negli Stati Uniti con quello italiano. Qui domina l’autoreferenzialità dei vertici militari, la scarsità di informazioni alla stampa e la debolezza della politica, succube della logica distorta del fatto compiuto. Il capo del governo, Mario Monti, mentre tagliava a destra e manca non ha mosso un muscolo di fronte alla spesa stratosferica per gli F-35; il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice che bisogna rivedere il programma, ma “solo un po’” e Silvio Berlusconi, dopo aver spalancato le porte agli F-35, fiutato il vento ora rivela che “in cuor suo” era contrario (ieri Monti ha ricordato che l’Italia ha aderito al programma con il governo D’Alema e poi con Berlusconi).
Le interviste dei tre esperti americani affiancano il dossier ufficiale e altrettanto clamoroso del Dipartimento della Difesa (Pentagono).
Anche i tecnici del governo Usa hanno elencato i difetti del cacciabombardiere, a cominciare dal rischio che possa esplodere in volo se colpito da un fulmine, circostanza per niente remota per un aereo. Tempo fa il senatore McCain aveva definito l’F-35 “uno scandalo e una tragedia”, ora il suo consigliere accusa: “L’F-35 ha problemi tecnici che non si possono risolvere perché è un progetto sbagliato. Questo aereo non è buono per nessuna delle sue funzioni. In compenso costa una fortuna”. All’inizio la Lockheed aveva detto sarebbe costato solo 45 milioni di dollari ciascuno e siamo già a 200 milioni di dollari. “Se l’Italia lo comprasse adesso, la versione più semplice vi costerebbe questa cifra, quella a decollo verticale 20 o 30 milioni in più. E quando li avrete comprati non avrete finito di spendere perché questi aerei hanno un costo operativo pazzesco”. Secondo Wheeler la tecnica della Lockheed per piazzare gli F-35 è semplice e astuta: “Ha cominciato a produrre gli aerei prima di terminare i test… ti prendono all’amo prima ancora di dirti cosa stai comprando”.
IL GIORNALISTA Pincus si pone retoricamente la domanda: “A cosa serve l’F-35, cosa ce ne facciamo? ”. E la risposta è: “Non c’è nessuno, Cina, Russia, nessun paese che possieda un’arma minimamente comparabile con questo aereo, che ci possa minacciare”. Quindi non è indispensabile acquistarlo e se non lo è per gli Usa figuriamoci per l’Italia. Alla domanda quanto costa, anche Pincus non può fare a meno di arrendersi all’indeterminatezza che circola in tutto il mondo: “400 miliardi di dollari in 20 anni per 2000 esemplari, ma è una previsione ottimistica. Quanto costerà ogni F-35 non lo sa nessuno”. Il progettista Sprey spiega in dettaglio come nella versione per portaerei il gancio per l’atterraggio sia disegnato male e passi sopra il cavo di acciaio per la frenata o rischi di tranciarlo. Sarcastica la considerazione: “Stiamo parlando di uno degli aerei più sofisticati al mondo e non riusciamo a disegnare bene un gancio? ”. Secondo Sprey l’F-35 “balla molto per la pessima aerodinamica” e inoltre “ha restrizioni sulla velocità perché altrimenti si brucia la coda” e poi “l’impianto elettrico è pericoloso” e dal momento che “il carburante sta tutto intorno al motore… e in guerra è importante evitare che l’aereo possa esplodere solo perché da terra ti colpiscono con un kalashnikov… questo è l’aereo più infiammabile che abbiamo mai costruito”. Infine il “software è un disastro” e se “il visore del casco non funziona non puoi controllare l’aereo, perché non ci sono sistemi di navigazione nel cockpit”.”
Fatto Quotidiano


http://triskel182.wordpress.com/2013/02/04/presadiretta-del-03022013-spese-militari-la-puntata/#more-41422

Il Pentagono e la Marina degli Stati Uniti hanno bloccato le missioni degli F-35, dopo un incidente al sistema di scarico che si è verificato durante un volo di addestramento a Eglin Air Force Base in Florida. L’incidente è avvenuto pochi giorni dopo la pubblicazione di un rapporto del Pentagono che elenca una serie di vecchi problemi a cui non è stato ancora possibile porre rimedio e di nuovi problemi che non erano stati previsti (alcuni strutturali) e sottolinea come il programma da 396 miliardi dollari sia ancora ben lontano dal produrre risultati soddisfacenti.

Il Pentagono pensava di acquistare quasi 2500 velivoli, ma limiti di budget ridurranno questo numero. [Dunque il Pentagono fa lo stesso discorso di Bersani: li compreremo ugualmente, pur comprandone meno]


http://news.yahoo.com/pentagon-grounds-marine-corps-version-f-35-fighter-200530351–finance.html


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/caccia-f35-puo-esplodere-se-colpito-da-fulmine-e-pentagono-blocca-voli/476180/

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Rimangono ancora problemi per il casco del pilota, per lo sviluppo di software, integrazione delle armi e serbatoio del carburante. E proprio i problemi al serbatoio lo renderebbero a rischio di esplodere, qualora venisse colpito da un fulmine. Inoltre, sempre secondo lo stesso rapporto, i tentativi di alleggerirlo “hanno reso il velivolo più vulnerabile del 25 per cento”.


http://www.analisidifesa.it/2013/01/il-fulmine-ha-paura-dei-fulmini/

L’F-35…è stato «catturato» da un team di hacker della Marina militare degli Stati Uniti, dopo che il Pentagono aveva cominciato a sospettare che il “gioiello” della Lockheed Martin fosse vulnerabile alle incursioni informatiche.


http://www.lettera43.it/economia/macro/f-35-hackerati-dalla-marina-usa_4367573201.htm

Inoltre, ci sono anche dei dubbi sul fatto che l’avanzata elettronica dell’aereo sia oggetto di spionaggio. La britannica Bae, infatti, a marzo 2012 è stata attaccata da hacker cinesi che hanno rubato informazioni sulla progettazione dell’aereo, causando la riprogettazione di alcune componenti elettroniche.


http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1078417/f-35-che-cose-laereo-piu-costoso-di-sempre.shtml

Il costo di ogni singolo velivolo “nudo” (cioè esclusi ricambi ed armamenti)  è valutato oggi 88 milioni di dollari contro i 65 previsti inizialmente ma nuovi rincari sono in arrivo considerati i ritardi del programma e i tagli agli ordinativi annuali anche da parte del Pentagono che stanno facendo lievitare ulteriormente i costi. Secondo le tabelle di previsione del Pentagono i jet della versione A costeranno infatti 90 milioni di dollari ma solo nel 2017 mentre quelli prodotti nei prossimi tre anni avranno un costo progressivamente in calo da 127 a 95 milioni di dollari.  Abissale inoltre la differenza tra i costi di manutenzione della flotta di F-35 annunciati dal governo (8,9 miliardi)  e rilevati da KPMG (15,2) che ha valutato costi operativi  in 19 miliardi contro i 9 stimati dal ministero della Difesa.  […]. Il Programma F-35, ribattezzato “l’aereo da un trilione di dollari” dal Wall Street Journal, prevede 2.443 velivoli per Usaf, Marines e Us Navy e almeno altri 700 per gli alleati ma i tagli al Pentagono e soprattutto il ripensamento del Canada potrebbero influire sul futuro del velivolo determinando un ”effetto domino” su altri Paesi che hanno mostrato perplessità nei confronti dell’F-35, soprattutto sul fronte dei costi in crescita costante, come Australia e Olanda mentre la Gran Bretagna prende tempo e ha annunciato che non effettuerà ordini fino al 2015.


http://www.analisidifesa.it/2012/12/il-canada-rinuncia-ai-cacciabombardieri-f-35/

Il Canada rinuncia agli F-35

A Israele li regalano. Arabia Saudita, Canada, Australia e Paesi Bassi li rifiutano. Il Regno Unito Prende tempo.


http://www.investireoggi.it/finanza/f35-un-progetto-fallimentare-e-pieno-di-problemi/

Al progetto di sviluppo hanno collaborato anche gli Australiani ed ecco cosa hanno concluso a febbraio 2012 (commissione parlamentare):
“There has been a lot of effort in pulling together this great collaborative goodwill and industry network. The only trouble is that we are building the wrong aircraft” (stiamo costruendo l’aereo sbagliato).

La simulazione australiana conferma il terribile scenario della RAND Corporation di qualche anno fa. Contro gli aerei cinesi, solo 30 F35 tornerebbero alla base, su 240 inviati. Ecco un significativo scambio di battute in commissione:

Mr O’DOWD: Do I get this right: Russia and China have already got a better aircraft than the F35? (Russi e Cinesi hanno già aerei migliori dei nostri?)

Mr Goon : Yes. (sì)

Mr O’DOWD: We have got 14 F35s on order, have we? (abbiamo ordinato 14 F35?)

Mr Goon : Two. (2)

Mr O’DOWD: Two, 12 or 14, whatever it is. Where do we go from here? I hear what you are saying, but do we stop, progress or change our path? (che si fa? andiamo avanti o torniamo indietro?)

Mr Goon : I see there are great opportunities for Australia—I honestly do. I see sitting down with our American colleagues and together saying, ‘Hey, we have got a problem!” (c’è una grande opportunità: sederci al tavolo con i colleghi americani ed ammettere che abbiamo un problema)


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/11/f35-la-prova-che-noi-siamo-una-colonia-e-arabia-saudita-canada-ed-australia-no/

Monte dei Paschi di Siena e PD: un crollo annunciato

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Oggi su Repubblica, nel tentativo di difendere gli amati “progressisti” Scalfari sostiene che la vicenda Monte dei Paschi e’ solo panna montata. Il sistema sarebbe sano. Non si tratterebbe di limitare l’uso dei derivati, di separare lo ruolo del rischio dal risparmio, di proteggere la funzione pubblica delle Fondazioni, ossia di intervenire con riforme sistemiche. No basta fare fuori i mascalzoni che erano al vertice. In sostanza Scalfari si comporta come Craxi all’inizio di Tangentopoli: “Chiesa? Un mariuolo!”. Il fondatore di Repubblica non si accorge che “Bancopoli” e’ iniziata da tempo e Bersani invece di “sbranare” i suoi “avversari” fino a ieri sostenuti nel governo, farebbe bene a riflettere sui guasti del sistema. Altrimenti gli succede il contrario. Ovvero: da “abbiamo una Banca!” (Fassino) al melanconico “avevamo una Banca”.
Alfonso Gianni, 27 gennaio 2013

“Non c’è nessuna responsabilità del Pd, per amor di Dio: il Pd fa il Pd, le banche fanno le banche”.

Pier Luigi Bersani, 23 gennaio 2013

“Il Pd non si è mai occupato del Monte dei Paschi. Il sindaco non è il Pd, è eletto dal popolo, è un’istituzione, non c’è nulla di scandaloso e strabiliante”.

Massimo D’Alema, 24 gennaio 2013

Passare alla storia come il premier del governo dei banchieri non sarà certo piacevole, ma se il sistema creditizio italiano oltre a divenire ostaggio di una finanza opaca e massonica, oltre ad aver succhiato immense risorse dalle tasche degli italiani, oltre ad aver maltrattato imprese e clienti oggi si mostra come un verminaio di interessi inconfessabili di chi è la colpa? Solo di quel Giuseppe Mussari che il Pd non può aver licenziato se prima non lo avesse arruolato? E la lobby dei banchieri che lo ha voluto al vertice dell’Abi? E la Banca d’Italia che non si era accorta di nulla? E intanto il ministro dell’Economia Grilli di cosa si occupava, del suo bell’appartamento ai Parioli? Pagheranno sempre e solo i risparmiatori? Tra un mese si vota e sarà l’occasione più propizia che gli italiani avranno per regolare i conti con chi li ha truffati. Altro che fantasie elettorali, presidente Monti, queste sono solide realtà.

Antonio Padellaro, Il voto e il monte, Il Fatto Quotidiano, 25 gennaio 2013.

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Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena e presidente dell’Associazione Bancaria Italiana fino al 22 gennaio, ed Ernesto Rabizzi (75.000€), Vice Presidente del Monte Paschi di Siena (Mps).

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“Non so se Bersani dovrà chiedere l’aiuto alle forze di centro per poter governare. Ma penso che lo farà. Immagino che ci sarà un governo piuttosto ampio di forze che lo sostengono”.

Alessandro Profumo, presidente di Mps, 22 gennaio 2013


http://www.firstonline.info/a/2013/01/22/profumo-mps-bersani-governera-con-monti-e-sul-caso/c5c9cc18-9876-40d8-b128-b4c8bee8d501

Sebbene gli onorevoli democratici scartino l’idea di Profumo come candidato a palazzo Chigi, non negano che un futuro nel Pd per lui ci possa comunque essere. Magari, come ministro, sempre che si vincano le elezioni. Un avvicinamento, quello di Profumo al partito democratico, che non sarebbe poi così strano, scrive l’agenzia di stampa Dire. Nel 2007 l’ex ad di UniCredit era in fila ai gazebo per votare alle primarie che incoronarono Veltroni. Era lì per sostenere la moglie, Sabina Ratti, candidata come capolista nella lista di Rosy Bindi e poi eletta nell’assemblea costituente. Il capogruppo Pd in commissione Bilancio, Pier Paolo Baretta, dice che sarà difficile vederlo in politica, però «se è libero, un ministero per lui si trova».


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-21/gioco-preferito-palazzo-sara-181702.shtml?uuid=AYIWTASC

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Non ci sono solo i 98 mila euro donati dalla famiglia Riva (Ilva) a Pier Luigi Bersani. A sfogliare i libroni dei contributi registrati alla Camera dei deputati, si scopre che la sinistra italiana, negli ultimi dieci anni, spesso non ha guardato troppo per il sottile di fronte a un generoso imprenditore. Per restare in tema di acciaierie, Enrico Letta ha incassato 40 mila euro nel 2008, proprio come Bersani, dall’associazione padronale di categoria, quella Federacciai che vanta come vicepresidente Nicola Riva, ora indagato a Taranto per inquinamento. Letta è uno dei politici di sinistra più graditi agli imprenditori. […]. Impressionante anche l’elenco delle donazioni dei manager del Monte dei Paschi ai Ds di Siena. Ci sono molti nomi del presente e del passato del gruppo bancario nell’elenco degli ultimi dieci anni di contributi ai Ds locali: da Marco Spinelli a Moreno Periccioli dal compianto Stefano Bellaveglia ad Antonio Sclavi. In testa ai manager-finanziatori ovviamente c’è l’ex presidente Giuseppe Mussari. L’attuale presidente dell’Abi ha donato, negli ultimi dieci anni, 673 mila euro ai Ds senesi. Dei quali 100 mila nel 2010 e 99 mila euro nel 2011. Mentre il vicepresidente della banca, Ernesto Rabizzi, ha donato 125 mila euro nell’ultimo biennio. Nonostante i conti disastrosi della banca abbiano imposto al governo Monti di iniettare 4 miliardi di euro pubblici nell’istituto, i due manager e il loro partito non ne hanno risentito. Mussari è tuttora presidente dell’Abi e nel 2011 ha guadagnato ben 712 mila euro, mentre Rabizzi si è accontentato di 412mila euro”. (Marco Lillo e Valeria Pacelli,  il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2012)


http://shop.ilfattoquotidiano.it/2012/12/01/soldi-dalle-aziende-a-dalema-letta-vendola-e-gli-altri/

“Generoso si rivela pure Giuseppe Mussari, presidente del Monte Paschi di Siena, diessino di lungo corso e finanziatore dei Ds cittadini con 160 mila euro”.

13 marzo 2008


http://www.senzasoste.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=3764

“Prende le distanze anche il Pd, nonostante il ruolo degli enti locali toscani nella nomina dei vertici della Fondazione Mps e lo storico supporto a Mussari da parte di pietre miliari del partito come Giuliano Amato e Franco Bassanini, per quanto riguarda Roma, mentre a Siena l’ascesa dell’avvocato calabrese fin dall’inizio è stata sostenuta dall’ex responsabile locale del Pd, Franco Ceccuzzi, già sindaco della città fino al commissariamento e attuale candidato per riprendersi la poltrona”.

23 gennaio 2013


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/23/mps-sospesa-in-borsa-per-eccesso-di-ribasso-9-dopo-scandalo-derivati/477748/

Rossa da sempre, ma con un potere multicolore forte e compatto intorno alla banca, in un compromesso storico di ferro. Pci, Pds, Ds, i democratici governavano comunque si chiamassero, ma facendo tutti felici nel codice che funzionava garantendo la “centralità millenaria” della banca. A Rocca Salimbeni sono tutti rappresentati: partiti, chiesa, Opus Dei, massoneria, che a Siena è il partito della della borghesia, come diceva Benedetto Croce, e anche del ceto medio impiegatizio e commerciale, secondo Antonio Gramsci. Mancano soltanto i gay, che infatti, più di una volta hanno protestato: perché la Curia ha un posto in Fondazione e noi no? E tutti hanno il loro bel tornaconto. Se, per dire, il plenipotenziario berlusconiano Denis Verdini ha bisogno di qualche milione per far fronte alla bancarotta della sua ex banchetta personale e per le costose abitudini della sua famiglia, il Monte sovviene discreto e generoso. Per non dire dei 200 milioni o giù di lì, raccolti in tutta Italia, ma distribuiti dalla Fondazione a pioggia intorno a Piazza del Campo per garantire il benessere dei 55 mila abitanti.

Alberto Statera (Repubblica)


http://www.giornalettismo.com/archives/728471/il-monte-dei-paschi-di-siena-e-le-colpe-di-bersani/

“Eccoci quindi ad uno storico potere italiano, nel ramo bancario, nel quale il radicamento Pd può vantare una lunga storia. Ci riferiamo al Monte dei Paschi che è controllato direttamente dal Pd senese quindi su una base territoriale con rilievo nazionale. Ora non ha importanza descrivere qui la guerra tra bande che si è aperta nel Pd a Siena con la crisi di Mps, una guerra che nessuno in Toscana riesce a spegnere tale è l’autonomia del partito democratico senese dal resto della regione. Bisogna soprattutto brevemente raccontare come l’Mps, grazie alla acquisizione sbagliata di Antonveneta e ad una lunga serie di operazioni speculative andate a male, da almeno un lustro si trova in cattive acque. Tanto che, nell’autunno del 2012, il governo Monti decreta, su un testo approvato da un relatore Pd ed uno Pdl, un aiuto alla banca senese pari a 3,9 miliardi di euro. Aiuto poi messo in discussione dal Bce ma superiore, dal punto di vista finanziario, ai “risparmi” che la riforma Fornero ha prodotto con i tagli alle pensioni…Aiuto che è servito, tra l’altro, ad evitare che la banca fosse commissariata dallo stato, disintegrando il residuo potere piddino senese e nazionale nei corridoi di Mps…Pochissimi giorni fa, con delle prove fornite dal Fatto Quotidiano, esce la prova inoppugnabile che Mussari, allora presidente di Mps e fino a poche ore fa presidente dell’associazione delle banche italiane (praticamente un ministro), aveva fatto una pesante operazione di cosmesi finanziaria con il bilancio 2009 del Monte dei Paschi. In poche parole aveva acquisito come abomba adttivo una serie di pericolosi derivati, contratti con una banca giapponese, che altro non erano che letali bombe ad orologeria nei bilanci della banca senese. E bravi Monti e il Pd, con il concorso del Pdl, che hanno decretato aiuti, e di quali proporzioni, ad una banca che è piena di vere e proprie bombe ad orologeria finanziarie. Tutto questo per sottrarre la banca ad un vero controllo pubblico…Tutto questo, naturalmente, senza che Mps abbia minimamente migliorato la propria offerta finanziaria a imprese, famiglie, singoli, coppie in cerca di mutuo. Si è presa una parte notevole di denaro pubblico per farla sparire nel niente di una voragine di bilancio.

A questo punto chiedersi cosa sia veramente il Pd non fa certamente male. Al di là delle operazioni di creazione di simulacro per attirare elettori resta la sostanza materiale di un potere profondamente immobiliare (Ipercoop non è solo grande distribuzione), legato alle grandi opere (le cooperative edilizie) e speculativo-finanziario (Unipol e Mps). Si tratta di tipici poteri del liberismo odierno nazionale, quello legato al circuito mattone-moneta”.


http://www.senzasoste.it/nazionale/mps-la-banca-del-pd-che-nel-2012-e-costata-3-9-miliardi-agli-italiani-pi-dei-tagli-della-riforma-fornero

“…feudi del Pci-Ds-Pd che nominano 13 consiglieri su 16 in fondazione. Erano loro a decidere, fomentati dagli elettori-cittadini che, quando non lavorano in banca, ne sono clienti o beneficiari come sponsorizzazioni, iniziative, erogazioni. Un circolo chiuso, tutti alla greppia e nessun controllo autonomo”.

Andrea Greco, La Repubblica, 19 ottobre 2012

“Il Monte dei Paschi di Siena manovra oltre il 30% dell’economia Toscana”.


http://altracitta.org/2012/05/14/gli-affari-del-pd-intorno-al-monte-dei-paschi-di-siena/

 “Pierluigi Bersani respinge ogni accusa di un ruolo del PD nella vicenda: “Nessuna responsabilità, per l’amor di Dio. Il PD fa il PD e le banche fanno le banche”. Certo, dopo la scalata tentata da Unipol allo stesso Monte dei Paschi (“Abbiamo una banca?” si domandava in una famosa intercettazione Piero Fassino) le insinuazioni a danno del PD non erano certamente evitabili”.


http://www.mondoinformazione.com/notizie-italia/monte-dei-paschi-di-siena-il-crack-che-fa-tremare-la-politica/81401/

“Mussari è stato probabilmente uno dei principali finanziatori privati del Pds-Ds-Pd di Siena. Secondo i dati ufficiali della Camera dei Deputati, dal 27 febbraio del 2002, data del suo primo assegno al partito, fino al 6 febbraio dello scorso anno, Mussari ha versato a titolo personale nelle casse del movimento ben 683.500 euro. Finanziamenti ovviamente leciti e tutti dichiarati. Ma che danno comunque il senso della stretta vicinanza tra il manager e il partito”.


http://www.huffingtonpost.it/2013/01/23/mps-finanziamenti-leciti-giuseppe-mussari-ds-pd-di-siena_n_2533052.html?utm_hp_ref=italy

“Dai primi anni Novanta, la “privatizzazione” ha eliminato dall’ordinamento italiano il principio della pubblica utilità del credito, per cui le banche vengono destinate unicamente a fare profitto. I partiti sono tuttavia riusciti a mantenere il controllo sui capitali delle ex banche pubbliche, scorporando da esse le Fondazioni bancarie.

Così iniziava in Italia il ventennio del trionfo dell’economia del debito, capace di generare nel mondo “derivati” per un valore oltre dodici volte superiore a quello del lavoro annuo di tutta l’umanità. Le Fondazioni, e non solo le banche, hanno partecipato alla speculazione: col risultato che le sole prime 12 Fondazioni avrebbero bruciato, al settembre 2011, ben 10 miliardi di euro, cui nel 2012 si dovrebbero aggiungere altri 14 miliardi di perdite sui titoli di Stato presenti nei loro portafogli.

Dato che il patrimonio delle 88 Fondazioni bancarie italiane ammonta a oltre 50 miliardi di euro, ci rendiamo conto di quanto la crisi finanziaria mondiale abbia intaccato uno dei più importanti patrimoni dell’Italia, costituito nel tempo dal lavoro degli Italiani e originariamente destinato al sostegno delle attività non lucrative, tra le quali, in primo luogo, la cultura.

Le improvvise, per gli ignari, notizie sulla grave crisi del Monte dei Paschi, che irrompono sulla campagna elettorale, annunciano, a nostro avviso, ulteriori difficoltà del sistema creditizio e delle fondazioni nel nostro paese: proprio quando recenti analisi di esperti confermano il fatto che questo sistema continua a sostenere soltanto le grandi aziende e le pubbliche amministrazioni, lasciando famiglie e piccole e medie imprese prive di denaro proprio quando sarebbe più necessario.

Una scelta strategica rivelatrice del fatto che per la finanza internazionalizzata il denaro non è il controvalore del lavoro di un popolo, ma lo strumento per renderlo schiavo attraverso la creazione del debito”.


http://www.clarissa.it/editoriale_n1873/Monte-dei-Paschi-ancora-il-debito-contro-il-lavoro

“Ho segnalato tempo fa che il PD attraverso le fondazioni bancarie presiedute dai suoi amministratori locali controlla le tre maggiori banche italiane, che detengono gran parte del debito pubblico italiano e continuano ad ottenere prestiti e fortissimi vantaggi da parte del governo. Fassino presiede la fondazione cassa di risparmio di torino che detiene il maggior pacchetto di unicredit subito dopo gli arabi, chiamparino alla compagnia di san paolo controlla nettamente intesa con oltre il 10%, su siena e mps non mi pare di dovermi dilungare…Monti è stato creato in questo suo ruolo da Napolitano e sostenuto costantemente dal PD…io ritengo che il PD non si sia fatto catturare dal montismo e ne sia vittima, bensi che sia proprio tra i mandanti e creatori, con il movente di difendere il prprio potere economico-finanziario. Allora la lista monti non è un avversario del pd bensì una pedina posta in parlamento per poter poi costituire un governo post elezioni e non dover calare del tutto la maschera presentandosi come la coalizione erede del governo monti. Io credo che già sappiano che non avranno una maggioranza solida al senato e così potranno giustificare l’alleanza con il centro-monti, un secondo miracolo per enrico letta. Sel sarà ininfluente e comunque condita nelle sue liste di “responsabili” che per non far cadere il paese nel caos resteranno nel governo”.

Pierfrancesco Ciancia, 7 gennaio 2012


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/11/gli-animali-da-fuori-guardavano-il-maiale-e-poi-luomo-poi-luomo-e-ancora-il-maiale-ma-era-ormai-impossibile-dire-chi-era-luno-e-chi-laltro-orwell/

“Pierluigi Bersani ha sostenuto…con la copertura della discrezione di Repubblica e Unità, uno dei più robusti e silenziosi, almeno a livello di opinione pubblica, tentativi di salvataggio di banche tossiche della storia d’Italia. Stiamo parlando di una iniezione di liquidità superiore ai tagli delle pensioni della recente riforma Fornero a favore di uno dei feudi piddini: il Monte dei Paschi.  Allo stesso tempo, a differenza della Gran Bretagna (che è IL paese liberista) la decisiva immissione di liquidità non ha comportato che la banca passasse sotto controllo pubblico. Insomma, la società italiana ha compiuto uno sforzo immenso per pagare le avventure di MPS, e di riflesso del Pd, nel mondo della speculazione finanziaria.  Di fatto ha dovuto pagare anche il disastro MPS dell’acquisizione di Antonveneta (costata 9 miliardi), ma il controllo del Monte, a differenza di quanto accaduto in Gran Bretagna per casi analoghi, resta privato. Nonostante questo Moody’s ha declassato…i titoli MPS a spazzatura. Un’operazione da serio, serissimo dibattito politico. Lusi, Penati e lo scandalo Enac, di un altro collaboratore stretto di Bersani, rispetto a quanto è costato alla società italiana MPS, e a fondo perduto, a confronto sono questioni da ricettazione di un camion trafugato pieno di salumi”.


http://senzasoste.it/internazionale/i-disperati

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Come sarà ripagato il prestito del governo Monti?
“Con quel decreto del Consiglio dei ministri che dava l’ok alla modifica dei Monti bond apposta per Mps, preparato da Grilli e pubblicato in Gazzetta ufficiale l’11 dicembre, veniva sancito che alla banca andavano quasi 4 miliardi di euro, e che lo Stato poteva anche essere rimborsato, se Mps fosse andata in rosso (cosa piuttosto probabile visto che Mps ha chiuso il primo semestre 2012 con un buco di 1,617 miliardi), non in contanti ma anche in azioni della banca stessa o in nuove obbligazioni. In sostanza, miliardi in cambio di carta“.

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10 domande (inquietanti) sul caso Monte dei Paschi


http://www.lettera43.it/economia/finanza/10-domande-inquietanti-sul–caso-montepaschi_4367581441.htm

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Chi vota PD, o Monti, o Berlusconi, vota per questo:

I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/27/complottismo-for-dummies-le-trame-finanziarie-spiegate-al-bruco-del-mio-basilico/

Fallimento in Siria? Ci si gioca l’Algeria

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Bloccata in Siria, la NATO si butta sul Mali e, soprattutto, sull’Algeria, rea di aver preso posizione contro l’intervento in Libia, prevedendo che avrebbe destabilizzato tutto il Nord Africa. L’Algeria è anche colpevole di aver sconfitto il colonialismo francese e di non voler diventare un satellite della NATO: una sacca di resistensa intollerabile per i nostri strateghi. L’Algeria sta al Mali come il Pachistan sta all’Afghanistan: droni in arrivo anche per lei.

Degli occidentali, tra i quali un uomo con i capelli biondi e gli occhi azzurri, si ritiene siano stati tra i militanti islamici che hanno lanciato l’attacco della scorsa settimana al complesso Tigantourine vicino al confine algerino con la Libia. Si sospetta che un jihadista francese, sconosciuto alle autorità, e due canadesi siano stati coinvolti nella cattura di ostaggi, e le testimonianze concordano sul fatto che un uomo con un accento occidentale è stato tra gli estremisti che hanno attirato fuori dalle loro stanze i terrorizzati lavoratori dell’impianto di estrazione del gas durante la crisi degli ostaggi.


http://www.independent.co.uk/news/world/africa/terror-in-north-africa-are-westerners-pulling-the-strings-8460832.html

E meditate anche su questo singolare evento di qualche mese fa: specialisti americani di operazioni clandestine trovati morti nel Mali qualche mese prima dell’intervento francese:


http://articles.washingtonpost.com/2012-07-08/world/35488661_1_malian-counterterrorism-commando

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“Il crescente caos nelle zone liberate della Siria settentrionale ha convinto alcuni membri dell’opposizione siriana che il paese collasserà senza una transizione controllata che sostituisca il presidente Bashar al-Assad.

Questa dura analisi è contenuta in un rapporto di intelligence consegnato al Dipartimento di Stato la settimana scorsa da fonti siriane che lavorano con l’esercito siriano libero (FSA). Descrivendo la situazione nella zona di Aleppo al confine turco, in gran parte evacuata dall’esercito di Assad, il rapporto traccia un quadro di combattenti disorganizzati, avidi trafficanti di armi e signori della guerra intenti a fare affari.

Questo vuoto di sicurezza nella regione di Aleppo sembra aver aiutato al-Jabhat Nusra, che è alleata di al-Qaeda. Il gruppo sta beneficiando non solo dalla sua abilità sul campo di battaglia, ma anche del suo rifiuto di impegnarsi in saccheggi e altri comportamenti predatori. Nella sua enfasi su una giustizia cruda ma equa e sul ripristino dei servizi ai cittadini, al-Jabhat Nusra emula altre organizzazioni estremiste musulmane di successo, come Hezbollah in Libano e i talebani in Afghanistan”.


http://articles.washingtonpost.com/2013-01-11/opinions/36312167_1_al-nusra-aleppo-idlib

“La progressiva erosione della popolarità i ribelli.

Nel resto del paese, la situazione è più critica. A Homs, i ribelli sono circondati ed immobilizzati in alcuni quartieri sparsi che stanno diventando sempre più difficili da rifornire. L’offensiva lanciata in pompa magna il mese scorso nella provincia di Hama è svanita. Le battaglie per il controllo dei sobborghi di Damasco hanno registrato alti e bassi per mesi, con la perdita di migliaia di vite…ed ora sono in una fase di stallo che potrebbe essere prolungato e sanguinoso…

Nel frattempo le condizioni stanno peggiorando drammaticamente nelle aree controllate dai ribelli. Attacchi aerei e bombardamenti da parte delle forze governative, assieme alla grave carenza di carburante, cibo e medicinali stanno erodendo gran parte del sostegno ai ribelli di cui godevano inizialmente presso i residenti, ha detto Musab al-Hamawi, un attivista dell’opposizione in provincia di Hama.

Assad è fiducioso perché sa che stiamo perdendo terreno in termini di popolarità tra la gente”, ha detto. “L’esercito siriano libero ha dimostrato di non essere in grado di proteggere i civili e liberare il paese senza provocare morte e distruzione”.


http://www.washingtonpost.com/world/assad-still-confident-that-he-control-syria/2013/01/12/2e24a62e-5d01-11e2-b8b2-0d18a64c8dfa_story_1.html

“Dal primo giorno, Bashar al-Assad è stata sottovalutato dalla opposizione e dalla comunità internazionale”, ha detto Malik al Abdeh, un giornalista siriano con sede a Londra, uno di una serie di attivisti dell’opposizione che sta diventando sempre più pessimista sulla possibilità che la fine del sanguinoso conflitto possa essere vicina. “Sta giocando una partita decisiva, se la sta giocando in maniera molto intelligente e sembra vincere per il semplice fatto che è ancora al potere

Quando Assad ha rivolto ai sostenitori un discorso con aria di sfida e senza compromessi la scorsa settimana (discorso di inizio anno), il Dipartimento di Stato lo ha condannato per aver “perso il contatto con la realtà.” Ma molti siriani si chiedono se non siano gli Stati Uniti ed i loro alleati ad averlo perso nei loro continui tentativi di soluzione negoziata ad un conflitto che Assad ha ancora ragione di credere di poter vincere, spiega Abdeh.
Anche se l’esercito siriano è stato indebolito da migliaia di defezioni e perdite pesanti, sta ancora combattendo…Le defezioni dal suo governo sono state sporadiche. I ribelli…non hanno dimostrato la capacità di fare progressi verso Damasco, la chiave per controllare il paese.

Gli alleati Russia e Iran non hanno dato segno di tentennare nel loro sostegno e hanno le loro ragioni per non cedere terreno nella lotta per l’influenza su un paese la cui posizione strategica lo mette al crocevia di molteplici conflitti regionali. Sabato scorso, il ministero degli Esteri russo ha ribadito che la partenza di Assad non può far parte di una qualsiasi soluzione negoziata.

Siamo ancora fermamente dell’avviso che la questione del futuro della Siria debba essere decisa dagli stessi siriani senza interferenze dall’esterno o l’imposizione di ricette preconfezionate”, ha detto il ministero degli esteri russi in un comunicato.

Soprattutto, dicono i siriani, Assad resta convinto del fatto che né gli Stati Uniti né i suoi alleati interverranno militarmente per aiutare i ribelli a battere le sue forze. Tale convinzione è corroborata da indicazioni di una crescente preoccupazione degli Stati Uniti per il ruolo crescente degli estremisti islamici nel già frammentato esercito ribelle.

[…].

Assad non ha altra scelta che continuare a cercare di schiacciare la rivolta. I 2 milioni di membri della comunità alawita da cui dipende temono per il loro annientamento se ci dovesse essere una vittoria schiacciante dei ribelli sunniti, ha detto Joshua Landis, un professore di storia presso l’Università di Oklahoma, che ha sposato una alawita e rimane regolarmente in contatto con la comunità”.


http://articles.washingtonpost.com/2013-01-12/world/36312287_1_syrian-president-bashar-al-assad-syrian-army-rebels

L’harakiri del PD trentino – anche i Trentini nel loro piccolo s’incazzano

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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C’è un elemento di rottura innegabile: una cesura nettissima non solo tra società civile e politici, ma specialmente tra politici (detentori del potere politico) e politica, la politica alta, quella che scalda i cuori dei cittadini, quella fatta da leader con una prospettiva ampia, lungimirante e responsabile.

Nulla a che vedere con:

(1) un paladino dei localismi;

(2) un adepto del montismo proprio quando: il debito pubblico esplode a causa della recessione e del dazio europeo per salvare le banche francesi, spagnole, tedesche e greche (oltre al MPS); Monti viene scaricato persino dal Financial Times; i sondaggi danno la sua lista al 10% (solo 3 punti percentuali sopra la Lega Nord!)

(3) ?

Questa è la strategia “vincente” per portare a Roma sei senatori (!).

Nessuna difesa d’ufficio di questo suicidio politico è credibile. Il PD trentino (come quello nazionale) ha scelto la strada della vocazione minoritaria (decrescita infelice), forse nella speranza che l’aumento del numero di astensioni lo premierà percentualmente, nonostante la costante emorragia di voti.
Quando avrà il 51% dei voti su 2milioni di votanti avrà coronato la sua strategia trionfale. La democrazia, nel frattempo, sarà morta, ma quello è un dettaglio.

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Commenti apparsi sui forum dei quotidiani locali online – erano al 95% negativi: ne ho scelti solo alcuni

Finché il Pd provinciale non troverà la forza di mandare al diavolo una volta per tutte Dellai, andrà sempre così: finora il Magnifico si è impicciato pesantemente del Pd in qualità di governatore della Provincia, ma il sospetto è che continui a farlo “usando” l’amico Enrico Letta, vice segretario nazionale del Pd e organizzatore di VeDrò (mmmmm, ma Fravezzi, ex segretario di Dellai, non è sindaco di Dro?), a mo’ di potente digestivo per candidati pesantissimi da mandar giù

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Dai tranquilli, con questa mossa il PD si è assicurato il candidato presidente alle prossime provinciali per la coalizione di centro sx. Non vedo nessun’altra giustificazione.

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Mi spiace ma io Panizza non lo voto, a questo punto voterò cinque stelle tappandomi il naso.

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Mi spiace, ma se il candidato a Trento è Panizza, la mia coscienza mi impone di non votare per il Senato.

Vi assicuro che ci sono moltissime altre persone che la pensano così.

Ma come facciamo a mandare in Senato Panizza?????????

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Il Panizza porterà lauti contributi alle bande, nuove tiracche e cappelli piumati. Ogni trentino avrà, una volta lui senatore, un bel completo da valligiano su misura, con calzini firmati dal Franco. Trento svenduta a suon di fisarmonica! Il PD che fa? Sta a guardare dalla finestra…con la Borgonovo Re che è forse partita troppo in anticipo.

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Se qualcuno credeva ancora nella trasparenza del PD, la lettera di oggi sull’Adige della signora che ha svelato come i vertici se la sbrighino “in farmacia” senza alcun ritegno, dovrebbe aprire loro gli occhi.

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Alchimie politiche. Un secolo fa, il collegio elettorale di Trento andava sempre ai socialisti di Cesare Battisti, mentre i cattolici di Degasperi vincevano in Valsugana. Adesso, che sono associati, fanno il contrario. Proprio il modo per scontentare i loro elettori, e perdere a favore delle Destre, che solo un mese fa parevano allo sbando.

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io mi chiedo ma un lavoratore del pd con 38 anni di contributi secondo le menti eccelse che fanno accordi senza interpellare la base con cavolo vota pd. Il perche ?? questo signore troverà Monti alleato al suo partito e le leggi di sinistra di questo signore non oso pensarle

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Il principio nobile del sistema uninominale sarebbe quello che i territori esprimessero i loro uomini migliori.

Ma se i partiti ci mettono lì scartini non si può pretendere che noi li facciamo diventare degli assi.

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Gli autonomisti della Valsugana non voteranno né Divina né Tonini, state tranquilli. Personalmente, da autonomista, non voterò né SVP né Tonini, né Divina.
Pensate a quelli dell’UPT invece. E’ più facile che siano loro a votare Divina.

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nella città di Cesare e gigino Battisti ….! Il pd dovrebbe nascondersi ma visto che il suo segretario ha votato malossini Mario presidente della commissione dei 12, perché stupirsi….!

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Volevo far presente a tutti gli elettori che il Patt prima di Dellai è sempre stato all’opposizione con coalizioni di centro destra.

Ricordo inoltre la grande fama del Patt ai tempi di Tretter, mamma mia !!!!

La natura della base del Patt è di centro destra, ora pur di avere una carega e potere rinnegate anche questo.

Non si fa politica con teste piumate e divise, quello è folklore.

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Mio Dio, il pd trentino si è auto-sciolto nell’acido.

Il portaborse di Dellai non andrà a Roma a nome mio.

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votare chi ?? panizza ? il piu’ grande elargitore di contributi finalizzati a crearsi consenso , oppure il veneziano fravezzi ??, mai e poi mai , c’è sempre l’opportunità di votare un candidato di sinistra per il senato …

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Il tonfo del pd sarà epocale.

Ma se lo sono cercato.

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Gli elettori delle primarie ripetutamente traditi ! Grande occasione persa. Mi dispiace, ma è proprio così. Credo che i vari Nicoletti, Pinter, Lorandi e compagnia bella, oggettivamente responsabili, dovrebbero serenamente dimettersi. In compenso, l’Alto Adige ci ha dato un’ulteriore lezione…
Ad maiora…

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C’è un certo malumore tra i votanti del P.D. trentino, ma anche tra l’elettorato autonomista, indicare Tonini non e’ per niente facile, visto la differenza ideologica.In questi casi ,per non favorire avversari ,facciamo come le tre scimmiette che non vedono ,sentono o parlano

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Non vedo perché disperarsi…C’è il candidato di Rivoluzione Civile, più che ottimo in città. Ed espressione di una vera sinistra a differenza anche di Tonini.

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Questo NON sarebbe un accordo basato sulla spartizione delle poltrone?!?!?

Ma ci avete preso per dei cretini?!

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Io ho la mia dignità e non posso permettermi di mandare a Roma una caricatura!!!

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sinceramente come donna non credo che mi sarà possibile votare i candidati del centro sinistra autonomista .Panizza è una caricatura di un filoaustriacante ,che non sa nemmeno il tedesco,e che si è contraddistinto per lo sperpero di denaro pubblico nel finanziare l’acquisto di discutibili costumi tradizionali a bande e cori.Ha trasformato la cultura in folklore.Per quanto riguarda Fravezzi,non ha un lavoro ed è il classico portaborse.Auguri al PD

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A mio parere, con questa decisione frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del centro centro e quasi sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori a Roma dovrebbero andarci per proporre una visione complessiva del bene per l’Italia e, di riflesso, anche quella della propria terra.Alcuni o molti cittadini sono costretti a votare persone e simboli a cui non credono: si ribellino.

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Ma non siamo andati a votare alle primarie per scegliere chi volevamo noi PD ? Che “schifo” ancora le stesse persone per quanto ancora le dobbiamo mantenere sapendo che ben poco hanno fatto? Mi associo alla persona che sopra ha scritto PD ti stai svendendo!?!?!

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La domanda semmai è: cosa c’entra Tonini con il Trentino?!

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fravezzi ahahahahahahahahahahah , siamo al carnevale ….

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Fravezzi in Vallagarina: ridenDro e scherzanDro ce lo hanno affibbiato!!!

Ma lo saprà dov’è la Vallagarina? Ora per andare a Trento non farà più la Valle dei Laghi, ma passerà per la Vallagarina e forse avremo modo d’incontrarlo su Corso Rosmini ….

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Cos’è ‘sto coso extra terrestre che dovrei votare ? Un frate o un fratel di Dellai ?

E come si vota ? Mettendoci una croce sopra ancora prima del voto ? In Val Lagarina stiamo chiedendo lumi a “Chi l’ha mai visto”.

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Questo PD manca assolutamente di intelligenza politica e di palla anche. Ha ipotizzato delle candidature farlocche, insensate, risibili come la Ruffini. E poi neanche le ha sapute difendere, calando le braghe appena qualcuno ha fatto BUH ! Invotabili tutti, e un regalo ai berlusconini ingrillati ed ai grillini fascistizzati.

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Dorigatti al telefono diceva….ma chi se ne frega mettiamo Panizza al posto di Tonini tanto i voti li abbiamo. Leggere la lettera oggi sull’Adige di una signora che lo ascoltava in un bar. ALLA FACCIA DELLE PRIMARIE E DELLA DEMOCRAZIA.

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Panizza?! Ommadonna… Forse c’è di buono che se se ne va a Roma smetteranno di regalare soldi alle bande… E poi, Fravezzi?! Che fuori dalla zona di Riva e Arco nessuno conosce?

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Ancora una volta ci vien chiesto di turarci il naso. Obbligati a votare uno di destra per avere un governo di sinistra!!! Penso che tutto ciò farà felice Ingroia

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Con questa decisione pasticciata, frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del cenro sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori hanno il compito di pensare al bene della nazione e, di riflesso, anche della propria terra. I cittadini sono costretti a votare cose in cui non credono: si ribellino.

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Dunque dicevamo Ezio Casagranda o fermare il declino? Certo che fra ex portaborse e moloc imposti dal PD nazionale mi pare proprio un bel quadretto edificante per l’Autonomia in trasferta!

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scuseme: ma cossa c’entrelo la valsugana con tonini…..

forse par via de la cava del marter????

come se ciamela en talian: discarica?

:-/

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Una volta si votavano i segretari di partito! Oggi i segretari! Panizza già segretario di tretter, Tonini ex segretario di grandi e fravezzi ex segretario di dellai!

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Tonini va in Valsugana,se non verrà eletto cosa alquanto probabile,sarà candidato a novembre alle provinciali.

SCOMETTIAMOOOOOOOOOOOOOOO?

E perderemo il senatore nel collegio di Trento

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Quella di Panizza a Trento non mi sembra una candidatura forte.

Temo che ce lo troveremo ancora a comprare piume e braghe de coram…quindi fregati due volte.

Se doveva essere del Patt, quello dell’assessore Rossi sarebbe stato senz’altro un nome più spendibile.

Non mi sarebbe però spiaciuto vedere tre facce nuove, a cominciare da quella di Tonini.

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ma come: se il pd andava da solo faceva di sicuro un senatore e se va con tonini sulla valsugana e con patt e upt rischia di farne 0? strana la politica …. ed i loro interpreti

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Per un Bressa amico di BZ c’è un Letta amico di TN,più di Dellai.L’UPT si salva a scapito di un PD trentino disarmato da Roma.Il Patt (Svp)ride e sbanca il banco.Sarebbe il colmo se al Senato sia Tonini che Fravezzi…

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Fravezzi non ti vogliamo, come elettore dell’upt andrò di sicuro su altri lidi. Spero che facciano lo stesso anche gli elettori del pd della Vallagarina.
Sono una vera porcata questi nomi imposti dai vertici alti dei partiti, la base vi castigherà.

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La scelta è politicamente suicida!

Tonini e Panizza perderanno di sicuro.

Non escludo vittorie di grillini e di Ingroia a Trento e Pergine

Vedrete!

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Che un partito che rappresenta il 4% dei cittadini a livello regionale (8%in Trentino) detti le condizioni a un PD che ne rappresenta 5 volte di più fa semplicemente ridere..

E per fortuna che l’Upt é alla disperazione con Monti, altrimenti avrebbe chiesto 2 senatori lasciando il PD a 0 :)

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Hanno dimenticato i proletari, hanno venduto lo Stelvio a Durnwalder, lo stato sociale e i diritti dei lavoratori a Monti.
Non mi aspetto nulla di buono dal PD.

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Se il Patt fosse veramente per il territorio difendendo imprese e lavoro toglierebbe il sostegno a bersani che in tv non ha la minima idea di quali siano i suoi programmi (vedi italiadomanda) e di un Monti che ricordo pensa ancora che il lavoro indeterminato è noioso,il lavoro non è un diritto e il suo anno di governo abbia migliorato il paese. Speriamo in un’altra italia anche se sarà difficile visti i sondaggi.

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Marxisti per Panizza

PANIZZA

“Trento: costumi e divise, tutti i contributi provinciali degli ultimi tre anni

Nel 2009 sono stati erogati i seguenti finanziamenti provinciali per confezionare costumi e divise alle varie bande del Trentino e alle compagnie Schützen: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 44.409,21; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 274.586,66; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 368.630,36; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 117.289,35.

Nel 2010 sono stati erogati i seguenti finanziamenti: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 91.326,70; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 203.998,77; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 322.534,15; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 82.027,07.

Nel 2011 l’Assessorato alla cultura ha destinato ben 282.329,05 euro ad alcune bande del Trentino per rifare le divise sociali; per citare qualche esempio: 80.000,00 euro alla banda sociale Deflorian di Tesero; 55.000,00 euro alla Valletta Liberiu falchi di Riva del Garda; 39.000,00 euro alla banda San Valentino di Faver; 33.000,00 euro alla banda di Lavis; 15.384,00 euro alla banda di Vigo di Fassa; 13.784,00 euro alla fanfara alpina di Riva del Garda; 11.872,00 euro per il corpo bandistico di Revò; 10.476,00 euro per la banda di Caldonazzo; 783,00 euro per la banda di Pergine; 967,00 euro per il corpo musicale di San Giorgio”.


http://www.trentotoday.it/politica/contributi-costumi-divise-provincia.html

TONINI


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/15/svariate-ragioni-per-non-votare-giorgio-tonini/

FRAVEZZI

Sa bene infatti, il sindaco di Dro, che dovrà convincere la base roveretana del Pd, che nel collegio avrebbe voluto vedere un proprio candidato (Aida Ruffini o Roberto Pallanch): “Una certa loro delusione può essere fisiologica – afferma Fravezzi – le richieste dei territori sono sempre legittime. Ma era importante salvaguardare la logica della coalizione, per oggi e per il futuro”.


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/01/20/news/fravezzi-lusingato-della-scelta-convincero-i-roveretani-con-l-esperienza-del-sindaco-1.6387489

Sonmi-451 e Thomas Sankara – quando finzione e realtà riecheggiano

 

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La preghiera di Sonmi~451 (2144)

Archivista “Ricordati non è un interrogatorio, né un processo, la tua versione della verità è ciò che conta”

Sonmi~451 “La verità è singolare, le sue versioni sono non-verità”

Archivista “Qual è il primo catechismo?”

Sonmi~451 “Onora il tuo consumatore”

Yoona~939 “Io non sarò mai soggetta a maltrattamenti criminosi”

Sonmi~451 “La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”

Sonmi~451 “Puoi mantenere il potere sulle persone finché dai loro qualcosa, deruba un uomo di ogni cosa e quell’uomo non sarà più in tuo potere”

Hae-Joo Chang “Spesso la sopravvivenza richiede coraggio”

Sonmi~451 “Ma io sono solo la servente di una mangeria, non sono stata genomata per alterare la realtà”

Generale An-kor Apis “Nessun rivoluzionario lo è mai stato”

Sonmi~451 “Non importa se siamo nati in una vasca o in un grembo, siamo tutti purosangue. Dobbiamo tutti combattere, e se necessario morire, per insegnare alle persone la verità”

Sonmi~451 “Essere vuol dire essere percepiti, pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri. La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni, che continuano a suddividersi nell’arco di tutto il tempo.

Archivista “Nella tua rivelazione hai parlato delle conseguenze della vita di un individuo che si spandono per tutta l’eternità. Questo vuol dire che credi in una vita nell’aldilà, nel paradiso e nell’inferno?”

Sonmi~451 “Io credo che la morte sia solo una porta, quando essa si chiude, un’altra si apre. Se tenessi a immaginare un paradiso, io immaginerei una porta che si apre e dietro di essa, lo troverei lì, ad attendermi”

Archivista “Se posso fare un’ultima domanda, dovevi sapere che la rivolta dell’unione sarebbe fallita”

Sonmi~451 “Si”

Archivista “E perché hai accettato di farlo?”

Sonmi~451 “E’ questo che il generale Apis mi aveva chiesto”

Archivista “Cosa, di essere giustiziata?”

Sonmi~451 “Se io fossi rimasta invisibile, la verità sarebbe stata nascosta, non lo potevo permettere.”

Archivista “E se nessuno credesse a questa verità?”

Sonmi~451 “Qualcuno ci crede già”

A Nuova Seoul (Nea So Copros), l’ingegneria genetica viene impiegata per produrre cloni inseriti in caste inferiori, con uno status morale inferiore. Possono essere oggetto di abuso senza che ciò sia sanzionato, ma sia i cloni sia i consumatori (“purosangue”) sono all’oscuro del destino di questi servitori: dopo un prematuro pensionamento dopo 12 anni di servaggio, sono uccisi e trasformati in cibo per cloni (sedato per intontire i servitori in modo che non si mettano in testa strane idee) e tessuti organici per fabbricare altri cloni.

Coesistono tre caste: la “razza padrona”, i servitori e i consumatori, che hanno il dovere costituzionale di consumare una certa somma, calcolata in funzione del loro status sociale, e di obbedire alle direttive della tirannia che li domina. I consumatori cercano solo apatia spirituale, comfort e gratificazioni fisiche. Sono distinguibili dai cloni che li servono per il fatto di possedere dalla nascita un microchip sull’indice, mentre i servitori hanno un collare che li può uccidere se disobbediscono.

Con il passare del tempo le distinzioni di classe e di casta hanno perso il loro carattere arbitrario, artificiale, fittizio per acquistare una vita propria, una certa naturalità e quindi ineluttabilità: “le cose stanno così perché è giusto e normale che sia così”.

Questo è il “progresso” che conduce alla Caduta e ad un mondo post-apocalittico.

Gattaca

Di sviluppi del genere se ne discute da anni negli ambienti della bioetica (si veda anche Gattaca):


http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/leugenetica-e-un-complotto-scientista.html


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/06/ethical-aspects-of-genetic-engineering-and-biotechnology/

o “In Time”

In-Time


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/01/in-time-occupy-hollywood-e-la-lotta-di-classe-del-terzo-millennio/

È un avvelenamento progressivo dell’umanità e del mondo, che si perpetua a causa di una popolazione sedata dal consumismo, dalla propaganda che filtra l’informazione che può essere comunicata e dall’ignoranza che ne consegue. È l’oblio della realtà che conserva strutture di potere tossiche e, nel lungo periodo, autodistruttive. Un potere predatorio, cannibalistico, che si sostiene grazie alla sua capacità di definire una narrazione univocamente vantaggiosa, che colonizza le menti delle masse e razze subordinate, predicando una supposta superiore condizione esistenziale, naturale, intellettuale e morale della casta dirigente che giustifica lo status quo.

Questi colonialisti, veri e propri conquistadores, sono cannibali, consumano ciò che li circonda per sostentarsi ed espandere la loro fonte di reddito e potere. Il potere, in particolare, va mantenuto ed esteso, a spese di tutti gli altri ed a qualunque costo, in una frenetica scalata della piramide sociale e naturale che dovrebbe dare un senso ad esistenze ossessionate dalla bramosia insaziabile, una fame inestinguibile, e dalla paura di decadere, di trovarsi sempre più parassiti sul groppone e sempre meno vittime da vampirizzare. Una splendida illustrazione del circolo vizioso che rappresenta la condanna esistenziale degli psicopatici/sociopatici: così terribili eppure così tragicamente prigionieri della loro natura.

Vyvyan Ayrs, ultra-nietzscheano ode una sinfonia in un sogno di un mondo futuristico in cui tutte le cameriere di un locale sotterraneo sono identiche ed ogni giorno ripetono gli stessi gesti e le stesse frasi per accogliere i clienti. La vuole riprodurre per affermare la propria grandezza e come tributo al suo “prezioso Nietzsche”:

E sapete voi che cosa é per me il mondo? Devo mostrarvelo nel mio specchio? Questo mondo é un mostro di forza, senza principio, senza fine, una quantità di energia fissa e bronzea, che non diventa né più piccola né più grande, che non si consuma, ma solo si trasforma, che nella sua totalità é una grandezza invariabile [...] Questo mio mondo dionisiaco che si crea eternamente, che distrugge eternamente se stesso, questo mondo misterioso di voluttà ancipiti, questo mio al di là del bene e del male, senza scopo, a meno che non ci sia uno scopo nella felicità del ciclo senza volontà, a meno che un anello non dimostri buona volontà verso di sé, per questo mondo volete un nome? Una soluzione per tutti i suoi enigmi? E una luce anche per voi, i più nascosti, i più forti, i più impavidi, o uomini della mezzanotte? Questo mondo è la volontà di potenza e nient’altro! E anche voi siete questa volontà di potenza e nient’altro! (F. Nietzsche, La volontà di potenza)

Non è il possesso del potere che produce piacere ma l’incessante ricerca di più potere. Non serve dire che questa brama senza fine è una prigionia. Se questo incremento di potenza non ce lo possiamo garantire da noi stessi, ci legheremo sempre più strettamente alla fazione più promettente. Il che spiega come, nel corso della loro vita, molti militanti di un colore politico sono passati a quello opposto: per loro l’ideologia è solo un pretesto, un mezzo per accumulare potenza. Se il partito o movimento che hanno abbandonato tornasse in auge si riavvicinerebbero in breve. Anche la lealtà o slealtà rispetto ad una particolare azienda o nazione segue le stesse logiche (es. si osservi la parabola del sionismo, una causa che era di “sinistra”/“progressista” solo un paio di generazioni addietro).

La ribellione di Sonmi-451 apparentemente fallisce. Viene catturata, interrogata, giustiziata. Migliaia, milioni di altri ribelli come lei sono stati inghiottiti dall’oblio, il loro eroismo si è dimostrato inutile: una goccia in un oceano, appunto. Però gli esseri umani sono tanti, sono come gli spermatozoi, se mi si passa il parallelo non particolarmente elegante. Basta che uno solo riesca a far arrivare il messaggio a destinazione che qualcosa di prodigioso si manifesta (la vita, la libertà).

Se ci pensiamo, è un po’ il fato di Thomas Sankara, martire della dignità e libertà africana, tornato improvvisamente in auge nell’Europa oppressa dai dogmi neoliberisti e dagli attacchi degli speculatori e delle agenzie di rating (chi l’avrebbe mai detto?):


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/05/thomas-sankara-e-il-terzo-mondo-europeo-piigs/


http://mauropoggi.wordpress.com/2013/01/20/thomas-sankara-un-documentario-e-un-appello/

o quello di Joel Olson, docente ed attivista morto prematuramente, poco dopo aver realizzato un’analisi che è stata poi fatta circolare viralmente sulla rete, specialmente tra gli indignati:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/16/la-democrazia-bianca-e-la-nostra-prigione/

Questi esempi valorizzano e comprovano il contenuto di verità di Cloud Atlas: un messaggio di valore universale resisterà al tempo e riaffiorerà carsicamente al momento giusto, anche in un altro luogo del mondo: laddove ci sia chi ne ha bisogno.

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Il messaggio di Sonmi-451 ce la fa a sopravvivere: è così autentico, vibrante, pregnante, universale, rivoluzionario, da lasciare scossi alcuni dei guardiani del sistema tirannico di Nuova Seoul (Nea So Copros). Non servirà a salvare la civiltà umana del ventiduesimo secolo, ma darà speranza ai superstiti nei secoli seguenti e la speranza è un bene di valore inestimabile quando si conduce un’esistenza miserabile.

Grazie ad un film di un’epoca precedente, ed in particolare ad una battuta – “Io non sarò mai soggetto a maltrattamenti criminosi!” – che ha il potere di scuotere dal torpore persino chi è nato per essere schiavo, Sonmi-451 comprende che esistono dei diritti universali e che occorre battersi per riaffermarli, perché questi possono essere sovvertiti esattamente come il granito può essere eroso, dato che l’ignoranza produce paura, la paura partorisce l’odio, l’odio genera violenza e la violenza prolifera fino a quando l’unico diritto riconosciuto è la volontà di chi è più forte e spietato in un dato momento.

I forti restano al comando grazie alle illusioni. Dunque la libertà vera è quella dalle illusioni (di separazione, differenza, gerarchia come parte di un “ordine naturale”) che vengono perpetrate da rapporti di forza iniqui ed artificiali. Il coraggio proviene dalla ferma volontà di combattere queste illusioni: “Sarai solo una goccia nell’oceano” – “Cos’è l’oceano se non una moltitudine di gocce?”. Di combatterle per sé e per tutti quanti, a nome di tutti quanti.

Cloud Atlas ci chiede di essere più empatici e più audaci nell’estensione verso il prossimo della nostra empatia, nel nostro riconoscimento della nostra comune condizione, comuni esigenze, comune destino. L’empatia, l’amore e la meraviglia sono le fondamenta della società. Il cinismo è ciò che la corrode e minaccia la nostra sopravvivenza come civiltà e come specie degna di esistere. La strada per l’ascensione, di Sonmi-451 e di tutti noi, passa per la disponibilità a trattare gli altri con decenza e rispetto, riconoscendone la dignità intrinseca, e per il rifiuto di accettare una società costruita intorno a convenzioni che discriminano gli uni ed avvantaggiano gli altri e che, se trasmesse di generazione in generazione, finiscono per apparire come un fatto naturale, un prodotto dell’evoluzione che l’uomo non ha il diritto di mettere in dubbio e cambiare.

La storia di Sonmi-451 ci insegna che, sebbene il mondo possa essere destinato ad una caduta – il che può certamente essere il nostro caso –, il percorso non è predeterminato. Le scelte dei singoli hanno la capacità di creare narrazioni diverse, con conclusioni diverse. Le scelte interrelate di molte persone hanno considerevoli ramificazioni (effetto del battito d’ali di una farfalla).

Per questo è indispensabile credere in un futuro alternativo (es. a quello deciso per noi dalle autorità monetarie e dalle oligarchie finanziarie) e plasmare un mondo nuovo. Il futuro è aperto e c’è sempre l’opportunità di considerare verità alternative e di scoprire una conoscenza insperata che può condurci verso altri futuri.

Se un numero sufficiente di persone, una massa critica, mette in discussione la narrazione egemonica che condiziona il comportamento di tutti, è possibile arrivare ad un cambiamento duraturo.

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Per un’analisi più generale:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

A stragrande richiesta – le magiche ricerche google che conducono al mio blog

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Non seguite nessuno. Il Graal non è su internet, è dentro di voi.

Meglio che io spieghi cos’è questa cosa, per i non addetti ai lavori.
Queste sono parole o frasi cercate su google che hanno portato degli internauti ad imbattersi nel mio blog.
Come ciò sia possibile è un quesito sul quale preferisco sorvolare ;o)
Naturalmente il 99% delle ricerche è normale e talvolta brillante – ho inserito un paio di esempi di lucidità: oggi è sbucato fuori un “cometa baia hudson” che consiglio di esplorare – ma quell’1% può essere molto godibile e quindi ho pensato di condividerlo coi lettori (aggiornamento dell’ultimo minuto: “dentatura del cervo” e “gli slittini più assurdi del mondo”).

come si diventa futurologi [eheheheh – segreto professionale ;oD]

ki e quello ke a ucciso piu persone di hitler [ki ha massacrato più ortografia?]

che cosa è il grande beltazor [tempo di domandarselo!]

il 15 02 2013 cosa succederà [mah?]

com’è andare a vivere in hameln [la cittadina del pifferaio]

i pinguini sono antropofagi [cave pinguinum]

pitone antropofago [noto un certo timore]

Brambilla autoreggenti

come faccio a mettermi in contatto con piero sansonetti? [e lo chiedi a me?]

enlil potere distruttivo

enki dio dell’acqua potere distruttivo quando

il distruttore dei 100 [Enlil?]

gli ebrei sono indubbiamente una razza ma non sono umani [Hitler is back]

club dove si tenevano orge

jacopo mazzeo è un vampiro [era tempo che qualcuno trovasse il coraggio di gridarlo al mondo!]

profezie climatiche di nostradamus sul clima in gran bretagna

che palle il buonismo

sicurarsi che tutte le parole siano state digitate correttamente [sicurarsi, mi raccomando!].

enfatizzare lsd [più che giusto, fratello!]

colgate sta per colossesi galati e  [tessalonicesi?]

d.r.henry tardi. ducson

razze dei pinguini [i pinguini, dopo il sesso, spopolano su internet]

megan fox nuda [ecco, appunto]

amuleti nazisti

devo fare un teme sulla guerra in siria mi potresti idicare come fare 3 media [la vedo dura]

piramidoterapia delle suore di trento misure dimensioni

importatori di pomelo dal vietnam o thaiti per l’itali mail

come si scrive in giapponese yukiteru?

economia mestre nel 1980

preveggenza su chi vincerà le politiche italiane 2013

chi di spada ferisce di spada ferisce significato

gardossi alessandro trieste

panta durr [Hans-Peter Dürr, fisico delle particelle - ma "pantadurr" fa abbastanza ridere]

un pensiero di beaucher: per capire cosa pensano …….

gli ebrei vogliono la fine della razza bianca? [non poteva mancare]

il post fornero che fare? [già, non sarà facile ma stringeremo i denti e tireremo avanti in qualche modo ;o)]

profezie su l’ologramma

film mondo cane e iniziazione fallica

“oscar giannino” omosessuali

uno primo genom

calendario manhunt 2012 il ragazzo di nome felix

neocatecumenali addis abeba

pulizia murui esterni+pussy [prima il dovere, poi il piacere]

il piano schlieffen non fu altro che la mossa kansas city [!!!]

culialvento [basta la parola]

descrizione di filemone e buchi prima e dopo [non sta parlando di mitologia greca]

ragnatela dei gesuiti [i soliti gesuiti]

istat lunghezza pene italia

chi è la famiglia drago held trust soekarno [what?]

omero analogie enuma elish  [questa persona è grandissima!]

agazze 12 anni depravate foto

paracelso duomo milano [alchimia!]

feudalesimo e libertà destra o sinistra [fel rules!]

trasferimento con schiavettoni

calendario max 1999 [che annata, quella!]

cruciani alla conquista degli stati uniti [ma anche no]

u padre nostro san giuliano

meteorite che spaccano tutto il mondo [meteorite rocks!]

trento conformazioni rocciose strane

armi distruttive, pro e contro [pro:...mmmmh.....fatemi pensare......]

sono psicopatico [la presa di coscienza è il primo passo]

stalin era ebreo [i soliti ebrei]

alessandro gardossi seguace di satana [a ciascuno il suo]

finiti i 6000 anni di autogoverno dell’uomo [chi? come? quando? Nessuno mi ha avvertito]

ex marito narcista mi perseguita

l’italia verso un nuovo nazismo? [solo l'Italia? Il solito narcisismo tribale]

un prodotto che sta avendo successo in america e che potrebbe dare ottime chance a chi è disposto ad importarlo in italia [sarei qui a tenere un blog se lo sapessi?]

l’invidia dell’america verso l’italia [che stiamo andando verso un nuovo nazismo]

pupazzo 3 in 1 cappuccetto rosso lupo nonna

porno feudale [fel rules!]

orge in galera

tank interrati dal 2014

new eu policies towards animal welfare: the relative importance of pig castration [poracci]

gru kranich geroglifico

abitazione di leo messi [più grande della mia, devo presumere]

le chiese trappola mortale nell’epidemia di peste [trappola mortale non solo in tempi di pestilenze]

gli alieni aiuteranno gli uomini ed evitare la terza guerra mondiale [credeghe!]

frigo a semi conduttore foto

posti di lavoro e della dignità ittiti [certamente messi meglio di noi pure loro]

nostradamus e il blocco navale nell’atlantico [risiko!]

specchiere dalle forme strane

satira di un intellettuale fasullo [piano con le insinuazioni]

lady carla powell palombara sabina [what?]

norberto felici commercialista porto san giorgio [buon per lui]

fiume di saratov [chiedo l'aiuto del pubblico e la telefonata a casa]

chi di sansone ferisce [di spada ferisce]

grillo casaleggio gengis khan [ke a ucciso + di itler]

andreas hofer e cesare beccaria [diavolo e acqua santa]

cartucce zanoletti calibro 410 [Obama is watching you!]

litigio tra adamo ed eva sul aplotipo [il vero pomo della discordia]

suchia il cazzo a un cimpanze video [...davvero non so che dire...]

codice a barre porno [pure quello?]

vestito falegname tirolese [mai più senza]

le orge piu pazze al mondo [mai più senza]

mital piedino p101 [mai più senza...what?]

christine la guer direttore banca mondo [perfetta corruzione del nome di Christine Lagarde, che effettivamente è in guerra con le masse]

io non sono in guerra con il mali [esattamente e non lo sono neanch'io: Bersani vai a lavorare i campi con Guccini!]

Cloud Atlas – uno studio antropologico del libro e del film

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Certo che credo nella reincarnazione – guardate mia sorella!

Andy Wachowski riferendosi a Lana Wachowski (già Laurence Wachowski, dopo l’operazione per il cambio di sesso)

 

Cloud Atlas - James D'Arcy and Ben Whishaw

Il viaggio nel pacifico di Adam Ewing (1849)

Adam Ewing “La domanda che egli pone è, se Dio ha creato il mondo, come sappiamo quali cose cambiare e quali cose devono rimanere sacre e inviolabili?”

Adam Ewing “Ho paura che il tuo destino sia affar tuo, e io non desidero farne parte”

Autua “Allora uccidi io”

Adam Ewing “Non dire assurdità”

Autua “Se tu non aiutare, uccidere è stessa cosa, è verità…”

Autua “Dolore forte si, occhio di amico più forte”

Dr. Henry Goose “Esiste una sola regola che unisce tutte le persone, un solo principio dominante che definisce ogni rapporto nella verde terra di Dio: il debole lo abbatte, il forte che lo inghiotte.”

Padre di Tilda “Adam, stammi a sentire, per il bene di mio nipote se non per il tuo, c’è un ordine naturale a questo mondo e coloro che tentano di capovolgerlo non finiscono bene. Questo movimento non sopravvivrà, se ti unisci a loro tu e l’intera tua famiglia verrete schivati, al meglio esisterete come paria, oggetto di sputi e bastonate, al peggio sarete linciati o crocifissi. E per cosa, per cosa, qualunque azione vogliate non ammonterà più che a una singola goccia in un oceano sconfinato”

Adam Ewing “Ma cosa è l’oceano, se non una moltitudine di gocce”

Lettere da Zedelghem (1936)

Robert Frobisher “Un libro letto a metà è, dopotutto, una storia d’amore incompiuta”

Robert Frobisher “A questo punto della mia vita so soltanto, Sixsmith, che le forze invisibili che fanno girare il mondo sono le stesse che ci straziano il cuore”

Vyvyan Ayrs “La reputazione è tutto nella nostra società”

Robert Frobisher “Sixsmith, salgo i gradini dello Scott monument ogni mattina, e tutto diventa chiaro. Vorrei poterti fare vedere tutta questa luminosità, non preoccuparti, va tutto bene, va tutto così perfettamente maledettamente bene. Capisco ora che i confini tra rumore e suono sono convenzioni. Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare. In momenti come questi, sento chiaramente battere il tuo cuore come sento il mio, e so che la separazione è un’illusione. La mia vita si estende ben oltre i limiti di me stesso”

Robert Frobisher “Credo che esista un altro mondo che ci attende Sixsmith, un mondo migliore, e io ti attenderò lì. Credo che non restiamo morti a lungo. Cercami sotto le stelle della Corsica dove ci siamo dati il primo bacio. Tuo, in eterno, RF.

 

Il primo caso di Luisa Rey (1972)

Luisa Rey “Devi fare, tutto quello che non puoi non fare”

Isaac Sachs “La fede, come la paura o l’amore, è una forza che va compresa come noi comprendiamo la teoria della relatività, il principio di indeterminazione, fenomeni che stabiliscono il corso della nostra vita. Ieri la mia vita andava in una direzione, oggi va verso un’altra, ieri credevo che non avrei mai fatto quello che ho fatto oggi, queste forze che spesso ricreano tempo e spazio, che possono modellare e alterare chi immaginiamo di essere, cominciano molto prima che nasciamo e continuano dopo che spiriamo. Le nostre vite e le nostre scelte, come traiettorie dei quanti, sono comprese momento per momento, a ogni punto di intersezione, ogni incontro suggerisce una nuova potenziale direzione”

Luisa Rey “Perché noi continuiamo a ripetere gli stessi errori ogni volta?”

L’orribile impiccio del signor Cavendish (2012)

Timothy Cavendish “Libertà, il frivolo motivetto della nostra civiltà, ma solo quelli che ne sono privati hanno il benché minimo sentore di cosa sia realmente”

Uno dei fuggitivi, rivolto a Cavendish “La domanda è, vecchio mio, credi di sapere il fatto tuo?”

La preghiera di Sonmi~451 (2144)

Archivista “Ricordati non è un interrogatorio, né un processo, la tua versione della verità è ciò che conta”

Sonmi~451 “La verità è singolare, le sue versioni sono non-verità”

Archivista “Qual è il primo catechismo?”

Sonmi~451 “Onora il tuo consumatore”

Yoona~939 “Io non sarò mai soggetta a maltrattamenti criminosi”

Sonmi~451 “La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”

Sonmi~451 “Puoi mantenere il potere sulle persone finché dai loro qualcosa, deruba un uomo di ogni cosa e quell’uomo non sarà più in tuo potere”

Hae-Joo Chang “Spesso la sopravvivenza richiede coraggio”

Sonmi~451 “Ma io sono solo la servente di una mangeria, non sono stata genomata per alterare la realtà”

Generale An-kor Apis “Nessun rivoluzionario lo è mai stato”

Sonmi~451 “Non importa se siamo nati in una vasca o in un grembo, siamo tutti purosangue. Dobbiamo tutti combattere, e se necessario morire, per insegnare alle persone la verità”

Sonmi~451 “Essere vuol dire essere percepiti, pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri. La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni, che continuano a suddividersi nell’arco di tutto il tempo.

Archivista “Nella tua rivelazione hai parlato delle conseguenze della vita di un individuo che si spandono per tutta l’eternità. Questo vuol dire che credi in una vita nell’aldilà, nel paradiso e nell’inferno?”

Sonmi~451 “Io credo che la morte sia solo una porta, quando essa si chiude, un’altra si apre. Se tenessi a immaginare un paradiso, io immaginerei una porta che si apre e dietro di essa, lo troverei lì, ad attendermi”

Archivista “Se posso fare un’ultima domanda, dovevi sapere che la rivolta dell’unione sarebbe fallita”

Sonmi~451 “Si”

Archivista “E perché hai accettato di farlo?”

Sonmi~451 “E’ questo che il generale Apis mi aveva chiesto”

Archivista “Cosa, di essere giustiziata?”

Sonmi~451 “Se io fossi rimasta invisibile, la verità sarebbe stata nascosta, non lo potevo permettere.”

Archivista “E se nessuno credesse a questa verità?”

Sonmi~451 “Qualcuno ci crede già”

Sloosha Crossing e tutto il resto (2321)

Zachry “Chi ha fatto lo sgambetto alla caduta se non Giorgy”

Meronym “Il vero vero? Gli antichi stessi”

Zachry “E’ tutto una massa di fumo. Gi antichi c’hanno saviezza, hanno piegato malattie e semi fatto miracoli, volati nel cielo”

Meronym “vero, tutto vero, ma c’hanno altra cosa, una fame in loro cuori, fame più forte di tutte le loro saviezze”

Zachry “Fame, di cosa?”

Meronym “Fame di altro”.

Zachry “Andare, Andare dove, prescienti e noi stessa barca, nessuno c’ha casa”

Meronym “Ma, non ancora”.

Zachry “Credi che qualcuno sente tue preghiere e viene giù da cielo?”

Meronym “Può forse, può forse un giorno”

Zachry “Un giorno è pulce di speranza”

Meronym “Si, e da pulci non ti liberi facile”


http://miscellaneo.wordpress.com/2013/01/13/cloud-atlas-citazioni-e-aforismi-del-film/

 

Cloud Atlas (libro e film) mi piace perché è l’opera giusta al momento giusto: in una civiltà al lumicino, l’unica cosa intelligente da fare è mettercela tutta per creare una nuova narrazione, di un futuro diverso, da costruire assieme, pensando ed agendo in modo diverso, perché non c’è nessun salvatore disinteressato che verrà a toglierci le castagne dal fuoco. È un investimento sul futuro.

1849: un giovane avvocato viene avvelenato a poco a poco da un “medico” senza scrupoli che vuol il suo oro. Uno schiavo clandestino chiede il suo aiuto e poi gli salva la vita. L’esperienza lo spinge ad abbracciare la causa dell’abolizionismo della schiavitù.

1936: un giovane aspirante compositore bisessuale assiste un vecchio compositore sifilitico.

1973: una giornalista in California s’imbatte in un complotto e cerca di comprenderlo e renderlo noto.

2012: un anziano editore inglese con problemi economici viene rinchiuso in un ospizio-carcere.

2144: un clone coreano capisce di non essere inferiore ai “normali” e diventa un esempio per un’umanità oppressa

2321: un isolano selvaggio post-apocalittico incontra un’esploratrice dei Prescienti (altri superstiti che però hanno preservato una parte del livello tecnologico pre-apocalittico) e la aiuta a salvare la sua gente e se stesso.

Ogni episodio è legato da una testimonianza-retaggio del passato (un diario, un libro, una sinfonia, un’inchiesta, un film, una confessione registrata): “La nostra vita non ci appartiene. Dal grembo alla tomba, siamo legati agli altri. Passati e presenti. E da ogni crimine e da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro”.


http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_Atlas

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In breve, Cloud Atlas è la storia di un gruppo di anime che si incarnano in varie epoche storiche, incrociandosi ed interagendo – “sestetto per solisti che si sovrappongono, per pianoforte, clarinetto, violoncello, flauto, oboe e violino, ognuno nella sua chiave, dimensione e colore”. Lo fanno in un contesto di sofferenza, patimento, violenza gratuita e sterile, a causa della loro tendenza a commettere gli stessi errori. Errori determinati in gran parte dal loro ossequio ad una visione del mondo social-darwinista (neoliberista) per cui l’unica legge del cosmo/universo è “il debole lo abbatte, il forte che lo inghiotte”.

Il bene e il male che compiono si riverberano nel passato e nel futuro (rifiuto della concezione lineare del tempo)

Il cammino si conclude quando superano gli esami che la vita pone loro di fronte e comprendono le varie ramificazioni della massima “non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te” (e fai agli altri solo quello che ti chiedono di fare), tra le quali l’imperativo morale di costruire un mondo fondato su libertà, uguaglianza e fratellanza (tangibilmente, non astrattamente: sono principi che, come gli esseri umani, trionfano assieme ed affondano insieme).

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Uno dei due motivi centrali è quello del potere e del controllo nelle relazioni umane: si può essere parassitari, oppure simbiotici. La prima è una relazione di mutua compensazione (mutualismo) ed equilibrio: è feconda e benefica per entrambe le parte: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri” [Giovanni 13, 34]. “Ma se uno ha dei beni di questo mondo, e vede il suo fratello nel bisogno, e gli chiude il proprio cuore, come dimora l’amor di Dio in lui?” [1 Giovanni 3:17]

Il rapporto parassitario è quello dove una parte consuma l’altra, come fa la tenia: “Non semplicemente costanza dell’energia, ma massima economia dei consumi: sicché il voler diventare più forti, per ogni centro di forza, è l’unica realtà – non conservazione di sé, ma volontà di appropriazione, di diventare padroni, di diventare di più, di diventare più forti” (F. Nietzsche, “La volontà di potenza”). Il parassita, come lo psicopatico, che ne è la quintessenza, è dominato dalla paura di perdere il controllo e dalla sete di potere e non può quindi essere altro che violento. È autolesionistico, perché consumando chi gli dà la vita pone le basi per la sua morte.

È quel che spiega Meronym a Zachry in merito alla caduta della civiltà umana: gli antenati resero i miracoli un evento ordinario ma non riuscirono mai a controllare una cosa, cioè a dire la fame nel cuore umano, la fame di cibo, di velocità, di longevità, di comodità, di potere. Il mondo non era grande abbastanza per loro e continuarono a manipolare l’esistente finché persero definitivamente il controllo della natura, contaminando le terre, i mari, l’aria e i loro corpi, per poi tornare allo stato tribale, salvo rare eccezioni.

È la tenia in azione (cf. Jung/Gurdjieff).

La storia è un incessante confronto tra queste due personalità archetipiche, il simbionte e la tenia: chi cerca di rallentare lo sviluppo umano, farlo sfiorire per controllarlo (la “decrescita infelice”) e chi desidera espanderlo (limite esterno, illimitatezza interiore).


http://www.informarexresistere.fr/2012/01/18/la-sindrome-del-feto-egoista-come-vivono-e-cosa-pensano-gli-angeli-caduti/#axzz2ILQu9kO7

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L’altro tema cardine è che l’unica ascensione possibile per l’umanità è attraverso la consapevolezza. La conoscenza permette di comprendere la propria condizione miserevole, di immaginare circostanze di esistenza più dignitose, di cercare di abolire quelle correnti.

Ciascuno dei sei protagonisti, a modo suo, ostacolato dai suoi vizi e manie e quindi non sempre con successo, è un emancipatore di se stesso, ma anche di altre persone che incrociano il suo percorso. E anche se apparentemente nulla sembra cambiare, perché le forme di dominio e subordinazione evolvono in maniera tale da mimetizzarsi meglio ed agire più sottilmente ed efficacemente (la schiavitù finale è quella di chi crede di essere libero) – come in un eterno ritorno nietzscheano – Cloud Atlas illustra come la sommatoria di tante piccole azioni liberatorie, abolizioniste, altruistiche, rivoluzionarie, può fare la differenza.

Queste si riverberano nel tempo – nel futuro come nel passato (tramite visioni, sogni ed intuizioni) – alterando il corso degli eventi per milioni di persone, persino su altri pianeti. E anche se la ribellione di Sonmi-451 non salva la civiltà umana nel 2144, l’ultimo segmento postapocalittico, ambientato nel ventiquattresimo secolo, mostra come il suo esempio abbia ispirato i superstiti, salvandoli dall’abbrutimento al quale si sono abbandonate le bande di predoni cannibali, eredi diretti degli oligarchi corporativi della decadente Nea So Copros, degli schiavisti delle isole Chatham, del vanaglorioso “mecenate” che spinge al suicidio il promettente artista bisessuale, dei guardiani/carcerieri di Aurora.

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Le parti assegnate a Tom Hanks rappresentano un’allegoria dello sforzo umano di progredire imparando dai propri errori.

Inizia come brigante travestito da medico (Goose) che raccoglie i denti delle vittime di cannibalismo per venderli e per impiantarli nella sua bocca che ha assunto un’apparenza ferina: uccide invece di curare, i suoi desideri sono puramente materialistici ed egoistici. Si comporta come un conquistador: per l’oro è disposto ad uccidere, slealmente.

Nella vita successiva gestisce un albergo e sfrutta uno stato di difficoltà del giovane Frobisher per ricattarlo. Però non uccide nessuno.

La successiva incarnazione è il fisico Isaac Sachs che cerca di aiutare la giornalista (Halle Berry) a smascherare un terribile complotto. Pur essendo stato un ingranaggio nella macchina per tutta la sua vita, muore dopo aver fatto la cosa giusta.

In seguito però ricade nel solco della violenza: Dermot Hoggins è uno scrittore che non tollera una recensione feroce ed uccide il critico letterario che l’ha “disonorato”.

Infine Zachry, nell’isola post-apocalittica, subisce una trasformazione da codardo superstizioso a eroe pronto a sacrificarsi per il prossimo e per una causa che non riguarda direttamente né lui né la sua famiglia.

Si scopre così che il suo meglio lo dà solo quando entra in contatto con la sua “anima gemella” (Halle Berry – Luisa Rey e Meronym).

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Nel corso delle sue esistenze abbandona la filosofia egoistica dell’autoperpetuazione ad ogni costo e diventa un saggio ed un uomo di pace.

In una vita un uomo è cattivo, in un’altra è un’eroina. Ogni volta che un’anima ritorna alla vita terrena ha la possibilità di imparare ad esistere in diversi contesti storici, culturali, economici ed in diversi ruoli (razza, genere, status, potere). Sono esistenze esperite lungo una catena di molte permutazioni diverse, che definiscono un percorso di evoluzione personale. Una sola vita non basta, servono tante lezioni lungo l’iter educativo personalizzato per mettere alla prova le proprie peculiari debolezze.

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Il messaggio finale è che non dobbiamo accettare una società costruita intorno a convenzioni che discriminano gli uni ed avvantaggiano gli altri e che, se trasmesse di generazione in generazione, finiscono per apparire come un fatto naturale, un prodotto dell’evoluzione che l’uomo non ha il diritto di mettere in dubbio e cambiare. Il passato, il presente e perfino il futuro ci possono venire in soccorso, se abbiamo raggiunto un certo livello di consapevolezza.

Sonmi-451 e Yoona-939, nati schiavi e destinati a servire prima come cameriere e poi come nutrimento e materiale organico, sono oppresse in una misura che il meschino Timothy Cavendish, che pure è alle prese con una casa di riposo gestita tirannicamente, neppure può immaginarsi. Ciò nonostante, sono le sue parole – “Io non sarò mai soggetto a maltrattamenti criminosi!” – quelle di cui questi cloni avevano bisogno per concepire e formulare quei principi di dignità e libertà estranei alla loro società.
La conoscenza è uno specchio – dichiara Sonmi-451 – e, per la prima volta nella mia vita, mi è stato concesso di vedere chi ero e che cosa ero diventata”.

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L’uso degli stessi attori per ruoli diversi, maschili e femminili, neri e asiatici, giovani ed anziani è importante per arrivare a capire che l’esteriorità è un dettaglio e che ciò che conta è quel che c’è dentro di noi e quel che riusciamo ad esprimere, che le nostre tribù non devono restare separate, che ciò che ci distingue non è l’essenza di quel che siamo, che esiste una comune umanità, un comune spirito che trascende i confini e i muri insormontabili che ci imponiamo e che “giustificano” lo sfruttamento, la prevaricazione, la tracotanza, la violenza, l’egoismo. Una verità che, per quanto scontata, deve ancora essere assimilata e che molti considerano ancora come un affronto personale (es. le critiche che ci sono piovute addosso per aver scritto “Contro i miti etnici”.

Viviamo in un sistema piramidale così devoto al divide et impera che se fosse possibile porre delle barriere alla trasmigrazione delle anime, lo si farebbe in un batter d’occhio.

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Al termine del romanzo Adam Ewing capisce che la storia non segue alcuna regola, ammette solo esiti. Questi esiti sono determinati da vizi e virtù, buone e male azioni. Queste azioni sono la risultante di convinzioni. Perciò se noi crediamo che l’umanità debba essere divisa per categorie, ciascuna delle quali va collocata su un gradino diverso della scala evolutiva, e che la storia è l’arena in cui il forte sopprime il debole, allora quello è il tipo di umanità che si affermerà in una data epoca. Sarà difficile opporsi a questo “ordine naturale” ma l’esito non sarà augurabile per nessuno. Un mondo puramente predatorio consuma se stesso (parassitismo, entropia). In una persona, commenta Ewing, l’egoismo abbrutisce l’anima; nella specie umana, comporta l’estinzione.

Se invece crediamo che l’umanità possa elevarsi al di sopra della legge della giungla, che razze e credenze diverse possano convivere pacificamente, che ci possano essere governanti giusti, che la violenza possa essere arginata, che i potenti debbano rispondere delle loro azioni, che le ricchezze della terra e degli oceani vadano condivise equamente, un altro mondo sarà possibile (simbiosi) e si realizzerà. Questo anche se è il più difficile da concretizzare, dato che i progressi conquistati penosamente nel corso di molte generazioni possono essere persi con un tratto di penna di un presidente o la sciabola sguainata di un generale.

E tuttavia, conclude Ewing, quello è l’unico mondo degno per suo figlio, l’unico che questi non dovrà temere, l’unico per cui vale la pena di lottare.

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Il suocero non è dello stesso avviso. Lo accusa di sciocco sentimentalismo, di non essere in grado di capire che nessun bianco crederà mai di essere pari ad un nero, nessun nero crederà mai di essere un bianco con la pelle nera e nessuno accetterà di buon grado di perdere le sue proprietà in nome di diritti inalienabili. Lo avverte: riceverà sputi, gli urleranno contro, lo linceranno, lo corromperanno, lo ostracizzeranno, lo crocifiggeranno per la sua ingenuità. Per aver osato duellare con l’idra della natura umana, pagherà con indicibili sofferenze; e con lui la sua famiglia. E solo all’ultimo istante di vita arriverà a capire che la sua vita non contava più di una goccia in un oceano sconfinato.

La replica di Adam Ewing è diventata la citazione più famosa di “Cloud Atlas” (del libro e del film):  “Ma cos’è l’oceano, se non una moltitudine di gocce?”

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ULTERIORI LETTURE SU QUESTI TEMI


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/


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Il Mali è l’ottava nazione musulmana bombardata dall’Occidente negli ultimi 4 anni

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Nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima.
Lucio Caracciolo, Repubblica, 17 gennaio 2013

Le dimensioni di Aqim non sono impressionanti. Qualche centinaio di miliziani armati di tutto punto, dediti al narcotraffico, ai rapimenti di walking money (cooperatori, turisti e spericolati giornalisti, per il cui riscatto le nostre intelligence versano milioni di dollari), alla propagazione dell’islam salafita in versione cruenta. Ma vale il marchio: al-Qa’ida. Brand di tragico successo, con il quale Stati Uniti e resto dell’Occidente identificano il “terrore globale”- leggi: capace di colpire in America e in Europa. Aqim non ha mai varcato gli oceani, eppure nella rappresentazione del Pentagono è l’ultimo anello della temibile “fascia salafita”, inquietante macchia jihadista che nella cartografia militare a stelle e strisce corre dallo Yemen all’Africa occidentale. Imperniata su quattro sigle, quattro facce del medesimo mostro: Aqap (al-Qa’ida nella Penisola Arabica), al-Shabab (Somalia), Boko Haram (Nigeria) e appunto Aqim.

Ma non siamo più alle crociate di Bush junior. A Washington tira aria di quaresima. Va di moda lo smart power. La guerra al terrore globale continua, ma con altri mezzi. Non più invasioni dai costi e dalle perdite insopportabili. Semmai, operazioni coperte e spiegamento di droni, armi democratiche per eccellenza, poiché servono alle democrazie occidentali per condurre una guerra invisibile alle proprie opinioni pubbliche, scottate dalle disastrose campagne afgana e irachena. Per il resto, l’America “guida da dietro”. In parole povere, usa risorse altrui per fini propri. O almeno spera di farlo. Salvo poi scoprire che sono altri – nella fattispecie qualche dittatore, tribù o mafia africana – a profittare del controterrorismo Usa fingendo di servirlo.

Lucio Caracciolo


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/11/20/mali-nuovo-fronte-contro-il-terrore.html

Negli ultimi giorni sul Guardian:
1. articolo in favore di uno stato curdo indipendente (= destabilizzazione di Iran, Iraq, Siria e Turchia);
2. articolo che chiede che il presidente iracheno si dimetta perché è un dittatore (sono dittatori quando non si schierano con l’Occidente);
3. articolo che condanna l’Algeria per il modo in cui ha gestito la faccenda degli ostaggi e descrive il suo governo come arretrato ed incivile.

Direi che coincide con la lista dei bersagli della prossima fase: l’Iraq permette alle armi iraniane di arrivare in Siria, l’Algeria si è opposta all’intervento in Libia, il Kurdistan è il classico neostato che serve a smantellare gli attuali “stati-canaglia” risparmiando al Pentagono/NATO una costosa e fallimentare guerra regionale. Se pensano di poter portare a termine con successo una tale impresa sono dei poveri mentecatti.

Domande che non hanno ancora trovato risposta:

1. Come possono i francesi giustificare la loro posizione sulla Siria, dove sostengono gli stessi jihadisti che invece combattono nel Mali e che, sempre in Siria, fanno saltare in aria decine di civili con autobombe nei mercati e nei dipartimenti universitari?

2. Se, come afferma Hollande, questi guerriglieri da estirpare sono solo un migliaio, che speranze avevano di attraversare mezzo paese in territorio ostile per conquistare la capitale Bamako (poco meno di 2 milioni di abitanti) e controllarla? Perché avrebbero dovuto farlo? Per farsi accerchiare e massacrare? Perché dovrebbero essere una minaccia per l’Europa, come invece sostiene la Merkel? Perché occorre usare mezzi corazzati contro di loro?

In barba all’intervento francese, i guerriglieri islamici hanno facilmente conquistato la città di guarnigione Diabaly, a circa 160 chilometri a nord di Segou, la capitale amministrativa del centro di Mali, dimostrando l’inconsistenza della volontà di combattere dell’esercito maliano. Così la Francia è stata costretta ad inviare altre migliaia di soldati. Sono già 30mila gli sfollati.

Sebbene l’Occidente non sia ufficialmente in guerra con l’Islam, il Mali è l’ottava nazione musulmana bombardata dall’Occidente negli ultimi 4 anni. Segue Iraq, Afghanistan, Pachistan, Yemen, Libia, Somalia e le Filippine [almeno il 5% della popolazione filippina è musulmano e l'arabo è una lingua riconosciuta dalla Costituzione] – senza contare le tirannie che continuano a godere del nostro pieno supporto:


http://www.atimes.com/atimes/Southeast_Asia/NB29Ae01.html

Sappiamo che gran parte dell’instabilità del Mali è conseguenza dell’intervento NATO in Libia.

Le truppe che hanno effettuato il più recente golpe in Mali sono state addestrate dagli americani e l’amministrazione Obama era contraria ad un intervento armato per il rischio di una proliferazione di attacchi terroristici contro l’Occidente in tutto il mondo:


http://www.nytimes.com/2013/01/14/world/africa/french-jets-strike-deep-inside-islamist-held-mali.html?pagewanted=1&_r=2&

il fallimento della campagna libica ha portato a questo: una mescolanza di guerriglieri islamisti, tuareg e di libici di pelle nera scacciati dai libici di pelle più chiara:


http://www.independent.co.uk/voices/comment/the-war-in-libya-was-seen-as-a-success-now-here-we-are-engaging-with-the-blowback-in-mali-8449588.html

Bombardati nel Mali, non è improbabile che li ritroveremo a combattere con qualche signore della guerra libico, che dovremo bombardare a sua volta.

Il contemporaneo intervento franco-americano in Somalia ha causato la morte di una decina di civili.

Le morti di civili non sembrano più essere una variabile di cui tener conto. Cameron ha deciso il coinvolgimento britannico nelle operazioni Mali senza neppure prendersi il disturbo di consultare il Parlamento.

È sufficiente che la propaganda occidentale etichetti come terroristi un gruppo di musulmani perché le forze armate di un paese NATO possano bombardarli impunemente, senza peraltro che sia chiaro perché le loro atrocità siano peggiori di quelle perpetrate dagli alleati dell’Occidente (es. uccisioni, torture e incarcerazioni di tuareg da parte delle forze governative maliane). Ai governi ed ai media delle democrazie occidentali piace dipingere il mondo in bianco e nero.


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jan/14/mali-france-bombing-intervention-libya#start-of-comments

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I medesimi errori…ancora…e ancora…e ancora…e ancora…e ancora…

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

“Il Grigiocrate Mario Monti. Nell’era dei mediocri” di Augusto Grandi (Il Sole 24 Ore, Premio Saint-Vincent)

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Durante l’anno del Governo Monti I il PIL italiano ha registrato una contrazione del 2,4%. La contrazione del PIL non ha giovato alle politiche di rigore, che avevano tra i primi obiettivi la riduzione del debito pubblico. Il debito pubblico dell’Italia nel novembre 2011 ammontava a 1916 miliardi di euro, il 119% del PIL: un anno dopo aveva sfondato il tetto dei 2000 miliardi, e si era attestato al 126% del PIL. L’aumento del debito pubblico di sette punti percentuali rispetto al PIL è da addebitarsi anche e soprattutto alla pronunciata contrazione di quest’ultimo. Il deficit annuo dell’Italia è infatti leggermente diminuito per effetto dei tagli alla spesa sociale, dell’introduzione dell’IMU, del rincaro dell’IVA e delle accise. Questi provvedimenti hanno comportato un aumento della pressione fiscale esercitata dallo Stato sui cittadini dal 50,5% al 55,2%. Progressi significativi sono stati fatti sul fronte della lotta all’evasione fiscale, in linea di continuità con le politiche del precedente governo Berlusconi. La disoccupazione è cresciuta dall’8,6% al 10,8%. I consumi degli italiani si sono contratti del 3,6%. Risultati positivi si sono avuti sul piano dello spread, sceso da 500 a 300 punti, grazie soprattutto all’energica difesa dell’euro da parte del presidente della BCE, Mario Draghi”.

Passaggio censurato nella voce “Mario Monti” di wikipedia

Nonostante clamore e dibattiti, purtroppo la censura wikipediana non si è fermata, e mentre si accingeva a pubblicare questo testo, lo scrivente è stato testimone di un altro episodio tra il grave e il grottesco. In data 6 gennaio un utente aveva creato la voce Lista dei membri del gruppo Bilderberg, già presente sulle wikipedie inglese, tedesca, francese, spagnola, finlandese etc. etc. La voce era strettamente compilativa (se ne può consultare una bozza “sopravvissuta” qui) e non faceva altro che riportare la lista dei nomi dei vari membri dei Direttivi del gruppo, in primis quelli di David Rockefeller e dell’attuale presidente del gruppo Henri de Castries, amministratore delegato di AXA, presente alla riunione straordinaria del Bilderberg a Roma del 13 e 14 novembre 2012 (invitati d’onori Mario Monti ed alcuni suoi ministri, tra i quali la Fornero), documentata da Servizio Pubblico (vedi anche qui) ma anche dal Corriere della Sera. Sparsi tra i vari membri elencati, si potevano ritrovare anche i nomi di Franco Bernabè, Mario Monti, Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, Gianni e Umberto Agnelli, e dei pochi altri italiani (una dozzina in tutto) che hanno avuto l’onore di far parte del comitato-guida del Bilderberg dal 1954 ad oggi (i nomi sono reperibili sul sito ufficiale stesso). Ma la lista è stata quasi immediatamente cancellata (insieme alla voce su Henri de Castries), stavolta dall’amministratore Vituzzu, a testimonianza che la censura delle informazioni scomode sulla Wikipedia italiana non si ferma mai: così, dopo la clamorosa censura di Natale sui risultati economici del governo Monti, ecco la censura dell’Epifania sui membri, italiani e non, del Bilderberg ! Quale sarà la prossima puntata?


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11315

Il Grigiocrate Mario Monti. Nell’era dei mediocri (Fuorionda editore, 2012), scritto dallo stimato giornalista de Il Sole24Ore Augusto Grandi insieme agli scrittori e saggisti Daniele Lazzeri e Andrea Marcigliano con la prefazione di Piero Sansonetti.

[Intervista per Tiscali].

Grandi, lei denuncia il fatto che il premier può fare quello che sta facendo perché la classe politica “assiste inerme e impotente”. Lei definisce i partiti politici come “topolini che corrono più o meno festanti o riottosi verso il precipizio”.

“Quando noi parliamo di era dei mediocri non ci riferiamo alla Banda Monti e alla Fornero, che sono sicuramente mediocri, ma soprattutto a questa classe politica che va a suicidarsi. Abbiamo dei politici che dopo Berlusconi non hanno saputo reagire, che ancora oggi vanno a dire alla gente quanto sia bravo Mario Monti e che ripetono che non lo vogliono ma sono pronti a seguire tutti i punti della sua agenda. Questo è il suicidio della politica”.

In Spagna dove la politica non ha ceduto il suo ruolo ai tecnici, la situazione non è stata migliore. Il politico Rajoy non è tanto differente dal tecnico Monti.

“Ma quando parliamo di una classe politica mediocre non dobbiamo pensare che sia solo un caso italiano. Vale anche per Rajoy che, anche se è stato eletto, è stato messo lì per fare quello che hanno deciso di fargli fare. Mi spiego: la classe politica non è mediocre quando riesce a ribellarsi a questi poteri che ti dettano l’agenda. Non illudiamoci è esattamente quello che succederà presto in Italia con il ‘Monti bis’ o con un nuovo governo che decida di applicare le sue politiche. In base a che cosa tu dovresti andare a votare per elezioni primarie del centrosinistra per Renzi o Bersani quando a decidere tutto saranno ancora una volta Monti e Napolitano? Ma attenzione lo stesso discorso vale per il centrodestra, basta sentire quello che dicono Frattini e tanti altri. In queste condizioni è del tutto inutile andare a votare”.

Dal vostro libro emerge però che Monti e Napolitano sono in realtà un mezzo o un tassello di un disegno più ampio per impoverire l’Italia. Qual è questo progetto?

“La dimostrazione di quanto noi sosteniamo è sotto gli occhi di tutti. Quando Mario Monti dice che a questo punto l’Italia è in saldo ed è ora che qualcuno la compri e oggi Goldman Sachs dice che noi siamo una sorpresa positiva e meritiamo maggiori investimenti capisci che la svendita è iniziata. Noi avevamo ipotizzato questa situazione a maggio, oggi si è avverata. Prendiamo ad esempio anche l’Ilva. Per anni non ti sei preoccupato di imporre all’azienda determinate regole, si è giunti alla chiusura della fabbrica e ora sei pronto a versare tre miliardi di euro di finanziamento sapendo benissimo che non basteranno e che entreranno in scena altri investitori che non aspettano altro. Il prossimo obiettivo è Finmeccanica già sotto attacco, ma poi questa svendita proseguirà con tutti i beni dell’Italia“.

Finmeccanica è sotto attacco da parte della magistratura?

“Finmeccanica fa quello che fanno tutti i suoi concorrenti a livello internazionale ovvero cerca di oliare per chiudere una trattativa. Ma in Francia questo meccanismo, se utilizzato per corrompere governi o investitori esteri, è considerato un merito. Invece la magistratura francese interviene solo in caso di corruzione interna”.

Lei ricorda che Monti è accusato di applicare un “modello cinese”. Poi provocatoriamente ipotizza che il “modello italiano”, privato costantemente di diritti essenziali per i lavoratori, sarà presto peggiore di quello asiatico.

“La Cina si è resa ormai conto che il capitalismo d’assalto applicato in questi ultimi anni non può essere più portato avanti. Per questo, ad esempio, Pechino ha imposto che i figli debbano occuparsi dei genitori perché in un sistema sociale che funziona è necessaria la coesione e la famiglia. Non si tratta di affetto, ma di un calcolo preciso: il figlio che assiste il genitore alleggerisce il costo per lo stato. Mentre in Italia si invitano i giovani ad emigrare altrove, in Cina c’è una forte attenzione al fatto che tutti devono poter vivere. Ho visto tre lavoratrici pulire una fontana con tre spazzolini minuscoli, un lavoro per il quale bastava una persona con uno spazzolone. La filosofia è che guadagnano meno ma lavorano tutte e tre. Anche il forte inquinamento, che è reale, è da qualche tempo combattuto con tecnologie ecosostenibili. Noi, al contrario, da mesi non sentiamo parlare d’altro che di tagli e risparmi a scapito dello stato sociale. Emblematica l’ultima dichiarazione di Monti sulla Sanità“.

Le dico due parole: Gruppo Bilderberg e Rivoluzione Oligarchica.

“Non voglio addentrarmi nel campo di elite e aristocrazia che si contrappongono all’oligarchia, ma che Paese è quello in cui gli organi di informazione ignorano la riunione del  Gruppo Bilderberg a Roma e la notizia viene diffusa solo da Dagospia? Lei cita Bilderberg ma potremmo dire anche Goldman Sachs. Quando un uomo come Henry Paulson lascia la Goldman per diventare sottosegretario del Tesoro degli Stati Uniti, gestisce il fallimento e uccide la Lehman e poi torna in Goldman non si può parlare di complottismo. La stessa Goldman ha più volte ammesso pubblicamente di adottare il sistema della ‘porte girevoli’ che consiste nel mettere i propri uomini di fiducia nelle istituzioni e, dopo aver svolto il lavoro, riprenderseli. A questo punto è legittimo chiedersi se Mario Monti che era un uomo della Goldman stia lavorando per loro o per il Paese. Le recenti dichiarazioni della Goldman sull’investire in Italia lasciano molti dubbi. Stesso discorso per il Gruppo Bilderberg che non ha mai nascosto il progetto di un governo mondiale che possa prendere della decisioni a livello planetario. Questo governo degli oligarchi esiste a livello mondiale, ma anche a livello locale. In Italia quella che si considera elite, ma che è solo un’oligarchia, mostra il suo disprezzo per il popolo e cerca di mantenere il suo status. Un ministro come la Fornero arriva a dire: i vostri figli sono mammoni e devono andare all’estero. Ma i loro sono tutti a casa”.

Il vostro libro è stato valutato positivamente dalla critica specializzata, ma la grande distribuzione letteraria l’ha ignorato ed è edito da una piccola casa editrici alternativa. Un caso oppure una volontà precisa?

“Non credo sia stato un caso. Se un giornale del livello del Financial Times si è interessato al nostro lavoro e ha espresso un giudizio positivo, non credo possa essere messo in discussione il valore del libro [si trattava dell’edizione tedesca del Financial Times, così indipendente da essere stata chiusa con un pretesto, nonostante le proteste dell’intera redazione, convinta di essere stata punita per non essersi allineata, NdR]. Recentemente abbiamo ricevuto responsi favorevoli anche da un noto quotidiano di Bombay. Qui in Italia è stato ignorato dai grandi quotidiani come La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa dai loro gruppi editoriali. In realtà non ci siamo sorpresi perché nel libro attacchiamo alcuni giornalisti di queste testate“.

28 novembre 2012


http://spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/12/11/il-griogiocrate-mario-monti-intervista-augusto-grandi.html

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Noi di Qelsi ne abbiamo parlato con uno degli autori: Augusto Grandi, giornalista economico del Sole24Ore, scrittore di saggi politico-economici e di narrativa. Vincitore del premio St. Vincent di giornalismo, ha recentemente realizzato con reportage di viaggio alcune mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo.

In questa intervista esclusiva rilasciata a Qelsi, Augusto Grandi ci parla del “Grigiocrate”.

Augusto Grandi, la tesi principale de “Il Grigiocrate” suggerisce che l’Italia sia stata indicata come luogo giusto per sperimentare un nuovo modello politico. In cosa consiste questo modello? E perché l’Italia?

Il modello è quello di un’Europa del sud trasformata in una sorta di Bangladesh per l’Europa del nord. Bassi salari, fuga dei cervelli e importazione di braccia per lavori non qualificati. Ma un Bangladesh anche a vocazione turistica. Il paradiso dove verranno a svernare ricchi cinesi e tedeschi, russi e americani. Perché l’Italia? Perché la Grecia è troppo piccola e debole per sperimentare un modello. L’Italia è la terza economia europea, la seconda manifatturiera. Dunque la sperimentazione ha davvero senso.

Nel libro, Mario Monti è definito “un uomo abituato a essere nominato e non eletto”. Chi è Mario Monti? E perché è stato scelto lui?
Un uomo per tutte le stagioni. Commissario europeo in quota centrodestra e pure in quota centrosinistra. Membro del cda Fiat all’epoca delle tangenti di cui non si era accorto. E poi Goldman Sachs e agenzia di rating che declassava l’Italia mentre lui non se ne accorgeva. Un tipo distratto, ma silente e sobrio esecutore degli ordini dei poteri forti. Quei poteri forti che secondo lui non esistono, per poi sostenere che aveva perso il loro favore. L’uomo ideale per svolgere il lavoro sporco nell’interesse dei mercati internazionali e a danno dell’Italia.

Mario Monti si può definire un “uomo solo al comando” oppure la sua ascesa è frutto di un intreccio di rapporti e amicizie?

Mai solo al comando. Sempre e soltanto all’interno della sua cerchia di potenti e di camerieri dei potenti.

Altra figura di spicco di questo governo è Elsa Fornero, ministro del lavoro. Una frase del libro recita “In realtà ad Elsa interessava scardinare tutto il sistema sociale italiano, basato su tutele a volte eccessive ma comunque indispensabili per garantire la sopravvivenza dell’economia nazionale”. Perché questo?

La Fornero è il braccio armato del governo. Ha portato l’età delle pensioni ai livelli record d’Europa. Non si è accorta, distratta anche lei, delle decine di migliaia di persone che, grazie a lei, perdevano pensione e reddito da lavoro. Ha dato la libertà di licenziare e di fronte a 800 mila disoccupati in più ha ricordato che in un’azienda gli occupati erano aumentati. Grazie alle follie della Fornero i lavoratori italiani sono costretti ad accettare condizioni indecenti o ad emigrare. Il progetto di impoverire l’Italia non può prescindere da lei.

Nel “Grigiocrate” si fa più volte riferimento ai “giornali amici” del governo tecnico. Quali sono?

C’è solo l’imbarazzo della scelta. A partire dal Corriere, che ha avuto Monti come editorialista per vent’anni, per passare a Repubblica che su Monti vuol creare il partito “scalfariano”. E poi l’ipocrisia de La Stampa che descrive sbavando servilmente le sobrie vacanze di Monti a St. Moritz. E ancora Il Messaggero casiniano.

L’Italia ha già conosciuto precedenti esperienze di governi tecnici: Amato e Ciampi. Quali sono le analogie e quali le differenze con Monti?

Amato era un politico. E non a caso è finito nella squadra di Monti, visto che anche Amato era molto distratto quando non si accorgeva delle tangenti. In fondo Monti completa il disastro di Amato e Ciampi che hanno portato il debito italiano all’estero, creando le condizioni per la speculazione attuale. Il Giappone, con un debito doppio rispetto all’Italia, paga interessi pari a un terzo, perché il debito è in mano giapponese.

Cosa impedisce all’Italia di fare come il Giappone?

Avere governanti al servizio degli speculatori. Il debito deve rientrare in Italia, ma se i soldi dell’Imu e delle altre tasse servono per pagare gli interessi, non ci sono più per ricomprare il debito. E alla speculazione fa molto più comodo incassare il 6 per cento sui titoli italiani.

Cosa cambierà nell’Italia del dopo Monti? E quali alternative hanno gli italiani, soprattutto giovani?

Per cambiare servirebbe una volontà politica di cambiamento. Invece, con l’attuale classe politica, si rischia che il dopo Monti sia un altro Monti, o comunque una indecente ammucchiata che mantenga lo sfruttamento degli italiani per accontentare i mercati. Per i giovani italiani esiste un modello alternativo, quello dell’Argentina della tostissima Kirchner.

Si parla spesso di complotti delle banche, signoraggio primario e secondario, piani per impoverire i Paesi dell’Europa del sud. Eccessivo complottismo o c’è qualcosa di vero?

Nessun complottismo. La strategia per cambiare l’assetto europeo è dichiarata ufficialmente. Nessuna segretezza. I poteri forti non si nascondono neppure più.

Risanare i conti pubblici e ridurre il debito pubblico: sembrano queste le priorità del governo tecnico. Si tratta solo di spauracchi sventolati in faccia agli italiani o sono esigenze reali?

Risanare si deve. Ma per ridurre il debito pubblico si deve crescere. Se si continua a massacrare il risparmio degli italiani, si riducono i consumi e si provoca la recessione. E in queste condizioni non si risana l’economia e non si riduce il debito.

Quello di Monti è stato spesso definito dai critici un “modello cinese”, nel “Grigiocrate” si sostiene invece che il modello Monti rappresenti una regressione rispetto a ciò che sta avvenendo in Cina. Perché?

La Cina si è resa conto che deve migliorare le condizioni economiche della popolazione, Monti le peggiora in nome degli speculatori. La Cina recupera Confucio e chiede che i giovani si occupino degli anziani, Monti e Fornero vogliono che i giovani emigrino lasciando gli anziani a morire negli ospizi.

Il governo Monti può essere definito una sconfitta della politica? Se sì, in cosa ha sbagliato la classe politica italiana?

Sicuramente Monti è una sconfitta della politica. Che ha rinunciato a governare per asservirsi totalmente ai mercati internazionali. Politici che non hanno avuto la capacità di realizzare le riforme, che hanno assunto decine di migliaia di finti lavoratori per mero clientelismo. Che non hanno avuto il coraggio di prendere esempio dal governo peronista argentino. A Buenos Aires la popolazione vale più dei banchieri e degli speculatori.

All’Italia converrebbe uscire dall’euro oppure no? E’ vero che l’uscita dall’eurozona sarebbe una catastrofe?

Sarebbe un disastro per l’Europa, prima ancora che per l’Italia. Per noi i problemi potrebbero essere ridotti da accordi internazionali con Paesi come la Russia, in grado di garantire liquidità.


http://www.qelsi.it/2012/mario-monti-un-pericolo-mortale-intervista-ad-augusto-grandi-giornalista-del-sole24ore/

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“Pare strano per un milanese “doc”, ma tutto iniziò a Torino. Più di quarant’anni fa. La parabola del professor Mario Monti, da giovane e promettente docente di Economia a presidente del Consiglio di un’Italia commissariata e messa in svendita dalla finanza internazionale, prende infatti le mosse dall’arrivo del ventisettenne economista alla facoltà universitaria subalpina. Monti viene invitato dal suo “mentore” Onorato Castellino, che successivamente sarebbe diventato preside di Economia e Commercio e presidente della Compagnia di San Paolo, la potentissima fondazione dell’omonimo istituto bancario. E fin dall’inizio già si scorge una delle costanti della vita professionale del “nostro”: la cooptazione. Uno strumento tipico delle élite di cui il professore ha sempre usufruito in prima persona e che, a sua volta, ha usato per tessere intorno a sé una fitta rete di rapporti umani e professionali.

Nella Torino ancora “One Company Town” dei primissimi Anni Settanta, grigia e operaia, agitata dagli ultimi riflessi dell’Autunno Caldo e scossa dai primi vagiti del terrorismo rosso, il futuro premier si trova benissimo. Non al punto, però, di trasferirsi in pianta stabile: sull’asse Milano-Torino viaggia sobriamente in treno, in settimana trascorre le sue giornate dividendosi tra le aule universitarie e lo studio del professor Onorato, a due passi dalla facoltà di Economia, e va a dormire (presto, si suppone) nel centralissimo Hotel Patria, un albergo di buon livello ma tutt’altro che lussuoso. Monti, insomma, è già un uomo in grigio. Ma non ancora un “grigiocrate”, per usare l’azzeccato neologismo coniato da Augusto Grandi, Daniele Lazzeri e Andrea Marcigliano, gli autori appunto del volume Il grigiocrate (edizioni FuoriOnda), biografia non autorizzata di Mario Monti, con la prefazione di Piero Sansonetti.

Ci metterà un bel po’ a diventare da “grigio” a “grigiocrate”, ma intanto nel corso dell’esperienza torinese Monti entra in contatto (e in amicizia) con il gotha degli accademici subalpini, personaggi che poi ritroverà nel suo iter professionale: Franco Reviglio, Giovanni Zanetti, Mario Deaglio e la moglie di quest’ultimo, Elsa Fornero, che gli studenti avevano soprannominato “Elsa la belva”. Ora anche gli italiani hanno capito il perché.

Via elencando, gli autori ripercorrono la lunga e proficua carriera di Mario Monti, decollata nel 1988 con la nomina nel CdA Fiat: «La presenza di Monti nei consigli d’amministrazione del gruppo torinese – scrivono Grandi, Lazzeri e Marcigliano – coincide anche (nel senso che è una coincidenza) con l’epoca delle tangenti pagate dalla Fiat ai politici. (…) Ma il problema è un altro. Monti sapeva? Davvero poteva non sapere? Consigliere silente e pure non vedente? (…) . D’altronde le vicende del professore nostro si sono spesso incrociate con quelle di Giuliano Amato (un altro della scuola torinese, ndr), il cosiddetto “dottor sottile”. Così sottile, così acuto che, pur essendo stabilmente ai vertici del Psi, non si era mai accorto di quanto gli stava succedendo intorno. Sarà per questo che, prima Amato e poi Monti, non si sono accorti dei danni che le loro rispettive  politiche economiche  provocavano all’Italia? E, ovviamente, neppure si sono accorti dei vantaggi assicurati da entrambi  alla speculazione internazionale. Pure coincidenze operative».

Il volume scritto dal trio per l’editore toscano FuoriOnda ha più di un pregio: in primo luogo lo stile rapido, incisivo, giornalistico nel senso migliore del termine. Cita le fonti, fa nomi e cognomi, scava nel passato del Professore e soprattutto va a curiosare dietro le quinte. Ma c’è un’altra qualità da sottolineare: Il grigiocrate è un libro coraggioso, perché ha rotto il muro d’omertà che da novembre a oggi ha contraddistinto la saggistica e l’informazione giornalistica su tutto ciò che circonda il premier Monti. Lo spettacolo, diciamo la verità, non è stato edificante. Sarà anche una conseguenza dell’orgia (in tutti i sensi) berlusconiana, ma a partire dagli iniziali soffietti sulla sobrietà dell’professore in loden è stato tutto un crescendo di lodi sperticate all’uomo della Provvidenza bancaria. Un’informazione dopata, ricca soprattutto di censure, omissioni, edulcorazioni, infingimenti, riguardi, squilli di tromba e lingue felpate che ha dimostrato una volta di più la lontananza della casta giornalistica dal mondo reale e dagli umori dei lettori.

E se persino sui giornali italiani è capitato di leggere qualche accenno agli scheletri nell’armadio di Monti – dagli incarichi alla Goldman Sachs ai ruoli dirigenziali delle note organizzazioni mondialiste Trilateral e Bilderberg Club, fino al compito non troppo chiaro ricoperto per l’agenzia di rating americana Moody’s – è solo perché la vera controinformazione è circolata in Rete: sui blog, sui social network, su decine e decine di siti indipendenti. E lì ci si rende conto fin da subito quali sono le opinioni che prevalgono, fra la gente: basti dire che digitando le parole “Mario” e “Monti” su Google, la prima parola automaticamente associata dal motore di ricerca al nome del premier è “massone”…

“Il grigiocrate” ripercorre anche i primi mesi del governo Monti e sposa apertamente la tesi, che di recente sta trovando sempre più adepti, secondo la quale il Professore non sarebbe affatto stato chiamato per salvare un’Italia ormai sull’orlo del baratro, bensì per affondarla definitivamente; salvaguardando però gli interessi di quelle stesse élite da cui proviene e che ha sempre servito nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera di tecnocrate. Nel capitolo intitolato «L’obiettivo non è il rilancio dell’Italia», Grandi, Lazzeri e Marcigliano lo scrivono con chiarezza: «Non a caso, appena insediato Monti, è cominciata la corsa ad accaparrarsi parti pregiate di Finmeccanica, 70 mila dipendenti, rispettati nel mondo. Tutela dell’italianità di aziende strategiche? Neanche a parlarne. Ce lo chiede l’Europa. In realtà ce lo chiede la Francia, che alle aziende strategiche altrui è sempre stata interessata. (…) Ovviamente  è vietato ricordare che Sarkozy aveva fatto ricorso a Mario Monti per la commissione Attali, che avrebbe dovuto rilanciare l’economia transalpina. Forse il rilancio francese passa attraverso Finmeccanica».

E via con gli altri esempi, che riproducono vent’anni dopo gli scenari emersi dal famoso vertice del 2 giugno 1992 sullo yachtBritannia, quando una folta schiera di manager ed economisti italiani decise, in compagnia dei banchieri inglesi, l’avvio delle privatizzazioni in Italia. Che, com’è noto, furono il più grande saccheggio di beni pubblici della storia repubblicana; avvenuto, proprio come capita adesso, in occasione di un forte “vuoto” della politica.

[...]


http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43557

“E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta” (la guerra in Africa)

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“Ciò che ci ha veramente colpito è quanto avanzato sia il loro equipaggiamento e il modo in cui sono stati addestrati ad usarlo …” ha dichiarato un funzionario francese. “All’inizio pensavamo che sarebbe stato solo un gruppo di tizi armati di pistola che circolavano coi loro pick-up, ma la realtà è che sono ben addestrati, ben attrezzati e ben armati. Si sono armati in Libia di un sacco di apparecchiature sofisticate, molto più robusto ed efficace di quanto avremmo potuto immaginare”


http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-21002918

Il presidente egiziano Morsi ha saggiamente avvertito l’Unione Europea che l’intervento francese in Mali rischia di trasferire il conflitto di altre parti all’Africa, con un effetto contagio. Una previsione realistica, dato che è esattamente quel che è successo in questo caso, con armi e guerriglieri trasferitisi nel Mali, dopo aver sconfitto Gheddafi, ivi raggiunti da altri mercenari fondamentalisti provenienti da tutto il mondo.

È solo il Qatar a sovvenzionare questi bucanieri del deserto?

Sappiamo che Al-Qaeda era un progetto statunitense (architettato tra gli altri dal solito Brzezinski e dalla CIA) per combattere l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Il fondamentalismo centroasiatico è una creazione americana: l’hanno generosamente finanziato ed addestrato. Hanno creato loro leader dei mujaheddin come Gulbuddin Hekmatyar, guerriero, bandito razziatore, sterminatore di civili inermi e narcotrafficante in Afghanistan [NB. anche gli jihadisti nel Mali sono narcotrafficanti]:

Peter Bergen: “secondo stime assai prudenti, 600 milioni di dollari USA” di aiuti statunitensi, per il tramite pakistano, “giunsero al partito ezb-i Islāmī … il partito di Hekmatyār ebbe la dubbia caratteristica di non vincere mai alcuna battaglia significativa durante la guerra [contro le truppe sovietiche], addestrando una varietà di militanti islamisti in tutto il mondo, uccidendo un numero significativo di membri dei movimenti dei mujāhidīn di altri partiti e assumendo una linea violentemente anti-occidentale. Oltre a centinaia di milioni di dollari di aiuti, Hekmatyār fece anche la parte del leone nell’incassare sovvenzioni da parte saudita…Alfred McCoy, autore di The Politics of Heroin in Southeast Asia, accusò la CIA di aver appoggiato il traffico di droga di Hekmatyār, garantendogli fondamentalmente immunità in cambio del suo impegno nella lotta contro l’URSS… il gruppo di Hekmatyār fu responsabile della maggior parte delle distruzioni, per la sua pratica di colpire deliberatamente aree civili… Una volta egli stesso disse a un giornalista del The New York Times che l’Afghanistan “aveva già un milione e mezzo di martiri. Siamo pronti a offrirne un numero anche maggiore pur di istituire un’autentica repubblica islamica”.


http://it.wikipedia.org/wiki/Gulbuddin_Hekmatyar

L’Occidente si è specializzato nella produzione di massa di nemici. Le assurde e devastanti sanzioni contro l’esportazione di medicinali nell’Iraq prima e l’Iran poi hanno messo a dura prova qualunque residua simpatia per la NATO in queste due nazioni. La rivoluzione khomeinista è giunta sulla scia di continui tentativi angloamericani di imporre un’autocrazia filo-occidentale in un paese che aveva già intrapreso una percorso di democratizzazione: giusto per ribadire che non stiamo esportando alcuna democrazia ma sopprimendo qualunque margine di politica non-allineata con i nostri interessi.

Saddam Hussein è un altro parto dell’Occidente. È stata Margaret Thatcher ad assisterlo nel suo programma chimico, quello poi impiegato contro gli Iraniani e i Kurdi (a proposito: come mai i difensori della causa indipendentista kurda non accennano alla massiccia partecipazione kurda nella famigerata pulizia etnica degli Armeni che ha ispirato Hitler?). D’altronde sono stati gli inglesi i primi ad usare le armi chimiche nel Medio Oriente, e più precisamente nel Sinai, nel 1917 (generale Allenby)


http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=44674

Allo stesso modo la Siria ha segretamente approntato un programma di armi chimiche con l’aiuto di Unione Sovietica, Germania dell’Ovest e la tacita assistenza di Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Gran Bretagna e Austria (politica delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo).

Si stima che gli Stati Uniti abbiano fornito 1.500.000.000.000 dollari di “aiuti” in gran parte militari all’Egitto di Mubarak nel corso degli anni.

Tony Blair ha autorizzato l’addestramento delle forze libiche di Gheddafi nella “Guerra al Terrore” e le ha rifornite di armi: ora molti di loro sono nel Mali a combattere contro i francesi e gli altri soldati delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale. Sempre gli inglesi hanno elargito due milioni e mezzo di sterline a Sudan (!) e Repubblica Democratica del Congo per la formazione del personale militare.

Tutti soldi dei contribuenti. Come quelli spesi dalla Francia nel Mali.

I francesi si stupiscono della perizia e dell’equipaggiamento di questi guerriglieri. Sarkozy non ha informato Hollande delle migliaia di missili terra aria razziati negli arsenali di Gheddafi?


http://usatoday30.usatoday.com/news/world/story/2012-02-07/gadhafi-missiles-unaccounted-for/53002584/1

È legittimo esprimere delle perplessità sulla retorica che distingue così nettamente i bombardamenti aerei degli jihadisti da parte di Gheddafi e Assad da quelli di Hollande, specialmente tenuto conto del fatto che il governo maliano è tutt’altro che un bastione di democrazia.

Intanto 3 bambini sono morti mentre degli sfollati cercavano di guadare un fiume per sfuggire agli scontri. 11 i civili morti finora, stando alle stime di Human Rights Watch. Sono sicuramente di più.

L’area in cui sono attivi questi jihadisti è molto ampia – circa due volte l’Italia – e il deserto non conosce confini. Possono sconfinare a loro piacimento nei paesi adiacenti e disperdersi per poi riunirsi. Perciò i bombardamenti serviranno a bloccare la loro avanzata, che non poteva essere efficacemente ostacolata da un esercito maliano completamente imbelle e sull’orlo del collasso. Le truppe anti-jihadiste saranno anche in grado di riprendere il controllo delle città del nord, ma senza un accordo con i tuareg non hanno alcuna chance di pacificare l’area, ancor meno di controllare quei vasti spazi.

L’esito più probabile dell’intervento armato francese sarà quello di condannare a morte migliaia, forse decine di migliaia di abitanti dell’area, distruggere le infrastrutture nel nord, costringere gli jihadisti ad azioni di guerriglia e rappresaglia con cattura di ostaggi, ondate di rifugiati e distruzione di monumenti storici (sono fatti di terra battuta e vengono comunque ricostruiti ogni cinque anni). È anche probabile la destabilizzazione delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale, il che sarebbe un trionfo per le pubbliche relazioni degli islamisti.

L’ipocrisia occidentale diventa ancora più evidente se pensiamo che Francia e Stati Uniti hanno non solo tollerato ma addirittura aiutato il Marocco ad impadronirsi del Sahara Occidentale a partire dal 1976. L’Italia arma gli oppressori marocchini di un popolo invaso, occupato e colonizzato che lotta per la sua libertà:


http://www.peacelink.it/disarmo/a/33680.html

Abbiamo chiuso gli occhi davanti alle malefatte dei nostri governanti. Li abbiamo persuasi che sono autorizzati a compiere qualunque azione illegale, prima all’estero e presto in patria: i nodi verranno al pettine e raccoglieremo quel che abbiamo seminato.

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I medesimi errori…ancora…e ancora…e ancora…e ancora…e ancora…

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

Svariate ragioni per NON votare Giorgio Tonini

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Pierferdinando Casini e Giorgio Tonini – presentazione di
L’Italia dei democratici. Idee per un manifesto riformista

La linea degasperiana oggi si chiama Agenda Monti
Giorgio Tonini

La questione, provando a osservarla con un certo distacco, è che Bersani e Monti si ritrovano al loro interno esplicite e forti presenze conservatrici. Fassina e Casini, Vendola e Bocchino sono facce della stessa medaglia. Una medaglia che, alla prima difficoltà elettorale successiva al voto delle politiche, comincerà a girare su se stessa freneticamente, mettendo in difficoltà la tenuta di qualsiasi iniziativa di riforma, figurarsi l’avvio del ciclo riformista qui auspicato. È questo un film che abbiamo visto, negli ultimi vent’anni, tante di quelle volte ripetersi, che il pensiero di dover assistere alla sua ennesima replica scoraggia tutti, dentro e fuori l’Italia. Ecco allora che solo dalla fattiva e diretta collaborazione tra Bersani e Monti è possibile immaginare che la guida di un governo utile all’Italia resti indirizzata in direzione del Riformismo, contrastando il Populismo diffuso in tutti gli altri partiti e coalizioni che gareggeranno alle elezioni e neutralizzando le spinte conservatrici che muovono dall’interno».

Antonio Funiciello, direttore dell’Associazione Libertà Eguale di cui è socio fondatore Giorgio Tonini

Il PD di Trento ha scelto Giorgio Tonini come candidato per il Senato, pur “tra i malumori per i diktat della segreteria nazionale e qualche lamentela per la mancanza di candidate donne” (Trentino, 14 gennaio 2013).
Giorgio Tonini veltroniano, renziano e montiano – non è il mio candidato. La sua idea di “progresso” è antiquata, legata a schemi e valori che hanno già abbondantemente dimostrato la loro insostenibilità morale, sociale ed ambientale.  Giorgio Tonini vuole che l’Italia divenga sempre più simile alla Germania (cf. “L’Italia del democratici”).

Un’Agenda per l’Italia, analoga a quella per la Germania con la quale il governo rosso-verde di Schröder e Fischer ha saputo porre le basi della rinascita del più grande paese d’Europa“.

Vediamo, allora, i risultati di queste riforme che dovevano assicurare aumento della ricchezza e diminuzione della disparità.

GIORGIO TONINI, LA GERMANIA, SCHWAZER E ARMSTRONG

Gli indicatori socioeconomici tedeschi sono fortemente preoccupanti:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/

Non oso immaginare cosa succederà quanto il gigante dai piedi d’argilla teutonico cadrà.

Quale potrà essere l’impatto psicologico, dopo anni di propaganda mediatica volta a convincerli di essere invincibili, il vero asso della squadra europea, destinati a trascinare l’Europa verso un roseo futuro?
Non li invidio, non invidio chi li ha illusi e non voto per chi si autoillude e si rifiuta di affrontare la realtà.

Il mito antico della rana che voleva farsi bue trova ai nostri giorni la sua più compiuta realizzazione: gonfiarsi fino a esplodere. E se lo fa l’economia finanziaria, se l’idea stessa del limite viene abrogata pur di dare spazio all’illusione dell’illimitato, se perfino l’economia “pulita”, quella della produzione industriale e dei consumi, vive nel mito di una crescita senza fine, quali antidoti culturali possono darsi, i fantozzi delle palestre, delle tirate in bicicletta, dell’ossessione cronometrica?…La paura di non farcela è l’ossessione di massa della società più competitiva mai vista sulla faccia della Terra; e tanto più competitiva quanto più disposta a reggersi l’anima con i denti, affilatissimi, delle droghe di ogni ordine e grado”.
Michele Serra, la Repubblica, 8 agosto 2012

GIORGIO TONINI E L’AGENDA MONTI

O il Pd si appropria dell’agenda Monti o non reggiamo, si va a sbattere.

Giorgio Tonini

Voto Matteo Renzi perché è più in continuità con l’agenda dei tecnici.

Giorgio Tonini

Serve un no convinto al referendum contro la riforma Fornero.

Giorgio Tonini

L’agenda Monti è un’agenda dell’apertura: liberalizzazione dei servizi, delle professioni, dei mercati. È indispensabile un incontro tra queste due agende forse anche per più di una legislatura. Sono stupito e molto severo sul fatto che Bersani abbia fatto fuori la componente più liberal del partito e mi auguro che non sia così autodistruttivo da negare al Trentino la possibilità di rappresentare un modello alternativo. La candidatura di Giorgio Tonini è indispensabile…Senza l’accordo e Tonini si tornerebbe indietro di 15 anni e si riproporrebbe un Pd con istinti neocomunisti e cattolico-integralisti.

Sergio Fabbrini, L’Adige, 10 gennaio 2013

[Mario Monti] Un uomo per tutte le stagioni. Commissario europeo in quota centrodestra e pure in quota centrosinistra. Membro del cda Fiat all’epoca delle tangenti di cui non si era accorto. E poi Goldman Sachs e agenzia di rating che declassava, l’Italia mentre lui non se ne accorgeva. Un tipo distratto, ma silente e sobrio esecutore degli ordini dei poteri forti.
Augusto Grandi, Il sole 24 Ore


http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/05/05/news/il-grigiocrate-monti-raccontato-da-daniele-lazzeri-1.4465198


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/17/il-grigiocrate-mario-monti-nellera-dei-mediocri-di-augusto-grandi-il-sole-24-ore-premio-saint-vincent/


http://www.qelsi.it/2012/mario-monti-un-pericolo-mortale-intervista-ad-augusto-grandi-giornalista-del-sole24ore/


http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43557

GIORGIO TONINI E IL FISCAL COMPACT

Giorgio Tonini, senatore centrista e cattolico conservatore all’interno del Partito Democratico, veltroniano, renziano e montiano  (considera l’agenda neoliberista di Monti come la naturale evoluzione delle aspirazioni di Alcide De Gasperi), sostenitore di un esecutivo forte, è completamente a favore dell’inserimento del fiscal compact nella costituzione, a dispetto della categorica opposizione di Kenneth Arrow (Nobel per l’Economia 1972), Peter Diamond (Nobel per l’Economia 2010), William Sharpe (Nobel per l’Economia 1990), Eric Maskin (Nobel per l’Economia 2007), Robert Solow (Nobel per l’Economia 1987), Joseph Stiglitz (Nobel per l’Economia 2001), Paul Krugman (Nobel per l’Economia 2008), Amartya Sen (Nobel per l’Economia 1998).

Il Gruppo PD esprimerà un voto favorevole sulla ratifica del Trattato riguardante il cosiddetto fiscal compact e lo farà con consapevolezza e convinzione. Innanzitutto, lo farà con consapevolezza. Votando sì a queste poche pagine, ribadiamo il nostro voto favorevole alle due decisioni più impegnative, che a pieno titolo possono essere definite costituenti, che questo Parlamento ha assunto nella corrente legislatura. Votando sì, infatti, non ci assumiamo un generico impegno di disciplina fiscale. Votando sì vincoliamo il nostro Paese e dunque il Governo attuale, ma anche quelli che verranno – attenzione, colleghi: chiunque governerà dopo le elezioni del 2013 e nell’arco almeno del decennio successivo – a rientrare dal debito, a dimezzare l’enorme stock del nostro debito pubblico al ritmo di un ventesimo l’anno della differenza tra l’attuale 120 per cento del PIL e il livello del 60 previsto dal Trattato di Maastricht. Per essere chiari ed espliciti, si tratta di ridurre il debito di qualcosa come 50 miliardi di euro l’anno per molti anni.

Giorgio Tonini, Dichiarazione di voto per la ratifica del trattato Fiscal Compact, Senato della Repubblica, Seduta del 12 luglio 2012

Al fine di farlo scendere al 60 per cento del Pil come prescrive il Trattato, si dovrebbe quindi ridurre il debito di 50 miliardi l’anno per un ventennio. La cifra è di per sé paurosa, tale da immiserire tre quarti della popolazione. Ma il problema non è solo questo. È che l’interesse sul debito, al tasso medio del 4 per cento, comporta una spesa di 80 miliardi l’anno, la quale si somma ogni anno al debito pregresso. Ne segue che quest’ultimo non smette di crescere. Ora, se riduco il debito di 50 miliardi, avrò sì risparmiato 2 miliardi di interessi; però sui restanti 1950 miliardi dovrò pur sempre pagarne 78. Risultato: il debito è salito a 2028 miliardi (2000-50+78). L’anno dopo taglio il debito di altri 50 miliardi e gli interessi di 2. Però devo pagarne 76, per cui il debito risulterà salito a 2054.

Luciano Gallino, MicroMega, 8 gennaio 2013

GIORGIO TONINI E LE CAUSE DELLA CRISI GLOBALE

La prima domanda che ci si pone dinanzi a una tempesta del genere è quali ne siano le cause. Non sembrano esserci molti margini di dubbio. C’è un contesto generale che vede il crescente affanno dell’Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, a gestire i debiti sovrani che ha lasciato crescere negli anni precedenti la crisi del 2007 e che proprio a causa della crisi hanno conosciuto un’impennata che si sta rivelando insostenibile.

Giorgio Tonini

Federico Rampini, La “cupola” dello spread tra teoria del complotto e attacco finale all’eurozona, La Repubblica, 25 luglio 2012

“I patiti della dietrologia hanno qualche elemento a cui appoggiarsi. Oltre ai complotti immaginari, che usiamo per dare un volto e un nome alle forze impersonali dei mercati, qualche volta esistono le congiure autentiche.

NELLA CRONACA RECENTE, ALCUNI CASI SPECIFICI EVOCANO MANOVRE CONCERTATE CONTRO L’EUROZONA.

La prima data è l’8 febbraio 2010: i più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Greenlight, Sac Capital) concordano un attacco simultaneo all’euro in una cena segreta a Wall Street. Goldman Sachs e Barclays partecipano. L’accusa è contenuta in una dettagliata inchiesta del Dipartimento di Giustizia Usa.

Un episodio successivo è datato 12 dicembre 2010. Quel giorno il New York Times rivela le «cene del terzo mercoledì di ogni mese»: riuniscono 9 membri di una élite di banchieri a Midtown Manhattan che rappresentano Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, Ubs e Credit Suisse. In quella “cupola” si concordano operazioni sui derivati. Fonte dell’accusa è nientemeno che Gary Gensler, capo della Commodity Futures Trading Commission cioè proprio l’authority di vigilanza sui derivati.

Il primo settembre 2011 è il Wall Street Journal a rivelare che lo stratega di Goldman Sachs Alan Brazil, in un rapporto confidenziale di 54 pagine, consiglia ad alcune centinaia di grossi clienti della banca delle operazioni di speculazione ribassista contro l’euro, con l’uso dei credit default swaps per lucrare dai fallimenti delle banche europee, spagnole in testa. In conflitto d’interessi, perché al tempo stesso Goldman Sachs è consulente del governo di Madrid.

Infine è del 10 novembre 2011 il “giallo” mai chiarito della falsa notizia su un imminente downgrading della Francia: l’indiscrezione esce dalla Standard & Poor’s, suscitando violente oscillazioni sui mercati. Viene seguita da una smentita, ma intanto il danno è fatto: l’indagine della magistratura francese è tuttora in corso”.


http://www.modena.legacoop.it/rassegna/2012/07/pressline20120725_339983.pdf

GIORGIO TONINI E L’AUTONOMIA

Ha condannato senza appello la scelta dei deputati della SVP di non votare la fiducia a Monti: “Lo faranno nell’indifferenza generale, perché nessuno, a Palazzo Madama, si sforza più di capire da che parte stanno. Sarà bene riflettere su questa esperienza dei cugini sudtirolesi, quando eleggeremo, tra qualche mese, i nuovi parlamentari trentini” (L’Adige, 30 luglio 2012).

Per le sue esternazioni in favore di un governo palesemente ostile alle autonomie locali, è stato oggetto di severi richiami da parte dei suoi colleghi di partito trentini.

GIORGIO TONINI E LA PROSSIMA LEGISLATURA

  • l’Agenda Monti…è “un insieme di proposte ineludibili per definire quello che potrà diventare il programma del nuovo governo del Paese”;
  • “mantenimento del pareggio strutturale di bilancio e riduzione del debito, anche attraverso operazioni sul patrimonio pubblico, sono scelte corrispondenti agli interessi nazionali e condizioni di ulteriore crescita della nostra credibilità in Europa, indispensabile per realizzare progressi sulla strada della politica economica e fiscale comune”;
  • “Sviluppo della riforma Fornero – senza ritorni all’indietro”;
  • semipresidenzialismo alla francese, sistema elettorale uninominale maggioritario;


http://www.giorgiotonini.it/commenti.php?id=110

GIORGIO TONINI, BARACK H. OBAMA E IL GLOBALISMO

“La dottrina Obama è…una specie evoluta, adattatasi con successo all’ambiente del nuovo secolo, del più ampio genere di pensiero, progressista e riformista, che va sotto il nome generico di “Terza Via“: una corrente di pensiero politico, che ha conosciuto il suo massimo splendore a cavallo del passaggio di secolo, con Clinton e Blair,


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/03/desmond-tutu-lo-denuncia-come-criminale-di-guerra-in-trentino-lo-invitano-a-parlare-di-pace-e-fratellanza/

Schröder e Prodi, chiaramente collocata sul versante di centrosinistra dello schieramento politico (dunque aliena da qualsiasi tentazione “terzaforzista” e limpidamente alternativa al pensiero neoconservatore e alle forze di centrodestra), ma non per questo incapace di interrogarsi sui limiti nella capacità di comprensione, rappresentanza e in definitiva governo delle società nuove, da parte dei tradizionali paradigmi culturali e politici della sinistra, e sulla necessità di contaminarli con gli elementi di “verità interna” della proposta neo-conservatrice, per trarne una sintesi nuova, convincente e vincente…. È il pensiero “democratico”, quello che con Obama si sta oggi cimentando nell’impresa di ridisegnare il volto della globalizzazione, per governarne la rotta. Un pensiero antico, nelle sue radici. Ma anche un “pensiero nuovo”, nel suo approccio alle sfide storiche del presente: come fu nuovo il pensiero neo-conservatore della Thatcher e di Reagan, che non si limitarono a riproporre la destra del passato, ma cercarono di impadronirsi (e ci riuscirono alla grande) della frontiera strategica dell’innovazione e del cambiamento.

Allo stesso modo, il pensiero neo-democratico, “new-dem”, nasce dalla consapevolezza, assai presente e viva nella riflessione di Obama, che dopo la crisi finanziaria e la grande recessione di questi anni, non si tratta di tornare all’era socialdemocratica: quel mondo non tornerà più [N.B. la fine della storia: Nord Europa, Scandinavia, Canada, New England hanno sbagliato e stanno sbagliando tutto, i diritti sociali di 7 miliardi di esseri umani sono quisquilie NdR], perché è venuto meno uno dei suoi presupposti fondamentali, la dimensione prevalentemente nazionale dei problemi economici e sociali e delle politiche necessarie per affrontarli, e si è manifestato invece un mondo nuovo, globalizzato, nel segno di una fortissima interdipendenza.

[…]

La vittoria di Obama parla anche a noi, democratici italiani. Innanzi tutto perché mantiene vivo e anzi rilancia poderosamente il pensiero democratico, quello che avevamo voluto porre alla base del partito nuovo, della casa comune dei riformisti italiani. Un pensiero che, proprio perché fa della democrazia, con la sua umanistica consapevolezza del limite radicale della politica, il suo ideale regolativo, rifugge dall’ideologia e dallo spirito conservatore che essa porta con sé (insieme e non casualmente con una buona dose di cinismo), in favore di un impasto originale di radicalità dei valori, dei principi, dei comportamenti, degli stili di vita, e di pragmatismo creativo e curioso, nella ricerca di soluzioni innovative ai problemi collettivi.

Un pensiero che considera semplicemente insensata la distinzione e ancor più la divisione del lavoro, tra sinistra e centro, tra progressisti e moderati”.


http://www.tamtamdemocratico.it/doc/247730/esiste-una-dottrina-obama.htm

L’Obama descritto da Giorgio Tonini è una bella favola, come quella di Blair.

L’Obama reale è, purtroppo, una cosa ben diversa:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/15/amerikarma/?preview=true

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IN CONCLUSIONE

Giorgio Tonini non è in malafede. Se sbaglia lo fa in base ad una percezione inconsapevolmente limitata della realtà, che lo ha spinto a puntare su una serie di cavalli sbagliati: Veltroni, Renzi, Monti. Purtroppo per lui – e per nostra fortuna – il mondo sta cambiando e si discosterà sempre più da quello che lui, influenzato da certi ambienti oligarchici, tende a credere sia il futuro.

Lo dimostrano queste 200 pagine di analisi di un rapporto dell’ONU che smentisce l’agenda Monti:

http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/tdr2012_en.pdf

Puntare su di lui è commettere il suo stesso errore: è il cavallo sbagliato [Il che non significa che non possa essere il cavallo giusto in futuro: dipende unicamente da lui].

No, non lo voterò per bloccare Berlusconi. Berlusconi non ha alcuna chance. Nella trappola del voto utile cadeteci voi:

http://triskel182.wordpress.com/2013/01/13/berlusconi-il-boom-e-gia-flop-beatrice-borromeo/

AmeriKarma / Obamamania

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Il fatto che un certo comportamento sia comune non lo rende meno corrotto. In effetti…chi è al potere conta sulla volontà dei cittadini di assuefarsi alla corruzione, diventando insensibili, indifferenti alla sua illiceità. Una volta che un tale comportamento è percepito come la norma, si trasforma nella mente delle persone da qualcosa di sgradevole in qualcosa di accettabile. Molte persone credono di comprovare la loro sofisticatezza nell’esprimere una cinica indifferenza verso le malefatte dei potenti, in quanto sono così diffuse. Questo cinismo – “oh, non essere ingenuo: lo fanno tutti, sempre” – è proprio ciò che permette ad un comportamento distruttivo di prosperare incontrastato.

Glen Greenwald, 8 settembre 2012

Martedì notte la PBS ha mandato in onda il suo programma Frontline con un nuovo report di un’ora su uno dei più grandi e vergognosi fallimenti dell’amministrazione Obama: la totale mancanza anche di un singolo arresto o procedimento contro i maggiori banchieri di Wall Street per le frodi sistemiche che hanno accelerato la crisi finanziaria del 2008, una crisi che affligge milioni di persone nel mondo. Quello che il programma ha mostrato è che il dipartimento della giustizia di Obama, in particolare Lanny Breuer, capo della Criminal Division, non ha nemmeno provato a considerare responsabili i criminali d’ alto livello.

Quello che hanno fatto i funzionari della giustizia di Obama è esattamente quello che fecero di fronte ai crimini di torture e intercettazioni senza mandato dell’ era Bush: ovvero, hanno agito proteggendo le fazioni più potenti della società di fronte ad evidenti prove di gravi crimini. Infatti, le elite finanziarie non solo hanno ricevuto l’ immunità per le loro frodi, ma ci hanno guadagnato, mentre gli americani comuni continuano a soffrire degli effetti di questa crisi.

Ancora peggio, i funzionari della giustizia di Obama hanno sia protetto che onorato questi oligarchi di Wall Street (i quali hanno largamente supportato la campagna presidenziale di Obama del 2008) mentre allo stesso tempo perseguivano ed arrestavano gli impotenti americani per trasgressioni minori. Come ha suggerito due settimane fa Larry Lessing, insegnante di legge ad Harvard, esprimendo rabbia per la persecuzione del Dipartimento di Giustizia contro Aaron Swartz: “viviamo in un mondo dove gli architetti della crisi finanziaria vanno regolarmente a cena alla Casa Bianca.” (Infatti, come ne “Gli Intoccabili”, nessun grande dirigente di Wall Street è stato perseguito, al contrario di “molti piccoli broker, stimatori di prestiti e compratori di case”)

Glenn Greenwald


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jan/23/untouchables-wall-street-prosecutions-obama

Gli Stati Uniti, paladini dei diritti umani nel mondo, salvo che nel Bahrein, nello Yemen o in Arabia Saudita dove la popolazione può essere uccisa, torturata e imprigionata dai rispettivi regimi senza che l’amministrazione Obama alzi un dito (al contrario, li arma): “Questo tiranno è OK, sta con noi!”

Nella lunga, squallida storia della CIA, figura anche la distruzione di videoregistrazioni di prigionieri interrogati per eliminare le prove del suo impiego di tecniche di tortura (Robert Fisk, “Torture doesn’t work, as history shows”, The Independent, 2 febbraio 2008).

A dicembre del 2012 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha finalmente reso giustizia a un cittadino tedesco, Khaled el-Masri, rapito nel 2004 dalla CIA ed inserito nel labirinto di prigioni segrete americane, per poi essere torturato in Macedonia da agenti della CIA, con la connivenza dello stato macedone, a causa del suo nome, simile a quello di un militante jihadista, Khalid al-Masri. Ci sono voluti mesi di tortura prima che la CIA capisse che era la persona sbagliata e lo abbandonasse in Albania, sul ciglio di una strada. Né la Germania né gli Stati Uniti hanno mai inteso quantomeno compensare quest’uomo per l’orrore subito.

Kathryn Bigelow, la Leni Riefenstahl dei nostri tempi, viene celebrata per la sua spettacolarizzazione propagandistica – esteticamente superba – delle guerre (“The Hurt Locker”) e della tortura come mali necessari e minori e perciò accettabili (Zero Dark Thirty”)

Altre apologie della tortura, come le serie tv “24” e “Homeland” hanno massaggiato le coscienze del pubblico statunitense e anche degli stessi soldati all’estero. Torin Nelson, un interrogatore con 16 anni di esperienza ha riferito di essere stato testimone dell’influenza che “24” ha avuto ad Abu Ghraib e Guantanamo.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/20/linconcepibile-samuel-l-jackson-jack-bauer-e-la-tortura-ragionevole/

Così, mentre il pubblico italiano si scandalizza con “Diaz” ed il Parlamento italiano cerca finalmente di far conformare le normative italiane a quelle europee ed internazionali, introducendo uno specifico reato di tortura, Obama può permettersi di nominare come nuovo direttore della CIA John Brennan, un incarico che aveva già ricoperto al tempo dell’amministrazione Bush. Brennan è favorevole alla tortura, alla cattura, deportazione e detenzione clandestina di persone sospettate di essere affiliate ad organizzazioni terroristiche (extraordinary renditions), alle strategie di uccisione mirata (con droni o sicari) di sospettati e al programma di sorveglianza dei cittadini americani tramite intercettazioni da parte dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale. Brennan è lo stesso funzionario che ha dichiarato che i droni americani non avevano ucciso civili pachistani e che Osama Bin Laden aveva usato sua moglie come scudo: due affermazioni poi appalesate come menzogne (Glenn Greenwald, “John Brennan’s extremism and dishonesty rewarded with CIA Director nomination”, The  Guardian, 7 gennaio 2013).

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Come se ciò non bastasse, grazie alle leggi che “costringono” l’amministrazione pubblica americana (per la verità a sua ampia discrezione) a rendere disponibili certe documentazioni riservate ed agli sforzi di varie organizzazioni per i diritti civili, siamo venuti a sapere che, negli Stati Uniti, le forze di polizia e gli agenti del dipartimento per la sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) hanno collaborato e, verosimilmente, continuano a collaborare con i servizi di sicurezza delle banche per sorvegliare, arrestare e neutralizzare quei cittadini americani “colpevoli” di protestare pacificamente contro il sistema (Occupy Wall Street). Le strategie preparate congiuntamente contemplavano (contemplano?) anche l’uccisione da parte di cecchini di alcuni leader del movimento di protesta, in quanto classificati come “minaccia terroristica”. Poiché precedenti richieste di accesso a queste informazioni erano state rifiutate, il sospetto è che questa improvvisa generosità sia motivata da ragioni di deterrenza: nessun leader di un movimento di protesta si sentirà più al sicuro (Naomi Wolf, The Guardian, 29 dicembre 2012).


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/dec/29/fbi-coordinated-crackdown-occupy

L’FBI non è mai stato migliore della CIA

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Non mi risulta che Obama si sia espresso in merito.

Se la gente pensa che è più o meno ‘normale’ che l’FBI (e le banche) sia coinvolto in un complotto che prevede anche la possibile soppressione di leader di un movimento popolare – (i fratelli Kennedy? Martin Luther King?) –  e sceglie di starsene zitta, proteggendo quindi questi potenziali assassini, non c’è davvero più alcun limite invalicabile per le autorità: tutto diventa possibile, con la tacita connivenza di milioni di americani.

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Il governo americano sta cancellando i confini della legalità, all’estero e in patria, ad un ritmo che ha subito una forte accelerazione dal 2001 (ricordo ai lettori che Osama Bin Laden era ricercato dall’FBI per l’attentato del 1998 alle ambasciate americane di Tanzania e Kenya, non per l’attacco dell’11 settembre). Ora si spiano le comunicazioni dei cittadini senza dover ottenere alcuna autorizzazione, la detenzione a tempo indeterminato di cittadini senza alcuna incriminazione e senza che l’arrestato possa rivolgersi ad un avvocato è stata codificata in legge (NDAA). È persino legale uccidere cittadini americani (Anwar al-Awlaki, colpevole di avere un blog e di pubblicare video jihadisti su youtube; suo figlio sedicenne, colpevole di essere suo figlio), senza prove di un loro coinvolgimento in attività terroristiche (Scott Shane, U.S. Approves Targeted Killing of American Cleric, New York Times, 6 aprile 2010; Glen Greenwald, “The due process-free assassinations of U.S. citizens is now reality, Salon, 30 settembre 2011). Si prevede che i cieli statunitensi saranno solcati da 30mila droni, entro il 2015, per una spesa di 5 miliardi di dollari nel solo 2012: soldi dei contribuenti che serviranno a spiare i contribuenti. Si discutono leggi per bloccare internet in maniera selettiva e ormai il dominio semantico del termine terrorista si è esteso al punto da identificare come terroristi chiunque parteciperà ad eventuali rivolte urbane come quelle inglesi dell’estate del 2011.

Da maggio del 2010, Bradley Manning è in stato di arresto e ha subito un trattamento che un relatore dell’ONU ha definito crudele, disumano e degradante. 900 giorni di detenzione senza che si stabilisse la data del processo. Persino un giudice militare ha dato ragione ai suoi avvocati difensori (contestati invece da Obama in persona, che aveva dichiarato il trattamento di Manning “interamente appropriato”): lui ha subito gravi violazioni dei suoi diritti e della sua integrità psico-fisica per aver denunciato crimini di guerra americani, invece una delle figure maggiormente coinvolte in quei crimini, Brennan appunto, riceve in premio la nomina a direttore della CIA: questa è l’America di Obama, cari obamofili!

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Stando ai parametri a cui gli Stati Uniti dichiarano di attenersi, il loro atteggiamento e le loro azioni verso l’Iran sarebbero considerate sufficientemente aggressive da giustificare una ritorsione. Hanno ucciso (o collaborato alla loro uccisione) i suoi ingegneri, invaso il suo spazio aereo con robot killer, parcheggiato in pianta stabile navi da guerra davanti alle sue coste, cercato di demolire il suo programma atomico (legittimo e legale!) con dei virus che tra l’altro rischiano di diffondersi nella rete internet planetaria con conseguenze catastrofiche, circondato il paese con basi militari, finanziato gruppi terroristici e movimenti secessionistici atti a destabilizzare il paese, organizzato almeno un colpo di stato contro un loro governo democraticamente eletto (gettando le basi per la successiva rivoluzione khomeinista).

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Non sono chiari gli obiettivi della guerra di droni nell’Asia Centrale: uccidere tutti i maschi in età da combattimento? Domandiamoci una buona volta se esista una differenza morale di qualche rilievo tra giustiziare i “nemici pubblici” gettandoli in mare da un elicottero o un aereo (Pinochet/Videla) e farli saltare in aria a terra con un robot volante (Obama).

Come possiamo sapere se quelli che vengono massacrati siano “terroristi armati”? Di cosa sono accusati dato che non sono stati identificati? In base a quali prove sono stati riconosciuti colpevoli? Solo perché lo dice il governo? I cittadini che prendono per buono tutto quel che dice il governo in casi di vita o di morte non sono più adulti responsabili, ma seguaci, robotoidi inebetiti dal tribalismo (“mi fido del mio capo-tribù, diffido degli altrui capi-tribù”), intossicati dalla credenza nella intrinseca superiorità della loro civiltà quanto i nazisti lo erano rispetto alla loro razza. Finché resteranno immobili non si accorgeranno di avere delle catene.

Chi difenderà questi uomini-pecora se diventeranno i prossimi bersagli? Chi può sentirsi davvero al sicuro? Il programma di omicidi mirati arriverà anche nelle nostre città?


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

Gli iracheni morti direttamente ed indirettamente a causa dell’invasione occidentale [Guerra al Terrore] sono alcune centinaia di migliaia, senza contare quelli morti per il precedente embargo (non diversamente da quel che rischia di succedere in Iran) e i quasi 2 milioni di rifugiati.

Chi sono i veri terroristi? Una Guerra al Terrore senza soluzione di continuità, senza la certezza che le vittime siano colpevoli di alcunché, portata avanti anche con la tortura, con l’invasione ed occupazione di nazioni sovrane, il rogo degli altrui testi sacri, l’urina sparsa sui cadaveri dei nemici, la morte che piove dal cielo indiscriminatamente su chiunque si trovi al posto sbagliato nel momento sbagliato (applicando il principio giuridico medievale germanico della colpa collettiva, Sippenhaftung, già recuperato dai nazisti) non è forse un colossale atto di terrorismo ai danni dell’umanità? È un gigantesco crimine contro l’umanità. Miliardi di dollari spesi per dimostrare la nostra bontà, superiorità e moralità alle vittime, siano esse musulmani all’altro capo del mondo o indignati nelle nostre città.

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Dopo 12 anni, la Guerra al Terrore deve, ad un certo punto, giungere al termine: la “guerra” è un evento circoscritto, uno stato di cose straordinario, innaturale, non permanente e normalizzato. La pace deve essere considerata la norma verso cui il genere umano si sforza continuamente di tendere.

E se non ha una fine – l’amministrazione Obama parla di un altro decennio di operazioni, ha programmato fin dal 2009 l’inaugurazione di una Guantanamo in territorio americano, nell’Illinois, ha esteso ed aggravato le norme liberticide post-2001 –, è difficile continuare a chiamarla guerra. È una cosa diversa, una sovversione del diritto internazionale che, perpetuandosi, “legittima” uccisioni e detenzioni illegali: una condotta che, per mille ragioni, non sarà perdonata dai posteri e che continua a corrompere lo stato di diritto e le coscienze delle democrazia occidentali, rendendole sempre meno facilmente distinguibili dai loro avversari, quasi che la Guerra al Terrore fosse diventato un pretesto per giustificare straordinari poteri di detenzione, sorveglianza, uccisione e segretezza su base permanente.

Che cosa raccoglieremo dopo questa semina? In Afghanistan gli attacchi ai liberatori occidentali si moltiplicano e molti di questi attentati ed imboscate non sono ad opera di miliziani talebani, ma di reclute delle forze armate o forze dell’ordine afgane. Più a lungo restiamo in quella regione, più siamo odiati. Ormai la popolazione si sente presa tra due fuochi i liberatori e gli oppressori: la speranza si è trasformata in odio ed ora i talebani sempre più spesso sono identificati come dei partigiani che lottano contro l’occupazione nemica. La battaglia per le coscienze afgane è stata persa e la Guerra al Terrore partorisce un numero crescente di terroristi, in Aghanistan ma anche nello Yemen e in Pakistan, a causa degli attacchi dei droni statunitensi, supportati dall’aviazione saudita, cioè di un regime già diffusamente malvisto o aborrito nel Medio Oriente.

Non è chiaro se tutto questo sia frutto di un calcolo deliberato – la guerra avvantaggia pur sempre certe lobby e disciplina “naturalmente” gli umori della cittadinanza – o di un errore di valutazione, ma rischia di produrre proprio quello “scontro di civiltà” che, a parole, persino i neocon affermavano di voler evitare. Possiamo permetterci di renderci ostili centinaia di milioni di musulmani, infiammati dal risentimento, dal senso di vittimizzazione, dalla volontà di riscattarsi non assieme a noi, ma in contrapposizione a noi?

Se il fanatismo islamico è un nemico irriducibile che occorre continuare a combattere, allora presto dovremmo assistere all’espansione della guerra, con l’inclusione dei miliziani formidabilmente armati dell’estrema destra antigovernativa americana, che ha già mostrato di poter compiere attentati terroristici su grande scala negli Stati Uniti (Alfred P. Murrah Federal Building ad Oklahoma City: 168 morti, 800 feriti).


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/23/ora-sono-diventato-la-morte-il-distruttore-dei-mondi-100-1000-waco/

Dove tracciamo quel solco invalicabile che possa scongiurare un’escalation autodistruttiva per l’intero Occidente?

Allo stesso modo in cui Bersani è responsabile di aver creato un consenso bipartisan sulle politiche neoliberiste antitetiche alla social-democrazia ed agli stessi diritti civili dei cittadini (es. Grecia, Russia, Thailandia, Malawi, ecc.), Obama ha reso digeribili le politiche di G.W. Bush: in precedenza i media americani arrivavano a definirle crimini di guerra o derive autoritarie. Ora il dissenso, almeno sui media ufficiali, è francamente insignificante.

Che cosa è preferibile? Un cane rabbioso con la bava alla bocca o un cane rabbioso che riesce a dissimulare la sua condizione?

La Guerra al Terrore arriva in Mali – l’intervento anglo-franco-americano

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“Ciò che ci ha veramente colpito è quanto avanzato sia il loro equipaggiamento e il modo in cui sono stati addestrati ad usarlo …” ha dichiarato un funzionario francese. “All’inizio pensavamo che sarebbe stato solo un gruppo di tizi armati di pistola che circolavano coi loro pick-up, ma la realtà è che sono ben addestrati, ben attrezzati e ben armati. Si sono armati in Libia di un sacco di apparecchiature sofisticate, molto più robusto ed efficace di quanto avremmo potuto immaginare” [li avete armati, avete chiuso un occhio quando saccheggiavano gli arsenali di Gheddafi e ora ce li avete contro: chi è causa del suo mal...]


http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-21002918

Un intervento armato internazionale è destinato ad aumentare l’entità delle violazioni dei diritti umani a cui stiamo già assistendo in questo conflitto… All’inizio del conflitto, le forze di sicurezza del Mali hanno risposto alla rivolta bombardando civili tuareg, arrestando, torturando e uccidendo la gente tuareg apparentemente solo per motivi etnici. L’intervento militare rischia di innescare nuovi conflitti etnici in un paese già lacerato da attacchi contro i Tuareg e altre persone di pelle più chiara.


http://www.amnesty.org/en/news/armed-intervention-mali-risks-worsening-crisis-2012-12-21

7 Gennaio 2013: In Libia la polizia non c’è: ci sono le milizie. Lo Stato non c’ è, ci sono le tribù, le città, i gruppi di potere, le fazioni religiose. La gente è evidentemente frustrata dalla mancanza di sicurezza, seguita alla caduta dell’ex Rais. Molti gruppi islamici, che hanno aiutato a mettere fine alla dittatura del colonnello, non vogliono sciogliersi né accettare di entrare nelle forze dell’ordine. Essi agiscono spesso come bande di fuorilegge, attaccando gruppi e persone che non ubbidiscono alla loro visione di un islam fondamentalista. Anche la morte dell’ambasciatore Usa Chris Stevens è il frutto di una situazione di caos che regna in Libia nel dopo Gheddafi. È ancora presto per delineare con esattezza il ruolo salafita nel panorama politico mediorientale, ma di certo non lo si può ignorare.


http://www.linkiesta.it/salafiti-primavera-araba-egitto#ixzz2HlPKAllp

Che la situazione in Mali fosse potenzialmente esplosiva era evidente da tempo. Come è evidente la strategia destabilizzante di Francia e Stati Uniti: Gheddafi è caduto per volontà francese, e con lui è caduto uno dei principali nemici commerciali di Parigi”. Con una Libia poco influente e filo-europea, la politica estera francese ha consolidato uno spazio coloniale che collega l’esagono al Congo, tramite gli stati amici di Ciad, Niger, Camerun e tutto il corno d’Africa francofono, Costa d’Avorio e Mali inclusi. “A questo – sottolinea il ricercatore – si uniscono gli interessi U.S.A: la penetrazione commerciale nord-americana parte dal Ghana e mira alle risorse di tutto il Sahel. Destabilizzare quest’area diventa dunque un mezzo per giustificare un intervento armato e riaffermare interessi neo-coloniali”.

Marco Massoni, studioso del Centro Alti Studi per la Difesa


http://www.unimondo.org/Notizie/Mali-una-esplosiva-crisi-nascosta-136701

Non è il caso di gridare all’usurpazione perché il Mali è di fatto uno stato fallito. Due terzi del territorio sono occupati dai ribelli e a Bamako, la capitale, c’è un precario condominio fra una giunta militare e un governo civile provvisorio insediato dall’esercito impegnati in una gara a chi è più irresponsabile e impotente. Il beau geste di Parigi diventa per ciò stesso ancora più insensato e ipocrita perché non sarà facile per nessuno ristabilire la sovranità in quel che resta del Mali. Per parte sua, il capitano Sanogo, autore del colpo di stato del marzo 2012 contro il presidente in carica e di un secondo colpo in dicembre per togliere di mezzo un capo del governo che si era rivelato indigesto, non ha nascosto di giudicare forze «neocoloniali» tutti coloro che si prodigano per «aiutare» il Mali senza distinguere apparentemente fra paesi vicini e grandi potenze.

Gian Paolo Calchi Novati, Il vizio coloniale, Il Manifesto, 13 gennaio 2013

Il ruolo che l’emiro del Qatar Hamad Bin Khalifa Al-Thani e i suoi diplomatici stanno svolgendo in Mali è al centro di indiscrezioni,  proprio mentre il paese sprofonda nell’abisso della disgregazione. Da mesi si parla di trasferimenti di denaro da parte del monarca multimiliardario ad Ansar Dine e al Movimento per l’Unicità e la Jihad nel Africa Occidentale (Mujao), i gruppi che insieme ai tuareg di Mnla controllano il triangolo Kidal-Gao-Timbuktu e destabilizzano il Sahel in affiliazione con al Qaeda nel Maghreb islamico. Una questione spinosa per Francia e Stati Uniti, da anni vicini all’emirato qatariota.


http://www.meridianionline.org/2012/12/22/ruolo-diplomatico-qatar-mali/

Il Qatar, alleato di Francia e Stati Uniti, finanzia i salafiti anti-Gheddafi in Libia ed anti-Assad in Siria, con l’entusiastica approvazione di entrambi, ma anche quelli del Mali, bombardati dai francesi dopo essere stati armati anche dai francesi in Libia (!). Fino al 2011 Gheddafi ed Assad erano eroi dell’Occidente perché contrastavano anche con la forza il fondamentalismo islamico e partecipavano alla Guerra al Terrore, oggi l’eroe è Hollande, perché fa lo stesso in Mali (ma non in Siria, dove le agenziedi stampa internazionali ci informano che siamo alleati di Al-Qaeda).

La buona, vecchia Guerra al Terrore. L’ancor più classica e rassicurante ingerenza umanitaria. E, immancabile, arriva il rafforzamento ed irrigidimento delle misure di sicurezza previste da Vigipirate (in una nazione con una fortissima percentuale di residenti di origine araba e maghrebina):
La guerra contro il terrorismo è una guerra di durata indeterminata contro un nemico sconosciuto. Ha permesso di introdurre leggi eccezionali nel diritto comune con il consenso della popolazione, sottolinea Dan van Raemdonck, vice-presidente della Federazione Internazionale per i Diritti Umani. Si è banalizzata la nozione di controllo. Le persone hanno finito per accettare di essere sorvegliate, controllate, con il pretesto che non hanno niente da nascondere. Siamo entrati nell’era del sospetto…L’ultima versione del piano, in vigore dal gennaio 2007, è fondata su un chiaro postulato: ”la minaccia terrorista dev’essere ormai considerata permanente”. Vigipirate definisce delle misure applicate da quel momento in tutte le circostanze, ”anche in assenza di segni precisi di minaccia” (Le Monde, 9 settembre 2011).

http://sois.fr/fileadmin/pdf/11_sett_2011.pdf

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L’aviazione francese ha cominciato a bombardare i talebani (e lo sono e alcuni di loro sono pure narcotrafficanti!) del Mali (e ha già perso due elicotteri ed un pilota in poche ore) mentre Hollande grida “Al-Qaeda! Al Qaeda!” (se non avesse chiamato in causa Al-Qaeda avrei anche potuto ipotizzare che potesse trattarsi di un’autentica missione umanitaria) ed interviene per puntellare un sistema di potere corrotto fino al midollo, tanto che la popolazione era favorevole ad un golpe militare contro il governo “democraticamente” eletto (dopo aver annullato un quarto dei voti, perché “scomodi”), autocratico nei fatti e che intascava gran parte degli aiuti allo sviluppo:

http://www.lrb.co.uk/v34/n16/bruce-whitehouse/what-went-wrong-in-mali

Gli inglesi hanno assicurato il loro appoggio logistico ed una brigata americana (3500 uomini) è pronta ad essere schierata in Mali (paese ricco d’oro, uranio e gas naturale).


http://www.armytimes.com/news/2012/06/army-3000-soldiers-serve-in-africa-next-year-060812/

Ci siamo di mezzo anche noi, giacché la loro sede operativa è alla Caserma Ederle di Vicenza:


http://www.disarmo.org/rete/a/36791.html

Catherine Ashton preannuncia il coinvolgimento europeo nel Mali


http://www.ilmondo.it/esteri/2013-01-10/mali-ashton-missione-addestramento-ue-necessaria-urgente_175208.shtml

per combattere quegli stessi jihadisti che, stando al rapporto del West Point Combating Terrorism Center da Bengasi sono arrivati in Afghanistan e Iraq,

per poi tornare in Libia a combattere contro Gheddafi e in Siria contro Assad (dopo tutto sono dei mercenari):


http://uk.reuters.com/article/2012/08/14/uk-syria-crisis-rebels-idUKBRE87D06M20120814


http://edition.cnn.com/2012/07/28/world/meast/syria-libya-fighters/index.html?iid=article_sidebar


http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/8919057/Leading-Libyan-Islamist-met-Free-Syrian-Army-opposition-group.html


http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/8917265/Libyas-new-rulers-offer-weapons-to-Syrian-rebels.html


http://www.albawaba.com/news/libyan-fighters-join-free-syrian-army-forces-403268

Una parte di questi mercenari fondamentalisti, terminato il servizio in Libia, si è spostata nel vicino Mali, seguendo i compagni d’arme berberi maliani, e portandosi dietro le armi saccheggiate nei depositi del regime:


http://abcnews.go.com/Blotter/al-qaeda-terror-group-benefit-libya-weapons/story?id=14923795

Per usare un eufemismo, questi guerriglieri non amano i neri. Non li amano in Libia, non li amano nel Mali:


http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_16/cremonesi-incendi-terrore-caccia-uomo_75667202-f7c6-11e0-8d07-8d98f96385a3.shtml


http://www.ilfoglio.it/soloqui/10804

Adesso il Nord berbero è contrapposto al Sud “nero” anche se i berberi volevano solo l’autonomia ed erano contrari al fondamentalismo:


http://www.unimondo.org/Notizie/I-tuareg-e-la-difficile-partita-dell-indipendenza-136881

Quanti dei 120 morti erano guerriglieri jihadisti e quanti erano tuareg o civili?

La cosa terminerà verosimilmente con l’ennesimo frazionamento di uno stato e nel proliferare di signori della guerra in tutta l’area (libanizzazione/balcanizzazone). Una situazione analoga si sta verificando nel Medio Oriente, dove i media occidentali caldeggiano la nascita di uno stato kurdo che però, per sorgere, dovrebbe disgregare Iran, Iraq, Siria e Turchia, gettando nel caos l’intera regione.


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jan/09/birth-kurdish-state-ottoman-syria-arab-spring?INTCMP=SRCH

Le conseguenze nell’Africa occidentale non sarebbero meno gravi: i Berberi (70-80 milioni) sono molto numerosi in Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Mali, Niger. Il re del Marocco, alleato della NATO e di Israele, ha messo le mani avanti proclamando il cabilo (lingua dei berberi occidentali) la seconda lingua ufficiale del Marocco.

L’Algeria, molto critica dell’intervento in Libia e bersaglio predestinato


http://nationalinterest.org/commentary/algeria-will-be-next-fall-5782

rischia di diventare quel che il Pachistan è diventato per l’Afghanistan: luogo di rifugio dei guerriglieri, bombardato dai droni.

Non penso che quei quasi 2 milioni di immigrati o figli di immigrati algerini che vivono in Francia la prenderanno troppo bene.

Due cose sono certe:

* gli stati sovrani hanno una certa capacità negoziale, i signori della guerra sono più facili da corrompere e svendono più facilmente le risorse delle popolazioni che controllano.

* l’anarchia nel Medio Oriente impedisce alla Russia di fare affari in quella regione (ma si veda anche il tentato accordo con i Russi per la fornitura di armi al governo maliano) mentre l’anarchia nel Nord Africa e nell’Africa occidentale rende queste due aree off-limits per gli investimenti cinesi.

La baggianata di Kony 2012 ha preparato il terreno per la loro espulsione dall’Africa Orientale:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/12/kony-2012-la-stucchevole-pornografia-umanitaria-i-bambini-pensate-ai-bambini/

Non bisogna mai dimenticare che è in corso una partita a scacchi decisiva tra NATO e Eurasia: la si gioca nel Medio Oriente, la sia gioca nell’Asia Centrale, nel Pacifico, nei Caraibi (Cuba e Venezuela) e, naturalmente, in un continente ricchissimo di risorse (oro, diamanti, petrolio, metalli e, soprattutto, terre rare) come l’Africa. La nascita del Sud Sudan (ricco di petrolio e anti-cinese) è un magnifico esempio delle dinamiche in corso.

Siamo nuovamente gettati in una Guerra Fredda e questo non sarebbe così male per i paesi più piccoli, che possono cercare di assicurarsi un trattamento migliore mettendo in concorrenza le grandi potenze. È già successo al tempo dell’Unione Sovietica e potrebbe funzionare ancora. Il problema è, però, che questa volta pare destinata a prendere fuoco, per almeno quattro ragioni (quelle che vedo io: ce ne possono essere altre che mi sfuggono):

1. Lo stallo in Siria e sul programma atomico iraniano;

2. L’aggressività di Israele ed il suo rifiuto di tollerare l’esistenza di uno stato palestinese;

3. Internet rende pressoché istantanea la circolazione di informazioni in grado di smascherare le manipolazioni e quindi ostacola le manovre clandestine degli uni e degli altri;

4. il sistema finanziario globale è tenuto in vita con ogni mezzo (a spese dei contribuenti) ma è un malato terminale, a causa della sfrenata avidità di quelle poche migliaia di oligopolisti che determinano il corso della storia umana contemporanea – dovranno far succedere qualcosa per poter passare alla fase successiva (post- dollaro e post-euro).

sarkozy-hollande

Un’altra cosa certa, come detto, è che, in questo momento, Hollande si trova nella curiosa situazione di appoggiare i salafiti che combattono in Siria mentre li bombarda nel Mali.

Non è troppo diverso da Sarkozy, anche lui un volonteroso interventista in Africa, a sostegno del locale candidato del FMI (sorpresona!):


http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/costa-davorio-unaltra-guerra.html

Hanno tempo fino a maggio. Poi iniziano i monsoni.

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