Caos meteo – perché mentre in Italia nevicava fino a 1000 metri Mosca era torrida?

Lo US National Snow and Ice Data Center ha confermato che, a marzo, la massa di ghiaccio che copre il Mare di Bering ha raggiunto un’estensione senza precedenti (da quando si effettuano queste misurazioni, ossia dal 1979).

Greenpeace, nel 1999, annunciava invece che proprio quell’area sarebbe stata tra le prime a registrare uno forte scioglimento dei ghiacci, “che potrebbero svanire completamente a causa del riscaldamento globale”, con tragiche conseguenze per la fauna artica.

Il che non significa che la copertura complessiva di ghiacci artici sia normale. Non lo è. Il riscaldamento c’è e si fa sentire. Rispetto al 1979, la superficie è scesa di 443mila km quadrati, che non sono bruscolini, e infatti è probabilmente questa la ragione per cui la Corrente del Golfo si è indebolita. In cambio quella dei ghiacci antartici è cresciuta di 452mila km quadrati nello stesso periodo. Dunque l’estensione dei ghiacci globali è leggermente aumentata, con buona pace di chi predice l’atlantidizzazione di Venezia e delle Maldive.

Abbiamo inverni più freddi e nevosi nel Nord ed Est Europa, inverni miti in Nord America, la scomparsa delle mezze stagioni e fenomeni estremi e completamente fuori stagione. Come mai?

A fine dicembre 2010 Thomas Homer-Dixon (Università di Waterloo, Canada), sul quotidiano canadese Globe & Mail, ha delineato un’ipotesi che mi pare molto convincente. L’intuizione gli è venuta parlando con un pilota di Air Canada che notava come mentre prima, volando verso i Caraibi, si trovavano a dover superare due o tre correnti a getto, più recentemente lo stesso ha cominciato a succedere anche attraversando il Canada.  Normalmente queste correnti, ossia venti d’alta quota che soffiano a circa 10mila metri d’altezza, si muovono da ovest ad est, quindi un aereo che vola verso sud ne può incrociare più di una, mentre un aereo che vola su tratte come la Vancouver – Toronto o la Mosca – Londra viaggia parallelamente, senza incontrarle. A meno che non si imbattano nei vortici che si formano in certe zone, laddove queste correnti soffiano anche in direzione nord-sud/sud-nord. Questo è chiamato il meridional flow (trad.?), è molto più raro e la velocità di questi venti è più bassa. Tuttavia negli ultimi anni le cose sono cambiate e sempre più correnti a getto (jet streams) sono orientate in direzione nord-sud e trasportano il freddo artico fino alle regioni più temperate, stabilendo nuovi record di minime. Contemporaneamente, però, l’aria più calda si sposta verso nord, a riempire il “vuoto”. Il risultato è un caos meteorologico in cui i vortici, di anno in anno, si spostano sempre più a nord e a sud.

http://www.theglobeandmail.com/news/opinions/opinion/and-now-the-weather-nasty-and-brutish/article1853702/print/

Sarebbe interessante capire se questo fenomeno sia legato all’indebolimento dell’attività solare degli ultimi sette anni.

Tributo a quegli Israeliani che hanno fatto di tutto per salvare il proprio paese

Non mi fido del primo ministro o del ministro della difesa. Non credo in una leadership che prende decisioni basate su sentimenti messianici. Credetemi, li ho osservati da vicino … Non sono persone alle quali, a livello personale, affiderei la guida di Israele in un evento di questa portata. Stanno fuorviando l’opinione pubblica sulla questione iraniana. Raccontano alla gente che se Israele agisce, l’Iran non avrà una bomba nucleare. Questo è falso. In realtà, molti esperti dicono che un attacco israeliano accelererebbe la corsa iraniana alla produzione di una bomba atomica

Yuval Diskin, già direttore dello Shin Bet, i servizi di sicurezza interna, 28 aprile 2012

http://www.guardian.co.uk/world/2012/apr/28/israeli-spy-chief-warns-netanyahu-barak

Un’idea folle, la cosa più stupida che abbia mai sentito.

Meir Dagan, ex capo del Mossad, in merito all’ipotesi di un attacco all’Iran, 8 maggio 2011

http://italian.irib.ir/notizie/dossier-nucleare/item/91962-israele-ex-capo-mossad-attaccare-iran-e-una-follia

L’Iran non rappresenta una minaccia per l’esistenza di Israele.

Ephraim Halevy, predecessore di Dagan, 4 novembre 2011

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4143909,00.html

Un Iran dotato di bombe nucleari non costituisce necessariamente una minaccia esistenziale per Israele…L’espressione “minaccia per la nostra esistenza” è usata a sproposito.

Tamir Pardo, successore di Dagan, 29 dicembre 2011

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/151221#.TwLiKXpE_Gg

Questi non sono giusti, non sono persone di buona volontà. I servizi segreti israeliani si sono macchiati di crimini contro l’umanità e non si sono mai opposti alla pulizia etnica dei Palestinesi.

Questo post serve solo ad esortare tutte le persone che sono nella posizione di fare la differenza, a prescindere dal loro passato, ad agire nell’interesse del proprio Paese, se proprio non riescono a farlo per compassione nei confronti dei propri connazionali e degli altri esseri umani. Vale per Israele, come vale per l’Italia. 

Per alcuni di loro ciò potrebbe significare il riscatto, una redenzione finale (cf. Gesù il Cristo e il ladrone e la parabola dei lavoratori della vigna).

Il polo nord solare sta invertendo la sua polarità in anticipo

 

Asimmetria nei poli magnetici del Sole: il polo nord sta invertendo la sua polarità in anticipo

lunedì 23 aprile 2012, di Renato Sansone

“Nonostante gli ultimi mesi abbiano fatto registrare alcune tempeste solari con conseguenti espulsioni di massa coronale dirette verso la Terra, il ciclo solare 24 risulta essere molto debole. Secondo alcuni ricercatori giapponesi la nostra stella potrebbe entrare in un periodo di attività ridotta che potrebbe causare delle variazioni di temperatura globale. I funzionari del National Astronomical Observatory del Giappone e del Riken Research Foundation, hanno dichiarato che l’attività delle macchie solari sembra somigliare ad un periodo del XVII secolo noto come Minimo di Maunder, durante il quale le temperature globali erano inferiori di 2.5°C – 3°C rispetto ai valori della seconda metà del XX secolo. In quegli anni gelò sei volte il Tamigi, tanto che sul fiume cominciò la tradizione della ‘fiera del ghiaccio’, con spettacoli, divertimenti e commerci sul fiume gelato. Gli inverni particolarmente rigidi del Belgio furono descritti dai pittori fiamminghi, e da tutto il mondo giunsero testimonianze di anni particolarmente difficili. Il minimo di Maunder rappresenta un periodo di 70 anni caratterizzato da assenza di qualsiasi attività sulla superficie del Sole, ed è ricordato come la parte centrale e più fredda della piccola era glaciale. Lo studio giapponese ha scoperto che l’andamento della corrente dell’attività delle macchie solari è simile ai record di quel periodo.

Quadripolo solare

QUATTRO POLI MAGNETICI – I ricercatori hanno anche scoperto segnali di insoliti cambiamenti magnetici. Normalmente il campo magnetico del Sole inverte il proprio ciclo ogni 11 anni in corrispondenza del massimo solare, le cui cause non sono facili da tracciare. L’ultima volta che ciò si è verificato è stato nel 2001, e gli scienziati avevano previsto il ripetersi del fenomeno per Maggio 2013. Il satellite di osservazione Hinode ha scoperto però che tutto si sta verificando con un anno di anticipo nel polo nord della nostra stella, a differenza del polo sud che non riscontra alcuna variazione sostanziale. Se questo trend dovesse continuare, il polo nord potrebbe completare la sua inversione nel Maggio 2012, creando però una struttura a quattro poli magnetici, con due nuovi poli creati in prossimità dell’equatore della nostra stella. La polarità a nord del Sole sembra essere diminuita in modo prossimo allo zero, mentre quella meridionale non fa rilevare alcun cambiamento. “In questo momento, c’è uno squilibrio tra il polo nord e il polo sud“, dice Jonathan Cirtain, uno scienziato del Flight Center Marshall Space della NASA a Huntsville, in Alabama.

Il motivo per cui il polo nord è in transizione ben prima del polo sud resta un mistero. I dati di Hinode mostrano osservazioni dirette di questo interruttore polare, mentre una nuova tecnica di osservazione permette di dedurre l’attività magnetica di superficie. Questa osservazione smentisce tutti i modelli a cui oggi si faceva riferimento, i quali deducevano un rovesciamento dei poli magnetici del Sole sempre in contemporanea. L’inversione del polo nord magnetico è quindi in netto anticipo rispetto alle previsioni, dal momento che il massimo solare è confermato per il prossimo 2013. Misurare l’attività magnetica nei pressi dei poli solari non è facile, perché tutti i nostri telescopi guardano approssimativamente al suo equatore, che offre solo una visione obliqua. Hinode può osservare questa attività ogni anno con il suo telescopio ad alta risoluzione in grado di mappare i campi magnetici quando li si osserva da vicino all’equatore.

Le macchie solari. Credit: SDO

MISURE DIRETTE – I dati di Hinode sono stati riportati da un team giapponese con a capo Daikou Shiota, uno scienziato solare presso il RIKEN Institute of Physics e sono stati recentemente presentati al ‘The Astrophysical Journal’ per la pubblicazione. Shiota e il suo team hanno utilizzato Hinode per osservare la mappa magnetica dei poli ogni mese dal Settembre del 2008. Le prime mappe di grandi dimensioni, hanno mostrato forti concentrazioni di campi magnetici che sono quasi tutte negative magneticamente nella polarità. Le mappe più recenti, tuttavia, mostrano un quadro diverso. Non solo le macchie di magnetismo sono più piccole e più deboli, ma ora c’è una grande quantità di polarità positiva visibile. Quello che una volta indicava un polo fortemente negativo a nord, è ora debolmente magnetizzato. Questa è la prima osservazione diretta di questa inversione di campo, ed è estremamente importante per comprendere come il magnetismo del sole generi il ciclo solare. Ted Tarbell è il principale ricercatore per il Solar Optical Telescope Hinode presso Lockheed Martin a Palo Alto, in California, e sottolinea che le misure dirette hanno mostrato il progresso dell’inversione del polo, ed evidenzia la parte precedente del ciclo nel 2008. David Hathaway, che è uno scienziato solare al Marshall Institute della NASA, sottolinea che le asimmetrie presenti nel Sole non sono completamente nuove. In passato sono state già osservate un numero di macchie solari maggiori nell’emisfero nord rispetto a quello meridionale, ma la maggior parte dei modelli non incorpora questa variabile.

Raffigurazione dirante il minimo di Maunder Credit: newscientist.com

IPOTESI FUTURE – Se stia accadendo qualcosa di molto particolare o una semplice prassi nel ciclo della nostra stella non è semplice stabilirlo. Così come non è semplice stabilire l’influenza diretta che potrebbe apportare al nostro clima. Il legame tra attività solare ed ere glaciali non è univoco, inoltre abbiamo iniziato a misurare con precisione i cicli solari solo da pochi decenni, da quando abbiamo spedito sonde nello spazio che hanno permesso di ottenere osservazioni più accurate. Troppo poco per costruire modelli che ci permettano di prevedere nel dettaglio il comportamento del Sole che tra l’altro ha già attraversato cicli anomali che potrebbero rivelarsi a loro volta normali periodi di variabilità. Nuove tecniche di analisi aiuteranno gli scienziati a migliorare la comprensione del Sole, del suo ciclo undecennale e delle grandi ‘eruzioni’ che si verificano sulla sua superficie”.

http://www.meteoweb.eu/2012/04/asimmetria-nei-poli-magnetici-del-sole-il-polo-nord-sta-invertendo-la-sua-polarita-in-anticipo/130902/

Le illusorie scelte dei consumatori

La famigerata Commissione Trilaterale esce allo scoperto sulla Grande Coalizione

 

Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sovranazionale delle società multinazionali, che cerca di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali.

Richard Falk (Emerito, Princeton), “A New Paradigm for International Legal Studies”, The Yale Law Journal (Vol 84, no. 5, April 1975)

Carlo Tecce (Fatto Quotidiano) intervista Carlo Secchi.

“Vuol sapere un segreto?”, dice Carlo Secchi con la voce impastata durante un’ora di colloquio a murare domande e tramandare leggende. La Commissione Trilateral, origine americana e desideri di tecnocrazia, dollari e diplomazia, maneggia sapientemente i segreti. Secchi è il presidente italiano, nonché ex rettore all’Università Bocconi e consigliere d’amministrazione di sei società quotate in Borsa tra cui Italcementi, Mediaset e Pirelli: “Quando il nostro reggente europeo Mario Monti ha ricevuto l’incarico dal Quirinale, e stava per formare il governo, noi eravamo riuniti: curiosa coincidenza, non l’abbiamo scelto noi”. Questo è un tentativo di respingere i complotti che inseguono la Commissione.

Monti premier, promosso o bocciato?

La Trilateral guarda l’Italia con grande interesse. Tutti sono contenti e ammirati per il lavoro di Mario Monti. È inevitabile che ci sia un’ottima considerazione del premier, che è stato un apprezzato presidente del gruppo europeo.

Prima osservava e giudicava, ora è osservato e viene giudicato.

Ovviamente i princìpi di fondo – su economia, finanza, riforme, bilancio, sviluppo – sono ancora condivisi. Mario non li ha rinnegati: c’è continuità fra il Monti in Commissione Trilateral e il Monti a Palazzo Chigi.
È un fatto positivo. Non è l’unico che passa per le nostre stanze: da Jimmy Carter a Bill Clinton, da Romano Prodi fino al greco Lucas Papademos.

Cos’è la Trilateral?

Una storia di quarant’anni, a breve onoreremo l’intuizione del banchiere David Rockefeller e le visioni di Henry Kissinger. Avevamo una struttura tripolare che rispettava i poteri di un secolo fa: americani, canadesi e messicani; l’Europa democratica, cioè occidentale; Giappone e Corea del Sud. Adesso ci spingiamo verso i paesi orientali, quelli più rampanti: India e Cina, Singapore e Indonesia. Siamo una specie di G-20 allargato. La Croazia è l’ultima ammessa.

Che ruolo giocate?

Favorire il dialogo su temi di carattere economico e geopolitico. Vogliamo coniugare l’interesse fra le istituzioni e gli affari.

Bella definizione, teorica però. Chi seleziona i componenti?

Siamo divisi in gruppi continentali e nazionali con un numero limitato. In Europa non possiamo superare i 200 membri, mentre in Italia siamo 18. Posso citare, per fare un esempio, Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Enrico Tomaso Cucchiani (Intesa), John Elkann (Fiat). Io sono entrato come rettore della Bocconi.

Chi si dimette fa un nome per la successione, ma si cercano figure simili. Soltanto un banchiere può sostituire un banchiere.

Il nostro disegno è quello di contenere la società italiana: professori universitari, esperti militari, ambasciatori, imprenditori, politici, giornalisti. Ci vediamo due volte all’anno con vari argomenti da approfondire e cerchiamo di trovare una soluzione. Lanciamo idee.

E chi le raccoglie?

Ciascuno di noi ha un collegamento con le istituzioni. Il nostro presidente può chiedere un incontro con i commissari europei.

Noi elaboriamo proposte, non facciamo pressioni. Non votiamo mai per un nostro piano, discutiamo, punto.

Differenze con il Club Bilderberg?

Le nostre porte sono più aperte, c’è un profondo ricambio generazionale. A volte si può assistere ai dibattiti, invitiamo personalità a noi vicine, ma con un divieto assoluto: non è permesso riportare dichiarazioni all’esterno. Questo serve a garantire la nostra libertà.

C’è tanta massoneria fra di voi?

Personalmente non me ne sono accorto, può darsi che qualcuno dei membri maschi sia massone. Non c’è nulla, però, che rimandi a una loggia. Più che i grembiulini, noi indossiamo una rete: è chiaro che, avendo numerosi contatti sparsi ovunque, ci si aiuti a vicenda.

Come influenzate i governi?

Soltanto in maniera indiretta, non abbiamo emissari, non siamo un sindacato né un partito. Non mi piace il verbo influenzare.

Ma non posso negare che le nostre conoscenze siano ampie.

Scommettete contro l’Euro morente?

Non posso portare fuori il pensiero interno alla Trilateral. Posso raccontare spezzoni, elementi messi insieme durante l’ultima assemblea di Tokyo. Quando ragioniamo sull’euro ci rendiamo conto che siamo di fronte a una creatura incompiuta e quindi consigliamo un mercato europeo comune, non soltanto una moneta.

Previsioni?

La Cina è un chiodo fisso, a Tokyo è stata protagonista. Cina vuol dire crescita e integrazione, e il timore che quel mezzo potentissimo possa rallentare. Invece gli americani si sentono tranquilli, ma credono che l’Europa sia un po’ lenta a risolvere i suoi problemi e sono molto insoddisfatti di Bruxelles.

Meglio i tecnici o i politici al governo?

Ci sono tecnici ad Atene e Roma.

Papademos e Monti, due ex illustri esponenti della Trilateral.

Il prossimo modello, forse anche in Italia, sarà una coalizione trasversale come in Germania. Poi cambia poco se i ministri saranno o no dei partiti.

Quali sono i vostri amici nel governo italiano?

Oltre a Monti e al sottosegretario Marta Dassù (Esteri), per motivi professionali, dico i ministri Lorenzo Ornaghi (Cultura) e Corrado Passera (Sviluppo economico).

La Trilateral è potente perché misteriosa?

Siamo semplicemente una rete forte, la migliore al mondo. Non prendiamo direttamente decisioni importanti, ma ci siamo sempre nei momenti più delicati. Jimmy Carter non è diventato presidente perché era il capo americano: una volta alla Casa Bianca, però, sapeva di avere un gruppo di persone con cui consigliarsi“.

Carlo Tecce
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
26.04.2012

http://shop.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/noi-della-trilateral-contenti-di-monti/

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43172

L’Istat e le misure del pene – La popolazione italiana si “contrae”: meno bocche da sfamare

La linea blu è molto meno “turgida” di quel che si credeva

“Al 31 dicembre 2008 la popolazione complessiva risulta pari a 60.045.068 unità”
http://www.istat.it/it/archivio/1354

“Al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero”.

http://www.istat.it/it/archivio/28491

“I residenti in Italia sono 59.464.644. Lo afferma l’Istat che ha presentato i risultati provvisori del 15mo censimento che ha fissato la foto del paese al 9 ottobre 2011″.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/04/27/news/censimento_istat-34028542/?ref=HREC1-3

Una differenza di 1.161.198 persone tra calcolo annuale (fine 2010) e censimento (fine 2011).

La popolazione censita alla fine del 2011 è inferiore al valore del calcolo annuale di fine 2007:

“Al 31 dicembre 2007 la popolazione complessiva risulta pari a 59.619.290 unità”

http://www.istat.it/it/archivio/1417

Morale della favola: meglio non credere agli uomini quando parlano di dimensioni (quanto alle donne…;oD

Fitoussi: “Il rigore del fiscal compact è il contrario di ciò che serve”

stefano fait:

il fiscal compact “è il contrario di quello che serve all’Europa. Si è fatto il fiscal compact per dire che in Europa i soldi non ci sono. Qualcuno ha deciso che l’Europa non ha risorse. Ma questo non è vero perché il debito europeo è più basso di quello americano e di quello della Gran Bretagna. La cosa buffa è che prima della crisi dicevano di non avere soldi: poi li hanno trovati all’istante per la crisi finanziaria. Ma per i disoccupati non ci sono più”.

Originally posted on Keynes blog:

“Non si risolve il problema del debito abbassando il reddito con programmi di austerità”. Lo sostiene l’economista Jean-Paul Fitoussi in una intervista all’Unità aggiungendo che se “l’obiettivo è di ridurre il debito in misura più forte di quanto non si riduca il Pil tutto questo ammazza il popolo e non risponde alla crisi”.

View original 183 altre parole

“Children of Men” (“I figli degli uomini”) – un film preveggente?

ART. 1 “Gli stranieri, sudditi dei governi con i quali la Repubblica è in guerra, saranno detenuti fino alla pace”

ART. 2 “Le donne, unite in matrimonio con dei francesi prima del 18 del corrente mese, non sono comprese nella presente legge, a meno che non siano sospette o mogli di sospetti”

ART. 10 “Il comitato di Salute Pubblica è egualmente autorizzato a trattenere in requisizione permanente tutti gli ex nobili e gli stranieri che crederà utile adibire ai lavori pubblici”

ART. 23 “Tutti gli oziosi, che saranno riconosciuti colpevoli di essersi lagnati della Rivoluzione, che non abbiano compiuto i sessant’anni e che non siano infermi, saranno deportati alla Guyana”.

Saint-Just, articoli proposti alla Convenzione.

Perché allora non ricorriamo ai detenuti nobili ordinando loro di compiere ogni giorno questi lavori di riassetto delle grandi strade?

Saint-Just, 1794

Occorre obbligare ogni cittadino a collaborare all’attività nazionale…non abbiamo forse navi da costruire, officine da migliorare, terre da bonificare?

Saint-Just, 1794

Un vero e proprio capolavoro visionario e tecnico della cinematografia, “Children of Men” (“I figli degli uomini”) di Alfonso Cuarón – tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice britannica P.D. James, prefigura l’instaurazione di una democrazia autoritaria nella Gran Bretagna del 2027. I due protagonisti, Theo e Kee, arrivano ad un campo di internamento di rifugiati in fuga dai disordini dell’Europa continentale per scoprire che  i guardiani si sono gradualmente metamorfizzati, assumendo le sembianze e gli atteggiamenti delle guardie dei lager nazisti. È peraltro probabile che la coppia in fuga non sia rimasta particolarmente sorpresa nello scoprire il livello di abbrutimento delle forze dell’ordine britanniche, visto che nel corso dell’intero film si notano mezzi pubblici blindati e trasformati in gabbie per la deportazione degli “immigrati illegali”, insegne e comunicati che esortano i cittadini inglesi a denunciare i medesimi, indipendentemente dal rapporto di fiducia che si può essere instaurato con loro. Un evidente riferimento alla caccia nazista agli ebrei, rafforzato dalla scelta di mostrare la cattura e probabile esecuzione sommaria di una loro compagna di fuga (Miriam) al campo profughi di Bexhill con nel sottofondo un brano dei “The Libertines”, intitolato “Arbeit Macht Frei”.

La grandezza dell’opera risiede appunto in questa sua capacità di esplorare i risvolti di questioni centrali del nostro tempo come l’immigrazione, la gestione di rifugiati e profughi, la xenofobia, il razzismo, in un contesto degenerato a causa della lotta al terrorismo – si intuisce che un ordigno nucleare è stato fatto esplodere a New York e che è stato possibile salvare solo alcune opere d’arte italiane e spagnole dalle devastazioni causate da una qualche rivoluzione – e di una possibile terza guerra mondiale, con ricaduta radioattiva sull’Africa.

In un’intervista, Cuarón spiega che l’intento era proprio quello di far riflettere gl spettatori sulle implicazioni dell’esistenza di realtà come Abu Ghraib, Guantánamo e Bagram, in Afghanistan. Nessuna democrazia formale è al sicuro dal rischio di deteriorarsi, precipitando verso l’estremo nazista: le cose brutte non succedono solo alle persone di colore. Per questo la vista del rifugiato italiano implorante ed incapace di esprimersi in inglese che viene trascinato via con la forza da un militare inglese con al guinzaglio il classico pastore tedesco ha l’effetto di un pugno nello stomaco: non è un arabo, non è un nero, non è “uno degli altri”; è “uno dei nostri”. Uno dei nostri ridotto alla condizione di “nuda vita” (cf. Agamben), di essere vivente senza diritti e senza dignità, alla mercé dell’arbitrio e della violenza, condannato a morte non per aver commesso un crimine indicibile, ma solo per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, appartenendo alla categoria umana “sbagliata”, quella che non è più protetta dalle leggi dello Stato. Un individuo reso apolide, snazionalizzato, e quindi privato di ogni diritto. Un individuo segregabile e scartabile.

A pochi anni dalla realizzazione del film, questi scenari non sono più fantascientifici o comunque futuribili. Il futuro è dietro l’angolo.

Nel giugno del 2010, il senatore israelo-americano Joseph Lieberman – ex candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti – ed il senatore Scott Brown hanno presentato una proposta di legge – Terrorist Expatriation Act, S.3327, HR 5237 – che priverebbe della cittadinanza americana chiunque sia sospettato di appoggiare il terrorismo o una nazione in guerra con gli Stati Uniti. Questi non potrebbe avvalersi del giusto processo e delle altre forme di tutela specificate dalla Costituzione (cf. Miranda: l’insieme dei diritti costituzionali di cui si viene informati al momento dell’arresto nel diritto statunitense). Questo disegno di legge è motivato, così si sostiene, dalla necessità di impedire a cittadini come Faisal Shahzad, l’aspirante terrorista di Times Square, di fruire della protezione delle leggi americane, essendo un traditore. A parte il fatto che la possibilità di togliere la nazionalità escludendo un cittadino dei suoi diritti svuoterebbe di ogni significato lo stato di diritto e i principi sanciti dalla Costituzione Americana, la proposta di legge è così generica che potrebbe essere applicabile a migliaia di cittadini sospettati di “legami” con gruppi terroristici o nazioni ostili, che scomparirebbero letteralmente in una rete di centri di detenzione militare, senza che i loro avvocati possano rintracciarli e difenderli. Sarebbe, come vedremo, la prosecuzione delle logica adottata in passato, quando migliaia di cittadini di origine giapponese, italiana e tedesca furono internati per il tutto il corso della guerra, violando la Costituzione, per decisione di uno dei migliori presidenti americani di ogni tempo, F.D. Roosevelt.

Tra l’altro, è sconcertante che Joe Lieberman non si renda conto che una tale normativa, un giorno non troppo lontano, potrebbe anche giustificare la detenzione di decine, forse centinaia di migliaia di cittadini americani di religione ebraica, o ex coscritti nell’esercito israeliano, o titolari della doppia cittadinanza israelo-americana, come appunto lui. I terribili precedenti dovrebbero servire da monito.

A questa minacciosa proposta di legge si aggiunge quella promossa dal senatore John McCain, già candidato alla presidenza degli Stati Uniti e sconfitto da Obama, la S.3081 del 4 marzo – “Enemy Belligerent Interrogation, Detention, and Prosecution Act”. Presentata assieme al recidivo Joseph Lieberman e al potente senatore e fondamentalista cristiano James Inhofe, questa legge annullerebbe l’habeas corpus (la fondamentale tutela da un arresto illegittimo) agli Americani considerati “nemici belligeranti” (enemy combatants), in teoria, vista la vaghezza e quindi l’interpretabilità del testo, anche solo per aver apprezzato azioni di natura bellica contrarie agli interessi americani. Questi cittadini non avrebbero diritto ad un avvocato o a un giusto processo e sarebbero sottoposti a detenzione a tempo indeterminato in un centro di internamento militare. Queste due proposte, assieme al Patriot Act (prorogato da Obama fino al 2015) ed al Military Commissions Act del 2006, fanno letteralmente a pezzi la Bill of Rights americana allo stesso modo in cui la legislazione nazista preparava la strada ai campi di concentramento per i nemici del Terzo Reich.

Nessuno, a quel tempo, immaginava che cosa sarebbe avvenuto in seguito, allo stesso modo in cui quasi nessuno, al giorno d’oggi, potrebbe immaginarsi che il destino degli Stati Uniti sia quello di trasformarsi in una tirannia che incarcera arbitrariamente migliaia di cittadini e li fa processare da tribunali militari per aver osato opporsi alle politiche statunitensi.

Questa incapacità anche solo di concepire un tale sviluppo è essenzialmente dovuta ad ignoranza o attenzione selettiva. Nessuno può più sentirsi al sicuro, specialmente quando si profilano attentati anche più drammatici di quelli dell’11 settembre. Lo scenario descritto dal politologo ed ex leader politico canadese Michael Ignatieff, sul New York Times Magazine del 2 maggio 2004 è assolutamente plausibile: “Pensate alle conseguenze di un altro massiccio attacco (terroristico) negli Stati Uniti – magari la detonazione di una bomba radiologica o sporca, oppure di una mini bomba atomica o un attacco chimico in una metropolitana. Uno qualunque di questi eventi provocherebbe morte, devastazione e panico su una scala tale che al confronto l’11 settembre apparirebbe come un timido preludio. Dopo un attacco del genere, una cappa di lutto, melanconia, rabbia e paura resterebbe sospesa sulle nostre vite per una generazione. Questo tipo di attacco è potenzialmente possibile. Le istruzioni per costruire queste armi finali si trovano su internet ed il materiale necessario per costruirle lo si può ottenere pagando il giusto prezzo. Le democrazie hanno bisogno del libero mercato per sopravvivere, ma un libero mercato in tutto e per tutto – uranio arricchito, ricino, antrace – comporterà la morte della democrazia. L’armageddon è diventato un affare privato e se non riusciamo a bloccare questi mercati, la fine del mondo sarà messa in vendita. L’11 settembre con tutto il suo orrore, rimane un attacco convenzionale. Abbiamo le migliori ragioni per avere paura del fuoco, la prossima volta. Una democrazia può consentire ai suoi governanti un errore fatale – che è quel che molti osservatori considerano sia stato l’11 settembre – ma gli Americani non perdoneranno un altro errore. Una serie di attacchi su vasta scala strapperebbe la trama della fiducia che ci lega a chi ci governa e distruggerebbe quella che abbiamo l’uno nell’altro. Una volta che le aree devastate fossero state isolate ed i corpi sepolti, potremmo trovarci, rapidamente, a vivere in uno stato di polizia in costante allerta, con frontiere sigillate, continue identificazioni e campi di detenzione permanente per dissidenti e stranieri. I nostri diritti costituzionali potrebbero sparire dalle nostre corti, la tortura potrebbe ricomparire nei nostri interrogatori. Il peggio è che il governo non dovrebbe imporre una tirannia su una popolazione intimidita. La domanderemmo per la nostra sicurezza”.

I due summenzionati disegni di legge, che hanno incontrato il favore di Hillary Clinton, se convertiti in legge – il che avverrebbe in modo quasi automatico nel caso di un altro attentato terroristico, proprio come avvenne con il tremendo Patriot Act, approvato praticamente senza essere discusso –  conferirebbero al presidente degli Stati Uniti poteri straordinari, pressoché dittatoriali – incluso l’uso di tribunali militari, che non sono autorizzati a giudicare cittadini americani, finché a questi ultimi non viene tolta la cittadinanza – che si sommerebbero a quelli già previsti in seguito all’11 settembre. Nessun cittadino americano che dissentisse dalle decisioni del governo potrebbe dirsi al sicuro. Con il Patriot Act serviva una giusta causa, ora sarebbe sufficiente il mero sospetto, ossia l’insinuazione, un castello accusatorio fittizio fondato su un’arbitraria definizione di affiliazione ad un’organizzazione terroristica, che nessuna procedura processuale civile potrebbe smontare. Lo stesso Patriot Act, la cui bozza conteneva misure analoghe a quelle proposte da Lieberman ma che, alla fine, molto saggiamente, non furono approvate, fino al 2009 aveva già portato all’incarcerazione di oltre 200 passeggeri aerei per “cattive maniere” (Los Angeles Times, 20 gennaio 2009).

Barack H. Obama ha dichiarato solennemente che “non autorizzerà la detenzione militare a tempo indeterminato senza processo di cittadini americani. Una cosa del genere violerebbe le tradizioni e i valori più importanti della nostra nazione”. A parte il fatto che una tale misura sarebbe scandalosa anche se ad esservi sottoposti fossero cittadini non-Americani – e potrebbe accadere a chiunque, in qualunque luogo – la tragica verità è che, a dispetto delle sue promesse, Obama non ha chiuso il campo di concentramento di Guantánamo Bay, non ha bloccato le deportazioni illegali (extraordinary renditions), non ha soppresso i tribunali militari speciali istituiti da Bush, ha esteso la rete globale di prigioni segrete americane e la sua amministrazione è stata ancora più ostile all’habeas corpus della Bush-Cheney.

Alla fine del 2011 Obama ha controfirmato una legge (National Defense Authorization Act) che trasferisce all’esercito buona parte delle competenze in materia di operazioni anti-terroristiche e prevede la possibilità di imprigionare i sospetti terroristi a tempo indeterminato e senza processo. Persino il New York Times, normalmente molto pro-Obama, ha dedicato all’evento un devastante editoriale (16 dicembre 2011) che lo definisce maldestro e descrive il testo approvato come “così pieno di elementi discutibili che non c’è lo spazio per esaminarli tutti”, in particolare “nuove, terribili misure che renderanno la detenzione a tempo indefinito e i tribunali militari un aspetto permanente della legge americana”. In sintesi, “una deviazione dall’immagine che questa nazione si è fatta di se stessa, ossia di un luogo in cui le persone che hanno a che fare con lo stato o sono sottoposti ad un’accusa formale oppure restano a piede libero”.

Un gruppo di ventisei generali ed ammiragli in pensione, che si era già impegnato sul fronte del probizionismo della tortura, ha scritto ai rispettivi senatori spiegando che questa è una legge che arreca più danni che benefici. Trentadue parlamentari democratici hanno inviato le loro lettere di protesta alle due camere, temendo che la legge minerà alle fondamenta il quarto, quinto, sesto, settimo ed ottavo emendamento della Costituzione. Ulteriori critiche severe sono giunte da un articolo di Forbes, che la descrive come “la più grave minaccia alle libertà civili degli Americani”, dall’American Civil Liberties Union (ACLU) e da Human Rights Watch, che sostengono che l’ultima volta che poteri di detenzione così ampi sono stati conferiti allo stato è stato al tempo di McCarthy, con l’Internal Security Act. Secondo Jonathan Hafetz, avvocato ed uno dei massimi esperti di questo ambito giuridico, questa è la prima volta nella storia americana che si autorizza per legge l’incarcerazione militare illimitata e senza processo.

Quel che è grave è che questa disposizione non solo viola l’articolo 7 della Dichiarazione universale dei diritti umani – “Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione” – ma stabilisce un obbligo di detenzione militare per cittadini non-americani, inclusi quelli arrestati sul suolo americano e, di conseguenza, anche l’obbligo di approntamento di una rete di centri di detenzione militari sul suolo americano.

Queste leggi e proposte di legge si fanno beffe delle convenzioni di Ginevra e violano gli articoli 8, 9, 10 e 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e rendono impossibile chiudere Guantánamo e gli altri campi di detenzione/concentramento americani sparsi nel mondo (es. sezioni 1026 e 1027 di NDAA 2011), nonostante la dichiarazione di Obama che “il carcere di Guantánamo Bay compromette la sicurezza nazionale e la nostra nazione sarà più sicura il giorno in cui questa prigione sarà finalmente e responsabilmente chiusa”.

Sempre riguardo a NDAA, dei gravi problemi interpretativi affliggono la sezione 1021 (precedentemente 1031), che contempla la detenzione a tempo indefinito, senza un giusto processo, di persone accusate di essere stati o essere membri o di aver appoggiato in misura sostanziale al-Qaeda, i Talebani o forze ad essi associate in stato di belligeranza con gli Stati Uniti ed i loro alleati.

Dunque anche la resistenza palestinese, siriana e libanese all’occupazione israeliana? Saddam Hussein era stato falsamente collegato ad Al-Qaeda, pur essendone un nemico dichiarato: cosa succederà ai cittadini iraniani, siriani, palestinesi, libanesi, somali, yemeniti, pachistani, indonesiani, venezuelani, cubani?

L’amministrazione Bush è sempre stata molto elastica nella sua lettura di quel che era autorizzata o meno a fare e varie corti, in diversi gradi di giudizio, hanno simpatizzato con questo approccio che erodeva i diritti degli accusati/imputati (cf. Matteo Tondini, “Hamdan v. Rumsfeld. Se il diritto si svuota dei suoi contenuti”). Robert M. Chesney (University of Texas) ha criticato la scelta di non fare chiarezza, lasciando il testo in termini così vaghi da consentire interpretazioni restrittive e radicali. Il risultato è che Obama, o chi gli succederà, avrà una discrezionalità interpretativa senza precedenti nella storia americana e, quasi senza eccezione, chi arriva al potere tende a fare il massimo uso possibile delle sue prerogative.

D’altronde forse non bisognerebbe stupirsi di tutto questo, sapendo che gli Stati Uniti si fregiano del primato mondiale di possedere un quarto della popolazione carceraria del mondo (con il 5% della popolazione totale mondiale).

La mia conclusione è che esistono le premesse perché negli Stati Uniti si ripeta quel che accadde tra il 1941 ed il 1945 ai cittadini americani di etnia giapponese a Manzanar ed in altri campi di concentramento, ma anche ai trentini nel corso della Grande Guerra (cf. Katzenau).

Vulcani sottomarini e riscaldamento globale

 

Una spedizione scientifica, diretta dal dott. Robert A. Reves-Sohn della Woods Hole Oceanographic Institution e finanziata dalla NASA, ha realizzato delle scoperte che potrebbero rimettere seriamente in discussione il ruolo delle azioni umane nello scioglimento della calotta polare.

Telecamere robotizzate, inviate a 4000 metri sotto gli eterni ghiacci dell’Artico, hanno infatti rilevato una vivacissima attività vulcanica: sarebbero presenti così in profondità decine di vulcani che rigurgitano magma, alla velocità di 500 m/sec, in quelle gelide acque. Non è quindi escluso che la diminuzione della banchisa possa dipendere, almeno parzialmente, dall’attività di questi vulcani sottomarini e proprio quest’energia geotermica potrebbe essere la causa della notevole variabilità areale dei ghiacciai artici.

http://www.meteogiornale.it/notizia/22818-1-fusione-ghiacci-artici-colpa-vulcani-sottomarini

Le correnti oceaniche calde che attaccano la parte inferiore della calotta glaciale sono la principale causa dello scioglimento dei ghiacci antartici. Questa animazione mostra la circolazione delle correnti oceaniche intorno alle piattaforme di ghiaccio dell’Antartide occidentale. Le piattaforme sono indicati dal colore arcobaleno: rosso è più spesso (oltre 550 metri), mentre il blu è più sottile (meno di 200 metri).

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=08sDlxhNEHQ

L’equipe di ricerca della British Antarctic Survey ha individuato nelle vicinanze delle South Sandwich Islands un catena di 12 vulcani sottomarini, molti dei quali superano un’altezza di 3000 metri.

Il vulcanologo della British Antarctic Survey Philip Leat commenta così la sensazionale scoperta: “Sono dei vulcani molti grandi, se fossero stati sulla terra ferma sarebbero stati davvero notevoli”

[…]

La presenza di un attività vulcanica inoltre ha causato il riscaldamento delle acque circostanti, generando un ecosistema autonomo e singolare

http://www.discienza.org/dal-mondo/15-terra-e-ambiente/118-antartide-vulcani-sottomarini.html

Uno studio del NOAA del 2000 afferma che metà del riscaldamento degli oceani avviene tra i 300 e i 3000 metri di profondità, come si può affermare che riscaldiamo l’acqua così in profondità??

[…]

Nel 1993 un gruppo di geofisici marini a bordo del Melville scoprì 1.133 vulcani mai rilevati a quasi 1000 km dall’isola di Pasqua , che si trova a 3.600 km a est del Cile.

Detti vulcani erano particolarmente grandi e alcuni di essi arrivavano ad un altezza di 2500 metri sul fondale marino.

Per gli scienziati quella scoperta fu uno shock per il fatto che anzichè trovarne solo una decina, come si aspettavano, ne trovarno ben più di 1000.
In poche parole era una delle più grandi concentrazioni di vulcani attivi al mondo.

I nuovi vulcani erano stati scoperti in un area di intensa attività vulcanica nella quale il basalto sgorga in enormi quantità sulla superficie marina con pennacchi d’acqua che superano i 400 C°.

Questa immissione di roccia fusa nell’oceano alza sufficientemente le temperature marine da influenzare le correnti oceaniche e generare El Nino, questa è la conclusione del geofisico Daniel A. Walker dell’Università delle Hawaii.

Nel 1995 le nuove ricerche in parte sponsorizzate dal NOAA hanno rilevato che il vulcanismo sottomarino è una delle forze più potenti e meno conosciute al mondo,che causano un aumento della temperatura dei mari pari a 3000 grandi reattori nucleari.

http://daltonsminima.altervista.org/?m=20111215

Se un unico vulcano è in grado di riscaldare un lago di alta montagna a 108 gradi in Nuova Zelanda, immaginate cosa una catena di lunghezza 11-100 miglia di vulcani sottomarini potrebbe fare per l’Oceano Artico.

Non occorre molta fantasia per capire che se aumenta l’attività sismica e vulcanica terrestre aumenta anche quella sottomarina; ecco perché l’Artico stenta a riprendersi con i ghiacci polari.

L’attuale accelerazione del movimento magnetico del polo nord verso la Russia sembra essere la causa di una maggiore attività vulcanica sotto l’Oceano Artico il che consegue una variazione maggiore di qualche grado dell’acqua marina che riscaldandosi causa un maggiore ritiro della calotta polare marina.
La sottovalutazione di tale fenomeno da parte di alcuni ambientalisti e sostenitori del Riscaldamento Globale [causato dalle attività umane, NdR] ha fatto ipotizzare erroneamente che la causa fosse quella dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera che riscalda maggiormente l’Artico, fortunatamente ancora una volta la colpa non è nostra.

Nessuno ricorda mai che l’area artica è zona ad alta sismicità con notevoli conseguenze sulla massa oceanica e conseguenti spaccature nella banchisa.

È già accaduto ed accadrà ancora.

http://daltonsminima.altervista.org/?p=17750

Da Provincia Autonoma a Comunità Autonoma?

 

La Comunità Autonoma del Trentino

http://www.politicaresponsabile.it/temi/51/la-comunita-autonoma-del-trentino.html#iniziocommenti

Mio commento:
Tutti pensieri condivisibili ma io tengo famiglia e vorrei capire, in soldoni, cos’è questa “Comunità Autonoma”.
Come si inserisce giuridicamente ed amministrativamente nella struttura dello Stato e nell’orbita europea?
Cosa la distingue, al di là dei buoni propositi, dalla Provincia Autonoma?
Come intende procedere nella risoluzione della vera tara trentina, l’inesistenza di una società civile degna di questo nome, che sorvegli il potere, dibatta e si emancipi dalla sua imbarazzante condizione parassitaria nei confronti di Mamma Provincia?
Come pensa di affrontare le conseguenze della prossima, imminente esplosione della bolla dei derivati che, presumibilmente, modificherà radicalmente l’assetto dell’eurozona?
Come pensa di difendere le specificità locali ed i suoi stessi cittadini dagli interessi finanziari transnazionali? Accendendo mutui con l’impresentabile Royal Bank of Scotland? O affidando la previdenza trentina ai peggiori squali della finanza internazionale, quelli di Black Rock?
Insomma, ritengo sia legittimo attendersi concretezza e chiarezza, visto che siamo già in frangenti terribili e non si vede ancora la luce in fondo al tunnel.
Grazie.

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